<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>parità Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/parita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/parita/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Wed, 25 Jun 2025 08:23:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>parità Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/parita/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Andiamo al Pride perchè&#8230;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2025/06/25/andiamo-al-pride-perche/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2025/06/25/andiamo-al-pride-perche/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 08:20:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[DisabilityPride]]></category>
		<category><![CDATA[gaypride]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[incluione]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQA]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[Pride]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=18058</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani “Perchè credo che gli artefici del cambiamento dobbiamo essere noi in primis. Nel mio piccolo, voglio essere la protagonista della mia vita e combattere per ciò in cui credo. Infine, perchè&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/06/25/andiamo-al-pride-perche/">Andiamo al Pride perchè&#8230;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/f2-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="576" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/f2-1-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18062" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/f2-1-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/f2-1-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/f2-1-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/f2-1-864x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/f2-1-1152x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/f2-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></a></figure>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>“Perchè credo che gli artefici del cambiamento dobbiamo essere noi in primis. Nel mio piccolo, voglio essere la protagonista della mia vita e combattere per ciò in cui credo. Infine, perchè siamo tutti essere umani e come tali, abbiamo diritto di vivere e di vedere riconosciuti e tutelati i diritti di tutt*”. Martina<br>“Partecipo al Pride per chi non ha l&#8217;opportunità o il privilegio di poter vivere liberə e fierə. Partecipo al Pride per dire loro “non siete solə”. Zen<br>“…Perchè è importante rivenicare i diritti parificati per tutti e mantenere saldi quelli che abbiamo ottenuto; non siamo solo corpi ma soggetti giuridici. Partecipo perchè rivendico la mia identità e il mio orientamento e perchè non siano motivo di propaganda, ma nemmeno un ostacolo per la mia esistenza.”. Ervin<br>“Come mamma Agedo voglio stare accanto ai ragazzi e vedere la gioia nei loro volti” Dolores<br>“Sostengo tutte le comunità discriminate, dimenticate e spesso ostacolate dalla classe politica. Amo vedere gli occhi felici dei partecipanti al Pride che sfilano orgogliosamente contro il perbenismo e l&#8217;ipocrisia borghese. Ho riscontrato, infine, calore umano soprattutto nella città piccole”. Anna<br>“C&#8217;è una battaglia importante da fare nella società e nella politica ed è giusto che chi vuole parteciparvi abbia il coraggio di scendere in piazza. Voglio anche portare la mia unicità e far capire che si può migliorare la società in vari contesti, come partiti, chiese sindacati e associazioni…” Emanuele<br>“Io partecipo per i diritti LGBTqai+ sempre più dimenticati dai nostri politici e per ricordare il mio amico Alessandro Rizzo che non c&#8217;è più”. Mattia<br>“Chiunque critichi il Pride, a qualsiasi titolo e per qualsiasi motivo, non sa cosa significa essere discriminati.” Stefano<br>“Per senso di appartenenza, di espressione politica, di manifesto del proprio Io”. Francesca</p>



<p>“Per la Rivolta, per tutte le soggettività queer che perdono la vita ogni giorno, per chi ha lottato e per chi continua a lottare”. Leo<br>“Il Pride non è soltanto una festa scollacciata, un po’ porca e irriverente. Il Pride è un atto politico forte travestito di lustrini per dire no a chi vuole l’omologazione dei desideri, delle persone, delle idee. Ecco perché sarò al Pride, per condividere con i partecipanti una visione altra della società, per dire no a chi calpesta i diritti e crede, per convenienza o per convinzione, che il desiderio sia soltanto uno. Sarò in corteo con la mia carrozzina e le mie protesi per dire no a chi vuole farci precipitare in una spirale d’odio e paura distruggendo con le bombe e con le parole la vita e la possibilità dell’amore Ci sarò perché io esisto e non sono uno sbaglio&#8221;. Gianfranco<br>“Creare un movimento di piazza fatto da migliaia di persone con disabilità che hanno forte potere contrattuale sul Governo e lo Stato.” Andrey<br>“Partecipo ai Pride perché è giusto far vedere al mondo che le persone sono un universo complesso di amore ed espressioni.” Vitto<br>“Se mi chiedi perchè partecipare al gay pride, la prima risposta che mi sale spontanea alle labbra, prima di poter pensare ad articolarne una complessa e impegnata, che suggerisca la misura della mia profondità, è: perchè è bello!<br>Mi sono trovata a Bergen, in Norvegia, sabato 21 giugno, proprio il giorno in cui il corteo del pride avrebbe sfilato per le vie della città e ho detto a mio marito e a mio figlio: non possiamo perdercelo.<br>E&#8217; stata un&#8217;esplosione di colore in una giornata inaspettatamente soleggiata. C&#8217;erano canzoni come<br>&#8220;YMCA&#8221; dei Village People o &#8220;Girls just wanna have fun&#8221; di Cindy Lauper che ti mettono addosso la voglia di saltare e ballare anche se a ballare sei negata come lo sono io.<br>Intorno al corteo e alle finestre c&#8217;era un sacco di gente; dalle signore anziane ai bambini, tutti avevano da qualche parte la bandiera con i colori dell&#8217;arcobaleno simbolo del pride, qualcuno la portava  addirittura dipinta in volto.<br>Tra le persone che sfilavano mi ha colpito in particolare una coppia di ragazze, bionde e luminose come lo sono le norvegesi, si tenevano per mano, ma una delle due aveva un seno scoperto, o meglio aveva scoperto una parte del petto dove un tempo c&#8217;era un seno e ora troneggiava una cicatrice rosso bluastra che raccontava una inequivocabile storia di dolore. Non era volgare esibizionismo il suo, tutt&#8217;altro, il suo sorriso era il sorriso fiero e grato di chi ha attraversato una tempesta ed è sopravvisuta.<br>Era bella di quella bellezza che non c&#8217;entra nulla con la perfezione. Che fosse omosessuale era un particolare irrilevante. Non perchè le nostre inclinazioni non contino, anzi dicono molto di noi, ma la nostra dignità, il nostro valore come persone ne prescinde totalmente.<br>Un giorno che al momento vedo ancora lontano forse questo sarà chiaro a tutti e il pride sarà solo una festa e non piu&#8217; (anche) una battaglia per i diritti civili. Quel giorno ci sarà solamente la sessualità in tutte le sue forme, senza bisogno di alcun suffisso. Fino ad allora il gay pride resta, oltre che bello, importante. E lo e&#8217; davvero per tutti, a prescindere dall&#8217;orientamento affettivo- sessuale, perchè come ha insegnato Terenzio &#8220;nulla di cio&#8217; che e&#8217; umano e&#8217; estraneo alla nostra natura&#8221;.<br>E&#8217; questa eredita&#8217; di gioia e colore, ma anche di impegno civile, che voglio resti di me a mio figlio. Ecco perche&#8217; al pride del 21 giugno noi c&#8217;eravamo!”. Heidi<br>“Per rivendicare una parte di me e siccome mi occupo di sostegno ai migranti, per manifestare per tutti quei popoli che non possono farlo liberamente”. Jonathan</p>



<p>“Premetto di non essere attivista, e confesso di essermi &#8220;scontrato&#8221; con un Pride a Milano del tutto per caso. Questa fu la mia iniziazione. Rimanendone -da subito, questo sì-folgorato e stupito positivamente. Il clima che si respira tra quella calca eterogenea e spesso disordinata è quello di una festa, a cui è consentito &#8220;imbucarsi&#8221; senza temere biasimi. Tra i partecipanti trovi tutta, davvero tutta l&#8217;umanità LIBERA, con tutte le culture e gli strati sociali. Chi si traveste con abiti più o meno improbabili, chi sfila con una determinazione che mi spaventa (temi di politica internazionale molto delicati), chi è desideroso di una famiglia &#8220;altra&#8221; e vorrebbe soltanto gridare al mondo che in questo non ci sia niente di male. E in mezzo a tutto gente che semplicemente esprime la propria solidarietà, e vuole ballare per la strada come in tutto il resto dell&#8217; anno non sarebbe concesso. AL DI LÀ DELLE SCELTE E DEGLI ORIENTAMENTI DI CIASCUNO.<br>Io respiro questa aria di libertà, e considero questa come la vera magía: lo vedo persino negli sguardi di quelli che si affacciano pigramente alle finestre, disturbati dal frastuono del passaggio del corteo. Termino con una citazione di Torrisi: &#8220;OGNI TANTO, LO SO, SOGNI ANCHE TU, E SOGNI DI NOI&#8221;. Enrico</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/06/25/andiamo-al-pride-perche/">Andiamo al Pride perchè&#8230;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2025/06/25/andiamo-al-pride-perche/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Primo Maggio, non dimentichiamoci del Gender Pay Gap</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/05/01/primo-maggio-non-dimentichiamoci-del-gender-pay-gap/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2022/05/01/primo-maggio-non-dimentichiamoci-del-gender-pay-gap/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 May 2022 08:55:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[1maggio]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cargiver]]></category>
		<category><![CDATA[carriera]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[festadellavoro]]></category>
		<category><![CDATA[genderpaygap]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratrici]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[primomaggio]]></category>
		<category><![CDATA[retribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[sessismo]]></category>
		<category><![CDATA[settori]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16339</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Ilaria Damiani Oggi, primo maggio, ricorre la Festa dei Lavoratori. Essa è una Festività internazionale che in Italia viene celebrata con il concerto di Roma in Piazza San Giovanni in Laterano. Origini La&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/05/01/primo-maggio-non-dimentichiamoci-del-gender-pay-gap/">Primo Maggio, non dimentichiamoci del Gender Pay Gap</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ila.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="651" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ila-1024x651.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ila-1024x651.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ila-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ila-768x488.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ila.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1471w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>Oggi, primo maggio, ricorre la Festa dei Lavoratori.</p>



<p>Essa è una Festività internazionale che in Italia viene celebrata con il concerto di Roma in Piazza San Giovanni in Laterano.</p>



<p><strong>Origini</strong></p>



<p>La nascita della festività risale al 1889, quando a Parigi, durante la Seconda Internazionale (organizzazione internazionale fondata nella stessa Metropoli e nello stesso anno dai partiti socialisti e laburisti europei), nacque l’idea di indire una manifestazione per chiedere la riduzione della giornata lavorativa dalle 16 alle 8 ore.</p>



<p>Come data della manifestazione venne scelto simbolicamente il Primo Maggio, per ricordare gli scioperi di Chicago del 1° maggio 1886 che culminarono il successivo 4 maggio nella Rivolta di Haymarket.</p>



<p><strong>Gender Pay Gap</strong></p>



<p>Dalla fine dell’800 ad oggi la situazione per i lavoratori è sicuramente migliorata sotto molteplici aspetti; tuttavia, quando parliamo del lavoratore e delle sue battaglie ancora da combattere e vincere per il riconoscimento dei propri diritti, urge fare qualche riflessione sulle donne lavoratrici.</p>



<p>L’articolo 37 della nostra Costituzione dichiara che <em>“la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l&#8217;adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.”</em></p>



<p>Purtroppo, rispetto a quanto dichiarato dalla Costituzione, c’è ancora molta strada da fare perché si realizzi la parità retributiva tra uomo e donna.</p>



<p>In un rapporto del Censis del 2019 si parla del “<em>talento femminile mortificato</em>” in quanto, nonostante la donna “consegua risultati migliori in ambito scolastico (voto medio alla laurea di 103,7 per le donne e di 101,9 per gli uomini – fonte Censis)”, essa sul lavoro subisce una marcata disparità di trattamento rispetto all’uomo.</p>



<p>Sempre secondo il Censis, le donne in posizione apicale rappresentano solo il 27% del totale dei dirigenti, mentre il 32% delle donne lavoratrici è costretto a svolgere un lavoro a tempo parziale per potersi occupare anche della famiglia. Quest’ultimo aspetto si traduce in una minore possibilità di fare carriera, “un trattamento retributivo ridotto” e, ovviamente, in una pensione più bassa.</p>



<p>Il Gender Pay Gap complessivo (o<em> divario retributivo di genere</em>) è, secondo la definizione di Eurostat, “la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e quello conseguito dagli uomini. In Italia tale divario è del 44% rispetto al 40% nel resto dell’Unione Europea.</p>



<p>Lo stesso Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha sottolineato che il divario retributivo in Italia è uno dei più alti in Europa.</p>



<p>Il gap riflette innanzitutto le tante criticità che la donna affronta quando si affaccia sul mercato del lavoro. Esse danno luogo a un minor tasso di occupazione e di conseguenza a un numero ridotto di ore retribuite. Una delle principali difficoltà consiste senz’altro nel coniugare l’attività lavorativa con la famiglia, azione resa ancora più difficile dall’ insufficienza di efficaci soluzioni strutturali e da una inadeguata flessibilità oraria concessa dai datori di lavoro. Inoltre, la donna si ritrova sovente a interrompere la carriera per dedicarsi alla cura dei figli o alla funzione di caregiver familiare (spesso svolta dalle donne) per l’assistenza a un congiunto ammalato e/o disabile, o altro ancora.</p>



<p><a></a> Ovviamente lavorando di meno si viene retribuiti di meno, ma essendo la donna uno dei fulcri della società per il ruolo fondamentale che svolge, è doveroso attivarsi perché essa raggiunga l’uguaglianza di genere, creando le condizioni affinché, come i suoi colleghi, possa godere di un reddito adeguato, fonte di dignità, indipendenza economica e riconoscimento sociale, potenziando tutte quelle azioni (presenza diffusa degli asili nido aziendali, l’utilizzo dell’orario flessibile su vasta scala, banca delle ore lavorate ecc.) che servono &#8211; in parte &#8211; a rimuovere gli ostacoli alla coesistenza della famiglia e della carriera e a favorire la conciliazione fra gli impegni professionali e quelli personali.</p>



<p>Tuttavia, ciò che impatta maggiormente sul divario retributivo di genere e che indigna di più è la remunerazione oraria minore a parità di mansione.</p>



<p>C’è da chiedersi: “ma qual è il vero motivo che spinge alcuni datori di lavoro a retribuire in misura inferiore le donne rispetto agli uomini, pur in presenza del dettato della Costituzione, di una legislazione vigente sulle pari opportunità e di una normativa appena entrata in vigore, come riportato più avanti?”.</p>



<p><a></a> A mio parere, senza voler rievocare antichi e superati stereotipi, che vedevano nella procreazione il principale dovere di una donna (ideologia fascista), siamo di fronte a un problema culturale che stenta ad essere debellato completamente, ancora agganciato all’idea recondita e ingiustificata che le performance delle donne siano inferiori rispetto a quelle prodotte dal “sesso forte” perché, in quanto donne, si è distratte dai tanti impegni familiari, il che motiverebbe una remunerazione inferiore, nonostante la parità di risultato, di mansioni e di ore lavorate.</p>



<p>Se il legislatore è intervenuto ancora una volta sulla necessità della pari retribuzione per le stesse mansioni ciò significa, evidentemente, che l’esempio di smisurata bravura fornitoci nei secoli e negli anni più recenti da stuoli di donne, brillanti protagoniste nei settori più disparati della scienza, della letteratura, della politica, solo per citarne alcuni, da Marie Curie a Rita Levi Montalcini, da Rosalind Franklin a Margherita Hack, non ha contribuito a sradicare quello che ormai è solo un pregiudizio.</p>



<p>Viene in mente un film americano, Funny Money, in cui la protagonista, Laurel Ayres (interpretata dall’immensa Whoopi Goldberg), brillante consulente finanziario di Wall Street, scopre che al suo posto è stato promosso il socio, palesemente meno bravo di lei. Messasi in proprio e accortasi che gli importanti imprenditori americani, con cui deve necessariamente entrare in contatto per lavorare, la boicottano perché donna, operante peraltro in un settore, quello dell’alta finanza, di esclusivo appannaggio degli uomini, decide di travestirsi da anziano uomo bianco. In breve tempo, così camuffata, diventa molto apprezzata e richiesta. Una volta raggiunto il pieno successo, rivela il suo genere, prendendosi un’ampia rivincita per il rifiuto e l’emarginazione subita da un ambiente di lavoro decisamente sessista.</p>



<p>Occorre dunque rimuovere i pregiudizi nei confronti delle donne lavoratrici, favorire la loro formazione, individuare tutti gli strumenti utili ad agevolarne l’ingresso nel mondo del lavoro, incoraggiando la prosecuzione delle carriere.</p>



<p>Negli ultimi anni, invece, a complicare la situazione delle donne lavoratrici è sopraggiunto il Covid. In un documentario della CBS “Women in the Workplace: The Unfinished Fight for Equality” è emerso che con la pandemia molte donne sono tornate a svolgere esclusivamente i tradizionali ruoli di genere: infatti la recessione dovuta al Covid ha visto soprattutto le donne perdere il lavoro.</p>



<p>Da tutto quello che emerge, la parità tra uomini e donne in ambito lavorativo sembrerebbe una chimera.</p>



<p>Uno spiraglio perché questa situazione cambi definitivamente lo si può trovare in ambito legislativo. Nel 2006 venne emanato il d.lgs. n. 198 (il famoso Codice delle pari opportunità) e dal 3 dicembre 2021 è entrata in vigore la legge sulla parità salariale (Legge 5 novembre 2021 n. 198) che ha apportato modifiche al d.lgs. del 2006. Questa nuova legge istituisce, a partire dal 1° gennaio 2022, la cosiddetta “certificazione della parità di genere” al fine di “<em>attestare le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità</em> (art. 4 L.162/2021)”.</p>



<p>Chi sarà in possesso di questo certificato avrà diritto ad uno sgravio contributivo e verranno riconosciuti ulteriori benefici ai datori di lavoro.</p>



<p>Si spera che questa legge costituisca il caposaldo necessario per un’autentica svolta, affinché la donna possa godere anche di fatto degli stessi diritti dell’uomo e possa aspirare a raggiungere i livelli più alti in ambito lavorativo, senza per questo dover rinunciare ad un suo, eventuale, desiderio di maternità.</p>



<p>Che questo primo maggio possa essere un momento per riflettere anche sui diritti della donna lavoratrice e che il suo talento, impegno e sacrificio non venga più considerato sprecato.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/05/01/primo-maggio-non-dimentichiamoci-del-gender-pay-gap/">Primo Maggio, non dimentichiamoci del Gender Pay Gap</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2022/05/01/primo-maggio-non-dimentichiamoci-del-gender-pay-gap/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Por ti Mujer e UMEM: dialogo internazionale a favore delle donne e contro ogni forma di violenza</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/07/06/por-ti-mujer-e-umem-dialogo-internazionale-a-favore-delle-donne-e-contro-ogni-forma-di-violenza/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/07/06/por-ti-mujer-e-umem-dialogo-internazionale-a-favore-delle-donne-e-contro-ogni-forma-di-violenza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2021 07:37:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[contrasto]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[sensibilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15486</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;abuso psicologico è sempre presente nelle donne che vivono situazioni di violenza&#8221;. L&#8217;osservatorio antiviolenza UxU del Movimento internazionale Transculturale interprofessionale &#8220;Uniti per Unire&#8221; ringrazia per la collaborazione la dottoressa laureata in psicologia Nerea Martínez Jarque dell&#8217;associazione “Por&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/07/06/por-ti-mujer-e-umem-dialogo-internazionale-a-favore-delle-donne-e-contro-ogni-forma-di-violenza/">Por ti Mujer e UMEM: dialogo internazionale a favore delle donne e contro ogni forma di violenza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="237" height="237" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/HmEtUOIQ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15487" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/HmEtUOIQ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 237w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/HmEtUOIQ-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/HmEtUOIQ-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 237px) 100vw, 237px" /></figure></div>



<p><em>&#8220;L&#8217;abuso psicologico è sempre presente nelle donne che vivono situazioni di violenza&#8221;. L&#8217;osservatorio antiviolenza UxU del Movimento internazionale Transculturale interprofessionale <strong>&#8220;Uniti per Unire&#8221; </strong>ringrazia per la collaborazione la dottoressa laureata in psicologia <strong>Nerea Martínez Jarque dell&#8217;associazione “Por ti Mujer&#8221; e Gregorio Gomez Mata dell’ all’Asociaciòn ASOCIACION ALMA”,</strong> entrambe associazioni con sede in Spagna per aver promosso e partecipato ai dibattiti con il movimento Uniti  per Unire e con il patrocinio dell&#8217;Unione medica euro mediterranea (UMEM) e dell&#8217;Associazione medici di origine straniera in Italia(AMSI). I costruttivi confronti svolti recentemente sotto la regia della dott.ssa <strong>Natalia I. C. Demagistre </strong>co-coordinatrice dell&#8217;osservatorio antiviolenza del Movimento Uniti per Unire e coordinatrice dipartimento psicologi dell&#8217;Amsi con l&#8217;obiettivo di creare rete e valorizzare esperienze diverse attraverso il dialogo, condividendo i rispettivi progetti e producendo azioni di sensibilizzazione sui temi che investono il tema della violenza e le donne e non solo.</em></p>



<p><em>Gli argomenti trattati nei due  confronti sono stati relativi alla donna nel suo complesso e, in particolare, ai temi specifici della donna migrante, della violenza sulla donna, dell’accoglienza e delle strategie di intervento, della situazione attuale e dell’aumento dei casi nell’ultimo anno del 30% in Italia, la inclusione ed eguaglianza, la comunicazione, la diffusione e la sensibilizzazione, la carenza di vere politiche sulla tematica, l’aiuto verso le donne in carcere, il peso del linguaggio, la situazione gravosa durante il periodo di lockdown, la collaborazione e l’importanza del lavoro in rete. &#8220;La più grande soddisfazione, in questo senso, è assistere al momento in cui le donne iniziano a creare alleanze tra loro, quando finalmente riescono a poter contare una sull’altra: entrano da sole, ma successivamente si trasformano i nuovi vincoli al di fuori dell&#8217;associazione&#8221; dice la </em><strong><em>Dott.ssa Nerea Martinez Jarque.</em><br></strong><em>&#8220;Per lavorare bene occorre iniziare a lavorare a monte, cercando di cambiare la mentalità della società, senza presunzione di voler cambiare tutto e subito. Sono temi culturali, dall’educazione in casa, da quello che vediamo alla tv ai libri che leggiamo. Iniziare a costruire le future generazioni basandosi sulla condivisione del principio di uguaglianza&#8221;<strong> Dice Gregorio Gomez Mata dell&#8217;”Asociacion Alma”.</strong></em></p>



<p><em>“Ci troviamo in un contesto storico dove stiamo tentando di “smontare” una cultura distorta che sembra ormai essersi normalizzata e che non aiuta a combattere il tema della violenza ed ostacola il diffondere dei fondamentali principi di uguaglianza. Poter dialogare con altre realtà e culture ci consente quindi di far emergere ancora con più forza come il fenomeno della violenza coinvolga tutti e ci permetta di continuare il percorso di sensibilizzazione già avviato, soprattutto al fine di individuare nuovi luoghi di accoglienza per le donne in stato di necessità&#8221;. <strong>così conclude la Dott.ssa Natalia I. C. Demagistre di Uniti per Unire e Amsi auspicando che questo è l&#8217;inizio della collaborazione a livello internazionale e nei vari paesi dove siamo rappresentati con i nostri professionisti locali in 80 paesi per parlare una lingua unica e unitaria e combattere ogni forma di violenza ,paura ,chiusura e discriminazione elaborando ricerca ,statistiche e proposte .</strong></em></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Logo-Uniti-per-Uniti-nuovo-1-1024x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15488" width="110" height="110" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Logo-Uniti-per-Uniti-nuovo-1-1024x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Logo-Uniti-per-Uniti-nuovo-1-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Logo-Uniti-per-Uniti-nuovo-1-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Logo-Uniti-per-Uniti-nuovo-1-768x768.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Logo-Uniti-per-Uniti-nuovo-1-80x80.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Logo-Uniti-per-Uniti-nuovo-1-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Logo-Uniti-per-Uniti-nuovo-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1253w" sizes="(max-width: 110px) 100vw, 110px" /></figure>



<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/07/06/por-ti-mujer-e-umem-dialogo-internazionale-a-favore-delle-donne-e-contro-ogni-forma-di-violenza/">Por ti Mujer e UMEM: dialogo internazionale a favore delle donne e contro ogni forma di violenza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/07/06/por-ti-mujer-e-umem-dialogo-internazionale-a-favore-delle-donne-e-contro-ogni-forma-di-violenza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Siglato un protocollo d’intesa volto alla prevenzione e al contrasto di ogni tipo di discriminazione nel settore immobiliare</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/07/01/siglato-un-protocollo-dintesa-volto-alla-prevenzione-e-al-contrasto-di-ogni-tipo-di-discriminazione-nel-settore-immobiliare/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/07/01/siglato-un-protocollo-dintesa-volto-alla-prevenzione-e-al-contrasto-di-ogni-tipo-di-discriminazione-nel-settore-immobiliare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2021 06:32:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[agenti]]></category>
		<category><![CDATA[alloggio]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[categorie]]></category>
		<category><![CDATA[contrasto]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[immobili]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[protocollo]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[rispetto]]></category>
		<category><![CDATA[sensibilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[settore]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[UNAR]]></category>
		<category><![CDATA[xenofobia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15480</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ieri, 30 giugno 2021, stato siglato a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il protocollo d’intesa tra Triantafillos Loukarelis, Direttore dell’Unar l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Unar) e Gian&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/07/01/siglato-un-protocollo-dintesa-volto-alla-prevenzione-e-al-contrasto-di-ogni-tipo-di-discriminazione-nel-settore-immobiliare/">Siglato un protocollo d’intesa volto alla prevenzione e al contrasto di ogni tipo di discriminazione nel settore immobiliare</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15481" width="461" height="370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip-300x241.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/protocollo-unar-fiaip-768x617.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 461px) 100vw, 461px" /></figure>



<p>Ieri, 30 giugno 2021, stato siglato a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il protocollo d’intesa tra <strong>Triantafillos Loukarelis</strong>, Direttore dell’Unar l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri (<strong>Unar</strong>) e <strong>Gian Battista Baccarini</strong> – Presidente della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali (<strong>Fiaip</strong>) volto alla prevenzione e al contrasto di ogni tipo di discriminazione nel settore immobiliare.</p>



<p>L’accordo, di durata triennale, prevede la realizzazione congiunta di iniziative di formazione, informazione e sensibilizzazione, rivolte agli&nbsp;<strong>agenti immobiliari</strong>, finalizzate ad una migliore conoscenza degli strumenti normativi e di tutela, e l’emersione dei fenomeni di&nbsp;<strong>discriminazione&nbsp;</strong>legati alle procedure di&nbsp;<strong>compravendita&nbsp;</strong>o&nbsp;<strong>locazione di immobili</strong>.</p>



<p>In particolare, Unar e Fiaip, oltre ad istituire un tavolo tecnico di coordinamento, si sono impegnati a:</p>



<ul><li>definire e promuovere annualmente attività congiunte di sensibilizzazione sui temi dell’antidiscriminazione con particolare riferimento al settore immobiliare;</li><li>collaborare a iniziative finalizzate a una migliore conoscenza da parte degli agenti immobiliari e dei cittadini degli strumenti normativi e delle strategie di contrasto e prevenzione delle situazioni di discriminazione;</li><li>realizzare momenti di formazione e aggiornamento rivolti agli agenti immobiliari iscritti alla FIAIP</li><li>realizzare campagne di sensibilizzazione e informazione volte alla prevenzione dei comportamenti xenofobi e discriminatori e alla promozione della consapevolezza sui diritti;</li></ul>



<p>“Mai più dinieghi discriminatori per chi rivendica il diritto ad avere una casa per sé e per la propria famiglia – dichiara&nbsp;<strong>Triantafillos Loukarelis</strong>&nbsp;–direttore dell’UNAR<strong>.</strong></p>



<p>Troppo spesso in questi anni abbiamo appreso di proprietari di casa che non hanno guardato all’affidabilità della persona, ma alla sua origine etnica, al colore della sua pelle, all’orientamento sessuale o all’identità di genere. Questo protocollo che sottoscriviamo insieme alla Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, è in grado di fare la differenza, arginando ogni tipo di razzismo e stereotipo, evitando così l’umiliazione di persone che chiedono di vedere riconosciuto un diritto. Le attività congiunte di formazione e di sensibilizzazione – continua&nbsp;<strong>Loukarelis&nbsp;</strong>– forniranno gli strumenti per consentire il rispetto della legalità e della parità di trattamento. Nessuna agenzia immobiliare o agente dovranno assecondare pratiche discriminatorie in futuro. Questo è il nostro auspicio comune e lavoreremo per renderlo realtà.”</p>



<p>“Fare cultura per prevenire le discriminazioni, sensibilizzare le agenzie immobiliari e migliorare i rapporti culturali in questa materia nel Real Estate – dichiara&nbsp;<strong>Gian Battista Baccarini,</strong>&nbsp;Presidente Nazionale&nbsp;<strong>Fiaip</strong>&nbsp;– è sempre più importante. Con l’accordo, siglato oggi che insiste sullo specifico campo della parità di trattamento nella compravendita o locazione degli immobili, si effettua in Italia un altro passo importante per la tutela e la pari dignità delle vittime di ogni tipo di discriminazione, sia essa legata alla razza e/o origine etnica, alla religione, all’età, alla disabilità, all’orientamento sessuale o all’identità di genere delle persone”.</p>



<p>In allegato il protocollo d’intesa.</p>



<p><a target="_blank" href="http://www.unar.it/wp-content/uploads/2021/06/Protocollo-UNAR-FIAIP-30-GIUGNO-2021.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener">Protocollo UNAR-FIAIP 30 GIUGNO 2021</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/07/01/siglato-un-protocollo-dintesa-volto-alla-prevenzione-e-al-contrasto-di-ogni-tipo-di-discriminazione-nel-settore-immobiliare/">Siglato un protocollo d’intesa volto alla prevenzione e al contrasto di ogni tipo di discriminazione nel settore immobiliare</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/07/01/siglato-un-protocollo-dintesa-volto-alla-prevenzione-e-al-contrasto-di-ogni-tipo-di-discriminazione-nel-settore-immobiliare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Milano pride 2021: il documento politico</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/06/13/milano-pride-2021-il-documento-politico/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/06/13/milano-pride-2021-il-documento-politico/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jun 2021 07:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#milanopride]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[antidiscriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Arcobaleno]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[istanze]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQIA+]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Pride]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[transessualità]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15398</guid>

					<description><![CDATA[<p>RIPARTIAMO DAI DIRITTI DOCUMENTO POLITICO DEL MILANO PRIDE 2021 “…È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/06/13/milano-pride-2021-il-documento-politico/">Milano pride 2021: il documento politico</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="660" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-1024x660.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-1024x660.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-300x194.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-768x495.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h1>RIPARTIAMO DAI DIRITTI</h1>



<h3>DOCUMENTO POLITICO DEL MILANO PRIDE 2021</h3>



<p><strong>“…È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”.</strong></p>



<p><strong>Art. 3 della Costituzione Italiana.</strong></p>



<p>Ripartiamo dai Diritti. Dai diritti costituzionali. Dal progetto di&nbsp;<strong>società equa, aperta, accogliente che sostiene ogni individuo, libero e uguale, nella piena realizzazione di sé.</strong></p>



<p>Nel tempo della pandemia la socialità è stata sospesa,&nbsp;<strong>si sono acuite le povertà e le solitudini</strong>, che hanno colpito maggiormente chi già era fragile e non tutelato. In primis, le persone della comunità LGBTQIA+, le famiglie arcobaleno, le persone transgender e gender non conforming.</p>



<p>Ora è tempo di ripartire, con le attività economiche, senz’altro, e con le attività culturali, sociali e politiche in presenza. Ma&nbsp;<strong>occorre ripartire dai Diritti.</strong>&nbsp;I diritti sociali ed economici non sono in concorrenza tra loro. Al contrario, l’esperienza e la storia dimostrano che&nbsp;<strong>una società aperta dove gli individui sono tutelati è anche una società più prospera e ricca</strong>, da tutti i punti di vista. L’evoluzione dei diritti civili e la promozione dei diritti sociali, in favore anche delle cosiddette minoranze, deve essere una parte essenziale per la ricostruzione del tessuto sociale e civile logorato dalla pandemia e per la costruzione della società futura.</p>



<p>Quest’anno la comunità LGBTQIA+ italiana festeggia il 50esimo anniversario dalla prima manifestazione pubblica e dalla nascita del movimento di rivendicazione dei diritti LGBTQIA* in Italia. È tempo di andare avanti con determinazione perchè le famiglie omogenitoriali, le coppie same-sex, le persone transgender, non binarie e gender non conformi, le persone della comunità LGBTQIA+ tutte, attendono ancora risposte, a livello istituzionale nazionale e locale, per tutte le volte in cui&nbsp;<strong>i diritti sono ancora disattesi, nella propria vita familiare, sul lavoro, nella vita pubblica, a scuola, per la propria salute.</strong></p>



<p>Se il Paese deve ripartire, se Milano deve ripartire, ripartiamo tuttə insieme.</p>



<p><strong>LOTTA ALLA DISCRIMINAZIONE E ALLA *FOBIA: IL DIRITTO DI ESSERE SE STESS3.</strong></p>



<p>Ogni giorno,&nbsp;<strong>le persone LGBTQIA+ vengono discriminate, isolate, insultate e aggredite a scuola, in casa, in strada o sul posto di lavoro.</strong>&nbsp;Ancora oggi, nel nostro Paese, tenersi per mano, darsi una carezza o un bacio non sono solo semplici gesti d’affetto, ma&nbsp;<strong>atti di coraggio.</strong>&nbsp;La pandemia ha inoltre costretto tantə di noi a isolarsi con famiglie che talvolta non rispettano la nostra identità o il nostro orientamento, al punto che la propria casa non è più un luogo sicuro, di affetto e benessere.</p>



<p>Siamo amicə, colleghə, vicinə di casa, genitori, figlə che chiedono a gran voce di non essere più cittadinə di serie B, ma&nbsp;<strong>accoltə e tutelatə in modo efficace da una Legge contro l’omolesbobitransfobia, intersexfobia, afobia, queerfobia e discriminazione verso chiunque venga considerato diversə, senza compromessi. L’odio non è un diritto.</strong></p>



<p><strong>Anche a Milano si vivono questi problemi</strong>&nbsp;e una città che si vanta di essere capace di accoglienza ed empatia è importante che si doti di maggiori&nbsp;<strong>strumenti e politiche antidiscriminatorie</strong>&nbsp;e di sostegno per le vittime che si affianchino e si coordinino con le attività e servizi erogati dalle associazioni di volontariato che operano sul territorio.</p>



<p>L’istituzione di un <strong>help center antidiscriminazione</strong> multimediale (telefono, chat, email), capace di offrire supporto professionale (psicologi, avvocati) e di mettere in rete le risorse del mondo associativo, è un impegno improcrastinabile. L’azione della <strong>Casa Arcobaleno</strong>, rifugio per persone LGBTQIA+, andrebbe rafforzata e altri appartamenti aperti per espandere il numero di posti letto. Occorre altresì promuovere una <strong>campagna di sensibilizzazione ed educazione alla non discriminazione</strong>, con progetti nelle scuole (corsi, concorsi, etc.) e una campagna di comunicazione diretta all’opinione pubblica. Chiediamo, pertanto, al comune oltre a sostenere e valorizzare le attività già svolte dalle associazioni, di attuare concretamente tutte queste iniziative; il Comune non può delegare totalmente al volontariato i compiti che sono di interesse pubblico.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/PRIDE-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15401"/></figure></div>



<p><strong>OMOGENITORIALITÀ E FAMIGLIE CON UGUALI DIRITTI</strong></p>



<p>Non è più tempo di attendere. La&nbsp;<strong>Corte di Cassazione</strong>&nbsp;ha più volte affermato che&nbsp;<strong>deve essere colmato il vuoto legislativo in materia di omogenitorialità</strong>, e ha chiesto esplicitamente al Parlamento di agire facendo presente come “spetti …al Legislatore – in qualità di interprete della volontà collettività e previo opportuno bilanciamento degli interessi in gioco –&nbsp;<strong>predisporre una tutela di quei bambini che hanno due mamme o due papà</strong>”.</p>



<p>Queste leggi sono fondamentali per la vita quotidiana di molte famiglie. Lo sono ancora di più&nbsp;<strong>oggi, quando certificazioni, decreti e permessi di movimento e incontro sono strettamente vincolati allo stato di famiglia.</strong>&nbsp;Quanti genitori non riconosciuti, fantasmi per legge, si sono visti negata la possibilità di ricongiungersi ai propri figli? Possiamo lasciare in mano al buon cuore del funzionario di turno, dell’impiegato del momento, delle forze dell’ordine, la tutela dell’integrità, della salute di tante famiglie?</p>



<p>Questo non può accadere in uno stato democratico! E questo accade perché&nbsp;<strong>le tutele non sono ancora estese a tutti i cittadini e le cittadine. Pur essendo tutti uguali, non siamo trattati nello stesso modo.</strong>&nbsp;La legge oggi dice che le coppie omogenitoriali sono diverse, che sono formate da cittadini di serie B. Eppure, per quanto riguarda i doveri economici, tornano ad avere piena cittadinanza.&nbsp;<strong>Pagano le tasse come le altre famiglie</strong>, come la vera famiglia che sono.</p>



<p>Ebbene, vogliamo essere considerati una famiglia non solo per i Comuni, al momento di riscuotere le tasse, ma anche per lo Stato. Ed è&nbsp;<strong>sullo stato di famiglia dei nostri bambini</strong>&nbsp;che vogliamo essere inchiodati alle nostre responsabilità, lo vogliamo vedere scritto nero su bianco.</p>



<p>È finito il tempo delle parole, adesso è il momento dei fatti: leggi che&nbsp;<strong>riconoscano pienamente ai nostri figli tutti i diritti e a noi il diritto di essere genitori sin dalla loro nascita.</strong>&nbsp;Genitori sì, perché questi figli li abbiamo desiderati, voluti e messi al mondo in coppia.</p>



<p>Inoltre, chiediamo<strong>&nbsp;il riconoscimento e la tutela del ruolo di co-genitore ai partner</strong>&nbsp;di uno dei genitori che, in una famiglia ricostituita, svolgono un ruolo di cura e accudimento dei figli, ma senza riconoscimento legale.</p>



<p>E ancora vediamo il pregiudizio in azione. Ancora dobbiamo prendere atto di essere&nbsp;<strong>considerati con sospetto e trattati diversamente dagli altri.</strong>&nbsp;In Italia, infatti, non ci è permesso adottare e non possiamo accedere alle tecniche di procreazione assistita consentite invece alle coppie eterosessuali. Coppie eterosessuali che si trovano come noi nell’impossibilità di procreare naturalmente.</p>



<p><strong>Perché il nostro desiderio di genitorialità è ancora guardato con sospetto?</strong></p>



<p>Il nostro Paese deve interrogarsi sui suoi pregiudizi, una volta per tutte. Ci sono persone omosessuali, e sono persone come le altre.</p>



<p>Persone al momento&nbsp;<strong>costrette in uno stato di clandestinità per quanto riguarda la genitorialità, costrette a migrazioni per costruire la propria famiglia.</strong>&nbsp;Lo Stato italiano deve vergognarsi. Uno Stato che si dice democratico non deve mettere i propri cittadini in condizione di cercare altrove il proprio diritto alla felicità e alla realizzazione di sé in una famiglia. Per questo, gridiamo una volta per tutte BASTA.</p>



<p>E al&nbsp;<strong>Comune di Milano</strong>, che solo in un primo momento ha voluto vederci e rispettarci con coraggio,&nbsp;<strong>chiediamo di ritrovare quel coraggio e continuare a trascrivere sui certificati di nascita dei nostri bambini i nomi dei loro genitori.</strong>&nbsp;Di entrambi i genitori. Che si tratti di un uomo e una donna, di due donne o di due uomini.</p>



<p><strong>IL DIRITTO A UN MATRIMONIO EGUALITARIO</strong></p>



<p><strong>L’unica ragione per cui il matrimonio egualitario non esiste è che ancora esiste una grave discriminazione&nbsp;</strong>che investe le vite delle persone LGBTQIA+. Una catena invisibile ma che nei momenti più importanti delle nostre vite ci blocca improvvisamente. È ora di prendere consapevolezza di questa catena, vederla e romperla una volta per tutte.</p>



<p>Le persone LGBTQIA+ non valgono meno, non sono diverse dalle altre, perché&nbsp;<strong>ogni persona è diversa e tutti abbiamo eguale dignità.</strong>&nbsp;Ma la mancanza del matrimonio egualitario per le persone LGBTQIA+ determina una differenza.</p>



<p>È questo pregiudizio, questa catena, la ragione per cui alle coppie dello stesso sesso non è permesso accedere all’istituto collettivo del matrimonio.</p>



<p>Non esiste altra ragione se non&nbsp;<strong>una violenta e silenziosa discriminazione.</strong>&nbsp;Chiediamo di poterci sposare senza se e senza ma.</p>



<p><strong>IL DIRITTO ALLA PROPRIA IDENTITÀ DI GENERE</strong></p>



<p>In Lombardia, a Milano,&nbsp;<strong>i servizi sanitari dedicati alle persone che devono affrontare un percorso di transizione di genere sono assolutamente carenti.</strong>&nbsp;Il sistema è così complesso da non riuscire ad adattarsi alle esigenze della realtà locale e a dare risposte efficaci.</p>



<p>La maggior parte delle persone transgenere e gender non conforming oggi in Lombardia&nbsp;<strong>si affida a specialisti privati</strong>&nbsp;per poter accedere alle cure ormonali perché il servizio pubblico segue la procedura ONIG, che non è né funzionale né necessaria né tantomeno prevista per legge, con il risultato di essere incapace di assistere i cittadinə che ne hanno bisogno.</p>



<p><strong>La delibera AIFA</strong>, che stabilirebbe la gratuità delle terapie ormonali ma a patto di seguire una rigida procedura, è stata definita non tenendo conto della effettiva disponibilità delle strutture sanitarie necessaire nelle varie regioni italiane, e&nbsp;<strong>risulta di difficile applicazione in Lombardia.</strong>&nbsp;La delibera va cambiata a partire dalla sua ideazione concettuale, poiché determina un passo indietro nel processo di autodeterminazione della persona transgenere, non tiene conto del microdosing e considera valide all’erogazione del farmaco solo le farmacie ospedaliere, che non sono di facile reperibilità sul territorio.</p>



<p><strong>Ogni endocrinologo dovrebbe essere abilitato</strong>&nbsp;a prescrivere le cure ormonali per le persone transgenere, ampliando la base dei medici a disposizione, al contrario di quanto succede ora.</p>



<p><strong>Il percorso psicologico dovrebbe essere reso facoltativo</strong>, non più necessario come ora, e sostituito dal principio di autodeterminazione della persona trans stessa.</p>



<p><strong>Il percorso giudiziario</strong>&nbsp;per la rettifica dei documenti anagrafici dovrebbe essere&nbsp;<strong>semplificato e trasformato in una procedura comunale</strong>, come avviene già in altri Stati. L’autorizzazione di un giudice per le operazioni chirurgiche invece dovrebbe essere rimossa.</p>



<p>La paura che alimenta l’attuale sistema è quella delle detransizioni; ma in realtà non vi è contezza di questo fenomeno perché non sono stati fatti finora studi che permettano di avere un’idea di quanto sia alto questo rischio.</p>



<p>Questo sistema nel suo complesso deve essere modificato e snellito, così da poter&nbsp;<strong>facilitare i percorsi di transizione, supportare concretamente chi li deve affrontare</strong>&nbsp;e aumentare la qualità della vita delle persone transgenere e gender non conforming.</p>



<p>Lasciamo alle persone trans il diritto di autodeterminarsi e di assumersi la responsabilità per il proprio percorso di transizione.</p>



<p><strong>Basta Transifici! Non siamo più dispostə a pagare enormi cifre per ciò che è nostro diritto: scegliere, parlare e riconoscerci per noi stessə.</strong></p>



<p>Infine, pensiamo che il Comune debba intervenire, secondo le sue competenze, nella&nbsp;<strong>revisione della gestione delle liste elettorali</strong>&nbsp;presso i seggi, così da renderla più rispettosa di tuttə.</p>



<p>Al momento,&nbsp;<strong>la presenza di due liste separate e distinte per sesso</strong>&nbsp;(uomini e donne) costringe le persone transgender a fare coming-out al momento dell’accesso al seggio per esprimere il voto, in fase di identificazione. All’interno dei seggi, tra l’altro, la lista maschile e la lista femminile, per ragioni di praticità e afflusso dei votanti, sono normalmente poste a una certa distanza l’una dall’altra. Perciò,&nbsp;<strong>le persone si attendono in coda divise a seconda del proprio sesso</strong>&nbsp;per essere identificate dallo/a scrutatore/scrutatrice. La divisione delle liste in maschile e femminile è espressamente prevista dalla legge, quindi un intervento di modifica in questo senso dovrebbe passare per il legislatore. Tuttavia, in fase di redazione e stampa delle liste è possibile trovare delle soluzioni che, sebbene non ottimali, si muovano in una direzione di maggiore inclusività e rispetto per le persone transgender e gender con conforming.</p>



<p>In particolare,&nbsp;<strong>si potrebbero suddividere le liste in ordine alfabetico per cognome</strong>&nbsp;(per es. A-L, M-Z), a prescindere dal genere, per un totale di 4 elenchi (donne A-L, donne M-Z, uomini A-L, uomini M-Z). Uguale principio si applicherebbe ai registri per l’annotazione della tessera elettorale. A questo punto, si potrebbe dare indicazione ai/alle presidenti di seggio di&nbsp;<strong>organizzare l’afflusso degli elettori e delle elettrici in due colonne dipendenti dalla lettera del cognome anziché dal sesso.</strong>&nbsp;In questo modo, l’unica persona a venire a conoscenza del sesso anagrafico del/della votante sarebbe lo/la scrutatore/scrutatrice che l’identifica, e questo senza dubbio incoraggerebbe molte più persone transgender, non binarie e gender non conforming, a recarsi ai seggi per godere di un proprio diritto civile.</p>



<p><strong>PIÙ DIRITTI PER TUTTƏ: FEMMINISMO, TRANSFEMMINISMO E INTERSEZIONALITA’</strong></p>



<p><strong>Il femminismo intersezionale</strong>&nbsp;si basa sulla presa di coscienza che&nbsp;<strong>le discriminazioni sono molteplici e basate su più fattori</strong>&nbsp;che spesso interagiscono e si sovrappongono tra loro. Il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale, le disabilità, lo stato economico/sociale, il colore della pelle, avere un corpo non conforme agli standard di bellezza, la religione, l’età, il luogo di nascita: sono tutti fattori che concorrono a creare privilegi e conseguenti discriminazioni.</p>



<p>È fondamentale tenere conto delle diverse oppressioni che si intersecano con quelle dovute al genere. L’omolesbobitransfobia, il razzismo, il classismo, l’abilismo, la mascolinità tossica: sono tutte&nbsp;<strong>forme di oppressione ed esclusione che dobbiamo affrontare tuttə insieme</strong>&nbsp;per poter creare una società equa ed inclusiva.</p>



<p><strong>La liberazione dagli stereotipi di genere aiuterebbe tutta la collettività</strong>&nbsp;in quanto ci libereremmo dal sistema di schemi sociali nei quali tuttə siamo intrappolatə.</p>



<p>Le istanze transfemministe condannano ogni forma di esclusione delle donne trans dalla definizione di donna e dal concetto di donna.&nbsp;<strong>Le donne trans sono donne e vanno incluse all’interno del femminismo.</strong>&nbsp;C’è ad oggi una sezione estremista del movimento femminista che le esclude adducendo motivazioni per noi assolutamente non condivisibili.</p>



<p>Le forme di potere oppressive sono tante e diverse e&nbsp;<strong>l’intersezionalità è l’unico mezzo per poter abbattere i fattori oppressivi derivanti dal sistema patriarcale eteronormativo.</strong>&nbsp;Ad oggi si dimostra quindi necessario un&nbsp;<strong>transfemminismo intersezionale</strong>, che porti avanti le istanze di tutte le categorie di donne e persone discriminate. Una rivendicazione collettiva e non escludente rispetto alle categorie tradizionalmente emarginate, come le sex workers, le persone disabili o che subiscono una discriminazione per l’origine etnica.</p>



<p><strong>Milano è da sempre fucina di istanze femministe</strong>&nbsp;dal respiro nazionale, chiediamo che continui il suo percorso di presentazione e tutela del concetto di femminismo intersezionale.</p>



<p><strong>UN’EDUCAZIONE CHE PREVEDA TUTTƏ</strong></p>



<p>La scuola ha lo scopo di preparare le giovani persone che la abitano alla vita moderna che le vedrà partecipi e coinvoltə. È essenziale che&nbsp;<strong>un’istituzione pubblica parli della e alla realtà senza basarsi su canoni irrealistici, vincoli stereotipati</strong>, teorie astratte e pregiudizi. Una realtà variopinta, ricca e multidimensionale.</p>



<p>Per questo, una corretta, approfondita e duratura&nbsp;<strong>educazione alle differenze</strong>&nbsp;è fondamentale nel percorso scolastico di ogni studentə. Trattare le tematiche LGBTQIA+, femministe e di genere durante l’età formativa, rendere disponibili libri di testo in biblioteca per approfondire questi temi anche in autonomia, permetterebbe alle giovani persone LGBTQIA+ di&nbsp;<strong>sentirsi meno isolate, di scoprirsi, comprendersi</strong>&nbsp;e crescere serenamente, e alle persone&nbsp;<strong>non-LGBTQIA+ di avere una visione completa del mondo</strong>&nbsp;in cui vivono e di diventare cittadinə coscienti e alleati dei loro coetanei.</p>



<p><strong>Il bullismo è la prima causa di abbandono scolastico</strong>: che tipo di adultə diventeranno, se non garantiamo loro il diritto allo studio? Che tipo di cittadinə? Ma soprattutto: come possiamo anche solo immaginare che le loro vite, le loro menti, la loro salute siano tutelate? Un’istituzione pubblica – la scuola – deve fare di più.</p>



<p>Si deve mettere uno&nbsp;<strong>stop al bullismo, alle discriminazioni e alle violenze</strong>&nbsp;– troppo presenti nella vita dei giovanə, tanto nel quotidiano quanto online. Un’ombra lunga che pervade, permane e segna a lungo e in profondità le loro vite:&nbsp;<strong>una vita serena, consapevole e libera –&nbsp; adolescenti, giovani o adulti – è un diritto!</strong></p>



<p><strong>Promuovere una corretta informazione</strong>&nbsp;su identità di genere, orientamento sessuale e ruoli sociali, e far capire le istanze, i bisogni e le necessità delle persone LGBTQIA+ non è un progetto utile solo per i ragazzi in età evolutiva. Va intrapreso un percorso parallelo di&nbsp;<strong>informazione, sensibilizzazione e formazione che coinvolga tutto il personale scolastico</strong>, che con cura e passione contribuisce ogni giorno alla crescita dei ragazzə.</p>



<p>La conoscenza è la prima&nbsp;<strong>arma di contrasto all’odio</strong>. Formiamo giovani e adulti capaci di vivere e interagire positivamente insieme. Favoriamo un percorso di crescita collettiva.</p>



<p>Per una Milano che non sia solo inclusiva, ma realmente integrata: una Milano libera.</p>



<p><strong>SOLITUDINI E NUOVE POVERTA’</strong></p>



<p>Da alcuni anni, in diversi strati della nostra società e all’interno della comunità LGBTQIA+, si stanno ampliando fenomeni di&nbsp;<strong>solitudine, emarginazione e perfino povertà economica</strong>, che nel corso di questo anno di pandemia si sono acuiti ancora di più.</p>



<p>Nel corso del 2020 sono arrivate molte segnalazioni di persone LGBTQIA+ che, oltre alla preoccupazione per l’emergenza sanitaria,&nbsp;<strong>non potevano essere tranquillə all’interno delle proprie case</strong>: a causa di genitori che non accettano i propri figli, coinquilini omotransfobici o altre situazioni simili.</p>



<p>Inoltre,&nbsp;<strong>sono venute a mancare le occasioni di socialità</strong>&nbsp;per i membri della comunità LGBTQIA+. Oltre alla chiusura di luoghi di ritrovo, le&nbsp;<strong>tante realtà associative</strong>, dove le persone esercitano il proprio ruolo sociale, si confrontano e crescono nelle relazioni,&nbsp;<strong>non hanno potuto svolgere la propria attività di sostegno, autoaiuto e supporto in maniera completa</strong>, facendo sì che chi avesse bisogno faticasse a trovare assistenza morale e materiale.</p>



<p>A Milano e nei comuni della Città Metropolitana si è riusciti a fare POCO.</p>



<p>Il lavoro della Casa Arcobaleno, per esempio, non si è mai fermato continuando ad accogliere persone LGBTQIA+ che non potevano più vivere all’interno delle mura domestiche, non per propria scelta. Le richieste sono aumentate, con molte domande provenienti anche da fuori Comune, ma&nbsp;<strong>la capacità della struttura è fortemente limitata.</strong>&nbsp;Le realtà associative e di volontariato della provincia si sono unite per cercare di creare reti di sostegno per le persone LGBTQIA+ offrendo soluzioni di supporto a distanza, numeri di telefono, sportelli online o simili.</p>



<p><strong>Ma la stabilità emotiva e sociale della comunità LGBTQIA+ non può rimanere solo in mano alle associazioni.</strong></p>



<p>È compito delle istituzioni prendere coscienza di questi fenomeni e analizzarli per agire in maniera preventiva ed efficace rispetto a questa nuova emergenza che temiamo andrà sempre di più ad aggravarsi. Il Comune e la Regione devono assumersi le proprie responsabilità e svolgere il proprio compito, offrendo&nbsp;<strong>nuovi strumenti di supporto e sostegno sociale e psicologico a quei cittadinə che soffrono di situazioni di violenza psicologica ed emotiva.</strong></p>



<p>Le amministrazioni comunali inoltre possono&nbsp;<strong>concedere spazi e fondi alle associazioni</strong>&nbsp;per garantire che il loro lavoro di supporto verso queste fasce della società possa godere di maggiore stabilità e progettualità per&nbsp;<strong>fornire servizi che saranno implementati e consolidati nel tempo.</strong></p>



<p>La cittadinanza deve essere maggiormente informata su queste situazioni critiche per&nbsp;<strong>creare una consapevolezza condivisa</strong>&nbsp;che spinga sempre più persone ad alimentare la rete di sostegno per le persone LGBTQIA+ che hanno sempre più bisogno di sentirsi meno sole e più sostenute.</p>



<p><strong>IL DIRITTO ALLA SALUTE</strong></p>



<p>Era il 5 giugno 1981 quando vennero registrati i primi casi sospetti di polmonite da Pneumocystis in cinque uomini omosessuali, che si rivelarono poi essere i primi sieropositivi diagnosticati.<br>Tanti passi sono stati fatti in questi 40 anni di lotta al virus, tanto che oggi possiamo guardare all’<strong>obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità</strong>&nbsp;di avere&nbsp;<strong>ZERO nuove infezioni da HIV</strong>&nbsp;nel&nbsp;<strong>2030</strong>&nbsp;con ragionevole speranza.</p>



<p>Grazie all’arrivo dei farmaci efficaci,&nbsp;<strong>l’aspettativa di vita delle persone che vivono con HIV oggi è equiparabile alle persone HIV negative.</strong>&nbsp;E non solo, le evidenze scientifiche, dimostrano che una persona HIV positiva che segue il trattamento, e ha&nbsp;<strong>carica virale non rilevabile, non può trasmettere il virus</strong>: U=U, Undetectable equals Untrasmittable. Un risultato straordinario.</p>



<p>Oggi abbiamo molti strumenti per proteggerci dal virus dell’HIV, abbiamo il condom, la PrEP, profilassi pre- esposizione da HIV, la TasP, terapia come prevenzione, la PEP, profilassi post esposizione. Tutti questi strumenti permettono di&nbsp;<strong>vivere liberamente le nostre sessualità</strong>, qualunque esse siano, e di approdare un benessere sessuale pieno e appagante, che deve essere libero dai pregiudizi, da razzismo, violenza di genere, transfobia e all’insegna dell’autodeterminazione sessuale.</p>



<p>Eppure, ancora&nbsp;<strong>molto si deve fare in termini di corretta informazione, lotta allo stigma, sensibilizzazione e promozione della prevenzione, non solo rispetto all’HIV ma a tutte le malattie sessualmente trasmissibili.</strong>&nbsp;Lo stigma sociale e la discriminazione alimentano ancora paura e isolamento, che, aggravate dalla pandemia globale di covid-19, ha effetti devastanti nella quotidianità e nelle nostre comunità.</p>



<p><strong>Milano</strong>, se vuole essere città all’avanguardia per la salute,&nbsp;<strong>deve partire anche dalla salute dei più fragili</strong>, e dalla salute delle persone LGBTQIA+. Le istituzioni devono fare la loro parte, promuovendo politiche e azioni di sostegno concreto al diritto alla salute e alla corretta informazione e prevenzione.</p>



<p><strong>Le associazioni, prima fra tutte il Milano Check Point, si trovano spesso a lottare da sole</strong>, andrebbero invece supportate con spazi e fondi utili per promuovere servizi di test e prevenzione, fare corretta informazione e combattere lo stigma. Le associazioni di volontariato e auto-aiuto sono presidi fondamentali per la salute</p>



<p>fisica e psicologica dei cittadini, e come tali devono essere sostenute dalle istituzioni come parte integrante del sistema sanitario, per non lasciare nessuno indietro.</p>



<p>Solo così possiamo costruire un futuro migliore, dove ognuno possa stare bene.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/06/13/milano-pride-2021-il-documento-politico/">Milano pride 2021: il documento politico</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/06/13/milano-pride-2021-il-documento-politico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Donne che hanno trasformato il diritto del lavoro europeo: i casi Defrenne e Enderby</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/03/03/donne-che-hanno-trasformato-il-diritto-del-lavoro-europeo-i-casi-defrenne-e-enderby/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/03/03/donne-che-hanno-trasformato-il-diritto-del-lavoro-europeo-i-casi-defrenne-e-enderby/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 07:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato]]></category>
		<category><![CDATA[Defrenne]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[equità]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giuridico]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[medico]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[redistribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[stipendio]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15133</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alicia Brull Valle Quando si parla di genere, dobbiamo considerare non solo i quadri giuridici e i meccanismi esistenti in materia, ma anche i casi concreti che hanno portato al quadro giuridico che&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/03/03/donne-che-hanno-trasformato-il-diritto-del-lavoro-europeo-i-casi-defrenne-e-enderby/">Donne che hanno trasformato il diritto del lavoro europeo: i casi Defrenne e Enderby</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="620" height="410" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15134" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-8-300x198.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption>Eliane Vogen-Polsky</figcaption></figure>



<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle <br></p>



<p>Quando si parla di genere, dobbiamo considerare non solo i quadri giuridici e i meccanismi esistenti in materia, ma anche i casi concreti che hanno portato al quadro giuridico che esiste oggi. In particolare, all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, sono state sviluppate numerose Direttive che sono sempre più vicine a un approccio globale di genere.<br>È chiaro che l&#8217;uguaglianza di genere de jure sul posto di lavoro è lontana dall&#8217;essere raggiunta, il che può essere visto in dati come la disoccupazione in termine di genere, la distribuzione delle posizioni di responsabilità, solitamente assegnate al genere maschile, o il gran numero di donne relegate alle faccende domestiche e alla cura della famiglia, anche quando lavorano fuori da casa. Tuttavia, è importante essere consapevoli di alcuni casi che hanno permesso, gradualmente, al diritto europeo di sviluppare una legislazione riguardante la discriminazione di genere. I casi di Gabrielle Defrenne e Pamela Enderby sono quindi estremamente significativi e meritano di essere conosciuti.<br>Gabrielle Defrenne era una hostess della Société Anonyme Belge de Navigation Aérienne (SABENA), e negli anni &#8217;70 il suo caso fu portato davanti alla Corte di giustizia europea dalla Corte Belga, alla quale la donna si era rivolta in prima istanza. In particolare, Defrenne chiedeva un risarcimento per la discriminazione nell&#8217;azienda, dato che la sua posizione, quella di hostess, era significativamente meno pagata di quella di assistente di volo, una posizione per lo più ricoperta da uomini. In questo modo, l&#8217;azienda stava istituzionalizzando la discriminazione attraverso la denominazione differenziata di posizioni che erano, in sostanza, le stesse.<br>La Corte di Giustizia Europea ha poi chiarito il contenuto dell&#8217;articolo 119 del Trattato della Comunità Economica Europea, in cui era stata stabilita la parità di retribuzione per lo stesso lavoro per uomini e donne. Tuttavia, questo principio non era stato applicato prima, poiché non era nelle agende degli stati dell&#8217;unione prendere misure concrete per implementarlo. Così, è stato grazie a Gabrielle Defrenne che la Corte di Giustizia Europea ha espresso come un obbligo chiaro e diretto agli Stati lo sviluppo di misure concrete verso la realizzazione della parità di retribuzione tra uomini e donne.<br>Il caso di Gabrielle Defrenne fu accompagnato da uno successivo, quello di Pamela Enderby, che nel 1993 ha intentato una causa nel sistema giudiziario britannico sulla stessa base: la distinzione tra la sua posizione e quella dei suoi colleghi maschi, puramente in termini di nome e con conseguente discriminazione economica. In particolare, lavorava nel Servizio Sanitario Nazionale, dove era una terapista della parola e del linguaggio.<br>In questo caso, la Corte di Giustizia Europea ha concluso che quando due lavori comportano funzioni identiche, ma uno è svolto principalmente da donne e uno da uomini, e questa distinzione è una causa della loro disparità di retribuzione, c&#8217;è una chiara discriminazione.<br>Questi due casi sono enormemente significativi, in quanto hanno portato allo sviluppo delle prime Direttive Europee sulla parità di genere sul posto di lavoro. Grazie a donne come Gabrielle Defrenne e Pamela Enderby, le istituzioni europee hanno iniziato a creare il quadro in cui oggi siamo governati, quindi, nel contesto dell&#8217;arrivo della Giornata della Donna, le loro storie meritavano di essere raccontate.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/03/03/donne-che-hanno-trasformato-il-diritto-del-lavoro-europeo-i-casi-defrenne-e-enderby/">Donne che hanno trasformato il diritto del lavoro europeo: i casi Defrenne e Enderby</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/03/03/donne-che-hanno-trasformato-il-diritto-del-lavoro-europeo-i-casi-defrenne-e-enderby/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mutilazioni Genitali Femminili: una grave violazione dei Diritti Umani</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/02/08/mutilazioni-genitali-femminili-una-grave-violazione-dei-diritti-umani/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/02/08/mutilazioni-genitali-femminili-una-grave-violazione-dei-diritti-umani/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 08:35:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[asia]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[femminili]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[MGF]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[mutilazioni]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15070</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Le mutilazioni genitali femminili (MGF) si riferiscono a tutte le procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/02/08/mutilazioni-genitali-femminili-una-grave-violazione-dei-diritti-umani/">Mutilazioni Genitali Femminili: una grave violazione dei Diritti Umani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="680" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-1024x680.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15071" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-1024x680.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p>Le mutilazioni genitali femminili (MGF) si riferiscono a tutte le procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche.</p>



<p>Nonostante sia riconosciuta a livello internazionale come una violazione dei diritti umani, la MGF è stata eseguita su almeno 200 milioni di ragazze e donne in 31 paesi in tre continenti, con più della metà delle persone tagliate che vivono in Egitto, Etiopia e Indonesia.<br>La pratica si concentra principalmente nelle regioni dell&#8217;Africa occidentale, orientale e nord-orientale, in alcuni paesi del Medio Oriente e dell&#8217;Asia, nonché tra i migranti provenienti da queste aree. La MGF è quindi una preoccupazione globale.</p>



<p>In Sudan, l’87 per cento delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subìto mutilazioni genitali, la maggior parte prima di compiere undici anni; e le donne integre considerate «qulfa», un termine che indica vergogna ed esclusione sociale. Nell’aprile dello scorso anno, il governo del Sudan&nbsp;<a href="https://www.nytimes.com/2020/04/30/world/africa/sudan-outlaws-female-genital-mutilation-.html?action=click&amp;module=Latest&amp;pgtype=Homepage&utm_source=rss&utm_medium=rss">ha vietato le mutilazioni genitali femminili</a>. Il divieto è stato introdotto con un emendamento al codice penale dal&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/07/05/accordo-sudan-governo-transizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">governo provvisorio del paese</a>, in carica dal 2019&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/04/08/cosa-succede-in-sudan/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dopo la destituzione del dittatore Omar Hassan al-Bashir</a>&nbsp;che era al potere da trent’anni. La nuova legge prevede una pena di tre anni di carcere per chi pratica mutilazioni genitali, oltre a una multa. Nimco Ali della&nbsp;<a href="http://www.thefivefoundation.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Five Foundation</a>, un’organizzazione che da tempo lavora per la fine delle mutilazioni genitali a livello globale, ha definito la decisione “un grande passo per il Sudan e il suo nuovo governo”.</p>



<p>Numerosi fattori contribuiscono alla prevalenza della pratica. Tuttavia, in ogni società in cui si presenta, la MGF è una manifestazione di radicata disuguaglianza di genere. La MGF è riconosciuta infatti a livello internazionale come una violazione dei diritti umani di ragazze e donne. Riflette una profonda disuguaglianza tra i sessi e costituisce una forma estrema di discriminazione contro le donne. Viene quasi sempre effettuato su minori ed è una violazione dei diritti dei bambini. La pratica viola anche i diritti di una persona alla salute, alla sicurezza e all&#8217;integrità fisica, il diritto di essere libera dalla tortura e da trattamenti crudeli, inumani o degradanti e il diritto alla vita quando la procedura porta alla morte.</p>



<p>Alcune comunità lo sostengono come mezzo per controllare la sessualità delle ragazze o salvaguardare la loro castità. Altri costringono le ragazze a sottoporsi a MGF come prerequisito per il matrimonio o l&#8217;eredità. Dove la pratica è più diffusa, le società spesso la vedono come un rito di passaggio per le ragazze. La MGF non è sostenuta dall&#8217;Islam o dal cristianesimo, ma le narrazioni religiose sono comunemente utilizzate per giustificarla. Poiché la mutilazione genitale femminile è una pratica culturale, i genitori potrebbero avere difficoltà a decidere di non far tagliare le loro figlie per paura che le loro famiglie vengano ostracizzate o che le loro figlie non siano ammissibili al matrimonio.</p>



<p>Eppure, le MGF possono portare a gravi complicazioni di salute e persino alla morte. I rischi immediati includono emorragia, shock, infezione, ritenzione di urina e dolore intenso. Le ragazze sottoposte a MGF corrono anche un rischio maggiore di diventare spose bambine e abbandonare la scuola, minacciando la loro capacità di costruire un futuro migliore per sé stesse e per le loro comunità. Infatti, dei 31 paesi colpiti da MGF per i quali sono disponibili i dati, 22 sono tra i meno sviluppati al mondo.</p>



<p>Oggi, una tendenza allarmante in alcuni paesi è la medicalizzazione delle MGF, in cui la procedura viene eseguita da un operatore sanitario. Circa un sopravvissuto alla MGF su quattro &#8211; circa 52 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo &#8211; è stato tagliato dal personale sanitario. La medicalizzazione non solo viola l&#8217;etica medica, ma rischia anche di legittimare la pratica e di dare l&#8217;impressione che sia priva di conseguenze per la salute. Non importa dove o da chi venga eseguita, la MGF non è mai sicura.</p>



<p>Gli sforzi globali hanno accelerato i progressi compiuti per eliminare le MGF. Oggi, una ragazza ha circa un terzo in meno di probabilità di essere tagliata rispetto a 30 anni fa. Tuttavia, sostenere questi risultati di fronte alla crescita della popolazione rappresenta una sfida considerevole. Entro il 2030, più di una ragazza su tre in tutto il mondo nascerà nei 31 paesi in cui la MGF è più diffusa, mettendo a rischio 68 milioni di bambine, alcune anche particolarmente piccole. Se gli sforzi globali non aumenteranno in modo significativo, il numero di ragazze e donne sottoposte a MGF sarà più alto nel 2030 di quanto non lo sia oggi.</p>



<p>L&#8217;UNICEF, per esempio, sostiene lo sviluppo di politiche e leggi incentrate sulla fine e sul divieto di MGF e lavora per assicurarne l&#8217;attuazione e l&#8217;applicazione. Aiuta anche a fornire alle ragazze a rischio di MGF, così come ai sopravvissuti, l&#8217;accesso a cure adeguate, mobilitando le comunità per trasformare le norme sociali che sostengono la pratica. Dal 2008, l&#8217;UNICEF ha collaborato con il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite al “Programma Congiunto per l&#8217;Eliminazione delle Mutilazioni Genitali Femminili: Accelerare il Cambiamento”.</p>



<p>L&#8217;OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha condotto uno studio sui costi economici del trattamento delle complicanze sanitarie delle MGF e ha scoperto che i costi attuali per 27 paesi in cui i dati erano disponibili ammontavano a 1,4 miliardi di dollari durante un periodo di un anno (2018). Si prevede che tale importo salirà a 2,3 miliardi in 30 anni (2047) se la prevalenza della MGF rimane la stessa, corrispondente a un aumento del 68% dei costi dell&#8217;inazione. Tuttavia, se i paesi abbandonassero la MGF, questi costi diminuirebbero del 60% nei prossimi 30 anni.</p>



<p>Nel 2010, l&#8217;OMS ha pubblicato una strategia globale per impedire agli operatori sanitari di eseguire mutilazioni genitali femminili in collaborazione con altre agenzie chiave delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali. L&#8217;OMS supporta i paesi nell&#8217;attuazione di questa strategia.</p>



<p>Nel dicembre 2012, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sull&#8217;eliminazione delle mutilazioni genitali femminili.</p>



<p>Nel maggio 2016, l&#8217;OMS, in collaborazione con il programma congiunto UNFPA-UNICEF sulle MGF, ha lanciato le prime linee guida basate sull&#8217;evidenza sulla gestione delle complicanze sanitarie da MGF. Le linee guida sono state sviluppate sulla base di una revisione sistematica delle migliori prove disponibili sugli interventi sanitari per le donne che convivono con la MGF. Ed infine nel 2018, l&#8217;OMS ha lanciato un manuale clinico sulle MGF per migliorare le conoscenze, gli atteggiamenti e le capacità degli operatori sanitari nel prevenire e gestire le complicanze della MGF.</p>



<p>Questa lotta deve dunque essere perseguita con costanza, determinazione e pazienza. Cooperazione internazionale, sensibilizzazione e strumenti in grado di criminalizzare e prevenire tale pratica sono necessari per portare un vero e concreto cambiamento.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/02/08/mutilazioni-genitali-femminili-una-grave-violazione-dei-diritti-umani/">Mutilazioni Genitali Femminili: una grave violazione dei Diritti Umani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/02/08/mutilazioni-genitali-femminili-una-grave-violazione-dei-diritti-umani/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Solo senza discriminazioni reciproche, raggiungeremo l&#8217;obiettivo per cui il Progetto Aisha e il femminismo si battono: la parità di diritti tra uomini e donne”</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/12/29/solo-senza-discriminazioni-reciproche-raggiungeremo-lobiettivo-per-cui-il-progetto-aisha-e-il-femminismo-si-battono-la-parita-di-diritti-tra-uomini-e-donne/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/12/29/solo-senza-discriminazioni-reciproche-raggiungeremo-lobiettivo-per-cui-il-progetto-aisha-e-il-femminismo-si-battono-la-parita-di-diritti-tra-uomini-e-donne/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Dec 2020 08:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[@peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[barriere]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[musulmana]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[servizi]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14932</guid>

					<description><![CDATA[<p>Amina Natascia, italo-palestinese di religione musulmana e vicepresidente di progetto Aisha, un’associazione nata per contrastare la violenza sulle donne, ci racconta la sua storia e la sua relazione con il femminismo di Julia Martín&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/12/29/solo-senza-discriminazioni-reciproche-raggiungeremo-lobiettivo-per-cui-il-progetto-aisha-e-il-femminismo-si-battono-la-parita-di-diritti-tra-uomini-e-donne/">“Solo senza discriminazioni reciproche, raggiungeremo l&#8217;obiettivo per cui il Progetto Aisha e il femminismo si battono: la parità di diritti tra uomini e donne”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Amina Natascia, italo-palestinese di religione musulmana e vicepresidente di progetto Aisha, un’associazione nata per contrastare la violenza sulle donne, ci racconta la sua storia e la sua relazione con il femminismo</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="960" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/eee.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14933" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/eee.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/eee-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/eee-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>di Julia Martín Arévalo</p>



<p>Amina Natascia Al Zeer è vicepresidente e co-fondatrice del Progetto Aisha, un’associazione milanese nata nel 2016 con l&#8217;obiettivo di rispondere alle esigenze di tutte le donne che si trovano al di fuori dei sistemi di tutela dei servizi territoriali per diversi motivi: barriere linguistiche e culturali, disapprovazione sociale o stigmatizzazione. Il progetto cerca di fornire gli strumenti necessari per aiutare queste donne a superare le condizioni di violenza e discriminazione in cui si trovano, con particolare attenzione alle donne musulmane. Il suo obiettivo finale è quello di cercare il riconoscimento della figura femminile, la lotta per garantire la loro libertà di scelta e la sua indipendenza sociale ed economica.</p>



<p>Musulmana, nata e cresciuta in Italia, Amina spiega in un&#8217;intervista personale, che lei stessa ha subito violenze per mano del suo ex compagno e ha avuto il coraggio di denunciare la sua situazione. Quando decise di fare questo passo, cercò il sostegno della sua guida religiosa che, con sorpresa di Amina, non l’ha sostenuta come avrebbe voluto lei. Almeno questo la aiutò a capire l&#8217;importanza di fornire la giusta assistenza alle donne che, come lei, si trovano in situazioni di violenza.</p>



<p>Amina, che ora è responsabile del coordinamento dell&#8217;assistenza alle donne maltrattate, ammette che c&#8217;è un problema di violenza di genere nella comunità islamica e capisce che per violenza di genere si intende ogni tipo di violenza: psicologica, fisica, sessuale (soprattutto all&#8217;interno del matrimonio), ma anche economica. Dice che di solito trova una combinazione di tutti questi elementi nelle donne che si rivolgono al Progetto Aisha.</p>



<p>Quando le chiedo se considera la sua associazione femminista o se si considera femminista, esita un attimo prima di rispondere di no poiché, dice, che “dipende da cosa intendi per femminismo, quello che non mi piace sono le femministe degli anni 60&#8243;. Quando parla del femminismo degli anni 60 dice di riferirsi agli inizi del femminismo, ad un tipo di &#8220;femminismo radicale&#8221; che, tra l&#8217;altro, non accetta la partecipazione degli uomini nella lotta per l&#8217;uguaglianza. Amina ritiene di non essere d&#8217;accordo con questa visione, che non dobbiamo fare la guerra agli uomini perché non è questo il modo per ottenere la parità di diritti tra uomini e donne. Ammette di aver esitato a rispondermi a questa domanda perché è stata attaccata da donne femministe in altre occasioni che l&#8217;hanno criticata per aver accettato gli uomini nel Progetto Aisha o per aver detto che non è del tutto a suo agio con l&#8217;etichetta &#8220;femminista&#8221;.</p>



<p>La storia di Amina è piuttosto particolare: è nata e cresciuta a Modena, in una famiglia italo-palestinese, cristiana da parte di madre, musulmana da parte di padre e testimone di Geova da parte di nonna. Solo quando è diventata maggiorenne prese la decisione di intraprendere il cammino dell&#8217;Islam. Durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza rifiutò l&#8217;Islam e tutto ciò che è arabo perché lo associava a suo padre, il suo unico riferimento, intendendolo come un&#8217;imposizione. Quello che è successo dopo, dice, è stato &#8220;qualcosa tra me e Dio&#8221;. A 21 anni ha deciso di indossare il velo di sua spontanea volontà per essere d&#8217;esempio a sua figlia. All&#8217;inizio era molto preoccupata di quello che gli altri avrebbero detto, aveva paura di essere giudicata per strada, ma ora non le importa. Si sente a suo agio perché è stata una sua decisione ma dice di soffrire ancora di discriminazioni di ogni tipo: si è sentita sottovalutata per aver indossato il velo, le è stato detto di tornare al suo paese, è stata accusata di essere una traditrice per essere europea e di essersi convertita all&#8217;Islam e per aver deciso di entrare a far parte di una comunità che presumibilmente tratta le sue donne come inferiori e sottomesse.</p>



<p>Amina conclude l&#8217;intervista dicendo che la lotta per l&#8217;uguaglianza è: per tutte le donne e di tutte le donne, siano esse musulmane, cristiane o testimoni di Geova. Solo così, senza discriminazioni reciproche, raggiungeremo l&#8217;obiettivo per cui il Progetto Aisha e il femminismo si battono: la parità di diritti tra uomini e donne.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/12/29/solo-senza-discriminazioni-reciproche-raggiungeremo-lobiettivo-per-cui-il-progetto-aisha-e-il-femminismo-si-battono-la-parita-di-diritti-tra-uomini-e-donne/">“Solo senza discriminazioni reciproche, raggiungeremo l&#8217;obiettivo per cui il Progetto Aisha e il femminismo si battono: la parità di diritti tra uomini e donne”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/12/29/solo-senza-discriminazioni-reciproche-raggiungeremo-lobiettivo-per-cui-il-progetto-aisha-e-il-femminismo-si-battono-la-parita-di-diritti-tra-uomini-e-donne/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SPECIA(L)BILITY. La disabilità come risorsa</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/13/specialbility-la-disabilita-come-risorsa/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/13/specialbility-la-disabilita-come-risorsa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2020 09:26:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte Associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte per scuole e università]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[abilità]]></category>
		<category><![CDATA[affettività]]></category>
		<category><![CDATA[approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivista]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[disabili]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[diversità]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[esperti]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[impegno]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizi]]></category>
		<category><![CDATA[quotidianità]]></category>
		<category><![CDATA[rirorsa]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[tavolarotonda]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<category><![CDATA[webinar]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14226</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tavola rotonda ONLINE con racconti di esperienze quotidiane e l&#8217;intervento di esperti della tematica. Siamo uguali in quanto esseri umani, ma siamo diversi in quanto individui. Ogni persona presenta punti di forza e fragilità,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/06/13/specialbility-la-disabilita-come-risorsa/">SPECIA(L)BILITY. La disabilità come risorsa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="589" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer_2-1024x589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14246" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer_2-1024x589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer_2-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer_2-768x442.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer_2-1536x883.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/flyer_2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br>Tavola rotonda ONLINE con racconti di esperienze quotidiane e l&#8217;intervento di esperti della tematica.</p>



<p>Siamo uguali in quanto esseri umani, ma siamo diversi in quanto individui. Ogni persona presenta punti di forza e fragilità, ogni persona è contraddittoria, ogni persona è complessa e questo rende l&#8217;umanità varia e ricca di potenzialità.</p>



<p><em>Associazione Per i Diritti umani</em> con la tavola rotonda dal titolo “<strong>SPECIA(L)BILITY: la disabilità come risorsa</strong>” vuole illustrare differenti situazioni di persone con differenti abilità, vuole ribaltare gli sterili stereotipi che toccano i cosiddetti “dis-abili”, si prefigge di raccontare in che modo la disabilità può essere una risorsa per lo sviluppo culturale e sociale delle cittadine e dei cittadini tutti.</p>



<p>Al centro, come sempre, la PERSONA.</p>



<p></p>



<p><strong>Giovedì 18 giugno, ore 18.30</strong></p>



<p><strong>canale Youtube di Associazione Per i Diritti umani</strong></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="SPECIA(L)BILITY: la disabilità come risorsa" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/uc3SQVWwpqA?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p><br>Interverranno con racconti di esperienza quotidiana: Delia Gamba, Mirko Facchinetti, Martina Foglia , Filo Cinquemani</p>



<p><br>Interverranno i professionisti: Gabriella Bolandina (socia fondatrice del Gruppo NOIALTRI Onlus), Angelo Mantovani (fondatore del DAMA e Fondazione Mantovani-Castorina), Filippo Ghelma (direttore unità operativa DAMA dell&#8217;ospedale San Paolo di Milano), Maximiliano Ulivieri (attivista per i diritti delle persone con disabilità), Max Rigano (giornalista).</p>



<p><br></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/06/13/specialbility-la-disabilita-come-risorsa/">SPECIA(L)BILITY. La disabilità come risorsa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/06/13/specialbility-la-disabilita-come-risorsa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>c.s. Siamo partner di U.N.A.R.</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/05/18/c-s-siamo-partner-di-u-n-a-r/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/05/18/c-s-siamo-partner-di-u-n-a-r/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2020 13:51:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunicato]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[partner]]></category>
		<category><![CDATA[registro]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14080</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Associazione Per i Diritti Umani, da oggi, è iscritta al “Registro online delle associazioni e degli enti che svolgono attività nel campo della lotta alle discriminazioni” presso l&#8217;UNAR. L’Ufficio per la promozione della parità&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/05/18/c-s-siamo-partner-di-u-n-a-r/">c.s. Siamo partner di U.N.A.R.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Associazione Per i Diritti Umani, da oggi, è iscritta al “<strong>Registro online delle associazioni e degli enti che svolgono attività nel campo della lotta alle discriminazioni</strong>” presso l&#8217;<strong>UNAR</strong>.</p>



<p>L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, brevemente denominato&nbsp;<strong>UNAR</strong>&nbsp;<strong>– Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali</strong>, è l’ufficio deputato dallo Stato italiano a garantire il&nbsp;<strong>diritto alla parità di trattamento</strong>&nbsp;di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="311" height="162" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14081" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 311w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-300x156.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /></figure></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/05/18/c-s-siamo-partner-di-u-n-a-r/">c.s. Siamo partner di U.N.A.R.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/05/18/c-s-siamo-partner-di-u-n-a-r/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
