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	<title>Kashmir Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La complessa questione (dimenticata) del Kashmir</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 08:22:29 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Testo e immagini di Laura Notaro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 5 febbraio si celebra in Pakistan la giornata mondiale di solidarietà con il popolo Kashmiri, il cui territorio Jammu e Kashmir dal 1947 si trova sotto il controllo dell’India e del suo esercito. Un popolo che da decenni è oppresso, perseguitato, privato dei suoi diritti fondamentali.</p>
<p>Il territorio settentrionale dello Jammu e del Kashmir è quella regione stretta tra India, Pakistan e Cina. India e Pakistan ne amministrano ciascuno una parte. Il Pakistan dal 1990 ha fissato il 5 febbraio come giornata nazionale per esprimere il proprio supporto alla popolazione dei territori occupati dall’India, e per denunciare le violenze e i soprusi dell’esercito indiano sulla popolazione Kashmiri.</p>
<p>In Pakistan, il Primo Ministro Imran Khan e il Presidente Arif Alvi hanno rinnovato in questa giornata l’appoggio ai ribelli kashmiri della parte di territorio sotto il controllo indiano.</p>
<p>A Milano, la giornata è stata celebrata domenica 3 febbraio in Piazza Castello, non lontano dal Consolato indiano, in un presidio organizzato dal “Movimento per il Kashmir &#8211; Italia”, di Brescia, e che ha visto la partecipazione delle comunità pakistane dalla Lombardia e da altre parti d’Italia.</p>
<p>Sul palco allestito per l’occasione, diversi interventi di esponenti di associazioni a favore dell’indipendenza del Kashmir, pacifisti, cittadini solidali con la causa, sia italiani sia pakistani e anche di altre nazionalità. Le comunità presenti a Milano in piazza domenica, uomini, donne e giovanissimi, denunciano i soprusi e le violenze dell’esercito indiano sulla popolazione Kashmiri, mostrano le foto di atti violenti su civili inermi e invocano l’applicazione delle risoluzioni dell’ONU sull’autodeterminazione del Kashmir. Gli slogan proclamati a più riprese richiamano alla pace, alla libertà del Kashmir, e incitano l’India al ritiro dell’esercito.</p>
<p>La questione del Kashmir è estremamente complessa, origina dai tempi della partizione tra India e Pakistan nel 1947. La giornata del 5 febbraio, oltre a esprimere la solidarietà verso i separatisti Kashmiri che vivono in una delle zone più militarizzate del mondo, rappresenta per il Pakistan l’occasione per ricordare le vittime delle tre guerre combattute contro l’India nella regione &#8211; nel 1947, 1965 e nel 1999.</p>
<p>Sebbene dal 1948 vi sia la risoluzione dell’ONU a favore dell’autodeterminazione del popolo Kashmiri, per l’autonomia e l’indipendenza sia da India sia da Pakistan, di fatto nulla è stato attuato concretamente &#8211; anche se il Pakistan ha riconosciuto l’autonomia del Kashmir.</p>
<p>Stando ai rapporti pubblicati dagli osservatori dell’Onu e da Human Rights Watch, la responsabilità per le violazioni dei diritti umani nella parte di Kashmir controllata dall’India riguarderebbe da una parte l’esercito indiano, dall’altra i militanti ribelli dei movimenti indipendentisti. Nel mezzo, a pagare le conseguenze e il prezzo di questa contesa, i civili, donne e bambini in particolare, poiché molti degli uomini sono in esilio, emigrati, o in clandestinità.</p>
<p>La causa del popolo Kashmiri solleva l’urgenza di affrontare la disputa sul piano internazionale e soprattutto attraverso il dialogo, deponendo le armi, da parte di tutti. Non è una questione meramente locale, come denuncia il Presidente del Movimento per il Kashmir Italia, Tanveer Arshad, “ma riguarda tutti noi, perché si tratta di diritti universali violati, di sofferenze inflitte a civili inermi, indifesi”.</p>
<p>La questione dei territori contesi del Kashmir riguarda una popolazione di circa 12 milioni di abitanti. Nonostante la giornata del 5 febbraio, in cui inoltre delegazioni da più Paesi si recano a Ginevra presso la sede dell’ONU per sollecitare un intervento, le sorti del popolo Kashmiri non sembrano all’ordine del giorno della comunità internazionale.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12062" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12063" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12064" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12065" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12066" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></p>
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		<title>Festival della Fotografia Etica. La valle del Kashmir</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Nov 2018 09:09:42 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Il &#8220;Festival della fotografia etica&#8221; è un appuntamento per noi sempre importante perché, attraverso i reportage e gli approfondimenti proposti, permette di fare il giro del mondo e di parlare della situazione, spesso critica, in molti Paesi. Lavoro che quotidianamente impegna anche <strong><em>Associazione per i Diritti umani</em> </strong>e il suo giornale.</p>
<p>Ecco, quindi, un&#8217;altra mostra che ci ha colpito, esposta durante l&#8217;ultima edizione del festival (7-28 ottobre 2018). L&#8217;autore, Camillo Pasquarelli, si è recato nella Valle del Kashmir, regione situata tra India e Pakistan. Culla di religioni diverse (induismo, buddhismo e sufismo), il suo territorio è conteso tra India e Pakistan, ma anche dalla Cina, in parte.</p>
<p>Le radici del conflitto sono legate alla presenza di circa 7000 soldati indiani che agiscono grazie ad alcune leggi speciali e che, per questo, sono considerati occupanti. Inoltre, l&#8217;India sopprime con la violenza i tentativi di conquista dell&#8217;<em>azadi</em> (<em>libertà</em>, in urdu) dei separatisti kashmiri. Lo scorso 8 luglio è stato ucciso, proprio dalle truppe indiane, il giovane Burhan Wani, diventato leader grazie ai social e che ha dato il via alle insurrezioni degli ultimi anni, ma che sono state pagate a caro prezzo soprattutto dai civili.</p>
<p>Il reportage si intitola &#8220;La valle delle ombre&#8221; ed è un progetto molto originale e significativo. @Camillo Pasquarelli</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_114346-e1541926583958.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11629" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_114346-e1541926583958.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_114346-e1541926583958.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_114346-e1541926583958-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_114346-e1541926583958-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a><a 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<p>&nbsp;</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Il ministero della suprema felicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2017 09:01:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arundhati Roy torna alla letteratura dopo dieci anni da <i>Il dio delle piccole cose. </i>Dieci anni vissuti tra New York e Delhi, tra redazione di saggi e analisi della realtà in presa diretta. Con il suo ultimo romanzo, intitolato <i>Il ministero della suprema felicità</i> (edito da Guanda) mescola fiction con fatti veri perchè, come la stessa autrice ha dichiarato in una intervista, la forma romanzata è spesso più efficace di un articolo di un quotidiano.</p>
<p>Si tratta di un libro corposo, che fa compagnia, che istruisce e che fa riflettere. Come accade quando gli scrittori sono bravi professionisti, le storie individuali dei personaggi si intrecciano alla Storia con la S maisucola, con un&#8217;attenta e profonda introspezione psicologica dei primi e una particolareggiata descrizione della seconda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/9788823518148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9214 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/9788823518148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="197" height="300" /></a></p>
<p>Arundhati Roy ci permette di viaggiare attraverso un contimente vasto e contraddittorio come quello indiano, un continente di cui conosce le luci e le ombre: la stessa capitale è raccontata nei dettagli dei suoi vecchi e sporchi vicoli così come nei colori sfacciati e scintillanti della parte nuova. Poi le cime del Kashmir, i villaggi, le periferie e&#8230;un cimitero.</p>
<p>Il testo si regge su quattro figure femminili (o quasi)che appartengono a tre generazioni, dalla più anziana alla più giovane: Anjum, Tilo, Miss Jabardeen Seconda e Udaya.</p>
<p>Anjum nasce maschio e la narrazione inizia con la sua vicenda che fa intendere al lettore, fin da subito, come l&#8217;interesse di chi scrive sia rivolto a tutta l&#8217;umanità: ad Anjum e ai suoi compagni di vita (trans, tossici, miserabili), a uomini di potere, a donne e uomini guerriglieri, apersone comuni, ai bambini, di ogni età, religione e appartenenza.</p>
<p>Anjum (nata Aftab) vive sulla propria pelle la discriminazione, l&#8217;isolamento, la vergogna, ma anche le violenze contro i musulmani e le ripercussioni contro gli indù nella eterna lotta tra queste due fazioni. Decide, così, di ritirarsi in un cimitero, tra il silenzio e la pace delle anime dei morti, per ricaricare il corpo e lo spirito fiaccati da profonde ferite e umiliazioni. A poco a poco quel cimitero si trasforma in una pensione che accoglie tutti i reietti, coloro che non possono fare parte della società o che ne vogliono stare lontani: l&#8217;imam Ziauddin e Mr “Saddam” Gupta, da poco tornato dalla guerra in Iraq, altri travestiti (gli hiira, come si dice lì o eunuchi), i dissidenti o i loro parenti (uno di loro racconta: “Uno gruppetto di uomini entrò nel posto di polizia e trascinò fuori mio padre e i suoi tre amici. Si kisero a picchiarli, all&#8217;inizio usando solo i pugni e le scarpe. Ma poi qualcuno si procurò un piede di porco, un altro un cric. Non riuscivo a vedere granchè, ma dopo i primi colpi udii le grida&#8230;).</p>
<p>Una notta (QUELLA notte),durante una manifestazione contro la corruzione dei governanti, nella calca della folla, Anjum e i suoi trovano un neonato abbandonato in un cassonetto dei rifiuti su un marciapiede. Una femmina e, perdipiù, nera. Lasciarla lì? Portarla alla pensione che non a caso si chiama “Paradiso”? Vince la seconda ipotesi. Una nuova vita che ne squaderna tante altre.</p>
<p>Con il capitolo intitolato “Il padrone di casa”, inizia il corpus del libro, prevalentemente incentrato sulla guerra del Kashmir ed entra in scena Tilo (o Tilottama), figlia di un rappresentante del governo studentessa di architettura, che invece diventa comunista e ama Musa, un combattente per la causa di quel piccolo, ma importante pezzetto di terra. Seguiamo indizi, fotografie, messaggi in pure stile investigativo: la storia d&#8217;amore di Tilo e Musa, i loro incontri clandestini, le loro paure, la loro battaglie e i loro ideali. Le persone nemiche, come il famigerato Jalib Qadri, rappresentante di tutti i dittatori nel mondo e di tutti i carnefici che finirà morto suicida, negli USA dove viene accolta la richiesta di asilo politico, quella per sé e per la sua famiglia&#8230;Ma non vi sveliamo il motivo per cui toglierà la vita a se stesso e ai propri cari; oppure le persone opportuniste (che sono le peggiori) quelle, cioè, che stanno a metà tra la rivoluzione e il governo, come Naga, ex amico di Musa e Tilo (ma poi suo futuro marito) e giornalista rampante, capacissimo di cambiare parte per sete di notorietà, sguazzando tra militari, paramilitari, tra guerriglieri e alti funzionari.</p>
<p>Durante la descrizione dei fatti – che vanno dagli anni &#8217;90 ai giorni nostri – Arundhati Roy arricchisce la lettura con commenti sulla situazione sociale, politica e culturale del proprio Paese (scrive, ad esempio: “ L&#8217;Unica cosa che impedisce al Kashmir di autodistruggersi come il Pakistan e l&#8217;Afghanistan è il sano, vecchio capitalismo piccolo-borghese. Con tutta la loro devozione, i kashmiri rimangono grandi affaristi. E in definitiva, non c&#8217;è uomo d&#8217;affari che in un modo o in un altro non abbia interessi legati allo status quo, o a ciò che noi chiamiamo il Processo di Pace, che tra l&#8217;altro offre opportunità di business completamente diverse da quelle della pace vera e propria”. E le considerazioni variano a seconda di chi le proununcia). Ricco di particolari, il romanzo è un piccolo compendio di Storia recente indiana ma anche di sentimenti universali: la nostalgia, la testardaggine, l&#8217;orgoglio, la tenerezza&#8230;: la madre di Tilo si chiamava Maryam. Apparteneva ad una famiglia aristocratica di cristiani siriani ormai decaduta, il suo rapporto con la figlia è sempre stato conflittuale anche se veniva considerata, per i suoi tempi, una donna controcorrente, una femminista. E così, partendo da un personaggio scopriamo le vicissitudini di tanti altri. Le difficoltà, soprattutto: c&#8217;è tanta morte, c&#8217;è tanta sofferenza, c&#8217;è tanta tortura. C&#8217;è tanta realtà. Ma c&#8217;è anche la speranza.</p>
<p>Come spesso accade, la Grazia e la Speranza (sì, vogliamo usare proprio questi termini) sono veicolati da due bimbe con lo stesso nome: Miss Jabardeen. Una, figlia di Musa e della prima moglie, deceduta in una delle numerose battaglie per l&#8217;indipendenza e la Seconda&#8230;che è la neonata lasciata dalla madre biologica, Udaya, sul marciapiede e cresciuta da Anjum, da Tilo e da tutti gli altri presso la Pensione Paradiso.</p>
<p>Una lunga lettera di Udaya scopre le carte della sua nascita: è figlia di uno stupro. Sei uomini si sono accaniti su sua madre. La madre è sopravvissuta, lei è sopravvissuta. La Vita può continuare, grazie anche a quel cordone di compassione, di affetto, di delicatezza che appartiene a tutti i reietti di Dheli (e non solo). La dedica di questo libro è proprio per gli “inconsolabili” che sono in grado, però, di regalare agli altri una “suprema felicità”.</p>
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		<title>Uiguri minacciati di espulsione verso la Cina</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2017 07:49:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  APM chiede all&#8217;Alto Commissario dell&#8217;ONU di impegnarsi per i profughi uiguri perseguitati L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è rivolta all&#8217;Alto Commissario per i Rifugiati dell&#8217;ONU Filippo Grandi affinché si adoperi con&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/th-115.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/74565619_protests_2009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7854" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/74565619_protests_2009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="624" height="351" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/74565619_protests_2009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 624w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/74565619_protests_2009-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /></a><br />
APM chiede all&#8217;Alto Commissario dell&#8217;ONU di impegnarsi per i profughi uiguri perseguitati</p>
<p>L&#8217;<span class="il">Associazione</span> per i <span class="il">Popoli</span> <span class="il">Minacciati</span> (APM) si è rivolta all&#8217;Alto Commissario per i Rifugiati dell&#8217;ONU Filippo Grandi affinché si adoperi con il Primo ministro indiano Narendra Modi per l&#8217;accoglienza e la tutela di tre profughi uiguri fuggiti dalla Cina. Arrestati nel giugno 2013 nelle montagne del Kashmir, i tre Uiguri sono stati accusati di essere entrati illegalmente nel paese e di spionaggio e sono stati condannati a 18 mesi di carcere. La maggior parte degli Uiguri non riesce a ottenere il passaporto dalle autorità cinesi per cui non hanno alcuna possibilità di entrare legalmente in un altro paese. Dopo aver scontato la loro pena Abdul Khaliq, Abdul Salam e Adil hanno trascorso altri due anni in carcere sulla base della discussa legge sulla sicurezza indiana (Public Safety Act). Nel maggio 2016 il Ministero degli interni indiano ha ordinato la loro espulsione verso la Cina senza peraltro aspettare che fosse valutata la loro richiesta di asilo inoltrata presso il tribunale dello stato indiano di Jammu e Kashmir.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/th-115.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7853 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/th-115.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="299" height="168" /></a></p>
<p>L&#8217;APM chiede che i tre profughi vengano accolti per motivi umanitari. La situazione di molti profughi uiguri è drammatica, soprattutto in Asia. Per motivi politici ed economici molti paesi asiatici rifiutano l&#8217;asilo politico agli Uiguri oppure hanno iniziato ad espellere i profughi già presenti sul loro territorio. La Tailandia per esempio, ha annunciato l&#8217;espulsione di 70 profughi uiguri. Tornati in Cina i profughi uiguri sono in pericolo di vita.</p>
<p>Per l&#8217;APM è scandaloso che nonostante le massicce persecuzioni in atto in Cina contro gli Uiguri i profughi vengano espulsi e rimandati a casa. Nel giugno 2015 la Tailandia ha rimpatriato 109 Uiguri in Cina. Molti di questi sono stati arrestati all&#8217;arrivo, diversi sono stati torturati in carcere e costretti a &#8220;confessare&#8221; davanti a delle telecamere e qualcuno è stato condannato a morte.</p>
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