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	<title>omofobia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>In scena Danilo e il suo &#8220;Rumore bianco&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 09:51:28 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Lo scorso anno ho partecipato ad un corso di teatro inclusivo a Milano voluto dal Teatro Lupi e Deinòs Teatri Bologna. È stata veramente una bellissima esperienza, la mia prima da attore e mi ha permesso di fare nuove conoscenze. Uno dei referenti del progetto di teatro, Alberto Corba, conoscendo il mio impegno per le tematiche lgbtquia+ mi ha messo in contatto con un attore che sta portando in giro per l&#8217;Italia uno spettacolo sul tema della transfobia e omofobia. Lo spettacolo in questione s&#8217;intitola &#8220;Rumore Bianco&#8221; e ha come unico attore in scena Danilo Napoli.</p>



<p>Il monologo avrà luogo nell&#8217;ambito del Milano Fringe Off Festival dal 2 al 5 ottobre.</p>



<p>Facciamo, ora, qualche domanda al protagonista di &#8220;Rumore Bianco, Danilo Napoli.</p>



<p><strong>Presentati:</strong></p>



<p>Mi chiamo Danilo Napoli e sono un attore e autore teatrale salernitano. Ma, principalmente, sono un ragazzo con la testa perennemente tra le nuvole, che fantastica su nuove storie e su situazioni improbabili. Di me dicono che sono simpatico e polemico, ma dopo tre ore non ce la fanno a sopportare la quantità di stupidaggini che dico e l’ampio ventaglio di improperi che ho scagliato contro l’attuale governo. È proprio per questo che ho cominciato a fare questo lavoro: scrivere mi dà la possibilità di mettere su carta tutte le storie, le battute che mi circolano per la testa; recitare mi dà la possibilità di farle sentire agli altri e di essere liberamente polemico senza contraddittorio!</p>



<p><strong>Chi sono gli attori e i registi che ti hanno ispirato?</strong></p>



<p>Prima di cominciare a recitare (cioè prima dei 16 anni), non conoscevo il teatro, ma conoscevo il cinema. Mi piacevano Di Caprio, Tarantino, Jack Nihcolson, Al Pacino, De Niro e tutti gli attori americani più famosi. Poi ho scoperto il teatro e Eduardo De Filippo, e credo che sia la figura che mi rappresenti di più, attualmente: sono anch’io attore e autore, come lui. Anche a me piace girare l’Italia con i miei spettacoli e sogno di mettermi a capo di una numerosa compagnia, un giorno.</p>



<p><strong>Cos&#8217;è per te il teatro?</strong></p>



<p>Ogni volta che vedo un palco, vedo una possibilità. Una possibilità di raccontare qualcosa a qualcuno, una possibilità di trasferire le mie emozioni e le mie idee a una platea. Il teatro, per me, è un contenitore di storie. Proprio come la mia testa.</p>



<p><strong>Come nasce questo spettacolo?</strong></p>



<p>Ero a cena con mia madre e suo marito e li sentii parlare di una zia (di lui) che aveva lasciato un’eredità dopo la sua morte. Fin qui tutto bene. Poi, il marito di mia madre comincia a raccontarci la sua storia a grandi linee, narrando quel che ricordava: Ursula, donna transgender (da lui ricordata affettuosamente come “zio Antonio”), era scappata da Salerno a causa dell’omofobia e della transfobia della famiglia e della città. Era così andata a Genova, era stata costretta a prostituirsi per sopravvivere e aveva accumulato ricchezze. Quella storia mi folgorò. Volevo saperne di più, allora feci qualche ricerca e decisi di ispirarmi alle sue vicissitudini per scrivere questo monologo.</p>



<p><strong>Cosa significa per te la storia rappresentata?</strong></p>



<p>Da membro della comunità LGBTQ+ questa storia mi tocca nell’anima. È una storia di odio e di oppressione, ma anche di perdono.</p>



<p><strong>Hai affrontato particolari difficoltà durante la preparazione?</strong></p>



<p>Le difficoltà ci sono sempre e sono sacrosante. Senza, non avremmo evoluzione. Ma Yari Gugliucci è stato in grado di prendere queste difficoltà e trasformarle in opportunità. Non lo ringrazierò mai abbastanza per il lavoro registico che ha fatto su di me e sul testo.</p>



<p><strong>Chi dovrebbe venire a vederti?</strong></p>



<p>I direttori artistici di tutti i teatri d’Italia… No, a parte gli scherzi, “Rumore bianco” è uno spettacolo per tutti. Nel corso della stagione passata sono venuti a vedermi adulti, anziani, ma anche adolescenti. Ovviamente, i membri della comunità LGBTQ+ possono rivedersi maggiormente nel personaggio, ma spero che verrà anche qualche omofobo (magari ignaro dell’argomento trattato) e che uscirà dal teatro con qualcosa che gli si è mosso dentro.</p>



<p><strong>Progetti per il futuro?</strong></p>



<p>Beh, innanzitutto, a ottobre saremo al Fringe Milano Off 2025 e ho voglia di spaccare tutto. Poi, sempre a ottobre, debutto a Salerno con il mio nuovo spettacolo “Lo spettacolo è stato annullato (causa fine del mondo)”, a tema disastri climatici, con cui poi andrò a Catania per il Fringe Catania Off 2025. A novembre voleremo a Barcellona (sì, in Spagna, non in Sicilia) per portare “Rumore bianco”, e proseguiremo con tutte le 28 date (finora) della tournée. Sto anche lavorando come formatore e dovrei mettermi a scrivere uno spettacolo nuovo da proporre come novità per la stagione prossima, ma sto usando ogni scusa possibile per ritardare il momento in cui mi siederò davanti al pc e, come dice Stephen King, mi metterò a sanguinare.</p>
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		<title>HIJRA: un pugno nello stomaco</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 09:52:58 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il libro di oggi arriva dritto come un pugno nello stomaco. Sí, è così che l&#8217;ho sentito, infatti in diversi momenti mi sono dovuto fermare. Il dolore era troppo, era troppa l&#8217;immedesimazione col protagonista di questa storia.</p>



<p>La storia è quella di Saif Ur Rehman Raja, ovvero lo stesso autore di questa sentita autobiografia. Saif è cresciuto tra il Pakistan e l&#8217;Italia, ma non sente di appartenere a nessuno dei due Paesi.</p>



<p>Le case senza tetto pakistane sembrano attendere le piogge come fossero momenti di festa, in contrapposizione alla grigia Bolzano e ai suoi frequenti e minacciosi temporali. Due realtà molto differenti per il protagonista non solo per il clima, ma anche per il cibo e le festività. Il racconto non procede proprio in maniera cronologica, si passa da un Paese all&#8217;altro per farci cogliere il senso di alienazione dello scrittore. Il Pakistan e le sue spezie, descritte come magiche e un rifugio per un bambino che ama stare in cucina con le donne. Saif viene cresciuto dalla madre, suo unico punto di riferimento fino all&#8217;adolescenza. Il padre c&#8217;è solo per impartire disciplina, non c&#8217;è spazio per carezze e comprensione.</p>



<p>Vive sulla sua pelle cosa vuol dire razzismo, violenza domestica e sessuale e infine, omofobia. Ci fa vivere il suo dolore e la sua sofferenza.</p>



<p>Le ultime pagine sono dedicate al Saif di oggi, una persona che, lavorando sodo, tra le sofferenze, finalmente si riscatta.</p>



<p>Finalmente scopre il valore di essere figlio di due culture diverse.</p>



<p>Ora Saif è un pedagogista e scrittore. Questo libro ha già avuto vari riconoscimenti.</p>



<p>Il Saif di oggi può abbracciare quello di ieri e dirgli: &#8220;Ce l&#8217;hai fatta!&#8221;.</p>
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		<title>Le critiche al governo italiano per la mancata adesione a una dichiarazione europea sui diritti della comunità LGBT+</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2024 09:14:55 +0000</pubDate>
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<p>(da ilpost.it)</p>



<h2>Era un documento perlopiù simbolico, l&#8217;Italia non lo ha firmato insieme ad altri 8 paesi e ne è nata una polemica politica</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17559" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/05/ita.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (S), con la ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella (D), durante il convegno sulla transizione demografica in Europa, Roma, 12 aprile 2024. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Venerdì sera si è saputo che l’Italia non ha aderito a una dichiarazione del Consiglio dell’Unione Europea che aveva l’obiettivo di promuovere nei paesi membri politiche di uguaglianza e rispetto dei diritti umani verso le persone della comunità LGBT+. Ne sono nate molte critiche al governo italiano di Giorgia Meloni, soprattutto da membri dei partiti dell’opposizione.</p>



<p>Il Consiglio dell’Unione Europea è l’organo in cui sono rappresentati i governi dei 27 paesi membri e detiene il potere legislativo insieme al parlamento. La dichiarazione era stata proposta dalla presidenza di turno belga in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia: è&nbsp;<a href="https://belgian-presidency.consilium.europa.eu/media/kvibjar1/declaration-final.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">un documento</a>&nbsp;dal valore perlopiù simbolico e senza particolari effetti concreti, che ribadisce concetti e valori già affermati in diversi trattati europei. Decidere di non aderire è insomma una presa di posizione politica, più che il tentativo di evitare imposizioni di qualche tipo: non hanno firmato il documento Italia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, 9 paesi su 27.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://adv.ilpost.it/~vda/___/s.php/?_=_&amp;bannerid=1665857&amp;campaignid=310013&amp;zoneid=101472&amp;loc=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2024%2F05%2F18%2Fcritiche-governo-dichiarazione-europea-diritti-lgbt%2F&amp;referer=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F&amp;cb=a5bdbf6b9e&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>L’agenzia di stampa&nbsp;<em>Ansa&nbsp;</em>ha contattato il ministero della Famiglia e delle Pari opportunità, competente sul tema, per chiedere come mai l’Italia abbia deciso di non aderire alla dichiarazione: fonti del ministero, ma non direttamente la ministra Eugenia Roccella, hanno riferito che il motivo è che la dichiarazione sarebbe troppo «sbilanciata sull’identità di genere, quindi ricalcherebbe fondamentalmente il contenuto della legge Zan».</p>



<p>Il disegno di legge (ddl) Zan è una&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2021/05/06/ddl-zan-guida-critiche/?utm_source=rss&utm_medium=rss">proposta di legge</a>&nbsp;di cui si è parlato molto negli ultimi anni ma mai approvata dal parlamento, che prende il nome dal deputato del Partito Democratico che l’aveva avanzata, Alessandro Zan. Il PD era stato il principale partito promotore della legge, insieme al Movimento 5 Stelle, mentre la destra l’aveva fortemente osteggiata. Il disegno di legge interveniva&nbsp;su due articoli del codice penale e ampliava la cosiddetta legge Mancino inserendo accanto alle discriminazioni per razza, etnia e religione (già contemplate) anche le discriminazioni per sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. Introduceva poi una serie di azioni per prevenirle.</p>



<p>A differenza della dichiarazione del Consiglio dell’Unione Europea, insomma, interveniva su materie giuridiche specifiche e avrebbe introdotto modifiche al codice penale italiano: la destra infatti per criticarlo aveva sempre sostenuto che il ddl Zan minacciasse la libertà di opinione e che in più non fosse necessario, perché i reati di omotransfobia rientrano già in un’aggravante comune del codice penale.</p>



<p>La dichiarazione del Consiglio invece contiene varie richieste di impegno su temi molto generici per «il continuo avanzamento dei diritti umani delle persone LGBTIQ in Europa». Tra questi ci sono, per esempio: l’«impegno a promuovere l’uguaglianza e a prevenire e combattere la&nbsp;discriminazione, in particolare sulla base dell’identità di genere»; «far progredire ulteriormente la protezione legale e il riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone LGBTIQ»; «impegnarsi a continuare a sostenere il lavoro di accettazione sociale delle persone LGBTIQ»; insieme ad altri impegni simili (il testo integrale si può leggere&nbsp;<a href="https://belgian-presidency.consilium.europa.eu/media/kvibjar1/declaration-final.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>).</p>



<p>La segretaria del PD, Elly Schlein, ha criticato molto la decisione del governo, dicendo che «non è accettabile» e facendo notare che l’anno scorso invece lo stesso governo aveva firmato una dichiarazione simile proposta sempre per la Giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia: «Quest’anno non lo ha fatto per fare campagna sulla pelle delle persone discriminate», ha detto Schlein. Altre critiche simili sono arrivate anche dal Movimento 5 Stelle, mentre Ivan Scalfarotto di Italia Viva, responsabile Esteri del partito, ha sostenuto che questa decisione «mina la credibilità internazionale» del paese, «accomunandolo a nazioni dove i diritti da sempre sono negati e lo Stato di diritto soffre».</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Africa omofoba: Uganda, Kenya e gli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2023 07:40:22 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/gay-in-uganda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/gay-in-uganda-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16991" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/gay-in-uganda-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/gay-in-uganda-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/gay-in-uganda-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/gay-in-uganda-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/gay-in-uganda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>A marzo scorso in Uganda è stata presentata una legge ANTI-LGBTI che conferma l&#8217;ergastolo a chi pratica l&#8217;omosessualità liberamente, aumenta di 10 anni la pena per tentata condotta omosessuale e introduce la pena di morte per “Omosessualità aggravata”. L&#8217;aggravante riguarda comportamento recidivo, i sieropositivi e chi intrattiene relazioni omosessuali con minorenni e persone con<br>disabilità, negando a quest&#8217;ultimi la capacità di consentire a un rapporto sessuale. Alex Onzima, sottosegretario del governo ugandese, ha definito l&#8217;omosessualità peggio di un tumore maligno.<br>L&#8217;omosessualità è criminalizzata in più della metà dei 54 paesi africani. In Kenya la condotta omosessuale può portare fino a 14 anni di carcere, ma c&#8217;è chi spinge per l&#8217;ergastolo.<br>Il ministro dell&#8217;istruzione della Tanzania, Ezekiel Machogu, ha annunciato l&#8217;istituzione di un comitato, con a capo un arcivescovo della Chiesa Anglicana, per contrastare l&#8217;infiltrazione di una fantomatica agenda LGBTQ+.<br>Il caso della Tanzania ci porta a chiederci se sia stato proprio il colonialismo europeo a rendere l&#8217;Africa un continente omofobo.<br>Effettivamente, prima dell&#8217;epoca coloniale, molte culture tradizionali erano tolleranti nei confronti delle diverse sessualità.<br>Nella numerosa tribù ugandese Ganda, venivano attribuiti titoli maschili a certe donne dei clan che non svolgevano le mansioni tipiche delle appartenenti al loro sesso.<br>Possiamo affermare, più in generale, che esistono prove etnografiche dell&#8217;esistenza di relazioni omosessuali nell&#8217;Africa precoloniale.<br>Le leggi contro la sodomia in Africa hanno avuto terreno fertile grazie al Cristianesimo. La cultura africana è stata dipinta come primitiva e demoniaca dai missionari delle chiese occidentali.<br>Abbiamo, quindi, “esportato” l&#8217;eteronormatività nel continente africano.<br>Negli ultimi decenni, gruppi di evangelisti cristiani hanno contribuito a condannare l&#8217;attivismo in favore dei diritti umani e anche di quelli LGBT.<br>Oggi, nella maggior parte dei paesi dell&#8217;UE, chi vuole fare domanda di protezione internazionale sulla base del proprio orientamento sessuale deve produrre le prove di un comportamento persecutorio a suo danno, anche se il paese d&#8217;origine criminalizza l&#8217;omosessualità.<br>Nonostante il tragico quadro appena descritto, un diciannovenne gay ugandese si è detto disposto ad essere arrestato pur di essere quello che è, posizioni come questa ci portano a riflettere sul valore sociale e politico del coming out non solo nel continente africano. Nel nostro paese, non mancano quelli che considerano l&#8217;essere effemminati e che riducono l&#8217;orientamento sessuale ad una semplice<br>“questione di letto”, così, giusto per ricordare che l&#8217;omofobia non abbiamo inventata per sentirci discriminati.</p>
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		<title>Invito a teatro per le nostre lettrici e i nostri lettori. Il seme della violenza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 12:41:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata della Memoria (27 gennaio). Perché Associazione Per i Diritti umani promuove sempre la Cultura! E perché dall&#8217;attualità si può riflettere sul Passato e dal Passato imparare a non ripetere gli&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>In occasione della Giornata della Memoria (27 gennaio). Perché Associazione Per i Diritti umani promuove sempre  la Cultura! E perché dall&#8217;attualità si può riflettere sul Passato e dal Passato imparare a non ripetere gli stessi errori nel Presente, cambiando mentalità&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="410" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro-1024x410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16813" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro-1024x410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro-300x120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro-768x307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/teatro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p><em><strong>IL SEME DELLA VIOLENZA</strong></em> ALL’ELFO PUCCINI di Milano IN <strong>PROMOZIONE SPECIALE</strong> PER VOI!</p>



<p><strong>BIGLIETTI a soli 6,50 euro cad</strong><strong>.</strong>(anziché 34,00 euro) per la replica di <strong>DOMENICA 22 GENNAIO</strong>2023, <strong>ALLE ORE 16:00</strong> (fino a esaurimento dei posti disponibili).</p>



<p><strong>ACQUISTO DIRETTO:</strong> i biglietti possono essere acquistati a questo link:</p>



<p><a href="https://www.elfo.org/spettacoli/2022-2023/il-seme-della-violenza-laramie.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.elfo.org/spettacoli/2022-2023/il-seme-della-violenza-laramie.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Una volta effettuato l&#8217;acquisto vi verranno inviati via mail i biglietti print@home con cui sarà possibile accedere direttamente in sala. Se avete problemi con l&#8217;acquisto online potete contattare telefonicamente la biglietteria allo 02.00660606 ed effettuare il pagamento tramite carta di credito. Al momento dell&#8217;acquisto specificate di usufruire della <strong>PROMO LARAMIE</strong>.</p>



<p>E inoltre… <strong>ALLE</strong> <strong>ORE 19:00:</strong> Presentazione del documentario <em><strong>LARAMIE, ITALIA</strong></em> a cura della Civica Scuola di cinema Luchino Visconti. Intervengono Ferdinando Bruni e Francesco Frongie, registi, e Moisés Kaufman. Ingresso gratuito su prenotazione: <a href="https://www.elfo.org/prenota/9270.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.elfo.org/prenota/9270.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>TEATRO ELFO PUCCINI | SALA SHAKESPEARE</p>



<p><strong>DOMENICA 22 GENNAIO 2023 | ORE 16.00</strong></p>



<p><strong>IL SEME DELLA VIOLENZA</strong></p>



<p><strong>THE LARAMIE PROJECT</strong></p>



<p>di Moisés Kaufman e dei membri del Tectonic Theater Project</p>



<p>regia Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, traduzione Emanuele Aldrovandi</p>



<p>con Margherita Di Rauso, Giuseppe Lanino, Umberto Petranca, Marta Pizzigallo, Marcela Serli, Nicola Stravalaci, Umberto Terruso, Francesca Turrini</p>



<p>produzione Teatro dell’Elfo e Fondazione Campania dei Festival in collaborazione con Festival dei Due Mondi di Spoleto</p>



<p>Un testo profondo e toccante che racconta il caso Matthew Shepard, uno studente ucciso brutalmente negli Stati Uniti per motivi di odio omofobico. Poco dopo il delitto, Moisés Kaufman e la sua compagnia compiono un viaggio verso Laramie, la città del Wyoming teatro del delitto, e qui trascorrono lunghi periodi a intervistare gli abitanti e ricostruire gli eventi.</p>



<p>Sessanta personaggi e otto strepitosi attori per uno spettacolo che pone domande fondamentali. «Un esempio di cosa possa essere oggi il teatro civile: per nulla noioso e didascalico, emozionante e innervato di quella coscienza sociale erede diretta della tragedia greca».</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/elfo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="472" height="357" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/elfo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16814" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/elfo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/elfo-300x227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></a></figure>



<p>_____________</p>



<p>TEATRO ELFO PUCCINI – C.SO BUENOS AIRES 33 MILANO &#8211; https://www.elfo.org?utm_source=rss&utm_medium=rss </p>



<p> </p>
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		<title>Milano pride 2021: il documento politico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jun 2021 07:00:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>RIPARTIAMO DAI DIRITTI DOCUMENTO POLITICO DEL MILANO PRIDE 2021 “…È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="660" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-1024x660.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-1024x660.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-300x194.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-768x495.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h1>RIPARTIAMO DAI DIRITTI</h1>



<h3>DOCUMENTO POLITICO DEL MILANO PRIDE 2021</h3>



<p><strong>“…È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”.</strong></p>



<p><strong>Art. 3 della Costituzione Italiana.</strong></p>



<p>Ripartiamo dai Diritti. Dai diritti costituzionali. Dal progetto di&nbsp;<strong>società equa, aperta, accogliente che sostiene ogni individuo, libero e uguale, nella piena realizzazione di sé.</strong></p>



<p>Nel tempo della pandemia la socialità è stata sospesa,&nbsp;<strong>si sono acuite le povertà e le solitudini</strong>, che hanno colpito maggiormente chi già era fragile e non tutelato. In primis, le persone della comunità LGBTQIA+, le famiglie arcobaleno, le persone transgender e gender non conforming.</p>



<p>Ora è tempo di ripartire, con le attività economiche, senz’altro, e con le attività culturali, sociali e politiche in presenza. Ma&nbsp;<strong>occorre ripartire dai Diritti.</strong>&nbsp;I diritti sociali ed economici non sono in concorrenza tra loro. Al contrario, l’esperienza e la storia dimostrano che&nbsp;<strong>una società aperta dove gli individui sono tutelati è anche una società più prospera e ricca</strong>, da tutti i punti di vista. L’evoluzione dei diritti civili e la promozione dei diritti sociali, in favore anche delle cosiddette minoranze, deve essere una parte essenziale per la ricostruzione del tessuto sociale e civile logorato dalla pandemia e per la costruzione della società futura.</p>



<p>Quest’anno la comunità LGBTQIA+ italiana festeggia il 50esimo anniversario dalla prima manifestazione pubblica e dalla nascita del movimento di rivendicazione dei diritti LGBTQIA* in Italia. È tempo di andare avanti con determinazione perchè le famiglie omogenitoriali, le coppie same-sex, le persone transgender, non binarie e gender non conformi, le persone della comunità LGBTQIA+ tutte, attendono ancora risposte, a livello istituzionale nazionale e locale, per tutte le volte in cui&nbsp;<strong>i diritti sono ancora disattesi, nella propria vita familiare, sul lavoro, nella vita pubblica, a scuola, per la propria salute.</strong></p>



<p>Se il Paese deve ripartire, se Milano deve ripartire, ripartiamo tuttə insieme.</p>



<p><strong>LOTTA ALLA DISCRIMINAZIONE E ALLA *FOBIA: IL DIRITTO DI ESSERE SE STESS3.</strong></p>



<p>Ogni giorno,&nbsp;<strong>le persone LGBTQIA+ vengono discriminate, isolate, insultate e aggredite a scuola, in casa, in strada o sul posto di lavoro.</strong>&nbsp;Ancora oggi, nel nostro Paese, tenersi per mano, darsi una carezza o un bacio non sono solo semplici gesti d’affetto, ma&nbsp;<strong>atti di coraggio.</strong>&nbsp;La pandemia ha inoltre costretto tantə di noi a isolarsi con famiglie che talvolta non rispettano la nostra identità o il nostro orientamento, al punto che la propria casa non è più un luogo sicuro, di affetto e benessere.</p>



<p>Siamo amicə, colleghə, vicinə di casa, genitori, figlə che chiedono a gran voce di non essere più cittadinə di serie B, ma&nbsp;<strong>accoltə e tutelatə in modo efficace da una Legge contro l’omolesbobitransfobia, intersexfobia, afobia, queerfobia e discriminazione verso chiunque venga considerato diversə, senza compromessi. L’odio non è un diritto.</strong></p>



<p><strong>Anche a Milano si vivono questi problemi</strong>&nbsp;e una città che si vanta di essere capace di accoglienza ed empatia è importante che si doti di maggiori&nbsp;<strong>strumenti e politiche antidiscriminatorie</strong>&nbsp;e di sostegno per le vittime che si affianchino e si coordinino con le attività e servizi erogati dalle associazioni di volontariato che operano sul territorio.</p>



<p>L’istituzione di un <strong>help center antidiscriminazione</strong> multimediale (telefono, chat, email), capace di offrire supporto professionale (psicologi, avvocati) e di mettere in rete le risorse del mondo associativo, è un impegno improcrastinabile. L’azione della <strong>Casa Arcobaleno</strong>, rifugio per persone LGBTQIA+, andrebbe rafforzata e altri appartamenti aperti per espandere il numero di posti letto. Occorre altresì promuovere una <strong>campagna di sensibilizzazione ed educazione alla non discriminazione</strong>, con progetti nelle scuole (corsi, concorsi, etc.) e una campagna di comunicazione diretta all’opinione pubblica. Chiediamo, pertanto, al comune oltre a sostenere e valorizzare le attività già svolte dalle associazioni, di attuare concretamente tutte queste iniziative; il Comune non può delegare totalmente al volontariato i compiti che sono di interesse pubblico.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/PRIDE-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15401"/></figure></div>



<p><strong>OMOGENITORIALITÀ E FAMIGLIE CON UGUALI DIRITTI</strong></p>



<p>Non è più tempo di attendere. La&nbsp;<strong>Corte di Cassazione</strong>&nbsp;ha più volte affermato che&nbsp;<strong>deve essere colmato il vuoto legislativo in materia di omogenitorialità</strong>, e ha chiesto esplicitamente al Parlamento di agire facendo presente come “spetti …al Legislatore – in qualità di interprete della volontà collettività e previo opportuno bilanciamento degli interessi in gioco –&nbsp;<strong>predisporre una tutela di quei bambini che hanno due mamme o due papà</strong>”.</p>



<p>Queste leggi sono fondamentali per la vita quotidiana di molte famiglie. Lo sono ancora di più&nbsp;<strong>oggi, quando certificazioni, decreti e permessi di movimento e incontro sono strettamente vincolati allo stato di famiglia.</strong>&nbsp;Quanti genitori non riconosciuti, fantasmi per legge, si sono visti negata la possibilità di ricongiungersi ai propri figli? Possiamo lasciare in mano al buon cuore del funzionario di turno, dell’impiegato del momento, delle forze dell’ordine, la tutela dell’integrità, della salute di tante famiglie?</p>



<p>Questo non può accadere in uno stato democratico! E questo accade perché&nbsp;<strong>le tutele non sono ancora estese a tutti i cittadini e le cittadine. Pur essendo tutti uguali, non siamo trattati nello stesso modo.</strong>&nbsp;La legge oggi dice che le coppie omogenitoriali sono diverse, che sono formate da cittadini di serie B. Eppure, per quanto riguarda i doveri economici, tornano ad avere piena cittadinanza.&nbsp;<strong>Pagano le tasse come le altre famiglie</strong>, come la vera famiglia che sono.</p>



<p>Ebbene, vogliamo essere considerati una famiglia non solo per i Comuni, al momento di riscuotere le tasse, ma anche per lo Stato. Ed è&nbsp;<strong>sullo stato di famiglia dei nostri bambini</strong>&nbsp;che vogliamo essere inchiodati alle nostre responsabilità, lo vogliamo vedere scritto nero su bianco.</p>



<p>È finito il tempo delle parole, adesso è il momento dei fatti: leggi che&nbsp;<strong>riconoscano pienamente ai nostri figli tutti i diritti e a noi il diritto di essere genitori sin dalla loro nascita.</strong>&nbsp;Genitori sì, perché questi figli li abbiamo desiderati, voluti e messi al mondo in coppia.</p>



<p>Inoltre, chiediamo<strong>&nbsp;il riconoscimento e la tutela del ruolo di co-genitore ai partner</strong>&nbsp;di uno dei genitori che, in una famiglia ricostituita, svolgono un ruolo di cura e accudimento dei figli, ma senza riconoscimento legale.</p>



<p>E ancora vediamo il pregiudizio in azione. Ancora dobbiamo prendere atto di essere&nbsp;<strong>considerati con sospetto e trattati diversamente dagli altri.</strong>&nbsp;In Italia, infatti, non ci è permesso adottare e non possiamo accedere alle tecniche di procreazione assistita consentite invece alle coppie eterosessuali. Coppie eterosessuali che si trovano come noi nell’impossibilità di procreare naturalmente.</p>



<p><strong>Perché il nostro desiderio di genitorialità è ancora guardato con sospetto?</strong></p>



<p>Il nostro Paese deve interrogarsi sui suoi pregiudizi, una volta per tutte. Ci sono persone omosessuali, e sono persone come le altre.</p>



<p>Persone al momento&nbsp;<strong>costrette in uno stato di clandestinità per quanto riguarda la genitorialità, costrette a migrazioni per costruire la propria famiglia.</strong>&nbsp;Lo Stato italiano deve vergognarsi. Uno Stato che si dice democratico non deve mettere i propri cittadini in condizione di cercare altrove il proprio diritto alla felicità e alla realizzazione di sé in una famiglia. Per questo, gridiamo una volta per tutte BASTA.</p>



<p>E al&nbsp;<strong>Comune di Milano</strong>, che solo in un primo momento ha voluto vederci e rispettarci con coraggio,&nbsp;<strong>chiediamo di ritrovare quel coraggio e continuare a trascrivere sui certificati di nascita dei nostri bambini i nomi dei loro genitori.</strong>&nbsp;Di entrambi i genitori. Che si tratti di un uomo e una donna, di due donne o di due uomini.</p>



<p><strong>IL DIRITTO A UN MATRIMONIO EGUALITARIO</strong></p>



<p><strong>L’unica ragione per cui il matrimonio egualitario non esiste è che ancora esiste una grave discriminazione&nbsp;</strong>che investe le vite delle persone LGBTQIA+. Una catena invisibile ma che nei momenti più importanti delle nostre vite ci blocca improvvisamente. È ora di prendere consapevolezza di questa catena, vederla e romperla una volta per tutte.</p>



<p>Le persone LGBTQIA+ non valgono meno, non sono diverse dalle altre, perché&nbsp;<strong>ogni persona è diversa e tutti abbiamo eguale dignità.</strong>&nbsp;Ma la mancanza del matrimonio egualitario per le persone LGBTQIA+ determina una differenza.</p>



<p>È questo pregiudizio, questa catena, la ragione per cui alle coppie dello stesso sesso non è permesso accedere all’istituto collettivo del matrimonio.</p>



<p>Non esiste altra ragione se non&nbsp;<strong>una violenta e silenziosa discriminazione.</strong>&nbsp;Chiediamo di poterci sposare senza se e senza ma.</p>



<p><strong>IL DIRITTO ALLA PROPRIA IDENTITÀ DI GENERE</strong></p>



<p>In Lombardia, a Milano,&nbsp;<strong>i servizi sanitari dedicati alle persone che devono affrontare un percorso di transizione di genere sono assolutamente carenti.</strong>&nbsp;Il sistema è così complesso da non riuscire ad adattarsi alle esigenze della realtà locale e a dare risposte efficaci.</p>



<p>La maggior parte delle persone transgenere e gender non conforming oggi in Lombardia&nbsp;<strong>si affida a specialisti privati</strong>&nbsp;per poter accedere alle cure ormonali perché il servizio pubblico segue la procedura ONIG, che non è né funzionale né necessaria né tantomeno prevista per legge, con il risultato di essere incapace di assistere i cittadinə che ne hanno bisogno.</p>



<p><strong>La delibera AIFA</strong>, che stabilirebbe la gratuità delle terapie ormonali ma a patto di seguire una rigida procedura, è stata definita non tenendo conto della effettiva disponibilità delle strutture sanitarie necessaire nelle varie regioni italiane, e&nbsp;<strong>risulta di difficile applicazione in Lombardia.</strong>&nbsp;La delibera va cambiata a partire dalla sua ideazione concettuale, poiché determina un passo indietro nel processo di autodeterminazione della persona transgenere, non tiene conto del microdosing e considera valide all’erogazione del farmaco solo le farmacie ospedaliere, che non sono di facile reperibilità sul territorio.</p>



<p><strong>Ogni endocrinologo dovrebbe essere abilitato</strong>&nbsp;a prescrivere le cure ormonali per le persone transgenere, ampliando la base dei medici a disposizione, al contrario di quanto succede ora.</p>



<p><strong>Il percorso psicologico dovrebbe essere reso facoltativo</strong>, non più necessario come ora, e sostituito dal principio di autodeterminazione della persona trans stessa.</p>



<p><strong>Il percorso giudiziario</strong>&nbsp;per la rettifica dei documenti anagrafici dovrebbe essere&nbsp;<strong>semplificato e trasformato in una procedura comunale</strong>, come avviene già in altri Stati. L’autorizzazione di un giudice per le operazioni chirurgiche invece dovrebbe essere rimossa.</p>



<p>La paura che alimenta l’attuale sistema è quella delle detransizioni; ma in realtà non vi è contezza di questo fenomeno perché non sono stati fatti finora studi che permettano di avere un’idea di quanto sia alto questo rischio.</p>



<p>Questo sistema nel suo complesso deve essere modificato e snellito, così da poter&nbsp;<strong>facilitare i percorsi di transizione, supportare concretamente chi li deve affrontare</strong>&nbsp;e aumentare la qualità della vita delle persone transgenere e gender non conforming.</p>



<p>Lasciamo alle persone trans il diritto di autodeterminarsi e di assumersi la responsabilità per il proprio percorso di transizione.</p>



<p><strong>Basta Transifici! Non siamo più dispostə a pagare enormi cifre per ciò che è nostro diritto: scegliere, parlare e riconoscerci per noi stessə.</strong></p>



<p>Infine, pensiamo che il Comune debba intervenire, secondo le sue competenze, nella&nbsp;<strong>revisione della gestione delle liste elettorali</strong>&nbsp;presso i seggi, così da renderla più rispettosa di tuttə.</p>



<p>Al momento,&nbsp;<strong>la presenza di due liste separate e distinte per sesso</strong>&nbsp;(uomini e donne) costringe le persone transgender a fare coming-out al momento dell’accesso al seggio per esprimere il voto, in fase di identificazione. All’interno dei seggi, tra l’altro, la lista maschile e la lista femminile, per ragioni di praticità e afflusso dei votanti, sono normalmente poste a una certa distanza l’una dall’altra. Perciò,&nbsp;<strong>le persone si attendono in coda divise a seconda del proprio sesso</strong>&nbsp;per essere identificate dallo/a scrutatore/scrutatrice. La divisione delle liste in maschile e femminile è espressamente prevista dalla legge, quindi un intervento di modifica in questo senso dovrebbe passare per il legislatore. Tuttavia, in fase di redazione e stampa delle liste è possibile trovare delle soluzioni che, sebbene non ottimali, si muovano in una direzione di maggiore inclusività e rispetto per le persone transgender e gender con conforming.</p>



<p>In particolare,&nbsp;<strong>si potrebbero suddividere le liste in ordine alfabetico per cognome</strong>&nbsp;(per es. A-L, M-Z), a prescindere dal genere, per un totale di 4 elenchi (donne A-L, donne M-Z, uomini A-L, uomini M-Z). Uguale principio si applicherebbe ai registri per l’annotazione della tessera elettorale. A questo punto, si potrebbe dare indicazione ai/alle presidenti di seggio di&nbsp;<strong>organizzare l’afflusso degli elettori e delle elettrici in due colonne dipendenti dalla lettera del cognome anziché dal sesso.</strong>&nbsp;In questo modo, l’unica persona a venire a conoscenza del sesso anagrafico del/della votante sarebbe lo/la scrutatore/scrutatrice che l’identifica, e questo senza dubbio incoraggerebbe molte più persone transgender, non binarie e gender non conforming, a recarsi ai seggi per godere di un proprio diritto civile.</p>



<p><strong>PIÙ DIRITTI PER TUTTƏ: FEMMINISMO, TRANSFEMMINISMO E INTERSEZIONALITA’</strong></p>



<p><strong>Il femminismo intersezionale</strong>&nbsp;si basa sulla presa di coscienza che&nbsp;<strong>le discriminazioni sono molteplici e basate su più fattori</strong>&nbsp;che spesso interagiscono e si sovrappongono tra loro. Il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale, le disabilità, lo stato economico/sociale, il colore della pelle, avere un corpo non conforme agli standard di bellezza, la religione, l’età, il luogo di nascita: sono tutti fattori che concorrono a creare privilegi e conseguenti discriminazioni.</p>



<p>È fondamentale tenere conto delle diverse oppressioni che si intersecano con quelle dovute al genere. L’omolesbobitransfobia, il razzismo, il classismo, l’abilismo, la mascolinità tossica: sono tutte&nbsp;<strong>forme di oppressione ed esclusione che dobbiamo affrontare tuttə insieme</strong>&nbsp;per poter creare una società equa ed inclusiva.</p>



<p><strong>La liberazione dagli stereotipi di genere aiuterebbe tutta la collettività</strong>&nbsp;in quanto ci libereremmo dal sistema di schemi sociali nei quali tuttə siamo intrappolatə.</p>



<p>Le istanze transfemministe condannano ogni forma di esclusione delle donne trans dalla definizione di donna e dal concetto di donna.&nbsp;<strong>Le donne trans sono donne e vanno incluse all’interno del femminismo.</strong>&nbsp;C’è ad oggi una sezione estremista del movimento femminista che le esclude adducendo motivazioni per noi assolutamente non condivisibili.</p>



<p>Le forme di potere oppressive sono tante e diverse e&nbsp;<strong>l’intersezionalità è l’unico mezzo per poter abbattere i fattori oppressivi derivanti dal sistema patriarcale eteronormativo.</strong>&nbsp;Ad oggi si dimostra quindi necessario un&nbsp;<strong>transfemminismo intersezionale</strong>, che porti avanti le istanze di tutte le categorie di donne e persone discriminate. Una rivendicazione collettiva e non escludente rispetto alle categorie tradizionalmente emarginate, come le sex workers, le persone disabili o che subiscono una discriminazione per l’origine etnica.</p>



<p><strong>Milano è da sempre fucina di istanze femministe</strong>&nbsp;dal respiro nazionale, chiediamo che continui il suo percorso di presentazione e tutela del concetto di femminismo intersezionale.</p>



<p><strong>UN’EDUCAZIONE CHE PREVEDA TUTTƏ</strong></p>



<p>La scuola ha lo scopo di preparare le giovani persone che la abitano alla vita moderna che le vedrà partecipi e coinvoltə. È essenziale che&nbsp;<strong>un’istituzione pubblica parli della e alla realtà senza basarsi su canoni irrealistici, vincoli stereotipati</strong>, teorie astratte e pregiudizi. Una realtà variopinta, ricca e multidimensionale.</p>



<p>Per questo, una corretta, approfondita e duratura&nbsp;<strong>educazione alle differenze</strong>&nbsp;è fondamentale nel percorso scolastico di ogni studentə. Trattare le tematiche LGBTQIA+, femministe e di genere durante l’età formativa, rendere disponibili libri di testo in biblioteca per approfondire questi temi anche in autonomia, permetterebbe alle giovani persone LGBTQIA+ di&nbsp;<strong>sentirsi meno isolate, di scoprirsi, comprendersi</strong>&nbsp;e crescere serenamente, e alle persone&nbsp;<strong>non-LGBTQIA+ di avere una visione completa del mondo</strong>&nbsp;in cui vivono e di diventare cittadinə coscienti e alleati dei loro coetanei.</p>



<p><strong>Il bullismo è la prima causa di abbandono scolastico</strong>: che tipo di adultə diventeranno, se non garantiamo loro il diritto allo studio? Che tipo di cittadinə? Ma soprattutto: come possiamo anche solo immaginare che le loro vite, le loro menti, la loro salute siano tutelate? Un’istituzione pubblica – la scuola – deve fare di più.</p>



<p>Si deve mettere uno&nbsp;<strong>stop al bullismo, alle discriminazioni e alle violenze</strong>&nbsp;– troppo presenti nella vita dei giovanə, tanto nel quotidiano quanto online. Un’ombra lunga che pervade, permane e segna a lungo e in profondità le loro vite:&nbsp;<strong>una vita serena, consapevole e libera –&nbsp; adolescenti, giovani o adulti – è un diritto!</strong></p>



<p><strong>Promuovere una corretta informazione</strong>&nbsp;su identità di genere, orientamento sessuale e ruoli sociali, e far capire le istanze, i bisogni e le necessità delle persone LGBTQIA+ non è un progetto utile solo per i ragazzi in età evolutiva. Va intrapreso un percorso parallelo di&nbsp;<strong>informazione, sensibilizzazione e formazione che coinvolga tutto il personale scolastico</strong>, che con cura e passione contribuisce ogni giorno alla crescita dei ragazzə.</p>



<p>La conoscenza è la prima&nbsp;<strong>arma di contrasto all’odio</strong>. Formiamo giovani e adulti capaci di vivere e interagire positivamente insieme. Favoriamo un percorso di crescita collettiva.</p>



<p>Per una Milano che non sia solo inclusiva, ma realmente integrata: una Milano libera.</p>



<p><strong>SOLITUDINI E NUOVE POVERTA’</strong></p>



<p>Da alcuni anni, in diversi strati della nostra società e all’interno della comunità LGBTQIA+, si stanno ampliando fenomeni di&nbsp;<strong>solitudine, emarginazione e perfino povertà economica</strong>, che nel corso di questo anno di pandemia si sono acuiti ancora di più.</p>



<p>Nel corso del 2020 sono arrivate molte segnalazioni di persone LGBTQIA+ che, oltre alla preoccupazione per l’emergenza sanitaria,&nbsp;<strong>non potevano essere tranquillə all’interno delle proprie case</strong>: a causa di genitori che non accettano i propri figli, coinquilini omotransfobici o altre situazioni simili.</p>



<p>Inoltre,&nbsp;<strong>sono venute a mancare le occasioni di socialità</strong>&nbsp;per i membri della comunità LGBTQIA+. Oltre alla chiusura di luoghi di ritrovo, le&nbsp;<strong>tante realtà associative</strong>, dove le persone esercitano il proprio ruolo sociale, si confrontano e crescono nelle relazioni,&nbsp;<strong>non hanno potuto svolgere la propria attività di sostegno, autoaiuto e supporto in maniera completa</strong>, facendo sì che chi avesse bisogno faticasse a trovare assistenza morale e materiale.</p>



<p>A Milano e nei comuni della Città Metropolitana si è riusciti a fare POCO.</p>



<p>Il lavoro della Casa Arcobaleno, per esempio, non si è mai fermato continuando ad accogliere persone LGBTQIA+ che non potevano più vivere all’interno delle mura domestiche, non per propria scelta. Le richieste sono aumentate, con molte domande provenienti anche da fuori Comune, ma&nbsp;<strong>la capacità della struttura è fortemente limitata.</strong>&nbsp;Le realtà associative e di volontariato della provincia si sono unite per cercare di creare reti di sostegno per le persone LGBTQIA+ offrendo soluzioni di supporto a distanza, numeri di telefono, sportelli online o simili.</p>



<p><strong>Ma la stabilità emotiva e sociale della comunità LGBTQIA+ non può rimanere solo in mano alle associazioni.</strong></p>



<p>È compito delle istituzioni prendere coscienza di questi fenomeni e analizzarli per agire in maniera preventiva ed efficace rispetto a questa nuova emergenza che temiamo andrà sempre di più ad aggravarsi. Il Comune e la Regione devono assumersi le proprie responsabilità e svolgere il proprio compito, offrendo&nbsp;<strong>nuovi strumenti di supporto e sostegno sociale e psicologico a quei cittadinə che soffrono di situazioni di violenza psicologica ed emotiva.</strong></p>



<p>Le amministrazioni comunali inoltre possono&nbsp;<strong>concedere spazi e fondi alle associazioni</strong>&nbsp;per garantire che il loro lavoro di supporto verso queste fasce della società possa godere di maggiore stabilità e progettualità per&nbsp;<strong>fornire servizi che saranno implementati e consolidati nel tempo.</strong></p>



<p>La cittadinanza deve essere maggiormente informata su queste situazioni critiche per&nbsp;<strong>creare una consapevolezza condivisa</strong>&nbsp;che spinga sempre più persone ad alimentare la rete di sostegno per le persone LGBTQIA+ che hanno sempre più bisogno di sentirsi meno sole e più sostenute.</p>



<p><strong>IL DIRITTO ALLA SALUTE</strong></p>



<p>Era il 5 giugno 1981 quando vennero registrati i primi casi sospetti di polmonite da Pneumocystis in cinque uomini omosessuali, che si rivelarono poi essere i primi sieropositivi diagnosticati.<br>Tanti passi sono stati fatti in questi 40 anni di lotta al virus, tanto che oggi possiamo guardare all’<strong>obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità</strong>&nbsp;di avere&nbsp;<strong>ZERO nuove infezioni da HIV</strong>&nbsp;nel&nbsp;<strong>2030</strong>&nbsp;con ragionevole speranza.</p>



<p>Grazie all’arrivo dei farmaci efficaci,&nbsp;<strong>l’aspettativa di vita delle persone che vivono con HIV oggi è equiparabile alle persone HIV negative.</strong>&nbsp;E non solo, le evidenze scientifiche, dimostrano che una persona HIV positiva che segue il trattamento, e ha&nbsp;<strong>carica virale non rilevabile, non può trasmettere il virus</strong>: U=U, Undetectable equals Untrasmittable. Un risultato straordinario.</p>



<p>Oggi abbiamo molti strumenti per proteggerci dal virus dell’HIV, abbiamo il condom, la PrEP, profilassi pre- esposizione da HIV, la TasP, terapia come prevenzione, la PEP, profilassi post esposizione. Tutti questi strumenti permettono di&nbsp;<strong>vivere liberamente le nostre sessualità</strong>, qualunque esse siano, e di approdare un benessere sessuale pieno e appagante, che deve essere libero dai pregiudizi, da razzismo, violenza di genere, transfobia e all’insegna dell’autodeterminazione sessuale.</p>



<p>Eppure, ancora&nbsp;<strong>molto si deve fare in termini di corretta informazione, lotta allo stigma, sensibilizzazione e promozione della prevenzione, non solo rispetto all’HIV ma a tutte le malattie sessualmente trasmissibili.</strong>&nbsp;Lo stigma sociale e la discriminazione alimentano ancora paura e isolamento, che, aggravate dalla pandemia globale di covid-19, ha effetti devastanti nella quotidianità e nelle nostre comunità.</p>



<p><strong>Milano</strong>, se vuole essere città all’avanguardia per la salute,&nbsp;<strong>deve partire anche dalla salute dei più fragili</strong>, e dalla salute delle persone LGBTQIA+. Le istituzioni devono fare la loro parte, promuovendo politiche e azioni di sostegno concreto al diritto alla salute e alla corretta informazione e prevenzione.</p>



<p><strong>Le associazioni, prima fra tutte il Milano Check Point, si trovano spesso a lottare da sole</strong>, andrebbero invece supportate con spazi e fondi utili per promuovere servizi di test e prevenzione, fare corretta informazione e combattere lo stigma. Le associazioni di volontariato e auto-aiuto sono presidi fondamentali per la salute</p>



<p>fisica e psicologica dei cittadini, e come tali devono essere sostenute dalle istituzioni come parte integrante del sistema sanitario, per non lasciare nessuno indietro.</p>



<p>Solo così possiamo costruire un futuro migliore, dove ognuno possa stare bene.</p>
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		<title>Brasile: con Bolsonaro si prospetta un futuro funesto per popolazioni indigene</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 08:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America latina: i diritti negati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;associazione per i diritti umani cattolica CIMI pubblica nuovi dati spaventosi (Prima della conferma di Bolsonaro Presidente) Per le popolazioni indigene del Brasile il 12 ottobre, giorno in cui in tutte le Americhe si celebra&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;associazione per i diritti umani cattolica CIMI pubblica nuovi dati<br />
spaventosi</p>
<p><em>(Prima della conferma di Bolsonaro Presidente)</em></p>
<p>Per le popolazioni indigene del Brasile il 12 ottobre, giorno in cui in tutte le Americhe si celebra l&#8217;arrivo di Cristoforo Colombo nel continente, è un giorno di lutto. In occasione della Giornata di Colombo e in vista del ballottaggio per le presidenziali in Brasile che vedono favorito il candidato del partito nazional-conservatore PSL (Partito<br />
Social-Liberale) Jair Bolsonaro, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati<br />
(APM) vuole ricordare la situazione in cui versano i circa 305 popoli indigeni del paese sudamericano. Gli attacchi razzisti di Bolsonaro contro le minoranze del paese istigano alla discriminazione ed emarginazione della popolazione povera e indigena del Brasile. Le<br />
violazioni dei diritti territoriali degli indigeni brasiliani sono in aumento e non vi è alcun intervento dello stato per fermare e perseguire lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie o il disboscamento illegale. I procedimenti per il riconoscimento dei territori<br />
tradizionali sono bloccati tant&#8217;è che durante il governo dell&#8217;attuale presidente Michel Temer nessun procedimento di riconoscimento è stato portato a termine.</p>
<p>La lobby agraria che si batte per gli interessi dei latifondisti e per un&#8217;agricoltura industriale è in crescita e guadagna sempre più consensi tra il ceto medio-alto. A farne le spese sono in primo luogo le comunità indigene i cui territori sono da tempo nel mirino dell&#8217;élite economica del paese per un loro sfruttamento economico. Ora le comunità indigene<br />
temono che la probabile vittoria di Bolsonaro, convinto sostenitore della lobby agraria, comporterà nuovi espropri e dislocamenti forzati delle loro comunità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11618" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="541" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818-300x162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818-768x415.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>I dati relativi al 2017 appena pubblicati dall&#8217;organizzazione per i diritti umani cattolica CIMI riportano un quadro spaventoso della situazione dei popoli indigeni in Brasile. Secondo questi dati, nel 2017 ci sono stati 128 casi di suicidio tra gli Indigeni, 110 persone sono state assassinate e 14 rappresentanti indigeni devono fare i conti con<br />
ripetute minacce di morte. La mancanza di assistenza sanitaria ha causato la morte di 702 bambini sotto i cinque anni.</p>
<p>Il candidato del PSL Jair Bolsonaro è stato il vincitore del primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane e vista la percentuale di voti ottenuti ha buone probabilità di vincere il ballottaggio. Oltre a sostenere la lobby agraria, Bolsonaro è anche sostenitore della lobby delle armi e si è espresso in modo positivo sulla dittatura militare che<br />
dal 1962 al 1985 ha governato il paese. Bolsonaro sostiene la necessità di un governo autoritario, propone un ex-generale come suo vicepresidente e intende ricoprire importanti cariche del paese con altri esponenti militari. I suoi elettori sono perlopiù benestanti e<br />
bianchi. Bolsonaro trova consensi soprattutto tra i membri ultra-conservatori delle chiese evangeliche e pentecostali che costituiscono all&#8217;incirca il 20% della popolazione. Evidentemente le esternazioni razziste, omofobe e sessiste di Bolsonaro non costituiscono alcuna contraddizione con il messaggio di tolleranza insito nel<br />
cristianesimo. Al contrario, secondo la visione dei sostenitori di Bolsonaro le persone povere e socialmente svantaggiate sono tali per i peccati commessi. La povertà è allora una punizione di Dio dalla quale potranno redimersi solamente conducendo una vita virtuosa.</p>
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Feb 2018 07:15:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale di Elisa Giomi, Sveva Magaraggia Ed. Il Mulino &#8220;Perché sedurla se puoi sedarla?&#8221;, oppure &#8220;perché sedurla se puoi saldarla?&#8221;: solo due esempi del livello di violenza e brutalità&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale</span></span></span></h1>
<h2 class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">di </span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a class="western" href="https://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_giomi+elisa-elisa_giomi.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Elisa Giomi</b></span></span></span></a></u></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a class="western" href="https://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_magaraggia+sveva-sveva_magaraggia.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Sveva Magaraggia</b></span></span></span></a></u></span></span></h2>
<p>Ed. Il Mulino</p>
<p>&#8220;Perché sedurla se puoi sedarla?&#8221;, oppure &#8220;perché sedurla se puoi saldarla?&#8221;: solo due esempi del livello di violenza e brutalità quotidianamente veicolate dai social in pagine che mescolano misoginia, omo/transfobia, razzismo, incitamenti alla pedofilia. Al centro di questa indagine, la violenza contro le donne, ma anche la violenza che dalle donne è agita, due fenomeni speculari benché di natura e portata assai diverse, che sono analizzati nella loro copertura mediale. Dalle serie tv a circolazione globale alle cronache nazionali, dalla musica alla pubblicità, muovendosi tra &#8220;factual&#8221; e &#8220;fictional&#8221;, ciascuna delle due forme di violenza è esplorata attraverso molteplici raffronti tra il piano della realtà e il piano della rappresentazione, illustrando modelli, attori, dinamiche, radici, così come retoriche, estetiche, politiche.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/9788815265296.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10218 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/9788815265296.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="187" height="300" /></a></p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha rivolto un paio di domande di approfondimento alle autrici e le ringrazia per la disponibilità.</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Quali sono gli assunti e le interpretazioni della violenza di genere su cui si basa questo studio?</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo libro prende avvio dalle nostre rispettive esperienze politiche e teoriche sulla tematica della violenza di genere. Sono dibattiti molto complessi, difficilmente riassumibili, però abbiamo sin da subito identificato alcune colonne portanti del nostro ragionamento:</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una delle lezioni fondamentali degli studi sulla violenza è che la violenza è un crimine del controllo e non di amore. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma sappiamo anche che c’è una “parentela insospettabile” (per prendere a prestito le parole di Lea Melandri) tra amore romantico e violenza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La dimensione del potere riveste un ruolo preponderante nel discorso d’amore, che ancora oggi permette di costruire dei rapporti di potere ben codificati e di definire i generi, il maschile e il femminile, come speculari. Ruoli ben codificati e definiti (ben esemplificati dal modo di dire “dietro ogni grande uomo c’è una grande donna”) che creano relazioni di profonda dipendenza emotiva: dipendenza che per gli uomini è imprescindibile e avvilente al contempo, perché dirsi dipendenti dalle cure femminile è una esperienza di impotenza e debolezza che va contro all’ideale di maschilità piena da un lato, e dipendenza che è pericolosa per le donne, perché essere dispensatrici di cura crea un vincolo di indispensabilità. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">I dati, non a caso, indicano come la violenza degli uomini contro le donne aumenti quando queste ultime vogliono finire la relazione di amore o durante la gravidanza: quando cioè, non vogliono o possono più essere dispensatrici di totale devozione e cura. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Inoltre, abbiamo tematizzato la violenza come questione culturale, non privata né psichiatrica (è l’espressione esacerbata dell’ordine di genere, è un comportamento ben radicato nella nostra cultura. Rappresentarla come frutto di follia, di perdita momentanea di lucidità serve solo a proteggere l’ordine di genere. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">La violenza per noi non è quindi un fenomeno residuale della nostra società, bensì una categoria costitutiva del reale. È un ingrediente primario nella costruzione delle nostre libertà.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infine, è fondamentale, per noi, iniziare a nominare il maschile. Nodo principale di questo problema sociale sono gli uomini come individui e come genere. Gli uomini sono i principali autori di violenza, e anche per questo quando si costruiscono politiche di prevenzione della violenza è strategico creare alleanze e collaborazioni con maschilità non tossiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La violenza di genere è quindi una categoria esplicativa delle dinamiche interpersonali sul piano micro-sociologico e dell’ordine di genere su quello macro.</span></p>
<p><b>Nel saggio si parla di “violenza gendered”: ci può anticipare il significato di questo concetto?</b></p>
<p>Parlare di <i>violenza gendered</i> significa in primis ricordarci che autori e vittime di violenza hanno un genere; è agita da uomini o da donne. Al contempo la violenza definisce modalità di costruzione del ruolo delle donne, degli uomini e del rapporto tra di loro.</p>
<p>Vediamo degli esempi, per capire meglio. Nel discorso dell’amore romantico la violenza gioca un ruolo speculare se riguarda un uomo o una donna: agire violenza è cifra della passione dell’attaccamento di lui, mentre accettare la violenza è testimonianza della devozione di lei. Questo meccanismo è amplificato nel linguaggio mediale, dove la gelosia, ad esempio, è giustificazione legittima al ricorso alla violenza maschile contro le donne. Ecco un esempio tratto dall’analisi della musica italiana contemporanea: (“«sei stata così perfida che / soffocherei tutti i respiri che fai [&#8230;] voglio vederti strisciare e concederti a me [&#8230;] ma prima inginocchiati, saziati / e concediti</p>
<p>ancora per l’ultima volta / accontentami, guardami, piangi, prega e chiedi scusa. / Devi dirmi voglio solo te / devi dirmi, hai ragione te / devi dirmi scusami e feriscimi / e implorami di non ucciderti» (Meschina, Modà 2008”).</p>
<p>Altro esempio di <i>violenza gendered</i>: nel mondo delle pubblicità analizzato in questo testo emerge chiaramente come, quando la violenza è rappresentata esplicitamente, sia <i>gendered</i>. Gli uomini vengono raffigurati nelle vesti di stupratori che agiscono palesemente senza il consenso femminile, procurando malessere e sofferenza, mentre le donne sono rappresentate nei (succinti) panni delle dominatrici, impegnate in un gioco sado-masochista, che quindi per definizione è consensuale. L’uomo è costruito come predatore naturalmente violento, la donna come bisognosa del consenso maschile per agire violenza. Violenza, in questo ultimo caso, agita per soddisfare un desiderio condiviso.</p>
<p>Come emerge nel testo, la violenza femminile possiede una carica destabilizzante molto più forte di quella maschile, e la sua messa in discorso richiede il contestuale utilizzo di dispositivi volti a mitigarla. Iscrivere la violenza femminile dentro un frame di gioco erotico serve proprio a questo – a normalizzarla e a non permetterle di destabilizzare un ordine di genere.</p>
<p>Le pubblicità prese in esame mostrano chiaramente come la violenza degli uomini uccide o umilia, mentre quella delle donne eccita.</p>
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		<title>Il racconto di un ragazzo gay e disabile: la strada per la felicità</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 07:15:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo la storia di Filippo, un nostro caro amico, che ringraziamo per aver voluto condividerla con noi e con voi, nell&#8217;intento di sensibilizzare sui diritti Lgbt  e per aiutare tante e tanti nella&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo la storia di Filippo, un nostro caro amico, che ringraziamo per aver voluto condividerla con noi e con voi, nell&#8217;intento di sensibilizzare sui diritti Lgbt  e per aiutare tante e tanti nella loro personale ricerca della felicità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Sbaglia sempre per conto tuo&#8230;è così che fanno le persone che vogliono essere felici”. Questa frase tratta da un film di Ozpetek è quella con cui voglio iniziare il mio racconto, perchè se c&#8217;è una cosa che ho imparato a metà del mio percorso è sicuramente che, per dirlo in altre parole, preferisco vivere di rimorsi che di rimpianti.</p>
<p>Sono Filippo, un trentenne della Brianza, gay e disabile. Vivo, quindi, più o meno da sempre, la doppia diversità o doppia discriminazione, anche se forse i primi a discriminarci siamo noi stessi. La disabilità è qualcosa con cui ho dovuto convivere fin dalla nascita, nel mio caso si tratta semplicemente di un&#8217;emiparesi che ha coinvolto il braccio e la gamba destri. Nell&#8217;infanzia il problema è soprattutto dei genitori che si trovano a dover far fronte a qualcosa d&#8217;inaspettato e di non sempre facile gestione, soprattutto all&#8217;interno di una famiglia come la mia, composta da due genitori di umili origini e condizioni e non propriamente così uniti. Ad essere sinceri le urla e le liti hanno sempre fatto parte del mio quotidiano, ma a parte l&#8217;ambiente “movimentato”, oggi posso dire di essere stato abbastanza fortunato nell&#8217;avere due genitori che comunque sono stati premurosi per come hanno potuto. I primi anni della scuola sono stati tutto sommato sereni se escludiamo qualche difficoltà legata al rendimento scolastico, non ho sentito particolarmente il peso emotivo della disabilità. L&#8217;adolescenza e gli anni seguenti sono stati senza dubbio più duri. Da adolescente, oltre a chiedermi se il corpo poteva in qualche modo attirare i miei coetanei, c&#8217;era il conflitto interiore tra ciò che mi era stato insegnato dai Testimoni di Geova riguardo all&#8217;omosessualità e ciò che sentivo, ovvero l&#8217;attrazione per insegnanti</p>
<p>il mio stesso sesso. L&#8217;ambiente che frequentavo insieme a mia madre e a mia sorella, quello dei Testimoni di Geova appunto, non mi ha aiutato di certo a risolvere i miei conflitti.</p>
<p>Per anni ho cercato di pensare all&#8217;omosessualità come ad una scelta, uno stile di vita alternativo. La vera svolta dentro di me avviene quando inizia a farsi insistente il pensiero del tempo che scorre e i vent&#8217;anni se ne vanno con le opportunità mancate. Decido così di darmi una possibilità e di provare ad assecondare i miei sentimenti e a ventisette anni ho il mio primo rapporto sessuale. Si tratta però di una strada in salita, infatti non ho amici gay, ma una vita da ricostruire daccapo e una famiglia dalla mentalità chiusa. Per giustificare il mio allontanamento dalla religione mi trovo costretto quasi subito al coming out. La reazione di mia madre, come previsto, non è delle migliori mentre quella di mia sorella è inaspettatamente positiva, probabilmente perchè in quel periodo anche mia sorella vive un momento difficile, decide di separarsi dal marito e di tornare a casa dai miei. La tempesta di emozioni e cambiamenti di quel periodo mi spingono a trasferirmi da solo a Milano per la prima volta e a farmi seguire da uno psicologo. Rimango presto senza lavoro e così torno in famiglia, ma l&#8217;anno fuori di casa mi aiuta a coltivare amicizie e ad avere le prime esperienze amorose. Sono tornato dai miei con la sensazione di avere tanta strada da fare per raggiungere quella che molti chiamano felicità, altri serenità o anche vita soddisfacente. Mi capita spesso di sentirmi triste perchè non ho il lavoro che vorrei e sento la mancanza di un amore. Al tempo stesso sono consapevole che la vita non è sempre come vorremmo e che l&#8217;idea di relazione che ho in testa non corrisponde alla realtà delle coppie che conosco. Oltre il fatto che continuo a lavorare su me stesso, tra le cose positive che faccio c&#8217;è l&#8217;attivismo; attualmente sono un “ Libro Parlante” di Milano e faccio conoscere la mia storia di vita e, in passato, ho collaborato con Arcigay e Asa (Associazione Solidarietà Aids).</p>
<p>Vorrei rivolgermi a coloro che vivono una situazione simile alla mia, ma non essendo bravo nei consigli, mi faccio aiutare dalla scrittrice Gabrielle Rivera che nel raccontare la sua esperienza nel libro “Le cose cambiano” si esprime così: “Le cose non cambiano, quel che succede è che diventate più forti . Capite quello che succede, come sono le persone e come va il mondo. E da adulti, imparate ad affrontarlo, il mondo, imparate ad amarvi, a prendere le cose per quello che sono”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/IMG_20170930_164009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9587" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/IMG_20170930_164009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2592" height="1944" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/IMG_20170930_164009.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2592w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/IMG_20170930_164009-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/IMG_20170930_164009-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/IMG_20170930_164009-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2592px) 100vw, 2592px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Se questo è un uomo&#8230;Libero</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 07:47:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi &#160; Il percorso professionale di Vittorio Feltri, lo vede ricoprire ruoli importanti nella direzione di testate giornalistiche. Leggendolo, bisogna ammettere che ‘se questo è un uomo’, Primo Levi, dall’alto della sua&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il percorso professionale di Vittorio Feltri, lo vede ricoprire ruoli importanti nella direzione di testate giornalistiche. Leggendolo, bisogna ammettere che <b>‘se questo è un uomo’</b>, <b>Primo Levi, dall’alto della sua posizione, sta scomodando le ire del cielo.</b></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1112.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9384 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1112.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="195" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">L’esperienza insegna, almeno, dovrebbe. </span><span style="color: #000000;"><b>Come può un direttore editoriale, esprimersi in modo triviale, volgare, dissacrante, invadente, irriverente, molesto e diciamolo, osceno? Va detto ad onor del vero, che grazie al web, gli articoli giornalistici, soprattutto quelli, dai titoli ‘trionfali’ (ovviamente sono ironica), sono letti da tutti. Persone di ogni età, in possesso di uno smartphone, quindi anche dalla categoria di ragazzini dai 13, 14 anni in su. Possibile che l’Odg, l’ordine dei giornalisti consenta tutto questo? </b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Leggere i suoi pensieri su Twitter può lasciare basiti, ed </span><span style="color: #000000;"><b>i TITOLI di questi ultimi tempi, sono l’apoteosi della volgarità, della trivialità. Tanta cultura per non sapere di cosa è fatto UN UOMO…</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sarà il caso che l’Odg, riveda regolamenti, normative, applicando regole, vecchie e nuove, salvando l’idea di deontologia che purtroppo non trova più riscontro?<br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Noi, comuni mortali, leggendo raccapriccianti particolari, confermati OGGI e smentiti DOMANI, proviamo a barcamenarci, spiegando ai nostri figli, agli allievi, a chi vicino a noi, che ci sono Persone NON PERSONE, che vivono per alzare il livello delle vendite, mettendo in vendita LA VITA DEGLI ALTRI.</b></span><br />
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-9389" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="413" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 413px) 100vw, 413px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>E CHE LIBERO CI LIBERI DI TANTA POVERTA’</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Di seguito un ridotto riepilogo delle controversie professionali e giudiziarie per sapere</b></span><span style="color: #000000;">, </span><span style="color: #000000;"><b>Chi è Vittorio Feltri</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Inizia professionalmente con ruoli amministrativi in posti (brefotrofi e manicomi) che avrebbero dovuto ampliare la sua sfera ‘umana’, invece no..<br />
Riprende presto la sua carriera di giornalista e anche di inviato speciale.<br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Sostiene pubblicamente Enzo Tortora, allora ingiustamente accusato</b></span><span style="color: #000000;"> di associazione camorristica e spaccio di droga. Ecco, qualche spiraglio di umanità, l’ha avuto..<br />
In seguito un falso ‘scoop’, giustificato con la ritrattazione di testimoni che non vollero parlare più..<br />
In seguito le </span><span style="color: #000000;"><b>35 querele accumulate da parte del magistrato Antonio Di Pietro</b></span><span style="color: #000000;">. Per questo l’amministrazione del quotidiano decise un accordo. Feltri scrisse allora in prima pagina una diplomatica lettera al magistrato e nello stesso numero, in ben 2 pagine, la ricostruzione delle accuse a Di Pietro smontate, Feltri lasciò il Giornale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>In seguito (nel 2000) viene radiato dall’albo dei giornalisti della Lombardia per la pubblicazione di sette fotografie raccapriccianti di bambini, prese da un sito pornografico, disponibile ai pedofili russi, che turbavano il comune sentimento della morale e l’ordine familiare.<br />
</b></span><span style="color: #000000;">Qualche tempo dopo , </span><span style="color: #000000;"><b>l’Ordine dei giornalisti di Roma, annulla il provvedimento di radiazione e lo converte in censura.</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Nel 2003 il quotidiano Libero riceve dallo Stato 5.371.000 euro come finanziamento agli organi di partito, poiché registrato come Movimento Monarchico Italiano, trasformato successivamente in cooperativa per attingere ai contributi per l’editoria destinati alle cooperative di giornalisti. Successivamente diventa Fondazione Onlus…</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si esprime contro l’operato della magistratura e a favore di politici, interviene sulla cronaca nera, difendendo gli imputati di: Cogne, Garlasco, omicidio Marta Russo, Yara Gambirasio, facendo discutere per le sue offese verso le vittime.</span></p>
<p><b>Le vicende giudiziarie di Vittorio Feltri, un uomo LIBERO</b><br />
<b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1996?utm_source=rss&utm_medium=rss">1996</a>,</b> come direttore del «<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Giornale?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giornale</a> fu condannato dal Tribunale di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Monza?utm_source=rss&utm_medium=rss">Monza</a> per <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diffamazione_(ordinamento_penale_italiano)?utm_source=rss&utm_medium=rss">diffamazione</a> a mezzo stampa ai danni del giudice antimafia <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonino_Caponnetto?utm_source=rss&utm_medium=rss">Antonino Caponnetto</a>. Il procedimento riguardava un articolo del 20 marzo 1994 nel quale si mettevano in discussione, fra gli altri elementi, i rapporti tra <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giovanni Falcone</a> e lo stesso Caponnetto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1113.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9386 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1113.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="220" /></a></p>
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<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1997?utm_source=rss&utm_medium=rss">1997</a></b> è stato condannato in primo grado dal tribunale di Monza con Gianluigi Nuzzi, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Di_Pietro?utm_source=rss&utm_medium=rss">Antonio Di Pietro</a><br />
<b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2003?utm_source=rss&utm_medium=rss">2003</a></b> è stato condannato dal tribunale di Roma, insieme a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Giordano_(giornalista)?utm_source=rss&utm_medium=rss">Paolo Giordano</a>, su richiesta di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_De_Gregori?utm_source=rss&utm_medium=rss">Francesco De Gregori</a>, per avere travisato il pensiero del cantautore su <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Palmiro_Togliatti?utm_source=rss&utm_medium=rss">Togliatti</a> e sul Pci.</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2006?utm_source=rss&utm_medium=rss">2006</a></b> è condannato dal giudice monocratico di Bologna, Letizio Magliaro, ad un anno e sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del senatore Ds <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gerardo_Chiaromonte?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gerardo Chiaromonte</a>.</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2007?utm_source=rss&utm_medium=rss">2007</a></b> è assolto dalla quinta sezione penale della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_di_Cassazione?utm_source=rss&utm_medium=rss">Corte di Cassazione</a> dall&#8217;accusa di diffamazione nei confronti dell&#8217;ex <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pubblico_Ministero_(ordinamento_italiano)?utm_source=rss&utm_medium=rss">PM</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gherardo_Colombo?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gherardo Colombo</a> per un editoriale pubblicato su <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Giorno?utm_source=rss&utm_medium=rss"><i>Il Giorno</i></a> nel 1999.</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2007?utm_source=rss&utm_medium=rss">2007</a></b> è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni spa dalla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_di_Cassazione?utm_source=rss&utm_medium=rss">Corte di Cassazione</a> a versare un risarcimento di 45 000 euro in favore di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rosario_Bentivegna?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rosario Bentivegna</a>, uno degli autori dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_via_Rasella?utm_source=rss&utm_medium=rss">Attentato di via Rasella</a>, per il reato di diffamazione</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2011?utm_source=rss&utm_medium=rss">2011</a></b> il Tribunale di Milano condanna Feltri a risarcire l&#8217;ex senatore dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Federazione_dei_Verdi?utm_source=rss&utm_medium=rss">Verdi</a>, tra i fondatori dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arcigay?utm_source=rss&utm_medium=rss">Arcigay</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gianpaolo_Silvestri?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gianpaolo Silvestri</a> (oggi dirigente di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sinistra_Ecologia_Libert%C3%A0?utm_source=rss&utm_medium=rss">SEL</a>) 50mila euro, per un insulto a sfondo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Omofobo?utm_source=rss&utm_medium=rss">omofobo</a> pronunciato dal giornalista.</p>
<p>Per saperne di più<br />
<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Feltri?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Feltri?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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