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	<title>opposizione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. “Venezuela libero” vince tutti i round</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 08:57:16 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi </p>



<p>Stiamo vincendo tutti i round in questa lotta per la libertà e per la verità.<br>Il premio Sacharov assegnato dal Parlamento Europeo, Il premio Bruno Leoni assegnato dall’Istituto Bruno Leoni, Il Premio Internazionale di Democrazia assegnato dalla Associazione Internazionale di Consultori Politici (IAPC), Il Premio Vaclav Havel dei diritti umani assegnato dall’Assemblea Parlamentaria del Consiglio d’Europa. Tutti per Maria Corina Machado. Primo round vinto.<br>Paesi europei e americani che a 4 mesi dalle elezioni in Venezuela riconoscono Edmundo González Urrutia<br>come presidente eletto della nazione, in primis gli Stati Uniti. Altri non meno importanti come Argentina, Cile, Canada, Panama, Costa Rica, Repubblica Dominicana, El Salvador, Peru, Ecuador, Uruguay, Il Parlamento Europeo, Italia e Francia. Secondo round vinto.<br>Tanti altri come Colombia, Messico, Brasile e L’Unione Europea che non riconoscono apertamente a González Urrutia, ma che si mantengono cauti chiedendo trasparenza e la presentazione ufficiale dei verbali elettorali e che con il trascorrere del tempo hanno già capito che il regime non potrà soddisfare questa richiesta. Non ancora vinto ma ci stiamo lavorando dal punto di vista diplomatico.<br>I verbali elettorali originali che possono essere verificati con QR code stanno facendo il giro dell’America Latina. Dopo aver approdato negli Stai Uniti nelle mani del Centro Carter e dell’Organizzazione degli Stati<br>Americani, hanno volato in Colombia, in Uruguay, in Argentina e in Cile. Nei prossimi giorni si aspetta che arrivino in altri paesi. Tutti i documenti sono stati mostrati nei Parlamenti e/o Senati di questi paesi e hanno riscontrato l’appoggio di tutte le forze politiche, senza guardare il colore. Terzo round vinto.<br>Il giro istituzionale che sta facendo il presidente eletto ha avuto effetti molto positivi per quello che riguarda la politica internazionale e la visione globale sulla tragedia venezuelana. I rappresentanti politici e/o i governi di Italia, Germania, Francia, Norvegia, Svezia, Portogallo, Danimarca… hanno manifestato pieno appoggio verso la democrazia, verso il rispetto delle scelte del popolo e verso la difesa e il rispetto dei diritti umani. In particolare, Italia si è dichiarata apertamente a favore del presidente eletto, considerandolo vincitore e ufficialmente “presidente eletto”. Quarto round vinto.<br>Non eravamo mai arrivati a questo punto. Non avevamo mai incontrato la fiducia e il pieno sostegno di gran parte del mondo democratico occidentale. I passi fatti sono stati da giganti e i round li abbiamo vinti tutti grazie a strategie molto intelligenti e gestite nel pieno della democrazia e del rispetto verso il popolo.<br>Senz’altro la lotta la stiamo vincendo.<br>Al contrario, il regime sta perdendo tutti i round e lo sa. È più solo che mai, anche storici alleati come Brasile o Colombia continuano a dichiarare che le elezioni non sono state “molto” trasparenti, dopo 4 mesi aspettano ancora che il regime mostri i verbali, cosa che non riuscirà mai a fare, lo sa il regime e lo sanno i governi di questi Paesi. Primo round perso.<br>Lo scorso ottobre c’è stato il Vertice dei Brics in Russia. Maduro era sicuro che sarebbe entrato a far parte del gruppo, tutto contento era andato in Russia, è stato ricevuto da Putin, ma sorprendentemente Brasile si è mostrato sfavorevole e ha votato contro l’inserimento di Venezuela nel gruppo. Maduro è tornato indietro con la coda tra le gambe. Un duro colpo per la cupola corrotta di Venezuela. Secondo round perso.<br>La vittoria di Donald Trump e la assegnazione di Marco Rubio, storico nemico di Maduro, come segretario di Stato e il terzo round perso dal regime.<br>L&#8217;ONG Foro Penal, che guida la difesa dei prigionieri politici in Venezuela, ha recentemente riferito che 169 persone legate alle proteste contro il risultato ufficiale delle elezioni presidenziali del 28 luglio sono state rilasciate. Tuttavia, 1.887 prigionieri politici rinchiusi dopo le elezioni rimangono in carcere. La scorsa settimana ci sono stati diversi rilasci dalle carceri di tutto il Paese, a seguito di una revisione, richiesta dalla Procura della Repubblica. Sabato scorso, il procuratore generale, Tarek William Saab, ha dichiarato che tra venerdì pomeriggio e sabato sono stati “concessi ed eseguiti” 225 provvedimenti di libertà (cautelare, non piena libertà), di cui non ha fornito i dettagli, a persone detenute dopo le proteste contro il risultato ufficiale delle ultime elezioni. Non è la prima volta che il regime usa i prigionieri politici come merce di scambio. Due le ragioni di queste scarcerazioni a sorpresa: la prima è a causa della vittoria di Donald Trump, si dice che Maduro abbia voluto mandargli un messaggio “di pace” e la seconda è l’ennesimo crimine che rappresenta la morte di Jesus Martinez, un prigioniero politico diabetico che è deceduto in carcere per mancanza di attenzione medica. Martinez è stato sequestrato subito dopo le elezioni, era stato rappresentante di lista in un seggio elettorale e come tantissime altre persone aveva annunciato dopo la chiusura del suo seggio la vittoria di González Urrutia. Schedato come tantissimi altri rappresentanti dell’opposizione, è stato perseguitato, sequestrato e poi ucciso. L’inganno non funziona questa volta. Le scarcerazioni non ci fanno dimenticare Martinez, né tutti gli altri morti ammazzati dal regime, non ci fanno dimenticare gli adolescenti che sono ancora in prigione né gli altri 1.887 prigionieri. Nessuno dimentica e nessuno ci crede che questa è una mossa dettata dalla buona volontà, quindi un altro round perso.<br>Il 10 gennaio 2025 è vicino, la pressione internazionale si fa sentire. Maria Corina Machado, Edmundo González Urrutìa e tutto il loro team è al lavoro da tanto tempo per cercare una transizione pacifica e strategica. Per preparare il terreno per l’insediamento del nuovo presidente. Ora come ora, con tutti questi passi, la transizione sarebbe l’unica opzione possibile per salvare il Paese.</p>
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		<title>Ddl sicurezza. Antigone: &#8220;il più grande attacco alla libertà di protesta della storia repubblicana. Il Senato lo fermi&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 08:44:19 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p class="has-text-align-left">Associazione Per i Diritti umani si unisce all&#8217;appello lanciato da associazione Antigone e da tutte le altre realtà che considerano la Legge n. 1660 un attacco alla democrazia e alla Costituzione italiana. </p>



<p class="has-text-align-left"></p>



<p class="has-text-align-left">Il ddl sicurezza contiene un attacco al diritto di protesta come mai accaduto nella storia repubblicana, portando all&#8217;introduzione di una serie di nuovi reati con pene draconiane anche laddove le proteste siano pacifiche. Così si colpiranno gli attivisti che protestano per sensibilizzare sul cambiamento climatico, gli studenti che chiederanno condizioni più dignitose per i propri istituti scolastici, lavoratori che protestano contro il proprio licenziamento, persone detenute che in carcere protestano contro il sovraffollamento delle proprie celle. </p>



<p class="has-text-align-left">Se consideriamo anche altri provvedimenti contenuti nel disegno di legge, il carcere per le donne incinte e le madri con figli neonati, la stretta sulla cannabis light, il carcere per chi occupa un&#8217;abitazione, si vede bene come il governo abbia deciso con questo provvedimento di voler gestire numerose questioni sociali nella maniera più illiberale possibile, cioè reprimendole con l&#8217;utilizzo del sistema penale e del carcere anziché aprirsi al dialogo e all&#8217;ascolto, intervenendo al contempo con risorse finanziarie per alleviare le problematiche che attanagliano i cittadini, che è ciò che ci si aspetterebbe in una democrazia con un forte stato di diritto.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-left">Chiediamo alle forze politiche di opposizione e anche a quelle moderate della maggioranza di non assecondare questi propositi e di fermare il disegno di legge nella discussione al Senato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic-819x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17718" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic-819x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic-240x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic-768x960.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/sic.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></figure>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela. C&#8217;era una volta un adolescente&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Aug 2024 14:44:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Il quotidiano spagnolo El Mundo titola un articolo sulla situazione in Venezuela e sulla detenzione arbitraria dei giovani: “Maduro, l&#8217;Erode chavista”. Confesso che avrei voluto rubare il titolo perché, senza dubbio,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="754" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-1024x754.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17682" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-1024x754.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Il quotidiano spagnolo El Mundo titola un articolo sulla situazione in Venezuela e sulla detenzione arbitraria dei giovani: “Maduro, l&#8217;Erode chavista”. Confesso che avrei voluto rubare il titolo perché, senza dubbio, riassume perfettamente la mostruosità che sta vivendo il Paese.<br>Vediamo. C&#8217;è qualcosa di macabro, di malvagio, di psicopatico quando un adulto si accanisce gratuitamente contro un bambino, una bambina o degli adolescenti. In generale è così, ma soprattutto quando questi ragazzi e ragazze non ha fatto assolutamente nulla. Quando è gratuito, per il solo piacere di fare del male.<br>Di tutte le atrocità che stanno accadendo oggi e che sono accadute in Venezuela negli ultimi 25 anni, quella contro i giovani e i bambini è la più atroce di tutte. La sistematica persecuzione di uomini e donne della società civile, di leader politici, di giornalisti, di testimoni delle elezioni, mette in cima alla lista il sequestro e la persecuzione di bambini, bambine e adolescenti, dai 12 ai 17 anni. Negli ultimi giorni, la polizia del regime li ha trasferiti in due grandi prigioni nella regione di Aragua, vicino alla capitale.<br>C’è una caccia alle streghe dal giorno dopo le elezioni. ll modus operandi della polizia è sempre lo stesso: fanno incursioni notturne, sfondano porte, picchiano le persone, puntano le armi e prendono in custodia i ragazzi e le ragazze delle famiglie che secondo la polizia o i vicini simpatizzanti del chavismo hanno votato per Edmundo González Urrutia. Ci sono testimonianze che raccontano che sono stati picchiati in carcere, torturati, impediti di vedere le famiglie e gli avvocati, accusati di terrorismo, per non parlare delle violenze che le ragazze avrebbero subito. Costringono questi giovani a salutare un ritratto di Maduro e a cantare “Chávez vive”, in omaggio a Hugo Chávez. Gli adolescenti che hanno potuto parlare con le loro famiglie (perché molti di loro sono in isolamento) hanno informato le loro famiglie di essere stati sottoposti ad abusi fisici.<br>Il 22 agosto, un ragazzo di 15 anni è stato rilasciato dal carcere dopo aver subito una paralisi facciale 10 giorni prima, a causa dello stress che aveva provocato il suo arresto. Al ragazzo sono state imposte misure cautelari: comparire ogni otto giorni davanti al circuito giudiziario della città di Barinas e il divieto di lasciare il Paese.<br>Le organizzazioni per i diritti umani che monitorano la situazione venezuelana affermano che il numero di adolescenti arrestati supera quello della sanguinosa repressione del dittatore cileno Augusto Pinochet. Il regime cileno aveva arrestato 956 bambini e adolescenti dal 1974 al 1990, ovvero circa 56 all&#8217;anno. Maduro ne ha arrestati 114 in meno di un mese, secondo le cifre ufficiali.<br>La maggior parte di questi ragazzi e ragazze proviene da quartieri di classe bassa, roccaforti storiche che hanno sostenuto Chávez e Maduro e che di recente sono passate a sostenere l&#8217;opposizione.<br>Il Forum Penal Venezuelano, l&#8217;organismo legale che monitora la situazione dei prigionieri politici venezuelani, afferma che “tutti hanno paura di parlare, prima almeno avevamo accesso alle persone arrestate e a sentire le accuse di tortura, ora non più”, ha dichiarato Alfredo Romero, presidente del Forum Penal. L&#8217;organizzazione ha registrato 114 prigionieri politici adolescenti.<br>Mercoledì scorso c&#8217;è stata una manifestazione in piazza in Venezuela e nel mondo per denunciare per l&#8217;ennesima volta la situazione. Maria Corina Machado ha fatto un discorso di speranza a tutti i venezuelani, rivolgendo tra l&#8217;altro un appello ai detenuti nelle carceri. È di dominio pubblico che i detenuti hanno un codice d&#8217;onore per quello che riguarda la violenza contro i minori, la leader ha chiesto loro di proteggere tutti i minori da guardie e polizia del governo, vuole fidarsi di loro e gli ha dato questo compito.<br>Tutto ciò è spaventoso. È un piano crudele che mira a spezzare le famiglie, a rompere questa unione di cittadini mai vista prima in Venezuela. Il mandato di arresto internazionale per Maduro e la sua cupola assassina deve essere emesso ora, senza perdere un minuto in più.</p>



<p>In Venezuela stanno accadendo molte cose, la situazione è incandescente, ma la protezione dei nostri bambini e adolescenti è una priorità, quindi vi chiedo dal profondo del cuore di aiutarci a diffondere questo articolo attraverso i social per denunciare queste atrocità senza precedenti nel nostro Paese.</p>



<p></p>



<p>Intanto, mentre pubblichiamo questo articolo, arriva la seguente (buona) notizia: <strong>Alfredo Romero del Foro Penal ha annunciato che ieri a Caracas sono stati rilasciati 16 adolescenti. 12 ragazzi e 4 ragazze. Stanno aspettando e lavorando per il rilascio di tutti i detenuti.</strong></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: urliamo LIBERTA!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2024 12:19:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Il Venezuela e 320 città in tutto il mondo hanno risposto all&#8217;appello di María Corina Machado per il sabato 17 agosto. Al grido di Ha vinto Venezuela, grande protesta per la&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ve.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="693" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ve.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17663" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ve.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ve-300x203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ve-768x520.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>di Tini Codazzi </p>



<p></p>



<p>Il Venezuela e 320 città in tutto il mondo hanno risposto all&#8217;appello di María Corina Machado per il sabato 17 agosto. Al grido di Ha vinto Venezuela, grande protesta per la verità, siamo scesi in piazza per dimostrare che non abbiamo paura, per chiedere il rispetto della decisione presa da più di 7 milioni di venezuelani che hanno votato per Edmundo González Urrutia. Durante la manifestazione a Caracas è apparsa María Corina Machado che, con un discorso pieno di speranza, ha detto: “Questo è il momento di raccogliere. Non c&#8217;è<br>nulla che sia al di sopra della voce del popolo sovrano e il sovrano ha parlato il 28 luglio”. Machado ha sottolineato che ciò che è accaduto il 28 e il 29 luglio ha paralizzato il mondo, riferendosi al lavoro di raccolta e pubblicazione di gran parte delle schede elettorali in 24 ore. La leader dell&#8217;opposizione ha affermato che le manifestazioni pacifiche continueranno, ma con “intelligenza, prudenza, resilienza e audacia”. Ha inoltre sottolineato che finora il Consiglio Nazionale Elettorale non ha presentato i risultati<br>elettorali e li ha sfidati a presentare i verbali: “che stampino i verbali falsi, perché così ci daranno la prova della frode; noi abbiamo la prova della vittoria”. In chiusura del suo discorso, ha ribadito il suo impegno per il Venezuela “hasta el final” (fino alla fine).<br>Questa settimana che si è appena conclusa è stata molto importante, sono stati fatti passi incredibili per ottenere ciò che tutti aspettano, la libertà per il popolo venezuelano. Questa libertà è vicina.<br>Il politologo e avvocato venezuelano Orlando Viera Blanco, residente in Canada, informa il mondo di aver consegnato alla Corte penale internazionale dell&#8217;Aia altri 56 casi di crimini contro l&#8217;umanità commessi in Venezuela. Il numero dei casi sale così a 702. Non solo i casi di violazione dei diritti umani, ma anche un rapporto completo e una denuncia della catena di comando del regime di Nicolás Maduro. Dalla presidenza e vicepresidenza della Repubblica, passando per i capi delle autorità pubbliche, i capi militari delle Forze armate fino a tutte le forze di repressione create dal regime, sia da Chávez che di Maduro, cioè tutte quelle istituzioni repressive come la Direzione generale del controspionaggio militare, il temuto SEBIN-Servizio nazionale di intelligence bolivariano (in breve i torturatori e i sequestratori del popolo) e le forze di polizia generali. Nomi e cognomi di tutti sono depositati presso la Corte penale internazionale.<br>L’Organizzazione degli Stati Americani ha firmato per consenso una risoluzione sulle elezioni in Venezuela.<br>Questa dichiarazione è stata firmata da 21 Paesi, oltre all&#8217;importante collaborazione dell&#8217;intera Unione Europea. In sintesi, chiedono al regime il rispetto dei diritti umani in tutte le loro forme, la cessazione della violenza e della repressione, la pubblicazione dei risultati elettorali (verbali elettorali) e l’avviamento delle conversazioni tra le parti affinché ci sia una transizione verso la democrazia in pace e nel rispetto della decisione del popolo venezuelano che si è manifestato il giorno delle elezioni. Si tratta indubbiamente di un<br>duro colpo per Nicolás Maduro, sempre più isolato e nervoso.<br>Quattro presidenti di importanti università americane hanno candidato María Corina Machado al Premio Nobel per la Pace 2025. Si tratta di Madeline Pumariega, Kenneth A. Jessel, David Armstrong e Mike Allen, rispettivamente rettori del Miami Dade College, della Florida International University, della Saint Thomas University e della Barry University. La conferenza stampa si è tenuta presso il Museo della Diaspora Cubana di Miami.<br>Al 18/08 alle 22.44 il numero di arresti arbitrari verificati dal Foro Penal dopo le elezioni è di 1503, di cui 129 adolescenti, 14 indigeni, 18 persone con disabilità e 200 donne. Non dimentichiamolo.<br>Il mondo sa già che la democrazia in Venezuela ha vinto e che questa lotta è #hastaelfinal #GanóVzla</p>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>aderisce al seguente appello:</p>



<p>Le Associazioni Italo-Venezuelane in Italia denunciano la repressione in Venezuela e invocano l&#8217;azione del Governo italiano: appello per il rilascio immediato dei prigionieri politici italiani e venezuelani e per il riconoscimento della verità elettorale.</p>



<p><br>Roma, 19 agosto 2024— Le Associazioni Italo-Venezuelane registrate in Italia esprimono con forza la loro preoccupazione per la drammatica situazione che sta attraversando il Venezuela, dove si sta registrando una tragica escalation di repressione, violazioni dei diritti umani e persecuzione politica.<br>Le recenti elezioni presidenziali del 28 luglio 2024, segnate da gravi irregolarità e denunciate come fraudolente da molti Paesi della comunità internazionale nonché dalle più importanti ONG globali, hanno ulteriormente aggravato la situazione nel Paese. La vittoria attribuita dal Consiglio Nazionale Elettorale a Nicolás Maduro, a causa delle evidenze di brogli elettorali, ha scatenato proteste in tutto<br>il Venezuela; proteste alle quali il regime ha risposto con una brutale repressione.<br>Secondo i dati forniti da diverse organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Foro Penal, si contano oltre 1.503 arresti arbitrari (tra cui 129 minorenni e 18 persone portatori di handicap, attualizzazioni sul sito del Foro Penal *https://foropenal.com/)?utm_source=rss&utm_medium=rss mentre le morti tra i manifestanti hanno raggiunto le 24 unità. La strategia di terrore intrapresa con violenza inaudita dalla dittatura chavista è tale per cui addirittura &#8211; caso senza precedenti &#8211; le cifre fornite da Maduro in persona (oltre 2000) sono superiori a quelle indicate dalle organizzazioni non governative. Oltre a ciò, il regime di Maduro è stato inoltre accusato di utilizzare la tortura e la forza per soffocare il dissenso e le proteste pacifiche, in quello che è ormai considerato uno scenario di sistematica<br>violazione dei diritti umani di proporzioni preoccupanti.<br>Tra le vittime di questa ondata repressiva, si annoverano anche cittadini e dirigenti politici con doppia cittadinanza italiana e venezuelana, ingiustamente incarcerati e privati della loro libertà per motivi puramente politici. Tra questi, ricordiamo Enzo Scarano, Williams Dávila, Rita Capriti e Americo De Grazia, ai quali si aggiungono i casi già noti da anni di Hugo Marino, Oreste Alfredo Schiavo e Juan Carlos Marrufo Capozzi; ma in totale, al momento, secondo i dati incrociati forniti dalle diverse ONG che lavorano sul campo e dalle denunce dei familiari, sarebbero un centinaio i cittadini italo- venezuelani detenuti o sequestrati dagli apparati di repressione e tortura del regime chavista. La detenzione di così tanti nostri concittadini rappresenta, per la comunità italo-venezuelana, una ferita<br>aperta di laceranti proporzioni.<br>Alla luce di questa drammatica situazione, le Associazioni Italo-Venezuelane in Italia chiedono con urgenza e determinazione:</p>



<ol><li>Il riconoscimento da parte delle autorità italiane della legittima vittoria elettorale di<br>Edmundo Gonzalez Urrutia, che secondo la Costituzione e la legge della Repubblica del<br>Venezuela è pertanto il Presidente eletto per il termine presidenziale 2025 &#8211; 2031. (come<br>dimostrato dai registri fatti grazie ai testimoni dei seggi in Venezuela e all’estero consultabili sul sito<br>**https://resultadosconvzla.com/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>Il rilascio immediato di tutti i detenuti politici, inclusi i numerosissimi venezuelani con<br>cittadinanza italiana, ingiustamente incarcerati dalle autorità venezuelane in completa<br>violazione dei principi di giustizia e legalità interna e internazionale.</li><li>L&#8217;impegno della comunità internazionale a monitorare attentamente la situazione in<br>Venezuela e a sostenere iniziative volte a ristabilire la democrazia e garantire il rispetto dei<br>diritti umani nel Paese.</li></ol>



<p></p>



<p>Le Associazioni Italo-Venezuelane fanno appello al Governo italiano affinché prenda con decisione<br>il ruolo di capofila in Europa e guidi gli sforzi internazionali per il riconoscimento della verità elettorale<br>e la tutela dei diritti umani in Venezuela. L&#8217;Italia ha la responsabilità storica e morale di sostenere<br>con fermezza la libertà, la giustizia e il rispetto dei diritti fondamentali, valori che sono alla base della<br>nostra democrazia e rappresentano insostituibile garanzia di sicurezza, pace e prosperità nel<br>mondo.<br>Vista l&#8217;assoluta necessità di azione da parte della comunità internazionale, le Associazioni rivolgono<br>anche un appello a tutti coloro che credono nei diritti umani e nella giustizia, affinché non restino<br>indifferenti. La solidarietà internazionale e il sostegno attivo sono cruciali per restituire democrazia,<br>diritti, speranza e dignità al popolo venezuelano.<br>Non è il momento di chiudere gli occhi davanti a queste ingiustizie. È il momento di agire.</p>



<p></p>



<p>Gabriella Castaldo, presidente<br>Casa Italo Venezuelana</p>



<p>Mikela Policastro, presidente<br>Viva Venezuela in Italia</p>



<p>Sandra Bucci, presidente<br>APEVEREIT</p>



<p>Odilia Quattrini, presidente<br>Venezuela Viva ODV</p>



<p>Liz Omaña, presidente<br>Venezuela Italia Mondo</p>



<p>Le Associazioni Italo-Venezuelane fanno appello al Governo italiano affinché prenda con decisione<br>il ruolo di capofila in Europa e guidi gli sforzi internazionali per il riconoscimento della verità elettorale<br>e la tutela dei diritti umani in Venezuela. L&#8217;Italia ha la responsabilità storica e morale di sostenere<br>con fermezza la libertà, la giustizia e il rispetto dei diritti fondamentali, valori che sono alla base della<br>nostra democrazia e rappresentano insostituibile garanzia di sicurezza, pace e prosperità nel<br>mondo.<br>Vista l&#8217;assoluta necessità di azione da parte della comunità internazionale, le Associazioni rivolgono<br>anche un appello a tutti coloro che credono nei diritti umani e nella giustizia, affinché non restino<br>indifferenti. La solidarietà internazionale e il sostegno attivo sono cruciali per restituire democrazia,<br>diritti, speranza e dignità al popolo venezuelano.<br>Non è il momento di chiudere gli occhi davanti a queste ingiustizie. È il momento di agire.</p>



<p>*Per dati attualizzati sulle detenzioni: https://foropenal.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>**Per consultare le schede elettorali dei seggi di votazione: https://resultadosconvzla.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p><br></p>



<p>Mercedes Vásquez, presidente<br>Insieme per il Venezuela</p>



<p>Maria Requena, presidente<br>Venezuela in Piemonte</p>



<p>Mikela Policastro, presidente<br>Viva Venezuela in Italia</p>



<p>Edoardo Leombruni, presidente<br>ALI ONLUS</p>



<p>Gabriella Castaldo, presidente<br>Casa Italo Venezuelana</p>



<p>Marinellys Tremamunno, presidente<br>Venezuela, La Piccola Venezia</p>



<p>Celestina di Pasquale, presidente<br>Asociación Simon Bolivar</p>



<p>Sandra Bucci, presidente<br>APEVEREIT</p>



<p>Odilia Quattrini, presidente<br>Venezuela Viva ODV</p>



<p>Liz Omaña, presidente<br>Venezuela Italia Mondo</p>



<p></p>



<p></p>



<p>*Per dati attualizzati sulle detenzioni: https://foropenal.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>**Per consultare le schede elettorali dei seggi di votazione: https://resultadosconvzla.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: repressione porta a porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 09:44:26 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ansa.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ansa.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17644" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ansa.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ansa-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Ricordate quando il dittatore disse che se non avesse vinto le elezioni, ci sarebbe stato un bagno di sangue?<br>Ha mantenuto la sua parola e il bagno di sangue è iniziato il 29 di luglio. E’ già chiaro per il mondo intero che siamo in presenza di uno Stato criminale, organizzato e repressivo. Sappiamo già cosa è successo dopo il 28 luglio e sappiamo già che sabato 3 agosto la Mesa de la Unidad Democratica, rappresentata da Maria Corina Machado, ha invitato i cittadini a manifestare pacificamente nelle strade del Paese. Il Venezuela non ha più paura, è sceso in piazza per difendere il suo voto. Nonostante le minacce ricevute dal regime<br>criminale, MCM è scesa in piazza con il suo popolo e ha parlato di legalità, coraggio, libertà e democrazia,<br>parole che sembrano scontate, ma in questo momento in Venezuela non lo sono. Il “Foro Penal de Venezuela” conferma che ci sono registrati 1010 detenuti dal 29 di luglio fino ad oggi, di cui 91 adolescenti. Molti cittadini non sono stati registrati dal Foro Penal, soprattutto nell’entroterra del Paese. Il dittatore Maduro nei suoi messaggi isterici al popolo è orgoglioso dei 2000 cittadini catturati per<br>aver manifestato pacificamente o per aver difeso il proprio voto. Massima punizione per i fascisti terroristi che hanno attentato contro il suo governo di pace, urla Maduro… E’ iniziata la caccia alle streghe e la persecuzione ai cittadini che hanno fatto da rappresentanti di lista e che lavoravano e si occupavano di controllare i voti durante le elezioni. Il dittatore ha annunciato in televisione la creazione di due prigioni in stile campo di concentramento per rieducare la popolazione, soprattutto i giovani. Sono già state uccise 22<br>persone, la più giovane aveva 15 anni. Le minacce sono costanti. Vengono rapiti leader politici dell&#8217;opposizione come Freddy Superlano, leader del partito Voluntad Popular. Giornalisti come la fotografa Daysi Peña, accusata di terrorismo, incitamento all&#8217;odio e vandalismo, solo per aver fatto il proprio lavoro durante le manifestazioni. La persecuzione ha come obbiettivo il cittadino comune. L&#8217;unico strumento di cui dispone il dittatore in questo momento è la violenza e la repressione accompagnate dalla tortura e<br>l’impunità. Le incursioni notturne sono il passatempo della polizia e della guardia nazionale. Ora, il grande problema è la forza militare, finché la forza militare sarà dalla sua parte, sarà difficile uscire da questa situazione in tempi brevi.<br>Noi continuiamo a lottare e non resteremo calmi, non ci fermeremo, non staremo zitti perché come dice Maria Corina: “¡Esta lucha es hasta el final!</p>
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		<title>“Stay human. Africa”. Gas lacrimogeni a Dakar</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2024 10:32:13 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il 9 febbraio scorso è giunta anche in Italia la notizia che a Dakar, capitale del Senegal, le forze di Polizia hanno lanciato gas lacrimogeni contro cittadine e cittadini, riunitosi in centro città davanti al Parlamento, per protestare contro la politica in atto del presidente del Paese, Macky Sall.</p>



<p>Gli agenti erano in tenuta antisommossa, alcuni manifestanti dell&#8217;opposizione hanno lanciato pietre contro di loro: si tratta della prima contestazione in vista delle prossime elezioni che, inizialmente, sarebbero dovute essere il 25 febbraio 2024, ma che sono state rinviate a fine anno, in data da destinarsi.</p>



<p>Si è aperta, così, una forte crisi politica in Senegal in quanto le forze di opposizione considerano l&#8217;ascesa al potere di Sall come un vero e proprio golpe costituzionale con il quale è stato prolungato, appunto, il suo mandato in maniera antidemocratica e illegittima. Così è stato confermato anche dal dipartimento di Stato americano.</p>



<p>Terremo monitorata la situazione perchè il Paese è caduto della confusione e nell&#8217;incertezza politica e questo, si sa, è pericoloso per la società civile e per le relazioni internazionali.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Aggiornamenti Venezuela</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 08:29:37 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="753" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17267" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Contro ogni previsione, con il dubbio del boicottaggio da parte del regime, il 22 ottobre si sono svolte le elezioni primarie in Venezuela e in 28 Paesi del mondo. C&#8217;è già una candidata dell’opposizione contro Maduro per le elezioni presidenziali del 2024, e si chiama María Corina Machado, interdetta illegalmente dal chavismo otto anni fa e che nonostante le minacce e intimidazioni ha ottenuto il 92,5% dei voti.<br>Si tratta di un fatto storico molto rilevante. È la prima volta in Venezuela dall’ascesa del Chavismo che i partiti di opposizione si sono realmente uniti per eleggere un candidato. Questa volta l&#8217;unione è stata reale e compatta. Il regime ha voluto in tutti i modi annullare le elezioni primarie, ma il popolo si è organizzato molto bene. Il Comitato istituito a questo scopo è riuscito a organizzare tutto, con le difficoltà di un Paese in crisi e la mancanza di supporto logistico da parte del governo. La società civile all&#8217;interno e anche all’estero ha fatto il resto. Il tutto è stato autofinanziato al 100%. Il desiderio di cambiamento ha portato i venezuelani a votare e a fare lunghe code tra le strade della capitale, nelle città grandi e piccole, nei quartieri malfamati e nelle aree della classe media. Una partecipazione cittadina straordinaria.<br>Quello che è successo pochi giorni dopo era prevedibile. Il regime non ha riconosciuto la legalità delle elezioni, ha dichiarato che i numeri dei votanti erano stati gonfiati e, naturalmente, non ha riconosciuto María Corina Machado come vincitrice delle elezioni. Giorni dopo, la Procura generale venezuelana ha convocato i tre organizzatori delle primarie come indagati per presunte frodi. Il regime ha aperto un&#8217;inchiesta contro il Comitato Nazionale delle Primarie. La Procura ha sospeso queste elezioni a tutti gli<br>effetti, chiedendo una revisione. È un comportamento degno di un regime, di una dittatura che si sente con le spalle al muro, che non ha più aria per respirare.<br>Non è un caso che pochi giorni prima delle elezioni, cinque importanti prigionieri politici siano stati rilasciati dopo la firma di un trattato di pace alle Barbados tra l&#8217;opposizione e il governo. Un numero esiguo, visto che i prigionieri politici sono ancora 270. Questa è stata la risposta del regime alla revoca di alcune sanzioni imposte dagli Stati Uniti. In questi giorni le minacce a Machado sono all&#8217;ordine del giorno ma l’opposizione continua ferma nella sua posizione in difesa della libertà, comunque sia, queste elezioni sono una<br>dimostrazione di civiltà, di rispetto e di democrazia. Da tanto tempo non si vedeva uno scenario così in Venezuela.<br>Nel frattempo, continuano le udienze presso la Corte Penale Internazionale. Il regime di Maduro ha riconosciuto che la maggior parte dei casi presentati alla CPI rimangono impuniti. Non riesce a dimostrare di non avere colpe: la CPI ratifica che ci sono ragionevoli motivi per ritenere che siano stati commessi crimini contro l&#8217;umanità.<br>Francisco González Centeno, funzionario di informazione pubblica e sensibilizzazione della CPI, ha indicato che, in termini generali, la posta in gioco è una questione di ammissibilità di una delicata situazione davanti alla CPI. Tutto questo in base all&#8217;articolo 18 dello Statuto di Roma, che chiede ad uno Stato che dimostri di aver avviato un processo avanzato di indagini e azioni penali a livello nazionale. Così ha dichiarato per www.infobae.com.?utm_source=rss&utm_medium=rss Venezuela non riesce a dimostrare niente. Non riesce a dimostrare che questi delitti e queste denunce portate davanti alla CPI siano state controllate e portate alla Procura del Venezuela per avviare delle indagini.<br>Tic… Tac… il tempo sta per scadere.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Tre aggiornamenti dall&#8217;America latina</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 09:43:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Brasile È già notizia il fatto dell’invasione dei “Bolsonaristi” radicali alle sedi dei tre poteri dello Stato Brasilianodomenica 8 gennaio. Oggi si ricordano le parole che Isabella Kalil, studiosa di politica&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="457" height="306" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16808" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a><figcaption>epa10279404 Groups of truckers block roads in Rio de Janeiro, Brazil, 01 November 2022. According to videos released on social networks by leaders of that rebellion, they will only end the protest when &#8216; the Army intervenes&#8217; to &#8216;prevent the return of communism&#8217;. Bolsonaro, who lost the elections by a difference of 1.8 points against Lula, had not yet ruled on the result and had not been seen in public since  he voted in Rio of Janiero.  EPA/ANDRÉ COELHO</figcaption></figure></div>



<p>Brasile</p>



<p><br>È già notizia il fatto dell’invasione dei “Bolsonaristi” radicali alle sedi dei tre poteri dello Stato Brasiliano<br>domenica 8 gennaio. Oggi si ricordano le parole che Isabella Kalil, studiosa di politica di destra brasiliana<br>diceva a dicembre: affermava che i simpatizzanti di Bolsonaro si stavano preparando per creare il caos e<br>che erano in un processo di radicalizzazione. Questo era abbastanza chiaro vedendo le proteste avvenute<br>successivamente alla vittoria di Lula a novembre scorso e che abbiamo raccontato in questa sede<br>nell’articolo “America latina-i diritti negati. Brasile oggi”. Secondo la Kalil domenica 8 hanno inviato un<br>chiaro messaggio al paese e al Presidente: hanno dimostrato che si possono organizzare senza l’aiuto<br>diretto delle istituzioni o dei leader politici. L’estrema destra vuole dare filo da torcere a Lula, di questo non<br>c’è dubbio. Forze di sicurezza nazionale e membri delle forze armate potrebbero essere simpatizzanti di<br>questi gruppi estremisti in appoggio a Bolsonaro. Un fatto pericoloso, una grande sfida per la Presidenza<br>attuale, l’effetto valanga nel tanto ricercato equilibrio della politica brasiliana. In un certo senso, vedendo<br>quelle immagini di Brasilia ci siamo ricordati del triste episodio a Washington, guarda caso, esattamente<br>due giorni prima, ma nel 2021.<br>Oggi si cerca di riparare i danni, di sistemare le finestre rotte, gli uffici rovinati, smantellare la rete di<br>organizzazione dell’assalto e arrestare i presunti responsabili. Arrivano notizie di future proteste e si<br>rafforza sempre di più la sicurezza nazionale. Questa storia è appena iniziata, direi che dopo la vittoria di<br>Lula per i “Bolsonaristi” è un working progress.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16809" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure></div>



<p>Perù</p>



<p><br>Altre manifestazioni e di conseguenza altra forte repressione mercoledì 11 nella città precolombiana di<br>Cusco (un morto e più di trenta feriti) a causa del malcontento che c’è intorno alla destituzione e<br>detenzione del ex presidente Pedro Castillo avvenuta a dicembre. L’onda di manifestazioni si è fermata per<br>le festività, ma dopo capodanno hanno ripreso il suo corso. I manifestanti esigono la rinuncia della nuova<br>Presidente, la chiusura del Congresso e diversi cambi nella Costituzione.<br>Dopo due processi di destituzione contro il presidente Castillo, condotti dal Congresso, (in cui si tentava di<br>dichiarare la permanente incapacità morale), il mandatario, in vista della terza sfiducia, parla alla nazione e<br>annuncia la dissoluzione del Congresso e l’intervenzione dei massimi poteri del paese. In poche parole: un<br>autogolpe, non riuscito ovviamente. Una parte della sua cartella di ministri rinuncia e il Congresso vota per<br>la destituzione e la sua posteriore detenzione. In questo momento è in attesa di processo. Il popolo non ci<br>sta, così come non ci è mai stato. Perù ha una storia incredibile di frammentazione politica e una forte<br>frattura nella Costituzione perché esiste un articolo che permette molto facilmente che il Congresso possa<br>annullare le facoltà presidenziali. Per cui, negli ultimi tempi: sei presidenti in quattro anni. Non c’è stabilità,<br>né ora né prima, se ricordiamo il triste episodio di Alberto Fujimori. Cosa succederà? La nuova Presidente<br>potrà portare un po’ di equilibrio in un paese che da anni vive nello sbilanciamento più totale? Anche<br>questa situazione è in working progress.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="481" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-1024x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16810" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-1024x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-768x361.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<p>Venezuela</p>



<p><br>Una nazione in cui l’opposizione politica è un continuo e costante working progress deludente, inaffidabile<br>e disorganizzato. È per questa ragione che dopo 23 anni ancora non sono stati capaci di organizzarsi per<br>smantellare la narco tirannia che ha messo in ginocchio tutto il sistema politico, economico e sociale del<br>Venezuela. Parlare di crisi umanitaria, di Nicolás Maduro, di dittatura, di crisi politica, di crisi sanitaria e via</p>



<p>dicendo, ormai è diventata la normalità, per la diaspora venezuelana sparsa nei 5 continenti e per chi ci vive<br>dentro e ci fa i conti tutti i giorni.<br>L’ultima speranza si è ormai sgretolata. Aveva il nome di Juan Guaidó che, a gennaio del 2019, guidava il<br>governo ad interim con tre obbiettivi: sospensione dell’usurpazione, governo di transizione e elezioni<br>libere. Tutto molto democratico in un paese in cui la democrazia era scomparsa da 20 anni. Quel governo<br>ricevette il riconoscimento degli Stati Uniti, della maggior parte dei paesi latinoamericani ed europei.<br>Inoltre, permesse di accedere a importanti risorse economiche all’estero che altrimenti sarebbero state<br>prese dalla narco dittatura per finanziare narcotraffico, vendita di armi, ecc. Sembrava l’inizio della fine, la<br>luce in fondo al tunnel e invece no. Dopo più di tre anni, possiamo dire che Guaidó non è mai stato un vero<br>lider e l’opposizione non è mai riuscita a rimuovere di un centimetro Maduro, nemmeno a convocare<br>elezioni libere né, men che meno, a esercitare un reale potere dentro del Venezuela. Gli analisti affermano<br>che la mancanza di strategie chiare, i tentativi disorganizzati per far cadere Maduro e gli immancabili<br>scandali di corruzione interna hanno macchiato definitivamente questa presidenza parallela.<br>Ebbene, questo governo della speranza è arrivato al capolinea. A dicembre, il Parlamento ha votato per la<br>sua eliminazione con 72 voti a favore, 29 contro e 8 astenuti (dei quali tanti ex parlamentari<br>dell’opposizione). D’altro canto, Nicolás Maduro è riuscito a superare il suo peggior momento, a lui non<br>cambia niente questa decisione del Parlamento, perché la verità è che per lui non è mai cambiato niente.<br>Con o senza governo ad interim, Maduro è stato saldamente al governo, probabilmente ha anche<br>consolidato la sua politica autoritaria e sta riuscendo nel tentativo di camuffare definitivamente, agli occhi<br>del mondo, la sua dittatura per una democrazia sociale, cosa che il suo maestro Hugo Chávez era riuscito a<br>fare. Confondere le acque è una strategia molto usuale in America Latina in ambito politico.<br>Che ne sarà di questi tre paesi nel 2023? Hanno iniziato l’anno con i botti, direi scaduti, e non si prospetta<br>una situazione serena. I lavori in corso continueranno senz’altro. Dovremmo capire come.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. El Salvador e le gang: il Presidente semina il terrore</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2022 07:52:21 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi </p>



<p>Le gang <em>Mara Salvatrucha MS-13</em> e <em>Barrio 18</em> hanno più di 70.000 membri in tutto El Salvador. Combattono da più di trent&#8217;anni con sangue e violenza per ottenere il controllo di colonie e quartieri nelle zone più degradate del piccolo paese centroamericano. Estorsione, traffico di droga e altre attività criminali sono il loro “lavoro” quotidiano. I muri di queste aree sono coperti da graffiti che servono a identificare e marcare il territorio e i corpi dei membri della gang sono coperti da tatuaggi con lo stesso obiettivo, cioè rivelare la loro appartenenza. Un problema sociale che è sempre stato lì, latente, presente e minaccioso. I governi di turno hanno sempre chiuso un occhio ma adesso, cos’è successo?</p>



<p>Alla fine di marzo, in quattro giorni, ci sono stati 64 morti a causa della rivalità tra queste bande. E cosa fa il governo centrale, guidato da Nayib Bukele? Decreta uno stato di emergenza di trenta giorni che permette alla polizia di arrestare chiunque passi davanti a loro, senza spiegazioni e senza accuse, di mettere sotto controllo i cellulari e di interrompere le riunioni pubbliche. Secondo i rapporti, i soldati con fucili M-16 hanno eretto barricate in alcune strade e controllano l&#8217;entrata e l&#8217;uscita delle persone, che sono sottoposte a una perquisizione approfondita. Diverse fotografie di bambini e donne perquisiti dalla polizia sono diventate virali sui social media. Per il governo, questi sono gruppi terroristici che devono essere smantellati con il pugno di ferro. Il Congresso approva la riforma della legge penale che cambia la pena da 9 a 45 anni per l&#8217;appartenenza a una gang. Come risultato, più di diecimila persone vengono arrestate, tra cui alcune che non hanno legami con le gang. Gente comune. Il governo dichiara che 466 terroristi sono stati catturati il 15 aprile. Tabula rasa. Mano dura nei <em>barrios</em> e mano dura nelle prigioni, dove si dice che siano detenute la maggior parte dei mandanti degli innumerevoli omicidi.</p>



<p>Tuttavia, questo stato di emergenza è una scusa per una pulizia brutale, cambiare le regole all&#8217;interno delle prigioni e prendere misure che sono state fortemente criticate dalle organizzazioni per i diritti umani. Misure come sigillare le sbarre delle celle con piastre d&#8217;acciaio in modo che i prigionieri non possano comunicare attraverso di esse, nemmeno con il linguaggio dei segni. Stipati in piccoli spazi, senza materassi per dormire e senza cibo, tagliati fuori dal mondo esterno e soprattutto insieme. I membri delle due più famose gang rivali sono insieme, uno sopra l&#8217;altro, costretti a convivere in un modo che non avrebbero mai potuto immaginare. Non preoccupiamoci, il Covid non esiste in El Salvador, questo assembramento non è un problema per nessuno. E che altro fa il presidente? Ordina di registrare le immagini delle incursioni nelle prigioni e di pubblicarle sui social network, molto orgoglioso delle sue misure e di cosa la polizia stia facendo. Immagini molto pesanti in cui si vede la polizia penitenziaria inveire duramente contro i prigionieri. Un caos dove non si sa chi sia delle gang e chi no. I parenti denunciano la mancanza di informazioni e temono che ci sia impunità all&#8217;interno delle prigioni. È senza dubbio un aumento dell&#8217;autoritarismo nel paese.</p>



<p>Si scopre che durante il governo di Bukele, il tasso annuale di omicidi è stato notevolmente ridotto. Nel 2015 sono 6.656 e nel 2021 (dopo 4 anni dell’attuale governo) sono 1.140. Nel 2020, il giornale &#8220;El Faro&#8221; ha pubblicato un&#8217;indagine esaustiva in cui sostiene che Bukele aveva negoziato con le più importanti gang benefici in carcere e riduzione delle pene in cambio di sostegno alle urne. Nel 2021 Bukele vince di nuovo le elezioni. Ma allora, se questo &#8220;accordo&#8221; esiste, perché questa escalation di violenza attuale? Stanno mandando un messaggio al presidente?</p>



<p>I social network si sono riempiti di messaggi che criticano le decisioni improvvise del Presidente.</p>



<p>CIDH (Commissione Interamericana dei Diritti Umani): &#8220;Le misure attuate nelle prigioni costituiscono politiche repressive che possono risultare in gravi violazioni dei diritti umani delle persone private della loro libertà&#8221;.</p>



<p>Bukele risponde così: &#8220;Queste ONG internazionali pretendono di vigilare sui diritti umani, ma non sono interessate alle vittime, difendono solo gli assassini, come se si divertissero a guardare i bagni di sangue&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>&#8220;I temuti gangster&#8230; il braccio armato dell&#8217;opposizione, le ONG e la comunità internazionale. Cadono come mosche davanti alla nostra polizia e alle nostre forze armate&#8221;.</p>



<p>“L&#8217;uso della forza letale è autorizzato per autodifesa o per la difesa della vita dei salvadoregni. Esortiamo l&#8217;opposizione a schierarsi con le persone oneste, e le istituzioni che controllano a smettere di proteggere coloro che uccidono il nostro popolo”.</p>



<p>Celia Medrano, artivista dei diritti umani: &#8220;Giustificare le violazioni dei diritti umani per alimentare l&#8217;illusione che questo renderà noi buoni salvadoregni più sicuri, purtroppo finché i loro diritti non saranno violati, si renderà conto del grave errore che stanno facendo in questo momento&#8221;.</p>



<p>“Il governo dovrebbe affrontare la violenza delle gang in El Salvador, ma dovrebbe farlo nel rispetto dei diritti e invece di proteggere le persone attraverso lo stato di emergenza, che è estremamente ampio, sta solo mettendo a rischio i loro diritti e ne vediamo le conseguenze con queste incursioni&#8221;, ha detto HRW.</p>



<p>Il fenomeno delle gang è una realtà inaccettabile, seminare il terrore tra gli abitanti di una città o di un paese è qualcosa che deve essere combattuto. Dovrebbe essere una priorità per chi è al potere, intervenire contro questo fenomeno e andare nel cuore di questa realtà con politiche diverse da quelle tiranne, studiare il fenomeno e estirparlo in modo civile. L&#8217;abuso di potere è una realtà inaccettabile che deve essere combattuta perché rischia di diventare un meccanismo di tirannia difficile da fermare. El Salvador si trova tra l&#8217;incudine e il martello, dove, come sempre, quelli che pagano il prezzo più alto sono i più vulnerabili: la povera gente che non ha mezzi per difendersi o per denunciare gli abusi da una parte o dall&#8217;altra. Ecco come stanno le cose in El Salvador.</p>
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		<title>La giornalista russa Maria Ovsyannikov è scomparsa: con il suo blitz televisivo ha gridato di non credere alla propaganda del Cremlino</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 13:30:49 +0000</pubDate>
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<p>Le Nazioni Unite (ONU) chiedono alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola. Le Nazioni Unite chiedono alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola. Lo riferisce il Guardian online. <strong>Maria Ovsyannikova</strong>, aveva alzato un cartello dietro l&#8217;anchorwoman dello studio e gridato slogan che denunciavano la guerra in Ucraina. Di lei non si hanno più notizie. Ravina Shamdasani, portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che le autorità garantiscano che la donna «non subisca rappresaglie».</p>



<p>Lo riferisce il Guardian online.</p>



<p>Maria Ovsyannikova, aveva alzato un cartello dietro l&#8217;anchorwoman dello studio e gridato slogan che denunciavano la guerra in Ucraina. Di lei non si hanno più notizie.<br>    Ravina Shamdasani, portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che le autorità garantiscano che la donna &#8220;non subisca rappresaglie&#8221;.<br>    Maria Ovsyannikova rischia 15 anni di reclusione. Lo scrive su Telegram l&#8217;avvocato della giornalista. &#8220;All&#8217;inizio &#8211; spiega Dmitry Zakhvatov &#8211; la polizia l&#8217;ha trattenuta volendo limitarsi a seguire il protocollo amministrativo. Ma il caso è stato poi preso in mano dalle alte autorità che hanno deciso di avviare un procedimento penale nei suoi confronti per divulgazione pubblica di informazioni consapevolmente false sull&#8217;uso delle forze armate russe&#8221;. Il caso, ha aggiunto, è ora in mano al presidente del comitato investigativo, Alexander Bastrykin.</p>



<p></p>



<p>&#8220;Fermate la guerra. Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo. Russi contro la guerra &#8220;, recita così il cartello con il quale la giornalista Marina Ovsyannikova ha fatto irruzione in studio mentre andava in onda in diretta il tg&nbsp; su Channel One, tv di stato della Russia. Alle spalle della collega, che in quel momento stava conducendo il telegiornale, Maria è comparsa per diversi secondo in video mostrando il cartello contro la guerra prima che il collegamento fosse interrotto. Stando a quanto riportato da Meduza la giornalista sarebbe stata arrestata prima di essere portata in commissariato: dovrà rispondere dell&#8217;accusa di aver violato la nuova legge sulla &#8220;disinformazione&#8221; che vieta di parlare del conflitto in corso come di una guerra.</p>



<p>Un vero e proprio atto dimostrativo da parte della giornalista che sembra collabori come redattrice per Channel One: poco prima di interrompere il tg ha infatti postato sui propri canali social un videomessaggio nel quale indica la Russia e il presidente Putin come unici responsabili di quanto sta accadendo in Ucraina: “Quello che sta accadendo in Ucraina è un crimine. La Russia è l&#8217;aggressore e la responsabilità di questa aggressione ricade sulla coscienza di un solo uomo: Vladimir Putin. Mio padre è ucraino. Mia madre è russa. E non sono mai stati nemici. E questa collana che indosso è un simbolo del fatto che la Russia deve porre fine immediatamente a questa guerra fratricida. E i nostri popoli fraterni potranno ancora fare la pace&#8221;.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="561" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1024x561.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1024x561.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-300x164.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-768x421.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1536x842.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1863w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Ovsyannikova dopo avere anche gridato: «Fermate la guerra. No alla guerra» è di fatto stata prelevata dalla polizia e ad oggi non si sa dove sia stata portata. Gli avvocati non riescono a trovarla e alcune organizzazioni umanitarie temono il peggio. «Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo» ha ripetuto la giornalista.</p>



<p>Prima del blitz la giornalista russa ha anche registrato un video dalla sua casa che successivamente è stato&nbsp;diffuso dalla associazione per i diritti umani OVD-Info, in cui esprimeva la sua personale&nbsp;vergogna per un «conflitto fratricida, che mette contro due popoli. Io ho madre russa e padre ucraino e si amano».</p>



<p>«Purtroppo, per un certo numero di anni, ho lavorato a Channel One e ho lavorato alla propaganda del Cremlino, mi vergogno molto di questo in questo momento. Mi vergogno di aver permesso di dire bugie dallo schermo televisivo. Mi vergogno di aver permesso la zombificazione del popolo russo. Siamo stati in silenzio nel 2014 quando tutto questo era appena iniziato. Non siamo usciti a protestare quando il Cremlino ha avvelenato Navalny», ha detto, facendo riferimento al leader dell&#8217;opposizione.</p>



<p>«Stiamo solo guardando in silenzio questo regime anti-umano. E ora il mondo intero si è allontanato da noi e le prossime 10 generazioni non saranno in grado di pulirsi dalla vergogna di questa guerra fratricida» ha rimarcato la giornalista. Da quando è iniziato l&#8217;attacco alla Ucraina, la censura russa si è fatta particolarmente dura e in questi giorni ci sono state centinaia di persone arrestate dalla polizia anche solo per tenere in mano un cartello bianco. I giornalisti possono essere condannati anche a 15 anni di carcere. </p>
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