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	<title>naufraghi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Appello: “Il Governo ritiri subito i Decreti che impediscono lo sbarco dei naufraghi nei nostri porti”</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 08:02:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="623" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-768x467.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h2>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello: </h2>



<p></p>



<p>Il Decreto del 4 novembre 2022 – dei Ministeri dell’interno, dei trasporti e della mobilità sostenibile e della difesa – vieta alla nave Humanity1, della ONG SOS Humanity, di “<em>sostare nelle acque territoriali italiane …oltre il termine necessario per assicurare le operazioni di soccorso ed assistenza nei confronti delle persone che versino in condizioni emergenziali ed il precarie condizioni di salute</em>”; analogo decreto è stato adottato la sera del 6 novembre per la nave Geo Barents, della ONG Medici Senza Frontiere, secondo un metodo che potrebbe ripetersi anche nell’immediato futuro (altre navi con naufraghi a bordo sostano infatti al confine con le acque territoriali).<strong>&nbsp;I decreti sono manifestamente illegittimi in quanto violano numerose norme del diritto internazionale ed interno.</strong><br><br><strong>I Decreti devono essere ritirati.</strong><br><br>Invocando un&nbsp;<strong>generico pericolo</strong>&nbsp;per la sicurezza dell’Italia, posto in relazione allo sbarco di naufraghi, impropriamente richiamando l’articolo 19, paragrafo 2, lettera g), della Convenzione Onu sul diritto del mare, il Governo impedisce la conclusione delle operazioni di salvataggio di naufraghi.&nbsp;<strong>L’obbligo di prestare soccorso dettato dalla Convenzione internazionale SAR di Amburgo, non si esaurisce, infatti, nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro</strong>&nbsp;(c.d. “place of safety”) (Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza del 20 febbraio 2020, n. 6626).</p>



<p><br>Il punto 3.1.9 della citata Convenzione SAR dispone: «<em>Le Parti devono assicurare il coordinamento e la cooperazione necessari affinché i capitani delle navi che prestano assistenza imbarcando persone in pericolo in mare siano dispensati dai loro obblighi e si discostino il meno possibile dalla rotta prevista, senza che il fatto di dispensarli da tali obblighi comprometta ulteriormente la salvaguardia della vita umana in mare. La Parte responsabile della zona di ricerca salvataggio in cui viene prestata assistenza si assume in primo luogo la responsabilità di vigilare affinché siano assicurati il coordinamento e la cooperazione suddetti, affinché i sopravvissuti cui è stato prestato soccorso vengano sbarcati dalla nave che li ha raccolti e condotti in luogo sicuro, tenuto conto della situazione particolare e delle direttive elaborate dall’Organizzazione (Marittima Internazionale). In questi casi, le Parti interessate devono adottare le disposizioni necessarie affinché lo sbarco in questione abbia luogo nel più breve tempo ragionevolmente possibile</em>».</p>



<p><br>Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC.167-78 del 2004), allegate alla Convenzione SAR, dispongono che il Governo responsabile per la regione SAR in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito. Obbligo al quale le autorità preposte, italiane e maltesi, si sono sottratte.</p>



<p><br>Non può quindi essere qualificato “luogo sicuro”, per evidente mancanza di tale presupposto, una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi metereologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse. Né può considerarsi compiuto il dovere di soccorso con il salvataggio dei naufraghi sulla nave e con la loro permanenza su di essa, poichè tali persone hanno, tra i numerosi altri diritti, quello di presentare domanda di protezione internazionale secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, operazione che non può certo essere effettuata sulla nave.</p>



<p><br>A ulteriore conferma di tale interpretazione è utile richiamare la Risoluzione n. 1821 del 21 giugno 2011 del Consiglio d’Europa secondo cui «<em>la nozione di “luogo sicuro” non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali</em>» (punto 5.2.).</p>



<p><br>Al riguardo, risulta arbitraria quanto approssimativa la distinzione all’interno dei gruppi dei naufraghi che il Governo italiano sta proponendo, come risulta impossibile escludere la situazione emergenziale delle decine se non centinaia di persone a bordo la cui condizione va valutata singolarmente, in ossequio all’art. 19 della Carta del Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che vieta le espulsioni collettive e all’effettivo rispetto dell’art 3 della CEDU e dell’art 4 della CDFUE, nonchè al carattere assoluto del divieto di trattamenti inumani e degradanti (l’art. 15 della Convenzione EDU fa espresso divieto di deroga, persino in caso di guerra o di pericolo pubblico che interessi la nazione).</p>



<p><br>Deve poi essere assicurato alle persone a bordo della nave e in acque territoriali italiane il diritto a chiedere la protezione internazionale in attuazione dell’art. 6 della direttiva 2013/32/UE (direttiva procedure) che obbliga gli Stati membri a garantite un accesso effettivo alla procedura. Si tratta di diritto fondamentale sancito dall’art. 10 comma 3 della Costituzione, norma declinata anche come diritto di accedere al territorio dello Stato al fine di essere ammesso alla procedura anche di riconoscimento della protezione internazionale (Cass. sent. n. 25028/2005), in quanto, come affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sent. 29460/2019), il diritto alla protezione internazionale “<em>è pieno e perfetto</em>” e “<em>il procedimento non incide affatto sull’insorgenza del diritto” che “nelle forme del procedimento è solo accertato…il diritto sorge quando si verifica la situazione di vulnerabilità</em>”.</p>



<p><br>Ai sensi dell’art 10 ter del D.lvo n. 286/98 le persone giunte sul territorio nazionale a seguito di salvataggio in mare devono essere condotte presso i punti di crisi o nei centri di prima accoglienza, dove sono identificati, è assicurata la prima assistenza e deve essere assicurata l’informazione anche sul diritto a chiedere la protezione internazionale. L’illegittimo tentativo di fare sbarcare esclusivamente alcuni dei naufraghi e respingere indistintamente tutti gli altri al di fuori delle acque territoriali nazionali si configura, oggettivamente, come una forma di respingimento collettivo, vietato dall’art. 4, Protocollo n. 4 della CEDU; attività, quest’ultima, per la quale l’Italia è già stata condannata in passato (sentenza Hirsi Jamaa c. Italia del 2012).</p>



<p><br>La condotta governativa si pone, altresì, in contrasto con i principi sanciti nella Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e, in primo luogo, del principio di non refoulement (art. 33). In questa condizione se i comandanti delle navi portassero fuori dai confini italiani i naufraghi potrebbe configurarsi a loro carico, e a carico degli armatori, una responsabilità per avere prodotto, in esecuzione di un ordine manifestamente illegittimo, una grave violazione dei diritti umani.</p>



<p><br><strong>È, dunque, necessario che il Governo ritiri immediatamente i suoi decreti e consenta lo sbarco a tutte le persone naufraghe che da giorni sono costrette a rimanere sulle navi di soccorso.</strong></p>
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		<title>ResQ People: la prima missione. La nave ha salpato gli ormeggi dal porto di Burriana</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 07:16:20 +0000</pubDate>
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<p>Carissime amiche, carissimi amici,</p>



<p>vi scriviamo dal ponte della ResQ People, che poco fa ha mollato gli ormeggi ed è salpata dal porto di Burriana:&nbsp;<strong>è iniziata la prima missione della nostra nave</strong>&nbsp;(<a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=0%3dOTFaJ%26B%3d7d%264%3dRBa%265%3dQCYKS%261%3dE0JvP_8qYw_I1_xxip_8C_8qYw_H63TC.6g0u2uL1.3uJ_8qYw_H6xB9GvB5FrB_8qYw_H62Ft5uP_8qYw_H68XP8q1gZAcKX0aPSCYJ%264%3dsR9LiX.45z%26F9%3dW8YH&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">guarda qui la diretta</a>).</p>



<p>Siamo un po’ commossi… no, non è vero: <strong>siamo molto commossi, emozionati, e grati a ognuno di voi per aver contribuito a realizzare questa impresa</strong> e preparare questa prima missione. </p>



<p><strong>Sono state settimane molto intense, qui al porto di Burriana</strong>: bisognava completare gli ultimi passaggi burocratici e tutte le carte necessarie, bisognava controllare la nave centimetro per centimetro per verificare che fosse tutto a posto, ordinare tutto quello che serve per poter partire, dai caschi dei soccorritori al cibo per i naufraghi, dai farmaci ai pennarelli per i bambini, dai vestiti di ricambio per chi ne avrà bisogno ai dispositivi di protezione contro il Covid, fare tante esercitazioni…</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=7%3dHVGXC%26D%3d8a%26w%3dTCX%26x%3dSDVDU%262%3dB3LwM_1sZt_B3_yubr_90_1sZt_A84Q6.8h7n4vIt.5vG_1sZt_A84535o_LZuW_VoDpPn_JXwY_Tm_LZuW_WoN_5j3hyubr_08ASGdDXBbCVGWFTA_LZuW_VEJl0_1sZt_B64535o_JnJt5uAuE%26m%3dE2M558.HnL%26pM%3dFT9V&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/7W8Dm3HdaNFI11lrez5m8s8ibkpqgze1qzCTD9_AyVjr7s9bZt7QmQTdiGFLaEZpRpi6ZLW4_ovKKKacYZN5K9QnapxCfvR-cnS2-aPW7AYZiFVSZIvO7hzujWq_ii3ae2CzszsrY7a9=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/header_nl_5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Se foste stati qui, in questi giorni, avreste spesso sentito gridare “Catena umana!”: e tutti a mettersi in fila per scaricare un furgone, passarsi latte di verdure in scatola, riso, cuscus, acqua, medicine… Un’altra frase che avreste sentito molto spesso è “Ti serve una mano?”. Perché siamo tutti pieni di lavoro, ma se per caso hai un minuto libero e vedi che qualcuno è indaffarato, beh, siamo un equipaggio: tutti si mettono a disposizione di tutti. Se foste stati qui avreste sentito rumori di martelli, la vibrazione del motore, tanti “Scusa” e “Prego” ogni volta che cedi il passo a qualcuno mentre lo incroci negli spazi angusti come quelli di una nave. E&nbsp;<strong>ogni volta ti scambi anche un sorriso</strong>: perché siamo felici di essere qui, insieme, con lo stesso obiettivo. Salvare persone. Vi viene in mente una cosa più bella da fare insieme? Se foste stati qui avreste sentito il rumore delle nocche delle nostre mani che battono tutte insieme sul tavolo della sala mensa: è un applauso, come quello che è scoppiato ieri alla fine della riunione del mattino, quando è stata annunciata l’ora della partenza della nave. Avreste sentito parlare tanto in inglese &#8211; è la nostra lingua ufficiale di bordo &#8211; ma anche affiorare parole nelle sette diverse lingue del nostro equipaggio. Avreste sentito qualcuno cantare mentre sistema la farmacia o svita bulloni, il rumore del vento, e il miagolio della famiglia di gatti neri che ogni sera alla stessa ora si presenta sul molo della ResQ People a chiedere la cena al nostro equipaggio.&nbsp;<strong>Avreste sentito tanta fretta di partire, perché quest’anno &#8211; lo sappiamo &#8211; più di mille persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale, dove ora ci stiamo dirigendo.</strong></p>



<p>Ci metteremo qualche giorno ad arrivare nella zona di ricerca e soccorso: abbiamo molte miglia da fare e ancora qualche esercitazione in mare aperto che ci aspetta. Dal ponte della nave, ora che abbiamo mollato gli ormeggi, abbiamo una parola fissa in testa: grazie.&nbsp;<strong>Grazie, davvero, per aver creduto in ResQ, per aver contribuito &#8211; in tanti modi, ognuno come poteva &#8211; a far salpare questa nave</strong>. Vi sentiamo tutti qui con noi.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=5%3dEaSV0%26I%3dJY%26t%3dYOV%26u%3dXPTAZ%26D%3d3g8t0zQ9K_xxlr_98_AsYw_K8_xxlr_8CuAz.IH_JWzi_TlwAAs8fAyP2GtB%26w%3dE1PE57.KxL%26oP%3dPT8Y&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/8O9z6lXLiKdL-fdeOvLEaY3F273l1vblMPeRQH9Gk02lPvupNFEZt0y8ggogwfzs-pJMLSWdqyuN_r9ii5tSz8BLUEcPsnN_5hi2W4Rz6V_-siRyUtQWwuwHXIHPqirjNAN3WYT-Ew=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/chiusa_nl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p><strong>Ci sentiamo nei prossimi giorni, intanto seguiteci sui nostri canali social e teneteci con voi, così come qui vi teniamo con noi.</strong></p>



<p>Qui ResQ People, in navigazione verso il Mediterraneo centrale: un abbraccio a tutte e tutti da tutte e tutti noi.</p>



<p>Juan, Cecilia e il resto dell’equipaggio</p>



<p>Juan Matias Gil, capomissione<br>Cecilia Strada, responsabile della comunicazione.</p>
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		<title>Come possiamo aiutare l’equipaggio della Iuventa</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Oct 2019 07:02:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga l&#8217;appello di Milano in Movimento Sono passati ormai 2 anni da quel 2 agosto in cui la Iuventa, nave di salvataggio della ONG Jugend Rettet, è&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://milanoinmovimento.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-20-3-800x493.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Come possiamo aiutare l’equipaggio della Iuventa"/><figcaption><br><br></figcaption></figure></div>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> sostiene e divulga l&#8217;appello di Milano in Movimento</p>



<p>Sono passati ormai 2 anni da quel 2 agosto in cui la Iuventa, nave di salvataggio della ONG Jugend Rettet, è stata messa sotto sequestro con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. La Iuventa è stata infatti la prima vittima della criminalizzazione della solidarietà per coloro che salvano vite in mare, iniziata con il ministro degli interni Marco Minniti, e poi perpetuata dai suoi successori. Oltre al sequestro, sono indagati 10 membri dell’equipaggio accusati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, rischiando una pena che potrebbe arrivare fino a 20 anni di carcere. Iuventa10 è il nome del gruppo che si è costituito per dar vita ad una campagna di solidarietà con i membri dell’equipaggio indagati, e in questo periodo è impegnato in un tour in Italia dove oltre a sensibilizzare e far conoscere la propria storia, si cerca di ritrovare i contatti con alcuni dei superstiti delle loro missioni di salvataggio, e che possano aiutare a testimoniare nel caso al termine delle indagini si debba andare a processo.</p>



<p>Aiutarli è quindi molto semplice, chiunque sia a conoscenza di persone che sono state soccorse nel Mediterraneo in un periodo che parte tra luglio 2016 e agosto 2017, può potenzialmente essere in contatto una delle 14.000 persone soccorse dalla Iuventa. Non è invece facile per chi, in condizioni spesso traumatiche, viene soccorso in mare, ricordare il nome della ONG che li ha portati in salvo, per questo abbiamo a disposizione delle foto dell’imbarcazione che può aiutare a facilitare il riconoscimento.</p>



<p>Qui di seguito il messaggio di Iuventa10 inoltrato a tutti coloro che in un modo o nell’altro vogliono o possono rendersi utili per questa campagna di solidarietà.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://milanoinmovimento.com/wp-content/uploads/2019/10/iuv_Italian_instagram_1080x1080-1-800x800.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-78905"/></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“Abbiamo bisogno del vostro aiuto!</strong></p><p>Noi, gli iuventa10, stiamo cercando persone che sono state soccorse dalla iuventa tra Luglio 2016 e Agosto 2017*, mentre cercavano di attraversare il Mar Mediterraneo su un gommone o barca in legno.</p><p>Perchè? Dopo che la nave iuventa dell’ONG “Jugend Rettet” è stata sequestrata dalle autorità Italiane con un debole appiglio nell’estate del 2017, noi – 10 membri della nave – sono adesso sotto indagine con l’accusa di “favoreggiamento all’immigrazione clandestina”. In caso di condanna rischiamo fino a 20 anni di prigione.</p><p>L’equipaggio della iuventa non ha mai agito in collusione con trafficanti di persone. Il processo è motivato da questioni politiche e parte della spietata politica di chiusura Europea. Non si tratta solo della libertà dei iuventa10, ma del diritto di vivere – di tutte le persone.</p><p>Una condanna avrebbe conseguenze fatali non solo per noi – potrebbe costituire un precedente per tutti i prossimi processi contro persone che agiscono in solidarietà – e di conseguenza aggraverebbe la situazione dei rifugiati e migranti nel Mediterraneo.</p><p>Per vincere questo processo, vorremmo entrare in contatto con i rifugiati e migranti che hanno fatto questa traversata via mare, affinché possano dare testimonianze e condividere le loro storie.</p><p>*Per questo abbiamo bisogno di voi!*</p><p>Potete aiutarci<br>– parlando con noi se avete attraversato il Mediterraneo in questo periodo e siete stati salvati dalla Iuventa<br>– divulgare il nostro annuncio nei vostri canali social<br>– mettendo la nostra il nostro annuncio nelle vostri punti di incontro<br>– richiamare l’attenzione di persone che hanno attraversato il Mediterraneo</p><p>*Come?*</p><p>Abbiamo preparato il nostro appello in Arabo, Inglese, Farsi, Francese, Tedesco e Tigrino come</p><p>• Formato A4 da stampare e appendere (bianco e nero e a colori)<br>• PDF e JPEG nel formato opportuno per Twitter, Instagram, Facebook e Messenger<br>• Poster formato A2 in tutte le lingue su ordinazione con consegna gratuita</p><p>*→ Tutto il materiale è scaricabile al link seguente:*<br>_<a href="https://daten.solidarity-at-sea.org/s/jsRSGz4LAdnkSZR_?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://daten.solidarity-at-sea.org/s/jsRSGz4LAdnkSZR_?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br>*→ È possibile ordinare i poster formato A2 in tutte le lingue e riceverli gratuitamente. A tal fine, comunicare il numero di poster desiderati e l’indirizzo di recapito a: _contact@solidarity-at-sea-org_</p></blockquote>
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		<title>“Si facciano sbarcare tutti i naufraghi salvati dalla Mare Jonio”. Lettera aperta a Conte</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Aug 2019 07:34:17 +0000</pubDate>
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<h1><strong>2</strong></h1>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/08/xnaufraghi-Mare-Jonio-29.8-720x479.jpg.pagespeed.ic.O53wRYbBJr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="“Si facciano sbarcare tutti i naufraghi salvati dalla Mare Jonio”. Lettera aperta a Conte"/><figcaption>(Foto di https://www.facebook.com/Mediterranearescue/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</figcaption></figure>



<p>(articolo originale:  <a href="https://www.pressenza.com/it/2019/08/si-facciano-sbarcare-tutti-i-naufraghi-salvati-dalla-mare-jonio-lettera-aperta-a-conte/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.pressenza.com/it/2019/08/si-facciano-sbarcare-tutti-i-naufraghi-salvati-dalla-mare-jonio-lettera-aperta-a-conte/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> )</p>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce e divulga:</p>



<p>Il salvataggio di un gruppo di 98 naufraghi in acque internazionali davanti alla Libia, un paese in guerra dove da anni vengono perpetrati crimini contro l’umanità, da parte della Mare Jonio, una nave della piattaforma della società civile italiana Mediterranea, è una buona notizia per questo paese e per la comunità internazionale.</p>



<p>Alcune delle persone a bordo erano già morte purtroppo e la situazione di pericolo era del tutto evidente. ll salvataggio italiano ha potuto salvare 98 vite umane, tra le quali, come abbiamo potuto vedere dalle immagini, bambini piccoli e donne incinte.</p>



<p>Quel tratto del Mediterraneo in questi anni è stato teatro di numerose tragedie non frutto del fato, quanto prodotto delle scelte dei governi europei, compreso quello italiano.</p>



<p>La Libia non può essere considerato porto sicuro per lo sbarco dei migranti a bordo perché è proprio dall’inferno libico che quelle persone stanno fuggendo, dopo aver subito ogni tipo di violenza e vessazioni. Pertanto l’ipotesi di rimandare indietro in Libia, ricorrendo alla cosiddetta guardia costiera libica, quelle persone in fuga, è da ritenersi irresponsabile e contraria al diritto internazionale.</p>



<p>Inoltre, in un momento in cui le avverse condizioni climatiche rendono difficile la navigazione e complicano la situazione di salute già precaria degli altri migranti a bordo, occorre agire con urgenza.</p>



<p>È bene ricordare, infine, che la nave battente bandiera italiana in acque internazionali è sotto la giurisdizione e la responsabilità del nostro paese.</p>



<p>Sapere che il Viminale abbia deciso di far scendere a terra donne, bambini e ammalati è una buona notizia, ma ribadiamo la necessità e l’urgenza di fornire da parte dell’Italia l’accesso ad un porto alla Mare Jonio per procedere allo sbarco di tutte le persone a bordo in conformità con il nostro ordinamento giuridico.</p>



<p>Facciamo appello al presidente incaricato Giuseppe Conte e alla futura coalizione di governo affinché l’Italia promuova con urgenza un programma di ricerca e salvataggio a livello europeo, che preveda un meccanismo rapido e funzionale di sbarco e la conseguente eventuale ripartizione dei naufraghi salvati, nella direzione di soluzioni sostenibili e strutturate nella legislazione e nelle politiche europee, come anche recentemente dichiarato dallo stesso presidente incaricato.</p>



<p><strong>A Buon Diritto Onlus, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Avvocato di Strada, Caritas Italiana, Centro Astalli, CNCA, Casa dei Diritti Sociali, Comunità di S.Egidio, &nbsp;Comunità Papa Giovanni XXIII, &nbsp;Emergency ONG, Europa Asilo, FCEI-Mediterranean Hope, Intersos, Médecins du Monde – missione Italia, Medici Senza Frontiere, Migrantes,Oxfam Italia, Save the Children Italia, Senza Confine&nbsp;</strong><strong>del Tavolo Asilo Nazionale.</strong></p>



<p>e inoltre</p>



<p><strong>AOI, ARCS, Casa della Carità Milano, CGIL, CIAC Parma, CIAI, Fondazione Archè, Fondazione Finanza Etica, FOCSIV, Lunaria, Saltamuri, Terra Onlus, Legambiente,&nbsp;Fondazione Lelio Basso, Naim,&nbsp;Pressenza,&nbsp;Osservatorio Solidarietà,&nbsp;SenzaConfine, Magistratura Democratica</strong></p>



<p><a href="http://ioaccolgo.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://ioaccolgo.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Per adesioni: <a href="http://ioaccolgo.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ufficiostampa@ioaccolgo.it</a></p>



<p></p>
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		<title>﻿Libia ,Amsi ,più di 1200 morti ,6000 feriti ,110 mila sfollati dal 04.04 #BastaStrage nel mare</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/30/%ef%bb%bflibia-amsi-piu-di-1200-morti-6000-feriti-110-mila-sfollati-dal-04-04-bastastrage-nel-mare/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jul 2019 07:08:58 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>L</em></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="498" height="351" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/migranti-mare-300x211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></figure></div>



<p><em><strong>Foad Aodi;Grazie a Papa Francesco ,Aderiamo al suo appello umano ,#PoliticiSvegliatevi più di 1000 morti nel 2019&nbsp;</strong></em></p>



<p><em>Così l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) insieme al movimento Internazionale Uniti per Unire e le associazioni e Comunità aderenti ringraziano e apprezzano l&#8217;ennesimo appello umano e responsabile di Papa Francesco aderendo con convenzione  e sostenendolo dicendo <strong>#BastaStrage </strong>nel mare<strong> #PoliticiSvegliateVi </strong></em><em>basta strumentalizzazioni urgono risposte concrete che continuiamo a non vedere e nello stesso tempi i morti nel mare sono triplicati e si continua a morire nel  tragitto della speranza per tortura e violenza,più di <strong>1000 morti nel 2019 nei vari naufragi compreso quello di ieri dove sono morti 160 migranti.</strong></em><em>&#8220;Siamo indignati per questa situazione tragica nel Mediterraneo,In Libia ,Yemen ,Siria nessuno parla più tranne Papa Francesco che ringraziamo a nome di tutti gli stranieri musulmani,arabi in Italia per il suo impegno costante a favore di chi soffre e scappa dai nostri paesi non per divertimento ma per le guerre e la fame ,dichiara il Fondatore dell&#8217;Amsi e Co-mai <strong>Foad Aodi</strong></em><em> nonché membro della Commissione &#8220;Salute Globale&#8221; Fnomceo che sta in contatto con i nostri medici locali e in Libia dove oggi hanno comunicato il bilancio tragico dei morti dall&#8217;inizio del conflitto;<strong>1200 morti Di cui 220 donne ,135 bambini e 40 medici e professionisti della sanità (di cui 4 medici e un soccorritore sono morti  negli ultimi giorni dopo il bombardamento dell&#8217;Ospidale vicino a Tripoli).</strong></em><em>Gli ospedali da mesi sono al collasso e manca tutto ,continua<strong> Aodi a</strong></em><em>uspicando che arrivi una azione diplomatica forte da parte dell&#8217;Italia e l&#8217;Europa senza lasciare tutto nelle mani di generali corrotti che comandano l&#8217;immigrazione irregolare in Libia e porre fine alla guerra mediatica e civile a Tripoli come raccontano anche i numerosi pazienti libici che stanno visitando in questi giorni Roma e che sono venuti a visitare i loro famigliari e raccontano storie e situazioni molto più gravi  di quello che vogliono far credere.&#8221;</em></p>
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		<title>Decreto sicurezza bis, in piazza gridiamo vita!</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 07:21:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alex Zanotelli (Da pressenza.org) E’ come missionario che lancio questo appello contro il Decreto Sicurezza bis. Sono vissuto per dodici anni dentro la baraccopoli di Korogocho (Nairobi) e ho sperimentato nel mio corpo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alex Zanotelli (Da pressenza.org)</p>



<p>E’ come missionario che lancio questo appello contro il Decreto Sicurezza bis. Sono vissuto per dodici anni dentro la baraccopoli di Korogocho (Nairobi) e ho sperimentato nel mio corpo l’immensa sofferenza dei baraccati (oggi sono duecento milioni i baraccati nella sola Africa!). Siamo passati dall’apartheid politica a quella economica:l’1% della popolazione mondiale ha tanto quanto il 99% . E’ questa una delle ragioni fondamentali per le migrazioni, insieme alle guerre e ai cambiamenti climatici. Per questo,&nbsp;come missionario,&nbsp;denuncio il&nbsp;cinismo&nbsp;con cui il governo giallo-verde respinge i “naufraghi dello sviluppo”. Non avrei mai pensato che un governo italiano avrebbe potuto regalarci&nbsp;un boccone avvelenato&nbsp;come il Decreto Sicurezza bis, che il 15 luglio verrà presentato in Parlamento per essere trasformato in legge. Un Decreto le cui clausole violano i principi fondamentali della nostra Costituzione, del diritto e dell’etica. E’ proprio l’etica ad essere colpita a morte perché questo Decreto dichiara&nbsp;reato&nbsp;&nbsp;salvare vite umane in mare. Ne abbiamo subito visti i vergognosi risultati con la Sea Watch 3 con la capitana Carola Rackete e con il veliero Alex di Mediterranea! E in commissione Affari costituzionali e Giustizia, la Lega e i cinque Stelle hanno ulteriormente peggiorato quel testo con nuovi giri di vite contro i migranti.</p>



<p>Infatti il Decreto rimaneggiato prevede lo schieramento delle navi della Marina e Guardia di Finanza in difesa del ‘confine’ delle acque territoriali; l’impiego massiccio di radar e monitoraggi con mezzi aerei e navali sulle coste africane per intercettare le partenze di migranti e segnalarne alle autorità libiche perché li riportino nei lager; il regalo di altre dieci motovedette al governo di Tripoli per riportare i rifugiati nell’inferno libico; infine un incremento delle multe fino a un milione di euro a navi salva-vite in mare, con l’arresto del comandante e sequestro dell’imbarcazione. Nessun accenno al fatto che in Libia è in atto una spaventosa guerra e che Tripoli non è “un porto sicuro”! Questo Decreto Sicurezza bis, che sarà discusso e votato in Parlamento, a iniziare dal 15 luglio, è un&nbsp;obbrobrio giuridico e etico&nbsp;che viola i&nbsp;dettami costituzionali ed&nbsp;è uno schiaffo al Vangelo. “Sono poliche criminali-afferma giustamente L.Ferrajoli- che provocano ogni giorno decine di migliaia di morti, oltre all’apartheid mondiale di due miliardi di persone. Verrà un giorno in cui questi atti saranno ricordati come crimini e non potremo dire che non sapevamo, perché sappiamo tutto!”. Trovo vergognoso che i Cinque Stelle si siano allineati e sostengano le posizioni leghiste. Per questo mi appello a quei parlamentari grillini che non condividono le posizioni razziste&nbsp;e criminali della Lega a&nbsp;disobbedire&nbsp;come hanno fatto la storica attivista del Meet-up di Napoli,Paola Nugnes e il comandante G. De Falco. Non si può&nbsp;barare&nbsp;su vite umane, nello specifico vite dei poveri! E’ l’ora delle&nbsp;decisioni: se stare dalla parte della vita o della morte. Ma questo vale per ogni cittadino perché è in ballo la nostra democrazia e i suoi valori fondamentali (uguaglianza, solidarietà…), ma vale anche per ogni cristiano perché è&nbsp;in ballo il cuore del Vangelo.</p>



<p>Per questo uniamoci a&nbsp;“Restiamo Umani”&nbsp;che ha indetto un presidio davanti a Montecitorio,&nbsp;il 15 luglio alle ore 16&nbsp;per dire NO a questo&nbsp;Decreto criminale.&nbsp;Noi ci saremo come “Digiuno di giustizia in solidarietà con i&nbsp;migranti”, che da un anno, ogni primo mercoledì del mese digiuniamo davanti al Parlamento contro le politiche migratorie del governo giallo-verde. Anche quel giorno digiuneremo.</p>



<p>Chiedo a tutte le forze sindacali (CGIL,CISL, UIL), a tutto l’associazionismo laico, alle reti, ai comitati di resistenza di scendere in piazza. Ma soprattutto mi appello all’associazionismo cattolico (Azione Cattolica, Caritas, Migrantes, Focolarini, ACLI, FOCSIV…) perché si unisca alle forze laiche per dire no all’imbarbarimento della nostra società.</p>



<p>Mi appello ai missionari italiani, che hanno toccato con mano la sofferenza di quest’Africa crocifissa, perché alzino la voce e scendano in piazza contro leggi razziste e disumane.</p>



<p>Chiedo soprattutto ai nostri vescovi perché prendano posizione contro questo Decreto che nega radicalmente l’etica della compassione&nbsp;e della&nbsp;misericordia&nbsp;e propongano alle Parrocchie giornate di digiuno e di preghiera.</p>



<p>Uniamoci, credenti e laici, per difendere quei valori fondamentali negati da questo Decreto che, criminalizzando la solidarietà, disumanizza i migranti e tutti noi.</p>



<p><strong><em>Restiamo umani e resistiamo!</em></strong></p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;: Touroperator: gli scafi del cimitero dei barconi di Lampedusa diventano Arte e Memoria</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/13/arteattualita-touroperator-gli-scafi-del-cimitero-dei-barconi-di-lampedusa-diventano-arte-e-memoria/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jul 2019 08:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art(E)attualità]]></category>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="892" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-1024x892.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12762" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-1024x892.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-300x261.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/8-OPERA-30-SETTEMBRE-2013-768x669.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>

Inaugurata al Museo di Stato l&#8217;esposizione&nbsp;<strong>&#8220;Touroperator&#8221;</strong>, organizzata dagli Istituti Culturali, con il Patrocinio delle Segreterie Affari Esteri, Affari Interni e Cultura. La mostra è composta da opere d&#8217;arte contemporanea dell&#8217;artista forlivese&nbsp;<strong>Massimo Sansavini</strong>, costruite utilizzando gli scafi recuperati nel<strong>&nbsp;cimitero delle barche di Lampedusa</strong>, ognuna delle quali si riferisce ad un naufragio. Infatti, nel settembre 2015 il per la prima volta il Tribunale di Agrigento ha autorizzato Sansavini al&nbsp;<strong>prelievo di fasciame degli scafi</strong>&nbsp;dei migranti sottoposti a confisca e custoditi a Lampedusa. La mostra rimarrà allestita&nbsp;<strong>fino al 4 agosto.</strong></p>



<p>RACCONTO DI VIAGGIO</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12763" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/23-CIMITERO-DELLE-BARCHE-2015-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Massimo
Sansavini</p>



<p>E&#8217;
un racconto di viaggio anomalo quello che vi voglio presentare con
questa mostra. Una sorta di <strong>viaggio
all&#8217;incontrario verso l&#8217;isola di Lampedusa</strong>.
Tutto ebbe inizio alla fine del <strong>2013</strong>,
era il mese di ottobre quando giornali e televisioni riportavano la
notizia di una naufragio al largo di Lampedusa che <strong>causò
la morte di oltre 360 persone</strong>.
Una tragedia che rimbalzava nei vari mezzi di comunicazione con
evidente commozione da parte di tanti. 
</p>



<p>Fino
a quella data i tragici eventi che succedevano nel canale di Sicilia
erano arrivati certo, ma passavano in modo silenzioso, distratto,
come tanti fatti che accadono ma che non ci toccano da vicino. Da
quel momento la mia attenzione si è concentrata su questo argomento,
<strong>naufragi, sbarchi
superstiti, persone</strong> che
dalle coste dell&#8217;Africa cercavano approdo in Europa. 
</p>



<p>Quel
<strong>3 ottobre</strong>
è diventato la <strong>giornata
nazionale in memoria</strong> delle
vittime dell&#8217;immigrazione, ma da quella data ai giorni nostri le
vittime continuano a salire in maniera impressionante. Per questo
motivo <strong>come artista ho
deciso di impegnarmi</strong> a dare
voce a questa realtà per fare in modo che anche l&#8217;arte contemporanea
possa portare un suo contributo ad una maggiore presa di coscienza su
questo fenomeno che ormai ci appartiene. 
</p>



<p>
Con
due collaboratori mi sono recato a Lampedusa
per il compimento
di questo
progetto,
con materiali
e attrezzature
idonei <strong>a
pre</strong><strong>l</strong><strong>evare
p</strong><strong>a</strong><strong>r</strong><strong>t</strong><strong>e
d</strong><strong>e</strong><strong>gli
sc</strong><strong>a</strong><strong>f</strong><strong>i</strong>
custoditi
presso
la ex
base
USA
Loran
e a realizzare una documentazione video e fotografica.</p>



<p>
Il
recupero
di questo
materiale
sezionato,
documentato
e
catalogato
è stato
utilizzato
per
<strong>creare
o</strong><strong>p</strong><strong>ere
d’</strong><strong>a</strong><strong>r</strong><strong>t</strong><strong>e</strong>
che
simboleggiano
fondali
marini,
gli
stessi
fondali
dove
sono avvenuti
i naufragi,
ogni
opera ha
un
<strong>nume</strong><strong>r</strong><strong>o</strong><strong>d</strong><strong>i
el</strong><strong>e</strong><strong>men</strong><strong>t</strong><strong>i
pari </strong><strong>a</strong><strong>l
</strong><strong>n</strong><strong>umero
</strong><strong>d</strong><strong>elle
v</strong><strong>i</strong><strong>t</strong><strong>t</strong><strong>ime
</strong><strong>d</strong><strong>el
na</strong><strong>u</strong><strong>f</strong><strong>r</strong><strong>a</strong><strong>gio</strong>
ed il
titolo
dell’opera
è
la data
del
naufragio.</p>



<p>I<strong>l
titolo della mostra “Touroperator”</strong>
è un riferimento ai mercanti di uomini e di donne da parte degli
scafisti.</p>



<p>Il logo trae spunto dalla frase “Arbeit Macht Frei” <strong>presente all&#8217;ingresso di Auschwitz,</strong> Perchè purtroppo anche in questo caso si <strong>tratta di un olocausto.</strong></p>



<p>_______________________________________________________________________</p>



<p>L’ARTE COME LUOGO DELLA MEMORIA</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12764" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/LAMPEDUSA-PORTO-2015-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>di Daniela Brignone</p>



<p>Le vicende storiche dell’immigrazione
narrano di instabilità, di caos, di esperienza vissuta, di gioia e
di miseria, in una serie di corsi e ricorsi. Raccontano anche di
strutture mentali scardinate, sia nel popolo migrante che nella
società che li accoglie, e di sconfitti che sono ancora disposti a
lottare, nonché di viandanti e navigatori improvvisati, senza
esperienza di vita, che non si sono ancora arresi e continuano a
sperare.</p>



<p>Tra i racconti anche quelli che
descrivono i mezzi per raggiungere la libertà, i relitti e gli
oggetti che tornano a terra, le vele rattoppate, gli abiti logori,
strappati e frammentati come la vita di coloro i quali si sono
salvati, ma anche di quelli che non ce l’hanno fatta. 
</p>



<p>Perdite irreparabili, angoscianti
assenze che Massimo Sansavini rielabora e infonde in opere
polimorfiche e polimateriche, accogliendo l’energia e lo spirito
che promana il materiale abbandonato. Opera così una trasmutazione
di senso, volta a raccontare una nuova identità e a trasmettere
un’esperienza umana fatta di gioie e di miserie e la sensibilità
di coloro i quali negli anni hanno cercato il dialogo con gli
immigrati e con il loro vissuto. Alla ricerca di un senso dietro
tutto ciò, l’artista propone una nuova prospettiva storica in cui
l’uomo ha un ruolo sia come essere vivente che come individuo
collocato in una data storicità. 
</p>



<p>Il “cimitero delle barche” a
Lampedusa, come viene definito il sito dove sono a poste a secco le
imbarcazioni delle nuova ondata migratoria del XXI secolo e da cui
l’artista ha prelevato la materia prima per la realizzazione delle
opere, costituisce un richiamo alla transitorietà vita-morte, al
materiale che si trasforma, ma anche al periodo storico, preludio di
un cambiamento sociale ed economico profondo
in cui la società, suo malgrado, dovrà trovare spazio per la
diversità. Un cambiamento che scuote le false certezze
dell’occidente ed erode i confini della cosiddetta normalità.</p>



<p>Sansavini conferisce una nuova vitalità
al materiale che emerge liberato dall’invisibilità, creando così
nuove corrispondenze semantiche. Riesce così ad assemblare elementi
magmatici creando forme insospettate da un apparente caos, da
mutevoli iconografie che rimandano alla pluralità di esperienze e
tradizioni dei popoli immigrati. Barche di pescatori, portatrici di
cibo e quindi di vita, diventano i mezzi di una fuga, simboli di una
nuova vita, ma anche di morte e, una volta esaurita la funzione, la
struttura rinasce in opera d’arte, in un ciclo continuo di
vita-morte-rinascita. Viene così svuotato dal senso originario e
smaterializzato per diventare altro, un’immagine elementare, più
vicina allo spirito ludico e infantile, la cui purezza, fragilità e
gioiosità evocano visioni proiettate verso un divenire. Una materia
pervasa di un’energia che opera una trasmutazione in qualcosa di
positivo e che parla di speranza, pur mantenendo una mistica
sacralità verso ciò che simboleggia la vita scomparsa.</p>



<p>L’oggetto-barca, realizzato dalle
mani artigiane, si rigenera attraverso una manipolazione dei
materiali, sollecitato da un impulso intimo a creare con assoluta
libertà. Ne conserva le caratteristiche cromatiche, per ridefinire
il messaggio destinato a chi ha voglia di guardare veramente. Ne
mette a nudo la struttura formale per rivelarne la consistenza e dare
forma alla sua immaginazione, nobilitandone i materiali poveri e
trasformando in simboli la quotidianità. 
</p>



<p>Ogni singolo frammento ha impresso la
storia di un volto e di esperienze, ma anche di adattamento e di
fatiche, di coraggio e di determinazione, diventando emblemi di
un’apertura verso nuovi significati e verso una nuova vita. Ogni
opera riprende una manualità e una tradizione artistica semplice e
comunicativa in cui confluiscono i linguaggi dei popoli migranti, in
parte africani, inventivi e vitali, fortemente colorati e
scarnificati, intrisi di una sacralità mistica, realizzati mediante
l’assemblaggio di materiali di riciclo: un mondo poetico che
manifesta un bisogno di pace e di armonia e che desidera affermare la
dignità di tutti i popoli. 
</p>



<p>L’opera d’arte diventa così luogo della memoria, perché consente di cogliere e comunicare il significato profondo degli eventi, stimolando una riflessione comune, enunciando il dramma di tante esistenze ma anche il presagio del potere salvifico della coscienza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="576" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12765" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/TOUROPERATOR-A-RAVENNA2-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>La Sea Watch attracca a Lampedusa. Carola Rackete arrestata</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/06/29/la-sea-watch-attracca-a-lampedusa-carola-rackete-arrestata/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jun 2019 12:19:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>da www.pressenza.org Epilogo drammatico per una vicenda che in due settimane ha spostato l’asticella della disumanità a livelli finora inimmaginabili: stanotte la Sea Watch si è diretta verso il molo commerciale del porto di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
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<p>da www.pressenza.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



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<p>Epilogo drammatico per una vicenda che in due settimane ha spostato l’asticella della disumanità a livelli finora inimmaginabili: stanotte la Sea Watch si è diretta verso il molo commerciale del porto di Lampedusa, non si è fermata all’alt dei finanzieri, ha sfiorato un incidente con una motovedetta che cercava di fermarla e ha attraccato alla banchina.</p>



<p>”Ha deciso la comandante” ha spiegato la &nbsp;portavoce della Ong Giorgia Linardi. “Nonostante l’accordo annunciato a livello europeo e le voci su uno sbarco imminente non ci era stata data alcuna assicurazione, nessuna certezza nonostante avesse dichiarato da 36 ore lo stato di necessità. Era dunque sua responsabilità portare queste persone in salvo. La violazione non è stata del comandante, ma delle autorità che non hanno assistito la nave per sedici giorni.”</p>



<p>Carola Rackete è stata arrestata con l’accusa di resistenza o violenza contro una nave da guerra, con l’ipotesi di violazione dell’articolo 1100 del Codice di navigazione, un reato punito con la reclusione da tre a dieci anni. E’ possibile che le venga contestato anche il tentato naufragio. Come segnala in Facebook Francesco Vignarca della Rete Disarmo, per poterla arrestare hanno dovuto rispolverare un articolo del Codice della Navigazione promulgato nel 1942 (o nel XX come piaceva e ancora piace ad alcuni…) dal “Re d’Italia e d’Albania e Imperatore d’Etiopia”.</p>



<p>All’alba i quaranta naufraghi rimasti a bordo sono finalmente sbarcati e la nave è stata sequestrata.</p>



<p>Ora più che mai ognuno dovrà decidere da che parte stare: da quella di un governo cinico e prepotente, che gioca sulla pelle di persone vulnerabili e bisognose d’aiuto per un puro interesse elettorale, o da quella di chi, come la capitana Carola, mette la salvezza di altri esseri umani al di sopra di ogni considerazione di rischio personale e infrange regole e leggi inique.</p>



<p>La “sbruffoncella” può contare su illustri precedenti: da Antigone, a chi aiutava gli schiavi a fuggire al nord prima della guerra di secessione americana, a quelli che nascondevano ebrei e partigiani durante la seconda guerra mondiale, ai neri americani che si ribellavano alla segregazione razziale con la disubbidienza civile. Perseguitati e spesso uccisi ai loro tempi, oggi sono riconosciuti come eroi e giusti, mentre i loro carnefici vengono considerati esempi dei peggiori momenti dell’umanità. L’augurio è di non dover aspettare il giudizio della storia perché questa distinzione si applichi anche alla storia della Sea Watch e della sua coraggiosa capitana.</p>
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		<title>Sea Watch e non solo: testimonianza di una giornalista-attivista</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 09:39:24 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12718" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1199w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Anna Polo (da www.pressenza.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>Mentre scrivo la drammatica vicenda dei migranti salvati dalla Sea Watch e rimasti bloccati per quasi due settimane in mare nell’ennesimo, cinico braccio di ferro tra Italia e resto d’Europa non si è ancora conclusa, ma avendola seguita con passione mi sento di sottolinearne alcuni aspetti che vanno al di là della cronaca in continua evoluzione.</p>



<p>La campagna di criminalizzazione della solidarietà verso i migranti va avanti ormai da oltre due anni – e non solo in Italia. A ogni nuovo episodio si ha l’impressione di aver toccato il fondo e invece succede qualcosa di ancora più impensabile e ignobile. E non solo nei fatti – migliaia di persone torturate, stuprate e vendute in Libia e quando riescono a scappare da quell’inferno lasciate annegare nel Mediterraneo, altre migliaia ammassate nei campi profughi lungo la rotta balcanica, per non parlare di chi muore nel tentativo di attraversare il blindatissimo confine tra Messico e Stati Uniti – ma anche nei termini usati, nei discorsi sempre più deliranti, volgari, sessisti e violenti e nelle bugie spudorate e senza fine.</p>



<p>Giorgia Meloni propone di affondare la Sea Watch, Salvini la definisce da giorni “nave pirata”, liquida sprezzante la sua capitana Carola Rakete come una “sbruffoncella che fa politica sulla pelle dei migranti” (e lui no?), dichiara “possono restare lì fino a Natale”, invoca la “sacra difesa dei confini della patria”, manco fossimo in guerra, dichiara “mi sono rotto le palle”, come se fosse al bar e ripete ossessivo l’assurdità delle Ong complici degli scafisti. Il proclama bellicoso “Non sbarcheranno mai!” poi sembra più la sparata da gradasso di un comandante che arringa le sue truppe che una dichiarazione realistica (alla fine i migranti salvati sbarcano sempre, ma dopo un’attesa crudele e del tutto inutile).</p>



<p>Il contrasto tra questo linguaggio indegno di un ministro della Repubblica (per fortuna la Meloni non lo è) e le dichiarazioni pacate e coraggiose della capitana della Sea Watch non potrebbe essere più grande: là dove Salvini fa il forte con i deboli, dicendosi pronto a “schierare la forza pubblica” contro persone stremate e vulnerabili, Carola Rakete afferma con semplicità: “So cosa rischio, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”. E il rischio non è da poco, in base al decreto sicurezza appena approvato dal governo: multa fino a 50.000 euro, confisca della nave e incriminazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Eppure, come tutti i Giusti che a cominciare da Antigone nel corso della storia hanno scelto di disobbedire alle leggi inique, nelle sue parole si sente la coerenza di chi mette la salvezza di altri esseri umani al di sopra di tutto, anche con un grande rischio personale.</p>



<p>E’ proprio questo che alla fine alimenta la speranza: chi aiuta e salva i migranti rappresenta oggi l’avanguardia di un’umanità che non vuole arrendersi a politiche brutali, ma tanti altri si stanno unendo a quella che per ora è una minoranza – è vero, inutile negarlo – ma che non lo resterà a lungo. E in questo senso il compito di “verità e giustizia” degli attivisti, dei giornalisti e di chi, come me, è un po’ tutte e due le cose è irrinunciabile e fondamentale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/grazie-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-876775"/></figure></div>



<p>Disegno di&nbsp;Francesco Piobbichi,&nbsp; attivista di Mediterranean Hope e membro del Forum Lampedusa Solidale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-877100"/></figure></div>
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		<title>Campagna #IOACCOLGO</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jun 2019 08:14:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>20 GIUGNO &#8211; GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO Ad ogni balcone la coperta termica simbolo della Campagna #IoAccolgoDibattiti, testimonianze, musica, film e altre iniziative in tante città In occasione del 20 giugno, Giornata Mondiale del&#46;&#46;&#46;</p>
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20 GIUGNO &#8211; GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="620" height="375" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12707" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/unnamed-300x181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p><strong>Ad ogni balcone la coperta termica simbolo della Campagna #IoAccolgo<br>Dibattiti, testimonianze, musica, film e altre iniziative in tante città</strong></p>



<p>In occasione del 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato, la Campagna #IoAccolgo rivolge a tutti/e l’invito a stendere al proprio balcone <strong>una coperta termica</strong>, quelle che vengono usate per proteggere i naufraghi tratti in salvo e che rappresenta l’oggetto simbolo di #IoAccolgo.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>aderisce e divulga l&#8217;appello della Campagna #IOACCOLGO</p>



<p>La scorsa settimana è stata presentata alla stampa la Campagna promossa da 46 organizzazioni sociali, con lo scopo di dare voce e visibilità non solo a tutte quelle esperienze di solidarietà e accoglienza diffuse in ogni zona d’Italia, di cui si sa troppo poco ma anche ai tanti cittadini che condividono questi valori e che vogliono esprimere il proprio dissenso rispetto alla chiusura dei porti, alla legislazione e alle politiche anti-immigrati.<br>Le foto del flash mob a Piazza di Spagna, con la scalinata ricoperta dell’oro delle coperte, ha fatto il giro del mondo e ormai la coperta dorata viene associata nell’immaginario collettivo all’accoglienza, all’uguaglianza e alla solidarietà.</p>



<p>Sono migliaia le esperienze diverse che la Campagna vuole mettere in rete, perché vengano condivise e riprodotte, perché finalmente vengano conosciute, se ne dia notizia, l’opinione pubblica ne prenda consapevolezza.<br>In questi pochi giorni tante sono le nuove adesioni arrivate, le iniziative promosse e molti comitati locali si sono formati nei territori.</p>



<p>Stendere le coperte termiche ai balconi non sarà l’unica azione che caratterizzerà quella Giornata. In tutta Italia sono state organizzati eventi che, con modalità diverse, si collegheranno alla Campagna per ribadire che i diritti o sono uguali per tutti o non sono, che i porti devono essere aperti, che dev’essere potenziato, e non smantellato, un sistema organizzato d’accoglienza e integrazione.</p>



<p><strong>Sul sito della Campagna (<a href="http://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/0qBdNt_2sJapHqv7ED008Ege2cm6nEJWPKvX_t1x21BurZHOmTN6TjJkJIVlG_ottWurYuJGP_KMXQNjKz3kTiQ5RKEd9mvostOZmIXLA5kluBUDchsmceFfuLgOBZQShvzf-WbI8S2R7uC9B-NjM178B2gazA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ioaccolgo.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</strong>&nbsp;il Manifesto sottoscritto dai promotori e tutte le informazioni utili.<br>Sulla pagina FB le foto, i video, le testimonianze, gli appuntamenti.

</p>
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