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	<title>Mediterraneo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Notizie dal sud-est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Sep 2023 20:35:41 +0000</pubDate>
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<p>(da anbamed.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/vig.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="567" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/vig.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17172" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/vig.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/vig-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a><figcaption>Mauro Biani per La Repubblica</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong><em><u>I Titoli:</u></em></strong><strong></strong></p>



<p><strong><u>Palestina Occupata:</u></strong>&nbsp;Un giovane di 18 anni ucciso dai soldati israeliani a El-Bira.</p>



<p><strong><u>Pakistan:</u></strong>&nbsp;Un attentato in una moschea del Belucistan durante le festività di Maulid, la ricorrenza per la nascita del profeta Mohammed.</p>



<p><strong><u>Tunisia:</u></strong>&nbsp;Ghannouchi entra in sciopero della fame in carcere in solidarietà con i detenuti politici.</p>



<p><strong><u>Sudan:</u></strong>&nbsp;Il centro dello scontro si sposta in Darfur con l’obiettivo dei ribelli di strappare Niyala.</p>



<p><strong><u>Somalia:</u></strong>&nbsp;Un altro attentato terroristico jihadista con decine di vittime civili.</p>



<p><strong><u>Migranti:</u></strong>&nbsp;Il governo italiano torna a mani vuote dal vertice di Malta. Ai migranti arrivati salvi, una multa di 5 mila € per evitare il carcere.</p>



<p><strong><u>Egitto:</u></strong>&nbsp;È morto al Cairo Saadeddine Ibrahim, pioniere dei difensori di diritti umani nel mondo arabo.</p>



<p id="palestina"><strong><em><u>Le Notizie:</u></em></strong></p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong><strong></strong></p>



<p>Un giovane di 18 anni è stato ucciso dai soldati israeliani ad El-Bira e un altro ferito gravemente. Nella città è stato dichiarato il lutto cittadino. L’esercito di occupazione ha dichiarato che i soldati hanno sparato per il sospetto che i due giovani tentavano di lanciare delle bottiglie contro un posto di blocco all’ingresso di una colonia ebraica. Autisti palestinesi di passaggio nella zona hanno smentito la versione di comodo degli occupanti. Il corpo della vittima è stato sequestrato dall’esercito e non consegnato alla famiglia; un’odiosa pratica vendicativa disumana. &nbsp;</p>



<p><strong>Pakistan</strong><strong></strong></p>



<p>Davanti ad una moschea nel Belucistan, durante le festività per l’anniversario della nascita del profeta Mohammed (Al-Maulid an-Nabawi), un attentatore suicida si è fatto esplodere in mezzo alla folla uccidendo almeno 57 fedeli. 80 i feriti tra i quali 20 in gravi condizioni. Il governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Nessun’organizzazione ha rivendicato l’attentato, mentre il gruppo Taliban del Pakistan ha condannato l’eccidio, escludendo qualsiasi coinvolgimento.</p>



<p><strong>Tunisia</strong><strong></strong></p>



<p>Il presidente del partito Ennahda, Ghannouchi, è entrato in sciopero della fame in carcere. La decisione avviene a tre giorni dopo l’inizio dello sciopero di un altro politico tunisino, Johar Ben Mubarak, in arresto preventivo dallo scorso febbraio, senza accuse e senza processo. La protesta dei due uomini politici, che verrà seguita da altri, mira a costringere il presidente Saied ad ordinare il rilascio dei politici di opposizione detenuti in cause senza prove e sotto le leggi antiterrorismo. L’uso della giustizia per mettere all’angolo l’opposizione ha devastato la nascente democrazia tunisina, unico paese che si era salvato dalle guerre civili e dalla restaurazione delle dittature dopo le Primavere arabe.</p>



<p><strong>Sudan</strong><strong></strong></p>



<p>Il secondo uomo delle milizie di Pronto intervento (RSF), Abdulrahman Daglo, fratello di Hamidati, è tornato in Sudan dopo un’assenza di oltre due mesi. Era partito per il Ciad all’inizio di luglio, ha visitato Bengasi in Libia, e poi ha volato ad Abu Dhabi, per poi fare ritorno via Addis Abeba. Adesso si trova in Darfur e secondo analisti sudanesi sta preparando un attacco per la conquista di Niyala, capoluogo del Darfur meridionale. Dopo le sconfitte subite a Khartoum, le milizie ribelli hanno bisogno di una vittoria tattica per avere voce in capitolo in eventuali trattative politiche. Per realizzare un’avanzata a Niyala, le milizie hanno ritirato diverse formazioni dal campo di battaglia nella capitale.</p>



<p>Il generale Burhan ha nominato i membri del consiglio sovrano a capo dei dicasteri del suo governo militare con sede a Port Sudan. Una mossa di facciata, perché metà del paese è fuori dal controllo delle forze armate e l’economia del paese è al collasso.</p>



<p>La situazione militare ha registrato due gravi episodi nella giornata di ieri. Un fuoco amico ha colpito un’unità dell’esercito nel centro di comando delle forze armate a causa di un bombardamento aereo. Sempre a Khartoum, un bombardamento compiuto dalle milizie ha distrutto tre pullman carichi di passeggeri, causando decine di morti e feriti.</p>



<p><strong>Somalia</strong><strong></strong></p>



<p>Almeno 20 persone tra morti e feriti per lo scoppio di un’auto imbottita di tritolo e fatta esplodere a distanza durante il passaggio di una colonna militare. È avvenuto a Hirashebeli, nel centro del paese. I continui attacchi terroristici dei jihadisti, ad un anno dall’inizio della campagna militare governativa, rappresentano una debacle politica e militare del governo Sheikh. Malgrado la presenza di truppe africane e il sostegno aereo degli Stati Uniti, il movimento Shabab ha inferto colpi mortali, causando centinaia di vittime civili. Il terrorismo islamista non si limita ai confini della Somalia ma colpisce anche altri paesi, come il Kenya, che ha truppe in Somalia nel quadro della missione militare dell’UA.</p>



<p><strong>Migranti</strong><strong></strong></p>



<p>Le bugie hanno le gambe corte. La criminalizzazione delle ONG ha avuto come effetto soltanto l’aumento dei morti nel Mediterraneo e non ha fatto diminuire l’arrivo di migranti sulle coste italiane. Il governo delle destre a Roma ha fallito nell’incontro di Malta, avvenuto ieri, di trovare una politica europea comune e la scappatoia dalla debacle è quella di inasprire le misure contro le azioni di solidarietà umanitaria che operano nei salvataggi, compito non assolto colpevolmente dalle istituzioni europee.</p>



<p>Secondo un rapporto dell’ACNUR presentato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nel 2023 sono morte e disperse più di 2500 persone. &nbsp;Nell’anno precedente erano 1680 vite umane perdute. Il numero degli arrivi in Italia (con il governo delle destre) è aumentato dell’83% raggiungendo le 186 mila persone fino alla fine del mese di agosto. Per coprire il fallimento delle politiche migratorie, il governo Meloni pensa ad una legge che impone una multa di 5000 € ai migranti per evitare il carcere.</p>



<p><strong>Egitto</strong><strong></strong></p>



<p>È morto ieri al Cairo il sociologo Saadeddin Ibrahim, fondatore del centro Ibn Khaldoun e dell’organizzazione araba per i diritti umani. È stato uno dei pionieri della difesa dei diritti umani e nella lotta per la democrazia nei paesi arabi. Ha subito una persecuzione durante il regime di Mubarak, passando 3 anni in carcere per aver coniato una nuova parola nel dizionario politico arabo: “Gomhumalakiat” (Republic-monarchie). In un articolo pubblicato, nel giugno 2000, sulla rivista araba edita a Londra “Al-Majallah” aveva descritto la tendenza dei regimi repubblicani nel mondo arabo, frutto di colpi di Stato di giovani ufficiali nazionalisti, a trasmettere il potere per via ereditaria. In Siria, allora era appena salito al potere Bashar Assad, dopo la morte del padre, Hafez; in Iraq Udai si preparava a succedere a suo padre, Saddam Hussein; in Libia Seif Islam Gheddafi e in Egitto Jamal Mubarak.</p>



<p>Nato a Mansoura nel 1938, Ibrahim si è laureato in letteratura all’università del Cairo (1960) e ha concluso i suoi studi avanzati in sociologia dello sviluppo (Los Angeles) e sociologia politica (Seattle). Tornato in Egitto nel 1975, ha insegnato all’università americana del Cairo. Ha presieduto la sezione degli affari arabi nel Centro studi politici e strategici di Al-Ahram e coperto l’incarico di direttore dell’Istituto per l’unità araba. Ha pubblicato diversi saggi e migliaia di articoli politici.<strong></strong></p>



<p><strong>Notizie dal mondo</strong><strong></strong></p>



<p>Sono passati 19 mesi e 4 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Putin addomestica Wagner e avvia una nuova campagna di arruolamenti, per giovani reclute, da mandare nel mattatoio ucraino.</p>
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		<title>Allarme urgente: aumentano le morti in mare, bloccate le navi delle ONG – Gli Stati Membri dell’Unione Europea devono interrompere immediatamente l’ostacolo agli sforzi di ricerca e soccorso della flotta civile nel Mediterraneo centrale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 08:31:59 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="553" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1024x553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17145" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1024x553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-300x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-768x415.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1536x829.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Anche <strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> forma e divulga il seguente appello: </p>



<p></p>



<p>Nel giugno 2023, circa 600 persone hanno perso la vita nell’ennesimo naufragio evitabile al largo delle coste greche. Come società civile siamo sconvolti dalle morti prevenibili che si verificano ogni anno nel Mediterraneo centrale.&nbsp;<strong>Mentre ogni singola nave è urgentemente necessaria per prevenire la crescente perdita di vite umane sulla rotta migratoria più mortale del mondo, gli Stati membri dell’UE – Italia in testa – ostacolano attivamente gli sforzi di ricerca e soccorso civili.</strong></p>



<p>Ad oggi Aurora, Open Arms e Sea-Eye 4, tre navi civili completamente equipaggiate per la ricerca e il soccorso (SAR), non possono operare in mare. I tre provvedimenti di fermo, emessi dalle autorità italiane in meno di 48 ore, si aggiungono alla significativa casistica di ostruzione amministrativa che le ONG SAR hanno dovuto affrontare quest’anno.&nbsp;<strong>Dall’inizio del 2023, ci sono stati otto casi di fermo di navi ONG in Italia.</strong>&nbsp;Alle navi civili di ricerca e soccorso Aurora, Geo Barents, Louise Michel, Mare*Go, Open Arms e Sea-Eye 4 è stato impedito di uscire in mare per 20 giorni, sulla base di regolamenti illegittimi. Sia Aurora che Sea-Eye 4 sono state trattenute per la seconda volta quest’anno. Questi fermi hanno tenuto lontane le navi delle ONG SAR per un totale di 160 giorni, nei quali avrebbero potuto essere impiegate per salvare persone da imbarcazioni in difficoltà e per prevenire i naufragi che si verificano quotidianamente nel Mediterraneo centrale.</p>



<p><strong>L’accanimento amministrativo si basa su una recente legge [1] dello Stato membro dell’UE, l’Italia, che aumenta i requisiti per le navi delle ONG che svolgono attività di ricerca e soccorso</strong>&nbsp;e introduce sanzioni in caso di inosservanza. Le nuove misure fanno parte di una lunga storia di criminalizzazione e ostruzione delle attività di ricerca e soccorso civili in Italia. Applicando la legge, le autorità italiane ordinano alle navi SAR di dirigersi verso un porto assegnato immediatamente dopo un soccorso – anche in situazioni in cui vi siano casi aperti di imbarcazioni in difficoltà nelle vicinanze della nave ONG. Ciò significa che&nbsp;<strong>la nuova legge nazionale fa pressione sui capitani della flotta civile affinché disobbediscano al diritto marittimo internazionale e all’obbligo di soccorso.</strong>&nbsp;Le autorità italiane stanno quindi di fatto limitando le operazioni di soccorso, in contrasto con l’obbligo legale internazionale di soccorso.</p>



<p><strong>La legislazione è aggravata dalla prassi del Governo italiano di assegnare “porti lontani”</strong>, imponendo alle navi ONG di sbarcare le persone soccorse in porti distanti fino a 1.600 km e a 5 giorni di navigazione dal luogo del soccorso. Secondo il diritto internazionale, lo sbarco delle persone soccorse in un luogo sicuro dovrebbe avvenire “non appena ragionevolmente possibile”, con “la minima deviazione dal viaggio della nave” e il tempo che i soccorsi trascorrono a bordo dovrebbe essere ridotto al minimo [2]. Tuttavia&nbsp;<strong>dal dicembre 2022, in più di 60 casi le autorità italiane hanno assegnato alle navi ONG un porto eccessivamente e inutilmente distante.</strong>&nbsp;Inoltre, le autorità italiane hanno recentemente dato ripetutamente istruzioni alle navi delle ONG di richiedere un posto sicuro in Tunisia per le persone soccorse in mare. Con una grave mancanza di protezione per i richiedenti asilo e nel mezzo di un’ondata di violenza contro le popolazioni migranti,&nbsp;<strong>la Tunisia non può essere considerata un luogo sicuro</strong>. Sbarcare le persone soccorse sulle sue coste sarebbe una violazione del diritto internazionale.</p>



<p><strong>Le ONG che non si sono conformate alle richieste illegittime delle autorità italiane sono state multate fino a 10.000 euro e le loro imbarcazioni sono state trattenute per 20 giorni.</strong>&nbsp;Tutte le ONG che svolgono attività di ricerca e soccorso in mare rischiano ora ulteriori multe e fermi. Secondo la legge italiana, il ripetersi di inadempienze porterà al sequestro delle imbarcazioni, con la conseguente cessazione definitiva delle attività.</p>



<p><strong>La detenzione e il possibile sequestro delle navi delle ONG e l’assegnazione di porti lontani limitano le navi nelle loro operazioni di soccorso.</strong>&nbsp;Sappiamo dalle restrizioni imposte dal Governo greco alle ONG di ricerca e soccorso nel settembre 2021, che le ostruzioni striscianti che si verificano ora in Italia finiranno per ridurre il numero delle navi di soccorso civili attive e di conseguenza l’aumento di perdite di vite umane nel Mediterraneo.</p>



<p><strong>Come organizzazioni non governative</strong>, associazioni e iniziative che si battono per l’accesso alla protezione e al rispetto dei diritti fondamentali delle persone in movimento,&nbsp;<strong>siamo stati testimoni della micidiale politica di chiusura e deterrenza dell’UE.</strong>&nbsp;Questa politica non porta ad un minor numero di persone che cercano di attraversare, ma a maggior sofferenza e morte. Mentre l’Italia – sostenuta dalla maggioranza silenziosa degli Stati membri dell’UE – ha messo in atto queste misure restrittive, il numero di naufragi mortali è aumentato drammaticamente, rendendo l’anno 2023 già uno dei più letali degli ultimi anni.&nbsp;<strong>L’aumento dei naufragi rende ancora più evidente l’urgenza di ulteriori mezzi per la ricerca e soccorso.</strong></p>



<p>Pertanto lanciamo un appello urgente all’UE e ai suoi Stati membri:<strong>&nbsp;se l’ostruzione dell’assistenza umanitaria in mare continua, potremmo assistere entro la fine dell’anno ad una drastica riduzione o addirittura all’assenza di navi di soccorso civile in mare.</strong>&nbsp;Le conseguenze saranno ancora più letali, poiché la grave limitazione degli sforzi di soccorso civile non fermerà i tentativi di attraversamento delle persone.<strong>&nbsp;Chiediamo quindi all’UE e ai suoi Stati membri di agire con urgenza e di fermare il blocco illegittimo delle navi del soccorso civile in Italia. Tutte le navi SAR devono essere rilasciate immediatamente e le multe previste dalla legge devono essere annullate.</strong>&nbsp;<strong>La legge italiana che limita le attività di ricerca e soccorso delle ONG nel Mediterraneo centrale deve essere revocata immediatamente</strong>&nbsp;e al suo posto deve essere applicato il diritto marittimo internazionale e l’osservazione dei diritti umani come quadro di riferimento per tutti gli attori in mare. La Commissione europea deve contrastare la crescente violazione dei principi fondamentali dello Stato di diritto da parte dei suoi Stati membri alle frontiere esterne dell’UE. Inoltre,&nbsp;<strong>gli Stati dell’UE devono creare corridoi legali e sicuri per evitare che le persone siano costrette ad imbarcarsi su navi non idonee alla traversata.</strong></p>



<p><em>[1] Decreto legge n. 1/2023, modificato dalla legge n. 15 del 24 febbraio 2023.</em></p>



<p><em>[2] Emendamenti del 2004 alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio in mare (1979), risoluzione MSC.155(78) dell’IMO, 3.1.9; risoluzione MSC.167(78) dell’IMO, 2004, 6.8.</em></p>



<p><strong>ONG FIRMATARIE DELL’APPELLO</strong></p>



<p><strong>Frist signatories:</strong></p>



<p>CompassCollective</p>



<p>EMERGENCY</p>



<p>iuventa-crew</p>



<p>Louise Michel</p>



<p>Maldusa</p>



<p>MARE*GO – Zusammenland gUG</p>



<p>Médecins Sans Frontières</p>



<p>MEDITERRANEA Saving Humans</p>



<p>Mission Lifeline</p>



<p>Open Arms</p>



<p>ResQ – People Saving People</p>



<p>RESQSHIP</p>



<p>r42-SailAndRescue</p>



<p>Sea-Eye e. V.</p>



<p>Sea-Punks</p>



<p>Sea-Watch e.V.</p>



<p>SMH –&nbsp;Salvamento Marítimo Humanitario</p>



<p>SOS Humanity</p>



<p>SOS Mediterranee</p>



<p><strong>Second signatories:</strong></p>



<p>United4Rescue</p>



<p>Alarm Phone</p>



<p>borderline-europe</p>



<p>PRO ASYL</p>



<p>Statewatch<br>Seebrücke&nbsp;</p>



<p>Human Rights at Sea&nbsp;</p>



<p>Lighthouse Relief</p>



<p>aditus foundation</p>



<p>I Have Rights.&nbsp;</p>



<p>La Cimade</p>



<p>Channel Info Project from l’Auberge des Migrants</p>



<p>Progetto Mem.Med</p>



<p>LasciateCIEntrare</p>



<p>Melitea</p>



<p>Convenzione per i diritti nel Mediterraneo</p>



<p>Abolish Frontex Roma</p>



<p>Stop Border Violence&nbsp;</p>



<p>Asmara’s World</p>



<p>Gisti (Groupe d’information et de soutien des immigré·e·s)</p>



<p>Seebrücke Frankfurt am Main</p>



<p>Pasaje Seguro Cantabria</p>



<p>Medici del Mondo</p>



<p>Alarme Phone Sahara</p>



<p>Are You Syrious?</p>



<p>migration-control.Info Projekt</p>



<p>Lungo la Rotta Balcanica&nbsp;</p>



<p>Migreurop</p>



<p>ASGI Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione</p>



<p>Ärzte der Welt e.V. / Médecins du Monde Germany</p>



<p>#LeaveNoOneBehind</p>



<p>Europasilo</p>



<p>Associazione Don Vincenzo Matrangolo E.T.S.&nbsp;</p>



<p>MoCi A.p.s.&nbsp;</p>



<p>Recosol (Rete delle comunità solidali)&nbsp;</p>



<p>Boza Fii ( Benn Kaddu – Benn Yoon )</p>



<p>Europe Must Act</p>
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		<title>La speranza non è reato</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 08:25:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="585" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1024x585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16625" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1024x585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-768x439.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1536x878.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>(Di Luigi Ciotti su Lavialibera)</p>



<p></p>



<h3>Il conflitto in Ucraina ha dimostrato che accoglienza e solidarietà sono possibili. Ora servono politiche che mettano in cima alle priorità la vita delle persone, senza fare alcuna distinzione tra i popoli che necessitano di aiuto</h3>



<p>La speranza non è reato. Non può essere reato sperare di migliorare le proprie condizioni di vita. Senza speranza non c’è vita ma soltanto sopravvivenza. E a volte neppure quella, quando la situazione intorno è fatta di guerra, carestia, persecuzioni e violenze. Eppure noi pretendiamo di decidere chi ha diritto di sperare, e chi no. Chi ha diritto di vivere, e chi no.<br>La&nbsp;<strong>guerra in Ucraina</strong>, una sciagurata aggressione militare che in poche settimane ha costretto milioni di persone a lasciare le proprie case per cercare salvezza oltre i confini del Paese, ha smascherato anni di propaganda sul tema dell’immigrazione. La risposta coesa dell’<strong>Europa</strong>&nbsp;nell’<strong>accogliere i profughi</strong>&nbsp;e la generosità delle popolazioni, a partire da quelle più prossime al conflitto, ha dimostrato ciò che alcuni sostenevano, inascoltati, da sempre: quando c’è la volontà politica di salvare vite, e mettere la vita umana al primo posto, tutto diventa possibile.&nbsp;</p>



<h3>Aiuti e oblio</h3>



<p>In un tempo veramente breve, la solidarietà nei confronti delle persone in fuga ha consentito di dare efficacia a norme rimaste a lungo sulla carta, di superare vincoli sanitari e burocratici che sembravano insormontabili, di trovare accordi economici e far dialogare pubblico e privati in vista di un migliore coordinamento. Soprattutto, ha messo a tacere chi era abituato a definire “<strong>emergenza</strong>” l’arrivo, ogni anno, di poche migliaia di disperati attraverso le&nbsp;<strong>rotte pericolose del Mediterraneo o dei Balcani</strong>. Poiché si è visto che, anche di fronte a numeri ben maggiori, è possibile trovare spazi e costruire condizioni di accoglienza dignitose.</p>



<p>È partita allora la gara dei distinguo, delle classifiche di cosa è più guerra, di&nbsp;<strong>chi è più profugo</strong>, di quali situazioni sono disperate davvero e meritano la nostra mobilitazione. E poi, magia, si è smesso semplicemente di parlarne, come del resto è molto calata l’attenzione sul conflitto ucraino, non diversamente da quanto accaduto a&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-schede-704-infografica_guerre_conflitti_mondo?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti gli altri conflitti che pure continuano a provocare morte e devastazione nel mondo</a>.</p>



<p>Intanto, i disperati cui si nega il diritto di sperare non hanno smesso di affrontare le&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-tag-8-flussi_migratori?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rotte di morte del mare e dei monti</a>, trovando sempre le stesse porte chiuse, le stesse leggi selettive, la stessa disumanità. Di fronte a famiglie che con dedizione hanno accolto donne e bambini, investendo spazi privati, soldi e cuore. Di fronte ad associazioni che hanno messo in gioco le loro risorse sempre scarse, pur di rispondere al bisogno di protezione dei più fragili. Di fronte a un&nbsp;<strong>sistema scolastico</strong>&nbsp;che immediatamente si è attivato per far sentire a casa i piccoli arrivati col trauma della guerra, non è mancato chi ha speculato e ha visto nell’accoglienza un’occasione di tornaconto personale, a livello economico e di immagine. Così, se prima si monetizzava consenso sulla paura dei profughi, subito dopo lo stesso consenso si è monetizzato su&nbsp;<strong>una frettolosa pietà&nbsp;</strong>nei loro confronti. Quanta ipocrisia e quanto cinismo, mascherati da solidarietà.</p>



<h3>L’esercito dei profittatori</h3>



<p>Sperare non è reato, ma c’è chi auspica che lo diventi. Mentre scrivo questo articolo, tornano alla ribalta proposte già rivelatesi fallimentari in passato: blocchi navali,&nbsp;<strong>decreti sicurezza</strong>, respingimenti. E intanto governi illiberali – come&nbsp;<strong>Turchia</strong>,&nbsp;<strong>Egitto</strong>,&nbsp;<strong>Libia</strong>&nbsp;– riescono a condizionare gli equilibri internazionali, mercificando la speranza dei diseredati e la paura di chi vede a rischio i propri privilegi. Tengono in ostaggio migliaia di esseri umani che l’<strong>Europa non vuole&nbsp;</strong>e in cambio di questo “favore” pretendono soldi e la libertà di reprimere qualsiasi opposizione interna.&nbsp;</p>



<p>Sperare non è reato, ma su quella speranza quanti reati si compiono! Dai<a href="https://lavialibera.it/it-schede-200-com_e_fatto_un_trafficante_di_migranti?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;trafficanti di esseri umani&nbsp;</a>ai caporali, dai gestori corrotti dei meccanismi di accoglienza ai politici che usano il tema come un’arma elettorale. Il tutto a scapito di chi si muove onestamente per salvare vite e costruire&nbsp;<strong>opportunità durevoli</strong>, rispettose dei bisogni, dei legami e delle aspirazioni della gente.<br>Sperare non è reato, e noi continuiamo a sperare che questo concetto sacrosanto venga tradotto in politiche lungimiranti e leggi che guardano altrettanto lontano. Non è solo un problema di immigrazione, del resto.</p>



<h3>Un racconto distorto</h3>



<p>Pensiamo alle norme sullo&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-schede-459-ius_soli?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ius soli&nbsp;</a>– delle quali&nbsp;<em>lavialibera</em>&nbsp;si è occupata qualche numero fa – che non riguardano persone migranti ma&nbsp;<strong>giovani nati qui, italiani di fatto</strong>.&nbsp;Pensiamo alle sacche di povertà e illegalità in cui vengono lasciate campare comunità di diversa origine: dagli insediamenti informali di famiglie rom alle baraccopoli dei<a href="https://lavialibera.it/it-schede-235-migranti_sfruttamento_caporalato_straberry_startup_milano?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;lavoratori stagionali</a>, come se fossero realtà extraterritoriali, fuori dalla nostra giurisdizione, e dove si interviene, se si interviene, perlopiù in maniera repressiva.<br>Pensiamo anche solo al diverso taglio che viene dato alle notizie, specie quelle tragiche: quando a morire in un incidente è un agiato turista straniero oppure uno straniero immigrato, quando a compiere un delitto è un italiano contro uno straniero o viceversa. Il&nbsp;<strong>razzismo strisciante</strong>&nbsp;che detta i titoli dei giornali in molti casi è lo stesso razzismo applicato ai flussi migratori o alle politiche di integrazione: tu sì e tu no,<strong>&nbsp;tu mi somigli</strong>&nbsp;mentre a te non voglio correre il rischio di somigliare mai.<br>La speranza non è&nbsp;reato, mentre sarebbe da introdurre il reato di “<strong>selezione delle speranze</strong>”. La presunzione che abbiamo di definire il grado di felicità e pienezza a cui può aspirare ciascuna vita, in base al luogo di nascita e alla cultura di appartenenza.&nbsp; Non lasciamo che su questo come su altri temi a fare la differenza sia l’indifferenza.</p>
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		<title>Eirene Fest: festival del libro per la pace e la nonviolenza</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2022 09:37:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo sempre più caotico, spersonalizzato, frenetico, disumano bisogna fermarsi a riflettere e cercare il senso profondo delle cose. I libri hanno svolto spesso questa funzione, quella di suggerire una direzione. In un’epoca&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="400" height="260" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16123" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></figure></div>



<p>In un mondo sempre più caotico, spersonalizzato, frenetico, disumano bisogna fermarsi a riflettere e cercare il senso profondo delle cose.</p>



<p>I libri hanno svolto spesso questa funzione, quella di suggerire una direzione.</p>



<p>In un’epoca di conflitti abbiamo bisogno dei libri per la pace e la nonviolenza: libri che ci consigliano, che ci guidano, che ci ispirano verso un mondo con al centro l’essere umano, le sue idee, i suoi sentimenti, le sue azioni verso un mondo migliore.</p>



<p>Invitiamo associazioni, istituzioni, case editrici, scrittori, giornalisti, personalità al fine di rendere questa proposta concreta e l’inizio di un cammino permanente e duraturo verso un’altra visione del mondo con al centro le persone, la solidarietà, il dialogo, la convergenza, i diritti umani, l’ambiente, la diversità.</p>



<p><strong>A chi è rivolto il Festival</strong></p>



<p>Innanzitutto invitiamo le case editrici e i loro autori, le scuole di ogni grado, l’associazionismo che si impegna per la pace, i diritti e la nonviolenza ad approfittare di un’occasione preziosa di interscambio e creazione di reti e relazioni.</p>



<p>Infine il festival vuole essere un momento di approfondimento delle tematiche della pace e la nonviolenza con il pubblico in generale.</p>



<p><strong>Data</strong></p>



<p>Il Festival del libro per la pace e la nonviolenza si svolgerà dal 2 al 5 Giugno 2022 a Roma.</p>



<p><strong>Location</strong></p>



<p>Il Festival si svolgerà nel quartiere romano di San Lorenzo, con una sede principale ai Giardini del Verano ma con sedi diffuse presso le sedi istituzionali, associative e culturali di un quartiere famoso per la sua vitalità, socialità e impegno.</p>



<p><strong>Obiettivi</strong></p>



<p>Il principale obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione sulle tematiche proposte, di grande attualità. La cultura della nonviolenza, l’abolizione delle armi nucleari, l’aspirazione a un Mediterraneo di pace sono questioni cardine per passare dall’attuale preistoria a una storia pienamente umana. Per realizzare queste aspirazioni bisogna innanzitutto crederci e, in questo senso, l’incontro della popolazione con le realtà e le personalità che da sempre si muovono in questa direzione, è imprescindibile. Impensabili sono le sinergie che possono crearsi dall’incontro delle persone in un ambito creativo come quello di un festival. Imprevedibili possono essere le conseguenze, in un’epoca instabile e incerta come quella che stiamo vivendo.&nbsp;</p>



<p>In secondo luogo, il festival ha l’obiettivo di dare alimento alle reti esistenti – e crearne di nuove – fra gli attori che lavorano per la costruzione della pace e di un mondo nonviolento, con lo sguardo rivolto al futuro, ma anche all’attualità.</p>



<p><strong>Le tematiche del Festival</strong></p>



<p><em>Stop alle armi nucleari</em></p>



<p>Il 22 gennaio del 2020 è stato ratificato il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari dell’ONU, dopo la realizzazione di una Campagna Internazionale (ICAN) che ha coinvolto oltre 500 attori sociali in diversi paesi e che ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 2017. In Italia questo evento di portata storica non ha avuto l’eco che meritava, nonostante gli sforzi della società civile pacifista; il nostro paese non ha firmato il Trattato ed è, a maggior ragione, necessario creare coscienza sociale sulla pericolosità di queste armi per l’umanità e il pianeta.</p>



<p><em>Cultura della nonviolenza, educazione nonviolenta</em></p>



<p>Nella storia della nonviolenza, troppo poco studiata nelle scuole, ci sono esperienze di diverse dimensioni disseminate su tutto il globo nelle diverse epoche. Siamo soliti riferirsi agli esempi del Mahatma Gandhi o di Martin Luther King per parlare di cultura nonviolenta e di risultati concreti della lotta sociale nonviolenta, ma esistono correnti di portata internazionale più vicine nel tempo, molto vitali e attive in vari campi come quella dell’Umanesimo Universalista di Silo, il Metodo MmE di Pat Patfoort, la CNV di Marshall Rosenberg, per fare qualche esempio.</p>



<p>In Italia, dove il pensiero e la pratica della nonviolenza hanno attraversato diversi ambiti, da quello più propriamente filosofico a quello più direttamente impegnato nei processi di trasformazione sociale e di risoluzione dei conflitti, alcune figure hanno valicato i confini nazionali, acquisendo una rilevanza internazionale, a partire, tra gli altri, da Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lanza del Vasto, Alex Langer. Ci sono inoltre moltissime esperienze di ricerca-azione volte alla risoluzione nonviolenta dei conflitti che rappresentano un bagaglio culturale inestimabile che merita un’adeguata visibilità. In questo ambito, l’adozione, nel quadro della ricerca-azione, di un approccio e di una metodologia nonviolenti, ha contraddistinto il pensiero e l’iniziativa di alcune figure di primo piano, in alcuni casi anche di spessore internazionale, della peace-research italiana, tra i quali, in particolare, Alberto L’Abate e Nanni Salio.</p>



<p>Le numerose esperienze pedagogiche innovative sviluppatesi in Italia e nel mondo fanno spesso riferimento alla nonviolenza ma, anche quando questo non sia esplicito si inquadrano nelle idee della pedagogia attiva, inclusiva e circolare che è evidentemente una pedagogia nonviolenta.</p>



<p><em>Mediterraneo, mare di pace</em></p>



<p>Non c’è bisogno di spendere molte parole per chiarire la necessità di rendere il Mediterraneo un luogo di pace e collaborazione. La cronaca degli ultimi decenni è fin troppo eloquente nel mostrare ciò che alcuni hanno cercato di non vedere. Le città-porto affacciate sul Mediterraneo hanno senza dubbio un diverso vissuto dell’attualità, come anche portano in sé l’esperienza del contatto con le altre culture che fin da tempi antichissimi hanno esplorato le nuove terre e incontrato i popoli dell’altra sponda, attraversando il mare. Oltre la cronaca e le vicende storiche, i legami culturali dei paesi affacciati sul Mediterraneano hanno radici profondissime che si manifestano in usi, costumi e fino all’etimologia delle parole che ci accompagnano ancora nelle diverse lingue. In questo senso il festival aderisce pienamente alla Campagna&nbsp;<em>Mediterraneo mare di Pace</em>.</p>



<p><em>Nondiscriminazione</em></p>



<p>All’interno del festival, il 2 di Giugno, si inserirà con le sue tradizionali attività la&nbsp;<em>Festa della Repubblica Multietnica</em>&nbsp;momento essenziale per ribadire la necessità di una Repubblica inclusiva, nondiscriminatoria, aperta alla diversità.</p>



<p><em>Cura del pianeta</em></p>



<p>La nonviolenza è, in questo momento storico, anche e soprattutto curare la nostra casa comune e spingere affinché la cura del pianeta sia una priorità assoluta per organismi internazionali, governi, istituzioni di ogni tipo fino ai singoli cittadini.</p>



<p>È urgente rispondere, anche sul piano culturale, alle richieste di ecologia sociale, di giustizia climatica, di qualità della vita.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2021 10:38:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly (anbamed.it) I titoli Siria: Catturato dai curdi un capo dell’Isis. Migranti: Naufragi al largo delle coste tunisine e greche. Palestina occupata:&#160;Sostituzione etnica in Cisgiordania e Golan occupati.Sudan:&#160;Centinaia di feriti nelle&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly (anbamed.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15926" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Siria:</strong> Catturato dai curdi un capo dell’Isis. Migranti: Naufragi al largo delle coste tunisine e greche.</p>



<p><strong><u>Palestina occupata:</u></strong>&nbsp;Sostituzione etnica in Cisgiordania e Golan occupati.<strong>Sudan:</strong>&nbsp;Centinaia di feriti nelle manifestazioni di protesta contro il regime militare.&nbsp;Egitto:&nbsp;Si infittisce di mistero lo scandalo della banda di tombaroli capeggiata da un imprenditore e da un ex parlamentare.</p>



<p><strong><u>Libia:</u></strong>&nbsp;Si riunisce oggi il Parlamento per il piano del dopo naufragio delle elezioni.</p>



<p><strong><u>Yemen:</u></strong>&nbsp;Una guerra senza fine e dimenticata.</p>



<p><strong><u>Somalia:</u></strong>&nbsp;Un predicatore di una moschea di origine somala è stato ucciso nell’Ohio (USA)</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Le unità speciali delle forze democratiche siriane (FDS; curdi), supportate dagli statunitensi, hanno arrestato un capo&nbsp;dell&#8217;ISIS. Si chiama Mohammed AbdelAwwad&nbsp;e noto con il soprannome&nbsp;di Rasheed. Stava architettando un attacco in grande stile contro il carcere di Ghuweran&nbsp;nella provincia&nbsp;siriana nord orientale di Hasakah.</p>



<p>Secondo le confessioni&nbsp;dello stesso, l&#8217;attacco al carcere sarebbe avvenuto con un&#8217;autobomba guidata da un kamikaze, l&#8217;entrata di diversi attentatori&nbsp;suicidi con cinture esplosive e un camion carico di 165 Kalashnikov da distribuire&nbsp;ai prigionieri, per prendere possesso della struttura e compiere altri attacchi contro la guarnigione delle FDS.</p>



<p>Secondo quanto riportato&nbsp;dalla stampa curda siriana e irachena l&#8217;attacco contro il covo dell&#8217;Isis sarebbe avvenuto con un&#8217;operazione inconsueta: sono state usate due autobombe fatte esplodere contro l&#8217;abitazione del capo jihadista.</p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Mobilitazione in Cisgiordania contro le aggressioni dei coloni diventate quotidiane con la protezione dell’esercito di occupazione. A Burqa, a Kusra ed in altre località del distretto di Nablus, i coloni hanno inscenato nel giorno di Natale attacchi ai villaggi e cittadine palestinesi con incendi e lanci di pietre. L’intento è quello di costringere gli abitanti a abbandonare le loro case e fuggire per lasciare posto all’espansionismo coloniale. Una politica sistematica di sostituzione etnica: nel 2021, l’esercito di occupazione ha ordinato la demolizione di 700 unità abitative nel distretto, mentre nelle colonie sono state costruite 3000 case. 145 organizzazioni palestinesi della società civile hanno lanciato un appello all’ONU, per garantire la protezione alla popolazione autoctona da questa politica razzista del governo israeliano.</p>



<p>Il governo Bennett ha approvato un piano per il raddoppio degli insediamenti ebraici nel Golan siriano occupato. I coloni passeranno entro il 2030 dagli attuali 50 mila a 100 mila.</p>



<p><strong>Migranti</strong></p>



<p>La guardia costiera ha riportato in Tunisia 44 migranti che si trovavano al largo delle coste di Ben Gardane, al confine con la Libia. Prevalentemente erano siriani e maliani e provenivano da un porto libico. La Tunisia sta assumendo sempre di più il ruolo di gendarme dei confini sud dell’Unione Europea. Secondo la stampa locale, alcuni migranti hanno informato gli operatori della mezzaluna rossa che il gommone che li trasportava non era in avaria al momento del suo blocco da parte della Marina tunisina. &nbsp;</p>



<p>È andata peggio per i migranti che tentavano di raggiungere le coste delle isole greche: 24 persone sono morte e 92 salvate. La guardia costiera greca ha compiuto negli ultimi 5 giorni ben tre salvataggi di imbarcazioni in avaria. La maggior parte dei migranti sono di nazionalità siriana e egiziana.<strong>Sudan</strong>&nbsp;Grandi manifestazioni sabato in Sudan per la democrazia e contro il potere politico dei militari. La polizia ha sparato lacrimogeni. La protesta respinge l’accordo tra il premier Hamdouk e il generale golpista Burhan, per la condivisione del potere nella fase transitoria fino alle elezioni politiche del 2023. Secondo il sindacato dei medici ci sono stati 178 feriti, tra i quali diversi gravi per i colpi di lacrimogeni lanciati ad altezza d’uomo e 8 colpiti da pallottole vere. Almeno 700 le persone che hanno ricevuto cure per soffocamento provocato dai gas. Per bloccare l’arrivo della folla ai centri di concentramento, la polizia ha chiuso i ponti sul Nilo, interrotto le comunicazioni telefoniche e internet. Il Comitato organizzatore ha denunciato che venerdì, il giorno prima della manifestazione, reparti della polizia avevano fatto irruzione nelle case dei coordinatori ed arrestato molti di loro per far fallire la catena organizzativa della mobilitazione. La crisi sudanese si è acuita in seguito al colpo di Stato del 25 ottobre, ordito dai generali contro la componente civile del governo. La manovra maldestra era arrivata pochi giorni prima della consegna del vertice del consiglio presidenziale ai civili, prevista dagli accordi del 2019 per la metà di novembre. L’isolamento internazionale e le mobilitazioni popolari hanno costretto i generali a fare un passo indietro, ma con l’accordo siglato col premier Hamdouk, hanno mantenuto nelle loro mani un forte potere sulle sorti del paese. &nbsp;&nbsp;<strong>Egitto</strong>Uno scandalo nello scandalo. Il giudice incaricato del processo contro l’imprenditore, Hassan Ratib e l’ex parlamentare, Alaa Hassanin, implicati nella banda dei tombaroli, ha rinunciato all’incarico per “<em>motivi di inopportunità</em>”. I due imputati insieme ad altri 23 sono accusati di aver organizzato una banda di tombaroli alla ricerca di reperti archeologici con vere e proprie missioni di scavi. L’inchiesta è partita lo scorso giugno ed ha riportato alla scoperta di tesori antichi importantissimi, trafugati e pronti per l’espatrio. Nella vicenda sembra implicato l’ex ambasciatore degli Emirati arabi Uniti al Cairo, che è stato richiamato dal suo paese lo scorso novembre. Secondo un ex diplomatico egiziano a Doha, avrebbe permesso l’espatrio dei reperti con la valigia diplomatica. Nell’inchiesta viene citato il nome di un’emira saudita interessata all’affare.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Oggi si riunisce il Parlamento per decidere un piano per le elezioni. Non è ancora chiaro l’orientamento sul percorso da intraprendere: rinviare per un mese o due oppure addirittura per altri 6 mesi. Nel frattempo non sono chiare le sorti del governo Dbeiba, uno dei protagonisti del rinvio delle elezioni per la sua candidatura alle presidenziali mentre era a capo dell’esecutivo. Il suo governo è accusato di corruzione e di sussidi a pioggia per finanziare la campagna elettorale a spese dello Stato. Lo stesso premier ha annunciato nei giorni scorsi che il suo governo ha speso, in 6 mesi, 19 miliardi di dollari. L’ultimo scandalo riguarda l’importazione di vaccini anti covid. La Commissione di controllo finanziario sulle attività &nbsp;economiche ha denunciato anomalie nell’affidamento del bando e incongruenza con i prezzi internazionali. Il Ministero della Salute stava importando 2 milioni di dosi Sinovax ad un prezzo sette volte superiore a quello del mercato internazionale. La commessa è stata bloccata, ma è una goccia in un mare di corruzione dilagante.</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Il comando delle forze saudite in Yemen ha informato di aver colpito ieri e sabato la capitale Sanaa, per mettere fuori uso un campo di addestramento al lancio di droni. Gli Houthi invece sostengono che ad essere colpite sono state costruzioni civili. Nessuna delle due parti parla delle vittime. I militari sauditi e i ribelli Houthi continuano a minacciarsi a vicenda di allargare le operazioni belliche.</p>



<p><strong>Somalia</strong></p>



<p>L’associazione islamica USA CAIR ha annunciato un premio di 10 mila dollari a chi fornisse informazioni sugli assassini del predicatore somalo, Imam Mohamed Hassan Adam, trovato morto dopo tre giorni di sparizione. Il predicatore era a capo di una moschea di Columbus (Ohio), affiliata alla CAIR. Sabato è stato trovato in un&#8217;auto, ucciso con colpi di pistola. Chi lo ha assassinato? Al-Arabiyah sostiene che gli assassini si troverebbero nella stessa comunità islamica della moschea e dell&#8217;associazione CAIR che la gestisce. Il motivo? La collaborazione di Adam con un&#8217;inchiesta dell&#8217;FBI sui legami tra Cair e movimenti jihadisti.</p>



<p><strong>Approfondimento</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2021/12/27/gerusalemme-sgomberi-piu-vicini-sheikh-jarrah-ritorna-campo-di-battaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2021/12/27/gerusalemme-sgomberi-piu-vicini-sheikh-jarrah-ritorna-campo-di-battaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>GERUSALEMME. Sgomberi<br>più vicini, Sheikh Jarrah ritorna campo di battaglia</p>



<p>di&nbsp;<strong><em>Michele Giorgio</em></strong>&nbsp;</p>



<p><a href="https://pagineesteri.it/2021/12/18/primo-piano/gerusalemme-sgomberi-piu-vicini-sheikh-jarrah-ritorna-campo-di-battaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://pagineesteri.it/2021/12/18/primo-piano/gerusalemme-sgomberi-piu-vicini-sheikh-jarrah-ritorna-campo-di-battaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><em>Pagine Esteri, 18 dicembre 2021</em>&nbsp;–</p>



<p>Gli scontri a&nbsp;<strong>Sheikh Jarrah</strong>&nbsp;sono cominciati poco dopo la preghiera islamica del venerdì, davanti alla casa della&nbsp;<strong>famiglia palestinese Salem</strong>: 11 persone di tutte le età che il&nbsp;<strong>29 dicembre rischiano concretamente di rimanere senza un tetto</strong>&nbsp;sulla testa e di vedere la loro abitazione occupata dai coloni israeliani. Ieri per diversi minuti il quartiere palestinese è rimasto avvolto nel fumo delle granate stordenti lanciate in abbondanza dai poliziotti che, a colpi di manganello, hanno arrestato alcuni giovani palestinesi e ferito diversi altri – tra i quali un fotografo,&nbsp;<strong>Mahmoud Aliyan</strong>&nbsp;– riportando una calma precaria nella zona da mesi luogo delle proteste di palestinesi e di attivisti israeliani. I media locali riferivano in serata che sono rimasti leggermente feriti anche due agenti.</p>



<p>A novembre le famiglie a rischio avevano respinto un compromesso proposto dalla Corte suprema israeliana che avrebbe permesso loro di rimanere nelle case per altri 15 anni riconoscendo però ai coloni la proprietà delle abitazioni. Un punto che i palestinesi ritengono inaccettabile. I<strong>&nbsp;Salem, perciò, potrebbero diventare la prima delle sette famiglie a rischio immediato di espulsione dalle case di Sheikh Jarrah – dove vivono dal 1956 –</strong>&nbsp;sulla base di una sentenza di una corte israeliana che ha riconosciuto il diritto dei coloni di reclamare terreni appartenuti ad ebrei prima del 1948. Diritto che la legge israeliana invece nega ai palestinesi nel caso delle proprietà arabe a Gerusalemme confiscate dopo la fondazione dello Stato ebraico. La casa dei Salem è già stata recintata e i coloni si preparano ad occuparla.</p>



<p><strong>Il vicesindaco di Gerusalemme, Arye King</strong>, di recente è andato a Sheikh Jarrah assieme al colono che occuperà l’abitazione. «Stiamo facendo dei progressi incredibili ogni giorno. Qui costruiremo un parcheggio, avremo delle case, presto tutta l’area diventerà ebraica», ha detto ai giornalisti presenti. La tensione nel quartiere sta tornando alta come la scorsa primavera quando la minaccia di sgombero con la forza delle famiglie palestinesi&nbsp;<strong>innescò un nuovo scontro militare tra Israele e Hamas a Gaza.</strong>&nbsp;Lunedì, inoltre, i giudici dovrebbero incriminare la 14enne palestinese che una decina di giorni fa ha ferito una israeliana nei pressi di Sheikh Jarrah.&nbsp;<strong>La ragazzina fa parte della famiglia Hammad, una di quelle minacciate di espulsione,</strong>&nbsp;e nega qualsiasi coinvolgimento nell’accaduto.</p>



<p>Ieri centinaia di israeliani hanno preso parte ai funerali di&nbsp;<strong>Yehuda Dimentman, il colono dell’avampostoebraico di Homesh, in Cisgiordania, ucciso giovedì da spari esplosi da un’auto palestinese</strong>. Durante i funerali si sono uditi appelli alla «vendetta» di Dimentman che è stato inumato a Gerusalemme. Ma la vendetta è già scattata. Giovedì sera e ieri mattina, centinaia di coloni si sono riuniti sulle strade della Cisgiordania per lanciare sassi contro le automobili palestinesi. Hanno anche aggredito i contadini nei villaggi di&nbsp;<strong>Karyut e Burqa</strong>&nbsp;(Nablus). Di recente si è parlato parecchio della violenza dei coloni a danno dei civili palestinesi, aumentata del 150% in due anni, e della tensione che genera in Cisgiordania.&nbsp;<strong>Violenza che il premier israeliano Bennett considera «insignificante»</strong>&nbsp;mentre, sostiene, i coloni sarebbero le vere vittime, perché presi di mira dal «terrorismo palestinese».</p>



<p>Si avverte una forte tensione e l’esercito israeliano ha fatto affluire rinforzi in Cisgiordania. Ha quindi sequestrato le telecamere di sorveglianza nell’area vicino a quella dell’agguato e ha compiuto numerosi arresti e perquisizioni nelle case palestinesi. Si ritiene che l’attacco sia opera di militanti di Hamas, perché il movimento islamico ha subito applaudito all’azione armata.</p>
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		<title>75 persone sono in grave pericolo di vita a 50 miglia da Lampedusa</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2021 14:39:02 +0000</pubDate>
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<p>Carissimi,</p>



<p>75 persone sono in grave pericolo di vita a 50 miglia da Lampedusa.&nbsp;</p>



<p>Hanno chiesto soccorso alle ore 22 di ieri 18/11. Noi delle Veglie Contro le Morti in Mare stiamo testimoniando in varie piazze che non vogliamo che questi nostri fratelli siano fatti morire.</p>



<p>Chiediamo a tutt* di darci una mano mandando mail e messaggi twitter ai responsabili. Di seguito diamo indirizzi e testi.</p>



<p>Sia dalle piazze che dalle case facciamo&nbsp; partire subito il MASSIMO di mail e di messaggi twitter, ai responsabili del soccorso:</p>



<p><strong>Draghi, Lamorgese,&nbsp; Giovannini, Guerini e Di Maio.</strong></p>



<p><strong>Di seguito ci sono i testi e gli indirizzi per la mail e per twitter.&nbsp;</strong>Importante Twitter, lo seguono in tempo reale.</p>



<p>È  importante che ricevano tanti messaggi da mittenti diversi con la stessa richiesta di soccorrere  immediatamente, di non lasciar morire, MENTRE possono farlo.</p>



<p>Chiediamo magari a parenti amici e conoscenti di darci una mano.</p>
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		<title>ResQ People: la prima missione. La nave ha salpato gli ormeggi dal porto di Burriana</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 07:16:20 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/kmMgb1aBMiA2EpQzDzM_poRJHlyZ7yVz8roH0TySuH-aAnpLkVnHHQkSvoQiOLVSoc3GEduYa9SPqMNXFXyjbv6q6GDsYoY0lWnRC-aAJHjoRd2z4uQLS4CSQ2WxQYd8_fPihCLvm5wlUA=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/ConsoleImages/LOGO_ResQ_200px.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Image" title="Image"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/ezWTSbLS2p773cCPCruLz8w-J4SMAqnDqPEds54Cf74QOZTt6t_pw0mpbVv50hkbl35qSmjev5f8OrHYKZSXhMKwg7cmTCL13nrvyt9pMil3zeTpCa6qIoXfc8WK9hDiT2yKXn0rOg=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/header_nl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Image" title="Image"/></figure>



<p>Carissime amiche, carissimi amici,</p>



<p>vi scriviamo dal ponte della ResQ People, che poco fa ha mollato gli ormeggi ed è salpata dal porto di Burriana:&nbsp;<strong>è iniziata la prima missione della nostra nave</strong>&nbsp;(<a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=0%3dOTFaJ%26B%3d7d%264%3dRBa%265%3dQCYKS%261%3dE0JvP_8qYw_I1_xxip_8C_8qYw_H63TC.6g0u2uL1.3uJ_8qYw_H6xB9GvB5FrB_8qYw_H62Ft5uP_8qYw_H68XP8q1gZAcKX0aPSCYJ%264%3dsR9LiX.45z%26F9%3dW8YH&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">guarda qui la diretta</a>).</p>



<p>Siamo un po’ commossi… no, non è vero: <strong>siamo molto commossi, emozionati, e grati a ognuno di voi per aver contribuito a realizzare questa impresa</strong> e preparare questa prima missione. </p>



<p><strong>Sono state settimane molto intense, qui al porto di Burriana</strong>: bisognava completare gli ultimi passaggi burocratici e tutte le carte necessarie, bisognava controllare la nave centimetro per centimetro per verificare che fosse tutto a posto, ordinare tutto quello che serve per poter partire, dai caschi dei soccorritori al cibo per i naufraghi, dai farmaci ai pennarelli per i bambini, dai vestiti di ricambio per chi ne avrà bisogno ai dispositivi di protezione contro il Covid, fare tante esercitazioni…</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=7%3dHVGXC%26D%3d8a%26w%3dTCX%26x%3dSDVDU%262%3dB3LwM_1sZt_B3_yubr_90_1sZt_A84Q6.8h7n4vIt.5vG_1sZt_A84535o_LZuW_VoDpPn_JXwY_Tm_LZuW_WoN_5j3hyubr_08ASGdDXBbCVGWFTA_LZuW_VEJl0_1sZt_B64535o_JnJt5uAuE%26m%3dE2M558.HnL%26pM%3dFT9V&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/7W8Dm3HdaNFI11lrez5m8s8ibkpqgze1qzCTD9_AyVjr7s9bZt7QmQTdiGFLaEZpRpi6ZLW4_ovKKKacYZN5K9QnapxCfvR-cnS2-aPW7AYZiFVSZIvO7hzujWq_ii3ae2CzszsrY7a9=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/header_nl_5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Se foste stati qui, in questi giorni, avreste spesso sentito gridare “Catena umana!”: e tutti a mettersi in fila per scaricare un furgone, passarsi latte di verdure in scatola, riso, cuscus, acqua, medicine… Un’altra frase che avreste sentito molto spesso è “Ti serve una mano?”. Perché siamo tutti pieni di lavoro, ma se per caso hai un minuto libero e vedi che qualcuno è indaffarato, beh, siamo un equipaggio: tutti si mettono a disposizione di tutti. Se foste stati qui avreste sentito rumori di martelli, la vibrazione del motore, tanti “Scusa” e “Prego” ogni volta che cedi il passo a qualcuno mentre lo incroci negli spazi angusti come quelli di una nave. E&nbsp;<strong>ogni volta ti scambi anche un sorriso</strong>: perché siamo felici di essere qui, insieme, con lo stesso obiettivo. Salvare persone. Vi viene in mente una cosa più bella da fare insieme? Se foste stati qui avreste sentito il rumore delle nocche delle nostre mani che battono tutte insieme sul tavolo della sala mensa: è un applauso, come quello che è scoppiato ieri alla fine della riunione del mattino, quando è stata annunciata l’ora della partenza della nave. Avreste sentito parlare tanto in inglese &#8211; è la nostra lingua ufficiale di bordo &#8211; ma anche affiorare parole nelle sette diverse lingue del nostro equipaggio. Avreste sentito qualcuno cantare mentre sistema la farmacia o svita bulloni, il rumore del vento, e il miagolio della famiglia di gatti neri che ogni sera alla stessa ora si presenta sul molo della ResQ People a chiedere la cena al nostro equipaggio.&nbsp;<strong>Avreste sentito tanta fretta di partire, perché quest’anno &#8211; lo sappiamo &#8211; più di mille persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale, dove ora ci stiamo dirigendo.</strong></p>



<p>Ci metteremo qualche giorno ad arrivare nella zona di ricerca e soccorso: abbiamo molte miglia da fare e ancora qualche esercitazione in mare aperto che ci aspetta. Dal ponte della nave, ora che abbiamo mollato gli ormeggi, abbiamo una parola fissa in testa: grazie.&nbsp;<strong>Grazie, davvero, per aver creduto in ResQ, per aver contribuito &#8211; in tanti modi, ognuno come poteva &#8211; a far salpare questa nave</strong>. Vi sentiamo tutti qui con noi.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=5%3dEaSV0%26I%3dJY%26t%3dYOV%26u%3dXPTAZ%26D%3d3g8t0zQ9K_xxlr_98_AsYw_K8_xxlr_8CuAz.IH_JWzi_TlwAAs8fAyP2GtB%26w%3dE1PE57.KxL%26oP%3dPT8Y&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/8O9z6lXLiKdL-fdeOvLEaY3F273l1vblMPeRQH9Gk02lPvupNFEZt0y8ggogwfzs-pJMLSWdqyuN_r9ii5tSz8BLUEcPsnN_5hi2W4Rz6V_-siRyUtQWwuwHXIHPqirjNAN3WYT-Ew=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/chiusa_nl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p><strong>Ci sentiamo nei prossimi giorni, intanto seguiteci sui nostri canali social e teneteci con voi, così come qui vi teniamo con noi.</strong></p>



<p>Qui ResQ People, in navigazione verso il Mediterraneo centrale: un abbraccio a tutte e tutti da tutte e tutti noi.</p>



<p>Juan, Cecilia e il resto dell’equipaggio</p>



<p>Juan Matias Gil, capomissione<br>Cecilia Strada, responsabile della comunicazione.</p>
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		<title>Restoring family link, Trace the face: mese di luglio</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2021 07:47:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo il consueto poster Trace The Face di luglio, nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Restoring family link&#8221; a cura della Croce Rossa Internazinale, e vi chiediamo informazioni su due persone di cui sono pervenute richieste&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Oggi pubblichiamo  il consueto poster Trace The Face di luglio, nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Restoring family link&#8221; a cura della Croce Rossa Internazinale, e vi chiediamo informazioni su due persone di cui sono pervenute richieste di rintraccio da Croix Rouge Francaise e British Red Cross. </p>



<p><br>Si tratta di:</p>



<p><br><strong>DOUMBOUYA YOUSSOUF<br></strong>cittadino guineano di anni 41 (circa) che ha intrapreso la rotta mediterranea passando per la Libia</p>



<p><br><strong>BAZHDAR ISMAIL RASSUL</strong> cittadino iracheno di anni 36 (circa) che ha intrapreso (presumibilmente) la rotta balcanica passando per la Turchia</p>



<p></p>



<p>Aiutateci a trovarli. Grazie!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15496" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/TTF93_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>Anbamed: notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 07:47:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Farid Adly I titoli Palestina Occupata:&#160;Oggi a Gerusalemme Est la marcia delle bandiere della destra nazionalista israeliana. Iraq:&#160;Analisi del DNA per 123 corpi ritrovati in una fossa comune di Daiesh (ISIS).&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>a cura di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="534" height="463" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/siria-afrin-erdogan-534.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/siria-afrin-erdogan-534.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 534w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/siria-afrin-erdogan-534-300x260.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 534px) 100vw, 534px" /></figure>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Palestina Occupata:</strong>&nbsp;Oggi a Gerusalemme Est la marcia delle bandiere della destra nazionalista israeliana.</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;Analisi del DNA per 123 corpi ritrovati in una fossa comune di Daiesh (ISIS).</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;23 condanne definitive alla pena capitale per i dirigenti della Fratellanza Musulmana.</p>



<p><strong>Siria:</strong>&nbsp;Raids russi sulla regione desertica siriana contro i covi dei fuggiaschi jihadisti.</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;Ad Ajelat, duri scontri tra milizie nell&#8217;ovest libico, vicino al confine con la Tunisia.</p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Oggi, a Gerusalemme Est si svolgerà la marcia delle bandiere organizzata da movimenti di estrema destra nazionalista, per commemorare l&#8217;occupazione del giugno 1967. La manifestazione era stata vietata la scorsa settimana dalla polizia, ma l&#8217;ex governo Netanyahu l&#8217;aveva autorizzata fissandola per oggi, per mettere alla prova il nuovo governo guidato dal miliardario Bennett.</p>



<p>I movimenti palestinesi hanno fatto appello alla mobilitazione generale della popolazione di Gerusalemme per impedire il passaggio nei luoghi sacri della moschea di Al-Aqsa.</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Le autorità irachene hanno prelevato campioni da 123 resti umani della fossa comune scoperta nel 2020. Le vittime sono una parte dei 600 prigionieri trattenuti nel carcere di Daboush che i miliziani di Daiesh, nel giugno 2014, avevano condotto in una valle e sparato loro addosso, soltanto perché erano di confessione sciita. Quella di Daboush è stata la più terribile carneficina compiuta dai criminali jihadisti. Le analisi del DNA confrontate con quelle dei parenti dei prigionieri forniranno un&#8217;identità ai resti e permetteranno ai familiari di sapere la sorte delle vittime, considerate da 7 anni come disperse.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>La Cassazione ha confermato le condanne a morte per 12 ex dirigenti della Fratellanza Musulmana, accusati per gli scontri durante la carneficina del 3 agosto 2013, noti con il nome di Rabia Adaweia, quando le forze di polizia spararono contro i manifestanti. L&#8217;accusa rivolta loro è: “Resistenza a pubblico ufficiale e assassinio di agenti”. Altri 31 casi di condanna alla pena capitale nel processo di primo grado sono stati tramutati all&#8217;ergastolo. Tra i condannati a morte, vi è anche Issam Arian, già deceduto lo scorso anno in carcere.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Caccia russi hanno ripreso i bombardamenti sulla regione desertica nel centro della Siria, dove risiedono i covi dei fuggiaschi di Daiesh. Nella giornata di ieri sono state registrate almeno 40 raids e secondo la stampa governativa ci sarebbero stati morti e feriti tra i miliziani. L&#8217;area colpita è quella ai confini tra tre province: Raqqa, Deir Azzour e Homs, dove le attività terroristiche del fu falso califfato sono state riprese recentemente con agguati a convogli militari e auto civili.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Sono ripresi gli scontri tra milizie a ovest di Tripoli per il controllo della strada costiera. La battaglia è tra formazioni armate di Zawia e di Ajelat, non lontano dal confine tunisino. Malgrado un comunicato del Consiglio di Presidenza che invita alla calma, le milizie di Zawia hanno inviato rinforzi per attaccare Ajelat. Gli scontri durano da giovedì e hanno causato la morte di 8 persone, tra i quali civili. Nei combattimenti è stata usata anche artiglieria pesante che ha terrorizzato la popolazione di Ajelat.</p>



<p><strong>Approfondimento</strong></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="KRCK14jUGN"><a href="https://www.anbamed.it/2021/06/15/difendere-il-kurdistan-contro-loccupazione-turca/?utm_source=rss&utm_medium=rss">DIFENDERE il KURDISTAN Contro l&#8217;occupazione turca</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;DIFENDERE il KURDISTAN Contro l&#8217;occupazione turca&#8221; &#8212; Anbamed" src="https://www.anbamed.it/2021/06/15/difendere-il-kurdistan-contro-loccupazione-turca/embed/#?secret=KRCK14jUGN&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="KRCK14jUGN" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<figure class="wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-defend-kurdistan"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="S4eMpvjQPP"><a href="https://defend-kurdistan.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Home</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Home&#8221; &#8212; Defend Kurdistan" src="https://defend-kurdistan.com/embed/#?secret=S4eMpvjQPP&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="S4eMpvjQPP" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p><em><strong>DIFENDERE il KURDISTAN Contro l&#8217;occupazione turca</strong></em></p>



<p>Noi – circa 150 politici, difensori dei diritti umani, giornalisti, accademici, sindacalisti, parlamentari, attivisti politici, ecologisti e femministe di tutta Europa – abbiamo seguito da vicino i pericolosi sviluppi derivanti dagli attacchi della Turchia al Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale) dal 23 aprile 2021. Di conseguenza, ci siamo riuniti oggi ad Erbil e abbiamo deciso che dobbiamo&nbsp;intervenire.</p>



<p>Quindi, è con una sola voce di chiarezza morale che vogliamo condannare inequivocabilmente l&#8217;occupazione in corso del Kurdistan meridionale da parte dell&#8217;esercito turco ed essere solidali con il popolo di quella regione e le forze della resistenza curda nella protezione della loro terra madre.</p>



<p>Ad aprile, lo stato turco ha avviato una nuova campagna militare ad ampio raggio nel Kurdistan meridionale nelle regioni di Metina, Zap e Avashin. In queste regioni proseguono pesanti battaglie, con le forze della guerriglia curda che resistono ferocemente a questa invasione illegale. Questi attacchi su larga scala prendono di mira non solo le forze della guerriglia curda, ma anche le conquiste del popolo curdo, con l&#8217;obiettivo di occupare il Kurdistan meridionale.</p>



<p>Ad oggi la risposta a questi attacchi a livello internazionale è purtroppo rimasta in sordina. Approfittando di questo silenzio, il regime turco ha messo in atto il suo piano per occupare tutto il Rojava (la regione del nord e dell&#8217;est della Siria) insieme al sud del Kurdistan.</p>



<p>Così facendo, la Turchia è determinata a ripulire etnicamente questa vasta area – lunga 1400 km – dalla Siria nordoccidentale al confine iracheno-iraniano. Allo stesso tempo, la Turchia sta conducendo una guerra con droni contro il campo profughi di Maxmur, una grave violazione del diritto internazionale.</p>



<p>Collegato a questa politica di pulizia etnica, l&#8217;esercito turco spera anche di spopolare la regione di Sinjar, terra degli yazidi, e quindi di ottenere ciò che l&#8217;ISIS non ha potuto ottenere. Dall&#8217;estate del 2012, i curdi del Rojava e della Siria nord-orientale, hanno lavorato fianco a fianco con le comunità locali di arabi, assiri, turcomanni e armeni dopo aver guidato assieme una rivoluzione che ha istituito un&#8217;amministrazione autonoma che è democratica e dà potere alle donne.</p>



<p>In risposta la Turchia ha usato militanti jihadisti per attaccare direttamente queste aree del Rojava, tra cui Afrin, Azaz, Jarablus, Sere Kaniye e Gire Spi (Tal Abyad), nella speranza di occupare e distruggere i risultati di questa amministrazione guidata dalle donne.</p>



<p>Durante queste occupazioni in atto, la Turchia ha progettato il cambiamento demografico, lo stupro sistematico e la riduzione in schiavitù delle donne, causando lo sfollamento di massa della grande parte della popolazione curda e di altre popolazioni civili, come parte della sua strategia per turchizzare e alla fine annettere queste terre.</p>



<p>E i problemi non sono solo all&#8217;estero. In effetti, l&#8217;ultimo esempio dell&#8217;incessante ostilità di Erdoğan nei confronti delle conquiste politiche e sociali curde deriva dall&#8217;interno della stessa Turchia e dal suo tentativo di chiudere il Partito&nbsp;democratico&nbsp;dei popoli&nbsp;(HDP).</p>



<p>Questo è l&#8217;ultimo passo di una campagna in atto da anni contro HDP – un&#8217;alleanza progressista di curdi, turchi e molti altri partiti, organizzazioni e individui democratici – che ha portato all&#8217;arresto di oltre diecimila membri di HDP.</p>



<p>Sfortunatamente, la regione del Kurdistan (KRG) e il governo iracheno hanno fatto poco per fermare il tentativo di occupazione della Turchia.</p>



<p>In particolare è stato deludente per noi vedere come i funzionari del Partito democratico del Kurdistan (KDP) abbiano persino cercato di legittimare l&#8217;occupazione turca. Qualunque sia la pressione economica di Ankara, il KDP non deve lasciarsi trasformare in un delegato turco, poiché le conseguenze di questa guerra possono essere gravi per tutto il Kurdistan e la regione.</p>



<p>Il mondo deve riconoscere che la Turchia sta tentando di compiere un genocidio contro il popolo curdo. Ed è solo il movimento di resistenza curdo che impedisce la piena occupazione del Kurdistan e l&#8217;annientamento dei diritti politici dei curdi. L&#8217;attuale resistenza armata a Zap, Avashin e Metina ha trasformato il Kurdistan in una roccaforte di audacia, non solo per i curdi, ma per tutte le persone nella più ampia regione minacciate dall&#8217;espansionismo neo-ottomano turco. A tal fine, il presidente turco Erdoğan non ha nascosto la sua ambizione di ripristinare la gloria perduta dell&#8217;Impero ottomano riconquistando il suo antico territorio.</p>



<p>Pertanto, parallelamente alle campagne militari turche contro i curdi in Siria, Turchia e Iraq, Erdoğan si è intromesso in varie aree di conflitto, tra cui Libia, Artsakh/Azerbaigian, Yemen, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan, Somalia e Libano.</p>



<p>Collegate a ciò, ci sono le sue minacce contro molte nazioni, come Grecia, Cipro, Armenia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. Dobbiamo anche riconoscere che il regime di Erdoğan ha una lunga esperienza di finanziamento, armamento e sostegno allo Stato Islamico (ISIS) e a vari altri gruppi jihadisti violenti simili, usandoli ufficialmente e ufficiosamente come forze per procura per aumentare la portata dello Stato turco all&#8217;estero.</p>



<p>Durante il recente conflitto ad Artsakh che ha coinvolto Armenia, Azerbaigian e Turchia, Erdoğan ha inviato dalla Siria centinaia di combattenti jihadisti per procura per sostenere l&#8217;Azerbaigian e ha anche inviato questi combattenti in Libia per partecipare al lungo conflitto del paese. Attraverso queste azioni, la Turchia sta violando la sovranità di altri paesi e sta diffondendo il suo terrorismo mercenario in tutto il mondo.</p>



<p>Erdoğan è ben consapevole della posizione geopolitica unica della Turchia e la sfrutta a suo vantaggio. Sa che il suo esercito, il secondo più grande della NATO, è una forza formidabile e un baluardo per l'&#8221;Occidente&#8221;. Quindi, lo stato turco, sotto il suo governo, continua a sfidare apertamente e sistematicamente il diritto internazionale e a violare le convenzioni sui diritti umani.</p>



<p>La Turchia viola continuamente la sovranità di molti paesi. Nel frattempo, la NATO, le Nazioni Unite, l&#8217;Unione Europea e il Consiglio d&#8217;Europa rispondono tutti con un silenzio assordante.</p>



<p>Ma la comunità internazionale deve essere guidata dalla moralità, non dalla geo-strategia. E la loro incapacità di sfidare l&#8217;autoritarismo e i crimini di guerra di Erdoğan gli dà effettivamente il permesso di continuare la sua aggressione militare. A sua volta, li rende anche un cospiratore in parte responsabile nella sua continua distruzione.</p>



<p><em><strong>Proclamiamo quindi un&#8217;iniziativa internazionale DIFENDERE IL KURDISTAN contro l&#8217;occupazione turca!</strong></em></p>



<p>Al fine di ottenere un arresto immediato degli attacchi turchi al Kurdistan meridionale e il ritiro di tutte le truppe turche e dei mercenari islamisti, chiediamo quanto segue:</p>



<p>• Fermare l&#8217;occupazione turca, il cambiamento demografico, l&#8217;instabilità e la campagna di pulizia etnica nel Kurdistan meridionale.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;Fermare la distruzione e lo sfruttamento della natura del Kurdistan.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;Nessuna complicità delle potenze internazionali e regionali nel genocidio curdo.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;Sostegno di tutti i partiti, istituzioni e persone curde alla resistenza della guerriglia alla loro posizione unita contro l&#8217;occupazione turca.</p>



<p>·&nbsp;&nbsp;No al progetto espansionista neo-ottomano di Erdoğan in tutto il Medio Oriente e il Mediterraneo orientale.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2021 07:10:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Nucleare iraniano:&#160;Trattative serrate a Vienna. Oggi si incontrano le delegazioni di Mosca e Washington. Arabia Saudita:&#160;Riad apre alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Teheran. Somalia:&#160;Un attentato contro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Nucleare iraniano:</strong>&nbsp;Trattative serrate a Vienna. Oggi si incontrano le delegazioni di Mosca e Washington.</p>



<p><strong>Arabia Saudita:</strong>&nbsp;Riad apre alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Teheran.</p>



<p><strong>Somalia:</strong>&nbsp;Un attentato contro la struttura carceraria, 11 morti.</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;Si aggrava la crisi economica a causa del Covid19.</p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Nucleare iraniano</strong></p>



<p>Si è concluso il terzo ciclo di incontri a Vienna sul nucleare iraniano. Le commissioni stanno ancora limando i punti controversi, ma nessuna delle parti ha espresso pareri conflittuali. Non c&#8217;è stato mai un contatto diretto tra le due delegazioni di Teheran e Washington, ma il dialogo indiretto è avvenuto. Oggi, la delegazioni russa e quella statunitense si incontreranno per mettere a punto la formula quasi definitiva di un accordo. Teheran chiede la cancellazione di tutte le sanzioni, ma Washington sostiene che alcune di esse riguardano i diritti umani e quindi non fanno parte dell&#8217;accordo del 2015.</p>



<p>L&#8217;Iran ha chiesto dieci per ottenere due, ma sembra che stia portando a casa molto di più di quanto sperava. Il terrorismo nucleare di Tel Aviv ha irrigidito le posizioni dell&#8217;ala conservatrice nel potere della Repubblica Islamica e l&#8217;arricchimento dell&#8217;Uranio fino al 60% ha messo in guardia dalla follia del braccio di ferro.</p>



<p><strong>Arabia Saudita</strong></p>



<p>Il principe erede al trono Mohammed Bin Salman ha dichiarato che il suo paese aspira a costruire relazioni di buon vicinato con l&#8217;Iran, “un paese del Golfo con il quale si potrebbe stabilire rapporti economici con il regno nell&#8217;interesse delle due parti”.</p>



<p>Le relazioni tra i due paesi sono interrotte da 6 anni, a causa di manifestazioni che alla fine hanno dato fuoco alla sede diplomatica dell&#8217;ambasciata saudita. Le affermazioni di Bin Salman avvengono dopo che nei giorni scorsi si è parlato di un incontro avvenuto a Baghdad tra due delegazioni, con la partecipazione dei rispettivi capi dei servizi di sicurezza. I media ufficiali di Riad hanno smentito, mentre quelli di Teheran hanno sminuito la portata politica dell&#8217;incontro. Questo riavvicinamento avrà ripercussioni positive sulla guerra in Yemen. Il ministro degli esteri iraniano Zarif ha compiuto una visita a Mascate, in Oman, dove si è incontrato con i capi del movimento Houthi per perorare la causa del cessate il fuoco.</p>



<p><strong>Somalia</strong></p>



<p>Un&#8217;autobomba è esplosa all&#8217;esterno dell&#8217;Ente per le carceri nella capitale Mogadiscio, provocando l&#8217;uccisione di 11 persone e il ferimento di altre decine. L&#8217;esplosione è avvenuta nella parte sud ovest della capitale, ma è stata sentita in tutta la città. Inoltre, c&#8217;è stata una sparatoria tra le guardie e un gruppo di assalitori. Obiettivo dell&#8217;attacco terroristico era quello di liberare alcuni detenuti in fase di trasferimento che si trovavano, al momento dell&#8217;attacco, in quell&#8217;edificio. Non c&#8217;è stata nessuna rivendicazione, ma l&#8217;impronta del terrorismo dei Shebab non è sfuggita alla maggior parte degli esperti.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>La crisi economica egiziana si aggrava per il secondo anno. Il bilancio generale dello Stato – secondo quanto affermato dal ministro delle finanze – ha subito nel 2020 un calo delle entrate di 370 miliardi di sterline egiziane (circa 24 miliardi di dollari) ed un aumento delle spesa pubblica per oltre 100 miliardi di Sterline egiziane, portando il deficit a circa 500 miliardi (= 32 miliardi di dollari). I motivi delle difficoltà, il calo del turismo e delle attività produttive a causa del Covid.</p>
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