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	<title>poliziotti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Francia. La &#8220;Loi sécurité globale&#8221;: quali sono le ragioni dietro le recenti manifestazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 09:14:13 +0000</pubDate>
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<p>di Maddalena Formica </p>



<p>Sono più di 130 mila i manifestanti che, secondo le fonti del Ministero degli Interni francese, sono scesi in piazza sabato 28 novembre in tutta la Francia, più di 500 mila secondo gli organizzatori.</p>



<p>Oggetto delle proteste è la nuova proposta di legge, la “<em>Loi sécurité globale</em>”, promossa da La République en Marche, partito dell’attuale Presidente Emmanuel Macron, e votata in prima lettura dall’Assemblea Nazionale martedì 24 novembre, nonostante la denuncia della natura &#8220;liberticida” di alcuni suoi articoli da parte di organizzazioni a difesa dei diritti umani e ONG quali Amnesty International France e la Ligue des Droits de l’Homme.</p>



<p>Del testo di legge, finalizzato a una più efficiente organizzazione del lavoro di polizia, contestati sono l’articolo 22 e soprattutto l’ormai celebre articolo 24: quest’ultimo, in particolare, sancisce una pena fino a un anno di prigione e 45&nbsp;000 euro di ammenda per coloro che diffondono l’immagine del volto o di un qualsiasi altro elemento d&#8217;identificazione di un poliziotto in operazione, qualora tale diffusione sia finalizzata alla lesione della sua integrità fisica o psichica.</p>



<p>Tale divieto è stato giustificato dai deputati promotori con riferimento alla necessità di proteggere i poliziotti, vittime spesso sui social network, come riferito dai sindacati, di commenti di odio o di incitamento alla violenza. Il divieto ha sin da subito, però, sollevato polemiche e aperto il dibattito, in un contesto dove sempre più importante è il ruolo dei cellulari e di internet nella denuncia delle violenze degli agenti di polizia.</p>



<p>I sostenitori della legge ritengono infatti che le riprese di poliziotti rimangano comunque consentite, eventualmente oscurandone il volto, purché l’autorità giudiziaria non rilevi in un momento successivo l’intenzione di lederne l’integrità fisica o psichica, solo in presenza della quale è riconosciuta l’integrazione della fattispecie di reato; sempre possibile è poi la denuncia delle violenze subite da agenti presso il servizio Ispezione generale della Polizia nazionale (IGPN).</p>



<p>Un importante rischio di lesione di diritti e libertà fondamentali, quali il diritto all’informazione e la libertà di stampa, è però temuto da Claire Hédon, capo dell’autorità amministrativa indipendente francese Défenseur des Droits, ma anche dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e dalla Commissione europea. Si teme, infatti, che i cittadini e i giornalisti rinuncino, anche in situazioni del tutto legittime, a esercitare tali libertà per paura di alimentare situazioni di tensione con la polizia o che siano gli agenti stessi a ordinare, anche per mezzo della forza, di non effettuare filmati, valutando <em>ex ante</em> l’intenzione lesiva del soggetto. Anche lo stesso ricorso dinanzi all’Ispezione generale della Polizia nazionale è criticato in quanto ne viene sistematicamente messa in discussione la reale indipendenza dal corpo di polizia.</p>



<p>Le contestazioni di questi giorni, sempre più accese e talvolta anche con risvolti purtroppo violenti, sono state alimentate da due episodi di violenza della polizia che hanno scioccato questa settimana l’opinione pubblica francese.</p>



<p>Il primo episodio è stata la violenta aggressione, accompagnata da insulti razzisti, il 21 novembre 2020, del produttore musicale Michel Zecler da parte di quattro di poliziotti parigini, attualmente sospesi e in stato di fermo. Zecler, fermato perché non indossava la mascherina, avrebbe, secondo i poliziotti, posto resistenza ma il video della violenza, divenuto virale su internet grazie alla registrazione delle telecamere di sorveglianza, ha fatto emergere chiaramente la falsità delle dichiarazioni. Il secondo episodio, sempre a Parigi, a pochi giorni di distanza, è stato lo sgombramento forzato di un campo di migranti in Place de la République che raccoglieva centinaia di persone, arrivate pochi giorni dopo lo smantellamento del campo di migranti più grande dell’Île-de-France, a Saint Denis. Anche in questo caso, giornalisti e cittadini hanno denunciato la brutalità di alcuni componenti della polizia, mettendo online foto e video delle aggressioni visualizzati in pochi minuti da migliaia di utenti.</p>



<p>Entrambi gli eventi hanno riportato con prepotenza nel dibattito pubblico il tema delle violenze, soprattutto di natura razzista, di cui talvolta membri delle forze dell’ordine si sono resi autori e il rischio di garantirne una sorta di impunità con l’adozione della nuova legge.</p>



<p>Come già accennato, la nuova proposta di legge è stata poi criticata anche nel suo articolo 22, in forza del quale si legittima in una serie di ipotesi la registrazione di filmati da parte del corpo di polizia per mezzo di droni, in particolare nel contesto di manifestazioni, per garantire il rispetto dell’ordine e della sicurezza pubblica da parte dei partecipanti.</p>



<p>Tra gli altri, sono intervenuti, anche su questo punto, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, la Commissione nazionale consultativa dei diritti dell’Uomo francese e diverse ONG: si sottolinea infatti il rischio di lesione del diritto costituzionalmente garantito alla privacy, senza nessun bilanciamento in nome del principio di proporzionalità, e la necessità che gli ordinamenti giuridici incomincino a regolare le nuove tecnologie, in gran parte, almeno in Francia, trascurate dagli strumenti del diritto.</p>



<p>Una proposta di legge molto dibattuta, dunque, dove diritti dell’Uomo e interessi pubblici si confrontano ancora una volta, una proposta che prima di dividere l’opinione pubblica ha già diviso la stessa maggioranza e che ora aspetta di essere votata in Senato ma che nel frattempo ha sollevato questioni giuridiche e filosofiche eterne: qual è il giusto bilanciamento tra due diritti, in questo caso di un cittadino comune e di un poliziotto? Quanto può essere limitato il diritto di un cittadino in nome di un interesse pubblico?</p>



<p>Questi quesiti, ricorrenti e sempre di attualità in Francia come in Italia, rimangono per ora senza riposta ma il dibattito è di nuovo aperto.</p>



<p>Riferimenti:</p>



<p><a href="https://it.euronews.com/2020/11/28/poliziotti-violenti-in-francia-spaccata-anche-la-maggioranza?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.euronews.com/2020/11/28/poliziotti-violenti-in-francia-spaccata-anche-la-maggioranza?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.vie-publique.fr/loi/277157-loi-de-securite-globale-police?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.vie-publique.fr/loi/277157-loi-de-securite-globale-police?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/28/plus-de-cent-mille-manifestants-partout-en-france-contre-la-proposition-de-loi-securite-globale_6061513_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/28/plus-de-cent-mille-manifestants-partout-en-france-contre-la-proposition-de-loi-securite-globale_6061513_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/16/le-conseil-des-droits-de-l-homme-de-l-onu-s-inquiete-du-contenu-de-la-proposition-de-loi-pour-une-securite-globale_6059972_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/16/le-conseil-des-droits-de-l-homme-de-l-onu-s-inquiete-du-contenu-de-la-proposition-de-loi-pour-une-securite-globale_6059972_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.lemondedudroit.fr/publications/248-etudes-et-documents/72326-proposition-loi-securite-globale-alerte-defenseure-droits.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lemondedudroit.fr/publications/248-etudes-et-documents/72326-proposition-loi-securite-globale-alerte-defenseure-droits.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/27/interpellation-d-un-producteur-de-musique-une-pluie-de-coups-et-de-mensonges_6061286_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/27/interpellation-d-un-producteur-de-musique-une-pluie-de-coups-et-de-mensonges_6061286_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/27/violences-policieres-darmanin-assume-l-evacuation-musclee-place-de-la-republique_6061324_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/27/violences-policieres-darmanin-assume-l-evacuation-musclee-place-de-la-republique_6061324_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.franceinter.fr/le-debat-sur-l-article-24-de-la-proposition-de-loi-securite-fait-serieusement-tanguer-la-majorite?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.franceinter.fr/le-debat-sur-l-article-24-de-la-proposition-de-loi-securite-fait-serieusement-tanguer-la-majorite?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Cucchi. La verità nascosta per dieci, lunghi anni</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Nov 2019 07:48:25 +0000</pubDate>
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<p>di Patrizio Gonnella (antigone.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="560" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/stefano-cucchi-1024x560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13257" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/stefano-cucchi-1024x560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/stefano-cucchi-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/stefano-cucchi-768x420.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/stefano-cucchi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Dieci anni fa Stefano Cucchi è stato torturato fino alla morte. I giudici lo hanno scritto nella loro sentenza. Non si può mai essere felici quando qualcuno è condannato a dodici anni di carcere, neanche in questo caso. </p>



<p>Si può però essere rinfrancati, finalmente rasserenati e protetti da una decisione che avvicina le istituzioni ai cittadini. Nessuno deve ritenersi infatti al di sopra della legge. Non c’è divisa che tenga. La divisa non è uno scudo penale, non è un fattore di immunità. La divisa è fonte di accresciuta responsabilità. Chiunque svolga una delicata funzione di ordine pubblico, di sicurezza e di custodia deve sentire il peso morale di essere il primo garante della legalità e dei diritti umani.&nbsp;</p>



<p>La parola tortura non ha potuto essere pronunciata dai giudici nel dispositivo della sentenza solo perché in quel lontano 2009 la tortura per il nostro pavido legislatore non era ancora meritevole di essere considerata un delitto. È stata per troppo tempo una parola impronunciabile. La violenza brutale e mortale subita dal povero Stefano ha finalmente trovato dei colpevoli. È stata un’inchiesta difficile, tormentata da tentativi di depistaggi, di omertà diffuse. Ci vorrebbe molta determinazione, pazienza, forza morale dei familiari per andare avanti. Dieci anni ci sono voluti. Due lustri conditi di minacce per i familiari, odio sui social, meschinità e fango su Stefano e sulla sua bellissima famiglia, stremata dal dolore e dalla fatica di sopportare un peso inaspettato, tragico. Non bastava un figlio, fratello torturato a morte. Bisognava anche reagire a chi ha sempre insinuato che tutto sommato Stefano se la fosse andata a cercare. Anche ieri Matteo Salvini, nel commentare la sentenza, ha evocato, mancando di pudore e di rispetto per i familiari, il tema delle sostanze stupefacenti affermando che lui lotterà sempre contro la droga. Solo che ora c’è una sentenza che parla chiaro. Fece bene il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a chiedere scusa a Ilaria a nome dello Stato. Salvini si è invece persino ieri rifiutato di farlo. Lui, che come ogni populista afferma di essere dalla parte del popolo si rifiuta di scusarsi con una famiglia che è anch’essa parte del popolo romano, una famiglia e una sorella contro la quale si era lasciato andare alle sue solite espressioni truci. Il popolo dunque gli volti le spalle, gli ricordi che il popolo è fatto di ragazzi, donne e uomini che lo Stato deve sempre rispettare e proteggere.&nbsp;</p>



<p>Infine, un plauso a quegli investigatori e giudici che hanno creduto nella possibilità di arrivare alla verità storica. Stefano non era morto perché era malato, tossico, scivolato dalle scale. Stefano era morto in quanto pestato, torturato fino a perdere la vita. Ieri, come ha detto Ilaria, Stefano ha riconquistato la pace. Insieme a lui, noi tutti invece abbiamo conquistato un pezzo di fiducia nella giustizia e nelle istituzioni.</p>
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		<title>Caso Cucchi, quando la verità vince sulla demagogia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 04:56:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani esprime solidarietà a Ilaria Cucchi e alla sua famiglia e condanna ogni tipo di minaccia e intimidazione. Pubblichiamo un articolo del Presidente dell&#8217;associazione Antigone, Patrizio Gonnella. Giustizia. La famiglia&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione</strong></em> <strong><em>per i Diritti umani</em></strong> esprime solidarietà a Ilaria Cucchi e alla sua famiglia e condanna ogni tipo di minaccia e intimidazione.</p>
<p>Pubblichiamo un articolo del Presidente dell&#8217;associazione Antigone, Patrizio Gonnella.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p><strong><em>Giustizia. La famiglia di Stefano Cucchi ha creduto fino in fondo nella legge, si è affidata ai giudici e alle istituzioni, si è mossa nel solco della legalità. Viceversa, coloro che hanno detto che per principio erano dalla parte dei carabinieri hanno manifestato una cultura che disprezza la legalità</em></strong></p>
<p><strong>di Patrizio Gonnella, il manifesto del 12 ottobre 2018</strong></p>
<p>Il processo per l’omicidio di Stefano Cucchi resterà nella storia della giustizia italiana. Una storia fatta di violenza istituzionale, di morte, di coperture, di silenzi, di indifferenza, di opacità ma allo stesso tempo di determinazione, di forza morale, di rottura del muro della reticenza. Verità processuale e verità storica si stanno lentamente approssimando nonostante le umiliazioni e le dichiarazioni di quei politici che hanno urlato nel tempo una verità dogmatica e stereotipata.</p>
<p>Oggi, di fronte alla confessione di uno dei carabinieri che ha ammesso le violenze sul corpo di Stefano, sanno di ridicolo e tragico quelle frasi che si sono sentite nell’etere e lette sui social. C’è chi disse: «É morto perché era anoressico» (Carlo Giovanardi), chi chiedeva alla famiglia di Stefano «dove era quando lui si drogava» (Maurizio Gasparri), chi affermava che Ilaria Cucchi «mi fa schifo» (Matteo Salvini). A nove anni dalla morte di Stefano Cucchi ci sono tre parole, di cui una composta, che vengono esaltate da questa storia: empatia, spirito di corpo, legalità.</p>
<p>Da alcune settimane il bellissimo film di Alessio Cremonini Sulla mia pelle, delicato ma rigoroso allo stesso tempo, sta riempiendo le sale cinematografiche, le piazze, le università. Gruppi di persone organizzano visioni comunitarie in luoghi pubblici e privati. Ragazzi e ragazze, anche molto giovani, vedono il film e restano senza parole, immedesimandosi in Stefano e in sua sorella Ilaria. L’empatia è un motore che ha una forza dirompente. Favorisce processi di indignazione. Ha la capacità di trasformarsi in valanga. Stefano Cucchi è sentito come un amico o un fratello nei licei, nelle università, nelle palestre e negli stadi. Ilaria è diventata una sorella di tutti quelli che vogliono giustizia, che credono che non si possa morire ammazzati, pestati a sangue, in una camera di sicurezza delle forze dell’ordine.</p>
<p>Non tutti però sono Stefano. Non tutte però sono Ilaria. Non sempre l’empatia porta a giustizia. In questo caso invece sta accadendo un fatto straordinario, ossia la giustizia (e ne siamo grati alla procura di Roma) si è messa al servizio delle vittime di tortura. Accade raramente. Anche perché spesso a vincere è lo spirito di corpo, primo nemico della verità. Ieri, con la confessione di uno dei carabinieri coinvolti nel pestaggio, si è definitivamente rotto lo spirito di corpo nell’Arma. I fatti di violenza o di tortura avvengono molto spesso in circostanze tali per cui gli unici testimoni possibili sono altri poliziotti o carabinieri. Solo se si rompe il vincolo di colleganza, tanto più quando la vittima del pestaggio muore, la verità storica potrà uscire fuori.</p>
<p>Ma affinché lo spirito di corpo si incrini ci vogliono messaggi inequivocabili di trasparenza da parte dei vertici delle forze di Polizia, ci vuole la rottura dell’indifferenza da parte dell’opinione pubblica (quell’indifferenza che ha fatto chiudere gli occhi a quei tanti funzionari che hanno fatto finta di non vedere il volto tumefatto di Stefano che stava morendo di dolore), ci vogliono sindacati di Polizia che caccino i loro iscritti infedeli alla Costituzione e alla divisa indossata, ci vogliono procuratori che non guardino in faccia nessuno, ci vogliono governanti e politici che non siano ambigui nei loro messaggi di legalità.</p>
<p>La terza parola è legalità. La legalità è una. É inammissibile una legalità doppia. Non esistono persone immuni dalla legge. La legge non è un totem, può ben essere criticata. La legalità comprende in sé la critica alla legalità. Una cosa però non è accettabile, ossia che la legalità sia mitizzata, esaltata e applicata a senso unico. Caserme di Polizia e carceri sono i luoghi dove più di altri dovrebbe essere rispettata la legge. Non si può nel nome della legge violarla impunemente.</p>
<p>La famiglia di Stefano Cucchi ha creduto fino in fondo nella legge, si è affidata ai giudici e alle istituzioni, si è mossa nel solco della legalità. Viceversa, coloro che hanno detto che per principio erano dalla parte dei carabinieri hanno manifestato una cultura che disprezza la legalità. La legalità si può criticare, ma è una sia per lor signori che per tutti gli altri.</p>
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		<title>Appello contro la proposta di legge sul REATO di TORTURA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 11:13:07 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8983" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="770" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2-768x499.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tema di leggi e di bagarre in Senato, oggi vogliamo parlare della norma approvata lo scorso 17 maggio che riguarda il REATO DI TORTURA; con 195 voti a favore e 8 contrari è stata fatta la  proposta di legge sull’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano. Un testo “provocatorio e inaccettabile” secondo un appello sottoscritto tra gli altri da Ilaria Cucchi, Enrico Zucca e Lorenzo Guadagnucci. Eccolo:</p>
<p>“Il Senato ha approvato una legge truffa sulla tortura, scritta in modo da renderla inapplicabile e in totale contraddizione con la convenzione Onu sulla tortura e con le indicazioni contenute nella sentenza di condanna contro l’Italia della Corte europea per i diritti umani del 7 aprile 2015 (Cestaro vs Italia per il caso Diaz). È un testo provocatorio e inaccettabile, che il Parlamento non può approvare, se l’Italia intende rimanere nel perimetro delle nazioni democratiche e all’interno della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali, firmata nel 1950.</p>
<div>Nel testo licenziato dal Senato il crimine di tortura è configurato come reato comune e non proprio del pubblico ufficiale, arrivando alla scrittura di una norma volutamente ingannevole e quindi pressoché inapplicabile; la tortura è tale solo se “violenze”, “minacce” e “condotte” sono plurime (in tutto il mondo si usa giustamente il singolare); la tortura mentale – la più diffusa – è tale solo se “il trauma psichico è verificabile” (quindi sottoposto a incerte valutazioni, con inevitabili disparità di trattamento e lasciando la porta aperta a tecniche, come la  deprivazione sensoriale, oggi praticate in tutto il mondo); la possibilità di prescrizione permane (il Senato ha addirittura eliminato il raddoppio dei termini previsto dal testo della Camera, mentre le convenzioni internazionali e la Corte di Strasburgo richiedono la imprescrittibilità del reato); non è previsto alcun fondo per il recupero delle vittime (altro obbligo disatteso, mentre in altre leggi si prevede il rimborso delle spese legali per certe categorie di imputati); nulla si dice – ulteriore mancanza rispetto agli obblighi internazionali – sulla sospensione e la rimozione di pubblici ufficiali giudicati colpevoli di tortura e trattamenti inumani e degradanti.</div>
<div></div>
<div>Se la Camera approvasse questo testo, l’Italia avrebbe una legge che sembra concepita affinché sia inapplicabile a casi concreti; avremmo cioè una legge sulla tortura solo di facciata, inutile e controproducente ai fini della punizione e della prevenzione di eventuali abusi.</div>
<div></div>
<div>È nell’interesse dei cittadini e delle stesse forze di sicurezza mantenere l’Italia nel perimetro della migliore civiltà giuridica, perciò chiediamo ad Antigone, ad Amnesty International, alle associazioni, a tutte le persone di buona volontà di battersi con ritrovata fermezza affinché la Camera dei deputati cambi rotta e il parlamento compia l’unica scelta seria possibile, ossia il ritorno al testo concordato in sede di Nazioni Unite. Quel testo garantisce un equilibrato aggiornamento del codice penale e può essere approvato dal parlamento nell’arco di poco tempo, entro la fine di questa legislatura&#8221;.</div>
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		<title>Migranti, maxi blitz in stazione Centrale a Milano: a decine identificati e portati in questura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2017 07:50:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/162317230-41774d3c-7741-4a82-933c-07aa2687504b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8629" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/162317230-41774d3c-7741-4a82-933c-07aa2687504b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="560" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/162317230-41774d3c-7741-4a82-933c-07aa2687504b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/162317230-41774d3c-7741-4a82-933c-07aa2687504b-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a>(da Repubblica.it)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Imponente operazione delle forze dell&#8217;ordine davanti alla stazione Centrale di Milano, dove un paio di settimane fa decine di immigrati hanno circondato i militari dell&#8217;operazione &#8216;Strade sicure&#8217; e i carabinieri arrivati in loro aiuto. Gli ingressi della Stazione centrale sono stati quasi tutti chiusi, tranne quelli laterali presidiati dalla polizia. Decine di persone, la maggior parte extracomunitari, sono stati identificati dalle forze dell&#8217;ordine, fatti salire sui pullman e accompagnati in questura. Sul posto, al termine del blitz, sono arrivati i mezzi Amsa della nettezza urbana, che hanno sgomberato la piazza da valigie, masserizie e sacchi usati da chi dorme o staziona nei giardini. Il blitz disposto dal questore Marcello Cardona si è concluso con l&#8217;accompagnamento di 52 cittadini stranieri all&#8217;Ufficio immigrazione della questura, hanno fatto sapere in serata le forze dell&#8217;ordine. Alcuni dei cittadini stranieri controllati hanno scoperto lì di aver ottenuto l&#8217;ok della Commissione al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.</p>
<p>In piazza Duca d&#8217;Aosta, anche il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha assistito alle operazioni: &#8220;Finalmente &#8211; è stato il suo commento &#8211; un bel blitz con elicotteri e cavalli. Finalmente, grazie a Dio, alla polizia, ai carabinieri, pulizia di questa gente non c&#8217;è bisogno. Vengano identificati quei personaggetti ed eventualmente perseguiti quelli che tutti giorni infestazione la stazione Centrale e Roma Termini&#8221;. Tutto il centrodestra ha elogiato l&#8217;operazione: &#8220;Spero che il blitz di oggi sia solo il primo di una lunga serie&#8221;, sono state le parole di Mariastella Gelmini per Forza Italia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/173156490-3a45e681-ab73-4ca0-85cb-7b97acaaf589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8628" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/173156490-3a45e681-ab73-4ca0-85cb-7b97acaaf589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="990" height="660" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/173156490-3a45e681-ab73-4ca0-85cb-7b97acaaf589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/173156490-3a45e681-ab73-4ca0-85cb-7b97acaaf589-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/173156490-3a45e681-ab73-4ca0-85cb-7b97acaaf589-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcune delle persone identificate sono state fatte salire sui mezzi della polizia posizionati lungo la piazza dopo essere stati perquisiti e invitati a liberarsi di oggetti come forbici, accendini e coltellini. La situazione in piazza è rimasta tesa a lungo, ma sotto controllo. Molti i curiosi che si sono fermati a scattare fotografie. Su piazzale Duca d&#8217;Aosta, anche un elicottero della polizia. Le unità cinofile hanno controllato i giardinetti dove stazionano quotidianamente gli immigrati ma anche molti senzatetto, e lì è arrivata anche la polizia a cavallo. E&#8217; stato inoltre chiuso l&#8217;accesso alla metropolitana da piazza Duca d&#8217;Aosta ma la fermata Centrale è rimasta regolarmente aperta, liberi infatti gli altri ingressi.</p>
<p>La seduta del consiglio comunale nel pomeriggio si è chiusa in anticipo: la proposta del centrodestra di interrompere l&#8217;assemblea e rinviare la discussione a giovedì è stata accolta dalla maggioranza. &#8220;Spero che non ci sia un giudice che li fa uscire dopo 12 ore &#8211; ha detto Salvini arrivato in consiglio dopo aver filmato l&#8217;operazione della polizia &#8211; perché i reati di spaccio sono a cielo aperto e documentati da tutti. Speriamo che la stazione Centrale torni ad essere a disposizione dei milanesi&#8221;. E&#8217; stata l&#8217;assessora comunale alla Sicurezza Carmela Rozza a spiegare come da tempo il Comune di Milano abbia chiesto a prefettura e questura &#8220;una massiccia campagna di identificazione di coloro che stazionano in tutta l&#8217;area e intorno all&#8217;hub di via Sammartini. Purtroppo queste identificazioni non possono essere svolte dalla polizia locale. Speriamo che non sia un blitz episodico &#8211; ha detto Rozza &#8211; ma che questa attenzione, anche in forma minore, continui con costanza nel tempo&#8221;.<br />
&#8220;Un grazie convinto al questore di Milano per l&#8217;operazione sicurezza di oggi, avanti così&#8221;, ha scritto il governatore Roberto Maroni su Facebook. Ma sempre su Fb, l&#8217;assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, ha commentato: &#8220;Mi piacerebbe capire che tipo di risultati portano azioni simili. Mi convince di più la cultura degli interventi mirati, continuativi e condotti nel silenzio, ma non sono un poliziotto. Vedremo quelli che saranno i risultati effettivi di un&#8217;opera simile. L&#8217;accertamento delle condizioni e dello status dei richiedenti asilo deve accompagnarsi, sempre, con il rispetto dei diritti umani&#8221;, ha concluso.</p>
<p>Fuori dalla questura di Milano, in via Fatebenefratelli, una trentina di attivisti si poi ritrovati per protestare contro il blitz e i controlli a tappeto. &#8220;Hanno deportato decine di persone in stazione Centrale, negando loro assistenza legale: ecco i primi effetti della legge Minniti-Olando&#8221;, hanno denunciato i manifestanti, appartenenti a diverse realtà antirazziste cittadine fra cui Milano senza frontiere, Milano Zona 8 solidale e il centro sociale Cantiere. I manifestanti hanno chiesto &#8220;il rilascio dei migranti prelevati dalla stazione Centrale&#8221; e &#8220;un intervento anche da parte del Comune e dell&#8217;assessore Majorino, perché l&#8217;antirazzismo delle istituzioni non si esprima solo a parole. A Milano non possiamo vedere scene degne dei rastrellamenti nazifascisti, migranti messi sui camion come bestiame&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="item-caption">
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		<title>#sonoStatoio</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 18:53:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (che ringraziamo per le celerità con cui ci ha inviato questo articolo) &#160; Di quale morte deve morire Stefano Cucchi? Sembra non aver mai fine la tragica vicenda di Stefano Cucchi,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">di Patrizia Angelozzi (che ringraziamo per le celerità con cui ci ha inviato questo articolo)</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7070" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7070" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (562)" width="258" height="258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 258w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Di quale morte deve morire Stefano Cucchi?</b><br />
Sembra non aver mai fine la tragica vicenda di Stefano Cucchi, mentre la dichiarazione di<br />
“morte improvvisa ed inaspettata per epilessia’ è la risposta come una delle ipotesi principali, questo secondo i periti per il quali non c’è nesso tra il violento pestaggio avvenuto nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre del 2009 da parte dei carabinieri ed il decesso di sei giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>LA STORIA<br />
</b>L&#8217;inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi vede indagati cinque carabinieri della stazione Roma Appia e nel frattempo, sono stati assolti <a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/07/18/news/sentenza_cucchi-144366946/?ref=HREA-1&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;">a giugno </span> </a><a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/07/18/news/sentenza_cucchi-144366946/?ref=HREA-1&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;">i medici dell&#8217;ospedale Pertini di Roma dove era stato ricoverato Stefano Cucchi</span></a>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La dichiarazione della sorella, Ilaria : “<i>la duplice frattura della colonna e del globo vescicale gli hanno fermato il cuore</i>” E continua: “<i>con una perizia così ora abbiamo la possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale</i>”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel frattempo il legale dei Carabinieri, alla luce delle risposte dei periti afferma che chiederanno all’Ufficio di procura l’archiviazione del procedimento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Il caso Cucchi diventa virale sui social network</b></span><span style="color: #000000;">: su Twitter è stato lanciato un hashtag, #sonoStatoio con cui si accusa lo Stato di non aver trovato i colpevoli della morte del giovane avvenuta nel 2009 nel reparto protetto dell&#8217;ospedale Sandro Pertini, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Adriano Celentano</b></span><span style="color: #000000;"> sul suo Blog: “Ciao Stefano! Hai capito adesso i che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi sulla terra. Lì c’è la LUCE, la LUCE vera! Che non è quella flebile e malata di quei giudici “ignavi” che come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perché si schierano né dalla parte del bene né da quella del male sono i più pericolosi, e giustamente il Poeta condanna.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Ma adesso dove sei tu è tutto diverso. Liìsi respira AMORE del “Padre che perdona” e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorazzare fra le bellezze del Creato, senza più timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. Perché dove sei tu non si può morire.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Jovanotti </b></span><span style="color: #000000;">su Facebook: A me Stefano Cucchi sembra di conoscerlo. Questa famiglia potrebbe essere la mia, e la famiglia di tantissima gente, per questo ci si sta male, si cerca di capire, ci si commuove, ci si arrabbia e ci si vorrebbe stringere a questa famiglia</span><span style="color: #000000;"><b>.</b></span><span style="color: #000000;"> Interviene da New York dove sta lavorando al suo nuovo album.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Fedez</b></span><span style="color: #000000;">, il più duro in un tweet: Cucchi morto disidratato? NOI moriamo disidratati perché certe stronzate non ce le beviamo. L’ingiustizia è uguale per tutto. #VERGOGNA</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Un coro di musicisti ed un ex ministro, Corrado Passera</b></span><span style="color: #000000;">: La giustizia non può lasciare senza risposte tragedie come quella di Cucchi. Da anni la famiglia aspetta di sapere come è morto Stefano.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Sgomento e rabbia, indignazione, vergogna per questa vicenda bruta e violenta senza risposte.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Di quale morte deve ancora morire Stefano Cucchi ?</span></span></p>
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		<title>Roma: sgombero forzato dei Rom</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2016 05:27:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5931" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5931" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7585-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="IMG_7585" width="720" height="404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7585-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7585-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7585-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>Associazione 21 luglio condanna fermamente lo sgombero forzato avvenuto questa mattina a Roma, presso l’insediamento informale di via Mirri, che ha coinvolto 500 persone rom di origine rumena, tra cui donne incinte, anziani, malati e circa 250 minori, anche di pochi mesi.</div>
<div>
<p>Lo sgombero forzato, realizzato attraverso un consistente dispiegamento di forze dell’ordine – 15 pattuglie della Polizia municipale, tre dei Carabinieri e forze antisommossa – rappresenta <b>l’ennesima violazione del diritto internazionale e dei diritti umani</b> da parte delle autorità locali che, ancora una volta, lascia sulla strada famiglie intere, senza fornire loro alcuna soluzione alternativa adeguata e aumentando irrimediabilmente la loro condizione di vulnerabilità.</p>
<p>Lo sgombero forzato è stato realizzato in <b>evidente violazione degli obblighi internazionali </b>dello Stato italiano, in particolare in materia di diritto a un alloggio adeguato, e non ha rispettato nessuna delle garanzie procedurali in materia di sgomberi previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. L’operazione non è stata infatti accompagnata da una notifica formale scritta alle famiglie né da un congruo preavviso e da una genuina consultazione con le stesse. L’unica soluzione alternativa fornita  è stata il ricollocamento di appena 11 tra donne e bambini in strutture di accoglienza, con il conseguente smembramento del nucleo familiare e uomini lasciati in strada: soluzione ovviamente non accettabile da parte delle persone coinvolte.</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5932" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5932" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7589-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="IMG_7589" width="720" height="404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7589-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7589-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7589-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7589.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Circa cento bambini che vivevano nell’insediamento informale <b>frequentano regolarmente la scuola</b> e prendono parte a progetti paralleli educativi e formativi volti a favorire la loro inclusione sociale. Tra le conseguenze drammatiche dello sgombero forzato vi sarà dunque, inevitabilmente, <b>l’interruzione del percorso scolastico dei minori</b>.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7563.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5933" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5933" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7563-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="IMG_7563" width="720" height="404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7563-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7563-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7563-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7563.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Anche i compagni di classe e gli insegnanti dei bambini si sono mobilitati in supporto dei bambini e delle famiglie rom, preparando delle <b>letterine </b>da consegnare al prefetto della Capitale.</p>
<p>Nel corso dello sgombero forzato,  operatori di Associazione 21 luglio, presenti sul posto per verificare l’evolversi della situazione, sono stati allontanati dall’insediamento dalle forze dell’ordine. Da segnalare anche la presenza sul posto di un presidio di militanti pro-sgombero appartenenti a Casa Pound. Alle operazioni di sgombero hanno assistito anche rappresentanti delle autorità rumene in Italia.</p>
<p>«Queste persone sono senza cuore. La mia preoccupazione in questo momento è che mia figlia ha solo cinque mesi e sono due giorni che non lavoro», ha raccontato una donna durante le operazioni di sgombero, mentre un bambino che assisteva sbalordito alle operazioni delle forze dell’ordine ha detto: «Io sono solo un bambino e basta». Durante lo sgombero, in segno di resistenza, le famiglie hanno tentato di rientrare nelle loro case al grido di “Siamo cittadini romani!”.</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5935" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5935" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7577-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="IMG_7577" width="720" height="404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7577-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7577-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7577-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/IMG_7589-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5934" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>«Con lo sgombero forzato di questa mattina, le autorità locali si sono dimostrate incapaci di affrontare le problematiche di carattere sociale della città, se non attraverso la reiterazione di un <b>approccio basato sull’emergenza e sulla sicurezza</b>– è il commento di Associazione 21 luglio -. Si è così bruscamente interrotta, senza alcun dialogo con le famiglie, con la scuola e con le associazioni, una esperienza positiva di inclusione sociale e scolastica, condannando centinaia di persone rom a una vita di vulnerabilità e pregiudizi nei loro confronti. Oggi trattati come <b>capro espiatorio</b> per guadagnare consenso in vista delle imminenti elezioni amministrative, è quanto mai urgente che il prossimo sindaco della Capitale affronti la cosiddetta “questione dei rom” da una prospettiva sociale e non più etnica, mettendo finalmente una pietra sopra alle <b>vergognose violazioni dei diritti umani che si continuano a mettere in atto nella Capitale</b>».</p>
</div>
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		<title>La lettera della madre di Federico Aldrovandi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2015 05:06:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Associazione “Federico Aldrovandi” nasce come naturale evoluzione del Comitato “Verità per Aldro”, creato nel gennaio del 2006 per chiedere verità e giustizia per Federico Aldrovandi, il diciottenne ferrarese ucciso durante un controllo di polizia&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div align="JUSTIFY">
<strong>L’Associazione<br />
 “Federico Aldrovandi”</strong><br />
 nasce come naturale evoluzione del <strong>Comitato<br />
 “Verità per Aldro”</strong>,<br />
 creato nel gennaio del 2006 per chiedere verità e giustizia per<br />
 Federico Aldrovandi, il diciottenne ferrarese ucciso durante un<br />
 controllo di polizia il 25 settembre 2005.</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal;">
In<br />
 questi anni, dopo una fase iniziale di stallo nelle indagini e<br />
 numerose omissioni, si è riusciti ad arrivare al processo e nel<br />
 giugno del 2012 i quattro poliziotti che avevano fermato Federico<br />
 sono stati condannati definitivamente a 3 anni e 6 mesi di<br />
 reclusione per eccesso colposo in omicidio colposo.</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal;">
Ma<br />
 il “lavoro” non è finito. Abbiamo visto con i nostri occhi come<br />
 sia difficile vedere applicato un banale principio di giustizia per<br />
 cui se chi commette un reato indossi o no una divisa dovrebbe essere<br />
 indifferente ai fini dell’azione giudiziaria.</div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione2">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="main"></a>
 </div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="contentarea"></a>Per<br />
 tutto questo crediamo che passaggi fondamentali siano l’approvazione<br />
 di una legge sulla tortura e la democratizzazione delle forze<br />
 dell’ordine.</div>
<div align="JUSTIFY">
Perché, come<br />
 recitava lo striscione che apriva il corteo nazionale che<br />
 organizzammo nel 2006, ad un anno dall’uccisione di Federico…</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<blockquote style="border: currentColor; padding: 0cm;"><p>
Verità<br />
 grido il tuo nome.<br />Per quello che non doveva succedere.<br />Per<br />
 quello che non è ancora successo.<br />Perché non accada mai più.</p></blockquote>
<blockquote style="border: currentColor; padding: 0cm;">
</blockquote>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione4">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Di<br />
 seguito, pubblihciamo la lettera della mamma di Federico, pubblicata<br />
 sul sito della loro associazione.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
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 </div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione5">
 <a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="contentarea1"></a><b>Perché<br />
 rimetto le querele contro Paolo Forlani, Franco Maccari e Carlo<br />
 Giovanardi</b></p>
<p> Ho perso Federico che aveva 18<br />
 anni la notte del 25 settembre di dieci anni fa per l’azione<br />
 scellerata di quattro poliziotti che vestivano una divisa dello<br />
 stato, e forti di&nbsp;quella divisa hanno infierito su mio figlio<br />
 fino a farlo morire.&nbsp;Non avrebbero mai più dovuto indossarla.</p>
<div align="JUSTIFY">
I giudici hanno<br />
 riconosciuto l’estrema violenza, l’assurda esigenza di “vincere”<br />
 Federico, e una mancanza di valutazione – da parte di quei quattro<br />
 agenti – al di fuori da ogni criterio di senso comune, logico,<br />
 giuridico e umanitario.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non dovevano più<br />
 indossare quella divisa: nessuno può indossare una divisa dello<br />
 stato se pensa che sia giusto o lecito uccidere.&nbsp; O&nbsp;se&nbsp;pensa<br />
 che magari non si dovrebbe, ma ogni tanto&nbsp;può succedere,&nbsp;e<br />
 allora fa lo stesso, il tutto verrà ben coperto.&nbsp;Con la<br />
 speranza che il&nbsp;sospetto di una morte insensata, inutile e<br />
 violenta scivoli via&nbsp;fra la rassicurante verità di carte col<br />
 timbro dello Stato, di fronte alle quali tutti si dovrebbero<br />
 rassegnare. E poi con quella stessa divisa si continuerà a chiedere<br />
 il rispetto&nbsp;di quello stesso Stato: che però sarà<br />
 inevitabilmente più debole e colpevole. Come un padre&nbsp;ubriaco<br />
 che&nbsp;ha picchiato e ucciso i suoi figli.</div>
<div align="JUSTIFY">
Il delitto è stato<br />
 accertato, le sentenze per omicidio emesse. Invece le divise restano<br />
 sulle spalle dei condannati fino alla pensione. Fine del discorso.</div>
<div align="JUSTIFY">
L’orrore e gli<br />
 errori, con la morte e dopo la morte di Federico. La mancanza di<br />
 provvedimenti non guarda al futuro, non protegge i diritti e la<br />
 vita: non tutela nemmeno l’onestà delle forze dell’ordine.</div>
<div align="JUSTIFY">
Alla fine del<br />
 percorso giudiziario che ha condannato gli agenti tutto ciò ora mi<br />
 è ben chiaro: ed è il messaggio che voglio continuare a consegnare<br />
 alla politica e all’amministrazione del mio Paese.</div>
<div align="JUSTIFY">
Dopo la morte di<br />
 Federico, abbiamo dovuto difendere la sua vita vissuta e la sua<br />
 dignità assurdamente minacciate. Era pazzesco, sembrava il processo<br />
 contro Federico.</div>
<div align="JUSTIFY">
Ho chiesto risposte<br />
 alla giustizia e la&nbsp;giustizia ha riconosciuto che Federico non<br />
 doveva morire così.</div>
<div align="JUSTIFY">
Il processo è stato<br />
 per me, mio marito Lino e mio figlio Stefano una fatica atroce, ma<br />
 era necessario prendervi parte e lottare ad ogni udienza: ci ha<br />
 sostenuti l’amore per Federico.</div>
<div align="JUSTIFY">
Su quel processo e<br />
 da quel processo in tanti hanno espresso un’opinione. E’ stato<br />
 un modo per crescere.</div>
<div align="JUSTIFY">
Alcuni hanno colto<br />
 l’occasione per offendere me, Federico e la nostra famiglia.<br />
 Qualcuno l’ha fatto per quella che ritengo gratuita sciatteria e<br />
 volgarità, altri per disegni politici volti a negare&nbsp;o a<br />
 sminuire&nbsp;la responsabilità per la morte di Federico.</div>
<div align="JUSTIFY">
Avevo chiesto alla<br />
 giustizia di tutelarci ancora. In quel momento era l’unica strada,<br />
 e non me ne pento.</div>
<div align="JUSTIFY">
Sono passati due<br />
 anni dai fatti per cui ho sporto querela. Ci sono state le reazioni<br />
 pubbliche e anche quelle politiche. Però poi non è cambiato<br />
 niente.</div>
<div align="JUSTIFY">
Ho riflettuto a<br />
 lungo e ho maturato la decisione di dismettere questa richiesta alle<br />
 Procure e ai Tribunali: non perché non mi ritenga offesa da chi<br />
 ha&nbsp;stoltamente proclamato la falsità delle foto di mio figlio<br />
 sul lettino di obitorio, di chi ha definito mio figlio un “cucciolo<br />
 di maiale”, o da chi mi ha insultata, diffamata e definita faccia<br />
 da culo falsa e avvoltoio.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non dimenticherò<br />
 mai le offese che mi ha rivolto Paolo Forlani dopo la sentenza della<br />
 Cassazione:&nbsp;è stati&nbsp;lui, sconosciuto e violento, ad<br />
 appropriarsi degli ultimi&nbsp;istanti di vita di mio figlio. Le sue<br />
 offese pubbliche, arroganti e spavalde le ho vissute come lo sputo<br />
 sprezzante sul corpo di mio figlio. E lo stesso sapore ha ogni<br />
 applauso dedicato a quei quattro poliziotti. Applausi compiaciuti,<br />
 applausi alla morte, applausi di morte. Per me non sono nulla di<br />
 diverso.</div>
<div align="JUSTIFY">
Rappresentano un<br />
 modo di pensare molto diverso dal mio.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non sarà una<br />
 sentenza di condanna per diffamazione a fare la differenza nel loro<br />
 atteggiamento.</div>
<div align="JUSTIFY">
Rifiuto di mantenere<br />
 questo livello basato su bugie e provocazioni per ferirmi ancora e<br />
 costringermi a rapportarmi con loro. Io ci sto male, per loro –<br />
 credo di capire – è un mestiere.</div>
<div align="JUSTIFY">
Forlani e i suoi<br />
 colleghi li lascio con le loro offese e i loro applausi, magari ad<br />
 interrogare ogni tanto quella loro vecchia divisa, quando sarà<br />
 messa in un cassetto dopo la pensione, sull’onore e la dignità<br />
 che essa avrebbe preteso.</div>
<div align="JUSTIFY">
Un onore che<br />
 avrebbero minimamente potuto rivendicare se da uomini, cittadini,<br />
 pubblici ufficiali e servitori dello Stato, coloro che hanno ucciso<br />
 mio figlio e coloro che li hanno sostenuti avessero raccontato la<br />
 verità su cosa era successo quella notte, e non invece le menzogne<br />
 accertate dietro alle quali si sono nascosti prima, durante e dopo<br />
 il processo, cercando di negare anche l’esistenza di quella<br />
 mezzora in cui erano stati a contatto con Federico prima dei suoi<br />
 ultimi respiri.</div>
<div align="JUSTIFY">
Da Forlani e dai<br />
 suoi colleghi avrei voluto in quest’ultimo processo solo la<br />
 semplice verità, tutta.</div>
<div align="JUSTIFY">
Chi ha ucciso<br />
 Federico sa perfettamente quale strazio sta dando ad una madre, un<br />
 padre e un fratello privandoli della piena verità dopo avergli<br />
 strappato il loro figlio e fratello. Nessun onore di indossare la<br />
 divisa dello stato, nessun onore.</div>
<div align="JUSTIFY">
E nessun onore<br />
 neanche a chi da dieci anni cerca nella morte di mio figlio<br />
 l’occasione per dire che in fondo andava bene così: i poliziotti<br />
 non possono aver sbagliato, in fondo deve essere stata colpa di<br />
 Federico se è morto in quel modo a 18 anni.</div>
<div align="JUSTIFY">
Costruite pure su<br />
 questo le vostre carriere e la vostra visibilità. Dite pure, da<br />
 oggi in poi, che il mio silenzio è la vostra vittoria. Muscoli,<br />
 volantini, telecamere, libri, convegni e applausi. Per dire che non<br />
 c’è stato nessun problema il 25 settembre 2005. E per convincere<br />
 voi stessi e il vostro pubblico che il problema l’hanno creato<br />
 solo Federico Aldrovandi e sua madre Patrizia Moretti.</div>
<div align="JUSTIFY">
Vi esorto soltanto,<br />
 da bravi cattolici quali vi dichiarate, a ricordare il quinto<br />
 comandamento: non uccidere.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non spenderò più<br />
 minuti della mia vita per queste persone e per i loro pensieri. Mi<br />
 voglio sottrarre a questo stillicidio: una fatica soltanto mia che<br />
 nulla aggiungerebbe utilmente e concretamente a nessuno se non alla<br />
 loro ansia di visibilità. Trovo stancante anche pronunciare i loro<br />
 nomi. Inutile commentare le loro dichiarazioni pubbliche.</div>
<div align="JUSTIFY">
A dieci anni dalla<br />
 morte di Federico per il mio ruolo di madre, ma anche per le mie<br />
 aspirazioni e per la mia attuale visione del mondo, penso che il<br />
 dedicare anche solo alcuni minuti a persone che disprezzo sia<br />
 un’imperdonabile perdita di tempo. Non voglio più doverli vedere<br />
 né ascoltare o parlare di loro.</div>
<div align="JUSTIFY">
Perciò ritirerò le<br />
 querele ancora in corso.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non lo faccio perché<br />
 mi è venuta meno la fiducia nella giustizia, ma dieci anni sono<br />
 troppi, ed è il momento di dire basta.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non è il perdono,<br />
 d’altra parte nessuno mi ha mai chiesto scusa, ma prendere atto<br />
 che per me andare avanti nelle azioni giudiziarie rappresenta<br />
 soltanto un doloroso e inutile accanimento.</div>
<div align="JUSTIFY">
Ritiro le querele<br />
 perché sono convinta che una sentenza di condanna non potrebbe<br />
 cambiare persone che&nbsp; – da quanto capisco – costruiscono la<br />
 loro carriera sull’aggressività e sul rancore.</div>
<div align="JUSTIFY">
Non ci potrà mai<br />
 essere un dialogo costruttivo, perciò addio.</div>
<div align="JUSTIFY">
Questo non significa<br />
 che verrà meno il mio impegno di cittadina per contribuire a<br />
 rendere questo paese un po’ più civile, e questo impegno mi vedrà<br />
 come sempre a fianco dell’associazione degli amici di Federico per<br />
 l’introduzione del reato di tortura e ogni altra forma di<br />
 trasparenza e giustizia.</div>
<div align="JUSTIFY">
C’è molta strada<br />
 da fare: confronti, discussioni, leggi giuste. Bisogna affrontare il<br />
 problema degli abusi in divisa in modo costruttivo.</div>
<div align="JUSTIFY">
Le parole e le<br />
 espressioni contro Federico, contro me e la nostra famiglia le<br />
 lascio alla valutazione in coscienza di chi ha avuto il coraggio di<br />
 dirle. E soprattutto alla valutazione di chi se le ricorda. Io ne<br />
 conservo solo il disprezzo.</div>
<div align="JUSTIFY">
Per me l’onore è<br />
 un’altra cosa.</div>
<div align="JUSTIFY">
L’onore appartiene<br />
 a chi ha cercato di capire, a chi ha ascoltato la coscienza e a chi<br />
 ha fatto professionalmente il proprio dovere, a chi ha messo il<br />
 cuore e l’arte oltre quel muro di gomma costruito attorno<br />
 all’omicidio di Federico, a tutti coloro che gli dedicano un<br />
 pensiero, un rimpianto, gli mandano un bacio.</div>
<div align="JUSTIFY">
Sono queste le<br />
 persone che ringrazierò sempre, è grazie a loro che Federico è<br />
 stato restituito al suo onore di figlio, fratello, amico, ragazzo<br />
 che voleva vivere, e tornare a casa.</div>
<div align="JUSTIFY">
&nbsp;</div>
<p><strong>Patrizia Moretti</strong></p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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