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	<title>MGF Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Mutilazioni Genitali Femminili: una grave violazione dei Diritti Umani</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 08:35:05 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p>Le mutilazioni genitali femminili (MGF) si riferiscono a tutte le procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche.</p>



<p>Nonostante sia riconosciuta a livello internazionale come una violazione dei diritti umani, la MGF è stata eseguita su almeno 200 milioni di ragazze e donne in 31 paesi in tre continenti, con più della metà delle persone tagliate che vivono in Egitto, Etiopia e Indonesia.<br>La pratica si concentra principalmente nelle regioni dell&#8217;Africa occidentale, orientale e nord-orientale, in alcuni paesi del Medio Oriente e dell&#8217;Asia, nonché tra i migranti provenienti da queste aree. La MGF è quindi una preoccupazione globale.</p>



<p>In Sudan, l’87 per cento delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subìto mutilazioni genitali, la maggior parte prima di compiere undici anni; e le donne integre considerate «qulfa», un termine che indica vergogna ed esclusione sociale. Nell’aprile dello scorso anno, il governo del Sudan&nbsp;<a href="https://www.nytimes.com/2020/04/30/world/africa/sudan-outlaws-female-genital-mutilation-.html?action=click&amp;module=Latest&amp;pgtype=Homepage&utm_source=rss&utm_medium=rss">ha vietato le mutilazioni genitali femminili</a>. Il divieto è stato introdotto con un emendamento al codice penale dal&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/07/05/accordo-sudan-governo-transizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">governo provvisorio del paese</a>, in carica dal 2019&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/04/08/cosa-succede-in-sudan/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dopo la destituzione del dittatore Omar Hassan al-Bashir</a>&nbsp;che era al potere da trent’anni. La nuova legge prevede una pena di tre anni di carcere per chi pratica mutilazioni genitali, oltre a una multa. Nimco Ali della&nbsp;<a href="http://www.thefivefoundation.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Five Foundation</a>, un’organizzazione che da tempo lavora per la fine delle mutilazioni genitali a livello globale, ha definito la decisione “un grande passo per il Sudan e il suo nuovo governo”.</p>



<p>Numerosi fattori contribuiscono alla prevalenza della pratica. Tuttavia, in ogni società in cui si presenta, la MGF è una manifestazione di radicata disuguaglianza di genere. La MGF è riconosciuta infatti a livello internazionale come una violazione dei diritti umani di ragazze e donne. Riflette una profonda disuguaglianza tra i sessi e costituisce una forma estrema di discriminazione contro le donne. Viene quasi sempre effettuato su minori ed è una violazione dei diritti dei bambini. La pratica viola anche i diritti di una persona alla salute, alla sicurezza e all&#8217;integrità fisica, il diritto di essere libera dalla tortura e da trattamenti crudeli, inumani o degradanti e il diritto alla vita quando la procedura porta alla morte.</p>



<p>Alcune comunità lo sostengono come mezzo per controllare la sessualità delle ragazze o salvaguardare la loro castità. Altri costringono le ragazze a sottoporsi a MGF come prerequisito per il matrimonio o l&#8217;eredità. Dove la pratica è più diffusa, le società spesso la vedono come un rito di passaggio per le ragazze. La MGF non è sostenuta dall&#8217;Islam o dal cristianesimo, ma le narrazioni religiose sono comunemente utilizzate per giustificarla. Poiché la mutilazione genitale femminile è una pratica culturale, i genitori potrebbero avere difficoltà a decidere di non far tagliare le loro figlie per paura che le loro famiglie vengano ostracizzate o che le loro figlie non siano ammissibili al matrimonio.</p>



<p>Eppure, le MGF possono portare a gravi complicazioni di salute e persino alla morte. I rischi immediati includono emorragia, shock, infezione, ritenzione di urina e dolore intenso. Le ragazze sottoposte a MGF corrono anche un rischio maggiore di diventare spose bambine e abbandonare la scuola, minacciando la loro capacità di costruire un futuro migliore per sé stesse e per le loro comunità. Infatti, dei 31 paesi colpiti da MGF per i quali sono disponibili i dati, 22 sono tra i meno sviluppati al mondo.</p>



<p>Oggi, una tendenza allarmante in alcuni paesi è la medicalizzazione delle MGF, in cui la procedura viene eseguita da un operatore sanitario. Circa un sopravvissuto alla MGF su quattro &#8211; circa 52 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo &#8211; è stato tagliato dal personale sanitario. La medicalizzazione non solo viola l&#8217;etica medica, ma rischia anche di legittimare la pratica e di dare l&#8217;impressione che sia priva di conseguenze per la salute. Non importa dove o da chi venga eseguita, la MGF non è mai sicura.</p>



<p>Gli sforzi globali hanno accelerato i progressi compiuti per eliminare le MGF. Oggi, una ragazza ha circa un terzo in meno di probabilità di essere tagliata rispetto a 30 anni fa. Tuttavia, sostenere questi risultati di fronte alla crescita della popolazione rappresenta una sfida considerevole. Entro il 2030, più di una ragazza su tre in tutto il mondo nascerà nei 31 paesi in cui la MGF è più diffusa, mettendo a rischio 68 milioni di bambine, alcune anche particolarmente piccole. Se gli sforzi globali non aumenteranno in modo significativo, il numero di ragazze e donne sottoposte a MGF sarà più alto nel 2030 di quanto non lo sia oggi.</p>



<p>L&#8217;UNICEF, per esempio, sostiene lo sviluppo di politiche e leggi incentrate sulla fine e sul divieto di MGF e lavora per assicurarne l&#8217;attuazione e l&#8217;applicazione. Aiuta anche a fornire alle ragazze a rischio di MGF, così come ai sopravvissuti, l&#8217;accesso a cure adeguate, mobilitando le comunità per trasformare le norme sociali che sostengono la pratica. Dal 2008, l&#8217;UNICEF ha collaborato con il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite al “Programma Congiunto per l&#8217;Eliminazione delle Mutilazioni Genitali Femminili: Accelerare il Cambiamento”.</p>



<p>L&#8217;OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha condotto uno studio sui costi economici del trattamento delle complicanze sanitarie delle MGF e ha scoperto che i costi attuali per 27 paesi in cui i dati erano disponibili ammontavano a 1,4 miliardi di dollari durante un periodo di un anno (2018). Si prevede che tale importo salirà a 2,3 miliardi in 30 anni (2047) se la prevalenza della MGF rimane la stessa, corrispondente a un aumento del 68% dei costi dell&#8217;inazione. Tuttavia, se i paesi abbandonassero la MGF, questi costi diminuirebbero del 60% nei prossimi 30 anni.</p>



<p>Nel 2010, l&#8217;OMS ha pubblicato una strategia globale per impedire agli operatori sanitari di eseguire mutilazioni genitali femminili in collaborazione con altre agenzie chiave delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali. L&#8217;OMS supporta i paesi nell&#8217;attuazione di questa strategia.</p>



<p>Nel dicembre 2012, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sull&#8217;eliminazione delle mutilazioni genitali femminili.</p>



<p>Nel maggio 2016, l&#8217;OMS, in collaborazione con il programma congiunto UNFPA-UNICEF sulle MGF, ha lanciato le prime linee guida basate sull&#8217;evidenza sulla gestione delle complicanze sanitarie da MGF. Le linee guida sono state sviluppate sulla base di una revisione sistematica delle migliori prove disponibili sugli interventi sanitari per le donne che convivono con la MGF. Ed infine nel 2018, l&#8217;OMS ha lanciato un manuale clinico sulle MGF per migliorare le conoscenze, gli atteggiamenti e le capacità degli operatori sanitari nel prevenire e gestire le complicanze della MGF.</p>



<p>Questa lotta deve dunque essere perseguita con costanza, determinazione e pazienza. Cooperazione internazionale, sensibilizzazione e strumenti in grado di criminalizzare e prevenire tale pratica sono necessari per portare un vero e concreto cambiamento.</p>
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Jaha&#8217;s promise</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Dec 2017 11:27:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Ivana Trevisani</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Dal titolo alla realtà, il film documentario di Patrick Farrelly e Kate O&#8217;Callaghan, ci restituisce la promessa mantenuta e onorata da Jaha </span><span style="font-size: large;">Dukureh</span><span style="font-size: large;">, una promessa fatta a se stessa ancor prima che a tutte le ragazze e donne che, come lei hanno dovuto subire una pratica e una consuetudine che segnano la vita di ogni donna costretta a patirle: mai più mutilazioni genitali femminili, mai più matrimoni infantili forzati.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Due pratiche che Jaha conosce molto bene per averle vissute su di sé, in Gambia, il suo paese natale, ancora bambina è stata sottoposta a mutilazione genitale e successivamente, a 15 anni portata dal padre a New York per sposarla ad uno sconosciuto di 45 anni, a cui era stata promessa dalla famiglia quando aveva 9 anni.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La determinazione di Jaha a non accettare passivamente le ingiustizie, le consente dopo dieci anni di sottrarsi</span><span style="font-size: large;"> a quel matrimonio, e di costruirsi una nuova famiglia, con un altro compagno, scelto da lei e che con lei condivide l&#8217;idea di libertà femminile e la sostiene nel suo impegno al contrasto delle sopracitate pratiche.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La sua tenacia e il sostegno del nuovo marito la incoraggiano a tornare in Gambia per condurre su campo la sua lotta, e proprio nel paese delle sue origini avvia e guida una campagna contro le pratiche che le hanno segnato la vita. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9967" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;intelligenza di Jaha le fa tuttavia intuire che non sarebbe favorevole, per l&#8217;efficacia della lotta, chiudersi in un&#8217;enclave con sole donne, peraltro non sempre disposte ad accettare la sua posizione. Eccola quindi a cercare e perseguire un&#8217; alleanza anche con i maschi. esponendo e spiegando l&#8217;obbiettivo della sua lotta, per strada, con i giovani uomini che incontra e nella casa paterna dove, grazie all&#8217;accordo con il suo stesso padre, riesce nel fermo intento di salvare la sorellina neonata, sottraendola al disegno di mutilazione genitale della giovane madre, ultima moglie, che si rassegna a rinunciarvi a fronte della nuova decisione del marito. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Portare a discussione, senza animosità</span><i> </i><span style="font-size: large;">ma con inconfutabile pacatezza la questione è l&#8217;atteggiamento che ha consentito a Jaha non solo di raggiungere l&#8217;affermazione di un risultato favorevole della sua lotta per le donne le ragazze le bambine, ma mosso anche ad una consapevolezza dell&#8217;atrocità e dell&#8217;insensatezza di una pratica accettata per inerzia tradizionale e nell&#8217;ignoranza la stessa popolazione maschile. </span><i> </i></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Jaha, con le alleanze e il sostegno femminili e maschili nell&#8217;intero paese, riesce a mettere anche le strutture di potere di fronte alle loro responsabilità, a pretendere rispetto per i diritti delle donne, bambine e ragazze e l&#8217;esito, a fronte di tanta lucida e indiscutibile richiesta, non può che essere positivo. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 28 dicembre 2015 il governo del Gambia proibisce per legge le MGF (Mutilazioni Genitali Femminili), con la reclusione fino a tre anni di chi se ne renda responsabile e/o un&#8217;ammenda di 1200 euro, pari a 4 volte il salario medio, ottimo deterrente in un paese la cui popolazione non gode certo di diffuso benessere economico. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 6 luglio 2016 inoltre, il governo del Gambia vieta i matrimoni forzati con minori e prevede il carcere per chi li contrae.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il film si rivela quindi, molto più che racconto, l&#8217;eccezionale affresco di uno straordinario riscatto sia individuale che sociale riuscito, che pur senza eluderla, ma anzi riconoscendola e affrontandola, ha potuto superare la tensione di un conflitto personale, familiare e politico.</span></p>
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		<title>Alleanza per la Formazione oltre i confini con Doctor&#8217;s Life, voce internazionale dei medici stranieri laureati in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2016 07:41:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato  a Roma il nuovo palinsesto del canale Doctor&#8217;s Life alla presenza del  Direttore di Adnkronos Dr. Giuseppe Pasquale Marra, del Presidente dell&#8217;Associazione dei Medici di Origine Straniera in Italia Prof. Foad Aodi  e dei maggiori esperti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-large;"><b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-458.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6623" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6623" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-458-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (458)" width="720" height="405" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-458-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-458-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-458-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-458.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></span></b></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b><span style="color: #2b2a2a; font-family: 'Trebuchet MS';">Presentato  a Roma il nuovo palinsesto del canale Doctor&#8217;s Life alla presenza del  Direttore di Adnkronos Dr. </span></b><b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';">Giuseppe Pasquale Marra, </span></b><b><span style="color: #2b2a2a; font-family: 'Trebuchet MS';">del Presidente dell&#8217;Associazione dei Medici di Origine Straniera in Italia Prof. Foad Aodi  e</span></b><b><span style="font-family: 'Trebuchet MS';"> dei maggiori esperti dell&#8217;informazione e della ricerca scientifica.</span></b></span></p>
<p><span style="color: #2b2a2a; font-family: 'Trebuchet MS'; font-size: 14pt;">&#8220;Il 70% dei medici di origine straniera torna nei loro Paesi dopo la laurea in Italia, ma conserva il legame con l&#8217;Italia anche attraverso l&#8217;aggiornamento professionale di Doctor&#8217;s Life. Grazie al gruppo Adnkronos, per aver riportato la nostra voce con grande professionalità dal 2000, trasmettendo in tempo reale notizie, ricerche e dati statistici dai nostri Paesi di origine su immigrazione, Sanità e cooperazione internazionale&#8221;: è  il benvenuto del<b> </b><b></b><b>Prof. Foad Aodi,</b> Fondatore e Presidente dell&#8217;Associazione dei Medici di Origine Straniera in Italia (Amsi), Membro della Commissione &#8220;Salute Globale&#8221; della Federazione Nazionale dell&#8217;Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri FNOMCeO e Consigliere della Fondazione dell&#8217;Ordine dei Medici di Roma, al nuovo palinsesto di Doctor&#8217;s Life, il primo canale per formare e informare i medici italiani e stranieri edito da Adnkronos Salute, in onda sul canale 440 della piattaforma SKY. Il lancio ufficiale è avvenuto recentemente a Roma presso il Palazzo dell&#8217;Informazione in Piazza Mastai, alla ricorrenza del 5°anniversario di compleanno di Doctor&#8217;s Life. Il canale trasmetterà a partire da settembre talk show, interviste e mini-documentari su argomenti innovativi di carattere scientifico ed  erogherà corsi ECM. A riportarlo sono i Membri del Comitato Scientifico Doctor&#8217;s Life, introdotti dalla giornalista di Adnkronos Salute <b>Margherita Lopes</b>.  </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-459.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6624" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6624 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-459.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (459)" width="361" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-459.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 361w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-459-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Trebuchet MS'; font-size: 14pt;">Dopo aver esteso i suoi ringraziamenti al promotore dell&#8217;evento, il Cavaliere del Lavoro <b>Giuseppe Pasquale Marra</b>, </span><span style="color: #2b2a2a; font-family: 'Trebuchet MS'; font-size: 14pt;">Aodi riporta dinnanzi ai maggiori esperti nazionali della Sanità, della ricerca e dell&#8217;informazione, le significative statistiche di AMSI e avanza le sue proposte: &#8220;In Italia 17 mila medici, 37 mila e 200 infermieri, 4000 fisioterapisti, 3.500 farmacisti e 270 psicologi sono di origine straniera provenienti da tutti i continenti. In circa 16 anni &#8211; prosegue &#8211; abbiamo organizzato più di 440 corsi e convegni di aggiornamento professionale internazionale e interdisciplinare. Chiediamo di dedicare il 30% dei corsi erogati da Doctor&#8217;s Life a immigrazione e Sanità, con la finalità di arricchire il bagaglio formativo dei Professionisti della Sanità italiani e di origine straniera, con un aggiornamento continuo sulle patologie emergenti e con una sezione sulle patologie riscontrate dagli immigrati nel corso del loro viaggio. Ci avvaliamo per questo dell&#8217;esperienza degli ambulatori AMSI per stranieri, maturata dal 2001, e della nostra rete di oltre 400 Associazioni e Comunità italiane e di origine straniere, che collaborano e aderisco ad Uniti per Unire ed Amsi. Dobbiamo cogliere la grande occasione fornitaci da Doctor&#8217;s Life per evidenziare quel filo conduttore che c&#8217;è tra medicina, cultura e religione. Va intensificata la prevenzione tra tutti i cittadini, italiani e di origine straniera, con un&#8217;attenzione particolare agli adolescenti e ai giovani. Inoltre, va promossa la ricerca scientifica sullo stile di vita, sull&#8217;alimentazione e sulle sindromi ansiose e depressive  degli immigrati e  dei rifugiati. Vanno combattute le cure fai da te, le pratiche illegali come la mutilazione dei genitali femminili (MGF) e va autorizzata a livello nazionale la pratica della circoncisione&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #2b2a2a; font-family: 'Trebuchet MS'; font-size: 14pt;">Segue la proposta dell&#8217;europarlamentare <b>Lara Comi</b>, volta alla costituzione di un tavolo di lavoro concentrato sulla ricerca scientifica, attraverso il quale il nostro Paese possa fruire dei fondi europei per la ricerca, alla stregua degli altri Paesi Ue, &#8220;semplicemente più capaci di cogliere questa opportunità&#8221;. L&#8217;europarlamentare ha invitato l&#8217;Amsi alla collaborazione, al fine di vigilare sulla circolazione dei medici in Europa e sul riconoscimento dei loro titoli di studio e professionali conseguiti all&#8217;estero per ottimizzarli. </span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Trebuchet MS'; font-size: 14pt;">&#8220;L&#8217;Amsi accoglie con entusiasmo questo invito, mettendo a disposizione tutta la sua esperienza in materia di riconoscimento dei titoli di studio&#8221;, risponde Aodi. &#8220;Occorre vigilare &#8211; prosegue il Presidente di Amsi &#8211; sulla circolazione in Europa dei medici e degli operatori sanitari. I titoli di studio rilasciati dalle Università devono seguire degli standard di qualità ed essere riconosciuti in maniera uniforme. Molti errori sono stati compiuti in passato creando illusioni sui posti di lavoro, come la strategia attuata dal cancelliere tedesco Angela Merkel, che ha proposto di facilitare l&#8217;accesso ai soli rifugiati siriani qualificati in Germania, provocando  così  la fuga dei Professionisti della Sanità siriani dall&#8217;Italia e dagli altri Paesi verso la Germania. Speriamo di contribuire sensibilmente allo scambio socio-sanitario tra tutti i Professionisti della Sanità in Italia, mettendo al centro dell&#8217;attenzione il paziente e la solidarietà&#8221;. Conclude. </span></p>
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		<title>Un progetto da sostenere</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2016 15:14:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, desideriamo condividere con voi questo progetto di Valentina Mmaka. Presto l&#8217;Associazione per i Diritti umani pubblicherà di nuovo l&#8217;intervista a Valentina Mmaka sul suo libro &#8220;THE CUT&#8221; sulle mutilazioni&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="gmail_default" style="font-family: 'trebuchet ms',sans-serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/13645306_1243376922340702_3359920237891898872_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6296" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6296 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/13645306_1243376922340702_3359920237891898872_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="13645306_1243376922340702_3359920237891898872_n" width="300" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/13645306_1243376922340702_3359920237891898872_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/13645306_1243376922340702_3359920237891898872_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/13645306_1243376922340702_3359920237891898872_n-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/13645306_1243376922340702_3359920237891898872_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
</a></div>
<div class="gmail_default" style="font-family: 'trebuchet ms',sans-serif;"></div>
<div class="gmail_default" style="font-family: 'trebuchet ms',sans-serif;">Care amiche e cari amici,</div>
<div class="gmail_default" style="font-family: 'trebuchet ms',sans-serif;">desideriamo condividere con voi questo progetto di Valentina Mmaka.</div>
<div class="gmail_default" style="font-family: 'trebuchet ms',sans-serif;"></div>
<div class="gmail_default" style="font-family: 'trebuchet ms',sans-serif;">Presto l&#8217;Associazione per i Diritti umani pubblicherà di nuovo l&#8217;intervista a Valentina Mmaka sul suo libro &#8220;THE CUT&#8221; sulle mutilazioni genitali femminili, in uscita ad agosto nella versione italiana.</div>
<div class="gmail_default" style="font-family: 'trebuchet ms',sans-serif;"></div>
<div class="gmail_default" style="font-family: 'trebuchet ms',sans-serif;"><b>LINK AL PROGETTO KUMA&#8217; ART FOR SOCIAL JUSTICE </b></div>
<div class="gmail_default"><span style="color: #1155cc; font-family: trebuchet ms, sans-serif;"><u><a href="https://www.gofundme.com/kumart?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.gofundme.com/kumart&amp;source=gmail&amp;ust=1468422440953000&amp;usg=AFQjCNGTIuOo5DufBUgLewuVI_OCyjBx-A&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">https://www.gofundme.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>kumart</a></u></span></div>
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		<title>Campagna Internazionale per sensibilizzare sulle mutilazioni genitali femminili (MGF)</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2016 10:53:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani aderisce alla seguente campagna: Ai Media Tv/Web/Giornali/Radio Siamo un gruppo di attivisti impegnati in una campagna globale per promuovere consapevolezza e sensibilizzare sul tema delle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF).&#46;&#46;&#46;</p>
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<p align="JUSTIFY"><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> aderisce alla seguente campagna:</p>
<p align="JUSTIFY">Ai Media</p>
<p align="JUSTIFY">Tv/Web/Giornali/Radio</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo un gruppo di attivisti impegnati in una campagna globale per promuovere consapevolezza e sensibilizzare sul tema delle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF).</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo i recenti dati dell’Unicef sarebbero 200 milioni le donne che portano i segni delle MGF e si stima siano circa 86 milioni le ragazze a riscio di essere mutilate nei prossimi 10/15 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo richiamare l’attenzione dei media nazionale e internazionali affinché ci aiutino a costruire un dialogo pubblico sulle MGF.</p>
<p align="JUSTIFY">Da sempre i media nazionali e internazionali non danno sufficiente spazio al tema delle MGF e della Violenza di Genere, limitando le notizie quando qualcosa di grave accade. Abbiamo bisogno di media che adottino un aproccio alla tematica più inclusivo e non pregiudizievole in modo da facilitare la partecipazione dei lettori e aiutare coloro che provengono da culture dove si praticano le MGF a costruire un dialogo, spezzando il tabù che rende difficile la comunicazione. Ogni articolo che appare sui media potrebbe aiutare molte giovani a rischio a domandarsi criticamente sulla validità di questa pratica. Informare famiglie e giovani è essenziale così come lo è informare i leader religiosi e politici che sostengono le MGF a vario titolo. Non possiamo pensare ad un mondo senza MGF senza l’aiuto dei media.</p>
<p align="JUSTIFY">In quanto attivisti, stiamo pianificando un approccio inclusivo ed eterogeneo perché questa pratica venga abbandonata. Ciascun gruppo di attivisti si impegnerà a livello nazionale utilizzando le strategie più efficaci in base al proprio contesto socio culturale.</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo chiamare i giovani a partecipare a questa campagna coinvolgendoli della realizzazione di poster, film, saggi, poesie;</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo fare formazione per famiglie e comunità, professionisti (giornalisti, medici, infermieri, artisti);</p>
<p align="JUSTIFY">Desideriamo indirizzare un appello ai leader religiosi e politici delle varie comunità praticanti chiedendo di siglare pubblicamente la messa al bando delle MGF nelle loro comunità e paesi.</p>
<p align="JUSTIFY">Per fare tutto questo abbiamo bisogno che i Media sostengano il nostro impegno offrendo spazi informativi inclusivi e critici sull’argomento.</p>
<p align="JUSTIFY">Con l’aiuto dei media, alcuni attivisti sono riusciti a fare la differenza in India, dove la comunità musulmana dei Dawoodi Bohra pratica le MGF. I Bohra nella diaspora, compresi i leader religiosi, si sono impegnati a mettere al bando le MGF nella loro comunità e i media hanno giocato un ruolo determinante nel diffondere la notizia attraverso i continenti, ottenendo sempre più consenso tra le autorità clericali Bohra di vari paesi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti dobbiamo essere consapevoli che le MGF sono un tabù dentro e fuori le comunità che le praticano. Coloro che le sostengono credono che si tratti del loro patrimonio culturale da preservare e trasmettere, altri ritengono sia un precetto della religione, altri pensano che sia un rito di passaggio indispensabile perché una bambina diventi donna, l’unico modo per acquistare uno status sociale che abbia valore. È comune l’idea che una donna mutilata sia una donna pura e una moglie fedele. Tutte idee e convenzioni partorite in seno a società patriarcali che controllano e limitano la libertà delle donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo le legislazioni internazionali le MGF sono considerate un abuso su minore per una serie di ragioni: sono fatte senza l’autorizzazione della bambina, non hanno alcun beneficio alla salute della stessa, la privano della propria integrità condannandola ad una esistenza di pene fisiche e psicologiche e spesso alla morte.</p>
<p align="JUSTIFY">Diversi paesi hanno una legge che mette al bando le MGF, nonostante ciò crediamo che la legge non sia sufficiente a scalfire una pratica cosi radicata nelle diverse comunità che la praticano. Le MGF sono una forma di violenza e in quanto tale il prodotto di una cultura, per questo abbiamo bisogno di un cambiamento culturale che nasca dall’interno di ogni comunità che sostiene la pratica.</p>
<p align="JUSTIFY">Le culture cambiano, è sempre accaduto nel breve o lungo termine. Le persone fanno le culture non viceversa. Pratiche crudeli e arcaiche sono state sradicate da diverse culture nel corso della storia umana. Questo ha coinvolto forze esterne e interne, norme e leggi ma più di tutto la formazione. Nella specifica circostanza, i Media potrebbero avere un ruolo importante condividendo storie positive e iniziative promosse dalle singole persone che nascono dal basso e non solo quelle delle grande agenzie internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Media nazionali e internazionali dovrebbero tenere conto della rappresentazione. Ogni persona, in ogni società (nei paesi di origine e nella diaspora) ha il diritto di vedere la propria storia rappresentata, di potersi identificare. Dovremmo poter leggere storie che riflettono la nostra esperienza nella stessa misura in cui dovremmo aprirci ad altrui esperienze. Le società mondiali sono circolari, le persone si muovono costantemente costruendo relazioni, il volto delle nostre società è stratiforme ed eterogeneo, nessuno dovrebbe restarne escluso o mal rappresentato. La molteplicità dovrebbe essere la lente attraverso cui immaginare la nostra realtà.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiediamo ai media di dare voce a chi non ce l’ha e condividere le storie di chi è direttamente o indirettamente coinvolto con l’esperienza delle MGF, quindi non solo donne ma anche uomini. Aprendo un dialogo pubblico sull’argomento, sarà possibile promuovere maggiore consapevolezza e invitare i lettori a empatizzare con la tematica. Crediamo che anche attraverso i media sia possibile sollecitare l’interesse delle forze politiche a prendere provvedimenti per mettere al bando, dove non si sia già fatto, le MGF educando e emancipando le future generazioni a rifiutare la pratica in quanto viola i diritti fondamentali del bambino e della donna.</p>
<p lang="en-US"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Firmato</span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tasleem – India (Attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tesfaye Maleku – Ethiopia (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Valentina Mmaka – Kenya/South Africa (artista-attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">John Wafula – Kenya  (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mamboleo – Kenya (artista-attivista)</span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Diana Kendi – Kenya (media)</span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Jane Gatwiri – Kenya (media)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Christina Keller Hufnagel – Germany (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Kameel Ahmady – Iran (attivista ricercatore)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Francis Baraka – Kenya (artista &#8211; attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Rena Herdiyani – Indonesia (activist)gua – Kenya (attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mariya Taher/USA (ricercatore attivista)</span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Nwachukwu Kelechukwu – Nigeria (</span></span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">attivista</span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">)</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Tony Mwebia – Kenya  (</span></span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">attivista</span></span></span><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">)</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Alessandra Montesanto – Italy (attivista/media)</span></span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #36312d;"><span style="font-family: Calibri Light, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Rayehe Mozafarian – Iran (activist)<br />
Sayydah Garrett &#8211; USA (activist)<br />
Asenath Mwithigah &#8211; Kenya (activist)</span></span></span></p>
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		<title>E&#8217; iniziata la &#8220;stagione del taglio&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 04:23:51 +0000</pubDate>
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<p align="JUSTIFY">La pratica delle mutilazioni genitali femminili o MGF, è definita dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità come “qualsiasi procedura che intenzionalmente altera o provoca lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche”… ed è diffusa soprattutto in estate quando le ragazze non vanno a scuola e hanno più tempo per guarire. La mutilazione genitale femminile è una palese violazione dei diritti umani estremamente pericolosa che può causare infezioni, parti difficili, mestruazioni dolorose e limitare il piacere sessuale. E’ una pratica culturale e non religiosa che come rito di passaggio ha lo scopo di tenere sotto controllo il corpo della donna e l’intera società. Si calcola che 200 milioni di donne e bambine in 30 Paesi in tutto il mondo hanno subito questa pratica: in Somalia addirittura più del 90% e questo ha spinto le autorità a cambiare la legislazione: nella regione del Puntland, nord-est della Somalia, è stato appena presentato un disegno di legge per la completa abolizione e gli analisti politici valutano che i 3/4 dei parlamentari sono favorevoli all’iniziativa.</p>
<p><a href="https://secure.avaaz.org/en/fgm_somalia_ban_loc/?bBdxNdb&amp;v=73870&amp;cl=9617336259&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://secure.avaaz.org/en/fgm_somalia_ban_loc/?bBdxNdb&amp;v=73870&amp;cl=9617336259&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Mutilazioni genitali femminili (MGF): THE CUT, rompere il tabù</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 05:28:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>The cut. Voci del cambiamento, il nuovo saggio di Valentina Mmaka – scrittrice e attivista – mescola il registro dell&#8217;informazione con quello dell&#8217;Arte per rompere il tabù verso uno dei temi più importanti della&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/02/15/mutilazioni-genitali-femminili-mgf-the-cut-rompere-il-tabu/">Mutilazioni genitali femminili (MGF): THE CUT, rompere il tabù</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5240" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5240" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (199)" width="542" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 542w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199-300x278.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 542px) 100vw, 542px" /></a></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"><i>The cut. Voci del cambiamento</i></span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;">, il nuovo saggio di Valentina Mmaka – scrittrice e attivista – mescola il registro dell&#8217;informazione con quello dell&#8217;Arte per rompere il tabù verso uno dei temi più importanti della nostra contemporaneità: quello delle mutilazioni genitali femminili, una pratica diffusa in molitissimi Paesi, un problema globale. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;">Valentina Mmaka ha raccolto testimonianza e interviste di donne (di varie età) che l&#8217;hanno subìta, che l&#8217;hanno praticata e anche di persone e di artisti che mettono la propria creatività a serivizio di un lavoro culturale, perchè si parte sempre dalla mentalità e dalla conoscenza per modificare i comportamenti individuali e collettivi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-198.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5239" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5239" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-198.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (198)" width="193" height="208" /></a></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"> </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;">L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistato Valentina Mmaka e la ringrazia moltissimo per questo approfondimento.   </span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Il testo nasce dal progetto “Gugu Women Lab”: ce ne vuole parlare?</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2011 ho fondato a Cape Town un collettivo di donne sudafricane e migranti da altri paesi africani. L’idea del collettivo era lavorare ad un progetto di scrittura che avesse come obiettivo quello di identificare le interrelazioni tra identità e spazi. Nel corso degli incontri, abbiamo esplorato diverse modalità per rappresentare l’ espressione e la scoperta identitaria, così come diverse nozioni di spazio. Dal lavoro è emerso che lo spazio che ciascuna donna voleva affermare era il proprio corpo. Alcune delle partecipanti hanno cominciato a condividere la loro esperienza del “taglio”e da lì c’è stata la volontà di rompere il tabù attorno al tema, realizzando uno spettacolo teatrale, un testo che raccontasse il corpo violato della donna ma al tempo stesso la sua auto affermazione. Il percorso che ha portato alla realizzazione di THE CUT è stato un lungo intenso viaggio verso l’acquisizione di consapevolezza della propria identità. L’idea centrale di tutto il lavoro è che l’arte, più di ogni altro percorso formativo, è in grado di sensibilizzare e smuovere le corde emotive della gente.</p>
<p align="JUSTIFY">Quali sono le pratiche che riguardano le Mutilazioni Genitali Femminili e quali conseguenze hanno sul corpo e sulla psiche delle donne che le subiscono?</p>
<p align="JUSTIFY">L’OMS classifica 4 tipologie di MGF: Tipo I, noto come clitoridectomia, consiste nella rimozione parziale o totale del clitoride e del prepuzio; Tipo II, conosciuto come escissione, consiste nella rimozione parziale o totale del clitoride e/o di entrambe le piccole e grandi labbra; Tipo III, noto come infibulazione, consiste nella chiusura vaginale riducendo le piccole e grandi labbra, lasciando un piccolo foro per l’urina e il ciclo; il Tipo IV, racchiude tutte le altre procedure legate ai genitali femminili come il pierceing, il nicking, l’incisione e la cauterizzazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Le conseguenze delle MGF sono innumerevoli. Ci sono conseguenze immediate come il tetano, la setticemia, infezioni urinarie, emorragie oltreché paura ad urinare per il dolore che provocano. A queste si aggiungono conseguenze a lungo termine sia fisiche che psicologiche. Quelle fisiche più gravi sono quelle legate alla gravidanza. L’insorgere di infezioni vaginali può compromettere l’esito della gravidanza quindi provocare aborti, rottura prematura del sacco amniotico, parto prematuro. Recenti ricerche hanno confermato che le donne che hanno subito le MGF, hanno il 55% in più di rischio di perdere il bambino al momento del parto. Anche durante il parto i rischi sono grandi, spesso si richiede un’ operazione di deinfibulazione per evitare al bambino di restare intrappolato nel canale vaginale e quindi soffocare a cui fa seguito una ulteriore operazione di re -infibulazione per riportare la vagina al suo aspetto iniziale. Tutto questo comporta sofferenze atroci per la donna. Tra le altre problematiche si possono riscontrare problemi come la fistula, l’AIDS, la sterilità. I danni psicologici legati al trauma sono l’insicurezza, il senso di perdita, l’impossibilità a provare piacere sessuale e spesso in conseguenza a questo a mantenere relazioni interpersonali stabili e durature. C’è un senso di alienazione e di solitudine, soprattutto perché le MGF sono ancora tutt’oggi un tabù anche presso le comunità che le praticano, non se ne parla apertamente e questo rende difficile condividere le proprie paure e inscurezze.</p>
<p align="JUSTIFY">Dove e da chi vengono praticate e quali sono i motivi (appartenenti alla tradizione culturale) che le motivano?</p>
<p align="JUSTIFY">Le MGF vengono praticate nei cinque continenti. I flussi migratori hanno amplificato la presenza del problema nelle nostre società. Si pensa erroneamente che le MGF siano un fenomeno esclusivamente africano, invece vengono praticate nel Sud Est Asiatico, in Medio Oriente, in India presso i Dawoodi Bohra, e nella diaqspora in Europa, negli Stati Uniti, in Australia. Fino a non molto tempo fa venivano praticate anche in Australia, Colombia e Perù da popolazioni autoctone.</p>
<p align="JUSTIFY">Le motivazioni per cui si praticano le MGF sono varie, a seconda dell’area geografica. Si tratta perlopiù di un fattore culturale tramandato da centinaia di anni. Presso alcune popolazioni viene addotta una motivazione religiosa, sebbene nessun testo sacro menzioni le MGF. Ci sono poi fattori sociali ed economici. In molte culture, una ragazza non mutilata è considerata una ragazza impura e in quanto tale non può accedere all’istituto del matrimonio e questo significa che non sarà in grado di portare una dote alla sua famiglia.</p>
<p align="JUSTIFY">Vengono perlopiù praticate da éxciseuse, donne anziane che ereditano la “professione” dalle madri. In alcuni paesi le MGF sono adirittura medicalizzate, basti pensare all’Indonesia dove l’incisione del clitoride avviene sulle bambine neonate in quello che viene chiamato il “birth package” un pacchetto di “servizi” che la neonata riceve nelle prime settimane di vita, esso comprende oltre al piercing nel lobo dell’orecchio e una serie di vaccinazioni standard anche la mutilazione dei genitali.</p>
<p align="JUSTIFY">In tema di diritti umani: come può, la comunità internazionale, contrastare le MGF?</p>
<p align="JUSTIFY">La comunità internazionale dovrebbe innanzi tutto investire nella formazione a partire dalla scuola. In ogni scuola dovrebbe essere obbligatoria la formazione di studenti e insegnanti su tematiche legate ai diritti umani, uno spazio dove si possa parlare apertamente di argomenti come le Mutilazioni Genitali Femminili e in modo più ampio della Violenza di Genere, creando un supporto umano e psicologico per tutte le bambine che provengono da paesi che praticano le MGF. È un problema che riguarda milioni di donne e ragazze nel mondo. Secondo l’ultimissimo rapporto dell’Unicef sarebbero ben 200 milioni e non 140 milioni come si pensava fino a pochi mesi fa, le donne che portano i segni delle mutilazioni e circa 86 milioni di bambine sono a rischio nei prossimi 15 anni. Sono numeri importanti che devono farci comprendere le dimensioni del problema. Le migrazioni hanno portato all’attenzione questo problema sebbene in molti paesi di immigrazione come l’Italia si faccia ben poco a riguardo. La scuola è il luogo del vero cambiamento. I ragazzi possono diventare dei veri mediatori agevolando le famiglie ad aprirsi ad un dialogo pubblico condiviso sulla tematica.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci sono poi le figure professionali come medici di famiglia, ginecologi, ostetriche, pediatri, ufficiali di polizia e assistenti sociali che dovrebbero anche’essi beneficiare di un piano formativo in grado di offrire loro strumenti validi per fronteggiare emergenze e monitorare l’incidenza del problema nei diversi paesi. Ho conosciuto tantissime donne sopravvissute alle MGF che hanno incontrato innumerevoli difficoltà a spiegare la loro esperienza a medici, ad esempio nei consultori o all’atto della richiesta di asilo presso la polizia di frontiera.</p>
<p align="JUSTIFY">Un ruolo fondamentale dovrebbero poterlo inoltre svolgere i mass media trattando l’argomento in modo non pregiudizievole, ma inclusivo. Informare e offrire uno spazio di dialogo e confronto, questo andrebbe fatto.</p>
<p align="JUSTIFY">Con particolare enfasi andrebbero coinvolti gli uomini al fianco delle donne. Le MGF nascono storicamente in seno a società patriarcali per controllare il corpo delle donne, quindi un loro coinvolgimento nella lotta allo sradicamento di questa pratica avrebbe un impatto efficace e un ‘accelerazione rapida. In Kenya e in Nigeria conosco decine e decine di giovani attivisti che si fanno portavoce della campagna anti MGF.</p>
<p align="JUSTIFY">A livello internazionale, un passo importante sarebbe quello di individuare strategie transnazionali per sradicare il problema. Non esiste un unica soluzione al problema, bisognerebbe investire meno in conferenze e summit mondiali e più in programmi di formazione a livello locale di comunità. E’ evidente che l’impegno delle grandi organizzazioni mondiali impegnate da decenni nella lotta allo sradicamento delle MGF non sono riuscite con la loro strategia “unica” a raggiungere l’obiettivo prefissato. Guardiamo ad esempio al Senegal, dove solo alcune minoranze praticano le MGF, ancora oggi si praticano nonostante diversi organismi internazionali lavorino sul campo da oltre vent’anni. Se non sono riuscite a sradicare totalmente il problema di poche minoranze in una generazione, significa che la strategia unica non funziona.</p>
<p align="JUSTIFY">Quanto è importante la scrittura (o la cultura in genere) per cambiare la mentalità e affermare il rispetto per la donna e il suo corpo?</p>
<p align="JUSTIFY">Tantissimo. La violenza è un fattore culturale e per quanto le leggi siamo importanti e necessarie occorre cambiare la cultura che produce quella violenza per poterla sradicare definitivamente. Ci deve essere una cultura del rispetto condivisa perché si possano abolire tutte le forme di violazione dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">La scrittura e l’arte in genere, sono ottimi strumenti attraverso cui il cambiamento culturale può avvenire. Contribuisce a una presa di coscienza, ci avvicina all’esperienza dell’altro, ci offre la possibilità di sperimentare la molteplicità dell’esperienza umana. Ho lavorato con tantissime donne offrendo la scrittura come strumento di conoscenza e come momento liberatorio e di auto affermazione, senza pregiudizi. Lo spettacolo THE CUT, che ho portato in giro in Italia e in altri paesi, ha sortito reazioni inattese negli spettatori che spesso hanno chiesto come fare per saperne di più sul problema e come fermarlo. Il teatro mi ha dato l’opportunità di incontrare gente diversa, la comunicazione è immediata e senza filtri, ci sei tu e lo spettatore e il feedback è sempre produttivo ed emotivamente coinvolgente. Portare il testo ai ragazzi delle scuole al di fuori dell’Italia, penso alla Spagna o alla Gran Bretagna o al Kenya, ha sortito entusiasmo e interesse. Gli studenti sono i primi a volerne sapere di più. In Italia purtroppo, dalla mia esperienza, le scuole si sono defilate da un confronto, questo per paura di affrontare un tema di cui non si sa nulla e che a detta degli insegnanti e dirigenti di istituto “rischia di creare nuove forme di discriminazione”. E’ chiaro che c’è molta ignoranza sull’argomento, non può esserci nulla di più discriminatorio che mantenere il silenzio su un abuso di minore come quello che le MGF rappresentano!”</p>
<p align="JUSTIFY">Anche a questo scopo ho scritto un libro sull’argomento (titolo <i>THE CUT. Voci Globali del Cambiamento per Rompere il Silenzio sulle Mutilazioni Genitali Femminili)</i> che cerca di presentare il tema delle MGF in modo esaustivo sotto tutti i punti di vista, da quello legislativo a quello sanitario, da quello sociologico a quello culturale oltreché dal punto di vista artistico, diventando così anche uno strumento formativo. Ho incontrato centinaia di attivisti e colleghi artisti in giro per il mondo impegnati nella lotta alle MGF, la loro voce è determinante per comprendere appieno l’esperienza di chi ha subito le MGF e di come poter dare voce a chi non ce l’ha rompendo il silenzio su questo tabù.</p>
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