<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazioni Unite Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/nazioni-unite/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/nazioni-unite/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 Mar 2022 08:17:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>Nazioni Unite Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/nazioni-unite/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Yemen. Almeno un milione di sfollati a Marib</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/03/24/yemen-almeno-un-milione-di-sfollati-a-marib/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2022/03/24/yemen-almeno-un-milione-di-sfollati-a-marib/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2022 08:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[comunitainternazionale]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[dirittointernazionale]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[monitoraggio]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivi]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfamitalia]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[poveri]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[sfollati]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16222</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non vogliamo dimenticare le altre guerre in atto nel mondo e il dramma di altre popolazioni e dei profughi, per cui riprendiamo un articolo di Oxfamitalia.org sul conflitto nello Yemen. Solo a gennaio 43&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/03/24/yemen-almeno-un-milione-di-sfollati-a-marib/">Yemen. Almeno un milione di sfollati a Marib</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non vogliamo dimenticare le altre guerre in atto nel mondo e il dramma di altre popolazioni e dei profughi, per cui riprendiamo un articolo di Oxfamitalia.org sul conflitto nello Yemen.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2022/02/OGB_124470_DSC00441.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2022/02/OGB_124470_DSC00441-800x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Yemen - Omar" class="wp-image-275467"/></a></figure></div>



<h2>Solo a gennaio 43 attacchi hanno colpito obiettivi civili: case, fattorie, campi profughi, infrastrutture essenziali. L’escalation in Yemen ha costretto alla fuga oltre 8 mila persone negli ultimi 2 mesi, più di 100 mila nell’ultimo anno: migliaia di famiglie senza nulla in più di 120 campi profughi, quasi tutti informali.</h2>



<p>Ad un anno esatto dall’escalation degli scontri per la conquista del “ricco” governatorato yemenita di Marib, in Yemen, la situazione umanitaria nell’area è disastrosa. Gli sfollati sono oltre 1 milione, mentre gli scontri non accennano a fermarsi. Con<strong>&nbsp;l’acuirsi del conflitto, dallo scorso febbraio, oltre 100 mila persone hanno abbandonato le proprie case, per cercare scampo dagli attacchi che continuano a colpire obiettivi civili: 43 solo a gennaio, oltre un quinto degli attacchi totali nell’ultimo anno</strong>.</p>



<p><strong>È quanto denunciato oggi Oxfam, che rilancia un appello urgente alla comunità internazionale perché fermi un massacro che non sembra avere fine, facendo pressione sulle parti in conflitto per un immediato cessate il fuoco e riaprendo un dialogo che porti a una pace duratura.</strong></p>



<h2>Un’istantanea dell’orrore causato da 7 anni di guerra</h2>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Ciò che sta accadendo a Marib è un’istantanea dell’orrore e della sofferenza che tutto il popolo yemenita vive da ormai sette anni. –</em>&nbsp;<strong>ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia –</strong>&nbsp;<em>Le vittime civili – arrivate a oltre 18.000 tra morti e feriti – sono solo il danno collaterale di una guerra, che viola ogni regola del diritto internazionale, condannando la popolazione a vivere nell’incubo di bombe e&nbsp;missili sparati via terra.&nbsp;<strong>Nelle ultime settimane sono stati uccisi bambini che badavano agli animali o raccoglievano la legna. A gennaio 8 civili solo a Marib sono esplosi su mine anti-uomo illegali</strong>, disseminate ovunque nei terreni agricoli, lungo le strade o i binari percorsi dagli sfollati che si spostano di continuo attraverso il paese.&nbsp;<strong>Papa Francesco ha recentemente ricordato l’indifferenza della comunità internazionale per la tragedia dello Yemen, gli interessi legati alla vendita delle armi, lanciando un nuovo appello per la pace.”</strong>.</em></p></blockquote>



<h2>Vivere in un campo profughi sotto le bombe</h2>



<p><strong>Al momento nel governatorato di Marib&nbsp;<a href="https://reliefweb.int/report/yemen/yemen-thousands-desperate-food-water-and-shelter-conflict-hit-marib?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si contano tra 120 e 150 campi informali e ufficiali</a>, in cui quasi 2 milioni di profughi trovano riparo</strong>&nbsp;(secondo le stime delle autorità locali)<strong>. Uomini, donne e bambini spesso scappati già 5 o 6 volte dai luoghi in cui avevano trovato una sistemazione.</strong></p>



<p><strong>Salem&nbsp;</strong>(nome di fantasia)<strong>, con suo figlio Omar e i suoi fratelli vivono nel campo di Alswidan, alla periferia di Marib.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>&nbsp;“Viviamo con la paura che gli attacchi possano colpire il campo in qualsiasi momento, ma andarsene è troppo pericoloso</em>. – racconta Salem –&nbsp;<strong><em>Prima sentivamo cadere le bombe nelle vicinanze, ma gli ultimi attacchi sono arrivati fin qui. Di notte sento i miei figli che hanno dai 4 ai 10 anni gridare nel sonno “spara”, parlare di guerra. A volte il terrore li travolge al punto che istintivamente si alzano dal letto e cercano di fuggire dalla tenda.”</em></strong></p><p><em>“Avevamo costruito una casa nel nostro villaggio, ma abbiamo dovuto lasciare tutto quello che avevamo”,&nbsp;</em><strong>aggiunge Omar,</strong>&nbsp;che sogna di tornare nella sua casa e fare una vita normale.</p></blockquote>



<h2>L’85% degli sfollati non riesce a far fronte alle spese quotidiane</h2>



<p><strong>Secondo le stime delle Nazioni Unite l’85% delle famiglie sfollate non riesce a far fronte alle spese quotidiane</strong>&nbsp;o pagarsi una casa (gli affitti a Marib sono diventati proibitivi), perché trovare un lavoro è pressoché impossibile.&nbsp;<strong>In molti anzi vivono con la costante paura di essere sfrattati dai terreni privati, dove vengono allestiti campi di fortuna in 9 casi su 10. Svalutazione della moneta yemenita e carenza di carburante hanno fatto il resto, con i prezzi di cibo e medicinali più che raddoppiati e famiglie costrette a indebitarsi per far fronte ai bisogni essenziali di ogni giorno.</strong></p>



<p>Intanto lo Yemen è nel pieno della quarta ondata di contagi da Covid19 e gran parte degli sfollati non ha accesso ad acqua pulita e servizi igienico- sanitari.&nbsp;<strong>Con solo metà delle strutture sanitarie in funzione 2 yemeniti su 3, oltre 20 milioni di persone, non può contare su nessun servizio sanitario.</strong></p>



<h2>La comunità internazionale ripristini il monitoraggio sulle violazioni dei diritti umani</h2>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Le Nazioni Unite hanno di recente ribadito alle parti in conflitto l’obbligo di rispettare il diritto internazionale, che proibisce gli attacchi sproporzionati e richiede che vengano prese tutte le precauzioni possibili per evitare danni ai civili.</em>&nbsp;–&nbsp; conclude Pezzati –&nbsp;<em>Tuttavia da quando a ottobre è stato sciolto il Gruppo di eminenti esperti sullo Yemen – l’organismo nominato dalle Nazioni Unite, responsabile del monitoraggio delle violazioni dei diritti umani in Yemen –non esiste più alcun controllo sulle ripetute violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti in conflitto, che senza eccezione sono state responsabili di vittime civili”.</em></p></blockquote>



<p><em>&nbsp;</em>Da qui l’appello urgente di Oxfam perché, oltre a lavorare per una pace duratura, la comunità internazionale riattivi quanto prima un sistema di monitoraggio sulle violazioni.</p>



<h2>La risposta di Oxfam a fianco della popolazione</h2>



<p>Oxfam è al lavoro a Marib per garantire l’accesso all’acqua alla popolazione, ricostruire servizi igienico-sanitari e infrastrutture idriche essenziali, fornire aiuti diretti alle fasce più vulnerabili per l’acquisto di beni di prima necessità. Nell’ultimo anno Oxfam qui ha soccorso 95.928 persone.</p>



<p></p>



<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/03/24/yemen-almeno-un-milione-di-sfollati-a-marib/">Yemen. Almeno un milione di sfollati a Marib</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2022/03/24/yemen-almeno-un-milione-di-sfollati-a-marib/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La complessa realtà del Mali</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/08/17/la-complessa-realta-del-mali/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/08/17/la-complessa-realta-del-mali/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2020 08:47:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[autorità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[crimini]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Mali]]></category>
		<category><![CDATA[miliziani]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[popolazioni]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[reati]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14505</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Il presente articolo ha come fine quello di condividere informazioni in merito alla dura e complessa realtà che ormai da molti anni abita e affligge il Mali. Non si sente troppo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/08/17/la-complessa-realta-del-mali/">La complessa realtà del Mali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="533" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/mali-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14507" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/mali-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/mali-2-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/mali-2-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p></p>



<p>Il presente articolo ha come fine quello di condividere informazioni in merito alla dura e complessa realtà che ormai da molti anni abita e affligge il Mali. Non si sente troppo parlare di questo territorio e delle sue sfide, e per questo motivo, l’autrice ha deciso di puntare i riflettori in questa direzione.</p>



<p>La missione di stabilizzazione integrata multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA) è stata istituita con la risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza ONU del 25 aprile 2013 per sostenere i processi politici in quel paese e svolgere una serie di compiti relativi alla sicurezza. Alla missione è stato chiesto di sostenere le autorità di transizione del Mali nella stabilizzazione del paese e nell&#8217;attuazione della tabella di marcia transitoria. Adottando ad unanimità la risoluzione 2164 del 25 giugno 2014, il Consiglio ha inoltre deciso che la Missione dovrebbe concentrarsi su compiti quali garantire la sicurezza, la stabilizzazione e la protezione dei civili; sostenere il dialogo politico e la riconciliazione nazionale; e assistere il ripristino dell&#8217;autorità statale, la ricostruzione del settore della sicurezza e la promozione e protezione dei diritti umani in quel paese.</p>



<p>“Nel Mali centrale, ho osservato un accumulo di fallimenti di sicurezza, giudiziari e amministrativi che facilita l&#8217;impunità di violenza di massa. Le forze armate maliane e il MINUSMA non sono riusciti a fornire un&#8217;adeguata sicurezza ai civili della regione&#8221;, ha affermato Alioune Tine, esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Mali, in una dichiarazione in seguito alla sua visita al paese. Ha inoltre aggiunto che i civili sono stati vittime di organizzazioni criminali transnazionali, gruppi terroristici e milizie armate che stanno afferrando il controllo della regione. All&#8217;esperto in diritti umani è stato detto che gli autori di precedenti attacchi in diverse regioni non sono stati ritenuti responsabili, rendendo l&#8217;impunità come uno dei fattori aggravanti dell&#8217;attuale violenza.</p>



<p>La situazione dei diritti umani in Mali è peggiorata nel 2019, poiché centinaia di civili sono stati uccisi in numerosi incidenti da gruppi etnici di autodifesa, la maggior parte per il loro percepito sostegno ai gruppi islamisti, e gli attacchi di islamisti armati si sono intensificati nelle parti settentrionali e centrali della contea alleata di Al- Qaeda e dello Stato islamico; e servizi di sicurezza maliani, forze di pace, forze internazionali e sempre più civili sono stati presi di mira. Le forze di sicurezza maliane hanno sottoposto numerosi sospettati a gravi maltrattamenti e molti sono morti in custodia o sono scomparsi con la forza.</p>



<p>Oltre 85.000 civili sono fuggiti dalle loro case a causa della violenza nel 2019. Le agenzie umanitarie sono state attaccate, in gran parte da banditi, minando la loro capacità di fornire aiuti.</p>



<p>Le atrocità contro i civili e il deterioramento della situazione della sicurezza nel Sahel hanno attirato una significativa attenzione da parte dei partner internazionali del Mali, in particolare le Nazioni Unite, la Francia, la Germania, l&#8217;Unione Europea e gli Stati Uniti. Questi attori denunciavano regolarmente atrocità attraverso dichiarazioni pubbliche ma sono stati incoerenti nelle loro richieste di responsabilità.</p>



<p>Nel corso del 2019, almeno 400 civili sono stati uccisi in incidenti di violenza comunitaria nel Mali centrale e settentrionale. La violenza ha contrapposto gruppi di autodifesa allineati etnicamente con comunità etniche Peuhl o Fulani accusate di sostenere gruppi armati islamisti. Gli attacchi più letali nel Mali centrale furono perpetrati dai miliziani Dogon, inclusa la peggiore atrocità nella storia recente del Mali, poiché almeno 150 civili furono massacrati il ​​23 marzo nel villaggio di Ogossagou; un attacco del 1 ° gennaio al villaggio di Koulogon ha ucciso 37 civili e gli attacchi di giugno nei villaggi di Bologo e Saran hanno lasciato oltre 20 morti. Dopo il massacro di Ogossagou, il governo ha promesso ma non è riuscito a disarmare e sciogliere la milizia implicata. I miliziani di Peuhl furono implicati nel massacro del 9 giugno di 35 civili Dogon nel villaggio di Sobane-da.</p>



<p>Gli attacchi di islamisti armati alleati di Al Qaeda e, in misura minore, della consociata dello Stato islamista nel Sahel, hanno ucciso oltre 150 civili, nonché decine di forze governative e almeno 16 missioni multidimensionali di stabilizzazione integrata delle Nazioni Unite in Mali, incluso l&#8217;attacco del 20 gennaio alla base ONU di Aguelhok che ha ucciso 11 peacekeeper ciadiani.</p>



<p>Oltre 50 civili sono stati uccisi da ordigni esplosivi improvvisati piantati su strade, specialmente nel Mali centrale. Il 3 settembre, un&#8217;esplosione ha ucciso 14 passeggeri di autobus vicino a Dallah e un attacco di giugno vicino a Yoro ne ha uccisi 11.</p>



<p>Gli islamisti armati hanno continuato a minacciare e talvolta ad uccidere i leader locali ritenuti collaboratori del governo e hanno anche imposto la loro versione della Sharia (legge islamica) attraverso tribunali che non aderivano a standard di giusto processo.</p>



<p>Dalla fine del 2018, numerosi uomini detenuti dalle forze di sicurezza durante operazioni di antiterrorismo sono stati sottoposti a sparizione forzata, cinque sono stati presumibilmente giustiziati o sono morti sotto custodia e dozzine di altri sono stati sottoposti a gravi maltrattamenti in detenzione. Numerosi uomini accusati di reati legati al terrorismo sono stati arrestati dall&#8217;agenzia di intelligence nazionale in strutture di detenzione non autorizzate e senza rispetto per l’equo processo.</p>



<p>Oltre 150 bambini sono stati uccisi durante la violenza in comunità. Il Fondo delle Nazioni Unite per l&#8217;Infanzia (UNICEF) ha segnalato 99 casi di reclutamento e utilizzo di bambini da parte di gruppi armati nei primi sei mesi del 2019, più del doppio di quelli segnalati l&#8217;anno precedente. Oltre 900 scuole sono rimaste chiuse e a 270.000 bambini sono stati negati il ​​diritto all&#8217;istruzione e allo sfollamento.</p>



<p>La magistratura maliana è rimasta afflitta da negligenza e cattiva gestione e molti posti nel Mali settentrionale e centrale sono stati abbandonati a causa dell&#8217;insicurezza. Centinaia di detenuti sono stati trattenuti in detenzione preventiva estesa a causa dell&#8217;incapacità dei tribunali di trattare adeguatamente i casi. Il ministro della giustizia Malick Coulibaly, nominato a maggio, ha preso provvedimenti concreti per migliorare le condizioni carcerarie e ha promesso di migliorare l&#8217;accesso alla giustizia e di compiere progressi nei casi di atrocità. Il mandato dell&#8217;unità giudiziaria specializzata contro il terrorismo e il crimine organizzato transnazionale, istituito dalla legge nel 2013, è stato ampliato a luglio per includere i crimini internazionali in materia di diritti umani. A ottobre, il governo ha prorogato di un anno lo stato di emergenza, dichiarato per la prima volta nel 2015. Lo stato di emergenza conferisce ai servizi di sicurezza ulteriore autorità e limita le riunioni pubbliche.</p>



<p>Vi sono stati scarsi progressi nel fornire giustizia per le atrocità commesse nel 2012-2013, tuttavia sono state avviate diverse indagini da parte dei tribunali locali e dell&#8217;unità giudiziaria specializzata. Gruppi locali hanno affermato che il governo è riluttante a mettere in discussione o accusare i leader della milizia implicati in modo credibile nei massacri, favorendo gli sforzi di riconciliazione a breve termine previsti per mitigare la tensione comunitaria. Al contrario, l&#8217;unità specializzata ha indagato attivamente su oltre 200 casi legati al terrorismo e nel 2018 ha completato 10 processi. La Commissione nazionale per i diritti umani (CNDH) ha indagato su alcuni abusi, ha emesso numerosi comunicati, ha visitato i centri di detenzione e ha istituito un programma per fornire supporto legale agli indigenti.</p>



<p>La Commissione per la verità, la giustizia e la riconciliazione, istituita nel 2014 per indagare sui crimini e sulle cause profonde della violenza dal 1960, ha raccolto oltre 14.000 vittime e testimonianze, ma la sua credibilità è stata indebolita dall&#8217;inclusione dei membri del gruppo armato e dall&#8217;esclusione dei rappresentanti delle vittime. Francia e Stati Uniti hanno guidato le questioni militari, l&#8217;UE quelle relative alla formazione e alla riforma del settore della sicurezza, mentre le Nazioni Unite si sono focalizzate sulle vicende relative allo stato di diritto e alla stabilità politica.</p>



<p>L&#8217;operazione Barkhane, la forza antiterrorismo regionale francese di 4.500 membri, ha condotto numerose operazioni in Mali. La missione di formazione dell&#8217;UE in Mali (EUTM) e la missione di rafforzamento delle capacità dell&#8217;UE (EUCAP), hanno continuato a formare e consigliare le forze di sicurezza del Mali.</p>



<p>MINUSMA ha significativamente supportato il governo, anche nelle indagini sulle atrocità, negli sforzi di riconciliazione della comunità e nel pattugliamento. Tuttavia, il suo solido mandato di protezione civile è stato messo in discussione a causa di persistenti attacchi contro le forze di pace e la mancanza di attrezzature.</p>



<p>La Commissione internazionale d&#8217;inchiesta, istituita nel 2018 dal segretario generale delle Nazioni Unite come previsto dall&#8217;accordo di pace del 2015, ha indagato su gravi violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario commesse tra il 2012 e gennaio 2018. A giugno, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato e rafforzato il mandato di MINUSMA includendo il deterioramento della situazione della sicurezza nel centro del Mali come seconda priorità strategica. Il Tribunale penale internazionale (ICC) ha continuato le indagini, iniziate nel 2013, su presunti crimini di guerra commessi in Mali. L’investigazione è stata richiesta dal governo del Mali nel luglio 2012. Il 27 settembre 2016, al-Mahdi è stato condannato a nove anni di prigione per la distruzione del patrimonio culturale mondiale nella città malese di Timbuktu. Almeno nove mausolei e una moschea furono distrutti.</p>



<p>La lotta ad una realtà maliana fatta di tolleranza, dialogo, rispetto per i diritti umani e libertà fondamentali e conformità con il diritto internazionale è ancora attuale, giornaliera; e tali sforzi non includono unicamente gli attori domestici, ma anche quelli internazionali. Per questi motivi, è importante essere a conoscenza degli sviluppi che possono influenzare fortemente la storia di un paese, il suo presente e futuro.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/08/17/la-complessa-realta-del-mali/">La complessa realtà del Mali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/08/17/la-complessa-realta-del-mali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Un pilastro dimenticato</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/02/12/imprese-e-diritti-umani-un-pilastro-dimenticato/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/02/12/imprese-e-diritti-umani-un-pilastro-dimenticato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 08:01:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Imprese e Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[barriere]]></category>
		<category><![CDATA[CEO]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[garanzie]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governance]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legislazioni]]></category>
		<category><![CDATA[multinazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[OCSE]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[rimedio]]></category>
		<category><![CDATA[rispetto]]></category>
		<category><![CDATA[rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Stati]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=13623</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Grillo Come abbiamo già ricordato, gli UN Guidelines Principles on business and human rights delle Nazioni Unite (noti come UNGP o Ruggie Principles) sono stati sviluppati nel 2008 dal rappresentante speciale del&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/02/12/imprese-e-diritti-umani-un-pilastro-dimenticato/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Un pilastro dimenticato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="640" height="426" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/qqqqqq.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13624" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/qqqqqq.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/qqqqqq-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p>di Cecilia Grillo</p>



<p>Come abbiamo già ricordato, gli UN <em>Guidelines Principles on business and human rights </em>delle Nazioni Unite (noti come UNGP o Ruggie <em>Principles</em>) sono stati sviluppati nel 2008 dal rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, John Ruggie, e approvati dal Consiglio dei diritti umani nel 2011.  </p>



<p>Gli
UNGP e i tre Pilastri hanno ricevuto riconoscimento e accettazione da
parte di Stati, Organizzazioni Internazionali, società civile e
multinazionali, assumendo il rango di <em>standard</em>
a livello internazionale in materia di imprese e diritti umani.</p>



<p>Il
terzo Pilastro, che tutela la garanzia dell’accesso a rimedi in
caso di violazione di diritti umani, ha un ruolo fondamentale con
specifico riferimento all’impatto sui diritti umani derivante dalle
attività delle imprese, sia in relazione all’obbligo degli Stati
di garantire l’accesso alla giustizia per le vittime di abusi, di
cui al terzo Pilastro, che all’obbligo dello Stato di proteggere
sancito dal primo Pilastro. La garanzia dell’accesso ad un rimedio
è un elemento chiave tramite cui lo Stato soddisfa il proprio
obbligo di proteggere gli individui dalle violazioni dei diritti
umani riconducibili alle attività delle imprese. 
</p>



<p>Infatti
anche laddove Stati e imprese faranno del loro meglio per attuare i
Principi Guida, gli impatti negativi sui diritti umani possono
comunque derivare dalle operazioni societarie. Pertanto, i soggetti
interessati devono essere in grado di chiedere un risarcimento
attraverso efficaci meccanismi di ricorso giudiziario e non
giudiziario. Il terzo Pilastro dei Principi guida stabilisce che tali
meccanismi possono essere rafforzati sia dagli Stati che dalle
imprese:</p>



<ul><li>come
	parte del loro dovere di protezione, gli Stati devono adottare le
	misure appropriate per garantire che, quando si verificano abusi, le
	vittime abbiano accesso a efficaci meccanismi giudiziari e non
	giudiziari;
	</li><li>devono
	essere previsti meccanismi operativi sia a livello nazionale sia
	facenti parte di iniziative <em>multistakeholder</em>
	o di istituzioni internazionali;
	</li><li>tutti
	i meccanismi di reclamo non giudiziari dovrebbero soddisfare i
	criteri chiave di efficacia essendo legittimi, accessibili,
	prevedibili, equi e trasparenti.
</li></ul>



<p>I
tre Pilastri hanno il ruolo fondamentale di proteggere, rispettare e
porre rimedio alle violazioni dei diritti umani, tuttavia il terzo
Pilastro, il cosiddetto “<em>Access
to Remedy”</em>,
è stato spesso definito quale Pilastro “dimenticato”. 
</p>



<p>Infatti
durante l’attuazione dei Principi Guida per mezzo di strumenti
quali <em>policy</em>
e regolamenti, l’enfasi è stata riposta essenzialmente sui primi
due Pilastri tralasciando il procedimento di accesso ai rimedi e non
considerando che, in assenza di meccanismi utilizzabili dalle vittime
sul piano interno o internazionale, il riconoscimento di tale diritto
rischierebbe di rimanere una semplice ‘lettera morta’.</p>



<p>Una
delle problematiche sollevate in relazione al terzo Pilastro dei
Principi Guida è rappresentata dalla sfida di fornire rimedi
efficaci per le vittime, in particolare rimedi giudiziari alle
vittime che hanno subito violazioni da parte di società
transnazionali che operano globalmente.</p>



<p>I
Principi Guida del terzo Pilastro paiono infatti più efficaci
nell’identificare un accesso inadeguato al rimedio giudiziario che
nel predisporlo, e si prefiggono di identificare gli ostacoli e
incoraggiare gli Stati a superarli, tuttavia non essendo in grado di
garantire tale concreta realizzazione nella pratica.</p>



<p>Il
Principio Guida no. 26 prevede che gli Stati debbano adottare misure
per garantire l’accesso da parte delle vittime ai rimedi, non
riuscendo tuttavia a fornire una guida chiara su come superare gli
ostacoli procedurali e sostanziali all’attuazione dei rimedi da
parte dello Stato e a elaborare “lacune di <em>governance</em>”
per assistere gli Stati nell’attuazione di meccanismi volti a
evitare che le loro imprese violino i diritti umani all’estero. 
</p>



<p>Essendo
tale Pilastro stato “dimenticato”, gli UNGP da soli non saranno
in grado di garantire l’accesso ai rimedi: il dovere di un’impresa
di rispettare i diritti umani risulta insignificante se alle vittime
non è dato accesso al rimedio in caso di violazione della legge
locale da parte della multinazionale stessa. E ancora, il dovere
dello Stato di proteggere dalle violazioni dei diritti umani
fallirebbe se le vittime non fossero in grado di contestare il
comportamento dello stesso assicurando che soddisfi gli <em>standard</em>
legislativi nazionali e internazionali. Gli UNGP avranno un impatto
limitato finché non saranno in grado di migliorare l’accesso ai
rimedi in caso di violazioni dei diritti umani.</p>



<p>L’obbligo
di proteggere che ricade in capo agli Stati richiede loro di
effettuare una attività di valutazione circa l’efficacia del
proprio sistema giuridico, al fine di individuare le barriere
esistenti e determinare le misure per eliminarle in modo da
consentire alle vittime di poter esercitare il proprio diritto di
accesso a rimedi effettivi ed efficaci.</p>



<p>Infatti,
il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani ha
dichiarato che le vittime “<em>should
be able to seek, obtain and enforce bouquet of remedies”,</em>
sottolineando che ciò che è fondamentale è che sia i meccanismi
giudiziari che quelli non giudiziari dovrebbero essere in grado di
“<em>providing
effective remedies in practice</em>”:
è urgente mettere in atto uno sforzo concreto per sviluppare e
proteggere solidi rimedi in relazione alle violazioni dei diritti
umani legati alle attività di impresa.</p>



<p>Si
è sempre maggiormente sviluppato, da parte degli attori
internazionali, un <em>focus</em>
sul terzo Pilastro, ad esempio, l’Ufficio dell’Alto commissariato
delle Nazioni Unite per i diritti umani ha istituito il progetto
“Responsabilità e rimedi” che esamina le barriere che i
denuncianti devono affrontare nell’accedere alla giustizia e nel
vedere i propri diritti garantiti per mezzo dei rimedi attuati dalle
imprese, fornendo oltretutto esempi di meccanismi non giudiziari che
possono essere implementati dagli Stati, quali “ispettorati del
lavoro; tribunali del lavoro; organismi di protezione della <em>privacy</em>
e dei dati; l’istituzione di mediatori statali; enti di salute e
sicurezza pubblica; e istituzioni nazionali per i diritti umani”. 
</p>



<p>Nonostante
molti <em>stakeholders</em>
si siano concentrati sulla costruzione di meccanismi non giudiziari
più resistenti, questi ultimi sovente non sono stati in grado di
soddisfare le esigenze dei soggetti e delle comunità interessate. La
progettazione e l’implementazione di meccanismi di reclamo non
giudiziari sia statali che aziendali hanno creato limitazioni in
materia di applicazione, indipendenza e trasparenza degli stessi. 
</p>



<p>Ad
esempio, la ricerca condotta dall’OCSE Watch sul sistema relativo
ai punti di contatto nazionali (PCN) evidenzia le scarse prestazioni
dell’organismo nella gestione dei reclami in materia di diritti
umani, sussistendo una serie di barriere pratiche e procedurali
all’interno del sistema PNC tra cui, <em>inter
alia</em>,
mancanza di accessibilità, imparzialità, conformità con le
tempistiche procedurali e trasparenza: dopo quasi 20 anni di
attività, il sistema PNC non è riuscito a fornire una via di
ricorso efficace per le vittime di violazioni dei diritti umani da
parte delle società.</p>



<p>E
ancora, se è vero che sono stati implementati piani d’azione
nazionale (PAN) in materia di imprese e diritti umani, è anche vero
che la maggior parte dei PAN pubblicati non sia stata in grado di
garantire adeguate protezioni dei diritti umani e che generalmente
fornisca misure inadeguate al fine di garantire l’accesso a ricorsi
giudiziari. 
</p>



<p>Certamente
le barriere giuridiche e procedurali rendono difficile l’attuazione
dei rimedi giudiziari, inclusi i costi delle controversie, le
scadenze temporali per la presentazione di richieste di risarcimento,
nonché le questioni che incidono sulla competenza permanente ed
extraterritoriale, tuttavia gli Stati sono tenuti ad esplorare le
opportunità presenti al fine di rafforzare e sviluppare legislazioni
e politiche in grado di superare tali ostacoli.</p>



<p>In
quanto membri della società civile è necessario appoggiare lo
sviluppo di soluzioni praticabili in grado di abbattere le barriere
(<em>i.e.</em>
la responsabilità limitata delle società madri per le azioni delle
loro filiali) ed attuare forme efficaci di rimedio. 
</p>



<p>I
Principi Guida dovrebbero stabilire rimedi globali che siano
giuridicamente vincolanti e coerenti con gli obblighi in materia di
diritti umani degli Stati e delle imprese sia nello stato ospitante
che nello Stato di origine. 
</p>



<p>La
più grande minaccia per gli UNGP è se tali rimedi rimarranno
dimenticati, se gli Stati non riusciranno a garantire la protezione o
l’estensione di forti meccanismi giudiziari e le imprese ad
allineare i propri processi agli <em>standard</em>
internazionali sui diritti umani. Non ci sono diritti senza rimedi:
gli Stati devono guidare a garantire che i rimedi non siano più
illusori, ma reali.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/02/12/imprese-e-diritti-umani-un-pilastro-dimenticato/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Un pilastro dimenticato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/02/12/imprese-e-diritti-umani-un-pilastro-dimenticato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Corte Internazionale di Giustizia si pronuncia in merito al caso dei Rohingya in Myanmar</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/02/07/la-corte-internazionale-di-giustizia-si-pronuncia-in-merito-al-caso-dei-rohingya-in-myanmar/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/02/07/la-corte-internazionale-di-giustizia-si-pronuncia-in-merito-al-caso-dei-rohingya-in-myanmar/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 07:58:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirttiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[abusi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Aung San Suu Kyi]]></category>
		<category><![CDATA[circolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Corte]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[etnia]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Rohingya]]></category>
		<category><![CDATA[servizi]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=13610</guid>

					<description><![CDATA[<p>L di Nicole Fraccaroli L&#8217;ordinanza della Corte internazionale di Giustizia (CIG) del 23 gennaio 2020, che impone il Myanmar a prevenire tutti gli atti di genocidio contro i musulmani Rohingya è fondamentale per proteggere&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/02/07/la-corte-internazionale-di-giustizia-si-pronuncia-in-merito-al-caso-dei-rohingya-in-myanmar/">La Corte Internazionale di Giustizia si pronuncia in merito al caso dei Rohingya in Myanmar</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="660" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13611" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-768x495.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>L&#8217;ordinanza della Corte internazionale di Giustizia (CIG) del 23 gennaio 2020, che impone il Myanmar a prevenire tutti gli atti di genocidio contro i musulmani Rohingya è fondamentale per proteggere i rimanenti Rohingya nello stato di Rakhine, ha affermato Human Rights Watch. Il tribunale ha adottato all&#8217;unanimità &#8220;misure provvisorie&#8221; che impongono al Myanmar di prevenire il genocidio e prendere provvedimenti per conservare le prove.  </p>



<p>L&#8217;esercito
del Myanmar ha commesso ampie atrocità contro i Rohingya, tra cui
omicidio, stupro e incendio doloso, che hanno raggiunto il picco
durante la sua campagna di pulizia etnica alla fine del 2017,
costringendo oltre 740.000 Rohingya a fuggire in Bangladesh. Nel
settembre 2019, la Missione Internazionale Indipendente di ricerca di
fatti sostenuta dalle Nazioni Unite sul Myanmar ha scoperto che i
600.000 Rohingya rimasti in Myanmar &#8220;potrebbero essere più
minacciati che mai di genocidio&#8221;. 
</p>



<p>&#8220;L&#8217;ordine
della CIG in Myanmar a prendere provvedimenti concreti per prevenire
il genocidio dei Rohingya è un passo fondamentale per fermare
ulteriori atrocità contro alcune delle persone più perseguitate al
mondo&#8221;, ha affermato Param-Preet Singh, direttore associato
della giustizia internazionale di Human Rights Watch. &#8220;I governi
interessati e gli organismi delle Nazioni Unite dovrebbero garantire
che l&#8217;ordine venga eseguito mentre il caso del genocidio avanza&#8221;.</p>



<p> L&#8217;ordinanza
fa seguito all&#8217;applicazione, da parte del Gambia l&#8217;11 novembre 2019,
alla corte sostenendo che gli abusi da parte dell&#8217;esercito del
Myanmar nello stato di Rakhine contro i Rohingya violano la
Convenzione sulla Prevenzione e la Punizione del Crimine di Genocidio
e cercano urgentemente misure provvisorie. La CIG ha tenuto udienze
sulla richiesta di misure provvisorie dal Gambia a dicembre. 
</p>



<p>L&#8217;ordine
delle misure provvisorie della CIG è giuridicamente vincolante per
le parti. A novembre, il Myanmar ha esplicitamente riconosciuto
l&#8217;autorità del Tribunale e, a dicembre, Aung San Suu Kyi, in
rappresentanza del Myanmar davanti alla Corte nella sua veste di
Ministro degli Esteri, ha riconosciuto il ruolo della Corte come
&#8220;rifugio vitale della giustizia internazionale&#8221;. 
</p>



<p>Il
tribunale ha ordinato all&#8217;unanimità il Myanmar di prevenire tutti
gli atti ai sensi dell&#8217;articolo 2 della Convenzione sul genocidio,
garantire che i suoi militari non commettano genocidi e adottare
misure efficaci per preservare le prove relative al caso del
genocidio sottostante. Il Tribunale ha inoltre ordinato al Myanmar di
riferire in merito alla sua attuazione dell&#8217;ordine entro quattro
mesi, e successivamente ogni sei mesi. 
</p>



<p>Ai
sensi dell&#8217;articolo 41, paragrafo 2, dello statuto della CIG, le
misure provvisorie del Tribunale vengono automaticamente inviate al
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Un tale ordine aumenterà
la pressione sul Consiglio al fine di intraprendere azioni concrete
in Myanmar. Ad esempio, il Consiglio di Sicurezza potrebbe approvare
una risoluzione che dirige il Myanmar a revocare le restrizioni alla
libertà di movimento dei Rohingya, eliminare le restrizioni non
necessarie all&#8217;accesso umanitario allo stato di Rakhine, abrogare le
leggi discriminatorie e vietare le pratiche che limitano l&#8217;accesso
dei Rohingya all&#8217;istruzione, all&#8217;assistenza sanitaria e ai mezzi di
sussistenza. Finora il Consiglio di Sicurezza non ha intrapreso
azioni significative sul Myanmar, in parte a causa dell&#8217;apparente
volontà della Russia e della Cina di impiegare il proprio diritti di
veto per proteggere il governo e le forze armate del Myanmar. 
</p>



<p>Anche
con un Consiglio di Sicurezza bloccato, il segretario generale delle
Nazioni Unite Antonio Guterres potrebbe sottoporre la questione del
Myanmar al Consiglio ai sensi dell&#8217;articolo 99 della Carta delle
Nazioni Unite. Il 2 settembre 2017, Guterres ha scritto una lettera
al Presidente del Consiglio di Sicurezza invitando il consiglio ad
&#8220;agire con moderazione e calma per evitare una catastrofe
umanitaria&#8221;, e per &#8220;il pieno rispetto dei diritti umani e
del diritto umanitario internazionale, di fornire assistenza
umanitaria ai bisognosi senza interruzioni. &#8221; 
</p>



<p>Altri
organi delle Nazioni Unite avrebbero le capacità ed i mezzi
necessari per prendere provvedimenti per rafforzare l&#8217;ordine. Il
Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e l&#8217;Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, per esempio, potrebbero approvare
risoluzioni che invitano il Myanmar a rispettare i termini. Ciò
potrebbe, di conseguenza, spingere altri Paesi ad agire concretamente
nelle loro relazioni bilaterali con il Myanmar.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/02/07/la-corte-internazionale-di-giustizia-si-pronuncia-in-merito-al-caso-dei-rohingya-in-myanmar/">La Corte Internazionale di Giustizia si pronuncia in merito al caso dei Rohingya in Myanmar</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/02/07/la-corte-internazionale-di-giustizia-si-pronuncia-in-merito-al-caso-dei-rohingya-in-myanmar/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Nazioni Unite, considerazioni sulla nuova bozza del trattato su diritti umani e imprese﻿</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/15/imprese-e-diritti-umani-nazioni-unite-considerazioni-sulla-nuova-bozza-del-trattato-su-diritti-umani-e-imprese%ef%bb%bf/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/15/imprese-e-diritti-umani-nazioni-unite-considerazioni-sulla-nuova-bozza-del-trattato-su-diritti-umani-e-imprese%ef%bb%bf/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 08:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Ginevra]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governi]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[legislazione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[norme]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[protocollo]]></category>
		<category><![CDATA[reati]]></category>
		<category><![CDATA[risorse]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
		<category><![CDATA[trattato]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=13136</guid>

					<description><![CDATA[<p>N di Fabiana Brigante Un ulteriore passo in avanti si è registrato nel percorso verso la conclusione di un trattato in materia di diritti umani e imprese. Il gruppo di lavoro intergovernativo del&#160;Consiglio per&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/15/imprese-e-diritti-umani-nazioni-unite-considerazioni-sulla-nuova-bozza-del-trattato-su-diritti-umani-e-imprese%ef%bb%bf/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Nazioni Unite, considerazioni sulla nuova bozza del trattato su diritti umani e imprese﻿</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="710" height="232" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/43480157534_c3ce2fcd45_o-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13137" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/43480157534_c3ce2fcd45_o-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 710w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/43480157534_c3ce2fcd45_o-1-300x98.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /></figure></div>



<p><strong>N</strong></p>



<p>di
Fabiana Brigante</p>



<p>Un
ulteriore passo in avanti si è registrato nel percorso verso la
conclusione di un trattato in materia di diritti umani e imprese. Il
gruppo di lavoro intergovernativo del&nbsp;Consiglio
per i diritti umani&nbsp;delle
Nazioni Unite ha infatti approvato una nuova bozza che verrà
discussa durante il <em>Business
and Human Rights Forum</em>
che si terrà a Ginevra dal 14 al 18 ottobre. 
</p>



<p>Sono
passati cinque anni da quando nel luglio 2014 il Consiglio dei
diritti umani delle Nazioni Unite ha votato per la prima volta
l’inizio delle negoziazioni allo scopo di creare uno strumento
giuridicamente vincolante che regoli le attività commerciali al fine
di assicurare che esse si svolgano nel pieno rispetto dei diritti
fondamentali. 
</p>



<p>Nella
presente rubrica già si era discusso della pubblicazione, nel luglio
2018, della prima bozza ufficiale del trattato. Il <em>Draft
Zero</em>
è stato oggetto di animati dibattiti tra società civile,
accademici, governi ed imprese. Tale bozza, rivisitata a seguito
delle numerose consultazioni e trattative tra i diversi attori in
gioco durante le precedenti sessioni sul tema in seno alle Nazioni
Unite, servirà da canovaccio per gli ulteriori negoziati che si
terranno a Ginevra nei prossimi giorni. 
</p>



<p>Scopo
dichiarato del trattato, così come enunciato nell’articolo 2, è
quello di “rafforzare il rispetto, la promozione e la protezione
dei diritti umani nel contesto delle attività commerciali”, nonché
di promuovere e rafforzare la cooperazione internazionale per
prevenire tali violazioni, garantendo in caso contrario un accesso
effettivo alla giustizia per le vittime.</p>



<p>Il
<em>revised
draft</em>
ha accolto alcune tra le proposte di modifica avanzate da membri
accademici ed esponenti di organizzazioni non governative al
concludersi della quarta sessione del gruppo di lavoro che si era
tenuta lo scorso anno. Si è deciso, in primo luogo, di inserire nel
preambolo un richiamo ai Principi Guida delle Nazioni Unite su
Imprese e Diritti Umani (UNGPs) che mancava nella precedente bozza,
sottolineando la complementarità del processo del trattato con gli
UNGPs. I due strumenti, infatti, possono e devono rafforzarsi a
vicenda.</p>



<p>Una
modifica importante riguarda l’ambito di applicazione del trattato,
riferito adesso a “tutte le attività commerciali, comprese ma non
limitate a quelle di carattere transnazionale” (articolo 3). La
iniziale esenzione, nella prima bozza del trattato, delle attività
di piccole e medie imprese aveva fatto molto discutere la comunità
internazionale; ciò avrebbe ridotto sensibilmente la portata del
trattato in quanto alcuni casi eclatanti di violazioni dei diritti
umani coinvolgono proprio le piccole imprese. Basti pensare, ad
esempio, al caso di avvelenamento da mercurio dei lavoratori
sudafricani che ha visto coinvolta <em>Thor
Chemicals</em>,
o alle violente repressioni ai danni degli attivisti ambientali in
Perù ad opera della compagnia mineraria <em>Rio
Blanco Copper</em>.

</p>



<p>Ulteriore
scopo del trattato è quello di garantire alle vittime di abusi un
accesso effettivo alla giustizia. La definizione di vittime fornita
dal trattato è quella di “qualsiasi persona o gruppo di persone
che individualmente o collettivamente hanno sofferto o hanno
affermato di aver subito violazioni dei diritti umani” (articolo
1).</p>



<p>L’articolo
4 inoltre ribadisce il diritto delle vittime di essere trattate con
umanità e nel rispetto della loro dignità e dei diritti
fondamentali: sono menzionati espressamente il diritto alla vita,
integrità personale, libertà di opinione e di espressione, riunione
e associazione pacifiche e libera circolazione. 
</p>



<p>Tuttavia,
alcuni esperti hanno sostenuto che una lacuna nell’attuale versione
del trattato sia quella di non menzionare espressamente le minoranze
quali soggetti che richiedono una particolare tutela; i sostenitori
di questa tesi hanno evidenziato che tale omissione sia incompatibile
tanto con il diritto internazionale dei diritti umani quanto con
l’approccio scelto dagli UNGPs.</p>



<p>Per
citare alcuni esempi, il Patto Internazionale relativo ai Diritti
Civili e Politici (ICCPR) e il Patto Internazionale relativo ai
Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR) prevedono il rispetto
dei diritti delle persone senza discriminazioni fondate su, tra gli
altri, razza, colore, lingua, religione e origine nazionale (articoli
2.1 e 2.2, rispettivamente). 
</p>



<p>Allo
stesso modo, i Principi Guida elencano le “minoranze nazionali o
etniche, religiose e linguistiche” come una categoria di individui
che richiede un’attenzione speciale. 
</p>



<p>Invero,
le violazioni dei diritti delle minoranze si verificano in tutte le
regioni del mondo ma non hanno ancora ricevuto considerazione
adeguata nel campo di imprese e diritti umani. Basti pensare alle
violazioni del cd. diritto alla terra delle popolazioni indigene, le
quali sono state in numerose occasioni private delle proprie terre da
parte dei governi che le hanno successivamente date in concessione ad
imprese private per permettere a queste ultime lo sfruttamento delle
risorse naturali. 
</p>



<p>Dunque,
poiché il progetto di trattato non solo riflette ma influenza anche
gli sviluppi nel settore delle imprese e dei diritti umani,
l’inclusione delle minoranze nello stesso darebbe un segnale
importante non solo agli Stati, che dovrebbero includere
esplicitamente le minoranze nei loro Piani d’Azione Nazionali, ma
anche alle imprese.</p>



<p>Per
quel che concerne le garanzie di accesso effettivo alla giustizia e
ai rimedi per le vittime di violazioni dei diritti umani e abusi nel
contesto delle attività commerciali, l’articolo 6 del nuovo
progetto di trattato stabilisce l’obbligo per gli stati parti di
“assicurare che la loro legislazione nazionale preveda un sistema
completo e adeguato di responsabilità legale”.</p>



<p>È
stato da più parti riconosciuto che l’adozione su base volontaria
di misure di protezione, sebbene importante, non sia sufficiente a
garantire il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese. Il
fallimento di tale tipo di approccio ha alimentato il crescente
movimento che spinge verso l’imposizione di un obbligo di <em>due
diligence</em>
in materia di diritti umani a livello nazionale e regionale. 
</p>



<p>In
ambito europeo è stata la Francia a guidare il cambiamento in tal
senso con la sua <em>loi
relative au devoir de vigilance des sociétés mères et des
entreprises donneuses d’ordre</em>
del  2017, con la quale imponeva alle imprese multinazionali con sede
legale in Francia l’obbligo di vigilanza sulle attività svolte
dalle società controllate. 
</p>



<p>L’articolo
6 pone inoltre uno standard di responsabilità legale di una società
in relazione al danno causato da un’altra società, il quale viene
raggiunto tutte le volte in cui una società controlli o supervisioni
le attività svolte dal soggetto autore materiale della condotta
dannosa, indipendentemente dal luogo in cui quest’ultimo si trovi.
Tuttavia, la portata di questa disposizione è ridotta dal
riferimento al “rapporto contrattuale” tra le due società; tale
precisazione non tiene conto dei modi potenzialmente vasti in cui si
esplicano i rapporti tra soggetti che svolgono attività commerciali.

</p>



<p>Circa
la responsabilità legale ed il diritto al risarcimento per le
vittime si ritiene che, tra tutte, siano le disposizioni di cui
all’articolo 6, paragrafo 7 a distinguersi per portata ed impatto
potenziali. Quest’ultimo dispone che gli stati parti devono
impegnarsi ad assicurare che la loro legislazione nazionale preveda
la responsabilità penale, civile o amministrativa delle persone
giuridiche per i seguenti reati: 
</p>



<p>“crimini
di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio; tortura;
trattamenti crudeli, inumani o degradanti; sparizione forzata;
esecuzione stragiudiziale; lavoro forzato; sfratto forzato;
schiavitù; sgombero coatto di persone; tratta di esseri umani,
compreso lo sfruttamento sessuale; violenza sessuale e di genere”. 
</p>



<p>Tale
articolo fornisce, per la prima volta, un elenco definito di reati
che normalmente innescano sanzioni penali conformemente ai principi
del diritto internazionale. Per quanto riguarda le imprese, tale
responsabilità potrebbe essere civile, amministrativa o penale; la
scelta del tipo di responsabilità è rimessa agli stati, date le
pratiche divergenti tra i diversi sistemi giuridici. Sarà onere di
ciascuno stato adottare misure che risultino appropriate al fine di
stabilire la responsabilità delle imprese per i reati enunciati
nell’articolo 6. 
</p>



<p>Una
disposizione di questo tipo è stata accolta favorevolmente da alcuni
membri della comunità internazionale, in quanto rispettosa del
potere degli stati di scegliere che tipo di responsabilità far
derivare da una specifica condotta. Molti stati, infatti, non
ammettono nei propri sistemi giuridici la responsabilità penale
delle persone giuridiche. 
</p>



<p>È
probabile che l’articolo 6 genererà discussioni e contrasti in
relazione all’elenco dei reati inclusi e alle loro definizioni;
tuttavia, la sua inclusione nel progetto di trattato è un passo
avanti che supera il linguaggio utilizzato nel <em>draft
zero</em>.
Quest’ultimo si riferiva genericamente a “crimini riconosciuti
dal diritto internazionale”, in violazione del principio di
legalità, il quale richiede definizioni chiare dei reati per motivi
di certezza del diritto. 
</p>



<p>La
nuova bozza apporta anche alcuni cambiamenti circa il rapporto tra il
trattato con altri accordi internazionali, in particolare quelli
relativi al commercio e agli investimenti internazionali. La bozza
zero prendeva in esame tale relazione nel suo articolo 13, disponendo
che gli eventuali futuri accordi commerciali e di investimento,
negoziati sia tra gli stati parti che tra essi e terze parti, non
dovessero contenere alcuna disposizione in conflitto con il trattato.
Si prevedeva inoltre che tali eventuali futuri accordi dovessero
essere interpretati in modo tale da non inficiare la capacità degli
stati di rispettare i propri obblighi derivanti dal trattato.</p>



<p>Come
è facile intuire, questa disposizione ha subito numerose critiche da
parte degli stati durante la quarta sessione del gruppo di lavoro; in
molti si sono opposti alla affermazione di superiorità degli
obblighi derivanti dal trattato rispetto agli obblighi previsti dagli
accordi commerciali e di investimento. 
</p>



<p>Per
far fronte a tali preoccupazioni, il <em>revised
draft</em>
ha sostituito i paragrafi controversi con un singolo paragrafo
(inserito nell’articolo 12) di portata più limitata, ma che mira a
garantire che l’interpretazione e l’applicazione del trattato e
degli accordi commerciali e di investimento risultino tra loro
compatibili.</p>



<p>L’attuale
formulazione recita: 
</p>



<p>“Gli
Stati Parti convengono che qualsiasi accordo bilaterale o
multilaterale, inclusi accordi regionali o sub-regionali, su
questioni rilevanti ai fini del presente (strumento giuridicamente
vincolante) e dei suoi protocolli, deve essere compatibile e deve
essere interpretato in conformità con i loro obblighi ai sensi del
presente (strumento giuridicamente vincolante) e dei suoi
protocolli”.</p>



<p>Questo
approccio, sebbene sia meno ambizioso rispetto a quanto previsto
dalla precedente formulazione, renderebbe il nuovo progetto di
trattato più facilmente accettabile dagli stati, dunque impedendo il
rischio che vi siano numerose defezioni nella ratifica. 
</p>



<p>Ciò
non esclude che le future sessioni possano tentare di salvare alcuni
degli elementi dal progetto zero o aggiungerne degli altri per
rendere tale strumento più efficace. Alcuni autori, ad esempio,
hanno proposto di imporre agli Stati l’obbligo, tra gli altri, di
subordinare la conclusione di nuovi accordi commerciali e di
investimento successivi all’entrata in vigore del trattato a
specifiche procedure di verifica ed approvazione.</p>



<p>Da
quanto esposto emerge che il trattato offre una grande opportunità
per accelerare e rafforzare il movimento che mira a garantire il
rispetto dei diritti umani da parte delle imprese. Se da un lato tale
progetto rappresenta senz’altro un passo significativo nella giusta
direzione, ulteriori chiarimenti sono necessari circa il rapporto tra
prevenzione e riparazione delle violazioni dei diritti umani. 
</p>



<p>Alcune
preoccupazioni devono ancora essere affrontate e verranno affrontate
nella prossima, vicinissima sessione. Nonostante ciò, la società
civile sembra essere concorde nel considerare nuova bozza più forte
del <em>draft
zero</em>,
sia dal punto di vista politico che sostanziale. 
</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/15/imprese-e-diritti-umani-nazioni-unite-considerazioni-sulla-nuova-bozza-del-trattato-su-diritti-umani-e-imprese%ef%bb%bf/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Nazioni Unite, considerazioni sulla nuova bozza del trattato su diritti umani e imprese﻿</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/15/imprese-e-diritti-umani-nazioni-unite-considerazioni-sulla-nuova-bozza-del-trattato-su-diritti-umani-e-imprese%ef%bb%bf/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nobel per la Pace a Nadia Murad</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/13/nobel-per-la-pace-a-nadia-murad/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/13/nobel-per-la-pace-a-nadia-murad/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 08:37:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivista]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[crimini]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[discorso]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[IS]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdi]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[NadiaMurad]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzione]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[popoli]]></category>
		<category><![CDATA[rapimento]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[stupri]]></category>
		<category><![CDATA[sunniti]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[Yezidi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11797</guid>

					<description><![CDATA[<p>Consegna del Premio Nobel per la Pace a Nadia Murad (10 dicembre) APM chiede garanzie di sicurezza per Yezidi: comunità di credo non musulmane hanno bisogno di una prospettiva per il futuro in Medio&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/13/nobel-per-la-pace-a-nadia-murad/">Nobel per la Pace a Nadia Murad</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Consegna del Premio Nobel per la Pace a Nadia Murad (10 dicembre)<br />
APM chiede garanzie di sicurezza per Yezidi: comunità di credo non<br />
musulmane hanno bisogno di una prospettiva per il futuro in Medio Oriente</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11798" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="940" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 940w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace-300x101.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace-768x257.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></a></p>
<p>Con davanti agli occhi la tragedia di oltre 3.000 donne e ragazze yezide<br />
rapite nel Nord dell&#8217;Iraq e ancora in mano alla violenza dello Stato<br />
Islamico (IS), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è<br />
appellata alle forze politiche dell&#8217;Iraq e della Siria per chiedere<br />
garanzie di sicurezza per gli Yezidi. Il Premio Nobel per la Pace alla<br />
yezida Nadia Murad deve essere inteso come una richiesta d&#8217;azione per i<br />
governi e le opposizioni di questi due paesi affinché le comunità<br />
religiose non musulmane vengano tutelate in modo efficace da ulteriori<br />
aggressioni. Parte integrante della tutela è anche la persecuzione<br />
legale dei responsabili dei crimini contro l&#8217;umanità commessi contro gli<br />
Yezidi nella regione del Sinjar nel nord dell&#8217;Iraq.</p>
<p>Finché i sunniti radicali e i simpatizzanti dell&#8217;IS nell&#8217;Iraq del Nord e<br />
nella vicina Siria possono continuare ad agire in modo indisturbato, gli<br />
Yezidi della regione non vedono alcuna prospettiva per un futuro in<br />
Medio Oriente. Secondo l&#8217;APM, si tratta di impedire che l&#8217;Islam venga<br />
strumentalizzato per motivi politici e per perseguire e cacciare con<br />
violenza chi ha un credo diverso.</p>
<p>Dopo i gravi crimini contro l&#8217;umanità commessi nel Sinjar molti Yezidi<br />
hanno completamente perso la fiducia nelle forze di sicurezza sia del<br />
governo centrale iracheno sia del governo autonomo del Kurdistan e per<br />
questo motivo non vogliono tornare nei loro villaggi. Almeno 280.000 dei<br />
430.000 Yezidi che sono dovuti fuggire dagli attacchi dell&#8217;IS vivono<br />
tuttora in campi provvisori nel Kurdistan iracheno. Affinché essi<br />
restino in Iraq, il governo dovrebbe concedere loro l&#8217;autonomia nella<br />
principale regione di insediamento degli Yezidi in modo che possano,<br />
sotto la tutela del governo centrale e del governo kurdo, programmare da<br />
sé la ricostruzione e il proprio futuro.</p>
<p>Nell&#8217;estate del 2014 l&#8217;IS aveva attaccato i villaggi yezidi nel Sinjar.<br />
Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, durante gli attacchi sono<br />
state uccise circa 5.000 persone e molte più sono state rapite. Tra le<br />
persone rapite ci sono più di 5.000 donne e ragazze che sono state<br />
stuprate, sposate con la forza a militanti dell&#8217;IS o vendute in veri e<br />
propri mercati degli schiavi. Finora solamente 40.000 Yezidi sono<br />
tornati nel Sinjar. Dopo i combattimenti contro l&#8217;IS, la regione è<br />
completamente distrutta.</p>
<p><a href="https://www.vanityfair.it/news/diritti/2018/12/10/nobel-pace-nadia-murad-yazidi-isis-guerra?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.vanityfair.it/news/diritti/2018/12/10/nobel-pace-nadia-murad-yazidi-isis-guerra?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/12/13/nobel-per-la-pace-a-nadia-murad/">Nobel per la Pace a Nadia Murad</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/12/13/nobel-per-la-pace-a-nadia-murad/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aggiornamento Yemen.</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/06/28/aggiornamento-yemen/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/06/28/aggiornamento-yemen/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jun 2018 11:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attacco]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[combattimento]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Emirati arabi]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hodeida]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONG]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[yemeniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=10915</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 13 giugno è stato condotto un attacco contro la città di Hodeida, in Yemen, un Paese che continua ad essere martoriato dalla guerra di cui pochi parlano. Hodeida è nella mani dei&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/06/28/aggiornamento-yemen/">Aggiornamento Yemen.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/094508231-7c448de6-e291-40d3-b052-6b055172dde8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10916" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/094508231-7c448de6-e291-40d3-b052-6b055172dde8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="978" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/094508231-7c448de6-e291-40d3-b052-6b055172dde8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 978w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/094508231-7c448de6-e291-40d3-b052-6b055172dde8-300x123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/094508231-7c448de6-e291-40d3-b052-6b055172dde8-768x314.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 978px) 100vw, 978px" /></a></span></p>
<p>Lo scorso 13 giugno è stato condotto un attacco contro la città di Hodeida, in Yemen, un Paese che continua ad essere martoriato dalla guerra di cui pochi parlano.</p>
<p>Hodeida è nella mani dei ribelli houti, filoiraniani ed è la principale arteria di comunicazione e di trasporto di merci, per cui risulta fondamentale per l&#8217;arrivo degli aiuti umanitari.</p>
<p>Si tratta di uno degli ultimi attacchi da parte delle forze armate vicine al governo e sostenute da Arabia saudita ed Emirati che stanno mettendo in atto numerosi colpi sul Mar Rosso e via terra.</p>
<p>Tutto questo continua a mettere in pericolo almeno 8 milioni di civili, anche perchè l&#8217;inasprirsi dei combattimenti ha messo in fuga dalle città le organizzazioni umanitarie e i loro operatori, oltre ai collaboratori delle Nazioni Unite. 600 mila persone in pericolo ad Hodeida, di cui la metà sono bambini.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/185802615-1c39d065-2da8-4ad9-9f08-d3bfe20c07d4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10917" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/185802615-1c39d065-2da8-4ad9-9f08-d3bfe20c07d4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1800" height="1014" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/185802615-1c39d065-2da8-4ad9-9f08-d3bfe20c07d4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/185802615-1c39d065-2da8-4ad9-9f08-d3bfe20c07d4-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/185802615-1c39d065-2da8-4ad9-9f08-d3bfe20c07d4-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/185802615-1c39d065-2da8-4ad9-9f08-d3bfe20c07d4-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></a></p>
<p>La coalizione formata da Emirati e Arabia, sostenuta militarmente dagli Stati Uniti, con questo ultimo attacco a Hodeida, ha confermato di voler ignorare il principio di responsabilità e di protezione della società civile yemenita, principio deciso dalla Comunità Internazionale durante il vertice mondiale del 2005.</p>
<p>Il Consiglio di Sicurezza ONU deve intervenire, gli appelli non sono più sufficienti. Associazione per i Diritti umani sostiene questa richiesta, fatta anche da Associazione Popoli Minacciati e dalla Gran Bretagna che ha partecipato al Consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU proprio il 14 giugno 2018.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/06/28/aggiornamento-yemen/">Aggiornamento Yemen.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/06/28/aggiornamento-yemen/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;: la violenza dei caschi blu in Congo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/03/04/stay-human-africa-la-violenza-dei-caschi-blu-in-congo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2017/03/04/stay-human-africa-la-violenza-dei-caschi-blu-in-congo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2017 09:32:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
		<category><![CDATA[continente]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[estero]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[militari]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[notizia]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=8260</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Il 24 febbraio del 2000 è stata istituita dalle Nazioni Unite una forza di peacekeeping per la ricostruzione e il mantenimento della pace in Congo. Questa missione, rinominata MONUSCO nel 2010,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/03/04/stay-human-africa-la-violenza-dei-caschi-blu-in-congo/">&#8220;Stay human: Africa&#8221;: la violenza dei caschi blu in Congo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Il 24 febbraio del 2000 è stata istituita dalle Nazioni Unite una forza di peacekeeping per la ricostruzione e il mantenimento della pace in Congo. Questa missione, rinominata MONUSCO nel 2010, viene utilizzata per monitorare la ormai grave situazione del Paese africano.</p>
<p align="JUSTIFY">Non vede pace la Repubblica Democratica del Congo, dove nei giorni scorsi 25 civili di etnia Hutu sono stati decapitati ad opera delle milizie Mai-Mai Mazembe di etnia Nende nel villaggio di Kyaghala.</p>
<p align="JUSTIFY">La missione delle Nazioni Unite, con sede a Kinshasa, risulta quindi di fondamentale importanza per mantenere l’ordine e la pace nel paese ma, purtroppo, di questa missione si è sentito spesso parlare, soprattutto a causa dei comportamenti tenuti dai militari.</p>
<p align="JUSTIFY">A confermare voci e notizie un nuovo rapporto Onu uscito il 1 marzo nel quale si evince che le forze di sicurezza impegnate in Congo si sono macchiate di violenza, uccidendo molti civili, compresi donne e bambini. Nello specifico, nei giorni tra il 15 e il 31 dicembre sono stati uccisi da esponenti dell’esercito almeno 40 civili. A detta del Consiglio “i militari non erano addestrai per le operazioni di gestione della folla” ma, nonostante questo, l’Onu denuncia un uso sproporzionato della forza nei confronti dei civili che si ritrovano, non per la prima volta, colpiti da proiettili o uccisi dai militari. Come si legge dal rapporto, il Consiglio esorta le autorità ad adottare un disegno di legge sulla libertà di espressione, in modo da tutelare gli attivisti per i diritti umani presenti in Congo e in tutto il territorio africano.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-807.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-807.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="388" height="362" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">A metà 2016 furono registrati anche alcuni casi di violenza sessuale da parte dei caschi blu nei confronti di donne e bambine. Ma anche questo problema, d’altra parte, non rappresenta una novità. Già nel 2015 le Nazioni Unite avevano denunciato 69 casi di probabili abusi sessuali, compiuti ancora una volta in Congo e nella Repubblica Centrafricana. In quel caso ad essere accusati furono militari provenienti da ventuno nazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">In un paese già dilaniato da violenze &#8211; dal 2010 al 2013, oltre 3600 civili del Paese africano tra i 2 e gli 80 anni sono rimasti vittima di stupro. Sul totale degli episodi, la metà sono da imputare alle milizie ribelli M32 che combattono nel Paese, mentre il restante cinquanta percento è stato commesso da soldati delle forze regolari congolesi – il comportamento dei caschi blu fa sì che si entri in un circolo vizioso che non vede via d’uscita e pace per la popolazione civile.</p>
<p align="JUSTIFY">Per fortuna molti di questi militari hanno scontato anni di prigione per le violenze commesse ma occorre fare di più, creando un contesto sano all’interno del quale nessuno di questi comportamenti possa essere tollerato.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-808.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8262" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-808.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="594" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-808.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-808-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/03/04/stay-human-africa-la-violenza-dei-caschi-blu-in-congo/">&#8220;Stay human: Africa&#8221;: la violenza dei caschi blu in Congo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2017/03/04/stay-human-africa-la-violenza-dei-caschi-blu-in-congo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/12/24/il-comitato-delle-nazioni-unite-per-leliminazione-della-discriminazione-razziale-cerd-profonda-preoccupazione-per-la-persistente-e-consolidata-discriminazione-nei-confronti-della-comunita/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2016/12/24/il-comitato-delle-nazioni-unite-per-leliminazione-della-discriminazione-razziale-cerd-profonda-preoccupazione-per-la-persistente-e-consolidata-discriminazione-nei-confronti-della-comunita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2016 09:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[alloggio]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Caminanti]]></category>
		<category><![CDATA[Cerd]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[dati]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza abitativa]]></category>
		<category><![CDATA[etnia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Human rights]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[international]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>
		<category><![CDATA[journalists]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[organismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[press]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Rom]]></category>
		<category><![CDATA[romanì]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sanitari]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[segregazione]]></category>
		<category><![CDATA[servizi]]></category>
		<category><![CDATA[sgomberi]]></category>
		<category><![CDATA[Sinti]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=7695</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia, specie in materia di segregazione abitativa&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/12/24/il-comitato-delle-nazioni-unite-per-leliminazione-della-discriminazione-razziale-cerd-profonda-preoccupazione-per-la-persistente-e-consolidata-discriminazione-nei-confronti-della-comunita/">Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia, specie in materia di segregazione abitativa e sgomberi forzati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6549" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0391" width="3872" height="2592" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3872w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0391-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 3872px) 100vw, 3872px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A conclusione della novantunesima sessione del Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (<b>CERD</b>) terminata lo scorso 9 dicembre, sono state rese note le prime <b><span style="color: #99042e;"><a title="Osservazioni" href="https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad4afb962&amp;linkDgs=11ef547ad4afb165&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad4afb962%26linkDgs%3D11ef547ad4afb165&amp;source=gmail&amp;ust=1482657603473000&amp;usg=AFQjCNHXtrU3JGJeIwhW-5LHBBHQtzWfqw&utm_source=rss&utm_medium=rss">Osservazioni</a> </span> adottate in seguito al ciclo di monitoraggio sull’Italia in materia di discriminazione</b> a cui anche Associazione 21 luglio ha portato il suo contributo in termini di raccolta dati.</p>
<p>Il Comitato ha espresso <b>profonda preoccupazione per la persistente discriminazione cui è sottoposta la comunità rom e sinta</b> residente in Italia, ponendo una particolare attenzione sulla continua pratica degli sgomberi forzati, che violano i diritti umani e compromettono la frequenza scolastica dei minori, oltre che sulla <b>perpetrazione della segregazione abitativa</b>. Il Comitato ha sottolineato l’inadeguatezza degli alloggi e delle aree predisposte, collocate in zone remote rispetto ai centri abitati e ai servizi di base,<b> nettamente separate dalla società maggioritaria</b> e sottoposte a condizioni igienico-sanitarie precarie.</p>
<p>Sul tema della condizione abitativa, il Comitato ha raccomandato allo Stato italiano di <b>fermare «qualsiasi piano che stabilisca la costruzione di nuovi campi</b> o aree abitative che li separino dal resto della società» e di porre fine «all’esistenza e all’uso dei campi segreganti», prevedendo allo stesso tempo un alloggio adeguato.</p>
<p>Alla luce di queste osservazioni e per sollecitare un intervento dell’Amministrazione Capitolina nella direzione di un superamento definitivo del “sistema campi”, nei giorni scorsi <b>Associazione 21 luglio ha inviato una lettera</b> all’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e ai dirigenti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, <b>per rimarcare la propria condanna per la prosecuzione del Bando di Gara di appalto</b>, reso pubblico lo scorso luglio, che prevede il reperimento di una nuova area attrezzata per soli rom nel territorio del XV Municipio di Roma. «Appare evidente – si legge nella lettera – il profondo gap presente tra la politica adottata dall’Amministrazione Capitolina, volta a dar vita ancora una volta ad una nuova area per soli rom, e le richieste sempre più pressanti degli organismi europei e internazionali come il CERD».</p>
<p>Associazione 21 luglio ha pertanto chiesto formalmente all’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale e al Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale di <b>arrestare qualunque procedura rivolta alla realizzazione di una nuova area per soli rom</b> e di uniformarsi alle richieste espresse dal Comitato delle Nazioni Unite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/12/24/il-comitato-delle-nazioni-unite-per-leliminazione-della-discriminazione-razziale-cerd-profonda-preoccupazione-per-la-persistente-e-consolidata-discriminazione-nei-confronti-della-comunita/">Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2016/12/24/il-comitato-delle-nazioni-unite-per-leliminazione-della-discriminazione-razziale-cerd-profonda-preoccupazione-per-la-persistente-e-consolidata-discriminazione-nei-confronti-della-comunita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giornata mondiale per i Diritti umani 2016</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/12/10/giornata-mondiale-per-i-diritti-umani-2016/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2016/12/10/giornata-mondiale-per-i-diritti-umani-2016/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 09:22:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[1948]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty]]></category>
		<category><![CDATA[assemblea]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[convenzione]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti dell'Uomo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[freedom]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornata]]></category>
		<category><![CDATA[Human rights]]></category>
		<category><![CDATA[international]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[life]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[NGO]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONG]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=7602</guid>

					<description><![CDATA[<p>  di Patrizia Angelozzi E&#8217; oggi, la Giornata mondiale per i diritti umani 2016 , e siamo al 68° anniversario . La Città di Assisi, attraverso il proprio Ufficio per il Sostegno alle Nazioni,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/12/10/giornata-mondiale-per-i-diritti-umani-2016/">Giornata mondiale per i Diritti umani 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><b> </b></span></span></span></p>
<p align="LEFT">di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7603" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-690" width="476" height="280" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 476w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690-300x176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 476px) 100vw, 476px" /></a></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">E&#8217; oggi, la Giornata mondiale per i diritti umani 2016 , e siamo al 68° anniversario .<br />
La Città di Assisi, attraverso il proprio Ufficio per il Sostegno alle Nazioni, e in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO (Comitato Giovani), ha coniato e fatto affiggere un manifesto dove è riportato l’articolo 1 di tale dichiarazione in cui si ricorda che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.</p>
<p align="LEFT">LA DATA, perché il 10 Dicembre</p>
<p align="LEFT">Il 10 dicembre, è stato scelto per ricordare la proclamazione da parte dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, del il 10 dicembre 1948, firmata a Parigi, sancisce ufficialmente i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali propri di ogni persona.</p>
<p align="LEFT">Iniziative<br />
Fondazione Palazzo Strozzi e Mercato Centrale Firenze insieme a Amnesty International in con un ampio programma di iniziative nell’ambito della mostra Ai Weiwei Libero aderisce a &#8220;Write for Rights&#8221;, la maratona mondiale di appelli di Amnesty International, anche quest’anno in favore di persone che stanno subendo violazioni dei diritti umani.“</p>
<p align="LEFT">“Suoniamo i Campanili d’Europa per sostenere i diritti umani”, promossa dal Gruppo Campanari di Arrone, con il sostegno della Federazione Nazionale Suonatori di Campane, che dal nord al sud d’Italia (e del mondo) suoneranno in contemporanea, il 10 dicembre, alle ore 20, quante più campane possibili.</p>
<p align="LEFT">In tutto il mondo vengono organizzati eventi e assegnati due premi: il premio delle Nazioni Unite per i diritti umani, assegnato a New York, e il premio Nobel per la pace, vinto quest&#8217;anno dal presidente della Colombia Juan Manuel Santos, assegnato ad Oslo.</p>
<p align="LEFT">Provare a chiamare per nome il proprio figlio 700 volte.</p>
<p align="LEFT">Brividi ad immaginare il freddo che resta dentro, come un&#8217;incisione nelle ossa, come un tremore continuo, come la paura, la disperazione, il terrore di essere soli. Lottare avvistando terra, resistere, senza cibo, acqua. Assistere a chi non respira più e resistere. A una madre, un padre, un fratello, un nonno, a chi è più piccolo tenendolo per mano. Sentire ogni secondo dilatato diventare anni, secoli da dover digerire nel tempo. Se mai ce ne sarà.<br />
Provo a chiamare per nome uno dei miei figli 700 volte..ed ho freddo. Ho troppo freddo. stasera come domani, non c&#8217;è tempo per dimenticare di restare umani.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7604" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-691" width="678" height="381" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 678w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></a></p>
<p align="LEFT">
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/12/10/giornata-mondiale-per-i-diritti-umani-2016/">Giornata mondiale per i Diritti umani 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2016/12/10/giornata-mondiale-per-i-diritti-umani-2016/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
