<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>polizia Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/polizia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/polizia/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Jan 2025 11:55:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>polizia Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/polizia/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Polis Aperta, forze dell&#8217;ordine e omosessualità</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2024/12/27/polis-citta-aperta-forze-dellordine-e-omosessualita/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2024/12/27/polis-citta-aperta-forze-dellordine-e-omosessualita/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 10:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>
		<category><![CDATA[comingout]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[forzedellordine]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[LGBTQA]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[polisaperta]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
		<category><![CDATA[vitaprivata]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=17848</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono Emanuele Crociani, coordinatore del gruppo LGBT+ Varco, una realtà che opera nelle chiese protestanti milanesi: insomma, un gruppo di minoranza in una confessione di minoranza. Ma oggi vorrei parlarvi di tutt’altro. Ho intervistato&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/12/27/polis-citta-aperta-forze-dellordine-e-omosessualita/">Polis Aperta, forze dell&#8217;ordine e omosessualità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="533" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>Sono Emanuele Crociani, coordinatore del gruppo LGBT+ Varco, una realtà che opera nelle chiese protestanti milanesi: insomma, un gruppo di minoranza in una confessione di minoranza. Ma oggi vorrei parlarvi di tutt’altro. Ho intervistato due appartenenti ad una piccola realtà LGBTQ, l’associazione Polis Aperta, formata da appartenenti alle Forze dell’Ordine. E’ una realtà numericamente piccola ma non per questo poco importante, e perciò sento come un dovere dare voce a queste coraggiose persone. PER I DIRITTI UMANI ha acconsentito a pubblicare l&#8217;intervista di M.L., appartenente alla polizia penitenziaria. </p>



<p>Quando hai scoperto di essere parte della comunità LGBTQ?</p>



<p>Ho scoperto di essere gay molto presto, nell&#8217;età adolescenziale, età già difficile per ogni ragazzo ma ancor a più complicato <strong>se </strong>credi di essere &#8220;diverso&#8221; da tutte le altre persone che ti circondano. Nascondere la propria identità alla famiglia, agli amici alle persone che ti sono vicine è molto difficile se poi, parliamo dei primi anni &#8217;80 del secolo scorso, in un contesto sociale come quello di un paese molto piccolo della provincia di Viterbo era ancora più complicato. Per mia fortuna sia i miei amici che la mia famiglia sono stati molto &#8220;inclusivi&#8221;, come si usa dire oggi. Il Mio coming out è avvenuto all&#8217;età di 18 anni con i miei amici più cari e dopo circa 40 anni sono ancora i miei amici più cari. Anche alla mia famiglia ad un certo punto della mia vita ho dichiarato la mia omosessualità e anche con loro le cose sono andate bene. Quindi posso dire che grazie a questo ovvero, all&#8217;affetto delle persone a me più care e al loro sostegno sono riuscito a dichiarare apertamente la mia &#8220;diversità&#8221; anche sul lavoro.</p>



<p>Cosa ti appassiona di più nel tuo lavoro?</p>



<p>La scelta del lavoro che svolgo non è stata una scelta consapevole, non volevo certo diventare un agente di Polizia Penitenziaria, ma questo lavoro mi ha permesso di essere autonomo economicamente, emanciparmi dalla mia famiglia e vivere in una città come Milano. Ho sempre avuto l&#8217;idea che il lavoro sia una cosa &#8220;sacra&#8221; e che va sempre rispettato qualunque esso sia. All&#8217;inizio della mia carriera, avevo 24 anni, le cose non sono state semplici lavoro nuovo e colleghi di lavoro sconosciuti. Ma soprattutto lavorare in un istituto Penitenziario. Un luogo chiuso e quasi completamente impermeabile al mondo esterno. Quindi all&#8217;inizio è stata dura ma poi con il tempo ho acquisito una diversa consapevolezza del mio ruolo e del lavoro, sicuramente non facile, perché quando si ha a che fare con &#8220;materiale&#8221; umano è sempre molto complicato. Negli anni anni ho lavorato in diversi istituti, sempre a Milano, e questo mi ha permesso di avere una visione a 360 gradi del lavoro che svolgo. Credo che ci sia molto poco di affascinante nel lavorare in &#8220;galera&#8221; quello che è certo che anche in un ambito così fortemente negativo si riesce a trovare molta umanità.</p>



<p></p>



<p>Cosa significa essere una persona LGBTQ nell’ambito delle Forze Armate?</p>



<p>All&#8217;inizio della mia carriera lavorativa avevo paura che i miei superiori scoprissero la mia &#8220;diversità&#8221; e che per questo venissi allontanato o addirittura licenziato, per cui nascondevo a tutti i miei colleghi la mia vita privata. Poi con il tempo ho scoperto che, non ero certo l&#8217;unico poliziotto gay che lavorava in un istituto penitenziario: sul lavoro parlavo poco della mia vita privata ma vivendo a Milano ho iniziato a frequentare locali gay e a intrecciare conoscenze che poi sono diventate delle vere e proprie amicizie. Sono riuscito a separare la mia vita lavorativa da quella privata. Solo 20 anni fa ho fatto coming out con la mia Direttrice di allora, la quale non ha battuto ciglio, dicendo che per lei non era certo un problema. Da allora in tutte le sedi di servizio dove ho lavorato e dove tutt&#8217;ora lavoro non ho avuto più problemi a dichiararmi, se mi veniva chiesto per esempio se fossi o meno sposato alla mai risposta che ho un compagno nessuno ha mai apertamente detto o fatto cose discriminanti.&nbsp;</p>



<p>E cosa significa essere un appartenente alle Forze armate nell’ambito del mondo LGBTQ?</p>



<p>Fino a qualche anno fa non c&#8217;è mai stato nessun problema ovvero, essere gay e appartenere al mondo LGBT+ e lavorare come Agente di Polizia Penitenziaria non è stato mai un problema. Quando conoscevo nuove persone e dicevo quale era il mio lavoro nessuno si meravigliava o aveva atteggiamenti ostili. In questo momento storico invece alcune frange più estreme del movimento LGBT+ hanno manifestato apertamente una vera e propria avversione per gli appartenenti alle forze di polizia e militari LGBT+. Per questo, per quello che è il mio pensiero la maggior parte delle associazioni LGBT+ hanno un atteggiamento sereno e riconoscono che a prescindere dal&nbsp;lavoro che uno svolge se uno aderisce alle battaglie di riconoscimento dei diritti delle personale LGBT+ viene considerato &#8220;alleato&#8221;. Mentre, le frange più estreme e a mio parere meno rappresentative del mondo LGBT+ sono molto ostili alle persone LGBT+ appartenenti alle forze dell&#8217;ordine e questo naturalmente non aiuta perché le battaglie per il riconoscimento dei diritti LGBT+ sono di tutta la comunità e non solo di una parte discriminando così chi viene reputato &#8220;non conforme&#8221; e anzi visto come un nemico da combattere.</p>



<p>Qual è il momento più emozionante che hai vissuto con l’associazione Polis Aperta? </p>



<p>Ho conosciuto Polis Aperta nel 2015, per il tramite di un mio collega della Polizia di Stato che a sua volta aveva saputo dell&#8217;associazione in maniera del tutto casuale. La prima volta che ho incontrato altri colleghi iscritti all&#8217;associazione è stato durante un convengo organizzato a Torino. Ricordo che in quell&#8217;occasione ho pensato che finalmente avevo la possibilità ci confrontarmi con altri colleghi LGBT+ e scambiare opinioni ed esperienze durante l&#8217;attività lavorativa. Ho provato un forte sensi di appartenenza e di condivisione di obiettivi da raggiungere. Da allora sono passati 10 anni e continuo a provare gli stessi sentimenti e le stesse emozioni. </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/12/27/polis-citta-aperta-forze-dellordine-e-omosessualita/">Polis Aperta, forze dell&#8217;ordine e omosessualità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2024/12/27/polis-citta-aperta-forze-dellordine-e-omosessualita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Stay human. Africa”. Gas lacrimogeni a Dakar</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2024/02/11/stay-human-africa-gas-lacrimogeni-a-dakar/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2024/02/11/stay-human-africa-gas-lacrimogeni-a-dakar/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2024 10:32:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[#Senegal]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[colpodistato]]></category>
		<category><![CDATA[Dakar]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[golpe]]></category>
		<category><![CDATA[guerracivile]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[MackySall]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[opposizione]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[protesta]]></category>
		<category><![CDATA[societacivile]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[voti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=17412</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Il 9 febbraio scorso è giunta anche in Italia la notizia che a Dakar, capitale del Senegal, le forze di Polizia hanno lanciato gas lacrimogeni contro cittadine e cittadini, riunitosi in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/02/11/stay-human-africa-gas-lacrimogeni-a-dakar/">“Stay human. Africa”. Gas lacrimogeni a Dakar</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/manif-senegal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/manif-senegal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17413" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/manif-senegal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/manif-senegal-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il 9 febbraio scorso è giunta anche in Italia la notizia che a Dakar, capitale del Senegal, le forze di Polizia hanno lanciato gas lacrimogeni contro cittadine e cittadini, riunitosi in centro città davanti al Parlamento, per protestare contro la politica in atto del presidente del Paese, Macky Sall.</p>



<p>Gli agenti erano in tenuta antisommossa, alcuni manifestanti dell&#8217;opposizione hanno lanciato pietre contro di loro: si tratta della prima contestazione in vista delle prossime elezioni che, inizialmente, sarebbero dovute essere il 25 febbraio 2024, ma che sono state rinviate a fine anno, in data da destinarsi.</p>



<p>Si è aperta, così, una forte crisi politica in Senegal in quanto le forze di opposizione considerano l&#8217;ascesa al potere di Sall come un vero e proprio golpe costituzionale con il quale è stato prolungato, appunto, il suo mandato in maniera antidemocratica e illegittima. Così è stato confermato anche dal dipartimento di Stato americano.</p>



<p>Terremo monitorata la situazione perchè il Paese è caduto della confusione e nell&#8217;incertezza politica e questo, si sa, è pericoloso per la società civile e per le relazioni internazionali.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/02/11/stay-human-africa-gas-lacrimogeni-a-dakar/">“Stay human. Africa”. Gas lacrimogeni a Dakar</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2024/02/11/stay-human-africa-gas-lacrimogeni-a-dakar/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un anno di osservazione dal buco della serratura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Milano</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/11/02/un-anno-di-osservazione-dal-buco-della-serratura-del-centro-di-permanenza-per-il-rimpatrio-di-milano/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2023/11/02/un-anno-di-osservazione-dal-buco-della-serratura-del-centro-di-permanenza-per-il-rimpatrio-di-milano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2023 09:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#CPR]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivisti]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cure]]></category>
		<category><![CDATA[detenzione]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[immigratimigrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Naga]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=17253</guid>

					<description><![CDATA[<p>Osservare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio equivale a guardare un oggetto&#160;oscuro&#160;e allo stesso tempo&#160;invisibile&#160;e&#160;nascosto&#160;da alte mura impenetrabili. Più che un luogo il CPR è un&#160;non-luogo, progettato per essere nascosto e nascondere gli&#160;orrori&#160;che&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/11/02/un-anno-di-osservazione-dal-buco-della-serratura-del-centro-di-permanenza-per-il-rimpatrio-di-milano/">Un anno di osservazione dal buco della serratura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="774" height="516" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17254" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 774w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/cpr-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/cpr-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></a></figure>



<p>Osservare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio equivale a guardare un oggetto&nbsp;<strong>oscuro</strong>&nbsp;e allo stesso tempo&nbsp;<strong>invisibile</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>nascosto</strong>&nbsp;da alte mura impenetrabili. Più che un luogo il CPR è un&nbsp;<strong>non-luogo</strong>, progettato per essere nascosto e nascondere gli&nbsp;<strong>orrori</strong>&nbsp;che contiene. L’osservazione del CPR, complicata da&nbsp;<strong>opacità</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>ostracismo</strong>, ha imposto l’utilizzo di un&nbsp;<strong>metodo flessibile</strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>fonti e interventi diversissimi</strong>. La classica raccolta dati da analizzare si è rivelata impossibile a fronte della sostanziale inesistenza di dati ufficiali disponibili, e del rifiuto delle autorità a fornire quanto richiesto. Analizzare un CPR significa quindi&nbsp;<strong>aggirare ostacoli, ipotizzare, strappare prove&nbsp;</strong>lottando in tribunale e&nbsp;<strong>raccogliendo informazioni&nbsp;</strong>da trattenuti, parenti e loro legali,&nbsp;<strong>diversificare le fonti e metterle a confronto</strong>. È così che abbiamo proceduto.</p>



<p>“<strong>Dati, testimonianze, ricerche, cartelle&nbsp;</strong><strong>cliniche, accessi agli atti, accessi civici generalizzati, sopralluoghi, verifiche&nbsp;</strong>ci hanno permesso di intravedere ciò che avviene in un CPR e che rendiamo oggi pubblico. Abbiamo rilevato&nbsp;<strong>abusi, violenze e discriminazioni&nbsp;</strong>in tutti gli ambiti che abbiamo investigato” affermano le attiviste e gli attivisti del Naga e della Rete Mai più Lager – No ai CPR. “<strong>Le persone che vengono portate in un CPR non hanno commesso reati</strong>, ma solo un&nbsp;<strong>illecito amministrativo</strong>, ovvero essere irregolari sul territorio. Già di per sé il trattenimento,&nbsp;<strong>la limitazione della libertà personale, risulta essere una misura sproporzionata</strong>, ma tutto ciò che ne consegue rende questa misura&nbsp;<strong>intollerabile, inaccettabile e disumana</strong>”.</p>



<p>“Abbiamo raccolto testimonianze che attestano una sistematica&nbsp;<strong>violaz</strong><strong>ione del diritto alle cure</strong>; la visita di idoneità al trattenimento o non è svolta o è svolta senza strumenti diagnostici adeguati; la ‘visita medica’ di formale presa in carico da parte dell’Ente Gestore comprende&nbsp;<strong>umiliazioni e abusi</strong>&nbsp;quali, per esempio, la denudazione delle persone appena arrivate alla presenza del personale medico e di agenti di polizia e l’obbligo di fare flessioni per espellere eventuali oggetti nascosti nell’ano; abbiamo verificato il&nbsp;<strong>trattenimento di persone con malattie gravi e croniche</strong>, come un tumore cerebrale e gravi problemi di salute mentale; frequente è la&nbsp;<strong>mancanza di&nbsp;</strong><strong>personale medico&nbsp;</strong>e la&nbsp;<strong>sommarietà della gestione delle cartelle cliniche</strong>&nbsp;costituisce la regola, come pure costante è una&nbsp;<strong>sovrabbondante elargizione di psicofarmaci senza alcuna prescrizione specialistica</strong>” proseguono dal Naga e dalla Rete Mai più Lager – No ai CPR.</p>



<p>“Abbiamo ricevuto video che attestano la presenza di<strong>&nbsp;vermi nel cibo</strong>. Inoltre, evanescenti sono le figure<strong>&nbsp;che si occupano di mediazione linguistica, interpretariato e assistenza psicologica,</strong>&nbsp;che pure dovrebbero essere presentie, per contro, è&nbsp;<strong>debordante la presenza di agenti</strong>&nbsp;delle forze dell’ordine. Numerosissime sono le testimonianze di diffusi<strong>&nbsp;episodi di autolesionismo</strong>, labbra cucite, lamette ingoiate, tentativi di suicidio – soprattutto per impiccagione – &nbsp;e di percosse.&nbsp;<strong>14 sono i morti, dal 2018 al 2022,</strong>&nbsp;<strong>nei CPR d’Italia, con un</strong><strong>’età media di 33 anni</strong>. Persone nelle mani dello Stato che sono state dichiarate in condizioni di salute compatibili con il trattenimento.&nbsp;<strong>A queste morti abbiamo provato a dare un</strong><strong>’identità, ma 5 deceduti su 14, sono morti senza nome.</strong>&nbsp;Per 4 di loro non si sa nulla, né della loro identità né delle cause e circostanze del decesso.<strong>&nbsp;Inoltre i rimpatri vengono spesso effettuati con modalità violente</strong>&nbsp;(ammanettamento, persone legate alle sedie e spesso stordite dai farmaci) e avvengono anche verso Paesi dove il rimpatriato, nato e sempre vissuto in Italia, non aveva mai messo piede prima” affermano le attiviste e gli attivisti.</p>



<p>“Il tutto accade in un contesto di sostanziale&nbsp;<strong>impraticabilità di una tutela legale effettiva.</strong>&nbsp;Infine, anche all’uscita dal CPR, che si venga rimpatriati o rilasciati sul territorio, continuano gli abusi, considerata la frequentissima<strong>&nbsp;mancata riconsegna, alla fine del trattenimento, di soldi&nbsp;</strong>mandati dai familiari ai trattenuti. Siamo drammaticamente consapevoli che&nbsp;<strong>tutto ciò è solo la punta dell’iceberg</strong>. Sotto si nasconde molto di più. Quello che succede nei CPR non è frutto di una&nbsp;<em>malagestione</em>&nbsp;dei Centri, ma di&nbsp;<strong>chiare scelte politiche</strong>&nbsp;che si traducono in&nbsp;<strong>prassi e pratiche amministrative e di gestione illecite</strong><strong>&nbsp;e disumane, finanziate dai soldi pubblici</strong>. Con questo report abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo cercato di far luce su ciò che si vuole nascondere. Facciamo ora appello a tutte e tutti&nbsp;<strong>per un’attivazione volta a reclamare l’abolizione dei CPR e contemporaneamente chiediamo al Governo, al Ministero dell’Interno, alla Prefettura e all’Amministrazione Comunale di contribuire, ciascuno per quanto di competenza, ad attuare l’unica soluzione possibile, realistica e necessaria: chiudere tutti i CPR d’Italia</strong>” concludono le attiviste e gli attivisti del Naga e dalla Rete Mai più Lager – No ai CPR.</p>



<p><strong><a href="https://emcgaze.com/tracking/qaR9ZGtlBQDjBGx0AGH2ZGt0BGt1AvM5qzS4qaR9ZQb2DN?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">SCARICA IL REPORT COMPLETO</a>&nbsp;<a href="https://emcgaze.com/tracking/qaR9ZGtlBQDjBGx0AGH2ZGt0BGt1AvM5qzS4qaR9ZQb3Gt?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">–&nbsp;SCARICA LA SINTESI</a></strong></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/11/02/un-anno-di-osservazione-dal-buco-della-serratura-del-centro-di-permanenza-per-il-rimpatrio-di-milano/">Un anno di osservazione dal buco della serratura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2023/11/02/un-anno-di-osservazione-dal-buco-della-serratura-del-centro-di-permanenza-per-il-rimpatrio-di-milano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Verità per Hasib, il giovane disabile di origine rom</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/09/15/verita-per-hasib-il-giovane-disabile-di-origine-rom/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2022/09/15/verita-per-hasib-il-giovane-disabile-di-origine-rom/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2022 07:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#hasib rom]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[disabili]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[etnia]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[odio]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Primavalle]]></category>
		<category><![CDATA[procura]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[vittima]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16602</guid>

					<description><![CDATA[<p>Precipitato dalla finestra di casa dopo la visita di agenti della Polizia di Stato. Verità per Hasib, il giovane disabile di origine rom Da circa tre anni la famiglia Omerovic/Sejdovic, di origine rom e&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/09/15/verita-per-hasib-il-giovane-disabile-di-origine-rom/">Verità per Hasib, il giovane disabile di origine rom</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Precipitato dalla finestra di casa dopo la visita di agenti della Polizia di Stato. Verità per Hasib, il giovane disabile di origine rom</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/hasib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="836" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/hasib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16603" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/hasib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/hasib-300x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/hasib-768x627.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Da circa tre anni la famiglia Omerovic/Sejdovic, di origine rom e di cui fanno parte i genitori e quattro figli, due minori e due disabili adulti, avendo portato a termine con successo un percorso di inclusione sociale, è fuoriuscita dall’insediamento di provenienza per fare ingresso in un’abitazione dell’edilizia residenziale pubblica in zona Primavalle, a Roma. La famiglia si è inserita positivamente nel tessuto sociale del quartiere.</p>



<p>Il 5 agosto 2022 i coniugi Omerovic/Sejdovic hanno depositato un&nbsp;<strong>esposto alla Procura della Repubblica</strong>&nbsp;nel quale vengono riportati i fatti che sarebbero accaduti nei giorni precedenti: a seguito di un post sui social successivamente cancellato, su Hasib Omerovic, 36 anni, sordomuto dalla nascita e incensurato, scaturiscono vaghe voci relative a sue presunte azioni volte a infastidire alcune giovani del quartiere.&nbsp;</p>



<p>Sempre secondo l’esposto, il 25 luglio scorso, quando nell’appartamento risultano presenti Hasib e la sorella, anche lei disabile,&nbsp;<strong>quattro persone in borghese e senza mandato, qualificatesi come agenti della Polizia di Stato,</strong>&nbsp;fanno il loro ingresso nell’appartamento. Vengono chiesti i documenti di Hasib, che prontamente li deposita sul tavolo. Secondo quanto appreso da una testimonianza raccolta,&nbsp;<strong>sarebbe nata un’improvvisa colluttazione</strong>. L’esposto riporta inoltre che, quando gli agenti escono dall’abitazione,&nbsp;<strong>il corpo di Hasib giace insanguinato sull’asfalto, dopo essere precipitato dalla finestra della sua camera da un’altezza di circa 8 metri, andando a impattare sul manto di cemento sottostante</strong>. All’interno dell’abitazione sarebbero stati in seguito rinvenuti<strong>&nbsp;il manico di una scopa spaccato in due e numerose macchie di sangue su vestiti e lenzuola. La porta della camera di Hasib sarebbe risultata sfondata</strong>.&nbsp;</p>



<p>Portato in ospedale a causa dei numerosi traumi, il giovane Hasib è da cinquanta giorni in gravissime condizioni.</p>



<p>A seguito dell’esposto l’ipotesi avanzata dal Pubblico Ministero è quella di&nbsp;<strong>tentato omicidio</strong>.</p>



<p>Lunedì 12 settembre, nel corso di una Conferenza Stampa organizzata presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, alla presenza di&nbsp;<strong>Fatima Sejdovic</strong>, la madre della vittima, del deputato&nbsp;<strong>Riccardo Magi</strong>, di&nbsp;<strong>Carlo Stasolla</strong>, portavoce di Associazione 21 luglio e degli avvocati della famiglia Arturo Salerni e Susanna Zorzi, sono stati illustrati i dettagli del tragico evento.</p>



<p><em>«Voglio conoscere la verità di quanto accaduto in quei drammatici minuti dentro la mia abitazione», ha dichiarato Fatima Sejdovic, «Mio figlio ora è in coma, la vita della mia famiglia irrimediabilmente devastata. Ci siamo dovuti allontanare dalla nostra casa perché abbiamo paura e attendiamo dal Comune di Roma una nuova collocazione. Come madre non cesserò di fare di tutto per conoscere la verità su quanto accaduto a mio figlio e agire di conseguenza».</em></p>



<p>Secondo il deputato Riccardo Magi, che sul caso ha presentato un’interrogazione al Ministero dell’Interno:<em>&nbsp;«Di fronte a questa tragedia e alla dinamica ancora non chiarita che la rende ancora più sconvolgente la famiglia di Hasib chiede e merita risposte chiare e in tempi brevi. La madre ha deciso di mostrare l’immagine scioccante del proprio figlio che giace sull’asfalto dopo essere precipitato, nella speranza che l’attenzione pubblica possa aiutarla ad ottenere verità. Le istituzioni democratiche tutte hanno il dovere e insieme il bisogno della stessa verità».&nbsp;</em></p>



<p>Carlo Stasolla, portavoce di Associazione 21 luglio, organizzazione che segue e supporta la famiglia anche sotto il profilo legale ha dichiarato<em>: «Su questa vicenda, dai profili ancora poco chiari, importante sarà che il lavoro della Magistratura faccia il suo corso senza interferenze e pressioni e che le istituzioni democratiche garantiscano alla madre di Hasib il raggiungimento della verità alla quale ha diritto. Su questo, come Associazione 21 luglio, presteremo la massima attenzione»</em>.</p>



<p>I partecipanti alla Conferenza Stampa continueranno a sostenere la famiglia Omerovic/Sejdoviic nella ricerca della verità. Associazione 21 luglio sul proprio sito ha lanciato un appello con raccolta firme indirizzate al Capo della Polizia Lamberto Giannini, per chiedere, per quanto è nelle sue competenze, di aiutare per fare luce su quanto accaduto la mattina del 25 luglio nell’appartamento di Primavalle dove viveva Hasib.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/09/15/verita-per-hasib-il-giovane-disabile-di-origine-rom/">Verità per Hasib, il giovane disabile di origine rom</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2022/09/15/verita-per-hasib-il-giovane-disabile-di-origine-rom/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Gradisca si muore: sappiamo chi è Stato</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/09/03/a-gradisca-si-muore-sappiamo-chi-e-stato/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2022/09/03/a-gradisca-si-muore-sappiamo-chi-e-stato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2022 16:27:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[@peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[#NOCPR]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[centro]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[detenzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[garante]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
		<category><![CDATA[vittima]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16584</guid>

					<description><![CDATA[<p>(Da nocpr.it) Due giorni fa, il 31 agosto 2022, un ventottenne pakistano del quale non sappiamo il nome si è ammazzato nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Era entrato un’ora prima. Si è ammazzato in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/09/03/a-gradisca-si-muore-sappiamo-chi-e-stato/">A Gradisca si muore: sappiamo chi è Stato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="720" height="509" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16585" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/cpr-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure>



<p>(Da nocpr.it)</p>



<p></p>



<p>Due giorni fa, il 31 agosto 2022, un ventottenne pakistano del quale non sappiamo il nome si è ammazzato nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Era entrato un’ora prima.</p>



<p>Si è ammazzato in camera; l’hanno trovato i suoi compagni di reclusione.</p>



<p><strong>Voci da dietro al muro</strong></p>



<p>Da dietro le mura del CPR ci gridano che il ragazzo pakistano «ha fatto la corda» subito dopo l’incontro con il Giudice di pace di Gorizia che aveva confermato la sua permanenza nel centro per tre mesi. Ci chiedono di dire che si è ucciso dalla disperazione per quella scelta sulla sua vita. Ci dicono che era nella zona blu, dove tolgono i telefoni e dove vanno le persone appena entrate. I detenuti ci dicono che gli operatori del centro tengono loro nascosto il nome del ragazzo, nonostante le loro richieste.</p>



<p>Ci raccontano che molti, dopo le udienze con il Giudice di pace, si sentono male e altri hanno provato a impiccarsi, salvati poi dai compagni di stanza. Raccontano che in quei momenti si sta molto male e si perde la testa. Ci raccontano che è peggio di qualsiasi carcere e che nel cibo vengono messi psicofarmaci. Ci chiedono che parlamentari e giornalisti raccontino quello che succede realmente nei CPR ed entrino.</p>



<p>Chi ci parla ci dice di temere per la sua incolumità per quello che ci sta raccontando. Ci dice che si sta esponendo per tutti ma che i militari lo stanno guardando. Ci fornisce il suo nome e indirizzo perché teme per la sua vita, per il solo fatto di raccontare quello che succede. E noi lo sappiamo bene, ricordiamo come fosse ieri le deportazioni seriali e il sequestro immediato dei telefoni di tutti i detenuti che avevano testimoniato la notte della morte di Vakhtang.</p>



<p>Qui di seguito pubblichiamo due dei molti video ricevuti da dentro: un video a riguardo è stato pubblicato anche ieri da LasciateCIEntrare. Video Player</p>



<p><video width="352" height="640" preload="metadata" src="https://nofrontierefvg.noblogs.org/files/2022/09/settembre-1-Copia.mp4?_=1&utm_source=rss&utm_medium=rss">00:0000:46Video Player</video></p>



<p><video width="368" height="656" preload="metadata" src="https://nofrontierefvg.noblogs.org/files/2022/09/settembre-2-Copia.mp4?_=2&utm_source=rss&utm_medium=rss">00:0000:00</p>



<p><strong>Repressione della solidarietà (con pistola puntata)</strong></p>



<p>La sera del primo settembre, alcuni solidali sono passati davanti al Cpr per mostrare solidarietà ai reclusi e ascoltare le loro voci sulla morte del ragazzo pakistano. Mentre stavano lì,&nbsp;è arrivata una volante dei carabinieri, chiamata dal personale del Cpr insospettito dalla presenza di alcune persone fuori da quelle mura.&nbsp;</p>



<p>Da una delle volanti, è uscito un carabiniere che ha cominciato a correre, non molto velocemente, puntando la pistola contro uno dei solidali.&nbsp;Le persone sono state perquisite e i cellulari sequestrati momentaneamente. Dopo un po’ di tempo, i solidali sono stati portati in caserma per essere identificati, dove hanno avuto la convalida del fermo di dodici ore.&nbsp;In caserma, uno dei solidali è stato costretto a una perquisizione integrale e a spogliarsi completamente.</p>



<p>L’esistenza del Cpr necessita del silenzio: la sola presenza di qualcuno nelle sue vicinanze origina sospetto e si tramuta in fermi, perquisizioni e, come successe ad altri solidali nel 2019, fogli di via dal territorio comunale. Il Cpr è istituzionalmente un luogo del quale bisogna ignorare l’esistenza, anche nei giorni in cui ammazza qualcuno.&nbsp;</p>



<p>La violenza dell’arma puntata non ha alcuna giustificazione: la reazione poliziesca spropositata di fronte a un ragazzo bianco che non stava commettendo nessun reato ci interroga su quale sia il livello di soprusi al quale sono costrette ogni giorno le persone che non hanno la tutela della cittadinanza. Gli abusi di potere e la violenza razzista istituzionale tengono in piedi i Cpr ogni giorno.</p>



<p><strong>Il commento indegno della garante</strong></p>



<p>La Garante per i diritti delle persone recluse del comune di Gradisca, Giovanna Corbatto, commenta sul&nbsp;<a href="https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2022/09/01/news/migrantesi_toglie_la_vita_al_centro_per_i_rimpatri_digradisca_era_entrato_da_solo_unora_nella_struttura-8118665?utm_source=rss&utm_medium=rss">Messaggero veneto</a>: «Non sappiamo se e quali fantasmi si portasse dietro, se la sua drammatica decisione sia stata pianificata o improvvisata, se avesse patologie. Avendo trascorso solo un’ora al Cpr sarei prudente nel citare le condizioni di vita all’interno come causa o concausa di un gesto così estremo».</p>



<p>Il meccanismo messo in atto da Corbatto è quello della colpevolizzazione della vittima (<em>victim blaming</em>): di fronte a un ragazzo che si è ammazzato dentro una struttura sulla decenza della quale lei stessa dovrebbe sorvegliare, Corbatto si rifiuta di riconoscere le responsabilità istituzionali e dà letteralmente la colpa alla vittima.</p>



<p>Il Cpr è uno spazio letale: si tratta di un dato innegabile, confermato dal susseguirsi delle morti. Chi muore lì dentro, in qualunque modo muoia, è un morto istituzionale, cioè un morto di Stato.</p>



<p><strong>Quasi tre anni di un luogo letale</strong></p>



<p>Nel lager di Gradisca d’Isonzo, sono già morte troppe persone.</p>



<p>07/12/2021:&nbsp;<strong>Ezzeddine Anani</strong>, uomo marocchino di 41 anni, si toglie la vita nella cella in cui era recluso in isolamento per quarantena Covid.</p>



<p>14/07/2020:&nbsp;<strong>Orgest Turia</strong>&nbsp;muore in seguito a un’overdose e un suo compagno di stanza scampa alla stessa sorte. Mentre il prefetto di Gorizia Marchesiello dice che tutto va bene, dapprima la stampa locale diffonde la voce di una nuova morte per rissa, poi la sindaca Tomasinsig e rappresentanti della polizia ripropongono la narrazione infame dei detenuti tossici e dello spaccio di sostanze all’insaputa dei carcerieri. In realtà, Turia non è tossicodipendente, è un uomo di origini albanesi portato in Cpr perché trovato senza passaporto.</p>



<p>18/01/2020:&nbsp;<strong>Vakhtang Enukidze</strong>, cittadino georgiano trentottenne, viene ammazzato, secondo i testimoni, dalle botte ricevute dalle guardie armate della struttura. A seguito della sua morte tutti i testimoni vengono deportati, i loro cellulari sequestrati, la famiglia di Vakhtang Enukidze in Georgia subisce forti pressioni per non prendere parte a un processo penale e, ad oggi, non è stato comunicato alcun esito ufficiale dell’autopsia sul corpo.</p>



<p>30/04/2014:&nbsp;<strong>Majid el Khodra</strong>&nbsp;muore in ospedale a Trieste, dopo mesi di coma, dopo una caduta dal tetto dell’allora Cie di Gradisca, ad agosto dell’anno precedente. Ai suoi familiari viene negata per mesi la possibilità di vederlo. Dopo la sua morte, il Cie chiude, per riaprire qualche anno dopo con il nuovo nome di Cpr.</p>



<p>L’elenco dei nomi delle persone morte dentro il Cpr ci ricorda che ad ammazzare non sono mai «i fantasmi»: sono le leggi, le istituzioni, i rappresentati razzisti dello Stato. L’elenco dei nomi delle persone morte dentro il Cpr ci dice che quel posto, che è stato voluto da tutti i governi, non è riformabile. Ci richiama a mobilitarci perché, se il Cpr continuerà a esistere, la gente continuerà a morirci dentro.</p>



<p><strong>Migrant lives matter.</strong></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/09/03/a-gradisca-si-muore-sappiamo-chi-e-stato/">A Gradisca si muore: sappiamo chi è Stato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2022/09/03/a-gradisca-si-muore-sappiamo-chi-e-stato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		<enclosure url="https://nofrontierefvg.noblogs.org/files/2022/09/settembre-1-Copia.mp4?_=1" length="9444327" type="video/mp4" />
<enclosure url="https://nofrontierefvg.noblogs.org/files/2022/09/settembre-2-Copia.mp4?_=2" length="4427999" type="video/mp4" />

			</item>
		<item>
		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. El Salvador e le gang: il Presidente semina il terrore</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/04/29/america-latina-diritti-negati-el-salvador-e-le-gang-il-presidente-semina-il-terrore/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2022/04/29/america-latina-diritti-negati-el-salvador-e-le-gang-il-presidente-semina-il-terrore/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2022 07:52:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[abusi]]></category>
		<category><![CDATA[Americalatina]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Bukele]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[El Salvador]]></category>
		<category><![CDATA[gang]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[opposizione]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16328</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Le gang Mara Salvatrucha MS-13 e Barrio 18 hanno più di 70.000 membri in tutto El Salvador. Combattono da più di trent&#8217;anni con sangue e violenza per ottenere il controllo di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/04/29/america-latina-diritti-negati-el-salvador-e-le-gang-il-presidente-semina-il-terrore/">&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. El Salvador e le gang: il Presidente semina il terrore</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/elsalvador_gettyimages-1239591855-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/elsalvador_gettyimages-1239591855-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16329" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/elsalvador_gettyimages-1239591855-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/elsalvador_gettyimages-1239591855-1-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/elsalvador_gettyimages-1239591855-1-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>di Tini Codazzi </p>



<p>Le gang <em>Mara Salvatrucha MS-13</em> e <em>Barrio 18</em> hanno più di 70.000 membri in tutto El Salvador. Combattono da più di trent&#8217;anni con sangue e violenza per ottenere il controllo di colonie e quartieri nelle zone più degradate del piccolo paese centroamericano. Estorsione, traffico di droga e altre attività criminali sono il loro “lavoro” quotidiano. I muri di queste aree sono coperti da graffiti che servono a identificare e marcare il territorio e i corpi dei membri della gang sono coperti da tatuaggi con lo stesso obiettivo, cioè rivelare la loro appartenenza. Un problema sociale che è sempre stato lì, latente, presente e minaccioso. I governi di turno hanno sempre chiuso un occhio ma adesso, cos’è successo?</p>



<p>Alla fine di marzo, in quattro giorni, ci sono stati 64 morti a causa della rivalità tra queste bande. E cosa fa il governo centrale, guidato da Nayib Bukele? Decreta uno stato di emergenza di trenta giorni che permette alla polizia di arrestare chiunque passi davanti a loro, senza spiegazioni e senza accuse, di mettere sotto controllo i cellulari e di interrompere le riunioni pubbliche. Secondo i rapporti, i soldati con fucili M-16 hanno eretto barricate in alcune strade e controllano l&#8217;entrata e l&#8217;uscita delle persone, che sono sottoposte a una perquisizione approfondita. Diverse fotografie di bambini e donne perquisiti dalla polizia sono diventate virali sui social media. Per il governo, questi sono gruppi terroristici che devono essere smantellati con il pugno di ferro. Il Congresso approva la riforma della legge penale che cambia la pena da 9 a 45 anni per l&#8217;appartenenza a una gang. Come risultato, più di diecimila persone vengono arrestate, tra cui alcune che non hanno legami con le gang. Gente comune. Il governo dichiara che 466 terroristi sono stati catturati il 15 aprile. Tabula rasa. Mano dura nei <em>barrios</em> e mano dura nelle prigioni, dove si dice che siano detenute la maggior parte dei mandanti degli innumerevoli omicidi.</p>



<p>Tuttavia, questo stato di emergenza è una scusa per una pulizia brutale, cambiare le regole all&#8217;interno delle prigioni e prendere misure che sono state fortemente criticate dalle organizzazioni per i diritti umani. Misure come sigillare le sbarre delle celle con piastre d&#8217;acciaio in modo che i prigionieri non possano comunicare attraverso di esse, nemmeno con il linguaggio dei segni. Stipati in piccoli spazi, senza materassi per dormire e senza cibo, tagliati fuori dal mondo esterno e soprattutto insieme. I membri delle due più famose gang rivali sono insieme, uno sopra l&#8217;altro, costretti a convivere in un modo che non avrebbero mai potuto immaginare. Non preoccupiamoci, il Covid non esiste in El Salvador, questo assembramento non è un problema per nessuno. E che altro fa il presidente? Ordina di registrare le immagini delle incursioni nelle prigioni e di pubblicarle sui social network, molto orgoglioso delle sue misure e di cosa la polizia stia facendo. Immagini molto pesanti in cui si vede la polizia penitenziaria inveire duramente contro i prigionieri. Un caos dove non si sa chi sia delle gang e chi no. I parenti denunciano la mancanza di informazioni e temono che ci sia impunità all&#8217;interno delle prigioni. È senza dubbio un aumento dell&#8217;autoritarismo nel paese.</p>



<p>Si scopre che durante il governo di Bukele, il tasso annuale di omicidi è stato notevolmente ridotto. Nel 2015 sono 6.656 e nel 2021 (dopo 4 anni dell’attuale governo) sono 1.140. Nel 2020, il giornale &#8220;El Faro&#8221; ha pubblicato un&#8217;indagine esaustiva in cui sostiene che Bukele aveva negoziato con le più importanti gang benefici in carcere e riduzione delle pene in cambio di sostegno alle urne. Nel 2021 Bukele vince di nuovo le elezioni. Ma allora, se questo &#8220;accordo&#8221; esiste, perché questa escalation di violenza attuale? Stanno mandando un messaggio al presidente?</p>



<p>I social network si sono riempiti di messaggi che criticano le decisioni improvvise del Presidente.</p>



<p>CIDH (Commissione Interamericana dei Diritti Umani): &#8220;Le misure attuate nelle prigioni costituiscono politiche repressive che possono risultare in gravi violazioni dei diritti umani delle persone private della loro libertà&#8221;.</p>



<p>Bukele risponde così: &#8220;Queste ONG internazionali pretendono di vigilare sui diritti umani, ma non sono interessate alle vittime, difendono solo gli assassini, come se si divertissero a guardare i bagni di sangue&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>&#8220;I temuti gangster&#8230; il braccio armato dell&#8217;opposizione, le ONG e la comunità internazionale. Cadono come mosche davanti alla nostra polizia e alle nostre forze armate&#8221;.</p>



<p>“L&#8217;uso della forza letale è autorizzato per autodifesa o per la difesa della vita dei salvadoregni. Esortiamo l&#8217;opposizione a schierarsi con le persone oneste, e le istituzioni che controllano a smettere di proteggere coloro che uccidono il nostro popolo”.</p>



<p>Celia Medrano, artivista dei diritti umani: &#8220;Giustificare le violazioni dei diritti umani per alimentare l&#8217;illusione che questo renderà noi buoni salvadoregni più sicuri, purtroppo finché i loro diritti non saranno violati, si renderà conto del grave errore che stanno facendo in questo momento&#8221;.</p>



<p>“Il governo dovrebbe affrontare la violenza delle gang in El Salvador, ma dovrebbe farlo nel rispetto dei diritti e invece di proteggere le persone attraverso lo stato di emergenza, che è estremamente ampio, sta solo mettendo a rischio i loro diritti e ne vediamo le conseguenze con queste incursioni&#8221;, ha detto HRW.</p>



<p>Il fenomeno delle gang è una realtà inaccettabile, seminare il terrore tra gli abitanti di una città o di un paese è qualcosa che deve essere combattuto. Dovrebbe essere una priorità per chi è al potere, intervenire contro questo fenomeno e andare nel cuore di questa realtà con politiche diverse da quelle tiranne, studiare il fenomeno e estirparlo in modo civile. L&#8217;abuso di potere è una realtà inaccettabile che deve essere combattuta perché rischia di diventare un meccanismo di tirannia difficile da fermare. El Salvador si trova tra l&#8217;incudine e il martello, dove, come sempre, quelli che pagano il prezzo più alto sono i più vulnerabili: la povera gente che non ha mezzi per difendersi o per denunciare gli abusi da una parte o dall&#8217;altra. Ecco come stanno le cose in El Salvador.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/04/29/america-latina-diritti-negati-el-salvador-e-le-gang-il-presidente-semina-il-terrore/">&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. El Salvador e le gang: il Presidente semina il terrore</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2022/04/29/america-latina-diritti-negati-el-salvador-e-le-gang-il-presidente-semina-il-terrore/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Buchi neri: detenzione senza reato</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/01/25/buchi-neri-detenzione-senza-reato/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2022/01/25/buchi-neri-detenzione-senza-reato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 08:36:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[amministrativo]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[CPR]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[documenti]]></category>
		<category><![CDATA[dossier]]></category>
		<category><![CDATA[garante]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[monitoraggio]]></category>
		<category><![CDATA[permessodisoggiorno]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[rimpatrio]]></category>
		<category><![CDATA[sensibilizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[societacivile]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[violazione]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16082</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Buchi neri&#8221;, il nuovo sito della Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili che prende il nome dall&#8217;omonimo rapporto sui CPR d&#8217;Italia che quanto a quello di Milano attinge al dossier &#8220;Delle Pene senza Delitti&#8221;&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/01/25/buchi-neri-detenzione-senza-reato/">Buchi neri: detenzione senza reato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="809" height="930" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16083" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 809w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri-261x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 261w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri-768x883.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 809px) 100vw, 809px" /></a></figure>



<p>&#8220;Buchi neri&#8221;, il nuovo sito della Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili che prende il nome dall&#8217;omonimo rapporto sui CPR d&#8217;Italia che quanto a quello di Milano attinge al dossier &#8220;Delle Pene senza Delitti&#8221; al quale ha contribuito la nostra Rete.https://buchineri.cild.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br><br> <a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/photos/a.360214287883417/1103255196912652?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUI IL VIDEO!</a></p>



<p><br>Il 9 maggio 2021 Moussa Balde, un giovane di 23 anni originario della Guinea, va a fare la spesa in un supermercato di Ventimiglia, città ligure che dista circa 7 chilometri dal confine italo-francese. Dopo un diverbio all’interno della struttura, viene seguito da tre uomini di origine italiana, messo spalle al muro e picchiato violentemente con colpi di spranga e calci all’addome, alla testa e al volto, come dimostreranno in seguito le immagini di un video amatoriale.&nbsp;</p>



<p>Alcuni passanti danno l’allarme e dopo l’arrivo della polizia, Moussa viene portato al vicino ospedale di Bordighera e poi dimesso con una prognosi di dieci giorni per lesioni e trauma facciale. Essendo senza documenti viene portato al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Torino, in corso Brunelleschi. Più precisamente all’interno dell’Ospedaletto del Centro, in isolamento sanitario.&nbsp;</p>



<p>“Io non riesco più a stare rinchiuso qui dentro: quanto manca a farmi uscire? Perché mi hanno rinchiuso? Voglio uscire: io uscirò di qui” continua a ripetere al suo avvocato, la sera di venerdì 21 maggio. Saranno le sue ultime parole. Il giorno dopo, nella notte, si toglie la vita nella sua stanza nel cosiddetto “ospedaletto”, dopo due settimane di isolamento sanitario.&nbsp;</p>



<p>A seguito della visita del 14 giugno da parte del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale la sezione in cui si trovava Moussa verrà chiusa, in quanto trovata del tutto inadeguata e priva dei requisiti essenziali per le esigenze sanitarie. Nel suo rapporto il Garante dichiara “che l’alloggiamento all’interno dell’area ‘Ospedaletto’ del CPR di Torino configuri un trattamento inumano e degradante e che tale valutazione possa essere condivisa dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, esponendo così il Paese alle relative conseguenze”. Moussa non doveva trovarsi lì e la sua tragica fine suscita molte domande: perché alla vittima di un violento pestaggio viene negata assistenza sanitaria e psicologica adeguata, perché viene isolato in una situazione già di massima vulnerabilità? Cosa sono e a cosa servono queste strutture dello Stato chiamate Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr)? Sono misure degne di uno Stato di diritto e di una democrazia che si prende cura dei diritti fondamentali delle persone, inclusi i più vulnerabili? È lecita questa detenzione senza reato? Quali sono le possibili alternative?&nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Per cercare delle risposte a queste domande, la Coalizione Italiana Libertà e i Diritti Civili (CILD) ha creato questo sito e pubblicato il suo primo rapporto: “Buchi Neri: la detenzione senza reato nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR)”. Disponible qui. <a href="https://cild.eu/wp-content/uploads/2021/10/ReportCPR_Web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Scarica il Rapporto</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/01/25/buchi-neri-detenzione-senza-reato/">Buchi neri: detenzione senza reato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2022/01/25/buchi-neri-detenzione-senza-reato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La tutela contro la tortura in carcere in epoca Covid</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/07/13/la-tutela-contro-la-tortura-in-carcere-in-epoca-covid/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/07/13/la-tutela-contro-la-tortura-in-carcere-in-epoca-covid/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 07:03:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[detenzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[familiari]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[pena]]></category>
		<category><![CDATA[penitenizario]]></category>
		<category><![CDATA[personale]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[protocollo]]></category>
		<category><![CDATA[reati]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15504</guid>

					<description><![CDATA[<p>(da antigone.it) Lo scorso giugno il Sottocomitato per la prevenzione della tortura e degli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti delle Nazioni Unite ha pubblicato due pareri di follow-up in materia di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/07/13/la-tutela-contro-la-tortura-in-carcere-in-epoca-covid/">La tutela contro la tortura in carcere in epoca Covid</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>(da antigone.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="788" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15505" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 788w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura-300x190.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura-768x487.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /></figure>



<p>Lo scorso giugno il Sottocomitato per la prevenzione della tortura e degli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti delle Nazioni Unite ha pubblicato due pareri di follow-up in materia di detenzione in periodo pandemico. Questi aggiornamenti rappresentano il prosieguo di avvertenze che fin dall’esordio della diffusione del coronavirus Covid-19 la Sottocommissione si era premurata di produrre e sottoporre ai Paesi aderenti all’Opcat (il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura) un parere sui luoghi di detenzione (marzo 2020) e poi ancora un altro parere nell’aprile successivo agli Stati e ai Meccanismi nazionali di prevenzione (NPM). Ad entrambi il Sottocomitato aveva chiesto di fornire informazioni sulle misure che di lì in avanti si sarebbero adottate negli istituti di pena in risposta al pericolo virale. </p>



<p>Sono stati 49 su 90 Stati parte del protocollo, quelli a fornire delle risposte che hanno poi permesso il follow-up. Tra i membri dell’Unione europea le adesioni sono state di 19 paesi su 27 (Non hanno risposto: Belgio, Finlandia, Georgia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca). Mentre sono stati 69 gli NPM che hanno segnalato al Sottocomitato i problemi riscontrati nei sistemi di reclusione di cui sono Garanti nel corso di questa emergenza pandemica.</p>



<p>Sulla base dei riscontri il Sottocomitato ha in via preliminare potuto riscontrare le capacità di adattamento di alcuni sistemi di giustizia penale nei quali vi è stata come risposta alla crisi sanitaria una riduzione nel numero della popolazione detenuta, la sensibilizzazione circa le modalità di contagio, una maggiore attenzione all’igiene, una intensificazione nell’assistenza sanitaria a persone con quadri clinici più complessi e, infine, l’importante introduzione di nuovi mezzi di comunicazione con il mondo esterno. Le misure per ridurre la popolazione detenuta hanno riguardato anzitutto lo sviluppo o il ricorso a misure non detentive per i detenuti con pene o con residui di pene brevi, per le donne incinte o con figli piccoli in carcere, condannati per reati non violenti che avessero scontato una parte significativa della loro pena, persone con gravi problemi di salute e/o disabilità. Inoltre si è fatto ricorso agli istituti della grazia o dell’amnistia e anche al braccialetto elettronico per la detenzione domiciliare. Non da ultimo vi è stata una riduzione del ricorso alla custodia di polizia. Per quanto attiene invece alle misure igieniche, vi è stata in via preliminare un’attenzione all’identificazione dei problemi di salute dei detenuti; sono stati poi limitati i trasferimenti, e istituite sezioni per l’isolamento sanitario e/o la quarantena. Sono stati dotati i detenuti e il personale di dispositivi di protezione individuale. Mentre la necessità di limitare gli accessi agli istituti ha visto impediti spesso i colloqui con i familiari e per contro l’introduzione negli istituti delle tecnologie e degli ausili per le videochiamate. In alcuni paesi sono stati rafforzati i sostegni psicologici, anche alle famiglie, così come le attività, scolastiche, sportive e ricreative.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia permangono per il Sottocomitato alcune preoccupazioni, in modo particolare relativamente a due aspetti: la mancanza di volontà politica di alcuni Stati di attuare le sue raccomandazioni e i mezzi forniti agli NPM per continuare a portare avanti il proprio lavoro di monitoraggio e tutela dei diritti.&nbsp; Per questa ragione sono stati introdotti protocolli di visita durante la pandemia. Anche tra gli NPM alcuni hanno saputo dimostrare la grande capacità d’azione durante la pandemia anche nel sottolineare i pericoli sottesi alle legislazioni d’emergenza. Il lavoro degli NPM, come sottolineato dal Sottocomitato nel documento CAT/OP/11, è essenziale nella prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti e per questo è importante che le visite e i monitoraggi continuino anche in questa situazione eccezionale.&nbsp;</p>



<p>Per quanto attiene alle preoccupazioni espresse dal Sottocomitato nei riguardi degli Stati parti dell’OPCAT si lamenta: un’insufficiente attenzione alla popolazione a rischio in detenzione; un inasprimento delle misure di sicurezza che viene giudicato sproporzionato; la sospensione di permessi e congedi domiciliari per i reclusi che prima vi avevano accesso; la mancanza di informazioni fornite ai familiari con tempestività. Inoltre non dappertutto sarebbero state predisposte misure alternative in grado di sopperire alla chiusura dei colloqui con i familiari. In alcuni luoghi sarebbero stati interrotti i programmi terapeutici, e non sarebbero stati forniti materiale igienico e dispositivi di protezione individuale a sufficienza. Vi sarebbero stati anche arresti massicci e arbitrari e un uso eccessivo della forza da parte della polizia per imporre il rispetto delle misure adottate per la pandemia.&nbsp;</p>



<p>Il Sottocomitato poi ha raccomandato l’adozione di ulteriori misure importanti per ridurre l’impatto della pandemia sugli istituti di pena. Intanto la vaccinazione massiva dei detenuti e del personale penitenziario. Il proseguimento nello screening della sintomatologia da Covid-19 unitamente all’adozione di misure di protezione, isolamento e verifica del contagio. Il miglioramento sia dell’igiene generale degli istituti che delle aree preposte alla quarantena e all’isolamento sanitario. Garantire il massimo della cura ai detenuti più vulnerabili e fornire tutto il supporto necessario agli NPM nel prosieguo del loro lavoro.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/07/13/la-tutela-contro-la-tortura-in-carcere-in-epoca-covid/">La tutela contro la tortura in carcere in epoca Covid</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/07/13/la-tutela-contro-la-tortura-in-carcere-in-epoca-covid/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marzo por Marielle Franco</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/03/13/marzo-por-marielle-franco/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/03/13/marzo-por-marielle-franco/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Mar 2021 08:57:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#MarielleFranco #Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[abusi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[campagna]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[emarginati]]></category>
		<category><![CDATA[emarginazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[latinoamerica]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[malavita]]></category>
		<category><![CDATA[milizie]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[ricchi]]></category>
		<category><![CDATA[Rio De Janeiro]]></category>
		<category><![CDATA[simbolo]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15152</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anche Associazione Per i Diritti umani, MediAttiviste/i e Pressenza, si unisce alla campagna &#8220;Marzo por Marielle Franco&#8221;. Sono passati già 3 anni da quella drammatica notte del 14 marzo 2018 in cui Marielle Francisco&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/03/13/marzo-por-marielle-franco/">Marzo por Marielle Franco</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Anche <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong>, MediAttiviste/i e Pressenza, si unisce alla campagna &#8220;Marzo por Marielle Franco&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="541" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/Marielle-Franco-1024x541.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15153" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/Marielle-Franco-1024x541.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/Marielle-Franco-300x159.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/Marielle-Franco-768x406.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/Marielle-Franco-1536x812.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/Marielle-Franco.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sono passati già 3 anni da quella drammatica notte del 14 marzo 2018 in cui Marielle Francisco Da Silva, per tutti Marielle Franco, perse la vita insieme al suo autista Anderson Gomez, nella città che l’aveva vista nascere 39 anni prima: Rio De Janeiro.</p>



<p>La notizia fece il giro del mondo arrivando anche qui in Italia, inaspettata e feroce, come i nove colpi di arma da fuoco che l’avevano stroncata. La sua uccisione ferisce il mondo intero non solo per la brutalità dell’atto in sé, ma ancor più per il significato che riveste: la palese volontà di mettere a tacere chi denuncia il malaffare cercando di cambiare la realtà esistente.</p>



<p>Perché Marielle era diventata un simbolo per i diritti umani, portando anche la voce delle emarginate e degli emarginati negli scranni della politica. Era donna, madre, nera, lesbica, socialista, proveniente da una favela e aveva a lungo militato contro la legittimazione delle milizie armate nelle zone urbane, marginali, proprio perché abbandonate dallo Stato, rendendo in questo modo i loro abitanti vittime sia dell’assenza del medesimo, che della violenza della polizia e delle milizie armate.</p>



<p>Come attivista prima e consigliera comunale poi, quale Presidente della Commissione per la difesa delle donne e membro della Commissione incaricata di monitorare l’azione della polizia federale di Rio De Janeiro, aveva ripetutamente denunciato gli abusi della polizia e le violazioni dei diritti umani nella città di Rio. Nel fare questo Marielle raccoglieva una lunga tradizione di lotta delle donne nere della classe popolare, riuscendo però a ispirare e coinvolgere anche i bianchi e le bianche delle classi più abbienti, in un Paese in cui la separazione in base alla classe sociale e al colore della pelle è ancora molto forte.</p>



<p>Marielle era riuscita infatti a incarnare la più universale delle lotte: quella degli oppressi contro gli oppressori e proprio per questo la sua azione aveva valicato e travolto i confini del suo Paese.</p>



<p>La Redazione di Pressenza Italia, unitamente ai MediAttivisti/e, da sempre impegnata a dare voce a quanti normalmente non ce l’hanno, per la diffusione di una cultura dell’inclusione, della nonviolenza e del rispetto dei diritti umani, non può che raccogliere questa preziosa eredità e chiedere che i mandanti della brutale uccisione di Marielle Franco vengano finalmente assicurati alla giustizia per mezzo di un giusto processo.</p>



<p>È necessario lanciare un forte segnale di discontinuità con il passato, facendo in modo che tutti abbiano il diritto di levare la propria voce. Lo dobbiamo a Marielle, alla sua famiglia e a tutte le persone che nel mondo intero credevano e continuano a credere nell’ideale che lei rappresenta.</p>



<p>Come leggiamo nei cartelli che la ricordano: Marielle e la sua lotta sono presenti oggi più che mai. Perché la sua lotta è quella di ognuna e ognuno di noi.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/03/13/marzo-por-marielle-franco/">Marzo por Marielle Franco</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/03/13/marzo-por-marielle-franco/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perquisita la sede di Linea D&#8217;Ombra: la parola a Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/02/25/perquisita-la-sede-di-linea-dombra-la-parola-a-lorena-fornasir-e-gian-andrea-franchi/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/02/25/perquisita-la-sede-di-linea-dombra-la-parola-a-lorena-fornasir-e-gian-andrea-franchi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 08:28:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[accuse]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[confine]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazioneclandestina]]></category>
		<category><![CDATA[indagati]]></category>
		<category><![CDATA[indagine]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[LineaDombra]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[perquisizione]]></category>
		<category><![CDATA[pm]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[prove]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[rottabalcanica]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[traffico]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[volontari]]></category>
		<category><![CDATA[volotariato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15120</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 23 febbraio il Pm Massimo De Bortoli ha aperto una fascicolo per concorso in favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina a carico di circa trenta persone, ma tra queste sono sotto osservazione anche i volontari&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/02/25/perquisita-la-sede-di-linea-dombra-la-parola-a-lorena-fornasir-e-gian-andrea-franchi/">Perquisita la sede di Linea D&#8217;Ombra: la parola a Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15121" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/1614107338-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p>Lo scorso 23 febbraio il Pm Massimo De Bortoli ha aperto una fascicolo per concorso in favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina a carico di circa trenta persone, ma tra queste sono sotto osservazione anche i volontari di Linea D&#8217;Ombra, nota associazione che fornisce solidarietà ai migranti.</p>



<p>La Polizia ha fatto irruzione nell&#8217;abitazione di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi – l&#8217;abitazione è anche sede dell&#8217;associazione – e ha perquisito cellulari e computer.</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong></em>ha chiesto un commento a Lorena Fornasir e a Gian Andrea Franchi ai quali dà pieno sostegno, preoccupata di un ritorno al “reato di solidarietà” e si impegna a monitorare la situazione.</p>



<p>Ecco le parole di Lorena e di Gian Andrea:</p>



<p>Siamo stati trascinati in una macchina del fango perchè sono supposizioni infami che non hanno uno straccio di prove e spero che riusciremo a smontarle. Ad Andrea hanno sequestrato, chissà per quanto tempo, computer e cellulare per cui dobbbiamo rifarci a questo mio telefono (Lorena)</p>



<p>Quello che sta accadendo è un tentativo di colpire l&#8217;attività che Lorena, io e un altro gruppo di persone stiamo facendo ormai da diverso tempo. Usano, per questo scopo, una vicenda che risale al luglio del 2019, ovvero l&#8217;intervento che Lorena ed io abbiamo fatto nei confronti di una famiglia iraniana che abbiamo ospitato ed aiutato a prendere un treno. Siccome questa famiglia, secondo la Procura, è stata aiutata anche da una rete di passeur vogliono collegare in particolare il mio nome a questa rete di trafficanti, insinuando (perchè prove non ne hanno) che io possa averne tratto dei vantaggi sul piano economico. Ripeto: il tentativo è essenzialmente quello di colpire un&#8217;attività che, per me e Lorena, risale al 2015 e che per l&#8217;associazione Linea D&#8217;Ombra inizia nel settembre del 2019. Non capisco altrimenti perchè tirino fuori tutta questa macchina di fango pur conoscendo la linearità del nostro comportamento che conoscono benissimo perchè ci controllano, ci seguono, etc. E&#8217; in atto un attacco ad un intervento di solidarietà che è in atto da tempo a Trieste e che ha creato una rete solidale che va ben oltre la città e che quindi inizia a diventare in qualche modo disturbante nei confronti della politica istituzionale verso i migranti (Gian Andrea).</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/02/25/perquisita-la-sede-di-linea-dombra-la-parola-a-lorena-fornasir-e-gian-andrea-franchi/">Perquisita la sede di Linea D&#8217;Ombra: la parola a Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/02/25/perquisita-la-sede-di-linea-dombra-la-parola-a-lorena-fornasir-e-gian-andrea-franchi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
