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	<title>novecento Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Palmiro e il sommo libro della Costituzione. I principi fondamentali della Costituzione italiana raccontata ai bambini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 07:18:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha avuto il piacere di intervistare le autrici del libro &#8220;Palmiro e il sommo libro della Costituzione. I principi fondamentali della Costituzione italiana raccontata ai bambini&#8221;, Monica Celentano e&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha avuto il piacere di intervistare le autrici del libro &#8220;Palmiro e il sommo libro della Costituzione. I principi fondamentali della Costituzione italiana raccontata ai bambini&#8221;, Monica Celentano e Chiara Tripodina che ringraziamo molto per la loro disponibilità. Illustrazioni di Marco Bailone.</p>



<p>I personaggi principali, a partire dal protagonista, portano il nome di costituenti italiani. Ogni racconto è accompagnato da un commento, che si rivolge direttamente alle bambine e ai bambini, per spiegare loro il significato e il valore di principi fondamentali della Costituzione italiana. Vengono anche introdotti alcuni eventi storici significativi: cosa è accaduto il 25 aprile 1945 o il 2 giugno 1946, e dunque cosa si festeggia nelle ricorrenze annuali di quelle date.&nbsp; </p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="333" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/51scTW04jWL._SX331_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12574" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12574&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12574" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/51scTW04jWL._SX331_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 333w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/51scTW04jWL._SX331_BO1204203200_-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" /></figure></li></ul>



<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>



<p>Perché avete deciso di spiegare la Costituzione ai bambini, adottando il loro linguaggio semplice e diretto? Immagino non sia stato un lavoro facile.</p>



<p>C’è
una frase di Maria Montessori – che abbiamo posto in epigrafe al
libro – che sintetizza ciò che ci ha mosso a scrivere un libro per
raccontare alle bambine e ai bambini i principi fondamentali della
nostra Costituzione, a settant’anni dalla sua entrata in vigore:
«<em>Se v&#8217;è per l&#8217;umanità una speranza di salvezza e di aiuto,
questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si
costruisce l&#8217;uomo</em>» [<em>Educazione per un mondo nuovo</em>, 1946].
Come Maria Montessori, siamo anche noi convinte che molto di ciò che
sarà la società italiana di domani dipenda da ciò che le bambine e
i bambini di oggi apprendono ed elaborano, in famiglia e a scuola.
Tanto prima inizia l’educazione alla cittadinanza, e cioè alla
convivenza nel reciproco rispetto, tanto più facilmente essa viene
interiorizzata e praticata in modo naturale. 
</p>



<p>	Parlare della
Costituzione ai bambini – della storia della sua nascita e dei suoi
contenuti –, non è così difficile: particolarmente i <em>Principi
fondamentali</em> non rappresentano infatti un testo duro per le
orecchie dei più piccoli. Anzi, i costituenti vollero che la
costituzione fosse, «più che è possibile, breve, semplice e
chiara; tale che tutto il popolo la possa comprendere» [Meuccio
Ruini, <em>Relazione al Progetto di Costituzione della Repubblica
Italiana</em>, 6 febbraio 1947]. Per questo usarono il linguaggio
eterno e universale della dignità, della libertà, della
solidarietà, dell’uguaglianza: princìpi fondamentali che non è
mai troppo presto apprendere e mettere in pratica. Non solo per
essere cittadini ma, in definitiva, esseri umani. 
</p>



<p>Prima
di scrivere il libro, poi, per anni abbiamo sperimentato il dialogo
sulla Costituzione con i piccoli e anche piccolissimi, con laboratori
nelle scuole primarie e letture nelle scuole dell’infanzia. Abbiamo
così capito che se ci si accosta alle bambine e ai bambini non con
la supponenza degli adulti, ma mettendosi in ginocchio per parlare
alla loro altezza, allora li si conosce per gli interlocutori
attenti, curiosi e acuti che sono. Si tratta solo di trovare il
registro di linguaggio giusto. Ci abbiamo provato.</p>



<p>Quanto è importante la memoria, soprattutto in questi tempi bui di revisionismi e politiche che non tutelano i diritti umani?</p>



<p>	La conoscenza della
storia, e dunque la memoria degli avvenimenti, sono fondamentali per
comprendere chi siamo come cittadini e come popolo, da dove veniamo e
dove rischiamo di andare. La storia insegna che le dinamiche sociali,
politiche, economiche che caratterizzano l’oggi sono simili a
quelle del passato. Non necessariamente la storia si ripete uguale a
se stessa. Ma è importante conoscerla per, giunti a determinati
bivi, saper percorrere strade diverse da quelle che nel passato hanno
condotto alle tragedie del Novecento. 
</p>



<p>Particolarmente
la nostra Costituzione è frutto della storia, del suo recente
passato. È una Costituzione sicuramente antifascista: anche se non
in modo dichiarato – salvo l’articolo XII delle Disposizioni
transitorie e finali, che vieta «la riorganizzazione, sotto
qualsiasi forma, del disciolto partito fascista» &#8211; ogni articolo è
una risposta polemica al fascismo, affinché a quella esperienza
autoritaria non si torni mai più. Questo bisognerebbe ricordare ogni
volta che si vuol mettere mano al testo della Costituzione per
rendere le procedure decisionali più snelle e veloci: che con i
vincoli, non si perdano anche le garanzie.</p>



<p>Vogliamo ricordare i motivi per cui la nostra Costituzione è stata redatta?</p>



<p>	Rispondiamo,
se permettete, con le parole con cui raccontiamo alle bambine e ai
bambini, la nascita della Costituzione Italiana. 
</p>



<p>Quando
il 25 aprile 1945 l’Italia fu liberata dall’occupazione tedesca e
dai residui del regime fascista grazie all’azione congiunta dei
partigiani e degli alleati, iniziò la “stagione costituente”.
Una delle date più significative di questa stagione fu il 2 giugno
1946, quando, dopo vent’anni di dittatura, si svolsero le prime
elezioni libere: tutti gli uomini e &#8211; per la prima volta nella storia
italiana &#8211; tutte le donne maggiorenni si svegliarono la mattina
presto, si vestirono con il loro abito migliore, e si misero
ordinatamente in fila con i bambini per mano, attendendo il loro
turno per dare il loro voto ed eleggere l’Assemblea costituente.
Furono eletti 556 uomini e donne con il compito di scrivere la
Costituzione italiana. 
</p>



<p>In
quel giorno le italiane e gli italiani non elessero solo l’Assemblea
costituente, ma anche furono chiamati a scegliere, con un “referendum
istituzionale”, se volevano che l’Italia rimanesse una Monarchia
&#8211; con un Re discendente da una dinastia di sovrani &#8211; o diventasse una
Repubblica &#8211; con un Capo dello Stato eletto dai cittadini o dai loro
rappresentanti. I cittadini italiani a maggioranza votarono per la
Repubblica, ed è per questo che il 2 giugno celebriamo la “Festa
della Repubblica”.</p>



<p>L’Assemblea
costituente iniziò i suoi lavori il 25 giugno 1946 e tre giorni dopo
elesse Enrico De Nicola Capo provvisorio dello Stato. I costituenti
lavorarono per diciotto lunghi mesi: prima in gruppi ristretti, poi
tutti insieme. Discutevano, votavano, approvavano. Così per ogni
frase, talvolta per ogni parola, di ogni articolo della Costituzione.
</p>



<p>Erano
uomini e donne con idee politiche anche molto diverse tra di loro:
tutti desideravano il meglio per la nuova Repubblica che stava
nascendo, ma ciascuno aveva un’opinione diversa di cosa fosse il
meglio e di quale fosse il modo migliore per conseguirlo. Eppure
furono capaci, attraverso la riflessione, la discussione,
l’ammorbidimento delle reciproche posizioni, di trovare un
“compromesso costituente” e di giungere a una sintesi di valori e
di principi giuridici a partire dai quali ricominciare a costruire
una vita comune su basi democratiche. 

L’approvazione
finale della Costituzione avvenne il 22 dicembre 1947, con 453 voti a
favore e 62 contro, con l’accordo di quasi il 90% dei costituenti
che votarono. Il
1 gennaio 1948 la Costituzione entrò in vigore.


</p>



<p>Cosa possiamo dire e insegnare alle ragazze e ai ragazzi che saranno i cittadini di Domani?</p>



<p>	La prima cosa è la pari
dignità di ogni essere umano (art. 3 Cost.) e dunque l’uguaglianza,
nei diritti, ma anche nei doveri. Nel libro insistiamo molto sul lato
dei doveri, perché, come dice Simon Weil, «La nozione di obbligo
sovrasta quella di diritto, che le è relativa e subordinata. Un
diritto non è efficace di per sé, ma solo attraverso l’obbligo
cui corrisponde» [<em>La prima radice</em>, 1943]. Senza l’adempimento
dei doveri, non è possibile l’esercizio dei diritti. 
</p>



<p>E il
primo dovere di cui parla la nostra Costituzione è il dovere di
solidarietà (art. 2): di aiuto nei confronti dei più deboli. Non è
una carità: è appunto un dovere costituzionale.</p>



<p>E
anche un dovere di solidarietà quello che abbiamo nei confronti
delle generazioni future, da cui abbiamo ricevuto in prestito il
nostro pianeta: e dunque il dovere di rispettare la natura e
proteggere l’ambiente (art. 9 Cost). È un dovere costituzionale,
ma oggi anche un’assoluta necessità.</p>



<p>È
ancora un dovere quello di «svolgere, secondo le proprie possibilità
e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorre al
progresso materiale o spirituale della società» (art. 4), su cui
tutta la nostra Costituzione si fonda. L’Italia è una “Repubblica
democratica, fondata sul lavoro» significa infatti questo, in
definitiva: l’Italia si fonda su di noi, che quotidianamente diamo
il nostro contributo al suo progresso.</p>



<p>	Dall’adempimento di
questi doveri, discende tutto l’importantissimo corredo dei
diritti, che è parimenti importante conoscere e rivendicare: la
libertà personale, la libertà di manifestazione del pensiero, i
diritti sociali…</p>



<p>Volete fare un commento all&#8217;introduzione di Marta Cartabia,  <br>Vice-presidente della Corte costituzionale ?</p>



<p>	Abbiamo chiesto a Marta
Cartabia – professoressa ordinaria di Diritto costituzionale e
Vice-presidente della Corte costituzionale – di fare la
<em>Presentazione</em> al nostro libro, perché recentemente la Corte
costituzionale, con il progetto <em>Viaggio in Italia: la Corte
costituzionale nelle scuole</em>, ha deciso di uscire dal Palazzo
della Consulta per portare la Costituzione e i giudici costituzionali
nelle scuole italiane. Speravamo, dunque, di trovare in lei
un’autorevole sostenitrice della nostra idea. In particolare Marta
Cartabia coglie perfettamente lo spirito del nostro libro quando
scrive: «Il capitale che i nostri padri e le nostre madri ci hanno
consegnato può andare disperso o essere dilapidato. La memoria può
sbiadire, il portato della storia può essere vissuto con ovvietà,
il suo valore e il suo significato possono smarrirsi». È per questo
che la Costituzione ha bisogno di essere conosciuta, custodita e
realizzata: per non rimanere solo un pezzo di carta. Non solo le
bambine e i bambini hanno dunque bisogno della Costituzione per
vivere meglio. Ma anche la Costituzione ha bisogno di loro per
sopravvivere.</p>



<p>Questo il senso della raccomandazione che chiude il libro: «Fate camminare la Costituzione con le vostre gambe, bambine e bambini, e non smettete mai mai mai di lottare per difendere i vostri diritti e di impegnarvi per adempiere i vostri doveri. Siate sempre vigili, non distraetevi mai, non dite mai “non mi riguarda”, perché – le parole sono di Calamandrei – “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare”».</p>



<p>Chi è Palmiro?</p>



<p>Palmiro
è il protagonista del libro che – come quasi tutti gli altri
personaggi del libro &#8211; porta il nome di un costituente italiano
(anche da questo passa la memoria).</p>



<p>È
un bambino di dieci anni che si trova a vivere sotto un re tirannico
e bizzoso: Re Malcontento, di cui «ogni capriccio era legge, e ogni
fastidio punizione». Decide così di liberare il suo paese dalla
dittatura e si mette in viaggio, alla ricerca del Sommo Libro della
Costituzione. Una vera e propria odissea, in cui Palmiro,
attraversando luoghi fuori dal tempo e incontrando personaggi
bizzarri, imparerà il significato dei più importanti principi
costituzionali. Soprattutto imparerà che «Non c’è peggior
tiranno che avere paura dei tiranni». 
</p>



<p>Il
viaggio di Palmiro si sviluppa in dieci tappe. Ogni racconto è
accompagnato da un commento, che si rivolge direttamente alle bambine
e ai bambini, per spiegare loro il significato e il valore di
principi fondamentali della Costituzione italiana. Ci sono poi le
bellissime illustrazioni di Marco Bailone a impreziosire il nostro
lavoro.</p>
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		<title>L&#8217;infanzia nelle guerre del Novecento. Alcune domande al Prof. Bruno Maida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2018 09:11:42 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;infanzia nelle guerre del Novecento</em> (Einaudi).Nei disegni di guerra fatti dai bambini le strade sono molto rare e non collegano mai due luoghi. Tutto si riduce a un punto dove c&#8217;è il corpo senza vita di qualcuno oppure un veicolo brucia. Metafora di una vita sospesa, l&#8217;assenza di strade rinvia alla responsabilità degli adulti che devono costruirle e aiutare i bambini a ritrovarle. La guerra è una frattura profonda nella vita di chi ne faccia esperienza, condiziona i comportamenti successivi, sedimenta le memorie che si radicano nell&#8217;identità. Lo è ancora di più per l&#8217;infanzia per la quale, nella stratificazione delle diverse età che la compongono, la guerra coincide con il tempo della formazione, della definizione di se stessa, della costruzione di un proprio sguardo sul mondo. Che siano stati mobilitati, resi protagonisti passivi o attivi della violenza, colpiti da traumi e perdite, rimasti soli oppure, al contrario, attraversino il tempo della guerra protetti e non invasi dagli effetti più laceranti, i bambini sono stati in ogni caso sempre più coinvolti e condizionati dai conflitti armati del Novecento e gettati sulla scena fino a trasformarsi, nella seconda metà del secolo, in veri e propri combattenti. E ciò è accaduto all&#8217;interno di un paradosso: all&#8217;affermarsi e al diffondersi di un sistema di protezioni nazionali e internazionali per i civili nei contesti di guerra, con un&#8217;attenzione specifica nei confronti dei bambini, è corrisposto un progressivo e crescente coinvolgimento diretto e indiretto dell&#8217;infanzia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/9788806218980B.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10007" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/9788806218980B.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="210" height="329" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/9788806218980B.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/9788806218980B-191x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ringrazia moltissimo il Prof. Bruno Maida per il tempo dedicatoci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Lei è sempre attento ai diritti dell&#8217;infanzia: da dove nasce l&#8217;interesse per questa parte della società?</b></p>
<p>La storia dell’infanzia non ha mai avuto grande fortuna tra gli storici, ancor meno tra i contemporaneisti. Eppure io ritengo che definire il Novecento il “secolo dei bambini” non sia un guscio vuoto o un’espressione retorica. Il secolo trascorso ha conosciuto una profonda trasformazione per ciò che riguarda l’infanzia: la scolarizzazione di massa, la nascita della pediatria, la lotta vittoriosa contro il lavoro minorile, la costruzione di un sistema di norme per la protezione dei bambini durante le guerre sono tutti aspetti di un processo di miglioramento nelle condizioni dell’infanzia. Nello stesso tempo, però, vanno tenute in considerazione due questioni: la prima è che l’insieme di questi cambiamenti ha riguardato quasi esclusivamente l’Occidente; la seconda è che la protezione dei civili e, nello specifico dei bambini, nelle guerre si è accompagnato, come non mai, a un loro massiccio coinvolgimento e morte di massa. I bambini sono diventati sempre più vittime, attori e spettatori dei processi sociali, in tempo di pace e di guerra. Non considerare il loro punto di vista, la loro esperienza, la loro memoria significa negarsi la comprensione di una parte importante della storia vissuta dalle generazioni che ci hanno preceduto ma anche del presente.</p>
<p><b>Quali sono le differenze tra la tutela dei bambini durante le principali guerre del Passato e quelle contemporanee?</b></p>
<p>Nel passato i civili non erano coinvolti in modo massiccio nelle guerre mentre le caratteristiche dei conflitti contemporanei hanno modificato profondamente il loro ruolo, a causa sia della mobilitazione totale che ogni paese ha realizzato sia delle trasformazioni strategiche e tecnologiche che hanno determinato un sempre maggiore numero di morti tra la popolazione e sempre meno tra i militari. Questo coinvolgimento ha prodotto un insieme di norme, a partire dalla fine dell’Ottocento, affinché i civili fossero protetti e tra essi una particolare attenzione, dopo la prima guerra mondiale, è stata rivolta all’infanzia. Insomma, la vera questione non sono le tutele, perché guardando il ramificato sistema di accordi e leggi internazionali a protezione dei bambini nelle guerre contemporanee la prima impressione è che esistano tutti gli strumenti in grado di limitare al massimo il coinvolgimento dell’infanzia. Il punto è la loro applicazione perché molti paesi non rispettano le convenzioni internazionali, molti altri sono complici attivi o passivi. Il caso più evidente è il divieto di vendere armi ai paesi che utilizzano bambini-soldato, divieto che è stato assai poco rispettato dagli stessi stati firmatari.</p>
<p><b>Nel suo libro dà voce ai bambini attraverso parole, disegni, giochi: cosa ci chiedono? Come possiamo intervenire?</b></p>
<p>I bambini chiedono di poter vivere una vita normale, con i propri genitori, amici, una casa e del cibo dignitosi, imparando e studiando. Ognuno all’interno delle tradizioni, abitudini, culture che esistono alle diverse latitudini. Quello che gli adulti devono fare è garantire e difendere quella normalità perché nell’infanzia si deposita il progetto di trasmissione culturale che ogni società definisce e costruisce. Le guerre spazzano via tutto questo e accelerano artificialmente i processi della formazione e del passaggio tra le diverse età; spesso cancellano l’esperienza stessa dell’infanzia come la intendiamo. I livelli di interventi sono molti e diversi. Verrebbe da dire, per esempio, che sarebbe bello vivere in un mondo dove non debba esistere <i>Save the Children </i>o <i>Action Aid</i>. Ma la verità è che le organizzazioni non governative, al di là di qualsiasi critica che possa essergli rivolta, hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo di supplenza essenziale rispetto all’immobilismo e al disinteresse degli Stati nazionali.</p>
<p><b>Qual è, per lei, il significato del concetto di “resilienza”?</b></p>
<p>Resilienza è una parola molto diffusa, direi abusata. Come tutti i concetti che hanno fortuna, finiscono per essere non solo semplificati ma banalizzati. Quando si parla di resilienza, secondo me, è necessario tenere in considerazione due aspetti. Il primo è il rapporto con il trauma, che significa contestualizzare le condizioni in cui il bambino ha vissuto, conoscerne il contesto familiare e sociale, far emergere il più possibile l’esperienza del bambino, le sue paure e le sue speranze. Il secondo è che ogni forma di resilienza necessita di un ambiente resiliente, di persone, strutture, condizioni, che favoriscano lo svilupparsi delle risorse e delle possibilità che esistono nelle persone. La resilienza – mi viene da dire, tenendo conto che il mio mestiere è lo storico, non l’educatore, lo psicologo o il pedagogista – ha bisogno di una comunità resiliente, capace di appoggiare, restituire e condividere il mondo della sofferenza con cui un bambino, quando subisce un trauma o meglio una serie di ferite, deve confrontarsi. Le guerre non si esauriscono, per esempio, solo nella dimensione della morte – che costituisce comunque un’esperienza radicale e devastante – ma producono una desertificazione materiale e psicologica di cui bisogna tenere conto e che pervade tutto il tempo e lo spazio della ricostruzione della società. Bisogna evitare che i bambini si trovino nella condizione di Edmund, il protagonista di <i>Germania anno zero</i> che giunge al suicidio non solo per la sua disperazione individuale ma anche perché intorno a lui vede solo le macerie fisiche e umane della guerra, un deserto che gli appare senza speranza.</p>
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		<title>Il &#8216;900 visto dagli arabi: un corso di formazione per capire anche l&#8217;attualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2016 07:36:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>www.peridirittiumani.com – peridirittiumani@gmail.com Sabato 5 e Sabato 12 novembre ore 10.00 – 12.30 Spazio Percorsi, Via Kramer 32 &#8211; Milano (MM P.ta Venezia, Tram 9, 23) IL ‘900 VISTO DAGLI ARABI Approfondimento della storia&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/peridirittiumani_logodef_vector-03.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7060" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7060" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/peridirittiumani_logodef_vector-03-1024x466.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="peridirittiumani_logodef_vector-03" width="720" height="328" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/peridirittiumani_logodef_vector-03-1024x466.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/peridirittiumani_logodef_vector-03-300x137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/peridirittiumani_logodef_vector-03-768x350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: small;">www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></span></a></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> – </span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: small;">peridirittiumani@gmail.com</span></span></span></a></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #ffffff;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>Sabato 5 e Sabato 12 novembre ore 10.00 – 12.30</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #ffffff;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Spazio Percorsi, Via Kramer 32 &#8211; Milano (MM P.ta Venezia, Tram 9, 23)</b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><b>IL ‘900 VISTO DAGLI ARABI<br />
</b></span>Approfondimento della storia del ‘900 analizzando i principali avvenimenti storici, militari, politici, geo-politici ed economici i cui effetti arrivano fino ai giorni nostri</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b>in collaborazione con</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/percorsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7059" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-7059" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/percorsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="percorsi" width="252" height="163" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/percorsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 956w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/percorsi-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/percorsi-768x496.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 252px) 100vw, 252px" /></a></p>
<p>Il titolo trae ispirazione dal libro di Amin Maalouf “Le crociate viste dagli arabi” che racconta appunto la storia delle Crociate non dal punto di vista dei cristiani europei ma degli arabo-musulmani. I due incontri intendono così costituire un esempio di come i fatti storici possano essere osservati da diverse angolazioni e prospettive, come le conseguenze possano scatenare effetti diversi ed imprevisti e anche come le narrazioni siano diverse se non a volte addirittura opposte. Gli incontri saranno condotti da Monica Macchi, esperta di mondo e cultura arabi.</p>
<p>Argomenti trattati:</p>
<ol>
<li>L’Impero ottomano all’inizio del secolo: vicende storiche e visione di alcune scene del film “Harem Suarè” di Ozpetek</li>
<li>La Prima Guerra Mondiale</li>
<li>Le crisi del colonialismo europeo</li>
<li>La diplomazia (accordi Sykes/Picot e dichiarazione Balfour)</li>
<li>La Seconda Guerra Mondiale e la nascita di Israele</li>
<li>La decolonizzazione</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Obiettivi del corso:</strong></p>
<p align="JUSTIFY">L’obiettivo del corso è volto all’approfondimento della storia del ‘900 analizzando i principali avvenimenti storici, militari, politici, geo-politici ed economici i cui effetti arrivano fino ai giorni nostri.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Metodologia del Corso:</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Le lezioni saranno di gruppo o frontali, a seconda delle richieste. Verrà consegnato materiale all’inizio di ogni lezione</p>
<p><strong>Programma delle lezioni:</strong></p>
<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY">La Prima Guerra Mondiale e le sue conseguenze: il ruolo della diplomazia e le crisi del colonialismo europeo</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">La Seconda Guerra Mondiale, la nascita di Israele e la decolonizzazione</p>
</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Iscrizioni:</strong></p>
<p>Per iscrizioni e informazioni scrivete alla mail peridirittiumani@gmail.com oppure a info@percorsi-associazione.it</p>
<p>L’adesione ai due incontri sarà possibile entro il 31/10/2016</p>
<p><strong>Quota:</strong>  15 euro comprensivi delle due date / 10 euro per i tesserati Percorsi</p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span lang="zxx">www.</span> <span lang="zxx">peridirittiumani.com</span></a> – <span lang="zxx"><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com">peridirittiumani@gmail.com</a></span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un genocidio quasi dimenticato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2014 06:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[900]]></category>
		<category><![CDATA[armenia]]></category>
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		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In attesa dell&#8217;importante intervista che pubblicheremo domani, oggi &#8211; in occasione della Giornata internazionale della Memoria &#8211; vi riproponiamo due video sul genocidio degli armeni, per ricordare, oltre all&#8217;Olocausto degli ebrei, anche altri drammi&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In attesa dell&#8217;importante intervista che pubblicheremo domani, oggi &#8211; in occasione della Giornata internazionale della Memoria &#8211; vi riproponiamo due video sul genocidio degli armeni, per ricordare, oltre all&#8217;Olocausto degli ebrei, anche altri drammi che hanno , purtroppo, segnato il &#8216;900.<br />
I due filmati &#8211; interessanti sia dal punto di vista del contenuto sia da quello artistico &#8211; sono stati realizzati da un ragazzo che frequenta la scuola media, in onore della sua nonna armena: per conoscere, per capire, per divulgare la Storia. Storia che appartiene a tutti.</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p>
(Ricordiamo che tutti i nostri contributi video sono anche disponibili sul canale dedicato YOUTUBE dell&#8217;Associazione per i Diritti Umani)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217; apartheid raccontata in una mostra al PAC di Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2013 04:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre sono critiche le condizioni di salute di Nelson Mandela, a Milano approda una grande esposizione che racconta uno dei periodi storici più significativi del &#8216;900: l&#8217;apartheid e le sue conseguenze, ieri come oggi.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/07/05/l-apartheid-raccontata-in-una-mostra-a/">L&#8217; apartheid raccontata in una mostra al PAC di Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/PRIMA-FOTO-APART..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/PRIMA-FOTO-APART..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="125" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
sono critiche le condizioni di salute di Nelson Mandela, a Milano<br />
approda una grande esposizione che racconta uno dei periodi storici<br />
più significativi del &#8216;900: l&#8217;apartheid e le sue conseguenze, ieri<br />
come oggi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Rise<br />
and fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday<br />
Life” (“Ascesa e declino dell&#8217;Apartheid: fotografia e burocrazia<br />
della vita quotidiana): questo il titolo di un percorso visivo e<br />
culturale ricco, complesso, emozionante.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Frutto<br />
di oltre sei anni di ricerche, il progetto raccoglie le opere di<br />
quasi 70 fotografi, artisti e registi per proporre al pubblico &#8211;<br />
attraverso immagini, illustrazioni, posters, filmati, opere d&#8217;arte &#8211;<br />
un&#8217;analisi profonda della nascita dell&#8217;apartheid, della lotta per<br />
debellarla e delle sue conseguenze.&nbsp; </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Apartheid”<br />
è parola olandese, composta da “separato” (apart) e “quartiere”<br />
(heid) ed è stata, in concomitanza con la seconda guerra mondiale,<br />
la piattaforma del nazionalismo afrikaner che ha portato alla<br />
segregazione razziale con lo scopo di mantenere il potere nelle mani<br />
dei bianchi. Dopo la vittoria dell&#8217;Afrikaner National Party, nel<br />
1948, l&#8217;apartheid impone una serie di programmi legislativi che<br />
incidono sulla psicologia dei cittadini del Sudafrica, ma anche sulle<br />
strutture civili, economiche e politiche fino a coinvolgere ogni<br />
aspetto dell&#8217;esistenza e della quotidianità: dalle abitazioni, al<br />
tempo libero, dai trasporti ai commerci, dall&#8217;istruzione al turismo.<br />
Il sistema dell&#8217;apartheid è, quindi, diventato sempre più spietato<br />
nei confronti degli africani, dei meticci e degli asiatici, arivando<br />
a negare e a privarli dei loro diritti umani e civili.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
lavoro dei membri del Drum Magazine, degli anni &#8217;50, dell&#8217;Afrapix<br />
Collective, degli anni &#8217;80 e del Bang Bang Club; le opere di<br />
fotografi sudafricani all&#8217;avanguardia, quali ad esempio, Eli<br />
Weinberg, Omar Badsha, Peter Magubane, Gideon Mendel, Kevin Carter,<br />
Sam Nzima; e ancora le immagini dei nuovi talenti come Thabiso<br />
Sekgale e  Sabelo Mlangeni testimoniano, documentano e<br />
approfondiscono il tema, facendo dell&#8217;immagine uno strumento di<br />
critica politica e sociale.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
mostra è ideata dall&#8217;ICP International Center of Photography di New<br />
York e curata da Okwui Enwezor, direttore della Haus der Kunst di<br />
Monaco; per l&#8217;Italia è stata promossa e prodotta dal Comune di<br />
Milano, PAC e CIVITA e sarà allestita, al Padiglione d&#8217; Arte<br />
Contemporanea, fino al 15 settembre.  E, per l&#8217;occasione, non<br />
potevano mancare anche dieci video di William Kentridge, che non ha<br />
bisogno di presentazioni.  </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/ap3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="208" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY">
La mostra “<em>Rise<br />
and Fall of Aparheid</em>”<br />
proseguirà al PAC fino a domenica 15 settembre 2013, con i seguenti<br />
orari: da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30, giovedì dalle<br />
9.30 alle 22.30 (lunedì chiuso). L’esposizione sarà aperta anche<br />
a Ferragosto, dalle 9.30 alle 22.30</div>
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Il biglietto<br />
d’ingresso ha un costo di 8 euro (6,50 euro il ridotto). Per<br />
ulteriori informazioni: 02/88446359-360.</div>
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