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	<title>luce Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>La casa dalle finestre chiuse </title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2025 08:06:22 +0000</pubDate>
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<p> <br></p>



<p>di Jorida Dervhisci Mobroci </p>



<p></p>



<p>Aveva le persiane spalancate e il profumo del legno vivo, quella casa. Ci entrò un’estate, con il cuore pieno di futuro e il corpo stanco di cercare. Non era solo un luogo: era promessa. Una parete dopo l’altra, cominciò a sentirsi parte di qualcosa che avrebbe potuto chiamare famiglia.<br>Non era la casa perfetta. Le travi scricchiolavano, le stanze erano fredde in certi angoli, e c’era sempre una porta che faceva fatica a chiudersi. Ma lei non voleva perfezione. Voleva verità. E in quella verità aveva investito tutto: tempo, forza, pazienza. Aveva cucito tende con mani ferite. Aveva portato luce dove prima c’era polvere. Aveva creduto, senza chiedere niente in cambio, che sarebbe stato per sempre.<br>L’estate scaldava le pareti.I giorni sembravano dilatarsi tra le risate e i silenzi pieni di senso. Ogni mattino apriva le finestre, faceva entrare l’aria e pensava: sono a casa.<br>Poi, un giorno, qualcosa cambiò.Una finestra non si aprì più. Una voce non rispose. Le chiavi non giravano nella serratura come prima. E senza accorgersene, lei divenne ospite. Poi intrusa. Poi nessuno.<br>La casa cominciò a chiudersi, una stanza dopo l’altra. Prima il salone, poi la cucina, poi la camera dove sognavano. Le finestre, un tempo aperte alla luce, ora avevano le imposte sbarrate. E lei, che aveva dato tutto, restava fuori. Al freddo, sotto il sole.<br>Non era il legno a spezzarsi, ma le mani che avevano serrato le porte. Non era la casa a chiudersi, ma le anime oltre le sue mura che si erano allontanate. Non era la casa a tradire, ma chi aveva scelto di lasciare le finestre chiuse. Chi aveva girato la chiave, lasciando dentro solo il rumore dell’assenza. Così se ne andò. Con il cuore come una valigia troppo piena e la schiena curva di chi ha perso qualcosa che non può essere sostituito. Il primo rifugio fu un nido fragile, incapace di accogliere le sue tempeste interiori e i suoi silenzi profondi. Ma lei restò. Anche lì, anche se si sentiva fuori posto. Fece quello che ha sempre saputo fare: aggiustò. Riparò. Resistette.<br>E a poco a poco, quasi senza accorgersene, il sentiero la portò altrove. Dove l’aria era più ampia. Dove una casa nuova la stava aspettando. Non era la casa che aveva sognato un tempo, ma era più vera. Più grande -non per le stanze, ma per lo spazio che sapeva dare al cuore.<br>Lì, finalmente, cominciò a costruire. Non da sola. Una mano nuova accanto alla sua. E un giorno, una voce piccola ma luminosa: una bambina.<br>La famiglia che creò non nacque dal sogno, ma dalla scelta. Dalla lotta. Dalla verità. E adesso, quando guarda quella casa, con le finestre aperte e vive, sa che ogni mattone porta il segno di quello che ha superato.<br>Non è stato facile. Non lo è mai. Ma ora, finalmente, è casa davvero.</p>



<p>Content creator: Boris Maretto</p>
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		<title>Il giardino di luce</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 15:58:23 +0000</pubDate>
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<p>Progetto a cura di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p><br></p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/video3.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>



<p>Content creator: Boris Maretto</p>



<p></p>



<p></p>



<p>In un villaggio nascosto tra le colline, dove il tempo sembrava scorrere più lentamente, viveva una ragazza di nome Azzurra. Fin da piccola, aveva sentito parlare di un giardino segreto, nascosto da una fitta vegetazione, che nessuno osava esplorare. Si diceva che quel giardino fosse un luogo magico, dove chiunque fosse entrato con il cuore puro avrebbe trovato una fonte di luce che esaudiva un desiderio.<br>Azzurra, cresciuta con la curiosità di scoprire il mondo oltre il suo villaggio, non poteva fare a meno di pensare a quel luogo misterioso. Una mattina, dopo aver riflettuto a lungo, decise che era arrivato il momento di affrontare l’ignoto. Si incamminò nel bosco, tra rovi e sentieri poco battuti, finché non trovò finalmente una piccola porta di legno, coperta da rampicanti.<br>Aprì la porta e un’ondata di profumo dolce e fresco la accolse. Il giardino che si rivelò davanti ai suoi occhi era diverso da ogni altro che avesse mai visto. Non c’erano fiori colorati, ma piante che brillavano come stelle nel cielo notturno. In mezzo al giardino, una fontana di pietra emanava una luce calda, come se la stessa luce del sole fosse stata intrappolata dentro. Al suo interno non c’era acqua, ma una sostanza luminosa che danzava come se avesse vita propria, vibando in modo misterioso.<br>Azzurra si avvicinò lentamente, quasi timorosa, e si chinò sopra la fontana. Con una voce sussurrante, esprime il suo desiderio: “Vorrei vedere il mondo, scoprire cosa c’è oltre le montagne, oltre il mare.”<br>Non appena finì di parlare, la luce della fontana aumentò d’intensità e una voce profonda, calma e misteriosa risuonò nell’aria: “Il mondo è vasto, ma per vederlo davvero, devi guardare con gli occhi del cuore.”<br>Azzurra chiuse gli occhi, confusa. Quando li riaprì, il giardino era sparito. Al suo posto si trovava un lungo sentiero che si perdeva all’orizzonte, attraversando colline e valli che non aveva mai visto. Era come se la terra stessa l’avesse invitata a partire, a scoprire un nuovo mondo.<br>Con il cuore colmo di emozione e una strana sensazione di eccitazione, Azzurra si incamminò lungo quel cammino. Ogni passo che faceva sembrava portarla più lontano, eppure più vicina alla sua vera essenza. Non sapeva dove la strada l’avrebbe condotta, ma sentiva che il viaggio era appena iniziato.<br>Mentre camminava, le sue paure e i suoi sogni cominciavano a fondersi in qualcosa di nuovo, un misto di speranza e di incertezze. Ogni passo la portava a un nuovo inizio, a una nuova scoperta, come se il mondo fosse tutto da creare. Il suo cuore batteva forte, ma sapeva che ogni risposta sarebbe arrivata solo con il tempo.<br>E così, mentre il sentiero si perdeva all’orizzonte, Azzurra non smetteva di camminare. Perché sapeva che la vera luce non era quella della fontana, ma quella che avrebbe trovato dentro di sé, lungo il cammino. </p>



<p></p>



<p>Continua&#8230;</p>
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		<title>Venezuela. Aiuto umanitario, secondo capitolo</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2019 07:58:34 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Giorni fa, la Croce Rossa Venezuelana ha negoziato con il governo interino di Juan Guaidó e con il regime usurpatore di Nicolás Maduro, l’ingresso in Venezuela di diverse tonnellate di aiuto umanitario provenienti dal Panama: medicine, forniture e apparecchiature mediche che dovrebbero essere consegnate in 28 ospedali e 30 ambulatori. Hanno pubblicato sui loro social network il seguente messaggio: “facciamo un richiamo a tutte le parti in Venezuela per rispettare l’azione umanitaria, neutrale, imparziale e indipendente e quindi evitare qualunque politicizzazione dell’azione”. L’emblema della Croce Rossa non dev’essere accompagnata da messaggi politici. Il primo carico è stato consegnato nell’ospedale Carlos J. Bello della Croce Rossa Venezuelana a Caracas. Spero proprio che il regime rispetti questo emblema e non strumentalizzi questa azione e soprattutto permetta che questo aiuto arrivi veramente a che ne ha bisogno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altro capitolo sono le donazioni inviate dagli Stati Uniti e richieste da Guaidó a inizi dell’anno e che dovevano entrare nel paese all’indomani del concerto Venezuela Aid Live. Ebbene, sono ancora a Cúcuta in Colombia, a Pacaraima in Brasile e in Curacao, il regime non ha mai permesso l’entrata di quelle donazioni dopo il tragico incidente dell’incendio dei due camion da parte dei paramilitari e comandos simpatizzanti del regime. Grazie alla campagna di donazioni partita anche dal Aid Live è stata creata la Aid Live Foundation e il risultato sono 2 milioni di dollari raccolti. Questa prima fase di raccolta fondi sarà destinata a coprire le necessità nei settori di: sviluppo, programmi di nutrizione, salute e accesso ai servizi base per l’infanzia, e programmi per il benessere dei migranti venezuelani in Colombia. Quando potrà entrare tutto questo aiuto? Tonnellate di materiali e milioni di dollari. Bambini, anziani, malati cronici, donne incinte, gente, tanta gente, e persino animali continuano a morire senza sosta, in silenzio e nell’impotenza e noi nella nostra confort zone vediamo tonnellate e tonnellate di cose e cifre di dollari fermi per volere di un pugno di misere persone.  E’ inaccettabile. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’aiuto delle grandi fondazioni e ONG sono quelle che conosciamo di più, ma ci sono anche delle piccole realtà, piccole associazioni in giro per il mondo che fanno un lavoro di formichine per raccogliere forniture, medicinali e fondi per gestire gli invii. Ci riescono, con l’aiuto inestimabile della diaspora venezuelana e delle persone generose del posto dove queste associazioni hanno sede. Un esempio è l’Associazione “Insieme per il Venezuela”, molto attiva, con sede a Milano e che questo 28 aprile copie il suo primo anno di vita. Ha già portato a termine egregiamente delle importanti campagne: “Natale a colori”, sono stati inviati mille pacchettini con materiale scolastico, giocattoli di piccolo formato e caramelle, destinati a scuole elementari e dell’infanzia nelle zone di La Guaira, Caracas, Maracay e Mérida, per dare un po’ di allegria ai bimbi durante le feste natalizie e al contempo aiutare le scuole con materiale scolastico. Un&#8217;altra campagna dedicata all’infanzia, con l’invio di pannolini, medicine pediatriche, biberon, vestiti e prodotti di prima necessità, appunto per la prima infanzia. Inoltre, porta avanti un permanente focus molto importante che è quello di informare e insegnare il popolo italiano e gli studenti delle scuole sulla realtà venezuelana presentando a Milano due documentari che illustrano chiaramente la crisi che vive il Venezuela. Informare è la base perché queste atrocità che vivono i venezuelani a causa del regime non succedano più in nessun altro posto; e così tanti altri progetti che hanno come destinatari l’ormai immenso popolo vulnerabile del paese latinoamericano. Quello di questa associazione è un lavoro minuzioso, lento, scrupoloso, molto attento alle realtà più difficili e degradate del Venezuela, forse in zone rurali dove non arriva quasi nessun tipo di aiuto.  Vedere i video che mandano i volontari dopo che sono arrivate le donazioni, vedere le facce felici dei bambini, delle maestre, delle mamme… non ha prezzo e allora ci si rende conto che con quel piccolo granello di sabbia abbiamo fatto felice una persone che quella felicità la stava urlando al vento ormai da molto tempo.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12408" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel frattempo continuano le proteste per la mancanza di servizi. Non è che sia migliorata molto la crisi elettrica iniziata lo scorso 7 marzo. In alcune città importanti come la capitale Caracas o altri luoghi come Maracay, Barquisimeto, Valencia o l’isola di Margarita, e solo in alcune zone, l’elettricità arriva a momenti, per alcune e poi senza preavviso se ne va e non si sa quando torna. Questa dinamica ha fatto sì che tante attività commerciali abbiano dovuto chiudere battenti definitivamente, che tanti elettrodomestici si siano rotti, che le pompe per la distribuzione dell’acqua potabile nei palazzi residenziali non funzionino o siano guaste, che le poche attrezzature e macchinari ospedalieri che esistono ancora si siano rotti definitivamente, che le sale di chirurgia degli ospedali siano rimaste al buio in mezzo a interventi, perché quasi non esistono le centrali elettriche, è un miracolo trovarne una. Ho già sentito le testimonianze di dottori e infermieri operando pazienti con le torce dei cellulari o facendo partorire donne per strada e al buio, per citarne solo due esempi recenti successi durante questa crisi energetica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, si parla che questo buio capitolo della storia del paese sia verso la sua fine, ne sono convinta anch’io, ma più che mai c’è bisogno della solidarietà di tutti perché dopo 20 anni di soprusi, la situazione è diventata insostenibile e dentro non ci sono più risorse a disposizione, bisogna cercarle oltre il confine. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se siete interessati nel sostenere una realtà che funziona e che ha bisogno di tutti noi per raggiungere l’obiettivo di aiutare, ecco le coordinate di “Insieme per il Venezuela”: email: </span><a href="mailto:insiemeperilvenezuela@gmail.com"><span style="font-weight: 400;">insiemeperilvenezuela@gmail.com</span></a><span style="font-weight: 400;">. Facebook e Instagram: Insieme per il Venezuela. Twitter: @pervenezuela.   Il vostro aiuto arriverà. Con il vostro contributo, li aiutate ad aiutare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Più che le cose materiali, l’importante è sapere che non siamo soli e che ci sono persone che si prendono cura di noi pur essendo lontane”. Parole di un volontario nella città di Mérida, in Venezuela.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12409" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="770" height="485" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela-300x189.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela-768x484.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></p>
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		<title>Venezuela. BUIO</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 07:25:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; Da giovedì 7 marzo il Venezuela è sprofondato nell’oscurità. La causa è stata un gravissimo guasto nella centrale idroelettrica del Guri, in impianto che in passato era il fiore all’occhiello&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da giovedì 7 marzo il Venezuela è sprofondato nell’oscurità. La causa è stata un gravissimo guasto nella centrale idroelettrica del Guri, in impianto che in passato era il fiore all’occhiello della tecnologia venezuelana e che ancora oggi dovrebbe servire tutto il paese. I lavoratori della centrale avevano avvertito che la rete elettrica stava per andare in tilt dopo anni di cattiva manutenzione, indolenza e corruzione, e così è stato; inoltre, dopo l’inizio del blackout, i lavoratori della centrale hanno dichiarato che non ci sono più tecnici preparati per risolvere il problema, chi lavora lì non è preparato per questa crisi. Sulla carta, in questi ultimi 20 anni ci sono stati investimenti per più di 1.500 milioni di dollari. Sulla carta però, perché quei soldi non sono mai arrivati a destinazione, non sono stati spesi per aggiornare la centrale, bensì sono nelle tasche della gang di criminali di Hugo Chavez e Nicolas Maduro. Il regime dichiara che il blackout è stato un sabotaggio da parte degli Stati Uniti, ovviamente. Questa notizia è stata immediatamente smentita dai lavoratori. Possiamo dire con sicurezza che ci sono stati degli arresti arbitrari di alcuni lavoratori dell’azienda nazionale per l’energia dopo aver smentito la notizia. C’è un impiegato di nome Geovany Zambrano che è “desaparecido” da 20 ore. Sarà che queste persone hanno parlato e hanno detto cos’è successo? Sarà che il regime li ha fatto tacere?</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12201" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="416" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350-300x122.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350-768x312.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Quindi, la rete è collassata, di conseguenza anche le comunicazioni sono collassate, linee telefoniche e internet comprese. Senza elettricità non c’è niente, non funziona niente. Intere zone della capitale e non solo hanno passato più di 60 ore consecutive senza elettricità. In alcune zone dell’entroterra hanno compiuto 110 ore di buio. Il poco cibo che la popolazione riesce a comprare è andato a male nelle case, le candele stanno per finire. Le poche aziende e negozi che ancora sopravvivono, hanno abbassato le saracinesche. Alcuni negozi e piccoli supermercati aprono nei ridotti momenti in cui arriva la luce, se arriva, vendono quello che hanno, ma tante non possono accettare carte di credito e bancomat, accettano soldi in contanti e addirittura accettano dollari ed euro, ma il fatto è che i contanti non esistono più, la gente non gira per strada con banconote perché l’inflazione è arrivata quasi al 3.000%, e allora, cosa compri, come compri, quando compri? Anche l’acqua manca. La gente disperata chiede informazioni per conoscere negozi e venditori ambulanti che possano vendere caraffe d’acqua potabile, le case sono al secco. In alcune regioni del paese come la Stato del Carabobo, denunciano che l’acqua sta arrivando alle case con cattivo odore e di colore nero… fate voi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12202" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="460" height="259" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a></p>
<p>Cosa succede in un ospedale se va via la corrente elettrica e l’acqua? Un inferno. Ma se gli ospedali venezuelani sono già un inferno a causa della mancanza di medicine, manutenzione, macchinari, medici e infermiere… cos’altro può succedere? Un inferno Dantesco è a dir poco. I medici non riescono in nessun modo a salvare vite, possono soltanto rianimare facendo massaggi cardiaci a mani nude, ventilando con sistemi manuali del medioevo, ma poi basta, rimangono a guardare nella penombra di una candela un’altra vita, l’ennesima che se ne va a causa di questa crisi umanitaria voluta da un pugno di esseri crudeli che ha distrutto completamente il paese. Dal 7 al 9 marzo sono morti 110 pazienti, tra cui 80 bambini. Il 10 marzo sono morti 21 persone, di cui 5 neonati e due donne in ostetricia, incinte o per partorire… Fino al 13 marzo si contano 26 deceduti, la ONG <i>Codevida</i> contabilizza 17 pazienti con problemi renali decediti dopo il blackout nazionale, e allora potete immaginare cosa sta succedendo ai pazienti in dialisi? Cosa pensate che possa succedere negli obitori degli ospedali senza aria condizionata costante per più di 6 giorni? Sapete cosa stanno facendo gli impiegati di queste aree? Dicono ai famigliari di portarsi il cadavere subito altrimenti devono seppellirli in fosse comuni per evitare la decomposizione e l’affollamento. Nell’entroterra del paese, nelle zone più povere e depresse, la situazione della salute è indescrivibile, il 90% delle famiglie ha qualche parente con problemi di salute: denutrizione, tumori di diversa natura ed entità, epilessia, diabete, AIDS, malaria, tubercolosi. In questi giorni di crisi energetica si sono complicati i quadri clinici di molte persone, già compromessi per la situazione sanitaria e quindi sono decedute, i parenti, senza soldi per poter affrontare un funerale e pagare il cimitero, seppelliscono i loro cari nei giardini di casa, nelle zone rurali dove ci sono pezzi di terra o nella terra di nessuno… Donne con figli morti in braccio, parenti all’estero che ricevono la chiamata che il loro famigliare è morto nell’oscurità, senza poter andare in Venezuela perché gli aerei non partono e non arrivano… ovviamente. Un incubo difficile da descrivere. Un incubo reale. Una morte lenta. Una disgrazia che non tocca fondo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12203" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="780" height="438" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 780w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></a></p>
<p>Il paese non sta collassando, è già collassato. E’ già nella miseria più grande. Chi ancora, nelle sedie del potere, continua a dire che bisogna rimanere neutrali e che la non ingerenza è la giusta via, perché non si può ripetere la storia della Siria, non sa o non si rende conto che il Venezuela da più di 5 anni è già la Siria dell’America Latina e che da anni era in atto un genocidio silenzioso, che per fortuna, ormai, tanto silenzioso non è.</p>
<p>Devo dire che settimane fa vedevo una luce in fondo al tunnel, adesso stento a trovarla, l’ho persa, spero si ravvivi appena questo blackout in cui è sommerso il Venezuela, passi. Piano piano la luce sta arrivando, a momenti, ma non riesce ancora ad illuminare il nostro tunnel della speranza. Siamo stanchi. Mi auguro che la fine stia arrivando e che il mio popolo possa di nuovo trovare pace dietro la parola “DIRITTO”.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. Acqua, Luce e Salute</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2018 07:08:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Quali sono le precondizioni per lo sviluppo di un Paese? Questa domanda può sembrare complicata ma ha delle risposte molto semplici: acqua, energia e sanità. Sono forse queste tre parole che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Quali sono le precondizioni per lo sviluppo di un Paese?</p>
<p align="JUSTIFY">Questa domanda può sembrare complicata ma ha delle risposte molto semplici: acqua, energia e sanità. Sono forse queste tre parole che stabiliscono la possibilità di evoluzione di un paese; le coltivazioni, i soldi e le capacità imprenditoriali sono solo secondarie.</p>
<p align="JUSTIFY">Acqua, partiamo dal bene primario, senza il quale le stesse coltivazioni appena citate non potrebbero esistere. L’Africa resta il continente maggiormente colpito dalla mancanza di acqua potabile. Secondo uno studio del Consiglio mondiale dell’acqua, nel mondo, il costo totale dell’insicurezza delle risorse idriche sull’economia globale è di circa 500 miliardi di dollari all’anno. Se a questo dato si aggiunge l’impatto ambientale, la cifra cresce ulteriormente, facendo aumentare di conseguenza malattie e decessi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tra i paesi africani i più colpiti da questo problema troviamo Angola, Guinea equatoriale, Mozambico e Madagascar.</p>
<p align="JUSTIFY">La verità è però che in Africa di acqua ce n’è veramente molta e si trova tutta nel sottosuolo, si stima che ce ne sarebbe abbastanza da risolvere il problema dell’acqua di tutte le popolazioni africane. Qual è quindi il problema? Recuperare quest’acqua. Non ovunque ci sono pozzi e soprattutto non tutti gli Stati hanno risorse e competenze necessarie per costruirne di nuovi.</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10615" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="812" height="435" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 812w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/acqua-300x161.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/acqua-768x411.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 812px) 100vw, 812px" /></a></i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><em>Energia</em>, uno studio dell’Unesco ha dimostrato la correlazione tra la disponibilità della luce e il successo scolastico dei ragazzi. Nelle zone dell’Africa in cui arriva la corrente elettrica, bambini e adolescenti dedicano almeno un’ora serale allo studio. Se dire che l’80% di scuole e biblioteche nell’Africa subsahariana non dispone di elettricità non basta a convincerci, è sufficiente guardare una fotografia satellitare notturna. Come possiamo osservare nell’immagine qui sotto, nel continente africano le uniche macchie di luce sono a Lagos, Il Cairo, Nairobi e Johannesburg.</p>
<p align="JUSTIFY">Naturalmente la situazione non rimane critica solo in Africa, i “continenti neri” di questa fotografia rispecchiano anche all’indice di povertà mondiale.</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Arfrica-satellitare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10614" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Arfrica-satellitare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="485" height="520" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, la parola energia è strettamente connessa a nutrizione e sanità. Soprattutto nei paesi caldi la necessità di avere frigoriferi e freezer risulta fondamentale per la conservazione del cibo e per migliorare la dieta di tutti. Ancora, ci sono gli sforzi di molti dietro alla costruzione di ospedali nelle zone più remote del continente che però, senza energia e acqua, risulterebbero non funzionali e anzi, potrebbero trasformarsi in zone ad alto rischio di epidemie.</p>
<p align="JUSTIFY">Ultimo argomento ma non per importanza è quello che riguarda la sanità.Il mondo della sanità è strettamente collegato alle due risorse già citate, acqua ed energia elettrica.</p>
<p align="JUSTIFY">Per costruire ospedali non sono necessarie molte risorse, per farli funzionare, invece, sono necessari beni primari costanti e duraturi.</p>
<p align="JUSTIFY">Detto questo, la salute è sicuramente un aspetto chiave dello sviluppo umano ed economico e i numeri africani non tradiscono le aspettative. Gli stati più colpiti da ebola (Guinea, Liberia e Sierra Leone) hanno un sistema sanitario pubblico molto debole che non è stato in grado di fronteggiare un’emergenza di tale portata. Nello specifico, in questi paesi, ci sono circa 4 medici ogni 100mila abitanti (In Italia sono circa 375 medici ogni 100 mila abitanti).</p>
<p align="JUSTIFY">Infine, le malattie infettive sono la causa del 40% dei decessi nei Paesi in via di sviluppo, l’1% in quelli industrializzati. Nell’Africa sub sahariana in particolare, l’Hiv è ancora la prima causa di morte: 11,5%, e il 70% dei nuovi casi si sono verificati in Africa sub sahariana.</p>
<p align="JUSTIFY">Unico neo positivo in tutta l’Africa è il Rwanda che ha il 90% dei cittadini coperti da assicurazione sanitaria.</p>
<p align="JUSTIFY">Ovviamente, questo articolo non vuole essere esaustivo sulle cause di povertà dei paesi africani. Ci sarebbero ancora molti problemi da affrontare (come la terra, la politica e la stabilità sociale); in questo momento si vuole soltanto dare una visione su come beni e servizi primari, dati per scontati nella società occidentale, possano modificare le sorti di un Paese.</p>
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