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	<title>pianeta Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 08:05:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee di Alessandra Montesanto COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts),&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</p>



<p>Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="654" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16737" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-300x192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-768x490.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1536x981.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1618w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts), nel capoluogo dell&#8217;isola, Santa Cruz. Durante la scorsa estate l&#8217;abbiamo visitata e ne riportiamo alcune considerazioni che riteniamo altamente interessanti per il dibattito sui cambiamenti climatici a livello globale, sulla responsabilità dei cittadini e sulla giustizia sociale.<br><br><br></p>



<p>La Filosofia occidentale è tradizionalmente partita dalla domanda che prevale su altre grandi questioni, che, sia a livello individuale che sociale, delineano il modo in cui ci relazioniamo con il mondo: perché c&#8217;è qualcosa invece del nulla? Se possiamo essere certi di qualcosa, la nostra esperienza qualitativa del mondo, anche se non possiamo sperimentarla nella sua totalità, dice che, in effetti, ci sono cose che ci circondano. La materia rimane ed è continua. È impossibile fermare il corso della materia. Sia dal nostro punto di vista &#8211; quei rifiuti che non riusciamo a smettere di produrre, quel sacco della spazzatura giallo da 30 kg che viene riempito ogni due giorni in una famiglia di due persone &#8211; sia da uno stanziamento industriale &#8211; i litri di emissioni scaricati in mare da emissari nascosti sulla costa &#8211; sia come anche l&#8217;astrofisica &#8211; l&#8217;espansione dell&#8217;universo, la persistenza della materia oscura.<br>Ma come affrontare il fatto che la materia oscura è in continua espansione e la nostra è limitata? Come organizzare la materia, ciò che ci è rimasto?<br><br>Un&#8217;assidua definizione di residuo, o rifiuto è quella di “materia fuori posto”; è importante capire come riorganizzare la materia perchè è una questione politica e sociale. Che sia a livello domestico o industriale o extraplanetario. Il principio della definizione, dell&#8217;antropologa Mary Douglas, si basa sul fatto che l&#8217;organizzazione della materia ha una componente politica che la ristruttura sulla base di un pensiero dicotomico, ovvero: utile/inutile; produttivo/improduttivo. Sporcizia e rifiuti sono legati a un sistema di strutturazione igienica che lo identifica innanzitutto con qualcosa che destabilizza un ordine di contenimento che permette una vita funzionale e la struttura organica della città moderna è quella che nasconde i propri rifiuti sotto il magazzino e il cui fetore è nascosto anche a diversi metri dai contenitori che nessuno vuole vedere.<br><br>Tuttavia, il sistema di organizzazione dei rifiuti urbani come lo conosciamo oggi è molto recente. Fu solo nel XIX secolo che a Londra fu sviluppato un sistema igienico-sanitario pubblico: gli individui erano i responsabili della raccolta dei propri rifiuti e le acque reflue non presero forma fino a questo secolo, nonostante le lamentele sull&#8217;insalubrità del Tamigi fossero state presenti in Parlamento dal XIII secolo. Il <em>De latrines</em>, basato sullo spreco di rifiuti comunitario, che era stato praticato durante gli anni medievali, è passato anche alla Modernità con la gestione privatizzata voluta dal re, allo stesso modo in cui Locke sviluppò un sistema di pensiero liberale dove, portatrice di quei diritti non negoziabili &#8211; concepiti in definitiva come esito di deliberazione sociale contrattuale, ma sotto la legge ineludibile di diritti come la vita, la libertà e, soprattutto la proprietà privata &#8211; la città si avviava verso la privatizzazione dell&#8217;igiene. Tuttavia, a questa privatizzazione, antecedente all&#8217;industrializzazione e incipiente delle grandi capitali europee nell&#8217;Ottocento, mancava un elemento chiave che potesse riorganizzare tutto ciò che &#8220;era rimasto&#8221;. Vale a dire, poter spostare e nascondere ciò che gli individui avevano precedentemente gettato in strada.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16739" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p><br><br>L&#8217;organizzazione e l&#8217;industrializzazione delle risorse necessarie alla gestione delle città post-industriali ha quindi due punti di partenza in termini di pensiero: il primo è che l&#8217;immondizia è qualcosa del passato e che può destabilizzare e far ammalare. Non solo in termini di un sistema igienico basato sulla cura e sull&#8217;istituzionalizzazione della medicina, ma anche in quanto destabilizza lo schema basato su un certo ordine simbolico. Il residuo in vista è pericoloso. E il secondo punto è che,se la spazzatura è una cosa del passato, è perché ci ricorda dove siamo stati, cosa abbiamo mangiato e chi siamo. Sebbene la nostra memoria ci deluda, la spazzatura mostra il peggio di noi stessi. Le nostre abitudini di consumo sono esposte. In questo senso, Rathje e Murphy in “Spazzatura!” mostrano l&#8217;archeologia della spazzatura e come normalmente le persone, alla domanda sulle loro abitudini di consumo, tendano a nascondere i cibi dannosi per la salute e a sopravvalutare quello che dovrebbe essere il cibo &#8220;sano&#8221;.<br>Nessuno, inoltre, vuole condividere la propria spazzatura in pubblico. Non solo a livello individuale ma collettivo, una città senza un sistema fognario, impianti di trattamento delle acque reflue, scarichi o cassonetti è una società del passato. La città moderna è fatta di vetro, trasparente, ordinato, pulito. Il colore può essere anche manifestazione estetica dell&#8217;ordine simbolico del residuo. Anche parlare dell&#8217;uso del bianco come imposizione estetica durante il Movimento Moderno in Architettura o stile internazionale (1926-1950) aiuta a capire questo orientamento: dove ciò che era rimasto degli edifici e delle facciate era la decorazione, questa viene sradicata trattandola come un male, come grottesco. Questo rifiuto del grottesco definirebbe un&#8217;architettura bianca senza aggiunte, che rappresenta il progresso e la propaganda dello stile internazionale occidentale. Anche dopo la prima guerra mondiale, il critico d&#8217;arte e storico Adolf Behne fece una distinzione tra architettura bianca e architettura colorata, associando la prima alla classe borghese e la seconda agli ideali delle utopie socialiste. È curioso che il bianco derivi anche da un&#8217;idea igienista della Società. Nel sud della Spagna, i contadini usavano la calce per pulire le stalle per le sue proprietà antisettiche. Quando iniziarono ad arrivare le successive epidemie di tifo o peste, la popolazione divenne ossessionata da questa sostanza chimica e l&#8217;architettura divenne bianca. Cominciarono persino ad apparire rituali per imbiancare le stanze dei defunti di recente. È qui che l&#8217;idea del bianco come pulizia inizia ad essere culturalmente associata e si sviluppa per tutto il XX secolo nell&#8217;architettura e nell&#8217;arte.<br><br>La zona di Manshinay Yasser al Cairo o le discariche di Balatas e Payatas nelle Filippine sono complessi esempi contemporanei della sfida urbana posta dai rifiuti e dalla loro gestione. La prima è conosciuta come &#8220;la città della plastica”; un quartiere sovraffollato fuori il Cairo che si caratterizza per la sua architettura informale e la mancanza di un sistema logistico per organizzare i suoi rifiuti. In questa città come in altre zone del Cairo, esistono i cosiddetti “zabbaleen” &#8211; una parola che letteralmente significa in egiziano “area destinata alla spazzatura&#8221; -, gestiti da una comunità copta che si è tradizionalmente dedicata alla raccolta dei rifiuti. Rispetto ad alcuni sistemi di riciclaggio occidentali, riescono a riciclare l&#8217;80% dei rifiuti prodotti dalla città. Il delicato sistema comunitario degli zabbaleen è un processo di riciclo lontano dalla tecnologia contemporanea e basato su un equilibrio etnico o manuale, come sarà poi il cassonneto di cui parlava Walter Benjamin e che si trovava per le strade di Parigi e che ora è installato in molte altre città.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p>Ci sono persone che raccolgono i rifiuti, che guardano e prendono ciò che è stato gettato.Tutto ciò che la grande città ha buttato via, tutto ciò che ha perso, tutto ciò che ha disprezzato, tutto ciò che ha schiacciato sotto i piedi, lo catalogano e lo raccolgono. Raccolgono gli annali dell&#8217;intemperanza e dello dello spreco. Sistemano le cose e selezionano con giudizio: raccolgono come un avaro che custodisce un tesoro, rifiuti che assumeranno la forma di oggetti utili o gratificanti tra le fauci della dea dell&#8217;industria. Questa descrizione è una metafora estesa del metodo poetico, come lo praticava Baudelaire. Gli uomini della spazzatura e il poeta: entrambi si occupano di rifiuti.<br>L&#8217;idea del riciclo, del riutilizzo dei rifiuti come qualcosa di innovativo e che la città postmoderna si comporti meglio di qualsiasi altro sistema di riorganizzazione della materia, è, ovviamente, qualcosa di falso. Così è l&#8217;idea che ci sia una contemporaneità simultanea in cui regnano i progressi del &#8220;progresso&#8221;. L&#8217;esperienza del presente non è universalizzabile. Le idee che segnano un&#8217;epoca sono anche spaziali, geolocalizzabili. È curioso, in questo senso, come il concetto di &#8220;impronta di carbonio&#8221; sia stato ideato proprio dalla <em>British Petroleum (BP) </em>nei primi anni 2000, che ha incaricato la società di pubbliche relazioni <em>Ogilvy &amp; Mather</em> di ideare questo concetto, sviluppando un motore di ricerca in cui calcolare l&#8217;impronta di carbonio di ogni individuo. Con un movimento come questo, <em>BP </em>esternalizza la propria responsabilità riguardo all&#8217;inquinamento del pianeta e riesce a incolpare i singoli attori, preoccupati per la loro rispettiva “impronta ecologica”.<br><br>Il sistema igienico-sanitario ideato dalla città tipicamente postmoderna, con una gestione privatizzata dell&#8217;organizzazione dei rifiuti guidata da multinazionali, non è l&#8217;unico modello contemporaneo di distribuzione del materiale in eccedenza, tutt&#8217;altro. È, tuttavia, il modello pertinente all&#8217;interno dell&#8217;immaginario simbolico sviluppato dopo la sanificazione dello spazio pubblico, che lega l&#8217;igiene all&#8217;individuo-proprietario e all&#8217;esigenza collettiva di avere uno spazio operativo. La spazzatura non viene distrutta, viene spostata. All&#8217;interno della società consumistica tardo-capitalista, l&#8217;utopia del riciclo si basa sull&#8217;esternalizzazione dei propri rifiuti: ciò che non si vede va taciuto.<br><br>Qual è la soluzione per riordinare la creazione incessante della materia e non affogare in essa?<br><br>Walter Benjamin usa la figura della cassonetto per illustrare la sua concezione dell&#8217;immagine dialettica: un momento presente illuminato dal passato, dove la verità viene svelata dalla nostra esperienza personale e sensoriale. Sia il poeta che il cerca-spazzatura (riciclatore) sono interessati allo scarto.Ci proponiamo qui di costruire un&#8217;immagine dialettica del residuo in modo tale che esso sopravviva non come elemento negativo o eccedenza di quello positivo; il riciclatore lo pulisce, ma come una rovina, come una costruzione affermativa nel suo decadimento. Nelle parole di Slavoj Žižek: l&#8217;idea di &#8216;riciclaggio&#8217; comporta l&#8217;utopia di un circolo chiuso di tutti i rifiuti.</p>



<p>Cosa possono fare i singoli cittadini riguardo al clima globale ? Per esempio, l&#8217;organzzazione denominata <em>Safety Orange</em> funziona come tecnologia di controllo e autorizza i singoli cittadini ad essere perennemente vigili e responsabili della propria sicurezza e benessere. Possiamo intravedere questa logica spostando sottilmente il peso della conformità dalle istituzioni agli individui: la discarica di Payatas nella città di Manila, chiusa a causa di una frana che ha provocato la morte di circa 1.000 persone che vi abitavano, è un altro grande esempio di come, all&#8217;interno del sistema sanitario prevalente, la materia si muova, ma non venga mai distrutta completamente, venga rimossa dalla visione di quei centri che contano di essere spinti alle periferie, appunto, di essere spinti ai margini dell&#8217;ordine sociale e rimanere entro i confini dell&#8217;inaccettabile, sebbene il sistema stabilito nella società postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza ecologica, come si vede con l&#8217;esempio di Zabbaleen che, invece, garantisce un sistema sanitario basato sulla performance economica dei suoi abitanti e un sistema di valori e credenze basato sulla dicotomia utile/residuo. Gli abitanti di Payatas o di tante altre discariche di fronte alle pressioni socioeconomiche e alla mancanza di alloggi nei centri urbani, si trasferiscono nelle discariche per vivere come spazzini, cioè raggruppano i rifiuti e vendono ciò che trovano &#8230; Pertanto, sebbene il sistema igienico-sanitario della città postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza nella raccolta differenziata dei rifiuti o l&#8217;utopia del riciclaggio, garantisce l&#8217;ordine socioeconomico e simbolico in cui si trovano i rifiuti destinati ad essere il sostentamento economico di classi esterne a questo ordine sociale, relegate al di fuori di questo centro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



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<p>I rifiuti sono una questione politica la cui forma è modellata in molti modi, non si tratta solo della spazzatura stessa o della materia in una definizione classica di essa. Anche i corpi possono essere rifiuti: corpi che non sono produttivi. L&#8217;associazione tra residuo e improduttivo è evidente in questi corpi isolati ed emarginati all&#8217;interno della società: Robert MaCruer ha cercato di plasmare un tipo di corpo reso invisibile dalla società con la sua <em>Teoria del Crip</em>: “Corpi con diversità funzionale che non aderiscono alla norma, in questo caso, tendono ad essere isolati o emarginati. La logica del residuo sopravvive all&#8217;interno del nostro sistema di organizzazione delle idee e del ragionamento in molte aree della nostra vita”.<br>La spazzatura è l&#8217;oppresso, l&#8217;abietto. Storicamente, la nozione di rifiuto nasce legata ad una questione economica fondamentale: la produttività della terra. Così, nel <em>Secondo Trattato</em> di Locke, troviamo una definizione di residuo (rifiuto) che corrisponde a quella terra che non riporta un beneficio economico. Il residuo, storicamente, è simbolicamente equiparato a un sistema impuro, da cui deriva un pericolo. In questo senso, il sistema sapere/potere occidentale, fin dall&#8217;età moderna, rafforza una serie di valori in cui le stesse convinzioni prevalenti crollano prima della comparsa di altri nuovi valori. Soprattutto dopo l&#8217;Illuminismo, la conoscenza stessa viene riordinata e purificata sulla base dell&#8217;idea latente del residuo. La lotta dialettica tra tesi e antitesi può essere interpretata come il rafforzamento di un sistema di pensiero (filosofia?) che lotta per l&#8217;adattamento delle sue idee a un ordine che combatte il residuo: ogni conoscenza inutile deve essere ritirata, tutta la filosofia attuale deve &#8221; pulire&#8221; il precedente sistema su cui è stato costruito o spodestare quelle convinzioni e valori che non si adattano al tuo spirito. La conoscenza può anche essere residuale; lasciato ai margini, dimenticato. Il compito della cassettiera è salvarli; frugare tra i rifiuti della Filosofia e della Storia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="670" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16744" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-768x503.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="536" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16745" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1536x804.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1762w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br><br>In COLAPSO osserviamo diverse interpretazioni estetiche di queste sfide, analisi più o meno esplicite del sistema di categorizzazione dicotomica utile/inutile. Partiamo dalla critica ai rifiuti agricoli e industriali, presenti nell&#8217;opera di Amy Balkin, Rafael Pérez Evans o nel gruppo formato da Inés Miño, Iñigo Barrón e Mon Cano. In questi pezzi osserviamo come i rifiuti agricoli o ambientali modellano il nostro rapporto con lo spazio che abitiamo. Ad esempio, con il mare, come ci mostrano Inés, Iñigo e Mon, o con la terra stessa e la sovrapproduzione di banane, nel caso di Rafael. Da questa critica allo spreco ambientale e all&#8217;inquinamento atmosferico &#8211; quello smog di cui parla Amy &#8211; si passa a uno sguardo che poggia sulle tecniche di consumo capitaliste. Nell&#8217;opera di Shanie Tommassini, l&#8217;iPhone diventa un oggetto rituale, il cui incendio rimanda non solo all&#8217;obsolescenza programmata degli oggetti tecnologici ma anche al valore feticcio della merce, trasformata in un rituale quasi religioso. Cajsa Von Zeipel, Jack Almgren e Lucia Bayón ci mostrano anche modi di relazionarsi con la società consumistica, collegando elementi tessili nel caso di Lucia o il mondo del fast fashion con altri oggetti trovati, nel caso di Jack, parodiandoli in extremis come vediamo nelle sculture esorbitanti di Cajsa. Nel percorso espositivo si arriva alla rovina in sé, alla spazzatura destrutturata dotata di una forma architettonica, come artisti come Céline Struger, Marina González Guerreiro, Bat-Ami Rivlin o il duo formato da Ma Dallo e Lucía Dorta lavorano da prospettive diverse. Nel caso di Bat-Ami, siamo di fronte ai rifiuti domestici e ai resti della nostra stessa casa, che costituiscono una nuova realtà totalmente separata dal nostro spazio visibile. Nel caso di Maï e Lucia, il loro pezzo cerca di salvare le rovine di un&#8217;etica premoderna della cura, un sapere dimenticato i cui portatori sono state tradizionalmente le donne, bollate come &#8220;streghe&#8221;. D&#8217;altra parte, le rovine di Céline combinano figure mitologiche, come la Gorgone, con resti archetipici della nostra società industriale. Per Marina gli elementi più spendibili diventano motivi costruttivi, pezzi delicati fatti di un aspetto apparentemente superfluo. Da questa rovina si passa ai rifiuti umani: Berenice Olmedo, Luis Lece Marcin Dudek, ci mostrano modi di intendere, in definitiva, l&#8217;essere umano come parte dello stesso sistema di organizzazione dei rifiuti. <br><br>Ricordiamo che l&#8217;etimologia della parola &#8216;collasso&#8217; deriva dal latino &#8216;collapsus&#8217; e significa caduta totale. Lapse significa “scivolare”.</p>



<p>Una esposizione, quindi, che ci ammonisce: non scivoliamo, di nuovo, nello spreco della materia anche perché noi stessi di materia siamo fatti, ma anche di spirito e di conoscenza.<br><br><br></p>
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		<title>Eirene Fest: festival del libro per la pace e la nonviolenza</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2022 09:37:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo sempre più caotico, spersonalizzato, frenetico, disumano bisogna fermarsi a riflettere e cercare il senso profondo delle cose. I libri hanno svolto spesso questa funzione, quella di suggerire una direzione. In un’epoca&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="400" height="260" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16123" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></figure></div>



<p>In un mondo sempre più caotico, spersonalizzato, frenetico, disumano bisogna fermarsi a riflettere e cercare il senso profondo delle cose.</p>



<p>I libri hanno svolto spesso questa funzione, quella di suggerire una direzione.</p>



<p>In un’epoca di conflitti abbiamo bisogno dei libri per la pace e la nonviolenza: libri che ci consigliano, che ci guidano, che ci ispirano verso un mondo con al centro l’essere umano, le sue idee, i suoi sentimenti, le sue azioni verso un mondo migliore.</p>



<p>Invitiamo associazioni, istituzioni, case editrici, scrittori, giornalisti, personalità al fine di rendere questa proposta concreta e l’inizio di un cammino permanente e duraturo verso un’altra visione del mondo con al centro le persone, la solidarietà, il dialogo, la convergenza, i diritti umani, l’ambiente, la diversità.</p>



<p><strong>A chi è rivolto il Festival</strong></p>



<p>Innanzitutto invitiamo le case editrici e i loro autori, le scuole di ogni grado, l’associazionismo che si impegna per la pace, i diritti e la nonviolenza ad approfittare di un’occasione preziosa di interscambio e creazione di reti e relazioni.</p>



<p>Infine il festival vuole essere un momento di approfondimento delle tematiche della pace e la nonviolenza con il pubblico in generale.</p>



<p><strong>Data</strong></p>



<p>Il Festival del libro per la pace e la nonviolenza si svolgerà dal 2 al 5 Giugno 2022 a Roma.</p>



<p><strong>Location</strong></p>



<p>Il Festival si svolgerà nel quartiere romano di San Lorenzo, con una sede principale ai Giardini del Verano ma con sedi diffuse presso le sedi istituzionali, associative e culturali di un quartiere famoso per la sua vitalità, socialità e impegno.</p>



<p><strong>Obiettivi</strong></p>



<p>Il principale obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione sulle tematiche proposte, di grande attualità. La cultura della nonviolenza, l’abolizione delle armi nucleari, l’aspirazione a un Mediterraneo di pace sono questioni cardine per passare dall’attuale preistoria a una storia pienamente umana. Per realizzare queste aspirazioni bisogna innanzitutto crederci e, in questo senso, l’incontro della popolazione con le realtà e le personalità che da sempre si muovono in questa direzione, è imprescindibile. Impensabili sono le sinergie che possono crearsi dall’incontro delle persone in un ambito creativo come quello di un festival. Imprevedibili possono essere le conseguenze, in un’epoca instabile e incerta come quella che stiamo vivendo.&nbsp;</p>



<p>In secondo luogo, il festival ha l’obiettivo di dare alimento alle reti esistenti – e crearne di nuove – fra gli attori che lavorano per la costruzione della pace e di un mondo nonviolento, con lo sguardo rivolto al futuro, ma anche all’attualità.</p>



<p><strong>Le tematiche del Festival</strong></p>



<p><em>Stop alle armi nucleari</em></p>



<p>Il 22 gennaio del 2020 è stato ratificato il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari dell’ONU, dopo la realizzazione di una Campagna Internazionale (ICAN) che ha coinvolto oltre 500 attori sociali in diversi paesi e che ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 2017. In Italia questo evento di portata storica non ha avuto l’eco che meritava, nonostante gli sforzi della società civile pacifista; il nostro paese non ha firmato il Trattato ed è, a maggior ragione, necessario creare coscienza sociale sulla pericolosità di queste armi per l’umanità e il pianeta.</p>



<p><em>Cultura della nonviolenza, educazione nonviolenta</em></p>



<p>Nella storia della nonviolenza, troppo poco studiata nelle scuole, ci sono esperienze di diverse dimensioni disseminate su tutto il globo nelle diverse epoche. Siamo soliti riferirsi agli esempi del Mahatma Gandhi o di Martin Luther King per parlare di cultura nonviolenta e di risultati concreti della lotta sociale nonviolenta, ma esistono correnti di portata internazionale più vicine nel tempo, molto vitali e attive in vari campi come quella dell’Umanesimo Universalista di Silo, il Metodo MmE di Pat Patfoort, la CNV di Marshall Rosenberg, per fare qualche esempio.</p>



<p>In Italia, dove il pensiero e la pratica della nonviolenza hanno attraversato diversi ambiti, da quello più propriamente filosofico a quello più direttamente impegnato nei processi di trasformazione sociale e di risoluzione dei conflitti, alcune figure hanno valicato i confini nazionali, acquisendo una rilevanza internazionale, a partire, tra gli altri, da Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lanza del Vasto, Alex Langer. Ci sono inoltre moltissime esperienze di ricerca-azione volte alla risoluzione nonviolenta dei conflitti che rappresentano un bagaglio culturale inestimabile che merita un’adeguata visibilità. In questo ambito, l’adozione, nel quadro della ricerca-azione, di un approccio e di una metodologia nonviolenti, ha contraddistinto il pensiero e l’iniziativa di alcune figure di primo piano, in alcuni casi anche di spessore internazionale, della peace-research italiana, tra i quali, in particolare, Alberto L’Abate e Nanni Salio.</p>



<p>Le numerose esperienze pedagogiche innovative sviluppatesi in Italia e nel mondo fanno spesso riferimento alla nonviolenza ma, anche quando questo non sia esplicito si inquadrano nelle idee della pedagogia attiva, inclusiva e circolare che è evidentemente una pedagogia nonviolenta.</p>



<p><em>Mediterraneo, mare di pace</em></p>



<p>Non c’è bisogno di spendere molte parole per chiarire la necessità di rendere il Mediterraneo un luogo di pace e collaborazione. La cronaca degli ultimi decenni è fin troppo eloquente nel mostrare ciò che alcuni hanno cercato di non vedere. Le città-porto affacciate sul Mediterraneo hanno senza dubbio un diverso vissuto dell’attualità, come anche portano in sé l’esperienza del contatto con le altre culture che fin da tempi antichissimi hanno esplorato le nuove terre e incontrato i popoli dell’altra sponda, attraversando il mare. Oltre la cronaca e le vicende storiche, i legami culturali dei paesi affacciati sul Mediterraneano hanno radici profondissime che si manifestano in usi, costumi e fino all’etimologia delle parole che ci accompagnano ancora nelle diverse lingue. In questo senso il festival aderisce pienamente alla Campagna&nbsp;<em>Mediterraneo mare di Pace</em>.</p>



<p><em>Nondiscriminazione</em></p>



<p>All’interno del festival, il 2 di Giugno, si inserirà con le sue tradizionali attività la&nbsp;<em>Festa della Repubblica Multietnica</em>&nbsp;momento essenziale per ribadire la necessità di una Repubblica inclusiva, nondiscriminatoria, aperta alla diversità.</p>



<p><em>Cura del pianeta</em></p>



<p>La nonviolenza è, in questo momento storico, anche e soprattutto curare la nostra casa comune e spingere affinché la cura del pianeta sia una priorità assoluta per organismi internazionali, governi, istituzioni di ogni tipo fino ai singoli cittadini.</p>



<p>È urgente rispondere, anche sul piano culturale, alle richieste di ecologia sociale, di giustizia climatica, di qualità della vita.</p>
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		<title>Promozione teatrale per i nostri lettori. Moby Dick alla prova di Orson Welles</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2021 11:19:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per le nostre lettrici e i nostri lettori il prezzo del biglietto è di 16,50 (invece di 33,00) Tute le info per prenotare sono in calce. 11 gennaio &#62; 6 febbraio &#124; sala Shakespeare&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Per le nostre lettrici e i nostri lettori il prezzo del biglietto è di 16,50 (invece di 33,00) </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Moby_Dick_DeCapitani_DiGenio_phMarcellaFoccardi0337-1024x683.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15899" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Moby_Dick_DeCapitani_DiGenio_phMarcellaFoccardi0337-1024x683.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Moby_Dick_DeCapitani_DiGenio_phMarcellaFoccardi0337-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Moby_Dick_DeCapitani_DiGenio_phMarcellaFoccardi0337-768x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Moby_Dick_DeCapitani_DiGenio_phMarcellaFoccardi0337.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Tute le info per prenotare sono in calce. </p>



<p><strong>11 gennaio &gt; 6 febbraio | sala Shakespeare</strong></p>



<p><strong>Moby Dick alla prova</strong><br>di Orson Welles</p>



<p>adattato – prevalentemente in versi sciolti – dal romanzo di Herman Melville<br>traduzione Cristina Viti</p>



<p>uno spettacolo di Elio De Capitani</p>



<p>costumi Ferdinando Bruni</p>



<p>musiche dal vivo Mario Arcari, direzione del coro Francesca Breschi</p>



<p>maschere Marco Bonadei, luci Michele Ceglia, suono Gianfranco Turco</p>



<p>con Elio De Capitani</p>



<p>e Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Massimo Somaglino, Michele Costabile, Giulia Viana, Vincenzo Zampa, Mario Arcari</p>



<p>una coproduzione Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Torino &#8211; Teatro Nazionale</p>



<p><em>prima nazionale</em></p>



<p><em><strong>Lo spettacolo è dedicato alla memoria di Gigi Dall&#8217;Aglio.</strong></em></p>



<p>Elio De Capitani porta in scena un testo teatrale finora sconosciuto ai nostri palcoscenici, <em>Moby Dick alla prova, </em>scritto (oltre che diretto e interpretato) da Orson Welles. Questa nuova produzione (che vede collaborare il Teatro dell’Elfo e il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, dopo il bel successo messo a segno con <em>Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte</em>) è stata allestita e messa in prova nell’inverno 2020/21, ma non ha potuto essere presentata al pubblico. Il lavoro arriva a compimento nella stagione ‘21/22, con il debutto in prima nazionale l’11 gennaio sul palcoscenico dell’Elfo Puccini di Milano e le repliche al Teatro Carignano di Torino (8/20 febbraio).</p>



<p><strong>NOTE DEL REGISTA</strong><strong>: </strong><strong>Welles e Melville.</strong></p>



<p>Una duratura e magnifica ossessione quella di Welles per <em>Moby-Dick</em>. E finalmente il 16 giugno 1955, al Duke of York’s Theatre di Londra, va in scena per lottare personalmente con le sue balene bianche: Melville, il palco vuoto e la sala piena di spettatori. È un successo strepitoso per Welles: «questo spettacolo è l’ultima pura gioia che il teatro mi abbia dato».</p>



<p>Eppure al pubblico non dà né mare, né balene né navi. Solo un palco vuoto, una compagnia di attori, se stesso in tre ruoli: è Achab, ma è anche Re Lear ed è un impresario teatrale che convince la sua compagnia ad allontanarsi da Shakespeare e a seguirlo in una nuova avventura. Soprattutto al pubblico dà il suo testo, su cui ha lavorato per mesi, trovando appunto una via indiretta per affrontare la sfida di mettere in scena il romanzo: passare per <em>Re Lear</em>, lo spettacolo che la compagnia sta recitando ogni sera, che getta un ponte tra Melville e Shakespeare, scivolando dall’ostinazione di Lear che la vita, atroce maestra, infine redimerà all’ostinazione irredimibile, fino all’ultimo istante, del capitano Achab.</p>



<p>Il <em>blank verse</em> – per noi splendidamente tradotto dalla poetessa Cristina Viti, milanese di nascita ma londinese d’adozione – restituisce con forza d’immagini la prosa del romanzo, trasformando rapidamente l’iniziale entrare e uscire dal personaggio, che il capocomico Welles e i suoi attori fanno come ogni compagnia in prova, in una travolgente e intensa rappresentazione dello scontro, titanico e insensato, tra uomo e natura.</p>



<p>Oltre alla traduzione, un secondo potente motore di questa nostra versione del capolavoro di Welles (la prima in Italia) è una ciurma d’attori più che pronti alla sfida: un cast che salda le eccellenze artistiche di tre generazioni dell’ensemble dell’Elfo, nel quale anche molti dei giovani hanno un curriculum ricco di prestigiosi premi; in pieno lockdown, con la vita ferma fuori dalle mura del teatro, in una bolla all’Elfo Puccini di Milano, gli attori, i musicisti e le maestranze hanno trovato l’assoluta concentrazione nella difficoltà del momento e le prove sono diventate un ritiro totalizzante.</p>



<p>Terzo importante elemento dello spettacolo è la musica, che abita intensamente e dal vivo la scena (sia nel canto che strumentale), portentosa magia generatrice di emozioni profonde.</p>



<p>Ed è stato così che il capodoglio bianco ha preso anche la nostra vita. Da quando abbiamo iniziato a portare sulla scena il <em>Moby Dick alla prova</em> di Orson Welles, la duplice natura del grande mammifero marino ci tormenta.</p>



<p>ACHAB <em>Ma io, in quella bestia, io vedo forza oltraggiosa, imperscrutabile malvagità; è questo, questo imperscrutabile che io più odio, e che il capodoglio bianco ne sia agente o mandante sarà quell’odio che io gli infliggerò!</em></p>



<p><em>Non mi parlate di infamia o di bestemmia: io colpirei anche il sole se lui osasse insultarmi!</em></p>



<p>Il controcanto a quest’odio iperumano è un brano che abbiamo ritrovato nel cuore del romanzo di Melville e che si è posato nel cuore nostra versione scenica:</p>



<p><em>Dicono che spesso, da che più feroce e spietata si è fatta la caccia, le balene in enormi branchi solchino gli oceani per darsi l’un l’altra protezione e assistenza. […] se vi inoltrerete fino al cuore del branco dove giungono attutiti il clamore e lo spumeggiare delle onde, lì la distesa del mare vi apparirà come una levigata tela di raso […] Lì femmine e cuccioli giocano innocenti, pieni di gioia e senza timore o diffidenza alcuna. E se il vostro sguardo si spinge giù, giù, in quella trasparente profondità, lì in quelle caverne d’acqua vi appariranno le sagome delle balene che danno il latte e di quelle prossime a partorire. E come i neonati umani quando poppano puntano il loro sguardo tranquillo e fisso lontano dal seno, come se si nutrissero ancora di qualche loro memoria ultraterrena, così i piccoli di quelle balene vi guarderanno, ma non voi veramente, come se al loro occhio tranquillo voi non foste che un pezzetto di alga nel golfo.</em></p>



<p>Achab, come Kurtz in <em>Cuore di tenebra</em>, per devastare la natura, soggioga i suoi simili e ne fa strumento del suo odio, con estrema facilità.</p>



<p>ACHAB <em>Compito agevole, dopotutto… La mia unica ruota dentata sa mettere in moto i loro diversi meccanismi… ed eccoli tutti in moto…</em></p>



<p>Vitalismo rapace, prepotentemente – ma non esclusivamente – occidentale, che rappresenta quella parte d’umanità che ci porta al disastro, al gorgo mortale che inghiotte la Pequod. Siamo alla sesta estinzione di massa, siamo al riscaldamento globale, siamo sull’orlo del baratro e continuiamo a correre. Generando odiatori meno mitici ma altrettanto ferali di Achab. Riascoltando le cronache del G8 di Genova venti anni dopo, impressiona la follia repressiva che offese i corpi, segnò le menti e colpì le idee di quell’imponente movimento trasversale che aveva, semplicemente, a cuore il destino del pianeta e dei popoli.</p>



<p>Diciamolo: <em>Moby-Dick</em> parla di noi, oggi. Ne parla come solo l’arte sa fare. Cogliendo il respiro dei secoli – tra passato e futuro – nel respiro di ogni istante della nostra vita.</p>



<p>Elio De Capitani, 20 luglio 2021</p>



<p><strong>TEATRO ELFO PUCCINI, sala Shakespeare, </strong>corso Buenos Aires 33, Milano– Durata: 2 ore 20 – Mart/sab. ore 20.30; dom. ore 16.00 – Prezzi: intero € 33 / rid. giovani e anziani €17,50 / online da € 16,50 &#8211; Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 – <a href="mailto:biglietteria@elfo.org">biglietteria@elfo.org</a></p>
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		<title>The Last20</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2021 07:30:51 +0000</pubDate>
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<p>(da anbamed.it)</p>



<p></p>



<p>Nei prossimi mesi si terranno in Italia gli incontri del controvertice G20 denominato “The Last20” (gli ultimi 20). Si comincia a Reggio Calabria dal 22 al 25 luglio 2021.</p>



<p>Per seguire l’iniziativa e comprenderne la straordinaria portata, vi presentiamo il documento alla base del progetto e il calendario degli incontri.</p>



<p><a href="https://thelast20.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Per saperne di più</a></p>



<p><strong>Che cos’è The Last 20.</strong>&nbsp;Un summit “dal basso” per guardare il mondo con lo sguardo degli ultimi. Un evento che propone un riequilibrio in tutto il mondo per superare le attuali, crescenti diseguaglianze: un riequilibrio tra la società umana e il patrimonio naturale ereditato, tra economia reale e fnanza per non caricare le nuove generazioni del debito finanziario ed ecologico.</p>



<p><strong>L’evento.</strong>&nbsp;In Italia nel 2021- sotto la Presidenza italiana- si riuniscono in panel, simposi e incontri i rappresentanti dei G20, i venti “grandi della terra”: il tutto culminerà nel Vertice dei Leader G20, che si terrà a Roma il 30 e 31 ottobre. The Last 20 è invece un summit “dal basso” per riunire, conoscere meglio e dar voce agli “ultimi 20” tra i Paesi in base ai principali indicatori socio-economici delle graduatorie internazionali. Non si tratta in ogni caso di Paesi “poveri” ma piuttosto “impoveriti” da sfruttamento, guerre e confitti etnici, catastrofe climatiche.</p>



<p><strong>Che cosa propone The Last Twenty?</strong>&nbsp;Cambiare il punto di vista, guardare il mondo con gli occhi degli “ultimi”. Essere il termometro che misura al Pianeta, visto come organismo vivente, la “temperatura sociale, economica e ambientale”. Non accontentarsi dei dati medi globali ma prendere a riferimento i Paesi Last 20 e gli indicatori della qualità della vita diversi dal PIL che permettono di cogliere, analizzando i punti più sensibili del pianeta, i mutamenti che stiamo attraversando, andando così alla radice dei problemi e delle contraddizioni del nostro tempo.</p>



<p><strong>Gli obiettivi concreti.</strong> Il primo obiettivo è politico: affermare che i Last 20 esistono e soprattutto “i Last 20 contano”. Formare un comitato che ogni anno presenti un Report Last 20, che dia conto della situazione con criteri scientifici, andando al di là del PIL, includendo cioè fattori come le condizioni sociali ed economiche, l’ecosistema, la riduzione dei confitti. Un’analisi a 360° sulle parti più fragili dell’umanità, per ribadire che il mondo si può cambiare e non solo dall’alto. Non ultima, la stesura di un documento comune che chieda alla Comunità internazionale e al G20 di farsi carico dei bisogni dei popoli e la creazione di una lobby permanente che faccia sentire la loro voce a livello internazionale.</p>



<p><strong>I temi portanti di The Last 20.</strong> Il climate change e i suoi effetti su questi Paesi, in particolare su quelli dell’Africa sub-sahariana. La questione sanitaria in Paesi con una bassa aspettativa media di vita, debolissime strutture sanitarie e situazione aggravata da pandemia. La fame e l’impoverimento e la risposta dei soggetti sociali che resistono e si organizzano, come contadini, studenti, donne, artigiani. Immigrazione, accoglienza e intercultura per conoscere davvero questi Paesi, la loro storia e la loro cultura al di là degli stereotipi. Il ruolo dei corridoi umanitari e della cooperazione decentrata. Il ruolo politico di questi Paesi, infine, per far sentire la voce degli ultimi.</p>



<p><strong>Il programma degli eventi.</strong>&nbsp;The Last 20 inizia anche geografcamente da Sud, dal 22 al 25 luglio a Reggio Calabria, con l’intitolazione del ponte sul waterfront all’Ambasciatore italiano Luca Attanasio, morto tragicamente insieme alla sua scorta, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo. Alla cerimonia saranno presenti la vice ministra degli Esteri on. Marina Sereni, l’ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo in Italia, il sindaco e le maggiori autorità della città metropolitana di Reggio Calabria, i genitori dell’Ambasciatore Luca Attanasio, la moglie Zakia Seddiki e i parenti del carabiniere Iacovacci. Alle ore 15:30 presso l’Anfteatro del Parco Ecolandia si aprono poi i lavori di The Last 20 con il saluto delle autorità e dei 20 Paesi ospitati. Gli incontri dei quattro giorni verteranno su migrazioni, accoglienza, cooperazione internazionale, ruolo degli enti locali e delle comunità con ospiti autorevoli.</p>



<p>The Last 20 continua poi a settembre e ottobre con tappe tematiche.</p>



<p>-10-12 settembre a Roma</p>



<p>-17-21 settembre a L’Aquila, Sulmona, Agnone, Castel del Giudice, Colle d’Anchise</p>



<p>-23-26 settembre a Milano</p>



<p>-2-3 ottobre a Santa Maria di Leuca</p>



<p><strong>I Paesi individuati:</strong>&nbsp;Afghanistan, Burkina Faso, Burundi, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea Bissau, Libano, Liberia, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Sierra Leone, Somalia, Sud Sudan e Yemen.</p>



<p><strong>I promotori</strong>&nbsp;L’evento è promosso da: Comune e Città metropolitana di Reggio Calabria, Federazione delle diaspore africane in Italia, Fondazione Terres des Hommes (Italia), ITRIA (Itinerari turisticoreligiosi interculturali accessibili), Mediterranean Hope, Re.Co.Sol. (Rete Comuni solidali), Rete azione TerrÆ, Fondazione Casa della Carità (Milano), Parco Ludico Tecnologico Ecolandia. In collaborazione con: Agorà Abitanti della Terra, CEI (Ufcio nazionale turismo, sport e tempo libero), C.I.R.P.S (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo sostenibile), Comune di Agnone, Comune di Castel del Giudice, Diocesi di Campobasso e Trivento, Diocesi di Sulmona, Diocesi di Termoli e Larino, Fondazione Giovanni Paolo II, Italia Bayti (Muslim Friendly Hospitality), Parco Culturale De Finibus Terrae, WHAD (World Halal Devolpment), Villaggio della Pace. Media Partner del Last Twenty sono l’agenzia DIRE e Left. Oltre ai promotori molte le organizzazioni che hanno aderito a questa iniziativa tra cui: Libera, Municipio VIII di Roma, AfricaChildren, Associazione Sudanesi di Torino, Othernews, diverse ONG (ARCS , Terra Nuova, COSPE, Mani tese, COPE), Altro Ateneo UNIROMA2, CGIL ROMA 2, Forum ItaloTunisino per la cittadinanza mediterranea, Rete Cinecittà Bene Comune, Rete CineEst, Tribunale permanente dei diritti dei popoli -Fondazione Lelio Basso, rete internazionale del Fair Trade, Chico Mendes, Equo Garantito, Slow Food, il Parco Ecolandia, le riviste “Altreconomia”, “Nigrizia”, “Africa” e “Confronti”, il Movimento Europeo, Associazione Agorà, CISDA – coordinamento italiano sostegno donne Afghane; Forum Civique Européen (FCE); Comune di Almese (TO); Associazione Sudanesi Torino; Artes; Medici con l’ Africa CUAMM; Laudato Si’; Università degli Studi dell’Aquila, CICMA. diverse comunità di immigrati provenienti da Eritrea, Etiopia, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Somalia, singole persone impegnate nella solidarietà internazionale, nell’accoglienza dei migranti o esperti di questi Paesi.</p>



<p>Contatti Ufficio stampa, Massimo Acanfora, Ilaria Sesana, Duccio Facchini 329 1376380</p>
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		<title>&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Colombia: il coraggio di Francisco</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 07:58:07 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Francisco Javier Vera è un ragazzino colombiano. Ha 11 anni ed è attivista ambientale. Il cuginetto latino-americano di Greta Thumberg. Nella sua pagina Facebook si può leggere il suo CV a favore della difesa dell’ambiente. È il fondatore del Movimento ambientale “Guardianes por la vida”, formato in gran parte da bambini e fa anche parte del Movimento <em>Fridays For Future</em> in Colombia e della piattaforma <em>Citizen Climate Lobby</em>, capitolo Colombia. Nel 2019 ha fatto un intervento nella sede del Senato della Repubblica di Colombia sottolineando alcuni aspetti importanti della lotta per il benessere ambientale del pianeta: no al fracking (per maggiori informazioni sulla fratturazione idraulica o fracking: <a href="https://www.lifegate.it/fracking-fratturazione-idraulica?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lifegate.it/fracking-fratturazione-idraulica?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>), no alla plastica usa e getta, no al maltrattamento degli animali e no agli esperimenti sugli animali. Insomma, tanta roba per un bambino di undici anni.</p>



<p>Lo scorso 13 gennaio era pronto per tornare a scuola in DAD, come quasi tutti i bambini in questo momento; essendo molto attivo sui Social Network con tutti i suoi account gestiti dai suoi genitori, ha voluto pubblicare attraverso la sua pagina di Twitter un messaggio chiedendo al presidente della repubblica Ivan Duque più copertura di internet, soprattutto nelle provincie lontane dalle grandi città per poter offrire a tutti i bambini, anche nei luoghi più remoti del paese, la possibilità di assistere alle lezioni a distanza. Ebbene, un giorno dopo è stato minacciato di morte. Ha ricevuto un messaggio da un account ormai oscurato da Twitter, un tweet senza senso e totalmente gratuito che diceva così (traduco le esatte parole del messaggio): “Che voglia che ho di scorticare questo figlio di…. Ho molta voglia di ascoltarlo mentre gli taglio le dita per vedere se continuerà a parlare di ambientalismo e dignità”. Sono rimasta senza parole, leggevo e rileggevo il tweet di quella bestia senza capire il perché di questo atto, di questa risposta smisurata e fuori di testa a delle parole nate da una testa in evoluzione, come lo è quella di un ragazzino di 11 anni. Per fortuna, subito sono arrivati messaggi di solidarietà verso la famiglia, la risposta immediata del Network, si sono attivati giornalisti e politici per denunciare la questione, le forze dell’ordine hanno preso in mano la situazione e addirittura hanno pubblicato un video offrendo una ricompensa a chi sappia qualcosa sull’identità di questa persona. Ovviamente l’account era sotto un nome falso, firmato, ahimè, @BelboCodazzi. (che nefasta e disgraziata coincidenza).</p>



<p>Anche Greta era stata minacciata ai tempi dei suoi interventi a Bruxelles e a New York. Le persone che si nascondono dietro un falso nome e dietro lo schermo per comunicare con parole offensive, se così si può definire, minacciando le persone sono dei codardi per natura, se poi lo fanno verso i minorenni, qualunque sia l’origine e la ragione, sono degli esseri vili, vigliacchi, ipocriti, ignoranti e senza cuore; se poi lo si fa dopo che questi ragazzini attirano l’attenzione dell’opinione pubblica su aspetti sociali, sull’istruzione, sull’ambiente o aspetti un cui loro credono… beh, allora non c’è rispetto per nessuno.</p>



<p>I minorenni non si toccano, nemmeno attraverso lo schermo. Un bambino ha tutto il diritto di dire quello che pensa sul mondo in cui vive, di chiamare l’attenzione di noi adulti, di svegliare una scintilla nei loro coetanei. Non vedo niente di male, anzi, il futuro è loro e quindi mi sembra logico e ragionevole che siano loro stessi a parlare, a fare manifestazioni, a farsi domande e a pretendere delle risposte.</p>



<p>Greta, Francisco e tutti i bambini che vogliono lottare per il loro futuro hanno il diritto di farlo e noi adulti dobbiamo ascoltarli con molta attenzione e aiutarli a farlo. Penso che sia un nostro dovere. Per questo vorrei inviare tutto il mio appoggio a Francisco. Vi invito a seguirlo, imparerete tante cose sulla natura colombiana e sulle sue attività.</p>



<p>Twitter: @franciscoactiv2</p>



<p>Facebook: @franciscoactivistaoficial</p>



<p>Instagram: @guardianesporlavida</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. ﻿Il “Green Deal” europeo</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2020 08:31:27 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/03/13/imprese-e-diritti-umani-%ef%bb%bfil-green-deal-europeo/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. ﻿Il “Green Deal” europeo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="266" height="189" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/eu-green-dal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13713"/></figure></div>



<p>di
Fabiana Brigante</p>



<p>Nel
luglio dello scorso anno Ursula von del Leyen veniva eletta
presidentessa della Commissione Europea. Nelle ventiquattro ambiziose
pagine della sua “agenda per l’Europa”, scritta per ottenere i
voi dei membri del Parlamento Europeo, la allora candidata aveva
parlato di “una Europa che guidi le principali sfide del nostro
tempo”. In cima al suo programma si stagliava la proposta di un
<em>Green
Deal</em>
europeo, raccogliendo la sfida e l’opportunità di una Europa a
impatto climatico zero, sulla scia di quanto stabilito dall’Accordo
di Parigi e dai traguardi fissati per il 2030. 
</p>



<p>Lo
scorso dicembre il <em>Green
Deal</em>
è stato dunque presentato dalla Commissione Europea<sup><a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></sup>;
è stato definito un percorso da seguire al fine di “rendere
sostenibile l’economia dell’Unione Europea trasformando le sfide
climatiche e ambientali in opportunità in tutti i settori politici e
rendendo la transizione giusta e inclusiva per tutti”.</p>



<p>Il
<em>Green
Deal</em>
fornisce una tabella di marcia con azioni volte a potenziare un
utilizzo efficiente delle risorse, con un passaggio ad una economia
pulita e circolare, ambendo ad arrestare i cambiamenti climatici e la
perdita di biodiversità, e ovviamente a ridurre l’inquinamento. 
</p>



<p>Tutti
i settori dell’economia sono inclusi in questo processo di
cambiamento, in particolare i trasporti, l’energia, l’agricoltura,
il settore edilizio e quello industriale.<sup><a href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></sup>
Un ruolo decisivo nel sostenere la transizione verde lo giocano anche
le tecnologie digitali. La digitalizzazione offre, tra le altre cose,
nuove opportunità per il monitoraggio a distanza dell’inquinamento
atmosferico e idrico o per il monitoraggio e l’ottimizzazione
dell’utilizzo dell’energia e delle risorse naturali. Allo stesso
tempo, la Commissione valuterà la necessità di maggiore trasparenza
sull’impatto ambientale dei servizi di comunicazione elettronica.</p>



<p>Per
quanto riguarda i trasporti, si sostiene che tutti i settori dovranno
contribuire pienamente alla de-carbonizzazione, in linea con
l’obiettivo di conseguire un’economia ‘climaticamente neutra’,
tentando di applicare il principio de “chi inquina paga”. La
proposta, tra le altre, è quella dunque di investire sulla
connettività delle reti ferroviarie dell’UE, al fine di consentire
pari accesso su tutto il territorio al trasporto ferroviario
pubblico.
</p>



<p>Ulteriore
obiettivo del <em>Green
Deal</em>&nbsp;è
di realizzare una politica alimentare più sostenibile, “che
riunisca gli sforzi per  […]preservare e ripristinare la
biodiversità con l’ambizione di garantire che i cittadini europei
ricevano alimenti accessibili, di alta qualità e sostenibili,
garantendo al contempo un tenore di vita dignitoso per gli
agricoltori e i pescatori e la competitività del settore agricolo”.
La strategia che si vuole attuare viene denominata “dal produttore
al consumatore”.</p>



<p>In
concreto, la Commissione si propone di “rafforzare la posizione
degli agricoltori nella filiera agroalimentare, premiando i
produttori che forniscono alimenti di elevata qualità quali norme
tutelando il benessere degli animali”. È ribadito inoltre che “la
riduzione del utilizzo dei pesticidi è uno degli obiettivi
prioritari per una agricoltura sostenibile”.</p>



<p>Riguardo
la preoccupazione per la perdita di biodiversità terrestre e marina
causate da agricoltura, pesca e produzione alimentare, oltre che per
i rischi connessi alla estinzione delle api, la Commissione sollecita
gli Stati membri a potenziare le azioni volte a ridurre gli sprechi e
combattere le frodi alimentari.</p>



<p>Non
manca nel documento l’attenzione alla protezione delle foreste,
indispensabili per il nostro pianeta eppure martoriate negli ultimi
anni dai numerosi incendi in tutto il mondo. Sul punto, il <em>Green
Deal</em>
accoglie
con favore l’intenzione di contrastare la deforestazione mondiale e
le chiede di intensificare le sue azioni in tal senso. 
</p>



<p>Il
raggiungimento degli obiettivi del <em>Green
Deal</em>
europeo richiederà ovviamente investimenti significativi. Il
compimento di quelli posti per il 2030 in materia di clima ed energia
richiede circa 260 miliardi di euro di investimenti annuali
aggiuntivi, pari a circa l’1,5% del PIL del 2018. Questo
investimento necessiterà della mobilitazione dei settori sia
pubblico che privato. È stato sostenuto che almeno il 25% del
bilancio a lungo termine dell’UE dovrebbe essere dedicato
all’azione per il clima, richiedendo ulteriore sostegno alla Banca
Europea per gli Investimenti (BEI). 
</p>



<p>Sebbene
la lotta al cambiamento climatico e al degrado ambientale sia uno
sforzo comune, è necessario considerare che non tutti gli Stati
membri partono dallo stesso punto. Si auspica dunque un meccanismo di
transizione equo che sia in grado di supportare quegli stati la cui
economia sia in gran parte retta da attività ad alta intensità di
carbonio. Sarà inoltre importante supportare i cittadini più
vulnerabili alla transizione, fornendo accesso ad opportunità di
lavoro in nuovi settori economici. Dovrà essere dedicata la dovuta
considerazione alla riqualificazione e allo sviluppo delle competenze
dei lavoratori nei nuovi settori economici che emergeranno.</p>



<p>Nel
mese di marzo la Commissione si propone di lanciare un “Patto
climatico” per dare voce e ruolo ai cittadini nella progettazione
di nuove azioni, condivisione di informazioni, avvio di attività di
base e soluzioni di presentazione che altri possano seguire.</p>



<p>Le
sfide globali del cambiamento climatico e del degrado ambientale
richiedono una risposta globale. L’Unione Europea si è ripromessa
di promuovere gli obiettivi già posti nelle convenzioni delle
Nazioni Unite sulla biodiversità e il clima. Il G7, il G20 e le
relazioni bilaterali costituiranno un’arena dove si concentreranno
gli sforzi per spronare gli altri paesi ad intensificare i loro
sforzi in tal senso. 
</p>



<p><a href="#sdfootnote1anc">1</a><br>
	</p>



<p>
	<sup>	</sup>
	Il testo ufficiale del Green Deal è consultabile al sito:
	<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1576150542719&amp;uri=COM%3A2019%3A640%3AFIN&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1576150542719&amp;uri=COM%3A2019%3A640%3AFIN&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>
	 
	</p>



<p><a href="#sdfootnote2anc">2</a><br>
	</p>



<p>
	<sup>	</sup>
	“Cos’è il Green Deal Europeo?”, disponibile al seguente link:
	<a href="file:///C:/Users/Alessandra/Desktop//C:/Users/Fabiana%20Brigante/Downloads/What_is_the_European_Green_Deal_en.pdf%20(1).pdf">file:///C:/Users/Fabiana%20Brigante/Downloads/What_is_the_European_Green_Deal_en.pdf%20(1).pdf</a>
	
	</p>
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			</item>
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		<title>Promozione teatrale. Nostra madre Terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2019 08:17:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>PROMO teatrale per i lettori di Peridirittiumani.com: se si partecipa in 2 persone (o a numeri pari), una paga il biglietto di 12 euro e l&#8217;altra persona entra gratuitamente (quindi, 6 euro a testa)&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>PROMO teatrale per i lettori di Peridirittiumani.com: se si partecipa in 2 persone (o a numeri pari), una paga il biglietto di 12 euro e l&#8217;altra persona entra gratuitamente (quindi, 6 euro a testa) . 6-7-8 dicembre 2019</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13324" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1701w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>TEATRO
OFFICINA presenta </strong>
</p>



<p><strong>NOSTRA MADRE TERRA</strong></p>



<p><strong>Venerdì
6 e sabato 7 dicembre ore 21</strong></p>



<p><strong>Domenica
8 dicembre 2019 ore 16</strong></p>



<p>
<strong>NOSTRA
MADRE TERRA					           nuova produzione</strong></p>



<p><strong>Con
</strong>Daniela
Airoldi Bianchi, Eleonora Caracciolo, Roberto Cuda, Pierluigi Durin,
Antonello Garofalo, Martina Mozzillo, Lorena Salvini, Stefania
Strianese,  Armando Toscano e un gruppo di cittadini del quartiere.</p>



<p><strong>Collaborazione
alla drammaturgia</strong>
Roberto Cuda ed Elisa Gianni 
</p>



<p><strong>Ricerca
musicale </strong>Alessandro
Arbuzzi e Margherita Roverselli</p>



<p><strong>Assistente
alla regia</strong>
Martina Mozzillo</p>



<p><strong>Regia
di</strong>
Massimo de Vita</p>



<p><strong>Produzione</strong>
Teatro Officina</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13325" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1701w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Il
TeatroOfficina
&#8211; che da quarantacinque anni opera a Milano con una vocazione al
lavoro sui quartieri &#8211; dopo lo spettacolo <em>E
sia pace nel mondo</em>
realizzato coinvolgendo alcuni giovanissimi abitanti del quartiere
intorno alla cultura spirituale della non- violenza, approda ora a
una nuova produzione sul tema della sensibilità ecologica.</p>



<p><em>Nostra Madre Terra</em>, così Francesco d’Assisi chiama il pianeta nel suo cantico  <em>Laudato sì,</em> cui si è ispirato Papa Francesco nell’omonima enciclica. <br>Il richiamo a <em>coltivare e custodire </em>la Terra chiede a tutti noi di vivere in modo equilibrato nella casa comune, e si pone di fatto come un impegno radicale per il futuro.  </p>



<p>Tutto
è in relazione: la cura della nostra vita è legata a quella delle
vite altrui, alla condizione dei poveri del mondo e di ogni creatura
esistente. Le parole di Alex Langer, di Papa Francesco, di Maria
Galindo e dei capi tribù dell’Amazzonia, attraversano e 
sostanziano lo spettacolo che si fa orazione civile, riflessione di
un gruppo di lavoro del quartiere che diviene ora “responsabilità
del dire” attraverso il teatro. 
</p>



<p>“<em>Cominciate
con il fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E
all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile</em>”
(Francesco d’Assisi)</p>



<p><strong>Ingresso
(con tessera associativa</strong><em><strong>
gratuita)  €</strong></em><strong>12,00</strong>
<br><strong>Prenotazione:
</strong>
necessaria e gratuita su <a href="http://www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>
| 02.2553200<br><br>
</p>



<p><strong>TEATRO
OFFICINA</strong>
via Sant’Elembardo, 2 Milano | MM1 Gorla | <a href="mailto:info@teatroofficina.it">info@teatroofficina.it</a>
| <a href="http://www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>  |
02.2553200</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/12/01/promozione-teatrale-nostra-madre-terra/">Promozione teatrale. Nostra madre Terra</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cambiamento climatico: i popoli indigeni sono le prime vittime</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2019 06:37:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I popoli indigeni devono essere presi maggiormente in considerazionenella ricerca sul clima L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede che la ricerca scientifica sul clima tenga maggiormente conto delle popolazioni indigene. Da anni ormai le&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><br>I popoli indigeni devono essere presi maggiormente in considerazione<br>nella ricerca sul clima</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="750" height="430" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/Conservazione-e-popoli-indigeni-Max-Chiswick.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13050" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/Conservazione-e-popoli-indigeni-Max-Chiswick.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/Conservazione-e-popoli-indigeni-Max-Chiswick-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede che la ricerca scientifica sul clima tenga maggiormente conto delle popolazioni indigene. Da anni ormai le popolazioni indigene sperimentano e vivono sulla loro pelle le conseguenze del cambio climatico. I programmi di<br>ricerca sul clima dovrebbero quindi tenere conto e includere nella<br>ricerca la profonda conoscenza accumulata dalle popolazioni indigene. L&#8217;APM chiede che vi sia un cambiamento nell&#8217;assegnazione dei fondi di ricerca. In particolare l&#8217;APM chiede che i finanziatori dei programmi di ricerca pongano come condizione base l&#8217;inclusione di rappresentanti indigeni nei programmi. La maggiore parte degli scienziati che si occupa<br>di clima spera di contribuire con la propria ricerca al miglioramento delle condizioni di vita delle vittime del cambio climatico ma vi potranno essere risultati concreti in tal senso solo coinvolgendo le vittime e solamente se i finanziatori lo accetteranno come scopo specifico della ricerca.</p>



<p>L&#8217;APM ricorda che la Nuova Zelanda vanta già ricerche esemplari nel campo del clima che hanno tenuto conto delle conoscenze delle popolazioni indigene. Il programma di ricerca neozelandese &#8220;Visione Matauranga&#8221;, finanziato da importanti fondazioni, vede infatti la<br>partecipazione dei Maori che utilizzano la loro ancestrale conoscenza per individuare soluzioni concrete e applicabili per permettere alle persone di adattare il proprio stile di vita ai cambiamenti ormai in corso. Durante il convegno internazionale dei giovani ricercatori delle<br>regioni polari, tenuto in maggio 2019 in California, diversi scienziati europei, statunitensi e giapponesi hanno specificamente chiesto di poter collaborare nelle loro ricerche scientifiche con rappresentanti indigeni e di poter tenere conto delle loro conoscenze.</p>



<p>In tutto il mondo i popoli indigeni sono le prime vittime del cambiamento climatico. Che vivano nell&#8217;Artico o nel Subartico, nelle foreste amazzoniche, in Africa centrale o nel Sudest asiatico, nelle isole del Pacifico o nella savana africana, il loro stile di vita a stretto contatto con la natura fa sì che essi sono quasi sempre i primi a subire le conseguenze drammatiche del cambiamento. La diminuzione delle risorse e delle aree a pascoli in Africa Occidentale contribuisce notevolmente all&#8217;aggravarsi di conflitti armati tra gruppi di popolazioni mentre i popoli indigeni nella Russia siberiana rischiano di scomparire a causa dello sfruttamento indiscriminato delle risorse voluto da Putin in Siberia. In generale, lo sfruttamento indiscriminato di petrolio, gas, e di altre risorse nell&#8217;area artica distrugge la base vitale delle popolazioni che vivono dell&#8217;allevamento tradizionale delle renne.</p>



<p>Solo ieri in Russia è stato arrestato Alexander Gabyshev, un rappresentante degli Yakuti che dalla Siberia voleva raggiungere Mosca a piedi per &#8220;cacciare gli spiriti negativi che circondano il presidente Putin&#8221;. Per la maggior parte degli scienziati occidentali questo gesto<br>sembrerà a dir poco assurdo, ma l&#8217;intento dello sciamano yakuta altro non era che un disperato grido d&#8217;aiuto, che dovrebbe farci ragionare su quanto grave sia in realtà la situazione vissuta dai popoli indigeni siberiani. </p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Word Press Photo: un viaggio nell&#8217;attualità</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2019 10:56:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Uno dei fotografi italiani premiati, Lorenzo Tugnoli, vince il premio principale della categoria “Notizie generali” con un progetto commissionato dal Washington Post sulla crisi umanitaria in Yemen: il fotografo, classe &#8217;79,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Uno dei fotografi italiani premiati, Lorenzo Tugnoli, vince il premio principale della categoria “Notizie generali” con un progetto commissionato dal Washington Post sulla crisi umanitaria in Yemen: il fotografo, classe &#8217;79, ha ripreso gli effetti tragici dell&#8217;embargo totale sullo Yemen voluto dall&#8217;Arabia Saudita, lo Yemen in cui ormai 8 milioni di persone rischiano di morire di fame, quando non di malattie; questo è uno dei tanti lavori presentati al WORD PRESS PHOTO, giunto alla sua 62ma edizione, in mostra a Milano presso la Galleria Sozzani, come ogni anno.</p>



<p>Il photo contest più prestigioso al
mondo, dedicato ai fotoreporter, documenta gli eventi accaduti su
questa Terra disastrata per volontà e responsabilità tutte umane,
solo in parte naturali. 
</p>



<p>Un dato importante, doveroso da
sottolineare, è che per questa edizione si è registrato un
significativo aumento delle donne reporter rispetto ai concorsi
precedenti: tra i 43 finalisti selezionati, 14 sono donne, il 32%.</p>



<p>Che sia uno sguardo femminile o
maschile, le 140 immagini sono finestre sul mondo, squarci, spesso
dolorosi, sulla nostra attualità. L&#8217;iraniana Forough Alaei,
vincitrice nella sezione Sport, riflette sul fatto che alle donne del
suo Paese è vietato assistere alle partite di calcio nazionali: si
ritrae, quindi, travestita da uomo per introdursi all&#8217;interno dello
stadio dove viene protetta dai tifosi mentre realizza questo
reportage. La guerra civile siriana a Ghouta è ritratta da una
fotografia di Mohamed Badra, che riceve il premio “Spot news”;
Brent Sirton studia l&#8217;antibracconaggio e l&#8217;attività di una donna in
questo settore, presso un Parco nazionale in Zimbabwe, per la
categoria “Ambiente”; un&#8217;ex combattente delle FARC incita dopo lo
scioglimento del gruppo, immagine scattata da Catalina Martin-Chico
per la sezione “Contemporary issue”.. E molto altro&#8230;</p>



<p>Il premio principale Word Press Photo
of the Year è stato assegnato a John Moore , statunitense, per la
foto di una bambina honduregna che piange ai piedi della madre
fermata dalla polizia di frontiera tra Messico e USA, sezione “Spot
news”.</p>



<p>Ecco, per voi, alcuni scatti.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="912" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/1-e1559995469145-912x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12637" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/1-e1559995469145-912x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 912w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/1-e1559995469145-267x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 267w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/1-e1559995469145-768x862.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 912px) 100vw, 912px" /></figure>



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		<title>Oggi siamo tutti con Greta</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 07:05:42 +0000</pubDate>
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<p>Oggi siamo tutti con Greta! <strong><span style="color: #222222; font-family: Verdana;">Greta Thunberg</span></strong> non è una 15enne qualunque. Nel 2018 il <strong>Time</strong> l’ha scelta tra le teenager più influenti del mondo. A 15 anni ha lasciato a bocca aperta tutti i leader mondiali riuniti per la  <strong>Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico</strong>, a <strong>Katowice</strong>, in <strong>Polonia</strong>. Convinta e tenace<strong> attivista per clima e ambiente</strong>, oggi chiama tutto il mondo a partecipare alla sua battaglia. E, anche in Italia, soprattutto i giovani come lei, gli studenti, scendono in piazza e si mobilitano per chiedere alle autorità e a noi adulti di lasciare loro un&#8217;eredità importante: un pianeta in cui tutte e tutti possano vivere in salute e con dignità.</p>
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