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	<title>moglie Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Il pregio della disabilità</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2020 09:19:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Delia Gamba, donna, moglie e madre di un ragazzo con grave disabilità, ex responsabile di un&#8217;associazione, scrittrice. La ringraziamo per queste sue parole e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato <em><strong>Delia Gamba, donna, moglie e madre</strong></em> di un ragazzo con grave disabilità, ex responsabile di un&#8217;associazione, scrittrice.</p>



<p>La ringraziamo per queste sue parole e per aver condiviso con noi la propria esperienza.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ab-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14070" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ab-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ab-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ab-2-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ab-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Può raccontarci la nascita di suo figlio Mirko e come si è sentita quando è diventata madre di un bimbo disabile?</p>



<p>Mio figlio è nato ad agosto del 1973 e come si usava ai tempi, si era provveduto ad un matrimonio riparatore.</p>



<p>All&#8217;epoca l’aborto non era legale, ed a dirla tutta, io non ci avevo proprio pensato anche se io andavo ancora a scuola e il papà non aveva lavoro. si metteva il fatto che sono figlia unica ed ero la classica ragazza di famiglia piccolo borghese, ogni desiderio era un ordine per i miei genitori, ero quindi poco abituata a prendermi delle responsabilità, ma l’idea di abbandonare mio figlio era impensabile e quindi la decisione è venuta da sola.</p>



<p>Mirko, è nato ma le cose si sono complicate subito, a causa di un trauma da parto, ha subìto anossia e quindi una grave lesione cerebrale.</p>



<p>Il rapporto con il padre era già vacillante ed è miseramente crollato.</p>



<p>Dopo pochi mesi se ne è andato, anche se ha riconosciuto il figlio e non gli ha fatto mai mancare nemmeno un piccolissimo contributo economico, anche perché, quando Mirko aveva un anno e mezzo è mancato il nonno materno, unica fonte di sostentamento, e io e la nonna abbiamo cominciato ad occuparci del bambino.</p>



<p>Dichiarato, da subito, invalido abbiamo cominciato a fargli praticare la fisiochinesiterapia per tentare di portalo a camminare, abbiamo sperimentato parecchi metodi ma purtroppo i risultati non sono stati quelli sperati, abbiamo quindi sospeso anche perché Mirko stesso si rifiutava di fare gli esercizi.</p>



<p>I nostri obiettivi venivano stravolti e abbiamo capito che si può vivere senza camminare, ma non senza poter costruire rapporti umani, ci siamo quindi concentrati a procurare a Mirko un metodo di comunicazione,visto che lui non parla.</p>



<p>Abbiamo trovato un metodo di comunicazione aumentativa che non dava i risultati sperati, poi a 14 anni Mirko è andato in vacanza con alcuni volontari da solo e si è reso conto che la tabella con i simboli</p>



<p>chiamati PCS potessero servirgli per soddisfare i suoi bisogni primari e i risultati, infatti, sono stati migliori.</p>



<p>Con il suo nuovo marito ha costituito un&#8217;associazione per dare consigli utili e per sensibilizzare sul tema della disabilità: quali sono state le vostre attività?</p>



<p>Gli anni erano passati e quando Mirko aveva 11 anni mi sono risposata con una persona che faceva già del volontariato con i disabili. Con il mio nuovo marito ho deciso di costituire un’associazione tutta nostra.</p>



<p>Senza troppe pretese abbiamo preparato un programma che tenesse conto delle realtà del territorio.</p>



<p>Abbiamo allestito nella piazza principale del nostro paese (Albino, BG) un banchetto con gli utenti del C.S.E. e sono stati costruiti degli aquiloni che i ragazzi disabili regalavano ai bambini, scardinando così lo stereotipo della persona fragile che deve prendere, imparare e mai dare o insegnare.</p>



<p>Sull’onda di questa idea siamo entrati nelle classi quarte delle scuole primarie del nostro circolo didattico e Mirko è entrato come esperto di un nuovo tipo di comunicazione: breve presentazione da parte nostra, gioco “facciamo finta di essere tutti come Mirko “ per far sperimentare ai bambini la difficoltà di avere delle cose da dire ma di non essere in grado di esprimersi perché non si parla e ci si muove poco, domande dei bambini, domande a Mirko che rispondeva con i pollici, e per finire disegni realizzati tutti insieme in modo che ci fosse un contatto fisico tra i partecipanti.</p>



<p>Alla fine del percorso i ragazzi riflettevano con le loro insegnanti e producevano elaborati che venivano esposti in biblioteca con una premiazione e la realizzazione di libretti divulgativi in cui preparavo una fiaba come filo conduttore corredata dagli elaborati che avevano suscitato maggiori emozioni in noi.</p>



<p>Ora l’esperienza è finita perché Mirko si è stancato e abbiamo anche chiuso l’associazione per raggiunti limiti d’età di noi genitori.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/cd-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14067" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/cd-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/cd-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/cd-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/cd.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<p>Mirko non parla, ma comunica tantissimo. In che modo?</p>



<p>Mirko comunica con un metodo di CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) che si chiama PCS: una tabella in cui sono presenti simboli e che Mirko segna usando i pollici. Dopo uno studio con esperti si è capito che riusciva a controllare benino i pollici delle mani ed era una</p>



<p>ricchezza che non doveva utilizzare e non poteva essere ignorata.</p>



<p>Abbiamo preparato delle tabelle di legno ed abbiamo incollato i simboli. Esempio pratico del simbolo bere: c’è la parola ed un bambino che porta il bicchiere alla bocca.</p>



<p>Con questo metodo siamo riusciti anche a partecipare ad alcuni concorsi letterari e a scrivere alcuni libricini.</p>



<p>Mirko segna con il pollice sulla tabella, dopo aver concordato un argomento e io tramite un CD trasferisco il tutto sul computer.</p>



<p>In questo periodo di pandemia, Mirko ha realizzato disegni bellissimi di fiori dedicati a ogni persona che ha perso la vita. Abitate proprio nell&#8217;area lombarda maggiormente colpita dal Covid-19&#8230;</p>



<p>Purtroppo noi viviamo nel triangolo della morte da Covid-19 e abbiamo subìto molte perdite, tanti amici che hanno camminato per un pezzo di strada con noi.</p>



<p>Abbiamo pensato a ognuno e scelto il fiore in base alla loro personalità o a ciò che ci hanno donato.</p>



<p>Un esempio per tutti: pensando ad Armando abbiamo scelto il girasole perchè era un uomo che aveva una figlia come Mirko che, purtroppo ,è mancata anni fa, ma nonostante ciò lui e la moglie hanno continuato a lottare con noi. Armando aveva una elasticità mentale che guardava in tutte le direzioni proprio come un girasole.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/bc-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14068" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/bc-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/bc-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/bc-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/bc-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<p>Come si può affrontare il “Dopo di noi”?</p>



<p>Argomento dolente, io credo che il “dopo di noi” si possa costruire solo pensando ad un “durante noi”. Dobbiamo preparare i ragazzi a allontanarsi gradualmente dalla famiglia e dare loro gli strumenti per poter vivere una vita dignitosa.</p>



<p>Al momento, non esistono o esistono poche case-famiglia per persone gravi come Mirko. In quelle strutture si trovano persone quasi autosufficienti,per disabili gravi ci sono solo istituti.</p>



<p>Devono sorgere ambienti dove anche le persone gravi vengono accolte, rispettate e dove siano garantite le loro piccole autonomie.</p>



<p>Cos&#8217;è per lei la disabilità?</p>



<p>Tanto lavoro su se stessi, sui propri figli e sulla società perché i disabili non hanno il “passaporto” che la gente comune riserva alle altre persone, devono però essere stimoli per gli altri, senza vivere con una coppa di dolore sulla testa che rovinerebbe la vita e l’equilibrio della famiglia.</p>



<p>Si accendano, quindi, i motori e vento in poppa verso questo viaggio che è la vita, con la prospettiva di migliorare le altre persone che non hanno l&#8217;opportunità di crescere umanamente insieme e grazie ai disabili.</p>
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		<title>Il buio e la rinascita. Intervista alla scrittrice Fuani Marino</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Oct 2019 07:05:40 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="500" height="793" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/9788806242619_0_0_793_75-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13141" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/9788806242619_0_0_793_75-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/9788806242619_0_0_793_75-1-189x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 189w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha intervistato Fuani Marino, autrice del romanzo <em>Svegliami a mezzanotte</em>, edito da Einaudi e la ringrazia moltissimo per la disponibilità.</p>



<p><br>Un tardo pomeriggio di luglio in un&#8217;anonima località di villeggiatura, dopo una giornata passata al mare, una giovane donna, da poco diventata madre, sale all&#8217;ultimo piano di una palazzina. Non guarda giú. Si appoggia al davanzale e si getta nel vuoto. Perché l&#8217;ha fatto, perché ha voluto suicidarsi? Non lo sappiamo. E forse, in quel momento, non lo sa nemmeno lei. Ma quel tentativo di suicidio non ha avuto successo e oggi, quella giovane donna, vuole capire. Fuani Marino è sopravvissuta a quel gesto e alle cicatrici che ha lasciato sul suo corpo e nella sua vita. Ma le cicatrici possono anche essere una traccia da ripercorrere, un sentiero per trasformare la memoria in scrittura. Marino decide cosí di usare gli strumenti della letteratura per ricostruire una storia vera, la propria. In parte memoir, in parte racconto della depressione dal di dentro e storia di una guarigione, anamnesi familiare e storia culturale di come la poesia e l&#8217;arte hanno raccontato il disturbo bipolare dell&#8217;umore, riflessione sulla solitudine in cui vengono lasciate le donne (e le madri in particolare) e ancora studio di come neuroscienze, chimica e psichiatria definiscano quel labile confine tra salute e sofferenza: Svegliami a mezzanotte è un testo incandescente nel guardare senza autoindulgenza, anzi a tratti con affilata autoironia, in fondo al buio. Disturbante come a volte è la vita, ma luminoso nella speranza che sa regalare. </p>



<p></p>



<p>Cosa si prova a sentirsi estranei a se stessi, ma soprattutto ai ruoli imposti dalla società?</p>



<p><br>La scrittrice ungherese Ágota Kristóf si è occupata spesso di sradicamento, definendo il non sentirsi parte del mondo come una delle sensazioni più dolorose che si possano sperimentare, e questo avviene quando c’è uno scollamento, appunto, fra noi stessi e quello che viviamo o che dovremmo vivere. Si tratta di un vissuto che è comune a numerose patologie psichiatriche, in cui i fili che ci legano alla vita, e quelli che fanno sì che quest’ultima abbia un senso ai nostri occhi, rischiano di allentarsi pericolosamente o di spezzarsi del tutto. Personalmente, in seguito alla malattia ho dovuto reinventarmi, nonché accettare una diversa immagine di me stessa. Tendiamo spesso a voler adeguare noi stessi alle richieste dell’esterno, siamo “soggetti di prestazione”, e le donne ancora di più, perché si trovano a dover fronteggiare negli stessi anni un forte carico legato alla crescita professionale e familiare. Non tutte ce la fanno.  </p>



<p>Può raccontarci brevemente il suo percorso di cura e di rinascita?</p>



<p><br>Come racconto nel libro tratto dalla mia esperienza autobiografica, ho cominciato a soffrire di depressione in seguito a un periodo di forte stress lavorativo e personale. Credo che all’epoca l’ansia fosse un segnale che il mio corpo e la mia mente mi inviavano per farmi rallentare, ma forse non ho rallentato abbastanza, o non sono stata seguita adeguatamente da un punto di vista medico. Mi riferisco in particolare alla gravidanza e al post partum, nonché all’approccio integrato che servirebbe per le donne con fragilità psichica in questi momenti. Fortunatamente cominciano a nascere sul territorio degli sportelli ai quali rivolgersi per consulenze e in cui ginecologi, psichiatri, farmacologi e ostetriche collaborano per far sì che tutto vada a buon fine. Nel mio caso non si è evitato il peggio, ma è anche vero che dopo il tentativo di suicidio ho trovato chi ha saputo seguirmi da un punto di vista terapeutico. Altrimenti dubito che mi sarei ripresa.   </p>



<p>Qual è la sua opinione riguardo ai metodi di terapia e all&#8217;uso dei farmaci ?</p>



<p><br>Difficilmente possono funzionare da soli i farmaci o la psicoterapia, almeno nei casi più importanti di disagio. È necessario infatti intervenire sui sintomi, ma anche aumentare la consapevolezza sui propri stati d’animo. Personalmente seguo una terapia di tipo cognitivo. Trovo molto pericolose le posizioni che demonizzano l’uso di psicofarmaci, spesso imprescindibili, come pure il DSM &#8211; il principale manuale di classificazione dei disturbi mentali, perché senza una classificazione non è possibile stabilire una diagnosi, e senza una diagnosi non è possibile una cura.  </p>



<p>Come sono considerate, oggi, le persone che vivono un determinato tipo di fragilità? </p>



<p><br>Il disagio psichico purtroppo continua a rappresentare un tabù, ed è terribile, perché chi ne soffre è costretto ad affrontare anche il senso di colpa e la vergogna. Questa consapevolezza mi ha portata a uscire allo scoperto, malgrado la mia stessa famiglia si fosse mossa all’inizio per occultare quanto avevo fatto. Dalla pubblicazione del libro, devo ammettere, però, di aver ricevuto moltissima empatia, perché i disturbi mentali riguardano, in maniera diretta o indiretta, un numero davvero molto alto di persone. Forse la nostra società oggi è più pronta, rispetto al passato, ad accogliere storie di questo tipo.</p>



<p>Lei ha avuto molto coraggio a raccontare la sua storia: qual è il messaggio che vuole inviare alle persone che hanno sofferto o che soffrono come lei?</p>



<p><br>Di non temere il giudizio altrui, di non nascondersi e di non vergognarsi. Spesso i nostri giudici più severi siamo proprio noi stessi, dovremmo riservare maggiore auto indulgenza alla nostra fragilità.</p>



<p>In che modo, oggi, ringrazia la vita? </p>



<p><br>Provo a fare del mio meglio, ogni giorno, come credo facciano tutti. Forse il mio modo di ringraziarla è proprio scrivere. </p>
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		<title>Diritto al Rispetto della Vita Privata e Familiare nella Corte Costituzionale della Repubblica Italiana e nella Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo.</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/08/12/diritto-al-rispetto-della-vita-privata-e-familiare-nella-corte-costituzionale-della-repubblica-italiana-e-nella-corte-europea-dei-diritti-delluomo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Aug 2019 08:06:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>D Un Approccio Comparato basato sul Caso delle Unioni Omosessuali. di Nicole Fraccaroli Animata dalla volontà di identificare come l&#8217;unione omosessuale sia regolata, percepita e supportata da due diversi sistemi giuridici, nel seguente documento&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="635" height="425" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/immagine-ECtHR.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12913" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/immagine-ECtHR.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 635w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/immagine-ECtHR-300x201.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /></figure>



<p><strong>D</strong></p>



<p><strong>Un Approccio Comparato basato sul Caso delle Unioni Omosessuali.</strong></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Animata dalla volontà di
identificare come l&#8217;unione omosessuale sia regolata, percepita e
supportata da due diversi sistemi giuridici, nel seguente documento
di ricerca contemplo da una parte la sentenza della Corte
Costituzionale Italiana che si occupa di tale sfida e dall&#8217;altra, la
Corte Europea dei Diritti Umani  nel caso Oliari e altri c. Italia,
la cui sentenza riguardava tre coppie omosessuali che secondo la
legislazione italiana non avevano la possibilità di sposarsi o
entrare in nessun altro tipo di unione civile. 
</p>



<p><br>Sulla base della
legislazione italiana, le coppie sposate sono le uniche ad avere
diritto a formare una famiglia; infatti, in base all&#8217;articolo 29
della Costituzione Italiana &#8220;La Repubblica riconosce i diritti
della famiglia come una società naturale fondata sul matrimonio. Il
matrimonio si fonda sull&#8217;eguaglianza morale e legale dei coniugi
entro i limiti stabiliti dalla legge per assicurare l&#8217;unità
familiare.&#8221; L&#8217;articolo 29 è solitamente considerato come una
trave sostenuta da quattro colonne: il principio di solidarietà,
quello personalista, e il principio di uguaglianza e autonomia.
Stando alla Costituzione, non può esserci famiglia se questa non è
basata sul matrimonio tra uomo e donna e l&#8217;antropologia Cristiana ha
fortemente influito nella costruzione di tale visione. Il diritto
alla famiglia è significativamente presente nel codice civile
attraverso il primo libro dal titolo &#8220;Delle persone e della
famiglia&#8221;, che si riferisce all&#8217;organizzazione del matrimonio e
ai diritti e doveri dell&#8217;uomo e della donna, marito e moglie.</p>



<p>Considerando invece la
Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e delle Libertà
Fondamentali in ambito del diritto al rispetto della vita privata e
familiare; la vita privata è un concetto ampio, incapace di una
definizione esaustiva e può &#8220;abbracciare molteplici aspetti
dell&#8217;identità fisica e sociale della persona&#8221;. Attraverso la
sua giurisprudenza, la Corte Europea ha fornito indicazioni sul
significato e sulla portata della vita privata ai fini dell&#8217;articolo
8 ed è evidente che la giurisprudenza si è mossa in linea con gli
sviluppi sociali e tecnologici. La nozione di vita privata non è
limitata alla vita personale di un individuo; ma essa anche comprende
il diritto di stabilire relazioni con altri esseri umani. La corte ha
affermato che elementi quali l&#8217;identificazione di genere, il nome,
l&#8217;orientamento sessuale e la vita sessuale sono elementi importanti
della sfera personale tutelati dall&#8217;articolo 8. L&#8217;ingrediente
essenziale della vita familiare è il diritto di vivere insieme in
modo che le relazioni familiari possano svilupparsi normalmente e i
membri della famiglia possano godere della reciproca compagnia. I
diritti umani non rappresentano un discorso finito, concluso e la
CEDU è uno strumento vivente, interpretato alla luce delle
situazioni attuali. Di conseguenza, una coppia omosessuale che vive
in una relazione stabile rientra nella nozione di vita familiare,
così come nella vita privata, allo stesso modo delle coppie
eterosessuali. Questo principio è stato inizialmente enunciato nel
caso di Schalk e Kopf c. Austria, dove la corte ha ritenuto
artificioso sostenere che una coppia omosessuale non potesse godere
della vita familiare ai sensi dell&#8217;articolo 8.</p>



<p><br>Prendo in
considerazione la sentenza della Corte Costituzionale Italiana n.138
dell’aprile 2010, poiché i rimedi interni della causa Oliari e
altri c. Italia sono stati esauriti sulla base di tale decisione. 
<br>In questa sentenza la Corte ha esaminato le disposizioni del
Codice Civile che disciplinano il matrimonio, in seguito alle
referenze di due tribunali (di Venezia e Trento) interrogati da
alcune coppie omosessuali in seguito al rifiuto da parte
dell&#8217;ufficiale civile di pubblicare avviso della loro intenzione di
sposarsi. Dal momento che i tribunali portano affermazioni simili, li
considero congiuntamente. <br>I giudici del rinvio hanno sollevato
una questione di costituzionalità degli articoli relativi alla
famiglia all&#8217;interno del codice civile con riferimento agli articoli
2, 3, 29 e 117 della Costituzione, in quanto non consentirebbero alle
persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio. I giudici del
rinvio riconoscono che il matrimonio ai sensi della legge italiana &#8220;è
inequivocabilmente centrato sul fatto che i coniugi sono di sesso
diverso&#8221;; ma si riferiscono anche agli argomenti dei ricorrenti,
i quali hanno sottolineato che la legge italiana non contiene un
concetto di matrimonio, né un divieto espresso sul matrimonio tra
persone dello stesso sesso. D&#8217;altra parte, i tribunali riconoscono
che non è possibile ignorare la rapida trasformazione della società
e dei costumi negli ultimi decenni, che hanno visto la fine del
monopolio detenuto dal modello della famiglia tradizionale e la
nascita spontanea parallela di diverse forme di convivenza che
necessitano di protezione. Di conseguenza, tale richiesta di
protezione richiede un&#8217;attenzione particolare alla compatibilità
dell&#8217;interpretazione tradizionale (all&#8217;interno del codice civile) con
i principi costituzionali.</p>



<p>Un primo principio è
quello sancito dall&#8217;articolo 2 della Costituzione che riconosce i
diritti inviolabili degli uomini e secondo i due tribunali questo
concetto non riguarda solo la sfera individuale, ma in particolare
quella sociale come espressione della personalità dell&#8217;individuo. I
tribunali sostengono poi che, dal momento che il diritto di contrarre
matrimonio è un elemento essenziale dell&#8217;espressione della dignità
umana, ai sensi dell&#8217;articolo 3 della Costituzione il cui obiettivo è
quello di proibire differenze irragionevoli nel trattamento, esso
stesso deve essere garantito a tutti e non può essere soggetto a
discriminazione, con conseguente obbligo per lo Stato di intervenire
nei casi in cui il suo esercizio sia ostacolato. In relazione
all&#8217;articolo 29, i giudici sostengono che il significato della
disposizione non sia quello di considerare la famiglia come un
&#8220;diritto naturale&#8221;, ma piuttosto di affermare la precedente
esistenza e autonomia della famiglia rispetto allo Stato. I tribunali
si riferiscono infine all&#8217;articolo 117 della Costituzione, che impone
al legislatore di rispettare i limiti derivanti dal diritto
comunitario e dagli obblighi di diritto internazionale; ricordando a
tale riguardo gli articoli 8, 12 e 14 della CEDU. 
</p>



<p>La Corte Costituzionale
dichiara infondati tutti i principi costituzionali evocati dai
tribunali, ad eccezione dell&#8217;Articolo 2, riconoscendo che &#8220;Questo
concetto deve includere le unioni omosessuali, intese come la
coabitazione stabile di due individui dello stesso sesso, a cui viene
concesso il diritto fondamentale di scegliere liberamente la propria
situazione di coppia e di ottenerne il riconoscimento legale insieme
ai diritti e doveri associati &#8220;. Questa è un&#8217;ipotesi
fondamentale presa dalla Corte Costituzionale in quanto dichiara che
due persone dello stesso sesso sono investite dalla Costituzione
Italiana con un diritto fondamentale di ottenere il riconoscimento
giuridico dei diritti e dei doveri relativi alla loro unione. <br>La
corte ritiene che l&#8217;aspirazione a questo riconoscimento non possa
essere raggiunta solo rendendo le unioni omosessuali equivalenti al
matrimonio. Ne consegue che spetta al Parlamento determinare le forme
di garanzia e riconoscimento delle unioni menzionate; poiché in
realtà comporterebbe l&#8217;inclusione di una nuova figura nel quadro
normativo del Codice Civile. 
</p>



<p>Si considera ora la
sentenza della Corte Europea, relativa alla causa Oliari e altri c.
Italia presentata nel 2015, sulla sola base delle presunte violazioni
dell&#8217;articolo 8 della CEDU.</p>



<p>La valutazione di tale
Corte rinvia innanzitutto ad alcuni principi generali. Infatti,
mentre lo scopo essenziale dell&#8217;articolo 8 è di proteggere gli
individui da interferenze arbitrarie da parte delle autorità
pubbliche; lo stesso può anche imporre allo Stato determinati
obblighi positivi e assicurare il rispetto della vita privata o
familiare anche nella sfera delle relazioni tra individui. La Corte
chiarisce che per valutare gli obblighi positivi degli Stati è
importante fare alcune considerazioni: il giusto equilibrio che
dev’essere raggiunto tra gli interessi concorrenti dell&#8217;individuo e
della comunità nel suo complesso; l&#8217;impatto di una situazione in cui
vi è discordanza tra realtà sociale e legge e, il margine di
apprezzamento concesso agli Stati. In secondo luogo, la Corte applica
tali principi al caso in questione, prendendo atto della situazione
dei ricorrenti all&#8217;interno del sistema nazionale italiano. Si accorge
così che lo stato attuale dei richiedenti nel contesto giuridico
interno può essere considerato solo un&#8217;unione di fatto, e che può
essere regolata da alcuni accordi contrattuali privati ​​di
portata limitata che non soddisfano alcune esigenze fondamentali
della regolamentazione e protezione di una relazione stabile e
impegnata.</p>



<p>Ciò è dimostrato dal
fatto che tali contratti sono aperti a chiunque conviva,
indipendentemente dal fatto che siano o meno una coppia. È
interessante notare che la Corte ha anche affermato ulteriormente che
l&#8217;esistenza di un&#8217;unione stabile è indipendente dalla convivenza. La
Corte ritiene che, in assenza di matrimonio, le coppie dello stesso
sesso abbiano interesse ad ottenere l&#8217;opzione di entrare in una forma
di unione civile, poiché questo sarebbe il modo più appropriato per
il loro rapporto di essere legalmente riconosciuto e per essere
protetto in modo pertinente. Il governo italiano non è riuscito a
mettere in luce gli interessi della comunità nel suo complesso,
poiché è stato negato che l&#8217;assenza di un quadro giuridico
specifico che garantisse il riconoscimento omosessuale tentasse di
proteggere il concetto tradizionale di famiglia, o la morale della
società. Oltre a quanto sopra, è rilevante anche il movimento verso
il riconoscimento legale delle coppie omosessuali che ha continuato a
svilupparsi rapidamente in Europa. In particolare apprezzo
l&#8217;essenziale affermazione della Corte secondo la quale, nel caso di
specie, il margine di apprezzamento non dovrebbe essere più ampio,
poiché non riguarda i diritti supplementari che potrebbero derivare
da tale unione, ma riguarda un bisogno generale di riconoscimento e
protezione legale. <br>Di fatto, in assenza di un interesse
comunitario prevalente da parte del governo italiano, contro il quale
bilanciare gli interessi dei ricorrenti, e alla luce delle
conclusioni dei tribunali nazionali sulla questione che è rimasta
inascoltata (si avverte che I tribunali italiani effettuano
accertamenti sulla questione caso per caso); la Corte constata che il
governo italiano ha oltrepassato il margine di apprezzamento e non ha
adempiuto all&#8217;obbligo positivo di garantire che i richiedenti
dispongano di un quadro giuridico specifico che preveda il
riconoscimento e la protezione della loro unione omosessuale.</p>



<p>L&#8217;unione omosessuale è
stata trattata, attraverso i due risultati, non in una maniera
completamente opposta, ma in un modo rappresentativo, di un sistema
domestico ancora ostaggio di disposizioni che incorporano idee
tradizionali, e di un sistema giuridico maggiormente disposto ad
espandere i diritti umani alle nuove situazioni attuali.</p>



<p>È
fondamentale riconoscere che la Corte Costituzionale Italiana non ha
respinto la questione della costituzionalità negando ulteriori
cambiamenti, ma sostenendo che tale cambiamento debba essere
innescato dal Parlamento sulla base dell&#8217;articolo 2 della
Costituzione che deve includere le unioni omosessuali. <br>Dall&#8217;altra
parte, la Corte europea non si è limitata a rivendicare la necessità
del riconoscimento giuridico e della protezione delle unioni
omosessuali, ma parla in termini di un obbligo positivo statale
derivante dall&#8217;articolo 8; e questo ha influenzato l&#8217;interpretazione
estensiva dei diritti umani nell&#8217;ordinamento italiano, come risultato
dell&#8217;adozione della Legge Cirinnà (n118, del 25 Maggio 2016) che
attualmente prevede le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
<br><br>
</p>
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		<title>Promozione teatrale: AIACE, presso il Teatro I</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2019 10:49:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>PROMOZIONE TEATRALE per i NOSTRI LETTORI per lo spettacolo AIACE BIGLIETTO A 12 euro Indicando Associazione Per i Diritti umani &#160; Teatro i &#160; dal 22 al 25 febbraio 2019 AIACE da Ghiannis Ritsos&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/20/promozione-teatrale-aiace-presso-il-teatro-i/">Promozione teatrale: AIACE, presso il Teatro I</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">PROMOZIONE TEATRALE per i NOSTRI LETTORI per lo spettacolo </span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">AIACE</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">BIGLIETTO A 12 euro</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">Indicando Associazione Per i Diritti umani</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><u><b>Teatro i</b></u></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><b>dal 22 al 25 febbraio 2019</b></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: large;"><b>AIACE</b></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;">da Ghiannis Ritsos<br />
traduzione di Nicola Crocetti<br />
regia di Graziano Piazza<br />
con Viola Graziosi<br />
voce di Graziano Piazza<br />
scenografia musicale di Arturo Annechino<br />
costumi di Valentina Territo<br />
registrazioni e mix di David Benella<br />
assistente alla regia Ester Tatangelo<br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><b>produzione Bluecinema tv s.r.l.</b></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><i>In ogni pozzo e dentro di noi c&#8217;è una bella donna annegata, una donna annegata che non vuol morire, e non so neppure cosa significhi. </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;">Ghiannis</span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;">R</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;">itsos &#8211; </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;">Aiace</span></span></span></p>
<p>Dal 22 al 25 febbraio in scena a Teatro i Aiace, di Ghiannis Ritsos, rilettura novecentesca della tragedia di Sofocle ad opera di uno dei più grandi poeti greci della contemporaneità.</p>
<p align="JUSTIFY">La regia e la voce diffusa in teatro sono di Graziano Piazza, che dirige sulla scena Viola Graziosi, che torna sul palco di Teatro i dopo l’importante prova di protagonista in Penthy sur la bande e il ruolo della madre in Tu es libre.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/VIOLA-GRAZIOSI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-12120" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/VIOLA-GRAZIOSI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="426" height="341" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/VIOLA-GRAZIOSI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1565w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/VIOLA-GRAZIOSI-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/VIOLA-GRAZIOSI-768x614.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/VIOLA-GRAZIOSI-1024x819.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 426px) 100vw, 426px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Una donna, forse una proiezione, un miraggio? Un uomo, Aiace, evocato attraverso la voce di lei. Ripercorrono insieme la storia dell&#8217;eroe, dai fasti delle vittorie fino al grottesco tragico epilogo, nella domanda di un&#8217;assenza, nello sguardo lontano di un incomprensibile suicidio. Pian piano la donna riveste i panni dell&#8217;eroe attraverso le sue parole e le sue folli azioni, fino ad assumerne quasi le sembianze. Non più moglie e madre e amante muta e impotente, ma eroina dei nostri giorni.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;Aiace di Ritsos, scritto tra il 1967 e il 1969, è una rilettura della tragedia di Sofocle attraverso la quale il poeta greco, considerato tra i più grandi del novecento, offre una visione lucida e cruda della sua contemporaneità umana e politica. L&#8217;eroe non c&#8217;è più. Gli dei non ci sono più.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/08_Aiace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12119" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/08_Aiace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1004" height="669" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/08_Aiace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1004w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/08_Aiace-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/08_Aiace-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><i>Nel mettere in scena oggi questo testo ho voluto capovolgerne le parti per interrogare il lato femminile, sensibile dell&#8217;eroe, quella voce muta che finalmente arriva al centro della scena e prende parte alla battaglia del vivere. L&#8217;</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;">Aiace</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><i> di Ritsos è un eroe per forza, umiliato dall&#8217;impotenza della &#8220;normalità&#8221;, di ciò che gli altri gli impongono di essere. Un Uomo che combatte le sue vicende quotidiane, teso verso un percorso mitico, ma a cui il destino fa compiere azioni ridicole, nello sforzo ossessivo di difendere i propri trofei, a costo della vita e che, infine, scopre la liberazione di perdere ogni cosa. Qui </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;">Aiace </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><i>abita la voce della donna per rivelarle che è sufficiente </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;">un passo per raggiungere l&#8217;altra riva, dove sono i pioppi tranquilli e il fiume bianco.</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><i> Lei si pone in ascolto, ricorda, parla, comprende, prende posizione. Si perdono i confini di genere e di spazio vitale, l&#8217;uomo e la donna si fondono, non è più chiaro chi abita e chi è abitato. </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;">Dalle note di regia</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><i>Questo testo parla di una donna e della sua ricerca di un mito, quello di Aiace, che non c’è più. Pian piano, rievocandone l’assenza, ne assume la grandezza spaventosa. In questo modo si accorge anche di incarnarne la profonda impotenza. Un’impotenza che riguarda la storia di Aiace e il fallimento dell’eroe. Comprende così che grandezza e impotenza non possono che coesistere.</i></span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"> Viola Graziosi</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><b>Ghiannis </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;"><b>Ritsos</b></span></span></span><b> </b><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Baskerville;"><span style="font-size: medium;">(1909-1990) è stato uno dei più grandi poeti del novecento. Candidato per nove volte al Nobel per la letteratura, la sua poesia è permeata di impegno civile e politico, quasi sempre trasposto attraverso il mito classico.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Century Gothic, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #c00000;"><span style="font-family: Baskerville;"><b>PER INFO E BIGLIETTERIA<br />
</b></span></span><span style="font-family: Baskerville;"><b>TEATRO i<br />
</b></span><span style="font-family: Baskerville;">via Gaudenzio Ferrari 11, Milano<br />
biglietti &#8211; intero: 18 euro / convenzionati: 12 euro / under 26: 11,50 euro / over 60: 9 euro<br />
orari: gio/ven/lun 21.00 &#8211; sab 19.30 &#8211; dom 17.00<br />
info e prenotazioni: tel. 02/8323156 – 366/3700770 – biglietteria@teatroi.org – </span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><a class="western" href="http://www.teatroi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.teatroi.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></span></span></span></span></p>
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		<title>L&#8217;odissea giudiziaria di Amal Fathy</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2019 08:53:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto &#160; 11 maggio 2018: la polizia irrompe nell&#8217;appartamento, al Cairo, di Amal Fathy e del marito Mohamed Lofty, perquisisce loro i telefoni cellulari, impedendo ai coniugi di chiamare un avvocato. Fathy&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Amal-Fathy-675-675x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11886" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Amal-Fathy-675-675x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="675" height="275" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Amal-Fathy-675-675x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 675w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Amal-Fathy-675-675x275-300x122.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>11 maggio 2018: la polizia irrompe nell&#8217;appartamento, al Cairo, di Amal Fathy e del marito Mohamed Lofty, perquisisce loro i telefoni cellulari, impedendo ai coniugi di chiamare un avvocato.</p>
<p>Fathy e Lofty vengono portati in carcere, con il figlio di tre anni, e solo la donna verrà trattenuta. A settembre sarà condannata ad una pena di due anni con duplice accusa: la prima, quella di aver diffuso un video su Facebook in cui avrebbe diffuso notizie false riguardanti la denuncia del governo nel non tutelare i diritti delle donne, vittime di molestie sessuali. La seconda accusa sarebbe quella di appartenere ad un gruppo terroristico e di aizzare, tramite i social network, l&#8217;opinione pubblica sempre contro il governo.</p>
<p>Accuse infondate e pretestuose, sicuramente legate, invece, all&#8217;attvità del marito della donna, Mohamed Lofty: Direttore della Commissione egiziana per i Diritti umani e consulente della famiglia di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano, trovato senza vita il 3 febbraio 2016 nella capitale egiziana. I genitori di Regeni e la Ecrf – l&#8217;Ong presieduta da Lofty &#8211; a maggio durante l&#8217;ultima edizione del Salone del Libro di Torino, avevano fatto un appello per il rilascio di Amal Fathy dopo aver appreso la notizia dell&#8217;arresto:</p>
<p>“La Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf) condanna fortemente la detenzione della moglie del proprio direttore esecutivo e ne chiede l&#8217;immediato rilascio”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/193851989-fd9460ad-4b53-405b-8275-76de4cbea4d2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11887" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/193851989-fd9460ad-4b53-405b-8275-76de4cbea4d2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="560" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/193851989-fd9460ad-4b53-405b-8275-76de4cbea4d2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/193851989-fd9460ad-4b53-405b-8275-76de4cbea4d2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p>Il giorno 18 dicembre 2018 si è aperto uno spiraglio di luce: era, infatti, stato disposto il rilascio, su libertà condizionata, di Amal Fathy. Ma, mentre noi ci preparavamo ad accogliere il nuovo anno, arriva un&#8217;altra doccia fredda: probabilmente la donna dovrà tornare in carcere.</p>
<p>Nei mesi già trascorsi in cella, Amal ha accusato seri problemi di salute, ha perso circa 20 Kg di peso e Amensty International sostiene che sia una “prigioniera di coscienza”, dichiarando: “Non avrebbe dovuto trascorrere neanche un minuto dietro le sbarre ed è giunto davvero il momento che sia assolta da ogni accusa”.</p>
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		<title>Una per tutte</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2018 07:37:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi Voglio parlare di te, Donna. Senza numeri e statistiche. Senza distinzioni di colore, luoghi di origine, lingua e cultura. Qualcuno ha atteso nove mesi per vederti nascere, crescere, sorridere e sbadigliare&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="gmail_default"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/violenza_sulle_donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11713" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/violenza_sulle_donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="399" height="465" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/violenza_sulle_donne.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1062w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/violenza_sulle_donne-257x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 257w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/violenza_sulle_donne-768x895.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/violenza_sulle_donne-878x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 878w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /></a></div>
<div></div>
<div>di Patrizia Angelozzi</div>
<div></div>
<div class="gmail_default">Voglio parlare di te, Donna.</div>
<div class="gmail_default">Senza numeri e statistiche. Senza distinzioni di colore, luoghi di origine, lingua e cultura.</div>
<div class="gmail_default">Qualcuno ha atteso nove mesi per vederti nascere, crescere, sorridere e sbadigliare per la prima volta. I passi, i giocattoli, la scuola, i libri per conoscere il mondo, le lingue per comprenderlo. L’amore, quello per ridere insieme. I progetti e i sogni dentro i tuoi ‘domani’.</div>
<div class="gmail_default">A te,  Madre, coi giorni da vivere per ascoltare parole nuove, piccole e grandi, abbracci teneri, giorni da festeggiare. Fotografati nella memoria. Incisi e tatuati.</div>
<div class="gmail_default">A te, con addosso il profumo dei capelli dei tuoi figli, le lacrime dei loro dolori e le speranze per il loro futuro.</div>
<div class="gmail_default">E la tua paura.</div>
<div class="gmail_default">Avrai avuto sicuramente paura, avrai avuto vergogna nel parlarne. Scavalcando ogni resistenza ti sarai spinta dentro un commissariato o un centro in cerca di tutele. Qualcuno ti avrà aiutato, consigliato, invitato a ‘fare attenzione’…</div>
<div class="gmail_default">Pazzia, si chiama così, pensare che tu possa essere un bene di proprietà…, come una strada privata a senso unico, un passo carrabile, una voragine, dove farti finire, annientare, punire per sempre.</div>
<div class="gmail_default">Punita per esistere, pensare, parlare, amare, decidere, scegliere, vivere.</div>
<div class="gmail_default">Per tutte le Donne che non ci sono più, per le armi usate contro di loro, per le parole taglienti e sanguinanti di odio, per tutti i rancori, la rabbia, la ferocia, le torture, il martirio, i silenzi spesi ad aspettare che un mostro diventasse buono…</div>
<div class="gmail_default">Per le Donne non amate, ma odiate, strattonate, violate. Indifese, offese, stuprate nell’anima e nel corpo, quelle dagli occhi spenti e il coraggio di continuare a proteggere quella che credevano una famiglia. Per quelle che hanno urlato, denunciato, raccontato, allontanato senza riuscire a sopravvivere.</div>
<div class="gmail_default">Per te, per voi, oggi chiedo giustizia. Protezione. Aiuto.</div>
<div class="gmail_default">L’urgenza è vivere e non morire. Mai più.</div>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. L’arresto di Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 07:34:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Lo Zimbabwe, ex colonia agricola britannica, vide la sua indipendenza nel 1965, dopo lotte tra bianchi e neri molto aspre e lo scontento generale. Robert Mugabe, ai tempi della decolonizzazione era&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9784" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="860" height="645" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 860w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/1605856-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo Zimbabwe, ex colonia agricola britannica, vide la sua indipendenza nel 1965, dopo lotte tra bianchi e neri molto aspre e lo scontento generale.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Robert Mugabe, ai tempi della decolonizzazione era un fervente leader 52enne indipendentista e riuscì a negoziare con i bianchi più ambiziosi, puntando ad una transizione e risoluzione pacifica delle controversie. Il potere e il favore del popolo crebbe verso di lui al punto che riuscì a prendere totalmente in mano la guida del suo Paese, creando in pochissimo tempo una dittatura. Improvvisamente espropriò tutte le fattorie dei bianchi e represse brutalmente tutti gli oppositori politici. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Si instaurò nel paese un clima molto pesante fino al 31 dicembre 1987, giorno in cui Mugabe conquistò la carica di Presidente dello </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zimbawe, e la conservò per ben 30 anni &#8211;</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> attualmente è il capo di Stato più anziano del mondo &#8211; modificando addirittura la Costituzione per consentire numerose ricandidature. Accusato di aver instaurato un regime dittatoriale nel suo Paese, il 15 novembre 2017 (finalmente?) è stato posto sotto custodia dall’esercito a seguito di un colpo di Stato organizzato dall’ex vicepresidente Mnangagwa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Un arresto improvviso del presidente e di sua moglie, 40 anni più giovane ed importante braccio destro in tutti questi anni di dittatura, ha fermato l’infinito regno del terrore di questo pessimo esempio per tutto il continente africano. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">”<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La scorsa notte la ‘first family’ è stata arrestata e sta bene, era necessario sia per la </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Costituzione</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che per l’integrità della nostra nazione. Né lo Zimbabwe né </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zanu</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> sono di proprietà di </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Mugabe</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e della moglie. Oggi comincia una nuova era e </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Mnangagwa</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> ci aiuterà a ottenere uno </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Zimbabwe</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> migliore”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il probabile obiettivo di questa presa di potere era, forse, la moglie di Mugabe, cosiddetta “DisGrace”, che da tempo tramava un piano per prendere il posto del marito, tanto da convincerlo ad allontanare Mnangagwa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In questi giorni la storia dello Zimbabwe si sta costruendo, anzi ricostruendo, dopo anni di oppressione e mancanza di diritti in tutto il paese. Le evoluzioni di questa vicenda ancora non sono note o immaginabili ma una cosa è certa: a qualsiasi latitudine, il potere è affamato di altro potere.</span></span></p>
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		<title>ANI l&#8217;Imamah</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 07:01:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani</p>
<p>Che le donne musulmane, con o senza velo, non sono mute, potrebbe essere quasi un&#8217;ovvietà, purtroppo il dilagare dei luoghi comuni intorno ai soggetti rende l&#8217;affermazione necessaria. Il vero problema infatti non è la mancanza di voce delle donne musulmane, quanto piuttosto il silenzio del sistema informativo in merito alla loro parola, al loro pensiero, al loro agire.</p>
<p>I veli in realtà sembrano stesi più sulle nostre ignoranze che sulle loro teste.</p>
<p>L&#8217;incontro alla Casa delle Donne di Milano con la Imamah di origine malese, ma residente a Los Angeles, Ani Zonneveld, è stato l&#8217;occasione per uno squarcio nella spessa cappa di ignoranza che avvolge le molteplici realtà delle donne musulmane.</p>
<p>La Imamah, già&#8230; una donna Imam che invita alla preghiera e la guida in moschea per donne e uomini che pregano insieme.</p>
<p>Comunque Ani ha voluto chiarire il valore e il senso che dà al suo ruolo di guida spirituale: non confinato nello stupore dell&#8217;eccezionalità della sua attribuzione a una donna, ma iscritto in un orizzonte molto più ampio “ Sono Imamah mio malgrado, quello che a me interessa veramente è l&#8217;aspetto teologico che dice le donne e gli uomini uguali, perchè questo può rendere migliore la vita di tutti e soprattutto per le donne musulmane.</p>
<p>A volte io invito alla preghiera e un maschio la conduce, altre volte viceversa un maschio invita e io conduco.” Una realtà che forse stupisce più una comunità cattolica credente o non credente che ancora non ha avuto la possibilità di vedere attribuire a una donna il ruolo di guida spirituale, ma di cui, nell&#8217;ambito musulmano della diaspora migratoria, Ani non è un caso isolato. Infatti nello stesso Nord Europa Sherin Khankan è Imam a Cophenaghen e Rabeya Muller lo è a Colonia e sono una decina nel solo mondo occidentale le donne imam.</p>
<p>In merito al movimento “Musulmani per i diritti umani” (“Muslim for Progressive Values”) che ha contribuito a fondare, con sedi oltre che negli Stati Uniti anche in Canada, Australia, Cile e in Europa in Francia, Belgio, Paesi Bassi Ani, l&#8217;imamah musicista e attivista, ci tiene a precisare “Non abbiamo inventato un nuovo Islam, ma ripreso il Corano; nel Corano uomini e donne sono spiriti uguali, e non esiste interdizione per la donna di invitare e condurre la preghiera. Del resto il Corano accetta anche i non credenti, basta che l&#8217;individuo sia una brava persona.</p>
<p>Nella prima moschea del Profeta (Maometto) la preghiera era aperta a donne e uomini insieme, lo stesso Profeta invitò Um Baraka a condurre la preghiera quando lui era assente: per 14 secoli ci hanno mentito!”</p>
<p>Già, ecco ricomparire l&#8217;inganno del patriarcato che piega al proprio volere di dominio e lo giustifica con un uso distorto e strumentale dei dogmi di fede e che purtroppo da sempre attraversa tutte le religioni.</p>
<p>Ce lo ha ricordato dal pubblico il professor Branca, islamologo dell&#8217;Università Cattolica di Milano, con l&#8217;abituale autocritica lucida e intelligente, dimostrando con due lancinanti esempi quanto la Bibbia sia misogina nel linguaggio“Troviamo la suocera di Pietro guarita da Gesù, suocera semplicemente, senza un nome e che presuppone quindi una moglie per Pietro, mai citata; o la madre dei figli di Zebedeo, anche lei senza un proprio nome.</p>
<p>Sono suocere di madri di mogli di, ma sono donne che non hanno un nome”</p>
<p>L&#8217;asserzione implicitamente rimanda al presupposto per cui il linguaggio riflette e rende menifesta la cifra di un pensiero e un atteggiamento della comunità, nella fattispecie segnata dal desiderio di dominio dei maschi nei confronti delle donne e il tentativo di cancellarne le identità non nominandole.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9606" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="843" height="474" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 843w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /></a></p>
<p>Continuando nello svelamento di sbrigativi luoghi comuni in meritò alla libertà femminile “Coprire le donne è senz&#8217;altro sessualizzarle, ma anche svestirle come in Occidente è usare sessualmente il corpo delle donne”, afferma con pacatezza ma decisione, questa donna minuta ma forte, senza velo in testa ma neppure nella conoscenza profonda e puntuale dei fondamenti religiosi della sua spiritualità, che la stessa Comunità le ha evidentemente riconosciuta accettandola come guida spirituale “L&#8217;Imam deve conoscere a fondo il Corano ed essere accettato dalla Umma (la Comunità), non è eletto/ordinato, come un prete.”</p>
<p>E uno snodo fondamentale tra religione e convivenza sociale è la famiglia fondata sul matrimonio, istituzione su cui ampiamente si gioca la strumentalizzazione delle indicazioni religiose</p>
<p>“Alle Nazioni Unite, in un mio intervento ho precisato che il Corano non sancisce il matrimonio a priori, è un contratto che si stipula tra due soggetti e dagòi stessi deve essere approvato, dall&#8217;uomo e dalla donna adulta . L&#8217;organizzaaione che ho fondato “Imam for she” ha una rete capillare di imam maschi che vanno nei villaggi a predicare il principio fondamentale del Corano per cui &#8216;le donne nel contratto matrimoniale possono dettare delle condizioni che il coniuge sarà tenuto a rispettare&#8217;. ” .</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-9607 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="325" height="325" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></a></p>
<p>Ani ha riferito che in Burundi ci sono 26 Imam che vanno nei villaggi per organizzare Campi di formazione allo sport ma al contempo insegnano come leggere correttamente il Corano, “E&#8217; un&#8217;attività molto importante, le ragazze hanno solo queste voci per conoscere i lori diritti. Inoltre è importante sapere che nel Corano è detto che una credente deve sposare un credente, credente, ma non necessariamente musulmano”</p>
<p>“Del resto anche quando le coppie vengono da me per essere sposate non lo faccio così, con leggerezza, ma faccio loro alcune domande mirate per sondarne la consapevolezza”</p>
<p>La conclusione di Ani non ha certo bisogno di commenti o analisi, semplicemente ci lascia ammirazione per la sua semplice lucidità e speranza che l&#8217; enunciato possa diffondersi maggiormente, farsi pensiero e guidare l&#8217;agire anche di chi non legge il Corano</p>
<p>“Nel Corano è detto che nulla può cambiare se per primo non cambi te stesso”</p>
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		<title>Una sentenza per ricchi&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 May 2017 14:13:42 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><b><br />
</b></span></span></span><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-942.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8688" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-942.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="605" height="342" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-942.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 605w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-942-300x170.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 605px) 100vw, 605px" /></a></p>
<p align="LEFT">di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="JUSTIFY">Ad esprimersi è un uomo, S.M.che dice:<br />
&#8220;Quando io e la mia ex moglie ci siamo separati, abbiamo sempre anteposto il benessere del figlio a qualsiasi nostra debolezza o rancore (che col tempo in genere decresce fino a sparire). Non ho mai fatto mancare né a lei né al figlio pane e companatico, anche se lei lavorava. Il ragionamento era semplicissimo: se lei vivrà nell&#8217;abbondanza, sarà lo stesso anche per il ragazzo. E il figliolo ho sempre potuto incontrarlo quando volevo, sentenze o non sentenze. Naturalmente, tutto ciò si deve anche alla intelligenza di questa donna. Non a caso oggi, pur vivendo ognuno la propria vita, i rapporti sono ottimi, addirittura affettuosi. Mio figlio ci scherza sopra: &#8220;Ho una strana famiglia. Siete separati ma quando si tratta di rimproverarmi andate perfettamente d&#8217;accordo!&#8221;. Oppure: &#8220;Ho visto che quando mamma ha qualche problema serio non si rivolge al suo compagno ma a te&#8221;. Se non si è proprio delle canaglie, vi sono dei legami che non si possono sciogliere&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Ciò che emerge da queste parole, è il buon senso e la sana affettività, di chi non ha usato stratagemmi &#8216;contro l&#8217;altro&#8217;.<br />
Sono tante le vicende che negli anni hanno suscitato polemiche, soprattutto quando i protagonisti, fanno parte di jet-set e mondanità.<br />
Ci sono uomini che prima di una separazione, si disfano di ogni proprietà, immobili, conti correnti, automobili, barche, etc.., lasciando in povertà la famiglia che avevano scelto.<br />
Altri ancora, pur sostenendo un tenore di vita &#8216;ALTO&#8217;, trovano soluzioni veloci per evitare mantenimenti, e non solo.</p>
<p align="JUSTIFY">Poi ci sono al contrario in storie di ordinaria amministrazione, dove il mantenimento ha perfino ridotto in povertà chi provvedeva all&#8217;ex coniuge con cifre sovrastimate.<br />
In entrambi i casi, non c&#8217;è equità o una valutazione attenta.<br />
I tribunali tanto oberati di lavoro, difficilmente acconsentono ad accertamenti attraverso la Guardia di finanza per verificare situazioni patrimoniali, tenori di vita, i conti all&#8217;estero ed evasione fiscale.</p>
<p align="JUSTIFY">Così come ci sono donne, che avevano concordato con il proprio compagno la rinuncia al lavoro, in favore della famiglia..o abbandonate dal coniuge, che si dedicano alla cura dei figli in modo completo e costante e che pur cercando un lavoro, raramente lo trovano.</p>
<p>Poi ci sono le madri di figli disabili, che hanno la percentuale più alta di abbandono da parte del coniuge, uomini che non riuscendo a vivere situazioni che richiedono impegno, cura e l&#8217;affrontare problematiche, scappano..<br />
Molte di loro vivono di sussidi, in case popolari o presso parenti, dedicando la loro vita a questi figli speciali, senza sapere cos&#8217;è un momento di svago, il cinema,una chiacchierata tra amici.<br />
In questa &#8216;grande crisi&#8217; occupazionale, la possibilità di collocarsi diventa &#8216;vincere alla lotteria&#8217;, senza dimenticare il &#8216;diritto di ricatto&#8217; esercitato da uomini, che sebbene benestanti, contrattano la vita delle ex mogli e dei figli attraverso restrizioni economiche. Sono tanti, ugualmente condannabili di perscuzione, nella loro espressione di potere che somiglia ad una delle tante &#8216;violenze sulle donne&#8217;. Andrebbe fatta una disamina, attenta a seconda dei casi.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><b>COSA DICE LA SENTENZA</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">E&#8217; la Suprema Corte a stabilire nuove linee guide che stanno a significare un precedente importante fruibile nelle future decisioni e dice così:<br />
&#8220;’inversione di rotta consiste nell’affermare che la donna giovane, in grado di lavorare e, quindi, di reperire con la propria attività quel reddito necessario a mantenere lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio, non ha diritto ad alcun mantenimento. E ciò anche se, durante l’unione, svolgeva mansioni di casalinga&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Trovo giusto che una donna, SE ancora giovane e abile al lavoro sia responsabile della sua autonomia economica senza &#8216;cullarsi&#8217; nel mantenimento, ma per applicare i &#8216;criteri dI questa sentenza&#8217;, spero sia previsto un &#8216;protocollo&#8217; che comprenda lo studio di ogni singolo caso con attenzione. Spesso la burocrazia asettica è troppo lontana dalla vita reale.</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Sonita, bambine in vendita</title>
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		<pubDate>Fri, 05 May 2017 07:04:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160;   Lascia che ti sussurri queste parole, così che nessuno senta che sto parlando delle bambine vendute. La mia voce non dovrebbe essere ascoltata perché contro la Sharia, le donne&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Lascia che ti sussurri queste parole, </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>così che nessuno senta che sto parlando delle bambine vendute. </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>La mia voce non dovrebbe essere ascoltata perché contro la Sharia, </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>le donne devono rimanere in silenzio</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Bride for Sale</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-932.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8636" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-932.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="259" height="194" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Sonita è una ragazzina afghana, immigrata in Iran che frequenta i centri di accoglienza e segue in particolare i corsi di musica: sogna infatti di fare musica rap e qui conosce Rokhsareh Ghaemmagham, che decide di girare un documentario sulla sua storia. Il loro rapporto si fa sempre più stretto al punto tale che quando Sonita vuole andare a dormire è costretta a chiederle: “spegni la telecamera, devo togliermi il velo e non posso farmi vedere senza”: in questo sta uno dei motivi d’interesse e di estetica contemporanea del film in quanto la regista supera la linea d’invisibilità e dialoga sia pure fuori schermo, con la protagonista. Ma quando la madre di Sonita vuole riportarla ad Herat per venderla a 9.000 dollari, soldi che permetterebbero al fratello maggiore di sposarsi, la regista interviene direttamente e offre alla madre 2.000 dollari, che equivalgono a sei mesi di libertà. Sonita compone una canzone “Bride for Sale” e la regista crea un video in cui su uno sfondo nero, la ragazzina appare con un codice a barre disegnato in fronte, poi con il volto tumefatto e infine in abito da sposa. Ben presto il video diventa virale in rete e arriva fino in Utah dove la Wasatch Academy le offre una borsa di studio per continuare a cantare e fare musica; ora Sonita si trova in America pronta a inseguire il suo nuovo sogno: diventare avvocatessa.</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/n65w1DU8cGU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY">
<p>&nbsp;</p>
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