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	<title>marocco Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>6 febbraio. Giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 16:31:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="765" height="228" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17369" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 765w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f-300x89.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /></a></figure>



<p>6 febbraio 2024 &#8211; Decimo anniversario</p>



<p>La loro vita, la nostra luce. Il loro destino, la nostra indignazione. Aprite le frontiere!<br>Giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere e per esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.<br>Il 6 febbraio 2014, più di 200 persone, partite dalle coste marocchine, tentarono di raggiungere a nuoto la spiaggia di Tarajal, nell&#8217;enclave spagnola di Ceuta. Per evitare che arrivassero in “terra spagnola”, la Guardia Civil utilizzò strumenti antisommossa e anche i militari marocchini presenti non soccorsero le persone che stavano annegando davanti a loro. Quindici corpi furono ritrovati sul versante spagnolo, decine di altri scomparvero, i sopravvissuti furono respinti, alcuni morirono sul versante marocchino.<br>Sono passati dieci anni dal massacro di Tarajal.<br>Dieci anni durante i quali il numero dei morti e dei dispersi ha continuato ad aumentare, nel Mediterraneo e sulla rotta delle Canarie, all&#8217;interno dei confini interni dell&#8217;UE, sulla Manica, ai confini orientali, lungo la rotta dei Balcani, e ancora nel Deserto del Sahara e lungo qualsiasi altra traiettoria di mobilità. Il regime delle frontiere ha mostrato ancora una volta il suo volto cinico in maniera del tutto disinibita nel 2023, durante il naufragio di Cutro, quando nella notte del 25 febbraio morirono 94 persone e almeno altre 11 scomparvero a pochi metri dalle coste italiane, sotto lo sguardo impassibile di Frontex e delle autorità italiane, ancora il 14 giugno quando più di 600 persone scomparvero per sempre al largo di Pylos, in Grecia e come il 23 aprile 2022, quando un&#8217;imbarcazione con 90 persone a bordo affondò al largo delle coste libanesi.<br>Dieci anni durante i quali le associazioni, le famiglie e tutti coloro i quali si battono per il diritto alla mobilità per tutti e tutte hanno continuato a chiedere verità e giustizia per queste vittime, a evidenziare le responsabilità dirette e indirette del regime delle frontiere, a lavorare per dimostrare queste responsabilità e sostenere le famiglie e i propri cari nel doloroso percorso di<br>ricerca dei dispersi e di identificazione delle vittime.<br>In occasione del decimo anniversario del massacro di Tarajal, ribadiamo l&#8217;appello lanciato lo scorso anno, con l&#8217;auspicio che ancora più organizzazioni, associazioni, famiglie e attivisti si uniscano a questo processo delle CommemorAzioni decentrate che si svolgono ogni anno il 6 febbraio, affinché questa mobilitazione transnazionale diventi sempre più diffusa, sempre più visibile nello spazio pubblico e riesca a riunire sempre più persone.<br>Chiediamo a tutte le organizzazioni sociali e politiche, laiche e religiose, ai gruppi e collettivi di parenti delle vittime delle migrazioni, ai singoli cittadini e cittadine di tutti i Paesi del mondo di organizzare intorno al 6 febbraio iniziative di protesta e sensibilizzazione.<br>Vi invitiamo a utilizzare il logo riportato in alto, così come i vostri loghi, come elemento per evidenziare il collegamento tra tutte le diverse iniziative. Tutti gli eventi che si realizzeranno saranno pubblicati sul gruppo e sulla pagina Facebook “Commemor-Action”.</p>



<p><br>Per aderire all’appello potete scrivere a: globalcommemoraction@gmail.com<br>Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/330380128977418/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>Pagina Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100076223537693&utm_source=rss&utm_medium=rss<br>Pagina delle precedenti CommemorAzioni: https://missingattheborders.org/news?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p><br>Migrare per vivere, non per morire! Sono persone, non numeri!</p>



<p>Libertà di movimento per tutti!</p>



<p>CHI SIAMO<br>Siamo parenti, amici e amiche di persone decedute, disperse e/o vittime di sparizioni forzate lungo le<br>frontiere di terra e di mare, in Europa, Africa e America.<br>Siamo persone sopravvissute al tentativo di attraversare le frontiere in cerca di un futuro migliore.<br>Siamo cittadini/e solidali che offrono aiuto alle persone immigrate durante il loro viaggio fornendo assistenza<br>medica, cibo, vestiario e sostegno quando si trovano in situazioni pericolose affinché il loro viaggio vada a<br>buon fine.<br>Siamo attivisti che hanno raccolto le voci di queste persone prima della loro scomparsa, che si impegnano a<br>identificare i corpi senza nome nelle zone di confine e che danno loro una sepoltura dignitosa.<br>Siamo una grande famiglia che non ha né confini né nazionalità, una grande famiglia che lotta contro i<br>regimi di morte imposti in tutte le frontiere del mondo e che lotta per affermare il diritto di migrare, la libertà di<br>circolazione e la giustizia globale per tutti e tutte.</p>



<p>COSA SONO LE COMMEMORAZIONI<br>Le CommemorAzioni mirano a rilanciare le richieste, a porre fine all’assenza di giustizia, a rendere omaggio<br>a tutte le vittime del regime delle frontiere pericoloso e immorale, a ricordare i loro nomi, di là dalle cifre<br>disumanizzanti che sono ben al di sotto della realtà, senza dimenticare le tante persone che sono<br>scomparse nell’anonimato.<br>Le CommemorAzioni sono eventi commemorativi delle persone migranti decedute, scomparse o vittime di<br>sparizione forzata durante il loro viaggio attraverso le frontiere del mondo.<br>Il percorso nasce dalla collaborazione tra familiari e amici delle persone scomparse, in particolare nel<br>Mediterraneo, e gli attivisti impegnati a raccogliere le loro testimonianze e amplificare le loro rivendicazioni.<br>Questa collaborazione si è consolidata e rafforzata attorno alla creazione della pagina web Missing at the<br>Borders (https://missingattheborders.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss nata per dare voce alle famiglie dei migranti e un&#8217;opportunità per<br>far ascoltare le loro storie.<br>Le CommemorAzioni sono momenti commemorativi e di protesta allo stesso tempo che mirano a costruire<br>collettivamente processi che possano supportare le famiglie nelle loro richieste di verità e giustizia riguardo<br>al destino dei loro cari.</p>



<p>Il processo delle CommemorAzioni si compone di due eventi:<br>COMMEMORAZIONI DECENTRATE e GRANDI COMMEMORAZIONI</p>



<p>Abbiamo scelto la data del 6 febbraio, giorno del massacro di Tarajal, come data simbolica per organizzare<br>ogni anno delle CommemorAzioni decentrate in tutti i paesi del mondo, per unificare tutte le lotte che molte<br>organizzazioni conducono ogni giorno con l’obiettivo di denunciare la violenza del massacro di Tarajal, dei<br>regimi delle frontiere del mondo e per chiedere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e<br>per le loro famiglie.<br>Nel febbraio 2020, attivisti e famiglie si sono riuniti a Oujda, in Marocco, per organizzare la prima Grande<br>CommemorAzione e il 6 settembre 2022 a Zarzis, in Tunisia, per realizzare la seconda, al fine di continuare<br>il processo di costruzione della rete internazionale di parenti dei migranti morti, dispersi o vittime di sparizioni<br>forzate e di continuare la lotta per il diritto alla libertà di circolazione per tutti. Le Grandi CommemorAzioni si<br>svolgono ogni due anni, il 6 settembre, giorno in cui si ricorda il naufragio del 2012 avvenuto a pochi<br>chilometri da Lampedusa in cui scomparvero in mare oltre 50 persone.</p>
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		<title>Notizie dal sudest del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2022 09:49:48 +0000</pubDate>
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<p>(Da Anbamed.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="700" height="828" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16581" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani-254x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 254w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption>Di Mauro Biani</figcaption></figure>



<p>I TITOLI:<strong><u><br></u></strong></p>



<p><strong><u>Siria:</u></strong> I combattenti curdi scovano nel campo profughi di El Hol cellule jihadiste.</p>



<p><strong><u>Etiopia:</u></strong>&nbsp;Bombardamento governativo su Makallè capoluogo del Tigray. 4 civili morti tra i quali 2 bambini.</p>



<p><strong><u>Egitto:</u></strong>&nbsp;Il premier britannico chiede al presidente Al-Sissi la liberazione di Alaa Abdel Fattah.</p>



<p><strong><u>Sahara occidentale:</u></strong>&nbsp;Crisi diplomatica tra Marocco e Tunisia per la partecipazione del leader del Polisario al TICAD a Tunisi</p>



<p><strong><u>Turchia:</u></strong>&nbsp;Una famosa cantante arrestata per aver pronunciato una battuta sulle scuole coraniche.</p>



<p><strong><u>Pakistan:</u></strong> L’ex premier Khan accusato di terrorismo per una frase contro l ruolo della polizia nella repressione dei suoi sostenitori.</p>



<p><strong><u>Le notizie</u></strong></p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Le forze democratiche siriane a guida curda hanno arrestato 27 elementi di Daiesh (Isis) all’interno del campo di El Hol, nella provincia di Deir Azzour, vicino al confine con l’Iraq. Sono tutti famigliari di miliziani jihadisti, detenuti o morti, e risiedevano nel campo in condizioni di relativa libertà. Dopo una serie di attacchi e attentati, le autorità curde hanno provveduto ad operazioni di controllo nelle tende e di operare censimenti con la raccolta delle impronte digitali. Secondo quanto affermato dai capi curdi sono stati scoperti 4 tunnel scavati sotto il pavimento delle tende e sequestrate armi e documenti. Il campo profughi di El Hol contiene 56 mila persone, con 10 mila stranieri provenienti da paesi non arabi, in prevalenza donne e bambini. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Etiopia</strong></p>



<p>Si allarga il conflitto in Etiopia tra le forze governative e il FPLT. L’aeronautica di Addis Abeba ha bombardato il capoluogo Makallè, causando – secondo fonti ospedaliere &#8211; la morte di 4 persone, tra i quali 2 bambini, e il ferimento di altri 9. Gli scontri a terra continuano per il quarto giorno consecutivo nel triangolo di confine tra le province di Tigray, Amhara e Afar. Dopo bombardamenti con l’artiglieria, i guerriglieri del Fronte sono penetrati nei territori delle province vicine e la reazione dei governativi è stata il ricorso all’aeronautica. Preoccupazione alle Nazioni Unite per la recrudescenza dello scontro e il coinvolgimento dei civili, tenendo conto che la regione è tra quelle colpite dalla siccità e la popolazione per sopravvivere dipende dagli aiuti internazionali. Dallo scorso marzo era in corso una tregua tra i due belligeranti e ciascuna delle parti accusa l’altra di averla violata.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Secondo un comunicato britannico, durante la telefonata intercorsa tra Jonson e Al-Sissi, per il passaggio di consegne del vertice sui cambiamenti climatici (COP 27), il premier britannico ha chiesto al presidente egiziano “progressi immediati e positivi nella causa di Alaa Abdel Fattah”, che recentemente aveva ottenuto la cittadinanza britannica. Il comunicato egiziano non accenna minimamente all’argomento. Alaa Abdel Fattah è stato riarrestato nel 2019, dopo aver scontato una condanna di 5 anni di reclusione e da quella data è agli arresti preventivi in attesa di conclusione indagini. Dal 2 aprile è in sciopero della fame. In Italia è in corso una campagna di solidarietà per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero di un giorno a staffetta che ha coinvolto un centinaio di intellettuali e attivisti.</p>



<p><strong>Sahara occidentale</strong></p>



<p>In Tunisia si tiene, oggi e domani, la Conferenza internazionale giapponese per lo sviluppo in Africa (TICAD&nbsp;<a href="https://www.orizzontinternazionali.org/2019/03/20/tokyo-international-conference-on-african-development-ticad-le-relazioni-nippo-africane/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi</a>&nbsp;). Il presidente tunisino Siaed ha ricevuto il presidente della Repubblica Saharawi, Ibrahim Ghali, all’aeroporto ed i media tunisini hanno dato risalto alla calorosa accoglienza. La questione ha irritato la diplomazia di Rabat che ha richiamato il proprio ambasciatore a Tunisi ed ha annunciato la non partecipazione alla conferenza TICAD. Il Marocco, forte dei successi diplomatici in USA ed Europa, che sostengono velatamente l’annessione del Sahara Occidentale al regno, alza la voce con i paesi arabi ed africani che non accettano le mosse unilaterali di Rabat per la composizione del conflitto con il Fronte Polisario.</p>



<p><strong>Turchia</strong></p>



<p>La cantante Gülşen Bayraktar è stata arrestata per una frase sulle scuole coraniche. Un giudice ha accolto il rapporto della polizia e ha confermato il suo arresto in attesa di giudizio, “per istigazione all’odio”. La cantante durante un suo spettacolo di alcuni mesi fa, dal palco ha interloquito scherzosamente con un fan, sostenendo che la propria “devianza” sarebbe stata causata dalle sue frequentazioni da piccola delle scuole coraniche. Il video dello scambio di battute è girato nei social ed ha attirato le proteste del partito islamista di Erdogan.</p>



<p><strong>Pakistan</strong></p>



<p>Situazione politica critica in Pakistan dopo gli scontri tar polizia e sostenitori dell’ex premier Oumran Khan, che nelle ultime votazioni è riuscito a vincere le elezioni locali. Il ricorso del governo di Sharif all’accusa di terrorismo nei confronti dello stesso Khan, per una sua dichiarazione contro la polizia e contro un giudice influente, segna l’alto livello di scontro e di nervosismo nelle file dei servizi di sicurezza e dell’esercito, gli ultimi arbitri nelle dispute politiche nel paese asiatico. Lo scontro politico ha aggravato la crisi economica del paese, che rischia di non essere in grado di pagare i debiti, per l’esaurimento dei fondi di valuta estera nella Banca centrale. In Pakistan dal momento dell’indipendenza nel 1947, nessun governo eletto è rimasto in carica per l’intera legislatura. La retorica nazionalista potrebbe presentare il ritorno dei militari al poter come l’ancora per la salvezza della patria.</p>



<p>Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un piccolo&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/sostienici/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contributo</a>&nbsp;per noi significa molto. Torna presto a leggerci ed ascoltarci.</p>



<p><strong>Approfondimenti</strong></p>



<p><strong>Finestra sulle Rive Arabe n. 4</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/22/finestra-sulle-rive-arabe-n-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/22/finestra-sulle-rive-arabe-n-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>In solidarietà con le ONG palestinesi.</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/19/solidarieta-alle-ong-palestinesi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/19/solidarieta-alle-ong-palestinesi/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>In ricordo di Gino Strada</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/13/in-ricordo-di-gino-strada-ad-un-anno-dalla-scomparsa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/13/in-ricordo-di-gino-strada-ad-un-anno-dalla-scomparsa/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>12 agosto 1976 il massacro di Tel Zaatar</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/12/12-agosto-1976-massacro-di-tal-zaatar/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/12/12-agosto-1976-massacro-di-tal-zaatar/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Speciale Gaza:</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/09/speciale-gaza/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/09/speciale-gaza/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>In ricordo di “Abouna Paolo”, scomparso 9 anni fa in Siria</strong></p>



<p>Il 29 luglio 2013 è l’ultima data nella quale è stato visto Padre Paolo Dall’Oglio, a Raqqa, mentre si recava nella sede del governatorato della città, diventato il quartier generale del fu falso califfato. 9 anni di angoscia per la scomparsa di “Abouna”, come lo chiamavano i giovani siriani in rivolta contro la dittatura di Bashar Assad. Dedichiamo in suo ricordo un approfondimento a più voci, con il link al video realizzato dal collega Amedeo Ricucci, recentemente scomparso.</p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/07/28/in-ricordo-di-abouna-paolo-scomparso-9-anni-fa-in-siria/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/07/28/in-ricordo-di-abouna-paolo-scomparso-9-anni-fa-in-siria/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Finestra sulle&nbsp;<em>RiveArabe – 3</em></strong></p>



<p><strong>Da Tripoli alla Mecca, viaggio nel deserto dei sentimenti</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/07/24/finestra-sulle-rive-arabe-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/07/24/finestra-sulle-rive-arabe-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Approfondimento</strong></p>



<p><strong>Libertà per Alaa Abdel Fattah</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/06/06/liberta-per-alaa-abdel-fattah/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/06/06/liberta-per-alaa-abdel-fattah/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Echi dalla stampa araba n. 15</strong></p>



<p>a cura di&nbsp;<a href="http://www.francescamartino.it/about-me/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Francesca Martino</a></p>



<p>In questa rubrica riprendiamo in sintesi, ma fedelmente, opinioni, commenti ed editoriali apparsi sulla stampa araba, che valutiamo siano di un certo interesse per il lettore italiano.</p>



<p>La pubblicazione non significa affatto la condivisione delle idee espresse.</p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/05/02/echi-dalla-stampa-araba-n-15/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/05/02/echi-dalla-stampa-araba-n-15/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Sep 2021 07:58:12 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/afga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15650" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/afga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/afga-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></figure>



<p><strong>I titoli</strong></p>



<p><strong>Tunisia:</strong>&nbsp;100 dirigenti, deputati e ex minsitri abbandonano il partito islamista Ennahda, in polemica con la gestione del leader Ghannouchi.</p>



<p><strong>Sudan:</strong>&nbsp;Interrotte le esportazioni di petrolio da Port Sudan. L&#8217;oleodotto è stato occupato dagli autonomisti locali.</p>



<p><strong>Afghanistan:</strong>&nbsp;torna il macabro spettacolo dei cadaveri esposti in pubblico. Appesi ad una gru i corpi insanguinati di 3 rapitori trucidati dai taliban.</p>



<p><strong>Marocco:</strong>&nbsp;Consegnati dalla Turchia droni di combattimento Bayraktar.</p>



<p><strong>Siria:</strong>&nbsp;Truppe USA sfiorano la zona sotto il controllo dei governativi nella provincia orientale di Hasaka.</p>



<p><strong>Giordania:</strong>&nbsp;Inaugurata ad Amman la 20esima edizione della Fiera del Libro.</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>Una scissione all&#8217;interno del partito islamista Ennahda.</p>



<p>Oltre 100 dirigenti, deputati ed ex ministri hanno sbattuto la porta, accusando il leader Ghannouchi di aver fallito nell&#8217;esperienza governativa di 10 anni e di incapacità nella gestione della crisi con il presidente della Repubblica Qais Saied. Alcuni dei capi della rivolta contro Ghannouchi hanno espresso la loro volontà di fondare un nuovo partito.</p>



<p>Non si intravede una soluzione alla crisi istituzionale nel paese. Le attese della nomina di un nuovo governo, annunciato per ieri, sono rimaste deluse. In tutta la Tunisia si sono svolte manifestazioni pro e contro la decisione, di due mesi fa, di sospendere il Parlamento e mandare a casa il governo. Gli inviti del sindacato dei lavoratori ad una roadmap, per uscire indenni dalla crisi economica e sanitaria, sono stati ignorati dalla presidenza. 20 organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno denunciato il pericolo di una deriva dittatoriale.</p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Gruppi di manifestanti tribali hanno bloccato l&#8217;esportazione di petrolio dal porto di Port Sudan, sul Mar Rosso. L&#8217;oleodotto trasporta greggio del Sud Sudan per essere esportato e il governo di Khartoum incassa i diritti di passaggio. Da una settimana il porto è occupato, ma il carico di petrolio non è stato bloccato. Due giorni fa è stato chiuso l&#8217;aeroporto e le principali arterie stradali che collegano la capitale all&#8217;est del paese. La protesta autonomista è considerata dall&#8217;ente petrolifero gravissima, perché minaccia le entrate economiche dello Stato e le forniture di carburanti alla capitale. Il presidente dell&#8217;ente ha chiesto l&#8217;intervento dell&#8217;esercito. Il premier Hamdouk accusa i manifestanti di collusione con il golpe militare, sventato pochi giorni fa, ma si è dichiarato disponibile ad aprire un tavolo di trattative per ascoltare le loro rivendicazioni.</p>



<p><strong>Afghanistan</strong></p>



<p>Cadaveri insanguinati appesi ad una gru. È questa la macabra scena che all&#8217;alba di ieri hanno visto i negozianti del centro di Herat. I tre morti, secondo un comunicato del governatore della provincia, erano i responsabili di un sequestro per fini di riscatto di un imprenditore e suo figlio. Sono stati inseguiti dai miliziani taliban e uccisi durante la sparatoria che ne è seguita. “La loro esposizione serve come deterrente contro i crimini”, ha sostenuto un portavoce del movimento fondamentalista, ignorando i dettami della sua stessa fede che vietano categoricamente l&#8217;esposizione dei corpi dei morti.</p>



<p>A Jalalabad, nell&#8217;est, due agenti delle forze di sicurezza sono rimasti uccisi e altri due feriti, in seguito all&#8217;esplosione di una bomba telecomandata nei pressi del commissariato di polizia. Alla deflagrazione è seguita una sparatoria, ma gli assalitori sono riusciti a far perdere le loro tracce. Nessuna rivendicazione, ma la zona è il principale covo dell&#8217;ISIS-Khorasan, il movimento estremista che considera i taliban traditori della causa per la firma dell&#8217;accordo con l&#8217;amministrazione Trump, nel febbraio 2020.</p>



<p><strong>Marocco</strong></p>



<p>L&#8217;aeronautica di Rabat ha ricevuto i primi droni di combattimento Bayraktar di fabbricazione turca. Lo scrive la stampa locale, citando il sito semiufficiale delle forze armate. Anche la società produttrice, Baykar, ha confermato l&#8217;avvenuta consegna. Lo scorso aprile, il Marocco ha ordinato l&#8217;acquisto di 13 caccia senza pilota per un valore di 75 milioni di dollari. Nel mese di giugno un gruppo di ufficiali marocchini hanno compiuto corsi di addestramento in Turchia per le manovre a distanza dei velivoli.</p>



<p>La corsa agli armamenti tra Marocco e Algeria è al suo apice a causa del contenzioso sui confini ereditati dal colonialismo e per la questione Saharawi. Algeri ha dichiarato, un mese fa, la rottura delle relazioni diplomatiche, ritirando l&#8217;ambasciatore a Rabat.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Nella provincia orientale di Hasaka, un convoglio di carri armati statunitensi è entrato nella zona di controllo delle forze governative ed a poche decine di metri da un eliporto russo. È la prima volta che si arriva ad un contatto ravvicinato tra le truppe USA e quelle governative. La presenza dei marines statunitensi è considerata illegale dal governo di Damasco. Il loro intervento era avvenuto per la protezione della regione autonoma curda, ma poi di fronte alle mire espansionistiche del neo sultano Erdogan, gli USA si sono ritirati, limitando il loro spazio d&#8217;intervento ai campi di petrolio e gas.</p>



<p><strong>Giordania</strong></p>



<p>È stata inaugurata ad Amman, con molte iniziative culturali, la 20esima sessione della Fiera del Libro, che rimarrà aperta fino al 2 ottobre. Vi partecipano oltre 360 case editrici di 20 paesi arabi e internazionali. Lo slogan dell&#8217;edizione di quest&#8217;anno è legato alla questione mediorientale: “Gerusalemme capitale della Palestina”. Uno stand tra i più frequentati è quello della libreria-casa editrice di Gaza “Mansour”, completamente distrutta dai bombardamenti israeliani dello scorso maggio.</p>



<p>Tra gli eventi di maggior interesse culturale vi sono quelli in ricordo dei poeti arabi recentemente scomparsi per la pandemia di Covid, l&#8217;racheno Saadi Yuossef e il palestinese Ezzeddin Manassira.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2021 08:24:38 +0000</pubDate>
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<p>A cura di Farid Adly</p>



<p><strong><br>Arabia Saudita</strong></p>



<p>L&#8217;Amministrazione Biden ha sospeso temporaneamente le commesse di armamenti per 23 miliardi di dollari approvate da Trump. La motivazione sembra di carattere tecnico, ma nel discorso del rappresentante Usa al Consiglio di sicurezza si è compreso il vero motivo, cioè l&#8217;intervento di Riad in Yemen che ha causato una situazione umanitaria critica.</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Il premier Al-Kadhimi ha dichiarato che i corpi speciali dell&#8217;esercito hanno eliminato il comandante di Daesh (Isis) Yasser Al-Issawi, considerato l&#8217;uomo numero due nella gerarchia della rete terroristica del falso califfato. Non sono pervenuti dettagli né sull&#8217;operazione né sulla località dove è stata svolta. La stampa di Baghdad riporta dichiarazioni di un alto ufficiale dell&#8217;esercito, secondo le quali Al-Issawi sarebbe rimasto ucciso mercoledì scorso nel bombardamento missilistico a sud di Kirkuk.</p>



<p><strong>Algeria</strong></p>



<p>Dure condanne a 15 anni di reclusione per l&#8217;ex primo ministro Ahmad Ouyahia e a 12 anni per Abdelmalek Sallal, accusati entrambi di corruzione, insieme ad altri ministri e imprenditori del periodo di Boutefliqa. Sono state confermate le condanne di primo grado contro le quali la difesa si era appellata. Ouyahia ha ammesso di aver ricevuto una tangente in lingotti d&#8217;oro da un paese arabo del Golfo e di averli venduti al mercato nero, per il valore di 2,5 milioni di dollari. I due ex premier, insieme ai ministri dell&#8217;industria e ad alcuni imprenditori, sono implicati anche nello scandalo del fallimento della fabbrica di auto che è costato alle casse dello Stato un miliardo di dollari.</p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>La presidenza tunisina ha confermato che la segretaria personale di Qais Saied è stata avvelenata dal contenuto del pacco postale arrivato a nome del presidente. È ricoverata in ospedale in condizioni critiche. Un altro funzionario ha sintomi di avvelenamento più leggeri. Le indagini sono in corso per risalire al mittente e per analizzare il tipo di veleno utilizzato. La stampa tunisina avanza domande sui motivi di questo gesto, chiedendosi se lo strappo politico tra il premier e il Parlamento da una parte e la presidenza dall&#8217;altra ha aperto un varco a forze oscure per mestare nel torbido.</p>



<p><strong>Marocco</strong></p>



<p>Il professore dissidente El-Maati Mounjid è stato condannato ad un anno di reclusione per “aver danneggiato l&#8217;integrità interna dello Stato”, reato che colpisce chiunque critichi la famiglia reale. Insieme a lui sono stati condannati alcuni giornalisti d&#8217;inchiesta che attualmente vivono all&#8217;estero, dove hanno ottenuto asilo politico. Mounjid ha fondato il Centro Studi Averroè, un&#8217;associazione che garantisce sostegno al giornalismo d&#8217;inchiesta. Attualmente è in carcere preventivo per un altro procedimento.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Durante la seduta del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Libia, il rappresentante statunitense ha chiesto esplicitamente a Russia e Turchia di ritirare i loro militari e mercenari, in ottemperanza delle risoluzioni del Consiglio e dell&#8217;accordo di tregua firmato tra le due parti libiche a Ginevra lo scorso ottobre. La missione ONU ha valutato la presenza di 20 mila mercenari in almeno 10 basi militari dislocate nelle varie regioni del paese. Tra le presenze militari straniere in Libia vi è anche quella italiana nella base di Misurata.</p>



<p></p>



<p>SOSTENETE ANBAMED!</p>



<p>Sergio Staino e Vauro Senese per Anbamed.</p>



<p>Hanno donato delle loro tavole per sostenere la campagna di tesseramento, abbonamenti e sottoscrizioni a favore della rassegna.</p>



<p>Tutti coloro che avranno sottoscritto, dal 1° gennaio ed entro il 31 marzo, parteciperanno all&#8217;estrazione del quadro di Staino; il 30 giugno (primo anniversario di Anbamed) l&#8217;estrazione del quadro di Vauro.</p>



<p>Chi si affretta, raddoppia le opportunità.</p>



<p>Anbamed, aps per la Multiculturalità</p>



<p>Banca Credito Cooperativo della Valle del Fitalia</p>



<p>IT33U0891382490000000500793</p>
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		<title>Farid Adly / Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2020 07:34:28 +0000</pubDate>
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<p>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1601359486.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1601359486.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p>Egitto: Patrick Zaki rimane ancora in carcere. La sua assenza dall&#8217;aula di Tribunale preoccupa i familiari</p>



<p>Iraq: razzo contro l&#8217;aeroporto uccide un&#8217;intera famiglia. Timori di un&#8217;imminente guerra USA-Iran</p>



<p>Libia: Conferenza ONU il 5 Ottobre a Ginevra. Concluse positivamente le trattative libiche a Hurghada, sul Mar Rosso</p>



<p>Marocco: una campagna per l&#8217;abolizione della pena capitale</p>



<p>Tunisia: rinviato il Festival del cinema di Cartagine per l&#8217;emergenza sanitaria</p>



<p>Algeria: al referendum sulla riforma costituzionale, gli islamisti votano no</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Egitto:</p>



<p>ancora un altro rinvio per l&#8217;udienza di Patrick Zaki. La prossima si terrà il 7 Ottobre. Il giovane studente egiziano dell&#8217;Università di Bologna è in carcere dal 7 Febbraio, quando è stato arrestato al suo arrivo in aeroporto, con l&#8217;accusa di diffusione di notizie false e sovversive su un social. Con il pretesto dell&#8217;emergenza sanitaria, le sedute di convalida dell&#8217;arresto sono state rinviate più volte e sono state respinte le richieste di libertà provvisoria avanzate dalla sua avvocata, Hoda Nasralla. Patrick non è stato portato in aula e non è stata spiegata da parte delle autorità giudiziarie e di sicurezza questa assenza. Familiari e avvocati sono preoccupati per la sua incolumità fisica. La stampa egiziana mantiene un silenzio assoluto sul suo caso. Dallo scorso Febbraio, non è stata pubblicata nessuna notizia riguardo il suo arresto. Se le accuse vengono confermate dai giudici, Zaki rischia fino a 20 anni di carcere.</p>



<p>Iraq:</p>



<p>un razzo lanciato contro l&#8217;aeroporto internazionale di Baghdad è caduto su una casa nelle vicinanze, uccidendo una famiglia intera: due donne e tre bambini. È l&#8217;ultimo grave episodio di un attacco con razzi Katiuscia su strutture dove ci sono militari USA. Non c&#8217;è stata nessuna rivendicazione, ma in passato attacchi simili sulla zona verde sono stati rivendicati da sigle ignote. La motivazione è “la cacciata degli occupanti statunitensi”. Dietro quegli attacchi ci sono le milizie sostenute da Teheran, annidate nel cartello Hashd Shaabi (Mobilitazione popolare) ingaggiato dal governo di Baghdad per far fronte al terrorismo dell&#8217;ISIS. Gli Stati Uniti hanno minacciato di chiudere l&#8217;ambasciata, ritirare le truppe e imporre sanzioni su politici e alti ufficiali delle forze armate irachene, in caso di mancata cessazione degli attacchi contro gli interessi USA in Iraq. Domenica a Baghdad è arrivato il capo di Stato maggiore iraniano, gen. Baqiri, ma non sembra sia stato raggiunto nessun risultato concreto per la fine dello scontro Teheran-Washington che si sta svolgendo sul territorio iracheno. Negli ambienti iracheni, sono forti i timori che Washington abbia dei piani di guerra contro l&#8217;Iran, prima delle elezioni presidenziali.</p>



<p>Libia:</p>



<p>La Conferenza ONU di Ginevra tra le parti libiche si terrà il 5 Ottobre. Ieri a Hurghada in Egitto è stato raggiunto un accordo sulla sicurezza tra le due commissioni militari dell&#8217;esercito nazionale di Haftar e del governo di Tripoli. La Commissione 5+5 ha deciso le misure di sicurezza per la città di Sirte: un cessate il fuoco permanente, ritiro delle truppe delle due parti, costituzione di una forza mista per il controllo della città e degli impianti petroliferi. Sirte sarà la sede del futuro governo e Consiglio presidenziale. Bisognerà attendere i fatti concreti, prima di dare un giudizio definitivo, perché in passato sono stati disattesi diversi importanti accordi.</p>



<p>Marocco:</p>



<p>è in corso in Marocco una forte iniziativa della società civile per l&#8217;abolizione della pena di morte. Attivisti per i diritti umani, avvocati, giornalisti, scrittori, artisti, parlamentari e professori universitari hanno sottoscritto un appello all&#8217;opinione pubblica “per mantenere alto il principio costituzionale al diritto alla vita”. In Marocco vige una moratoria delle esecuzione capitali da un quarto di secolo, ma il caso di un bambino di 11 anni violentato ed ucciso, avvenuto lo scorso Agosto, ha fatto resuscitare le richieste sui social di applicare la pena capitale.</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>è stato rinviato il Festival cinematografico di Cartagine, a causa dell&#8217;emergenza sanitaria per Covid19. La direzione del festival ha emesso un comunicato nel quale si informa che “Il 31° Festival previsto dal 7 al 12 di Novembre sarà rinviato alla fine di Dicembre, dal 18 al 22”. La Tunisia sta vivendo una seconda ondata di contagi che sta mettendo in ginocchio l&#8217;economia del paese. La stagione turistica 2020 ha visto diminuire l&#8217;afflusso di turisti stranieri e la conseguente perdita di 300 mila posti di lavoro stagionali.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>I partiti islamisti hanno espresso la loro opposizione alla proposta di riforma della Costituzione, avanzata dal presidente Tabboun e approvata dai due rami del Parlamento. Nel referendum del 1° Novembre, hanno dato l&#8217;indicazione di votare no. La maggior parte dei partiti dell&#8217;opposizione e il movimento di protesta Hirak hanno deciso invece di boicottare il voto al referendum, “perché il paese ha bisogno di una Costituzione nuova e non rattoppata”. Il testo approvato dal Parlamento mantiene ampi poteri discrezionali del presidente della Repubblica e di fatto mette la magistratura sotto la tutela del potere politico, malgrado la citazione a parole della sua autonomia.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Nord Africa e Medioriente</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 08:50:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da Anbamed a cura di Farid Adly) Per ascoltare l&#8217;audio: https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1600062965.htm I titoli: Palestina occupata:&#160;un comando unico della resistenza popolare contro l&#8217;occupazione israeliana Tunisia:&#160;la polizia smantella una cellula jihadista nel meridione Marocco:&#160;acceso dibattito pro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da Anbamed a cura di Farid Adly)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14621" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1600062965.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1600062965.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p><strong>Palestina occupata:</strong>&nbsp;un comando unico della resistenza popolare contro l&#8217;occupazione israeliana</p>



<p><strong>Tunisia:</strong>&nbsp;la polizia smantella una cellula jihadista nel meridione</p>



<p><strong>Marocco:</strong>&nbsp;acceso dibattito pro e contro la pena capitale, per il caso di stupro e uccisione di un minore</p>



<p><strong>Libano:</strong>&nbsp;in alto mare la formazione del governo. Affiorano le contraddizioni confessionali</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;un imprenditore fuggito in Spagna proclama per il 20 Settembre mobilitazioni contro Al Sissi.</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Palestina:</p>



<p>la Tv ufficiale palestinese ha mandato in onda il comunicato n. 1 del Comando Unificato della resistenza popolare. Lo scorso 4 Settembre, i leader di tutte le organizzazioni palestinesi hanno concordato l&#8217;unificazione delle strutture di resistenza all&#8217;occupazione israeliana. “Una resistenza popolare che porterà all&#8217;indipendenza della terra e la costituzione dello Stato con Gerusalemme capitale”, ha detto lo speaker. Il comunicato ha invitato alla mobilitazione domani 15 settembre contro la firma dell&#8217;accordo tra Bahrein e Israele. Venerdì prossimo è stato indetto come giorno di lutto nazionale, nella 38a ricorrenza della strage di Sabra e Shatila.</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>Le forze di sicurezza tunisine hanno arrestato 9 persone nella provincia meridionale di Medenine, con l&#8217;accusa di organizzare una cellula terroristica, per compiere attentati e la costituzione di un Emirato islamico nella regione meridionale del paese. Secondo il ministero dell&#8217;Interno, sarebbero state sequestrate cinture esplosive e piani per attacchi contro i posti di blocco e ronde delle forze di sicurezza simili a quello avvenuto la scorsa settimana a Sousse.</p>



<p>Marocco:</p>



<p>è in corso nella società marocchina un acceso dibattito sulla condanna a morte, in seguito al caso dell&#8217;uccisione a Tangeri di un ragazzo minorenne di 11 anni dopo aver subito uno stupro. Il sistema giuridico marocchino prevede la pena capitale, ma dal 1993 non viene eseguita nessuna condanna a morte. 27 anni che hanno visto la nascita di forti tendenze che rivendicavano la cancellazione della pena capitale dall&#8217;ordinamento penale. L&#8217;uccisione atroce del ragazzo di Tangeri ha aperto il via alle voci, sia a livello popolare, sia nei media, che pretendono l&#8217;applicazione della misura che viene definita falsamente “deterrente”.</p>



<p>Libano:</p>



<p>formazione del governo in alto mare. Appena il primo ministro incaricato, Mustafà Adeeb, ha annunciato al presidente della repubblica i nomi dei ministri scelti, sono iniziate le lamentele dei capi correnti e partiti. Adeeb ha promesso, al momento dell&#8217;incarico, di formare un governo tecnico indipendente dai partiti. Ieri, il presidente del Parlamento, Nabih Berri, leader e fondatore di Amal, ha espresso la sua contrarietà alla formazione. Il motivo non palesato è la nomina di un ministro delle finanze non sciita, com&#8217;è stata finora una consuetudine nel sistema confessionale di spartizione degli incarichi di potere. Anche il suo alleato Jibran Basil, cognato del presidente Aoun e capo del partito nazionale liberale (Maronita) ha espresso che non intende la partecipazione al governo. La crisi economica e sociale che attanaglia il Libano, aggravata dalla strage del porto e dalla diffusione del coronavirus, rischia di non trovare vie di soluzione in mancanza di un governo responsabile capace di mettere freno alla corruzione, condizione necessaria perché il paese possa ottenere i prestiti finanziari internazionali per far fronte alle difficoltà economiche.</p>



<p>Egitto:</p>



<p>l&#8217;imprenditore egiziano fuggito in Spagna, Mohammed Alì, ha rivelato altre interferenze della famiglia del presidente Al-Sissi negli affari di Stato ed in particolare nelle operazioni riguardanti le costruzioni gestite dalle società collegate alle forze armate. “Miliardi di dollari sono stati sperperati per costruire palazzi di rappresentanza, mentre il popolo muore di fame”, ha detto l&#8217;imprenditore accusato adesso in Egitto di frodi e evasione fiscale. Alì ha annunciato per il 20 Settembre una manifestazione popolare contro Al-Sissi. Lo scorso anno, lo stesso personaggio ha fatto parlare di sé ergendosi a oppositore politico, ma i suoi proclami hanno fatto un buco nell&#8217;acqua, “perché ha deciso di cantare, quando è stato estromesso dai privilegi”, dicevano i suoi detrattori.</p>
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		<title>&#8220;La mia storia è la tua storia&#8221;. La storia di Mohamed</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2020 08:36:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Jorida Dervishi La storia di Mohamed Nato in Marocco Età: 25 anni Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohamed sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>a cura di Jorida Dervishi</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="901" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/IMG-20200802-WA0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14536" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/IMG-20200802-WA0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 901w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/IMG-20200802-WA0001-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/IMG-20200802-WA0001-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 901px) 100vw, 901px" /></figure>



<p>La storia di Mohamed</p>



<p>Nato in Marocco</p>



<p>Età: 25 anni</p>



<p>Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohamed sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo ed allo stesso tempo stringere le vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un giovane.</p>



<p>Raccontare l&#8217;universale della storia attraverso il particolare dei destini individuali, riportare ciò che è frammentario, (l&#8217;esperienza del singolo), alla compiuta totalità dell&#8217;umano.&nbsp;Questa è la realtà sconvolgente, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia.</p>



<p>Mohamed è nato in Marocco, ha 25 anni. Per lui è molto difficile raccontare su se stesso. Dopo aver finito la terza media ha iniziato a lavorare come contadino insieme a suo padre. Un lavoro duro. Sicuramente non era quello che aveva sognato per il suo futuro. Ha deciso di attraversare il Mediterraneo cercando una speranza che prende inizio dentro ad un aereo con “direzione ITALIA”.</p>



<p>Era il 2011 l&#8217;anno nel quale ė arrivato per ricominciare una nuova vita. All’inizio lavorava in un ristorante marocchino a Milano. Faceva il cameriere, più che altro stava al bar. Gli piaceva servire i clienti. Lui è un ragazzo gentile che cerca di superare tutte le sue incertezze sorridendo. Adesso lavora in una impresa occupandosi del carico- scarico in magazzino. Lavora solo 4 ore al giorno. Infatti è in cerca di un altro lavoro per poter guadagnare e coprire tutte le spese.</p>



<p>‹‹Io abito da mio cugino, ho affittato una casa qui a Pioltello‹‹, dice: ‹‹mi trovo bene in Italia, sono passati otto anni, la lingua la so bene, almeno riesco a comunicare, esprimere i miei pensieri.</p>



<p>Mi sento libero di fare le cose che più mi piacciono&#8230;» <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/25aa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="▪" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> racconta Mohamed mentre ride. «In Marocco non puoi uscire quando vuoi. I genitori ti fanno tante domande anche quando sei grande e hai già costruito la tua famiglia.<br>‹‹ Le cose a cui tengo di più sono il lavoro, la casa e i documenti. »</p>
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		<title>Marocco. Le donne berbere continuano le manifestazioni per i diritti</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2019 08:31:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11904" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="590" height="391" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 590w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 26 dicembre, pochi giorni fa, è giunta anche in Italia una notizia, qui però passata in sordina: in Marocco le donne berbere hanno deciso di manifestare per i loro diritti.</p>
<p>Qual è la situazione dell&#8217;etnia berbera nel Paese nordafricano? Il Marocco fa parte della cosiddetta “Islamic belt” (cintura islamica), ma la sua popolazione è divisa, in maniera quasi paritetica, tra arabi e berberi. Il sovrano, Mohamed VI, è arabo (ma la madre è berbera), così come i detentori del potere politico ed economico.</p>
<p>I berberi vengono discriminati  anche se detengono il monopolio del commercio. Sono nomadi e la più alta concentrazione si trova nella regione del Rif (nell&#8217;estremo nord del Paese); la loro discriminazione si basa sul fatto che sono molto legati alle proprie tradizioni e, per questo, vengono considerati arretrati dal governo centrale.</p>
<p>Nel 2016 un pescatore perse la vita in uno scontro con la Polizia, mentre tentava di impedire il sequestro del frutto del proprio lavoro; da allora si sono accesi focolai di rivolta, ripresi appunto lo scorso dicembre dalle donne. Sì, proprio le donne, spesso rimaste sole ad accudire i figli e la casa perchè i loro uomini si trovano nelle prigioni di Stato. Donne, fino a poco tempo fa, ancora analfabete; donne che oggi sono scese nelle strade per chiedere istruzione e la possibilità di lavorare fuori dalle mura domestiche, più tutela contro le molestie, ma anche sanità, servizi di sussistenza e infrastrutture. Per il Bene della parte femminile, certo, ma anche per il resto della società.</p>
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		<title>Intervista a Loubna Bensalah, attivista marocchina, sul progetto &#8220;I walk with her&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2018 08:13:45 +0000</pubDate>
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<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 23px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p>Oggi pubblichiamo l&#8217;intervista di <span style="color: #555555; font-family: Arial;">Janiki Cingoli, Presidente CIPMO, a LOUBNA BENSALAH, attivista marocchina, sul suo progetto &#8220;I walk with her&#8221;. </span></p>
<p><span style="color: #555555; font-family: Arial;">Ringraziamo Janiki Cingoli</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11756" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="801" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/unnamed-2-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p><strong>Loubna Bensalah, giovane attivista marocchina internazionalmente nota, nel 2016, poco più che ventenne, ha camminato per 1000 Km in Marocco,</strong> per conoscere sé stessa e le altre donne marocchine, sviluppando il progetto “Walking with her”. Nel 2017, ha marciato per <strong>altri 100 km in Tunisia,</strong> incontrando nuclei di donne nei piccoli villaggi rurali. E’ stata premiata dall’l’UNESCO, a Parigi, il 22 Aprile di quest’anno. E’ stata docente di comunicazione dell’università Mohammed V di Rabat.</p>
<p>Nel 2018, le sue marce sono diventate un progetto intitolato <strong>“Kayna &#8211; alla conquista dello spazio pubblico attraverso la marcia delle donne”:</strong> incontri dedicati alle donne per camminare, per fermarsi e discutere, ma anche per occupare simbolicamente spazi solitamente riservati agli uomini, come le spiagge.</p>
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<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 23px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p>In questi giorni, Loubna è in Italia per raccontare la sua storia.</p>
<p>Ho avuto l’onore di accompagnarla per due giorni, in occasione di iniziative organizzate da CIPMO a Milano e a Torino, e poche volte mi sono trovato vicino a una donna così creativa e innovativa, oltre che così prestigiosa e rappresentativa come lei.</p>
<p>Non mi sono fatto sfuggire l’occasione di parlare con lei e, data la confidenza che si era creata, abbiamo toccato anche aspetti meno conosciuti della sua esperienza di vita.</p>
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<div style="padding: 10px; color: #555555; line-height: 19.5px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 20px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p><em>Loubna, il tuo percorso in Marrocco e in Tunisia è avvenuto interamente a piedi, la prima volta che hai fatto 1000 km in Marocco: ma non hai avuto paura di essere assalita? Molestata? Ho conosciuto personalmente di una giovane artista, Giuseppina Pasqualino, che aveva fatto una cosa simile in Turchia, vestita da sposa: io l’avevo fortemente sconsigliata. Poi l’hanno trovata massacrata e stuprata, nei campi.  Per questo ti chiedo se hai avuto paura.</em></p>
<p>Francamente no. In effetti molte persone mi hanno detto “sei matta”, “è molto pericoloso”, ma nel momento in cui ho preso la mia decisione non volevo altro che partire, senza considerare null&#8217;altro. Forse ho sbagliato, ma nella mia prima esperienza, in Marocco, avevo fiducia dei miei connazionali, nella cultura marocchina dell’ospitalità. Sono stata educata così, all&#8217;accoglienza ed all&#8217;ospitalità, al dono si sé. Ho sempre ritenuto che dalla nostra cultura non possa derivare alcunché di male.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ma tu mi ha detto che fra gli uomini marocchini, oltre all&#8217;elemento di ospitalità e all&#8217;accoglienza, vi è una componente violenta, e quindi una donna che va in giro da sola può essere vittima di violenze.</em></p>
<p>Può darsi. Ma è un rischio che allora non ho calcolato. Onestamente, se ci basiamo sui commenti violenti che vediamo sui social network, arriviamo a concludere che il Marocco ed altri paesi sono effettivamente caratterizzati da violenza. Ma non è quello che ho visto io nel mio cammino. La gente era veramente accogliente, ospitale: volevano che io stessi da loro, mangiassi con loro, dormissi a casa loro. Sono persone che abitano in piccoli villaggi, non sono connessi sui social, ma hanno la cultura dell’accoglienza del forestiero. Durante il mio cammino in Marocco, ho percorso la Costa atlantica, dove abitano persone che hanno l’abitudine di incontrare turisti, gente che va negli stabilimenti balneari a fianco a casa loro.</p>
<p>Riguardo la violenza, credo tuttavia che essa non smetta di aumentare. Penso che adesso, se dovessi intraprendere di nuovo i miei 1000 km, ci penserei due volte. Sono ormai tre anni da quando ho concluso il mio cammino, ma oggi davvero ci penserei due volte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Mi potresti spiegare meglio il processo che ti ha spinto a prendere questa decisione? Intendo, cosa è avvenuto nelle profondità della tua anima, quale processo mentale hai seguito? non penso sia stato il semplice ghiribizzo di viaggiare.</em></p>
<p>Da quanto sono piccola ho sempre sognato di esplorare, di cercare, di viaggiare. Con il tempo, queste idee sono sparite. Ho tentato di cercare, ma più che altro ho “ricercato” a casa mia. Perché proprio a casa mia e sulle donne? Perché è lì che la faccenda si fa interessante.</p>
<p>Quando sono uscita dal mio ambito familiare e mi sono messa faccia a faccia con il resto della società, ho incominciato a vivere da sola, in quel momento ho realizzato che nella società non c’è uguaglianza fra uomini e donne. Lo percepivo sempre più giorno dopo giorno: nel mio lavoro non avevo il diritto di parlare, di discutere o di fare politica, di agire nella società proprio perché donna, e dunque priva di capacità di analisi. E quegli episodi si sono moltiplicati. Una donna non è capace di analizzare questo genere di problemi: una donna non legge, deve occuparsi della cucina o dei suoi capelli.</p>
<p>Queste non erano chiaramente le mie priorità: le mie priorità erano la società marocchina, cosa succede al suo interno, etc. Quindi spesso io ero l’unica ragazza fra tanti uomini, ragazzi e compagni di classe a discutere di politica marocchina, di quello che succede in Marocco, di calcio. Per esempio, io sono stata una delle poche ragazze a discutere del 20 febbraio e della Primavera araba; ero una delle poche a voler capire, comprendere, analizzare.</p>
<p>Ne avevo abbastanza di quel mondo, e ho deciso di distaccarmene, soprattutto per la condizione della donna. Provavo verso un rigetto, un rifiuto di tutto, perché non trovavo il mio posto in quanto individuo, in quanto donna, in quanto giovane nella società. Non avevo più fede nella politica e nella società, provavo una repulsione. Mi dicevo: “No, il Marocco non è questo. Non può essere questo”. Il Marocco con cui mi confrontavo ogni giorno non era il Marocco che volevo.</p>
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<div style="padding: 10px; color: #555555; line-height: 19.5px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 20px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p><em>Ma la tua è una famiglia borghese o comunque benestante, o no?</em></p>
<p>La mia è una famiglia normale, diciamo, modesta, della classe media. Abbiamo vissuto un pochino meglio rispetto alla classe media.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Mi dicevi che non hai corso pericoli.</em></p>
<p>In realtà non ho detto di non aver corso pericoli. Non avevo paura di correre rischi, ma non vuol dire che non ne abbia corsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Mi hai raccontato di quell’episodio con la polizia che ti ha fermata con due tue amiche, mentre camminavate durante la notte. Tu in quella circostanza hai reagito molto duramente, vero?</em></p>
<p>Sì, ma questo è accaduto durante la mia vita quotidiana, non durante il mio cammino. Stavo cenando con due amiche in un ristorante siriano a Rabat, Yamal Acham, verso ottobre. Siamo uscite verso le 23, non c’era un’anima, e c’era un’auto che ci seguiva, con due ragazzi a bordo che hanno cercato di rimorchiarci. Un’auto della polizia però li ha seguiti e messi in fuga, con la loro auto.</p>
<p>La polizia però si è trattenuta con noi, per chiederci cosa i due giovani volessero da noi, e noi abbiamo risposto, un po’ ingenuamente, che tentavano di molestarci, come spesso accade nel nostro Paese. Il poliziotto mi ha risposto: “Beh, è normale. Che cosa volete che facciano vedendo tre ragazze sulla strada, una delle quali ha una sigaretta in mano? Cosa andate a cercare?”. La mia risposta di ragazza ventunenne fu questa: “Mi scusi, ma non c’è nessun luogo in Marocco in cui è proibito ad una donna di camminare alle 23, né un luogo in cui sia proibito ad una donna di fumare una sigaretta. Al contrario, c’è una legge contro le molestie sessuali. Dunque, non dovreste essere qui a parlarci di come comportarci, ma dovreste inseguire quei ragazzi, fermarli e chiedere loro che cosa volessero da noi. Noi volevamo solamente mangiare al ristorante in tutta tranquillità”. Ma è stato in fondo un episodio isolato.</p>
<p>In Tunisia, invece, ogni 48 ore mi trovavo in una stazione di polizia, soprattutto nel Nord-Ovest tunisino. A volte venivo accusata di furto di reperti archeologici, altre volte di essere una spia per conto del Marocco o del Mossad (dato che in Marocco c’è una nutrita comunità ebraica). Mi sono state rivolte tutte le accuse più assurde e stupide: nessuno riusciva a capire perché una donna marciasse da sola per i villaggi ed insistesse nel dormire presso gli abitanti del luogo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Parli spesso della differenza fra la legge e la pratica. In Marocco ci sono leggi contro le molestie sessuali, leggi sull’eredità, ma la popolazione, mi hai spiegato, non conosce queste leggi e la mentalità comune è qualcosa di differente. Addirittura, se tu vuoi applicare la legge, la gente ti guarda come un marziano.</em></p>
<p>Il problema nel mio Paese (o regime, o quello che è) è la mentalità, per lo meno in materia di genere. Le leggi ci sono, ma la mentalità va in un’altra direzione. In primo luogo, le leggi sono votate ed approvate dal Parlamento, ma sono lontane dalla gente, che non ne è a conoscenza. In secondo luogo, la gente non si sente rappresentata da quelle leggi, essa rifiuta il femminismo. In terzo luogo, la gente non è pronta ad un cambiamento così radicale. Non si può dall’oggi al domani imporre al Marocco le leggi sviluppate dell’Europa.</p>
<p>E’ una fortuna che ci siano le leggi, io sono a favore del cambiamento, ma trovo che sia più importante cambiare la mentalità che non le leggi. Devono essere sviluppati ed adottati meccanismi e procedute perché tali leggi siano ben comprese, assorbite dalla popolazione e accettate: la gente non si deve sentire obbligata a fare cose con cui si sente in disaccordo. È essenziale spiegare loro il processo e le ragioni che ne sono alla base, altrimenti la legge non sarà mai applicata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Tu pensi che il tuo lavoro abbia in qualche misura cambiato la mentalità delle donne in Marocco?</em></p>
<p>Credo che il mio lavoro (insieme a quello di molte comunità ed associazioni di promozione del ruolo della donna, soprattutto dopo il movimento Me Too), ha avuto ed avrà un effetto. Il proverbio marocchino calzante è: “Una mano da sola non applaude. Per applaudire ne servono due”. Io, da sola, non posso cambiare il mondo, né un’associazione da sola può farlo. La sola società civile nemmeno. Abbiamo bisogno che il Governo marocchino si ponga in ascolto della società civile, che faccia degli sforzi per cambiare la situazione. Abbiamo bisogno di comunicazione, abbiamo bisogno di donne che siedano nel governo, ma non come sottosegretari o portavoce solo per dire “wow, una donna nella foto generale”. Io voglio donne veramente al governo, che governino davvero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Tu avrai avuto una quantità immensa di incontri nel tuo percorso, un aspetto fondamentale del tuo lavoro e della tua esperienza umana. Qual è l’episodio più importante ed emozionante che hai vissuto in quest’esperienza?</em></p>
<p>Ne ho vissuti diversi ed a vari livelli. Ci sono stati molti episodi, di solito quando arrivo nei piccoli villaggi le donne mi vedono un po’ come “il prete”, nel senso che vengono da me e si confessano, poiché sanno che io non le giudicherò, per loro rappresento la donna emancipata.</p>
<p>Se devo parlare di una donna che mi ha davvero scioccata – non so dire né come né perché –, sceglierei una donna di un piccolo villaggio, il cui marito mi aveva invitato a casa loro. Lei era veramente giovane: lui avrà avuto circa 35 anni, lei 24-25, ma aveva già due bambini, ciascuno dei quali avrà avuto 5 o 6 anni. Mi sono subito domandata a quale età si fosse sposata, e le ho chiesto come mai si fosse sposata così presto ed avesse già due figli. Abbiamo passato ore a discutere, e lei mi ha raccontato la sua giovinezza.</p>
<p>Terminati gli studi, voleva diventare pittrice e disegnatrice, ma non ne aveva i mezzi. Poi si è innamorata di una persona ed è rimasta con lui 4 anni, ma dopo quel periodo, proprio quell’uomo, con cui aveva avuto un rapporto completo in tutti i sensi, sposò con un’altra donna. Lei si è trovata quindi non più vergine (la verginità da noi è qualcosa di essenziale, per una ragazza di 18 o 19 anni, come lei all’epoca) e senza più un compagno.</p>
<p>Ha sofferto molto, non sapeva come fare, ma per fortuna un uomo ha chiesto la sua mano alla sua famiglia. La sua famiglia era molto contenta, soprattutto perché riteneva il pretendente molto comprensivo, soprattutto riguardo alla perduta verginità.</p>
<p>Ma in realtà la ragazza si era fatta rifare la verginità, pagando un costoso intervento. Io le chiesto come avesse fatto a permettersi l’operazione, data la sua condizione economica svantaggiata, e lei ha risposto che era stato proprio il pretendente a pagarle l’intervento. Vedendomi perplessa, mi ha spiegato che è il marito a dare i soldi alla moglie per comprare un tavolo, un letto, quanto serve per arredare la loro futura casa: così, andando al mercato, lei gli chiedeva sempre somme leggermente più alte di quelle necessarie per gli acquisti, in modo da mettere da parte qualche soldo per l’operazione a Marrakech.</p>
<p>Io le ho chiesto se non sia stata un po’ ipocrita questa sua scelta di far pagare ad altri il frutto della sua “colpa”. Lei mi ha risposo di no: “sono loro a volere la mia verginità, non io. Dunque, me la pagano loro!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Come vede la tua famiglia questa tua esperienza?</em></p>
<p>Di buon occhio, credo. Non ci sono attriti per questo. Penso che la mia famiglia abbia una sola preoccupazione, che io sia talmente coinvolta nel sociale che finisco per non avere più molti soldi e non mi occupi di me. Sanno che mi faccio in quattro per i miei progetti per le donne, e mi chiedono sempre: “Ma quando pensi alla tua vita personale? Quando pensi a te stessa, al tuo futuro?”.</p>
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		<title>Spose bambine in Marocco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2017 06:59:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160; Ne abbiamo parlato l’anno scorso a proposito dell’Egitto, https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/ e siamo costretti a riparlarne anche per il Marocco: infatti sabato scorso la polizia è intervenuta al “Palais des Roses”, albergone&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9469" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="606" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 606w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">Ne abbiamo parlato l’anno scorso a proposito dell’Egitto, </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: serif;">https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">e siamo costretti a riparlarne anche per il Marocco: infatti sabato scorso la polizia è intervenuta al “Palais des Roses”, albergone </span></span><span style="color: #000000;">per cerimonie </span><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">nel centro di Tetouan per impedire un matrimonio tra una bimba di 13 anni e un uomo di 27. Esattamente come in Egitto, anche in Marocco il Codice di famiglia prevede </span></span><span style="color: #000000;">che per sposarsi bisogna aver compiuto 18 anni, ed esattamente come in Egitto la madre ha provato a dire che non si trattava di un vero e proprio matrimonio, bensì di una festa di fidanzamento…infatti la bimba indossava un abito bianco rosato non il classico bianco da sposa! Ed anche in questo caso, la denuncia è partita dai social network: le foto degli invitati postate su </span><span style="color: #000000;">Facebook</span><span style="color: #000000;"> hanno fatto scattare la denuncia da parte di moltissimi utenti e anche dei parenti del padre della bimba, gravemente malato e tenuto all’oscuro di tutto. Il risultato? Cerimonia interrotta tra le proteste degli invitati rimandati a casa senza poter terminare il banchetto ma nessun arresto, né denunce anche se il caso è passato al procuratore del Re.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;">Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili, risalenti al 2014, sono circa 35mila i matrimoni tra minori registrati (perché moltissimi si celebrano solo con funzione religiosa, senza la registrazione civile): il 3% delle spose hanno meno di 15 anni e più dell’85 per cento dei genitori è d’accordo sul matrimonio delle minorenni.</span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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