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	<title>opinionepubblica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>10 dicembre, Giornata dei Diritti Umani: mobilitazione internazionale per Julian Assange</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2022 10:16:28 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/Julian-e-Stella-rit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="713" height="591" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/Julian-e-Stella-rit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16774" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/Julian-e-Stella-rit.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 713w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/Julian-e-Stella-rit-300x249.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 713px) 100vw, 713px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(da pressenza.it)</p>



<p>Il 10 dicembre si avvicina e in tutto il mondo si preparano eventi per chiedere la liberazione di Julian Assange, opporsi alla sua estradizione negli Stati Uniti e denunciare la gravissima violazione dei diritti umani di cui è vittima da anni. Come si ripete dovunque, non c’è in gioco solo la vita di un giornalista perseguitato per aver rivelato terribili crimini di guerra, ma anche la libertà di stampa e il nostro diritto di cittadini di essere informati sull’operato dei governi.</p>



<p>Come nel caso della&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2022/10/maratona-per-julian-assange-migliaia-di-persone-collegate-on-line-decine-di-eventi-e-molto-altro/?utm_source=rss&utm_medium=rss">maratona del 15 ottobre</a>, l’appello alla creatività degli attivisti ha dato luogo a eventi molto diversi tra loro, ma legati da un filo conduttore: la volontà non solo di protestare, ma anche di far sentire calore, gratitudine, vicinanza e solidarietà a un uomo prigioniero da anni in una minuscola cella. E con lui a tutti i prigionieri politici del mondo.</p>



<p>Proprio da questo nasce l’idea di Team Assange&nbsp;<strong>Sydney&nbsp;</strong>di aggiungere all’abituale presidio davanti all’ufficio del Primo Ministro australiano Anthony Albanese un momento per riflettere, meditare, pregare e mandare pensieri positivi di benessere, forza e libertà per Julian. Con lo stesso spirito a&nbsp;<strong>Londra&nbsp;</strong>il presidio di solidarietà davanti alla&nbsp;<strong>Prigione di Belmarsh</strong>&nbsp;si arricchirà con nastri gialli e 40 piccole lanterne di carta per illuminare l’oscurità ed esprimere calore e vicinanza ad Assange. Lanterne che verranno accese anche ad&nbsp;<strong>Amburgo.&nbsp;</strong>Al Parco di Studio e Riflessione di&nbsp;<strong>Attigliano</strong>&nbsp;si terrà una cerimonia di benessere per Assange e per tutti i prigionieri politici del mondo e a&nbsp;<strong>Trieste</strong>&nbsp;una fiaccolata.</p>



<p>A&nbsp;<strong>Manchester&nbsp;</strong>la vena artistica degli attivisti già manifestata il 15 ottobre si tradurrà in un’azione stradale nella centrale Market Street con musica e discorsi. Musica anche a&nbsp;<strong>Ulm</strong>, mentre a&nbsp;<strong>New York&nbsp;</strong>Countdown to Freedom e NYC Free Assange organizzeranno un presidio davanti al Consolato Britannico. A&nbsp;<strong>Tenochtitlan&nbsp;</strong>il presidio della Coalición Vida y Libertad Julian Assange davanti all’ambasciata del Regno Unito proseguirà con una marcia fino all’ambasciata degli USA. Una marcia si terrà anche a&nbsp;<strong>Norimberga</strong>&nbsp;e a&nbsp;<strong>Brisbane&nbsp;</strong>verranno organizzate assemblee.</p>



<p>Una forma di protesta che si ripeterà in molti luoghi è quella del flash mob “Bring your chair”: la vedremo, organizzata in molti casi da Free&nbsp;Assange&nbsp;Wave, a&nbsp;<strong>Barcellona, Girona</strong>,&nbsp;<strong>Mar del Plata, Parigi, Vienna, Colonia, Bruxelles, Namur, Adelaide, Magnetic Island, Viseu, Reggio Emilia&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Perugia</strong>, in alcune città, come&nbsp;<strong>Como</strong>,&nbsp;<strong>Milano e Roma</strong>, nella versione Stand4Truth.</p>



<p>E sempre a&nbsp;<strong>Roma</strong>, davanti all’ambasciata del Regno Unito a Porta Pia, gli attivisti di Free Assange Italia costruiranno una pila di scatole-regalo natalizie, leggendo al microfono le relative etichette, ognuna delle quali menzionerà una&nbsp;rivelazione di WikiLeaks e il corrispondente diritto umano che è stato così tutelato, come ringraziamento ad Assange per aver difeso i nostri diritti. A&nbsp;<strong>Reggio Emilia</strong>&nbsp;il flash mob sarà seguito da un incontro con vari interventi e uno spazio politico-musicale.</p>



<p>La&nbsp;<a href="https://www.24hassange.org/it/iniziative/?utm_source=rss&utm_medium=rss">mappa</a>&nbsp;delle iniziative, in continuo aggiornamento, si può consultare nel sito&nbsp;<a href="https://www.24hassange.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.24hassange.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;ed è aperta fino all’ultimo a nuove segnalazioni scrivendo alla mail&nbsp;<a href="mailto:24hAssange@proton.me">24hAssange@proton.me</a>. Al momento sono previsti eventi in Italia, Spagna, Francia, Belgio, Germania, Austria, Portogallo, Regno Unito, Messico, Argentina, Stati Uniti e Australia.</p>



<p>Come si era detto il 15 ottobre, le iniziative per Julian Assange continuano e continueranno. Solo la pressione dell’opinione pubblica mondiale potrà ottenere la sua liberazione.</p>
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		<title>Bullied to death: contro l&#8217;omotransfobia e per la maturazione della società</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2021 07:40:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata ( e della settimana) internazionale contro l&#8217;omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, vi consigliamo il film Bullied To Death di Giovanni Coda. Il regista prende spunto dalla vera&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>In occasione della <strong>Giornata ( e della settimana) internazionale contro l&#8217;omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia,</strong> vi consigliamo il film <strong><em>Bullied To Death</em></strong> di Giovanni Coda. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="722" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15341" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 722w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--768x1089.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--1083x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1083w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1111w" sizes="(max-width: 722px) 100vw, 722px" /></figure>



<p>Il regista prende spunto dalla vera storia di uno youtuber suicidatosi in seguito ad una sequenza di gravi atti legati al bullismo scolastico e al cyber bullismo di stampo <strong>omofobo e grassofobo</strong> dopo il suo coming out come omosessuale. Il suo nome era <strong>Jamey Rodemeyer</strong>, viveva a Buffalo e aveva anche partecipato al progetto <strong>It Gets Better</strong>, che ha avuto una versione italiana chiamata <em>Le cose cambiano</em>. Rodemeyer ci ha lasciato nel settembre del 2011. Aveva scelto di essere una figura pubblica per dare il proprio contributo nell’aiutare altri adolescenti lgbt+ e per riscattarsi. Aveva una grande ammirazione per <strong>Lady Gaga</strong>, a sua volta attaccata dai bulli, e a lei dedicò il suo ultimo tweet prima di impiccarsi. La sua storia ha fatto il giro del mondo e serie americane come <em>Glee </em>vi alludono per l’importanza che ha avuto nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica.</p>



<p>Il regista e sceneggiatore Giovanni Coda lega alla storia di Jamey le storie di altre persone gay, lesbiche e trans, vittime di attacchi omofobi, uccise o indotte al suicidio, in diverse parti del mondo. Coda nel 2016 immagina che il <strong>17 maggio 2071</strong>, a sessant’anni dalla morte del giovane, durante la Giornata internazionale contro contro l&#8217;omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, un gruppo di artisti si ritrovi unito in una performance commemorativa che attraversa l’arco dell’intera giornata. Attori e performer si alternano nell’incarnare la voce narrante. “La storia di Jamey Rodemayer è la più nota &#8211; spiega il regista &#8211; ma nel film ne cito anche altre: <strong>Matthew Shepard </strong>fu massacrato e ucciso. <strong>Duduzile Zoso</strong> era lesbica e fu violentata prima di esssere uccisa. <strong>Zachary Dutro-Boggess </strong>fu ucciso dalla madre perché semplicemente temeva poteva essere gay. <strong>Leelah Alcorn </strong>era una ragazza trans che si suicidò. Episodi di violenza di genere e omotransfobica si registrano ogni giorno, ovunque”, prosegue Coda.“ Il mio film infatti non identifica alcun luogo preciso: è un film ambientato, letteralmente, nel mondo. Per questo ho scelto <strong>attori italiani, sardi, e un attore internazionale come Tendal Mann</strong>. Come con il precedente <em>Il Rosa Nudo, anche Bullied To Death </em>ha ottenuto <strong>premi in tutto il mondo</strong> e ne sono felice perché le mie non sono solo opere d’arte, ma anche strumenti per dire, ad esempio, che<strong> i media devono fare la propria parte</strong> e che il <strong>ddl Zan</strong> va approvato subito.”</p>



<p><em>Bullied To Death</em> ha vinto il Premio al Miglior Lungometraggio all’Omovies Festival di Napoli, Italia, l’Humanity Award all&#8217;Amsterdam New Renaissance Film Festival, il Premio al Miglior Lungometraggio a L&#8217;Aquila LGBT Film Festival, il Best Avant-Garde Innovation Award al Melbourne Documentary Film Festival e ha ottenuto menzioni speciali in altri festival.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Giovanni Coda </strong>(Cagliari, 1964) è attivo dagli anni Novanta come regista, artista multidisciplinare e operatore culturale. La sua filmografia è estremamente sensoriale e fonde <strong>cinema, fotografia e arti performative</strong> muovendosi tra schemi narrativi atipici e utilizzando generi, linguaggi e discipline diverse. Coda ha dedicato una trilogia al tema della <strong>violenza</strong>. Il suo prossimo film <strong><em>Storia di una lacrima</em></strong> (2021) è ispirato alla storia di <strong>Piergiorgio Welby</strong>, attivista e politico radicale che gravemente malato chiese l’eutanasia e morì infine nel 2006 riuscendo ad ottenere il distacco del respiratore artificiale che lo teneva in vita contro la sua volontà.&nbsp;</p>
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		<title>Diritti e&#8230;umorismo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2020 08:47:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>📆 Oggi alle ore 18:30 sul canale YouTube dell’Associazione Per I Diritti Umani si terrà lo streaming: ➡️ “I DIRITTI E.. UMORISMO” a cura di Paolo Branca, docente di Lingua e Letteratura araba presso&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f4c6.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="📆" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Oggi alle ore 18:30</strong> sul canale <strong>YouTube</strong> dell’Associazione <strong>Per I Diritti Umani </strong>si terrà</p>



<p>lo streaming:</p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/27a1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="➡" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> “<strong>I DIRITTI E.. UMORISMO”</strong> a cura di Paolo Branca, <em>docente di Lingua e Letteratura araba presso l’Università Cattolica di Milano, linguista, islamista e traduttore italiano</em>.</p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f4d6.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="📖" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Negli ultimi anni l’aspetto minaccioso dell’Oriente, in particolare di quello arabo-musulmano, ha avuto un revival drammatico. Si rafforza nell’opinione pubblica l’idea di una intera civiltà incapace di leggerezza ed ironia..</p>



<p>Non perdetelo!</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="589" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/PHOTO-2020-05-23-10-04-19.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14136" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/PHOTO-2020-05-23-10-04-19.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/PHOTO-2020-05-23-10-04-19-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/PHOTO-2020-05-23-10-04-19-768x442.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>
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		<title>Dis-integrati: migrazioni ai tempi della pandemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2020 08:54:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Proseguono anche questa settimana gli incontri online proposti dall’Associazione Per i Diritti Umani. Vi proponiamo: DIS-INTEGRATI: MIGRAZIONI AI TEMPI DELLA PANDEMIA, libro di Andrea Staid, docente di Antropologia culturale e visuale presso la NABA&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Proseguono anche questa settimana gli incontri online proposti dall’Associazione<strong> Per i Diritti Umani</strong>.</p>



<p>Vi proponiamo: <strong>DIS-INTEGRATI: MIGRAZIONI AI TEMPI DELLA PANDEMIA</strong>, libro di Andrea Staid, <em>docente di Antropologia culturale e visuale presso la NABA nonch</em><em>é </em><em>direttore della Biblioteca/antropologia Meltemi Editore</em>.</p>



<p>La pandemia da Covid-19 ha allontanato l&#8217;opinione pubblica dal&nbsp;tema dei migranti, ma non per questo la situazione è migliorata.</p>



<p>Il collegamento con il nostro ospite si attiverà sul canale<strong> YouTube</strong> dell’Associazione alle ore <strong>18:30</strong> di domani, <strong>M</strong><strong>arted</strong><strong>ì 26 Maggio</strong>.</p>



<p>Non perdetelo!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="589" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ttttttttttttttttttttttttttttttttttttt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14125" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ttttttttttttttttttttttttttttttttttttt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ttttttttttttttttttttttttttttttttttttt-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ttttttttttttttttttttttttttttttttttttt-768x442.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>
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		<title>Campagna di Amnesty International per annullare le accuse contro Assange e impedirne l’estradizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2020 09:03:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p> Amnesty International Alla vigilia dell’udienza sull’estradizione di&#160;Julian Assange&#160;abbiamo lanciato una&#160;campagna&#160;per&#160;chiedere alle autorità degli Usa&#160;di&#160;annullare tutte le accuse&#160;di spionaggio o relative a questo reato in modo che egli sia prontamente&#160;rilasciato. Se quelle accuse non venissero&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p> <a href="https://www.pressenza.com/it/author/amnesty-international/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Amnesty International</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xUS-Anklage_gegen_Julian-Assange_Totalangriff_auf_Pressefreiheit-720x508.jpg.pagespeed.ic.aakp80QGEn.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Campagna di Amnesty International per annullare le accuse contro Assange e impedirne l’estradizione"/></figure>



<p>Alla vigilia dell’udienza sull’estradizione di&nbsp;<strong>Julian Assange</strong>&nbsp;abbiamo lanciato una&nbsp;<strong>campagna</strong>&nbsp;per&nbsp;<strong>chiedere alle autorità degli Usa</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>annullare tutte le accuse</strong>&nbsp;di spionaggio o relative a questo reato in modo che egli sia prontamente&nbsp;<strong>rilasciato</strong>.</p>



<p>Se quelle accuse non venissero annullate, le autorità del Regno Unito dovrebbero&nbsp;<strong>assicurare che Julian Assange non sia estradato negli Usa</strong>, dove rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani.</p>



<p>“<em>Gli incessanti tentativi del governo Usa di processare Julian Assange per aver reso pubblici documenti riguardanti anche possibili crimini di guerra commessi dalle forze armate statunitensi non sono altro che un assalto su larga scala al diritto alla libertà d’espressione</em>“, ha dichiarato in una&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/amnesty-international-lancia-una-campagna-per-annullare-le-accuse-nei-confronti-di-julian-assange/?utm_source=rss&utm_medium=rss">nota stampa</a>&nbsp;<strong>Massimo Moratti</strong>, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa.</p>



<p>“<em>Il potenziale effetto raggelante verso i giornalisti e altre persone che denunciano le malefatte dei governi rendendo note informazioni ricevute da fonti credibili potrebbe avere profonde conseguenze sul diritto delle opinioni pubbliche a conoscere cosa stanno facendo i loro governi. Tutte le accuse mosse nei confronti di Julian Assange a seguito di tali attività devono essere annullate</em>“, ha aggiunto Moratti.</p>



<p>Le&nbsp;<strong>accuse contro Julian Assange</strong>&nbsp;derivano direttamente dalla&nbsp;<strong>pubblicazione di documenti segreti</strong>&nbsp;nell’ambito del suo lavoro con&nbsp;<strong>Wikileaks</strong>, attività che in quanto tale e di per sé non dovrebbe essere punita e che il&nbsp;<strong>giornalismo investigativo</strong>&nbsp;porta regolarmente avanti nell’ambito professionale.</p>



<p>“<em>Tutte le accuse su cui si fonda la richiesta di estradizione degli Usa dovrebbero essere annullate per consentire il pronto rilascio di Julian Assange. In caso contrario, le autorità britanniche hanno l’obbligo chiaro e inequivocabile di non trasferire Julian Assange negli Usa, dove egli rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani</em>“, ha precisato Moratti.</p>



<p>“<em>Negli Usa, Julian Assange potrebbe essere sottoposto a condizioni detentive equivalenti a maltrattamento e tortura, compreso l’isolamento prolungato. Anche il rischio di subire un processo iniquo è molto concreto, data la campagna ostile promossa nei confronti di Julian Assange da funzionari Usa fino ai più alti livelli, che ha fortemente compromesso il suo diritto alla presunzione d’innocenza</em>“, ha concluso Moratti.</p>



<p>Alla vigilia dell’udienza sull’estradizione, abbiamo pubblicato il nostro&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/appelli/annullare-le-accuse-contro-julian-assange/?utm_source=rss&utm_medium=rss">appello</a>&nbsp;per chiedere agli Usa di&nbsp;<strong>annullare tutte le accuse contro Julian Assange</strong>.</p>



<p>Aggiungiamo che le norme e gli standard del&nbsp;<strong>diritto internazionale</strong>&nbsp;<strong>vietano il trasferimento di una persona verso un altro paese</strong>&nbsp;dove questa possa&nbsp;<strong>rischiare di subire gravi violazioni dei diritti umani</strong>. Se Julian Assange venisse estradato o trasferito in qualsiasi altro modo negli Usa, il Regno Unito violerebbe questo divieto.</p>
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		<title>Il diritto allo studio è anche un dovere: il nostro speech presso l&#8217; ONU di Ginevra</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/12/10/il-diritto-allo-studio-e-anche-un-dovere-il-nostro-speech-presso-l-onu-di-ginevra/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 09:32:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani è stata invitata al convegno internazionale dal titolo &#8220;Human Rights: where are we at? Past and Future&#8221; organizzato da Associazione per i diritti umani e la tolleranza Onlus, presso&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/12/10/il-diritto-allo-studio-e-anche-un-dovere-il-nostro-speech-presso-l-onu-di-ginevra/">Il diritto allo studio è anche un dovere: il nostro speech presso l&#8217; ONU di Ginevra</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="517" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-1024x517.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13346" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-1024x517.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-300x151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-768x388.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>è stata invitata al convegno internazionale dal titolo &#8220;Human Rights: where are we at? Past and Future&#8221; organizzato da Associazione per i diritti umani e la tolleranza Onlus, presso le Nazioni Unite di Ginevra dove ha preso parte al panel relativo al tema dell&#8217;Educazione.  Si ringraziano  di cuore le organizzatrici e gli altri ospiti.</p>



<p></p>



<p>L&#8217;intervento di Associazione Per i diritti umani (con Alessandra Montesanto) presso l&#8217;ONU di Ginevra, 9 dicembre 2019</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13345" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il diritto allo studio è anche un dovere</strong></p>



<p>Oggi
sono qui come responsabile dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani di
Milano, Italia. Un associazione culturale che tenta da quasi sette
anni di divulgare l&#8217;importanza della tutela dei diritti umani
attraverso la cultura. E non è facile perchè in questa nostra
epoca, la cultura non fa parte delle priorità quotidiane. Cosa
significa “Fare cultura”? “A cosa serve la Cultura?”: queste
sono domande che oggi bisogna rimettere al centro della riflessione. 
</p>



<p>La
Cultura serve a migliorarci come persone, a combattere il pensiero
unico, a contrastare gli slogan che condizionano la nostra economia e
una certa politica, a non permettere di essere manipolati. 
</p>



<p>La
cultura è necessaria per poter esprimere le nostre opinioni dopo un
attento lavoro di approfondimento sui temi presi in considerazione,
per far emergere i nostri bisogni, per capire che le nostre necessità
valgono tanto quelle di un altro, per essere liberi di esprimerci
come meglio possiamo nel rispetto, sempre, degli altri.</p>



<p>Fare
cultura significa fare politica perchè si prendono decisioni
(professionali), si operano scelte (etiche), si orientano i pensieri
e le azioni e in questo modo, ogni individuo, forma l&#8217;opinione
pubblica, la direzione di un governo, il benessere o meno della
società in cui vive.</p>



<p>Sono
oltre 120 milioni
i bambini ai quali è negato il fondamentale diritto all&#8217;istruzione
di base, e in oltre metà dei casi si tratta di bambine.
Ecco perchè
Associazione Per i Diritti umani si è costituita come associazione
culturale, improntata, in particolare modo, alla formazione dei
giovani. Il
trentesimo anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui
Diritti dell’Infanzia e Adolescenza ci ricorda che, se da un lato
importanti risultati sono stati raggiunti, dall’altro, la
protezione e implementazione dei diritti dei minori resta ancora una
priorità.

</p>



<p>Come
associazione siamo partiti da un sito che è diventato, con il tempo,
un organo di stampa, un periodico quotidiano nazionale su cui diamo,
ogni giorno, notizie, pubblichiamo analisi e interviste, saggi e
proposte con l&#8217;intento di monitorare la tutela (o meno) dei diritti
umani nelle varie aree del mondo. Ci poniamo, quindi, come
osservatorio che dà voce a chi spesso non viene ascoltato: testimoni
diretti di situazioni difficili (di zone di guerra o di paesi in cui
operano movimenti di protesta), attivisti di Ong (per quanto riguarda
il tema delle migrazioni che ci sta molto a cuore), giornalisti e
reporter. <br>Ma questo non crediamo che possa essere sufficiente.
Bisogna lavorare nel nostro Paese, nelle nostre città, nei nostri
quartieri con un&#8217;azione capillare di informazione e di
sensibilizzazione che porti poi ad azioni sempre più concrete.
Informazione: questo è un settore che meriterebbe un discorso a
parte. Non è facile neanche fare una corretta informazione: vanno
sempre controllate e confrontate le fonti. Durante i nostri percorsi
di formazione nelle scuole partiamo dalla lettura di una stessa
notizia, uscita su testate giornalistiche diverse per analizzare come
l&#8217;argomento sia stato preso in considerazione: titolo (più o meno
sensazionalistico), stile del linguaggio, selezione dei termini,
concetti a cui viene data la priorità e messaggio che si intende far
passare. In Italia abbiamo garantita la libertà di espressione e
dobbiamo farne tesoro per re-imparare a farne un buon uso. 
</p>



<p>Così
come è garantita – con la scolarizzazione obbligatoria fino ai 16
anni e poi per chi può permettersela – una buona istruzione. Il
Diritto all&#8217;istruzione, corrisponderebbe ad avere insegnanti e
docenti preparati, strutture idonee, testi di alto livello, ma come
si evince dal titolo di questo mio intervento, l&#8217;istruzione deve
essere un diritto fondamentale, ma è anche un dovere. Per chi svolge
la professione di insegnante, il dovere riguarda la volontà di
aggiornarsi – in particolare se si parla di diritti umani,
l&#8217;aggiornamento deve essere continuo -, di approfondire per non
rimanere legati ad una comunicazione mainstream e superficiale
(quindi spesso errata o deviante); il dovere del docente riguarda la
volontà di sapersi confrontare con altri professionisti; di
confrontarsi anche con gli stimoli e le provocazioni, spesso
interessanti, che vengono dagli studenti stessi; il dovere di chi
insegna è quello di essere una guida e un esempio anche nella
pratica quotidiana del lavoro, della condivisione, della
progettazione di azioni concrete che vadano verso la costruzione di
un Bene comune. Avere
accesso alla scuola  è molto più che imparare a leggere, scrivere e
far di conto. In un paese a basso reddito e con alti tassi di
incremento demografico, le nuove generazioni rappresentano la
ricchezza più importante
e la migliore speranza di spezzare la catena che collega ignoranza,
povertà, sfruttamento e sottosviluppo. La storia insegna che nessuna
società è mai uscita dal sottosviluppo senza un cospicuo
investimento nel proprio capitale umano. Per questo l&#8217;istruzione è
considerato un diritto umano fondamentale e uno dei più importanti
fra gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio sanciti nel 2000
dall&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;ONU.</p>



<p>L&#8217;istruzione
è un dovere anche per chi ha la fortuna e il privilegio di
usufruirne. Gli studenti devono avere la volontà di ampliare la
propria conoscenza, soprattutto oggi che abbiamo a disposizione le
tecnologie in grado di farci viaggiare anche stando fermi o di
comparare le informazioni e di farle circolare. Non si può sprecare
il bagaglio umano, tecnologico, digitale, intellettuale, ma è un
dovere trovare l&#8217;entusiasmo e il piacere di nutrirsi di conoscenza. E
questo dovere vale per tutti, giovani e adulti. Così si garantisce
l&#8217;evoluzione dell&#8217;umanità.</p>



<p>Associazione
Per i Diritti umani , per i motivi di cui sopra, ha deciso fin
dall&#8217;inizio di utilizzare tutti i linguaggi dell&#8217;Arte e della Cultura
per veicolare i valori della Giustizia, dell&#8217;Uguaglianza e del
Rispetto. 
</p>



<p>Lavoriamo
direttamente nelle scuole di primo e di secondo grado con progetti
che affrontano di volta in volta, temi di stretta attualità:
migrazioni, hate speech, Ed. all&#8217;ambiente, condizione femminile, Ed.
civica, diritti dei minori, per citarne alcuni, coinvolgendo le
ragazze e i ragazzi in maniera diretta con laboratori (di arte, di
fotografia, di giornalismo, di cinema) che vanno ad essere
complementari alle lezioni tenute dai nostri esperti (giuristi,
giornalisti, attivisti). Spesso i nostri percorsi terminano con la
restituzione del lavoro svolto all&#8217;interno dell&#8217;istituto scolastico e
alla cittadinanza tramite mostre, reading, e altre attività
pubbliche, vòlte sempre alla sensibilizzazione che parte dai
giovani.</p>



<p>Il
nostro giornale online è a disposizione per qualsiasi apporto utile
provenga dagli studenti ed è disponibile su 
<a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>

</p>



<p>I giovani sono i cittadini di domani, molti di loro saranno i nuovi professionisti, alcuni i futuri politici: si deve, quindi, partire da una giusta formazione rivolta ai valori positivi se vogliamo indirizzare il mondo verso il meglio, per tutte e per tutti.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13347" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13349" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ass. Antigone: xv rapporto sulle condizioni di detenzione</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/12/06/ass-antigone-xv-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 07:37:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Editoriale di Patrizio Gonnella Nessuno deve marcire in galera Non c’è parola più polisemica di pena. Una parola che, nonostante i suoi tanti significati, non rimanda a nulla che ispiri fiducia o buoni sentimenti.&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4></h4>



<p></p>



<p>Editoriale di Patrizio Gonnella</p>



<h4>Nessuno deve marcire in galera</h4>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="671" height="730" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/italia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13337" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/italia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 671w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/italia-276x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 276w" sizes="(max-width: 671px) 100vw, 671px" /></figure></div>



<p>Non c’è parola più polisemica di pena. Una parola che, nonostante i suoi tanti significati, non rimanda a nulla che ispiri fiducia o buoni sentimenti. Il carcere è una pena, non c’è dubbio che sia una pena. È, purtroppo, la pena per eccellenza. Nel nostro sistema, nonostante le illusioni normative di studiosi e giuristi, è proprio al carcere come pena che vengono affidate le sorti incerte di una società in crisi di valori e identità.</p>



<p>Il carcere è considerato da buona parte dei decisori politici come l’unica punizione ‘vera’. Tutto il resto è ritenuto un&nbsp;<em>escamotage&nbsp;</em>per evitare la pena della prigione.</p>



<p>Il primo significato di pena è per l’appunto punizione, castigo. Ed è questo che l’opinione pubblica prevalente chiede al carcere, ossia che esso non sia altro che una punizione, un castigo che produca afflizione. Al carcere dunque la società affida la propria sicurezza. Chi sbaglia paga, si dice. Nella retorica della ‘certezza della pena’ c’è la regressione esplicita al passato pre-moderno, a un’idea di punizione esemplare come vendetta pubblica e non più privata. Il dolore che il reo subirà a causa della punizione si pretende che si trasformi in qualcosa di catartico per la società intera, sperando, in modo fideistico e quasi magico, che essa diventi a seguire più sicura, più coesa.</p>



<p>La parola pena è anche sinonimo di sofferenza, dolore, patimento, sganciati da qualsiasi colpa. Il carcere è una pena che deve produrre pena. Che pena è mai una pena dove addirittura una persona sorride, gioca, esce all’aria aperta, incontra i figli, studia, fa teatro, va a scuola fuori dalle mura, lavora e viene pure pagato? Che pena è se addirittura un carcerato può incontrare la moglie, il marito, la fidanzata, il fidanzato, l’amica, l’amico al riparo da sguardi esterni? La pena deve essere afflizione, deve far male al fisico e alla psiche.</p>



<p>Pena significa anche compassione. È questo il sentimento che i prigionieri provocano. Ma la compassione, seppur sana e umana, non produce mai trasformazione sociale.</p>



<p>Infine pena significa ansia, preoccupazione, fatica. La pena del carcere è una grande fatica per chi la vive. Ed è anche grande fatica per chi ci lavora, mettendoci passione e impegno.</p>



<p>Negli ultimi tempi forte è riemersa la tentazione di tornare a un primitivo significato di pena, tagliando alla radice ogni illusione riformatrice o progressista. Nonostante l’impegno e le parole di gran parte degli operatori del diritto, nonostante il lavoro quotidiano umanocentrico e garantista di una moltitudine di poliziotti, educatori, assistenti sociali direttori, magistrati, avvocati, esperti, studiosi, nonostante il susseguirsi di sentenze delle Corti che hanno posto limiti all’esercizio illimitato del potere di punire, nonostante i discorsi alti e densi provenienti da autorità morali indiscusse, enorme è il rischio di un declino che porti ad affermare che l’articolo 27 della Costituzione sia un orpello formale di cui liberarsi.</p>



<p>E’ invece proprio dall’articolo 27 della Costituzione che Antigone vuole ripartire, dal suo affidarsi a tre concetti fondamentali: 1) la non coincidenza della pena con il carcere; 2) il &nbsp;divieto assoluto di inflizione di pene disumane e degradanti; 3) la costruzione di una pena che abbia un senso di inclusione sociale.</p>



<p>Sul finire del 2018 è stata approvata una riforma, più che dimezzata rispetto alle attese, dell’ordinamento penitenziario. Tra i principi scritti nel nuovo articolo 1 della legge penitenziaria sono stati ribaditi quelli di ‘responsabilità’, ‘integrazione’, ‘autonomia’, ‘socializzazione’. Belle parole, importanti, ma opposte a chi le violenta usando espressioni come ‘…deve marcire in galera’. Una norma la conoscono in pochi, di solito quelli che la devono applicare. Un&nbsp;<em>tweet</em>&nbsp;o un post lo leggono finanche milioni di persone. È in questa lotta impari tra un’idea costituzionale e legale di pena e una proposta politica diretta alle masse moralmente violenta nonché palesemente incostituzionale che si inserisce il rapporto di Antigone del 2019.</p>



<p>Mettiamo le nostre elaborazioni, le nostre osservazioni, le nostre immagini, le nostre riflessioni, i nostri corpi e le nostre analisi al servizio della nostra Costituzione e dell’intuizione democratica e progressista dei nostri costituenti, i quali avevano conosciuto in prima persona la disumanità e la sofferenza prodotta dalla pena del carcere.</p>



<p>Il nostro è un racconto di parte. Siamo infatti dalla parte della Costituzione.</p>



<p>Questo Rapporto non potrebbe esistere senza l’<a href="https://www.antigone.it/osservatorio_detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone</a>, che dal 1998 entra nelle oltre duecento carceri italiane ed è strumento di conoscenza per chiunque si avvicini alla realtà penitenziaria: media, studenti, esperti, forze politiche.<br>Ringraziamo dunque l’impegno volontario di tutti i nostri Osservatori:<br>Francesco Alessandria, Perla Arianna Allegri, Rosalba Altopiedi, Andrea Andreoli, Sofia Antonelli, Carolina Antonucci, Pino Apprendi, Alessandra Ballerini, Mario Barone, Hassan Bassi, Sara Bauli, Sergio Besi, Paola Bevere, Giulia Boldi, Martina Bondone, Maria Giovanna Bonu, Lucia Borghi, Federica Brioschi, Sara Brunori, Antonella Calcaterra, Valentina Calderone, Monica Callegher, Francesca Cancellaro, Carolina Canziani, Daniela Carboni, Manuela Cardone, Carlotta Cherchi, Filomena Chiarelli, Brunella Chiarello, Laura Crescentini, Alberto Cusumano, Francesca Darpetti, Emanuela De Amicis, Giada De Bonis, Elia De Caro, Elisa De Nardo, Sarah D’Errico, Alessio Di Marco, Valentina Diamante Tosti, Giulia Fabini, Francesca Fanti, Gian Mario Fazzini, Mauro Foglia, Alice Franchina, Alfiero Gennaretti, Mariachiara Gentile, Patrizio Gonnella, Federica Graziani, Giovanni Jocteau, Antonella Licheri, Corallina Lopez Curzi, Jessica Lorenzon, Barbara Mancino, Susanna Marietti, Simona Materia, Michele Miravalle, Giuseppe Mosconi, Andrea Oleandri, Paolo Orabona, Sharon Orlandi, Sara Pantoni, Grazia Parisi, Claudio Paterniti Martello, Benedetta Perego, Caterina Peroni, Ilaria Piccinno, Graziano Pintori, Valentina Pizzolitto, Daniele Pulino, Alberto Rizzerio, Luigi Romano, Daniela Ronco, Nicola Rossi, Angelo Salento, Luciana Sammarco, Francesco Santin, Simone Santorso, Alvise Sbraccia, Vincenzo Scalia, Alessio Scandurra, Maria Pia Scarciglia, Daniele Scarscelli, Cristina Sodi, Michele Spallino, Luca Sterchele, Lorenzo Tardella, Flavia Trabalzini, Valeria Verdolini, Ilaria Verratti, Francesca Vianello, Francesco Volpi.</p>



<p>Dal 1998 il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ci autorizza a visitare gli istituti di pena. Fu Alessandro Margara a darci la prima autorizzazione e lo ricordiamo con immenso affetto e gratitudine. Ringraziamo il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini, e Gemma Tuccillo, capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, per averci consentito di svolgere in piena trasparenza il nostro lavoro di osservazione.</p>



<p></p>



<p>Per consultare lo studio:  <br><a href="https://www.antigone.it/quindicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/editoriale/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.antigone.it/quindicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/editoriale/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caso Cucchi, quando la verità vince sulla demagogia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/10/24/caso-cucchi-quando-la-verita-vince-sulla-demagogia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 04:56:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani esprime solidarietà a Ilaria Cucchi e alla sua famiglia e condanna ogni tipo di minaccia e intimidazione. Pubblichiamo un articolo del Presidente dell&#8217;associazione Antigone, Patrizio Gonnella. Giustizia. La famiglia&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione</strong></em> <strong><em>per i Diritti umani</em></strong> esprime solidarietà a Ilaria Cucchi e alla sua famiglia e condanna ogni tipo di minaccia e intimidazione.</p>
<p>Pubblichiamo un articolo del Presidente dell&#8217;associazione Antigone, Patrizio Gonnella.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p><strong><em>Giustizia. La famiglia di Stefano Cucchi ha creduto fino in fondo nella legge, si è affidata ai giudici e alle istituzioni, si è mossa nel solco della legalità. Viceversa, coloro che hanno detto che per principio erano dalla parte dei carabinieri hanno manifestato una cultura che disprezza la legalità</em></strong></p>
<p><strong>di Patrizio Gonnella, il manifesto del 12 ottobre 2018</strong></p>
<p>Il processo per l’omicidio di Stefano Cucchi resterà nella storia della giustizia italiana. Una storia fatta di violenza istituzionale, di morte, di coperture, di silenzi, di indifferenza, di opacità ma allo stesso tempo di determinazione, di forza morale, di rottura del muro della reticenza. Verità processuale e verità storica si stanno lentamente approssimando nonostante le umiliazioni e le dichiarazioni di quei politici che hanno urlato nel tempo una verità dogmatica e stereotipata.</p>
<p>Oggi, di fronte alla confessione di uno dei carabinieri che ha ammesso le violenze sul corpo di Stefano, sanno di ridicolo e tragico quelle frasi che si sono sentite nell’etere e lette sui social. C’è chi disse: «É morto perché era anoressico» (Carlo Giovanardi), chi chiedeva alla famiglia di Stefano «dove era quando lui si drogava» (Maurizio Gasparri), chi affermava che Ilaria Cucchi «mi fa schifo» (Matteo Salvini). A nove anni dalla morte di Stefano Cucchi ci sono tre parole, di cui una composta, che vengono esaltate da questa storia: empatia, spirito di corpo, legalità.</p>
<p>Da alcune settimane il bellissimo film di Alessio Cremonini Sulla mia pelle, delicato ma rigoroso allo stesso tempo, sta riempiendo le sale cinematografiche, le piazze, le università. Gruppi di persone organizzano visioni comunitarie in luoghi pubblici e privati. Ragazzi e ragazze, anche molto giovani, vedono il film e restano senza parole, immedesimandosi in Stefano e in sua sorella Ilaria. L’empatia è un motore che ha una forza dirompente. Favorisce processi di indignazione. Ha la capacità di trasformarsi in valanga. Stefano Cucchi è sentito come un amico o un fratello nei licei, nelle università, nelle palestre e negli stadi. Ilaria è diventata una sorella di tutti quelli che vogliono giustizia, che credono che non si possa morire ammazzati, pestati a sangue, in una camera di sicurezza delle forze dell’ordine.</p>
<p>Non tutti però sono Stefano. Non tutte però sono Ilaria. Non sempre l’empatia porta a giustizia. In questo caso invece sta accadendo un fatto straordinario, ossia la giustizia (e ne siamo grati alla procura di Roma) si è messa al servizio delle vittime di tortura. Accade raramente. Anche perché spesso a vincere è lo spirito di corpo, primo nemico della verità. Ieri, con la confessione di uno dei carabinieri coinvolti nel pestaggio, si è definitivamente rotto lo spirito di corpo nell’Arma. I fatti di violenza o di tortura avvengono molto spesso in circostanze tali per cui gli unici testimoni possibili sono altri poliziotti o carabinieri. Solo se si rompe il vincolo di colleganza, tanto più quando la vittima del pestaggio muore, la verità storica potrà uscire fuori.</p>
<p>Ma affinché lo spirito di corpo si incrini ci vogliono messaggi inequivocabili di trasparenza da parte dei vertici delle forze di Polizia, ci vuole la rottura dell’indifferenza da parte dell’opinione pubblica (quell’indifferenza che ha fatto chiudere gli occhi a quei tanti funzionari che hanno fatto finta di non vedere il volto tumefatto di Stefano che stava morendo di dolore), ci vogliono sindacati di Polizia che caccino i loro iscritti infedeli alla Costituzione e alla divisa indossata, ci vogliono procuratori che non guardino in faccia nessuno, ci vogliono governanti e politici che non siano ambigui nei loro messaggi di legalità.</p>
<p>La terza parola è legalità. La legalità è una. É inammissibile una legalità doppia. Non esistono persone immuni dalla legge. La legge non è un totem, può ben essere criticata. La legalità comprende in sé la critica alla legalità. Una cosa però non è accettabile, ossia che la legalità sia mitizzata, esaltata e applicata a senso unico. Caserme di Polizia e carceri sono i luoghi dove più di altri dovrebbe essere rispettata la legge. Non si può nel nome della legge violarla impunemente.</p>
<p>La famiglia di Stefano Cucchi ha creduto fino in fondo nella legge, si è affidata ai giudici e alle istituzioni, si è mossa nel solco della legalità. Viceversa, coloro che hanno detto che per principio erano dalla parte dei carabinieri hanno manifestato una cultura che disprezza la legalità. La legalità si può criticare, ma è una sia per lor signori che per tutti gli altri.</p>
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		<title>Nel far west la libertà ha un altro nome</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2017 08:47:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9762 aligncenter" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="298" height="168" /></a><b></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;E’ ben noto cosa succede ad Ostia, non te lo devo dire io…&gt;&gt;, mi dice un uomo, una voce sommata alle altre in un racconto che dagli anni Novanta tinge il litorale di rosso, come il sangue di chi non si volta dall’altra parte. Come in molte altre località della penisola, Ostia è tornata a far parlare di sé dopo le elezioni comunali, riflettori puntati dopo il biennio di commissariamento per mafia, “una mafia che non c’è” tutti si sbrigano a dire come per temere ripercussioni interne. A Nuova Ostia come in tutti i quartieri vivono anche persone per bene, di quelle che ci somigliano per aspetto e passioni, ma oggi Nuova Ostia è solo il punto da cui partono i traffici illegali delle due famiglie mafiose presenti sul territorio, soprattutto di una, quella degli Spada vicini ai Casamonica.</p>
<p align="JUSTIFY">Quel che si può notare da un’attenta analisi socio-culturale è che si siano smarriti i punti di riferimento, senza i quali è facile farsi ingannare da personalità o movimenti che cercano, alla pari e alla stregua di chiunque altro, di ottenere qualcosa in cambio. Sono stati superati i pensieri rivoluzionari di Rousseau e Voltaire, aggirati i cardini su cui si fondò la democrazia, la lotta di classe, la giustizia sociale, tutto ampiamente ammaestrato. In simili contesti, la responsabilità civica non si spartisce e a vincere sono i più forti, nel caso di Ostia il partito di estrema destra Casapound capitanato da Luca Marsella e i clan mafiosi Fasciani e Spada.</p>
<p align="JUSTIFY">Quest’ultimo protagonista, come sappiamo, dell’aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi e al cameraman Edoardo Anselmi di Nemo, programma di Rai2, martedì scorso durante un servizio trasmesso successivamente in televisione. Dopo la condanna da parte delle istituzioni, la risposta vivace e solidale della categoria cui Piervincenzi appartiene, su decisione della Procura la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha potuto attuare un decreto l’arresto per Roberto Spada, fratello di Carmine detto “Romoletto” il capo clan condannato a dieci anni in primo grado per estorsione. Roberto Spada è stato arrestato, due giorni dopo l’aggressione, giovedì 9 Novembre dai Carabinieri e portato nel carcere di Regina Coeli dove in attesa dell’autorità giudiziaria dovrà rispondere all’accusa di lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso. “Dimostrazione che in Italia non esistono zone franche” ha ribadito subito il Ministro dell’Interno Marco Minniti, il quale, tra l’altro, sarà presente nella sede della Fnsi mercoledì 15 Novembre alle ore 10.30 per “ribadire la necessità di adottare misure concrete e urgenti a sostegno dei giornalisti minacciati, del diritto di cronaca e del diritto dei cittadini ad essere informati su mafia, malaffare e corruzione”.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9763 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Ma dove saranno le istituzioni domani? Questo è l’interrogativo che unisce tutti i punti discordanti di questa vicenda, di questo fatto che nel racconto distrattamente ha perso la sua reale notiziabilità. Tutte le reti e i canali hanno fatto rimbalzare con virale rapidità il video dell’aggressione, come se fosse quella la notizia e non il capro espiatorio di un diritto negato per troppo tempo. Diritto alla libertà, all’espressione, alla vita. La differenza labile che si percepisce di questo caso, ennesimo della cronaca ed emerso con sempre più prepotenza, è insita nell’urgenza di parlarne e trovare una soluzione comune alla cittadinanza che oggi ha dimenticato e rassegnato l’idea di potersi considerare attiva. La notizia dunque non verte sul giornalismo, tanto spesso denigrato, ma sulla cittadinanza di cui però esso è testimone ed interprete.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ la categoria dei cittadini a cui è stata sottratta la libertà di Essere che dovrebbe scendere in piazza e manifestare, dovrebbe essere il centro focale della discussione, senza la paura che una corretta informazione possa rivelare e far concepire loro la realtà per quello che è e non per quello che appare.</p>
<p align="JUSTIFY">L’opinione pubblica che vive queste realtà sembra tuttavia diffidare dell’onestà giornalistica, come se l’insieme dei suoi rappresentanti vivesse in un ambivalente rapporto con l’informazione e non è raro, infatti, vedere od ascoltare le persone farsi beffa dei cronisti con compiacente arroganza. Proprio a causa dell’assenza di punti di riferimento, ho raccolto testimonianze in cui ragazzi poco più che ventenni dichiaravano con fierezza d’animo di mostrare più rispetto per un “anti-Stato” presente, come Casapound o la mafia stessa, più che per un politico o per un giornalista a loro dire “venduto al Sistema”. Ragazzi, di diversa estrazione sociale, uniti tutti però dalla solitudine, dall’inadeguatezza, dalla povertà, dalla disperazione di non trovare un posto di lavoro, dall’intolleranza verso un immigrato che secondo una spiegazione distorta del vero avrebbe loro rubato il futuro, lo stesso che in assenza di normative efficaci si può riprendere solo con la violenza, non facendo altro che forgiare il loro senso di non appartenenza.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ un disagio sociale, una crisi mentale perpetrata per anni e mai del tutto guarita, laddove la politica si è disinteressata, la mafia ha fatto il resto, operando a fondo nelle arterie periferiche delle città, mascherandosi da caporali e allargando la rete di criminalità dallo spaccio di sostanze stupefacenti all’usura, all’omicidio e al sostegno verso le classi più disagiate. Perché la legge del più forte funziona male ma funziona, “benvenuta paura” diceva Nina Moric elogiando Casapound, la legge del più forte zittisce tutti e sovverte i significati, così alla fine di tutto questo trambusto mediatico l’unica verità che rimarrà a questi cittadini è che la libertà non esiste, ma che esistono solo loro.</p>
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		<title>Nasce l’Osservatorio Carta di Milano: La solidarietà non è reato</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Oct 2017 08:03:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>Anche Associazione per i Diritti umani aderisce all&#8217;osservatorio Carta di Milano</b></i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Lo scorso 30 settembre una trentina di attivisti, giornalisti, giuristi, cittadini solidali, esponenti di Ong e associazioni si sono incontrati a Milano per dar vita all’Osservatorio proposto dalla <a href="http://www.a-dif.org/2017/05/29/carta-di-milano-la-solidarieta-non-e-reato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Carta di Milano: La solidarietà non è reato</a>, un documento lanciato il 20 maggio 2017 durante la manifestazione “Insieme senza muri”, per tutelare l’onorabilità, la libertà e i diritti della società civile in tutte le sue espressioni umanitarie: quando salva vite in mare; quando protegge e soccorre le persone in difficoltà ai confini; quando vigila sul rispetto del principio di legalità e di uguaglianza; quando denuncia il mancato rispetto dei diritti fondamentali nelle procedure di trattenimento amministrativo e di allontanamento forzato; quando adempie al dovere inderogabile di solidarietà che fonda la Costituzione italiana.</p>
<p align="JUSTIFY">Estensori e firmatari della Carta sono allarmati dall’evidenza che l’attività indipendente di monitoraggio, testimonianza e azione solidale esercitata dalla società civile – che costituisce una garanzia essenziale per la vita democratica – è a rischio, in Italia e in Europa. Anziché essere protetta e incentivata, l’autonomia degli attivisti solidali è stata minata in un crescente processo di criminalizzazione. Abbiamo assistito al tentativo di imbrigliare le Ong in un codice di condotta volto a piegarne la natura indipendente, alla metodica aggressione della possibilità di soccorso in mare, a processi a carico di cittadini “colpevoli” di aver offerto soccorso ai profughi, all’incriminazione di voci dissenzienti per “vilipendio delle istituzioni”, all’emanazione di ordinanze che proibivano di dare cibo ai profughi e alla comminazione di fogli di via che vietavano per tre anni agli attivisti di recarsi nei comuni di confine.</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo testimoni di un passaggio di soglia di portata storica, in cui ci è dato vedere quanto sia fragile la tenuta dello stato di diritto e quanto sia ormai possibile, per i cittadini democratici, per le “brave persone”, nominare ciò che – lungamente covato e alimentato – era rimasto finora innominabile: i migranti, resi categoria, minaccia, capro espiatorio, possono morire in mare, nel deserto o nei centri libici, possono essere schiacciati dai camion e dai treni nei luoghi di frontiera, possono essere resi schiavi, possono dormire in strada, sul greto di un fiume, essere scacciati, cancellati nella loro individualità umana, per diventare generici “invasori”, incolpati di ogni crimine. Tutto questo sta diventando un dato di fatto che non ci chiama più in causa come corpo sociale. A chi cerca di attraversare una frontiera, per ricongiungersi alla famiglia o cercare una possibilità di esistenza, non è concesso dare aiuto – cibo, informazioni, un passaggio in macchina – pena l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la violazione di ordinanze che non molto tempo fa sarebbero apparse intollerabili alla grande maggioranza degli italiani.</p>
<p align="JUSTIFY">La criminalizzazione della solidarietà rischia di favorire, nell’opinione pubblica e nelle forze politiche, un atteggiamento di indifferenza nei confronti di migranti e rifugiati, quando non posizioni apertamente razziste e nazionaliste. Lo stesso rischio è insito nel tentativo di gettare un sospetto di corruzione sugli esempi di buona accoglienza e inclusione sociale che non producono profitto e non rientrano nelle logiche speculative, specie in un momento in cui l&#8217;accoglienza assume un approccio ancora più securitario, come dimostrano i nuovi bandi, che renderanno impenetrabili i luoghi in cui le persone saranno ospitate.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/untitled-1121.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9610 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/untitled-1121.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Per contrastare questa deriva, l’Osservatorio intende operare come strumento per connettere le realtà delle Ong e della società civile solidale, a livello nazionale ed europeo, monitorando e denunciando gli abusi nei confronti di Ong, attivisti e cittadini solidali.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci proponiamo di dare sostegno legale, individuando pratiche di auto-aiuto, a chi viene colpito da provvedimenti vessatori, infamanti e discriminatori, e di articolare una contro-narrativa mediatica che mostri quanto di straordinario producono le Ong e i cittadini solidali, spesso riparando alle mancanze, quando non agli abusi, delle istituzioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Vogliamo agire come gruppo di pressione a livello di Parlamento europeo: chiedendo l’abrogazione delle norme restrittive dell’attuale regolamento Dublino; opponendoci alle prassi operative di agenzie europee come Frontex, che criminalizzano le attività di soccorso ed assistenza degli operatori umanitari; individuando gli strumenti necessari per porre fine alle ambiguità contenute nella Direttiva sul favoreggiamento dell&#8217;ingresso, del transito e del soggiorno illegali (2002/90/CE) che offrono appiglio agli Stati membri per configurare come reato il sostegno all&#8217;ingresso illegale di migranti, in assenza di profitto economico.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Osservatorio, operativo fin dal giorno della sua costituzione, si è strutturato in due gruppi di lavoro: il primo impegnato sui temi della comunicazione, il secondo nel sostegno e nella difesa degli attivisti incriminati per atti di solidarietà e nella promozione a livello europeo e nazionale di misure legislative e normative.</p>
<p align="JUSTIFY">Del primo gruppo faranno parte professionisti della comunicazione – giornalisti, registi, documentaristi, vignettisti, blogger – che si rivolgeranno a giornalisti e media nazionali, locali ed esteri, con cui sono o entreranno in contatto.</p>
<p align="JUSTIFY">Del secondo gruppo faranno parte avvocati, giuristi e attivisti che si impegneranno nella difesa di Ong e cittadini solidali, e in un’opera di lobbying nei confronti delle istituzioni nazionali ed europee.</p>
<p align="JUSTIFY">Questi sono gli impegni che ci siamo assunti:</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">costituire una rete di attivisti a livello italiano ed europeo in grado di scambiarsi informazioni, darsi mutuo sostegno e far valere la propria voce a livello mediatico, giuridico e istituzionale;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">individuare e denunciare i tentativi messi in atto a livello sociale, politico, mediatico, giudiziario e legislativo per infangare e contrastare le iniziative solidali;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">connettere i professionisti e gli attivisti impegnati nella comunicazione così da fornire a giornalisti e media un’informazione puntuale che contrasti la criminalizzazione della solidarietà e degli attivisti umanitari;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">raccogliere un archivio delle buone pratiche in corso, in Italia e in Europa;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">raccogliere un archivio dell’attinente giurisprudenza in Italia e in Europa;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">connettere i professionisti e gli attivisti che operano in campo legale e giudiziario, così da supportare persone e organizzazioni criminalizzate per atti di solidarietà a favore di profughi e migranti. Riteniamo di particolare importanza un’articolazione non solo individuale delle possibilità di difesa, che devono inserirsi nelle realtà nazionali ed europee, così da limitare quei margini di arbitrio che sempre più contraddistinguono l’operato di autorità giudiziarie, organi di polizia e strutture burocratiche;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">promuovere la Carta di Milano, traducendola nelle principali lingue e chiedendo la sottoscrizione a Ong, associazioni e attivisti italiani ed europei;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">rendere più stretto e operativo il rapporto con le Ong degli altri Paesi europei impegnate sullo stesso terreno, e il rapporto tra l’Osservatorio, le Ong e i parlamentari, sia europei sia degli Stati membri, che hanno condiviso, finora in maniera non sufficientemente coordinata, il lavoro di contrasto alla deriva autoritaria e anti-solidale imboccata dalle autorità dell’Unione, impegnate a trasformare l’Europa in una fortezza verso l’esterno e in una caserma nei confronti dei propri cittadini.</p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">Si tratta di impegni onerosi, per i quali le nostre sole forze non basteranno. Invitiamo attivisti, professionisti, cittadini solidali e Ong a unirsi a noi, utilizzando la nostra pagina Facebook Osservatorio Carta di Milano &#8211; La solidarietà non è reato e il nostro indirizzo mail: <a href="mailto:CartaMilanoSolidarieta@gmail.com">CartaMilanoSolidarieta@gmail.com</a>, tramite il quale si può anche aderire alla Carta.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Osservatorio ha deciso di riconvocarsi entro la fine del mese di novembre, dopo aver articolato una struttura iniziale e provvisoria che possa distribuire il lavoro in base alle risorse di tempo e di impegno dei sottoscrittori, accogliendo le nuove adesioni e individuando tutti i nuovi canali attivabili per coinvolgere nell’iniziativa la più ampia platea di cittadini, attivisti, organizzazioni, istituzioni e organi di vario genere, uniti dalla convinzione che sia necessario e urgente porre un argine alla criminalizzazione della società civile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">Osservatorio </span></span></span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Carta di Milano: La solidarietà non è reato</i></span></span></span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/10/12/nasce-losservatorio-carta-di-milano-la-solidarieta-non-e-reato/">Nasce l’Osservatorio Carta di Milano: La solidarietà non è reato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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