<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>minacce Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/minacce/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/minacce/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Tue, 02 Feb 2021 07:58:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>minacce Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/minacce/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Colombia: il coraggio di Francisco</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/02/02/america-latina-i-diritti-negati-colombia-il-coraggio-di-francisco/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/02/02/america-latina-i-diritti-negati-colombia-il-coraggio-di-francisco/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 07:58:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America latina: i diritti negati]]></category>
		<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalista]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Americalatina]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivista]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Duque]]></category>
		<category><![CDATA[espressione]]></category>
		<category><![CDATA[Francisco Javier Vera]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[insulti]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[notizia]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15054</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Francisco Javier Vera è un ragazzino colombiano. Ha 11 anni ed è attivista ambientale. Il cuginetto latino-americano di Greta Thumberg. Nella sua pagina Facebook si può leggere il suo CV a&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/02/02/america-latina-i-diritti-negati-colombia-il-coraggio-di-francisco/">&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Colombia: il coraggio di Francisco</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="909" height="511" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/5769123657154560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15055" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/5769123657154560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 909w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/5769123657154560-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/5769123657154560-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 909px) 100vw, 909px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Francisco Javier Vera è un ragazzino colombiano. Ha 11 anni ed è attivista ambientale. Il cuginetto latino-americano di Greta Thumberg. Nella sua pagina Facebook si può leggere il suo CV a favore della difesa dell’ambiente. È il fondatore del Movimento ambientale “Guardianes por la vida”, formato in gran parte da bambini e fa anche parte del Movimento <em>Fridays For Future</em> in Colombia e della piattaforma <em>Citizen Climate Lobby</em>, capitolo Colombia. Nel 2019 ha fatto un intervento nella sede del Senato della Repubblica di Colombia sottolineando alcuni aspetti importanti della lotta per il benessere ambientale del pianeta: no al fracking (per maggiori informazioni sulla fratturazione idraulica o fracking: <a href="https://www.lifegate.it/fracking-fratturazione-idraulica?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lifegate.it/fracking-fratturazione-idraulica?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>), no alla plastica usa e getta, no al maltrattamento degli animali e no agli esperimenti sugli animali. Insomma, tanta roba per un bambino di undici anni.</p>



<p>Lo scorso 13 gennaio era pronto per tornare a scuola in DAD, come quasi tutti i bambini in questo momento; essendo molto attivo sui Social Network con tutti i suoi account gestiti dai suoi genitori, ha voluto pubblicare attraverso la sua pagina di Twitter un messaggio chiedendo al presidente della repubblica Ivan Duque più copertura di internet, soprattutto nelle provincie lontane dalle grandi città per poter offrire a tutti i bambini, anche nei luoghi più remoti del paese, la possibilità di assistere alle lezioni a distanza. Ebbene, un giorno dopo è stato minacciato di morte. Ha ricevuto un messaggio da un account ormai oscurato da Twitter, un tweet senza senso e totalmente gratuito che diceva così (traduco le esatte parole del messaggio): “Che voglia che ho di scorticare questo figlio di…. Ho molta voglia di ascoltarlo mentre gli taglio le dita per vedere se continuerà a parlare di ambientalismo e dignità”. Sono rimasta senza parole, leggevo e rileggevo il tweet di quella bestia senza capire il perché di questo atto, di questa risposta smisurata e fuori di testa a delle parole nate da una testa in evoluzione, come lo è quella di un ragazzino di 11 anni. Per fortuna, subito sono arrivati messaggi di solidarietà verso la famiglia, la risposta immediata del Network, si sono attivati giornalisti e politici per denunciare la questione, le forze dell’ordine hanno preso in mano la situazione e addirittura hanno pubblicato un video offrendo una ricompensa a chi sappia qualcosa sull’identità di questa persona. Ovviamente l’account era sotto un nome falso, firmato, ahimè, @BelboCodazzi. (che nefasta e disgraziata coincidenza).</p>



<p>Anche Greta era stata minacciata ai tempi dei suoi interventi a Bruxelles e a New York. Le persone che si nascondono dietro un falso nome e dietro lo schermo per comunicare con parole offensive, se così si può definire, minacciando le persone sono dei codardi per natura, se poi lo fanno verso i minorenni, qualunque sia l’origine e la ragione, sono degli esseri vili, vigliacchi, ipocriti, ignoranti e senza cuore; se poi lo si fa dopo che questi ragazzini attirano l’attenzione dell’opinione pubblica su aspetti sociali, sull’istruzione, sull’ambiente o aspetti un cui loro credono… beh, allora non c’è rispetto per nessuno.</p>



<p>I minorenni non si toccano, nemmeno attraverso lo schermo. Un bambino ha tutto il diritto di dire quello che pensa sul mondo in cui vive, di chiamare l’attenzione di noi adulti, di svegliare una scintilla nei loro coetanei. Non vedo niente di male, anzi, il futuro è loro e quindi mi sembra logico e ragionevole che siano loro stessi a parlare, a fare manifestazioni, a farsi domande e a pretendere delle risposte.</p>



<p>Greta, Francisco e tutti i bambini che vogliono lottare per il loro futuro hanno il diritto di farlo e noi adulti dobbiamo ascoltarli con molta attenzione e aiutarli a farlo. Penso che sia un nostro dovere. Per questo vorrei inviare tutto il mio appoggio a Francisco. Vi invito a seguirlo, imparerete tante cose sulla natura colombiana e sulle sue attività.</p>



<p>Twitter: @franciscoactiv2</p>



<p>Facebook: @franciscoactivistaoficial</p>



<p>Instagram: @guardianesporlavida</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/02/02/america-latina-i-diritti-negati-colombia-il-coraggio-di-francisco/">&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Colombia: il coraggio di Francisco</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/02/02/america-latina-i-diritti-negati-colombia-il-coraggio-di-francisco/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. In Messico vige l&#8217;irrazionalità</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/01/america-latina-diritti-negati-in-messico-vige-lirrazionalita/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/01/america-latina-diritti-negati-in-messico-vige-lirrazionalita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 07:46:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America latina: i diritti negati]]></category>
		<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[albergo]]></category>
		<category><![CDATA[Americalatina]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[contagi]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Crocerossa]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[hotel]]></category>
		<category><![CDATA[ignoranza]]></category>
		<category><![CDATA[infermieri]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14155</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Mischiata con un po’ di ignoranza e disinformazione è quello che succede in Messico a causa delle diverse aggressioni subite dal personale sanitario in questo periodo di Covid-19. Già a marzo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/06/01/america-latina-diritti-negati-in-messico-vige-lirrazionalita/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. In Messico vige l&#8217;irrazionalità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="688" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14156" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico4-300x202.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico4-768x516.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Mischiata con un po’ di ignoranza e disinformazione è quello che succede in Messico a causa delle diverse aggressioni subite dal personale sanitario in questo periodo di Covid-19. Già a marzo c’erano stati i primi casi: un’infermiera era stata obbligata a scendere giù da un pullman perché pericolosa. Altri sono stati spruzzati con candeggina o altri detergenti e addirittura minacciati di morte. Non c’era mai stato un atteggiamento così pesante contro medici e infermieri in Messico, ricordano gli operatori sanitari. È una loro abitudine camminare per strada con la divisa di lavoro, per cui sono riconoscibili e allora, all’interno di questo vortice micidiale in cui siamo stati risucchiati, loro sono diventati mirino di minacce, battute di cattivo gusto, sassate, lanci di caffè bollente, botte, insulti… fino ad arrivare ad attacchi ancora più pesanti. Adesso indossano la divisa soltanto in ospedale, per paura di essere riconosciuti. Ci si chiede il perché? Irrazionalità, paura, disinformazione e io aggiungo un po’ di ignoranza. In sostanza, il popolo ha paura di essere contagiato, il semplice fatto di lavorare in un ospedale fa dei lavoratori della salute potenziali focolai di virus e la risposta è subito completamente irrazionale, come abbiamo raccontato. I medici e gli infermieri messicani, così come tutti gli altri in giro per il mondo, passano ore interminabili lavorando completamente coperti con i sistemi di sicurezza, in mezzo alla paura di essere contagiati, facendo turni estenuanti e in alcuni casi ricevendo poco appoggio logistico ed economico da parte dei governi e in Messico la tristezza e la paura di essere nel mirino della violenza, si aggiunge a tutto questo, è una profonda tristezza nel vedere e nel subire nella propria pelle questa sorta di segregazionismo. Le denunce di aggressione provengono da Città del Messico, Yucatán, San Luis Potosí, Sinaloa, Jalisco, Puebla, Morelos, Coahuila, Guerrero, Quintana Roo e Durango. In largo e in lungo. È incredibile, queste persone lavorano per salvarci la vita ed è sorprendente che le autorità dello Stato messicano, <em>l’IMSS-l’Instituto Mexicano de Seguridad Social</em>, il <em>Foro Consultivo Científico y Tecnológico</em> e la <em>Red Prociencia MX</em>, fra altri enti, abbiano ultimamente chiesto solidarietà e denunciato la situazione. Anche la Croce Rossa Internazionale ha dichiarato: “La vulnerabilità del personale medico in questa situazione di pandemia si incrementa quando devono fornire servizi in zone dove già esiste un altro tipo di violenza e dove ci sono già problemi di salute pubblica. Medici e infermieri, autisti di ambulanze, paramedici, ospedali e ambulatori, feriti e malati, tutti devono essere rispettati in tutte le circostanze.”</p>



<p>Il governo, che si era comportato all’inizio della pandemia in modo un po’ irresponsabile, ha dovuto tornare nei suoi passi e denunciare questo fenomeno. Durante marzo e aprile si sono riempiti di denunce i Social Network: dall’infermiera che faceva vedere la schiena piena di caffè, alla mano di un&#8217;altra infermiera con due dita rotte, alla divisa piena di candeggina che ha girato il mondo come prova dell’aggressione subita da Luis Gerardo Ramos, infermiere. I più colpiti sono stati i lavoratori dei diversi ospedali e centri di salute pubblici legati all’IMSS (l’INPS del Messico).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="290" height="282" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Mexico1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14157"/></figure></div>



<p>Il <em>Consejo Nacional para Prevenir la Discriminación</em> (Conapred) alla data del 30 marzo aveva ricevuto 140 denuncie per discriminazione inerenti all’emergenza sanitaria, una media di 5 denunce al giorno, delle quali il 25% sono state fatte da personale sanitario, cioè 35 casi. In una conferenza stampa realizzata ad aprile dalla responsabile del settore di Infermieristica dell’IMSS sono uscite queste parole tra le lacrime: “Fa male parlare di quello che succede, fa male parlare dei lavoratori della salute, che sono anche persone, che hanno anche delle famiglie”. Il giornale <em>El Economista,</em> il 28 aprile denunciava 47 casi di aggressione.</p>



<p>Un altro caso che ha dell’incredibile: giorni fa, il 14 maggio, un gruppo di 14 medici proveniente da Nuevo León è arrivato a Città del Messico con l’intenzione di aiutare nella lotta contro il virus. Alloggiavano in un hotel della capitale e sono stati vittime di un “sequestro virtuale” poche ore dopo il check in. Hanno ricevuto una telefonata minacciosa, gli hanno detto che erano monitorati da telecamere nascoste, hanno chiesto un riscatto ai familiari, alcuni familiari hanno pagato… di fatto sono stati sequestrati tutti insieme e chiusi in una camera, un incubo durato quasi 20 ore. Dall’indagine della Procura sembra che la telefonata sia partita da un centro penale e che il personale dell’albergo sia coinvolto.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="760" height="542" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14158" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 760w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico2-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure></div>



<p>Come risultato di tutto ciò la polizia ha dovuto presidiare l’entrata ai principali ospedali della capitale, una compagnia di assicurazione locale ha offerto trasporto gratuito al personale sanitario per poter arrivare al posto di lavoro sani e salvi.</p>



<p>Si moltiplicano i messaggi di solidarietà, non solo di semplici cittadini, ma anche di associazioni, dello Stato, di partiti politici, si chiede di mettere in atto misure per la protezione di tutti i cittadini coinvolti in qualche modo con il virus. Diversi stati del paese hanno approvato o fatto delle proposte per inasprire le sanzioni contro chi commette aggressioni: aumento dell’ammontare delle multe, degli anni di reclusione, risarcimento alle vittime, ecc. Le misure cercano di frenare le aggressioni.</p>



<p>Ieri, 30 maggio, in Messico i contagiati erano 87.512 e più di 9 mila decessi secondo la mappa interattiva del Governo del Messico, Segreteria di Salute e Direzione Generale di Epidemiologia e speriamo però che la violenza contro il personale si fermi.</p>



<p>Recentemente ho letto le parole di Eduardo Backhoff Escudero, Preside del Consiglio Direttivo di Metrica Educativa, in un pezzo pubblicato nel giornale <em>El Universal</em> e intitolato “Covid-19 e psicologia delle masse in Messico”, mi hanno fatto riflettere, chiudeva il suo articolo così: “L’obbligo del presidente davanti all’emergenza sanitaria attuale è cercare appoggio nell’informazione scientifica a disposizione e ascoltare l’opinione degli esperti. Si deve evitare l’invio di messaggi contradittori e superstizioni che favoriscano i malintesi e le voci in una comunità spaventata e suscettibile al fenomeno della psicologia delle masse, dove le voci e le indiscrezioni giocano un ruolo molto importante”.</p>



<p>La mancanza d’informazione è la base di questo fenomeno delle aggressioni in Messico. Un’informazione coerente, vera, obiettiva e imparziale, basata nella scienza e che combatta l’ignoranza riguardo a questo tema nuovo per tutti, potrebbe aiutare la popolazione a capire che i lavoratori sanitari sono l’amico e non il nemico.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/06/01/america-latina-diritti-negati-in-messico-vige-lirrazionalita/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. In Messico vige l&#8217;irrazionalità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/01/america-latina-diritti-negati-in-messico-vige-lirrazionalita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. La storia di Maria Teresa</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/01/19/america-latina-diritti-negati-la-storia-di-maria-teresa/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/01/19/america-latina-diritti-negati-la-storia-di-maria-teresa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2020 11:18:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America latina: i diritti negati]]></category>
		<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Centroamerica]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[El Salvador]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONG]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sentenza]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=13532</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Maria Teresa Rivera è una donna semplice e umile, di 40 anni, di El Salvador, quel piccolo paese del Centro America, incastonato nella costa occidentale tra Guatemala, Honduras e Nicaragua. Un&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/01/19/america-latina-diritti-negati-la-storia-di-maria-teresa/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. La storia di Maria Teresa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="625" height="625" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 625w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 625px) 100vw, 625px" /></figure></div>



<p>Maria Teresa Rivera è una donna semplice e umile, di 40 anni, di El Salvador, quel piccolo paese del Centro America, incastonato nella costa occidentale tra Guatemala, Honduras e Nicaragua. Un paese dove la natura fa da protagonista: spiagge meravigliose, cascate, vulcani, siti archeologici… ma la sua storia nasconde lunghe dittature iniziate nei primi anni del secolo scorso, una guerra contro l’Honduras e poi una lunga e sanguinaria guerra civile durata 12 anni che lascio il paese a terra con una stima di più di 70 mila tra morti e <em>desaparecidos</em> e che ancora, dopo 28 anni fatica a recuperarsi. Un paese occidentale, dell’America Latina e quindi pieno di paradossi e per certi versi molto arretrato per quello che riguarda alcuni aspetti dei diritti civili. Ne El Salvador, così come in altri paesi della regione (Nicaragua, Honduras, Chile e Haiti) l’aborto è illegale. Lì la situazione però è molto pesante, è un crimine punito dalla legge, perché la condanna che viene applicata non è per aborto. L’accusa viene modificata nel processo, quindi una donna che ha abortito deve pagare e viene accusata di omicidio aggravato e le sentenze vanno dai 30 ai 50 anni. Non importa se l’aborto è spontaneo, se ci sono complicazioni accertate di morte sia per il bambino che per la madre, se la donna è stata stuprata o se c’è insofferenza fetale. È sempre e comunque omicidio. L’applicazione di questa legge lascia esterrefatti soprattutto per il tipo di accusa e la pena inflitta. Le leggi sull’aborto dipendono da ogni paese ma è sempre un tema scottante e che spacca la società in due. Vorrei comunque evidenziare la mancanza di rispetto e la violazione dei diritti di queste donne, in questo caso specifico della legge salvadoregna qualunque sia stata la ragione per abortire. Sta di fatto che l’aborto è una tragedia che comunque segnerà la vita di una donna per sempre e la condannerà dal punto di vista psicologico. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="660" height="371" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/aborto-legal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/aborto-legal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/aborto-legal-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure></div>



<p> Ma torniamo a Maria Teresa. È il 2011, dopo 30 settimane di gestazione soffre un aborto spontaneo mentre era in bagno. Sviene. Si sveglia in ospedale, ammanettata al lettino e senza capire il perché. Lei continua a sostenere che non sapeva di essere incinta, anche se dopo 30 settimane è difficile non rendersi conto del proprio stato. E’ importante dire, però, che in questi paesi la mancanza di istruzione e la disinformazione in ambito sanitario e/o la diffusione di campagne di informazione sulla vita sessuale è molto alta soprattutto nella fetta di popolazione povera, che in America Latina è una gran percentuale.  Dicevamo, siamo nel 2011 e Maria Teresa è in ospedale, il personale l’aveva denunciata alle autorità per aver abortito. Dopo qualche mese, parte un processo contro di lei e in meno di 10 minuti e senza prove viene condannata a 40 anni di prigione per appunto, omicidio aggravato, dopo che la Procura l’aveva dipinto come una assassina e soprattutto affermando che l’aveva fatto con premeditazione, anche se un dottore dell’ospedale aveva dichiarato che il bambino era già morto prima dell’aborto. Quindi, dopo il processo inizia il calvario per Maria Teresa, dimostrare che è stato un aborto spontaneo. Passa 4 anni in carcere e lì viene umiliata, non solo dal personale ma anche da altre donne che erano rinchiuse per altri crimini: assassina, mangia bambini, cattiva madre… questi alcuni degli insulti che riceve, per non parlare delle minacce. Grazie all’appoggio di alcune organizzazioni umanitarie e ONG va in appello e nel 2016 un giudice annulla la sentenza e la donna torna in libertà. Una libertà molto relativa direi, perché ormai la sua famiglia e i suoi amici le avevano dato le spalle, non trovava lavoro ed era da sola insieme a suo figlio (il primo e unico) ad affrontare una società che punta il dito contro le donne che abortiscono e che per di più sono povere e non protette dallo stato, infatti lo Stato doveva risarcirla ma non lo fece mai, al contrario, iniziò una caccia alle streghe presieduta dalla Procura Generale che voleva riaprire il caso. Nella sua città la guardavano male, nessuno voleva parlare con lei, la minacciavano e la umiliavano. Il Tribunale, dopo tante pressioni, informa agli avvocati di Maria Teresa che le opzioni sono due: c’era un forte rischio di riaprire il caso e incarcerarla di nuovo o andare via dal paese, cioè fuggire immediatamente. Ovviamente decise di andare via e insieme a suo figlio Oscar, che all’epoca aveva undici anni, si preparò per fuggire. Nel frattempo, le organizzazioni umanitarie conoscevano già il suo caso. Amnesty International la invita in Svezia a partecipare ad un seminario. Lì è successa la svolta perché Maria Teresa decide di parlare con immigrazione e raccontare la sua storia, per sua sorpresa, le autorità la ascoltano e decidono di aiutarla e dopo alcuni mesi concederle protezione internazionale ed è qui che questa storia diventa molto importante e crea un precedente per tutte le donne perseguitate per aborto, perché Maria Teresa è il primo caso pubblico di asilo vincolato al diritto di aborto e per il rischio di essere incarcerata per questo motivo nel paese di origine.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="394" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/manif-el-salvador.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13535" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/manif-el-salvador.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/manif-el-salvador-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>
“Mi dissero che una condanna a 40 anni per aborto era
una tortura, perché l’aborto è un diritto e ne
El Salvador le leggi al riguardo sono molto restrittive. La cosa più
importante è che adesso questa porta è aperta per tutte le altre
donne salvadoregne ed è per questa ragione che io lotto, c’è
opportunità per tutte” ha detto la donna in un’intervista ad un
giornale spagnolo, perché purtroppo lei non è l’unica
donna che ha vissuto questa ingiustizia nel paese centroamericano.
Fino al 2017, la cifra di donne salvadoregne condannate era di 17:
Mayra, Beatriz, Alba,
Lorena, Manuela, Guadalupe, Evelyn…
tutte giovani e di origini umili, alcune vittime di violenza
sessuale. 
</p>



<p>
&#8220;Per noi non c’è
giustizia. Siamo le donne povere a finire in prigione per aver subito
emergenze ostetriche che si sono concluse con un aborto o per averlo
sofferto a causa di uno stupro. Ne El Salvador si condanna la
povertà, ci stanno punendo per essere donne e povere” dice nella
stessa intervista al giornale spagnolo ABC.    
</p>



<p>
Adesso vive in un paesino vicino a
Stoccolma. Studia, vorrebbe essere infermiera, vive con l’aiuto e
il sussidio dello stato. Suo figlio ha 17 anni e parla svedese
abbastanza bene, anche lei riesce a comunicare. Certamente i primi
mesi sono stati molto difficili: la lingua, il clima, la solitudine…
ma l’importante è che Maria Teresa in Svezia si è sentita
protetta, ascoltata e considerata come donna e questo non è poco. 
</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/01/19/america-latina-diritti-negati-la-storia-di-maria-teresa/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. La storia di Maria Teresa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/01/19/america-latina-diritti-negati-la-storia-di-maria-teresa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sotto scorta Nello Scavo, il giornalista che ha svelato i traffici di Bija</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/23/sotto-scorta-nello-scavo-il-giornalista-che-ha-svelato-i-traffici-di-bija/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/23/sotto-scorta-nello-scavo-il-giornalista-che-ha-svelato-i-traffici-di-bija/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 08:26:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[accordi]]></category>
		<category><![CDATA[autorità]]></category>
		<category><![CDATA[Avvenire]]></category>
		<category><![CDATA[Bija]]></category>
		<category><![CDATA[circolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Como]]></category>
		<category><![CDATA[cronista]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[espressione]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libia]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[Nello Scavo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[scorta]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[trafficante]]></category>
		<category><![CDATA[trafficanti]]></category>
		<category><![CDATA[tratta]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=13169</guid>

					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani esprime tutta la sua solidarietà al giornalista Nello Scavo. 19:10, 18 ottobre 2019 Nello Scavo, di &#8216;Avvenire&#8217;, ha ricevuto minacce per l&#8217;inchiesta sui viaggi in Italia di uno dei&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/23/sotto-scorta-nello-scavo-il-giornalista-che-ha-svelato-i-traffici-di-bija/">Sotto scorta Nello Scavo, il giornalista che ha svelato i traffici di Bija</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h1> <br>Associazione Per i Diritti umani esprime tutta la sua solidarietà al giornalista Nello Scavo. </h1>



<p>19:10, 18 ottobre 2019</p>



<h2>Nello Scavo, di &#8216;Avvenire&#8217;, ha ricevuto minacce per l&#8217;inchiesta sui viaggi in Italia di uno dei più violenti trafficanti di uomini del Mediterraneo</h2>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://share.flipboard.com/bookmarklet/popout?v=2&amp;title=E%27%20sotto%20tutela%20il%20giornalista%20che%20ha%20svelato%20i%20traffici%20di%20Bija&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.agi.it%2Fcronaca%2Fmigranti_inchiesta_bija_giornalista_sotto_scorta-6387329%2Fnews%2F2019-10-18%2F&amp;t=1571818183343&amp;utm_campaign=tools&amp;utm_medium=article-share&amp;utm_source=www.agi.it&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.agi.it/static2.0/images/menu-social-icons/flipboard_swsw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a><figcaption><br>Associazione Per i Diritti umani esprime tutta la sua solidarietà al giornalista Nello Scavo.</figcaption></figure>



<p><a href="mailto:?subject=E%27+sotto+tutela+il+giornalista+che+ha+svelato+i+traffici+di+Bija&amp;body=Nello+Scavo%2c+di+%27Avvenire%27%2c+ha+ricevuto+minacce+per+l%27inchiesta+sui+viaggi+in+Italia+di+uno+dei+pi%c3%b9+violenti+trafficanti+di+uomini+del+Mediterraneo+-+https%3a%2f%2fwww.agi.it%2fcronaca%2fmigranti_inchiesta_bija_giornalista_sotto_scorta-6387329%2fnews%2f2019-10-18%2f"></a><a href="javascript:window.print()"></a></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="890" height="558" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/nello-scavo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13170" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/nello-scavo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 890w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/nello-scavo-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/nello-scavo-768x482.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 890px) 100vw, 890px" /></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img src="https://images.agi.it/pictures/agi/agi/2019/08/10/120644666-c6d64ddf-4f0e-484c-af0b-881a59d1904c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Migranti inchiesta Bija giornalista sotto scorta"/></figure></div>



<p><a href="https://www.agi.it/tag/traffico-esseri-umani/?utm_source=rss&utm_medium=rss">TRAFFICO ESSERI UMANI</a></p>



<p>  «Da giornalisti – dice – siamo abituati a sapere i fatti degli altri. Adesso capirò quando è necessario usare maggiore cautela». <strong>Nello Scavo</strong>, giornalista di &#8216;Avvenire&#8217; e&#8217; sotto tutela della Polizia. Secondo quanto apprende l&#8217;AGI, il cronista questa mattina ha ricevuto dalla Polizia di Stato di Como comunicazione del provvedimento di tutela.</p>



<p>Nei giorni scorsi era stato il viceministro dell&#8217;Interno,&nbsp;<strong>Vito Crimi</strong>, a commentare che &#8220;le minacce, neanche tanto velate, di&nbsp;<strong>Bija</strong>&nbsp;sia contro<strong>&nbsp;Nancy Porsia</strong>&nbsp;che contro Nello Scavo per l&#8217;inchiesta che sta conducendo per &#8216;Avvenire&#8217; sono intollerabili. Invece di rispondere nel merito accusa il governo Italiano di affermare il falso e oltremodo attacca chi cerca di fare luce sulla sua visita in Italia anche se indicato come trafficante di esseri umani&#8221;.</p>



<p>Scavo, sulle pagine del quotidiano della Cei diretto da Marco Tarquinio, ha condotto un&#8217;inchiesta che ha svelato la presenza di <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/dalla-libia-al-mineo-negoziato-boss-libico?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Abd al-Rahman al-Milad</a>, meglio conosciuto come Bija, un trafficante di essere umani all&#8217;incontro di Mineo nel 2007 tra le autorità italiane e le autorità libiche per arrivare ad un accordo e bloccare così le partenze di profughi da quel Paese verso il nostro. </p>



<p>Il comitato di redazione di Avvenire, dopo aver «rinnovato la sua solidarietà e quella di tutta la redazione» a Scavo, ha ribadito: «Continueremo a raccontare quello che accade senza timori né censure». Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore del quotidiano della Cei, Marco Tarquinio. «Ho grande preoccupazione – ha detto – ma anche la consapevolezza dell’importanza del lavoro svolto da Nello Scavo e da tutta la redazione. Le minacce non prevalgano sulla necessità di fare informazione», ha concluso Tarquinio. </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/23/sotto-scorta-nello-scavo-il-giornalista-che-ha-svelato-i-traffici-di-bija/">Sotto scorta Nello Scavo, il giornalista che ha svelato i traffici di Bija</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/23/sotto-scorta-nello-scavo-il-giornalista-che-ha-svelato-i-traffici-di-bija/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una lettera/appello dalla Tunisia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/06/26/una-lettera-appello-dalla-tunisia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/06/26/una-lettera-appello-dalla-tunisia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 07:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[accusa]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[attivisti]]></category>
		<category><![CDATA[autorità]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[espressione]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzione]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Tozeur]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[voce]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=12712</guid>

					<description><![CDATA[<p>Riceviamo questa lettera/appello e riteniamo importante pubblicarla. Il mio nome è Fakhreddine Khotbi, sono un cittadino tunisino che vive nel sud-ovest, esattamente nella città di Tozeur e ho una situazione da raccontare:ho lavorato come&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/06/26/una-lettera-appello-dalla-tunisia/">Una lettera/appello dalla Tunisia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> Riceviamo questa lettera/appello e riteniamo importante pubblicarla.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54515186_592783474528583_5570643419807612928_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12713" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54515186_592783474528583_5570643419807612928_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54515186_592783474528583_5570643419807612928_o-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54515186_592783474528583_5570643419807612928_o-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54515186_592783474528583_5570643419807612928_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il mio nome è Fakhreddine Khotbi, sono un cittadino tunisino che vive nel sud-ovest, esattamente nella città di Tozeur e ho una situazione da raccontare:<br>ho lavorato come giornalista in una stazione radio locale e ho anche partecipato alla società civile, partecipando ad alcune attività di  Amnesty International Tunisia nella sezione di Tozeur. Sono stato umiliato senza motivo per più di due anni e perseguitato politicamente dalle autorità tunisine per nulla o senza accusa; ho perso la mia dignità, sono stato ferito mentalmente e fisicamente. Tutto questo per ledere il mio diritto alla  libertà di espressione<br>Ho amato il mio Paese ma, sfortunatamente, vengo deluso ogni giorno; non riesco a scappare da questa follia, sto scappando ogni giorno dalla morte: la mia città cresce persone contro di me, mesi fa sono stato colpito con un piccolo coltello e un bastone e sono stato salvato da un miracolo;  si sono rifiutati di curarmi in ospedale e dopo che ho recuperato, ho scoperto che mi hanno accusato e condannato a quattro mesi di duro lavoro senza nemmeno convocarmi in tribunale, anche con minacce al mio avvocato. Ho fatto appello a un ordine del tribunale, ma ogni volta sono costretto ad aspettare in piedi per ore, le autorità si prendono gioco di me e ritardano la causa. <br>Non mi sento più al sicuro e chiamo la tua umanità e compassione ad aiutarmi, informando il mio caso in gruppi per i diritti umani, membri o attivisti.<br>Cordiali saluti  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="854" height="640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54155061_592783451195252_3228994518082650112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12714" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54155061_592783451195252_3228994518082650112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 854w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54155061_592783451195252_3228994518082650112_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/54155061_592783451195252_3228994518082650112_n-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 854px) 100vw, 854px" /></figure>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/06/26/una-lettera-appello-dalla-tunisia/">Una lettera/appello dalla Tunisia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/06/26/una-lettera-appello-dalla-tunisia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Educare alla legalità, con l&#8217;esempio</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/05/31/educare-alla-legalita-con-lesempio/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/05/31/educare-alla-legalita-con-lesempio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2019 07:26:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditore]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[mafie]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[ribellione]]></category>
		<category><![CDATA[scorta]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=12566</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Antonino De Masi, imprenditore che – con la sua famiglia e con i suoi collaboratori – si è ribellato alla &#8216;ndrangheta in Calabria. Ringraziamo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/05/31/educare-alla-legalita-con-lesempio/">Educare alla legalità, con l&#8217;esempio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato Antonino De Masi, imprenditore che – con la sua famiglia e con i suoi collaboratori – si è ribellato alla &#8216;ndrangheta in Calabria.  </p>



<p>Ringraziamo molto Antonino De Masi per
le sue parole. 
</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="450" height="250" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/primopiano_De-Masi_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12567" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12567&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12567" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/primopiano_De-Masi_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/primopiano_De-Masi_1-300x167.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure></li></ul>



<p>Quando e come è cominciata la sua
vicenda?</p>



<p>La mia famiglia, mio padre da quando ha
iniziato a fare attività industriale nella piana di Gioia Tauro è
stato vittima d siamo stati la prima azienda in Italia che ha chiuso
per aggressioni mafiose per poi riaprire sotto pressione delle
istituzioni nel gennaio del &#8217;91 e ci hanno messo sotto scorta per la
prima volta. Da lì è stato sempre un continuo di attentati, bombe,
minacce, lettere anonime fino ad oggi. 
</p>



<p>Che tipo di supporto avete avuto dalle
istituzioni?</p>



<p>Lo Stato ha messo l&#8217;esercito a
presidiare lo stabilimento, mi ha dato la scorta e mi ha costretto ad
allontanare la famiglia dalla mia Terra, ma in questa lotta tra Bene
e Male devo fare i conti con le realtà che ci sono e avere come
unico punto di riferimento le istituzioni con tutti i limiti che si
possono avere.</p>



<p>E&#8217; possibile dare un senso di
quotidianità e di normalità alle vostre esistenze?</p>



<p>Assolutamente no. Non c&#8217;è nulla di
normale e di razionale. C&#8217;è solo la speranza che tutto ciò possa
servire a qualcosa. Ho tre figli e chi è padre ha la responsabilità
di fare scelte che possano condizionare, nel bene o nel male, il
futuro dei propri figli: io non posso consentire che &#8211; da figlio che
ha assistito alla sofferenza di mio padre quando era stato aggredito
dalla criminalità &#8211; che ci siano tra dieci o vent&#8217;anni le stesse
condizioni, la stessa minaccia per i miei figli. E&#8217; opportuno che io
faccia tutto quello che debbo fare per cercare di far sì che loro
vivano una vita diversa da quella che ho vissuto io.</p>



<p>Cosa significa per lei il concetto di
“responsabilità”?</p>



<p>Tante volte a noi fa comodo dimenticare
i nostri valori, quelli che sono gli elementi fondanti della nostra
società civile, quelli che sono i pilastri del nostro vivere come
esseri umani. Il nostro girarci dall&#8217;altra parte, il far finta di non
vedere ci ha portato a consegnare alle future generazioni una civiltà
barbara, animalesca.</p>



<p>Lei si sente un&#8217; “eroe”?</p>



<p>Questa è una follia perchè se lei,
tutti i giorni, quando si alza alla mattina e fa quello che deve
fare, compie un atto normale, figlio dei nostri valori positivi e dei
doveri. Io sto solo facendo la mia parte, sto facendo quello che è
giusto fare; di fronte  a qualcuno che viene ad aggredire la mia
vita, io rispondo con la fermezza della legalità. Io non sono un
eroe, sono una persona normale. Avere l&#8217;alibi che qualcuno è un
“eroe” significa che quella persona è un eroe, ma io non lo sono
e, quindi, non posso fare le sue stesse cose. Invece ognuno deve
avere il coraggio di fare ciò che è giusto.</p>



<p>In che modo lo Stato potrebbe essere
più efficace nella lotta alle mafie?</p>



<p>Mettendo all&#8217;ordine del giorno della
sua attività la lotta alle mafie. Se oggi siamo un Paese a questo
livello, in cui le organizzazioni criminali condizionano la vita
quotidiana di ognuno di noi, dalle Alpi alla Sicilia (e nel mondo) è
perchè chi doveva controllare non lo ha fatto. 
</p>



<p>Lei sente completamente l&#8217;assenza dello
Stato, quindi?</p>



<p>No, io sento che debbo fare la mia
parte. Non mi interessano le polemiche con lo Stato; ho i
Carabinieri, la Polizia, l&#8217;Esercito, la Guardia di Finanza e se
questo è lo Stato, allora è presente. 
</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/05/31/educare-alla-legalita-con-lesempio/">Educare alla legalità, con l&#8217;esempio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/05/31/educare-alla-legalita-con-lesempio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giuseppe Piraino: l&#8217;imprenditore che si è rifiutato di pagare il pizzo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/07/giuseppe-piraino-limprenditore-che-si-e-rifiutato-di-pagare-il-pizzo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/07/giuseppe-piraino-limprenditore-che-si-e-rifiutato-di-pagare-il-pizzo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 07:45:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[antiracket]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[codice penale]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditori]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mafie]]></category>
		<category><![CDATA[mentalità]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[omertà]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[pizzo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[ricatti]]></category>
		<category><![CDATA[ritorsioni]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[senso civico]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=12056</guid>

					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani ha intervistato, per voi, Giuseppe Piraino, un imprenditore siciliano che, recentemente, si è rifiutato di pagare il pizzo. Ringraziamo di cuore Giuseppe Piraino per quest&#8217;intervista. &#160; A cura di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/07/giuseppe-piraino-limprenditore-che-si-e-rifiutato-di-pagare-il-pizzo/">Giuseppe Piraino: l&#8217;imprenditore che si è rifiutato di pagare il pizzo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12057" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1800" height="1014" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/084339941-8c563657-3c67-432f-bd19-8bde4b000b231-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></a></p>
<p><i><b>Associazione per i Diritti umani </b></i>ha intervistato, per voi, Giuseppe Piraino, un imprenditore siciliano che, recentemente, si è rifiutato di pagare il pizzo.</p>
<p>Ringraziamo di cuore Giuseppe Piraino per quest&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><strong>Partiamo da dove vive e dalla sua professione.</strong></p>
<p>Vivo a Palermo, ho una ditta edile da circa diciotto anni e mi occupo di edilizia commercaile, civile e pubblica.</p>
<p><strong>Vuole racontarci la vicenda che l&#8217;ha vista coinvolta nella richiesta del pizzo da parte della criminalità organizzata?</strong></p>
<p>Il nostro settore è bombardato da queste richieste perchè siamo particolarmente esposti con i ponteggi, attività di ristrutturazione, etc., in tutta la Sicilia.</p>
<p>Un giorno di metà luglio, il mio capocantiere mi dice che c&#8217;è una persona losca che chiede di me. E questo è accaduto più volte. Ho sempre lasciato perdere anche perchè questa persona pretendeva che fossi io a cecarla e a mettermi in contatto con lei. Da questo si evince come tutti conoscano questi personaggi perchè, se io fossi andato dal commerciante a fianco a chiedere di quella persona, avrebbe saputo da chi e dove mandarmi.</p>
<p>A settembre, dopo non aver ricevuto alcuna risposta da parte mia, il mafiosetto si è un po&#8217; arrabbiato e ha deciso di andare al cantiere, urlando che dovevo “alzare il culo” e andare a cercarlo perchè la cosa poteva finire male; poi ha buttato tutti quanti fuori, interrompendo il lavoro dei miei operai. A quel punto mi sono arrabbiato, sono arrivato in loco e ho fatto ricominciare i lavori.</p>
<p>Il giorno dopo &#8211; certo che questa persona sarebbe tornata a minacciarmi -ho comprato una videocamera, l&#8217;ho nascosta e ho fatto la ripresa delle minacce. Sono andato da Confartigianato, di cui sono socio, e loro mi hanno dato appoggio assoluto. Mi sono recato, quindi, dai Carabinieri.</p>
<p>Il video è uscito pubblicamente a dicembre perchè le indagini erano in corso, ma le forze dell&#8217;ordine lo avevano già visionato a settembre e ci sono stati degli arresti.</p>
<p>Come si può convincere anche altri a denunciare?</p>
<p>Proprio qui è il problema: sono vicino a tutti quelli che hanno denunciato e lo stanno facendo, ma spesso vengono strumentalizzati dai centri anti-racket che hanno iniziato a fare politica, dalle istituzioni, e dai politici. Come cittadino mi aspetto chissà che cosa dai politici, ma il politico fa solo il suo mestiere&#8230;Io non mi aspetto nulla, tantomeno protezione. Quello che, paradossalmente, si deve fare è penalizzare chi paga il pizzo, perchè la Legge dice che si tratta di favoreggiamento; su 50 arresti, siamo stati in 8/9 a denunciare, di cui 7 lo hanno fatto solo perchè sono uscite le intercettazioni dei Carabinieri e, quindi, sono stati costretti a farlo per non passare nel penale. E&#8217; stata quasi una denuncia costrittiva, ma non è così che si migliora il senso civico. Il senso civico nasce qualora tutti quanti prendono coscienza di dover fare fronte comune: a quel punto ci sarà il vero cambiamento. Uso sempre parole molto pesanti nei confronti di questi mafiosetti perchè non voglio avere paura, la paura è un ricatto.</p>
<p><strong>Anche la scuola è importante per combattere la mentalità mafiosa&#8230;</strong></p>
<p>Sono stato in alcune scuole e ho detto che è bellissimo essere sbirro e bruttissimo essere mafioso. Un conto è guardare il film “Il padrino” con tutti gli stereotipi culturali del siciliano, ma un altro è vivere nel 2018 e guardare in faccia la realtà: bellissimo è denunciare. Se non studiate &#8211; ho detto agli studenti &#8211; sarete disoccupati, avrete bisogno della raccomandazione per lavorare e finirete nelle maglie della mafia per guadagnare pochissimo, rischiando tutto. E&#8217; questo che volete?</p>
<p><strong>La sua famiglia la supporta?</strong></p>
<p>Ho due figlie da un primo matrimonio e un&#8217;altra dal secondo. Tutti mi supportano, anche gli amici mi fanno i complimenti. Le mie figlie più grandi hanno avuto paura all&#8217;inizio, ma bisogna trasmettere serenità e fiducia.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/07/giuseppe-piraino-limprenditore-che-si-e-rifiutato-di-pagare-il-pizzo/">Giuseppe Piraino: l&#8217;imprenditore che si è rifiutato di pagare il pizzo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/07/giuseppe-piraino-limprenditore-che-si-e-rifiutato-di-pagare-il-pizzo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lettera aperta alla giovane attivista di Sea Watch, Giorgia Linardi</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/01/17/lettera-aperta-alla-giovane-attivista-di-sea-watch-giorgia-linardi/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/01/17/lettera-aperta-alla-giovane-attivista-di-sea-watch-giorgia-linardi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2019 07:10:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#apriteiporti]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[attivista]]></category>
		<category><![CDATA[circolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Como senza frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[condizioni]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgia Linardi]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[insulti]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[muri]]></category>
		<category><![CDATA[navi]]></category>
		<category><![CDATA[ONG]]></category>
		<category><![CDATA[porti]]></category>
		<category><![CDATA[salvataggio]]></category>
		<category><![CDATA[sbarchi]]></category>
		<category><![CDATA[Sea Watch]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianza]]></category>
		<category><![CDATA[volontari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11947</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Cara Giorgia, leggiamo con amarezza e dispiacere i commenti che hanno accompagnato l’articolo che racconta di te. Ci teniamo ed esprimerti la nostra solidarietà e a testimonare che i comaschi non sono solo questi&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/01/17/lettera-aperta-alla-giovane-attivista-di-sea-watch-giorgia-linardi/">Lettera aperta alla giovane attivista di Sea Watch, Giorgia Linardi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Cara Giorgia, leggiamo con amarezza e dispiacere i commenti che hanno accompagnato l’articolo che racconta di te. Ci teniamo ed esprimerti la nostra solidarietà e a testimonare che i comaschi non sono solo questi pochi individui impauriti ed infelici che insultano ed esprimono una rabbia che è così forte da accecarli. Como è ben altro, abbiamo tantissime persone in prima linea nella difesa dei diritti umani: professionisti che mettono a disposizione il loro tempo, gente comune che si impegna con grande cuore, gruppi interreligiosi che, superiori alle divisioni, si uniscono per un messaggio comune di solidarietà e speranza e giovani persone come te, di cui siamo orgogliosi &#8211; continua la lettera appello sotto alla quale si allineano da giorni molti messaggi di solidarietà e firme di intellettuali, giornalisti, volontari e semplici cittadini &#8211; C’è, è evidente, una città chiusa e spaventata che vorrebbe costruire muri, ma ce n&#8217;è un‘altra che magari ha meno interesse ad urlare sui social perché spende il proprio tempo in altro modo. Non siamo pochi, restiamo uniti…restiamo umani. Un abbraccio&#8221;.</p>
<p>Questa la lettera-appello di &#8216;Como accoglie&#8217;, Ong che si occupa di migranti, a sostegno di Giorgia Linardi, 28 anni, comasca, <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2019/01/09/news/migranti_accordo-216163365/?utm_source=rss&utm_medium=rss">portavoce italiana di Sea Watch</a>, una delle navi delle Ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo.</p>
<p>Giorgia è diventata bersaglio degli haters sui social dopo che la sua immagine è comparsa nelle numerose dirette in cui  testimoniava delle condizioni dei migranti in cerca di uno sbarco sicuro. Contro la ragazza, come denuncia <a href="https://www.comozero.it/attualita/la-como-che-si-ribella-allodio-e-agli-insulti-grazie-giorgia-linardi/?fbclid=IwAR0fcXtzaJynEsYYsXunEwJMdVviXwjqnRjFcUcTUDRJ3TVrS5mL4a1dQfU&utm_source=rss&utm_medium=rss">anche il sito Comozero</a>,  sono partiti insulti sessisti e minacce.</p>
<p>&#8220;Como senza frontiere&#8221;, l&#8217;associazione di volontariato che un anno fa organizzò una manifestazione <a href="https://milano.repubblica.it/cronaca/2017/11/29/news/naziskin_como_migranti_irruzione_fascismo-182499802/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dopo l&#8217;irruzione di militanti di destra</a> in una sala dove era in corso una riunione sull&#8217;accoglienza ai migranti, si mobilita in sua difesa. E noi ci uniamo a queste parole importanti, chiedendo a tutte e a tutti di fare rete.</p>
<p><!-- INIZIO VIDEO} --></p>
<div class="adv adv-middle-inline">
<div id="adv-Bottom">
<div id="div-gpt-ad-Bottom" data-google-query-id="CITryP3W8t8CFUUKGQod5zsEiA">
<div id="google_ads_iframe_/35012960/milano.repubblica.it/interna/Bottom_0__container__"></div>
</div>
</div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/01/17/lettera-aperta-alla-giovane-attivista-di-sea-watch-giorgia-linardi/">Lettera aperta alla giovane attivista di Sea Watch, Giorgia Linardi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/01/17/lettera-aperta-alla-giovane-attivista-di-sea-watch-giorgia-linardi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caso Cucchi, quando la verità vince sulla demagogia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/10/24/caso-cucchi-quando-la-verita-vince-sulla-demagogia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/10/24/caso-cucchi-quando-la-verita-vince-sulla-demagogia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 04:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[arma]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[demagogia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[giudici]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Cucchi]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[opinionepubblica]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[poliziotti]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[reticenza]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Cucchi]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[Sulla mia pelle]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11541</guid>

					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani esprime solidarietà a Ilaria Cucchi e alla sua famiglia e condanna ogni tipo di minaccia e intimidazione. Pubblichiamo un articolo del Presidente dell&#8217;associazione Antigone, Patrizio Gonnella. Giustizia. La famiglia&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/10/24/caso-cucchi-quando-la-verita-vince-sulla-demagogia/">Caso Cucchi, quando la verità vince sulla demagogia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione</strong></em> <strong><em>per i Diritti umani</em></strong> esprime solidarietà a Ilaria Cucchi e alla sua famiglia e condanna ogni tipo di minaccia e intimidazione.</p>
<p>Pubblichiamo un articolo del Presidente dell&#8217;associazione Antigone, Patrizio Gonnella.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p><strong><em>Giustizia. La famiglia di Stefano Cucchi ha creduto fino in fondo nella legge, si è affidata ai giudici e alle istituzioni, si è mossa nel solco della legalità. Viceversa, coloro che hanno detto che per principio erano dalla parte dei carabinieri hanno manifestato una cultura che disprezza la legalità</em></strong></p>
<p><strong>di Patrizio Gonnella, il manifesto del 12 ottobre 2018</strong></p>
<p>Il processo per l’omicidio di Stefano Cucchi resterà nella storia della giustizia italiana. Una storia fatta di violenza istituzionale, di morte, di coperture, di silenzi, di indifferenza, di opacità ma allo stesso tempo di determinazione, di forza morale, di rottura del muro della reticenza. Verità processuale e verità storica si stanno lentamente approssimando nonostante le umiliazioni e le dichiarazioni di quei politici che hanno urlato nel tempo una verità dogmatica e stereotipata.</p>
<p>Oggi, di fronte alla confessione di uno dei carabinieri che ha ammesso le violenze sul corpo di Stefano, sanno di ridicolo e tragico quelle frasi che si sono sentite nell’etere e lette sui social. C’è chi disse: «É morto perché era anoressico» (Carlo Giovanardi), chi chiedeva alla famiglia di Stefano «dove era quando lui si drogava» (Maurizio Gasparri), chi affermava che Ilaria Cucchi «mi fa schifo» (Matteo Salvini). A nove anni dalla morte di Stefano Cucchi ci sono tre parole, di cui una composta, che vengono esaltate da questa storia: empatia, spirito di corpo, legalità.</p>
<p>Da alcune settimane il bellissimo film di Alessio Cremonini Sulla mia pelle, delicato ma rigoroso allo stesso tempo, sta riempiendo le sale cinematografiche, le piazze, le università. Gruppi di persone organizzano visioni comunitarie in luoghi pubblici e privati. Ragazzi e ragazze, anche molto giovani, vedono il film e restano senza parole, immedesimandosi in Stefano e in sua sorella Ilaria. L’empatia è un motore che ha una forza dirompente. Favorisce processi di indignazione. Ha la capacità di trasformarsi in valanga. Stefano Cucchi è sentito come un amico o un fratello nei licei, nelle università, nelle palestre e negli stadi. Ilaria è diventata una sorella di tutti quelli che vogliono giustizia, che credono che non si possa morire ammazzati, pestati a sangue, in una camera di sicurezza delle forze dell’ordine.</p>
<p>Non tutti però sono Stefano. Non tutte però sono Ilaria. Non sempre l’empatia porta a giustizia. In questo caso invece sta accadendo un fatto straordinario, ossia la giustizia (e ne siamo grati alla procura di Roma) si è messa al servizio delle vittime di tortura. Accade raramente. Anche perché spesso a vincere è lo spirito di corpo, primo nemico della verità. Ieri, con la confessione di uno dei carabinieri coinvolti nel pestaggio, si è definitivamente rotto lo spirito di corpo nell’Arma. I fatti di violenza o di tortura avvengono molto spesso in circostanze tali per cui gli unici testimoni possibili sono altri poliziotti o carabinieri. Solo se si rompe il vincolo di colleganza, tanto più quando la vittima del pestaggio muore, la verità storica potrà uscire fuori.</p>
<p>Ma affinché lo spirito di corpo si incrini ci vogliono messaggi inequivocabili di trasparenza da parte dei vertici delle forze di Polizia, ci vuole la rottura dell’indifferenza da parte dell’opinione pubblica (quell’indifferenza che ha fatto chiudere gli occhi a quei tanti funzionari che hanno fatto finta di non vedere il volto tumefatto di Stefano che stava morendo di dolore), ci vogliono sindacati di Polizia che caccino i loro iscritti infedeli alla Costituzione e alla divisa indossata, ci vogliono procuratori che non guardino in faccia nessuno, ci vogliono governanti e politici che non siano ambigui nei loro messaggi di legalità.</p>
<p>La terza parola è legalità. La legalità è una. É inammissibile una legalità doppia. Non esistono persone immuni dalla legge. La legge non è un totem, può ben essere criticata. La legalità comprende in sé la critica alla legalità. Una cosa però non è accettabile, ossia che la legalità sia mitizzata, esaltata e applicata a senso unico. Caserme di Polizia e carceri sono i luoghi dove più di altri dovrebbe essere rispettata la legge. Non si può nel nome della legge violarla impunemente.</p>
<p>La famiglia di Stefano Cucchi ha creduto fino in fondo nella legge, si è affidata ai giudici e alle istituzioni, si è mossa nel solco della legalità. Viceversa, coloro che hanno detto che per principio erano dalla parte dei carabinieri hanno manifestato una cultura che disprezza la legalità. La legalità si può criticare, ma è una sia per lor signori che per tutti gli altri.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/10/24/caso-cucchi-quando-la-verita-vince-sulla-demagogia/">Caso Cucchi, quando la verità vince sulla demagogia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/10/24/caso-cucchi-quando-la-verita-vince-sulla-demagogia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/le-mafie-qui-e-adesso-anche-per-la-continua-nostra-lotta/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/le-mafie-qui-e-adesso-anche-per-la-continua-nostra-lotta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:06:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bomba]]></category>
		<category><![CDATA[clan]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[D'amelio]]></category>
		<category><![CDATA[Dia]]></category>
		<category><![CDATA[documento]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mafie]]></category>
		<category><![CDATA[magistrato]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[PaoloBorrometi]]></category>
		<category><![CDATA[PaoloBorsellino]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[pm]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[scorta]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[strage]]></category>
		<category><![CDATA[uccisione]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11019</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto &#160; &#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/le-mafie-qui-e-adesso-anche-per-la-continua-nostra-lotta/">Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Secondo il rapporto semestrale della DIA, in alcune aree della Capitale ci sono formazioni criminali che, “basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis (l’associazione mafiosa, ndr)”. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11021 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="256" height="144" /></a></p>
<p><strong>Roma tra clan autoctoni e storici</strong><br />
La relazione evidenzia come sia particolarmente complessa la realtà criminale nella capitale. Queste formazioni “sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, hanno adottato il modello organizzativo ed operativo di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento”. La relazione segnala la “vasta eco” suscitata dall’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Emilio Piervincenzi che tentava di intervistarlo. L’esponente del clan poi è stato arrestato e condannato. Sempre in riferimento alla capitale, la relazione “segnala l’operatività del clan Casamonica, aggregato criminale ‘storico’, che poggia il suo potere su una solida base familiare. Tra le attività tipiche del sodalizio, le condotte usurarie ed estorsive, i reati contro la persona, i traffici di droga ed il reimpiego di capitali illeciti”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387-300x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p><strong>La figlia del Magistrato Paolo Borsellino, in questi giorni, ha dichiarato e ribadito:</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino, ucciso a Palermo insieme ai poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E, ancora, aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo&#8221;. Lo scrive in una lettera pubblicata su Repubblica Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nel 1992, che elenca una serie di 13 domande &#8220;su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici&#8221;. Questo l&#8217;elenco: &#8220;1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l&#8217;obiettivo numero uno di Cosa nostra? 2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L&#8217;ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre &#8217;94). 3. Perché via D&#8217;Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell&#8217;agenda rossa di mio padre? E perche&#8217; l&#8217;ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul &#8220;tritolo arrivato in citta'&#8221; e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D&#8217;Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 6. Cosa c&#8217;è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall&#8217;intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l&#8217;ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?&#8221;. E ancora: &#8220;7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati. 8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell&#8217;inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l&#8217;unica versione? 9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l&#8217;ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l&#8217;inizio della sua collaborazione con la giustizia? 10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo? 11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall&#8217;ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l&#8217;unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com&#8217;è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione? 12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un&#8217;intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l&#8217;intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo? 13.Perchè Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?&#8221;.</p>
<p><strong>Mafie e migrazioni:</strong></p>
<p>Il rapporto della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha fatto emergere anche che per le organizzazioni criminali straniere in Italia &#8220;il favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati &#8216;satellite&#8217;, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età&#8221;. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti &#8220;maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><strong>Giornalisti sotto scorta:</strong></p>
<p>Un esempio per tanti, troppi: Paolo Borrometi.</p>
<div id="pg_wrapper" class="pg_wrapper ">
<div id="wrapper">
<div id="content">
<div class="single">
<div class="container">
<div class="row">
<div class="col-sm-8">
<article class="entry">N<a>ato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell&#8217;AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d&#8217;inchiesta </a><a href="https://www.laspia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>&#8220;La Spia&#8221;</strong></a><a>. Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza. </a></p>
<p>Le sue parole scritte hanno parlato dell&#8217;azienda commissariata per mafia Italgas, dei trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla &#8220;via della droga&#8221;, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa.</p>
<p>Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l&#8217;AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.</p>
<p>Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell&#8217;organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: &#8220;Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa&#8221;. Il dialogo risalirebbe all&#8217;8 gennaio scorso. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che <em>picca n’avi</em>, &#8220;poco ne ha&#8221; e condividendo i suoi progetti d&#8217;omicidio con i figli.</p>
<p>Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare &#8220;un&#8217;eclatante azione omicidiaria&#8221; per &#8220;eliminare lo scomodo giornalista&#8221;. Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni.  Nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.</p>
<p>E la vicenda non è ancora terminata&#8230;Così come non deve terminare oggi, o in giornate speciali di ricorrenze speciali, la lotta alle mafie. Deve continuare anche e soprattutto a partire dalla Cultura, dalla scuola, dall&#8217;educazione, in ogni scelta e in ogni nostro comportamento quotidiano.</p>
</article>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/le-mafie-qui-e-adesso-anche-per-la-continua-nostra-lotta/">Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/le-mafie-qui-e-adesso-anche-per-la-continua-nostra-lotta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
