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	<title>isola Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>isola Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;.  L’isola degli schiavi in Senegal</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Nov 2019 08:52:16 +0000</pubDate>
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<p> di Veronica Tedeschi</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="650" height="432" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/focused_176890960-stock-photo-goree-senegal-december-2017-african.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13293" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/focused_176890960-stock-photo-goree-senegal-december-2017-african.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/focused_176890960-stock-photo-goree-senegal-december-2017-african-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>



<p>Il mio primo traghetto per Gorèe fu indimenticabile: lungo, caldo, faticoso…la partenza era prevista alle ore 10.00 di mattina ma, sfortunatamente, riuscii ad approdare sull’isola solo alle ore 17.00. La scelta di fare una gita in uno posti più belli e più turistici del Senegal il 15 agosto non fu saggio ma il tutto poi divenne parte del viaggio e dell’esperienza africana.</p>



<p>Di fronte la costa di Dakar, non molto lontano dai pochi villaggi turistici che colorano la spiaggia della capitale senegalese, si trova un’isola che dalla terra ferma già pare racchiudere storie e colori.
Nell’estremo
sud dell’isola si intravede un caseggiato alto con una muraglia di
mattoni imponente che nasconde dietro di sé casette colorate e
armoniose.</p>



<p>
Crocevia
di traffici e approdo ambitissimo delle potenze coloniali, l’isola
di Gorée racchiude in sé la storia e la tragedia della tratta
negriera.</p>



<p>Dapprima gli esploratori portoghesi, nel 1440, che vi regnarono per oltre un secolo. Dal XV al XIX secolo le principali potenze marittime si avvicendarono sull’isola, considerata un punto strategico per il commercio di merci e schiavi: olandesi, francesi, inglesi a periodi alterni, poi di nuovo i francesi definitivamente nel 1807. Gli olandesi la chiamavano «l’isola gioiosa», per le baldorie e i festini a cui si abbandonavano i marinai mentre riempivano le navi con il loro carico umano.</p>



<p>Mentre sull’isola e sulle navi i festini occupavano le serate degli abitanti, in una casa color rosa su due piani si ammassavano i futuri schiavi, quelli spediti in America per lavorare nelle piantagioni o nelle residenze degli europei. La <em>port du voyage sans retour (</em>porta del viaggio senza ritorno) che si apre sull’Oceano Atlantico conduceva verso il Brasile o i Caraibi. Milioni di persone provenienti da tutta l’Africa partirono da quest’isola con il benestare dei capo villaggio africani che, dietro lauto compenso, divennero parte di questa triste storia. Quando la nave negriera arrivava, i futuri schiavi, incatenati per la caviglie, si incamminavano verso una piccola porta che dava direttamente sul molo dove attraccavano i velieri europei.</p>



<p>La “Maison des Esclaves” (casa degli schiavi) è ora uno dei luoghi più turistici di tutta l’isola in cui si possono visitare le stanze dove venivano stipate queste persone, più di 30 o 40 in una sola stanza senza servizi igienici o intimità.</p>



<p>Oggi Gorèe è bellissima, piena di ristorantini affacciati sul porto con tavoli vista mare e una piccola spiaggia che appoggia su un pezzo di Oceano Atlantico pulitissimo, il tutto in una città in stile portoghese che sembra colorata con dei pastelli e con le strade sterrate. Il peso della storia, delle lacrime e del sangue non si sente appena sbarcati sull’isola, bisogna addentrarsi e perdersi nelle vie dell’isola per toccare i sentimenti di chi lì ha vissuto e ha ha perso la vita.</p>



<p>
<em>Una
porta di non ritorno… da dove?</em></p>



<p>
<em>Dalla
tua terra, dal tuo calore, dai sorrisi che ami.</em></p>



<p>
<em>Una
porta di non ritorno…per dove?</em></p>



<p>
<em>Una
porta verso l’Oceano, verso il mare che sembra infinito ma che
arriva ad un punto fermo, in una terra cattiva, non accogliente,
pronta a sfruttarti.</em></p>



<p>
<em>Io
amo la mia terra, non voglio partire.</em></p>



<p>
<em>Io
non posso decidere, io sono un pezzo di carne per gli squali.</em></p>



<p>
<em>Io
ho dei sentimenti, mia madre non la rivedrò più?</em></p>



<p>
<em>Io
abito qui, bianchi bastardi.</em></p>



<p>
<em>(Pezzo
tratto dal diario di viaggio in questo sito pubblicato Campo di
volontariato in Senegal) </em>
</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;: Touroperator: gli scafi del cimitero dei barconi di Lampedusa diventano Arte e Memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jul 2019 08:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art(E)attualità]]></category>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="892" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-1024x892.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12762" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-1024x892.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-300x261.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-768x669.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>

Inaugurata al Museo di Stato l&#8217;esposizione&nbsp;<strong>&#8220;Touroperator&#8221;</strong>, organizzata dagli Istituti Culturali, con il Patrocinio delle Segreterie Affari Esteri, Affari Interni e Cultura. La mostra è composta da opere d&#8217;arte contemporanea dell&#8217;artista forlivese&nbsp;<strong>Massimo Sansavini</strong>, costruite utilizzando gli scafi recuperati nel<strong>&nbsp;cimitero delle barche di Lampedusa</strong>, ognuna delle quali si riferisce ad un naufragio. Infatti, nel settembre 2015 il per la prima volta il Tribunale di Agrigento ha autorizzato Sansavini al&nbsp;<strong>prelievo di fasciame degli scafi</strong>&nbsp;dei migranti sottoposti a confisca e custoditi a Lampedusa. La mostra rimarrà allestita&nbsp;<strong>fino al 4 agosto.</strong></p>



<p>RACCONTO DI VIAGGIO</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12763" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Massimo
Sansavini</p>



<p>E&#8217;
un racconto di viaggio anomalo quello che vi voglio presentare con
questa mostra. Una sorta di <strong>viaggio
all&#8217;incontrario verso l&#8217;isola di Lampedusa</strong>.
Tutto ebbe inizio alla fine del <strong>2013</strong>,
era il mese di ottobre quando giornali e televisioni riportavano la
notizia di una naufragio al largo di Lampedusa che <strong>causò
la morte di oltre 360 persone</strong>.
Una tragedia che rimbalzava nei vari mezzi di comunicazione con
evidente commozione da parte di tanti. 
</p>



<p>Fino
a quella data i tragici eventi che succedevano nel canale di Sicilia
erano arrivati certo, ma passavano in modo silenzioso, distratto,
come tanti fatti che accadono ma che non ci toccano da vicino. Da
quel momento la mia attenzione si è concentrata su questo argomento,
<strong>naufragi, sbarchi
superstiti, persone</strong> che
dalle coste dell&#8217;Africa cercavano approdo in Europa. 
</p>



<p>Quel
<strong>3 ottobre</strong>
è diventato la <strong>giornata
nazionale in memoria</strong> delle
vittime dell&#8217;immigrazione, ma da quella data ai giorni nostri le
vittime continuano a salire in maniera impressionante. Per questo
motivo <strong>come artista ho
deciso di impegnarmi</strong> a dare
voce a questa realtà per fare in modo che anche l&#8217;arte contemporanea
possa portare un suo contributo ad una maggiore presa di coscienza su
questo fenomeno che ormai ci appartiene. 
</p>



<p>
Con
due collaboratori mi sono recato a Lampedusa
per il compimento
di questo
progetto,
con materiali
e attrezzature
idonei <strong>a
pre</strong><strong>l</strong><strong>evare
p</strong><strong>a</strong><strong>r</strong><strong>t</strong><strong>e
d</strong><strong>e</strong><strong>gli
sc</strong><strong>a</strong><strong>f</strong><strong>i</strong>
custoditi
presso
la ex
base
USA
Loran
e a realizzare una documentazione video e fotografica.</p>



<p>
Il
recupero
di questo
materiale
sezionato,
documentato
e
catalogato
è stato
utilizzato
per
<strong>creare
o</strong><strong>p</strong><strong>ere
d’</strong><strong>a</strong><strong>r</strong><strong>t</strong><strong>e</strong>
che
simboleggiano
fondali
marini,
gli
stessi
fondali
dove
sono avvenuti
i naufragi,
ogni
opera ha
un
<strong>nume</strong><strong>r</strong><strong>o</strong><strong>d</strong><strong>i
el</strong><strong>e</strong><strong>men</strong><strong>t</strong><strong>i
pari </strong><strong>a</strong><strong>l
</strong><strong>n</strong><strong>umero
</strong><strong>d</strong><strong>elle
v</strong><strong>i</strong><strong>t</strong><strong>t</strong><strong>ime
</strong><strong>d</strong><strong>el
na</strong><strong>u</strong><strong>f</strong><strong>r</strong><strong>a</strong><strong>gio</strong>
ed il
titolo
dell’opera
è
la data
del
naufragio.</p>



<p>I<strong>l
titolo della mostra “Touroperator”</strong>
è un riferimento ai mercanti di uomini e di donne da parte degli
scafisti.</p>



<p>Il logo trae spunto dalla frase “Arbeit Macht Frei” <strong>presente all&#8217;ingresso di Auschwitz,</strong> Perchè purtroppo anche in questo caso si <strong>tratta di un olocausto.</strong></p>



<p>_______________________________________________________________________</p>



<p>L’ARTE COME LUOGO DELLA MEMORIA</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12764" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>di Daniela Brignone</p>



<p>Le vicende storiche dell’immigrazione
narrano di instabilità, di caos, di esperienza vissuta, di gioia e
di miseria, in una serie di corsi e ricorsi. Raccontano anche di
strutture mentali scardinate, sia nel popolo migrante che nella
società che li accoglie, e di sconfitti che sono ancora disposti a
lottare, nonché di viandanti e navigatori improvvisati, senza
esperienza di vita, che non si sono ancora arresi e continuano a
sperare.</p>



<p>Tra i racconti anche quelli che
descrivono i mezzi per raggiungere la libertà, i relitti e gli
oggetti che tornano a terra, le vele rattoppate, gli abiti logori,
strappati e frammentati come la vita di coloro i quali si sono
salvati, ma anche di quelli che non ce l’hanno fatta. 
</p>



<p>Perdite irreparabili, angoscianti
assenze che Massimo Sansavini rielabora e infonde in opere
polimorfiche e polimateriche, accogliendo l’energia e lo spirito
che promana il materiale abbandonato. Opera così una trasmutazione
di senso, volta a raccontare una nuova identità e a trasmettere
un’esperienza umana fatta di gioie e di miserie e la sensibilità
di coloro i quali negli anni hanno cercato il dialogo con gli
immigrati e con il loro vissuto. Alla ricerca di un senso dietro
tutto ciò, l’artista propone una nuova prospettiva storica in cui
l’uomo ha un ruolo sia come essere vivente che come individuo
collocato in una data storicità. 
</p>



<p>Il “cimitero delle barche” a
Lampedusa, come viene definito il sito dove sono a poste a secco le
imbarcazioni delle nuova ondata migratoria del XXI secolo e da cui
l’artista ha prelevato la materia prima per la realizzazione delle
opere, costituisce un richiamo alla transitorietà vita-morte, al
materiale che si trasforma, ma anche al periodo storico, preludio di
un cambiamento sociale ed economico profondo
in cui la società, suo malgrado, dovrà trovare spazio per la
diversità. Un cambiamento che scuote le false certezze
dell’occidente ed erode i confini della cosiddetta normalità.</p>



<p>Sansavini conferisce una nuova vitalità
al materiale che emerge liberato dall’invisibilità, creando così
nuove corrispondenze semantiche. Riesce così ad assemblare elementi
magmatici creando forme insospettate da un apparente caos, da
mutevoli iconografie che rimandano alla pluralità di esperienze e
tradizioni dei popoli immigrati. Barche di pescatori, portatrici di
cibo e quindi di vita, diventano i mezzi di una fuga, simboli di una
nuova vita, ma anche di morte e, una volta esaurita la funzione, la
struttura rinasce in opera d’arte, in un ciclo continuo di
vita-morte-rinascita. Viene così svuotato dal senso originario e
smaterializzato per diventare altro, un’immagine elementare, più
vicina allo spirito ludico e infantile, la cui purezza, fragilità e
gioiosità evocano visioni proiettate verso un divenire. Una materia
pervasa di un’energia che opera una trasmutazione in qualcosa di
positivo e che parla di speranza, pur mantenendo una mistica
sacralità verso ciò che simboleggia la vita scomparsa.</p>



<p>L’oggetto-barca, realizzato dalle
mani artigiane, si rigenera attraverso una manipolazione dei
materiali, sollecitato da un impulso intimo a creare con assoluta
libertà. Ne conserva le caratteristiche cromatiche, per ridefinire
il messaggio destinato a chi ha voglia di guardare veramente. Ne
mette a nudo la struttura formale per rivelarne la consistenza e dare
forma alla sua immaginazione, nobilitandone i materiali poveri e
trasformando in simboli la quotidianità. 
</p>



<p>Ogni singolo frammento ha impresso la
storia di un volto e di esperienze, ma anche di adattamento e di
fatiche, di coraggio e di determinazione, diventando emblemi di
un’apertura verso nuovi significati e verso una nuova vita. Ogni
opera riprende una manualità e una tradizione artistica semplice e
comunicativa in cui confluiscono i linguaggi dei popoli migranti, in
parte africani, inventivi e vitali, fortemente colorati e
scarnificati, intrisi di una sacralità mistica, realizzati mediante
l’assemblaggio di materiali di riciclo: un mondo poetico che
manifesta un bisogno di pace e di armonia e che desidera affermare la
dignità di tutti i popoli. 
</p>



<p>L’opera d’arte diventa così luogo della memoria, perché consente di cogliere e comunicare il significato profondo degli eventi, stimolando una riflessione comune, enunciando il dramma di tante esistenze ma anche il presagio del potere salvifico della coscienza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="576" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12765" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>
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		<title>Prigionieri sull&#8217;isola: in onda stasera</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Nov 2018 08:37:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto &#160; Avrebbero voluto censurare. Avrebbero voluto censurare le lacrime e i sorrisi dei bambini delle isole di Lesbo e di Bihac, minori stranieri spesso soli, spaventati, stanchi, ma che hanno&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><div id="attachment_11626" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-11626" loading="lazy" class="size-full wp-image-11626" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211-768x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><p id="caption-attachment-11626" class="wp-caption-text">This Afghan family have been living in the old airport of Elliniko, Athens for five months. Golroz (right) is six month pregnant. She says that she can walk for more than 10 minutes and spend most of the time inside a tent outside the building. “We didn’t expect our life to be like this here. I only want a better life my kids”, says Golroz.</p></div></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avrebbero voluto censurare. Avrebbero voluto censurare le lacrime e i sorrisi dei bambini delle isole di Lesbo e di Bihac, minori stranieri spesso soli, spaventati, stanchi, ma che hanno bisogno di credere ancora nel Futuro.</p>
<p>Quei bambini sono stati ripresi nel documentario intitolato <em>Prigionieri sull&#8217;isola</em> di Valerio Cataldi che, con sensibilità, ha raccontato la vita di chi è profugo, di chi chiede rifugio e accoglienza.</p>
<p>In un primo momento la proiezione era stata bloccata con l&#8217;accusa di violare la deontologia professionale e la Carta di Treviso(<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Treviso?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Treviso?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).</p>
<p>Ma il regista è anche Presidente della Carta di Roma (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Roma?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Roma?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)  ben consapevole, quindi, del dovere di tutelare la dignità dei minori e non solo. Qui si tratta, invece, di documentare la realtà così com&#8217;è e di fare un buon lavoro di informazione e di comunicazione.</p>
<p>Solo volto è stato oscurato: quello di un ragazzino che racconta del dolore che si è inflitto da solo e dei pensieri suicidi cui è costretto da una situazione di prigionia inutile e forzata. Ma era stato coperto dall’inizio dallo stesso autore.</p>
<p>La battaglia sindacale condotta da Usigrai con il comitato di redazione del Tg2 ha portato al risultato desiderato grazie anche alla mobilitazione che le associazioni hanno fatto con una <a href="https://www.cartadiroma.org/editoriale/lettera-alla-rai-sulla-mancata-messa-in-onda-del-reportage-sui-migranti-in-grecia-e-bosnia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">lettera alla Rai.</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Il documentario <em>Prigionieri sull&#8217;isola </em>andrà in onda questa sera, sabato 10 novembre, a TG2 Dossier, ore 23.30.</span> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Trovare arte nel bosco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jul 2018 10:15:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Camminando nell&#8217;interno dell&#8217;isola di Rodi, una sorpresa: alcune residenze di artisti disseminate nel bosco, intorno ad Eleusa. Il cielo terso, tanto verde. Silenzio. Solo il suono delle cicale. Ci fermiamo e veniamo accolti, prima,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Camminando nell&#8217;interno dell&#8217;isola di Rodi, una sorpresa: alcune residenze di artisti disseminate nel bosco, intorno ad Eleusa.</p>
<p>Il cielo terso, tanto verde. Silenzio. Solo il suono delle cicale.</p>
<p>Ci fermiamo e veniamo accolti, prima, da una bella e gentile ragazza indiana e poi da un simpatico tipo greco che ci raccontano che trascorreranno un mese in questo paradiso di Natura e colori; molti artisti provengono da ogni parte del mondo e questo vuol dire fare INTERCULTURA. Lavorano con la pittura, la pietra e le conchiglie. Un&#8217;oasi di pace e di nutrimento per lo Spirito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_150051.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11061" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_150051.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_150051.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_150051-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_150051-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_150051-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a 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sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_151028-e1532858703776.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11065" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_151028-e1532858703776.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_151028-e1532858703776.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_151028-e1532858703776-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/20180712_151028-e1532858703776-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a> <a 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		<title>#FreeTheMoria35: cancellare la deportazione dei richiedenti asilo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2018 06:57:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>35 richiedenti asilo dell’hotspot di Moria, a Lesbo, arrestati ingiustamente a seguito di una protesta pacifica svoltasi il 18 luglio 2017, e con gli 8 richiedenti asilo del centro di detenzione di Petrou Ralli,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>35 richiedenti asilo dell’hotspot di Moria, <a href="http://www.meltingpot.org/+-Isola-di-Lesbo-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">a Lesbo</a>, arrestati ingiustamente a seguito di una protesta pacifica svoltasi il 18 luglio 2017, e con gli 8 richiedenti asilo del centro di detenzione di Petrou Ralli, ad <a href="http://www.meltingpot.org/+-Atene-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Atene</a>, in attesa di giudizio dopo essere stati sottoposti a estrema violenza da parte della polizia, mentre cercavano di parlare delle condizioni di detenzione con il direttore del centro.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10681" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1169" height="826" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-768x543.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-1024x724.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1169px) 100vw, 1169px" /></a></p>
<p>Per la giornata di ieri, 10 maggio 2018, è stata stabilita la loro deportazione in Turchia.</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> fa parte dell&#8217;Osservatorio Solidarietà &#8211; Carta di Milano e ne riporta la dichiarazione e l&#8217;appello:</p>
<p>L’Osservatorio Solidarietà – Carta di Milano, che aderisce alla campagna #FreeTheMoria35, chiede la cancellazione immediata della deportazione in Turchia prevista per domani, 10 maggio 2018, di sette richiedenti asilo  del gruppo, in base alle motivazioni indicate dal <a href="http://www.legalcentrelesbos.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legal Centre Lesvos</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Da giubbotti salvagente a borse, l&#8217;invenzione delle attiviste greche del progetto Safe Passage Bags</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/03/24/da-giubbotti-salvagente-a-borse-linvenzione-delle-attiviste-greche-del-progetto-safe-passage-bags/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2018 09:25:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>Domenica 25 marzo 2018, ore 15:00 &#8211; 16:00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fa’ la Cosa Giusta! &#8211; FieraMilanoCity</p>
<p>Piazza Terre di Mezzo</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10383" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2048" height="1063" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o-300x156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o-768x399.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o-1024x532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></a></strong></p>
<p><strong>Efi Latsoudi</strong> e <strong>Elisavet Stavrianoudaki, </strong>rispettivamente co-fondatrice e “anima” di Lesvos Solidarity e responsabile di SPB, presenti in fiera per tutti e tre i giorni, racconteranno in questo incontro la loro esperienza e i loro progetti.</p>
<p>Coordina <strong>Silvia Marastoni</strong>, Osservatorio Solidarietà.</p>
<p>Per un milione di rifugiate/i sono stati il simbolo del rischiosissimo viaggio dalla Turchia alle isole greche del Mar Egeo, ma anche della loro speranza di una vita migliore, al sicuro. Poi, abbandonati in discariche a cielo aperto o bruciati, sono diventati un enorme problema eco-ambientale.</p>
<p>Oggi però a Lesbo <strong>i giubbotti salvagente acquistano una nuova vita grazie al progetto</strong> <strong>Safe Passage Bags</strong>.</p>
<p>A idearlo, una piccola ONG indipendente locale, Lesvos Solidarity, fondata nel 2016 da alcuni membri (soprattutto donne) di <strong>un’iniziativa auto-organizzata di solidarietà</strong> creata quattro anni prima per far fronte attraverso pratiche di “mutuo soccorso” sia ai bisogni della popolazione colpita dalla crisi economica e dalle politiche di austerità, sia a quelli delle/dei sempre più numerosi migranti in arrivo dalla Turchia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1171.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10384 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1171.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="206" height="51" /></a></p>
<p>Con loro Lesvos Solidarity gestisce l’unica struttura di ospitalità solidale e aperta di Lesbo (un edificio pubblico abbandonato e occupato nel 2012, l’ex Pikpa), esempio di un’accoglienza ben diversa da quella dei Campi ufficiali, dove oggi vivono 120 persone, tra le più vulnerabili approdate sull’isola.</p>
<p>La necessità di smaltire tonnellate di “residui” delle traversate, il bisogno di creare opportunità di lavoro, il desiderio condiviso da rifugiate/i e “solidali” di tenere vivo il patrimonio simbolico di memoria, denuncia e speranza che i giubbotti portano in sé, e quello di inventare per loro un nuovo – e totalmente diverso – significato concreto e simbolico hanno dato vita nel 2015 al progetto Safe Passage Bags. <strong>Nel suo laboratorio di riciclo e riuso, in cui oggi sono occupate nove persone (sei rifugiati e tre donne greche</strong>) nascono così oggetti di uso quotidiano (borse, zaini, porta oggetti, etc.).</p>
<p>Questa positiva esperienza ha poi dato impulso nel 2017 al progetto di upcycling Humade Crafts, che mette a frutto anche altre materie prime recuperate.</p>
<p>Distribuiti a Lesbo, in Grecia e in alcuni Paesi europei grazie a reti e iniziative di solidarietà, <strong>i prodotti dei due laboratori sono in arrivo anche in Italia</strong>: per sostenere le attività e i progetti di Lesvos Solidarity, infatti, <strong>l’Osservatorio Solidarietà – Carta di Milano ha invitato l’ONG greca a partecipare a Fa’ la Cosa Giusta! 2018</strong><strong>. </strong></p>
<p><strong>Oltre all’acquisto dei prodotti dei due laboratori, nei tre giorni della Fiera (23-25 marzo, Fieramilanocity Pad. 4, stand FB9) sarà avviata una raccolta fondi destinati a questa e altre realtà solidali autofinanziate.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> fa parte di Osservatorio Solidarietà della Carta di Milano.</p>
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		<title>Appello dei migranti tunisini in sciopero della fame a Lampedusa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 10:48:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un viaggio in condizioni terribili, anche lo sciopero della fame per affermare i propri diritti. Un gruppo di giovani migranti tunisini provenienti da Redeyef (Tunisia sud-occidentale, dove nel 2008 è scoppiata una la rivolta delle miniere) ha annunciato di aver iniziato uno sciopero della fame nel centro di accoglienza di Lampedusa per opporsi al rimpatrio forzato. Lo riferisce il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes), che pubblica sul suo sito web “L’appello all’opinione pubblica internazionale” dei giovani tunisini che denunciano di essere alloggiati in “condizioni umanitarie difficili” nel campo di Lampedusa sotto la minaccia dell’espulsione dall&#8217;Italia. &#8220;Questa disposizione è in contraddizione con le convenzioni internazionali che garantiscono la libertà di movimento&#8221;, affermano, aggiungendo che “accordi bilaterali sleali” tra Italia e Tunisia privilegiano la sicurezza delle frontiere a scapito dei diritti universali dell’uomo. I migranti tunisini si dicono “orgogliosi del nostro paese e del nostro popolo”, ma ambiscono “alla libertà di movimento come i nostri coetanei europei”. Il fallimento delle politiche economiche e sociali, la mancanza di prospettive e di meccanismi di migrazione regolare “ci hanno spinto a scegliere la pericolosa rotta del Mediterraneo”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9717" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="459" height="287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 459w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/migranti-tunisini-in-sciopero-della-fame-a-la-L-Jd1d7g-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 459px) 100vw, 459px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grève de la Faim des Jeunes tunisiens à Lampedousa</p>
<p>Communiqué N° 2</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lampedousa le 31 octobre 2017</p>
<p>Message numéro 2 des 63 Tunisiens en grève de la faim : C&#8217;est le cinquième jour de la grève de la faim que nous menons pour défendre notre droit de mobilité et contre l&#8217;expulsion forcée de ce qu&#8217;ils appellent un abri et qui est en réalité une prison. Ni la faim, ni la soif, ni les nausées, ni les vomissements, ni les conditions difficiles ne nous font autant de mal que le silence complice sur la violation de notre droit de circulation, sur les politiques injustes, sur les déportations forcées juste parce que nous sommes des Tunisiens et que notre gouvernement accepte ceci dans des accords non divulgués.  Il est douloureux d&#8217;être victime de leurs politiques et d&#8217;être incriminé à cause de leurs lois.  Nous continuerons notre grève de la faim malgré l&#8217;état de santé difficile de certains grévistes de la faim qui ont été emmenés à l&#8217;hôpital Sanosalety. Ceci est un cri contre ceux qui sont injustes envers nous, ceux qui nous ont oublié, ceux qui nous ont poussé à prendre les bateaux de la mort, ceux qui veulent nous déporter de force et ceux qui violent les conventions internationales.  Nous embrassons le front de nos mères et nous leurs demandons pardon. Nous remercions tous ceux qui nous ont soutenu et qui se tiennent à nos côtés.</p>
<ul>
<li>Non à la déportation forcée  • Non à l&#8217;expulsion du fait de la nationalité  • Oui à la liberté de mouvement</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>لمبادوزا في 31 أكتوبر 2017 رسالة عدد 2  المضربون عن الطعام في لمبيدوزا (63 شابا تونسيا في اضراب جوع) في اليوم الخامس من اضراب الجوع الذي نخوضه دفاعا عن حقنا في التنقل وضد الترحيل القسري هنا في ما يسمونه مركز إيواء وهو الى السجن اقرب لا يؤلمنا الجوع والعطش لا تؤلمنا الظروف القاسية لا تؤلمنا نوبات الغثيان والقيء لا تؤلمنا اوجاع الكلى بقدر ما يؤلمنا الصمت يؤلمنا اللاعدل يؤلمنا انتهاك حقنا في التنقل تؤلمنا السياسات الظالمة يؤلمنا الترحيل القسري بسبب اننا تونسيون وان حكومتنا تقبل بذلك في اتفاقات غير معلنة . المؤلم ان تكون ضحية سياساتهم وتجرّم بقوانينهم.  سنواصل اضرابنا بكل إصرار رغم الحالة الصحية الصعبة لبعض المضربين عن الطعام والذين نقلوا للمستشفى سنواصل حتى تكون صرخة ضد كل من ظلمنا ضد من همّشنا ضد من دفعنا لركوب البحر قسرا وضد من يريد ترحيلنا قسرا ضد من فاوض بنا وضد من ينتهك القوانين الدولية. نقبّل جبين امهاتنا ونعتذر منهن ونشكر كل من ساندنا ووقف الى جانبنا.  • لا للترحيل القسري • لا للترحيل على أساس الجنسية • نعم لحرية التنقل</p>
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		<title>Diario da Cuba (3). Informazione (?)</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Sep 2017 08:29:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Eccoci con il nostro diario da Cuba, parte terza. Tutte le persone con cui abbiamo parlato ci hanno detto che i quotidiani dell&#8217;isola riportano le stesse notizie. Sui giornali non si critica il governo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci con il nostro diario da Cuba, parte terza. Tutte le persone con cui abbiamo parlato ci hanno detto che i quotidiani dell&#8217;isola riportano le stesse notizie. Sui giornali non si critica il governo e non ci sono notizie di cronaca nera: alcune persone rimarcano il fatto che questo sia tipico delle dittature (che non vogliono dissensi) e altri, invece, pensano che i governanti – tramite gli organi di stampa – non vogliano creare pensieri negativi nel popolo.</p>
<p>La fotografia di seguito riporta il quotidiano “Granma” che è quello ufficiale, il giornale di Stato; poi si vede il giornale dell&#8217;UNEAC, che è il luogo di ritrovo degli artisti e degli intellettuali cubani; infine è stata ripresa l&#8217;intestazione de “L&#8217;Avanguardia”, un organo di informazione locale, della città di Santa Clara. Su questa testata vengono pubblicate alcune vignette del collettivo MENAITO.</p>
<p>Ecco un loro progetto sui muri della città in cui gli autori dicono il loro NO alla guerra, a qualsiasi guerra.</p>
<p>Proprio in questi giorni si sono raffreddati di nuovo i rapporti tra USA e Cuba e i diplomatici americani hanno lasciato l&#8217;Avana&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9481" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Diario da Cuba (1). La voce degli studenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Sep 2017 12:21:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Primo giorno a l&#8217;Habana 14 agosto 2017.</p>
<p>Conosciamo due studenti, Jennifer e Yousnier. Lei studia informatica, lui Storia e Filosofia e sono rappresentanti di una organizzazione universitaria. Riportiamo – come faremo sempre con questo diario di viaggio – le loro opinioni, senza commentarle.</p>
<p>Si dicono a favore della Rivoluzione, ma col tempo i suoi valori sono sbiaditi. I giovani di oggi non sono contenti del governo attuale di Cuba perchè il Sistema non permette la libera espressione (se ti esponi contro l&#8217;ideologia, sei considerato un traditore), l&#8217;informazione è limitata, non si può usare Internet nemmeno in università perchè i politici non vogliono che ci sia un confronto con il resto del mondo, non si può scegliere il Presidente (ma di questo parleremo in un altro post).</p>
<p>A Cuba anche i professionisti sono pagati pochissimo; Cuba è una grande prigione, dove moltissimi usano la carta di razionamento per sopravvivere; c&#8217;è tanto turismo, ma dove sono allora i soldi?; Cuba resta un Paese militare e segregativo.</p>
<p>La Rivoluzione ha garantito la sanità pubblica gratuita per tutti e una buona educazione, ma – a questo proposito – si crea una contraddizione: i cubani sono persone istruite e, quindi, hanno un pensiero critico sviluppato&#8230;Come è possibile tagliarli fuori dalla realtà?</p>
<p>La Rivoluzione è stata necessaria e importante, ma non è stata sufficente. E, i ragazzi dicono che queste sono le opinioni della maggioranza dei cubani.</p>
<p>Questo ci è stato raccontato nel locale ripreso in queste foto: molti edifici cubani sono gialli (o chiari) e rossi e la scelta ha un significato: il giallo rappresenta la lotta per la libertà e il rosso il sangue versato per ottenerla. Questo bar, che si trova in Calle San Lazaro, è un posto storico, come tutta la via, perchè è il primo in cui si sono incontrati, qui in città, il Che e Fidel Castro.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9367" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p>Nelle botti venivano nascoste e trasportate armi e munizioni. Qui, inoltre,è stato inventato anche il cocktail battezzato “Revolution” che unisce il Ron bianco con la cola nera ad emblema della possibilità di convivenza tra bianchi e neri.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9368" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9369" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a></p>
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		<title>Bilal: una storia che ti entra dentro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2016 14:21:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Bilal </em>è un nome proprio ed è il titolo dello spettacolo in scena al Teatro Elfo-Puccini di Milano fino a domenica prossima. Tratto dal libro di Fabrizio Gatti è stato adattato per le scene da Annalisa Bianco. Chi è Bilal? E&#8217; lo scrittore/giornalista che, sotto la copertura di un nome falso, ripercorre il viaggio infernale di coloro che, dall&#8217;Africa subsahariana approda in Libia e poi a Lampedusa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/bilal_al_teatro_elfo_puccini_per_riflettere_sul_confine_tra_umano_e_disumano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5618" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5618" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/bilal_al_teatro_elfo_puccini_per_riflettere_sul_confine_tra_umano_e_disumano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="bilal_al_teatro_elfo_puccini_per_riflettere_sul_confine_tra_umano_e_disumano" width="300" height="282" /></a></p>
<p>La recensione dello spettacolo che vi proponiamo è a cura di Marzia Devoto, che ringraziamo molto.</p>
<p>Spettacolo che entra dentro.<br />
Non è uno spettacolo, è qualcosa che va oltre.<br />
La dinamica mimica della narrazione spesso è tinteggiata di commovente e drammatica comicità.<br />
E&#8217; un ping pong tra il racconto di storie umane di cui Bilal è la voce narrante &#8211; in viaggio lungo la tratta che da Dakar porta in Italia &#8211; e il mondo esterno, tra la speranza di partire e la consapevolezza che presto morirai.<br />
Il testo teatrale sembra voler comunicare:  &#8220;Noi spettatori con quale conoscenza-coscienza assistiamo al destino clandestino di chi ha la &#8220;fortuna&#8221; di non morire durante la tratta?&#8221;<br />
Claustrofobia: gli attraversamenti terrestri e marittimi non sono che un percorso minato e legittimato ad esserlo da ogni tipo di autorità di controllo locale, per raggiungere la meta&#8230;corrotta.<br />
Omicidi premeditati.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/875.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5619" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5619" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/875.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="875" width="646" height="625" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/875.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 646w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/875-300x290.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 646px) 100vw, 646px" /></a></p>
<p>Ingegnosa la narrazione che si sviluppa senza essere soffocata unicamente dal racconto dell&#8217;attraversamento dell&#8217;orrore, ma pure ricordandoci con quali leggi abbiamo a che fare. Orrore nell&#8217;orrore.<br />
Non c&#8217;è nessuna speranza, possiamo solo aggiungere un po&#8217; di consapevolezza, grazie a Fabrizio Gatti che ha voluto vestire la maschera di Bilal per meglio raccontare.<br />
Non dimenticare le motivazioni e la speranza di chi decide di partire: restano l&#8217;unico punto di riferimento dal quale NON liberarsi.<br />
Anche questo ti ricorda lo spettacolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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