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	<title>libertàdicircolazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>libertàdicircolazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Nel 2022 sono oltre 384mila i permessi di protezione concessi dai Paesi UE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 08:27:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da ismu.org) Nel 2022 sono oltre 384mila i permessi di protezioneconcessi dai Paesi UE (+40% rispetto al 2021) A questi si aggiungono oltre 4 milioni di permessi di protezione temporanearilasciati a cittadini ucraini in&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/permesso12.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="620" height="432" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/permesso12.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17025" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/permesso12.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/permesso12-300x209.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></figure>



<p></p>



<h2></h2>



<p>(da ismu.org)</p>



<h2><strong>Nel 2022 sono oltre 384mila i permessi di protezione<br>concessi dai Paesi UE (+40% rispetto al 2021)</strong></h2>



<h3>A questi si aggiungono oltre 4 milioni di permessi di protezione temporanea<br>rilasciati a cittadini ucraini in fuga dalla guerra</h3>



<p><strong>Milano 19 giugno 2023.</strong>&nbsp;In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, che si celebra domani 20 giugno, Fondazione ISMU ETS fa presente che nel 2022, secondo i dati Eurostat,<strong>&nbsp;i Paesi dell’UE hanno concesso permessi di protezione a 384.245<a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftn1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;richiedenti asilo, con un aumento del 40% rispetto al 2021</strong>. Tra i richiedenti asilo a cui è stato concesso un permesso di protezione nell’UE nel 2022,&nbsp;<strong>il 44% ha ricevuto lo status di rifugiato</strong>, il 31% ha ottenuto la protezione sussidiaria e il 25% la protezione umanitaria (che include anche la protezione speciale<a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftn2&utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a>). Rispetto al 2021, il numero di status di rifugiato concessi è aumentato del 22%, la protezione sussidiaria è cresciuta del 48% e la protezione umanitaria ha registrato l’incremento più alto con il 72%.</p>



<p>È la Germania il paese UE che ha rilasciato il maggior numero di permessi di protezione, pari a 160mila, il 41% del totale dell’UE;&nbsp;<strong>l’Italia è terza con 40mila esiti positivi (il 10% del totale UE),</strong>&nbsp;preceduta dalla Francia (50mila, 13%) e seguita dalla Spagna (36mila, 9%). Insieme, questi quattro Paesi hanno accolto il 73% delle richieste di protezione a livello europeo.</p>



<p>Ai 384.245 permessi di protezione concessi nella Ue, nel 2022, si aggiungono gli&nbsp;<strong>oltre 4 milioni di permessi per protezione temporanea rilasciati a cittadini ucraini in fuga dal conflitto</strong>. Tra i Paesi dell’UE è la vicina Polonia ad aver registrato il maggior numero di beneficiari ucraini di protezione temporanea, con un totale di 1.561.700, seguita dalla Germania (777mila beneficiari ucraini) e dalla Repubblica Ceca (458mila). L’Italia, al quinto posto in UE, nel 2022 ha concesso 150mila permessi di protezione temporanea a ucraini in fuga.</p>



<p><strong>La protezione in Italia e in UE nel decennio 2012-2022.&nbsp;</strong>Considerando i dati relativi al decennio 2012-2022, si rileva che gli esiti positivi in Italia hanno avuto un andamento altalenante, con periodi in cui la protezione ha raggiunto percentuali largamente maggioritarie dovute soprattutto alle crisi dei Paesi di origine dei richiedenti: 80% di decisioni positive nel 2012 (soprattutto protezione umanitaria a seguito degli arrivi di numerosi migranti dal Nord Africa in concomitanza delle “primavere arabe”); il 60% di esiti positivi negli anni 2013-2014 (a seguito soprattutto delle crisi in Siria e Eritrea). In questi anni le concessioni di protezione in Italia sono risultate maggiori in termini relativi rispetto alla media UE, i cui esiti positivi alle richieste di asilo costituivano invece il 30-40% degli esiti. Dal 2015 al 2020, al contrario, si sono riscontrate percentuali di decisioni positive maggiori in UE che in Italia, in particolare nel 2016 quando hanno rappresentato il 54% degli esiti (e in Italia erano il 40%) e dovuti soprattutto alle richieste di protezione da parte di siriani, afghani e iracheni, nazionalità che registrano i più alti tassi di riconoscimento. In Italia invece il prevalere di nazionalità africane e asiatiche con tassi di riconoscimento più bassi (Tunisia, Egitto, Bangladesh, Marocco) ha fatto registrare minori concessioni di protezione in termini relativi.</p>



<p>Il gruppo nazionale più numeroso che ha ottenuto una qualsiasi forma di protezione nell’UE nel 2022 è quello dei siriani seguiti da afghani, venezuelani e iracheni, mentre in Italia sono stati soprattutto nigeriani, pakistani, afghani e bangladesi i gruppi più numerosi ad avere ricevuto esiti positivi alle domande di protezione.</p>



<p><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref1&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p><strong>Grafico 1. Totale decisioni positive alle richieste di asilo in Italia e nell’UE. Anni 2012-2022. Valori percentuali</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Graf-1_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35143"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p>Tra le tipologie di esito in Italia ha sempre prevalso la protezione umanitaria fino al 2018 – in alcuni anni i due terzi degli esiti positivi – e, dopo il calo del 2019 (dovuto a restrizioni introdotte a livello normativo poi in parte superate nel 2020), essa,&nbsp;<strong>sotto forma di protezione speciale</strong>, è tornata ad avere un peso assai rilevante rappresentando nel 2022 il 55% degli esiti positivi.</p>



<p><strong>Grafico 2. Totale decisioni<a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftn1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a>&nbsp;positive alle richieste di asilo per tipo di decisione in ITALIA.<br>Anni 2012-2022. Valori percentuali</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Graf.-2_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35147"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p>Sul totale delle decisioni positive, lo status di rifugiato – il più alto riconoscimento di protezione – nel nostro Paese invece ha sempre registrato incidenze minori, 20% in media nei 10 anni considerati (21% nel 2022), mentre in UE lo status di rifugiato è mediamente riconosciuto al 50% dei richiedenti a cui viene concessa una protezione (il 44% nel 2022). Ciò è dovuto in gran parte alla nazionalità dei richiedenti asilo che registrano tassi di riconoscimento molto differenti: bangladesi, pakistani, egiziani, tunisini e nigeriani, sebbene numericamente molto importanti nel nostro Paese tra i richiedenti asilo, ottengono esiti positivi alla domanda di protezione (qualsiasi tipo di protezione) inferiori rispetto a nazionalità numericamente più numerose in altri Paesi UE, come i siriani, gli afghani, colombiani e venezuelani. Considerando le due principali forme di protezione – rifugiato e sussidiaria – in Italia nel 2022 le nazionalità che hanno registrato la percentuale di status di rifugiato sul totale delle decisioni positive maggiore sono state quella afghana (75%), quella somala (42%), quella irachena (27%) e quella salvadoregna (24%). Sempre nel 2022, nel totale dei Paesi UE la percentuale maggiore con&nbsp;<strong>status di rifugiato</strong>&nbsp;si riscontra invece tra i turchi (91%), seguiti da eritrei (80%), cittadini della Repubblica Democratica del Congo (75%), guineani (70%) e ivoriani (67%).</p>



<p><strong>Nella UE, tra i paesi in cui ha prevalso il riconoscimento della protezione sussidiaria (concessa generalmente a chi proviene da paesi in guerra), si riscontrano l’Ucraina (94% sul totale di esiti positivi), la Siria (63%) e il Mali (79%).</strong>&nbsp;Nel caso dei venezuelani – che sono stati accolti soprattutto in Spagna- si è registrata un’alta percentuale di permessi per motivi umanitari che è presente solo in alcune legislazioni nazionali.</p>



<p>In Italia la protezione sussidiaria ha riguardato soprattutto ucraini, venezuelani, maliani e iracheni.</p>



<p><strong>Tabella 1. Numero totale delle decisioni positive alle richieste di asilo; percentuale esiti di status Rifugiato e di protezione Sussidiaria in Italia e nella UE per principali nazionalità dei richiedenti. Anno 2022</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Tabella1_asilo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35215"/></figure></div>



<p><strong>I dinieghi in Italia e nella UE.&nbsp;</strong>Complessivamente nel 2022 nell’Unione europea sono state prese 632.360 decisioni in prima istanza sulle domande di asilo e altre 218.260 decisioni finali a seguito di un ricorso o di una revisione. Le decisioni prese in prima istanza hanno portato a 310.400 riconoscimenti di uno status di protezione, mentre altre 73.845 persone hanno ricevuto un permesso di protezione dopo un ricorso o una revisione. I dinieghi sono stati rispettivamente 322.110 e 144.480.&nbsp;<strong>In totale sono state quindi esaminate in UE oltre 850mila richieste di protezione, in maggioranza respinte dalle commissioni (54,8%) e accolte con esito positivo nel restante 45,2%.</strong></p>



<p>In Italia sono state esaminate in prima istanza 53mila richieste, e quasi 20mila decisioni a seguito di ricorso o revisione per un totale di 72.395 domande esaminate. Le domande respinte sono state complessivamente 32.745, il 45.2% del totale esaminate nell’anno.&nbsp;&nbsp;<strong>Nel 2022 si è rilevata dunque una maggiore incidenza di dinieghi nella UE rispetto a quanto avvenuto in Italia.</strong>&nbsp;&nbsp;In Italia le domande non accolte sono state maggioritarie tra il 2015 e il 2020, quando rappresentarono mediamente oltre il 60% degli esiti.</p>



<p><strong>Grafico 3. Totale decisioni positive alle domande di asilo e totale domande di asilo respinte in ITALIA.<br>Anni 2012-2022. Valori percentuali</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Graf-3_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35145"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p>Le cittadinanze che hanno ricevuto il numero relativamente più elevato di esiti negativi alle domande di protezione in Italia sono stati i cittadini di Egitto (88% respinte sul totale esaminate), Tunisia (75%), Bangladesh (69%), Marocco (60%) e Pakistan (58%).</p>



<p><strong>Grafico 4. &nbsp;Totale decisioni positive alle richieste di asilo e totale domande respinte<br>per principali nazionalità in ITALIA. Anni 2012-2022</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2023/06/Grafico-4_Asilo-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-35149"/></figure></div>



<p><em>Fonte: Elaborazioni ISMU su dati EUROSTAT 2023</em></p>



<p><strong>&nbsp;</strong><strong>Richieste di asilo in Italia: nel primo trimestre 2023 sono aumentate del 72% rispetto ai primi tre mesi del 2022.&nbsp;</strong>I primi tre mesi del 2023 segnalano una crescita della domanda di protezione da parte di cittadini di paesi terzi:&nbsp;<strong>in Italia tra gennaio e marzo hanno presentato richiesta di asilo oltre 31mila persone, il 72% in più rispetto al primo trimestre del 2022.</strong>&nbsp;Le cittadinanze prevalenti tra i richiedenti asilo sono principalmente quelle del Bangladesh (18% del totale), del Pakistan (16%) e dell’Egitto (15%).</p>



<p>***</p>



<h6><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;Si segnala che il dato non comprende i permessi di protezione temporanea rilasciati ai cittadini ucraini in fuga dalla guerra, che, seguendo un iter diverso, si conteggiano a parte.</h6>



<h6><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref2&utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a>&nbsp;Si fa presente che le statistiche Eurostat sui permessi di protezione si basano su tre status: rifugiati, protezione sussidiaria e protezione umanitaria (nella quale rientrano anche i permessi speciali).</h6>



<h6><a href="https://www.ismu.org/nel-2022-sono-oltre-384-mila-i-permessi-di-protezione-concessi-dai-paesi-ue-comunicato-stampa-19-6-2023/?utm_source=ISMU+Newsletter+2+%28+%2B+subscribed+lista+1%29&amp;utm_campaign=69727056c9-giornata+del+rifugiato_COPY_02&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_bba0cb118f-69727056c9-126455418&amp;ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_giornatadelrifugiato_COPY_02)#_ftnref1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[3]</a>&nbsp;Vedi nota 2. ­</h6>
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		<title>6 febbraio 2023 &#8211; MIGRARE E&#8217; un DIRITTO !</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/01/11/6-febbraio-2023-migrare-e-un-diritto/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 10:38:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Aderisce anche Associazione Per i Diritti umani 6 febbraio 2023 &#8211; MIGRARE È UN DIRITTO! Giornata globale di lotta contro il regime di morte nelle frontiere e per esigere verità,giustizia e riparazione per le&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Aderisce anche Associazione Per i Diritti umani</p>



<p><strong><img loading="lazy" src="https://lh3.googleusercontent.com/D6WLpJM3k6rvrkOXFmc_FSPC_M5BxHDEnnlTorQEHm3isq4ayD0qPPvOmvmYROX1BrK0xF6Yu6bEaDUmNdM7o29WxpCQZ1J7D2DUsi8Y8CvNg0IV7OJkeG75iFjxosmIFJMDD1f0jHI0jCwpNwEi5jsyTJqElJbrvEn_GMujjzXRVMDiWmWjkTvYKUxX3H3TchDBv1JbGA?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="490" height="146"></strong></p>



<p>6 febbraio 2023 &#8211; MIGRARE È UN DIRITTO!</p>



<p>Giornata globale di lotta contro il regime di morte nelle frontiere e per esigere verità,<br>giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.</p>



<p>Siamo parenti, amici e amiche di persone decedute, disperse e/o vittime di scomparsa forzata lungo le frontiere di terra<br>o di mare, in Europa, in Africa, in America.<br>Siamo persone sopravvissute al tentativo di attraversare le frontiere alla ricerca di un futuro migliore.<br>Siamo cittadini/e solidali che offrono aiuto alle persone immigrate durante il viaggio fornendo loro soccorso medico,<br>cibo, vestiti e supporto quando si trovano in situazioni di pericolo affinché il loro viaggio abbia un lieto fine.<br>Siamo attivisti che hanno raccolto le voci di queste persone immigrate prima che sparissero, che si adoperano per<br>cercare di identificare i corpi senza nome nelle zone di confine e che danno loro una degna sepoltura.<br>Siamo una grande famiglia che non ha confini e non ha nazionalità, una grande famiglia che lotta contro i regimi di<br>morte imposti in tutte le frontiere del mondo e che si batte per affermare il diritto di migrare, la libertà di circolazione e<br>la giustizia globale per tutti e tutte.<br>Anno dopo anno assistiamo al massacro in atto lungo le frontiere e nei luoghi di detenzione progettati per scoraggiare le<br>partenze delle persone migranti. Non possiamo dimenticare queste vittime! Non vogliamo restare in silenzio di fronte a<br>ciò che accade!</p>



<p><br>A febbraio 2020, ci siamo riuniti/e a Oujda, in Marocco, per organizzare la prima grande CommemorAzione. In<br>quell’occasione abbiamo scelto il 6 febbraio, giorno della strage di Tarajal, come data simbolica contro la<br>militarizzazione delle frontiere e per la libertà di circolazione da celebrare con eventi organizzati in tutto il mondo.<br>A settembre 2022 ci siamo riuniti a Zarziz, in Tunisia, per la seconda grande CommemorAzione e abbiamo confermato la<br>nostra volontà di continuare a lavorare insieme perché il 6 febbraio diventi la giornata in cui si uniscono tutte le lotte<br>che numerose organizzazioni portano avanti ogni giorno per denunciare il regime di morte nelle frontiere e per esigere<br>verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.</p>



<p><br>Chiediamo a tutte le organizzazioni sociali e politiche, laiche e religiose, ai gruppi e collettivi dei parenti delle vittime<br>della migrazione, ai singoli cittadini e cittadine di tutti i paesi del mondo di organizzare iniziative di protesta e<br>sensibilizzazione il 6 febbraio 2023.</p>



<p><br>Vi invitiamo ad usare il logo riportato in alto, insieme ai vostri propri loghi, come elemento per evidenziare il<br>collegamento tra tutte le diverse iniziative. Tutti gli eventi che si realizzeranno potranno essere pubblicati nella pagina<br>Facebook Commemor-Action</p>



<p><br>Migrare per vivere, non per morire!<br>Sono persone non numeri!<br>Libertà di movimento per tutti e tutte!</p>
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		<title>6 febbraio 2022 &#8211; MIGRARE È UN DIRITTO!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jan 2022 11:15:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Giornata globale di lotta contro il regime di morte nelle frontiere e per esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie Siamo parenti, amici e amiche di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><br></strong></p>



<p><em>Giornata globale di lotta contro il regime di morte nelle frontiere e per esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie</em></p>



<p>Siamo parenti, amici e amiche di persone decedute, disperse e/o vittime di scomparsa forzata lungo le frontiere di terra o di mare, in Europa, in Africa, in America.</p>



<p>Siamo persone sopravvissute al tentativo di attraversare le frontiere alla ricerca di un futuro migliore.</p>



<p>Siamo cittadini/e solidali che offrono aiuto alle persone immigrate durante il viaggio fornendo loro soccorso medico, cibo, vestiti e supporto quando si trovano in situazioni di pericolo affinché il loro viaggio abbia un lieto fine.</p>



<p>Siamo attivisti che hanno raccolto le voci di queste persone immigrate prima che sparissero, che si adoperano per cercare di identificare i corpi senza nome nelle zone di confine e che danno loro una degna sepoltura.</p>



<p>Siamo una grande famiglia che non ha confini e non ha nazionalità, una grande famiglia che lotta contro i regimi di morte imposti in tutte le frontiere del mondo e che si batte per affermare il diritto di migrare, la libertà di circolazione e la giustizia globale per tutti e tutte.</p>



<p>Anno dopo anno assistiamo al massacro in atto nelle frontiere e nei luoghi di detenzione progettati per scoraggiare le partenze delle persone migranti. Non possiamo dimenticare queste vittime! Non vogliamo restare in silenzio di fronte a ciò che accade!</p>



<p>Per ciò abbiamo deciso di unire le nostre forze, nel rispetto delle singole diversità, per denunciare la violenza mortale dei regimi di frontiera del mondo e per commemorare le persone decedute, disperse e /o vittime di sparizione forzata nel Mar Mediterraneo, nel Sahara, lungo la rotta balcanica, nella Frontera Sur messicana, nel deserto di Arizona e ovunque nel mondo.</p>



<p>Accusiamo i responsabili di questo genocidio in corso: i governi che militarizzando il controllo delle frontiere interne ed esterne rendono sempre più pericolose le rotte migratorie.</p>



<p>Il 6 febbraio del 2014 la polizia di frontiera spagnola massacrò almeno 15 persone che cercavano di attraversare il confine verso l’enclave spagnola di Ceuta. Dopo anni di contenzioso legale i tribunali spagnoli hanno assolto gli agenti della Guardia Civil affermando che nessun reato è stato commesso.</p>



<p>Nessuna giustizia è stata ancora fatta nei confronti delle vittime e dei loro familiari!</p>



<p>Il 6 febbraio del 2019 alcuni gruppi di familiari di migranti deceduti, dispersi e/o vittime di sparizione forzata si sono incontrati a Oujda (Marocco) per la prima giornata di CommemorAzione delle vittime dell’immigrazione e di denuncia della violenza nelle frontiere.</p>



<p>La strage di Tarajal è il simbolo di ciò che accade ogni giorno da oltre 20 anni: vittime senza giustizia, tombe senza nome, confini senza diritti, per ciò a Oujda abbiamo deciso di continuare il percorso delle CommemorAzioni, ogni anno il 6 febbraio, per trasformare il dolore in un’azione collettiva.</p>



<p>Chiediamo a tutte le organizzazioni sociali e politiche, laiche e religiose, ai gruppi e collettivi dei parenti delle vittime della migrazione, ai singoli cittadini e cittadine di tutti i paesi del mondo di organizzare iniziative di protesta e sensibilizzazione in merito a questa situazione.</p>



<p>Vi invitiamo ad usare il logo riportato in alto, insieme ai vostri propri loghi, come elemento per evidenziare il collegamento tra tutte le diverse iniziative. Tutti gli eventi che si realizzeranno saranno pubblicati nella pagina Facebook&nbsp;<strong>Comemor-Action</strong></p>



<p>Facciamo appello alle reti che da molti anni organizzano eventi in occasione della strage di Tarajal, per unire le forze e connettere le diverse iniziative affinchè il 6 febbraio possa trasformarsi in una Giornata Globale di lotta contro il regime di morte nelle frontiere e per esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.</p>



<p><strong>Migrare per vivere, non per morire!</strong></p>



<p><strong>Sono persone non numeri!</strong></p>



<p><strong>Libertà di movimento per tutti e tutte!</strong></p>
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		<title>Appello all’UE: ripristinare i diritti e i valori alle frontiere d’Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 10:00:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Crisi Bielorussia-UE: la dichiarazione delle associazioni. Persone usate come strumento di un conflitto securitario che sta causando di immense sofferenze e che ha portato alla morte di almeno dieci persone. Associazione Per i Diritti&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/11/bielorussia_EU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-46370"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Crisi Bielorussia-UE: la dichiarazione delle associazioni. Persone usate come strumento di un conflitto securitario che sta causando di immense sofferenze e che ha portato alla morte di almeno dieci persone.</p></blockquote>



<p></p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> sostiene e divulga l&#8217;appello. </p>



<p>Come società civile europea e organizzazioni specializzate che si occupano di asilo, migrazione, assistenza umanitaria e diritti umani, siamo scioccati dal perdurare della&nbsp;<strong>crisi umanitaria ai confini tra l’UE e la Bielorussia,</strong>&nbsp;la quale è causa di immense sofferenze e ha portato alla&nbsp;<strong>morte</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>almeno dieci persone.&nbsp;</strong>Nel condannare a pieno le azioni del governo della Bielorussia, sollecitiamo una risposta da parte dell’UE, degli Stati membri dell’UE e di tutte le organizzazioni europee e internazionali competenti che sia in linea con gli obblighi giuridici europei e internazionali e con gli standard minimi di dignità condivisi.</p>



<p>Le persone al centro della crisi sono strumentalizzate all’interno del conflitto di natura securitaria tra l’UE e la Bielorussia, ma queste persone non sono di per sé una minaccia alla sicurezza, e non dovrebbero essere considerate né trattate da entrambe le parti come se fossero un’arma. In realtà, tutte le testimonianze suggeriscono la presenza<strong>&nbsp;molti gruppi altamente vulnerabili</strong>&nbsp;tra le persone coinvolte in questi eventi, tra cui donne incinte, famiglie con bambini piccoli e persone anziane o ferite. Tra loro c’è chi è fuggito da guerra e persecuzioni dalla Siria, dallo Yemen, dall’Afghanistan e dall’Iraq, e chi, in assenza di percorsi sicuri e legali, non aveva alternative per raggiungere in luogo sicuro. Segnaliamo anche che, nonostante le gravi tensioni esistenti tra gli Stati coinvolti, la situazione, come per molte altre alle frontiere dell’UE, è gestibile e dovrebbe essere affrontata con uno sguardo in prospettiva. A livello globale, tanti paesi in situazioni molto precarie affrontano contesti complessi di sfollamento, con dimensioni geopolitiche e di sicurezza e che coinvolgono un numero nettamente superiore di persone. Ciò di cui c’è bisogno è una risposta chiara che includa una ferma&nbsp;<strong>difesa del diritto d’asilo e del diritto europeo e internazionale.&nbsp;</strong>Proponiamo quindi le seguenti risposte che interessano i vari elementi della crisi:</p>



<h3>Garantire l’accesso al diritto d’asilo alle frontiere</h3>



<p>Secondo il diritto comunitario e internazionale, chiunque cerchi asilo alle frontiere, indipendentemente dal modo in cui è arrivato, ha il diritto di presentare una domanda d’asilo.&nbsp;<strong>L’accesso all’asilo in Polonia, Lituania e Lettonia dovrebbe essere immediatamente ripristinato sia nella sua forma giuridica che in quella pratica.</strong>&nbsp;Ciò significa che tutte le misure volte ad impedire alle persone di accedere al territorio dell’UE e di presentare una domanda di asilo devono cessare. Questo include l’ostacolare il raggiungimento del territorio dell’UE, anche mediante l’uso della forza e di istruzioni date alle guardie di frontiera di condurre respingimenti, impedendo quindi di presentare la domanda di asilo limitando l’effettivo accesso alla procedura mediante restrizioni geografiche su dove possono essere presentate le richieste, e mediante i tentativi di derogare alla legislazione sull’asilo e alle misure di tutela contro il&nbsp;<em>refoulement</em>.</p>



<h3>Garantire l’accesso umanitario</h3>



<p>A breve termine, è essenziale che gli Stati coinvolti garantiscano l’accesso umanitario alle persone colpite, in modo tale che le organizzazioni umanitarie possano raggiungerle e prestare assistenza. Il fatto che gli&nbsp;<strong>Stati membri dell’UE impediscano la fornitura di assistenza salvavita alle persone</strong>, alcune delle quali estremamente vulnerabili, è&nbsp;<strong>deplorevole e irresponsabile</strong>. Inoltre, rischia di avere implicazioni negative per l’accesso umanitario in contesti di sfollamento al di fuori dell’UE e mina il ruolo dell’UE come attore umanitario credibile.&nbsp;Se la situazione di stallo dovesse continuare, la decisione di evacuare immediatamente le persone dalla regione di confine negli Stati membri dell’UE, anche avvalendosi delle offerte già ricevute da parte della società civile, delle città e dei gruppi religiosi per accoglierle, è un’opzione che potrebbe evitare ulteriori perdite di vite umane. In parallelo, gli Stati membri dell’UE dovrebbero discutere e concordare accordi di ricollocazione ad hoc.&nbsp;<strong>Trasportare le persone in paesi terzi per il procedimento di asilo</strong>, come è stato proposto,&nbsp;<strong>è illegale</strong>&nbsp;secondo il diritto internazionale e comunitario, e politicamente non realizzabile.</p>



<h3>Abrogare la legislazione interna non conforme</h3>



<p>La situazione alla frontiera esterna ha determinato delle modifiche alla legislazione nazionale in materia di asilo. Come dimostra l’analisi giuridica della legislazione adottata in&nbsp;<a href="https://ecre.org/ecre-legal-note-11-extraordinary-responses-legislative-changes-in-lithuania-2021/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lituania</a>,&nbsp;<a href="https://www.hfhr.pl/en/the-draft-amendment-of-the-act-on-foreigners-and-the-act-on-granting-them-protection-violate-eu-asylum-law-principles-legal-opinion-of-the-hfhr/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Polonia</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.refworld.org/docid/61767bea4.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lettonia</a>, alcuni cambiamenti legislativi sono incompatibili con l’acquis dell’UE in materia di asilo, i trattati UE, la Carta dei diritti fondamentali e il diritto internazionale. In Lituania, i cambiamenti mirano a&nbsp;<strong>limitare l’accesso all’asilo</strong>, a&nbsp;<strong>sopprimere le misure di tutela per le persone in situazioni vulnerabili</strong>, a permettere la detenzione automatica, a limitare l’accesso a un rimedio legale efficace e a ridurre l’accesso alle misure di accoglienza.</p>



<p>Nel caso della Polonia, la nuova legislazione si pone in&nbsp;<strong>diretta violazione del principio di&nbsp;<em>non refoulement</em>,</strong>&nbsp;consentendo l’allontanamento delle persone dalla Polonia anche dopo che abbiano fatto domanda di protezione internazionale e senza un esame individuale per verificare se l’allontanamento porterà a una violazione dei loro diritti umani. In Lettonia, i cambiamenti legislativi precludono alle persone che attraversano il confine la possibilità di chiedere asilo, il che significa che il diritto di chiedere asilo e il principio di non&nbsp;<em>refoulement&nbsp;</em>non sono rispettati. Sebbene alcuni degli emendamenti siano – in teoria – temporanei e la loro applicazione limitata geograficamente, essi rischiano comunque di istituzionalizzare una pratica illegale.<strong>&nbsp;Chiedere asilo è un diritto fondamentale e il&nbsp;<em>non refoulement</em>&nbsp;è un principio inderogabile</strong>&nbsp;che deve essere osservato anche in tempi di emergenza. La Commissione europea deve dare seguito alla sua richiesta rivolta agli Stati membri di rimuovere gli aspetti della legislazione che violano il diritto comunitario. Il rispetto del diritto dell’UE dovrebbe essere una condizione di base per ottenere il sostegno dell’UE. Se gli Stati membri si rifiutano di rispettare il diritto comunitario e internazionale, devono essere prese in considerazione misure di disciplinari e di infrazione.</p>



<h3>Contrastare la repressione della società civile, dei media e degli operatori legali</h3>



<p>La situazione alle frontiere dell’UE ha provocato tentativi da parte degli Stati membri di&nbsp;<strong>intimidire e reprimere la società civile,</strong>&nbsp;i media e gli operatori legali che cercano di intervenire nel rispetto delle loro funzioni professionali. Le attività volte a fornire assistenza umanitaria e legale alle persone alla frontiera non devono essere criminalizzate.&nbsp;<strong>Vietare l’accesso alle zone di confine alla società civile e ai giornalisti non solo lascia le persone senza alcun sostegno</strong>, ma ha anche ripercussioni sul lavoro della società civile indipendente e dei media al di fuori dell’Europa. È essenziale che la situazione nella zona di confine sia monitorata da attori indipendenti per garantire il rispetto del diritto europeo e internazionale. Gli atti di violenza devono essere condannati e indagati.</p>



<h3>Porre gli standard dei diritti umani e la trasparenza al centro della cooperazione con i paesi terzi</h3>



<p>Attualmente, l’UE sta cercando in modo proattivo accordi con paesi terzi sia per fermare le persone che arrivano alla frontiera dell’UE, sia per rimpatriare i propri cittadini. Bisogna assicurarsi che qualsiasi accordo con paesi terzi, come l’Iraq, la Turchia o il Libano, sia in linea con le norme internazionali sui diritti umani, a partire dal diritto di lasciare il proprio paese e dagli obblighi di&nbsp;<em>non refoulement</em>. Per&nbsp;<strong>assicurare il controllo democratico sugli accordi dell’UE con i paesi terzi,</strong>&nbsp;il contenuto di qualsiasi accordo dovrebbe essere reso pubblico, e il Parlamento europeo dovrebbe avere un ruolo significativo nel monitoraggio degli accordi. Anche il monitoraggio indipendente e il sostegno alle persone rimpatriate dovrebbero essere garantiti.</p>



<p>L’UE e i suoi Stati membri devono far fronte alla crisi al confine in conformità con i loro<strong>&nbsp;obblighi legali internazionali e comunitari.</strong>&nbsp;L’attuale quadro politico e giuridico, se applicato, fornisce tutti gli elementi per gestire questa situazione nel rispetto dei diritti, in maniera calma e ben gestita. Siamo allarmati nel sentire che si stanno elaborando proposte che potrebbero consentire deroghe ingiustificabili al diritto comunitario e internazionale.</p>
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