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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Anima bagnata</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 08:49:08 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci </p>



<p></p>



<p>Mi chiamo Azzurra.</p>



<p>Ho imparato a nuotare prima ancora di sapere come si scrive il mio nome.</p>



<p>Mia madre diceva che non piangevo mai da piccola.</p>



<p>Ma appena mi avvicinavi all&#8217;acqua, ridevo.</p>



<p>Ridevo con tutta la faccia, come se finalmente mi ricordassi chi ero.</p>



<p>Non lo so se è vero, ma mi piace pensarla così.</p>



<p>Sono cresciuta vicino al mare.</p>



<p>Non il mare dei cataloghi o delle vacanze.</p>



<p>Il mio era un mare stanco. Grigio.</p>



<p>Con le barche ferme come cicatrici e le reti bagnate a disegnare confini sul molo.</p>



<p>Non c&#8217;erano ombrelloni, né gelati, né bambini che urlano.</p>



<p>Solo vento.</p>



<p>E l&#8217;odore del sale, forte, che si appccicava ai vestiti, alle finestre, alla pelle.</p>



<p>Ce lo portavamo anche in casa, il mare. Senza accorgercene.</p>



<p>Mio padre diceva sempre:</p>



<p>“L&#8217;acqua capisce più degli uomini.”</p>



<p>Aveva mani grandi, dure, consumate. Parlava poco.</p>



<p>Ma quando mi guardava, sembrava che dentro gli occhi ci fosse una tempesta.</p>



<p>Io lo ascoltavo. E ci credevo.</p>



<p>Soprattutto quando ero sola, con la giacca troppo leggera e il vento che mi urlava in faccia.</p>



<p>C&#8217;erano giorni in cui mi veniva da buttarmi. Non per morire, ma per… risparmiare.</p>



<p>Per sentirmi acqua, anche solo per un attimo.</p>



<p>A casa parlavamo due lingue.</p>



<p>L&#8217;albanese era per le cose vere: per dire “mi manchi”, per urlare, per abbracciare forte.</p>



<p>L&#8217;italiano era per comportarsi bene, per dire “grazie”, “va tutto bene”, anche quando non era vero.</p>



<p>A volte mi incasinavo.</p>



<p>Dicevo “ti dua tanto”, oppure “jam lodhur” quando non ce la facevo più, anche se a scuola non capivano.</p>



<p>Un giorno ho inventato una parola: “shpiriti-mare”.</p>



<p>Per me voleva dire: anima bagnata.</p>



<p>Non puoi spiegarla.</p>



<p>La senti solo quando hai il cuore pieno d&#8217;acqua e non sai da dove cominciare a svuotarlo.</p>



<p>Poi ho capito che non tutto si può dire.</p>



<p>E non tutto si deve capire.</p>



<p>A volte basta raccontarlo.</p>



<p>Così com&#8217;è.</p>



<p>Come quando ti esce il respiro da solo, senza pensarci.</p>



<p>Una volta, alle medie, ci hanno chiesto di portare un oggetto che ci rappresentasse.</p>



<p>Qualcuno ha portato un trofeo, un altro un disegno, c&#8217;era pure una con la foto di quando era nata.</p>



<p>Io ho rovistato nei cassetti, ma non trovavo niente che mi somigliasse.</p>



<p>Poi l&#8217;ho vista. Una conchiglia. Neanche tanto bella.</p>



<p>Un lato era scheggiato. L&#8217;altro pieno di sabbia secca.</p>



<p>L&#8217;ho portata.</p>



<p>Quando è toccato a me, non ho fatto un discorso.</p>



<p>Ho solo alzato la conchiglia, l&#8217;ho tenuta in mano come fosse viva, e ho detto:</p>



<p>— Questa sono io. Rotta da un lato, ma dentro c&#8217;è il mare.</p>



<p>Silenzio.</p>



<p>Uno lungo.</p>



<p>Qualcuno ha fatto una smorfia. Ma l&#8217;insegnante  ha sorriso. Pianoforte.</p>



<p>E io… io ho sentito come se, per un attimo, tutto quello che erano arrivati.</p>



<p>Come se qualcuno avesse davvero ascoltato.</p>



<p>Non solo le parole, ma il rumore che ho dentro.</p>



<p>Da quel giorno ho iniziato a scrivere.</p>



<p>Non romanzi, non poesie da pubblicare.</p>



<p>Scrivimi per non scordarmi.</p>



<p>Per tenermi la galla.</p>



<p>Quando mi sembra che sto affondando, mi metto a scrivere. Anche solo due righe.</p>



<p>Anche solo una parola.</p>



<p>A volte basta scrivere “ci sono”, e già respiro meglio.</p>



<p>Scrivo quando ho paura.</p>



<p>Quando sento nostalgia di qualcosa che non so cos&#8217;è.</p>



<p>Quando sogno mio padre che parla col mare.</p>



<p>Scrivo anche adesso.</p>



<p>Qui, per te che forse leggerai.</p>



<p>O forse no.</p>



<p>Ma io ti parlo lo stesso.</p>



<p>Perché raccontarsi non è un lusso.</p>



<p>È una corda lanciata nel buio.</p>



<p>È tenere stretto quello che altrimenti andrebbe via.</p>



<p>Io sono Azzurra.</p>



<p>E questa non è tutta la mia storia.</p>



<p>È solo una goccia del mio mare</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>CREATORE DEL CONTENUTO: Boris Maretto</p>
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