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	<title>manifestanti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Appello alla solidarietà internazionale: la protesta sociale è un diritto!</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2023 09:09:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello Di fronte alla gravissima repressione che si sta vivendo in questi giorni in Perù, che ha già causato più di 50 morti, di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p> <strong>Associazione Per i Diritti umani </strong>aderisce e divulga il seguente appello</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16869" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Di fronte alla gravissima repressione che si sta vivendo in questi giorni in Perù, che ha già causato più di 50 morti, di cui 7 minorenni, i cittadini peruviani residenti in Italia invitano i rappresentanti delle istituzioni, i parlamentari, i partiti politici, i sindacati, le organizzazioni sociali e culturali laiche e religiose e i singoli cittadini a sottoscrivere il seguente appello di solidarietà.&nbsp;</p>



<p>Chiediamo anche il vostro sostegno finanziario per aiutare a sostenere i bisogni primari delle migliaia di manifestanti che sono giunti nella capitale da diverse regioni del paese per esercitare il loro legittimo diritto alla protesta.&nbsp;</p>



<p>Le donazioni possono essere effettuate sul seguente conto corrente bancario:&nbsp;</p>



<p>IBAN: IT83O0358901600010570275236&nbsp;</p>



<p>A nome di Edda Milagros Pando Juarez&nbsp;</p>



<p>Banca Allianzbank&nbsp;</p>



<p>La mail per inviare le adesioni e maggiori informazioni è: <strong>solidarietaperu@gmail.com&nbsp;</strong></p>



<p><strong>APPELLO ALLA SOLIDARIETA&#8217; INTERNAZIONALE&nbsp;</strong></p>



<p><strong>LA PROTESTA SOCIALE È UN DIRITTO!&nbsp;</strong></p>



<p>Da più di 50 giorni migliaia di cittadini peruviani manifestano contro il governo di Dina Boluarte. La protesta è iniziata nelle città della Sierra meridionale e si è estesa ad altre regioni del Paese. Pochi giorni fa, folte delegazioni, per lo più composte dai popoli Quechua e Aymara, si sono recate nella capitale, Lima, dando vita alla Marcia dei Quattro Suyos.&nbsp;</p>



<p>La risposta del governo alla protesta sociale è stata una spropositata repressione, che ha già provocato più di 50 vittime, oltre a decine di feriti e arresti.&nbsp;</p>



<p>• Il governo di Dina Boluarte nega alla popolazione il legittimo diritto alla protesta sociale attraverso l&#8217;uso eccessivo e violento della polizia e della forza militare. I manifestanti affermano che la polizia spara per uccidere e questa versione trova conferma nei referti dei medici forensi che hanno rivelato che molti dei corpi esaminati presentano colpi precisi alla testa e al torace. Nonostante le prove, il governo continua a negare di aver commesso eccessi, difende la “condotta immacolata” della polizia e incolpa i manifestanti di quanto sta accadendo.&nbsp;</p>



<p>• Il governo Boluarte ha scatenato una campagna di criminalizzazione dei cittadini che protestano, definendoli terroristi, vandali e criminali. Questo discorso riporta il Paese al clima sinistro del regime di Alberto Fujimori, quando furono commesse gravissime violazioni dei diritti umani.&nbsp;</p>



<p>Fatte queste considerazioni, i firmatari di questo appello chiedono:&nbsp;</p>



<p>• che siano ascoltate le istanze dei manifestanti: un governo che in 50 giorni ha provocato 57 vittime, di cui 7 minori, oltre a più di mille feriti, è un governo che ha perso la sua legittimità; • L&#8217;immediata cessazione della violenza e il rispetto del diritto alla vita;&nbsp;</p>



<p>• La fine della campagna di criminalizzazione e discriminazione dei manifestanti e il rispetto del diritto alla protesta.&nbsp;</p>



<p><strong>Nessuno dovrebbe morire esercitando il proprio diritto a protestare!</strong></p>
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		<title>Anbamed: notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2022 08:37:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(a cura di Farid Adly) Palestina Occupata Un giovane ucciso e 57 feriti in seguito all’invasione dei coloni nella città di Nablus. Il pretesto dell’entrata dei coloni nella città palestinese, scortati dai soldati in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="976" height="549" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16718" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 976w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 976px) 100vw, 976px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(a cura di Farid Adly)</p>



<p></p>



<p><strong><br>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Un giovane ucciso e 57 feriti in seguito all’invasione dei coloni nella città di Nablus. Il pretesto dell’entrata dei coloni nella città palestinese, scortati dai soldati in assetto di guerra, era la visita alla tomba di Giuseppe. Negli scontri che ne sono seguiti, le pallottole hanno avuto la meglio sulle pietre.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Quarto giorno dello sciopero totale, della fame e della sete, di Alaa Abdel Fattah. La diplomazia ha fatto passi modesti a favore della sua liberazione, negli incontri bilaterali con il generale Al-Sissi, durante i lavori del vertice sul clima che si tiene a Sharm Sheikh. Il regime non ha permesso la visita in carcere alla madre, Leila Sueif, e non ha fornito nessuna prova della presenza in vita di Alaa. I timori riguardano l’alimentazione forzata per tenerlo in vita fino alla conclusione di COP27 e la fine della copertura mediatica. Questo timore lo ha espresso esplicitamente la sorella Sanaa nel suo intervento durante la conferenza sui diritti umani al COP27 (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=bTKJQavA0Wk&amp;t=6113s&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi)</a>.</p>



<p>Anche le pressioni dell’ONU non hanno sortito nessuna clemenza nella granitica determinazione repressiva della dittatura.</p>



<p>In Italia è in corso un digiuno collettivo, in solidarietà con Alaa, di un centinaio di giornalisti, politici e attivisti. (<a href="https://www.anbamed.it/2022/11/07/digiuno-per-alaa-9-novembre-2022/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;elenco completo degli aderenti lo trovate qui</a>).</p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>La procura ha annunciato che sono stati citati in giudizio 1024 persone, in riferimento alle proteste nate dopo l’assassinio di Mahsa Amini. Questo numero riguarda soltanto la capitale Teheran. Il portavoce ha definito le vittime del provvedimento “fomentatori di disordini”. Si temono – come ha annunciato lo stesso procuratore della capitale e come hanno chiesto i parlamentari – molte condanne a morte.</p>



<p>Le proteste continuano malgrado la repressione e le minacce degli esponenti del regime, a partire dalla stessa guida spirituale sciita, Khaminei. Al centro della protesta ci sono gli studenti universitari che proseguono lo sciopero della didattica, fino alla liberazione dei loro compagni arrestati.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Il procuratore generale della Corte Penale Internazionale, Karim Khan, ha compiuto ieri una visita a&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Tarhuna,+Libia/@32.4313686,13.6027683,13z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x13a606a18f17b105:0xbac238f4cf0dd0ea!8m2!3d32.4279191!4d13.6420599?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tarhuna</a>, 80 km a sud di Tripoli. Si è recato nei luoghi dove sono state scoperte le fosse comuni ed ha incontrato i sopravvissuti e le famiglie delle vittime (<a href="https://twitter.com/IntlCrimCourt/status/1589892888057778176?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1589892888057778176%7Ctwgr%5E611eaccfc31192a0e310619a28b5f69292a185ff%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fmubasher.aljazeera.net%2Fnews%2F2022%2F11%2F8%2Fd8a7d984d985d8afd8b9d98a-d8a7d984d8b9d8a7d985-d984d985d8add983d985d8a9-d8a7d984d8acd986d8a7d98ad8a7d8aa-d8a7d984d8afd988d984d98ad8a9&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi</a>). Oggi, mercoledì 9 novembre, Khan esporrà al Consiglio di Sicurezza dell’ONU il rapporto sui crimini di guerra compiuti in Libia dal 2011 in poi.</p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>Una barca è affondata al largo delle coste di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Biserta,+Tunisia/@37.2810525,9.7914623,12z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x12e31e4db2105f13:0xf44361a00609c69e!8m2!3d37.2767579!4d9.8641609?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biserta</a>. A bordo vi erano 18 persone, dei quali soltanto 5 sono stati salvati. Un corpo è stato riportato dalla guardia costiera e le ricerche sono ancora in corso, per trovare gli altri 12 dispersi.</p>



<p>La crisi economica ha spinto molti giovani tunisini a tentare di raggiungere le coste italiane, a rischio della vita. Nei primi 10 mesi di quest’anno, la guardia costiera tunisina ha bloccato in mare 22 mila migranti e riportati indietro.</p>



<p>A&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Zarzis,+Tunisia/@33.5025516,11.0147766,12z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x13aaef091002cd17:0xf0c94e8be32184f!8m2!3d33.5041035!4d11.0881494?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zarzis</a>, invece, familiari di migranti scomparsi hanno invaso il cimitero dei senza nome, per tentare di identificare i corpi dei loro cari tra quelli recuperati lo scorso mese e sepolti dalle autorità comunali, senza le necessarie indagini per la loro identificazione.</p>



<p>Nella scorsa settimana si è tenuto uno sciopero di protesta, che ha coinvolto tutta la cittadinanza, con chiusura delle scuole, blocco dei trasporti e saracinesche abbassate dei negozi. Le autorità hanno deciso la chiusura del cimitero dei senza nomi, ma i parenti hanno scavalcato ieri il muro e aperto le tombe per tentare di identificare le vittime, controllando i vestiti. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Algeria</strong></p>



<p>Il ministero degli esteri ha annunciato che Algeri ha presentato ufficialmente la richiesta di aderire al gruppo BRICS.&nbsp;<em>“Russia e Cina hanno già espresso parere favorevole e si attende la conclusione delle valutazioni degli altri tre paesi, Brasile, India e Sud Africa”,</em>&nbsp;ha affermato Leila Zroughi, responsabile del dossier.</p>



<p>BRICS è un gruppo alternativo al G7 e raggruppa le 5 economie emergenti, con forte crescita del prodotto nazionale. Raccoglie attualmente il 40% della popolazione mondiale e il 25% dell’economia globale. Nella fase odierna della crisi dell’Ucraina e di Taiwan, BRICS rappresenta anche uno schieramento politico e non solo economico. &nbsp;</p>



<p><strong>Arabia Saudita-Iran</strong></p>



<p>Il Cremlino ha annunciato il proprio impegno a mediare tra l’Arabia Sauditae l’Iran,&nbsp;<em>“per superare pacificamente la crisi in corso”.</em>&nbsp;È una risposta indiretta ai tamburi di guerra che Washington ha messo in campo, schierando i caccia della V flotta ai confini dell’Iran e parlando di un possibile attacco iraniano contro il territorio saudita. Molti osservatori mediorientali hanno visto, in quelle agitazioni statunitensi, un tentativo di riportare Riad nell’ovile della Casa Bianca, dopo la rottura sui prezzi del petrolio. Le relazioni diplomatiche persiano-saudite sono interrotte dal 2016 e negli ultimi anni si sono aperti spazi di trattative bilaterali dirette, con la mediazione dell’Iraq. L’ultimo incontro si è tenuto lo scorso aprile e lo scoglio principale alla ripresa dei rapporti è la guerra in Yemen. &nbsp;</p>



<p><strong>Mondo</strong></p>



<p>Sono passati otto mesi e 14 giorni di guerra russa in Ucraina.</p>



<p><strong>Appelli:</strong></p>



<p>Anbamed&nbsp;chiama la vostra sensibilità per salvare la 20enne sudanese, Amal, dalla lapidazione. Vi chiediamo di scrivere una lettera all’ambasciata sudanese a Roma:&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2022/10/25/appellp-salvate-amal-dalla-lapidazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.anbamed.it/2022/10/25/appellp-salvate-amal-dalla-lapidazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere egiziano di Wadi Natroun. Da domenica 6 novembre, ha iniziato anche lo sciopero della sete. Il regime di Al-Sissi è sordo agli appelli e nelle cancellerie internazionali prevale l’insensibilità.</p>



<p>In Italia, dal 28 maggio, è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.</p>



<p>Oggi, mercoledì 9 novembre, un centinaio di volontari rispettano un digiuno collettivo in solidarietà con Alaa.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Rivolte in Senegal, cosa sta succedendo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 07:44:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Siamo qui per supportare Sonko, per uno Stato democratico, per l’uguaglianza e per il rispetto della legge, diciamo no alla violenza. – una giovane manifestante a Dakar &#8211; Guardo le immagini&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15143" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/158318799_2870029586600153_5630845746423705615_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Siamo qui per supportare Sonko, per uno Stato democratico, per l’uguaglianza e per il rispetto della legge, diciamo no alla violenza. </em>– una giovane manifestante a Dakar &#8211;</p>



<p>Guardo le immagini delle rivolte a Dakar e la prima cosa che noto è l’impressionante numero di donne che, avvolte nelle loro gonne colorate, tiene in mano una specie di noce di cocco che solitamente trova il suo uso principale in cucina. Una rivolta per molti inaspettata, in uno dei Paesi “più democratici” del caldo continente del quale si sente parlare quasi sempre in accezione positiva.</p>



<p>In queste ultime ore in Senegal si stanno riversando in strada centinaia di persone per protestare contro l’incarcerazione di Sonkho, giovane leader dell’opposizione dell’attuale governo capitanato da Macky Sall. Violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno portato ad almeno 4 morti, decide di feriti e altrettanti arresti. La repressione, a seguito dell’avvicinamento dei manifestanti ai palazzi del potere, è stata molto forte con lancio di lacrimogeni e guerriglie, le principali arterie sono state bloccate e i giovani fermati.</p>



<p>Da dove nasce questa rabbia?</p>



<p>Ousmane Sonkho, ora incarcerato, è stato chiamato in tribunale per rispondere del reato di stupro che si è in breve tempo trasformato in incitamento alla rivolta. A questa proclamazione la situazione per le strade è degenerata, al grido “Libérer Sokho” centinaia di senegalesi hanno iniziato anche a saccheggiare alcuni centri commerciali legati alla Francia (Auchan) in segno di protesta contro l’attuale Governo che, secondo i giovani del Paese, è ancora molto legato alle dinamiche coloniali francesi. Il caso Sonkho, in realtà, è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già pieno di frustrazione e rabbia, e ha riportato in piazza gli animi di giovani delusi e impoveriti a causa della crisi economica da Covid19.</p>



<p>Sonkho, figura centrale delle rivolte, è considerato un outsider perché non nasce come politico e, soprattutto, perché da subito ha denunciato il potere – ha anche scritto un libro contro il governo Macky Sall &#8211; . Molti giovani si rivedono in lui perché ritengono che sia una persona esterna agli ingarbugli politici e molto lontana ai principi coloniali francesi che invece vengono per lo più associati all’attuale presidente in carica.</p>



<p>Una rivolta contro il Governo, mai rispettoso dei principi democratici, per una situazione senza via d’uscita: un Paese che si è sempre sostenuto grazie alle tantissime economie informali e al turismo e che si è dovuto scontrare ad una improvvisa diminuzione dell’economia causata della recente crisi.</p>



<p>Ma chi sono i ragazzi scesi in piazza?</p>



<p>Molti sono sicuramente sostenitori politici di Sonkho – in Senegal è da sempre molto presente l’attivismo politico tra i giovani &#8211; ma tantissimi sono anche ragazzi apolitici, scesi in piazza perchè frustrati e colpiti duramente dalla crisi. Le rivolte sono ormai in quasi tutto il paese, comprese le banlieue fuori Dakar che, essendo molto ampie, sono più difficili da tenere sotto controllo.</p>



<p>Nei prossimi giorni seguiremo con attenzione gli sviluppi giudiziari della vicenda, il comportamento di Macky Sall e l’andamento delle rivolte.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Arrestation de l&#039;opposant Ousmane Sonko : l’affaire qui enflamme le Sénégal" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NMavUWefY1Y?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Leader di opposizione bielorussa fatta sparire a Minsk</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 07:54:10 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="630" height="420" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/5f565d451e0000910a475305.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14586" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/5f565d451e0000910a475305.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/5f565d451e0000910a475305-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></figure>



<p>E&#8217; di ieri la notizia della scomparsa di Maria Kolesnikova, una dei leader dell’opposizione bielorussa; sarebbe stata rapita da uomini incappucciati non identificati nel centro della capitale Minsk. La notizia è stata diffusa dal sito locale di notizie<a href="https://news.tut.by/economics/699502.html#ua:main_news~1?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong> </strong><em><strong>Tut.by</strong></em></a> che ha riportato la testimonianza di una donna che raccontava di aver visto i rapitori costringere la Kolesnikova a salire su un minivan e scappare via. Oltre a Kolesnikova non sarebbero più reperibili anche altri tre membri del consiglio di coordinamento dell’opposizione Anton Rodnenkov, Ivan Kravtsov e Maxim Bogretsov.</p>



<p>Lo scorso 31 agosto Kolesnikova, che è una flautista e insegnante di musica, aveva annunciato che avrebbe fondato un nuovo partito d’opposizione insieme ai sostenitori di Viktor Babariko, un ex banchiere che aveva tentato di candidarsi alle ultime presidenziali contro Lukashenko e che Kolesnikova aveva sostenuto, ma che era stato arrestato prima delle elezioni.</p>



<p>Migliaia di persone si sono radunate nelle strade e nelle piazze di Minsk, la capitale della Bielorussia, per protestare contro il presidente Alexander Lukashenko, accusato di aver manipolato le recenti elezioni per ottenere il sesto mandato presidenziale.</p>



<p>Svetlana Tikhanovskaya, principale candidata di opposizione, è tornata in pubblico dopo la fuga in Lituania e qualche giorno di silenzio; l’Unione Europea ha diffuso un duro comunicato in cui ha detto di non riconoscere il risultato delle elezioni.</p>



<p>Per la prima volta in ventisei anni, dicono in molti, Lukashenko sembra in seria difficoltà, ma dalla sua parte ha ancora l’esercito e la Russia.</p>



<p>Le proteste sono state represse con forza dal governo, che è accusato di aver rastrellato indiscriminatamente le persone per le strade, per grandissima parte pacifiche, e averne arrestate oltre 6.000 in tre giorni. Il ministero dell’Interno bielorusso ha detto che c’erano stati circa tremila arresti dopo le manifestazioni di lunedì notte, duemila dopo quelle di martedì e altri mille mercoledì. I dati sono stati confermati dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, che ha condannato la repressione violenta delle proteste. Un numero così alto di arresti, tra cui ci sarebbero anche minorenni, secondo Bachelet è una «chiara violazione degli standard internazionali sui diritti umani». Chiedendo il rilascio di tutti i manifestanti detenuti illegalmente, Bachelet ha aggiunto: «Ancora più preoccupanti sono le notizie di maltrattamenti durante e dopo la detenzione».</p>
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		<title>Hong Kong al voto dopo le proteste</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Nov 2019 08:47:52 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/11/23/hong-kong-al-voto-dopo-le-proteste/">Hong Kong al voto dopo le proteste</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di
Alessandra Montesanto 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/proteste-Hong-Kong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>HONG KONG, HONG KONG &#8211; JUNE 12:  A protester makes a gesture during a protest on June 12, 2019 in Hong Kong China. Large crowds of protesters gathered in central Hong Kong as the city braced for another mass rally in a show of strength against the government over a divisive plan to allow extraditions to China. (Photo by Anthony Kwan/Getty Images)</figcaption></figure>



<p>Hong
Kong protesta. La miccia è stato un emendamento sulle estradizioni,
quella pratica per cui uno Stato consegna a un altro Stato un
individuo che si trova nel suo territorio, ma che è oggetto di
azione penale nell&#8217;altro e Hong Kong ha accordi on circa 20 Paesi, ma
non con la Cina e questo ha significato una serie di violazioni dei
diritti umani in quanto la regione avrebbe obbligato la consegna,
alla Cina appunto, di persone indagate da Pechino per alcuni reati.
Molti hanno visto in questo la volontà, da parte del governo cinese,
di colpire ancora una volta i dissidenti politici rifugiatisi a Hong
Kong. 
</p>



<p>I
manifestanti sono scesi in piazza lo scorso 9 giugno al grido dello
slogan “Cinque richieste, non una di meno” che sono:  il ritiro
della legge sulle estradizioni (avvenuto il 24 ottobre 2019);
l&#8217;istituzione di una Commissione indipendente di inchiesta sulle
violenze della Polizia; il suffragio universale; il rilascio e
l&#8217;amnistia per i manifestanti agli arresti e la cancellazione per
loro dell&#8217;appellativo di “rivoltosi”.</p>



<p> I
manifestanti, inoltre, accusano l&#8217;ex colonia britannica di aver
provocato l&#8217;ultima escalation di violenze per annullare la chiamata
al voto amministrativo del prossimo 24 novembre con cui si scelgono i
rappresentanti dei 18 consigli distrettuali della regione: tali
consiglieri hanno responsabilità a livello locale e costituiscono la
parte democraticamente eletta dal comitato che nomina il governatore,
l&#8217;altra metà è indicata da Pechino. Il Presidente cinese, Xi
Jinping, vorrebbe far dimettere anticipatamente la governatrice di
Hong Kong, Carrie Lam, mentre la stessa cercherà in extremis, di far
posticipare l&#8217;appuntamento elettorale. Le elezioni saranno, comunque,
un test per saggiare l&#8217;opinione pubblica di Hong Kong in tema di
autonomia.</p>



<p>Sul 7, l&#8217;allegato del Corriere della Sera del 22 novembre, l&#8217;artista, dissidente e attivista Ai WeiWei ha dichiarato che le proteste sono l&#8217;inizio di una rivoluzione: “&#8230;Questa rivoluzione chiede una nuova libertà. Una libertà dalla struttura globale della globalizzazione che ha reso il mondo così diviso e che risulta da così tante disgrazie che hanno colpito un grandissimo numero di persone a causa dell&#8217;avidità delle multinazionali mosse solo dal desiderio di fare profitto, connesse a regimi brutali e fuorilegge. La lotta a Hong Kong non finirà finché il desiderio di libertà della gente non sarà soddisfatto. Pechino, come sempre, sta sbagliando i calcoli. Con questo modo di pensare, la Cina &#8211; ma anche l&#8217;Occidente – dovranno fronteggiare ostacoli terribili nello sviluppo della società. La Storia ricorderà coloro che stanno combattendo per questa rivoluzione, e ricorderà anche coloro che hanno tradito i valori comuni e sacrificato la vita di questi giovani”.  </p>
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		<title>Cosa accade in Libano</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2019 07:02:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani ha parlato con la giornalista Laura Silvia Battaglia che negli ultimi giorni è stata a Beirut e ha preso parte alle proteste in atto nel Paese. Le ha chiesto&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha parlato con la giornalista Laura Silvia Battaglia che negli ultimi giorni è stata a Beirut e ha preso parte alle proteste in atto nel Paese. Le ha chiesto di spiegarci brevemente la situazione e la ringrazia per le seguenti notizie. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="650" height="290" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/l_-libano-sesto-giorno-di-proteste-di-piazza-j705.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13179" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/l_-libano-sesto-giorno-di-proteste-di-piazza-j705.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/l_-libano-sesto-giorno-di-proteste-di-piazza-j705-300x134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption><br><br></figcaption></figure></div>



<p>La popolazione è presente nelle strade ogni giorno, soprattutto con assembramenti nel pomeriggio e alla sera, molto colorati e festosi con persone di tutte le età, ma con una grandissima percentuale di giovani. La richiesta principale è la dimissione dell&#8217;esecutivo, senza rimpasti perchè inizialmente il governo Hariri aveva proposto un rimpasto e delle misure economiche che non soddisfano i manifestanti. </p>



<p>L&#8217;altro ieri sono apparse, molto pacificamente, le forze di polizia (l&#8217;esercito libanese) a contenimento delle manifestazioni. </p>



<p>E&#8217; una situazione che non si verificava, in Libano, da tantissimi anni e che non si è vista anche in altre &#8220;primavere arabe&#8221;; si tratta di un movimento trasversale a tutto il componimento della società e c&#8217;è la domanda ad un&#8217;attenzione maggiore alla sostenibilità dei cittadini, al poter avere una vita decente perchè qui l&#8217;inflazione è altissima  e il costo della vita è diventato molto alto anche a causa della gentrification nelle grandi città che spinge i giovani e le persone meno ricche ad abbandonare i quartieri originari e tutto questo ha un grosso peso. </p>



<p>L&#8217; unica forza politica che in qualche modo ha parlato è stata Nashrallah di Hezbollah, che ha dei membri ministri in questo governo, e che ha affermato che sarebbe meglio che tutto si mantenesse così, poi però ha detto che non sarebbe scesa in piazza, ma che è dalla parte dei manifestanti. Anche i partiti di opposizione hanno parlato, ma non hanno portato bandiere in piazza e dunque il punto è che ci si aspetta che o da una parte le proteste si plachino oppure che il governo si dimetta, senza se e senza ma. </p>



<p>E&#8217; molto bello essere qui, è molto eccitante perchè si sente l&#8217;atmosfera di una nazione giovane, si sentono delle richieste genuine e originali , ma l&#8217;unica cosa &#8211; come sempre succede con questo tipo di accadimenti &#8211; è che  chi va in piazza non è strutturato  e, quindi, non esiste in realtà una società civile che abbia delle rappresentanze in grado poi eventualmente di entrare come soggetti politici. Sicuramente può interloquire con dei soggetti politici, ma non ci sono dei leader della piazza. Questo è un punto da una parte a favore perchè rende tutto molto genuino, dall&#8217;altra a sfavore perchè questa è una richiesta politica e deve avere una conseguenza politica.</p>



<p></p>
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		<title>Algeria: gli avvocati scioperano a favore di uno stato di diritto Unione europea tace sull&#8217;aumento della violenza contro manifestanti pacifici</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jul 2019 07:26:32 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="990" height="510" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/d957138fb7360491d138aa780f862820-990x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12796" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/d957138fb7360491d138aa780f862820-990x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/d957138fb7360491d138aa780f862820-990x510-300x155.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/d957138fb7360491d138aa780f862820-990x510-768x396.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></figure>



<p></p>



<p>Più di 1.000 avvocate e avvocati in toga nera hanno sfilato giovedì 11 luglio per le strade di Algeri chiedendo la liberazione di 34 Masiri <br>(Berberi) arrestati nelle scorse settimane durante le proteste a favore della democrazia, per aver sventolato la bandiera masira. Inoltre gli avvocati chiedevano il ritiro dell&#8217;esercito dalla vita pubblica, la libertà per tutti i prigionieri politici, maggiori garanzie per l&#8217;indipendenza della giustizia e la fine dei verdetti &#8220;richiesti per <br>telefono&#8221;. Come riportato da diversi giudici, in Algeria è uso che i <br>potenti del paese impongano con una telefonata la condanna di persone critiche del regime.</p>



<p>Con il loro sciopero, i giuristi condannano anche la crescente violenza delle forze di sicurezza contro il movimento per la democrazia. Durante la manifestazione dello scorso 5 luglio, in cui oltre 100.000 manifestanti chiedevano la fine dell&#8217;arbitrarietà e della mancanza di diritto, la polizia ha sistematicamente picchiato i manifestanti pacifici.</p>



<p>Sono state arbitrariamente attaccate, arrestate, trasportate in lontani centri detentivi, minacciate e sessualmente maltrattate anche delle semplici spettatrici e ragazze che si sono trovate a passare vicino alla manifestazione. L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si appella con urgenza all&#8217;Europa affinché si impegni a porre fine all&#8217;impunità delle forze di sicurezza algerine. Colpisce in particolare il lungo silenzio mantenuto sulla situazione algerina dal presidente francese Macron, che in altre occasioni non ha mancato di erigersi a paladino dei diritti dei più deboli. E&#8217; evidente che la Francia tema per i propri interessi in Algeria, soprattutto dopo che diversi algerini, rappresentanti degli interessi francesi in Algeria, sono stati arrestati dopo la caduta del regime dell&#8217;ex presidente Abdelaziz Bouteflika. Di fronte alla violenza e l&#8217;arbitrarietà delle forze di sicurezza algerine, l&#8217;Europa non può, così l&#8217;APM, tacere per far piacere alla Francia, ma deve finalmente prendere una posizione chiara. </p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; . Caos in Sudan</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2019 06:20:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #313131;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/AL-Bashir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12331" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/AL-Bashir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="510" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/AL-Bashir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/AL-Bashir-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/AL-Bashir-768x490.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">L’attuale situazione in Sudan si può definire strategica e complicata allo stesso tempo. Strategica soprattutto per le azioni e i cambiamenti amministrativi che si stanno susseguendo e che potrebbero avere conseguenze importanti anche su altri stati africani, come l’Egitto che considera lo stesso Sudan la sua estensione naturale.</p>
<p align="JUSTIFY">Mesi di proteste in Sudan hanno portato alla cacciata e all’arresto dell’ormai ex presidente Omar al-Bashir. Al-Bashir, personaggio controverso che, da 30 anni al potere, ha alle spalle un’incriminazione della Corte penale internazionale (Cpi) per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nel conflitto del Darfur, scoppiato nel 2003, che ha provocato 300mila vittime.</p>
<p align="JUSTIFY">Ora potrebbe rischiare l’estradizione (il governo dell’Uganda ha già inviato una richiesta d’aiuto per l’ex presidente) e il processo.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #313131;">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il presidente Omar Al-Bashir è stato co-garante dell’accordo di pace in Sud Sudan, ha svolto un ruolo molto importante per il quale siamo molto grati e il suo asilo in Uganda è un qualcosa che possiamo considerare</i></span></span></span><span style="color: #313131;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">” </span></span></span>(Okello Oryem Ministro di Stato degli Affari Esteri con delega per gli affari internazionali Ugandesi).</p>
<p align="JUSTIFY">La notizia dell’estromissione di Al-Bashir, lo scorso 11 aprile, ha sconvolto le televisioni locali e internazionali, poiché avvenuta dopo mesi di proteste di massa da parte di tutti i cittadini sudanesi.</p>
<p align="JUSTIFY">A succedergli è stato l’ex Ministro della Difesa, Ahmed Awad Ibn Auf, il quale, tuttavia, ha avuto una carriera molto breve poiché dopo sole 24 ore ha presentato le sue dimissioni. Al suo posto è stato nominato Abdel Fattah Abdelrahman Burhan, che ha usato toni più concilianti verso i manifestanti cercando di andare incontro alle loro richieste.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche l’opposizione risulta soddisfatta dei toni di dialogo del novello presidente e ritiene fondamentali le capacità di quest’ultimo che, si spera, siano in grado di cambiare il panorama politico e militare. I manifestanti e l’opposizione sudanese vorrebbero, in aggiunta, anche un passaggio di potere che favorisca i politici espressione della società civile. Questo è forse il profilo più importante di tutte le proteste che si sono susseguite in Sudan, già dal distacco con il Sud Sudan; i cittadini hanno da sempre preteso ascolto e democrazia.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Unione Africana, dal lato suo, risulta preoccupata per tutta la situazione in atto e resta pronta a mettere in atto tutte le precauzioni e misure per mantenere la pace nel paese ed evitare ai paesi limitrofi di subire ritorsioni a causa dell’instabilità politica sudanese.</p>
<p align="JUSTIFY">L’ultima notizia di due giorni fa (17 aprile) è che il deposto presidente sudanese Omar al-Bashir è stato trasferito da una &#8220;residenza forzata&#8221; al carcere di Koban della capitale Khartum. Lo riferisce il Sky News Arabiya citando il giornale sudanese Akher Lahza.</p>
<p align="JUSTIFY"><a style="background-image: url('img/anchor.gif');" name="_GoBack"></a>Qui di seguito alcuni titoli riportati dai giornali più importanti durante la guerra in Darfur, della quale Al-Bashir risulta complice fondamentale: <span style="color: #313131;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">“</span></span></span><span style="color: #313131;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Le vittime delle violenze sarebbero almeno 3mila”, “Il 90% degli sfollati sono donne e bambini”, “Il governo sudanese continua a prendere di mira i civili”, “Io, disse una donna con gli occhi enormi, non voglio più vedere morire nessuno, nessuno… lo giuro!”,“Il Darfur, che condanna per i civili”.</i></span></span></span></p>
<p><div id="attachment_12332" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifestanti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-12332" loading="lazy" class="size-full wp-image-12332" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifestanti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="401" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifestanti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifestanti-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifestanti-768x385.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><p id="caption-attachment-12332" class="wp-caption-text">epa07503019 Sudanese people gather to celebrate in the streets of Khartoum, Sudan, 12 April 2019 (issued 13 April 2019), after Sudanese defense minister and head of Sudan&#8217;s military council, Awad Ibn Auf, stepped down a day after leading a military coup that ousted long-time leader Omar al-Bashir amid a wave of protests. Awad Ibn Auf named as his successor Lt. Gen. Abdel Fattah Abdelrahman Burhan. A military-led transitional council will stay in power for two years followed by elections, the army said. EPA/STRINGER</p></div></p>
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		<title>Sudan. Il significato della rivolta del pane</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Dec 2018 09:27:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Lo scorso 19 dicembre sono iniziate varie proteste, in Sudan,dopo l&#8217;annuncio, da parte del governo, di aumentare il costo del pane. Il pane: alimento base per la sopravvivenza, alimento simbolico di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Lo scorso 19 dicembre sono iniziate varie proteste, in Sudan,dopo l&#8217;annuncio, da parte del governo, di aumentare il costo del pane. Il pane: alimento base per la sopravvivenza, alimento simbolico di vita e condivisione.</p>
<p>Le manifestazioni sono continuate fino al 25, giorno di Natale per i cattolici, giorno di sommossa, quest&#8217;anno, per il Paese in prevalenza arabo musulmano con 40 milioni di abitanti. Un Paese, il Sudan, governato da Omar Al Bashir che prese il potere nel lontano 1989 con un colpo di Stato e sul quale pende un mandato d&#8217;arresto, richiesto dalla Corte Penale Internazionale fin dal 2009, per crimini di guerra e genocidio legati al conflitto nella regione occidentale del Darfur, conflitto ancora in corso. Tuttavia, Al Bashir continua a governare e a varare misure che strozzano l&#8217;economia e minano il livello di sopravvivenza della società civile.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Bashir-in-uniforme-e1545781697735.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11878 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Bashir-in-uniforme-e1545781697735.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="222" height="138" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Bashir-in-uniforme-e1545781697735.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Bashir-in-uniforme-e1545781697735-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" /></a><br />
Ecco, quindi, che in molte città la popolazione si è riversata in piazza: prima da Atbara, nel nord Est, città storica e sede dei movimenti sindacali sudanesi; poi a El-Gadaref fino ad arrivare alla capitale, Khartoum. Chiedono garanzie di riforme, chiedono la destituzione di un presidente-dinosauro. La “rivolta del pane” si è svolta in maniera pacifica da parte dei dimostranti che hanno scandito soltanto slogan inneggianti alla pace, alla giustviolenza</p>
<p>izia, alla libertà. Le forze dell&#8217;ordine invece, hanno reagito con la forza: lacrimogeni, proiettili di gomma e di piombo. Amnesty ha dichiarato che, tra il 19 e il 24 dicembre, sarebbero state uccise 37 persone, molte altre sono state ferite. Il governo ha, inoltre, chiuso scuole e università, introdotto il coprifuoco, imposto la censura a social media, televisioni e giornali locali. A questo la società ha risposto con la protesta anche dei professionisti: medici, avvocati, farmacisti, giornalisti hanno fatto sentire la loro voce, come e finchè hanno potuto, prima di essere malmenati.</p>
<p>Perchè è importante parlare di questa rivolta? Perchè è significativa per chi sceglie di vivere nell&#8217;ignavia, nella rassegnazione; perchè è ingiusto che il potere sia nelle mani di una persona sola e del suo esercito e che milioni di altri individui non abbiano garantita la propria salute e la dignità.</p>
<p>In Sudan l&#8217;inflazione ha raggiunto il 70%, corruzione alle stelle, perdita dei tre quarti della produzione di petrolio, tasse sul grano e altre misure di questo genere hanno fiaccato un Paese già indebolito dalla guerra civile. Sembra banale parlare di farina, cipolle, fagioli e di elettricità, ma l&#8217;esistenza delle persone si basa su questi beni di prima necessità. Per non parlare delle medicine e dei servizi pubblici (ospedali, scuole)&#8230;L&#8217;autocrazia può essere evidente o mascherata, ma se vi sono segni di qualsiasi tipo, bisogna contrastarla con le parole con la penna, con le immagini, con ogni strumento pacifico e legale si abbia a disposizione, ma bisogna farlo. E noi siamo vicini al popolo sudanese, ringraziandolo per questo esempio.</p>
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		<title>Etiopia: almeno 678 morti &#8211; Nuove proteste degli Oromo</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2016 08:02:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La comunità internazionale non deve minimizzare le stragi in Etiopia Secondo l&#8217;Oromo Federalist Congress (OFC), il maggiore partito di rappresentanza del popolo Oromo in Etiopia, almeno 678 persone sono morte questa fine settimana a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La comunità internazionale non deve minimizzare le stragi in Etiopia</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20111019025918_etiopia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7158" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20111019025918_etiopia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="20111019025918_etiopia" width="640" height="361" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20111019025918_etiopia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20111019025918_etiopia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a><br />
Secondo l&#8217;Oromo Federalist Congress (OFC), il maggiore partito di rappresentanza del <span class="il">popolo</span> Oromo in Etiopia, almeno 678 persone sono morte questa fine settimana a Bishoftu in Etiopia in seguito al panico scatenato dalle forze dell&#8217;ordine durante un festival religioso. Circa due milioni di persone hanno partecipato domenica 2 ottobre alla festa di Irreechaa, forse la maggiore festa religiosa degli Oromo in cui si ringrazia per il raccolto ottenuto e si celebra l&#8217;inizio della primavera.</p>
<p>Per l&#8217;Associazione per i <span class="il">popoli</span> <span class="il">minacciati</span> (APM) la responsabilità diretta delle morti è da ricondurre a una deliberata provocazione delle istituzioni governative. Nonostante gli organizzatori abbiano fermamente sottolineato il carattere religioso e culturale dell&#8217;evento in cui nessun atto di tipo politico avrebbe dovuto interferire, le istituzioni hanno preteso l&#8217;intervento dei rappresentanti ufficiali e, nonostante l&#8217;evidente impossibilità del proposito, avrebbero chiesto persino la registrazione nominativa di tutti i partecipanti. Quando quindi alcuni politici vicini al governo hanno voluto tenere un discorso davanti alla moltitudine, la folla ha reagito scandendo slogan antigovernativi e chiedendo democrazia e giustizia. In tutta risposta le forze dell&#8217;ordine hanno iniziato a sparare e lanciare gas lacrimogeni sulle persone. Nel panico scatenato dall&#8217;intervento militare centinaia di persone sono state calpestate e sono rimaste schiacciate.</p>
<p>Mentre il governo finora parla di 55 morti, l&#8217;OFC conta almeno 678 vittime ma ricorda che il numero dei morti è molto probabilmente destinato a salire poiché altre 400 persone gravemente ferite risultano ricoverate negli ospedali. Mulatu Gemechu, vicepresidente dell&#8217;OFC, inoltre riporta almeno altri 900 feriti lievi.</p>
<p>La strage  rappresenta un pericoloso spartiacque nella politica del paese africano. Già da tempo l&#8217;APM chiede all&#8217;Europa di non continuare a ignorare le violenze e la repressione delle autorità etiopi contro gli Oromo e altre etnie presenti nel paese, ora però teme che nel paese si scateni un&#8217;ondata di proteste che verosimilmente rischiano anch&#8217;esse di farsi violente. Un ulteriore inasprimento delle politiche repressive causerebbe certamente anche l&#8217;intensificarsi del flusso di persone in fuga e in cerca di salvezza in Europa. Continuare con la politica del fare finta di niente non può che incoraggiare il governo etiope a rispondere alle proteste con ancora maggiore arbitrarietà e violenza.</p>
<p>Le prime reazioni alla strage si sono avute il giorno dopo con le proteste spontanee svolte nelle città di Ambo, Shashamene, Bishoftu, Arsi Negele, Zway, Gimbi e Meta Robi durante le quali sono morte altre persone e molti Oromo sono stati arrestati. I manifestanti inferociti hanno lanciato sassi, bloccato strade e dato fuoco a una stazione di servizio della polizia.</p>
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