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	<title>patriarcato Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 14:36:39 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="747" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-1024x747.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17302" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-1024x747.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-300x219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-768x560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-1536x1121.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p></p>



<p>Un tintinnio arrabbiato liberato al cielo e che avanza per le strade del mondo.&nbsp; Chi usa un mazzo di chiavi. Chi usa la voce. Pentole fischietti e tamburi. Qualsiasi cosa pur di fare rumore, pur di farsi sentire&#8230; Per dare voce a tutte quelle donne e bambine, che insieme a Giulia Cecchettin, sono state brutalmente uccise da una cultura patriarcale e maschilista, storicamente radicata in troppi uomini  e in alcune donne.&nbsp;Le donne vengono spesso descritte come vittime. Questo è vero, ma non dobbiamo dimenticare che siamo anche tra i principali agenti del cambiamento nelle società. Un nome a caso? Rosa Parks.&nbsp;Decise e determinate nel conquistare insieme agli uomini uno spazio neutro dove una nuova concezione di essere sociale possa nascere e svilupparsi. Come Vida Movahed,&nbsp;<em>&nbsp;la ragazza di via della rivoluzione,</em>&nbsp;che nel 2017, si è tolta il velo e lo ha sventolato come una bandiera bianca, in una strada centrale di Teheran, ma ad oggi ancora in carcere, con l&#8217;accusa di incoraggiamento alla prostituzione.<br>Eravamo in tante e in tanti alla manifestazione del 25 novembre a Milano, organizzata dal movimento &#8221; Non una di meno&#8221;. A commuovermi è quasi sempre la vivace partecipazione maschile; a seguito del tragico fatto di Giulia, diverse migliaia di persone in vesti viola sono scese in piazza anche in Francia per condannare la violenza contro le donne. Scarpe rosse e bandiere tricolori anche a&nbsp;New York dove due ragazze italiane, in collaborazione con Italian Women USA Community, si sono date appuntamento in Times Square per manifestare un segnale di forte vicinanza con la famiglia Cecchettin e l&#8217;Italia. A Roma, anche Fiorella Mannoia, Malika Ayane, Noemi, Luca Zingaretti, Ferzan Ozpetec&nbsp;insieme ai 500 000&nbsp;manifestanti. A Istanbul tentano un corteo, purtroppo bloccato dalla polizia in tenuta antisommossa; 2 mila in corteo a Madrid, con i ministri del partito socialista. Non mancano le polemiche a Genova, contro l&#8217;idea di attuare corsi di autodifesa, dove si urla la  necessità di educazione e prevenzione. A Roma partecipa anche il presidente Mattarella, con il suo discorso: &#8221; Dietro alle violenze verso le donne, il fallimento della società&#8221;; A Palermo un coro di 80 donne che cantano in dialetto siciliano la &#8220;ninna nanna di tutte le matri&#8221;; In Brasile una fila di scarpe con nomi di donne sulla spiaggia di Copacabana a Rio. Cortei in Bulgaria, Turchia, Cile e Guatemala.T ante le camminate arrabbiate, anche a Messina, Parma, Ravenna, Viareggio, Trieste, Udine. A Rimini sfilano in 5 mila con 106 palloncini rossi.15 mila a Torino. In 30 mila&nbsp;ci arrabbiamo da Largo Cairoli fino in Duomo, a Milano.<br>&#8221;&nbsp;<em>Quando esco voglio essere libera, e non coraggiosa</em>.&#8221; Recita uno dei tanti cartelli, che faccio anche mio.<br>Sono tante le donne che si sono rispecchiate nella storia di Giulia Cecchettin, e grazie alla diffusione dei suoi messaggi vocali, sempre più donne stanno prendendo consapevolezza di ritrovarsi in qualche modo vittime di atteggiamenti manipolatori e aggressivi. Lo affermano i centri antiviolenza che hanno visto in questi giorni l&#8217;intensificarsi di segnalazioni.</p>



<p>Perchè è stato scelto proprio il 25 novembre come giornata mondiale contro i femminicidi e la violenza sulle donne? Per la storia di tre sorelle, Minerva e Maria Teresa Mirabal, che in data 25 novembre 1960 sono state violentate, seviziate e barbaramente uccise su ordine del dittatore Rafael Leonida Trujillo, nella Repubblica Dominicana. Le coraggiose <em>LAS MARIPOSAS</em> (Le Farfalle), nome in codice da loro usato, per le loro battaglie in nome della libertà e in opposizione al regime sanguinario e maschilista. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="660" height="370" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17304" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></figure>



<p>L&#8217;uccisione delle tre sorelle Mirabal, contrariamente alle previsioni del dittatore, scosse le coscienze e Las Mariposas divennero un simbolo di forza e di resistenza. Nel 1980 durante il primo Incontro Internazionale Femminista in Colombia, la Repubblica Domenicana propose come emblema della violenza contro le donne il triplice assassinio delle sorelle Mirabal. Nel 1999 l&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 54/134, ha designato il 25 novembre come Giornata Internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne, in onore de Las Mariposas.</p>



<p><br>Se domani non rispondo alle tue telefonate, mamma.<br>Se non ti dico che torno per cena.<br>Se domani, mami, vedi che il taxi non arriva.<br>Può darsi che io sia avvolta nelle lenzuola di un albergo,<br>su una strada, o in un sacco nero (Mara, Micaela, Majo, Mariana).<br>Può darsi che sia in una valigia o abbandonata su una spiaggia (Emily, Shirley).<br>Non spaventarti, mamma, se vedi che mi hanno pugnalata (Luz Marina).<br>Non urlare se vedi che mi hanno trascinata (Arlette).<br>Mammina, non piangere se ti dicono che mi hanno impalata (Lucía).<br>Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato,<br>che erano i miei vestiti, che era l’alcol nel mio sangue.<br>Ti diranno che è stato per l’orario, perché ero da sola.<br>Che quello psicopatico del mio ex aveva dei motivi,<br>che lo avevo tradito, che ero una puttana.</p>



<p>Ti diranno che ho vissuto, mamma,<br>che mi ero permessa di volare troppo in alto in un mondo senz’aria.<br>Ti giuro, mamma, che sono morta combattendo.<br>Ti giuro, cara mamma, che ho urlato davvero forte mentre volavo.<br>Si ricorderà di me, ma’, saprà che sarò stata io a rovinarlo,<br>quando mi riconoscerà nel volto di tutte quelle che gli urleranno contro il mio nome.<br>Perché so, mamma, che tu non ti arrenderai.<br>Però, per quanto tu possa volerlo fare, non imbrigliare mia sorella.<br>Non rinchiudere le mie cugine, non vietare niente alle tue nipoti.<br>Non è colpa loro, mamma, così come non è stata nemmeno colpa mia.<br>Sono loro, saranno sempre loro, gli uomini.<br>Lotta per le loro ali, visto che le mie me le hanno tagliate.<br>Lotta perché siano libere e possano volare più in alto di me.<br>Combatti perché possano urlare più forte di me.<br>Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho fatto io.<br>Mammina, non piangere sulle mie ceneri.<br>Se domani sono io, mamma,<br>se domani non torno, distruggi tutto.<br>Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.</p>



<p>{Cristina Torres-Cáceres — Se domani non torno}. <strong><em>A Giulia</em></strong>.<br>* Nel titolo una poesia di Ivan&nbsp;<a href="http://www.i-v-a-n.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.i-v-a-n.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Mi chiamo Donna e sono salva</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 09:18:54 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Antonella Cinquemani</p>



<p>Mi chiamo Antonella ho 43 anni e sono felice perché sono salva.<br>Le decisioni della mia vita hanno le caratteristiche di chi, fin da giovane, lotta per essere indipendente e non avere paura.<br>Tra lavori sottopagati, tentativi di manipolarmi e un esposto a chi aveva deciso che non potevo dire un no.<br>Sono un&#8217;insegnante, entrando in classe pensi sempre a prendere per mano i bambini e guidarli nella conoscenza del mondo,<br>nel migliore dei modi possibile affinchè siano pronti e sicuri.<br>Prepararli a godere delle cose belle, a mantenere viva la curiosità e a non arrendersi quando le cose si fanno difficili credendo in se stessi e affrontando le sfide.<br>Ma c&#8217;è una parte del mondo troppo difficile da spiegare,<br>Dove le principesse non girano serene nei boschi a raccogliere fiori, ma nemmeno prendono il treno ed escono la sera canticchiando tranquille.<br>Un giorno, sempre se non lo stanno già vedendo nella loro famiglia, dovranno affrontare la realtà non importa quanti sacrifici abbiano fatto: dottoresse, insegnanti, madri, con problemi economici o benestanti, in salute o con malattie e non<br>importa in quale posto del mondo siano, dovranno stare sempre attente in quanto donne e anche così putroppo potrebbe non bastare.<br>La mentalità, un&#8217;interpretazione errata della religione, un rifiuto, un problema psicologico o economico e l&#8217;incubo può avere inizio.<br>Sotto forma di discriminazione, di violenza, di persecuzione, coercizione un uomo inizierà a tenerle in pugno e si ritroveranno costrette a lottare per la loro vita.<br>Sempre se ne avranno e sempre qualcuno sentirà il loro grido.<br>Per non parlare poi del fatto che, se mai mostreranno le loro debolezze, se mai si fideranno di un uomo in intimità, li&#8217; avranno sbagliato di grosso: potranno infatti essere vittime di ricatti.<br>Invece se faranno le cose “per bene” e si sposeranno, allora saranno premiate ma questo non esclude che, un giorno, il il marito non decida che è il momento della loro fine.<br>Una vita di “se e ma”, quella di noi donne. E quanti nomi ci vengono in mente: Giulia Donato, Martina<br>Scialdone, Oriana Brunelli, Teresa Di Tondo, Alina Cristina Cozac,Yana Malayko, Melina Marino,<br>Santa Castorina,Iulia Astafieya, Sara Ruschi,Danjela Neza, Annalisa D&#8217;Auria&#8230;<br>Nomi che vediamo, come una carrellata di fronte ai nostri occhi, scorrere in ricordo di quanto sia brutale la violenza sulle donne.<br>Dolore e delusione è la sensazione che lasciano.<br>Dolore di non potere più vedere i loro sorrisi, dolore di chi avrebbe voluto tenerle tra le braccia proteggerle e non ha potuto.<br>E si sentono nell&#8217;aria i “perchè?” cosa l&#8217;ha spinto a fare tanto male.<br>Non esiste una risposta perchè nulla potrà mai giustificare.<br>Allora ci rendiamo conto di quanto siamo ancora lontane dall&#8217;essere libere.<br>Realizziamo che urliamo e non veniamo ascoltate e che l&#8217;urlo deve essere più forte.<br>La paura deve essere rimandata al mittente, a chi ogni giorno vuole farcela provare.  La paura: ferire<br>intimorire, rendere insicure noi donne.<br>La donna è debole solo fin quando crede di esserlo poi si rialza, inizia a combattere e vede la realtà: debolezza e insicurezza erano ciò che spingevano il suo carnefice a farle del male, a umiliarla  e<br>allora nasce sempre più il desiderio di mostrargli ,invece quanto può essere forte anche lei. A volte con successo, a volte con la triste tragedia come finale. Eppure vediamo vere eroine che lottano seppur consapevoli dei rischi, ma non più sono disposte a subire.<br>Per tutto questo è urgente urlare ..Sono Antonella, ho 43 anni e sono salva…Urlare anche per coloro che sono state uccise, perché vorrebbero tanto farlo ma purtroppo non possono più.<br>Sono Giulia ho scoperto bugie e tradimenti, ma sono salva,<br>Sono Annalisa avevo un compagno geloso ma sono salva&#8230;<br>Dire che non scendano le lacrime solo a scriverlo, è impossibile.<br>In questa giornata non smettiamo di ricordare, di parlare, di combattere affinchè un giorno, spiegando il mondo ad una bambina, potremmo dirle che è al sicuro.</p>



<p></p>



<p>NUMERO EMERGENZA VIOLENZA DONNE: 1522</p>



<p>GESTO PER CHIEDERE AIUTO:  </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17294" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>
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		<title>Non è amore, non è colpa tua</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 08:56:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i diritti umani aderisce e partecipa. Una piazza aperta per gridare tutt* insieme che dobbiamo fermare il patriarcato. Che le donne ammazzate dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono troppe e sono sulle coscienze di tutt*.Per&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="379" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17286" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-300x111.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat-768x284.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/pat.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1459w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Associazione Per i diritti umani</strong> aderisce e partecipa.</p>



<p>Una piazza aperta per gridare tutt* insieme che dobbiamo fermare il patriarcato. Che le donne ammazzate dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono troppe e sono sulle coscienze di tutt*.Per cambiare la società maschilista in cui viviamo per un domani che sia di tutte.*Indossate qualcosa di rosso in ricordo di Giulia Cecchettin, di Rita Talamelli e di tutte le altre vittime di femminicidio.</p>



<p>*Se vuoi aderire con la tua associazione compila il form <a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fforms.gle%2F1J7bXXztNbW2ELLu7%3Ffbclid%3DIwAR3V8vGWwO9cvM13-4cEefo5v_EfsIJNEXET2rV5rf8VggI3cs5ju69IIJ0&amp;h=AT3ARQil0R-OvGo6HE5_mytvT4Qq9xbz-nNd0wSbBegrNfOlrMNhdAd-BKZDEHZxNnYYhBRGhH8Iv1KeFexpdTsU2-E1azG3lNHpX2Hb0TmOehxGIE8c64VQYGq7w7LXArPf&amp;__tn__=q&amp;c[0]=AT0NeXZDPoZmv1qen4CbE0YyYmbinkNmM2iqgIR2R40p5YkIJaGP5H5wq3BrNoixRYrcy07h8fzXpZAJMLo68QVMH3PiepW_7nMN3WIdFsi57KerLzUuxQI-vOSmAXcqdq2d7sHYbudGcO50DjQvhhRkRlAX&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://forms.gle/1J7bXXztNbW2ELLu7?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="379" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-300x111.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-768x284.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>LISTA DELLE REALTA&#8217; ADERENTI 22/11 ore 12.30</p>



<p>Acli Milano<br>Anpi Milano<br>Arci Milano<br>Associazione da donna a donna sesto san Giovanni<br>Associazione Donne EVA Aps<br>Associazione Donne In<br>Associazione Enzo Tortora Radicali Milano<br>Associazione l&#8217;incontro Cesano Boscone<br>Associazione Lisolachenonc’è Peschiera Borromeo<br>Associazione Per i Diritti umani<br>Associazione Ventimila Leghe<br>Associazione Vite Intorno<br>Astronove<br>Auser Peschiera Borromeo<br>Azione Milano<br>Casa Comune<br>Casa delle donne di Treviglio<br>Centro Ambrosiano di Solidarietà<br>Centro antiviolenza Aiuto Donna Bergamo<br>CGIL Milano<br>Circolo donne Sibilla Aleramo<br>Comitato Cortili Solidali<br>Comitato La voce degli alberi Peschiera Borromeo<br>Consiglio Regionale Ordine Assistenti Sociali della Lombardia<br>CSA Silvia Baldina<br>DergaNOborders<br>Diapason Cooperativa sociale<br>Direfaredare aps<br>Donne Democratiche Milano Metropolitana<br>Donne in Rete<br>Equality &#8211; diritto di tutti i giorni<br>Europaverde -Verdi Milano<br>FARE X BENE<br>Fondazione Arché<br>Fondo Zanetti<br>Giovani Democratici Milano<br>I sentinelli di Milano�<br>Italia Viva Milano Metropołitana<br>Lato D<br>Libere di Abortire<br>Lista Beppe Sala Sindaco<br>Mama Chat associazione<br>Meraki &#8211; desideri culturali<br>Milano Prossima<br>MINIMA THEATRALIA<br>Molce Atelier &#8211; La sartoria che cura ETS<br>Movimento 5 Stelle Lombardia<br>Nuovo Armenia<br>Ordine psicologi Lombardia<br>Partito Democratico Milano Metropolitana<br>Partito Democratico Lombardia<br>Più Europa Milano<br>PROGETTO NANA&#8217;,LE DONNE PER LE DONNE<br>Promise APS<br>Radicali Milano<br>Radio Popolare<br>Scuola mamme<br>Sindacato SGB<br>Sinistra Italiana Milano<br>Soleterre &#8211; Strategie di Pace<br>SpazioCinema<br>Spazio Aperto Servizi<br>Volt Europa<br>UniSì &#8211; Uniti a Sinistra<br>WikiMafia</p>
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		<title>Promozione teatrale per i nostri lettori: ALCESTI, una donna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2021 15:48:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ALCESTI – UNA DONNA Da Euripide drammaturgia e regia Filippo Renda – con Beppe Salmetti, Filippo Renda, Irene Serini, Luca Oldani – scene e costumi Eleonora Rossi produzione MTM Teatro Dal 18 al 28&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://mail.google.com/mail/u/0?ui=2&amp;ik=9b3c4fb47e&amp;attid=0.0.2&amp;permmsgid=msg-f:1716870466761964208&amp;th=17d38c97d8b4bab0&amp;view=fimg&amp;fur=ip&amp;sz=s0-l75-ft&amp;attbid=ANGjdJ8QLdpDxEh5QGfaT17YMUEJP-B7DpDzamx96GzRUsm4UnLMCPj3eEODMkit_ggkH5w3gHXxre9DAThUSeK34FFscHHNMM9cNhsccjLGAjGcMMB-BCnoweUqLo4&amp;disp=emb&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p><a href="https://www.mtmteatro.it/events/alcesti-una-donna-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>ALCESTI – UNA DONNA</strong></a><strong></strong></p>



<p><strong>Da Euripide</strong></p>



<p>drammaturgia e regia Filippo Renda – con Beppe Salmetti, Filippo Renda, Irene Serini, Luca Oldani – scene e costumi Eleonora Rossi</p>



<p>produzione MTM Teatro</p>



<p>Dal 18 al 28 novembre &#8211; mar/sab 20:30 dom 16:30</p>



<p>Teatro Litta, Corso Magenta, 24 Milano</p>



<p>La generazione dei figli di fronte a quella dei padri. Figli delusi e isolati da un lato, padri narcisi e distanti dall’altro. Admeto e Ferete, un figlio che vuole prolungare la propria esistenza e un anziano padre che non sacrifica la propria vita per salvare quella del figlio. Ferete, seppur anziano, ama profondamente la vita ed ad essa è attaccato, cosciente del fatto che si tratti di un’esperienza passeggera e sempre prossima alla fine, indipendentemente dall’anagrafica. E perché, in nome di cosa, un qualsiasi essere umano dovrebbe rinunciare al proprio bene più prezioso, in favore del re di Fere? Admeto è l’egocentrico, sempre al centro del proprio mondo e di quello degli altri; non rifiuta il sacrificio della propria sposa, Alcesti, madre di figli ancora in tenera età. Aggredisce chiunque decida di muovergli critiche, ma rifugge in maniera abilissima qualsiasi pericolo. Admeto è un finto eroe, che supera le proprie prove grazie all’inganno.</p>



<p><strong>PROMO ALCESTI:</strong></p>



<p>biglietti a 15,00 € + prevendita (1,80 €) per tutte le date</p>



<p>Info e prenotazioni:&nbsp;<a href="mailto:biglietteria@mtmteatro.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">biglietteria@mtmteatro.it</a>&nbsp;/ 0286454545</p>
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		<title>&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Impariamo dall&#8217;Argentina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 08:12:31 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="456" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15169" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores-768x438.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>A proposito dell’8 marzo e del confinamento che non finisce mai, vorrei parlarvi di queste bellissime campagne create da <em>Iniciativa Spotlight Argentina</em>. È un’iniziativa in alleanza con l’Unione Europea e ONU per limitare ed eliminare (utopia) ogni forma di violenza di genere. Verso la fine dell’anno scorso, dopo aver toccato per mano il primo periodo di confinamento, <em>Spotlight Argentina</em> ha lanciato sui Social Network la campagna <em>#YoMeOcupo</em>: una serie di messaggi e video dedicati fondamentalmente agli uomini. I cosiddetti “Ayudadores”, mariti e compagni che fanno finta di aiutare nelle faccende di casa, che non prendono per mano la vita casalinga, non prendono l’iniziativa bensì aspettano la richiesta della donna o timidamente offrono il loro aiuto. Non bisogna aspettare, non bisogna essere fintamente timidi, dovrebbero agire subito e dividersi, insieme alle mogli e compagne, il lavoro di casa. Una situazione da combattere fortemente visto il peso mentale femminile che questa situazione comporta. È interessante l’ottica del video dedicato a questi finti “supereroi” in ciabatte e accappatoio, una visione comica e non tragica solitamente accade quando si tratta di violenza di genere. Lo potete vedere qui: <a href="https://youtu.be/N4IWoGT0txU?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/N4IWoGT0txU?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Un’altra strepitosa campagna, sempre di <em>Spotlight Argentina</em> è <em>#SinMochilas</em> (senza zaini), pensata per ragionare e sensibilizzare sull’uguaglianza tra bambini e bambine: dedicata ai genitori, responsabili di riempire di idee maschiliste e preconfezionate la testa dei loro bambini. Il modo in cui i genitori vorrebbero che loro pensassero e agissero. Frasi come “i maschi non piangono”, “il colore rosa è solo per le bambine” o “tua sorella sistema la tavola” sono sbagliate, sono maschiliste. La metafora di senza zaini è bellissima non ché azzeccatissima. Gli zaini rappresentano la loro vita, la loro testa, il loro bagaglio e la loro educazione sentimentale. I bambini ci aprono gli occhi, ci dicono che loro vorrebbero decidere cosa fare, con quali giocatoli giocare, che tipologia di film vedere o come vestirsi. Un maschio che vuole giocare con le pentole e le padelle o vuole una maglietta rosa non ha niente di male. Una bambina che usa gli anfibi, si veste di nero o che vuole giocare con le macchinine non ha niente di male. Non c’è niente che non vada in questi bambini, vorrebbero soltanto essere felici e poter decidere sulle cose del loro piccolo mondo. Da vedere assolutamente: <a href="https://youtu.be/6OVvOOZESZ8?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1">https://youtu.be/6OVvOOZESZ8?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="701" height="459" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/sin-mochilas-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15170" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/sin-mochilas-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 701w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/sin-mochilas-3-300x196.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 701px) 100vw, 701px" /></figure>



<p>Un’interessante campagna con messaggi chiari e concisi per promuovere la parità di genere nello sport è un altro punto forte di questa iniziativa. È fondamentale costruire protocolli e scrivere delle leggi che proteggano le donne sportive da violenza, mobbing e maltrattamenti di ogni genere ed entità: <em>#BuenasPrácticasEnElDeporte</em>. Leggi che sappiano guidare le donne, di ogni professione, nel compito più difficile del mondo: quello di gestire la professione e il lavoro e la vita privata e la famiglia. Una situazione che ancora nel 2021 è un problema non risolto. Guardando questa campagna sullo sport, ho subito pensato all’ultima notizia riguardante questo tema, quella apparsa sui media in queste scorse settimane, quella della ex-pallavolista Lara Lugli, che nel marzo 2019 aveva sciolto il contratto con la società sportiva dopo aver saputo di essere incinta. La società per la quale lei lavorava ha chiesto i danni in sede civile perché la giocatrice era rimasta incinta, aveva lasciato la squadra, e secondo la società c’era stato un calo nelle prestazioni della medesima squadra, proprio per l’uscita della Lugli. La donna lotta ancora per ricevere il suo stipendio per il mese di febbraio 2019. Una storia che ha dell’incredibile se poi scopriamo che questo bambino non è mai nato perché la giocatrice ha avuto un aborto spontaneo.</p>



<p>Siamo davanti a situazioni che non dovrebbero diventare delle notizie, non dovrebbero nemmeno succedere, né esistere. Non dovrebbe esserci una Festa della Donna dove si ricorda che dev’essere rispettata psicologicamente e fisicamente, in ambito lavorativo e/o privato. Non dovrebbero esistere tutte queste campagne per sensibilizzare sui diritti delle donne o per lottare contro il maschilismo. Mi chiedo: esiste la Festa dell’Uomo? Inteso come maschio? Esistono le campagne per contrastare il maltrattamento agli uomini? (intesi come maschi?). Ne abbiamo parlato tanto e ne parleremo ancora. È una situazione molto complessa che non si risolve con le parole e con resoconti annuali, ma con fatti concreti e soprattutto con un&#8217;educazione corretta e sensibile a questo tema fin dai primi mesi di vita, da parte della famiglia, della scuola e anche dello Stato. Ma sappiamo che il mondo è costantemente sotto sopra, è a rovescio di come dovrebbe essere…</p>
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		<title>Marocco. Le donne berbere continuano le manifestazioni per i diritti</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2019 08:31:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto &#160; Il 26 dicembre, pochi giorni fa, è giunta anche in Italia una notizia, qui però passata in sordina: in Marocco le donne berbere hanno deciso di manifestare per i loro diritti.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 26 dicembre, pochi giorni fa, è giunta anche in Italia una notizia, qui però passata in sordina: in Marocco le donne berbere hanno deciso di manifestare per i loro diritti.</p>
<p>Qual è la situazione dell&#8217;etnia berbera nel Paese nordafricano? Il Marocco fa parte della cosiddetta “Islamic belt” (cintura islamica), ma la sua popolazione è divisa, in maniera quasi paritetica, tra arabi e berberi. Il sovrano, Mohamed VI, è arabo (ma la madre è berbera), così come i detentori del potere politico ed economico.</p>
<p>I berberi vengono discriminati  anche se detengono il monopolio del commercio. Sono nomadi e la più alta concentrazione si trova nella regione del Rif (nell&#8217;estremo nord del Paese); la loro discriminazione si basa sul fatto che sono molto legati alle proprie tradizioni e, per questo, vengono considerati arretrati dal governo centrale.</p>
<p>Nel 2016 un pescatore perse la vita in uno scontro con la Polizia, mentre tentava di impedire il sequestro del frutto del proprio lavoro; da allora si sono accesi focolai di rivolta, ripresi appunto lo scorso dicembre dalle donne. Sì, proprio le donne, spesso rimaste sole ad accudire i figli e la casa perchè i loro uomini si trovano nelle prigioni di Stato. Donne, fino a poco tempo fa, ancora analfabete; donne che oggi sono scese nelle strade per chiedere istruzione e la possibilità di lavorare fuori dalle mura domestiche, più tutela contro le molestie, ma anche sanità, servizi di sussistenza e infrastrutture. Per il Bene della parte femminile, certo, ma anche per il resto della società.</p>
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Alla ricerca di Oum Kulthum</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 07:20:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani Commento al film “Looking for Oum Kulthum” di Shirin Neshat &#160; &#160; La solitudine dell&#8217;artista ormai famosa nel suo palazzo, forse il prezzo pagato per il successo, si anima nel triangolo che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Ivana Trevisani</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Commento al film </span><span style="font-size: large;"><i>“Looking for Oum Kulthum” </i></span><span style="font-size: large;">di Shirin Neshat</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumk1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10294" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumk1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="294" height="221" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">La solitudine dell&#8217;artista ormai famosa nel suo palazzo, forse il prezzo pagato per il successo, si anima nel triangolo che via via si compone: donna matura, giovane donna e ragazzina che scioglie il nodo stretto della storia e la dipana nei ricordi del magnifico bianco e nero in cui Neshat è maestra.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">E con mossa perfetta Neshat, alla colorata sontuosità che ci restituisce l&#8217;artista ormai all&#8217;apice del successo,</span><b> </b><span style="font-size: large;">sostituisce il bianco e nero di un paesaggio rurale lontano nel tempo e luogo d&#8217;origine dell&#8217;artista, che immediatamente trasporta lo spettatore agli inizi del suo cammino nel canto: una bambina</span><span style="font-size: large;"> di circa dieci anni, costretta a esibirsi travestita da beduino. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Nonostante Oum Kulthoum avesse dovuto effettivamente sottostare a quell&#8217;imposizione, perchè alle donne era vietato cantare in pubblico, l&#8217;enorme successo procuratole dalla sua magnifica voce, le consentì in seguito di assumere un intero gruppo di musicisti e di negoziare i suoi contratti, sottraendosi a una tradizione misogina imperante. La sua grandezza artistica travalicò rapidamente i confini egiziani e la sua fama le venne tanto riconosciuta da essere soprannominata </span><span style="font-size: large;"><i>Ambasciatrice dell&#8217;arte araba</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">La bellezza della sua voce, il canto sublime che dispensava, guadagnarono inoltre a Oum Kulthoum, divenuta simbolo della canzone araba, la possibilità di vivere liberamente la propria vita privata, pur segnata da difformità sentimentali: un matrimonio annullato e un altro intorno ai cinquant&#8217;anni. La stessa circostanza di non avere figli, condizione riprovevole e marginalizzante per una donna nella cultura islamica, fu tramutata simbolicamente, proclamando Oum Kulthoum </span><span style="font-size: large;"><i>Madre di tutto l&#8217;Egitto</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ma fare un film su Oum Kulthum si rivela per la regista un vero cimento, con difficoltà crescente a catturare l&#8217;essenza della leggendaria cantante del mondo arabo, in quanto donna, artista, mito; poiché il proposito di Neshat è quello di esplorare le lotte, i sacrifici e il prezzo pagato per il successo, da un&#8217;artista donna vissuta in una società conservatrice dominata da uomini. </span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b>U</b></span><span style="font-size: large;">n dominio che con l&#8217;espediente dell&#8217;ostruzionismo dell&#8217;attore durante le riprese del film, Neshat vuole segnalarci ancora presente nell&#8217;oggi. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Lo schiacciamento della donna da parte del patriarcato sociale è del resto una condizione che Neshat ha dovuto vivere in prima persona, e nello scorrere dell&#8217;esistenza dell&#8217;artista si inserisce quella della regista; raccontando la vicenda umana di Kulthum, Neshat ripercorre la propria. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Anche la storia di vita della vera regista </span><span style="font-size: large;">Shirin Neshat, è stata infatti segnata dalla prevaricazione di stampo maschilista, fotografa e videoartista iraniana, costretta all&#8217;esilio dall&#8217;avvento in patria del regime khomeinista, rimase forzatamente a New York dove si era trasferita nel 1983 dopo aver conseguendo il Master of Fine Arts alla Berkeley University frequentata dal 1974. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">La </span><span style="font-size: large;"><i>vera </i></span><span style="font-size: large;">regista, non allusione, ma realtà del film che richiede una precisazione: Neshat nella costruzione del disegno cinematografico utilizza l&#8217;escamotage della storia di una giovane regista che decide di fare un film su Oum Kulthum, e questo le consente di sfuggire alla banalità di se stessa che racconta se stessa, perchè probabilmente non questo è l&#8217;interesse profondo di Neshat, quanto piuttosto quello di trasmettere un messaggio che pur presente nelle vite delle tre donne, le trascende diventando universale. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Da un passaggio in Iran nel 1990 infatti Neshat, profondamente colpita dalle imposizioni del regime islamico esercitate in particolare nei confronti delle donne, decise che la condizione della donna islamica, il suo rapporto con il mondo maschile e più in generale il rapporto uomo-donna nella cultura islamica e in quella occidentale, sono diventati i nodi centrali della sua ricerca e creazione artistica.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quindi non a caso inserisce nel racconto filmico delle riprese, con il suo familiare bianco e nero, un&#8217;intera sequenza della</span><b> </b><span style="font-size: large;">rivolta femminista al Cairo nel 1914, in cui le donne scesero nelle strade per chiedere diritti politici, libertà di istruzione e di scelta lavorativa.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La polemica capziosa e apertamente maschilista dell&#8217;attore e i suoi reiterati attacchi alla regista sono volti non solo a mantenere propria e non abdicarla</span><b> </b><span style="font-size: large;">a</span><b> </b><span style="font-size: large;"><i>“una donna” </i></span><span style="font-size: large;">il possesso del Mito</span><span style="font-size: large;"><i>, </i></span><span style="font-size: large;">ma al tempo stesso a ridurre e chiudere</span><b> </b><span style="font-size: large;">al solo ambito popolare la grandezza di</span><b> </b><span style="font-size: large;">Oum Kulthoum che, effettivamente si esibì per i lavoratori dei cantieri sperduti nel deserto, per contadini, operai, costruttori e soldati, ma cantò anche per re e capi di stato e accompagnò le celebrazioni di eventi storici fondamentali. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10295 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="236" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 236w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm-221x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 221w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;inserimento dell&#8217;attore vacuo è un riconoscimento di Neshat alla universalità di Oum Kalthoum, poiché, come unanimamente testimoniato e riconosciuto da chi l&#8217;ha vissuta direttamente o ne ha raccolto i racconti, anche dopo il 1975, anno della sua morte, la presenza artistica, la vicenda singolare della donna, attraverso la sua grandezza e incanto artistico è diventata vicenda collettiva. In quella voce straordinaria che riusciva a indurre il riso più gioioso o portare a lacrime di commozione gli ascoltatori, ognuno poteva sentire la propria sofferenza, il proprio passato, il proprio presente, la propria patria, ognuno in quella voce poteva ritrovarsi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il film, oltre all&#8217;indiscutibile valre artistico, nel doppio registro di lettura: biografico ed autobiografico, si rivela omaggio e riconoscimento della grandezza <span style="font-size: large;">di Oum Kulthum e Shirin Neshat come artiste e come donne.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ha girato alcune delle sue opere video, video-installazioni e filmati in Turchia, in Marocco e a New York. (come Umm Kultum).</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il suo amore per l&#8217;arte si rivelava già in uno dei suoi primi lavori in cui su volto, mani e piedi liberi dai veli aveva tracciato, con scrittura calligrafica persiana versi d&#8217;amore di poetesse iraniane.</span></p>
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		<title>Femminismo e molestie, il ruolo controverso delle donne nella società</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 07:38:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Valentina Tatti Tonni Nelle civiltà antiche la donna, in quanto creatrice di esseri umani, aveva ruoli sociali importanti e a lei era associato un vero e proprio culto. Con l’avvento delle prime città-Stato,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/untitled-1159.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10057" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/untitled-1159.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="281" height="214" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Nelle civiltà antiche la donna, in quanto creatrice di esseri umani, aveva ruoli sociali importanti e a lei era associato un vero e proprio culto. Con l’avvento delle prime città-Stato, per non parlare poi degli Stati Nazione, si cominciò a formare nelle menti dei fondatori il presupposto che le leggi che avevano il potere di regolare la vita degli uomini nelle società, dovessero anche legiferare sulla condizione di disparità che con il tempo aveva assunto la donna nei confronti dell’uomo, il quale ne aveva di fatto il predominio. Le leggi regolavano allora una famiglia patriarcale che tramite il diritto sulla famiglia imponeva severe restrizioni, limitando la libertà femminile a mere concessioni. Mentre le donne greche dell’Antico Egitto erano più libere ed erano considerate giuridicamente uguali agli uomini, le donne nella Grecia di Aristotele erano da lui considerate inferiori mentalmente perché supportato dalle leggi della polis che vedevano nella donna libera solo una donna segregata.</p>
<p align="JUSTIFY">Sebbene oggi l’Occidente creda di aver raggiunto la piena parità dei sessi sotto ogni aspetto, almeno al pari dell’Oriente o del cosiddetto Terzo Mondo, nella realtà dei fatti tale convinzione si infrange poiché spesso l’uguaglianza tanto desiderata ne restringe sulla carta i diritti fondamentali, come ad esempio la parità salariale di cui parleremo più avanti.</p>
<p align="JUSTIFY">I tabù ai quali le donne devono far fronte sembrano incespicare in una visione della società già retrograda. Movimento che primo fra tutti sostenne le diverse forme di parità tra uomo e donna, fu il femminismo che in Italia prese piede a partire dalle lotte studentesche del 1968. Una rivoluzione, a tratti pacifica, che voleva sopprimere le disuguaglianze promuovendo il pensiero critico verso una società che stava cambiando e alla quale tutti e in egual misura avrebbero dovuto far parte. Senza l’eccezione di esser considerate solo incubatrici viventi, tutte si sarebbero dovute unire ma così non è stato. E allora, se il femminismo da una parte ha aiutato le donne a prender coscienza di sé, è vero anche che ha in qualche modo accentuato quelle stesse differenze che aveva la presunzione di voler reprimere. Sono nate così, in ordine sparso: fiere editoriali al femminile, quote rosa, politiche in difesa delle donne, tanto per citarne alcune. Senza riguardo a eventuali fiere editoriali maschili, quote blu e politiche in difesa degli uomini, perché altrimenti considerate maschiliste, misogine, patriarcali.</p>
<p align="JUSTIFY">Dunque, quale uguaglianza? Alcune di noi, hanno preferito rintanarsi in un angolo trafitto da vecchi ideali che oggi trovano fondamento solo nel passato, riducendo così le lotte per i diritti civili a stereotipi sull’inferiorità ai quali credono prima di tutto le donne. Femministe di estremo parere che, anziché difendere l’uguaglianza nel suo valore umano, offese dalla Storia denigrano l’uomo ponendolo in una posizione mai paritaria, rivendicando ove possibile una differenza biologica che contrariamente alle aspettative finisce per gravare su quelle mentali.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10058" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="402" height="284" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 402px) 100vw, 402px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Perciò “siamo più o meno pari, senza vere alleanze” come ha scritto nel 2014 Annamaria Testa, che per Internazionale si occupa di creatività e comunicazione. E’ in questo clima che il 5 ottobre scorso nasce lo scandalo sulle molestie sessuali nel mondo del cinema a Hollywood. Il New York Times pubblica un articolo contro l’ex fondatore della Miramax e poi proprietario della Weinstein Company, Harvey Winstein, colpevole secondo il quotidiano di aver molestato almeno otto donne. Dose rincarata cinque giorni dopo dal New Yorker che lo accusa di aver molestato tredici donne e di averne stuprate tre. Da qui tutta un’escalation di denunce da parte di almeno cinquanta donne tra attrici, modelle e impiegate che avrebbero trovato il coraggio di denunciare anche a distanza di anni dall’accaduto supportate da campagne di solidarietà e, ad esempio, dalla campagna social #MeToo lanciata dall’attrice Alyssa Milano su Twitter in novembre per invitare tutte le donne a non tacere ancora sugli abusi (messaggio accolto anche oltreoceano da donne pachistane e cinesi). Per la prima volta solidali tra loro, le donne hanno poi sfilato in nero sul red carpet dei Golden Globe. Non basta, almeno trecento attrici hanno creato in Time’s Up “un fondo per il sostegno legale a donne e uomini molestati sessualmente sul lavoro” rilanciando anche la parità salariale come uno dei problemi di certe discriminazioni sul posto di lavoro. Mentre l’ex collaboratrice di Obama Maria Contreras-Sweet avrebbe dato notizia di essere pronta ad acquistare la Weintein Comapny e a trasformare la politica aziendale orientandola proprio in difesa delle donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Un vortice di moralità e femminismo messi a confronto e ai quali l’attrice francese Catherine Deneuve ha voluto recentemente dare una sterzata, firmando insieme ad altre cento donne un manifesto pubblicato su Le Monde contro il &#8220;neo-puritanesimo, che condanna la ‘caccia alle streghe’ dopo il caso Weinstein: &#8220;Lasciamo agli uomini la libertà di importunarci&#8221;, non inteso a rivendicare un qualche tipo di giustifica verso le molestie o gli stupri ma che invece fraintesa, è stata costretta dopo le polemiche a scuse pubbliche verso le vittime che si erano sentite ingiustamente aggredite e giudicate dalla sua lettera.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10059 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="254" height="207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203-300x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 254px) 100vw, 254px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Sull’onda crescente delle denunce, è saltato fuori un altro problema dall’effetto mediatico immediato: quello della parità salariale che neanche a Hollywood sembrerebbe frenare gli scalpitii. Il welfare, il benessere del nostro Stato, è così direttamente proporzionale alle politiche sociali e in particolare all’autonomia femminile, sulla falsa riga di quei soggetti deboli da tutelare: disabili, anziani, minori e donne. Tre notizie una dietro l’altra che seguono il medesimo filone: l’Islanda approva con un Parlamento in maggioranza femminile, la parità salariale; una giornalista della Bbc, Carrie Gracie, si licenzia perché pagata meno dei suoi colleghi uomini, chiedendo che “la BBC valuti equamente uomini e donne”; le molestie dal cinema si spostano nel mondo della moda e due fotografi vengono cacciati da Vogue.</p>
<p align="JUSTIFY">Così, mentre le donne attendono di cambiare ancora una volta la società rimasta ancorata a un modello patriarcale che sembrava estinto promuovendo emancipazione e indipendenza, ne vediamo alcune stringersi dietro il retaggio vistoso di un femminismo d’altri tempi.</p>
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		<title>ANI l&#8217;Imamah</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 07:01:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani</p>
<p>Che le donne musulmane, con o senza velo, non sono mute, potrebbe essere quasi un&#8217;ovvietà, purtroppo il dilagare dei luoghi comuni intorno ai soggetti rende l&#8217;affermazione necessaria. Il vero problema infatti non è la mancanza di voce delle donne musulmane, quanto piuttosto il silenzio del sistema informativo in merito alla loro parola, al loro pensiero, al loro agire.</p>
<p>I veli in realtà sembrano stesi più sulle nostre ignoranze che sulle loro teste.</p>
<p>L&#8217;incontro alla Casa delle Donne di Milano con la Imamah di origine malese, ma residente a Los Angeles, Ani Zonneveld, è stato l&#8217;occasione per uno squarcio nella spessa cappa di ignoranza che avvolge le molteplici realtà delle donne musulmane.</p>
<p>La Imamah, già&#8230; una donna Imam che invita alla preghiera e la guida in moschea per donne e uomini che pregano insieme.</p>
<p>Comunque Ani ha voluto chiarire il valore e il senso che dà al suo ruolo di guida spirituale: non confinato nello stupore dell&#8217;eccezionalità della sua attribuzione a una donna, ma iscritto in un orizzonte molto più ampio “ Sono Imamah mio malgrado, quello che a me interessa veramente è l&#8217;aspetto teologico che dice le donne e gli uomini uguali, perchè questo può rendere migliore la vita di tutti e soprattutto per le donne musulmane.</p>
<p>A volte io invito alla preghiera e un maschio la conduce, altre volte viceversa un maschio invita e io conduco.” Una realtà che forse stupisce più una comunità cattolica credente o non credente che ancora non ha avuto la possibilità di vedere attribuire a una donna il ruolo di guida spirituale, ma di cui, nell&#8217;ambito musulmano della diaspora migratoria, Ani non è un caso isolato. Infatti nello stesso Nord Europa Sherin Khankan è Imam a Cophenaghen e Rabeya Muller lo è a Colonia e sono una decina nel solo mondo occidentale le donne imam.</p>
<p>In merito al movimento “Musulmani per i diritti umani” (“Muslim for Progressive Values”) che ha contribuito a fondare, con sedi oltre che negli Stati Uniti anche in Canada, Australia, Cile e in Europa in Francia, Belgio, Paesi Bassi Ani, l&#8217;imamah musicista e attivista, ci tiene a precisare “Non abbiamo inventato un nuovo Islam, ma ripreso il Corano; nel Corano uomini e donne sono spiriti uguali, e non esiste interdizione per la donna di invitare e condurre la preghiera. Del resto il Corano accetta anche i non credenti, basta che l&#8217;individuo sia una brava persona.</p>
<p>Nella prima moschea del Profeta (Maometto) la preghiera era aperta a donne e uomini insieme, lo stesso Profeta invitò Um Baraka a condurre la preghiera quando lui era assente: per 14 secoli ci hanno mentito!”</p>
<p>Già, ecco ricomparire l&#8217;inganno del patriarcato che piega al proprio volere di dominio e lo giustifica con un uso distorto e strumentale dei dogmi di fede e che purtroppo da sempre attraversa tutte le religioni.</p>
<p>Ce lo ha ricordato dal pubblico il professor Branca, islamologo dell&#8217;Università Cattolica di Milano, con l&#8217;abituale autocritica lucida e intelligente, dimostrando con due lancinanti esempi quanto la Bibbia sia misogina nel linguaggio“Troviamo la suocera di Pietro guarita da Gesù, suocera semplicemente, senza un nome e che presuppone quindi una moglie per Pietro, mai citata; o la madre dei figli di Zebedeo, anche lei senza un proprio nome.</p>
<p>Sono suocere di madri di mogli di, ma sono donne che non hanno un nome”</p>
<p>L&#8217;asserzione implicitamente rimanda al presupposto per cui il linguaggio riflette e rende menifesta la cifra di un pensiero e un atteggiamento della comunità, nella fattispecie segnata dal desiderio di dominio dei maschi nei confronti delle donne e il tentativo di cancellarne le identità non nominandole.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9606" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="843" height="474" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 843w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /></a></p>
<p>Continuando nello svelamento di sbrigativi luoghi comuni in meritò alla libertà femminile “Coprire le donne è senz&#8217;altro sessualizzarle, ma anche svestirle come in Occidente è usare sessualmente il corpo delle donne”, afferma con pacatezza ma decisione, questa donna minuta ma forte, senza velo in testa ma neppure nella conoscenza profonda e puntuale dei fondamenti religiosi della sua spiritualità, che la stessa Comunità le ha evidentemente riconosciuta accettandola come guida spirituale “L&#8217;Imam deve conoscere a fondo il Corano ed essere accettato dalla Umma (la Comunità), non è eletto/ordinato, come un prete.”</p>
<p>E uno snodo fondamentale tra religione e convivenza sociale è la famiglia fondata sul matrimonio, istituzione su cui ampiamente si gioca la strumentalizzazione delle indicazioni religiose</p>
<p>“Alle Nazioni Unite, in un mio intervento ho precisato che il Corano non sancisce il matrimonio a priori, è un contratto che si stipula tra due soggetti e dagòi stessi deve essere approvato, dall&#8217;uomo e dalla donna adulta . L&#8217;organizzaaione che ho fondato “Imam for she” ha una rete capillare di imam maschi che vanno nei villaggi a predicare il principio fondamentale del Corano per cui &#8216;le donne nel contratto matrimoniale possono dettare delle condizioni che il coniuge sarà tenuto a rispettare&#8217;. ” .</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-9607 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="325" height="325" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></a></p>
<p>Ani ha riferito che in Burundi ci sono 26 Imam che vanno nei villaggi per organizzare Campi di formazione allo sport ma al contempo insegnano come leggere correttamente il Corano, “E&#8217; un&#8217;attività molto importante, le ragazze hanno solo queste voci per conoscere i lori diritti. Inoltre è importante sapere che nel Corano è detto che una credente deve sposare un credente, credente, ma non necessariamente musulmano”</p>
<p>“Del resto anche quando le coppie vengono da me per essere sposate non lo faccio così, con leggerezza, ma faccio loro alcune domande mirate per sondarne la consapevolezza”</p>
<p>La conclusione di Ani non ha certo bisogno di commenti o analisi, semplicemente ci lascia ammirazione per la sua semplice lucidità e speranza che l&#8217; enunciato possa diffondersi maggiormente, farsi pensiero e guidare l&#8217;agire anche di chi non legge il Corano</p>
<p>“Nel Corano è detto che nulla può cambiare se per primo non cambi te stesso”</p>
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		<title>&#8220;Art(E)attualità&#8221;. Tala Madani, artista iraniana e la critica al patriarcato</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Aug 2017 11:13:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Chit Chat</em>. Video di animazione silenziosa, un stop-motion di Tala Madani &#8211; giovane artista di Teheran, classe 1981 &#8211; di oltre duemila immagini dipinte al minuto, che illustrano le strutture di potere, i fondamentalismi e il sessismo.</p>
<p>I protagonisti maschili nelle opere di Tala Madani sono sia tragici sia comici: esseri primitivi arroganti e ignoranti, resi animati da un rendering creato dall&#8217;uso di un&#8217;applicazione di vernice spessa. Madani esegue una critica delle strutture patriarcali delle società nel mondo.</p>
<p><em>Chit Chat</em> raffigura una raffica di infruttuose trattative tra un anonimo gruppo di uomini. Informe e facilmente malleabile, è difficile da decifrare dove finisce una cifra e l&#8217;altra inizia. Gli uomini, durante il loro futile scambio, diventano sempre più violenti, mentre l&#8217;innocuo titolo dell&#8217;opera assume una connotazione più sinistra, quella di un eufemismo usato, invece, per il conflitto, la brutalità e la guerra.</p>
<p><b>Progetto: CHIT CHAT, MOMA, New York – Luglio 2017 </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9304" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a 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