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	<title>politiche Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Al di là di quella porta</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 09:53:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17777" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Osservare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio equivale a guardare un oggetto&nbsp;<strong>oscuro</strong>&nbsp;e allo stesso tempo&nbsp;<strong>invisibile</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>nascosto</strong>&nbsp;da alte mura impenetrabili. Più che un luogo il CPR è un&nbsp;<strong>non-luogo</strong>, progettato per essere nascosto e nascondere gli&nbsp;<strong>orrori</strong>&nbsp;che contiene. L’osservazione del CPR, complicata da&nbsp;<strong>opacità</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>ostracismo</strong>, ha imposto l’utilizzo di un&nbsp;<strong>metodo flessibile</strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>fonti e interventi diversissimi</strong>. La classica raccolta dati da analizzare si è rivelata impossibile a fronte della sostanziale inesistenza di dati ufficiali disponibili, e del rifiuto delle autorità a fornire quanto richiesto. Analizzare un CPR significa quindi&nbsp;<strong>aggirare ostacoli, ipotizzare, strappare prove&nbsp;</strong>lottando in tribunale e&nbsp;<strong>raccogliendo informazioni&nbsp;</strong>da trattenuti, parenti e loro legali,&nbsp;<strong>diversificare le fonti e metterle a confronto</strong>. È così che abbiamo proceduto.</p>



<p>“<strong>Dati, testimonianze, ricerche, cartelle&nbsp;</strong><strong>cliniche, accessi agli atti, accessi civici generalizzati, sopralluoghi, verifiche&nbsp;</strong>ci hanno permesso di intravedere ciò che avviene in un CPR e che rendiamo oggi pubblico. Abbiamo rilevato&nbsp;<strong>abusi, violenze e discriminazioni&nbsp;</strong>in tutti gli ambiti che abbiamo investigato” affermano le attiviste e gli attivisti del Naga e della Rete Mai più Lager – No ai CPR. “<strong>Le persone che vengono portate in un CPR non hanno commesso reati</strong>, ma solo un&nbsp;<strong>illecito amministrativo</strong>, ovvero essere irregolari sul territorio. Già di per sé il trattenimento,&nbsp;<strong>la limitazione della libertà personale, risulta essere una misura sproporzionata</strong>, ma tutto ciò che ne consegue rende questa misura&nbsp;<strong>intollerabile, inaccettabile e disumana</strong>”.</p>



<p>“Abbiamo raccolto testimonianze che attestano una sistematica&nbsp;<strong>violaz</strong><strong>ione del diritto alle cure</strong>; la visita di idoneità al trattenimento o non è svolta o è svolta senza strumenti diagnostici adeguati; la ‘visita medica’ di formale presa in carico da parte dell’Ente Gestore comprende&nbsp;<strong>umiliazioni e abusi</strong>&nbsp;quali, per esempio, la denudazione delle persone appena arrivate alla presenza del personale medico e di agenti di polizia e l’obbligo di fare flessioni per espellere eventuali oggetti nascosti nell’ano; abbiamo verificato il&nbsp;<strong>trattenimento di persone con malattie gravi e croniche</strong>, come un tumore cerebrale e gravi problemi di salute mentale; frequente è la&nbsp;<strong>mancanza di&nbsp;</strong><strong>personale medico&nbsp;</strong>e la&nbsp;<strong>sommarietà della gestione delle cartelle cliniche</strong>&nbsp;costituisce la regola, come pure costante è una&nbsp;<strong>sovrabbondante elargizione di psicofarmaci senza alcuna prescrizione specialistica</strong>” proseguono dal Naga e dalla Rete Mai più Lager – No ai CPR.</p>



<p>“Abbiamo ricevuto video che attestano la presenza di<strong>&nbsp;vermi nel cibo</strong>. Inoltre, evanescenti sono le figure<strong>&nbsp;che si occupano di mediazione linguistica, interpretariato e assistenza psicologica,</strong>&nbsp;che pure dovrebbero essere presentie, per contro, è&nbsp;<strong>debordante la presenza di agenti</strong>&nbsp;delle forze dell’ordine. Numerosissime sono le testimonianze di diffusi<strong>&nbsp;episodi di autolesionismo</strong>, labbra cucite, lamette ingoiate, tentativi di suicidio – soprattutto per impiccagione – &nbsp;e di percosse.&nbsp;<strong>14 sono i morti, dal 2018 al 2022,</strong>&nbsp;<strong>nei CPR d’Italia, con un</strong><strong>’età media di 33 anni</strong>. Persone nelle mani dello Stato che sono state dichiarate in condizioni di salute compatibili con il trattenimento.&nbsp;<strong>A queste morti abbiamo provato a dare un</strong><strong>’identità, ma 5 deceduti su 14, sono morti senza nome.</strong>&nbsp;Per 4 di loro non si sa nulla, né della loro identità né delle cause e circostanze del decesso.<strong>&nbsp;Inoltre i rimpatri vengono spesso effettuati con modalità violente</strong>&nbsp;(ammanettamento, persone legate alle sedie e spesso stordite dai farmaci) e avvengono anche verso Paesi dove il rimpatriato, nato e sempre vissuto in Italia, non aveva mai messo piede prima” affermano le attiviste e gli attivisti.</p>



<p>“Il tutto accade in un contesto di sostanziale&nbsp;<strong>impraticabilità di una tutela legale effettiva.</strong>&nbsp;Infine, anche all’uscita dal CPR, che si venga rimpatriati o rilasciati sul territorio, continuano gli abusi, considerata la frequentissima<strong>&nbsp;mancata riconsegna, alla fine del trattenimento, di soldi&nbsp;</strong>mandati dai familiari ai trattenuti. Siamo drammaticamente consapevoli che&nbsp;<strong>tutto ciò è solo la punta dell’iceberg</strong>. Sotto si nasconde molto di più. Quello che succede nei CPR non è frutto di una&nbsp;<em>malagestione</em>&nbsp;dei Centri, ma di&nbsp;<strong>chiare scelte politiche</strong>&nbsp;che si traducono in&nbsp;<strong>prassi e pratiche amministrative e di gestione illecite</strong><strong>&nbsp;e disumane, finanziate dai soldi pubblici</strong>. Con questo report abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo cercato di far luce su ciò che si vuole nascondere. Facciamo ora appello a tutte e tutti&nbsp;<strong>per un’attivazione volta a reclamare l’abolizione dei CPR e contemporaneamente chiediamo al Governo, al Ministero dell’Interno, alla Prefettura e all’Amministrazione Comunale di contribuire, ciascuno per quanto di competenza, ad attuare l’unica soluzione possibile, realistica e necessaria: chiudere tutti i CPR d’Italia</strong>” concludono le attiviste e gli attivisti del Naga e dalla Rete Mai più Lager – No ai CPR.</p>



<p><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2023/10/AL-DI-LA-DI-QUELLA-PORTA_Digitale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SCARICA IL REPORT COMPLETO</a> – <a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2023/10/SINTESI_AL-DI-LA-DI-QUELLA-PORTA_DEF.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SCARICA LA SINTESI</a> – <a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2023/11/BEYOND-THAT-DOOR-summary-EN.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SCARICA LA SINTESI IN INGLESE</a></strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17776" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Il CPR di Milano è un inferno</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2020 08:57:33 +0000</pubDate>
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<p>(Da #NOCPR)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="858" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-1024x858.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14893" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-1024x858.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-300x251.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-768x644.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1-1536x1288.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/unnamed-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1880w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>E&#8217; passata appena poco più di una settimana da quando abbiamo aperto la nostra rubrica social &#8220;Voci dal CPR&#8221; ed abbiamo raccolto già una valanga di episodi e fatto molte segnalazioni e denunce delle violazioni, le gravi carenze, i soprusi e i tentativi di suicidio (già almeno tre) che si sono registrati in questi giorni.<br>Ieri sera, la ripresa dei rimpatri dopo circa due settimane di blocco per isolamento (con imprigionati anche otto minori che lì proprio non potevano essere trattenuti) ha provocato un tentativo di suicidio e una grave protesta, sedata da un ingente numero di agenti di forze dell&#8217;ordine entrati nel centro in tenuta antisommossa.<br>La protesta pare abbia causato gravi danni alla struttura, che da indiscrezioni sarebbe ora in gran parte inagibile.<br>Lo scenario insomma è molto peggiore di quanto potessimo temere: un bando con costi al ribasso della Prefettura, ed una gestione spregiudicata che non garantisce neppure le dotazioni minime di cui all&#8217;appalto, con l&#8217;aggiunta dei frutti del trattato Italia -Tunisia che ha dato luogo ad una girandola di rimpatri a raffica (più di 200 dall&#8217;apertura di via Corelli) han dato luogo ad un centro che non è minimamente in grado di assolvere neppure il compito infame al quale sarebbe deputato.<br>Siamo sempre più convinti che il centro di via Corelli VADA CHIUSO IMMEDIATAMENTE, costituendo una vergogna per la città e per la regione intera: anche quando funzionante, figurarsi quando si tramuta in una trappola per corpi, vite e diritti violati.<br>Teniamo particolarmente alla condivisione delle notizie che riusciamo a veicolare all&#8217;esterno, considerato che chi è recluso si è visto sequestrarsi i telefonini all&#8217;ingresso e non ha in dotazione neppure i telefoni che per legge dovrebbero avere a disposizione: vi invitiamo alla lettura dei link qui sotto e alla loro condivisione, per poter essere voi, con noi, la loro voce.<br>Sono giorni in continua evoluzione, continueremo con i nostri aggiornamenti e vi invitiamo, per ricevere notizie tempestive, a seguire i nostri social.</p>



<p>È ormai confermato. Nel CPR di Milano si trovano anche alcuni minori, almeno due, da più di due settimane. Ovviamente tunisini.</p>



<p>Presi nel mucchio, trasportati appena scesi dalla nave quarantena insieme agli altri e rinchiusi in via Corelli, hanno segnalato la loro minore età ma non sono stati creduti.</p>



<p>Con&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/NagaOnlus/?__tn__=kK*F&utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Naga &#8211; Milano</a>&nbsp;abbiamo segnalato la cosa ai garanti nazionale e comunale dei diritti delle persone private della libertà individuale e al garante per l&#8217;infanzia e gli accertamenti han confermato che hanno effettivamente meno di diciotto anni.</p>



<p>Per la legge i minori sono inespellibili quindi non vi é motivo che siano in un CPR e il loro trattenimento è assolutamente illegittimo.</p>



<p>Come segnalato nella lettera ai garanti, han trascorso oltre due settimane esposti al contagio Covid (c&#8217;erano almeno due positivi nel centro), tra le immondizie che riempiono i corridoi perché la gestione evidentemente intende risparmiare sulla ditta di pulizie, e senza poter avere contatti con l&#8217;esterno e quindi nominare un avvocato di fiducia, perché il loro cellulare é stato sequestrato e i telefoni fissi previsti per legge non ci sono.</p>



<p>In questo periodo di isolamento totale della struttura, neppure gli avvocati han potuto avere accesso, come segnalato in altra denuncia che stiamo seguendo e di cui vi diremo.</p>



<p>Ci auguriamo che questi due ragazzi vengano liberati al più presto e che di loro chi di dovere si prenda adeguata cura.</p>



<p>Milano e la Lombardia tutta possono tollerare una struttura che pratica la detenzione amministrativa con modalità di deportazione etnica veloce &#8211; &#8220;a porte girevoli&#8221;, come dice la Lamorgese &#8211; e gestita al ribasso dei costi e dei diritti umani?</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/photos/a.360214287883417/847022339202607/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">UN TENTATIVO DI SUICIDIO &#8211; NE&#8217; PSICOLOGI NE&#8217; MEDIATORI &#8211; ANCORA SENZA TELEFONI</a></p>



<p><a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/photos/a.360214287883417/848473605724147/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ALTRI 6 MINORI &#8211; CIBO SCADUTO, MANCANO COPERTE E MATERASSI &#8211; SEMPRE MENO TELEFONATE &#8211; SEMPRE PIU&#8217; SPORCIZIA</a></p>



<p></p>
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		<title>19ma edizione Rapporto Immigrazione sull&#8217;immigrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2020 07:45:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È stato presentato il 09 ottobre in diretta streaming il Rapporto Immigrazione 2020 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.  La 19ma  edizione del Rapporto ha come titolo “conoscere per comprendere”, una delle coppie di verbi&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="620" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/rapportocaritasmigrantes2020.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14701" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/rapportocaritasmigrantes2020.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/rapportocaritasmigrantes2020-300x204.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>È stato presentato il 09 ottobre in diretta streaming il <a href="https://inmigration.caritas.it/schede/RICM_2020_Finale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rapporto Immigrazione 2020 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes</strong></a>. </p>



<p>La 19ma  edizione del Rapporto ha come titolo “conoscere per comprendere”, una delle coppie di verbi indicata da Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Dopo un’analisi del <strong>contesto internazionale</strong>, indaga gli aspetti principali dell’immigrazione in Italia, come <strong>demografia, presenze, lavoro, scuola, economia, salute, giustizia, integrazione e appartenenza religiosa</strong>. A dati e all’analisi di ogni tema, si accompagnano anche diverse <strong>raccomandazioni</strong>. Su <a href="http://www.inmigration.caritas.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.inmigration.caritas.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e <a href="http://www.migrantes.it/rapportoimmigrazione2020?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.migrantes.it/rapportoimmigrazione2020?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>  sono disponibili i principali dati nazionali e le schede territoriali.</p>



<p><br> “Questa edizione del Rapporto Immigrazione – scrivono gli autori del Rapporto – si colloca in un contesto che riesce solo parzialmente a fotografare gli effetti della pandemia sulla mobilità umana.  Gli spunti che sono emersi dai dati relativi al 2019 sono comunque ricchi di stimoli e di tendenze, che possiamo esaminare in relazione ai diversi ambiti trattati dal Rapporto, compendiandoli con i risultati di vari monitoraggi nel frattempo realizzati dalle nostre reti per stimare proprio l’<strong>impatto del Covid in differenti ambiti</strong>: la povertà, il lavoro, la scuola, la salute dei migranti e delle persone fragili”. Caritas e Migrantes prendono inoltre atto, “con viva soddisfazione”, del recente via libera (6.10.2020), del Consiglio dei Ministri al decreto legge contenente<strong> disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare</strong>, contenente modifiche dei c.d. decreti sicurezza (d.l. 113/2018 e 53/3019), convertiti in l. n. 132/2018 e 138/2019 . “Molte delle raccomandazioni contenute nel Rapporto hanno sottolineato, nei vari temi affrontati, l’<strong>importanza di favorire i percorsi di regolarità</strong> dei cittadini migranti nel nostro Paese, attraverso un ampio riconoscimento della convertibilità in motivi lavorativi del permesso di soggiorno detenuto ad altro titolo, al fine di invertire la tendenza all’approccio securitario da un lato, o assistenzialistico dall’altro, adottando definitivamente una strategia di potenziamento dei percorsi di integrazione, che contemplasse la promozione di interventi normativi volti a sostenere la presenza e l’inserimento socio-economico dei cittadini stranieri. Auspichiamo dunque – concludono – che i decisori politici proseguano in questo percorso di legalità e integrazione, sostenendolo oltre che con l’importante processo di <strong>revisione delle norme</strong>, anche con <strong>politiche attive di supporto</strong>”.   </p>



<p>Scarica<a href="https://inmigration.caritas.it/schede/RICM_2020_Finale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>XXIX Rapporto Immigrazione 2020 CARITAS E MIGRANTES “Conoscere per comprendere” (Versione integrale)</strong></a></p>



<p><strong><a href="https://inmigration.caritas.it/schede/sintesi_XXIX_RICM.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">XXIX Rapporto Immigrazione 2020 CARITAS E MIGRANTES “Conoscere per comprendere” (Sintesi) </a></strong></p>



<p></p>
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		<title>Moria. Appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/09/16/moria-appello-per-unevacuazione-urgente-e-un-cambiamento-radicale-delle-politiche-europee/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 08:22:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(www.asgi.it) Associazione Per i Diritti umani ha firmato l&#8217;appello e invita a fare altrettanto. Moria, appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee&#160;Durante la notte tra l’8 e il 9 settembre&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(www.asgi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha firmato l&#8217;appello e invita a fare altrettanto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14629" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/p03lhHKxeqLE_NdqPxvj9GYfZ5188CqswbqltjyZPxwG9O6dNxyJ7_IGLVVtXGF6QMUdgpjmzyKJJdi3GGMNOC4w11murdMdLUs2kVh92TYSCbcglU8ssxgyY-Fb9dQM3wuJrO9VCjHeZXS5imoQvobZInFi4xVBq0Kd7H7kN7diuUgULYXTuqxj9kHlLCQTs9ehsjMtZsDZvpuVN4bsW5Jzo_UyHJKjxRJouuj9Y8tYRusaJvUJl8FYyrXX3tSu1Nv6jyAU4-I5VIp2g5a0inSqrY-VNzG4XVP55LgSrw?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Moria, appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee</strong></a>&nbsp;Durante la notte tra l’8 e il 9 settembre un incendio ha distrutto l&#8217;hotspot di Moria, sull’isola di Lesbo, in Grecia, lasciando circa 13 mila persone – tra cui oltre 4 mila bambini – senza acqua, cibo, protezione.&nbsp;Insieme ad oltre 200 associazioni e organizzazioni internazionali e a diversi europarlamentari chiediamo ai leader europei che vengano prese urgenti decisioni per porre fine agli abusi sistematici dei diritti umani ai confini e negli Stati membri dell’Unione europea.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/ib3KlaklGeoJ43UHT1ZEqzqa0-RRx57QR8z2VLi0qlKvsXV_Z4QBuN1h0bJBgaph-PstTbxawKHavAKbQyEvWiu7Uop3bq1-Z1T_RBdKpfMPN42x31JGST20teIaAVUJ8JXD9tjczMQk9GY1C9hFWUDZt7VFkHzmTUoijtMzHtvsxsOxzQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Firma la petizione</a>&nbsp;</td></tr><tr><td><img loading="lazy" width="20" height="38" alt="" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/IlyS0NSgn10J8NvZbw8VLb1hQlSUEUklygsjOJjm3i1beEgu5NgbTXOI1RawXKp6dfSRJtHsGekNwKheGyc4xgdXrPxLgw_AiDhRjUBEOW8IMHIyGl4eAy7DjPPXA5phXYBfzeGjM6O4sThOXtl9ZR2mAMbiW8tJORjD_Tg-nbSqjScS2N2wlXcGc1meoyQ3jITbtX6GjJfcKjQHJ5tS4Tnr9klO7KkiurZFCmkNqwnjpuS6Ro7x-zk_xlod4-xWVPH5bHLIBldKsrQ5YHmLjdiR-eqGV9k1I4EhOefTokoarocn-GSMjePirT0qIYlekSVfvLAuUUKdngoOh92ojTd0WyEeLI6Jj9LOYC4zqC0muIndssLDvxnotFlZGL6vK-EE1oDAHVRgj65Sc3JOqcWrbgEW1i8nPt7e8LTDkes-BXM=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/15fd9f264001efa0668072cabf04073d203e1c628b776e87506daf3661b832d6.gif?e=IXsCx9pBKe5gJEWkwxrQti-AaWI3mEKeW9DAzAISGHvVncCOG09-nxtGpSOXLs5t-LVLilPb_VP-SCx8ezoMO3qUSgJcq4H1JVsM0dXF8A7lRTZHGDAT8gAzbr4q7swBmAgy9D5SixJ0XEP5zIoKvrslo8VDAZTU56FVOoqikasXA6k-Ptg7D32BSwc&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><strong>Moria, come siamo arrivati qui</strong></td></tr><tr><td>&nbsp;&#8220;<em>La stagione politica autunnale a Bruxelles è iniziata da dove si era interrotta: quando arriverà il Patto? In che modo&nbsp; il COVID influisce su tutto? Poi l&#8217;incendio di Moria ha colpito come una tonnellata di mattoni, per ricordare a tutti che l&#8217;attenzione deve essere rivolta anche alle crisi umanitarie di lunga durata che derivano dalle politiche europee</em>.&#8221;&nbsp;Catherine Woollard, Director of the European Council on Refugees and Exiles (ECRE)&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/UBQB1XjS8-Phaeq1tzhUXN0l_vZz88VxWA1cs6lwPFoyFq7KdHfG54XUsuS4cKkJfsw-cHTEhT4HUCIcYKDR_0bzHLR66QNyOkbTuGfCVyHpwyetoiUiv1cyaQy_B-vmEpSgufZw7UrDUTHbAYiPypInVWD6ijVjPF22E9Zm8GMxsEePBCsa3fSMRYHrLdmvCmAEZnzJU_v_a5vnLst-9J6GflY?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nell&#8217;editoriale dell&#8217; 11 settembre 2020</a>&nbsp;Non si è trattato di un evento inaspettato.&nbsp;&nbsp;Nel 2015, l’Unione europea ha introdotto l’approccio hotspot, che ha imposto all’Italia e alla Grecia la gestione di migranti e rifugiati arrivati sulle loro coste. A marzo 2016, l’Ue ha firmato un trattato con la Turchia, per &#8220;arginare nuovi arrivi&#8221;. Senza sorpresa però queste disposizioni hanno trasformato le isole greche in carceri a cielo aperto e hanno aggravato la catastrofe umanitaria ai confini greci.Lesbo e gli altri Hotspot dell’Ue sulle isole dell’Egeo hanno raggiunto il punto di rottura molto tempo fa.&nbsp;Questi campi gravemente sovraffollati&nbsp; sono caratterizzati da condizioni di vita stentate e da una grave mancanza di servizi igienico-sanitari adeguati o strutture igieniche, ancor più grave alla luce dell’incremento dei rischi per la salute dovuti al Covid-197.&nbsp;&nbsp;La situazione negli altri hotspot greci è altrettanto insostenibile e&nbsp;<strong>numerosi avvertimenti sono rimasti inascoltati per oltre quattro anni.</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/JiJByfOIDhK5uVmNa41JOVPiAnMsDLQ25Pp86cfb-kUnxlWbiGeT8BGwE813Cp0hdikg4GLrLPK2FCuMAm5roH5bagjtevf7CwQAC_4zCrjlUoKFvUPiNlixxJSG6zqKwReOV9MUwSyy1FRxhlg5Gkgg2RecrD9RMNtEeD_st5zBnK8fDxbV_C2C5UW-BOaPmKbsttoLrE5x_leuAVQoli0eptimaSeIfdlp8Lg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr><tr><td>&nbsp;<em>“Quello che è stato fatto in Grecia è la messa a punto e la sperimentazione di un sistema normativo che ha come obiettivo quello di rivoluzionare il diritto d’asilo, permettendo una riduzione dei diritti storicamente riconosciuti ai richiedenti asilo.Alla Grecia si è chiesto di forzare alcune normative o di emanare alcuni istituti e renderli sistemici per sperimentarli”</em>&nbsp;<strong>Avevamo visitato il campo di Moria&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/2GZeN6wmx0PIkVeOSWyFe5JMhhFir54MMnvzYVB6cC2HldXdVKo36kKkmQSMMVG5Us4m3ck-9PSigB7CfLpsY19P_8fX9THvB9RufDAMhzfc_42cjNTYiSB7OE2x3VDfk6cMpfLmCu_9t6yj4Tf3EP_gSf2zTWjFP9E1W_DJM_ITLcuoouzMfAAkGswW8TXX6XWFaNihPeP1bF42PgR1mx6J8gsGpyKt_rf9Ru8Mtb_nLCIBscxE_g_qRgjY8HDYJpUsd1wBLbx5g4tw5ZnfVLucT7dl?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una prima volta nel giugno 2016</a>, pochi mesi dopo la firma tra l&#8217;Europa e la Turchia e&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/BjBPMNW5_3UXYgS6r2cZ5A94YMD7E_TaIYdnwJoiRZ1GJKOJfPx1vM4B3RR7qRCPT6lxEeet7lXaiY0ey4n4STPnR3QezzifxGSlFUjAFlFEWUYKxww5VxhNVBFCgAJYe4HxWvzk5EqeGgkKI0W-szTHeiR0Kse_YaJWBncWiRSaqPaz2DZOYhQBGPb9kR8-v5glD9D_zE_UvK_D6C05pyFPEp8XZWLxBUtO_XTOWt_r43f2grskAOs-hEBXa_ZlZA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">successivamente nel 2017</a>.</strong>&nbsp;Da Atene alle isole di Lesbo, passando per Chios e Samos,<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/xiEqRqf77G0kRl-XM7S5chm7KI8PLpVOviVanusTK6dtARFBxYcn00bqV0c6vV8aFGm9qzVpqUn3_KK9b8BC620tSc00kxwIaomAO4f3vF21oyTv4X84k7WIBS7ACPoAar7CyTu2TFucApz-7Etj80LB14QHT_omSpd0jdhNMgihHiGlaeDzgeIhrqF_BuhD9XYCtcN30F0Avg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;i nostri sopralluoghi ai centri di registrazione e identificazione&nbsp;</a>presenti sul territorio greco avevano messo in luce&nbsp;<strong>la dimensione di laboratorio che aveva assunto la Grecia per la sperimentazione e il perfezionamento delle più recenti politiche europee</strong>&nbsp;in materia di gestione dei flussi migratori e il cui fine, col tempo sempre più esplicito, era quello di ridurre drasticamente gli arrivi nello spazio europeo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><img width="590" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/Hqb8AZcYgsEsmYS_Dfbrb1l0Sh6SROZFTWgodYhMDk7aCH3wjZAFmBd993vBpawzLcaBEUfFZzJzVSvr5xhlP9aeYrkduDZOhfJiHXoGOQbrxcZZ_g_WYjq18aLq6jZt6lLm5dT8XvJ3rTHPdhn-WbofW9rinDSJjWZYhULtlTuEDhUJ5PEcMQEAMAu_M3Bno_NQXKhTFfbt_UY6x7EAPyFHRtmawkuN3HO0yrJfvZ_wQgDLgdrvAGWAsfKj3yD41Zyu-z9VFslWr42qIPcLzMbR8mF2Y4JIXgzzIu34f_24rKniukiehk0uTW36uqjRiy2LVaj557GZU3Fue2RyBbKHlvcgIrm8YOvZpJEquEPX98wrHeW0OFoKGRr0hqgWEYgEHdbS0RKmM_gjVG9Gix4fhd_UGAH2ZV1UPE_hXpId2wDNgNLXsGas2iVFgU-68YMhvyZaIBFpPubCBH6PHeQCPjrRQoHt5ArQNuub=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/aab352752880c70208b91676a9fc0cc1fb87cae765cbeae26802df222c56abc8.png?e=msvVa89rAjCpkKdKm1tPZ2GP4TbvvkFi9UJzskaOpMjCcFwEMjYUHBsb_010e42ylz3UyHQxw9CFHtc3qpt9fvPyVmIJ_rAZ5_9tSj6p-t7M55sgQouv2eM3VG2jiagB-jlEloRA4um8TBxNpK4Z469FXWTA8kZaX1Ao4Scgqz4ag5_PyNs9r2b3hcwNBK0JiXE_p12s0VMQcXydHCZYWN4hO2oPQUeKlKyqbw&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td>&nbsp;In Italia, con le associazioni che fanno parte del Tavolo Asilo&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/5pJY5X45WmdCieGbZPjfEGbH6MlNuvTtnljUxhq_VHIfKe48BEXCO5IE6DhxVU6V_d0znnZiHiidB-sbrSxuf2MTApcEzY6rUULPolTx1djRMsPcuyoT-JZtRJpVqR6QbKy8bCjOSWJmRKQqiIdsSCakhJgKLxPC_p-xxdaS6AoVfSBwrLp4307EpKuvBT1X4p0EIBhERrYVMgZFrkuW17idzIJVvMEEtpN22d6B_BfaMJkmX9XE?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbiamo denunciato l&#8217;illegalità dell&#8217;Accordo UE-Turchia&nbsp;</a>chiedendo all&#8217;UNHCR di non partecipare alle operazioni di valutazione di massa dell&#8217; inammissibilità delle domande di protezione internazionale avanzate in Grecia dai richiedenti giunti dalla Turchia e al&nbsp;Parlamento italiano di sottoporre a ratifica l&#8217;accordo UE-Turchia che riteniamo contrario al diritto europeo, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, all’art. 10, 3° co., della Costituzione italiana e più in generale ai principi fondamentali della nostra civiltà giuridica e della nostra tradizione democratica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/xeYg4pda_AiUvID5EWJW5wJFu_LPwbmeX3EU5OWpYckIylTquSrgf-ZdqRijqAVsMHDMPzQvZGmucY7p6cowV6Xfpe8azpe82YMuEnFdpuVpqeF5xdngX5RfGTKAM3AEZ0vhOuJLoX7g3JoacBKi3RMqZ8kwJqrl3U3_20s_CFsh6vf7afofZz-fFFl9XsZSv7PLL03NVoh9udnzdR5I0mUz0pk-Xa1yI3LeWbB-ExxaGqHw_Q26INaOgVM?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr><tr><td>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/LJ4FZ83g6Q4sw52vHZ1_W_1JRu6wa3erOCCi8pU0jWRkIH1_3VpXaekw0zBm0FZl8cOEsY5JOxg8Ih0B2kLmlBjFPHdCRBl8-tTClGYdznCDo22lvI0-_Hkbv4MgPlDcYXaiqeFksBR_uysi3mfXnFyH4vfuMicCavhDHSJ20hrrYXRJKd9XknZ-r_x2enxFFhegsYVOnLLJXBZ5R3h6WBDL_q6FrnunhfcQAIz3VrhYBWh7_uxhqTuh3kI?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Insieme ad altre organizzazioni in difesa dei diritti umani a marzo 2020</a>&nbsp; ci siamo uniti per presentare denuncia contro la Grecia e l’Unione europea alla luce dei numerosi fatti di violenza e per le violazioni dei diritti delle persone migranti e dei rifugiati in fuga dalla Turchia, in costante crescita.&#8221;Documenteremo le violazioni dei diritti dei migranti e dei rifugiati e denunceremo i responsabili. Supporteremo anche gli attivisti, sempre più criminalizzati per la loro solidarietà ai migranti.&#8221;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><img loading="lazy" width="20" height="38" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/sHsL3MueMo8dFIYDqSjBzYHl1kd-Sb1l3cRjYhoszLYN3UqupzG7acaflwNx5SR3EqkL-6zvQuk2s_gfDXpCArmv4FKxgmenwuGuQenfztUhdz6dXfF3XfnGrI4o7yiSs54o20vFvbAPjTdTNceAvKbKsRv0yEb8gHi5tcPesnXOjKI-cU-nfrjFxRM7iegRRxFdlPKVNcGwU5OS6IVhQU4rrtKjxD7opfJiKbrxoXiy59rz0sG_9IFyKV8nMFNBi2gwrZw9FuXnzwqVAfuFvXe4Bw7I-xo8zNDUa1eam2C3kTCExFACGZc8LbWe-47VznoCzM_2Ff7cxmLZD7VvXdAlwza8s8rsBqj2llthLH1jx0uh6dfliXNPXxaSbOjXkkb0JbGbxfLffzNJ9ZpHI_og0IaXt87S0TGgnwBsYmxAjHQ=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/15fd9f264001efa0668072cabf04073d203e1c628b776e87506daf3661b832d6.gif?e=odoUkdwLbczUW3O3_GXtul7oVdsgXXaFDHOTsprjKYgsGnCsA4eow-NQ3IvMdfXOqUfaHY9YVZg8-tJR_4nb51rGM1Dy3eiKDsbSBXPwjIzI7R02e1jHh-T1bNS-giclmDNVhTHAk2TwgJJTCVzsWVv4xKmLKg3wmZc3u7gz7ynX18gq15ZcXj7FwbY&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><img width="578" alt="" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/2Ps9BZrdCFNyUQxROtSYZLSl0o3XHEeL2oiM37c-SJCnrf7ZfoqnsZpgFOTZdmAd3tpPyvhMCQ7WlkKmnB71scJotxRRR6NXozzvzzjm3MjhZ5nq6XB40gW54i6hi3bToEbrnihWmczKbjWHidsUX0YHZg_qDT61oMtpfPzl7NpWS6Z0JRcK4DHPl7IfwaA8IpLE3_OWngl3CAbaXl90nw2emYqIYPDq3eL_0wfIjRFCc9kwlVcADWvv-52shO8tT8TJAzdOt44plqYhjJECiEYmmUBEb66IFBBxqtyHmrE_iaynsk2IAAXbT6K0k5MO1GPAtrhBVDGOQuwPXOfURn0bF_46EhtYZYtpFGkNfSHTeaTrlOK7_VYBuuNf38Khqv1YzS7tsJPPNA-LyQTFI6z0WoCEAHWUoYdJdzIDD5cjTLTOn3ZTrcVaAT_CoffuYKkAYmJpbw1Ap_jg1F_584twU6SNt8fAvblpFE2T=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/67c05942ff2004b8ef841e625316ed580c1f438ac7deede80752c9e786f8ad4b.jpg?e=Xg8fP6Ev26prFaDjKSpeipDGUqwjC9p_Sa88qVU5_Cu1cBml_VLt552KP_wIx3ykRz-Va-7V4VVSKoQnCnkloxVh6gBDH_ZGWDxJW1LfliCJVwYaSNaL42gGpGhyN0FgqPyvBh1F4oaiyZlyBddQ7xceXq8IJt9XP4CaALhEHcqFk24TOkTYws6CqSjb1D0lVVne2f33Den0--W0nzcoTuTTMc7wGGVm6oxjpw&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td>&nbsp;<strong>Gli ultimi eventi dimostrano ancora una volta il fallimento degli hotspot come approccio predefinito alla gestione della migrazione.</strong>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/mA_ke6cat6_mu2wsCUR4t7grNK6a3ciYdkWQCjRHe7Qvxzn2Hgy341_8zNPSVKbZBIAjdXLvGVSFnitOx5n1Dy7Us1HkZ3BYZST6cOPfJyQ0sjACDTafak_hpYlMfX4_c8_KGXMIWQRrNlUVW8UIr8YmjwTjTOl_DTmNwfBsBGlOUDEX9vO0ld_X-7aoyMHIYTEsoFcnyc-38qOB_xplsRbm0oKcvVnFPWAxLF1rtuTmTPr1asUJLjw1WzPgtYbf2USugZ9hJTY?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Assieme ad oltre 70 Organizzazioni di tutta Europa</a>&nbsp; l&#8217;11 settembre 2020 abbiamo promosso un appello alle autorità dell&#8217;Unione europea in cui:&nbsp;&nbsp;&#8211; &nbsp;<strong>chiediamo&nbsp;al Parlamento europeo</strong>&nbsp;di indagare sul ruolo che l’Ue e gli Stati membri hanno avuto nella fallimentare gestione di Moria;&nbsp;&#8211;&nbsp;<strong>esortiamo la Commissione europea, la Presidenza tedesca del Consiglio dell’UE e gli Stati membri</strong>&nbsp;a considerare le orribili immagini dell’incendio di Moria come una prova inequivocabile del tragico costo umano di un sistema di asilo e migrazione dell’Ue basato su politiche di contenimento e deterrenza;&nbsp;&#8211;&nbsp;<strong>raccomandiamo vivamente alla Commissione europea&nbsp;</strong>di tenere conto di questi eventi&nbsp;<strong>in vista del nuovo patto su migrazione e asilo</strong>&nbsp; per garantire che queste stesse politiche non siano alla base delle proposta estremamente preoccupante dei “centri di elaborazione” alle frontiere europee.&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><strong>&#8220;È fondamentale che il nuovo Patto europeo rappresenti un nuovo inizio e non una replica degli errori del passato.&#8221;</strong></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Il Diritto del Minore ad Essere Ascoltato</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2020 17:40:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli L&#8217;articolo 12 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e Adolescenza (UNCRC) riconosce il diritto dei minori a partecipare alle decisioni che li riguardano, sia come individui che come gruppo. Tale diritto&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="645" height="912" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Cover-page_CRC@30.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14412" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Cover-page_CRC@30.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 645w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Cover-page_CRC@30-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 645px) 100vw, 645px" /></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>L&#8217;articolo 12 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e Adolescenza (UNCRC) riconosce il diritto dei minori a partecipare alle decisioni che li riguardano, sia come individui che come gruppo. Tale diritto di essere ascoltati e presi seriamente rappresenta una delle disposizioni fondamentali della convenzione, perché la sua corretta implementazione garantisce il rispetto delle altre libertà fondamentali dei minori.</p>



<p>Questo diritto di impegno attivo è stato ampiamente concettualizzato come &#8220;partecipazione&#8221;, sebbene il termine stesso non sia utilizzato nell&#8217;articolo 12. La partecipazione può essere definita come un processo continuo che garantisce ai bambini l’espressione ed il coinvolgimento attivo nel processo decisionale a diversi livelli nelle materie che li riguardano. Esso richiede la condivisione delle informazioni, il dialogo tra bambini e adulti basato sul rispetto reciproco, e la piena considerazione dei loro punti di vista tenendo conto dell&#8217;età e della maturità del bambino.</p>



<p>In tutto il mondo, anche i governi come le organizzazioni della società civile, enti, istituzioni accademiche e agenzie di sviluppo e organismi delle Nazioni Unite, hanno preso provvedimenti con l’obiettivo di garantire l’efficacia del diritto di essere ascoltati. Alcuni governi hanno introdotto riforme costituzionali, legislazioni e politiche per attuare l&#8217;articolo 12.</p>



<p>La piena attuazione dell&#8217;articolo interessato continua a essere ostacolato da molte pratiche di lunga data, culture e atteggiamenti, e ostacoli economici. C&#8217;è bisogno di una migliore comprensione di ciò che l&#8217;articolo 12 comporta.</p>



<p>Il Comitato ONU per i diritti del bambino ritiene che riconoscendo il diritto del minore ad esprimere opinioni e a partecipare a varie attività, secondo le sue capacità in evoluzione, sia di beneficio per il bambino, la famiglia, la comunità, la scuola, lo Stato e democrazia.</p>



<p>In primis la partecipazione attiva del minore contribuisce al suo sviluppo personale. C&#8217;è un crescente <em>corpus</em> di prove che dimostra che la presa in considerazione delle opinioni ed esperienze dei bambini aiuta a sviluppare la loro autostima, le loro capacità cognitive, abilità sociali, rispetto per gli altri; e che in questo modo acquisiscano competenze, aspirazioni. Viene creato un circolo virtuoso: più i bambini partecipano, e più efficaci i loro contributi e l&#8217;impatto sul loro sviluppo saranno.</p>



<p>La loro partecipazione conduce, in aggiunta, ad un miglior processo decisionale e ciò rafforza il grado di “accountability” (ovvero responsabilità) di un governo. Decisioni che sono pienamente arricchite dalle prospettive dei bambini, saranno più pertinenti, efficaci e più sostenibili. Costruire queste opportunità per i bambini fin dalla tenera età sarà significativo per condurre alla creazione di una governance responsabile e trasparente, non solo a livello governativo ma in tutte le arene in cui vivono i bambini e i giovani.</p>



<p>Inoltre, il diritto di esprimere opinioni liberamente è uno strumento potente che permette di sfidare situazioni di violenza, abuso, minaccia, ingiustizia o discriminazione. Di fatto, se il minore è incoraggiato a dare voce a ciò che sta accadendo attorno a lui, e se fornito con i necessari meccanismi attraverso i quali possa sollevare preoccupazioni, è molto più facile derivare le violazioni dei diritti dei minori. Violenza contro i bambini nelle famiglie, nelle scuole, nelle carceri e istituzioni o sfruttamento del lavoro minorile saranno affrontati in modo più efficace se i bambini stessi sono in grado di raccontare le loro storie alle persone dotate di autorità per intraprendere le azioni appropriate.</p>



<p>La partecipazione attiva del minore contribuisce infine anche alla preparazione e allo sviluppo della società civile e di valori democratici come la responsabilità sociale, giustizia, solidarietà, uguaglianza, tolleranza e il rispetto per gli altri. Il coinvolgimento dei bambini e delle bambine in gruppi, commissioni, organizzazioni non governative (ONG), sindacati e altre forme di organizzazione offre loro l’opportunità di contribuire a rafforzare la società civile dimostrando che il loro contributo può offrire un impatto positivo nell’assunzione di decisioni.</p>



<p>L&#8217;articolo 12 stabilisce che le sue disposizioni devono essere &#8220;assicurate” al bambino. In altre parole, i governi hanno l&#8217;obbligo di intraprendere le misure appropriate per garantire a tutti i bambini il diritto di beneficiare di tale libertà. Questo significa che la legislazione e le politiche necessarie devono essere in atto per consentire ai bambini di esercitare il loro diritto di essere ascoltati. In più, saranno necessarie misure per garantire che a gruppi di bambini che probabilmente vivranno un&#8217;esperienza sociale di esclusione sia garantito il diritto di essere ascoltati in egual modo.</p>



<p>L&#8217;articolo 12 si applica a ogni bambino “in grado di formare le proprie opinioni”. Il Comitato sottolinea che i governi dovrebbero avere la presunzione secondo la quale un bambino abbia la capacità per formare un’opinione. In effetti, il Comitato interpreta il termine &#8220;opinioni&#8221; andando oltre i pensieri sviluppati, per includere anche e soprattutto sentimenti, intuizioni, interpretazioni, preoccupazioni, necessità e idee. L’applicazione dell&#8217;articolo 12 richiede il riconoscimento e il rispetto di forme di comunicazione non verbali tali come il gioco, linguaggio del corpo, espressione facciale, o disegno e pittura, attraverso i quali i bambini molto piccoli fanno delle scelte, esprimono preferenze e dimostrano comprensione del loro ambiente.</p>



<p>Il bambino ha il &#8220;diritto di esprimere tali idee liberamente &#8220;. Ciò significa che i bambini devono essere in grado di esprimere opinioni senza pressione. Non devono essere manipolati o sottoposti ad influenza da parte di altri attori. Essi necessitano di &#8220;spazi&#8221; in cui venga loro concesso il tempo, incoraggiamento e supporto per consentire loro di sviluppare e articolare le loro opinioni con chiarezza e fiducia.</p>



<p>Il <em>Manual of Human Rights Reporting</em> afferma che il diritto riconosciuto nell&#8217;articolo 12 si applica &#8220;in tutte le questioni che riguardano&#8221; i bambini. Il Comitato sostiene un’ampia interpretazione di &#8220;tutte le questioni che riguardano&#8221; i bambini, riconoscendo che così facendo si consente ai bambini di impegnarsi nei variegati processi sociali della comunità e società in cui vivono.</p>



<p>Tutto ciò deve tener conto dell&#8217;età e maturità del bambino: in altre parole, il livello di comprensione del bambino ha delle implicazioni nella questione. Dall’altro lato, l&#8217;impatto sul bambino di ogni particolare situazione deve essere tenuto in considerazione. È anche necessario prestare attenzione all&#8217;articolo 5 dell&#8217;UNCRC, che sottolinea che la direzione e la guida fornite da genitori, tutori legali o membri della famiglia allargata o la comunità devono tenere conto della loro capacità, in continua evoluzione, di esercitare i propri diritti. Maggiore è la loro capacità, maggiore autonomia e responsabilità essi avranno per prendere decisioni per sé stessi.</p>



<p>L&#8217;articolo 12, paragrafo 2 specifica che, al fine di assicurare la realizzazione del diritto esplicitato al paragrafo 1, i bambini hanno il &#8220;diritto di essere ascoltati in qualsiasi procedimento giudiziario o amministrativo&#8221;. I bambini hanno il diritto di sapere i termini e le modalità attraverso le quali verranno ascoltati e come vengono prese le decisioni. I governi pertanto sono incoraggiati a presentare misure legislative che richiederanno a qualsiasi decisore giudiziario o amministrativo di adottare procedure per fornire informazioni ai bambini sul processo di ascolto, di considerazione delle loro opinioni e del peso che verrà dato ai loro punti di vista, nonché i meccanismi che facilitano l&#8217;esercizio di questo diritto.</p>



<p>I bambini hanno il diritto di essere ascoltati &#8220;direttamente o tramite un rappresentante o organo appropriato &#8220;. In altre parole, ai bambini capaci di formare un punto di vista dovrebbe essere data la possibilità di decidere come desiderano essere rappresentati e se essere ascoltati direttamente. Il Comitato raccomanda che, ove possibile, al bambino deve essere data l&#8217;opportunità di essere ascoltato direttamente in qualsiasi procedimento. Nella fattispecie della rappresentanza del minore in tali sedi, essa deve essere “in linea con le norme procedurali del diritto nazionale dello Stato parte”. Questa disposizione non dovrebbe essere interpretata come un permesso per possibili soluzioni inadeguate contenute nel diritto processuale per limitare o prevenire il godimento di questo diritto fondamentale; ma al contrario, i governi sono incoraggiati a rispettare le regole di base del giusto procedimento, come il diritto alla difesa e il diritto all’accesso ai propri documenti.</p>



<p>L&#8217;articolo 12 è un diritto fondamentale: è una misura della nostra dignità umana per cui siamo in grado di essere coinvolti nelle decisioni che ci riguardano, coerentemente con i nostri livelli di competenza. È anche un mezzo attraverso il quale altri diritti sono realizzati. Non è possibile rivendicare diritti senza voce. I bambini che sono messi a tacere non possono sfidare violenze e abusi perpetrati contro di loro. La capacità di apprendere è limitata senza la possibilità di mettere in discussione, sfidare e dibattere. I responsabili politici non possono identificare gli ostacoli al rispetto dei diritti dei minori se non danno la possibilità ai minori stessi di pronunciarsi e partecipare attivamente ai livelli decisionali.</p>



<p>Tuttavia, sebbene siano stati compiuti molti progressi in diversi paesi, con innumerevoli esempi positivi di legislazione, politica e pratica; rimane il caso che per troppi bambini in tutto il mondo, il diritto di essere ascoltati rimane irrealizzato. In particolare, i minori appartenenti ai gruppi più emarginati vengono privati in modo sproporzionato di tale libertà &#8211; ad esempio ragazze, bambini con disabilità, bambini di gruppi indigeni, bambini con genitori senza documenti, figli in conflitto con la legge e coloro che vivono in estrema povertà. Il Comitato è impegnato a rafforzare la capacità dei governi di introdurre le misure necessarie per attuare l&#8217;articolo 12. Dal suo dialogo con i governi, è chiaro che molti sono impegnati a incontrare i loro obblighi di promozione e attuazione della disposizione; ma essi mancano di conoscenza, fiducia o reali capacità per raggiungere tale obiettivo.</p>
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		<title>XI Libro bianco coi numeri del proibizionismo: ci costa 20 miliardi di euro, rallenta la giustizia e riempie le carceri</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 07:00:33 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="705" height="470" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14384" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 705w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 705px) 100vw, 705px" /></figure></div>



<p><strong>XI LIBRO BIANCO COI NUMERI DEL PROIBIZIONISMO: CI COSTA 20 MILIARDI DI EURO RALLENTA LA GIUSTIZIA E RIEMPIE LE CARCERI</strong></p>



<p><strong>Ass. Luca Coscioni: “Controllo del fenomeno tutela la salute e porta benefici socio-economici e scientifici”</strong></p>



<p>Il 25 giugno anche l’Associazione Luca Coscioni partecipa alla presentazione dell’XI Libro Bianco sulle Droghe pubblicato in occasione della Giornata Mondiale contro il Narcotraffico. Il volume è principalmente dedicato al Carcere ai tempi del Coronavirus.</p>



<p>Il documento (vedi APPROFONDIMENTO) descrive come <strong>i costi del proibizionismo</strong> siano da quantificare in mancate entrate per lo Stato in virtù della gestione del settore da parte della criminalità organizzata &#8211; che includendo l’indotto potrebbero sfiorare i <strong>18-20 miliardi</strong>, ma anche con le risorse umane ed economiche relative all&#8217;amministrazione della giustizia &#8211; i tribunali sono ingolfati da cause di minima importanza e oltre <strong>il 36% dei detenuti,</strong> molti dei quali con problemi di dipendenza, è in carcere per reati connessi alle droghe.</p>



<p>“<em>In Italia e nel mondo non si vedono segni di contenimento della presenza degli stupefacenti”</em> ha dichiarato l’avvocato <strong>Filomena Gallo, segretario dell’Associazione</strong> <em>“</em><em>dopo quasi 60 anni di proibizione quel che va riformato radicalmente è l’impianto generale del ‘controllo’ “</em></p>



<p><strong>Marco Perduca</strong>, che per l’Associazione coordinato <strong>Legalizziamo.it</strong> ha ricordato che <em>“Dopo anni di promesse è arrivato il momento che il Parlamento si assuma le responsabilità di definire quali nuove regole possano consentire un consumo consapevole (almeno) della cannabis legalizzandone produzione, consumo e commercio, cancellando, tra le altre cose, anche le pesanti sanzioni per la detenzione delle altre sostanze proibite.”</em></p>



<p>“<em>Divieti e proibizioni impongono stigmi e generano discriminazioni a chi consuma, anche saltuariamente quanto proibito, e chi vuole far ricerca per i fini medico-scientifici previsti dalla legge. Il potenziale medico degli stupefacenti continua a esser sperimentato con successo, perché l’Italia vuole rimanere indietro?”</em> Ha concluso l’avvocato <strong>Gallo.</strong> “<em>La proposta di legge Legalizziamo! Presentata alla Camera nel 2016 e di nuovo consegnata al Presidente Fico l’anno scorso assiema&nbsp; Radicali italiani e decine di altre associazioni”</em> incalza <strong>Perduca</strong> <em>“propone un modello di regolamentazione sostenibile &#8211; i tempi e numeri per legalizzare ci sarebbero Movimento 5 Stelle e PD si assumano le loro responsabilità!”</em></p>



<p>Il 26 giugno, dalle ore 15, si terrà un webinar on line di presentazione del Libro Bianco con iscrizione obbligatoria ma gratuita a questo indirizzo: https://register.gotowebinar.com/register/6062862554304999947?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>Il Libro Bianco, disponibile in versione cartacea in tutte le librerie e i rivenditori on line, sarà consultabile sul sito di Fuoriluogo, <a href="http://www.fuoriluogo.it/librobianco?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>www</u><u>.</u><u>f</u><u>u</u><u>o</u><u>r</u><u>i</u><u>l</u><u>u</u><u>o</u><u>g</u><u>o</u><u>.</u><u>i</u><u>t</u><u>/</u><u>l</u><u>i</u><u>b</u><u>r</u><u>o</u><u>b</u><u>i</u><u>a</u><u>n</u><u>co</u>.</a></p>



<ul><li><strong>APPROFONDIMENTO &#8211; LE DROGHE E LA REPRESSIONE. I dati in pillole</strong></li></ul>



<p>Dopo 30 anni di applicazione, i devastanti effetti penali del Testo Unico sulle sostanze stupefacenti Jervolino-Vassalli (l&#8217;art. 73 in particolare) non possono essere più considerati &#8220;effetti collaterali&#8221;. La legge sulle droghe continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia italiana e nelle carceri.</p>



<p><strong>LA LEGGE SULLE DROGHE È IL VOLANO DELLE POLITICHE REPRESSIVE E CARCERARIE. SENZA DETENUTI PER ART. 73, O SENZA TOSSICODIPENDENTI NON SI AVREBBE SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI</strong></p>



<p><strong>La legislazione sulle droghe e l’uso che ne viene fatto sono decisivi nella determinazione dei saldi della repressione penale</strong>: la decarcerizzazione passa attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze stupefacenti così come le politiche di tolleranza zero e di controllo sociale coattivo si fondano sulla loro criminalizzazione. Basti pensare che <strong>in assenza di detenuti per art. 73. o di quelli dichiarati tossicodipendenti, non vi sarebbe il problema del sovraffollamento carcerario</strong>, come indicato dalle simulazioni prodotte. Dopo 30 anni di applicazione non possiamo più considerare questi come effetti collaterali della legislazione antidroga, ma come effetti evidentemente voluti.</p>



<p><strong>IL 30% DEI DETENUTI ENTRA IN CARCERE PER UN ARTICOLO DI UNA LEGGE</strong></p>



<p><strong>13.677 dei 46.201 ingressi in carcere</strong> nel 2019 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. <strong>Si tratta del 29,60% degli ingressi in carcere</strong>: si consolida l&#8217;inversione del trend discendente attivo dal 2012 a seguito della sentenza Torreggiani della CEDU e dall’adozione di politiche deflattive della popolazione detenuta.</p>



<p><strong>34,80% DEI DETENUTI È IN CARCERE PER LA LEGGE SULLE DROGHE.</strong></p>



<p><strong>Sugli oltre 60.000 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2019 ben 14.475 lo erano a causa del solo art.73</strong> del Testo unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio, <strong>23,82%</strong>). <strong>Altri 5.709 in associazione con l&#8217;art. 74 </strong>(associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, <strong>9,39%</strong>), <strong>solo 963 esclusivamente per l&#8217;art.74 (1,58%)</strong>. Questi ultimi rimangono sostanzialmente stabili. Nel complesso vi è una impercettibile diminuzione dello 0,67%.</p>



<p><strong>OLTRE IL 36% DI CHI ENTRA IN CARCERE USA DROGHE. SI ASSESTA LA PRESENZA AI MASSIMI STORICI DALLA FINI-GIOVANARDI</strong></p>



<p><strong>Resta ai livelli più alti degli ultimi 15anni la presenza di detenuti definiti &#8220;tossicodipendenti&#8221;: sono 16.934, il 27,87% del totale. </strong>Questa presenza, che resta maggiore anche rispetto al picco post applicazione della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007), è alimentata dal continuo ingresso in carcere di persone &#8220;tossicodipendenti&#8221;. Nel 2019 questi sono stati il <strong>36,45% degli ingressi nel circuito penitenziario,in aumento costante e preoccupante da 4 anni.</strong></p>



<h1><strong>LE CONSEGUENZE SULLA GIUSTIZIA</strong></h1>



<p><strong>OLTRE 200.000 FASCICOLI NEI TRIBUNALI. </strong><strong>1 </strong><strong>SU 2 PORTA AD UNA CONDANNA. PER REATI CONTRO LA PERSONA O IL PATRIMONIO IL RAPPORTO È </strong><strong>1 </strong><strong>A 10</strong></p>



<p>Le persone coinvolte in procedimenti penali pendenti per violazione dell’articolo 73 e 74 sono rispettivamente 175.788 e 42.067. È un dato che, pur in leggera diminuzione, si allinea agli anni bui della Fini-Giovanardi. Da notare come secondo una ricerca che pubblichiamo negli approfondimenti, <strong>mentre quasi 1 procedimento su 2 per droghe termina con una condanna, questo rapporto diventa 1 su 10 per i reati contro la persona o il patrimonio.</strong></p>



<h1><strong>LE MISURE ALTERNATIVE</strong></h1>



<h3>AUMENTANO LE MISURE ALTERNATIVE, CHE PERÒ APPAIONO AMPLIARE L&#8217;AREA DEL CONTROLLO</h3>



<p>Continuano ad aumentare le misure alternative, fatto positivo in sé, ma che nasconde anche una tendenza che fa pensare che siano diventate una alternativa alla libertà invece che alla detenzione. Consentendo così di ampliare l&#8217;area del controllo.</p>



<h1><strong>LE SEGNALAZIONI E LE SANZIONI AMMINISTRATIVE PER IL CONSUMO DI DROGHE ILLEGALI</strong></h1>



<h3>CONTINUA AD AUMENTARE LA REPRESSIONE DEL CONSUMO: SU QUASI 44.000 SEGNALAZIONI (+6,67%) SOLO 202 RICHIESTE DI PROGRAMMA TERAPEUTICO.</h3>



<p><strong>1.312.180 SEGNALAZIONI DAL 1990. QUASI UN MILIONE PER CANNABIS (73,28%) Non si ferma il trend in aumento delle persone segnalate al Prefetto per consumo di sostanze illecite: 41.744 nel 2019</strong>. Le segnalazioni sono quasi 44.000, <strong>+6,67%</strong>. <strong>Più di 4000 sono</strong> <strong>minorenni</strong>. Diminuiscono leggermente le <strong>sanzioni: sono state 14.322 nel 2019. Queste vengono</strong> <strong>comminate in un terzo dei casi </strong>mentre risulta irrilevante la vocazione “terapeutica” della segnalazione al Prefetto: <strong>solo 202 sono state sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario</strong>; nel 2007 erano 3.008. <strong>La repressione colpisce principalmente persone che usano cannabis (77,95%)</strong>, seguono a distanza cocaina (15,63%) e eroina (4,62%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. <strong>Dal 1990 1.312.180 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale</strong>; di queste quasi un milione (73,28%) per derivati della cannabis.)</p>



<h1><strong>L&#8217;ATTIVITÀ DI REPRESSIONE DELLE FORZE DELL&#8217;ORDINE</strong></h1>



<h3>LA CANNABIS È AL CENTRO DELL&#8217;AZIONE DELLE FORZE DELL&#8217;ORDINE. CON LA FINI GIOVANARDI È VISTOSAMENTE CALATA L&#8217;ATTIVITÀ DI CONTRASTO A COCAINA E EROINA</h3>



<p>Da una analisi retrospettiva dei dati della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga si nota come la sostanza al centro dell&#8217;azione delle Forze dell&#8217;Ordine sia la cannabis. Sia per numero di operazioni, che per sequestri e persone segnalate all&#8217;attività giudiziaria. Da notare come nel periodo in cui era vigente la Fini-Giovanardi, che equiparava tutte le sostanze ai fini delle sanzioni, si sia divaricata la forbice fra operazioni con oggetto cannabis (in continuo aumento) e operazioni contro cocaina e eroina. Per quest&#8217;ultima il calo del numero delle operazioni continua anche negli ultimi anni.</p>



<h1><strong>LE VIOLAZIONI DELL’ART. 187 DEL CODICE DELLA STRADA</strong></h1>



<h3>IL 96.80% DEGLI INCIDENTI NON C&#8217;ENTRA NULLA CON LE DROGHE. SOLO LO 0,27% DEI CONDUCENTI È RISULTATO POSITIVO DURANTE I CONTROLLI NOTTURNI DEI CARABINIERI DURANTE I WEEK END</h3>



<p>Restano significativi i dati rispetto alle violazioni dell’art. 187 del Codice della Strada, ovvero guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti. I dati disponibili sono piuttosto disomogenei, per cui di difficile interpretazione, come confermato dalla stessa ISTAT. Nel corso dei controlli nelle notti dei week end da parte dei carabinieri le violazioni accertate rappresentano lo 0,27% dei controllati. Rispetto alle positività accertate a seguito di incidente questa percentuale sale, al 3,20% nel corso dei primi 10 mesi del 2019. Ricordando che spesso la positività al test non è prova di guida in stato alterato (in particolare per la cannabis), possiamo affermare che l&#8217;uso di droghe non è certamente la causa principale di incidenti in Italia.</p>



<h1><strong>GLI ALTRI CONTENUTI: CONSUMI E CARCERE DURANTE IL LOCKDOWN</strong></h1>



<h3>DURANTE IL <em>LOCKDOWN</em> I CONSUMATORI HANNO DIMOSTRATO CAPACITÀ DI AUTOREGOLAZIONE E IL MERCATO ILLEGALE FLESSIBILITÀ E RESILIENZA. I SERVIZI HANNO SAPUTO ADATTARSI SOLO A MACCHIA DI LEOPARDO ALLA NUOVA SITUAZIONE</h3>



<p>Quest&#8217;anno il Libro Bianco pone grande attenzione alla situazione dei consumi di sostanze e delle <strong>carceri durante la crisi Covid-19</strong>. In particolare rispetto ai consumi si presentano in anteprima i primi risultati di <strong>3 ricerche sui consumi di droghe durante il </strong><em><strong>lockdown </strong></em>che hanno messo in luce <strong>una significativa capacità di controllo dei consumatori</strong>, che hanno adottato strategie di fronteggiamento dell’emergenza, di adeguamento alle mutate condizioni di vita e di consumo, di minimizzazione dei rischi. Si è inoltre verificata la <strong>flessibilità e resilienza del mercato illegale delle droghe</strong>, che è rimasto vivace e mai si è interrotto. Mentre i Servizi pubblici hanno saputo, anche se ancora una volta a macchia di leopardo, adeguarsi alla situazione adattando le terapie farmacologiche, gli strumenti di Riduzione del Danno, di consulenza e informazione online sulle sostanze.</p>



<p>Nel volume si trovano quindi spunti e riflessioni rispetto alla <strong>riforma delle politiche sulle droghe in ambito nazionale ed internazionale</strong>, e approfondimenti specifici sul <strong>carcere</strong>, sui <strong>reati minori </strong>sulle droghe e sulla <strong>riforma dei servizi </strong>in un&#8217;ottica di decriminalizzazione dell&#8217;uso delle sostanze.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221; Covid-19, diritti umani ed imprese: la strada da seguire</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2020 07:57:17 +0000</pubDate>
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<p>di Fabiana Brigante</p>



<p>Le implicazioni della diffusione pandemica da Covid-19 sui diritti umani sono state accuratamente documentate: numerose organizzazioni e membri della società civile hanno messo in luce l’incapacità di molti governi di proteggere i propri cittadini, così come è stato registrato il fallimento di un numero considerevole di imprese che non hanno rispettato i Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani.</p>



<p>In un precedente articolo della rubrica (disponibile <a href="https://www.peridirittiumani.com/2020/05/24/imprese-e-diritti-umani-covid-19-raccomandazioni-per-la-tutela-dei-diritti-dei-lavoratori/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>) si era parlato dei comportamenti che le imprese avrebbero dovuto adottare al fine per proteggere la salute ed i diritti dei propri dipendenti. Tuttavia, nel corso degli ultimi mesi numerose sono state le azioni legali intraprese contro alcune imprese per non aver adottato le necessarie misure di sicurezza, violando così l’obbligo di diligenza nei confronti dei propri lavoratori, obbligo – lo ricordiamo – enunciato nel Secondo Pilastro dei Principi Guida ONU. È questo il caso della azienda americana <em>Walmart</em>, citata in giudizio dai familiari di un dipendente deceduto dopo aver contratto il Covid-19. I ricorrenti hanno allegato la condotta negligente dell’azienda che non avrebbe adottato la dovuta diligenza nel sanificare i luoghi di lavoro e non si sarebbe adoperata per fornire ai propri dipendenti dispositivi di protezione individuale. Nell’occhio del ciclone sono finite anche <em>McDonalds</em> e <em>Celebrity Cruises</em>, contro cui i ricorrenti hanno presentato doglianze simili; in un ricorso presentato al Tribunale dello Stato dell’Illinois, i dipendenti di <em>McDonalds</em> hanno accusato l’azienda non solo di non aver fornito loro adeguati strumenti di protezione, ma anche di non aver informato il personale che un dipendente era risultato positivo all’infezione da Covid-19, esponendo così tutti al rischio del contagio.</p>



<p>Allo stesso modo, si sono verificate consistenti rimostranze in tutti il mondo di lavoratori che si sono visti trattenere i salari per lavori già eseguiti, o che hanno perso il posto di lavoro. È quanto è accaduto a Gazipur, in Bangladesh, tra le altre, dove operai della azienda tessile <em>Tech Tex Company Ltd</em> hanno scioperato per ottenere gli stipendi che non erano stati corrisposti. Nel Lesotho, oltre 50.000 lavoratori hanno scioperato per ottenere le indennità che era stata loro promessa a seguito di un accordo tra governo e sindacati. In Cambogia, il primo ministro Samdech Techo Hun Sen ha dichiarato la sospensione delle operazioni di circa 256 fabbriche di abbigliamento, calzature e articoli da viaggio, con ingenti conseguenze sulla vita di oltre 130.000 lavoratori.</p>



<p>Il quadro che risulta alla luce degli avvenimenti degli ultimi mesi è che gli attuali meccanismi di <em>governance</em> si sono rivelati insufficienti a proteggere adeguatamente i diritti dei lavoratori in tutte le operazioni commerciali e nelle catene di approvvigionamento. Anche i paesi con i sistemi giuridici più completi non hanno saputo offrire tutela alle categorie più vulnerabili. Strumenti di cd. <em>soft law </em>come i Principi Guida ONU – sebbene importanti – non sono stati in grado di colmare il vuoto normativo. La crisi causata dalla diffusione del Covid-19 ha dimostrato ancora una volta l’urgenza di creare meccanismi efficaci, giuridicamente vincolanti e incentrati sui diritti che impediscano in primo luogo che si verifichino violazioni dei diritti umani e che possano garantire alle vittime l’accesso a rimedi effettivi.</p>



<p>E se da un lato il Parlamento Europeo nella sua Risoluzione sull’azione combinata dell’Unione Europea per combattere la pandemia e le sue conseguenze ha sottolineato l’importanza della <em>due diligence</em> delle imprese nel rispetto dei diritti umani e diritti ambientali per prevenire e mitigare rischi futuri, dall’altro alcuni paesi hanno concentrato i propri sforzi per sollevare le imprese da possibili responsabilità legali. È quanto è avvenuto negli Stati Uniti, dove i governatori del North Carolina, Oklahoma, Utah e del Wyoming hanno firmato delle leggi che garantiscono l’immunità delle imprese per le cause relative al Covid-19.</p>



<p>Eppure, come è stato rimarcato dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, le conseguenze economiche della pandemia hanno dimostrato l’urgenza di garantire maggiori tutele per gli individui. I tre pilastri dei Principi guida – “Proteggi, rispetta e rimedia” – sottolineano la necessità di mettere le persone al centro degli interessi degli attori commerciali. Le risposte alla pandemia e alla crisi economica non dovrebbero di certo tradursi in una flessione degli standard dei diritti umani.</p>



<p>Il secondo pilastro dei Principi guida riguarda la responsabilità delle imprese di rispettare i diritti umani; tale dovere per le imprese esiste indipendentemente dalle azioni che siano o meno intraprese dai governi. Le imprese dovranno dunque adottare la dovuta diligenza per prevenire o mitigare i rischi sui diritti umani che potrebbero derivare dalla situazione esistente sui propri lavoratori ed utenti. Ciò include, ad esempio, l’esistenza di misure preventive per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori nonché il congedo retribuito per malattia; in ogni caso, è importante che in questo processo si registri la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti, come lavoratori e sindacati, sia nella fase di valutazione dei rischi che nella successiva fase di integrazione delle valutazioni nelle politiche aziendali.</p>



<p>Un elemento centrale e spesso dimenticato riguarda la necessità di assicurare alla vittime anche solo potenziali di violazioni dei diritti fondamentali l’accesso a meccanismi di rimedio, sia legali che interni all’impresa. Affermare l’esistenza di determinati diritti senza tuttavia consentire l&#8217;accesso a un ricorso effettivo in caso di abuso provocherebbe infatti una inevitabile frustrazione degli stessi. Consentire l’accesso ai rimedi non ha senso solo oggi per una migliore risposta alla crisi attuale, ma è anche fondamentale per prevenire future violazioni dei diritti umani.</p>



<p>Gli Stati e gli attori privati devono sfruttare questo momento per non tornare al <em>business-as-usual</em>, ma per forgiare una nuova normalità basata sugli standard forniti dai Principi Guida.</p>
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		<title>Tareke Brhane. Informazione e conoscenza per una società inclusiva</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 07:30:29 +0000</pubDate>
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<p>L&#8217;incontro con <strong>Tareke Brhane</strong>, attivista per i <strong>diritti dei migranti e dei rifugiati</strong>, con alle spalle una storia vissuta in prima persona, è molto interessante perchè decostruisce  <em>stereotipi </em>purtroppo consolidati e slogan politici ripetuti, riportando al centro la persona, al di là delle differenze di provenienza, religiose, di genere etc. <strong>L&#8217;informazione </strong>corretta e la <strong>conoscenza </strong>approfondita sono le basi per poter creare una <em>società inclusiva e giusta</em> e <strong>l&#8217;impegno </strong>deve coinvolgere ciascuno di noi. </p>



<p>Ecco il video di Tareke Brhane che ringraziamo. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Attivismo e mediazione culturale per cambiare le politiche sulle migrazioni e l&#039;accoglienza" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/1MUT6KDr-RE?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>
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		<title>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia.»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 08:27:36 +0000</pubDate>
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<p><strong>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia. Tra gli amministratori locali va maturando l’urgenza di un superamento degli insediamenti mentre a Roma spetta la maglia nera»</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="586" height="321" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 586w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 586px) 100vw, 586px" /></figure></div>



<p><strong>Roma, 17 giugno 2020</strong>&nbsp;–&nbsp;&nbsp; L’Italia è l’unico Paese in Europa ad aver creato, organizzato e consolidato negli ultimi 40 anni un sistema abitativo parallelo per comunità considerate di etnia rom che assume forma architettonica in quello che viene denominato impropriamente “campo nomadi” o “campo rom”. Alla luce di tale specificità&nbsp;<strong>da 5 anni Associazione 21 luglio presenta un Rapporto Annale che fotografa la condizione delle comunità rom</strong>&nbsp;presenti negli insediamenti formali e informali, la prassi politica e il rapporto che intercorre tra il “sistema campi” e il resto della società. Il Rapporto 2019 ha come titolo&nbsp;<strong>“Periferie lontane – Comunità rom negli insediamenti formali e informali in Italia</strong>” ed offre uno spaccato della situazione in Italia e nella città di Roma.</p>



<p><strong>Dati e numeri in Italia: la fotografia di un calo</strong></p>



<p>Dai 28.000 del 2017 ai 25.000 del 2018,&nbsp;<strong>sino ad arrivare, nel 2019 a 20.000</strong>. Sono questi i numeri dei rom che vivono in Italia nelle baraccopoli formali e informali. Di essi il 63%, pari a 12.700 unità, vivono in 119 baraccopoli istituzionali presenti il 68 Comuni italiani. L’anno precedente gli insediamenti mappati erano stati 127 in 74 Comuni. In tali aree il 47% dei residenti negli insediamenti formali ha la nazionalità italiana; il 42% è originario dell’ex Jugoslavia mentre, per il resto, si tratta di cittadini comunitari. Nel totale il 55% ha meno di 18 anni.&nbsp;<strong>Roma, con i suoi 15 “campi” formali è la città che più di tutte ha investito, negli ultimi anni, per la progettazione e gestione di tali insediamenti.</strong></p>



<p>Circa<strong>&nbsp;7.300, tutti cittadini comunitari</strong>, sono invece i rom che vivono in insediamenti informali e censiti nel 2019. I più grandi sono concentrati nella Regione Campania e al loro interno l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto a quella della popolazione italiana.</p>



<p><strong>Politiche verso il superamento degli insediamenti formali</strong></p>



<p>Prosegue nel 2019 il trend, già registrato l’anno precedente, verso il superamento degli insediamenti formali. Sempre più&nbsp;<strong>amministrazioni locali</strong>, al di là del colore politico,&nbsp;<strong>mostrano segni di consapevolezza sull’importanza di porre fine a questi spazi di segregazione su base etnica</strong>&nbsp;attraverso percorsi di inclusione. Spicca nel 2019 il superamento degli insediamenti di La Favorita (Palermo), via delle Bonifiche (Ferrara), via Madonna del Piano (Sesto Fiorentino), dove Amministrazioni di opposte appartenenza politiche si sono adoperate per il trasferimento di famiglie dai cosiddetti “campi rom” in abitazioni convenzionali.</p>



<p>In altri casi la chiusura dell’insediamento, come per il “campo” dell’Oratorio (Pisa), è coinciso con il semplice trasferimento delle famiglie verso altre aree non appropriate sotto il profilo abitativo.</p>



<p><strong>Secondo le previsioni delle amministrazioni locali saranno almeno 11, nel 2020</strong>, gli insediamenti formali che verranno superati secondo i principi della “Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom”.</p>



<p><strong>Sgomberi forzati</strong></p>



<p>La pratica degli sgomberi forzati, mai risolutiva, dispendiosa e lesiva dei diritti umani, continua ad essere quella fatta propria da numerose Amministrazioni anche nel 2019. Si è assistito tuttavia ad un calo del numero totale degli sgomberi forzati rispetto alle precedenti annualità. Dai 250 sgomberi del 2016, si è passati ai 230 del 2017, ai 195 del 2018 e ai&nbsp;<strong>145 del 2019</strong>&nbsp;con un calo, rispetto all’anno precedente del 26%.</p>



<p>Tale calo numerico va interpretato da una parte come una diminuzione delle famiglie presenti insediamenti informali; dall’altro con l’introduzione dell’odiosa pratica degli “<strong>sgomberi indotti</strong>”, causati dalle pressioni esercitate dalle Forze dell’Ordine nei confronti degli abitanti delle baraccopoli che, raggiunto un forte livello di esasperazione, optano per l’allontanamento volontario.</p>



<p><strong>Discorsi d’odio</strong></p>



<p>Nel 2019 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di 102 episodi di discorsi d’odio nei confronti dei rom di cui&nbsp;<strong>39 sono stati classificati di gravità media-alta</strong>. La media giornaliera che si ricava è di circa 2 episodi a settimana. Rispetto al 2018 il dato complessivo rivela, rispetto al 2018, un decremento del 18%. Tale diminuzione potrebbe derivare dalla maggiore attenzione del discorso politico e mediatico nei confronti dei flussi migratori in entrata. Si segnala inoltre il mutato linguaggio di alcuni attori politici e pubblici nazionali e locali che ormai hanno quasi abbandonato il ricorso a dichiarazioni manifestamente discriminatorio e incitante all’odio prediligendo invece un utilizzo di affermazioni stereotipate, collocandosi così al riparo da eventuali sanzioni.</p>



<p><strong>La maglia nera alla città di Roma</strong></p>



<p>Quasi un terzo delle persone rom in emergenza abitativa presenti in Italia, risiedono negli insediamenti formali e informali della città di Roma. Nella Capitale&nbsp;<strong>nei 6 “villaggi attrezzati” risultano vivere 2.600 persone, di cui 1.250 minori</strong>. Nei&nbsp;<strong>10 “campi tollerati” vivono invece 880 persone</strong>, mentre&nbsp;<strong>2.000 sono quelli censite nel 2019 dalla Prefettura di Roma nei 338 micro-insediamenti</strong>. Nell’unica occupazione monoetnica della città di Roma vivono da circa 4 anni, 600 rom di cittadinanza rumena.<br>A fronte di fallimentari pratiche di superamento degli insediamenti – culminate nel 2018 con lo sgombero del Camping River – l’azione privilegiata scelta dall’Amministrazione Capitolina appare quella degli sgomberi formati. Nel 2016 erano stati 28 quelli registrati; 33 nel 2017; 40 nel 2018 e 45 nel solo 2019, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente.<br>Anche sul fronte scuola i dati generano preoccupazione. Lontano dall’applicare anche una minima di quanto previsto dal&nbsp;<strong>“Piano rom” della Giunta Raggi</strong>, sono i numeri a dimostrare come l’Amministrazione Capitolina abbia rinunciato a qualsiasi reale azione che favorisca e sostenga l’iscrizione, la frequenza e il successo scolastico dei minori presenti negli insediamenti della Capitale.</p>



<p><strong>Analisi e prospettive</strong></p>



<p>Alla luce degli incoraggianti dati emersi sul territorio nazionale, si legge nel Rapporto, «<strong>bisognerà attendere il 2020 per vedere eventualmente il consolidarsi di un trend</strong>. Certamente in Italia qualcosa sta cambiando e potremmo trovarci di fronte all’inizio di una nuova stagione. Occorre mantenere alta l’attenzione – raccomanda Associazione 21 luglio – maturare un pensiero diverso, liberare le politiche da prassi etnicizzanti, orientare la bussola in direzione dei diritti umani. In molti casi, come si è potuto osservare su diversi territori, per superare le baraccopoli è sufficiente fare uso di quel buonsenso che ogni amministratore dovrebbe coltivare».<br><strong>Sul fronte romano Associazione 21 luglio scrive di un 2019 che «ha lasciato una profonda disillusione nei confronti di un Piano rom che non è mail decollato»</strong>.<br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, «l’Amministrazione Capitolina, testardamente chiusa e isolata nelle sue certezze,</strong> ha lasciato le parole “superamento dei campi” solo nei buoni propositi, per poi vederli sfumare nell’incompetenza che regna sovrana negli uffici capitolini e nella superficialità dei suoi amministratori. Ne è prova il fatto, a titolo esemplificativo, che da 5 anni giace nei cassetti del Consiglio Comunale una proposta di iniziativa popolare sul superamento dei campi rom che ancora deve essere discussa e portata ai voti, segno inequivocabile della barriera che, sul tema “campi rom” la Giunta Capitolina ha consapevolmente costruito attorno a sé al fine da isolarsi da qualsiasi dialogo e confronto».<strong><br><br><a rel="noreferrer noopener" href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=725226f217&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">RAPPORTO ANNUALE 2019</a> </strong></p>



<p><strong>LUNEDI 29 GIUGNO, alle ore 18.30, Associazione Per i Diritti umani sarà in collegamento con CARLO STASOLLA, presidente Associazione 21 luglio. Sul canale Youtube di Associazione Per i Diritti umani. </strong></p>
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		<title>Tareke Brhane. Attivismo e mediazione culturale per cambiare le politiche sulle migrazioni e l&#8217;accoglienza</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 18:28:11 +0000</pubDate>
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<p>Un altro streaming interessante per voi!</p>



<p><strong>Lunedì 22 giugno, alle ore 18.30 sul canale Youtube </strong>di <em>Associazione Per i Diritti umani</em> saremo con <strong>TAREKE BHRANE</strong>, attivista, mediatore culturale, vincitore proprio per l&#8217;attivismo al Summit dei Premi <strong>Nobel per la Pace</strong> 2014. </p>



<p>Potete iscrivervi al nostro canale Youtube su cui troverete tanti altri <em>relatori </em>importanti e temi di stretta <em>attualità</em>.</p>



<p>Il <strong>link </strong>per questo incontro è il seguente: </p>



<p></p>



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