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	<title>ministero Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>ministero Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Jenin, urgente bisogno di agire</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Aug 2023 08:42:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’appello del Coordinamento Europeo delle Associazioni e Comitati per la Palestina (ECCP) con un video. Gentile Ministro degli Affari Esteri, Nella notte del 2 luglio l’esercito israeliano ha lanciato una offensiva in grande stile&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/07/Jenin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/07/Jenin-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-151530"/></a></figure></div>



<p><em>L’appello del Coordinamento Europeo delle Associazioni e Comitati per la Palestina (ECCP) con un video.</em></p>



<p>Gentile Ministro degli Affari Esteri,</p>



<p>Nella notte del 2 luglio l’esercito israeliano ha lanciato una offensiva in grande stile contro la città di Jenin e il suo campo profughi- con migliaia di soldati e centinaia di veicoli militari – accompagnata da attacchi da elicotteri e da droni. Fino ad ora si contano 10 morti e centinaia di feriti. Almeno 3000 persone sono state evacuate senza però avere un rifugio. Questa è la maggiore operazione in Cisgiordania degli ultimi 20 anni. Inoltre i soldati impediscono qualsiasi intervento sanitario. I giornalisti vengono presi di mira e viene loro negato l’accesso al campo. Sotto gli occhi del mondo viene perpetrato un altro enorme crimine di guerra.</p>



<p>La propaganda israeliana con grande nonchalance ha parlato di “azione contro terroristi e contro l’Iran” e dice che Israele non ha intenzione di “occupare” la città, come se Jenin, Gerusalemme est e tutti i Territori Palestinesi non fossero sotto occupazione dal 1967. Dovendo affrontare la violenza senza fine dell’occupazione, l’accelerazione della colonizzazione e il furto della terra, le regolari incursioni militari e la violenza in aumento dei coloni, e tutto ciò in totale assenza di protezione della popolazione da parte dell’autorità palestinese e della comunità internazionale, un numero sempre maggiore di giovani palestinesi sceglie di difendere le proprie famiglie e i propri quartieri con le armi.</p>



<p>La inazione della comunità internazionale pur nella brutale occupazione durata già 56 anni è in parte responsabile di avere spinto questi giovani palestinesi verso la resistenza armata. Tuttavia, per essere chiari, un popolo sotto occupazione ha il diritto di resistere all’occupazione anche con la lotta armata (protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Ginevra). E’ arrivato il momento che la comunità internazionale agisca per mettere uno stop alla sua non voluta complicità. Questa incursione nulla ha a che fare con il “controterrorismo” o con la “sicurezza” che Israele usa con retorica ingannevole per giustificare l’ingiustificabile. Anche se Israele come ogni paese ha diritto alla sicurezza. E’ assurdo rivendicare che la sicurezza di una potenza occupante con il più forte esercito della regione è minacciata da un popolo che resiste all’occupazione con mezzi rudimentali. Anche i Palestinesi hanno il diritto a sicurezza e protezione. E soprattutto le loro vite hanno poca importanza agli occhi del governo israeliano che è palesemente razzista e che implementa una politica di apartheid. Questa sanguinosa offensiva militare sembra proseguire senza una decisiva azione della comunità internazionale.</p>



<p>Quando una autorità responsabile non solo non protegge i civili sotto il suo controllo ma diventa responsabile di perpetrare gravi crimini, la comunità internazionale ha la responsabilità di proteggerli.</p>



<p>Chiediamo alla UE, ai suoi membri e agli altri paesi Europei di:</p>



<ul><li>Aumentare urgentemente la presenza diplomatica a Jenin per dimostrare che la comunità internazionale sta guardando<br>Provvedere protezione ai Palestinesi</li><li>Fare terminare il presente massacro e prevenire il suo annunciato sviluppo</li><li>Usare tutti i mezzi, compreso l’embargo di armi e sanzioni per far pressione sul governo Israeliano affinchè si comporti secondo le regole legali.</li></ul>



<p>Avete la responsabilità di evitare un altro crimine di stato come l’assalto violento senza precedenti al campo di Jenin nell’aprile 2002.</p>



<p>Paola Manduca</p>



<p>Presidente NWRG (New weapons research group)</p>



<p>Luisa Morgantini</p>



<p>Presidente AssopacePalestina</p>



<p>Alessandra Mecozzi</p>



<p>Presidente Cultura è Libertà</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-european-coordination-of-committees-and-associations-for-palestine wp-block-embed-european-coordination-of-committees-and-associations-for-palestine"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="EjSK7NYyv7"><a href="https://www.eccpalestine.org/jenin-urgente-bisogno-di-agire/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Jenin, urgente bisogno di agire!</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Jenin, urgente bisogno di agire!&#8221; &#8212; European Coordination of Committees and Associations for Palestine" src="https://www.eccpalestine.org/jenin-urgente-bisogno-di-agire/embed/#?secret=EjSK7NYyv7&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="EjSK7NYyv7" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>
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		<title>Nel decreto Ong l&#8217;impronta del fascismo. Attenzione!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 08:04:27 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/ong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="280" height="180" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/ong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16798"/></a></figure></div>



<p>di Riccardo Bonacina (da vita.it)</p>



<p>In un&nbsp;<a href="https://www.vita.it/it/blog/la-puntina/2022/12/30/nel-decreto-ong-limpronta-del-fascismo-attenzione/5225/.%20https:/www.vita.it/it/article/2022/12/29/tutte-le-falle-del-codice-anti-ong/165307?utm_source=rss&utm_medium=rss">articolo molto argomentato</a>&nbsp;la nostra Anna Spena con l’ausilio del giurista&nbsp;<strong>Gianfranco Schiavone sottolinea tutte le falle e le incongruenze esplicite o nascoste nella bozza di decreto contro le ong impegnate in operazioni di salvataggio dei migranti in mar</strong>e. Non aggiungo altro essendo l’analisi, a me sembra, completa anche alla luce delle disposizioni internazionali ed europee.</p>



<p><strong>Ciò che però più mi impressiona nel decreto e prima ancora nella tenacia perseverante e anche un po’ idiota nel perseguirlo, è che in esso riluce una delle caratteristiche prime del fascismo: l’intolleranza verso le libere associazioni</strong>, la volontà di reprimere e controllare tutto ciò che non è governativo, ciò che può sfuggire al potere politico e dell’esecutivo.</p>



<p><strong>Questa risonanza fascistissima la coglie bene Luigi Ferrarella</strong>, giornalista esperto in giudiziaria sul&nbsp;<em>Corriere della sera</em>&nbsp;quando scrive: “La bozza mette in mano al prefetto una progressione di sanzioni pecuniarie e di fermi amministrativi delle navi da venti giorni a due mesi, e persino di loro confisca in caso di recidiva. Come prima conseguenza,&nbsp;<strong>l’autorità amministrativa che infligge queste sanzioni</strong>&nbsp;(prima di qualunque vaglio giurisdizionale anche solo cautelare)&nbsp;<strong>non ha le garanzie di indipendenza dei magistrati</strong>, perché è chiaro che il prefetto di turno fa quello che vuole il ministro dell’Interno da cui dipende gerarchicamente. La seconda conseguenza è<strong>&nbsp;la mancanza di tassatività (rispetto alla norma penale) del precetto di condotta asseritamente violato</strong>, e quindi la gassosità degli indici di inosservanza che l’autorità amministrativa ritenga di punire. La terza è&nbsp;<strong>l’inversione della tempistica delle sanzioni.&nbsp;</strong>Poiché il vero obiettivo (bloccare le navi) non è stato raggiunto in passato quando la cassetta degli attrezzi era quella penale, applicata da magistrati che in conformità al diritto internazionale finivano quasi sempre per concludere le proprie istruttorie in termini favorevoli ai soccorritori marittimi, ecco che allora si fa invece decidere ai prefetti una sanzione subito eseguibile, contro la quale saranno le Ong a doversi attivare per contestarne la legittimità al Tribunale amministrativo regionale, ma con a loro carico sia i non brevi tempi sia i costi, visto che in attesa dell’esito del ricorso le norme accollano all’armatore le spese di mantenimento della nave sotto fermo”.</p>



<p><strong>La bozza di decreto contro le ong (sul cui nome non starei a dibattere, è così bello e salutare sapere che esistono organizzazioni indipendenti dai governi!) conferisce il potere, tutto il potere alla struttura che più statale non si può: le prefetture</strong>, articolazioni dello Stato nei territori, articolazioni le cui inefficienze sono del resto note a tutti (ricordate la sanatoria della Bellanova? Remember?). La bozza di decreto toglie alla magistratura il potere per affidarlo ai prefetti che sono impiegati del Ministero dell’Interno.<strong>&nbsp;Cose da Codice Rocco, che solo recentemente, nel 2017 è stato cambiaato almeno in parte grazie alla Riforma del Terzo settore</strong>. Oggi si può fare una Fondazione senza chiedere permesso ai prefetti. Evviva.</p>



<p>Invece per la Meloni e il suo Governo si va in avanti guardando indietro, anche in questo caso: ritorna l&#8217;<strong>allergia a chi è troppo indipendente</strong>. Essendo che come a tutti è noto che l’opera di soccorso di una decina di navi delle Ong ha salvato nel 2022&nbsp;<a href="https://www.vita.it/it/article/2022/12/27/navi-umanitarie-oltre-14mila-i-migranti-salvati-nel-2022/165277/?utm_source=rss&utm_medium=rss">solo il 14 % dei migranti arrivati in Italia via mar</a>e l’unica ratio della nuova norma è ostacolare il campo del non governativo o commerciale. E chi se ne frega dei migranti in pericolo.</p>



<p><strong>Capite che tutto questo è non solo odore di fascismo ma molto di più!</strong></p>



<p><strong>Questa scelta del Governo mi ha ricordato due triste invettive, la prima del futuro Paolo VI quando era assistente nazionale della Federazione universitari cattolici (Fuci) e il 30 maggio 1931 scrive ai genitori e racconta del «triste giorno» in cui il fascismo sciolse d’autorità i gruppi giovanili cattolici:</strong>&nbsp;«Carissimi, come saprete, le nostre associazioni giovanili oggi sono state sciolte. Anche la Fuci. L’intimazione avvenne verse le due e mezzo nel nostro povero, misero ufficio, dove s’era tanto lavorato. Rovistarono ogni cosa per una perquisizione, ma che cosa possono trovare di cattivo tra le nostre povere carte? Il palazzo era pieno di agenti di Questura e Carabinieri. Da dieci giorni ci eravamo quasi abituati a questa strana compagnia. Poi siamo andati a San Pietro, ci siamo incontrati con alcuni amici. Nessun smarrimento d’animo; ma quanta pena. Quale umiliazione per il nostro Paese!. Mi si dice che il Santo Padre abbia avuto commozione fino al pianto a queste notizie ma che dimostri una forte e consueta chiarezza di comando. Tutti si ha la sensazione che qualche cosa di terribile prima, di provvidenziale poi sta per accadere. Speriamo sempre e preghiamo».</p>



<p><strong>Prima di lui anche Luigi Einaudi avvertì che col pretesto della pace sociale, si stava pian piano soffocando le libertà fondamentali, imponendo con la forza unanimità e consenso</strong>. Scriveva: “Lo fanno malmenando il diritto di associazione col decreto del 24 gennaio 1924 sulla vigilanza sulle associazioni operaie. Se la «vigilanza» fosse stata giuridica, cioè affidata al magistrato in virtù di leggi uguali per tutti, sarebbe stato un’ottima cosa, ma col decreto essa era per definizione politica in quanto si dava al prefetto e al ministro degli interni autorità per ispezionare, revocare, sostituirsi ai consigli di amministrazione, gestire e liquidare il patrimonio delle associazioni operaie, e solo di esse”.</p>



<p><strong>Ecco, ragazzi, attenzione: a volte ritornano</strong></p>
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		<title>Minori stranieri non accompagnati in Italia: i primi nove mesi del 2022</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2022 10:23:38 +0000</pubDate>
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<p>L’andamento delle presenze dei <strong>minori stranieri non accompagnati </strong>sul territorio italiano, secondo una ricerca svolta da ISMU (Fondazione e Studi sulla Multietnicità di Milano), nei mesi estivi segna un graduale aumento: dai dati del Report mensile del <strong>Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali</strong> i minori presenti alla data del 30 settembre 2022 sono 18.801, 1.133 (+6,41%) in più rispetto ad agosto (17.668) e 2.331 (+14,1%) in più rispetto al mese di luglio (16.470).<br>Osservando l’evoluzione del fenomeno migratorio dei <strong>MSNA</strong>, dall’inizio dell’anno si registra quindi un incremento di<strong> 7.259 minori,</strong> dovuto in gran parte all’arrivo dei minori ucraini in fuga dalla guerra a partire dal mese di aprile, a fronte di una sostanziale stabilità dei flussi nei mesi di gennaio, febbraio e marzo.</p>



<h2><em><strong>L&#8217;approfondimento&nbsp;<a href="https://ismu.us10.list-manage.com/track/click?u=c2c09dbb08ae465f3f8029440&amp;id=99b25ee87d&amp;e=29af0f9793&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui&nbsp;</a></strong></em></h2>
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		<title>Appello: “Il Governo ritiri subito i Decreti che impediscono lo sbarco dei naufraghi nei nostri porti”</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 08:02:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="623" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-768x467.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h2>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello: </h2>



<p></p>



<p>Il Decreto del 4 novembre 2022 – dei Ministeri dell’interno, dei trasporti e della mobilità sostenibile e della difesa – vieta alla nave Humanity1, della ONG SOS Humanity, di “<em>sostare nelle acque territoriali italiane …oltre il termine necessario per assicurare le operazioni di soccorso ed assistenza nei confronti delle persone che versino in condizioni emergenziali ed il precarie condizioni di salute</em>”; analogo decreto è stato adottato la sera del 6 novembre per la nave Geo Barents, della ONG Medici Senza Frontiere, secondo un metodo che potrebbe ripetersi anche nell’immediato futuro (altre navi con naufraghi a bordo sostano infatti al confine con le acque territoriali).<strong>&nbsp;I decreti sono manifestamente illegittimi in quanto violano numerose norme del diritto internazionale ed interno.</strong><br><br><strong>I Decreti devono essere ritirati.</strong><br><br>Invocando un&nbsp;<strong>generico pericolo</strong>&nbsp;per la sicurezza dell’Italia, posto in relazione allo sbarco di naufraghi, impropriamente richiamando l’articolo 19, paragrafo 2, lettera g), della Convenzione Onu sul diritto del mare, il Governo impedisce la conclusione delle operazioni di salvataggio di naufraghi.&nbsp;<strong>L’obbligo di prestare soccorso dettato dalla Convenzione internazionale SAR di Amburgo, non si esaurisce, infatti, nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro</strong>&nbsp;(c.d. “place of safety”) (Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza del 20 febbraio 2020, n. 6626).</p>



<p><br>Il punto 3.1.9 della citata Convenzione SAR dispone: «<em>Le Parti devono assicurare il coordinamento e la cooperazione necessari affinché i capitani delle navi che prestano assistenza imbarcando persone in pericolo in mare siano dispensati dai loro obblighi e si discostino il meno possibile dalla rotta prevista, senza che il fatto di dispensarli da tali obblighi comprometta ulteriormente la salvaguardia della vita umana in mare. La Parte responsabile della zona di ricerca salvataggio in cui viene prestata assistenza si assume in primo luogo la responsabilità di vigilare affinché siano assicurati il coordinamento e la cooperazione suddetti, affinché i sopravvissuti cui è stato prestato soccorso vengano sbarcati dalla nave che li ha raccolti e condotti in luogo sicuro, tenuto conto della situazione particolare e delle direttive elaborate dall’Organizzazione (Marittima Internazionale). In questi casi, le Parti interessate devono adottare le disposizioni necessarie affinché lo sbarco in questione abbia luogo nel più breve tempo ragionevolmente possibile</em>».</p>



<p><br>Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC.167-78 del 2004), allegate alla Convenzione SAR, dispongono che il Governo responsabile per la regione SAR in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito. Obbligo al quale le autorità preposte, italiane e maltesi, si sono sottratte.</p>



<p><br>Non può quindi essere qualificato “luogo sicuro”, per evidente mancanza di tale presupposto, una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi metereologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse. Né può considerarsi compiuto il dovere di soccorso con il salvataggio dei naufraghi sulla nave e con la loro permanenza su di essa, poichè tali persone hanno, tra i numerosi altri diritti, quello di presentare domanda di protezione internazionale secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, operazione che non può certo essere effettuata sulla nave.</p>



<p><br>A ulteriore conferma di tale interpretazione è utile richiamare la Risoluzione n. 1821 del 21 giugno 2011 del Consiglio d’Europa secondo cui «<em>la nozione di “luogo sicuro” non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali</em>» (punto 5.2.).</p>



<p><br>Al riguardo, risulta arbitraria quanto approssimativa la distinzione all’interno dei gruppi dei naufraghi che il Governo italiano sta proponendo, come risulta impossibile escludere la situazione emergenziale delle decine se non centinaia di persone a bordo la cui condizione va valutata singolarmente, in ossequio all’art. 19 della Carta del Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che vieta le espulsioni collettive e all’effettivo rispetto dell’art 3 della CEDU e dell’art 4 della CDFUE, nonchè al carattere assoluto del divieto di trattamenti inumani e degradanti (l’art. 15 della Convenzione EDU fa espresso divieto di deroga, persino in caso di guerra o di pericolo pubblico che interessi la nazione).</p>



<p><br>Deve poi essere assicurato alle persone a bordo della nave e in acque territoriali italiane il diritto a chiedere la protezione internazionale in attuazione dell’art. 6 della direttiva 2013/32/UE (direttiva procedure) che obbliga gli Stati membri a garantite un accesso effettivo alla procedura. Si tratta di diritto fondamentale sancito dall’art. 10 comma 3 della Costituzione, norma declinata anche come diritto di accedere al territorio dello Stato al fine di essere ammesso alla procedura anche di riconoscimento della protezione internazionale (Cass. sent. n. 25028/2005), in quanto, come affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sent. 29460/2019), il diritto alla protezione internazionale “<em>è pieno e perfetto</em>” e “<em>il procedimento non incide affatto sull’insorgenza del diritto” che “nelle forme del procedimento è solo accertato…il diritto sorge quando si verifica la situazione di vulnerabilità</em>”.</p>



<p><br>Ai sensi dell’art 10 ter del D.lvo n. 286/98 le persone giunte sul territorio nazionale a seguito di salvataggio in mare devono essere condotte presso i punti di crisi o nei centri di prima accoglienza, dove sono identificati, è assicurata la prima assistenza e deve essere assicurata l’informazione anche sul diritto a chiedere la protezione internazionale. L’illegittimo tentativo di fare sbarcare esclusivamente alcuni dei naufraghi e respingere indistintamente tutti gli altri al di fuori delle acque territoriali nazionali si configura, oggettivamente, come una forma di respingimento collettivo, vietato dall’art. 4, Protocollo n. 4 della CEDU; attività, quest’ultima, per la quale l’Italia è già stata condannata in passato (sentenza Hirsi Jamaa c. Italia del 2012).</p>



<p><br>La condotta governativa si pone, altresì, in contrasto con i principi sanciti nella Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e, in primo luogo, del principio di non refoulement (art. 33). In questa condizione se i comandanti delle navi portassero fuori dai confini italiani i naufraghi potrebbe configurarsi a loro carico, e a carico degli armatori, una responsabilità per avere prodotto, in esecuzione di un ordine manifestamente illegittimo, una grave violazione dei diritti umani.</p>



<p><br><strong>È, dunque, necessario che il Governo ritiri immediatamente i suoi decreti e consenta lo sbarco a tutte le persone naufraghe che da giorni sono costrette a rimanere sulle navi di soccorso.</strong></p>
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		<title>Le comunità migranti in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2022 08:46:15 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/quad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="360" height="240" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/quad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16428" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/quad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/quad-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a><figcaption>rapporti annuali comunità migranti 2021</figcaption></figure></div>



<p>Decima edizione dei Rapporti “Le comunità migranti in Italia”, curati annualmente da questa Direzione Generale con ANPAL servizi SPA: i rapporti sono dedicati alle sedici comunità straniere più numerose in Italia. Da quest’anno è disponibile anche un <a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3466&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quaderno di confronto</a> fra le comunità.</p>



<p>Tra i temi trattati nei Rapporti ci sono: i dati relativi alla presenza dei cittadini stranieri, i minori e le nuove generazioni, il mondo della scuola, il mondo del lavoro, l’imprenditoria, il welfare, la cittadinanza, le rimesse.</p>



<p>Elaborando dati provenienti da diverse fonti istituzionali, i Rapporti illustrano le caratteristiche e i processi di integrazione di ciascuna delle 16 comunità più numerose:&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Albania-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">albanese</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Bangladesh-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">bangladese</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Cina-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">cinese</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Ecuador-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">ecuadoriana</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Egitto-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">egiziana</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Filippine-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">filippina</a>,<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/India-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;indiana</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Marocco-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">marocchina</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Moldova-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">moldava,</a>&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Nigeria-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">nigeriana</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Pakistan-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">pakistana,</a>&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Peru-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">peruviana</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Senegal-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">senegalese</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Sri-Lanka-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">srilankese</a>,&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Tunisia-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">tunisina</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Rapporti%20annuali%20sulle%20comunit%C3%A0%20migranti%20in%20Italia%20-%20anno%202021/Ucraina-rapporto-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">ucraina</a>. Quest&#8217;anno la linea editoriale dei Rapporti Comunità è stata sottoposta a un generale ripensamento, privilegiando sintesi e restituzione grafica. Ai 16 rapporti si affianca un ampio rapporto di confronto e un&#8217;appendice statistica.</p>



<p><strong>I cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia al 1° gennaio 2021 sono 3.373.876</strong>,<strong>&nbsp;</strong>provenienti principalmente da<strong>&nbsp;Marocco, Albania, Cina e Ucraina&nbsp;</strong>(complessivamente il<strong>&nbsp;38% delle presenze</strong>)<strong>.&nbsp;</strong>Si registra un equilibrio di genere quasi perfetto<strong>&nbsp;</strong>(<strong>uomini 50,5%, donne 49,5%</strong>),<strong>&nbsp;</strong>con significative differenze tra le comunità.</p>



<p>La popolazione extra UE in Italia è decisamente più giovane di quella italiana<strong>: i minori sono 744.302</strong>, ovvero<strong>&nbsp;il 22,1% della popolazione non comunitaria</strong>,<strong>&nbsp;</strong>a fronte del<strong>&nbsp;16,2% rilevato sulla popolazione di cittadinanza italiana</strong>. La quota di minori risulta massima per le comunità marocchina (28,8%), egiziana (34,1%) e tunisina (28,5%).</p>



<p>Le restrizioni alla mobilità delle persone, introdotte per contrastare il diffondersi del virus SARS-COV 2 a livello globale, hanno determinato un&nbsp;<strong>drastico calo degli ingressi</strong>, 106.503 nel 2020, ovvero 70.751 in meno dell&#8217;anno precedente, con una&nbsp;<strong>flessione pari al 40%</strong>. La riduzione è netta per tutte le principali comunità straniere.</p>



<p>Per la maggior parte delle nazionalità&nbsp;<strong>il principale motivo di ingresso nel Paese sono i motivi familiari</strong>, che raggiungono l&#8217;incidenza massima, superiore all&#8217;80%, per Sri Lanka (89%), Marocco (85,4%), Filippine (84,3%) ed Ecuador (80%).&nbsp;<strong>Fanno eccezione a tale dinamica la comunità cinese</strong>, con una quota pari al 50% di ingressi per studio&nbsp;<strong>e la pakistana</strong>, che vede prevalere come motivazione di ingresso la richiesta o detenzione di una forma di protezione. L&#8217;<strong>India&nbsp;</strong>è invece<strong>&nbsp;</strong>l&#8217;unica comunità a fare rilevare una<strong>&nbsp;</strong>quota di nuovi titoli di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro superiori alla media complessiva: 16,5% a fronte di 5,3%.</p>



<p>Nel corso del 2020 sono stati&nbsp;<strong>118.513 i cittadini di origine non comunitaria divenuti italiani</strong>&nbsp;(il 4% in più rispetto all&#8217;anno precedente), originari prevalentemente di Albania e Marocco &#8211; che insieme coprono quasi due quinti delle acquisizioni.</p>



<p>Il significativo grado di integrazione della popolazione non comunitaria nel nostro Paese è rilevabile anche dal <strong>costante aumento della quota di titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo</strong> sul totale dei regolarmente soggiornanti: al 1° gennaio 2021 è pari al <strong>64,4%</strong> (era il 63,1% nel 2020). Le comunità che fanno rilevare una maggiore quota di lungo soggiornanti sono la moldava, l&#8217;ecuadoriana, l&#8217;ucraina, la tunisina, la marocchina, la filippina e la peruviana.</p>



<p><strong>Il 7,1% della forza lavoro è di cittadinanza non comunitaria</strong>. Il 2020 ha segnato un sostanziale mutamento nelle tendenze del mercato del lavoro consolidatesi nel corso dell&#8217;ultimo decennio, facendo rilevare per la popolazione non comunitaria nel suo complesso un&nbsp;<strong>calo dell&#8217;occupazione e un incremento dell&#8217;inattività</strong>.</p>



<p>Il&nbsp;<strong>tasso di occupazione femminile</strong>, pari al&nbsp;<strong>41,5%</strong>&nbsp;sul totale dei non comunitari, risulta più elevato nelle comunità filippina (72,5%), peruviana (63,2%), ucraina (61,9%), e cinese (59,6%), mentre risulta minimo nelle comunità pakistana (4,3%), bangladese (5,8%) e egiziana (7,8%). Grande attenzione merita infine il&nbsp;<strong>tema dell&#8217;inattività femminile</strong>&nbsp;che per molte comunità raggiunge valori allarmanti: una quota superiore all&#8217;80% delle donne egiziane, pakistane, bangladesi e indiane di età compresa tra 15 e i 64 anni risulta in condizione di inattività.</p>



<p>Rilevante anche il protagonismo della popolazione non comunitaria in ambito imprenditoriale, sono infatti&nbsp;<strong>498.349 le imprese guidate da cittadini extra UE nel 2020</strong>, in aumento del 2,5% rispetto all&#8217;anno precedente. Nel complesso, rappresentano&nbsp;<strong>l&#8217;8,2% delle imprese del Paese.</strong></p>



<p>Nel 2020, nonostante le ripercussioni generate dalla pandemia, sono&nbsp;<strong>in crescita le rimesse inviate dal nostro Paese verso Paesi Terzi</strong>, con una&nbsp;<strong>variazione positiva del 16%</strong>&nbsp;rispetto al 2019. Si tratta di circa 6 miliardi di euro diretti prevalentemente verso l&#8217;Asia (41,3% delle rimesse in uscita dall&#8217;Italia).</p>



<p></p>



<p>Potete leggere i Rapporti sulle comunità migranti, cliccando sul nome del Paese di origine:</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3450&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Albania</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3451&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bangladesh</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3452&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cina</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3453&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ecuador</a></td></tr><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3454&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Egitto</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3455&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Filippine</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3456&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">India</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3457&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Marocco</a></td></tr><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3458&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Moldova</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3459&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nigeria</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3460&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pakistan</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3460&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Perù</a></td></tr><tr><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3462&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Senegal</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3463&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sri Lanka</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3464&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tunisia</a></td><td><a href="https://www.integrazionemigranti.gov.it/AnteprimaPDF.aspx?id=3465&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ucraina</a></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Focus Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2022 13:51:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>da (ismu.org) Se nel 2021 la crisi afghana ha determinato un flusso importante di richiedenti asilo anche nel nostro paese, nel 2022 si sta assistendo alla crisi dei profughi ucraini in fuga dalla guerra&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="970" height="602" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16393" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 970w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1-300x186.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1-768x477.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a></figure>



<p>da (ismu.org)</p>



<p>Se nel 2021 la crisi afghana ha determinato un flusso importante di richiedenti asilo anche nel nostro paese, nel 2022 si sta assistendo alla crisi dei profughi ucraini in fuga dalla guerra iniziata con l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe. I dati relativi alle richieste di protezione di cittadini ucraini non sono ancora disponibili, ma soprattutto la grave crisi umanitaria sta determinando uno scenario in continua evoluzione con l’adozione di provvedimenti straordinari a livello europeo e nazionale per far fonte all’emergenza. Uno tra tutti il provvedimento che consente di concedere la protezione temporanea per la prima volta in Europa: il 4 marzo il Consiglio europeo ha adottato all’unanimità una decisione di esecuzione che permette una protezione temporanea a seguito dell’afflusso massiccio di persone in fuga dall’Ucraina a causa della guerra.&nbsp;<strong>La protezione temporanea</strong>&nbsp;<strong>è un meccanismo di emergenza</strong>&nbsp;applicabile in casi di afflussi massicci di persone e teso a&nbsp;<strong>fornire protezione immediata, senza che sia necessario esaminare la sussistenza dei presupposti per lo status di rifugiato o protezione sussidiaria&nbsp;</strong>(previo accertamento della sussistenza dei presupposti e l’assenza di condizioni ostative indicati nel DPCM 29 marzo 2022).&nbsp; In Italia sono aperte le richieste di permesso di soggiorno per protezione temporanea per gli sfollati provenienti dall’Ucraina (per informazioni dettagliate consultare il sito&nbsp;<em><a href="https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/2373/Protezione-temporanea-emergenza-Ucraina-domande-in-Questura?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/2373/Protezione-temporanea-emergenza-Ucraina-domande-in-Questura?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</em></p>



<p><strong>Flussi dall’Ucraina nei primi mesi del 2022</strong>. Nei prossimi giorni e mesi si capirà quale sarà il flusso verso l’Italia alla luce anche dell’introduzione della protezione temporanea, tenendo conto comunque che la maggior parte dei profughi per il momento si è spostata nei paesi limitrofi, con la speranza di poter tornare presto nelle proprie case, ma la situazione potrebbe cambiare in funzione dell’andamento del conflitto e della sua durata.&nbsp;<strong>I dati UNHCR, infatti, mostrano come i profughi ucraini siano attualmente soprattutto: in Polonia (2,5 milioni), in Romania (645mila), nella Repubblica Moldova e in Ungheria (400mila in entrambi in paesi)</strong>. Maggiori informazioni su:&nbsp;<em>https://data2.unhcr.org/en/situations/ukraine?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>



<p>Occorre, tuttavia, considerare che i cittadini ucraini sono esentati dall’obbligo di visto e possono circolare liberamente nell’area Schengen per 90 giorni. e, quindi, potrebbero spostarsi in altri Stati membri UE nelle prossime settimane.</p>



<p>Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Interno, nel 2022 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate in Italia alla data di oggi&nbsp;<strong>13 aprile</strong>&nbsp;sono complessivamente&nbsp;<strong>91.137:&nbsp;</strong><strong>47.112&nbsp;</strong><strong>donne,&nbsp;</strong><strong>10.229&nbsp;</strong><strong>uomini e&nbsp;</strong><strong>33.796&nbsp;</strong><strong>minori&nbsp;&nbsp;</strong>(aggiornamenti&nbsp;disponibili su:&nbsp;<a href="https://www.interno.gov.it/it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.interno.gov.it/it).?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Il carcere visto da dentro. XVIII rapporto dell&#8217;associazione Antigone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2022 07:59:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; il momento delle riforme&#8221;. Lo ha detto Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, in apertura della conferenza stampa di presentazione del XVIII rapporto dell&#8217;associazione sulle condizioni di detenzione.&#160; Sono oltre 2.000 le visite tenute&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="876" height="780" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16343" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 876w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre-300x267.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Antigone2022_sbarre-768x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 876px) 100vw, 876px" /></a></figure>



<p>&#8220;E&#8217; il momento delle riforme&#8221;. Lo ha detto Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, in apertura della conferenza stampa di presentazione del XVIII rapporto dell&#8217;associazione sulle condizioni di detenzione.&nbsp;</p>



<p>Sono oltre 2.000 le visite tenute dall&#8217;osservatorio di Antigone nelle carceri italiane dal 1998 ad oggi. Un monitoraggio costante che ha permesso all&#8217;associazione di fotografare lo stato del sistema penitenziario nella sua complessità, analizzandolo, come ha ricordato Gonnella, con spirito critico ma anche costruttivo.&nbsp;</p>



<p>&#8220;La pandemia ci ha mostrato tutti i limiti di un mondo penitenziario bloccato e in ritardo su tante questioni&#8221; ha sottolineato il presidente di Antigone. &#8220;I tassi di recidiva ci raccontano di un modello che non funziona e ha bisogno di importanti interventi, aprendosi al mondo esterno, puntando sulle attività lavorative, scolastiche, ricreative e abbandonando la sua impronta securitaria&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Nel rapporto dell&#8217;associazione si evidenzia come in media vi sia una percentuale pari a 2,37 reati per detenuto. Al 31 dicembre 2008 il numero di reati per detenuto era più basso di 1,97. Dunque diminuiscono i reati in generale, diminuiscono i detenuti in termini assoluti ma aumenta il numero medio di reati per persona. Al 31 dicembre 2021, dei detenuti presenti nelle carceri italiane, solo il 38% era alla prima carcerazione. Il restante 62% in carcere c’era già stato almeno un’altra volta. Il 18% c’era già stato in precedenza 5 o più volte. Tassi di recidiva dunque alti, su cui sarebbe utile che il ministero raccogliesse dati certi.&nbsp;</p>



<p>&#8220;E&#8217; anche fondamentale che il carcere diventi realmente l&#8217;extrema ratio a cui ricorrere solo in casi dove ce ne sia la reale necessità&#8221; ha ricordato il Patrizio Gonnella, citando la Ministra della Giustizia Cartabia. Al 31 dicembre 2021 ben 19.478 detenuti (poco meno del 40% del totale dei reclusi), dovevano scontare una pena residua pari o inferiore a 3 anni. Una gran parte di loro potrebbe usufruire di misure alternative. Un aumento di queste ultime permetterebbe di porre rimedio anche al cronico sovraffollamento delle carceri italiane. Il tasso di affollamento è attualmente del 107%, contando i posti ufficiali conteggiati dal ministero. Tuttavia, se si considerano i posti realmente disponibili, a fronte di reparti e sezioni chiuse o celle inagibili, il tasso supera il 115%. Un dato su cui pesano sempre meno gli stranieri che al 31 marzo 2022 sono il 31,3% sul totale della popolazione detenuta, con un calo del 5,8% rispetto al 2011. Il loro tasso di detenzione (calcolato nel rapporto tra popolazione straniera residente in Italia e stranieri presenti nelle carceri) ha visto una decisiva diminuzione, passando dallo 0,71% del 2008allo 0,33% del 2021.&nbsp;</p>



<p>&#8220;A dicembre 2021 &#8211; ha ricordato il presidente di Antigone &#8211; la Commissione per l&#8217;innovazione del sistema penitenziario nominata dalla Ministra Cartabia e presieduta dal prof. Marco Ruotolo, ha elaborato e consegnato un documento con tutta una serie di riforme che si potrebbero fare in maniera piuttosto rapida. Inoltre la recente nomina di Carlo Renoldi alla guida del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria apre una prospettiva importante da questo punto di vista. Ci auguriamo che si sappia cogliere quest&#8217;occasione e si portino avanti tutte le riforme di cui il carcere italiano ha urgente bisogno&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Nella cartella stampa,&nbsp;<a href="https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/CartellastampaXVIIIRapporto.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">a questo link</a>, tutti i dati presenti nel rapporto e le proposte di riforma avanzate da Antigone.&nbsp;</p>



<p><a href="https://www.rapportoantigone.it/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">A questo link</a>, invece, il rapporto completo.</p>
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		<title>&#8220;Luoghi idonei&#8221; a violare la dignità e deportazioni a mani legate</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/11/04/luoghi-idonei-a-violare-la-dignita-e-deportazioni-a-mani-legate/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 08:12:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da nocpr.it) &#8220;LUOGHI IDONEI&#8221; A VIOLARE LA DIGNITA&#8217; E DEPORTAZIONI A MANI LEGATE E&#8217; stato reso pubblico sul sito del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale il &#8220;Rapporto tematico sulle&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>(da nocpr.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="945" height="937" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15779" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 945w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-300x297.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-768x761.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 945px) 100vw, 945px" /></figure>



<p></p>



<p>&#8220;LUOGHI IDONEI&#8221; A VIOLARE LA DIGNITA&#8217; E DEPORTAZIONI A MANI LEGATE</p>



<p>E&#8217; stato reso pubblico sul sito del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale il &#8220;Rapporto tematico sulle visite alle strutture diverse e idonee utilizzate dall&#8217;autorità di pubblica sicurezza per il trattenimento della persona straniera ai sensi dell&#8217;articolo 13, comma 5 bis TUI&#8221;.<br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f447;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t4f/1/16/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG12254&amp;modelId=10019&amp;fbclid=IwAR1fBhIq6dYxeMpbM2rtbq_NIZtw_NQmHqOiPLvkUvr-JZSmMfOtV_-pHsU&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/&#8230;/dettagl&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Perché sì, se esiste in Italia, per chi viene trovato privo del permesso di soggiorno, qualcosa di peggio che i CPR, allora sono i &#8220;luoghi idonei&#8221;: luoghi &#8220;dematerializzati&#8221;, in cui allo stato qualcuno decide discrezionalmente che essi possano essere rinchiusi, in alternativa al CPR. Luoghi in totale balia delle forze dell&#8217;ordine e senza controllo e possibilità di monitoraggio, perché neppure si sa dove siano.&nbsp;<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sono stati introdotti dal c.d. &#8220;decreto sicurezza Salvini&#8221; che anche su questo punto non è stato modificato dalla attuale ministra.</p>



<p>Il Garante ne ha visitati in tre questure diverse (Parma, Bologna e Trieste), ed il risultato è quel che si temeva, che in sintesi vi riportiamo di seguito.</p>



<p>A questo rapporto ha risposto il Ministero dell&#8217;Interno con una relazione che trovate alla stessa pagina, con rassicurazioni di circostanza, approfittando anche per rispondere a (meglio dire &#8220;cercare di giustificare senza riuscirci&#8221;, se non &#8220;ammettere&#8221;) i rilievi di altro rapporto del Garante relativo alle criticità emerse nel corso delle operazioni di rimpatrio, per l&#8217;abuso delle modalità coercitive (si ricorda che oltretutto si tratta di persone che non hanno commesso reati).</p>



<p>Anche di questa risposta riportiamo più avanti i punti salienti.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f534;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t6e/1/16/1f534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;I &#8220;non luoghi&#8221;, i porti franchi dal diritto, i posti dove si fa eccezione ai diritti fondamentali, sono molti più di quelli che si possa pensare (oltre ai &#8220;luoghi idonei&#8221;: hotspot, navi quarantena, zone sterili degli aeroporti) ed i CPR ne costituiscono solo &#8220;la punta dell&#8217;iceberg&#8221;, la parte più evidente, benché restino inaccessibili.<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">E&#8217; una questione di inammissibili &#8220;deroghe&#8221; sui diritti umani che riguarda tutte e tutti e non solo le persone migranti!</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f536;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t70/1/16/1f536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;IL RAPPORTO DEL GARANTE SUI &#8220;LUOGHI IDONEI&#8221;</p>



<p>&#8220;La possibilità di utilizzare «strutture diverse [dai Centri di cui all’articolo 14] e idonee nella<br>disponibilità dell&#8217;Autorità di pubblica sicurezza e locali idonei presso l’ufficio di frontiera interessato» per trattenere temporaneamente lo straniero espulso destinatario di un provvedimento di accompagnamento alla frontiera è stata introdotta con il decreto-legge 4 ottobre 2018 n. 1131.</p>



<p>Fin da subito il Garante nazionale, con il parere espresso nell’ambito dell’iter di conversione dell’atto governativo, ha rilevato che la fattispecie detentiva sollevava numerosi profili di criticità relativi, in particolare, all’assenza esplicita di una disciplina delle condizioni di trattenimento e alla formulazione eccessivamente generica della norma, che oltre a non individuare in maniera puntuale i nuovi luoghi di privazione della libertà, rinvia a una vaga nozione di ‘idoneità’ per la loro determinazione. (&#8230;)</p>



<p>Si fa diretto riferimento alle strutture diverse e idonee utilizzabili dall’Autorità di Pubblica<br>sicurezza per il trattenimento del cittadino straniero fino all’udienza di convalida, ma le considerazioni espresse sono<br>ugualmente riferibili, ove compatibili, ai locali idonei presso l&#8217;Ufficio di frontiera ove, sempre ai sensi dell’articolo 13, comma 5-bis T.U. Imm., la persona straniera può essere trattenuta sino all&#8217;esecuzione dell&#8217;effettivo allontanamento e<br>comunque non oltre le quarantotto ore successive all&#8217;udienza di convalida. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">I locali individuati dalle Questure di Parma e Bologna consistono in due ampie stanze situate al pianterreno simili tra loro e sotto molteplici aspetti non conformi alla normativa e agli standard di settore. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gli ambienti sono completamente vuoti e come unico elemento di arredo hanno una panca in muratura (Parma) o metallo (Bologna) lungo una delle pareti, che funge sia da seduta che da giaciglio per il riposo notturno. Anche solo valutando tale aspetto, appare difficile considerare tali locali come rispondenti ad «adeguati requisiti igienico-sanitari e abitativi», anche in considerazione dello stato di ammaloramento e di<br>sporcizia delle pareti. Fatte salve le coperte, nessun ulteriore materiale, come effetti letterecci e materasso, viene fornito per il pernottamento. Tale parametro deve, peraltro, essere considerato anche a tutela delle persone fermate a fini identificativi nei casi in cui siano costrette a trascorrere la notte in Questura.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Risultano, altresì, completamente assenti tavoli e sedute per la consumazione dei pasti; i bagni (privi di doccia) sono esterni, fruibili pertanto solo con l’intervento del personale di Polizia.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ulteriore disallineamento dagli standard internazionali è rappresentato dall’assenza di un pulsante di chiamata azionabile dall’interno per eventuali necessità.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">I locali sono, tuttavia, videosorvegliati sia attraverso telecamere interne ai locali, sia tramite una telecamera posta in corridoio. Nei locali della Questura di Bologna, inoltre, le persone sono sottoposte a una continua sorveglianza a vista<br>da parte del personale situato nel locale adiacente: le stanze hanno infatti una parete a vetro che consente una visione completa dell’ambiente da parte di chi si trovi nella sala di controllo contigua posta tra le due stanze. Nel caso di contestuale utilizzo dei due locali disponibili, una simile configurazione determina, pertanto, una violazione della privacy delle persone trattenute, particolarmente grave nel caso di permanenza di cittadini stranieri di sesso diverso, che possono vedersi attraverso le pareti divisorie in vetro.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Secondo quanto riferito, la capienza massima per stanza è pari a due persone, ma dalla disamina dei registri è emersa in qualche caso la presenza complessiva contemporanea, tra i due locali, di cinque persone.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Nello specifico, a Parma e Bologna particolarmente critica è apparsa la prassi di trattenere all’ingresso il telefono personale della persona interessata. All’interno dei locali di trattenimento il cittadino straniero non<br>ha pertanto alcuna possibilità di esercizio della libertà di corrispondenza telefonica con l’esterno prevista dalla legge. A Bologna è stato assicurato che, in caso di richiesta, il dispositivo personale viene riconsegnato per il temporaneo utilizzo, anche se, come è stato fatto notare nel corso della visita, la mancanza di una specifica informativa rispetto a tale possibilità ne vanifica di fatto l’esercizio. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Trattandosi di stanze multifunzionali, utilizzate sia in caso di fermo identificativo che di esecuzione di<br>espulsione, non tutte le collocazioni sono sottoposte a convalida dell’Autorità giudiziaria..<br>Anche nell’ipotesi di trattenimento a fini espulsivi il vaglio dell’Autorità giudiziaria nel corso delle visite è risultato, tuttavia, talvolta omesso (&#8230;) Quand’anche presente, comunque, il vaglio del Giudice della convalida negli atti consultati è apparso essenzialmente ristretto a un’attività meramente cartolare, priva di iniziativa istruttoria. (&#8230; )I casi esaminati rilevano come lo strumento sia utilizzato con estrema flessibilità dall’Autorità di Pubblica Sicurezza per rispondere a esigenze restrittive determinate da necessità di carattere organizzativo e come talvolta il coinvolgimento dell’Autorità giudiziaria sia particolarmente carente. (&#8230;)&#8221;<br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f447;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t4f/1/16/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/7bee01431139e97f902fe931e0fdb355.pdf?fbclid=IwAR3MRILplwfbMvj9Jmg6ib9uIMnEn2pSDrk-k8DRx_i1hFDlgiw9tkFlpCM&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/&#8230;/7bee014&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>CPR di via Corelli? Non si entra</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 06:46:11 +0000</pubDate>
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<p>(da pressenza.com)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="820" height="462" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/Cpr-1-820x462-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15617" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/Cpr-1-820x462-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/Cpr-1-820x462-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/Cpr-1-820x462-1-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p><strong>Mercoledì 15 settembre dalle 17,30 in poi</strong></p>



<p><strong>Presidio in Corso Monforte angolo via Vivaio, Milano</strong></p>



<p>Mercoledì 15 settembre avremmo dovuto entrare con altri giornalisti all’interno di alcuni Centri di Permanenza e Rimpatrio in Italia; lo avevamo annunciato due mesi fa, avevamo fatto le richieste formali e per tempo. L’<a href="https://www.pressenza.com/it/2021/07/appello-ai-giornalisti-entriamo-tutti-nei-cpr/?utm_source=rss&utm_medium=rss">appello</a>&nbsp;pubblicato su Pressenza aveva ricevuto moltissime adesioni di giornalisti e attivisti.</p>



<p>Pochi giorni prima della data ci è stato comunicato che “a causa delle situazione emergenziale” le visite non erano possibili. Stessa risposta dalla Prefettura di Gorizia, mentre a Roma e Torino tutto tace.</p>



<p>Non si può vedere, non si può sapere, non si può raccontare come vivono gli immigrati rinchiusi nei Centri di Permanenza e Rimpatrio. E non si può fare a meno di chiedersi che cosa abbia da nascondere il Ministero dell’Interno, su indicazione del quale la visita è stata negata.</p>



<p>O forse sì, lo sappiamo: due conferenze stampa alla&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2021/09/cpr-luoghi-oscuri-e-abbietti-conferenza-stampa-alla-camera-dei-deputati/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Camera dei Deputati</a>&nbsp;e al&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2021/09/la-vergogna-dei-cpr-entra-in-senato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Senato</a>&nbsp;hanno riportato le testimonianze dirette degli attivisti e dei pochi parlamentari che sono riusciti a entrare nei CPR – luoghi dove i diritti più elementari sono negati, luoghi di solitudine, abusi e disperazione. E a questi parlamentari sensibili è stato chiesto di presentare un’interrogazione al Ministro dell’Interno.</p>



<p>Come giornalisti, come attivisti, come esseri umani solidali non possiamo accettare questa vergogna.</p>



<p>Denunciamo la situazione in cui versano i Centri di Permanenza e Rimpatrio.</p>



<p>Denunciamo un sistema che pretende di mantenere un enorme cono d’ombra su questi luoghi.</p>



<p>Rivendichiamo il diritto alla trasparenza e chiediamo a tutta la cittadinanza attiva e sensibile di partecipare al presidio del 15 settembre.</p>



<p>Info e adesioni:</p>



<p><a href="mailto:pressenza.milano@pressenza.com">pressenza.milano@pressenza.com</a></p>
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		<title>#EroStraniero: domande di regolarizzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 06:57:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stallo delle domande di regolarizzazione: terzo settore, sindacati e associazioni di categoria scrivono a governo e parlamento affinché si intervenga subito sui ritardi e vengano superate le sanatorie e riformato l’intero sistema “Laregolarizzazionestraordinariadel2020èinunasituazionedistallo,conpesanticonseguenze in&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/ero-straniero-scaled-1-1024x586.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15466" width="761" height="435" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/ero-straniero-scaled-1-1024x586.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/ero-straniero-scaled-1-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/ero-straniero-scaled-1-768x439.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/ero-straniero-scaled-1-1536x878.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/ero-straniero-scaled-1-2048x1171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 761px) 100vw, 761px" /></figure>



<p><em><strong>Stallo delle domande di regolarizzazione: terzo settore, sindacati e associazioni di categoria scrivono a governo e parlamento affinché si intervenga subito sui ritardi e vengano superate le sanatorie e riformato l’intero sistema</strong></em></p>



<p>“<em>La</em><em>regolarizzazione</em><em>straordinaria</em><em>del</em><em>2020</em><em>è</em><em>in</em><em>una</em><em><strong>situazione</strong></em><em><strong>di</strong></em><em><strong>stallo,</strong></em><em><strong>con</strong></em><em><strong>pesanti</strong></em><em><strong>conseguenze in termini di sicurezza sociale e sanitaria e di legalità per il nostro Paese</strong></em><strong>”</strong>. Così si legge nella <strong>lettera aperta &#8211; in allegato &#8211; inviata ieri 20 aprile </strong>da decine di organizzazioni ai ministri dell’interno, della salute, del lavoro e delle politiche agricole, al presidente della Camera e al presidente della Commissione affari costituzionali della stessa Camera, per chiedere: al governo di intervenire e portare a termine quanto prima l’iter delle oltre 200.000 domande presentate; al parlamento, di riprendere l’esame della proposta di legge popolare di riforma della normativa sull’immigrazione, fermo da più di un anno.</p>



<p>La lettera, promossa dalla campagna Ero straniero<sup>1</sup>, è stata sottoscritta dalle principali realtà impegnate sui temi dell’asilo e dell’immigrazione (Tavolo salute e immigrazione, Tavolo asilo nazionale, Forum per cambiare l’ordine delle cose, Io accolgo, Amsi-medici di origine straniera in Italia), da sindacati nazionali (Cgil, Uil, Usb), dal mondo cooperativo (Alleanza delle cooperative italiane-agroalimentare, e cioè Confcooperative Fedagripesca, Legacoop Agroalimentare, Agci Agrital, insieme a Legacoopsociali) e da alcune associazioni di categoria e realtà (Assindatcolf- Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, Professione in famiglia, Osservatorio Placido Rizzotto-Flai CGIL, ASeS-Agricoltori Solidarietà e Sviluppo della CIA-Agricoltori italiani), operanti nei settori interessati dal provvedimento straordinario di emersione approvato quasi un anno fa (lavoro domestico e di cura, agricoltura).</p>



<p>Il ritardo enorme con cui sta procedendo l’esame delle domande di emersione, documentato dal lavoro di monitoraggio della campagna Ero straniero, con poche migliaia di permessi di soggiorno rilasciati rispetto alle oltre 200.000 domande presentate, si sta traducendo nell’<strong>impossibilità, di fatto, per decine di migliaia di persone di accedere pienamente ai servizi,alle prestazioni sociali,alle tutele e ai diritti previsti per chi lavora nel nostro Paese</strong>.</p>



<p>Un esempio tra tutti: nonostante la normativa preveda l’accesso al sistema sanitario nazionale anche per i cittadini stranieri in attesa di essere regolarizzati, nella realtà, in molti territori, tale possibilità viene negata. Accade infatti che senza il permesso di soggiorno non venga</p>



<p><sup>1 </sup><em><u>Ero straniero</u></em> è promossa da: Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, Oxfam Italia, ActionAid Italia, Fcei &#8211; Federazione Chiese Evangeliche in Italia, CILD, ACLI, Legambiente Onlus, Terra!, ASCS &#8211; Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, AOI, con il sostegno di numerosi sindaci e decine di organizzazioni.</p>



<p>rilasciata la tessera sanitaria, ma senza quest’ultima è estremamente difficile rientrare nella campagna vaccinale anti-COVID in corso. “<em>Tale situazione di stallo ha, dunque, inevitabilmente un <strong>impatto anche a livello di salute pubblica</strong> nel contesto di emergenza sanitaria che stiamo vivendo”,</em>si sottolinea nella lettera. Senza permesso di soggiorno, inoltre, diventa complicato anche aprire un conto corrente, necessario per l’accredito dello stipendio di chi sta già lavorando, o avere l&#8217;Isee, con cui usufruire delle agevolazioni economiche per le mense scolastiche per chi ha un reddito basso.</p>



<p>C’è poi un altro aspetto da prendere in considerazione: un anno fa, con lo scoppio in Italia della pandemia, si è rischiato uno stop al comparto agroalimentare, vista la mancanza di lavoratori stranieri stagionali impossibilitati a entrare nel nostro Paese. Da qui il provvedimento straordinario di emersione inserito nel cd. decreto “rilancio”. “<em>A un anno di distanza, </em><em><strong>all’avvio di una nuova</strong></em><em><strong>stagione di raccolta, sarebbe paradossale non portare a conclusione rapidamente le decine di</strong></em><em><strong>migliaia</strong></em><em><strong>di</strong></em><em><strong>pratiche</strong></em><em><strong>in</strong></em><em><strong>istruttoria</strong></em><em>,</em><em>consentendo</em><em>alle</em><em>persone che hanno inoltrato domanda di</em><em>lavorare in sicurezza e andando incontro alla richiesta di manodopera dei datori di lavoro</em>”, si legge nella lettera.</p>



<p>Alla luce di tali considerazioni, le organizzazioni firmatarie chiedono quindi:</p>



<p><strong>-al Governo,e in particolare ai ministeri dell’interno e della salute,</strong> di intervenire immediatamente per velocizzare l’iter delle domande, in modo che le 200.000 persone sospese, in attesa di risposta, possano al più presto essere assunte; e di chiarire ai propri uffici che i cittadini stranieri in attesa del permesso di soggiorno godono, sino alla conclusione della procedura, di tutti i diritti connessi allo status di lavoratore regolare.</p>



<p>&#8211; <strong>al Parlamento</strong>, di riprendere quanto prima l’esame della <strong>proposta di legge di iniziativa popolare</strong> della campagna <em>Erostraniero</em> in Commissione affari costituzionali della Camera, riformando la normativa in vigore, ormai superata. “<em>Nonsaràsufficientequest’ultimoprovvedimentostraordinarioacontrastarelacreazionedinuovairregolarità,comedimostraquanto accaduto negli ultimi vent’anni”, </em>concludono le organizzazioni. “<em><strong>Serve un intervento che permetta di ampliare le maglie della regolarizzazione e favorire legalità e integrazione, </strong>a partiredauno<strong>strumentodiemersionesubaseindividuale</strong>-sempreaccessibile,senzabisognodisanatorie &#8211; che dia la possibilità a chi rimane senza documenti di mettersi in regola a fronte della disponibilità di un contratto di lavoro o di un effettivo radicamento nel territorio. E più a monte, servono <strong>nuovi meccanismi legali di ingresso per lavoro </strong>o ricerca lavoro. Soluzioni, queste, previste nella proposta di legge popolare all’ esame della Camera, la cui approvazione non può più aspettare”.</em></p>
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