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	<title>movimento Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Estzer Koranyi dei Combattenti per la Pace: &#8220;se non ti attivi per la pace, ti sei già rassegnato alla guerra&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 08:26:38 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17784" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2-300x206.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2-768x527.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>(da pressenza.com) </p>



<p></p>



<p>Emozionante e partecipatissimo il debutto milanese del tour italiano delle co-direttrici di Combattenti per la pace, la sera di venerdì 15 novembre nel co-housing&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/basegaia?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Base Gaia</a>&nbsp;e la mattina di sabato 16 alla&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/CasaDelleDonnediMilano?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Casa delle Donne</a>. Per un problema di voli è presente solo l’israeliana&nbsp;<strong>Estzer Koranyi</strong>, mentre la palestinese&nbsp;<strong>Rana Salman</strong>&nbsp;arriverà nel pomeriggio di sabato, in tempo per partecipare all’evento di Torino. La possiamo comunque conoscere attraverso il video che viene mostrato durante la serata.</p>



<p>L’accogliente sala di&nbsp;<strong>Base Gaia</strong>&nbsp;è già piena alle 21 (i milanesi sono diventati puntuali, o è stato questo incontro eccezionale a cambiare le loro abitudini?), tanto che diventa necessario spostare una parete mobile per fare spazio a tutta la gente assiepata in piedi all’ingresso.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NakAnD6q96JgtAfyDl1tsfs_uWRe0Gg_VgD5rQkPeLS43sRoTLwVj_4IQrEGClw_JPBxy7P4yZLOrJ4Bx5OyP6_tk87jQethcsNAH8dZBV10H-hQPeng8_Ep_WQc0UdiwlP5Q=s0-d-e1-ft#https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2024/11/pubblico-Base-Gaia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NbaQrWRqdlB5gBd8lnhMCYRs-JguBwSI1YgD-dEuR2Kv3BZOLOFQJi8Sd3mBtsTZzgGrW5fs_w_BNNDkjMsDSRWzhahlLjJ6PkvTNbgksPn_8QWS85OxXVpgQA84zq3Iw=s0-d-e1-ft#https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2024/11/Ester-Base-Gaia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p><em>Foto di Matilde Mirabella</em></p>



<p><strong>Cristina Santoro</strong>&nbsp;introduce inquadrando l’evento nell’ambito della&nbsp;<strong>Terza Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza</strong>, che la settimana prossima arriverà in Italia con moltissimi eventi per denunciare la situazione sempre più pericolosa e sensibilizzare sulla nonviolenza come unica via d’uscita. &nbsp;<strong>Olivier Turquet</strong>&nbsp;della&nbsp;<strong>Multimage</strong>, la casa editrice che ha pubblicato il libro&nbsp;<strong><a href="https://multimage.org/libri/combattenti-per-la-pace/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Combattenti per la pace</a></strong>, racconta com’è nata l’idea di dare una risposta diversa all’orrore, alla voglia di vendetta e allo sgomento seguiti al massacro del 7 ottobre, prima con due interviste ai co-fondatori dell’organizzazione Chen Alon e Sulaiman Khatib, poi alle due giovani co-direttrici e in seguito con un libro che rendesse visibile e duratura questa esperienza straordinaria e poco conosciuta. Fondamentale in questo senso è stato lo stimolo di&nbsp;<strong>Ilaria Olimpico,&nbsp;</strong>italiana sposata con un obiettore di coscienza israeliano, che si trovava a Tel Aviv proprio nei giorni successivi al 7 ottobre.&nbsp;<strong>Daniela Bezzi,&nbsp;</strong>infaticabile curatrice del libro, confessa che prima di intraprendere l’immane impresa di sbobinare, trascrivere e tradurre le interviste non sapeva nulla dei Combattenti per la Pace. Poi si è commossa e coinvolta ascoltando la storia dei primi incontri clandestini, “patrocinati” da Luisa Morgantini, tra ex militari israeliani ed ex freedom fighters e prigionieri palestinesi, da cui è poi nato il gruppo.</p>



<p>Viene quindi mostrato un emozionante video che ricostruisce con immagini e testimonianze gli inizi di questa straordinaria avventura, rivelando la paura, la diffidenza, la speranza e la consapevolezza di dover partire dalla condivisione delle proprie esperienze personali per poi arrivare al dialogo e alla riconciliazione. Dall’iniziale composizione maschile e “militare” il movimento si è poi ampliato, arrivando a includere molte donne e giovani estranei a quell’esperienza. Lo testimoniano le immagini di una recente manifestazione per l’accesso all’acqua in una tormentata zona della Cisgiordania: abituati come siamo all’orrore delle macerie di case, scuole e ospedali distrutti a Gaza dai bombardamenti israeliani, fa impressione vedere palestinesi e israeliani, soprattutto donne, ma anche giovani e bambini, manifestare insieme in un’atmosfera combattiva e gioiosa, con musica, striscioni colorati e tamburi, o preparare cartelli dipingendoli con cura amorevole. Immagini di vita contrapposte alla morte e alla distruzione, unite alla forza di chi afferma che lottare insieme per la fine della guerra e dell’occupazione è l’unica strada, nonostante le difficoltà e le sfide e trasmette una fiducia incrollabile nel futuro.</p>



<p>Arriva quindi il momento centrale della serata, il racconto di&nbsp;<strong>Estzer&nbsp;</strong>sulla sua esperienza personale, che l’ha portata dalla relativa ignoranza in cui viveva in Ungheria, dove è nata in una famiglia sopravvissuta all’Olocausto, fino all’impegno attuale. E’ un racconto sincero, a volte disarmante: non nasconde che all’inizio Israele era una realtà lontana (“per fortuna c’è un posto sicuro per gli ebrei”), nonostante ci fossero rapporti con amici e parenti stabilitisi là e racconta la varie tappe di questo processo. Un primo viaggio nel 1995, a undici anni, le lascia un’impressione molto favorevole dei kibbutz e di Gerusalemme. Finito il liceo, nel 2002, il progetto di recarsi in un kibbutz viene fermato dai genitori, spaventati dai pericoli legati all’Intifada e si trasforma in un soggiorno a Verona l’anno seguente, per il Servizio Volontario Europeo. Qui si ritrova in mezzo alle manifestazioni contro la guerra in Iraq, con le bandiere della pace appese a ogni finestra e comincia a interessarsi ai temi della pace e delle guerre. Un interesse acuito da un successivo scambio grazie a un Erasmus a Napoli, dove la sua coinquilina Valentina le parla dell’occupazione israeliana delle terre palestinesi e la invita a Hebron, una visita che le fa toccare con mano la dura realtà dei check point e del muro. Nel 2014, in concomitanza con una delle tante guerre a Gaza,&nbsp; Estzer si trova in un kibbutz nel deserto e decide di prendere la cittadinanza israeliana per poter restare là. Si stabilisce poi a Gerusalemme, dove conosce il suo futuro marito e decide di rimanervi con un’idea chiara: impegnarsi perché i diritti, quasi privilegi, di cui gode, siano estesi&nbsp; anche ai palestinesi. L’incontro con i fondatori di Combattenti per la pace e la possibilità di lavorare per l’organizzazione la portano a un impegno sempre maggiore, fino all’attuale posizione di co-direttrice.</p>



<p>Rispondendo alle domande di Daniela, Estzer ammette che la loro non è una condizione facile: sono una minoranza malvista dalle due parti, considerati traditori da molti israeliani e normalizzatori da tanti palestinesi, ma la coesione del gruppo dà loro la forza per sopportare la costante pressione e andare avanti. Dopo il 7 ottobre molte attività si sono concentrate sulla protezione delle famiglie di contadini e pastori palestinesi attaccate dalla violenza dei coloni e dell’esercito israeliano, con pratiche di interposizione nonviolenta ogni volta più rischiose. A maggio le annuali celebrazioni del 12 e del 15 (che commemorano la Giornata dei caduti israeliani e la Nakba palestinese), una scadenza fondamentale per onorare i morti di entrambe le parti e condividere il lutto, quest’anno si sono tenute online per ragioni di sicurezza, mentre in passato riunivano migliaia di persone in presenza, ma hanno comunque registrato una grande partecipazione. Il 1° luglio invece si è tenuta una convention in uno stadio di Tel Aviv con oltre 5.000 persone, per riaffermare la volontà di rinunciare alla vendetta e chiedere il cessate il fuoco e la fine dell’occupazione.</p>



<p>Oltre alle domande di Daniela, arrivano altre sollecitazioni dal pubblico e dalle risposte emerge un quadro variegato e confortante di tante organizzazioni nonviolente che collaborano e portano avanti le loro attività. Corsi di comunicazioni nonviolenta, aiuto ai giovani obiettori che si rifiutano di arruolarsi e per questo finiscono in carcere, stigmatizzati come traditori e tanto altro… Estzer trasmette forza interna, ottimismo e amore per l’umanità nonostante le difficili situazioni in cui si trova a operare e molti dei presenti la ringraziano per l’emozione suscitata dalle sue parole. Un ultimo, concreto suggerimento: il riconoscimento dello Stato palestinese da parte del Comune di Firenze (nei prossimi giorni ci sarà un incontro con i suoi rappresentanti) costituisce un esempio da imitare, dunque è fondamentale attivarsi per un gesto che può essere molto utile alla causa della pace in quella terra tormentata.</p>



<p>La mattina dopo alla&nbsp;<strong>Casa delle Donne</strong> l’esperienza si ripete: la comoda sala con tavolini distanziati tra loro viene ben presto trasformata in una fitta selva di sedie per far posto a tutte le persone (in stragrande maggioranza donne) arrivate ad ascoltare Eszter. L’introduzione di&nbsp;<strong>Vittoria Longoni&nbsp;</strong>e il breve intervento di&nbsp;<strong>Claudia Pinelli</strong>, che trasmette i saluti di&nbsp;<strong>Luisa Morgantini</strong>, presente il giorno prima al funerale di sua madre Licia, portano nuove emozioni, seguite dal racconto analogo a quello della sera prima sulla genesi del libro e dalla visione del filmato. Forse per l’ambito carico di energia femminile, la forza di Rana e il suo orgoglio quando racconta del crescente peso delle donne nel movimento risaltano ancora di più. A questo si aggiunge l’aneddoto raccontato da Eszter sull’iniziale difficoltà a far accettare quel cambiamento dagli uomini, fino al momento in cui lei stessa è stata costretta a gridare per ottenere che una giovane partecipante potesse intervenire. Le cose poi sono cambiate e il ruolo di co-direttrici affidato a lei e a Rana lo dimostra.</p>



<p>Il dialogo con il pubblico si fa serrato e stimolante e alla fine una consapevolezza accomuna tutta la sala: combattere in un altro modo, superando divisioni e polarizzazioni, è possibile. L’umanità non ha confini e il cambiamento deve partire da ognuno di noi.</p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi&#8221;. (A modo mio): Andrey</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2022 10:41:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Jorida Dervishi Sono Andrey Chaykin in arte Dj Rey..Sono un ragazzo di origine russa, nato a Mosca nel 1992. Purtroppo medici incompetenti mi hanno rovinato la vita con una lesione al&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>a cura di Jorida Dervishi</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/andrey.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="576" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/andrey-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16410" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/andrey-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/andrey-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/andrey-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/andrey-864x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/andrey.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></a></figure>



<p>Sono Andrey Chaykin in arte Dj Rey..Sono un ragazzo di origine russa, nato a Mosca nel 1992. Purtroppo  medici incompetenti mi hanno rovinato la vita con una lesione al midollo al livello &#8220;C&#8221;. Tuttavia mi è andata bene e ho da sempre cercato di lottare contro le ingiustizie e per la vita. </p>



<p>Nel 2004 mi sono trasferito a vivere, all&#8217;inizio soprattutto per motivi medico-sanitari, in Italia e ci sono rimasto, però quando posso torno da mia sorella e mio padre in Russia. Purtroppo ora con le sanzioni che colpiscono e penalizzano in primis i civili , a causa della guerra, ora non mi è possibile vedere i miei parenti. In Italia ho terminato gli studi di Ragioneria e tentato una laurea in Economia presso l&#8217;università Bicocca. </p>



<p>Da sempre attivo nel mondo del sociale con un&#8217;esperienza pluridecennale, negli ultimi anni ho spostato il mio focus sulla disabilità, tematica a me molto cara, essendo io in carrozzina. Credo che la disabilità sia un argomento trasversale che riguarda tutti, legato con il tema della salute e del benessere. E&#8217; un argomento che riguarda tutti perché nessuno è immortale e avrà prima o poi i suoi problemi.  Qualche anno fa ho fondato il movimento dei Disabili Pirata di &#8220;Abbatti le Barriere&#8221; per raggiungere tale obiettivo; lottiamo per l&#8217;inclusione e la sensibilizzazione e  devo dire che a distanza di anni non mi vergogno più di mettere il mio volto nella lotta contro le ingiustizie. Sono stato cresciuto così, non sopporto l&#8217;indifferenza e cambieremo il mondo per renderlo inclusivo per tutt*.</p>



<p>Un saluto dal Pirata carrozzato Andrey Chaykin- Non ti abbattere, Abbatti Le Barriere </p>
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		<title>Il dovere di fare la pace</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2022 11:51:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da unipd-centrodirittiumani.it) Condividiamo tutti una responsabilitàIl dovere di fare la paceProposte per orientare le nostre scelte prima che sia troppo tardi Ci sono tanti modi per fare la pace, tranne uno: la guerra.&#160;La guerra&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="594" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1024x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16358" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1024x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-300x174.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-768x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1536x891.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-2048x1187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>(da unipd-centrodirittiumani.it)</p>



<h2>Condividiamo tutti una responsabilità<br>Il dovere di fare la pace<br>Proposte per orientare le nostre scelte prima che sia troppo tardi</h2>



<p><strong>Ci sono tanti modi per fare la pace, tranne uno: la guerra.</strong>&nbsp;La guerra è sempre un “omicidio in grande”, una lunga scia di sangue, sofferenze, distruzioni, odio, vendette. Sugli orrori e le macerie della guerra alcuni promettono di scrivere la parola pace ma è un grande imbroglio perché alla spirale distruttiva della guerra, della violenza, dell’odio, delle vendette e del dolore non c’è fine.</p>



<p>Dopo settanta milioni di morti e la fine della seconda guerra mondiale, alcune donne e uomini di paesi diversi hanno cercato di mettere al bando la guerra creando le Nazioni Unite, ideando una forza di polizia internazionale e promuovendo un nuovo diritto internazionale fondato sul principio della eguale dignità della persona umana e dei popoli. Allo stesso tempo, in Europa, altri leader politici, uniti nello sforzo di scongiurare altre catastrofi, convinti che la sovranità assoluta degli stati fosse all’origine della guerra, immaginarono un’Europa unita e solidale e avviarono la costruzione dell’Unione Europea dando vita alla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio.</p>



<p>La realtà dei nostri giorni descrive, purtroppo, un mondo molto diverso: un mondo in guerra dominato dallo scontro tra i più diversi interessi personali, nazionali e economici. Anziché cogliere le straordinarie opportunità offerte dalla fine della guerra fredda e dalla caduta del Muro di Berlino, si è scelto di inseguire il disegno di un ordine mondiale gerarchico fondato sulla legge del più forte e sul presunto “diritto di fare la guerra”, sulla de-regulation istituzionale ed economica e sulla competizione selvaggia. L’aggressione russa dell’Ucraina è figlia di questo schema di guerra globale che ora ci minaccia sempre più da vicino.</p>



<p>Dal 24 febbraio è in corso una drammatica escalation militare che sta facendo strage di vite umane e che minaccia di condurci alla catastrofe nucleare. Dinnanzi a questa drammatica realtà, all’invasione russa, al legittimo diritto alla resistenza dell’Ucraina e alle sue richieste di aiuto, molti governanti si sono arresi allo schema della guerra continuando a fornire armi senza assumere alcuna seria iniziativa di pace. A nulla ancora sono valsi gli appelli ininterrotti di Papa Francesco e di tanti cittadini a fare ogni sforzo per fermare la follia della guerra. A prevalere oggi sembra essere la cieca volontà di continuarla inseguendo la tragica illusione, già smentita dalla storia più recente, di poterla vincere.</p>



<p>Le conseguenze dell’escalation militare sono terrificanti. In Ucraina la macchina della guerra continua a uccidere e distruggere senza pietà violando tutti i diritti umani. In Europa si sta scivolando verso la recessione e un’economia di guerra che toglierà il respiro a molti giovani e famiglie. In un mondo sempre più insicuro si accelera un cambio radicale delle relazioni internazionali, a scapito della libertà e della democrazia, che alimenta un groviglio di crisi, conflitti, ingiustizie e violazioni dei diritti umani.</p>



<p>E’ in questo contesto, foriero di violenze e sofferenze, divisioni e contrapposizioni a tutti i livelli, che&nbsp;<strong>siamo chiamati a riscoprire il dovere di fare la pace.</strong></p>



<p>La pace è l’interesse primario di tutte le genti e le nazioni. La pace è la priorità. Abbiamo bisogno di pace come i polmoni hanno bisogno dell’ossigeno. Per questo,&nbsp;<strong>i governanti hanno la responsabilità primaria di lavorare incessantemente per fermare la guerra e creare le condizioni per ricostruire la pace.</strong>&nbsp;Se non lo fanno vengono meno alla loro stessa ragion d’essere.</p>



<p>Il momento è pericolosissimo. Se non sapremo opporre alla guerra una “decisa volontà della pace” saremo travolti.&nbsp;<strong>L’Unione Europea, insieme ai governi e parlamenti degli stati membri ha, più di ogni altro, il dovere politico, istituzionale e morale di prendere l’iniziativa</strong>&nbsp;per scongiurare il peggio che deve ancora venire, per salvare la vita degli ucraini e di tutti gli innocenti che stanno morendo sotto le bombe e per proteggere i propri cittadini dalle tragiche conseguenze della guerra. Sono loro che in questi giorni stanno decidendo se sarà la pace o la guerra a scrivere il futuro nostro e dell’Europa. A loro torniamo a dire:&nbsp;<strong>le sorti dell’Ucraina, dell’Europa, del diritto all’autodeterminazione dei popoli, della libertà, della democrazia e della pace nel mondo sono troppo importanti per essere lasciate nelle mani dei signori della guerra.</strong>&nbsp;L’art. 21 del Trattato sull’Unione Europea stabilisce espressamente che “l’Unione promuove soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite e opera al fine di preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell’Atto finale di Helsinki e agli obiettivi della Carta di Parigi”.</p>



<p><strong>Restituiamo la parola alla politica</strong></p>



<p><strong>Per spezzare la spirale mortifera dell’escalation, è necessario togliere la parola alle armi e restituirla alla politica.</strong>&nbsp;Non è vero che non si può fare niente.</p>



<p>Invece della corsa alle armi si può alimentare una lungimirante sequenza di iniziative politiche improntate alla ricerca delle condizioni di una pace giusta e duratura.</p>



<p>Invece dei propositi di vittoria, vendetta e umiliazione che stanno portando ad una guerra totale si possono ricreare le condizioni per la ripresa del dialogo politico.</p>



<p>Invece di coltivare il disegno impraticabile dell’isolamento della Russia si può proporre di riporre le armi per costruire assieme in Europa un sistema di sicurezza comune dall’Atlantico agli Urali basato sul disarmo, i diritti umani, il diritto all’autodeterminazione dei popoli e i diritti delle minoranze. Così come nel 1975 la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa con l’Atto finale di Helsinki rappresentò la risposta politico diplomatica all’esigenza di aprire canali di dialogo tra i paesi appartenenti ai due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest, oggi dobbiamo lavorare alla costruzione della Casa Comune Europea e dare vita ad un sistema di sicurezza paneuropeo nella prospettiva di una federazione europea che riunisca tutti gli stati del nostro continente.</p>



<p>Invece di continuare a svilire le Nazioni Unite si può impegnare il Segretario Generale dell’Onu e l’Assemblea Generale ad avviare un negoziato globale per la pace in cui tutti i governi del mondo, a cominciare dalle grandi potenze, siano chiamati ad affrontare i veri nodi globali dello scontro, assumendosi la responsabilità di scegliere 3 la via della pace anziché la via della guerra (perché non lavorare ad una Conferenza mondiale della pace?). “Garantire la sicurezza e la pace è responsabilità dell’intera comunità internazionale. Questa, tutta intera, può e deve essere la garante di una nuova pace.” “Se la voce delle Nazioni Unite è apparsa chiara nella denuncia e nella condanna ma, purtroppo, inefficace sul terreno, questo significa che la loro azione va rafforzata, non indebolita.”</p>



<p>Invece di continuare la corsa al riarmo e aumentare le spese militari possiamo investire sulla promozione della sicurezza umana perseguendo l’attuazione del diritto di tutti ad una esistenza e un lavoro dignitoso, alla salute, alla formazione, alla casa, a vivere in un ambiente sano e bello.</p>



<p><strong>L’alternativa alla guerra esiste ma serve la volontà politica di realizzarla.</strong></p>



<p>“La pace non si impone automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini.” Fare la pace è una cosa seria che va presa sul serio. “E’ una costruzione laboriosa, fatta di comportamenti e di scelte coerenti e continuative, non di un atto isolato” di qualcuno. La ricerca della pace deve essere perseguita, come ci ricordava Robert Schumann “con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano&#8221;.</p>



<p>“Alla comunità internazionale tocca ora un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che conduca alla pace.”</p>



<p><strong>Per spingere i governi sulla via della pace deve crescere dal basso un grande movimento di cittadini e istituzioni per la pace.</strong>&nbsp;La Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità, che il 24 aprile ha riunito decine di migliaia di persone, famiglie, associazioni e istituzioni di diverso orientamento culturale, politico e religioso, ha generato molte energie positive.</p>



<p><strong>Chiediamo a gran voce la pace</strong></p>



<p>Insieme con Papa Francesco, invitiamo tutte le donne e gli uomini di buona volontà a continuare a “chiedere a gran voce la pace, dai balconi e per le strade”. In ogni città, in ogni quartiere, in ogni scuola e università, in ogni luogo di lavoro nasca un gruppo, un comitato, un’iniziativa per la pace. Gli Enti Locali, richiamando gli statuti che riconoscono la pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli, raccolgano la domanda di pace dei propri cittadini e facciano di ogni territorio un laboratorio della pace che vogliamo per il mondo.</p>



<p><strong>Costruiamo un argine alla propaganda di guerra</strong></p>



<p>Questo è il tempo in cui dobbiamo accrescere la capacità dei costruttori e delle costruttrici di pace di contrastare i discorsi di guerra che hanno invaso le televisioni con discorsi di pace sempre più competenti, approfonditi e credibili. Alla propaganda di guerra e alle campagne di persuasione dell’opinione pubblica che straripano nei grandi mezzi di comunicazione (già vietate dall’articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici) contrapponiamo un capillare lavoro quotidiano di formazione e crescita culturale personale e collettiva che valorizzi le energie positive dei giovani. Ai piani di guerra fondati sulla legge del più forte contrapponiamo piani di pace fondati sul buon senso. Alla logica amico-nemico contrapponiamo la costruzione della fraternità universale.</p>



<p><strong>Anche noi dobbiamo fare pace</strong></p>



<p>Questo è anche il tempo in cui dobbiamo contrastare la diffusione di sentimenti di impotenza e di rassegnazione. La guerra si nutre del silenzio, della passività e quindi della complicità delle vittime. Al contrario, la pace abbisogna del contributo fattivo di tutti e di ciascuno.</p>



<p><strong>Prendiamoci cura gli uni degli altri</strong></p>



<p>In questi tempi di guerra, mentre cresce il dolore sociale e si aggravano le crisi economiche, ambientali, politiche e umanitarie, tutti siamo chiamati a fare la pace sviluppando la nostra capacità di cura degli altri, partendo dai più bisognosi, dai più fragili e dai più piccoli, allargando il nostro sguardo e la nostra preoccupazione all’intera famiglia umana e al pianeta che ci accoglie. Solo attraverso questo prezioso lavoro quotidiano, dal basso, con il contributo insostituibile di ogni persona, sarà possibile rispondere al bisogno umano primario della pace.</p>



<p><strong>Facciamo crescere la società della cura</strong></p>



<p>E’ la società della cura che deve crescere in ogni luogo: donne, uomini, giovani e anziani che si prendono a cuore gli altri anziché pensare solo a sé stessi, che praticano la cultura della solidarietà anziché la cultura dell’indifferenza, che cercano il bene comune anziché quello individuale, l’interesse generale anziché quello particolare, l’amicizia sociale anziché la competizione selvaggia. E’ così che le persone, con piccole e grandi responsabilità, dentro e fuori le istituzioni, fanno la pace, tutti i giorni, in modo artigianale.</p>



<p><strong>Oggi più che mai, a nulla vale invocare la pace se non si è disponibili a farla in prima persona.</strong></p>



<h2>Tu cosa scegli?</h2>



<p>Ripetiamo. L’invasione russa dell’Ucraina è un crimine. Gli ucraini sono stati aggrediti, hanno il diritto di resistere e noi abbiamo il dovere di aiutarli. Ma nessuno si può permettere di ignorare le conseguenze delle proprie azioni.&nbsp;<strong>Per questo dobbiamo decidere: continuiamo sulla via della guerra o scegliamo la via della pace?</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>&nbsp;<strong>La via della guerra</strong></td><td><strong>La via della pace</strong></td></tr><tr><td>Legge del più forte</td><td>Legalità, diritto e democrazia internazionale</td></tr><tr><td>Volontà di potenza e di dominio</td><td>Volontà di solidarietà e cooperazione</td></tr><tr><td>Pressione militare ed economica</td><td>Dialogo e negoziato politico – Distensione – Ricerca di accordi</td></tr><tr><td>Escalation militare</td><td>De-escalation militare</td></tr><tr><td>Fornitura di armi</td><td>Iniziativa politica – Cessate il fuoco – Corridoi umanitari</td></tr><tr><td>Guerra totale globale</td><td>Ripudio della guerra</td></tr><tr><td>Uso della bomba atomica</td><td>Eliminazione delle armi di distruzione di massa</td></tr><tr><td>Guerra infinita</td><td>Coesistenza pacifica</td></tr><tr><td>Yalta</td><td>Helsinki</td></tr><tr><td>Strategie dello scontro</td><td>Arte dell’incontro</td></tr><tr><td>Disumanesimo</td><td>Dovere di proteggere ogni vita</td></tr><tr><td>Vittoria o morte</td><td>Soluzione negoziata del conflitto</td></tr><tr><td>Corsa al riarmo</td><td>Disarmo</td></tr><tr><td>Aumento delle spese militari</td><td>Riduzione delle spese militari</td></tr><tr><td>Eserciti nazionali</td><td>Polizia internazionale delle Nazioni Unite</td></tr><tr><td>Violenza</td><td>Nonviolenza</td></tr><tr><td>Segreto militare</td><td>Verità e trasparenza</td></tr><tr><td>Sicurezza armata</td><td>Sicurezza comune – Divieto dell’uso della forza</td></tr><tr><td>Pace negativa</td><td>Pace positiva</td></tr><tr><td>Ordine internazionale&nbsp;gerarchico / imperiale</td><td>Ordine internazionale democratico</td></tr><tr><td>Alleanze militari</td><td>Onu e organizzazioni internazionali democratiche regionali</td></tr><tr><td>Interesse nazionale – Nazionalismo</td><td>Europeismo – Cosmopolitismo</td></tr><tr><td>Autoritarismo</td><td>Diritti umani – Riconoscimento e rispetto delle minoranze</td></tr><tr><td>Società chiusa</td><td>Società aperta</td></tr><tr><td>Costruzione di muri</td><td>Costruzione di ponti</td></tr><tr><td>Economia di guerra</td><td>Economia sociale e solidale – Economia della fraternità</td></tr><tr><td>Competizione globale</td><td>Sviluppo Umano</td></tr><tr><td>Sfruttamento selvaggio delle risorse e dell’ambiente naturale</td><td>Cura dell’ambiente e del pianeta – Conversione ecologica</td></tr><tr><td>Sicurezza nazionale armata</td><td>Sicurezza umana</td></tr><tr><td>Controllo e manipolazione dell’informazione</td><td>Libertà d’informazione</td></tr><tr><td>Propaganda di guerra</td><td>Educazione alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza glocale</td></tr><tr><td>Respingimenti</td><td>Cooperazione, condivisione e accoglienza</td></tr><tr><td>Odio e vendetta</td><td>&nbsp;Perdono e riconciliazione</td></tr></tbody></table></figure>



<p>Queste riflessioni e proposte, maturate nell’incontro “La via della pace” che si è svolto ad Assisi il 23 aprile scorso e curate da&nbsp;<strong>Flavio Lotti e Marco Mascia</strong>, sono un contributo alla ricerca fattiva della pace che ci deve vedere tutte e tutti coinvolti.</p>



<p>Invia la tua adesione, le tue idee e proposte al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, via della Viola 1 (06122) Perugia &#8211; Tel. 075/5737266 &#8211; 335.6590356 &#8211; fax 075/5721234 &#8211; email adesioni@perlapace.it &#8211;&nbsp;<a href="http://www.perlapace.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.perlapace.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href="http://www.perugiassisi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.perugiassisi.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Trace the Face: mese di ottobre</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2021 07:36:19 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15752" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p></p>



<p>Trace The Face di Ottobre (pregandovi di darne comunque diffusione nelle vostre strutture), chiedo il vostro aiuto per la ricerca di:</p>



<p><br>AHMED FOUDA minore straniero non accompagnato (17 anni) nazionalità egiziana.</p>



<p><br>Se avete notizie sul ragazzo, contattateci. Grazie. </p>
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		<title>Perchè il DDl Zan sta subendo così tanto ostracismo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 09:26:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha chiesto al giornalista e attivista Andrea De Chiara di spiegarci perchè il DDL Zan stia subendo un così forte ostracismo da alcune parti politiche e e nel seguente&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15512" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Manifestazione Pride &#8216;Per la legge Zan e molto di più: non un passo indietro&#8217;, 5 giugno 2021 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO</figcaption></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha chiesto al giornalista e attivista <strong>Andrea De Chiara </strong>di spiegarci perchè il DDL Zan stia subendo un così forte ostracismo da alcune parti politiche e e nel seguente video viene illustrato uno dei motivi. Il dibattito è acceso e vorremmo conoscere la vostra opinione, care e cari lettori. </p>



<p>Seguiteci e scriveteci&#8230;</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="PERCHÉ IL DDL ZAN STA SUBENDO COSÌ TANTO OSTRACISMO?" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/apq8ksihW48?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Email bombing per i prigionieri politici in Bielorussia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 09:15:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene l&#8217;iniziativa organizzata da Movements.for.freedom (un gruppo di studenti impegnati dell&#8217;università di Padova) per sostenere i prigionieri politici in Bielorussia. Ecco la lettera &#8211; in italiano e in inglese&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>sostiene l&#8217;iniziativa organizzata da Movements.for.freedom (un gruppo di studenti impegnati dell&#8217;università di Padova)  per sostenere i prigionieri politici in Bielorussia. Ecco la lettera &#8211; in italiano e in inglese &#8211; e le indicazioni per aiutarci a smuovere le istituzioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="640" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15185" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>(English version below)</p>



<p>A 7 mesi dall&#8217;inizio delle proteste pacifiche che hanno coinvolto la Bielorussia dopo le elezioni presidenziali del 9 agosto 2020, della lotta del popolo bielorusso per la democrazia si è saputo in tutto il mondo. Alla luce dei cambiamenti radicali che si verificano nella società bielorussa e dell&#8217;ondata di solidarietà con il popolo bielorusso che ha coinvolto molti Paesi europei, la reazione dell’UE a questi eventi è sempre rimasta lenta, indecisa e poco specifica.</p>



<p>Questa posizione dell’UE è particolarmente incerta quando si tratta di interessi economici comuni, che fino ad oggi uniscono molte aziende europee con il sanguinoso regime bielorusso. È noto che per decenni, molte aziende e organizzazioni europee che lavorano con la Bielorussia, sono state costrette ad adottare le &#8220;regole del gioco&#8221; imposte dal regime di Lukashenko. Così facendo, hanno sacrificato non solo i propri principi dichiarati di democrazia, legalità e moralità, ma anche le libertà dei cittadini bielorussi che fino ad oggi rimangono ostaggio di questa situazione.</p>



<p>Non abbiamo il diritto di lasciare soli i normali cittadini bielorussi di fronte alla violenza da parte del regime. Abbiamo così sviluppato l&#8217;idea di invitare i cittadini dei Paesi europei ad inviare lettere personali ai vertici dell&#8217;Unione Europea chiedendo passi specifici e concreti di carattere politico ed economico a sostegno della società bielorussa per rivedere il rapporto instaurato con la Bielorussia. Il rispetto dei diritti umani da parte delle autorità bielorusse dovrebbe essere condizione obbligatoria per la continuazione della cooperazione economica, scientifica o culturale.&nbsp;</p>



<p>Siamo sicuri che la comunità europea sia in grado di fare di più nella questione bielorussa. È arrivato il momento che i leader dell’UE ascoltino la voce non solo dei bielorussi, ma anche dei propri cittadini. Quei cittadini che, insieme a noi, con tutto il cuore si preoccupano per ciò che sta accadendo in Bielorussia. Pertanto invitiamo tutti coloro che si preoccupano del destino del popolo bielorusso a partecipare a questa iniziativa e parlarne ai loro parenti ed amici. Di seguito forniamo indirizzi postali ed E-mail ai quali è possibile inviare le lettere, in cui si può specificare il proprio nome e cognome, età e professione, e una richiesta ai leader dell&#8217;Unione Europea.</p>



<p>Solo insieme vinceremo!</p>



<p>Attenzione! Tutte le lettere devono essere di carattere esclusivamente pacifico e riportare la richiesta di aiuto al popolo bielorusso.</p>



<p>L’invio delle lettere è previsto in data <strong>24 marzo</strong> agli indirizzi vedi sotto</p>



<p>Agli indirizzi (fare copia e incolla di tutti):</p>



<p><a href="mailto:francesco.miatto@ec.europa.eu">francesco.miatto@ep.europa.eu</a>&nbsp;</p>



<p><a href="mailto:Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu">Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:droi-secretariat@ep.europa.eu">droi-secretariat@ep.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:david.sassoli@europarl.europa.eu">david.sassoli@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:epitalia@europarl.europa.eu">epitalia@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu">cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu</a></p>



<p><strong>Dopo aver inviato la lettera, vi invitiamo a postare una copia sui propri social con i seguenti tag:</strong></p>



<p><strong>#FreeBelarus #StandWithBelarus</strong></p>



<p>Twitter: @DavidSassoli @eucopresident @Mariearenaps @vonderleyen @PE_Italia @JosepBorrellF</p>



<p>Instagram: @charlesmichel&nbsp; @ursulavonderleyen&nbsp; @pe_italia</p>



<p>Facebook: @pagina.DavidSassoli&nbsp; @CharlesMichel @maria.arena @PEItalia</p>



<p>OGGETTO: Request for help Belarus</p>



<p>MODELLO LETTERA</p>



<p>Io, nome e cognome, ho età e sono(città)/professione.&nbsp;</p>



<p>In quanto cittadino/a nazionalità e quindi cittadino/a europeo sono profondamente preoccupato/a per episodi di violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali che si stanno protraendo dal 24 maggio 2020 in Bielorussia.</p>



<p>In qualità di cittadino dell’Unione Europea, voglio esprimere la mia solidarietà nei confronti del popolo bielorusso, al quale non vengono garantiti i diritti fondamentali della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, che dovrebbero essere tutelati e garantiti non soltanto dal proprio Stato, ma anche dell’Unione Europea, come previsto dall’art. 21 del Trattato di Lisbona, che ne prescrive l’obbligo di intervento. Ulteriore motivo di intervento è dato dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dalla Bielorussia il 12 novembre 1973 e che prevede, tra gli altri:</p>



<p>• La protezione dell’integrità fisica dell’individuo;</p>



<p>• L’imparzialità del giudizio;</p>



<p>• La libertà di pensiero, di religione, di coscienza, di parola, di associazione, di stampa e di riunione;</p>



<p>• Il diritto di partecipazione politica.</p>



<p>Diritti che vengono violati quotidianamente.</p>



<p>In seguito alle elezioni del 9 agosto 2020, non soltanto ai manifestanti è stato negato il loro diritto alla libertà d’espressione, ma sono stati anche arrestati con accuse infondate. La maggior parte di coloro che hanno protestato pacificamente, per chiedere elezioni trasparenti e piena garanzia dei diritti civili , sono studenti universitari. Quest’ultimi, di fronte alla repressione&nbsp; delle manifestazioni, sono stati privati del loro diritto all’istruzione, in quanto sono stati espulsi dalle varie università e sono stati costretti a fuggire all’estero per tutelare la propria libertà. Coloro che non ne hanno avuto la possibilità sono stati incarcerati e subiscono, tuttora, torture psico-fisiche.</p>



<p>Sollecito il Parlamento Europeo e la Commissione Europea ad intervenire con tutti i mezzi a disposizione, in particolare con l’inasprimento delle sanzioni, in modo che siano tempestive e efficaci. Gli interessi economici non possono prevalere sui diritti fondamentali.</p>



<p>Inoltre, chiedo il rilascio immediato dei prigionieri politici, le dimissioni di Lukashenko e l’avvio di indagini contro chi ha commesso queste gravi violazioni dei diritti umani, utilizzando tutti i mezzi di cui l’Unione Europea dispone.</p>



<p>Sono convinto/a che l’Europa possa e debba fare di più.</p>



<p>Distinti saluti</p>



<p>nome cognome.</p>



<p>Žyve Belarus!!&nbsp;</p>



<p>ENGLISH</p>



<p>In the 7 months since the beginning of the Belarusian protests related to the presidential elections of August 9, 2020, the Belarusian people&#8217;s struggle for democracy has become known worldwide. Notwithstanding the radical changes taking place in the Belarusian society together with a wave of solidarity with the people of Belarus evolving in many European countries, the EU&#8217;s response to these events has always been slow, hesitant and non-specific.</p>



<p>Such a hesitant EU position is particularly obvious when it comes to common economic interests that, until now, have united many European companies with the bloody Belarusian regime. It is well known that for decades many EU companies, as well as organisations dealing with Belarus, have been forced to accept the “rules of the game” imposed by the dictatorship of Lukashenko. In doing so, they have sacrificed not only their principles of democracy, legality and morality but also the freedom of Belarusian citizens who, until now, have remained hostage to this situation.</p>



<p>We have no right to leave Belarusians alone in the face of regime violence. That is why we invite citizens of the European countries to send personal letters to the leaders of the European Union asking for specific and concrete steps of political and economic nature in support of the Belarusian society, so as to reconsider the established relationships with Belarus. The observance of human rights by the Belarusian authorities should be a pre-condition for any type of economic, scientific or cultural cooperation.</p>



<p>We are confident that the European Community can do more in terms of dealing with Belarus. The time has come for the EU leaders to listen not only to the voice of Belarusians but also to that of their citizens. These citizens are deeply concerned about what is happening in Belarus. We, therefore, call on all those who care about the fate of the Belarusian people and invite them to join this initiative and spread the word about it. Below you may find postal and e-mail addresses to send letters. You may write your name, surname, age and occupation. Please call the EU leaders to action.</p>



<p>Only together we shall win!</p>



<p>Attention. All letters must be of peaceful nature and contain a request for help to the Belarusian people.</p>



<p>Letters are scheduled to be e-mailed on<strong> March 24 </strong>to the addresses below</p>



<p>Letters are to be sent to (all of) the following addresses:</p>



<p><a href="mailto:francesco.miatto@ec.europa.eu">francesco.miatto@ep.europa.eu</a>&nbsp;</p>



<p><a href="mailto:Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu">Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:droi-secretariat@ep.europa.eu">droi-secretariat@ep.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:david.sassoli@europarl.europa.eu">david.sassoli@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu">cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu</a></p>



<p>After sending your letter, we invite you to post a picture of it on your social networks with the following tags:</p>



<p><strong>#FreeBelarus #StandWithBelarus</strong></p>



<p>Twitter: @DavidSassoli @eucopresident @Mariearenaps @vonderleyen @PE_Italia @JosepBorrellF</p>



<p>Instagram: @charlesmichel&nbsp; @ursulavonderleyen&nbsp; @pe_italia</p>



<p>Facebook: @pagina.DavidSassoli&nbsp; @CharlesMichel @maria.arena @PEItalia</p>



<p>SUBJECT: Request for help Belarus</p>



<p>I, name and surname, am XX years old and work as (profession). As a citizen of (country) and, therefore, as a European citizen, I am profoundly concerned by the gravity of the situation related to violation of human rights and fundamental freedoms that have been going on in Belarus since 24 May 2020.</p>



<p>As a citizen of a EU member state, I am willing to express my solidarity with the Belarusian people. The fundamental rights of human dignity, freedom, democracy and equality are not guaranteed in Belarus. All these rights should be defended not only by the National State but also by the European Union, as stipulated in Art. 21 of the Treaty of Lisbon, which ensures the duty of intervention of the European Union. Another reason for intervention is the International Covenant on Civil and Political Rights, ratified by Belarus on 12 November 1973, which specifically established:</p>



<p>• The right to the integrity of the person;</p>



<p>• The impartiality of judgement;</p>



<p>• The freedom of thought, religion, conscience, speech, association, press and assembly;</p>



<p>• The right to political participation.</p>



<p>In Belarus, these rights are violated on a daily basis.&nbsp;</p>



<p>Following the elections of 9 August 2020, Belarusian peaceful protesters have been denied the right to freedom of expression. Moreover, they have been arrested on unfounded charges. Most of those who protested peacefully, demanding transparent elections and full observance of democratic and human rights, were university students.&nbsp;</p>



<p>The regime has denied them the right to education, as the students were expelled from the universities on political grounds and were forced to flee abroad to protect their freedom. Those who did not have the opportunity to escape have been imprisoned and are subject to psychological and physical abuse and torture every day.</p>



<p>I urge the European Parliament and European Commission to intervene with all available means, to strengthen sanctions and make their application timely and efficacious. Economic interests cannot prevail over fundamental human rights.</p>



<p>Furthermore, I request immediate release of political prisoners, resignation of Lukashenko and initiation of investigations against those who committed the above-listed human rights violations, using all the means available to the European Union.</p>



<p>I am convinced that Europe CAN and MUST do more.</p>



<p>Yours sincerely, name surname</p>



<p>Žyve Belarus!!&nbsp;</p>
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		<title>#Coltiviamolanonviolenza, One billion Rising 2021: per violenze di genere e tutela dell&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 09:05:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/Foto-one-1024x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15084" width="551" height="551" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/Foto-one-1024x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/Foto-one-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/Foto-one-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/Foto-one-768x768.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/Foto-one-80x80.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/Foto-one-320x320.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/Foto-one.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 551px) 100vw, 551px" /></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p>ONE BILLION RISING, il più grande movimento globale contro la violenza sulle donne e le vittime di violenze di genere, ritorna il 14 febbraio per far fronte a nuove sfide alla luce della situazione sanitaria mondiale.</p>



<p>Movimento lanciato per la prima volta da Eve Ensler il 14 febbraio 2012, ONE BILLION RISING è nato per dare voce alle donne e alle bambine che sono o rischiano di essere picchiate e violentate nel corso della loro vita (almeno un terzo delle donne del mondo, più di un miliardo di persone) e si è velocemente diffuso di comunità in comunità, di Paese in Paese, attraverso gioiosi eventi a base di danza e musica, per dimostrare come la violenza subìta non riesca a spegnere la speranza per un futuro diverso.</p>



<p>In un anno così particolare, dove con prepotenza sono riemersi i gravi problemi di ingiustizia sociale che caratterizzano l’età contemporanea, il tema prescelto è #Coltiviamolanonviolenza: oltre che sulle donne vittime di violenze e soprusi, in netto aumento dall’inizio della pandemia soprattutto tra le mura di casa, l’attenzione vuole essere portata anche sul nostro pianeta, sempre più vittima anch’esso di una fisica distruzione e della violazione del legame che lo unisce alle comunità indigene.</p>



<p>Quest’anno, però, le misure sanitarie impongono che le piazze della città del mondo vengano sostituite con i nuovi e potenti luoghi di condivisione <em>social</em>: via, dunque, a corsi di danza su Zoom ed eventi locali organizzati online, a condivisioni di post o tweet con hashtag #1BillionRisinge#Coltiviamolanonviolenza, ma soprattutto c’è l’invito a seminare e curare giardini, un creativo e amorevole atto di resistenza a favore della Terra e del nostro rapporto con essa.</p>



<p>Sito di ONE BILLION RISING: <a href="https://www.onebillionrising.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.onebillionrising.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>#1billionrising </p>
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		<title>Racial profiling. JUSTICE FOR GEORGE FLOYD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 08:24:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Emanuela Piscitelli “Quello che abbiamo visto è sbagliato a ogni livello, essere nero negli Stati Uniti non dovrebbe essere una sentenza di morte” le parole del Sindaco di Minneapolis, Jacob Frey che, negli&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="950" height="633" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14143" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 950w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></figure></div>



<p>di Emanuela Piscitelli</p>



<p>“Quello che abbiamo visto è sbagliato a ogni livello, essere nero negli Stati Uniti non dovrebbe essere una sentenza di morte” le parole del Sindaco di Minneapolis, Jacob Frey che, negli ultimi due giorni, sono state ripetutamente ascoltate su tutti i media mondiali ma che, probabilmente, potranno non avere alcuna valenza pratica.</p>



<p>Il 26 Maggio, oltre ad essere un giorno di lutto per la famiglia di George Floyd, rappresenta l’ennesima sconfitta per la nostra società.</p>



<p>Oggi risulta vano sottolineare le grandi vittorie avute sul campo per contrastare il razzismo. Sebbene ci siano movimenti, organizzazioni o anche semplicemente membri della società civile che fanno di questa causa il loro stile di vita, tutto tace quando quei sacrifici si rivelano inconcludenti: il razzismo contro i neri non è stato superato.</p>



<p>Si parla di « <em>racial profiling</em> » quando una persona viene controllata dalle forze di polizia, dai servizi di sicurezza o dagli agenti doganali senza un sospetto concreto, unicamente per motivi riconducibili al colore della pelle. E’ con questo che i neri devono convivere quotidianamente. Possono decidere di migrare verso le città più industrializzate e all’avanguardia del mondo ma, puntualmente, si ritrovano di fronte a contesti pervasi da razzismo. Alla libertà che ne è conseguita dopo anni di lotte, non segue, purtroppo, l’integrazione e l’inclusione razziale, né tantomeno la parità dei diritti che, di fatto, permane solo sulla carta.</p>



<p>Nelle parole “<em>Black Lives Matter</em>” non risiede soltanto il nome di un movimento internazionale impegnato nella lotta contro il razzismo verso le persone di colore ma, in un certo qual senso, incarna un vero e proprio “sogno afroamericano”.</p>



<p>Non si può far cadere anche questa tragedia nel dimenticatoio, giustizia deve esser fatta, non solo in memoria di George Floyd ma per le tantissime persone di colore che hanno subito e continueranno a subire il suo stesso destino.</p>



<p>Nascere di colore non deve essere una sentenza di morte? Bene, non facciamo che restino solo parole!</p>



<p>Justice for George Floyd</p>
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		<title>Promozione teatrale: KIVA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2020 16:35:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Promozione teatrale per i nostri lettori: 2 biglietti a €8,00 l&#8217;uno, anziché €18,00 l&#8217;uno. Prenotazione scrivendo a biglietteria@teatroi.org indicando data, numero di posti, nome, cognome, numero di cellulare e &#8220;coupon Per i diritti umani”&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Promozione teatrale per i nostri lettori: 2 biglietti a €8,00 l&#8217;uno, anziché €18,00 l&#8217;uno.</p>



<p>  <br>Prenotazione scrivendo a <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:biglietteria@teatroi.org" target="_blank">biglietteria@teatroi.org</a> indicando data, numero di posti, nome, cognome, numero di cellulare e &#8220;coupon Per i diritti umani” che trovate sull&#8217;immagine in alto.</p>



<p><br>26 e 27 Febbraio 2020</p>



<p><strong>KIVA</strong></p>



<p>con<strong>&nbsp;Eleonora Sedioli</strong><br>regia<strong>,</strong>&nbsp;ideazione, luci e macchine&nbsp;<strong>Lorenzo Bazzocchi</strong><br>foto&nbsp;<strong>Cristian Filippelli<br></strong>ufficio stampa&nbsp;<strong>Tatiana Tomasetta</strong></p>



<p>produzione&nbsp;<strong>Masque teatro</strong><strong></strong></p>



<p><em>&#8220;Kiva&#8221; è il nome con cui gli indiani Pueblos designavano, ancora agli inizi del XX secolo, la stanza segreta delle iniziazioni. Luogo sotterraneo, inaccessibile se non ai capi clan dell’antilope e del serpente, la kiva accoglieva e custodiva i serpenti a sonagli catturati vivi nel deserto e qui chiamati a partecipare a quello che lo storico dell’arte Aby Warburg chiamò “Il rituale del serpente”. Dalle suggestioni raccolte da Warburg trae vita la performance ideata e diretta da Lorenzo Bazzocchi, con Eleonora Sedioli, della visionaria compagnia Masque Teatro. Un’indagine sul movimento in cui ogni azione scomposta e reiterata si traduce in energia, volontà, presa di coscienza. Come un’iniziazione, un nuovo organismo prende forma su un’asse semovente: è corpo, figura, immagine, ectoplasma. Attraverso il continuo rinnovarsi di aperture e chiusure, la figura procede e ritorna, confrontandosi con se stessa e il mondo circostante. Mercoledì 26, a seguito della replica, incontro con i filosofi Carlo Sini e Florinda Cambria</em><strong>&nbsp;</strong><em>di Mechrì – Laboratorio di filosofia e cultura.</em></p>



<p>Figura o corpo. Né una né l’altro. Solo ectoplasmi. Un nuovo organismo prende forma, come inviluppo o bozzolo o membrana che avvolge il corpo che già non è più. Non si tratta di concepire il movimento della figura come una modifica o l’attualizzarsi di uno stato, ma come il manifestarsi sincronico di energie multiple condensantesi sul corpo che infine cessa di esistere. Siamo quindi in quattro, corpo, figura, immagine, ectoplasma o fantasmale. Questo l’ordine delle apparizioni. Una polarità binaria, lineare, sequenziale, causale. Appare il corpo, la carne si fa figura, la forma immagine e questa si allontana come icona senza sostanza.</p>



<p>KIVA è una indagine sul movimento. L’azione viene scomposta nella somma di eventi singolari all’interno della medesima sequenza ritmica. La parcellizzazione dell’azione in cluster isolati permette, a chi osserva, di cogliere l’istante iniziale e finale delle micro-azioni producendo una sorta di diffrazione dei corpuscoli di movimento elementari. Ciò rinnova, da step a step, la sensazione di inizio e fine,&nbsp;&nbsp;di slancio e acquietamento, di nascita e morte.</p>



<p>Il continuo rinnovarsi di aperture e chiusure secondo lo schema «inizio, svolgimento, fine» produce un accrescimento della sfera energetica che seppur inizialmente auto-imposto diviene necessario alla figura per poter sopravvivere allo spettro della ripetizione.</p>



<p>A guidare la ritmica dell’azione nel suo complesso è il concetto freudiano di “rimozione” e “ritorno del rimosso” nell’accezione warburghiana di sopravvivenza. Il concetto diviene motore del fare performativo portando con sé, nel momento in cui si lascia il vuoto per abbracciare una nuova creazione, elementi consci ed inconsci, sopravvenienze e dimenticanze, certezze anticipate e abbandoni.</p>



<p>Mercoledì 26, a seguito della replica, incontro con i filosofi Carlo Sini e Florinda Cambria di Mechrì &#8211; Laboratorio di filosofia e cultura. <br></p>
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		<title>La Corte Internazionale di Giustizia si pronuncia in merito al caso dei Rohingya in Myanmar</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 07:58:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L di Nicole Fraccaroli L&#8217;ordinanza della Corte internazionale di Giustizia (CIG) del 23 gennaio 2020, che impone il Myanmar a prevenire tutti gli atti di genocidio contro i musulmani Rohingya è fondamentale per proteggere&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="660" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13611" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-768x495.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>L&#8217;ordinanza della Corte internazionale di Giustizia (CIG) del 23 gennaio 2020, che impone il Myanmar a prevenire tutti gli atti di genocidio contro i musulmani Rohingya è fondamentale per proteggere i rimanenti Rohingya nello stato di Rakhine, ha affermato Human Rights Watch. Il tribunale ha adottato all&#8217;unanimità &#8220;misure provvisorie&#8221; che impongono al Myanmar di prevenire il genocidio e prendere provvedimenti per conservare le prove.  </p>



<p>L&#8217;esercito
del Myanmar ha commesso ampie atrocità contro i Rohingya, tra cui
omicidio, stupro e incendio doloso, che hanno raggiunto il picco
durante la sua campagna di pulizia etnica alla fine del 2017,
costringendo oltre 740.000 Rohingya a fuggire in Bangladesh. Nel
settembre 2019, la Missione Internazionale Indipendente di ricerca di
fatti sostenuta dalle Nazioni Unite sul Myanmar ha scoperto che i
600.000 Rohingya rimasti in Myanmar &#8220;potrebbero essere più
minacciati che mai di genocidio&#8221;. 
</p>



<p>&#8220;L&#8217;ordine
della CIG in Myanmar a prendere provvedimenti concreti per prevenire
il genocidio dei Rohingya è un passo fondamentale per fermare
ulteriori atrocità contro alcune delle persone più perseguitate al
mondo&#8221;, ha affermato Param-Preet Singh, direttore associato
della giustizia internazionale di Human Rights Watch. &#8220;I governi
interessati e gli organismi delle Nazioni Unite dovrebbero garantire
che l&#8217;ordine venga eseguito mentre il caso del genocidio avanza&#8221;.</p>



<p> L&#8217;ordinanza
fa seguito all&#8217;applicazione, da parte del Gambia l&#8217;11 novembre 2019,
alla corte sostenendo che gli abusi da parte dell&#8217;esercito del
Myanmar nello stato di Rakhine contro i Rohingya violano la
Convenzione sulla Prevenzione e la Punizione del Crimine di Genocidio
e cercano urgentemente misure provvisorie. La CIG ha tenuto udienze
sulla richiesta di misure provvisorie dal Gambia a dicembre. 
</p>



<p>L&#8217;ordine
delle misure provvisorie della CIG è giuridicamente vincolante per
le parti. A novembre, il Myanmar ha esplicitamente riconosciuto
l&#8217;autorità del Tribunale e, a dicembre, Aung San Suu Kyi, in
rappresentanza del Myanmar davanti alla Corte nella sua veste di
Ministro degli Esteri, ha riconosciuto il ruolo della Corte come
&#8220;rifugio vitale della giustizia internazionale&#8221;. 
</p>



<p>Il
tribunale ha ordinato all&#8217;unanimità il Myanmar di prevenire tutti
gli atti ai sensi dell&#8217;articolo 2 della Convenzione sul genocidio,
garantire che i suoi militari non commettano genocidi e adottare
misure efficaci per preservare le prove relative al caso del
genocidio sottostante. Il Tribunale ha inoltre ordinato al Myanmar di
riferire in merito alla sua attuazione dell&#8217;ordine entro quattro
mesi, e successivamente ogni sei mesi. 
</p>



<p>Ai
sensi dell&#8217;articolo 41, paragrafo 2, dello statuto della CIG, le
misure provvisorie del Tribunale vengono automaticamente inviate al
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Un tale ordine aumenterà
la pressione sul Consiglio al fine di intraprendere azioni concrete
in Myanmar. Ad esempio, il Consiglio di Sicurezza potrebbe approvare
una risoluzione che dirige il Myanmar a revocare le restrizioni alla
libertà di movimento dei Rohingya, eliminare le restrizioni non
necessarie all&#8217;accesso umanitario allo stato di Rakhine, abrogare le
leggi discriminatorie e vietare le pratiche che limitano l&#8217;accesso
dei Rohingya all&#8217;istruzione, all&#8217;assistenza sanitaria e ai mezzi di
sussistenza. Finora il Consiglio di Sicurezza non ha intrapreso
azioni significative sul Myanmar, in parte a causa dell&#8217;apparente
volontà della Russia e della Cina di impiegare il proprio diritti di
veto per proteggere il governo e le forze armate del Myanmar. 
</p>



<p>Anche
con un Consiglio di Sicurezza bloccato, il segretario generale delle
Nazioni Unite Antonio Guterres potrebbe sottoporre la questione del
Myanmar al Consiglio ai sensi dell&#8217;articolo 99 della Carta delle
Nazioni Unite. Il 2 settembre 2017, Guterres ha scritto una lettera
al Presidente del Consiglio di Sicurezza invitando il consiglio ad
&#8220;agire con moderazione e calma per evitare una catastrofe
umanitaria&#8221;, e per &#8220;il pieno rispetto dei diritti umani e
del diritto umanitario internazionale, di fornire assistenza
umanitaria ai bisognosi senza interruzioni. &#8221; 
</p>



<p>Altri
organi delle Nazioni Unite avrebbero le capacità ed i mezzi
necessari per prendere provvedimenti per rafforzare l&#8217;ordine. Il
Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e l&#8217;Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, per esempio, potrebbero approvare
risoluzioni che invitano il Myanmar a rispettare i termini. Ciò
potrebbe, di conseguenza, spingere altri Paesi ad agire concretamente
nelle loro relazioni bilaterali con il Myanmar.</p>
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