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	<title>kurda Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Milizie sostenute da Erdogan nel nord della Siria. Le milizie jihadiste praticano la tortura ad Afrin</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2019 07:07:58 +0000</pubDate>
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<p>Di ritorno dal suo viaggio nel nord della Siria, Kamal Sido, referente dell&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) per il Medio Oriente, racconta di una popolazione che vive nel terrore di nuovi attacchi e aggressioni da parte dello Stato Islamico, delle milizie jihadiste alleate della Turchia e dell&#8217;esercito turco. Nonostante la critica situazione di sicurezza nella regione, Kamal Sido si è recato nel nord della Siria per verificare le condizioni di vita della popolazione kurda, cristiana, yezida e alevita.</p>



<p>Mentre la provincia di Idlib è sotto l&#8217;attacco dell&#8217;esercito siriano sostenuto dalla Russia per eliminare le ultime sacche di milizie dell&#8217;IS e riportare il territorio sotto il controllo di Bashar al-Assad, molti ipotizzano un accordo informale tra il presidente turco Erdogan e il suo collega russo Putin secondo cui Ankara e i suoi alleati jihadisti manterrebbero, in cambio dell&#8217;offensiva siriana a Idlib, il controllo indisturbato delle regioni kurde di Afrin e Aleppo. Ancora una volta in questo gioco internazionale di potere, a pagare le conseguenze è la popolazione civile. Decine di migliaia di persone sono infatti in fuga dai nuovi e indiscriminati bombardamenti.</p>



<p>Le province kurdo-siriane di Afrin e Aleppo sono invece sotto il controllo e l&#8217;occupazione della Turchia e delle milizie jihadiste sue alleate, con il tacito benestare della NATO. Se prima dell&#8217;occupazione turca Afrin e Aleppo avevano accolto migliaia di profughi cristiani, yezidi e aleviti in fuga dalle milizie jihadiste, con l&#8217;occupazione turca sono riprese le persecuzioni sia delle minoranze religiose sia della popolazione kurda di fede musulmana. Le milizie jihadiste hanno espropriato case, terreni ed esercizi commerciali, hanno messo in fuga con la forza migliaia di persone e continuano gli arresti arbitrari. Pur non avendo il coraggio di parlarne apertamente, molti kurdi arrestati vengono poi torturati dalle milizie jihadiste. Un uomo, kurdo originario del villaggio di Mirka nel distretto di Mabata a nord di Afrin, ha raccontato al referente dell&#8217;APM di essere stato arrestato da una brigata di una delle tante milizie jihadiste mentre, nel marzo 2018, stava tornando a casa dopo la fine dei combattimenti militari nella regione. Durante la sua detenzione nel carcere di Qarmitlik nel distretto di Shayk al Hadid (Shiye), l&#8217;uomo racconta di essere stato legate mani e piedi per diversi giorni, essere stato picchiato selvaggiamente, torturato con l&#8217;elettroshock mentre gli venivano strappate le unghie delle dita.</p>



<p>Lo scopo della Turchia sembra essere quello di destabilizzare le regioni controllate dai Kurdi. Da marzo 2018 la regione kurda di Afrin è occupata dalle forze turche. Da allora circa 300.000 persone sono state messe i fuga e almeno 1000 kurdi risultano detenuti. Il tutto sotto gli occhi della NATO di cui la Turchia fa parte e i governi occidentali, anche essi partner nella NATO. </p>
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		<title>&#8220;Cappuccio rosso&#8221; è morta nella lotta all&#8217;Is</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 07:39:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>La militante turca Ayse Deniz Karacagil ieri.  La sua figura era stata raccontata in Italia proprio da Zerocalcare (alias Michele Rech) nel suo volume <em>Kobane Calling</em>, dedicato alla lotta all&#8217;Isis nella città curda di Kobane. La giovane attivista turca, poco più che ventenne, era stata condannata a 100 anni di carcere per le proteste di Gezi Park. &#8220;Aveva scelto di andare in montagna e unirsi al movimento di liberazione curdo invece di trascorrere il resto della sua vita in galera o in fuga. Da lì poi è andata a combattere contro Daesh in Siria e questa settimana è caduta in combattimento&#8221;, ricorda il fumettista.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1010.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8866 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1010.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="279" height="269" /><br />
</a></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Secondo quanto riportano i canali di informazione curdi e turchi sarebbe stata uccisa dal Califfato vicino al confine tra la Turchia e la Siria, martedì mattina. Attivista di sinistra, proveniente da Antalya, quando aveva poco più di 20 anni era stata arrestata nel corso delle proteste di Gezi Park. Condannata a 103 anni di carcere aveva deciso di “prendere la via delle montagne”, come si dice in gergo di chi aderisce alle milizie curde dello Ypg impegnate nella campagna contro il Califfato.  Deniz si era unita allo Ypj, divisione femminile delle milizie curde, impegnata insieme agli uomini nella liberazione di Raqqa, la capitale dell&#8217;Is (sedicente Stato Islamico) e nella difesa della regione autonoma del Rojava, nella Siria del Nord, noto anche come Kurdistan siriano.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8867 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="212" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /><br />
</a></div>
<div></div>
<div>&#8220;Il commento di Zerocalcare: &#8220;È sempre antipatico puntare i riflettori su una persona specifica, in una guerra dove la gente muore ogni giorno. Però siccome siamo fatti che se incontriamo qualcuno poi per forza di cose ce lo ricordiamo e quel lutto sembra toccarci più da vicino, a morire sul fronte di Raqqa contro i miliziani di Daesh è stata Ayse Deniz Karacagil, la ragazza soprannominata Cappuccio Rosso&#8221;.</div>
<div></div>
<div></div>
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		<title>La yazida Nadia Murad è stata eletta &#8220;donna dell&#8217;anno&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 11:25:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160; &#160; Nadia Murad è stata eletta &#8220;donna dell&#8217;anno&#8221;: porta una testimonianza diretta del genocidio degli yazidi, etnia curda e minoranza religiosa accusata dai dogmatici sunniti di essere “adoratori del Diavolo”&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7412" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2" width="900" height="506" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nadia Murad è stata eletta &#8220;donna dell&#8217;anno&#8221;: porta una testimonianza diretta del genocidio degli yazidi, etnia curda e minoranza religiosa accusata dai dogmatici sunniti di essere “adoratori del Diavolo” e quindi senza lo status di “dhimmi”. Oggetto di attentati prima da Al Qaeda e ora da Daesh, sono considerati bottino di guerra per il lavoro forzato ma anche schiave sessuali vendute all’asta con diversi passaggi di proprietà. Si calcola che 6000 donne e bambini abbiano subito schiavitù spirituale, fisica e sessuale in uno stupro collettivo che distrugge persone, villaggi, ed anche il patrimonio culturale di città monumentali come Tadmur (Palmira),chiese cristiane, templi yazidi e i resti dell’antica civiltà assira. Sono state ritrovate ad oggi 37 fosse comuni considerate dal punto di vista giuridico come prova “sufficiente” per poter usare il termine genocidio ma a livello internazionale non si è ancora mosso niente, anzi chi scappa dalla schiavitù e dalla morte si ritrova ad affrontare un alt(r)o rischio di morte: il Mediterraneo è il confine più pericoloso. E l’Occidente deve anche imparare saper distinguere: Daesh (che secondo Nadia è funzionale a interessi territoriali e internazionali visto che alcuni l’hanno aiutato e alcuni non hanno reagito) sta applicando quello che crede essere la shariyya islamica ma il crimine non ha e non può avere religione.</p>
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		<title>Una giornata nell&#8217;agenzia di stampa delle donne curde</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2015 07:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Kurdistan, a Diyarbakir arrestata una giornalista curda La reporter Beritan Canozer è stata arrestata a Diyarbakir, nel corso di una manifestazione. Fa parte dell&#8217;agenzia di stampa JinHa, gestita interamente al femminile di Martino Seniga&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Kurdistan,<br />
a Diyarbakir arrestata una giornalista curda La reporter Beritan<br />
Canozer è stata arrestata a Diyarbakir, nel corso di una<br />
manifestazione. Fa parte dell&#8217;agenzia di stampa JinHa, gestita<br />
interamente al femminile
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di<br />
Martino Seniga (da www.rainews.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/310x0_1450343321871_curda.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/310x0_1450343321871_curda.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></p>
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Turchia,<br />
due morti negli scontri a Diyarbakir tra curdi e polizia di Martino<br />
Seniga 17 dicembre 2015. E&#8217; stata arrestata mentre cercava di svolgere<br />
il suo lavoro, raccontare quello che stava accadendo durante la<br />
manifestazione per chiedere la fine del coprifuoco nel Sur, la città<br />
vecchia di Diyarbakir. Si chiama Beritan Canözer, la giornalista<br />
dell&#8217;agenzia di stampa JinHa, all’ultimo piano di uno degli edifici<br />
più alti di Diyarbakir. Jin in curdo vuol dire donna e qui lavorano<br />
solo donne. Le giornaliste sono una decina nella “capitale” e 5 o<br />
6 dislocate in altre città del Kurdstan. Le notizie scritte in<br />
curdo, turco e inglese non raccontano solo la lotta quotidiana delle<br />
donne e degli uomini curdi in Turchia, Rojava (Siria), Iraq e Iran ma<br />
anche le storie di violenza contro le donne che arrivano da tutto il<br />
mondo. Qualche volta si trovano anche notizie positive, che<br />
raccontano i risultati ottenuti dalle donne nei campi del rispetto<br />
dei diritti umani e dell’uguaglianza. Da quando, dopo le elezioni<br />
del 6 giugno, è stato interrotto il processo di pace tra il governo<br />
turco e i rappresentanti del movimento curdo, la homepage è<br />
generalmente riempita dalle notizie dei coprifuoco e degli scontri,<br />
che da alcuni mesi caratterizzano la vita quotidiana in molti<br />
distretti del Kurdistan turco. L’attenzione delle giornaliste si<br />
concentra in particolare sui casi in cui tra le vittime dei conflitti<br />
ci sono donne e bambini.</div>
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<a href="http://3.bp.blogspot.com/-3CjaB6M63SE/VnkDgdafduI/AAAAAAAAD08/SGKLFfn7-VU/s1600/640x344_1450343066189_curda.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="215" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/640x344_1450343066189_curda.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
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Tra una<br />
notizia e l’altra scambio qualche parola con una delle<br />
collaboratrici mentre beviamo un caffè curdo nella cucina comune<br />
affianco alla redazione. Mi racconta che i proventi del lavoro<br />
dell’agenzia vengono ridistribuiti tra tutte le redattrici secondo<br />
i loro bisogni. Se una giornalista deve mantenere uno o più bambini<br />
o un genitore malato riceve un compenso maggiore di quello che va ad<br />
una single che vive con i genitori. Anche le decisioni editoriali<br />
vengono prese in modo collegiale, non c’è un direttore anche se<br />
una delle giornaliste più anziane è considerata quella con maggiore<br />
esperienza. Finisco il caffe curdo, che è sempre lo stesso caffè<br />
che i turchi chiamano caffè turco e i greci caffe greco.
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