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	<title>penalisti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Penalisti nel CIE, a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 04:17:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 3 aprile scorso una delegazione di penalisti – avvocati dell&#8217;Unione delle Camere Penali – si è recata presso il CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Milano, gestito dalla Croce Rossa, che prevede&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Il 3<br />
aprile scorso una delegazione di penalisti – avvocati dell&#8217;Unione<br />
delle Camere Penali –  si è recata presso il CIE (Centro di<br />
Identificazione ed Espulsione) di Milano, gestito dalla Croce Rossa,<br />
che prevede una capienza di massimo 84 posti e in cui prestano<br />
servizio due mediatori, un medico e un infermiere. Durante la visita,<br />
i penalisti hanno registrato la presenza di 52 uomini e 5<br />
transessuali.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
avvocati hanno affermato che: “I CIE sono dei luoghi di detenzione<br />
a tutti gli effetti e privi di garanzie che sono proprie delle<br />
carceri. Sebbene manchino le condizioni di sovraffollamento tipiche<br />
degli istituti di pena e le stanze rimangano aperte, i reparti dove<br />
vivono le persone trattenute sono chiusi a chiave e gli spazi<br />
all&#8217;aperto loro riservati sono angusti. Inoltre, rispetto al carcere,<br />
dove i detenuti sanno di cosa sono accusati e quanto dovranno<br />
rimanere ristretti, all&#8217;interno dei CIE gli ospiti non sanno quando<br />
usciranno; e li preoccupa constatare che dentro con loro ci sono<br />
persone trattenute anche da un anno, in balia dell&#8217;incertezza ma<br />
anche dell&#8217;ozio, visto che nella struttura non ci sono biblioteche,<br />
né corsi di alfabetizzazione o attrezzature sportive. Ne deriva<br />
un&#8217;atmosfera di spaesamento che si traduce in molteplici, quanto<br />
generiche, domande di aiuto che il trattenuto rivolge al visitatore”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Se si<br />
aggiungono”, hanno continuato gli avvocati, “ che per due terzi<br />
si tratta di ex detenuti che sono passati direttamente dal carcere al<br />
CIE, vedendosi così negare non solo la libertà che avevano atteso<br />
contando i giorni, ma anche l&#8217;assistenza sanitaria di cui godevano in<br />
carcere, allora si capisce come il tasso di afflizione di questi<br />
centri sia addirittura maggiore del carcere. Nel CIE si rimane per lo<br />
più in attesa di “identificazione” e, considerato che al 95% gli<br />
ospiti sono stati ristretti in un carcere, quindi sono stati<br />
certamente identificati da varie amministrazioni dello Stato, appare<br />
evidente come la struttura non serva a risolvere, ma semmai<br />
costituisca essa stessa un problema. Un problema che, peraltro, detto<br />
per i duri di cuore, ha un notevole costo economico per le pubbliche<br />
finanze”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Presidente della Camera Penale di Milano, l&#8217;avvocato Salvatore Scuto,<br />
ha aggiunto: “Ai detenuti è assicurata l&#8217;assistenza sanitaria solo<br />
per le cure urgenti, ma non hanno diritto ad altre prestazioni del<br />
servizio sanitario nazionale. Quindi, quando si fanno male, vengono<br />
portati al Pronto Soccorso per le prime cure, ma se dopo qualche<br />
tempo, per un controllo, serve la risonanza magnetica, è un<br />
problema”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Infine:<br />
le norme europee contemplano l&#8217;esistenza di questi centri e anche il<br />
trattenimento delle persone fino a 18 mesi, ma come ricorda ancora<br />
Scuto: “Solo come extrema ratio. Prima di arrivare a questo punto<br />
devono essere messe in campo molte altre ipotesi, come ad esempio<br />
l&#8217;obbligo di firma. Tra l&#8217;altro la gestione è molto complessa e<br />
dispendiosa. Vengono impiegate molte risorse, ma il bilancio tra<br />
benefici e costi è decisamente negativo”. Poi tutti hanno concluso<br />
col dire: “Vogliamo accendere un faro&#8230;Noi chiediamo che si<br />
affronti il problema in maniera più intelligente, senza arrivare a<br />
una limitazione della libertà così pesante”.
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/CIE-di-MILANO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/CIE-di-MILANO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="168" width="320" /></a></div>
<p></p>
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