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	<title>leggi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“Adelmo e gli altri”: confinati durante il fascismo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 13:01:46 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/adelmo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="658" height="1000" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/adelmo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17881" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/adelmo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 658w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/adelmo-197x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 197w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Quest&#8217;anno per la Giornata della Memoria ci occupiamo di confino, qualcosa di non completamente sconosciuto, ma nemmeno troppo approfondito e raccontato. Il confino, in particolare, di uomini gay durante il fascismo.<br>Molti famosi film, italiani e non, raccontano la Shoah, ma del confino c&#8217;è un breve accenno solo nel film &#8220;Una giornata<br>particolare&#8221;.<br>Il professor Cristoforo Magistro, appassionato di storia della Basilicata, ha svolto, con la collaborazione di Agedo<br>Torino, una ricerca documentaria e iconografica presso gli Archivi di Stato di Potenza e Matera.<br>Nasce cosí la mostra e poi il libro &#8220;Adelmo e gli altri&#8221;.<br>In questa intervista, l&#8217;autore, ci spiega di più a riguardo.</p>



<p><br>Come nasce il progetto e la collaborazione con Agedo?<br>Il progetto ADELMO è nato nell&#8217;ambito delle mie ricerche sui confinati in Basilicata. In particolare, sui confinati<br>comuni dei quali la ricerca storica si è occupata pochissimo. Esaminando a tappeto il ricchissimo fondo dell&#8217;Archivio di Stato di Matera loro dedicato, mi sono reso conto che c&#8217;erano moltissimi confinati per omosessualità. A quel punto ho deciso di approfondire la questione ed è nata nel 2015 la prima mostra foto-documentale fatta con mezzi modestissimi -stampe su fogli A3- esposta presso Casa Arcobaleno, la sede di Agedo Torino. Nel 2017, grazie all’interesse del Servizio LGBT del Comune di Torino, la mostra è stata trasposta su pannelli e ospitata dal Polo del Novecento di Torino e in seguito in prestigiose sedi di molte altre città. Più di quaranta ad oggi.<br>L’attenzione dedicata alla mostra da molti organi di stampa e le sollecitazioni ricevute da Agedo e da vari amici mi hanno poi indotto ad approfondire ulteriormente la ricerca e di farne il libro che ha visto la luce nel 2019 grazie all’editore Ombrecorte di Verona, è stato<br>intitolato «Adelmo e gli altri. Confinati omosessuali in Lucania» e ha avuto l’autorevole<br>prefazione di Lorenzo Benadusi, il pioniere degli studi sul tema.<br>In totale il libro presenta oltre quaranta casi, più di quelli ospitati nell’arcicelebrata San Domino, l’isola dei femminielli. Rivendico a suo merito l’aver dimostrato che la popolazione dei paesini lucani, per tanti versi fra le più arretrate d’Italia, accolse fraternamente i<br>confinati omosessuali. Come, verosimilmente, avrebbero fatto dovunque, a dimostrazione<br>del fatto che, come sempre, la gente ha più testa e più cuore di chi la governa.</p>



<p><br>Cosa puoi dirci del confino?<br>Il confino fu la misura che rese evidente agli occhi di tutti la natura dittatoriale del regime<br>fascista. Nel 1931 l&#8217;Enciclopedia Treccani ne dava la seguente definizione:<br>A differenza delle sanzioni penali vere e proprie, il confino non richiede una responsabilità giudizialmente accertata per fatti considerati dalla legge come reati, ma soltanto una condotta tale da produrre un pericolo effettivo alla sicurezza pubblica o all&#8217;ordine politico, e<br>tale da consigliare l&#8217;autorità a togliere il soggetto pericoloso dal luogo della sua residenza e sottoporlo a particolare vigilanza per un periodo di tempo che può variare da uno a cinque anni.<br>Grazie a questo “capolavoro” il regime si assicurò il “rispetto”, dettato dalla paura, di tutti gli italiani poiché come ebbe a dire con la consueta lucidità Emilio Lussu: il pericolo di esservi mandati sovrasta su tutti. Esso rende al fascismo molto più che non la stessa pena inflitta. La pena è per pochi, la minaccia è per tutti. La legge specifica parecchie categorie di avversari del Regime che possono essere condannati al confino. E’ uno svago puramente didascalico. Il fatto è che vi possono essere mandati tutti, perché non solo la legge, ma la stessa interpretazione della legge, è rivoluzionaria. […] Ciò che conta non è il testo della legge scritta, ma la possibilità di applicarla quando più piaccia.<br>La sua istituzione, nel novembre del 1926, diede luogo in ogni provincia alla creazione di una speciale commissione presieduta dal prefetto che con criteri discrezionali emanava ordinanze di condanne variabili da uno a cinque anni. Mussolini considerava il confino un modo “molto intelligente” per fare repressione e, parlandone alla Camera, nel maggio del 1927, sostenne:<br>Non è terrore, è appena rigore. E forse nemmeno: è igiene sociale, profilassi nazionale: si levano dalla circolazione questi individui come un medico toglie dalla circolazione un infetto.<br>Uno dei morbi che il suo programma di profilassi doveva combattere era l&#8217;omosessualità, qualcosa che si situava fra malattia e vizio e di cui era meglio non parlare. Nell&#8217;Italia fascista, che della virilità aveva fatto un mito, ufficialmente non esisteva e quindi fare una legge che la punisse avrebbe significato ammettere che le cose stavano diversamente.<br>Negata a parole l&#8217;omosessualità, si rendeva però necessario nascondere gli omosessuali.<br>In qualche caso si cercò di &#8220;curarli&#8221; chiudendoli in manicomio, ma la cura costava e gli esiti erano assai incerti. Ci si accontentò allora di isolarli per prevenire il “contagio che da essi poteva venire e di renderli invisibili ai più mandandoli in località isolate. Non con l&#8217;accusa di<br>omosessualità, che dal codice fascista non era contemplata come reato, ma di essere moralmente e socialmente pericolosi per l&#8217;integrità della stirpe e la tutela della razza.</p>



<p><br>Nella mostra non ci sono esperienze di donne, perché?<br>La mostra non riporta casi di omosessualità femminile perché dalla mia ricerca, e anche da quelle condotte da altri sul campionario nazionale conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, non ne sono emersi. D’altronde va considerato che l’omosessualità femminile dava molto meno nell’occhio e in definitiva questo era ciò che al regime interessava di più.<br>Riguardo alla loro scarsa visibilità si pensi solo al fatto che le donne omosessuali, le tribadi come erano chiamate dai raffinati, non si prostituivano in luoghi pubblici.<br>Tra le storie presentate nella mostra è presente solo quella di una donna in quanto tenutaria di un bordello che consentiva incontri tra persone dello lo stesso sesso e non come persona omosessuale.</p>



<p><br>Ci sono libri o film sull&#8217;argomento che si possono suggerire ai lettori?</p>



<p>A chi voglia studiare seriamente la questione, suggerirei due classici imprescindibili. Il libro di Lorenzo Benadusi intitolato “Il nemico dell’uomo nuovo” (Feltrinelli, 2005) e il film “Una giornata particolare” di Ettore Scola. A tutt’oggi, a mio avviso, non è stato fatto di meglio.<br>Il progetto ha avuto un certo successo. </p>



<p>Attualmente dove troviamo la mostra?<br>Attualmente la mostra, in occasione della Giornata della Memoria, è esposta a Frosinone e a Pesaro. Prossimamente a Siracusa.</p>



<p><br>Ringraziamo il professor Magistro e alla prossima intervista!</p>
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		<title>“In difesa dei difensori”: una guida pratica</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2024 08:52:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/01/aerial-193361_1280.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-54050"/></figure>



<p>Pubblicata inizialmente a marzo 2023 dalla&nbsp;<a href="https://fr.boell.org/it/2024/01/09/difesa-dei-difensori?utm_source=rss&utm_medium=rss">fondazione Heinrich-Böll-Stiftung</a>, la guida è ora disponibile in italiano grazie ad ASGI. Questo documento, che include una sezione sulla criminalizzazione della solidarietà in Italia e gli strumenti per contrastarla, è un’importante risorsa per coloro che si impegnano a proteggere i diritti dei migranti.</p>



<p>L’obiettivo principale della guida è fornire un supporto pratico ai difensori dei diritti dei migranti, coloro che promuovono i diritti umani occupandosi specificatamente delle persone in movimento. Questo strumento è essenziale in un’epoca in cui la migrazione è spesso rappresentata come una minaccia e il lavoro dei difensori dei diritti umani diventa sempre più pericoloso.</p>



<p>Non tutti coloro che lavorano nel campo dei diritti umani, tuttavia hanno possibilità di accesso e conoscenza delle risorse necessarie per difendersi da chi si oppone a quanti scelgono la solidarietà. Da qui la necessità di uno strumento che ne promuova la conoscenza.</p>



<p>La guida è stata sviluppata&nbsp;<a href="https://borderviolence.eu/reports/in-defence-of-defenders/?utm_source=rss&utm_medium=rss">basandosi sul lavoro iniziale del Border Violence Monitoring Network</a>&nbsp;che ha svolto delle ricerche sui possibili meccanismi legali, istituzionali e informali da mettere in atto o vagliare nei casi di criminalizzazione dei difensori dei diritti umani. Successivamente, tra luglio e novembre 2023, ASGI ha elaborato la parte sul contesto italiano, concentrandosi sia sulla criminalizzazione realizzata attraverso lo strumento penale, che sulle misure amministrative introdotte nel sistema italiano negli anni più recenti, oltre a tradurre dall’inglese la prima parte concernente l’ordinamento internazionale ed europeo.</p>



<p>I difensori dei diritti dei migranti, nel contesto europeo, sono stati oggetto di un numero crescente di atti di criminalizzazione negli ultimi anni, in Italia soprattutto a partire dal 2017. La criminalizzazione di chi agisce in solidarietà o aiuto delle persone in movimento è stata realizzata, in Italia, in un primo momento attraverso il ricorso al diritto penale e poi tramite la compresenza di misure penali e amministrative: si è verificato un fenomeno di (con)fusione tra i due piani che gli studiosi hanno da tempo etichettato con il nome di crimmigration.</p>



<p>Inoltre, in Italia si è assistito ad un accanimento contro le attività di soccorso nel Mediterraneo. Ciò ha suscitato l’attenzione e le critiche di organismi ONU impegnati a proteggere i Difensori dei diritti umani. Non sono mancati i procedimenti penali avviati anche nei confronti di attivisti e volontari che hanno supportato le persone in movimento mentre si trovavano già sul territorio.</p>



<p>Dal 2017 fino al momento attuale, si è assistito alla costruzione di un processo di criminalizzazione delle ONG impegnate nel soccorso in mare fondato sulla compresenza di diversi fattori: l’aumento dei procedimenti penali nei confronti di membri dell’equipaggio, l’adozione di misure amministrative volte a limitare l’operato delle ONG (dal Codice delle ONG del 2017 alle sanzioni amministrative introdotte nel 2018 e nel 2023), e la promozione di una narrazione mediatica e politica in cui gli attori umanitari sono accostati a trafficanti e organizzazioni criminali. Al tempo stesso, non sono mancati i procedimenti penali avviati anche nei confronti di attivisti e volontari che hanno supportato le persone in movimento mentre si trovavano già sul territorio: emblematici sono i casi di Roma, Udine e Ventimiglia.</p>



<p>Esplorando le possibili azioni di advocacy e gli strumenti di protezione per i difensori dei diritti umani nei casi di criminalizzazione, tenendo conto della portata di possibili repressioni e discriminazioni e delle varie forme che queste possono assumere, la guida rappresenta un’importante risorsa per coloro che si impegnano a proteggere i diritti dei migranti.</p>



<p>“In un’epoca in cui la migrazione è frequentemente rappresentata come una minaccia, è essenziale ribadire la dignità e i diritti di chi si sposta. Il lavoro dei difensori dei diritti umani, in questo contesto, diventa sempre più vitale, ma anche sempre più pericoloso.” – Marc Berthold, Direttore Heinrich-Böll-Stiftung Parigi, Francia e Italia e Lorenzo Trucco, Presidente ASGI APS</p>



<ul><li><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/02/asgi-toolkit-imp-def.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">In difesa dei difensori: Guida pratica ai mezzi legali e agli strumenti di advocacy per chi difende i diritti umani in Europa</a>&nbsp;(IT)</li><li><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/02/In-Defence-Of-Defenders.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">In Defence of Defenders: A practical guide to legal means and advocacy tools for criminalised Human Rights Defenders in Europe</a>&nbsp;(EN)</li></ul>
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		<title>In netto aumento il numero dei lavoratori irregolari di origine straniera</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Aug 2024 09:21:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Indagine Amsi-Uniti per Unire: in netto aumento negli ultimi 5 anni i numeri dei lavoratori irregolari di origine straniera. Il 50,4% nel settore agricolo, il 49,5% nell’edilizia il 30,6% nell’industria, nel settore terziario il&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="620" height="340" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17668" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></figure></div>



<p><strong>Indagine Amsi-Uniti per Unire: in netto aumento negli ultimi 5 anni i numeri dei lavoratori irregolari di origine straniera. Il 50,4% nel settore agricolo, il 49,5% nell’edilizia il 30,6% nell’industria, nel settore terziario il 29,3% e nella sanità il 28,2%. La metà di essi vive situazioni di sfruttamento e schiavitù.</strong></p>



<p><strong>Foad Aodi: l’85% dei cittadini di origine straniera, pur di sopravvivere e di non perdere un lavoro, anche se irregolare e clandestino, decidono loro malgrado di non denunciare. Basta ad una politica capace solo di dare vita a promesse vane, che finiscono con il trasformarsi in boomerang sulla pelle di centinaia e centinaia di esseri umani.</strong></p>



<p>Accanto alla delicata e sempre attuale questione della Salute e alla necessità, da parte delle politiche, di dare finalmente una svolta ai sistemi sanitari mondiali, incentrando prima di tutto la tanto attesa ricostruzione sulla valorizzazione dei professionisti, è da sempre, il tema dell’immigrazione, a caratterizzare le lotte e le battaglie di Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, accanto a Umem, Unione Medica Euromediterranea e Co- mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, nell’ambito del Movimento Internazionale Trans Culturale Uniti per Unire.</p>



<p>Integrazione, discriminazione, lavoro nero, sfruttamento degli esseri umani: sono tante le questioni di cui queste associazioni, incentrate sulla delicata realtà degli uomini e donne di origine straniera, sui loro diritti, sulle loro necessità quotidiane, si occupano sin dalla loro nascita.</p>



<p>Portavoce e promotore di convegno, campagne stampa, denunce, indagini con statistiche costantemente aggiornate, è il Prof. Foad Aodi, la cui attività, dal lontano anno 2000, ha condotto ad una media di 25 interventi giornalieri tra interviste e citazioni, con la “buona comunicazione”, costruita sui fatti e sulle ricerche attendibili, che diventa lo strumento per informare i cittadini e per provare a scuotere la politica.</p>



<p>Ecco allora il nuovo reportage incentrato su immigrazione, sanità e lavoro, costruito da Amsi, che purtroppo, almeno per quanto riguarda l’Italia, ma sappiamo che la realtà in Europa non è assai diversa, apre la strada ad un quadro davvero desolante.</p>



<p>«Da 20 anni, ormai, assistiamo, esordisce Foad Aodi, a strumentalizzazioni intollerabili sulla pelle dei migranti, dove la causa dei soggetti più fragili diventa, ahimè, oggetto di interesse della politica solo durante le campagne elettorali, per poi finire di nuovo, sistematicamente, nel buio tunnel del dimenticatoio.</p>



<p>Lo dimostrano del resto le cifre delle discriminazioni, degli abusi, i numeri dei lavoratori irregolari, la povertà, la mancata integrazione e soprattutto l’elevata percentuale di incidenti sul lavoro e decessi.</p>



<p>La politica italiana ed europea non fanno abbastanza per l’integrazione, non si mostrano capaci di combattere fino in fondo quelle piaghe, i cui effetti sono davanti ai nostri occhi ogni giorno.</p>



<p>Si può ancora consentire ad un essere umano di essere sfruttato con viaggi della disperazione, che durano mesi, su imbarcazioni fatiscenti, dove il più delle volte uomini, donne e bambini perdono la vita?</p>



<p>Per raggiungere poi quale obiettivo? Rimanere a vivere in Italia come clandestini e essere sfruttati nell’agricoltura e nell’edilizia con paghe disumani, per poi non avere diritto nemmeno a un contratto di lavoro e a una morte drammatica in caso di incidente?</p>



<p>Certo nessun genitore italiano, nessun padre, nessuna madre, nessuna sorella o fratello, si augurerebbe mai che il proprio caro, in partenza per l’estero allo scopo di coltivare il proprio sogno di vita, finisse in un incubo del genere e dovesse subire questo trattamento disumano.</p>



<p>Dove sono le regole? Dove sono le risposte concrete che attendiamo da tempo?».</p>



<p>Ecco allora, fa notare Aodi, che la luce sulle tragedie nei luoghi di lavoro dove dominano irregolarità e abusi ai danni dei cittadini stranieri, come in un film già visto, si accendono solo per pochi giorni, flebili, fioche, per poi spegnersi dopo pochissimo tempo, lasciando che tutto si aggravi e peggiori.</p>



<p>Dichiarazioni di facciata, frasi commosse che dovrebbero colpire la nostra attenzione, accuse reciproche che non mancano mai: ecco cosa fa la nostra politica ogni volta!</p>



<p>Ma quell’uomo con gli arti tranciati, sanguinante, abbandonato morente davanti ad una baracca di 5 metri quadrati in cui viveva, non tornerà indietro, mentre chi siede nei posti di potere dal giorno successivo alla sua tragica fine si concentrerà su ben altri argomenti, mentre domani avverranno, nel silenzio assoluto, altri incidenti e altri decessi.</p>



<p>Sia chiaro che la piaga dei decessi sul luogo di lavoro coinvolge anche gli operai regolarizzati, i cittadini italiani, ma merita un discorso a parte chi è costretto a lavorare con paghe disumane, ore e ore, sotto il sole, minato nel fisico e nella serenità, per un tozzo di pane.</p>



<p>Per arrivare a cosa poi? A finire i suoi giorni in un tritaerba, che mette fine per sempre alla sua esistenza.</p>



<p>«A quanti, fa notare Aodi, piace una Italia così? A noi di certo no!</p>



<p>Da parte nostra, alla luce delle tragedie che ogni giorno sono davanti ai nostri occhi, abbiamo il dovere di continuare le nostre battaglie su due binari.</p>



<p>Da una parte continueremo a sostenere che occorre arginare l’esodo indiscriminato di esseri umani che giungono in Europa da irregolari, ad esempio da continenti Africa, senza un titolo di studio, senza un percorso regolare, incentivando invece l’economia, la sanità, l’istruzione, nel loro paese di origine, con la cooperazione internazionale.</p>



<p>Dall’altra parte abbiamo bisogno di nuove leve, di professionisti stranieri qualificati forti di un solido titolo di studio, dal momento che rappresentano sempre una risorsa da valorizzare, così come occorre combattere la discriminazione nei confronti dei professionisti che, vivendo già da anni in Italia, si sono integrati e rappresentano competenze e qualità umane, in particolar modo nel settore sanitario». &nbsp;</p>



<p>Ed eccole allora le allarmanti indagini di Amsi sui numeri dei lavoratori irregolari di origine straniera, sulla base degli ultimi 5 anni.</p>



<p>Il 50,4% nel settore agricolo, il 49,5% nell’edilizia il 30,6% nell’industria, nel settore terziario il 29,3%.</p>



<p>I casi di vero e proprio sfruttamento sono all’ordine del giorno, com abusi, incidenti, paghe disumane: ecco allora il 20,2% nell’agricoltura, nell’edilizia il 19,8%, nell’industria il 16%, nel terziario il 19,7%.</p>



<p>Non viene risparmiato dalla piaga del lavoro irregolare il mondo della sanità, al quinto posto assoluto, con professionisti costretti a impieghi senza contratto soprattutto nella fase in cui arrivano nel nostro Paese, anche forti di un titolo di studio, ma sono in attesa del riconoscimento della loro qualifica. Le percentuali in questo caso sono 28,2% di irregolari e 17% di sfruttamento, in particolar modo per neolaureati e neospecializzati, sotto la minaccia di togliere loro il lavoro visto che non sono iscritti agli ordini.&nbsp;</p>



<p>Non dimentichiamo che l’85% dei cittadini di origine straniera, pur di sopravvivere e di non perdere un lavoro, anche se irregolare e clandestino, decidono loro malgrado di non denunciare.&nbsp;</p>



<p>Aodi, con queste percentuali allarmanti, mette davanti agli occhi della collettività l’inefficacia delle leggi e soprattutto l’inefficienza dei tanti Governi che si sono succeduti in questi anni, tutti rivelatesi fallimentari, al di là del colore politico, fallendo clamorosamente in termini di formazione, prevenzione e attività legislativa, con norme che alla fine si sono rivelate deboli o addirittura controproducenti. Abusi e discriminazioni, umani ed economici, sono all’ordine del giorno, senza dimenticare gli abusi sessuali ai danni delle donne.&nbsp;</p>



<p>Nel settore sanitario ai primi posti tra le professioniste più sfruttate ci sono i settori di fisioterapia e ortopedia.</p>



<p>«La Bossi Fini, fa notare Aodi, è ormai una norma superata. Si deve lavorare su un alveo di leggi costruite su diritti e doveri, senza però trascurare mai l’aspetto della solidarietà e della tutela degli esseri umani, in particolar modo dei soggetti più deboli come donne e bambini.</p>



<p>Dove è la Ius Soli ovvero diritto alla cittadinanza acquisita per chi nasce da noi, dove sono i pediatri per i bambini irregolari, dove è l’abolizione dell’obbligo della cittadinanza per i professionisti sanitari che vogliono prendere parte ai nostri concorsi?».</p>



<p>E allora Amsi e Uniti per Unire, attraverso la voce del Prof. Aodi, una volta per tutte dicono basta ad una politica capace solo di dare vita a promesse vane, che finiscono con il trasformarsi in boomerang sulla pelle di centinaia e centinaia di esseri umani.</p>



<p>Così il Prof. Foad Aodi è Esperto in Salute Globale, Presidente di Amsi, Co-Mai e del Movimento Uniti per Unire, nonché Docente di Tor Vergata, membro del Registro Esperti della Fnomceo dal 2002, già 4 volte Consigliere dell’Ordine dei medici di Roma, nonché Direttore Sanitario del Centro Medico Iris Italia e Membro del Comitato Direttivo AISI.</p>
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		<title>Say his name: TOOMAJ SALEHI !</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2024 11:11:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Barbara Raccuglia Continuano a Milano le proteste contro le barbarie inflitte da Ali Khamenei ed Ebrahim Raisi sul popolo iraniano, che si sta ribellando a circa 50 anni di violenze e leggi coercitive.Consapevoli&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://mail.google.com/mail/u/0?ui=2&amp;ik=9b3c4fb47e&amp;attid=0.1&amp;permmsgid=msg-f:1799601418889100879&amp;th=18f977f4ae2c7e4f&amp;view=fimg&amp;fur=ip&amp;sz=s0-l75-ft&amp;attbid=ANGjdJ9l1-epaDi0Zx0h0yMit9ZbQvyMbgpObhTPSLjU9TJtDNJ9wPWXL_JA1aHglWOUCLThm0N8kgUS4JOp2MbRZXtOljZHumLWvC8j9KTqKmo7dUIdcoieZfcPgC4&amp;disp=emb&amp;realattid=ii_18f96dcfa27cb971f161&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p></p>



<p>Di Barbara Raccuglia</p>



<p></p>



<p>Continuano a Milano le proteste contro le barbarie inflitte da Ali Khamenei ed Ebrahim Raisi sul popolo iraniano, che si sta ribellando a circa 50 anni di violenze e leggi coercitive.<br>Consapevoli del rischio di cadere in pene severe, come la morte per impiccaggione, gli attivist* non si fermano.</p>



<p>Piccoli grandi atti di coraggio, azioni nonviolente e dimostrative: c&#8217;è chi si mette a ballare per le strade di Teheran, senza velo &#8230; chi mira a far cadere i turbanti dei passanti, con un simpatico schiaffetto&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=rwT2-VyEIpQ&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.youtube.com/watch?v=rwT2-VyEIpQ&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;&#8230; e poi c&#8217;è chi scrive canzoni&#8230; come&nbsp;&nbsp;TOOMAJ SALEHI.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://mail.google.com/mail/u/0?ui=2&amp;ik=9b3c4fb47e&amp;attid=0.2&amp;permmsgid=msg-f:1799601418889100879&amp;th=18f977f4ae2c7e4f&amp;view=fimg&amp;fur=ip&amp;sz=s0-l75-ft&amp;attbid=ANGjdJ8tAdT_wOQfOjr8rXjNybIq4swUpaov72tKGzhQRA76VACi7HRy_ZKfLspv-BOgU7nkRmLQuBnMj-a1lL35JhURWMMQPYu8CMlk6Um1eNjzONXKrOj8UBo9BGg&amp;disp=emb&amp;realattid=ii_18f96dcfa27cb971f162&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p><br>Toomaj, è un cantante rapper iraniano di 34 anni, noto principalmente per le sue canzoni di protesta riguardanti le questioni sociali dell&#8217;Iran e le politiche del suo governo. E’ stato purtroppo arrestato, e condannato a morte, con le accuse di &#8220;insulto all&#8217;autorità suprema&#8221;, di fare propaganda contro il regime, e per aver partecipato a delle proteste nel 2022, insieme ad altri compagn* del movimento Donna Vita Libertà.</p>



<p>Domenica 19 maggio ci siamo trovate/i in piazza Cordusio, a Milano, per raccontare alla gente di Toomaj, di Saman Yasin, Mahsa Amini, Sousan Hasanzadeh, Parkhshan Azizi .. (per citarne alcuni..), dei tanti/e che stanno subendo ingiustizie e torture&#8230; Per far conoscere la vera storia dell&#8217;Iran, viva di Anime coraggiose, pronte a donarsi completamente in virtù di un importante cambiamento politico. </p>



<p>Che non siano mai invane, le morti, di una generazione che sta gettando le basi oggi per una democrazia del domani.</p>



<p>Ho visto alcuni passanti commuoversi o fare domande. </p>



<p>Mentre Rayane Tribazi (nota attivista per Jin, Jîyan, Azadî‎, ژن، ژیان، ئازادی‎), parlava col microfono di quanto sopra, una donna ha ripetutamente portato la mano sul suo cuore, per poi rivolgerla verso di noi quasi a manifestare la sua solidarietà verso il movimento. Ho visto tre adolescenti di etnia araba inginocchiarsi e porgere un bacio con la mano sulla foto di Toomaj.</p>



<p>Chiudo questo breve resoconto, con le parole di Leyla Mandrelli (nota attivista, nella città di Milano): <em>Toomaj è l&#8217;incarnazione di chi non vuole più questa dittatura che ha puntato per 44 anni sulla divisione, sul separare il popolo iraniano allontanando i centri urbani dalle periferie,le popolazioni nomadi da quelle stanziali,le donne dagli uomini,le donne credenti e osservanti della religione per scelta, da quelle che le regole imposte dalla religione obbligatoria non le vogliono. Un Regime che ha voluto dividere le tante etnie, le tante lingue locali parlate in Iran, le tante confessioni religiose, tra cui anche quella di chi non crede in nessun dio. Un Regime che ha  spaccato i ceti sociali in povertà e ricchezza. </em></p>



<p><em>Toomaj incarna l&#8217;unità. L&#8217;unità nelle sue molteplici differenze positive. Toomaj incarna la bellezza del coraggio,la forza del superare la paura,la determinazione nel volersi riprendere la libertà,la consapevolezza che la lotta si fa esponendosi, pagando in prima persona. Toomaj è l&#8217;Iran e l&#8217;Iran è Toomaj. Per questo è soprannominato il figlio dell&#8217;Iran. Ogni iraniano che sia tale, che abbia dunque una coscienza, non può dimenticare Toomaj perché Toomaj non ha mai dimenticato ogni singolo iraniano. Per noi ha lottato e paga con le sue parole musicate e le sue azioni vissute.</em></p>



<p><em>Grazie, caro Toomaj, Toomaj e Aziz. UNITI SIAMO FIUMI, SIAMO IL MAREETTEHADE ROOD HAIMDARYAIM</em></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Iran, la nuova protesta è il «lancio del turbante» dei religiosi" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/rwT2-VyEIpQ?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Arrivi a Lampedusa: Solidarietà e resistenza di fronte alla crisi dell’accoglienza in Europa!</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Sep 2023 12:15:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello: In seguito all’arrivo di un numero record di persone in movimento a Lampedusa, la società civile esprime la sua profonda preoccupazione per la&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/09/23/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/">Arrivi a Lampedusa: Solidarietà e resistenza di fronte alla crisi dell’accoglienza in Europa!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="678" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17168" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello: </p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>In seguito all’arrivo di un numero record di persone in movimento a Lampedusa, la società civile esprime la sua profonda preoccupazione per la risposta degli Stati europei in materia di sicurezza, per la crisi dell’accoglienza e ribadisce la sua solidarietà alle persone in movimento che arrivano in Europa.</em>&nbsp;</p></blockquote>



<p>Oltre 5.000 persone e 112 imbarcazioni: è questo il numero di arrivi registrati sull’isola italiana di Lampedusa martedì 12 settembre. Le imbarcazioni, la maggior parte delle quali arrivate autonomamente, provenivano dalla Tunisia o dalla Libia. In totale, dall’inizio dell’anno sono giunte sulle coste italiane oltre 118.500 persone, quasi il doppio rispetto alle 64.529 registrate nello stesso periodo del 2022<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-1-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>1</sup></a>. L’accumulo di numeri non ci deve far dimenticare che, dietro ogni numero, c’è un essere umano, una storia individuale e che le persone continuano a perdere la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa.</p>



<p>Sebbene Lampedusa sia da lungo tempo una destinazione per le imbarcazioni di centinaia di persone che cercano rifugio in Europa, le strutture di accoglienza dell’isola sono carenti. Martedì, il salvataggio caotico di un’imbarcazione ha causato la morte di un bambino di 5 mesi, caduto in acqua e immediatamente annegato, mentre decine di imbarcazioni continuavano ad attraccare nel porto commerciale. Per diverse ore, centinaia di persone sono rimaste bloccate sul molo, senza acqua né cibo, prima di essere trasferite nell’hotspot di Lampedusa.</p>



<p>L’hotspot, un centro di primo filtro dove le persone appena arrivate vengono tenute lontane e separate dalla popolazione locale e pre-identificate prima di essere trasferite sulla terraferma, con i suoi 389 posti, non ha alcuna capacità di accogliere dignitosamente le persone che arrivano quotidianamente sull’isola. Da martedì, il personale del centro è stato completamente sopraffatto dalla presenza di 6.000 persone. Alla Croce Rossa e al personale di altre organizzazioni è stato impedito di entrare nella struttura per “motivi di sicurezza”.</p>



<p>Giovedì mattina, molte persone hanno iniziato a fuggire dall’hotspot saltando le recinzioni a causa della situazione disumana che si stava vivendo. Nel frattempo, di fronte all’incapacità delle autorità italiane di fornire un’accoglienza dignitosa, la solidarietà locale ha preso il sopravvento. Molti abitanti si sono mobilitati per organizzare distribuzioni di cibo per coloro che si sono rifugiati in città<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-2-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>2</sup></a>[.</p>



<p>Inoltre, diverse organizzazioni stanno denunciando la crisi politica in Tunisia e l’emergenza umanitaria nella città di Sfax, da cui parte la maggior parte dei barconi per l’Italia. In questo momento circa 500 persone dormono in piazza Beb Jebli, senza quasi nessun accesso a cibo e assistenza medica<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-3-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>3</sup></a>. La maggior parte è stata costretta a fuggire da Sudan, Etiopia, Somalia, Ciad, Eritrea o Niger. Dopo le dichiarazioni razziste del presidente della Tunisia, Kais Saied, molti migranti sono stati espulsi dalle loro case e dai loro posti di lavoro<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-4-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>4</sup></a>. Altri sono stati deportati nel deserto, dove alcuni sono morti di sete.</p>



<p>Mentre queste deportazioni di massa sono in corso e la situazione a Sfax continua a deteriorarsi, l’UE ha concordato tre mesi fa un nuovo accordo sulla migrazione con il governo tunisino, al fine di cooperare “in modo più efficace sulla migrazione”, sulla gestione delle frontiere e sulle misure “anti-contrabbando”, con una dotazione di oltre 100 milioni di euro. L’UE ha accettato questo nuovo accordo con piena consapevolezza delle atrocità compiute dal governo tunisino, compresi gli attacchi perpetrati dalle guardie costiere tunisine alle imbarcazioni dei migranti<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-5-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>5</sup></a>.</p>



<p>Nel frattempo, osserviamo con preoccupazione come i diversi governi europei stiano chiudendo le porte e non rispettino le leggi sull’asilo e i più elementari diritti umani. Mentre il ministro degli Interni francese ha annunciato l’intenzione di rafforzare i controlli alla frontiera italiana, anche diversi altri Stati membri dell’UE hanno dichiarato di voler chiudere le porte. Ad agosto, le autorità tedesche hanno deciso di interrompere i processi di selezione dei richiedenti asilo che arrivano in Germania dall’Italia nell’ambito del “meccanismo di solidarietà volontaria”<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-6-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>6</sup></a>.</p>



<p>Invitata domenica a Lampedusa dalla primo ministro Meloni, la presidente della Commissione europea Von der Leyen ha annunciato un piano d’azione in 10 punti che conferma questa risposta securitaria<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-7-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>7</sup></a>. Rafforzare i controlli in mare a discapito dell’obbligo di soccorso, aumentare il ritmo delle espulsioni ed intensificare il processo di esternalizzazione delle frontiere… tutte vecchie ricette che l’Unione europea attua da decenni e che si sono rivelate fallimentari, oltre ad aggravare la crisi della solidarietà e la situazione delle persone in movimento.</p>



<p>Le organizzazioni sottoscritte chiedono un’Europa aperta e accogliente e sollecitano gli Stati membri dell’UE a fornire percorsi sicuri e legali e condizioni di accoglienza dignitose. Chiediamo che vengano presi provvedimenti urgenti a Lampedusa e che vengano rispettate le leggi internazionali che tutelano il diritto d’asilo. Siamo sconvolti dalle continue morti in mare causate dalle politiche di frontiera dell’UE e ribadiamo la nostra solidarietà alle persone in movimento!</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Firmatari</h2>



<p>Afrique-Europe-Interact</p>



<p>Alarme Phone Sahara (APS)</p>



<p>Alarme Phone Sahara – Mali</p>



<p>Alternative Espaces Citoyen – Niger</p>



<p>Anafé (association nationale d’assistance aux frontières pour les personnes étrangères)</p>



<p>Another Europe is Possible</p>



<p>ARCOM – association des réfugiés et communautés migrantes au Maroc</p>



<p>Are You Syrious?</p>



<p>Associazione studi giuridici sull’immigrazione (ASGI)&nbsp;</p>



<p>Association AFRIQUE INTELLIGENCE</p>



<p>Association Beity</p>



<p>Association d’aide des Migrants en Situation Vulnérable (AMSV) Oujda / Maroc</p>



<p>Association des Etudiants et Stagiaires Africains en Tunisie (AESAT)</p>



<p>Association Féministe Tanit</p>



<p>Association Lina Ben Mhenni</p>



<p>Association de solidarité avec les travailleurS/euses immigré.es (ASTI) des Ulis / France</p>



<p>Association pour la promotion du droit à la différence (ADD)</p>



<p>Association pour les Migrants-AMI, Nîmes, France</p>



<p>Association Sentiers-Massarib</p>



<p>Association Tunisienne de défense des libertés individuelles (ADLI)</p>



<p>Association Tunisienne pour les droits et les libertés (ADL)</p>



<p>Aswat Nissa</p>



<p>Avocats Sans Frontières (ASF)</p>



<p>Association Damj&nbsp;</p>



<p>BELREFUGEES, Plateforme Citoyenne / Belgium</p>



<p>borderline-europe- Menschenrechte ohne Grenzen</p>



<p>Boza Fii – Sénégal&nbsp;</p>



<p>CCFD-Terre Solidaire&nbsp;</p>



<p>CGTM Mauritanie</p>



<p>Chkoun Collective</p>



<p>Coalition des Associations Humanitaires de Médenine</p>



<p>Collectif Droit de Rester, Lausanne</p>



<p>Comité de Vigilance pour la Démocratie en Tunisie – Belgique</p>



<p>Comité pour le respect des libertés et des droits de l’homme en Tunisie (CRLDHT)</p>



<p>CompassCollective</p>



<p>Connexion</p>



<p>Damj l’association tunisienne de la justice et légalité</p>



<p>DZ Fraternité</p>



<p>Emmaüs Europe</p>



<p>European Alternatives&nbsp;</p>



<p>Fédération des tunIsiens citoyens des deux rives (FTCR)&nbsp;</p>



<p>Groupe de Recherche et d’Actions sur les Migrations (GRAM), Bamako / Mali</p>



<p>Groupe d’information et de soutien des immigré.e.s (Gisti)</p>



<p>iuventa-crew</p>



<p>Jeunesse Nigérienne au service du Développement Durable (JNSDD) – Agadez / Niger</p>



<p>Komitee für Grundrechte und Demokratie e.V.</p>



<p>La Cimade&nbsp;</p>



<p>La coalition tunisienne contre la peine de la mort</p>



<p>LasciateCIEntrare&nbsp;</p>



<p>Ligue Algérienne pour la Défense des Droits de l’Homme (LADDH)</p>



<p>Ligue des droits de l’Homme (LDH) – France</p>



<p>Ligue tunisienne des droits de l’homme (LTDH)</p>



<p>Maldusa</p>



<p>medico international&nbsp;</p>



<p>MEDITERRANEA Saving Humans</p>



<p>Mem.med:mémoire Méditerranée&nbsp;</p>



<p>Migrants’ Rights Network</p>



<p>migration-control.info project</p>



<p>Migreurop</p>



<p>MV Louise Michel</p>



<p>Paris d’Exil</p>



<p>Pro-Asyl</p>



<p>Push-Back Alarm Austria</p>



<p>r42-SailAndRescue</p>



<p>Refugees in Libya&nbsp;</p>



<p>Refugees in Tunisia&nbsp;</p>



<p>ResQ – People Saving People&nbsp;</p>



<p>RESQSHIP</p>



<p>Salvamento Marítimo Humanitario (SMH)</p>



<p>Sea-Watch</p>



<p>Seebrücke – Schafft sichere Häfen&nbsp;</p>



<p>Solidarité sans frontières (Sosf)&nbsp;&nbsp;</p>



<p>SOS Balkanroute</p>



<p>SOS Humanity</p>



<p>Statewatch</p>



<p>Tunisian Forum for Social and Economic Rights (FTDES)&nbsp;</p>



<p>Union des travailleurs immigrés tunisiens (UTIT)</p>



<p>United4Rescue&nbsp;</p>



<p>Vivre Ensemble |&nbsp;<a href="https://asile.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss">asile.ch</a></p>



<p>Watch the Med Alarm Phone&nbsp;</p>



<p>Welcome to Europe network&nbsp;</p>



<p>Zusammenland gUG/ MARE*GO</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Note:</h2>



<ol><li>Reuters,&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/europe/italys-lampedusa-island-hit-with-record-migrant-arrivals-2023-09-12/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Italy’s Lampedusa island hit with record migrant arrivals”</a>, 12 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-1-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Maldusa, “<a href="https://www.maldusa.org/l/lampedusas-hotspot-system-from-failure-to-nonexistence/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lampedusa’s Hotspot System: From Failure to Nonexistence</a>”, 14 septembre 2023<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-2-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Déclaration “<a href="https://euromedrights.org/publication/urgence-humanitaire-au-gouvernorat-de-sfax-la-societe-civile-tire-la-sonnette-dalarme-face-a-une-situation-inacceptable/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Urgence humanitaire au Gouvernorat de Sfax : la société civile tire la sonnette d’alarme face à une situation inacceptable</a>”,&nbsp;14 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-3-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Migration-control.info-project, “<a href="https://migration-control.info/en/blog/mass-deportations-and-eu-externalisation-in-tunisia-overview-press-review-and-critics/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mass deportations and EU externalisation in Tunisia: Press Review and Critics</a>“, 2 août 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-4-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Alarm Phone, “<a href="https://alarmphone.org/en/2022/12/19/deadly-policies-in-the-mediterranean/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deadly policies in the Mediterranean: Stop the shipwrecks caused off the coast of Tunisia</a>“, December 19, 2022.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-5-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>La Repubblica, “<a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2023/09/12/news/migranti_da_berlino_stop_ad_accoglienza_dei_richiedenti_asilo_dallitalia-414254801/?ref=RHLF-BG-I414254188-P2-S1-T1&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Migranti, da Berlino stop ad accoglienza dei richiedenti asilo dall’Italia</a>“, 12 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-6-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Commissione europea, “<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_23_4502?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Press statement by President von der Leyen with Italian Prime Minister Meloni in Lampedusa</a>“, 17 settembre 2023<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-7-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li></ol>
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		<title>Il carcere non è donna</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 09:13:18 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/detenuta-carcere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="532" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/detenuta-carcere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16929" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/detenuta-carcere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/detenuta-carcere-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/detenuta-carcere-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>



<p>Riportiamo alcune parti del convegno online che si è tenuto il 18 aprile scorso sul tema della condizione femminile nelle carceri italiane, organizzato dalla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia nell&#8217;ambito del progetto “A scuola di libertà”.</p>



<p>Moderatrice: Ornella Favero, Direttrice della rivista Ristretti orizzonti e Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia.</p>



<p>Susanna Marietti di Antigone: grazie Ornella e grazie anche alle amiche di Sbarre di zucchero che poi sono state con noi lo scorso 8 Marzo, quando in una aula del Senato della Repubblica, Antigone ha presentato questo suo rapporto dal titolo “Dalla parte di Antigone”. Questo rapporto nasce da un viaggio collettivo dei mesi scorsi in cui abbiamo visitato tutti i luoghi della detenzione femminile in Italia che, come sapete, sono solamente quattro sulle 190 che ci sono in Italia, tra cui c&#8217;è Rebibbia a Roma che è il più grande carcere femminile d&#8217;Europa. E poi Venezia (La Giudecca), Pozzuoli e Trani. E poi abbiamo visitato le 44 sezioni femminili che sono invece ospitate all&#8217;interno di carceri a prevalenza maschile. Abbiamo visitato i quattro ICAM, istituti a custodia attenuata per madri. Siamo stati, inoltre, in tre istituti che recludono minorenni e donne che sono l&#8217;Istituto di Pontremoli, che è l&#8217;unico istituto penale per minorenni interamente femminile in Italia.</p>



<p>È stato un viaggio collettivo con attraverso l&#8217;Osservatorio di Antigone che da 25 anni è autorizzata dal ministero della Giustizia a visitare tutte le carceri italiane e che coinvolge oltre 80 persone.</p>



<p>La prima cosa che salta agli occhi è che le donne in carcere sono poche e sono poco criminali perché anche quando ci sono, hanno tendenzialmente pene brevi. Sono poche, significa che nelle carceri italiane costituiscono il 4,2% del totale e questa percentuale è più o meno stabile. Oscillando fra i 4,1 e il 4,3 trentini, ultimi vent&#8217;anni. Anomalia italiana, perché? No, sono una netta minoranza in ogni parte del mondo. Il sistema penitenziario è più clemente con le donne; in parte è vero. Perchè? Perchè, da fine &#8216;800, si è ipotizzato che il ruolo che tradizionalmente la società assegna alla donna sia più riservato rispetto a quello in prima linea dell&#8217;uomo. Però se poi andiamo a vedere, sia dal punto di vista diacronico, cioè nel tempo, quando si sono emancipati i costumi legati al ruolo femminile, ma anche nello spazio, cioè in Paesi dove pensiamo che le donne abbiano una rappresentanza assolutamente paritetica (ad esempio in Scandinavia), comunque molto più avanzata nel mondo del lavoro, nel mondo della politica eccetera notiamo che non ci sono tassi di detenzione superiori rispetto alla detenzione femminile in Italia quindi questa è una domanda che lascio aperte a tutti voi.</p>



<p>Torniamo all&#8217;Italia, appunto. La stragrande maggioranza delle donne detenute è ospitata nelle sezioni femminili all&#8217;interno di carceri maschili che sono molto differenti tra di loro, sia quantitativamente e di conseguenza anche qualitativamente perché vanno da sezioni che arrivano ad avere 120 donne detenute. Penso ad esempio a Milano, Bollate, Torino &#8230;fino a sezioni che hanno soltanto 2 3 4 come per esempio Mantova oppure Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia. Non sarebbe utile chiudere queste sezioni con pochissime detenute in base al principio di territorializzazione della pena che dice che la persona detenuta debba rimanere nel luogo vicino al proprio centro di riferimento sociale, dice la Legge, ma il problema è che se un direttore ha un carcere di 300 persone, di cui 293 sono uomini, verrà del tutto spontaneo convogliare le proprie risorse, spesso scarse (risorse di personale, del volontariato, lavorative) verso la parte maschile dell&#8217;Istituto. Non è possibile che ci si senta dire: Ebbene, per quelle poche donne come si fa a organizzare una classe scolastica che faccia venire i professori, pagati solo per 2,3,4 detenute? Ecco perchè noi di Antigone abbiamo chiesto aule &#8211; o luoghi di lvaoro in carcere &#8211; miste: per uomini e donne insieme, superando una mentalità e un pregiudizio anacronistico di “pericolosità” , se è vero che il carcere deve garantire una vita del tutto simile a quella che si potrebbe condurre all&#8217;esterno, salvo la limitazione della libertà per via della pena commissionata.</p>



<p>Un altro argomento importante: i figli. Le donne lo vanno a subire in maniera maggiore rispetto agli uomini, soprattutto per il fatto di essere madri, nella maggior parte dei casi, sono infatti il 70%. Chiunque sia entrato in un carcere femminile sa che l&#8217;allontanamento dai figli è un tema forte ed è anche una forma di stigmatizzazione della donna perchè viene considerata una cattiva madre. La donna è vittima di una stigmatizzazione in generale decisamente maggiore di quella dell&#8217;uomo perché la donna detenuta non ha risposto al suo ruolo sociale, al suo ruolo di brava madre e al suo ruolo di moglie. Il periodo di detenzione và a rompere o a indebolire i legami sociali o familiari, le detenute e i detenuti spesso interrompono le relazioni con i loro partner o anche con la famiglia di origine e via dicendo. In carcere ci stanno i grandi delinquenti, ma non sono loro che fanno la massa delle persone della massa personale, dove sono i poveracci che fuori non hanno voluto, non hanno saputo gestire diversamente la propria vita, ma è anche vero che si tratta di un problema politico: con diverse politiche sanitarie o politiche dell&#8217;housing sociale o politiche del lavoro, forse, le carceri non sarebbero così affollate a causa di situazioni di emarginazione sociale. E poi periodo di detenzione, non fa altro che approfondire proprio circolo vizioso che porta le persone che hanno commesso qualche reato minore a subire di nuovo lo stigma sociale.</p>



<p>Torniamo al tema dei figli. Negli scorsi decenni erano di più di quanto sono adesso i bambini in carcere. erano intorno alle 50, 60 unità e hanno oscillato per trent&#8217;anni attorno a questa cifra. Possiamo parlare di due leggi: nel 2001 la legge Finocchiaro sulla tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori e dieci anni dopo, nel 2011, una seconda legge che è tornata sul tema, ma nessuna delle due norme ha risolto il problema dei figli nelle carceri. Quand&#8217;è che è venuto a dimezzarsi il numero dei bambini in carcere? Quando è arrivata la pandemia. Quindi non è stato un evento di tipo normativo, ma è stato un evento fattuale, perché i magistrati di sorveglianza sono stati messi davanti a questo grande pericolo e hanno dovuto capire che temere dei bambini chiusi in un posto come il carcere di fronte al rischio che arrivasse la malattia era una follia e quindi li hanno messi fuori insieme alle mamme: quelle donne messe fuori fino al giorno prima erano pericolose criminali o potevano stare fuori anche prima che arrivasse la pandemia? Potevano stare fuori anche prima. Mi sembra ovvio. Io sono certa che se mi prendessi stanotte i 28 fascicoli delle 28 donne con figli che ora stanno in carcere passo la nottata a studiarmelo tutti e per 26, 27 di loro troverei una soluzione di una misura alternativa, una comunità, un qualcosa mi inventerei per ognuna di loro, e questo allora lo può fare anche la magistratura di sorveglianza. Non si tratta più di fare la legge perfetta, ma si tratta di cambiare la cultura del magistrato di sorveglianza. La strada da perseguire è quella di metterci i soldi e la volontà.</p>



<p>Altro tema affrontato nel rapporto di Antigone: le detenute trans. Sarebbe utile che il carcere adottasse personale esperto in politiche di genere e uno staff formato appositamente per loro anche perchè, spesso, sono inserite in sezioni maschili.</p>



<p>Così come ci sarebbe bisogno di uno sguardo più attento per le donne vittime di abusi e di violenze che, prima di tutto, necessitano di uno screening sanitario e psicologico e che poi vengano prese in carico a livello giudiziario e anche dopo l&#8217;uscita dal carcere perchè questo è un&#8217;altro grande probema in quanto tutte le detenute (e i detenuti) vivono nella paura di venire abbandonate e di non avere un dialogo con i servizi sociali del territorio. In effetti, ad oggi, non c&#8217;è una continuità di presa in carico. Una donna si trova spesso peggio di prima e frequentissimi sono gli episodi di depressione seria al momento dell&#8217;uscita dal carcere.</p>



<p>Testimonianza di un avvocato di Sbarre di Zucchero, Carlotta Toschi</p>



<p>Sbarre di Zucchero non è ancora un&#8217;associazione, ma un folto gruppo di persone, nato nel 2022, che si occupa di persone dentro e fuori dal carcere. Vogliamo essere un microfono che riporti al centro il tema del carcere. Soprattutto quello femminile, quando il carcere di donne è in un mondo di uomini, come recita e sottolinea, il nostro sottotitolo. Il gruppo è nato fisicamente a Verona e in pochissimo tempo ha raccolto partecipanti da tutta Italia. Abbiamo membri che sono ex detenuti, familiari di detenuti, attivisti, avvocati, volontari, garanti, giornalisti, una buona quota di polizia penitenziaria che ci affianca. Siamo diventati anche gruppi fisici, di pochi volontari e volontarie che all&#8217;inizio si sono aggregati, hanno dato via a un&#8217;organizzazione di eventi e convegni a Roma, Milano, Verona. Abbiamo raccolto abiti per tutte le carceri di Italia, abbiamo raccolto i generi di prima necessità anche per l&#8217;igiene personale a favore di detenuti e delle detenute in difficoltà. Abbiamo raccolto una storia di strette collaborazioni coi media, che ovviamente hanno interesse a coinvolgerci da tutta Italia, con realtà associative già presenti sul territorio, realtà storiche, ne cito solo alcune, a titolo meramente esemplificativo, per esempio, guardando poi a Roma la Fraternità Verona e da tante altre abbiamo ottenuto anche l&#8217;appoggio e la collaborazione concreta come Elemosiniere del Santo Padre, il Cardinale for. Cacciari e ovviamente moltissimi garanti delle persone private della libertà personale che teniamo a ringraziare in modo particolare per il lavoro capillare che fanno all&#8217;interno di tutte le carceri.</p>



<p>Sbarre di zucchero nasce per fare rete e parlare di carcere, di tutto quello che non va all&#8217;interno delle carceri e anche delle buone pratiche di cui farci promotori, mettiamo insieme tutte le nostre forze per dare un supporto ai detenuti, alle loro famiglie che troppo spesso soffrono ancora per le condizioni disumane in cui vivono i loro familiari. Noi siamo attivi quasi una volta a settimana. Ci piace metterci la faccia e testimoniare che si fa tanta fatica nel volontariato, ma io credo che ci sia un “Dopo il carcere”. È questo l&#8217;obiettivo di Sbarre: di andarselo a prendere. Vorrei leggere con voi le ultime parole d&#8217;amore scritte a penna su un foglietto a quadretti da Donatella Odo, che è morta suicida l&#8217;anno scorso. Un biglietto scritto al suo fidanzato: “Leo, Amore mio, mi dispiace, sei la cosa più bella che mi poteva accadere per la prima volta in vita mia; penso e so cosa vuol dire amare qualcuno, ma ho paura di tutto, di perderti e non lo sopporterei. Perdonami, sii forte, ti amo. E scusami”. Ecco noi ci focalizziamo su questo affinché nessuno abbia più paura di tutto, come è successo a Donatella.Vogliamo far conoscere la verità, che cosa significhi la detenzione, di modo che nessuno si senta abbandonato e che il carcere possa essere davvero quello strumento, assolvere a quella funzione di cui discutiamo tanto nell&#8217;articolo 27, comma tre della Costituzione: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità; affinché quelle celle sovraffollate, inadeguate totalmente alla vita, non diventino più bare. Dobbiamo riportare al centro del dibattito italiano un tema che troppo spesso è legato ai margini della società, non viene preso assolutamente in considerazione dalla politica perché lo sappiamo, il carcere non porta voti. Mettiamo insieme le forze.</p>



<p>E&#8217; in programma, come dicevamo prima, la costituzione di un&#8217;associazione, cerchiamo persone appassionate, non cerchiamo soci, semplici soci ma persone innamorate della giustizia, delle seconde possibilità, perché tutti abbiamo diritto a una seconda opportunità. E perché quelle parole d&#8217;amore che sono state scritte da Donatella non rimangano nel buio. Non solo l&#8217;8 Marzo, dunque, la festa della donna ma ogni giorno deve essere un&#8217;occasione importante, a mio avviso, per ricordare che non siamo solo donne, ma siamo donne, madri, fidanzate, mogli&#8230; Dentro le sbarre, ma anche fuori. Un augurio a tutte le donne che sono qui con noi, che so che sono donne di cuore, donne forti che ogni giorno combattono con le difficoltà della vita, ma anche a tutte le donne deboli, perché noi possiamo essere la voce di tutte queste persone, che ciascuno possa trovare la forza in sè, forza che è anche dentro di noi per percorrere insieme un bellissimo cammino verso una riabilitazione e la restituzione in società.</p>



<p>Ornella Favero: ultimamente hanno tolto le cosiddette “telefonate in più”, cioè la telefonata quotidiana a casa, la possibilità di telefonare a casa ogni giorno, 10 minuti che già è una inezia rispetto alle effettive necessità, un diritto inserito durante la pandemia e che, oggi, appunto è stato eliminato. Le persone si sono , quindi, si sono trovate con la tessera telefonica che diceva che il numero di telefonate era già stato e che si è tornati a poter fare soltanto una telefonata a settimana e vi assicuro che questa è una cosa senza senso, una crudeltà inaudita quando l&#8217;unica forma di prevenzione dei suicidi è proprio quella di rafforzare i legami con il mondo esterno, gli affetti, con le persone care. Una rabbia terribile. Quindi vi chiedo, siccome c&#8217;è da far ripartire una campagna su questo, di essere solidali perché è veramente un tema fondamentale.</p>



<p>Testimonianza di Micaela di Sbarre di Zucchero: io sono stata in carcere per un periodo e la telefonata, magari a un genitore o a un figlio è importantissima, ma se c&#8217;è a casa un problema e io òosso telefonare solo 1 volta alla settimana, resto con la preoccupazione per tutti quei giorni. Esiste la possibilità di fare telefonate straordinarie che sono due al mese, quindi una settimana +1, 2 al mese. Fanno sei telefonate in un mese che tu ti devi gestire con tutta la famiglia, quindi è veramente difficile mantenere un rapporto, anche se questi rapporti dovrebbero essere tutelati.</p>



<p>Per quanto riguarda le donne trans: nelle sezioni maschili non vengono messi con gli uomini, ma hanno delle sezioni apposite; in particolare, nella sezione femminile vengono inserite le donne omosessuali che a volte sono anche dei veri e propri uomini e questo spessissimo crea disagio perché tu, donna, ti trovi in cella assieme a un&#8217;altra donna che si comporta da uomo, ti fa delle avance, ti guarda in un certo modo etc. Credo, perciò, che anche per le donne omosessuali ci sarebbe biosgno di una sezione particolare.</p>



<p>Nella sezione femminile ci sono stata spesso le e donne fanno diventare la cella la casa loro perché, ad esempio, la tossicodipendente che vive per strada o la rom che vive in roulotte non hanno mai avuto mura attorno e l&#8217;arredamento con le tendine, le ciotole, o altro sono importanti per rendere la cella accogliente anche se, a volte, l&#8217;abbellimento può risultare eccessivo.</p>



<p>Non direi che gli uomini sono più “cattivi” delle donne, anche le donne sanno esserlo, soprattutto verso i sex-offender. A Verona c&#8217;era una mamma che aveva permesso al compagno di molestare il figlio è stata brutalmente picchiata; così come una rom che vaeva rubato un bambino e acui altre detenute hanno fatto saltare i denti, mentre la guardia diceva: “Stanno SOLO litigando”. Quindi non pensate che nel femminile sia più tranquillo. Per scrivere un buon report, bisognerebbe starci una settimana, 15 giorni, in un carcere e non qualche ora, per vivere realmente quello che succede in carcere e per capire. Cosa se ne fa una donna quando va fuori di avere imparato a farsi le unghie o a cucire un abito? Al maschile, per esempio a Verona, i detenuti imparano a fare gli odontotecnici oppure frequentano l&#8217;alberghiero, vanno all&#8217;università; al femminile non c&#8217;è tutto questo. Quindi credo che i diritti che hanno i maschi dovrebbero averli anche le donne.</p>



<p>Conoscevamo Donatella Odo: era tossicodipendente e aveva altri problemi, per cui le hanno portato via il figlio. Avrebbe avuto biosgno di sostegno, di aiuto psicologico, di amore. Invece è stata lasciata sola. Adesso siamo già a 15 suicidi quest&#8217;anno e non mi sembra che abbiano fatto qualcosa per prevenirli, anzi se ne parla sempre meno. Casino ne facciamo tanto e non smetteremo di farlo Donatella aveva persino scritto a Maria De Filippi: perché non si è fatta aiutare da chi era lì, da una casa famiglia, da un operatore, da qualcuno delle istituzioni? Lei era incinta di sette mesi e, una volta messa fuori dal carcere, nessuno l&#8217;ha presa in carico. Ora voi che siete tutti operatori del settore, dovreste darmi una risposta. Non c&#8217;era qualcuno che poteva accogliere una ragazza incinta di sette mesi? Ha dovuto andar per strada. Per strada? E dopo un mese dalla nascita c&#8217;era bisogno di portarle via il bambino? Non si poteva prenderli entrambi e metterli in una casa famiglia, non si poteva almeno provare a farla stare col suo bambino? Ci battiamo, quindi, proprio perché queste cose non accadano più!</p>



<p>Ornella Favero: vedo anche un sacco di ragazzi giovani in carcere e credo che ci sia che sia un momento particolarmente difficile. Per questo faccio un appello rispetto a una cosa così piccola come sembra quella delle telefonate, perché secondo me l&#8217;isolamento è la cosa più deleteria per le donne e per i giovani.</p>



<p>Mettiamo insieme tutte le nostre forze per dare un supporto ai detenuti e alle loro famiglie che troppo spesso soffrono ancora per le condizioni particolari di chi hanno in carcere.</p>



<p>Ridiamo la speranza, superando la paura.</p>
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		<title>I Diritti Umani soffocati dalla Cina</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2022 07:57:49 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p>Con il presidente Xi Jinping al timone, il governo cinese ha raddoppiato la repressione all&#8217;interno e all&#8217;esterno del Paese nel 2021. La sua politica di &#8220;tolleranza zero&#8221; nei confronti del Covid-19 ha rafforzato la mano delle autorità, che hanno imposto politiche dure in nome dell&#8217;opinione pubblica a favore della salute del Paese.<br>Il governo cinese ha spinto per valori più conservatori nel 2021, riducendo lo spazio per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) e delle donne, questioni precedentemente considerate meno delicate. Pechino è diventata meno tollerante alle critiche degli imprenditori privati. A luglio 2021, i tribunali hanno condannato a 18 anni Sun Dawu, un magnate agricolo<br>sostenitore degli attivisti per i diritti umani, per crimini vaghi, dopo aver emesso una condanna altrettanto dura a Ren Zhiqiang, uno schietto magnate del settore immobiliare.<br>L&#8217;ultima promessa di Xi di affrontare la disuguaglianza e offrire una &#8220;prosperità comune&#8221; suona vuota mentre il suo governo soffoca le voci di base. Dopo l&#8217;auto-immolazione di un autista di camion per le consegne a gennaio, il governo ha rafforzato i controlli normativi per proteggere i lavoratori, ma allo stesso tempo ha anche represso il loro attivismo. La disuguaglianza in rapida espansione della Cina ha portato alcuni giovani a sostenere una forma di resistenza passiva nota come &#8220;tang ping&#8221; &#8211; rinuncia al consumo e lavoro umiliante &#8211; un concetto che il governo ha condannato e censurato.<br>Le autorità di Pechino e Hong Kong si sono mosse in modo aggressivo per revocare i diritti a Hong<br>Kong.<br>Attivisti pro-democrazia sono stati arbitrariamente arrestati e detenuti. A gennaio 2021, le autorità hanno arrestato 53 politici per &#8220;sovversione&#8221; per il loro coinvolgimento in un sondaggio dell&#8217;opinione pubblica del luglio 2020. A settembre, tre membri del gruppo Student Politicism sono stati arrestati per “cospirazione per incitare alla sovversione” per aver consegnato del cibo ai manifestanti incarcerati. La gente comune è stata arrestata per disprezzo pubblico, ad esempio per aver esposto bandiere con lo slogan di protesta bandito del 2019, &#8220;Reclaim Hong Kong, Revolution of Our Times&#8221;.<br>Per la prima volta la polizia ha censurato Internet bloccando i siti web. Nel gennaio 2021, la polizia ha ordinato ai fornitori di servizi Internet di bloccare l&#8217;accesso a HKChronicles.com, un sito Web che documenta gli abusi della polizia ma che aveva anche rivelato informazioni personali sugli agenti di polizia. A giugno, una società di hosting israeliana ha rimosso il sito web di un&#8217;iniziativa<br>per l&#8217;esilio di Hong Kong, la Carta di Hong Kong del 2021, su richiesta della polizia di Hong Kong, sebbene abbia ripristinato il sito a seguito di una protesta internazionale.<br>La libertà accademica è peggiorata. Le amministrazioni universitarie sono state ostili nei confronti dei sindacati studenteschi per tutto il 2021, mentre un certo numero di accademici è stato licenziato o i loro contratti non sono stati rinnovati a causa delle loro opinioni a favore della democrazia.</p>



<p>A questo straziante scenario di continue violazioni di diritti umani e libertà fondamentali, altri dettagli supportati da testimonianze e prove si aggiungono alla sanguinosa lista: la Cina è stata accusata di aver commesso crimini contro l&#8217;umanità e forse genocidio contro la popolazione uigura e altri gruppi etnici per lo più musulmani nella regione nord-occidentale dello Xinjiang.</p>



<p>I gruppi per i diritti umani ritengono che la Cina abbia detenuto più di un milione di uiguri contro la loro volontà negli ultimi anni in una vasta rete di quelli che lo stato chiama &#8220;campi di rieducazione&#8221; e condannato centinaia di migliaia di persone a pene detentive.<br>Una serie di documenti e rapporti della polizia ottenuti dalla BBC nel 2022 ha rivelato dettagli sull&#8217;uso da parte della Cina di questi campi e descritto l&#8217;uso quotidiano di ufficiali armati e l&#8217;esistenza di una politica di “sparare per uccidere” contro coloro che cercano di scappare.<br>Gli Stati Uniti sono tra i diversi paesi ad aver precedentemente accusato la Cina di aver commesso un genocidio nello Xinjiang. I principali gruppi per i diritti umani, come Amnesty International e Human Rights Watch, hanno pubblicato rapporti che accusano la Cina di crimini contro l&#8217;umanità.<br>La Cina nega tutte le accuse di violazioni dei diritti umani nello Xinjiang. Il governo cinese &#8211; parlando dopo che sono stati pubblicati i dettagli degli archivi della polizia dello Xinjiang &#8211; ha affermato che la pace e la prosperità portate nello Xinjiang come risultato delle sue misure antiterrorismo sono state la migliore risposta a &#8220;ogni sorta di bugie&#8221;.</p>



<p>Il sentimento anti-Han e separatista è cresciuto nello Xinjiang dagli anni &#8217;90, a volte sfociando in violenza. Nel 2009 circa 200 persone sono morte negli scontri nello Xinjiang, che i cinesi hanno attribuito agli uiguri e al loro intento di volere un proprio stato. Ma negli ultimi anni una massiccia repressione della sicurezza ha represso il dissenso.<br>Lo Xinjiang è ora coperto da una pervasiva rete di sorveglianza, tra cui polizia, posti di blocco e telecamere che scansionano qualsiasi cosa, dalle targhe ai singoli volti. Secondo Human Rights Watch, la polizia utilizza anche un&#8217;app mobile per monitorare il comportamento delle persone, ad esempio quanta elettricità stanno consumando e quanto spesso usano la porta d&#8217;ingresso del “campo di rieducazione”.<br>Dal 2017, quando il presidente Xi Jinping ha emesso un ordine in cui si affermava che tutte le religioni in Cina dovrebbero essere di orientamento cinese, ci sono state ulteriori repressioni. Gli attivisti affermano che la Cina stia cercando di sradicare la cultura uigura.<br>Diversi paesi, oltre agli Stati Uniti, come Regno Unito, Canada e Paesi Bassi hanno accusato la Cina di aver commesso un genocidio &#8211; definito dalla convenzione internazionale come &#8220;l&#8217;intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso&#8221;.<br>Le dichiarazioni seguono i rapporti secondo cui, oltre a internare gli uiguri nei campi, la Cina ha sterilizzato con la forza le donne uigure per reprimere la popolazione, separando i bambini dalle madri.<br>Ci sono circa 12 milioni di uiguri, per lo più musulmani, che vivono nello Xinjiang, che è ufficialmente conosciuta come la regione autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR).<br>Gli uiguri parlano la propria lingua, che è simile al turco, e si considerano culturalmente ed etnicamente vicini alle nazioni dell&#8217;Asia centrale. Costituiscono meno della metà della popolazione dello Xinjiang.<br>Lo Xinjiang è una regione prevalentemente desertica e produce circa un quinto del cotone mondiale.<br>Nel dicembre 2020, una ricerca monitorata dalla BBC ha mostrato che fino a mezzo milione di persone erano costrette a raccogliere cotone nello Xinjiang. Ci sono prove che confermato la costruzione di nuove fabbriche all&#8217;interno dei campi di rieducazione.<br>La regione è anche ricca di petrolio e gas naturale e per la sua vicinanza all&#8217;Asia centrale e all&#8217;Europa è vista da Pechino come un importante collegamento commerciale.<br>All&#8217;inizio del XX secolo, gli uiguri dichiararono brevemente l&#8217;indipendenza per la regione, ma nel 1949 fu portata sotto il completo controllo del nuovo governo comunista cinese.</p>



<p>Un comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2018 ha affermato di avere documentazioni credibili secondo cui la Cina<br>tratteneva fino a un milione di persone in &#8220;centri antiestremismo&#8221; nello Xinjiang.<br>La Cina nega tutte le accuse di violazioni dei diritti umani nello Xinjiang. In risposta agli archivi della polizia dello Xinjiang, il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha detto alla BBC che i documenti erano &#8220;l&#8217;ultimo esempio di voci anti-cinesi che cercano di diffamare la Cina&#8221;. Ha inoltre affermato che lo Xinjiang gode di stabilità e prosperità e che i residenti vivono una vita felice e<br>realizzata.<br>La Cina afferma che la repressione nello Xinjiang è necessaria per prevenire il terrorismo e sradicare l&#8217;estremismo islamista e guarda ai campi come ad uno strumento efficace per rieducare i detenuti nella sua lotta contro il terrorismo.<br>Insiste inoltre sul fatto che i militanti uiguri stiano conducendo una violenta campagna per uno stato indipendente pianificando attentati, sabotaggi e disordini civici.</p>



<p>Un rapporto tanto atteso dall&#8217;Ufficio dell&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) in quella che la Cina chiama la regione autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR) ha concluso, il 31 agosto 2022, che &#8220;gravi violazioni dei diritti umani&#8221; sono state commesse e perpetrate contro gli uiguri e &#8220;altre comunità”.<br>Il rapporto pubblicato sulla scia della visita dell&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet a maggio 2022, afferma che &#8220;le accuse di tortura o maltrattamenti, inclusi trattamenti medici forzati e condizioni avverse di detenzione, sono credibili, così come le accuse di singoli episodi di violenza sessuale e di genere”.<br>L’OHCHR ha affermato che l&#8217;entità delle detenzioni arbitrarie contro uiguri e altri, nel contesto di &#8220;restrizioni e privazione più in generale dei diritti fondamentali, goduti individualmente e collettivamente, possono costituire crimini internazionali, in particolare crimini contro l&#8217;umanità&#8221;.<br>Inoltre, il rapporto afferma che le politiche del governo cinese nella regione hanno &#8220;oltrepassato i confini&#8221;, separando le famiglie, &#8220;recidendo&#8221; i contatti, producendo &#8220;schemi di intimidazioni e minacce&#8221; contro la più ampia diaspora uigura che ha parlato delle condizioni in casa.<br>L&#8217;OHCHR ha affermato che il governo cinese &#8220;ha il dovere principale di garantire che tutte le leggi e le politiche siano conformi al diritto internazionale sui diritti umani e di indagare tempestivamente su eventuali accuse di violazione dei diritti umani, di garantire la responsabilità degli autori e di fornire riparazione alle vittime.”<br>Il rapporto invita la Cina a intraprendere una revisione legale completa delle sue politiche di sicurezza nazionale e antiterrorismo in XUAR, &#8220;per garantire la loro piena conformità con il diritto internazionale vincolante sui diritti umani&#8221; e abrogare tutte le leggi che non rispettano gli standard internazionali. Il rapporto in questione chiede inoltre una pronta indagine da parte del governo sulle<br>presunte violazioni dei diritti umani nei campi e in altre strutture di detenzione, “comprese le accuse di tortura, violenza sessuale, maltrattamenti, cure mediche forzate, così come i lavori forzati e le denunce di decessi in custodia. &#8220;</p>



<p>Purtroppo non ci sarebbe grande stupore qualora la Cina decidesse di non implementare queste raccomandazioni e di proseguire invece con la sanguinosa politica: questo rappresenta uno scenario che si è ripetuto svariate volte in diversi contesti coinvolgendo diversi Paesi responsabili. Seppur non un caso diverso dagli altri, esso non deve diventare la norma né la realtà. Se la Cina non è in<br>grado, o manca di volontà, per proteggere coloro che si trovano sotto la sua giurisdizione, è dunque un dovere della Comunità Internazionale intervenire per garantire il rispetto dei diritti umani e prevenirne serie violazioni.</p>
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		<title>A Gradisca si muore: sappiamo chi è Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2022 16:27:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da nocpr.it) Due giorni fa, il 31 agosto 2022, un ventottenne pakistano del quale non sappiamo il nome si è ammazzato nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Era entrato un’ora prima. Si è ammazzato in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da nocpr.it)</p>



<p></p>



<p>Due giorni fa, il 31 agosto 2022, un ventottenne pakistano del quale non sappiamo il nome si è ammazzato nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Era entrato un’ora prima.</p>



<p>Si è ammazzato in camera; l’hanno trovato i suoi compagni di reclusione.</p>



<p><strong>Voci da dietro al muro</strong></p>



<p>Da dietro le mura del CPR ci gridano che il ragazzo pakistano «ha fatto la corda» subito dopo l’incontro con il Giudice di pace di Gorizia che aveva confermato la sua permanenza nel centro per tre mesi. Ci chiedono di dire che si è ucciso dalla disperazione per quella scelta sulla sua vita. Ci dicono che era nella zona blu, dove tolgono i telefoni e dove vanno le persone appena entrate. I detenuti ci dicono che gli operatori del centro tengono loro nascosto il nome del ragazzo, nonostante le loro richieste.</p>



<p>Ci raccontano che molti, dopo le udienze con il Giudice di pace, si sentono male e altri hanno provato a impiccarsi, salvati poi dai compagni di stanza. Raccontano che in quei momenti si sta molto male e si perde la testa. Ci raccontano che è peggio di qualsiasi carcere e che nel cibo vengono messi psicofarmaci. Ci chiedono che parlamentari e giornalisti raccontino quello che succede realmente nei CPR ed entrino.</p>



<p>Chi ci parla ci dice di temere per la sua incolumità per quello che ci sta raccontando. Ci dice che si sta esponendo per tutti ma che i militari lo stanno guardando. Ci fornisce il suo nome e indirizzo perché teme per la sua vita, per il solo fatto di raccontare quello che succede. E noi lo sappiamo bene, ricordiamo come fosse ieri le deportazioni seriali e il sequestro immediato dei telefoni di tutti i detenuti che avevano testimoniato la notte della morte di Vakhtang.</p>



<p>Qui di seguito pubblichiamo due dei molti video ricevuti da dentro: un video a riguardo è stato pubblicato anche ieri da LasciateCIEntrare. Video Player</p>



<p><video width="352" height="640" preload="metadata" src="https://nofrontierefvg.noblogs.org/files/2022/09/settembre-1-Copia.mp4?_=1&utm_source=rss&utm_medium=rss">00:0000:46Video Player</video></p>



<p><video width="368" height="656" preload="metadata" src="https://nofrontierefvg.noblogs.org/files/2022/09/settembre-2-Copia.mp4?_=2&utm_source=rss&utm_medium=rss">00:0000:00</p>



<p><strong>Repressione della solidarietà (con pistola puntata)</strong></p>



<p>La sera del primo settembre, alcuni solidali sono passati davanti al Cpr per mostrare solidarietà ai reclusi e ascoltare le loro voci sulla morte del ragazzo pakistano. Mentre stavano lì,&nbsp;è arrivata una volante dei carabinieri, chiamata dal personale del Cpr insospettito dalla presenza di alcune persone fuori da quelle mura.&nbsp;</p>



<p>Da una delle volanti, è uscito un carabiniere che ha cominciato a correre, non molto velocemente, puntando la pistola contro uno dei solidali.&nbsp;Le persone sono state perquisite e i cellulari sequestrati momentaneamente. Dopo un po’ di tempo, i solidali sono stati portati in caserma per essere identificati, dove hanno avuto la convalida del fermo di dodici ore.&nbsp;In caserma, uno dei solidali è stato costretto a una perquisizione integrale e a spogliarsi completamente.</p>



<p>L’esistenza del Cpr necessita del silenzio: la sola presenza di qualcuno nelle sue vicinanze origina sospetto e si tramuta in fermi, perquisizioni e, come successe ad altri solidali nel 2019, fogli di via dal territorio comunale. Il Cpr è istituzionalmente un luogo del quale bisogna ignorare l’esistenza, anche nei giorni in cui ammazza qualcuno.&nbsp;</p>



<p>La violenza dell’arma puntata non ha alcuna giustificazione: la reazione poliziesca spropositata di fronte a un ragazzo bianco che non stava commettendo nessun reato ci interroga su quale sia il livello di soprusi al quale sono costrette ogni giorno le persone che non hanno la tutela della cittadinanza. Gli abusi di potere e la violenza razzista istituzionale tengono in piedi i Cpr ogni giorno.</p>



<p><strong>Il commento indegno della garante</strong></p>



<p>La Garante per i diritti delle persone recluse del comune di Gradisca, Giovanna Corbatto, commenta sul&nbsp;<a href="https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2022/09/01/news/migrantesi_toglie_la_vita_al_centro_per_i_rimpatri_digradisca_era_entrato_da_solo_unora_nella_struttura-8118665?utm_source=rss&utm_medium=rss">Messaggero veneto</a>: «Non sappiamo se e quali fantasmi si portasse dietro, se la sua drammatica decisione sia stata pianificata o improvvisata, se avesse patologie. Avendo trascorso solo un’ora al Cpr sarei prudente nel citare le condizioni di vita all’interno come causa o concausa di un gesto così estremo».</p>



<p>Il meccanismo messo in atto da Corbatto è quello della colpevolizzazione della vittima (<em>victim blaming</em>): di fronte a un ragazzo che si è ammazzato dentro una struttura sulla decenza della quale lei stessa dovrebbe sorvegliare, Corbatto si rifiuta di riconoscere le responsabilità istituzionali e dà letteralmente la colpa alla vittima.</p>



<p>Il Cpr è uno spazio letale: si tratta di un dato innegabile, confermato dal susseguirsi delle morti. Chi muore lì dentro, in qualunque modo muoia, è un morto istituzionale, cioè un morto di Stato.</p>



<p><strong>Quasi tre anni di un luogo letale</strong></p>



<p>Nel lager di Gradisca d’Isonzo, sono già morte troppe persone.</p>



<p>07/12/2021:&nbsp;<strong>Ezzeddine Anani</strong>, uomo marocchino di 41 anni, si toglie la vita nella cella in cui era recluso in isolamento per quarantena Covid.</p>



<p>14/07/2020:&nbsp;<strong>Orgest Turia</strong>&nbsp;muore in seguito a un’overdose e un suo compagno di stanza scampa alla stessa sorte. Mentre il prefetto di Gorizia Marchesiello dice che tutto va bene, dapprima la stampa locale diffonde la voce di una nuova morte per rissa, poi la sindaca Tomasinsig e rappresentanti della polizia ripropongono la narrazione infame dei detenuti tossici e dello spaccio di sostanze all’insaputa dei carcerieri. In realtà, Turia non è tossicodipendente, è un uomo di origini albanesi portato in Cpr perché trovato senza passaporto.</p>



<p>18/01/2020:&nbsp;<strong>Vakhtang Enukidze</strong>, cittadino georgiano trentottenne, viene ammazzato, secondo i testimoni, dalle botte ricevute dalle guardie armate della struttura. A seguito della sua morte tutti i testimoni vengono deportati, i loro cellulari sequestrati, la famiglia di Vakhtang Enukidze in Georgia subisce forti pressioni per non prendere parte a un processo penale e, ad oggi, non è stato comunicato alcun esito ufficiale dell’autopsia sul corpo.</p>



<p>30/04/2014:&nbsp;<strong>Majid el Khodra</strong>&nbsp;muore in ospedale a Trieste, dopo mesi di coma, dopo una caduta dal tetto dell’allora Cie di Gradisca, ad agosto dell’anno precedente. Ai suoi familiari viene negata per mesi la possibilità di vederlo. Dopo la sua morte, il Cie chiude, per riaprire qualche anno dopo con il nuovo nome di Cpr.</p>



<p>L’elenco dei nomi delle persone morte dentro il Cpr ci ricorda che ad ammazzare non sono mai «i fantasmi»: sono le leggi, le istituzioni, i rappresentati razzisti dello Stato. L’elenco dei nomi delle persone morte dentro il Cpr ci dice che quel posto, che è stato voluto da tutti i governi, non è riformabile. Ci richiama a mobilitarci perché, se il Cpr continuerà a esistere, la gente continuerà a morirci dentro.</p>



<p><strong>Migrant lives matter.</strong></p>
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		<title>La negazione del diritto di asilo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2022 10:00:13 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/rif.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Da un recente report del NAGA: il diritto d’asilo è un <strong>diritto fondamentale che viene violato quotidianamente dal Ministero dell’Interno</strong> impedendo alle persone di potere entrare presso gli uffici preposti alla presentazione della domanda di protezione internazionale. <a href="http://cecmi.emcgaze.com/tracking/qaR9ZGL1BQtjAmVkAwL5ZGH2BQL0ZPM5qzS4qaR9ZQbjJN?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Con Fanpage </strong></a>siamo stati davanti alla Questura i Milano per denunciare ciò che succede.</p>



<p>“Purtroppo la situazione che riscontriamo ogni giorno davanti alla Questura di Milano non è un caso isolato ma, piuttosto, un esempio di quello che, con alcune differenze nelle modalità, accade davanti alle Questure della maggior parte delle città italiane, soprattutto di quelle più grandi.” Commenta Anna Radice, presidente del Naga. “Ciò che succede è il risultato della&nbsp;<strong>scelta, fatta a livello nazionale, di</strong>&nbsp;<strong>non mettere a disposizione le risorse necessarie limitando, di fatto, il diritto d’asilo</strong>” prosegue la Presidente.</p>



<p> “Come Naga continueremo a monitorare la situazione, a metterci a disposizione di tutte le persone che ne hanno bisogno attraverso il nostro <a href="http://cecmi.emcgaze.com/tracking/qaR9ZGL1BQtjAmVkAwL5ZGH2BQL0ZPM5qzS4qaR9ZQbkIj?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Centro Naga Har per richiedenti asilo rifugiati e vittime della tortura</a> e <strong>chiediamo con forza che le istituzioni mettano fine a questa grave violazione e rendano immediatamente possibile accedere alla questura</strong>” conclude Radice. <strong>Guarda il video: <a href="http://cecmi.emcgaze.com/tracking/qaR9ZGL1BQtjAmVkAwL5ZGH2BQL0ZPM5qzS4qaR9ZQbjJN?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></strong></p>



<p></p>
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		<title>Il Ministro della Salute blocchi la non-riforma sanitaria della Lombardia Moratti-Fontana</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 09:17:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>RIMANDARE AL MITTENTE L’ENNESIMA LEGGE DELLA REGIONE LOMBARDIA PRO SANITA’ PRIVATA, LO CHIEDIAMO AL MINISTERO DELLA SALUTE Chiediamo al Ministro della Salute di esprimere la dovuta valutazione sull’esito della sperimentazione della legge &#160;regionale “Modifiche&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>RIMANDARE AL MITTENTE L’ENNESIMA LEGGE DELLA REGIONE LOMBARDIA PRO SANITA’ PRIVATA, LO CHIEDIAMO AL MINISTERO DELLA SALUTE</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16068" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>Chiediamo al Ministro della Salute di esprimere la dovuta valutazione sull’esito della sperimentazione della legge &nbsp;regionale “Modifiche al Titolo I e al Titolo VI della legge regionale 30 dicembre 2009 n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità)”, come formalmente statuito dal protocollo d’intesa tra l’allora Ministro della Salute e l’allora Presidente della Regione Lombardia e di esprimersi in merito a come la Regione Lombardia ha effettivamente recepito le richieste di modifiche con la L.R. 22/21 approvata a maggioranza dal Consiglio regionale e promulgata lo scorso 14 dicembre 2021.&nbsp;</p>



<p>Il Coordinamento Lombardo per il diritto alla salute – Campagna Dico 32 ha inviato lo scorso 27 dicembre una lettera aperta al Ministro della Salute affinché, nell’ambito dei poteri previsti dall’art. 127 della Costituzione Repubblicana, sollevi la questione di legittimità della legge regionale 22/2021.</p>



<p>La richiesta si fonda principalmente sulla distanza tra quanto richiesto dallo stesso Ministro tramite Agenas (lettera del 16.12.2020) e quanto contenuto nella legge : la confusa frammentazione di competenze tra ATS e ASST permane e viene resa ancora più evidente nel campo della programmazione; la funzione dei distretti non corrisponde a quanto richiesto; permangono ancora indefinite le effettive modalità di controllo degli erogatori privati accreditati.</p>



<p>Ma i motivi sono ancora più profondi perché la legge regionale 22/2021 conferma il contrasto tra le normative che si sono succedute in Lombardia dal 1997 ed i principi stabiliti dalla legge 833/1978 di riforma sanitaria nazionale. Contrasto portato alla luce dall’alto tasso di decessi dovuti al Covid-19 come pure della crisi sistemica della medicina territoriale e i limiti evidenti dell’ approccio ospedalocentrico e sbilanciato a favore delle strutture private.</p>



<p>Il modello lombardo di sanità, padre degli errori commessi, con il progressivo smantellamento della sanità pubblica, preventiva e territoriale (caratteristiche fondamentali di un servizio sanitario, ma non remunerative e non utili ad un “sistema” tendente alla competizione e privatizzazione) , è stato consentito tra le altre cose dalla regionalizzazione della sanità e la creazione di fatto di 21 servizi sanitari differenti, causa principale delle difficoltà di coordinamento che hanno ostacolato la tempestiva gestione dell’emergenza.</p>



<p>La legge 22/2021 introduce formalmente – prioritariamente per poter disporre dei finanziamenti – alcune indicazioni del PNRR (case di comunità, ospedali di comunità, medicina di prossimità) ma li stravolge in sede di attuazione aprendo anche questi ambiti al privato considerato “equivalente” al pubblico. Tende inoltre ad accentuare ulteriormente differenze di accesso ed erogazione dei servizi che diventano discriminanti per chi non dispone &nbsp;di forme di sanità integrativa (mutue, assicurazioni, welfare aziendale) che comunque non garantiscono gli stessi livelli di tutela per tutte le persone.</p>



<p>I cittadini sono trattati come clienti e non come persone portatrici di diritti (art. 32 della Costituzione).</p>



<p>La sanità lombarda necessita da anni di una revisione profonda. Ora è il momento di porla in atto, come hanno richiesto in modo articolato le realtà sociali che aderiscono al Coordinamento : deve prevedere un forte governo pubblico della sanità, basato su una chiara programmazione; la medicina territoriale deve essere organizzata in bacini d’utenza limitati per rispondere in modo mirato ai problemi di salute dando priorità alla prevenzione della malattia anche attraverso la partecipazione della cittadinanza; le Case e gli Ospedali di Comunità devono essere esclusivamente pubblici affinché ci si focalizzi sui risultati reali di salute e non su utili economici; le liste d’attesa devono essere trasparenti e il loro contenimento deve essere un obiettivo primario rientrando nei tempi previsti dai LEA, anche attraverso l’assunzione straordinaria di personale presso le strutture pubbliche; la libera professione all’interno delle strutture pubbliche deve essere eliminata; le RSA devono essere parte integrante del servizio sanitario nazionale; la richiesta di autonomia differenziata deve essere ritirata.</p>



<p>Se il ministero non solleverà rilievi all&#8217;impostazione della legge regionale lombarda 22/2021, confermandola, tali derive privatistiche potrebbero facilmente essere prese a modello da altre realtà regionali allontanando sempre di più il servizio sanitario da quanto previsto dalla riforma del 1978 e mettendo fortemente in discussione il diritto alla salute e la sua universalità e gratuità nel momento dell’erogazione, basata sulla fiscalità generale progressiva.</p>



<p>Per questi motivi chiediamo che il ministero ed il governo intervengano per bloccare la legge regionale lombarda 22/2021.</p>



<p>Coordinamento lombardo per il diritto alla salute &#8211; Campagna Dico 32!</p>



<p></p>



<p>Per firmare la petizione:  <a href="https://www.change.org/p/il-ministro-della-salute-blocchi-la-non-riforma-sanitaria-della-lombardia-moratti-fontana?utm_source=share_petition&amp;utm_medium=custom_url&amp;recruited_by_id=f2b05f30-719a-11ec-9412-9dc3485b2c6b&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/il-ministro-della-salute-blocchi-la-non-riforma-sanitaria-della-lombardia-moratti-fontana?utm_source=share_petition&amp;utm_medium=custom_url&amp;recruited_by_id=f2b05f30-719a-11ec-9412-9dc3485b2c6b&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>



<p></p>
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