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	<title>porti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Allarme urgente: aumentano le morti in mare, bloccate le navi delle ONG – Gli Stati Membri dell’Unione Europea devono interrompere immediatamente l’ostacolo agli sforzi di ricerca e soccorso della flotta civile nel Mediterraneo centrale</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 08:31:59 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="553" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1024x553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17145" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1024x553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-300x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-768x415.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1536x829.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Anche <strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> forma e divulga il seguente appello: </p>



<p></p>



<p>Nel giugno 2023, circa 600 persone hanno perso la vita nell’ennesimo naufragio evitabile al largo delle coste greche. Come società civile siamo sconvolti dalle morti prevenibili che si verificano ogni anno nel Mediterraneo centrale.&nbsp;<strong>Mentre ogni singola nave è urgentemente necessaria per prevenire la crescente perdita di vite umane sulla rotta migratoria più mortale del mondo, gli Stati membri dell’UE – Italia in testa – ostacolano attivamente gli sforzi di ricerca e soccorso civili.</strong></p>



<p>Ad oggi Aurora, Open Arms e Sea-Eye 4, tre navi civili completamente equipaggiate per la ricerca e il soccorso (SAR), non possono operare in mare. I tre provvedimenti di fermo, emessi dalle autorità italiane in meno di 48 ore, si aggiungono alla significativa casistica di ostruzione amministrativa che le ONG SAR hanno dovuto affrontare quest’anno.&nbsp;<strong>Dall’inizio del 2023, ci sono stati otto casi di fermo di navi ONG in Italia.</strong>&nbsp;Alle navi civili di ricerca e soccorso Aurora, Geo Barents, Louise Michel, Mare*Go, Open Arms e Sea-Eye 4 è stato impedito di uscire in mare per 20 giorni, sulla base di regolamenti illegittimi. Sia Aurora che Sea-Eye 4 sono state trattenute per la seconda volta quest’anno. Questi fermi hanno tenuto lontane le navi delle ONG SAR per un totale di 160 giorni, nei quali avrebbero potuto essere impiegate per salvare persone da imbarcazioni in difficoltà e per prevenire i naufragi che si verificano quotidianamente nel Mediterraneo centrale.</p>



<p><strong>L’accanimento amministrativo si basa su una recente legge [1] dello Stato membro dell’UE, l’Italia, che aumenta i requisiti per le navi delle ONG che svolgono attività di ricerca e soccorso</strong>&nbsp;e introduce sanzioni in caso di inosservanza. Le nuove misure fanno parte di una lunga storia di criminalizzazione e ostruzione delle attività di ricerca e soccorso civili in Italia. Applicando la legge, le autorità italiane ordinano alle navi SAR di dirigersi verso un porto assegnato immediatamente dopo un soccorso – anche in situazioni in cui vi siano casi aperti di imbarcazioni in difficoltà nelle vicinanze della nave ONG. Ciò significa che&nbsp;<strong>la nuova legge nazionale fa pressione sui capitani della flotta civile affinché disobbediscano al diritto marittimo internazionale e all’obbligo di soccorso.</strong>&nbsp;Le autorità italiane stanno quindi di fatto limitando le operazioni di soccorso, in contrasto con l’obbligo legale internazionale di soccorso.</p>



<p><strong>La legislazione è aggravata dalla prassi del Governo italiano di assegnare “porti lontani”</strong>, imponendo alle navi ONG di sbarcare le persone soccorse in porti distanti fino a 1.600 km e a 5 giorni di navigazione dal luogo del soccorso. Secondo il diritto internazionale, lo sbarco delle persone soccorse in un luogo sicuro dovrebbe avvenire “non appena ragionevolmente possibile”, con “la minima deviazione dal viaggio della nave” e il tempo che i soccorsi trascorrono a bordo dovrebbe essere ridotto al minimo [2]. Tuttavia&nbsp;<strong>dal dicembre 2022, in più di 60 casi le autorità italiane hanno assegnato alle navi ONG un porto eccessivamente e inutilmente distante.</strong>&nbsp;Inoltre, le autorità italiane hanno recentemente dato ripetutamente istruzioni alle navi delle ONG di richiedere un posto sicuro in Tunisia per le persone soccorse in mare. Con una grave mancanza di protezione per i richiedenti asilo e nel mezzo di un’ondata di violenza contro le popolazioni migranti,&nbsp;<strong>la Tunisia non può essere considerata un luogo sicuro</strong>. Sbarcare le persone soccorse sulle sue coste sarebbe una violazione del diritto internazionale.</p>



<p><strong>Le ONG che non si sono conformate alle richieste illegittime delle autorità italiane sono state multate fino a 10.000 euro e le loro imbarcazioni sono state trattenute per 20 giorni.</strong>&nbsp;Tutte le ONG che svolgono attività di ricerca e soccorso in mare rischiano ora ulteriori multe e fermi. Secondo la legge italiana, il ripetersi di inadempienze porterà al sequestro delle imbarcazioni, con la conseguente cessazione definitiva delle attività.</p>



<p><strong>La detenzione e il possibile sequestro delle navi delle ONG e l’assegnazione di porti lontani limitano le navi nelle loro operazioni di soccorso.</strong>&nbsp;Sappiamo dalle restrizioni imposte dal Governo greco alle ONG di ricerca e soccorso nel settembre 2021, che le ostruzioni striscianti che si verificano ora in Italia finiranno per ridurre il numero delle navi di soccorso civili attive e di conseguenza l’aumento di perdite di vite umane nel Mediterraneo.</p>



<p><strong>Come organizzazioni non governative</strong>, associazioni e iniziative che si battono per l’accesso alla protezione e al rispetto dei diritti fondamentali delle persone in movimento,&nbsp;<strong>siamo stati testimoni della micidiale politica di chiusura e deterrenza dell’UE.</strong>&nbsp;Questa politica non porta ad un minor numero di persone che cercano di attraversare, ma a maggior sofferenza e morte. Mentre l’Italia – sostenuta dalla maggioranza silenziosa degli Stati membri dell’UE – ha messo in atto queste misure restrittive, il numero di naufragi mortali è aumentato drammaticamente, rendendo l’anno 2023 già uno dei più letali degli ultimi anni.&nbsp;<strong>L’aumento dei naufragi rende ancora più evidente l’urgenza di ulteriori mezzi per la ricerca e soccorso.</strong></p>



<p>Pertanto lanciamo un appello urgente all’UE e ai suoi Stati membri:<strong>&nbsp;se l’ostruzione dell’assistenza umanitaria in mare continua, potremmo assistere entro la fine dell’anno ad una drastica riduzione o addirittura all’assenza di navi di soccorso civile in mare.</strong>&nbsp;Le conseguenze saranno ancora più letali, poiché la grave limitazione degli sforzi di soccorso civile non fermerà i tentativi di attraversamento delle persone.<strong>&nbsp;Chiediamo quindi all’UE e ai suoi Stati membri di agire con urgenza e di fermare il blocco illegittimo delle navi del soccorso civile in Italia. Tutte le navi SAR devono essere rilasciate immediatamente e le multe previste dalla legge devono essere annullate.</strong>&nbsp;<strong>La legge italiana che limita le attività di ricerca e soccorso delle ONG nel Mediterraneo centrale deve essere revocata immediatamente</strong>&nbsp;e al suo posto deve essere applicato il diritto marittimo internazionale e l’osservazione dei diritti umani come quadro di riferimento per tutti gli attori in mare. La Commissione europea deve contrastare la crescente violazione dei principi fondamentali dello Stato di diritto da parte dei suoi Stati membri alle frontiere esterne dell’UE. Inoltre,&nbsp;<strong>gli Stati dell’UE devono creare corridoi legali e sicuri per evitare che le persone siano costrette ad imbarcarsi su navi non idonee alla traversata.</strong></p>



<p><em>[1] Decreto legge n. 1/2023, modificato dalla legge n. 15 del 24 febbraio 2023.</em></p>



<p><em>[2] Emendamenti del 2004 alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio in mare (1979), risoluzione MSC.155(78) dell’IMO, 3.1.9; risoluzione MSC.167(78) dell’IMO, 2004, 6.8.</em></p>



<p><strong>ONG FIRMATARIE DELL’APPELLO</strong></p>



<p><strong>Frist signatories:</strong></p>



<p>CompassCollective</p>



<p>EMERGENCY</p>



<p>iuventa-crew</p>



<p>Louise Michel</p>



<p>Maldusa</p>



<p>MARE*GO – Zusammenland gUG</p>



<p>Médecins Sans Frontières</p>



<p>MEDITERRANEA Saving Humans</p>



<p>Mission Lifeline</p>



<p>Open Arms</p>



<p>ResQ – People Saving People</p>



<p>RESQSHIP</p>



<p>r42-SailAndRescue</p>



<p>Sea-Eye e. V.</p>



<p>Sea-Punks</p>



<p>Sea-Watch e.V.</p>



<p>SMH –&nbsp;Salvamento Marítimo Humanitario</p>



<p>SOS Humanity</p>



<p>SOS Mediterranee</p>



<p><strong>Second signatories:</strong></p>



<p>United4Rescue</p>



<p>Alarm Phone</p>



<p>borderline-europe</p>



<p>PRO ASYL</p>



<p>Statewatch<br>Seebrücke&nbsp;</p>



<p>Human Rights at Sea&nbsp;</p>



<p>Lighthouse Relief</p>



<p>aditus foundation</p>



<p>I Have Rights.&nbsp;</p>



<p>La Cimade</p>



<p>Channel Info Project from l’Auberge des Migrants</p>



<p>Progetto Mem.Med</p>



<p>LasciateCIEntrare</p>



<p>Melitea</p>



<p>Convenzione per i diritti nel Mediterraneo</p>



<p>Abolish Frontex Roma</p>



<p>Stop Border Violence&nbsp;</p>



<p>Asmara’s World</p>



<p>Gisti (Groupe d’information et de soutien des immigré·e·s)</p>



<p>Seebrücke Frankfurt am Main</p>



<p>Pasaje Seguro Cantabria</p>



<p>Medici del Mondo</p>



<p>Alarme Phone Sahara</p>



<p>Are You Syrious?</p>



<p>migration-control.Info Projekt</p>



<p>Lungo la Rotta Balcanica&nbsp;</p>



<p>Migreurop</p>



<p>ASGI Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione</p>



<p>Ärzte der Welt e.V. / Médecins du Monde Germany</p>



<p>#LeaveNoOneBehind</p>



<p>Europasilo</p>



<p>Associazione Don Vincenzo Matrangolo E.T.S.&nbsp;</p>



<p>MoCi A.p.s.&nbsp;</p>



<p>Recosol (Rete delle comunità solidali)&nbsp;</p>



<p>Boza Fii ( Benn Kaddu – Benn Yoon )</p>



<p>Europe Must Act</p>
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		<title>Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 11:22:04 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da Ilpost.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16878" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>I volontari della Croce Rossa di Crotone impegnati per soccorrere i superstiti del naufragio avvenuto a Cutro, 26 febbraio 2023. TWIITER CROCE ROSSA 
+++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO&#8217; ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L&#8217;AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK++</figcaption></figure>



<h1>Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria</h1>



<h2>I morti accertati sono 65: il peschereccio si è ribaltato a meno di 200 metri dalla costa, ed era stato avvistato già sabato notte da un aereo di Fronte</h2>



<p>Domenica mattina, intorno alle 4, un’imbarcazione che trasportava oltre 180 migranti è naufragata a circa 200 metri dalla costa ionica della Calabria, di fronte a Steccato di Cutro, un paese in provincia di Crotone: al momento i morti accertati sono 65.</p>



<p>La barca, un vecchio peschereccio a motore, era partita quattro giorni prima dalla Turchia, con ogni probabilità dalla città di Smirne, e trasportava migranti che avevano pagato alcune migliaia di euro, secondo le prime testimonianze, per fare il viaggio. Non ci sono certezze sul numero dei passeggeri: erano almeno 180, ma secondo altre testimonianze 250, provenienti in maggioranza da Afghanistan, Pakistan, Siria, ma anche Iran, Somalia e Palestina.</p>



<p>Nell’ultimo giorno di navigazione, secondo quanto raccontato dai sopravvissuti, le condizioni del mare erano notevolmente peggiorate, ma intorno alle 4 di domenica mattina il peschereccio era comunque arrivato in prossimità della costa calabra, a non più di 200 metri da terra. Qui avrebbe urtato il fondale o uno scoglio, ribaltandosi (si sarebbe spezzato in seguito) e provocando la caduta in mare di tutti gli uomini, le donne, i ragazzi e i bambini che ci viaggiavano.</p>



<p>Pochissimi dei migranti avevano giubbotti di salvataggio, molti non sapevano nuotare: sono finiti in mare e molti sono annegati immediatamente, mentre qualcuno è riuscito ad arrivare alla spiaggia. Dopo una giornata di ricerche sono stati trovati 59 cadaveri (30 uomini e 29 donne, fra questi 14 sono bambini e ragazzi), a cui si aggiungono quattro corpi recuperati lunedì, mentre 81 sono i migranti sopravvissuti.</p>



<p>La maggior parte dei superstiti (59 per ora) è stata ospitata al CARA (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Isola Capo Rizzuto, mentre 22 sono all’ospedale di Crotone.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425336-naufragio-calabria3.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425338-naufragio-calabria4.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425340-naufragio-calabria5.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425332-naufragio-calabria1.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-6/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425342-naufragio-calabria6.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425344-naufragio-calabria7.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



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<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-10/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425352-naufragio-calabria10.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Ad accorgersi per primo del naufragio era stato un pescatore intorno alle 5 di mattina: è stato lui a dare l’allarme. Ma la presenza del peschereccio era nota alle autorità già dalle 22 del sabato, quando era stato avvistato da un aereo in pattugliamento di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, a circa 40 miglia (75 chilometri) dalla costa. Una vedetta della Sezione operativa navale della Guardia di finanza di Crotone e un pattugliatore del Gruppo aeronavale della finanza di Taranto sono partite per tentare un salvataggio, ma sono state costrette a rientrare in porto per le cattive condizioni del mare, con onde alte fino a quattro metri.</p>



<p>Secondo le testimonianze di alcuni dei migranti intorno alle 4 il peschereccio avrebbe avvistato delle luci e i trafficanti, forse temendo di essere stati localizzati da motovedette della Guardia costiera avrebbero gettato almeno venti persone in mare, per alleggerire il carico, aumentare la velocità e allontanarsi.</p>



<p>Nella giornata di domenica è stato individuato uno dei presunti scafisti: alcuni giornalisti italiani sul posto hanno scritto che sarebbe un egiziano, altri un turco, mentre esisterebbe la possibilità della presenza di un secondo scafista, ancora disperso o fuggito. Nelle prossime ore continueranno le ricerche dei migranti dispersi, che potrebbero anche essere decine: alcuni dei corpi sono stati ritrovati a parecchi chilometri di distanza da Steccato di Cutro.</p>
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		<title>Appello: “Il Governo ritiri subito i Decreti che impediscono lo sbarco dei naufraghi nei nostri porti”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 08:02:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="623" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-768x467.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h2>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello: </h2>



<p></p>



<p>Il Decreto del 4 novembre 2022 – dei Ministeri dell’interno, dei trasporti e della mobilità sostenibile e della difesa – vieta alla nave Humanity1, della ONG SOS Humanity, di “<em>sostare nelle acque territoriali italiane …oltre il termine necessario per assicurare le operazioni di soccorso ed assistenza nei confronti delle persone che versino in condizioni emergenziali ed il precarie condizioni di salute</em>”; analogo decreto è stato adottato la sera del 6 novembre per la nave Geo Barents, della ONG Medici Senza Frontiere, secondo un metodo che potrebbe ripetersi anche nell’immediato futuro (altre navi con naufraghi a bordo sostano infatti al confine con le acque territoriali).<strong>&nbsp;I decreti sono manifestamente illegittimi in quanto violano numerose norme del diritto internazionale ed interno.</strong><br><br><strong>I Decreti devono essere ritirati.</strong><br><br>Invocando un&nbsp;<strong>generico pericolo</strong>&nbsp;per la sicurezza dell’Italia, posto in relazione allo sbarco di naufraghi, impropriamente richiamando l’articolo 19, paragrafo 2, lettera g), della Convenzione Onu sul diritto del mare, il Governo impedisce la conclusione delle operazioni di salvataggio di naufraghi.&nbsp;<strong>L’obbligo di prestare soccorso dettato dalla Convenzione internazionale SAR di Amburgo, non si esaurisce, infatti, nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro</strong>&nbsp;(c.d. “place of safety”) (Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza del 20 febbraio 2020, n. 6626).</p>



<p><br>Il punto 3.1.9 della citata Convenzione SAR dispone: «<em>Le Parti devono assicurare il coordinamento e la cooperazione necessari affinché i capitani delle navi che prestano assistenza imbarcando persone in pericolo in mare siano dispensati dai loro obblighi e si discostino il meno possibile dalla rotta prevista, senza che il fatto di dispensarli da tali obblighi comprometta ulteriormente la salvaguardia della vita umana in mare. La Parte responsabile della zona di ricerca salvataggio in cui viene prestata assistenza si assume in primo luogo la responsabilità di vigilare affinché siano assicurati il coordinamento e la cooperazione suddetti, affinché i sopravvissuti cui è stato prestato soccorso vengano sbarcati dalla nave che li ha raccolti e condotti in luogo sicuro, tenuto conto della situazione particolare e delle direttive elaborate dall’Organizzazione (Marittima Internazionale). In questi casi, le Parti interessate devono adottare le disposizioni necessarie affinché lo sbarco in questione abbia luogo nel più breve tempo ragionevolmente possibile</em>».</p>



<p><br>Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC.167-78 del 2004), allegate alla Convenzione SAR, dispongono che il Governo responsabile per la regione SAR in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito. Obbligo al quale le autorità preposte, italiane e maltesi, si sono sottratte.</p>



<p><br>Non può quindi essere qualificato “luogo sicuro”, per evidente mancanza di tale presupposto, una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi metereologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse. Né può considerarsi compiuto il dovere di soccorso con il salvataggio dei naufraghi sulla nave e con la loro permanenza su di essa, poichè tali persone hanno, tra i numerosi altri diritti, quello di presentare domanda di protezione internazionale secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, operazione che non può certo essere effettuata sulla nave.</p>



<p><br>A ulteriore conferma di tale interpretazione è utile richiamare la Risoluzione n. 1821 del 21 giugno 2011 del Consiglio d’Europa secondo cui «<em>la nozione di “luogo sicuro” non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali</em>» (punto 5.2.).</p>



<p><br>Al riguardo, risulta arbitraria quanto approssimativa la distinzione all’interno dei gruppi dei naufraghi che il Governo italiano sta proponendo, come risulta impossibile escludere la situazione emergenziale delle decine se non centinaia di persone a bordo la cui condizione va valutata singolarmente, in ossequio all’art. 19 della Carta del Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che vieta le espulsioni collettive e all’effettivo rispetto dell’art 3 della CEDU e dell’art 4 della CDFUE, nonchè al carattere assoluto del divieto di trattamenti inumani e degradanti (l’art. 15 della Convenzione EDU fa espresso divieto di deroga, persino in caso di guerra o di pericolo pubblico che interessi la nazione).</p>



<p><br>Deve poi essere assicurato alle persone a bordo della nave e in acque territoriali italiane il diritto a chiedere la protezione internazionale in attuazione dell’art. 6 della direttiva 2013/32/UE (direttiva procedure) che obbliga gli Stati membri a garantite un accesso effettivo alla procedura. Si tratta di diritto fondamentale sancito dall’art. 10 comma 3 della Costituzione, norma declinata anche come diritto di accedere al territorio dello Stato al fine di essere ammesso alla procedura anche di riconoscimento della protezione internazionale (Cass. sent. n. 25028/2005), in quanto, come affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sent. 29460/2019), il diritto alla protezione internazionale “<em>è pieno e perfetto</em>” e “<em>il procedimento non incide affatto sull’insorgenza del diritto” che “nelle forme del procedimento è solo accertato…il diritto sorge quando si verifica la situazione di vulnerabilità</em>”.</p>



<p><br>Ai sensi dell’art 10 ter del D.lvo n. 286/98 le persone giunte sul territorio nazionale a seguito di salvataggio in mare devono essere condotte presso i punti di crisi o nei centri di prima accoglienza, dove sono identificati, è assicurata la prima assistenza e deve essere assicurata l’informazione anche sul diritto a chiedere la protezione internazionale. L’illegittimo tentativo di fare sbarcare esclusivamente alcuni dei naufraghi e respingere indistintamente tutti gli altri al di fuori delle acque territoriali nazionali si configura, oggettivamente, come una forma di respingimento collettivo, vietato dall’art. 4, Protocollo n. 4 della CEDU; attività, quest’ultima, per la quale l’Italia è già stata condannata in passato (sentenza Hirsi Jamaa c. Italia del 2012).</p>



<p><br>La condotta governativa si pone, altresì, in contrasto con i principi sanciti nella Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e, in primo luogo, del principio di non refoulement (art. 33). In questa condizione se i comandanti delle navi portassero fuori dai confini italiani i naufraghi potrebbe configurarsi a loro carico, e a carico degli armatori, una responsabilità per avere prodotto, in esecuzione di un ordine manifestamente illegittimo, una grave violazione dei diritti umani.</p>



<p><br><strong>È, dunque, necessario che il Governo ritiri immediatamente i suoi decreti e consenta lo sbarco a tutte le persone naufraghe che da giorni sono costrette a rimanere sulle navi di soccorso.</strong></p>
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		<title>“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 07:48:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da pressenza.com) Nella pagina Facebook di Mediterranea Saving Humans si susseguono da giorni disperati appelli alle istituzioni italiane ed europee per salvare le decine di persone alla deriva nel Mediterraneo centrale. L’11 aprile Frontex riportava quattro&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/04/14/salvateli-lappello-di-mediterranea-per-i-migranti-abbandonati-in-mare/">“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2020/04/cartelli-salvateli-rit-720x361.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare"/><figcaption>(Foto di https://www.facebook.com/Mediterranearescue/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</figcaption></figure>



<p>(da pressenza.com)</p>



<p><em>Nella pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/Mediterranearescue/?ref=br_tf&amp;epa=SEARCH_BOX&utm_source=rss&utm_medium=rss">Mediterranea Saving Humans</a> si susseguono da giorni disperati appelli alle istituzioni italiane ed europee per salvare le decine di persone alla deriva nel Mediterraneo centrale.</em></p>



<p>L’11 aprile Frontex riportava quattro natanti con circa 250 a bordo nel disperato tentativo di raggiungere le coste europee.&nbsp; Nel giorno di Pasqua, i natanti sono diventati tre. Uno è naufragato.</p>



<p>Quanti altri morti volete sulla vostra coscienza, governanti europei?</p>



<p>A voi, e ai governi maltese e italiano in particolare, sarebbe bastato un attimo per scegliere di salvare queste vite e non girarsi dall’altra parte.</p>



<p>Sarebbe stato nelle vostre possibilità salvarli? Sì, in pochissime ore.</p>



<p>Sapevate dove fossero e che stavano morendo? Sì.</p>



<p>Salvarli avrebbe compromesso la salute e la sicurezza di qualcuno? No.</p>



<p>Avete scelto di lasciarli morire.</p>



<p>Ci sono altri tre assetti navali che rischiano di fare la stessa fine. Presidente&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/GiuseppeConte64/?__tn__=K-R&amp;eid=ARDpOisuhkIKUr1gHbXxVkLEMm9kegAFzwdkDEMCJEQLvA5JHmnBfKMoL5d_K4IU2oihaTWp2iE-goy2&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuseppe Conte</a>, Ministri&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/paolademicheli/?__tn__=K-R&amp;eid=ARBDKeXEeVtS3JtKaYtGhC31JuAmDNh18zQbILj08TCPGs0u5qJkfwYzWTRQbEPWlUjuzYBD96Hd_-Af&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Paola De Micheli</a>, Luciana Lamorgese e&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/robersperanza/?__tn__=K-R&amp;eid=ARCMHiydWQ3qHRvK7gyHKvAmE2QLx3HXhVr3iMFwRg64gzcm9mnD6cY2_Pn3Faa-QXfo23ZlCv-ofUYc&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Roberto Speranza</a>, mandate subito la Guardia Costiera a soccorrerli.</p>



<p>Sapete dove sono. Non fate pesare sulle vostre coscienze e sul nostro paese il crimine orrendo dell’omissione di soccorso.</p>



<p>Questa notte, come prevedibile, la situazione nel Mediterraneo centrale è precipitata. Non sappiamo più quali parole usare per richiedere al governo italiano di avviare un soccorso immediato delle decine di persone lasciate morire in mare.</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/watchthemed.alarmphone/?__tn__=K-R&amp;eid=ARC-l4y4Wo-gCRpZFDukGW7BEOmWLCrKkw58e8koZ0Zh__kSMmLCnuwkJixVSXfzOuAHy78TmXyuqzGv&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARB377wqM236mBnmwHGKSEDBFFSOkTolUXIl2vqV9seGuNGrM_sYa_H_32IZVU9ba03_jqoLqOUJACCfcGy57ux8pe4fZ0QtD9TYS8ltIooPVXBUZi0mmDrogUBogr1GSRc0pjVIdMAfF2T47_eq62kRmQQWj6ZewWeBqyCEjjDQb_OuwvjUgLI41FoLoWyijN9ZlVJaqzZcfcrhSmSHpXdpIJG2uZR89TqW-j-G_clzOsKRRvD9TAawuVLqswnACZzOi9B-43MUguMkoc2gJN-8V7SfeDoUlYaI2e8spbb1xoc7Og1zskgtlTugyesfhmoppnScSjbSQ1zUE3Q4tpmvFe_4D1o85dU&utm_source=rss&utm_medium=rss">Watch The Med – Alarmphone</a>&nbsp;ha perso in contatti con 3 delle 4 imbarcazioni di fortuna in avaria che da giorni chiedono disperatamente aiuto. Il quarto natante, quello con cui Alarm Phone è riuscita a parlare in nottata riferisce che ci sono&nbsp;a bordo 47 persone e che 5 persone sono svenute. Sono disperate dopo aver passato oltre 80 ore in mare. Le autorità sanno di loro da almeno 56 ore. Intanto la nave di soccorso Aita Mari, della ONG basca&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/smhumanitario/?__tn__=K-R&amp;eid=ARBEGebOrkswZc-ECxq2zZi_CMKbadE5tJFCWdkrBbUHo4E8udNEyhcyv8LH-qCuq4OAXVuBTj06tCn1&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARB377wqM236mBnmwHGKSEDBFFSOkTolUXIl2vqV9seGuNGrM_sYa_H_32IZVU9ba03_jqoLqOUJACCfcGy57ux8pe4fZ0QtD9TYS8ltIooPVXBUZi0mmDrogUBogr1GSRc0pjVIdMAfF2T47_eq62kRmQQWj6ZewWeBqyCEjjDQb_OuwvjUgLI41FoLoWyijN9ZlVJaqzZcfcrhSmSHpXdpIJG2uZR89TqW-j-G_clzOsKRRvD9TAawuVLqswnACZzOi9B-43MUguMkoc2gJN-8V7SfeDoUlYaI2e8spbb1xoc7Og1zskgtlTugyesfhmoppnScSjbSQ1zUE3Q4tpmvFe_4D1o85dU&utm_source=rss&utm_medium=rss">Salvamento Marítimo Humanitario</a>, ha deviato la sua rotta di trasferimento da Siracusa verso la Spagna per recarsi sul posto e avviare le ricerche. Non ha personale medico né di soccorso a bordo, ha dunque bisogno di assistenza urgente.</p>



<p>In questo drammatico audio, raccolto ieri da Alarm Phone la testimonianza di una donna di 21 anni, incinta, a bordo di una delle navi in avaria con il figlio di 7 anni. Non c’è più tempo, le condizioni del mare stanno peggiorando. Salviamoli, salvateli, forse siamo ancora in tempo.Audio Alarm Phone (video sottotitolato in italiano):&nbsp;<a href="https://we.tl/t-gc3QyGdDEJ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://we.tl/t-gc3QyGdDEJ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/04/14/salvateli-lappello-di-mediterranea-per-i-migranti-abbandonati-in-mare/">“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>L&#8217;appello per abrogare i decreti sicurezza e gli accordi tra Italia-Libia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2019 06:56:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce all&#8217;appello e lo divulga. Care e cari,Ieri, come campagna&#160;#IOACCOLGO, abbiamo lanciato l&#8217;appello a Governo e Parlamento per l&#8217;abrogazione dei Decreti sicurezza e degli accordi Italia-Libia sulla gestione dei&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce all&#8217;appello e lo divulga.<br><br><br></td></tr></tbody></table>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="162" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-1024x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13066" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-1024x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-300x47.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-768x121.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><a href="https://ioaccolgo.us4.list-manage.com/track/click?u=f2ac09ab9f57b0fdb59354aec&amp;id=007aa064fb&amp;e=f9a1e8ecf3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>Care e cari,Ieri, come campagna&nbsp;<a href="https://ioaccolgo.us4.list-manage.com/track/click?u=f2ac09ab9f57b0fdb59354aec&amp;id=9a10254c81&amp;e=f9a1e8ecf3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#IOACCOLGO</a>, abbiamo lanciato l&#8217;appello a Governo e Parlamento per l&#8217;abrogazione dei Decreti sicurezza e degli accordi Italia-Libia sulla gestione dei flussi migratori, vi chiediamo prima di tutto di sottoscrivere direttamente il nostro appello (CLICCA IL LINK SOTTO), di diffonderlo attraverso i vostri social (potete anche seguire e condividere dai nostri canali:&nbsp;<a href="https://ioaccolgo.us4.list-manage.com/track/click?u=f2ac09ab9f57b0fdb59354aec&amp;id=9783b096de&amp;e=f9a1e8ecf3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">FACEBOOK</a>,&nbsp;<a href="https://ioaccolgo.us4.list-manage.com/track/click?u=f2ac09ab9f57b0fdb59354aec&amp;id=975a329859&amp;e=f9a1e8ecf3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">INSTAGRAM</a>,&nbsp;<a href="https://ioaccolgo.us4.list-manage.com/track/click?u=f2ac09ab9f57b0fdb59354aec&amp;id=a6712a0001&amp;e=f9a1e8ecf3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">TWITTER</a>) e di parlarne a tutti i vostri contatti per diffondere la voce il più possibile.</td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><a href="https://ioaccolgo.us4.list-manage.com/track/click?u=f2ac09ab9f57b0fdb59354aec&amp;id=eab4d1bced&amp;e=f9a1e8ecf3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">FIRMA L&#8217;APPELLO</a></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13067" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/unnamed-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><strong>INIZIATIVE IN TUTTA ITALIA IL 3 OTTOBRE</strong><br>Abbiamo chiesto a tutti gli enti presenti sui territori di attivarsi per organizzare delle              iniziative <strong>giovedì 3 ottobre (Giornata nazionale in memoria delle vittime                           dell&#8217;immigrazione). </strong>Vi chiediamo di mettervi in comunicazione con gli enti attivi sul vostro territorio e di             provare ad organizzare attività comuni e condivise. L&#8217;obiettivo è raccogliere firme (i moduli saranno disponibili a breve) e diffondere il nostro messaggio il più          possibile.<br>Per questo sarà importante riuscire a condividere e coordinare tutte le varie attività. La        nostra pagina eventi sul sito (<a rel="noreferrer noopener" href="https://ioaccolgo.us4.list-manage.com/track/click?u=f2ac09ab9f57b0fdb59354aec&amp;id=e8bf188e6e&amp;e=f9a1e8ecf3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">LINK</a>). Nella stessa pagina è possibile segnalare le vostre             iniziative compilando un semplice form.</td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><a href="https://ioaccolgo.us4.list-manage.com/track/click?u=f2ac09ab9f57b0fdb59354aec&amp;id=779f08be7c&amp;e=f9a1e8ecf3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SEGNALA LA TUA INIZIATIVA</a></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><strong>IL RUOLO DEGLI ENTI LOCALI</strong><br> Fondamentale, per il successo della nostra campagna e dell&#8217;appello, il coinvolgimento degli enti locali attivi sul territori. Il nostro obiettivo deve essere quello di chiedere a più Comuni e Regioni di aderire alla campagna #ioaccolgo e di esporre la coperta termica nella giornata   del 3 ottobre, attraverso il Comitato locale della campagna o comunque attraverso il               coinvolgimento più ampio possibile delle organizzazioni aderenti.<br>Invitiamo, quindi, chiunque abbia contatti o possa in qualche modo raggiungere gli                amministratori locali di segnalarcelo con una mail a <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:segreteria@ioaccolgo.it" target="_blank">segreteria@ioaccolgo.it</a>, in modo da      condividere un modello di lettera da inviare.</td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td>IL NOSTRO APPELLO</td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><a href="https://ioaccolgo.us4.list-manage.com/track/click?u=f2ac09ab9f57b0fdb59354aec&amp;id=6451615ce0&amp;e=f9a1e8ecf3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td>Chiediamo al Governo e al Parlamento di abrogare i decreti Sicurezza e gli accordi con la Libia perché <strong>violano la nostra Costituzione e le Convenzioni internazionali, producono conseguenze negative sull’intera società italiana </strong>e ledono la nostra stessa umanità.Le nostre proposte:<strong>Reintrodurre il permesso di soggiorno per motivi umanitari e la residenza      anagrafica per i richiedenti asilo.</strong><br>Senza documenti i migranti sono condannati all’esclusione e allo sfruttamento, con                 conseguente aumento della marginalità e del disagio sociale.<br> <strong>Riaprire l’accesso dei richiedenti asilo al sistema di accoglienza integrata e diffusa       gestito dai Comuni</strong><br>Questo sistema (ex-SPRAR) prevede percorsi di formazione e inserimento lavorativo che        permettono una positiva inclusione nella società italiana.<br> <strong>Mai più morti in mare e persone lasciate per settimane sulle navi</strong><br>Chi rischia la vita in mare deve essere soccorso e fatto sbarcare al più presto in un porto        sicuro. E chi soccorre non può essere criminalizzato.<br> <strong>Stop ai respingimenti in Libia</strong><br>Annullare gli accordi Italia-Libia, sulla base dei quali i migranti vengono intercettati in mare e riportati in Libia, dove vengono rinchiusi nei centri di detenzione, in condizioni disumane e sottoposti a violenze e torture.</td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><a href="https://ioaccolgo.us4.list-manage.com/track/click?u=f2ac09ab9f57b0fdb59354aec&amp;id=501c09e61b&amp;e=f9a1e8ecf3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">FIRMA L&#8217;APPELLO</a></td></tr></tbody></table>
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		<item>
		<title>Contro i CPR, i decreti Salvini e per un cambiamento reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2019 07:46:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lettera aperta alle organizzazioni degli immigrati, all’Associazionismo antirazzista, al movimento delle donne, ai Collettivi degli studenti, alle organizzazioni sindacali, ai centri sociali, alle organizzazioni politiche, alle singole persone: COSTRUIAMO INSIEME MOBILITAZIONI NELLA SETTIMANA DEL&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="960" height="960" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13039" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Lettera aperta alle organizzazioni degli immigrati, all’Associazionismo antirazzista, al movimento delle donne, ai Collettivi degli studenti, alle organizzazioni sindacali, ai centri sociali, alle organizzazioni politiche, alle singole persone:</p>



<p>COSTRUIAMO INSIEME MOBILITAZIONI NELLA SETTIMANA DEL 3 OTTOBRE VERSO IL CORTEO DEL 12 OTTOBRE CONTRO I CPR, I DECRETI SALVINI E PER UN CAMBIAMENTO REALE: GIUSTIZIA SOCIALE, GIUSTIZIA CLIMATICA, DIRITTI PER TUTTE E TUTTI.</p>



<p>Abbiamo assistito allo svuotamento del diritto di asilo, all’introduzione di pericolose eccezioni al principio di non colpevolezza, all’introduzione di una cittadinanza italiana di serie B revocabile per certi reati, allo sdoganamento della compressione della libertà di circolazione come sanzione, alla disinvolta sottrazione della libertà personale pure in assenza di un comportamento penalmente rilevante. E per rendere formalmente lecito questo processo di erosione progressiva dei principi democratici e costituzionali, la tecnica adottata è stata lo svuotare di giustizia la legge e il rendere illegale il giusto, introducendo pesanti deterrenti ad ogni forma di dissenso e dissuadendo atti di solidarietà, fino a giungere al punto, con il Decreto Sicurezza Bis, di criminalizzare anche le azioni umanitarie di soccorso in mare. Sappiamo però che a tutto questo si accompagna una visione securitaria della società che non ci appartiene e che, oltre ad essere imposta generando artificiosamente insicurezza con bieca propaganda dai toni sempre peggiori e a base di fake news, ha bisogno di repressione e uso della forza per essere mantenuta. È questo all’origine delle normative che permettono di agevolare ulteriormente la repressione delle proteste di piazza, in un Paese come il nostro che già annovera clamorosi esempi di atroci abusi anche in tale campo. Si usa la paura dell’uomo nero per permettere che il saccheggio dei nostri diritti prosegua indisturbato. È sotto gli occhi di tutti e tutte coloro che ogni giorno agiscono, nel proprio ambito e con le proprie pratiche, per cercare di costruire una società più giusta e più sostenibile. Chi lotta per il diritto alla casa, chi per avere o riavere quei diritti sul lavoro che sono stati progressivamente smantellati, chi ha scelto l’ambito del volontariato o della solidarietà per dare il proprio contributo, chi difende l’ambiente, chi i servizi pubblici (trasporti, sanità, scuola e non solo), chi lotta contro il patriarcato in tutte le sue forme: crediamo di essere tutti e tutte sulla stessa barca e che sia giunto il momento di convergere e rafforzarci reciprocamente. Lo dimostrano le tante assemblee aperte a realtà differenti che si stanno promuovendo in giro per l’Italia e l’Europa: esiste conflitto in questo paese e dobbiamo renderlo palese. Ecco perché come Rete Mai Più lager – No ai CPR abbiamo scelto di ampliare il nostro scopo iniziale – impedire la riapertura del CPR in via Corelli a Milano (senza che sia sostituito da strutture analoghe in altre città lombarde) e pretendere la chiusura di quelli già esistenti &#8211; e di occuparci anche della promozione della difesa dei diritti e delle libertà inviolabili di tutte e tutti. Per questo lanciamo un corteo diretto verso quello che, in via Corelli, dovrebbe tornare ad essere, con il nuovo nome di “CPR”, un luogo di tortura, umiliazione e privazione della libertà personale di persone colpevoli solo di non avere un documento: il CPR è l’icona di tutto ciò che vogliamo abbattere. E, congiuntamente, i decreti Salvini devono essere abrogati, i CPR devono essere chiusi, non devono aprire mentre i porti e gli aeroporti sì, occorre interrompere immediatamente qualsiasi relazione e/o supporto ai torturatori libici, occorre ridare risorse all’istruzione, alla sanità, al welfare, alla ricerca, alla tutela della sicurezza sul lavoro, alla lotta all’evasione e alla criminalità organizzata, alla salvaguardia del territorio e del clima. Occorre farla finita con la guerra alle persone povere, senza distinzione, in questa, di provenienza e nazionalità, occorre non solo presidiare i diritti conquistati da tutte e tutti con guerre e lotte negli ultimi decenni, o quel che di tali diritti ancora rimane, ma rivendicarne di nuovi e con più forza. Vogliamo un’immediata e radicale inversione di rotta. La demolizione legalizzata delle conquiste di decenni, dalla Carta Costituzionale in poi è sotto gli occhi di tutte e tutti, e non ci basta oggi pensare che qualcuno abbia “arginato” una deriva che somigliava troppo ai regimi liberticidi dai quali proprio quella Carta si era proposta di rendere indenne il Paese. Ecco perché sentiamo ancora il bisogno di mobilitazione. E vorremmo avere accanto a noi tutte e tutti coloro che sentono questo bisogno. Per questo non solo vi invitiamo a venire in piazza con noi il 12 ottobre, ma vi chiediamo anche di costruire eventi di avvicinamento al corteo nella settimana del 3 ottobre, quando cadrà l’anniversario del naufragio al largo di Lampedusa che aveva apparentemente risvegliato coscienze che si sono poi riassopite di fronte ai tanti, troppi, eventi simili accaduti successivamente. Vi chiediamo di agire con le vostre pratiche, le vostre parole d’ordine, le vostre disponibilità, per creare anche piccole iniziative ma che si possano ritrovare sotto l’hastag #oltreiconfini verso il #12ottobre per andare anche noi oltre i confini delle nostre stesse lotte e collocarle tutte in un ambito che è più collettivo: quelle per la giustizia sociale, ambientale di genere, anticapitalista, antirazzista, antipatriarcale. Comunicateci le vostre iniziative alla mail noaicpr@gmail.com, e aderite al nostro appello che potete trovare qui. Costruiamo insieme una piazza colorata, ricca di differenze ma unita negli obiettivi. Ci vediamo in piazza il 12 ottobre. </p>
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		<title>Intervista a Paolo Lambruschi, autori del saggio &#8220;Sulla loro pelle. Il fenomeno migratorio d&#8217;Africa ostaggio della politica&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/09/17/intervista-a-paolo-lambruschi-autori-del-saggio-sulla-loro-pelle-il-fenomeno-migratorio-dafrica-ostaggio-della-politica/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Sep 2019 07:25:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ringrazia molto Paolo Lambruschi per la sua disponibilità. Sulla loro pelle si scrive, sulla loro pelle si genera consenso, sulla loro pelle si specula,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ringrazia molto Paolo Lambruschi per la sua disponibilità.</p>



<p>Sulla loro pelle si scrive, sulla loro pelle si genera consenso, sulla loro pelle si specula, sulla loro pelle si litiga: mai come oggi la questione migratoria sta cambiando il dibattito politico, mettendo addirittura in dubbio il ruolo dell&#8217;Unione europea. Distorta dalle fake news, stravolta da una narrazione tossica, la materia soffre anche per la cronica assenza del doppio sguardo, capace cioè di raccontare quello che sta accadendo in Africa: se infatti la crisi migratoria di questo decennio è stata caratterizzata inizialmente dagli esodi siriani, oggi il flusso momentaneamente tappato in Libia nelle galere dei trafficanti è quello che scorre dalle rotte africane. La sete, la fame e i piedi che fanno male, la sensazione di alienazione, la paura di non farcela: su 20 milioni di persone in movimento ogni anno in Africa in cerca di opportunità di lavoro e vita migliori, solo 2 milioni si dirigono verso nord. Ma la popolazione africana in due anni raddoppierà, quella europea resterà stabile. Occorre allora rivedere le politiche migratorie che non possono limitarsi a chiusure, muri e a spaventare i cittadini, ma devono trovare un equilibrio tra la libertà di restare, quella di partire e le necessità europee di manodopera, di preservazione del welfare e della identità. Serve una nuova visione per crescere con reciproci vantaggi, cambiando i paradigmi: una visione alla quale la Chiesa cattolica ha offerto molti contributi, perché, d&#8217;altra parte, siamo tutti migranti. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="221" height="341" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/9788892219212_0_221_0_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13028" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/9788892219212_0_221_0_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 221w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/9788892219212_0_221_0_75-194x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /></figure></div>



<p>Vogliamo ricordare, innanzitutto, quali sono i motivi di fuga dei migranti africani?</p>



<p>La fame che affligge 11 milioni di persone solo nel Sahel, la povertà dovuta allo sfruttamento delle risorse agricole e minerarie da parte di aziende spesso transnazionali che non lasciano nulla alla popolazione, la corruzione delle elites e la loro miopia che impedisce ad esempio la creazione di filiere industriali e frena lo sviluppo, la mancanza di democrazia e la repressione politica e la discriminazione etnico-religiosa, i conflitti spesso a bassa intensità per le risorse. Infine i mutamenti climatici che rendono sempre più precaria la vita lungo le coste per l&#8217;innalzamento del livello dei mari e i raccolti sempre più frequentemente alluvionati o braccati dalla siccità producendo carestie. Tutti questi motivi mettono in movimento in media 20 milioni di africani l&#8217;anno, il 10% circa verso nord. E i flussi sono e saranno sempre più misti, chi parte per fuggire da guerre e persecuzioni e chi dalla fame.<br>Il libro parla di Welfare e di accoglienza, ma anche di politica. </p>



<p>Quali potrebbero essere i suggerimenti per una nuova politica in linea con una società sempre più multiculturale?</p>



<p><br>Anzitutto l&#8217;Italia deve dotarsi di una politica migratoria. Nonostante il decennio di crisi vi sono settori interi del comparto produttivo come quello agricolo, alberghiero e turistico, edile, domestico  che non riescono a reperire manodopera e un decreto flussi, che comprenda anche gli stagionali, potrebbe aiutare la lotta alla irregolarità lavorativa. Per quanto riguarda i migranti regolari bisognerebbe agevolare l&#8217;integrazione a ogni livello a partire dai minori iniziando dal sostegno all&#8217;apprendimento linguistico o intensificando i corsi di formazione per gli adulti senza lavoro. Per i profughi giunti in Italia vanno aboliti i decreti sicurezza e reinserita la protezione umanitaria per evitare il progressivo aumento di irregolari. Parimenti vanno aumentati i fondi per i rimpatri volontari e intensificati gli sforzi per espellere o estradare i veri criminali abituali. Per prevenire infine le tragedie del mare va infine favorito l&#8217;ingresso legale e sicuro di persone vulnerabili attraverso corridoi umanitari europei.</p>



<p><br>Come valuta le attività delle Ong e la campagna (sempre politica) contro di loro? E cosa chiedere alla Ue?</p>



<p>Dal 2014 svolgono in mare una attività preziosa salvando vite umane e testimoniando quello che sta accadendo nel Mediterraneo. Senza di loro la pratica illegale dei respingimenti di profughi in Libia sarebbe passata sotto silenzio ad esempio così come le complicità tra i trafficanti e la cosiddetta guardia costiera libica. Sono state oggetto negli ultimi tre anni di una campagna denigratoria mai vista in Occidente che ne ha messo in discussione persino in Italia &#8211; dove nel non profit tra volontari e operatori si impegnano  6,5 milioni di persone- valori e finalità definendo con ignoranza becera e volgarità &#8220;mangiatoia&#8221; e &#8220;business tutto quanto afferisce all&#8217;accoglienza organizzata nonostante la sussidiarietà e la solidarietà siano valori costituzionali. Eppure ad oggi le accuse non sono state mai provate e le inchieste sono state tutte archiviate. Di questo clima che ha sdoganato il razzismo e l&#8217;arroganza e il cinismo e messo all&#8217;indice bontà, altruismo, pazienza ora ne stanno facendo le spese gli stessi italiani, come dimostrano le cronache di discriminazioni contro i meridionali, ad esempio nel profondo nord. Credo che comunque il loro posto vada preso da navi militari europee e che il compito di vigilanza e salvataggio debba essere compiuto dagli Stati finalmente tornati consapevoli della complessità del fenomeno migratorio. Alcuni Paesi Ue come Francia e Germania hanno iniziato a partecipare alla redistribuzione dei migranti sbarcati nei porti italiani. Quella è la strada da percorrere insieme alla riforma del regolamento di Dublino, varato un quarto di secolo fa e superato,il quale prevede che lo Stato di primo approdo sia responsabile dei profughi fino alla definizione del loro status.</p>



<p><br>Come combattere i populismi, oggi più che mai in voga ammantati di democrazia?</p>



<p>Il populismo sfrutta l&#8217;ignoranza della gente, in Italia molto più diffusa che altrove soprattutto sulla materia della immigrazione, per ottenere consensi con formule che propongono risposte semplicistiche e di corto respiro. Ad esempio la tanto sbandierata chiusura dei porti, che ha solo prodotto sofferenze e polemiche e alimentato odio contro profughi e Ong, non ha evitato gli sbarchi, li ha solo ritardati. E la solidarietà europea è arrivata dopo il cambio di governo. Non so come andrà la lotta politica al populismo, ma dal punto di vista dell&#8217;informazione occorre cambiare passo. Serve ad esempio una informazione più approfondita e meno provinciale sulle cause che provocano l&#8217;immigrazione e una narrazione diversa sull&#8217;Africa e le opportunità che offre all&#8217;Italia e agli italiani. &#8221; Sulla loro pelle&#8221; è un progetto che nella sua modestia vuole stimolare riflessioni in questa direzione, aprendo dialoghi con chi vuole saperne di più. Ovviamente non è esaustivo, ma se i lettori fossero incuriositi dall&#8217;Africa dopo la lettura e avessero gli strumenti per aprire le vedute, avrei raggiunto lo scopo.</p>



<p><br>Qual è la posizione della Chiesa sul tema dell&#8217;accoglienza e cosa pensa dei cattolici che hanno votato Salvini e la sua propaganda?</p>



<p><br>Nel messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2018, papa Francesco ha indicato ai cristiani 4 verbi, 4 azioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. A monte c&#8217;è la necessità di garantire a ogni uomo la libertà di scegliere di restare a casa propria e con la propria famiglia. E ovviamente il diritto alla mobilità. Ai credenti mi permetto di ricordare che i cristiani devono impegnarsi per la giustizia e quindi, in soldoni, è troppo comofo cavarsela con lo slogan &#8220;aiutiamoli a casa loro&#8221;. Invece per prevenire le migrazioni di massa serve anzitutto consapevolezza sulle azioni solidali da compiere sia come cittadini organizzati attraverso associazioni e Ong, sia come elettori che pretendono dalla politica risposte serie orientate allo sviluppi e aiuti allo sviluppo efficaci. Il governo giallo verde ha ulteriormente tagliato gli aiuti allo sviluppo. Infine inviterei a rileggere il Vangelo, dove misericordia e carità sono i fondamentali per dirsi cristiani. E il prossimo da aiutare e amare come te stesso, nonostante le curiose interpretazioni teologiche in chiave sovranista, è colui che incontri per strada, non solo la tua famiglia.  </p>



<p>Cosa si augura per il Futuro? </p>



<p><br>Più  coraggio da parte di tutti. Dopo questa stagione non ancora passata di paure, odio e chiusura. Siamo davanti a cambiamenti epocali e la immigrazione,  insieme alla questione ambientale e a quella delle disuguaglianze e dell&#8217;approvvigionamento energetico è una delle grandi sfide planetarie. Il rischio è quello di creare un mondo sempre più polarizzato e ingiusto e quindi conflittuale. Occorre quindi una opinione pubblica più attenta e informata e per questo servono giornalisti autorevoli e con la schiena diritta che offrano storie e notizie che chiariscano il quadro anche a costo di andare controcorrente, senza prestarsi al facile gioco della propaganda. <br></p>
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		<title>Libia,Amsi;A Tagiura 48 morti e 140 feriti ,e&#8217; gravissimo  anche il bilancio dal 04.04 ;780 morti,225 donne ,185 bambini 5300 feriti 100 mila sfollati</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jul 2019 08:25:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Foad Aodi; Condanna da Amsi e Co-mai ,i porti in Libia non sono sicuri per niente ,Urge salvare i libici ed i 3500 migranti nei centri di detenzione*. Con queste statistiche aggiornate ad ora&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em><br></em></strong><strong><em>Foad Aodi; Condanna da Amsi e Co-mai ,i porti in Libia non sono sicuri per niente ,Urge salvare i libici ed i 3500 migranti nei centri di detenzione*.</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Con queste statistiche aggiornate ad ora dai medici libici locali in contatto continuo con l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e il suo Presidente Foad Aodi comunicano la situazione tragica nel centro di detenzione a Tagiura colpito stanotte e il bilancio totale dall&#8217;inizio del conflitto il 04.04 a Tripoli e provincia <br><strong>A Tagiura 48 morti e 140 feriti migranti di cui tante donne e minorenni.</strong></em><em><strong> Invece dal 04.04 ad ora sono 780 i morti ,</strong></em><em><strong>225 donne ,185 bambini 5300, feriti ,100 mila sfollati. </strong></em><em>Sono numeri che ci preoccupano molto e confermano che i porti della Libia non sono affatto sicuri e urge una conferenza internazionale per la questione libica affrontando i 4 punti sospesi da tempo;<br>Cessate il Fuoco ,fermate la guerra civile , la situazione dei migranti nei centri di detenzione  ,stabilizzare la Libia con elezioni libere e democratiche combattendo il mercato degli esseri umani e i generali corrotti .<strong>così dichiara il Presidente e fondatore dell&#8217;Amsi e delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai)Foad Aodi</strong> che ricorda ad oggi non è stato fatto niente di concreto per risolvere la questione dell&#8217;immigrazione irregolare ,accordi bilaterali,rimpatri, la tutela dei diritti umani dei migranti e rifugiati in Libia e promuovere politiche a favore dell&#8217;integrazione in Italia e non vogliamo continuare a dividerci in tifoseria pro e contro i migranti come la faccenda della nave Sea Watch per nascondere i problemi reali dell&#8217;Italia e dell&#8217;immigrazione stessa.</em></p>
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		<title>Sea Watch e non solo: testimonianza di una giornalista-attivista</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 09:39:24 +0000</pubDate>
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<p>di Anna Polo (da www.pressenza.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>Mentre scrivo la drammatica vicenda dei migranti salvati dalla Sea Watch e rimasti bloccati per quasi due settimane in mare nell’ennesimo, cinico braccio di ferro tra Italia e resto d’Europa non si è ancora conclusa, ma avendola seguita con passione mi sento di sottolinearne alcuni aspetti che vanno al di là della cronaca in continua evoluzione.</p>



<p>La campagna di criminalizzazione della solidarietà verso i migranti va avanti ormai da oltre due anni – e non solo in Italia. A ogni nuovo episodio si ha l’impressione di aver toccato il fondo e invece succede qualcosa di ancora più impensabile e ignobile. E non solo nei fatti – migliaia di persone torturate, stuprate e vendute in Libia e quando riescono a scappare da quell’inferno lasciate annegare nel Mediterraneo, altre migliaia ammassate nei campi profughi lungo la rotta balcanica, per non parlare di chi muore nel tentativo di attraversare il blindatissimo confine tra Messico e Stati Uniti – ma anche nei termini usati, nei discorsi sempre più deliranti, volgari, sessisti e violenti e nelle bugie spudorate e senza fine.</p>



<p>Giorgia Meloni propone di affondare la Sea Watch, Salvini la definisce da giorni “nave pirata”, liquida sprezzante la sua capitana Carola Rakete come una “sbruffoncella che fa politica sulla pelle dei migranti” (e lui no?), dichiara “possono restare lì fino a Natale”, invoca la “sacra difesa dei confini della patria”, manco fossimo in guerra, dichiara “mi sono rotto le palle”, come se fosse al bar e ripete ossessivo l’assurdità delle Ong complici degli scafisti. Il proclama bellicoso “Non sbarcheranno mai!” poi sembra più la sparata da gradasso di un comandante che arringa le sue truppe che una dichiarazione realistica (alla fine i migranti salvati sbarcano sempre, ma dopo un’attesa crudele e del tutto inutile).</p>



<p>Il contrasto tra questo linguaggio indegno di un ministro della Repubblica (per fortuna la Meloni non lo è) e le dichiarazioni pacate e coraggiose della capitana della Sea Watch non potrebbe essere più grande: là dove Salvini fa il forte con i deboli, dicendosi pronto a “schierare la forza pubblica” contro persone stremate e vulnerabili, Carola Rakete afferma con semplicità: “So cosa rischio, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”. E il rischio non è da poco, in base al decreto sicurezza appena approvato dal governo: multa fino a 50.000 euro, confisca della nave e incriminazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Eppure, come tutti i Giusti che a cominciare da Antigone nel corso della storia hanno scelto di disobbedire alle leggi inique, nelle sue parole si sente la coerenza di chi mette la salvezza di altri esseri umani al di sopra di tutto, anche con un grande rischio personale.</p>



<p>E’ proprio questo che alla fine alimenta la speranza: chi aiuta e salva i migranti rappresenta oggi l’avanguardia di un’umanità che non vuole arrendersi a politiche brutali, ma tanti altri si stanno unendo a quella che per ora è una minoranza – è vero, inutile negarlo – ma che non lo resterà a lungo. E in questo senso il compito di “verità e giustizia” degli attivisti, dei giornalisti e di chi, come me, è un po’ tutte e due le cose è irrinunciabile e fondamentale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/grazie-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-876775"/></figure></div>



<p>Disegno di&nbsp;Francesco Piobbichi,&nbsp; attivista di Mediterranean Hope e membro del Forum Lampedusa Solidale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-877100"/></figure></div>
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		<title>Chiudere i porti significa chiudere lo stato di diritto: appello al Presidente Mattarella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jun 2019 09:27:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="800" height="450" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/NYZIlIedAjIfYxN-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12704" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/NYZIlIedAjIfYxN-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/NYZIlIedAjIfYxN-800x450-noPad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/NYZIlIedAjIfYxN-800x450-noPad-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>sostiene e divulga il seguente appello di Osservatorio Solidarietà</p>



<p>Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,</p>



<p>ci rivolgiamo a Lei come alla massima autorità a garanzia del rispetto delle Istituzioni repubblicane e della Costituzione, per chiederLe di intervenire nel caso della nave Sea-Watch3, in stallo da &nbsp;otto giorni in acque internazionali, al limitare delle acque italiane, con a bordo 43 profughi divenuti ostaggi – insieme ai loro salvatori – di una politica dimostrativa che dimentica vite, esistenze, umanità.</p>



<p>A Lampedusa questa notte si dormirà sul sagrato della Chiesa per chiedere che i quarantatré naufraghi a bordo, sopravvissuti ai lager libici, vengano accolti in un porto sicuro e smettano di soffrire inutilmente, dopo tanto dolore già patito. Molti di loro soffrono di disidratazione e mal di mare, a causa dell’incessante rollio dello scafo, come affermato oggi dalla comandante della nave.</p>



<p>Questa notte – la notte che ironicamente conclude la Giornata mondiale del rifugiato – nemmeno noi dormiremo. Forse neppure Lei.</p>



<p>Ci appelliamo a Lei affinché non venga assunto dall’Italia alcun provvedimento che sia in contrasto con il rispetto dei diritti umani, il buon senso e l’eredità politica, giuridica e umana che ci è stata consegnata dai Padri costituenti, che vede il sacro e inderogabile principio della solidarietà richiamato nell’art. 2 della nostra Costituzione.</p>



<p>Chiediamo a Lei, signor Presidente, che è garante della nostra convivenza civile, che la pietas, la giustizia, l’inviolabilità dei diritti fondamentali, il principio di separazione dei poteri e il rispetto delle convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese continuino a essere la base della nostra vita democratica di cittadini.</p>



<p>Con gratitudine</p>



<p>Osservatorio solidarietà</p>



<p></p>



<p>Per firmare la petizione:  <br><a href="https://www.change.org/p/sergio-mattarella-chiudere-i-porti-significa-chiudere-lo-stato-di-diritto-appello-al-presidente-mattarella?recruiter=53067140&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_campaign=psf_combo_share_initial&amp;utm_medium=whatsapp&amp;utm_content=washarecopy_16236498_it-IT%3Av1&amp;recruited_by_id=e8d86110-b255-0130-e9e7-3c764e04873b&amp;share_bandit_exp=initial-16236498-it-IT&amp;share_bandit_var=v3&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/sergio-mattarella-chiudere-i-porti-significa-chiudere-lo-stato-di-diritto-appello-al-presidente-mattarella?recruiter=53067140&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_campaign=psf_combo_share_initial&amp;utm_medium=whatsapp&amp;utm_content=washarecopy_16236498_it-IT%3Av1&amp;recruited_by_id=e8d86110-b255-0130-e9e7-3c764e04873b&amp;share_bandit_exp=initial-16236498-it-IT&amp;share_bandit_var=v3&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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