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	<title>malati Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Intervista a Pamela De Rosa sulle disabilità invisibili</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Dec 2024 11:59:17 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/IMG_1639-scaled.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="576" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/IMG_1639-576x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17806" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/IMG_1639-576x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/IMG_1639-169x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/IMG_1639-768x1365.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/IMG_1639-864x1536.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/IMG_1639-1153x2048.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1153w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/IMG_1639-scaled.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1441w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani </p>



<p></p>



<p>Questa volta è stata proprio la protagonista di questa intervista a contattarmi. Un cavaliere della Repubblica che chiede un&#8217;intervista a me: mi ha fatto sentire orgoglioso del lavoro  che svolgo per questo giornale.  </p>



<p>In occasione del Disability Pride 2024 ho partecipato al tavolo di lavoro sulle Disabilità Invisibili. Non sapevo in realtà dove collocarmi perché ho sia una disabilità visibile che invisibile. Il tavolo mi ha permesso di conoscere qualcosa in più su queste disabilità invisibili o meglio invisibilizzate, di cui si parla ancora da poco e forse non abbastanza. </p>



<p>Pamela De Rosa,  attivista dell’Associazione Luca Coscioni, nonché Consigliera nazionale dell’APMARR (Associazione Persone con Malattie Reumatiche e Rare), può aiutarci ad affrontare l&#8217;argomento. </p>



<p>Parlaci di te&#8230;<br>Sono una persona piuttosto energica, mi piace tenermi sempre impegnata e ho diversi hobbies. Ho una patologia reumatologica e diverse altre patologie che potrebbero o no essere correlate. Scherzando dico sempre che ci vorrebbe Dottor House!<br>Mi piace parecchio cucinare, anche se non sempre ne ho le forze, adoro viaggiare e scoprire culture nuove.<br>Sono un’appassionata di tecnologia, anche se stare al passo coi tempi diventa sempre più difficile. Ci provo.<br>Amo gli animali e infatti ho 3 gatti e un porcellino d’India.</p>



<p><br>Cosa ci dici del tuo impegno con APMARR (Associazione Persone con Malattie Reumatiche e Rare) e l’Associazione Luca Coscioni?</p>



<p>Mi impegno a offrire volontariamente il mio tempo, le mie energie e le mie competenze a entrambe le associazioni, perché credo nell&#8217;importanza di restituire e avere un impatto positivo sul mondo che mi circonda. Mi dedico a usare le mie capacità per aiutare chi ha<br>bisogno e a contribuire al miglioramento della società.<br>Comprendo il valore dell’attivismo e del volontariato e il potere dell&#8217;azione collettiva nel creare cambiamenti positivi.</p>



<p>Ho visto che sei abbastanza attiva anche sui Social. Ti concentri soprattutto su disabilità invisibili…hai avuto riscontri positivi?</p>



<p><br>Ho avuto tantissimi riscontri positivi, soprattutto dalle realtà locali. Ne racconto due: sono stata contattata da una multinazionale con una delle sedi a Milano per tenere un webinar ai dipendenti proprio sulle disabilità invisibili. Avverrà nel 2025 e utilizzerò<br>qualche ora di permesso al lavoro.<br>Recentemente, una studentessa di una scuola superiore che sta facendo una ricerca per scuola mi ha chiesto di darle una mano in merito all’argomento e alla fine le ho fatto un video esplicativo del cordino Sunflower.</p>



<p>Rispetto alle disabilità invisibili ti impegni anche in diverse battaglie? Illustracene qualcuna. </p>



<p>Fondamentalmente mi concentro su tutto ciò che le persone che ruotano attorno alle due associazioni di cui faccio parte mostrano un bisogno. Abbattere lo stigma nei confronti del dolore cronico è una di quelle battaglie che porto avanti da più tempo, da circa 20 anni. Credo sia la cosa più difficile in assoluto perché il dolore è invisibile e le persone che soffrono di dolore cronico hanno la tendenza a “nasconderlo”. Uso le virgolette perché il nascondere il dolore cronico fa parte di un processo che mette in atto la persona per farsi accettare.</p>



<p>Come ti fa sentire essere diventata Cavaliere della Repubblica?</p>



<p><br>Lo trovo un grande onore. Sono molto attaccata alle istituzioni e questo riconoscimento è per me fonte di emozione. Vorrei che i miei genitori fossero qui.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>Ringrazio Pamela per la disponibilità!</p>
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		<title>Appello urgente al Presidente del Consiglio, on. Mario Draghi, al Ministro degli Esteri, on. Luigi Di Maio, alla Commissione esteri di Camera e Senato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2021 08:07:07 +0000</pubDate>
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<p>Anche <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> firma e divulga il seguente appello. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="512" height="279" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/Shengal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/Shengal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/Shengal-300x163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p></p>



<p>L’attacco aereo turco avvenuto il 17 agosto contro un ospedale a Shengal (Iraq nord occidentale, governatorato di Ninawa) ha provocato la morte di otto persone e ne ha ferite altre quattro. L’ospedale serviva contemporaneamente popolazioni di diverse etnie e fedi religiose, yazide, arabe, cristiane. In questo ospedale, venivano curate madri, bambini, uomini e donne di Shengal. È stato bombardato non una, ma quattro volte. Le persone della zona circostante hanno rischiato la vita per recuperare i feriti e i caduti sotto le macerie. L’obiettivo dell’attacco erano i malati, i medici, il personale infermieristico, i combattenti delle YBS (unità di protezione del popolo) responsabili della sicurezza dell’ospedale, non ultimo le stesse strutture sanitarie ed ospedaliere rimaste miracolosamente in piedi dopo gli attacchi dell’Isis del 2014. Si è trattato di un vero e proprio crimine contro l’umanità passato sotto un incredibile e assordante silenzio.</p>



<p>Il giorno prima, la Turchia aveva bombardato il centro di Shengal poco prima della visita del primo ministro iracheno, Mustafa al Kadhimi, che avrebbe incontrato rappresentanti dell’amministrazione autonoma yazida. Nell’attacco, sono stati uccisi il comandante delle YBS, Said Hesen, suo fratello e un altro combattente YBS, mentre tre civili sono rimasti feriti. Si è trattato di un chiaro avvertimento all’Iraq, da parte di Erdogan, affinchè venga lasciata mano libera su questa regione strategica.</p>



<p>Tutto questo avviene nel 7° anniversario dell’attacco genocida dello Stato islamico contro la popolazione kurdo yazida in nord Iraq. Ricordiamo che allora più di 5 mila persone indifese sono state trucidate e uccise dall’Isis, un numero pari, se non superiore, di donne e ragazze sono diventate “prede” di guerra dei miliziani islamisti che le hanno stuprate e vendute come schiave sessuali sui mercati di Raqqa e di Mosul, mentre i ragazzini sono stati arruolati e indottrinati dai miliziani come bambini – soldato. Un’enorme massa di persone è stata costretta alla fuga dalla propria terra: queste le tragiche esperienze vissute dal popolo yazida e questi numeri sarebbero ben maggiori se non fossero intervenuti in aiuto a quel popolo, il Pkk kurdo di Turchia e le unità di protezione del popolo siriane , Ypg e Ypj, che hanno creato un corridoio umanitario grazie al quale centinaia di migliaia di civili yazidi hanno potuto mettersi in salvo.</p>



<p>Oggi, sono ancora 2.871 le persone scomparse a Shengal. Mentre si scavano le fosse comuni disseminate su tutta l’area e si recuperano i resti dei corpi, tornano alla spicciolata le ragazze dal campo profughi di al-Hol, in Siria, mescolate alle “mogli del Califfato” o dalle abitazioni di chi le ha rinchiuse e adesso le rivende ai loro famigliari per migliaia di dollari. La ricostruzione poggia sugli sforzi di Ong e associazioni, italiane e straniere, che recuperano scuole, cliniche e servizi per le famiglie che cominciano a far ritorno alle loro case.</p>



<p>Nel 2018, un’attivista yazida, Nadia Murad, fu insignita del Premio Nobel per la pace, dopo essere stata rapita e resa schiava sessuale dai miliziani dell’Isis. Ma il mondo sembra essersi scordato velocemente dei massacri e delle sofferenze della comunità yazida di Shengal.</p>



<p>Oggi, nel silenzio dei media, è in corso una nuova guerra in Iraq, contro la comunità yazida, contro il vicino Campo di Makhmour e sui monti Qandil, ad opera dell’esercito turco che ha occupato parti del territorio iracheno installando proprie postazioni militari.</p>



<p>Fermiamoli, prima che sia troppo tardi, l’esempio dell’ Afghanistan sta lì ad insegnarcelo!</p>



<p>Noi firmatari del presente appello, chiediamo che:</p>



<ol><li>Sul solco delle indicazioni delle Nazioni Unite, che indicano ufficialmente quello compiuto dall’Isis a Shengal come “genocidio”, anche l’Italia riconosca il genocidio del popolo yazida, così come già fatto dai Parlamenti di Belgio ed Olanda.</li><li>Venga riconosciuta dal nostro Parlamento l’Amministrazione autonoma di Shengal.</li><li>Si condanni la Turchia per i massacri già compiuti a Shengal e si applichi finalmente la Legge 185/90 contro la vendita di armi alla Turchia come Paese belligerante che viola apertamente i diritti umani.</li></ol>



<p>Sottoscrivono il presente appello:</p>



<p>Gian Giacomo Migone – già presidente Commissione Esteri Senato (1994 – 2001) – Torino</p>



<p>Alessandra Mecozzi – presidente associazione Cultura è Libertà – Roma</p>



<p>Maurizio Acerbo – Segretario nazionale PRC &#8211; Roma</p>



<p>Salvatore Palidda – docente universitario, saggista – Genova</p>



<p>Marco Rovelli – scrittore e cantante &#8211; Livorno</p>



<p>Livio Pepino – presidente Volere la luna &#8211; Torino</p>



<p>Giorgio Riolo – Rete Alternative – Milano</p>



<p>Manfredi Lo Sauro – ARCI Firenze &#8211; Firenze</p>



<p>Carmine Malinconico – Giuristi Democratici – Nola</p>



<p>Angelo Cutolo – Giuristi Democratici – Nola</p>



<p>Paolino Fusco – Giuristi Democratici – Nola</p>



<p>Umberto Saetta – Giuristi Democratici – Nola</p>



<p>Sabatino Dioguardi – Giuristi Democratici – Nola</p>



<p>Antonio Olivieri – copresidente Associazione Verso il Kurdistan – Sale (Al)</p>



<p>Loprete Maria Antonia – disoccupata – Sale (Al)</p>



<p>Angela Dogliotti – Sereno Regis &#8211; Torino</p>



<p>Adriano Bracone – Anpi – Voghera</p>



<p>Rita Campioni – Anpi – Voghera</p>



<p>Massimo Gallina – vicepresidente Anpi – Vigevano</p>



<p>Laura Sestini – giornalista – Livorno</p>



<p>Nelly Bocchi – farmacista – Fidenza</p>



<p>Marco Gaibazzi – ingegnere – Fidenza</p>



<p>Sara Soldi – biologa – Fidenza</p>



<p>Nevina Traverso – pensionata – Novi Ligure</p>



<p>Anna Maria Bruni – attrice e regista teatrale Spazio Libero asp – Roma</p>



<p>Sergio Coronica – pensionato – Bologna</p>



<p>Francesco Saverio Calabresi – psichiatra – Montepulciano</p>



<p>Milena Nebbia – giornalista – Vicenza</p>



<p>Alessio Di Florio – giornalista, attivista ambientalista pacifista – Abruzzo</p>



<p>Daniele Barbieri – giornalista – Imola</p>



<p>Giorgio Barbarini – immunologo del S. Matteo di Pavia, consigliere comunale – Voghera</p>



<p>Rino Bertocchi – pensionato – Casale Monferrato</p>



<p>Daniela Carpentieri – disoccupata – Casale Monferrato</p>



<p>Mirella De Gregorio – pensionata – Milano</p>



<p>Filippo Incorvaia – libero professionista – Vercelli</p>



<p>Corbelletti Antonio – presidente ANPI – Voghera</p>



<p>Paolo Palazzo – pensionato – Genova</p>



<p>Bice Parodi – pensionata – Genova</p>



<p>Giovanni Vassallo – bancario – Imperia</p>



<p>Rosa Virtu – educatrice – Roma</p>



<p>Laura Marcheselli – ex insegnante – Firenze</p>



<p>Massimo Torelli – Firenze Città Aperta – Firenze</p>



<p>Angelo Gaggione – giornalista – Milano</p>



<p>Letizia Debetto – Viareggio</p>



<p>Raffaele Della Corte – docente – Ascoli Piceno</p>



<p>Ilaria Gabbani – insegnante – Parigi</p>



<p>Coscione Giuseppe – professore in pensione – Genova</p>



<p>Maria Caterina Cifatte – architetto in pensione – Genova</p>



<p>Gara Riondino – grafica</p>



<p>Caterina Bischetti – assistente amministrativa – Carrara</p>



<p>Elio Cadoppi – Cavriago (Re)</p>



<p>Giuseppe Tadolini – medico – Ravenna</p>



<p>Angela Fontana – architetto – Correggio (Re)</p>



<p>Mirca Garuti – attivista – Modena</p>



<p>Flavio Novara – attivista – Modena</p>



<p>Angelo Baracca – già professore di fisica – Firenze</p>



<p>Norma Bertullacelli – pensionata – Genova</p>



<p>Aurelio Juri – Capodistria (Slovenia)</p>



<p>Eraldo Benvenuti – impiegato ASL – Castelletto M.to (Al)</p>



<p>Gian Paolo Marcucci – pensionato – Lucca</p>



<p>Vincenzo Miliucci – Cobas – Roma</p>



<p>Elio Pagani – pensionato – Venegono Inferiore (Va)</p>



<p>Claudio Lombardi – Ass.ne Amicizia italo-palestinese – Firenze</p>



<p>Ennio Cabiddu – Ass.ne Sardegna Pulita – Sardegna</p>



<p>Patrizia Sterpetti – pres. Wilpf Italia &#8211; Roma</p>



<p>Antonia Sami – Wilpf Italia – Roma</p>



<p>Mirella Cravanzola – Pax Cristi – Torino</p>



<p>Maria Enrica Pennello – pensionata – Torino</p>



<p>Anna Maria Ori – storica – Carpi</p>



<p>Luigi Piccioni – docente universitario – Pisa</p>



<p>Giuseppe Bruzzone – ex obiettore di coscienza – Milano</p>



<p>Franco Zunino – presidente ARCI – Savona</p>



<p>Giuliana Ortolan – Donne in Nero – Novara</p>



<p>Amalia Navoni – Comitato Acqua Pubblica – Milano</p>



<p>Giovanni Caruso – pensionato, già medico – Torino</p>



<p>Pietro Lombardo – medico chirurgo – Torino</p>



<p>Milena Valli – Sondrio</p>



<p>Francesca Muzio – pensionata – Bracciano</p>



<p>Emanuela Fontana – Medico Psichiatra – Torino</p>



<p>Elisa Frediani – Lucca</p>



<p>Rosangela Pesenti – Attivista femminista UDI – Cortenuova (Bg)</p>



<p>Aldo Zanchetta – Gragnano (Lucca)</p>



<p>Brunella Zanchetta – Gragnano (Lucca)</p>



<p>Salvatore Rao – operatore sociale – Ivrea</p>



<p>Laura Quagliuolo – Rete Jin e CISDA – Milano</p>



<p>Paolo Fontanelli – pensionato – Udine</p>



<p>Gancia Giovanni Paolo – medico – San Genesio e Uniti (Pv)</p>



<p>Campedelli Alberto</p>



<p>Erica Tacci – disoccupata – Mulazzo</p>



<p>Pagani Loretta – tecnico sanitario – Bagnacavallo (Ra)</p>



<p>Anna Maria Dallocchio – insegnante in pensione – Zibido San Giacomo (Mi)</p>



<p>Matteo Giacomazzi – infermiere e coordinatore didattico – Roma</p>



<p>Dmitrij Palagi – Consigliere comunale “Sinistra Progetto Comune” – Firenze</p>



<p>Antonella Bundu – Consigliere comunale “Sinistra Progetto Comune” – Firenze</p>



<p>Fabio Clerici – Rete Kurdistan – Chiari (Bs)</p>



<p>Edgardo Rossi – insegnante – Alessandria</p>



<p>Vittorio Pallotti – Pres. Onorario CDMPI (Centro Documentazione Manifesto Pacifista Internazionale) – Bologna</p>



<p>Renata Rambaldi – libera professionista – Milano</p>



<p>Francesco Paolella – pensionato – Milano</p>



<p>Mario Abrigoni – presidente sez. ANPI &#8211; S. Martino Trovacò (Pv)</p>



<p>Rosalba Geraci – ANPI S. Martino Trovacò – S. Martino Siccomario</p>



<p>Alda Rizzo – ANPI S. Martino Trovacò – S. Martino Siccomario (Pv)</p>



<p>Rosanna Carrera – ANPI S. Martino Trovacò – Trovacò Siccomario</p>



<p>Icilio Marraffini – ANPI S. Martino Trovacò – S. Martino Siccomario</p>



<p>Eugenia Marchesi – ANPI S. Martino Trovacò &#8211; Pavia</p>



<p>Claudia Bella – ANPI S. Martino Trovacò – Pavia</p>



<p>Enrico Ficara – ANPI S. Martino Trovacò – Pavia</p>



<p>Simona Ficara – ANPI S. Martino Trovacò – Pavia</p>



<p>Giglia Bitassi – pensionata – Bologna</p>



<p>Daniele Stefani – sindacalista – Spilamberto (Mo)</p>



<p>Carla Gagliardini – insegnante L2 italiano agli stranieri – Casale Monferrato</p>



<p>Bruno Pesce – attivista AFEVA contro l’amianto – Mirabello Monferrato</p>



<p>Paride Maccioni – pensionato – Portboset (Aosta)</p>



<p>Gabriella Milan – casalinga – Giarole (Al)</p>



<p>Marco Calgaro – medico – Novara</p>



<p>Vladimiro Lionello – medico – Vigevano</p>



<p>Gaia Pedrolli – insegnante – Firenze</p>



<p>Daniela Musumeci – già docente di filosofia e storia &#8211; Palermo</p>



<p>Massimiliano Voza – cardiologo, attivista internazionalista, consigliere comunale – Santomenna</p>



<p>Donatella Cortellini – Bologna</p>



<p>Paolo Zammori – insegnante, ex sindaco di Filattiera (MS)</p>



<p>Chiara Mucci – Fisioterapista – Firenze</p>



<p>Fernando Grassi – insegnante a riposo – Palermo</p>



<p>Pierangelo Monti – Mir (Movimento internazionale della Riconciliazione) –</p>



<p>Renato Franzitta – Lab. “Andrea Ballarò” – Palermo</p>



<p>Claudio Tamagnini – Coltivatore bio in Sicilia, rappr. ISM per l’Italia – Alcamo (Tr)</p>



<p>Marcella Saddi – impiegata – Cagliari</p>



<p>Antonino Fava – avvocato – Torino</p>



<p>Claudia Berton – scrittrice, insegnante in pensione – Veronaù</p>



<p>Roberto Guarchi – già candidato sindaco di Vigevano – Vigevano</p>



<p>Francesca Tarchiani – bibliotecaria – Firenze</p>



<p>Enrico Leonessi – bibliotecario – Firenze</p>



<p>Vincenzo Gulì – psicologo &#8211; Palermo</p>



<p>Mirca Leccese –– ex insegnante &#8211; Grugliasco (To)</p>



<p>Maria Grazia Vespa – ex bancaria– Torino</p>



<p>Teresa Modafferi – Cobas Scuola – Catania</p>



<p>Alfonso Di Stefano – Rete antirazzista catanese – Catania</p>



<p>Laura Radice – operaia – Vigevano</p>



<p>Luciano Ingraldo – Palermo</p>



<p>Francesca Torre – impiegata postale – Firenze</p>



<p>Sabina Gambacciani – Firenze</p>



<p>Simonetta Pozza – consulente – Ivrea</p>



<p>Paola Stefania Caforio – insegnante – Pisa</p>



<p>Moreno Biagioni – Comitato “Fermiamo la guerra” – Firenze</p>



<p>Flavio Guidi – Cobas scuola/Sinistra anticapitalista – Brescia</p>



<p>Annunziata Manna – medico – Fano</p>



<p>Lucia Giusti – tesoriere Ass.ne Verso il Kurdistan – Alessandria</p>



<p>Sonia Calame Rosset – co-pres. Ass.ne Verso il Kurdistan – Pozzolo Formigaro (Al)</p>



<p>Susanna Sinigaglia – pubblicista – Milano</p>



<p>Marcello Gidoni – pensionato – Ancona</p>



<p>Rosanna Barzan – Centro documentazione pace – Ivrea</p>



<p>Laura Marcheselli – ex insegnante – Firenze</p>



<p>Alfonso Augugliaro – medico in pensione – Messina</p>



<p>Arturo Salerni – avvocato, Ass.ne Progetto Diritti – Roma</p>



<p>Mario Angelelli – avvocato, Ass.ne Progetto Diritti – Roma</p>



<p>Stefano Mannironi – avvocato – Nuoro</p>



<p>Andrea Randi – chimico – Pozzolo Formigaro (Al)</p>



<p>Lodesani Claudio – pensionato – Sassuolo</p>



<p>Francesca Malerba – studentessa – Valenzano (Ba)</p>



<p>Girani Giovanni – pensionato – Castelnuovo Scrivia (Al)</p>



<p>Luciana Origgi – pensionata – Voghera (Pv)</p>



<p>Guido Busolo – Verona</p>



<p>Stefania Sinigaglia – già consulente di cooperazione int. – Ancona</p>



<p>Valentina Trabucchi – osteopata – Milano</p>



<p>Sabatino Saggese – pensionato – Tortona</p>



<p>Francesca Pastore – studentessa – Bergamo</p>



<p>Elisa Maggi – Centro di solidarietà internazionalista Alta Maremma – Riotorto (Piombino)</p>



<p>Vania Zavatti – dirigente veterinario – Modena</p>



<p>Enrico Suffritti – pensionato – Valsamoggia (Bo)</p>



<p>Germano Modena – impiegato – Cuneo</p>



<p>Campanella Sergio – libero professionista – Siracusa</p>



<p>Barbara Grandi – ginecologa – San Gimignano</p>



<p>Nicoletta Vogogna – insegnante in pensione – Alessandria</p>



<p>Pier Luigi Cavalchini – docente formatore – Alessandria</p>



<p>Anna Pacchiani – impiegata – Nembro (Bg)</p>



<p>Massimo Vecchi – impiegato – Nembro (Bg)</p>



<p>Marcella Saddi – impiegata – Cagliari</p>



<p>Elisa Marini – docente in quiescenza – Campo San Martino (Pd)</p>



<p>Teresa Cavallini – insegnante – Roma</p>



<p>Paolo Roncati – Associazione VIK – Alessandria</p>



<p>Renato Kovacic – Associazione VIK &#8211; Alessandria</p>
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		<title>&#8216;Nessuno ci guarda più&#8217;: Detenzione di migranti e Covid-19 in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 08:03:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesca Esposito, Emilio Caja e Giacomo Mattiello. Francesca è Newton International Fellow presso il Centre for Criminology dell&#8217;Università di Oxford; Emilio si è recentemente laureato presso il Dipartimento di Politica e Relazioni Internazionali dell&#8217;Università di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>di Francesca Esposito, Emilio Caja e Giacomo Mattiello. Francesca è Newton International Fellow presso il Centre for Criminology dell&#8217;Università di Oxford; Emilio si è recentemente laureato presso il Dipartimento di Politica e Relazioni Internazionali dell&#8217;Università di Oxford; Giacomo Mattiello si è recentemente laureato in Scienze Politiche presso l&#8217;Università degli Studi di Milano e ora è studente di Antropologia presso l&#8217;Università degli Studi di Torino. </em></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/styles/body_text_image__width_400px_/public/schermata_2020-11-19_alle_18.50.19.png?itok=-3Trzm41&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="rapporto"/></a></figure>



<p>Mentre le paure e le ansie per la pandemia continuano a gettare un&#8217;ombra sulla vita quotidiana delle persone in tutto il mondo, continuano anche le preoccupazioni per l&#8217;impatto del Covid-19 sulle comunità di migranti, in particolare su quelle persone con uno status di immigrazione non sicuro e su quelle detenute. Infatti, sebbene i discorsi tradizionali ruotino attorno all&#8217;idea che &#8220;siamo tutti insieme nell&#8217;affrontare questo nemico comune&#8221;, è palesemente ovvio che le disuguaglianze strutturali preesistenti, basate su razza, genere, classe e cittadinanza, tra gli altri, influenzano profondamente il rischio di essere esposti e colpiti da questo virus. È anche ovvio che il confinamento forzato di gruppo inerente alla detenzione per immigrati, così come in altre forme di incarcerazione, esacerba il rischio di contaminazione. Questa situazione è allarmante. <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/ajcp.12313?utm_source=rss&utm_medium=rss">Le ricerche</a> e le <a href="http://www.mediciperidirittiumani.org/pdf/CIE_Archipelago_eng.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">relazioni delle ONG</a> hanno dimostrato da tempo, sono inadeguate a garantire il diritto dei detenuti (e del personale) alla salute e ad una <a href="https://www.cambridge.org/core/books/women-and-human-development/58D8D2FBFC1C9E902D648200C4B7009E?utm_source=rss&utm_medium=rss">vita dignitosa,</a> soprattutto nel contesto di una pandemia globale. Il sovraffollamento, le strutture degradate, le cattive condizioni sanitarie, lo scarso accesso all&#8217;assistenza sanitaria e la mancanza di canali di informazione sono solo alcuni dei problemi di queste istituzioni di custodia. Questa situazione ha suscitato serie preoccupazioni tra studiosi e attivisti e ha portato alle proteste dei detenuti.<img loading="lazy" height="500" width="750" alt="ponte galeria" src="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/styles/hero_image/public/ponte2.jpg?itok=-LZ3VyFp&utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;CENTRO DI DETENZIONE PONTE GALERIA DI ROMA&#8221;. CREDITI FOTOGRAFICI: FRANCESCA ESPOSITO</p>



<p>In questo contesto preoccupante, insieme a molti attivisti e studiosi in tutto il mondo, ci siamo sentiti in dovere di fare qualcosa.&nbsp;Sapevamo che i siti di custodia come i centri di detenzione e le persone confinate al loro interno potevano essere facilmente dimenticati durante la pandemia e diventare più invisibili di quello che sono normalmente.&nbsp;È questo senso di urgenza di &#8220;fare qualcosa&#8221; dai nostri siti &#8220;privilegiati&#8221; di blocco, e il riconoscimento che il monitoraggio di ciò che stava accadendo dietro le porte di queste istituzioni è stato particolarmente cruciale durante questo periodo, che ha guidato la stesura di questo&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporto</a>&nbsp;, che si concentra sul periodo del blocco nazionale in Italia.&nbsp;(9 marzo &#8211; 18 maggio)</p>



<p>Questo <a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporto</a> fa anche parte di un progetto più ampio, &#8220;Immigration Detention in Italy and Greece: Safeguarding Human Rights at Europe&#8217;s Southern Frontier&#8221; guidato da Mary Bosworth in collaborazione con Andriani Fili e Francesca Esposito e finanziato da Open Society Foundation (OSF). Questo progetto è stato realizzato per garantire che ciò che accade nei siti di controllo delle frontiere non sia nascosto al controllo pubblico, che le voci dei migranti siano ascoltate e che gli attivisti e i difensori dei diritti umani ricevano informazioni e supporto per divulgare le loro prove a un pubblico più ampio non solo limitato ai loro contesti nazionali ma che si estende a livello globale. Per raggiungere questo obiettivo, una mappa interattiva: i <a href="https://borderlandscapes.law.ox.ac.uk/?utm_source=rss&utm_medium=rss">paesaggi del controllo delle frontiere</a>—È stato lanciato all&#8217;inizio del 2020. Questa mappa rappresenta l&#8217;Italia e la Grecia come vengono vissute e plasmate dalla presenza dei migranti e dalle loro lotte.</p>



<p>Quello che la nostra analisi ha complessivamente rivelato è che sebbene il numero di persone nei centri di detenzione italiani sia leggermente diminuito nel periodo da marzo a maggio 2020, questa riduzione è stata regolata da logiche selettive di controllo sociale.&nbsp;Logiche che alla fine hanno stabilito una sorta di &#8220;gerarchia della detenzione meritevole&#8221;.</p>



<p>In linea con i&nbsp;<a href="https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0197918320921134?utm_source=rss&utm_medium=rss">risultati</a>&nbsp;precedenti&nbsp;di Francesca Esposito, che dimostrano come le nozioni di genere e razzializzate di &#8216;vulnerabilità&#8217; e &#8216;pericolosità&#8217; plasmino il continuo (ri) tracciamento del confine tra soggetti &#8216;meritevoli&#8217; e &#8216;immeritevoli&#8217; in detenzione, donne e richiedenti asilo furono i&nbsp;<a href="https://borderlandscapes.law.ox.ac.uk/sites/default/files/2020-05/CPR%20Gradisca%20d%27Isonzo%20and%20Covid%20%2812%20March%20%E2%80%93%2027%20April%202020%29%20.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">primi ad essere rilasciati</a>&nbsp;(questa tendenza era comune anche ad altri paesi; vedi&nbsp;<a href="https://www.globaldetentionproject.org/countries/europe/united-kingdom?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;all&#8217;11 maggio,&nbsp;<a href="https://www.bbc.co.uk/news/uk-52560093?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://homeofficemedia.blog.gov.uk/2020/04/02/factsheet-immigration-detention-and-the-response-to-coronavirus/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>).&nbsp;In altre parole, questi furono i primi gruppi considerati &#8220;degni di compassione&#8221;.&nbsp;Non sorprende, d&#8217;altra parte, che i senzatetto &#8211; molti dei quali affrontano anche problemi di salute mentale &#8211; e gli stranieri con precedenti penali sono quelli che hanno continuato a entrare e popolare le strutture di detenzione durante questo periodo.&nbsp;Questa evidenza evidenzia il ruolo delle costruzioni di &#8220;marginalità sociale&#8221; e &#8220;pericolosità&#8221; come forze principali dietro l&#8217;applicazione selettiva della detenzione durante il periodo della nostra analisi.</p>



<p>È anche interessante notare come queste costruzioni, antecedenti alla pandemia come dimostrato dal lavoro di&nbsp;<a href="https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1362480619859350?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuseppe Campesi e Giulia Fabini</a>&nbsp;, siano state ulteriormente modificate dalla&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2020/09/confine-protect?utm_source=rss&utm_medium=rss">logica igienico-sanitaria del confine</a>&nbsp;in gioco in questo periodo.&nbsp;Di conseguenza, sono le numerose persone migranti senza una &#8220; casa in cui stare &#8221; e lasciate in maggiore vulnerabilità a causa della chiusura dei servizi sanitari e sociali già limitati a loro disposizione, che sono diventate un obiettivo primario del controllo della polizia e la politica di contenimento razzializzata (si veda, ad esempio, il caso del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/04/cpr-alda-re-la-situazione-in-periodo-di-pandemia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">centro di detenzione</a>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/04/cpr-alda-re-la-situazione-in-periodo-di-pandemia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Torino</a>&nbsp;).&nbsp;In particolare, la maggior parte di questi casi sono stati valutati dai Giudici di Pace che, anche nel contesto di questa emergenza sanitaria globale, hanno confermato la loro<a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/3d26493c82f9003c96e87844808a1cd7.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">tendenza a convalidare ed estendere le misure di detenzione</a>&nbsp;disposte dall&#8217;Autorità di Pubblica Sicurezza &#8211; in contrasto con le linee guida normalmente adottate dalle sezioni specializzate dei Tribunali (su questo argomento si veda anche&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2020/02/judicial-review?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;).</p>



<p>Un&#8217;altra interessante evidenza che emerge dal nostro rapporto riguarda il regime della vita quotidiana all&#8217;interno di queste istituzioni e le strategie di potere utilizzate per governare i migranti detenuti. Quello che i resoconti raccolti dal nostro gruppo di ricerca rivelano è che, nel complesso, i detenuti sono stati lasciati abbandonati all&#8217;interno dei centri pur essendo esposti anche a condizioni di vita molto precarie. A volte non venivano nemmeno fornite informazioni adeguate sul virus e sulle attrezzature per proteggere la loro salute. Questi risultati non sono nuovi e molti <a href="https://hurriya.noblogs.org/post/2020/02/20/voci-dal-cpr-prima-silenzio-stato-vorrebbe-imporre/?utm_source=rss&utm_medium=rss">migranti</a> , <a href="https://www.internazionale.it/reportage/antonio-esposito/2016/07/13/cara-cie-brindisi-visita?utm_source=rss&utm_medium=rss">attivisti</a> e <a href="https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1462474515603804?utm_source=rss&utm_medium=rss">studiosi</a> hanno già accennato negli anni al senso di abbandono che regna in questi luoghi remoti, spesso tenuti lontani dagli occhi del pubblico. È questo stesso senso di abbandono che viene spesso menzionato per distinguere i centri di detenzione da altre istituzioni di custodia, come le carceri. Tuttavia, sosteniamo che la pandemia ha reso questa prova molto visibile, facendo così luce sull&#8217;uso <a href="https://www.meltingpot.org/CPR-Palazzo-San-Gervasio-PZ-I-reclusi-in-sciopero-della.html#.X4haJtBKiUn?utm_source=rss&utm_medium=rss">dell&#8217;abbandono</a> e <a href="https://www.fanpage.it/politica/botte-sporcizia-e-vessazioni-linferno-dei-cpr-durante-il-lockdown-raccontato-dai-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dell&#8217;incuria</a> come modalità specifiche di governo delle persone confinate in questi siti (vedi <a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2020/07/detained-and?fbclid=IwAR2jRHOrhn8n6_W6iaOzyXlXIkY4u1Po8qT-4fbwJIm092QtPZ6CcioFc8o&utm_source=rss&utm_medium=rss">analisi</a> simili applicate ad altri contesti di detenzione nazionali). Facendo uso delle <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/600488/collegamento-con-mohamed-migrante-tunisino-recluso-nel-cpr-di-brindisi-sul-pericolo?utm_source=rss&utm_medium=rss">parole</a> di un detenuto intervistato da Radio Radicale all&#8217;inizio dell&#8217;epidemia di Covid-19:</p>



<p><em>Siamo come cavalli dentro le scuderie, chiuse, e nessuno ci ascolta, nessuno di quelli, sia i corpi interni qui che quelli fuori, cioè il Ministero, il Questore.&nbsp;Perché nessuno ci guarda più, perché questa è ormai un&#8217;emergenza nazionale, internazionale.</em></p>



<p>Questa situazione è stata aggravata dall&#8217;aumento del velo di opacità che aleggia intorno a queste istituzioni a causa della sospensione delle visite di parenti e amici, nonché di associazioni / gruppi esterni.<img loading="lazy" alt="ponte galeria" height="500" width="750" src="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/styles/hero_image/public/ponte.jpg?itok=-RHN9r4F&utm_source=rss&utm_medium=rss">TRAMONTO DIETRO LE RECINZIONI.&nbsp;PONTE GALERIA CIE.&nbsp;FOTO DI: FRANCESCA ESPOSITO</p>



<p>Per concludere, la pandemia ha portato i paesi di tutto il mondo a chiudere i propri confini, il che ha ampiamente ostacolato l&#8217;applicazione della deportazione;&nbsp;tuttavia, la polizia italiana e le autorità per l&#8217;immigrazione hanno continuato a detenere persone.&nbsp;In tal modo, la detenzione ha sostanzialmente confermato la sua funzione di misura di contenimento utilizzata per&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=u0yoLPZcXec&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">gestire popolazioni &#8220;indesiderabili&#8221; e &#8220;problematiche&#8221; e tenerle fuori dallo spazio pubblico</a>&nbsp;, soprattutto in tempi di preoccupazioni sanitarie nazionali e globali.</p>



<p>Altri paesi, tuttavia, hanno mostrato un approccio diverso.&nbsp;Ad esempio, già all&#8217;inizio di aprile il ministero degli Interni spagnolo ha dichiarato l&#8217;intenzione del governo di rilasciare i migranti detenuti e chiudere temporaneamente tutti i centri di detenzione (qui chiamati&nbsp;&nbsp;<em>Centros de Internamiento de Extranjeros</em>&nbsp;-CIEs).&nbsp;Questo piano è stato infine completato il 6 maggio, quando le autorità spagnole hanno annunciato che&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.globaldetentionproject.org/immigration-detention-in-spain-a-rapid-response-to-covid-19?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti i centri di detenzione erano completamente vuoti</a>&nbsp;&nbsp;(la situazione era diversa nei due Centri per il soggiorno temporaneo degli immigrati (CETI) situati nelle enclavi di Ceuta e Melilla dove le&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/-/spain-s-authorities-must-find-alternatives-to-accommodating-migrants-including-asylum-seekers-in-substandard-conditions-in-melilla?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">condizioni peggiorato</a>&nbsp;anziché).&nbsp;Nonostante tutti i limiti associati a questo processo, e principalmente il fatto che la chiusura dei CIE fosse una misura temporanea legata alla pandemia Covid-19 e&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.publico.es/sociedad/reapertura-cie-interior-reabre-inmediato-plena-segunda-ola-cie-cerrados-pandemia.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ora le persone hanno iniziato di nuovo a essere detenute</a>&nbsp;, riteniamo che questo sia un evento significativo.&nbsp;Mostra che possiamo vivere senza queste istituzioni carcerarie.&nbsp;Dimostra anche che non è troppo difficile porre fine alla detenzione dei migranti e lasciare che le persone si muovano e vivano liberamente nelle nostre comunità: è uno scenario concreto, non utopico.&nbsp;È uno scenario collettivo, sosteniamo, che dobbiamo sostenere con forza nel prossimo futuro.</p>



<p><strong>Puoi leggere il rapporto&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;.&nbsp;</strong></p>
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		<title>Ancora chiuse le RSA. La disperazione dei parenti</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 07:03:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo ancora una lettera/denuncia da parte di una signora che ha la mamma in una RSA, nell&#8217; Oltrepo pavese. La situazione è straziante per i parenti degli anziani; anziani e familiari non possono incontrarsi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Riceviamo ancora una lettera/denuncia da parte di una signora che ha la mamma in una RSA, nell&#8217; Oltrepo pavese. La situazione è  straziante per i parenti degli anziani; anziani e familiari non possono incontrarsi da vicino, ma solo guardarsi dalle finestre oppure parlarsi brevemente tramite un telefono cellulare, quando è possibile.</p>



<p>La situazione delle RSA in Lombardia rende chiara la politica in atto in Regione, le priorità in Italia&#8230;</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> chiede il commissariamento della Lombardia. </p>



<p>Ecco la lettera/denuncia:</p>



<p>Vi ho scoperto per caso, durante un girovagare nella mia disperazione alla ricerca di qualcuno a cui poter gridare la disumana condizione che ancora oggi 21 Giugno 2021, gli anziani di moltissime RSA compresa quella dove risiede mia mamma in Oltrepo pavese, stanno vivendo sulla loro pelle in completa solitudine. Io condivido pienamente la lettera scritta dai signori Titta e Umberto Falaschi di Cesano Boscone il 30 Maggio. Non è mia intenzione colpevolizzare la RSA in cui ci troviamo, non sono emerse particolari criticità, ma la struttura ad oggi, è ancora chiusa. Io da due settimane vedo la mamma dalla finestra aperta del piano terra per 15 minuti su appuntamento, una volta a settimana. Questo perchè nella residenza 1, in cui lei alloggia (in totale sono 4 divise per patologie o per richieste dei familiari), ci sono casi ancora positivi. Non è vita per me, per lei e per tutti quelli che dal 22 Febbraio sono stravolti nei loro affetti per il &#8220;distanziamento&#8221;.<br>Ma nel 2020, siamo sicuri di essere paesi civili? Riprendono tutte le attività, comprese le più rischiose come il campionato, tanto per i calciatori i tamponi ci sono sempre stati e sempre ci saranno, riprendono i voli internazionali lunghi e stipati come prima, musei, ristoranti, terme&#8230;.ma nessuno pensa a niente per venire incontro all&#8217;isolamento di già ben 4 mesi degli anziani. Perchè a nessuno importa veramente e non se ne parla mai.<br>Importa a noi parenti e francamente forse a troppo pochi, altrimenti non saremmo in queste condizioni.<br>Mia mamma ha un parkinson in fase avanzatissima, non riesce più nemmeno a parlare, impensabile tenere un telefono all&#8217;orecchio, impensabile mangiare, bere, grattarsi la testa se ne ha necessità. Io ero sempre là.<br>La chiamo tutti i giorni, se trovo un operatore disponibile le accosta il telefono perchè io le parli, altrimenti glielo lasciano in mano, lei non riesce a gestirlo e puntualmente schiaccia qualche tasto con i suoi movimenti involontari. Io la imboccavo, le davo sempre almeno un pasto al giorno, perchè lei è molto lenta, ma distingue i gusti e con pazienza non facevo frullare, ma schiacciavo cose morbide in modo da avere un composto semi solido e non liquido. Ora è dimagrita, è peggiorata. Piange anche al telefono e io con lei.<br>Io voglio che questa orrenda situazione non venga sotterrata in nome di un ottimismo falso, perchè noi non ci vedremo ancora per molto. Infatti la RSA ha già ventilato appuntamenti ad oltranza a tempo limitato, anche se le cose miglioreranno. Nessuno dovrebbe far finta di non saperlo. Ora la chiamano &#8220;precauzione&#8221;.<br>Se però pensassero a costruire tende campo climatizzate fuori dalle strutture per le visite parenti, o ci fosse più personale all&#8217;interno della struttura, forse noi potremmo vederci anche tutti i giorni, sempre fuori finestra, me ne farei una ragione se fosse un incontro quotidiano.<br>Mi rivolgo ai cari Politici, Protezione Civile, ATS lombardia:  non girate la testa. In un mondo dove tutti siamo diventati animalisti, dove non abbiamo cuore di lasciare  giustamente soli i nostri cani , perchè non pensiamo di far vivere dignitosamente anche agli anziani che non per vezzo, ma per necessità sanitarie non colmabili a casa propria, si trovano soli, nell&#8217;ultima  difficile fase della loro vita ?<br>Simona Campolunghi<br>Valle Salimbene (PV)</p>



<p></p>
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		<title>Cittadinanzattiva: promozione e tutela dei diritti dei cittadini. Intervista ad Antonio Gaudioso sul Tribunale del malato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2019 07:06:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato, per voi, Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, promozione e  tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori, in Italia e in Europa. Ringraziamo tantissimo Antonio Gaudioso. A&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> </em>ha intervistato, per voi, Antonio Gaudioso, Segretario Generale di <em>Cittadinanzattiva</em>, promozione e  tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori, in Italia e in Europa.</p>
<p>Ringraziamo tantissimo Antonio Gaudioso.<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/BDg5_faO_400x400.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-12100 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/BDg5_faO_400x400.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="176" height="176" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/BDg5_faO_400x400.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/BDg5_faO_400x400-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/BDg5_faO_400x400-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/BDg5_faO_400x400-160x160.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/BDg5_faO_400x400-320x320.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 176px) 100vw, 176px" /></a></p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>Per chi non lo sapesse, vuole speigarci cosa sono “Cittadinanzattiva” e “Il tribunale del malato”?</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Cittadinanzattiva</em> è un’organizzazione, fondata nel 1978, che promuove l’attivismo dei cittadini per<strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>la tutela dei diritti</i></span></strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>,</i></span><strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i> la cura dei beni comuni</i></span></strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>, </i></span><strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>il sostegno alle persone in condizioni di debolezza.  Cittadinanzattiva si occupa di: salute</i></span></strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>, </i></span>con il <span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>Tribunale per i Diritti del Malato e il Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici (CnAMC); </i></span>politiche dei consumatori e servizi di pubblica utilità, con i Procuratori dei cittadini.;giustizia,, con Giustizia per i diritti; scuola, con la Scuola di cittadinanza attiva; cittadinanza europea, con Active Citizenship Network; valutazione della qualità dei servizi dal punto di vista dei cittadini, con l’Agenzia di valutazione civica.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma anche, più in generale, di riforma delle istituzioni, trasparenza delle amministrazioni, lotta alla corruzione e agli sprechi, salute e ambiente, vivibilità e decoro urbano, cittadinanza d’impresa.</p>
<p>Il vostro operato sopperisce a qualche vuoto istituzionale?</p>
<p align="JUSTIFY">La nostra missione fa riferimento all&#8217;<strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>articolo</i></span></strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i> </i></span><strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>118</i></span></strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>, </i></span><strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>ultimo comma</i></span></strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>,</i></span><strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i> della Costituzione</i></span></strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>, </i></span>proposto proprio da noi e recepito nella riforma costituzionale del 2001. L’articolo 118 riconosce<span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i> l&#8217;</i></span><strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>autonoma iniziativa </i></span></strong>dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di <strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>interesse generale </i></span></strong> e, sulla base del principio di sussidiarietà, prevede per le istituzioni l’obbligo di favorire i cittadini attivi. La parola d’ordine di Cittadinanzattiva è <strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>“perché non accada ad altri”</i></span></strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>: </i></span>il nostro ruolo è denunciare carenze, soprusi, inadempienze, e agire per prevenirne il ripetersi mediante il cambiamento della realtà, dei comportamenti, la promozione di nuove politiche, l’applicazione delle leggi e del diritto. Siamo convinti che <strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>“fare i cittadini sia il modo migliore di esserlo”</i></span></strong><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>, </i></span>cioè che l’azione dei cittadini consapevoli dei propri poteri e delle proprie responsabilità sia un modo per far crescere la nostra democrazia, tutelare i diritti e promuovere la cura quotidiana dei beni comuni.</p>
<p>E&#8217; vero che il SSN è carente e che, spesso, i cittadini si devono rivolgere a strutture private o semiprivate? E per i cittadini meno abbienti, quali sono le prospettive?</p>
<p align="JUSTIFY">Il Servizio sanitario nazionale è un’eccellenza del nostro Paese, che tutti ci invidiano a livello europeo e mondiale. A 40 anni dalla sua istituzione, emergono però importanti criticità alle quali ancora non si riescono a dare risposte sufficienti: liste di attesa troppo lunghe, difficoltà di accesso alle cure per costi insostenibili per le famiglie, sempre più impoverite negli ultimi anni, differenze territoriali nell’accesso ai servizi, carenze sul territorio. Il rischio, che in molti casi è già realtà, è che ci siano cittadini di serie A, perché vivono in territori che rispondono adeguatamente alle loro necessità dal punto di vista socio-sanitario o perché hanno le risorse economiche per curarsi anche in privato, e cittadini di serie B, in gravi difficoltà perché non supportati sul loro territorio di residenza e non in grado di pagarsi le cure di tasca propria. Bisogna lavorare perché a tutti siano garantiti gli stessi diritti e perché il SSN continui a poggiare sui tre principi fondanti dell’universalità, equità e solidarietà.</p>
<p>I pazienti stranieri senza privi del permesso di soggiorno, a chi possono rivolgersi per ottenere le cure necessarie?</p>
<p align="JUSTIFY">I cittadini stranieri non appartenenti all’UE presenti sul territorio nazionale ma privi di titolo di soggiorno hanno diritto ad accedere alle  cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o essenziali presso le strutture pubbliche ed accreditate ed ai programmi di medicina preventiva (Art. 35 D.Lgs 286/98 &#8220;Testo unico sull&#8217;immigrazione&#8221;).</p>
<p align="JUSTIFY">La legge assicura in particolare: la tutela sociale della gravidanza e della maternità; la tutela della salute del minore, le vaccinazioni e gli interventi di profilassi internazionale, la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive. Per accedere a tali cure e servizi è sufficiente richiedere il rilascio della tessera STP (straniero temporaneamente soggiornante), valida per sei mesi e rinnovabile di semestre in semestre se sussiste un bisogno di cure certificato dal medico STP.</p>
<p align="JUSTIFY">La procedura STP si attiva al momento del primo accesso presso un presidio ospedaliero di primo e diretto accesso (ambulatorio dedicato STP, presidio ospedaliero in regime di ricovero, consultorio familiare, centro vaccinale, Sert, pronto soccorso). Il codice STP è valido su tutto il territorio nazionale ed identifica l’assistito per tutte le prestazioni erogabili.  Per il rilascio della tessera basta rivolgersi all&#8217; ufficio anagrafe del Distretto Sanitario, dove è sufficiente dichiarare le proprie generalità, anche senza dover esibire il documento di identità, e sottoscrivere una dichiarazione di indigenza.</p>
<p align="JUSTIFY">E&#8217; importante infine ricordare che l&#8217;accesso alle strutture sanitarie da parte di un cittadino straniero privo di titolo di soggiorno non può comportare alcuna segnalazione all&#8217;autorità, salvo i casi in cui sussista obbligo di referto a parità di condizioni con i cittadini italiani.</p>
<p>Avete redatto anche LE CARTE DEI DIRITTI: ci può fare qualche esempio?</p>
<p align="JUSTIFY">Sicuramente una delle nostre iniziative più importanti è stata la promozione della<span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a class="western" href="http://www.cittadinanzattiva.it/files/Acn/cartaeuropea.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"><i> Carta europea dei diritti del malato</i></a></u></span></span><span style="font-family: NewsGoth BT, sans-serif;"><i>. </i></span>Essa è il risultato di un lavoro congiunto tra il Tribunale per i Diritti del Malato  e 15 organizzazioni civiche partner della rete europea di Cittadinanzattiva, Active citizenship network. Elaborata nel 2002, si è basata sia sulla esperienza del Tribunale per i diritti del malato ed in particolare sulle precedenti Carte per i diritti del malato promulgate in Italia, a livello nazionale, regionale e locale, sia sulla Carta Europea dei diritti Fondamentali. La Carta Europea raggruppa i diritti inalienabili del paziente che ogni paese dell’Unione Europea dovrebbe tutelare e garantire.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Da questa discende la promozione di altre importanti Carte da noi promosse: la Carta dei diritti contro il dolore inutile, la Carta della qualità della farmacia, solo per fare alcuni esempi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Venezuela. La crisi dell’ospedale dei bambini</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2018 07:53:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi L’ospedale dei bambini J.M. de los Ríos è l’ospedale pubblico infantile più importante del Venezuela. E’ stato fondato nel lontano 1937 e ha preso il suo nome in onore al medico&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Niños-del-JM-de-los-Rios-protestan-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10523" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Niños-del-JM-de-los-Rios-protestan-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1242" height="896" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Niños-del-JM-de-los-Rios-protestan-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1242w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Niños-del-JM-de-los-Rios-protestan-1-300x216.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Niños-del-JM-de-los-Rios-protestan-1-768x554.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Niños-del-JM-de-los-Rios-protestan-1-1024x739.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1242px) 100vw, 1242px" /></a></p>
<p>L’ospedale dei bambini J.M. de los Ríos è l’ospedale pubblico infantile più importante del Venezuela. E’ stato fondato nel lontano 1937 e ha preso il suo nome in onore al medico e scrittore venezuelano Jose Manuel de los Ríos, precursore della pediatria in Venezuela. Purtroppo, la grave crisi ospedaliera che colpisce il paese non ha lasciato fuori l’ospedale. Sappiamo che da molti mesi ci sono problemi di forniture, di equipaggiamenti e macchinari guasti e mai riparati, di infrastrutture fatiscenti, mancanza di cibo per i pazienti, ecc. Da gennaio di quest’anno la situazione si è aggravata: i piccoli pazienti con tumore non ricevono più il trattamento di chemioterapia per mancanza di medicinali, non funzionano le sale operatorie perché in quel settore c’è un buco sul soffitto, l’area condizionata non funziona nella zona di ematologia, questo è tragico perchè un batterio potrebbe facilmente propagarsi nel luogo e colpire i piccoli pazienti. 12 pazienti renali nell’unità di dialisi del centro ospedaliero sono morti negli ultimi mesi, non perché era arrivato il loro momento, bensì perché non hanno continuato il loro trattamento e quindi sono morti sotto lo sguardo angustiato di medici, infermieri e genitori. I pazienti non hanno da mangiare e si sono incrementati i furti nelle strutture dell’ospedale.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/jm-de-los-rios-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10524" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/jm-de-los-rios-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="460" height="257" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/jm-de-los-rios-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/jm-de-los-rios-2-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a></p>
<p>Davanti a tutta questa atrocità, la direzione dell’ospedale non tace, il primario Dott. Huniades Urbina a febbraio aveva denunciato tutti i problemi che ci sono in oncologia, neonatologia e altre aree. Delle 7 sale operatorie che ci sono in ospedale, nessuna funziona da dicembre del 2017 per cui, gli interventi di trapianti di organi non si possono fare, i parenti chiedono di riattivare i trapianti, altrimenti i loro figli sono condannati a morte. Da inizio anno i pazienti con tumore non ricevono i trattamenti di chemioterapia, mettendo a rischio la vita di centinaia di bambini. <span style="color: #222222;">Huniades Urbina ha detto che la situazione nell’ospedale è dovuta all’apatia di uno Stato che non si prende cura della salute dei suoi cittadini. </span></p>
<p>I genitori non smettono di protestare, hanno chiamato le testate giornalistiche più importanti del paese per diffondere la notizia, si sono incatenati ai cancelli di entrata dell’ospedale, dallo scorso 6 aprile hanno iniziato uno sciopero e una protesta all’esterno dell’ospedale. Piange il cuore vedere bambini malati con mascherine e in sedie a rotelle che protestano in mezzo alla strada insieme ai loro genitori chiedendo alle autorità una celere soluzione al problema. Le famiglie che provengono da altre regioni e che non hanno una abitazione a Caracas dovrebbero essere ospitati in ospedale, insieme ai piccoli, o in alberghi vicini convenzionati con l’ospedale. Giorni fa, le autorità dello Stato, senza dire perché, hanno fatto sgomberare queste persone, sia dall’ospedale che dagli alberghi, adesso sono in mezzo alla strada e non sanno dove andare. Dalle denunce e dai racconti dei familiari sfrattati si capisce che la ragione di questo gesto inumano è perché hanno protestato; l’autorità ministeriale l’ha fatto per rappresaglia, erano stati avvertiti.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/proteste-malati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10525" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/proteste-malati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="755" height="380" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/proteste-malati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 755w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/proteste-malati-300x151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 755px) 100vw, 755px" /></a></p>
<p>Sul sito del Ministero della salute, sulla home page si legge: “Gente che lavora, Governo Bolivariano di Venezuela”. Nella sezione delle notizie non c’è nemmeno un accenno a questo problema, le notizie sono tutte politiche e non di salute. Come sempre succede con questo governo canaglia, quando ci sono veri problemi di violazione dei diritti umani o di salute pubblica, tutto tace, reagiscono come se niente fosse. Ho navigato per il sito in modo esaustivo e non ho trovato nemmeno una piccola notizia, un trafiletto sui problemi che attraversano gli ospedali pubblici venezuelani. Nemmeno sulla stampa o in TV, il governo non parla dei bambini in agonia o morti per la sua irresponsabilità.</p>
<p>L’ospedale J.M. de los Ríos non ha nemmeno un sito web, se non hanno soldi per comprare cotone e siringhe… figuriamoci se ha il personale e i soldi per la manutenzione di un sito web.</p>
<p>Entrare in un ospedale pubblico venezuelano è una condanna a morte, sia per i bambini che per gli adulti. Si muore soltanto per colpa di poche persone marce che hanno preso in ostaggio un paese ricco, pieno di risorse umane e naturali ed è per questo che dobbiamo continuare a lottare per riavere il Venezuela di una volta.</p>
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		<title>Detenuti scarcerati, ma ancora non pronti per la società.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jul 2017 08:05:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-138.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9106 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-138.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="233" height="168" /><br />
</a></p>
<p>A partire da uno spettacolo teatrale, intitolato <i>La confessione di Agostino</i> di Gianfelice Facchetti, oggi parliano delle “case-lavoro”.</p>
<p>Secondo il codice penale italiano e l&#8217;articolo 216, alcune persone possono essere destinate a una colonia agricola o, appunto, ad una casa-lavoro; queste persone sono delinquenti abituali, professionali o per tendenza, non sottoposte più a misura di sicurezza, commettono un nuovo delitto non colposo, che confermano la loro attitudine a delinquere. Il successivo articolo del Codice, inoltre, dichiara che la durata minima per l&#8217;assegnazione è di un anno che può essere aumentata a 24 mesi per i delinquenti abituali, tre anni per quelli professionali e 4 anni per quelli di tendenza e così via&#8230;</p>
<p>Gli ex detenuti – perchè le persone di cui stiamo parlando hanno già scontato la loro pena per il reato penale commesso – possono essere messi in queste strutture se il giudice di sorveglianza decide che siano ancora pericolose, oppure perchè non hanno una famiglia che possa riaccoglierle o anche perchè non hanno un&#8217;occupazione. Spesso, come sappiamo, si crea un circolo vizioso perchè chi non ha un lavoro è considerato pericoloso, e chi è pericoloso non trova lavoro&#8230;</p>
<p>Il senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione per i diritti umani, ha dichiarato che le case-lavoro sono un&#8217;altra stortura del nostro Sistema perchè si tratta di “una pena accessoria micidiale che tende a riprodursi all&#8217;infinito”, micidiale perchè limita o annulla del tutto le probabilità di riabilitazione degli ex detenuti, non a caso è una norma ereditata dal Codice Rocco di epoca fascista.</p>
<p>Queste cosiddette case-lavoro non sono altro che strutture in cui vengono parcheggiate le persone per paura che possano fare ancora danni alla comunità, condannandole ad una sorta di ergastolo bianco. Edifici che raccolgono (non ospitano) individui poveri, malati, scartati dal resto della società civile.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-139.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9107" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-139.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="159" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La storia emblematica raccontata nella pièce di Facchetti è la storia di Agostino, ex poliziotto diventato rapinatore per pagarsi il vizio del gioco. Dopo aver pagato il proprio debito con la giustizia, è entrato in una casa-lavoro, ma in effetti ha lavorato ben poco; ha ricevuto un sussidio di 27 euro al mese, tanta noia, tanto nulla, circondato da guardie e sbarre perchè, sì, queste strutture assomigliano molto alle prigioni.</p>
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		<title>Guarire la guerra: storie che curano le ferite dell&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2016 06:36:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Guarire la Guerra”  di Natale Losi (Edizioni L’Harmattan Italia) Un etnopsicoterapeuta in giro per il mondo per curare comunità e individui ricostruendo storie Con “Guarire la Guerra ” Natale Losi arriva al suo lavoro più&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Guarire la Guerra”  di Natale Losi (Edizioni L’Harmattan Italia)<br />
Un etnopsicoterapeuta in giro per il mondo per curare comunità e individui ricostruendo storie<br />
Con “Guarire la Guerra ” Natale Losi arriva al suo lavoro più recente  dopo una lunga elaborazione delle sue esperienze in zone di conflitto avvenute dal 1993 al 2007 e successivamente in Italia. E’ spinto dall’interrogativo di fondo circa la possibilità di realizzare, nell’ambito della salute mentale, qualcosa di equivalente alle attività di Emergency nell’ambito della chirurgia. Accumula così esperienze sul campo, lavoro clinico e riflessioni che producono un modello di intervento che è insieme clinico e di comunità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/cop_guarire-la-guerra-copertina-197x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6396" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6396" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/cop_guarire-la-guerra-copertina-197x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cop_guarire-la-guerra-copertina-197x300" width="197" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ringraziamo NATALE LOSI per la sua disponibilità a rilasciare questa intervista ad Associazione per i Diritti umani.</p>
<p>Il saggio parla di alcune esperienze che ha raccolto in Kosovo, Palestina, Colombia e anche in Italia: quali sono i traumi comuni alle persone che ha incontrato e quali, invece, quelli più specifici, legati alle condizioni politiche e sociali dei Paesi in cui vivono?</p>
<p>Più che di esperienze “raccolte”, il libro descrive esperienze “co-costruite”. Preferisco usare questo verbo, perché raccogliere rischia di implicare un’epistemologia destituita di ogni fondamento sin dall’800. Un’epistemologia che pretende ci siano esperti che osservano e definiscono cose “oggettive”. Nel campo dell’umano nulla è oggettivo, tutto è relazionale. Purtroppo, in molte discipline, e tra queste psichiatria e psicologia, tale epistemologia è ancora dominante. Secondo questo modo di pensare lo psicologo o lo psichiatra sono tecnici di un sapere obiettivo e valido universalmente, attraverso il quale possono definire i loro clienti come normali o patologici. Per inciso, cliente è un termine derivato dal latino che significa ascoltare/obbedire: il cliente/paziente deve obbedire. Lo psichiatra pensa di trattare i propri clienti come se avessero qualcosa di standardizzabile: in questo caso un trauma. A furia di ascoltare questi termini, la gente poi pensa che il trauma sia qualcosa di definito, di concreto. Questo genera ancora più confusione. La psichiatria definisce trauma, sia l’evento traumatico, sia la conseguenza dell’evento traumatico. Per cui non ci si capisce più niente. Come spiego nel libro, trauma è un termine che deriva dal greco ed è sempre relativo alle conseguenze di qualche esperienza. Però i greci usavano due verbi differenti per riferirsi a queste esperienze. Il primo è tirò, che si riferisce all’esperienza dolorosa di essere feriti; il secondo è titrosko, che si riferisce invece alla cicatrizzazione della ferita. Come a dire che ci sono eventi traumatici che ti procurano cicatrici che rendono ancora più forte la superfice ferita. Come ho cercato di sottolineare a più riprese nel libro, chi interviene in queste situazioni, come in qualunque contesto sociale, non è in una posizione neutrale, ma contribuisce a costruire il contesto in cui, insieme a tutti gli altri attori, agisce. Se chi interviene pensa di essere osservatore neutrale, con strumenti “scientifici” che – come nel caso degli psicoterapeuti – gli consentono di individuare i propri interlocutori come sani o malati, non lascia alcuno spazio di re-azione ai propri interlocutori. Se invece ci posizioniamo come co-narratori, sarà possibile trovare il modo di passare dalla ferita alla cicatrice. Ovviamente bisogna essere preparati a farlo. Per questo ho ritenuto prioritario fondare una scuola di specializzazione. Ultimamente, anche se non l’ho letto, ho letto attraverso i social media di un rapporto di Medici senza Frontiere, in cui si sosterrebbe che oltre il 60% dei richiedenti asilo sbarcati in Sicilia soffrirebbe di problemi di salute mentale. Se queste informazioni sono davvero presenti nel rapporto, oltre ad essere destituite di ogni fondamento scientifico, sono anche molto pericolose e stigmatizzanti. Per finire di rispondere alla sua domanda quindi direi che tutti i traumi (intesi come reazioni ad eventi traumatici) sono diversi.</p>
<p>Rivolge una critica al metodo psicoterapeutico tradizionale rivolto a persone che hanno vissuto la guerra o l&#8217;esilio: ci può spiegare i motivi della sua critica?</p>
<p>È difficile rispondere con chiarezza a questa domanda perché è difficile stabilire cosa sia il metodo psicoterapeutico tradizionale. Per cui suppongo che lei intenda riferirsi alla psichiatria dominante in Occidente. Contrariamente a questa psichiatria io evito accuratamente di fare un’equazione lineare tra guerra, traumi e malattia mentale. Questo tipo di ragionamento è privo di ogni fondamento. Basaglia nel 1975 curò un libro intitolato “Crimini di pace”, con la collaborazione di intellettuali tra i quali Sartre, Goffman, Foucault, Castel, Chomsky ed altri. Tra le discipline accusate di crimini in quel libro, la psichiatria aveva una posizione di spicco. Mi chiedo se una disciplina del genere possa curare qualcuno colpito dalla guerra. Io credo di no. Ci sono moltissime evidenze che ci indicano quanto queste persone possano essere aiutate rafforzando le loro risorse invece che stigmatizzare come malattia mentale reazioni normali a situazioni patologiche. In altri termini è il contesto che va curato, non le persone che ne fanno parte e che in qualche momento della loro esistenza possono esprimere delle difficoltà.</p>
<p>Quale può essere, invece, una strategia di cura alternativa? Nel libro, ad esempio, si fa riferimento al teatro, al gioco, al rito&#8230;</p>
<p>Tutti i mezzi che lei elenca sono parte di una strategia per aiutare le persone a riposizionarsi in un contesto che rischia, seguendo la cultura e la psichiatria dominanti, di stigmatizzarli semplicemente come vittime, se non come malati mentali. Ad esempio attraverso l’invenzione della sindrome da stress post traumatico. Il teatro, quando è possibile utilizzarlo, è uno di questi mezzi, ma non sempre è possibile avere a disposizione attori e teatranti. L’importante è trovare il modo di trasformare una narrazione che ammala in una narrazione che cura. Nella mia ipotesi tutte le narrazioni sono riconducibili a quattro assi narrativi: il rapporto tra i sessi, il rapporto tra generazioni, il rapporto tra umili e potenti e quello tra il mondo visibile e quello invisibile. Ciascuno di questi assi può avere delle polarità equilibrate e in armonia tra di loro e tenendo conto della cultura di appartenenza, oppure può essere squilibrato. Nel caso delle esperienze di guerra sono soprattutto gli ultimi due assi a essere squilibrati: quello tra umili e potenti e quello tra visibile e invisibile, nella sua coniugazione di rapporto tra vivi e morti. La funzione della psicoterapia dovrebbe essere quella di collaborare con le persone che ne esprimano un bisogno per trovare possibili co-narrazioni della loro esperienza in modo che possa essere vissuta come dotata di senso, nonostante tutto quello che può essere successo. È evidente che non è semplice come fare diagnosi superficiali o distribuire farmaci, ma molto più utile.</p>
<p>Sembra di evincere anche una partecipazione diretta del terapeuta, come a voler eliminare la dicotomia medico/paziente, noi/loro: è una riflessione corretta?</p>
<p>Quando parlo di co-narrare intendo proprio questo.</p>
<p>Infine: qual è l&#8217;importanza della pietra del sogno?</p>
<p>Il sogno, nel caso dell’esperienza della famiglia del muro in Palestina, è un chiaro esempio di influenza del pre-conscio. Mi era stata raccontata a grandi linee la storia di questa famiglia ed io avrei dovuto incontrarla il giorno dopo. È naturale che io pensassi con molta intensità a quella situazione. In particolare a quella donna spaventata che doveva periodicamente chiudersi al buio nella sua stanza. Non riusciva a sostenere l’aggressione dei vicini coloni israeliani che periodicamente lanciavano sassi verso il cortile della sua casa. Mi ero addormentato con questo pensiero e il sogno ha portato una possibile soluzione. L’ho seguita, ma ho poi dovuto collocarla in un contesto narrativo che le desse senso. Infatti, nel lavoro terapeutico, la pietra non aveva solo una consistenza fisica, in particolare quella di essere più dura e di durare di più del muro; ma anche quella di rappresentare l’oggetto simbolico di comunione e continuità con il gruppo terapeutico che era andato in visita alla famiglia. Quest’ultimo aspetto non è stato secondario per il successo della terapia. E l’ho comunicato simbolicamente alla signora palestinese facendo in modo che la pietra le fosse consegnata dopo che aveva fatto un giro tra le mani di tutti i partecipanti al gruppo. Quindi la pietra è stata importante, ma per com’è stata usata, soprattutto per il suo significato simbolico di durezza, resistenza e permanenza di tutti i membri del gruppo con la signora.</p>
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		<title>Non dimentichiamo le terre dei fuochi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2015 09:11:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha organizzato, nell&#8217;ambito della manifestazione “D(i)ritti al centro!” un incontro con&#160; Thomas Turolo, regista del documentario Ogni singolo giorno in cui ha dato voce agli abitanti delle terre dei&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha organizzato, nell&#8217;ambito della manifestazione<br />
“D(i)ritti al centro!” un incontro con&nbsp; Thomas Turolo, regista<br />
del documentario <i>Ogni<br />
singolo giorno </i>in<br />
cui ha dato voce agli abitanti delle terre dei fuochi infestate dai<br />
rifiuti e dagli sversamenti tossici. Il diritto alla salute e alla<br />
vita, i racconti dei malati, l&#8217;agricoltura in crisi: questi sono solo<br />
alcuni degli argomenti di cui si è parlato. Ringraziamo l&#8217;autore, il<br />
Centro Asteria che ha ospitato la manifestazione e tutte quelle<br />
persone (donne, uomini, bambini, giovani e meno giovani) che hanno<br />
prestato anche il loro volto per dire NO alla mafia e alle collusioni<br />
disoneste.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ecco,<br />
per voi, il video dell&#8217;incontro con Thomas Turolo</p>
<p><iframe loading="lazy" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/4ynoX0raWiU?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="560"></iframe></p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ricordiamo<br />
che l&#8217;Associazione per i Diritti Umani organizza e conduce questi<br />
incontri anche nelle scuole medie inferiori e superiori e per le<br />
università. Per informazioni scrivere a: <u><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com">peridirittiumani@gmail.com</a></u></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
strumento didattico, il libro “Mosaikon – Voci e immagini per i<br />
diritti umani”, che potete acquistare con Paypall, al costo di<br />
12,50 euro: tutte le interviste realizzate da noi a scrittori,<br />
registi, giornalisti, operatori, etc. con una ricca bibliografia e<br />
sitografia e tante notizie e approfondimenti.
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Convenzione per l&#8217;istituzione della Corte penale internazionale e altro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2014 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
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		<category><![CDATA[vittime]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cari lettori, su www.change.org è possibile firmare la petizione (e la lettera) che potete leggere qui di seguito. Noi dell&#8217;Associazione per i Diritti Umani lo abbiamo fatto. Fatela girare, grazie. Gentile Presidente Renzi, nel&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, su <u><a href="http://www.change.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.change.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
è possibile firmare la petizione (e la lettera) che potete leggere<br />
qui di seguito. Noi dell&#8217;Associazione per i Diritti Umani lo abbiamo<br />
fatto. Fatela girare, grazie. </p>
<p>
Gentile Presidente Renzi,</p>
<p>nel Suo discorso post primarie del<br />
dicembre 2013 <strong>Lei ha<br />
ricordato le tragedie del Rwanda e di Srebrenica. Ne fui colpito,<br />
positivamente</strong>, perché&nbsp;<br />
finalmente un politico italiano dava importanza a quei fatti sempre<br />
lasciati ai margini delle cronache. Ma ricordare quelle tragedie ha<br />
delle conseguenze, quale il riconoscere il valore della giustizia.<br />
Per noi italiani, la giustizia internazionale è davvero molto<br />
importante. È stato il nostro Paese, nel 1998, a ospitare la<br />
convenzione per l&#8217;istituzione della Corte penale internazionale. In<br />
quell&#8217;occasione fu ribadito che nulla, neppure durante una guerra,<br />
può giustificare l&#8217;uccisione deliberata o indiscriminata di civili.<br />
Anche per questo motivo, credo Lei debba impegnarsi per riaffermare<br />
la giustizia internazionale. Le chiedo quindi se ha intenzione di<br />
convocare i rappresentanti diplomatici di Israele, Palestina e Siria,<br />
e chieder loro cosa stanno facendo per portare di fronte alla<br />
giustizia i responsabili di bombardamenti che hanno causato la morte<br />
di donne, bambini, malati. E, in mancanza di risposte convincenti, <strong>Le<br />
chiedo se è disposto </strong>a<br />
trarne le conseguenze politiche, cioè<strong><br />
a protestare con decisione, richiamando – </strong>laddove<br />
ci sono<strong> – i nostri<br />
ambasciatori ed espellendo i rappresentanti di Paesi che non<br />
intendono perseguire i responsabili di crimini odiosi come<br />
l&#8217;uccisione di bambini. Può darsi che Lei non sia d&#8217;accordo</strong>,<br />
può darsi che, come tanti rappresentanti del governo italiano che<br />
l&#8217;hanno preceduta, Lei ritenga che la diplomazia debba muoversi in<br />
altri modi.<strong> Nel caso,<br />
però, La pregherei di evitare in futuro di riferirsi ancora alle<br />
vicende del Rwanda e di Srebrenica. Perché prima di condannare il<br />
solito immobilismo delle Nazioni Unite, credo sarebbe opportuno<br />
pensare alle proprie responsabilità.</strong></p>
<p>1. Daniele Scaglione, scrittore</p>
<p>2. Ascanio Celestini, attore</p>
<p>3. Luca Leone, scrittore</p>
<p>4. Laura Caputo, giornalista</p>
<p>5. Maria Cecilia Castagna, editore</p>
<p>6. Laura Silvia Battaglia,<br />
giornalista</p>
<p>7. Isa Ferraguti, già senatrice X<br />
Legislatura</p>
<p>8. Enzo Barnabà, scrittore</p>
<p>9. Nadia Ravioli, cittadina</p>
<p>10. Silvia Gaiba, architetto del<br />
Ministero Beni Culturali e Ambientali</p>
<p>11. Rocco Cipriano, grafico</p>
<p>12. Marco Mainardi, giornalista</p>
<p>13. Gioacchino Allasia, maestro di<br />
Shiatsu e Craniosacrale</p>
<p>14. Michela Iorio, giornalista</p>
<p>15. Roberto Di Giovanbattista,<br />
operatore culturale</p>
<p>16. Sandro Ferri, editore</p>
<p>17. Silvia Fabbi, giornalista</p>
<p>18. Stefano Landucci, consigliere<br />
comunale di Pisa</p>
<p>19. Maria Frega, sociologa</p>
<p>20. Massimo Ceresa, scrittore</p>
<p>21.&nbsp;Françoise Kankindi,<br />
presidente di Bene Rwanda</p>
<p>22.&nbsp;Maurizio Dell’Orso,<br />
promotore culturale</p>
<p>23. Stefania Sarallo, giornalista</p>
<p>24. Ada Scalchi, ex sindaco di<br />
Albano Laziale (RM)</p>
<p>25.&nbsp;Silvia Cavicchioli,<br />
storica</p>
<p>26.&nbsp;Edoardo Montenegro,<br />
blogger</p>
<p>27.&nbsp;Giovanni Verga,<br />
giornalista</p>
<p>28.&nbsp;Elisabetta Falcioni,<br />
editor</p>
<p>29. Matteo Pagliani, cooperante</p>
<p>30. Marina Scaglione, insegnante</p>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A:<br />
<br />Matteo Renzi, Presidente del Consiglio
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Palestina,<br />
Rwanda, Srebrenica: appello per la giustizia internazionale </p>
<p>Gentile<br />
Presidente Renzi, </p>
<p>nel Suo discorso post primarie del dicembre<br />
2013 Lei ha ricordato le tragedie del Rwanda e di Srebrenica. Ne fui<br />
colpito, positivamente, perché finalmente un politico italiano dava<br />
importanza a quei fatti sempre lasciati ai margini delle cronache. Ma<br />
ricordare quelle tragedie ha delle&#8230;
</p></div>
<p>
Palestina, Rwanda, Srebrenica:<br />
appello per la giustizia internazionale </p>
<p>Gentile Presidente<br />
Renzi, </p>
<p>nel Suo discorso post primarie del dicembre 2013 Lei<br />
ha ricordato le tragedie del Rwanda e di Srebrenica. Ne fui colpito,<br />
positivamente, perché finalmente un politico italiano dava<br />
importanza a quei fatti sempre lasciati ai margini delle cronache. Ma<br />
ricordare quelle tragedie ha delle conseguenze, quale il riconoscere<br />
il valore della giustizia. Per noi italiani, la giustizia<br />
internazionale è davvero molto importante. È stato il nostro Paese,<br />
nel 1998, a ospitare la convenzione per l&#8217;istituzione della Corte<br />
penale internazionale. In quell&#8217;occasione fu ribadito che nulla,<br />
neppure durante una guerra, può giustificare l&#8217;uccisione deliberata<br />
o indiscriminata di civili. Anche per questo motivo, credo Lei debba<br />
impegnarsi per riaffermare la giustizia internazionale. Le chiedo<br />
quindi se ha intenzione di convocare i rappresentanti diplomatici di<br />
Israele, Palestina e Siria, e chieder loro cosa stanno facendo per<br />
portare di fronte alla giustizia i responsabili di bombardamenti che<br />
hanno causato la morte di donne, bambini, malati. E, in mancanza di<br />
risposte convincenti, Le chiedo se è disposto a trarne le<br />
conseguenze politiche, cioè a protestare con decisione, richiamando<br />
– laddove ci sono – i nostri ambasciatori ed espellendo i<br />
rappresentanti di Paesi che non intendono perseguire i responsabili<br />
di crimini odiosi come l&#8217;uccisione di bambini. Può darsi che Lei non<br />
sia d&#8217;accordo, può darsi che, come tanti rappresentanti del governo<br />
italiano che l&#8217;hanno preceduta, Lei ritenga che la diplomazia debba<br />
muoversi in altri modi. Nel caso, però, La pregherei di evitare in<br />
futuro di riferirsi ancora alle vicende del Rwanda e di Srebrenica.<br />
Perché prima di condannare il solito immobilismo delle Nazioni<br />
Unite, credo sarebbe opportuno pensare alle proprie responsabilità. </p>
<p>Cordiali saluti, <br />[Il tuo nome]<br /></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/08/07/convenzione-per-listituzione-della/">Convenzione per l&#8217;istituzione della Corte penale internazionale e altro</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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