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	<title>poveri Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Diritti dell’infanzia: il diritto all’alloggio ignorato dall’Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 12:26:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del 20 novembre, Giornata internazionale dei diritti dell&#8217;infanzia (Massimo Pasquini da Diogeneonline.info) Il 20 novembre è la data scelta per commemorare l’adozione della Dichiarazione dei diritti del fanciullo nel 1959 da parte dell’Assemblea&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>In occasione del 20 novembre, Giornata internazionale dei diritti dell&#8217;infanzia</h1>



<p>(<a href="https://diogeneonline.info/author/massimo-pasquini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Massimo Pasquini</a> da Diogeneonline.info)</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/2351360107_ff3ee2ea29_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/2351360107_ff3ee2ea29_b-696x522.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" title=""/></a><figcaption>&#8220;Children playing&#8221; by michelhrv is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.</figcaption></figure>



<p>Il 20 novembre è la data scelta per commemorare l’adozione della Dichiarazione dei diritti del fanciullo nel 1959 da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e, successivamente, della Convenzione di New York nel 1989.</p>



<p>In alcune città, per esempio il Comune di Roma, ha promosso iniziative nel fine settimana del 16 e 17 novembre.<br>Una data importante che dovrebbe segnare un avanzamento nell’attuazione ed esigibilità dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma non è così per tutti i diritti.</p>



<p>Mentre, per esempio, sulla scuola, sul diritto alla mensa e al cibo sano e sull’aumento dell’offerta di asili nido, anche se il Governo ha recentemente dimezzato l’obiettivo derivato dai programmi del Pnrr, si vedono passi avanti e c’è attenzione nelle giornate sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, su altri temi si glissa, sia da parte di enti locali sia di associazioni che pure fanno dei diritti dei minori la loro missione.</p>



<p>Un tema, in particolare, non mi risulta sia oggetto di iniziative o di azioni di sensibilizzazione nei confronti dei governi locali e del governo nazionale.<br>Mi riferisco al diritto all’alloggio.</p>



<p>Nelle giornate dedicate ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la questione del diritto all’alloggio letteralmente non esiste. Certo, alcuni parlano del sovraffollamento o della mancanza di allaccio ad alcuni servizi, quali acqua, gas, luce, ma anche in questi casi, che parlano di qualità dell’abitare, il tema del diritto all’accesso all’abitare resta sullo sfondo.</p>



<p>Eppure i dati sono chiari. Esiste una questione nazionale rilevante che viene dalla lettura dei dati Istat sulla povertà, dei comuni o del Ministero dell’interno, ma questi non sono oggetto né di confronto né, tanto meno, di proposte.</p>



<p>Alcuni dati ufficiali, anche recenti, che dovrebbero essere conosciuti, sarebbero di diritto dentro la Giornata che celebra i diritti dei minori.<br>Cito quelli più rilevanti.<br>L’Istat lo scorso 17 ottobre, circa un mese fa, comunicava che le famiglie in povertà assoluta erano aumentate di ben 48.000 unità nel 2023 rispetto al 2022.</p>



<p>Sempre Istat afferma che le famiglie con presenza di minori in povertà assoluta sono passate dal 27,1% al 31%, mentre tra quelle con minori in povertà assoluta ma proprietarie di immobili, sono passate dal 6,4% al 6,2%.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3689226709_e8736e3ed3_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3689226709_e8736e3ed3_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16489"/></a><figcaption>“child” by simaje is licensed under CC BY 2.0.</figcaption></figure>



<p>In totale, Istat afferma che sono 1,4 milioni i minori in condizione di povertà assoluta.<br>Altro dato interessante è quello relativo alle famiglie collocate nelle graduatorie. In mancanza di un Osservatorio casa, qui si deve andare di ipotesi.</p>



<p>In Italia, a seconda delle fonti, vi sarebbero tra le 320.000 e le 600.000 famiglie collocate nelle graduatorie per l’accesso a una casa popolare. Si tratta, è bene ricordarlo, di famiglie alle quali, per reddito, l’accesso al mercato è precluso e che possono solo sostenere un affitto a canone sociale.</p>



<p>Ipotizzando che almeno il 30% delle famiglie nelle graduatorie vedano la presenza di minori, stima probabilmente per difetto, possiamo dire che almeno tra i 96.000 e 180.000 minori con le loro famiglie attendono che il diritto all’alloggio venga loro garantito dall’edilizia residenziale pubblica. Esattamente l’offerta che manca in Italia e che non viene compresa nelle politiche abitative di Governo, Regioni e Comuni.</p>



<p>Infine, c’è la questione sfratti e minori, forse quella più dolorosa e vergognosa.<br>In Italia, mediamente ogni anno assistiamo a un numero di sentenze di sfratto tra le 30.000 e le 40.000. Così come si verificano esecuzioni di sfratto intorno alle 30.000. Nel 2023 abbiamo assistito a una riduzione, ma non a un’inversione di tendenza.</p>



<p>Prendendo solo in considerazione le esecuzioni di sfratto e considerando che in questo caso le famiglie con minori siano il 30%-50%, anche in questo caso, per difetto, avremmo che ogni anno tra i 10.000 e i 15.000 minori vengono sfrattati con forza pubblica senza avere mai non dico un alloggio alternativo, ma una qualche forma di assistenza adeguata.</p>



<p>Nei rari casi di intervento sociale da parte dei comuni, si offre un’assistenza a tempo determinato alla madre e al minore, ma non al padre, fatto vietato dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia.</p>



<p>I minori in questo caso non entrano solo nel vortice della precarietà abitativa, ma rischiano di abbandonare i percorsi scolastici e di subire ricadute sulla salute o psicologiche, basti pensare alle possibili conseguenze sui minori con disabilità.</p>



<p>Attenzione, stiamo parlando di violazioni sistematiche di diritti costituzionali e di diritti sanciti nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che l’Italia ha firmato e ratificato.</p>



<p>Perché questo tema non è nell’agenda politica nazionale e locale e non riesce a entrare tra le iniziative della Giornata del 20 novembre?<br>E perché l’Italia ratifica convenzioni internazionali o sancisce diritti costituzionali che poi non attua?</p>



<p>Perché di questi temi, se non ne parlasse Diogeneonline, non ne parlerebbe nessuno?</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3632612221_9d5ceb8390.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3632612221_9d5ceb8390.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16490"/></a><figcaption>“Young girl does daily chores” by World Bank Photo Collection is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.</figcaption></figure>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Nel fango di Korogocho con Alex Zanotelli</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 07:56:52 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/koro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="516" height="800" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/koro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17754" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/koro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 516w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/koro-194x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w" sizes="(max-width: 516px) 100vw, 516px" /></a></figure>



<p>Oggi, 17 ottobre, è la Giornata mondiale per l&#8217;eliminazion della povertà e vogliamo pubblicare una recensione su un celebre testo di e su Alex Zanotelli </p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>Il mio ultimo articolo era dedicato all&#8217;attivista keniota Binyavanga Wainaina, scrittore schietto che racconta l&#8217;Africa meno popolare e non risparmia critiche a nessuno. Uno dei bersagli di Wainaina sono i missionari occidentali in Africa. Le critiche mosse dallo scrittore<br>africano mi hanno incuriosito sull&#8217;attività dei missionari. Mi è stato consigliato “Korogocho” di Padre Alex Zanotelli.<br>Chi è Zanotelli? Il libro sulla missione nella baraccopoli di Korogocho, in Kenya, ci racconta molto di lui. Formatosi dai padri comboniani, dal 1978 fino al 1987 assume la direzione di “Nigrizia”, rivista dedicata al continente africano.<br>Padre Zanotelli è scomodo sia per il clero che per la politica. Il cosiddetto “prete rosso”, nell&#8217;editoriale di Nigrizia del gennaio &#8217;85, “Il volto italiano della fame africana”, denuncia, facendo nomi e cognomi, la classe politica responsabile di usare i soldi destinati alla lotta<br>contro la fame per altri scopi. Il clero, invece, viene criticato dallo scrittore per un modello formativo che prepara preti adatti esclusivamente a un contesto medio-borghese.<br>Zanotelli desidera mettersi in discussione e vuole recarsi nelle baraccopoli per ricevere il “battesimo dei poveri”, ovvero spogliarsi del materialismo che permea la società occidentale. Arriva nella baraccopoli di Korogocho non senza difficoltà, perché “un prete deve avere una casa, un telefono e una macchina; altrimenti non è un &#8220;prete”.<br>La prima parte del racconto è proprio dedicata alla baraccopoli, al fango tra i rifiuti, a un inferno fatto di delinquenza, prostituzione e AIDS.<br>Il prete vuole uscire dai miracolismi per imboccare la strada della responsabilità civile e personale. Il suo impegno si traduce nella creazione di piccole comunità di auto mutuo aiuto, ma anche nella lotta politica attiva. Insieme ai baraccati, chiede rappresentanti<br>amministrativi e politici, chiede la terra. Vince la causa contro la multinazionale Del Monte, colpevole di sfruttare gli operai del Kenya. Il peccato istituzionalizzato, per Zanotelli, costringe a vivere 2 milioni di persone nell&#8217;1,5% della terra presente a Nairobi.<br>La nonviolenza attiva entra nella quotidianità dello scrittore quando ha già cinquant&#8217;anni.<br>Recentemente, tornato in Italia, si incatena a un albero per protestare contro la privatizzazione delle acque a Napoli.<br>Concludo questa recensione con le sue potenti parole:<br>&#8220;Mandate a quel paese chi vi dice che siete il futuro; il futuro non esiste, voi siete l&#8217;unico<br>presente che abbiamo e tocca a voi cambiare radicalmente tutto. Datevi da fare, ragazzi,<br>perché è questione di vita o di morte. Tocca a voi difendere la vita su questo pianeta&#8221;.</p>
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		<title>Appello: non sulla nostra pelle. Casa, lavoro, diritti e documenti per tutte e tutti</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 11:13:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani firma e divulga il seguente appello di Movimento Migranti. NON SULLA NOSTRA PELLECASA, LAVORO, DIRITTI E DOCUMENTI PER TUTTE E TUTTI Siamo quelli che sono sopravvissuti al Mediterraneo e&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="775" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro-1024x775.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16923" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro-1024x775.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro-300x227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro-768x581.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro-1536x1163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1781w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>o</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani firma e divulga il seguente appello di Movimento Migranti.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>NON SULLA NOSTRA PELLECASA, LAVORO, DIRITTI E DOCUMENTI PER TUTTE E TUTTI</td></tr><tr><td>Siamo quelli che sono sopravvissuti al Mediterraneo e alla Rotta Balcanica, che scappano da fame, guerre, catastrofi ecologiche, dal saccheggio delle nostre terre, dagli effetti delle vostre politiche neocoloniali e delle vostre multinazionali. Siamo i vostri braccianti, i vostri operai, i vostri badanti, i vostri facchini, i vostri negozianti.<br>Siamo la vostra ricchezza!<br>Siamo quelli che dormono nei ghetti dei campi, che dormono per strada, che non trovano casa, che pagano affitti stellari. <br>Guardati dall’alto in basso, trattati in modo razzista. Siamo le donne, anche noi lavoratrici e costruttrici di questo paese, che ai vostri occhi appaiono solo come corpi da abusare, sfruttare, violentare. Siamo le madri, le sorelle, le figlie anche di questo paese.<br>Siamo quelli che non hanno i documenti, che non accedono al sistema sanitario, che si infortunano di più, che muoiono di più. Quelli che non hanno rappresentanza politica, che non possono votare, quelli di cui parlano male al bar e al tg, carne da campagna elettorale.Non siamo animali, non siamo criminali, non vogliamo farvi pena: siamo solo in cerca di una vita migliore, siamo lavoratrici e lavoratori.<br>Come avete fatto voi. Come fate voi quando ancora oggi emigrate perché questo paese non assicura un futuro decente a nessuno. Abbiamo visto morire a Cutro tanti come noi. 91 persone, tanti bambini, a dieci metri dalla costa, per la criminale scelta di non intervenire. Abbiamo provato rabbia, dolore. Perché era prevedibile, era evitabile. Cutro rappresenta il fallimento delle politiche migratorie italiane ed europee degli ultimi trent’anni. Si prova a fermare gli sbarchi pagando criminali libici, appaltando ai campi di concentramento la gestione della frontiera, cercando di impedire alle ONG di salvare vite.<br>Ma tutto questo non serve.  È venuto il momento di dire basta a tutto questo. Siamo cinque milioni. Abbiamo una forza incredibile. Molti di noi sono in Italia già da anni, lottano, studiano, si organizzano, ottengono piccole e grandi vittorie. <br>È tempo di mettere insieme le comunità sul territorio, la rete di associazioni, di sindacati, di organizzazioni politiche che vogliono una gestione diversa delle frontiere e delle migrazioni. Abbiamo un’emergenza: impedire al Governo Meloni di varare l’ennesimo decreto assassino, che toglie la “protezione speciale”, uno dei canali fondamentali per chi scappa dai conflitti e dalla fame, e va creare ancora più clandestinità e guerra fra poveri. <br>Ma da questa emergenza vogliamo partire per rivendicare tutto quello che spetta alle classi popolari che in questi anni di crisi si sono impoverite mentre ricchi, speculatori e multinazionali si sono arricchiti sulle nostre spalle.<br>Vogliamo una mobilitazione che metta al centro i diritti di tutte e tutti quelli che oggi vengono esclusi. Perché, anche se ci vogliono dividere, noi abbiamo tutti gli stessi problemi di casa, salario, lavoro, servizi sociali, trasporti, scuola e sanità. Uniti possiamo essere una forza! <br><br><strong>FIRMA L&#8217;APPELLO: </strong><a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScjsyeINeyserWtze3BhWNVJMivsy4HaHpxqT0mwbvOILBczQ/viewform?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScjsyeINeyserWtze3BhWNVJMivsy4HaHpxqT0mwbvOILBczQ/viewform?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>L&#8217;anello debole: il rapporto della Caritas sulla povertà in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 07:17:37 +0000</pubDate>
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<p>In occasione della&nbsp;<strong>Giornata internazionale di lotta alla povertà</strong>, Caritas Italiana ha presentato, lunedì 17 ottobre ore 10.30-12.30 a Roma – Sala Stampa Estera e in diretta streaming, il suo 21° Rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo&nbsp;<strong>“L’anello debole”</strong>.</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/CaritasIt/videos/6291989277484310?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivedi la presentazione</a></strong>&nbsp;<em>(da 8’05”)</em></p>



<p>Dal report emerge che non esiste una sola povertà: ce ne sono tante, acuite dai disastrosi effetti della pandemia, ancora in corso, e dalle ripercussioni della vicina guerra in Ucraina. <strong>Nel 2021 i poveri assoluti nel nostro Paese sono stati circa 5,6 milioni, di cui 1,4 milioni di bambini.</strong></p>



<p>Tra gli “anelli deboli”, i giovani, colpiti da molte forme di povertà: dalla&nbsp;<strong>povertà ereditaria</strong>, che si trasmette “di padre in figlio” per cui occorrono almeno cinque generazioni a una persona che nasce in una famiglia povera per raggiungere un livello medio di reddito; alla&nbsp;<strong>povertà educativa</strong>, tanto che solo l’8% dei giovani con genitori senza titolo superiore riesce a ottenere un diploma universitario.</p>



<p>Solo nel 2021 quasi&nbsp;<strong>2.800 Centri di Ascolto Caritas hanno effettuato oltre 1,5 milioni di interventi,</strong>&nbsp;per poco meno di 15 milioni di euro, con un aumento del 7,7% delle persone che hanno chiesto aiuto rispetto all’anno precedente. Anche nel 2022 i dati raccolti fino a oggi confermano questa tendenza.</p>



<p>Non si tratta sempre di nuovi poveri ma anche di persone che oscillano tra il dentro e fuori dallo stato di bisogno. Il 23,6% di quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto sono lavoratori poveri. Tale condizione tocca il suo massimo tra gli assistiti stranieri: il 29,4% di loro è un lavoratore povero.</p>



<p>Il Rapporto si conclude con una valutazione delle politiche di contrasto alla povertà, con particolare attenzione alle prospettive di riforma e investimento derivanti dal PNRR e dal programma europeo Next generation EU.</p>



<p></p>



<p>Qui i materiali di consultazione e di approfondimento:</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto Povertà | Versione integrale</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/sintesi_rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sintesi</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/depliant_rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pieghevole con dati e riflessioni</a></strong></p>



<p>Dalla presentazione:</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.chiesacattolica.it/card-zuppi-la-poverta-un-valore-sballato-nellorganismo-del-nostro-paese/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento mons. Zuppi</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/redaelli_pres_rapportopoverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento mons. Redaelli</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/delauso_pres_rapp_poverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento De Lauso</a></strong>&nbsp;<em>(slides)</em></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/delauso_pellegrino_pres_rapp_poverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento De Lauso – Pellegrino</a></strong>&nbsp;<em>(slides)</em></p>
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		<title>Yemen. Almeno un milione di sfollati a Marib</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2022 08:16:00 +0000</pubDate>
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<p>Non vogliamo dimenticare le altre guerre in atto nel mondo e il dramma di altre popolazioni e dei profughi, per cui riprendiamo un articolo di Oxfamitalia.org sul conflitto nello Yemen.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2022/02/OGB_124470_DSC00441.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2022/02/OGB_124470_DSC00441-800x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Yemen - Omar" class="wp-image-275467"/></a></figure></div>



<h2>Solo a gennaio 43 attacchi hanno colpito obiettivi civili: case, fattorie, campi profughi, infrastrutture essenziali. L’escalation in Yemen ha costretto alla fuga oltre 8 mila persone negli ultimi 2 mesi, più di 100 mila nell’ultimo anno: migliaia di famiglie senza nulla in più di 120 campi profughi, quasi tutti informali.</h2>



<p>Ad un anno esatto dall’escalation degli scontri per la conquista del “ricco” governatorato yemenita di Marib, in Yemen, la situazione umanitaria nell’area è disastrosa. Gli sfollati sono oltre 1 milione, mentre gli scontri non accennano a fermarsi. Con<strong>&nbsp;l’acuirsi del conflitto, dallo scorso febbraio, oltre 100 mila persone hanno abbandonato le proprie case, per cercare scampo dagli attacchi che continuano a colpire obiettivi civili: 43 solo a gennaio, oltre un quinto degli attacchi totali nell’ultimo anno</strong>.</p>



<p><strong>È quanto denunciato oggi Oxfam, che rilancia un appello urgente alla comunità internazionale perché fermi un massacro che non sembra avere fine, facendo pressione sulle parti in conflitto per un immediato cessate il fuoco e riaprendo un dialogo che porti a una pace duratura.</strong></p>



<h2>Un’istantanea dell’orrore causato da 7 anni di guerra</h2>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Ciò che sta accadendo a Marib è un’istantanea dell’orrore e della sofferenza che tutto il popolo yemenita vive da ormai sette anni. –</em>&nbsp;<strong>ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia –</strong>&nbsp;<em>Le vittime civili – arrivate a oltre 18.000 tra morti e feriti – sono solo il danno collaterale di una guerra, che viola ogni regola del diritto internazionale, condannando la popolazione a vivere nell’incubo di bombe e&nbsp;missili sparati via terra.&nbsp;<strong>Nelle ultime settimane sono stati uccisi bambini che badavano agli animali o raccoglievano la legna. A gennaio 8 civili solo a Marib sono esplosi su mine anti-uomo illegali</strong>, disseminate ovunque nei terreni agricoli, lungo le strade o i binari percorsi dagli sfollati che si spostano di continuo attraverso il paese.&nbsp;<strong>Papa Francesco ha recentemente ricordato l’indifferenza della comunità internazionale per la tragedia dello Yemen, gli interessi legati alla vendita delle armi, lanciando un nuovo appello per la pace.”</strong>.</em></p></blockquote>



<h2>Vivere in un campo profughi sotto le bombe</h2>



<p><strong>Al momento nel governatorato di Marib&nbsp;<a href="https://reliefweb.int/report/yemen/yemen-thousands-desperate-food-water-and-shelter-conflict-hit-marib?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si contano tra 120 e 150 campi informali e ufficiali</a>, in cui quasi 2 milioni di profughi trovano riparo</strong>&nbsp;(secondo le stime delle autorità locali)<strong>. Uomini, donne e bambini spesso scappati già 5 o 6 volte dai luoghi in cui avevano trovato una sistemazione.</strong></p>



<p><strong>Salem&nbsp;</strong>(nome di fantasia)<strong>, con suo figlio Omar e i suoi fratelli vivono nel campo di Alswidan, alla periferia di Marib.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>&nbsp;“Viviamo con la paura che gli attacchi possano colpire il campo in qualsiasi momento, ma andarsene è troppo pericoloso</em>. – racconta Salem –&nbsp;<strong><em>Prima sentivamo cadere le bombe nelle vicinanze, ma gli ultimi attacchi sono arrivati fin qui. Di notte sento i miei figli che hanno dai 4 ai 10 anni gridare nel sonno “spara”, parlare di guerra. A volte il terrore li travolge al punto che istintivamente si alzano dal letto e cercano di fuggire dalla tenda.”</em></strong></p><p><em>“Avevamo costruito una casa nel nostro villaggio, ma abbiamo dovuto lasciare tutto quello che avevamo”,&nbsp;</em><strong>aggiunge Omar,</strong>&nbsp;che sogna di tornare nella sua casa e fare una vita normale.</p></blockquote>



<h2>L’85% degli sfollati non riesce a far fronte alle spese quotidiane</h2>



<p><strong>Secondo le stime delle Nazioni Unite l’85% delle famiglie sfollate non riesce a far fronte alle spese quotidiane</strong>&nbsp;o pagarsi una casa (gli affitti a Marib sono diventati proibitivi), perché trovare un lavoro è pressoché impossibile.&nbsp;<strong>In molti anzi vivono con la costante paura di essere sfrattati dai terreni privati, dove vengono allestiti campi di fortuna in 9 casi su 10. Svalutazione della moneta yemenita e carenza di carburante hanno fatto il resto, con i prezzi di cibo e medicinali più che raddoppiati e famiglie costrette a indebitarsi per far fronte ai bisogni essenziali di ogni giorno.</strong></p>



<p>Intanto lo Yemen è nel pieno della quarta ondata di contagi da Covid19 e gran parte degli sfollati non ha accesso ad acqua pulita e servizi igienico- sanitari.&nbsp;<strong>Con solo metà delle strutture sanitarie in funzione 2 yemeniti su 3, oltre 20 milioni di persone, non può contare su nessun servizio sanitario.</strong></p>



<h2>La comunità internazionale ripristini il monitoraggio sulle violazioni dei diritti umani</h2>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Le Nazioni Unite hanno di recente ribadito alle parti in conflitto l’obbligo di rispettare il diritto internazionale, che proibisce gli attacchi sproporzionati e richiede che vengano prese tutte le precauzioni possibili per evitare danni ai civili.</em>&nbsp;–&nbsp; conclude Pezzati –&nbsp;<em>Tuttavia da quando a ottobre è stato sciolto il Gruppo di eminenti esperti sullo Yemen – l’organismo nominato dalle Nazioni Unite, responsabile del monitoraggio delle violazioni dei diritti umani in Yemen –non esiste più alcun controllo sulle ripetute violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti in conflitto, che senza eccezione sono state responsabili di vittime civili”.</em></p></blockquote>



<p><em>&nbsp;</em>Da qui l’appello urgente di Oxfam perché, oltre a lavorare per una pace duratura, la comunità internazionale riattivi quanto prima un sistema di monitoraggio sulle violazioni.</p>



<h2>La risposta di Oxfam a fianco della popolazione</h2>



<p>Oxfam è al lavoro a Marib per garantire l’accesso all’acqua alla popolazione, ricostruire servizi igienico-sanitari e infrastrutture idriche essenziali, fornire aiuti diretti alle fasce più vulnerabili per l’acquisto di beni di prima necessità. Nell’ultimo anno Oxfam qui ha soccorso 95.928 persone.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Cittadini del mondo: la lotta all&#8217;emarginazione sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2021 06:40:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Gloria Esperanza Monzali, Naomi Keisha Giancola (ricercatrici e neosociologhe) e Alessandro Lanza. Cittadini del mondo è un documentario ambientato nella meravigliosa città di Bologna. Il tema centrale di questo lungometraggio riguarda&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Gloria Esperanza Monzali, Naomi Keisha Giancola (ricercatrici e neosociologhe) e Alessandro Lanza.</p>



<p><em><strong>Cittadini del mondo</strong></em> è un documentario ambientato nella meravigliosa città di Bologna.</p>



<p>Il tema centrale di questo lungometraggio riguarda l’incontro a scopo conoscitivo delle realtà di marginalità, di muto soccorso e di scambi reciproci tra le persone che compongono la società odierna.</p>



<p>Questo incontro interessa sia il meeting che è avvenuto tra noi ricercatrici e gli abitanti di questa città che sono a stretto contatto con alcune realtà sommerse del territorio, sia l’incontro inteso come proposito futuro tra chi vive in condizioni di fragilità e il resto della società civile.</p>



<p>Il monito di questo progetto è quello di garantire a tutti i cittadini pari opportunità attraverso un servizio di welfare sensibile e attento allo stato di necessità di ognuno di noi.</p>



<p>Queste realtà sommerse ci hanno messo in contatto con alcuni cittadini invisibili che restano, a causa delle loro fragilità, nascosti ai margini di questa società sempre di più e sempre troppo selettiva.</p>



<p>Essere cittadini è un diritto di ognuno di noi ed è un diritto che deve essere riconosciuto a tutti soprattutto deve essere salvaguardata la dignità di ciascuno di noi nel poter condurre un’esistenza terrena degna di poter essere considerata umana, se ancora ci vogliamo considerare tali.</p>



<p>L’umanità è costituita da tutte le nostre fragilità, dal fatto di poter essere fallibili, mortali e di avere un’intera vita per cercare di migliorare questo percorso senza dover sentire il peso del confronto con gli altri ma anzi riconoscendo negli altri un’occasione per poterci arricchire.</p>



<p>Attraverso questa ricerca siamo entrate in contatto con diverse realtà del territorio, come ad esempio la Caritas, che ci ha fornito una mappa attenta a questi fenomeni di marginalità diffusi su Bologna. Interessante in questo incontro è stato sapere, che le persone che hanno affrontato molte difficoltà durante la pandemia covid-19 era più orientata a richiedere un sostegno economico per poter pagare le bollette della luce o del gas piuttosto che domandare un sostegno al pagamento di farmaci o di visite sanitarie come ci si aspetterebbe in una situazione di emergenza sanitaria di portata internazionale che ha fatto da cornice a questo periodo di ricerca. Un altro incontro meraviglioso lo abbiamo avuto con Roberto Morgantini, fondatore delle Cucine Popolari a Bologna con sede in via Battiferro, 2.</p>



<p>È un’eccellente iniziativa che si occupa di fornire un luogo in cui condividere un momento di convivialità in cui viene servito il pranzo per i senzatetto. Oggi purtroppo a causa di questa emergenza sanitaria il servizio di distribuzione è diventato take-away, perdendo quel prezioso valore aggiunto della condivisione, del dialogo e dello scambio ma è sempre attivo e vigile ad accogliere chi un pasto non ha.</p>



<p>Inoltre, abbiamo incontrato Margherita Chiappa, la responsabile del Centro Beltrame, un mastodontico dormitorio che si trova sotto il ponte di S. Donato a Bologna.</p>



<p>Margherita ci ha dato l’incantevole opportunità di incontrare le persone che risiedono in questo dormitorio, persone davvero brillanti e straodinarie, alcune delle quali ci ha condiviso la propria storia di vita: Stefano, Anna, Max e un signore che ha deciso di restare anonimo.</p>



<p>Abbiamo per ultimo incontrato, tramite l’antica modalità del passaparola, diverse famiglie e persone. Laura Scaglianti è stata l’elemento chiave di connessione con queste persone fornendoci nomi e indirizzi di persone da raggiungere tra cui Miriam, Paola, Alina e molte altre ancora…</p>



<p>Questa ragazza è attivissima sul territorio in diversi progetti di solidarietà, molti dei quali sono dotati di un ingegno di altissima sensibilità e creatività. Ne riporto uno tanto per dare un’idea a voi carissimi e attentissimi lettori. Laura vive in una zona dove risiedono le case popolari dell’Acer in via Abba. In questa zona ci sono palazzi che hanno diversi piani e in cui abitano diverse famiglie con figli. Un giorno Laura ha visto un bambino farsi male e la mamma non aveva nulla per poterlo medicare. Così lei ha deciso di costruire all’interno del suo palazzo una cassetta pronto soccorso che si assicura sempre di rifornire.</p>



<p>Per concludere vogliamo invitarvi a venire a vedere il documentario nella speranza di poter sensibilizzare quante più persone possibili a ritagliare un momento della propria giornata da dedicare a chi è vicino a noi ma spesso in forma invisibile, perché diventi un impegno che faccia sempre più parte della nostra quotidianità aprendo le nostre vite a un incontro con l’altro che ci rafforzi il senso di identità sociale oggi sempre meno marcato.</p>



<p>Questo lungometraggio racchiude in sé tutte le storie di vita delle persone che abbiamo conosciuto lungo questo splendido cammino.</p>



<p>Le dichiarazioni riportate fanno parte di un campione di persone selezionate come già riportato attraverso la modalità del passaparola e quindi non esaustivo rispetto le numerose problematiche presenti sul territorio.</p>
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		<title>Povertà: appello OMS ai governi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2021 08:23:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbarbieri.org) di Gianluca Cicinelli Welfare e sanità gratuita per tutti, rimozione delle barriere economiche che impediscono l’accesso ai servizi per le fasce economicamente deboli della popolazione, combattere le disparità di genere, costruzione di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/povertà.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15226" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/povertà.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/povertà-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p></p>



<p>di Gianluca Cicinelli</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/bread-2542308_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/bread-2542308_960_720-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109109"/></a></figure></div>



<p>Welfare e sanità gratuita per tutti, rimozione delle barriere economiche che impediscono l’accesso ai servizi per le fasce economicamente deboli della popolazione, combattere le disparità di genere, costruzione di quartieri sicuri, sani e inclusivi. Quelle che ormai, visti i tempi, sembrerebbero le conclusioni del comitato centrale degli ultimi bolscevichi superstiti, sono in realtà le proposte della moderatissima Organizzazione Mondiale della Sanità per fronteggiare l’aggravamento della povertà mondiale causato dalla pandemia da Covid.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/poverty-1148934_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/poverty-1148934_960_720-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109110"/></a></figure></div>



<p>Abbiamo visto nei giorni scorsi come in Italia le persone che vivono al disotto della soglia di povertà sono diventate 5 milioni e 600 mila ma la stima nel mondo – dal momento in cui è cominciata l’ultima crisi sanitaria – è che ai poveri esistenti si siano aggiunte fra 119 e 124 milioni di persone.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/begging-1683496_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/begging-1683496_960_720-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109111"/></a></figure></div>



<p>Il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà estrema era passato da 1 miliardo 895 milioni nel 1990 a 736 milioni nel 2015 grazie alle campagne lanciate negli scorsi anni dalle organizzazioni non governative di contrasto al fenomeno in accordo con l’azione delle Nazioni Unite; ma il covid ha riaperto drammaticamente la partita portando a un incremento esponenziale dei nuovi poveri. Secondo l’indicatore adottato dalla Banca Mondiale, contestato da molte Ong, la soglia della povertà è fissata sulla soglia di chi vive con 1,90 dollari al giorno, ma in realtà non si basa su una valutazione diretta del costo dei beni essenziali. Alzando l’asticella alle esigenze fondamentali – una dieta di almeno 2.100 calorie al giorno e uno spazio in cui vivere di almeno tre metri quadrati – la soglia sotto cui possiamo parlare di povertà assoluta è di 2,63 dollari nei Paesi in via di sviluppo e di 3,96 dollari in quelli ad alto reddito.&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2020/07/21/lotta-alla-poverta-nel-mondo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Questi dati erano contenuti nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani del 7 luglio scorso</a>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/children-of-war-1172016_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/children-of-war-1172016_960_720-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109112"/></a></figure></div>



<p>Già prima della crisi derivata dal covid, si leggeva nel rapporto, abbiamo sprecato un decennio nella lotta contro la povertà, con un trionfalismo fuori luogo che ha bloccato proprio le riforme che avrebbero potuto prevenire gli effetti peggiori della pandemia. Le stime rese note ieri dall’Oms sono di gran lunga peggiori delle previsioni fatte nel luglio scorso dall’Onu, ferme a 70 milioni di nuovi poveri, che in realtà sono tra i 119 e i 124 milioni. Le malattie e le morti per covid, secondo l’Oms, sono state più elevate fra i gruppi che affrontano discriminazioni, povertà, esclusione sociale in condizioni di vita e di lavoro quotidiane avverse, comprese le crisi umanitarie. I tassi di mortalità sotto i 5 anni fra i bambini delle famiglie più povere sono il doppio di quelli dei bambini delle famiglie più ricche. L’aspettativa di vita per le persone nei Paesi a basso reddito è di 16 anni inferiore a quella per le persone che vivono nei Paesi ad alto reddito.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/man-1550501_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/man-1550501_960_720-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109113"/></a></figure></div>



<p>Per questi motivi l’Oms ha lanciato <strong>cinque azioni urgenti</strong> per un mondo più sano e più giusto. La più urgente è quella di rendere disponibili e a tutti coloro che ne hanno bisogno vaccini sicuri ed efficaci, ma anche risorse basilari come l’ossigeno medico, le mascherine, i test diagnostici e i medicinali. La seconda azione urgente è quella di investire nell’assistenza sanitaria di base, un obiettivo che i governi possono raggiungere semplicemente spendendo l’1% in più del Pil. Dare priorità alla salute e alla protezione sociale con appositi programmi nazionali è la terza azione proposta dall’Oms. C’è poi la necessità di costruire quartieri sicuri, sani e inclusivi, visto che l’80% della popolazione mondiale che vive in condizioni di estrema povertà vive nelle zone rurali. La quinta azione richiesta consiste nel rafforzare i dati e i sistemi di informazione sanitaria per capire dove esistono le disuguaglianze e affrontarle, visto che il covid ha prosperato fra le disuguaglianze nelle nostre società e le lacune nei nostri sistemi sanitari.</p>



<p></p>



<p></p>



<h3></h3>



<p></p>
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		<title>Lavoro, guadagno, pago, pretendo</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2021 07:44:42 +0000</pubDate>
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<p>(da naga.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="950" height="632" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/letizia-moratti-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15010" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/letizia-moratti-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 950w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/letizia-moratti-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/letizia-moratti-2-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></figure>



<p><strong>La prima uscita pubblica in tema di salute</strong>&nbsp;di Letizia Moratti, Assessora al Welfare e Vicepresidente della Regione Lombardia è&nbsp;<strong>disastrosa e agghiacciante</strong>. Non ci dice come pensa di far ripartire il tracciamento, come migliorare la prevenzione e rafforzare la medicina territoriale, propone invece di&nbsp;<strong>inserire tra i criteri di distribuzione tra le Regioni dei vaccini, anche quello del PIL.</strong></p>



<p>Una dichiarazione che riassume chiaramente la<strong>&nbsp;visione politica padronale</strong>&nbsp;e, anche, lo spessore umano della giunta regionale. E le dichiarazioni appaiono ancora più inquietanti di fronte al&nbsp;<strong>disastro nella gestione della pandemia</strong>&nbsp;da parte del modello lombardo e, anche, di fronte al&nbsp;<strong>prezzo altissimo</strong>&nbsp;che la regione sta pagando in termini morti quotidiani.</p>



<p>Probabilmente e purtroppo non usciremo dalla pandemia con maggiore consapevolezza e un fiorire di nuove possibili visioni del mondo e della società, ma credevamo che, almeno, avessimo imparato che&nbsp;<strong>il virus colpisce indiscriminatamente e che quindi le soluzioni devono essere per forza collettive e indiscriminate.</strong></p>



<p>Evidentemente non è così, l’Assessora propone un ritorno agli anni ’80 nel 2021,<strong>&nbsp;una visione gretta, retrograda e, di classe, della società.</strong></p>



<p>Una società divisa, parcellizzata e dove<strong>&nbsp;la povertà, ancora una volta, è considerata come una colpa che rende meno meritevoli, anche di essere vaccinati.</strong></p>



<p><strong>Come Naga siamo molto preoccupati per questo avvio e ci batteremo perché i vaccini siano garantiti a tutte e a tutti, cittadine e cittadini stranieri irregolari compresi, pensi un po’ cara Assessora!</strong></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Niger, migranti tra miniere di oro e uranio</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2021 08:08:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Uno dei Paesi più poveri al mondo, nel quale il problema della migrazione vede i suoi massimi livelli di illegalità. Il Niger, negli ultimi anni, sta assistendo a delle piccole crescite&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Uno dei Paesi più poveri al mondo, nel quale il problema della migrazione vede i suoi massimi livelli di illegalità. Il Niger, negli ultimi anni, sta assistendo a delle piccole crescite economiche, instabili e non continue ma che hanno prodotto una piccola riapertura dell’economia locale.</p>



<p>Al fianco di questa situazione vediamo un paese che si trova tra i primi produttori ed esportatori di uranio e oro, due ricche materie prime che però viaggiano separatamente. Partendo dall’uranio, per il quale il Niger è il quarto produttore mondiale, possiamo affermare che la sua produzione si trova in un momento di crisi.</p>



<p>La Compagnia mineraria d’Akouta chiuderà la sua produzione nel marzo 2021 (i suoi costi di produzione sono insostenibili: si aggirano sui 76 euro al chilo, quando il prezzo dell’uranio è di soli 54 euro). Anche la Società delle miniere dell’Aïr è ormai a fine vita, e ha già fortemente ridotto la produzione.</p>



<p>In questo incerto scenario, ci sono però altre miniere che incrementano le loro produzioni, quelle del settore aurifero. A fianco dell’estrazione industriale, che assicura una produzione annua nell’ordine della tonnellata, dal 2010 si assiste a una vera e propria corsa all’oro nel Nord, nelle regioni di Tchibarakaten e dell’altopiano di Djado, alla frontiera con la Libia e l’Algeria. Tutto questo ovviamente sta portando a conseguenze violente, con finanziamenti a banditi e al traffico d’armi. L’International Crisis Group (Icg) solleva forti sospetti che dei gruppi armati, anche jihadisti, abbiano trovato un terreno di reclutamento nello sfruttamento aurifero artigianale. Non meno di 300.000, sempre secondo l’Igc, sarebbero i cercatori d’oro artigianali in Niger. La ricerca dell’oro è considerata un’attività&nbsp;permessa da Allah, e, secondo l’Igc, nei siti minerari del dipartimento di Torodi sono stati pronunciati sermoni jihadisti che esortavano al rispetto della sharia.</p>



<p>Ultima materia che sarebbe in grado di arricchire il Niger è il petrolio, la cui produzione è ad oggi modesta ma che potrebbe triplicare nell’arco di un anno. È, infatti, stato costruito un oleodotto di 2.000 km ad Agadem ed è stata sottoscritta una convenzione con la China National Oil and Gas Exploration and Development Corporation per lo sviluppo di questo settore.</p>



<p>Tutte queste evoluzioni economiche del paese non sortiscono in realtà l’effetto desiderato, dato che il Niger deve dedicare il 18% del suo bilancio alla sicurezza, minacciata dal terrorismo su tre fronti. Già nel 2013 un’autobomba danneggiò lo stabilimento della miniera d’uranio di Arlit, uccidendo un dipendente e ferendo quattordici lavoratori. La produzione rimase interrotta per quattro settimane. Il 25 ottobre, il governo ha vietato gli spostamenti senza scorta militare delle organizzazioni umanitarie nelle regioni di Tillabéry e di Tahoua, che ospitano 150.000 rifugiati e sfollati in seguito a violenze che hanno fatto centinaia di morti. Nel Sud-est, si moltiplicano gli attacchi di Boko Haram, insediato nel Nord della Nigeria e nelle isole del Lago Ciad. Secondo l’Onu, tra gennaio e agosto del 2019 sono state rapite 179 persone. L’insicurezza ha obbligato Medici senza frontiere a lasciare la città di Maine-Soroa.</p>



<p>Ad oggi, quindi, la situazione vede quasi 450.000 rifugiati e sfollati presi in trappola, spinti fuori dalle aree flagellate dalla violenza, come il Nord della Nigeria o il Mali, e sempre più in difficoltà per raggiungere la Libia e l’Europa. Una situazione di instabilità per tutta la popolazione che deve resistere alle violenze del terrorismo e alle usurpazioni di materie prime che, se gestite in maniera saggia, potrebbero rendere più stabile e ricco l’intero paese.</p>
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		<title>“La Guerra alla Droga” nelle Filippine</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 09:33:17 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>La crisi dei diritti umani nelle Filippine, scatenata da quando il presidente Rodrigo Duterte è entrato in carica nel giugno 2016, si è aggravata nel 2018 quando Duterte ha continuato la sua omicida &#8220;guerra alla droga&#8221; di fronte alle crescenti critiche internazionali.</p>



<p>La polizia filippina sta falsificando le prove per giustificare le uccisioni illegali in una guerra alla droga che ha causato più di 7.000 morti, come ha riconosciuto Human Rights Watch in un nuovo rapporto. Il presidente Rodrigo Duterte e altri alti funzionari hanno istigato e incitato all&#8217;uccisione di poveri per lo più urbani in una campagna che potrebbe equivalere a crimini contro l&#8217;umanità. &#8220;Le nostre indagini sulla &#8216;guerra alla droga&#8217; filippina hanno rilevato che la polizia uccide abitualmente sospetti di droga a sangue freddo e poi copre il loro crimine posizionando droghe e pistole sulla scena&#8221;, ha detto Peter Bouckaert, direttore delle emergenze di Human Rights Watch. Il ruolo del presidente Duterte in queste uccisioni lo rende in ultima analisi responsabile della morte di migliaia di persone.</p>



<p>Il rapporto di 117 pagine di Human Rights Watch, &#8220;Licenza di uccidere: uccisioni della polizia filippina nella &#8220;guerra alla droga&#8221; di Duterte&#8221;, ha rilevato che la polizia nazionale filippina ha ripetutamente eseguito uccisioni extragiudiziali di sospettati di droga e poi ha affermato falsamente l&#8217;autodifesa. Piantano armi, munizioni esaurite e pacchetti di droga sui corpi delle loro vittime per coinvolgerle in attività legate alla droga. Uomini armati mascherati che prendevano parte alle uccisioni sembravano lavorare a stretto contatto con la polizia, mettendo in dubbio le affermazioni del governo secondo cui la maggior parte delle uccisioni sono state commesse da vigilantes o bande di droga rivali.</p>



<p>In diversi casi in cui Human Rights Watch ha indagato, i sospetti in custodia di polizia sono stati successivamente trovati morti e classificati dalla polizia come &#8220;corpi trovati&#8221; o &#8220;morti sotto inchiesta&#8221;. Nessuno è stato indagato in modo significativo, tantomeno perseguito per nessuno degli omicidi della guerra alla droga.</p>



<p>Da quando è entrato in carica il 30 giugno 2016, Duterte e alti funzionari si sono espressi apertamente a sostegno di una campagna nazionale per uccidere spacciatori e consumatori di droga, negando o minimizzando l&#8217;illegalità delle azioni di polizia. Ad esempio, il 6 agosto, Duterte ha avvertito gli spacciatori di droga: “Il mio ordine è sparare per uccidervi. Non mi interessano i diritti umani, farete meglio a credermi. &#8221; Ha inoltre elogiato il numero crescente di vittime degli omicidi della polizia come prova del successo della sua guerra alla droga.</p>



<p>Human Rights Watch ha documentato 24 incidenti che hanno provocato la morte di 32 persone. Tra questi vi è l’ingiusta e arbitraria uccisione di Rogie Sebastian. Il funzionario del quartiere di Barangay ha detto a Rogie Sebastian, 32 anni, di arrendersi alla polizia perché era nella &#8220;lista di controllo&#8221; come tossicodipendente. Lui aveva smesso di usare la droga mesi prima, quindi non si è recato. Due settimane dopo, tre uomini armati e mascherati che indossavano giubbotti antiproiettile sono arrivati ​​a casa sua a Manila e lo hanno ammanettato. &#8220;Potevo sentire Rogie implorare per la sua vita dall&#8217;esterno della stanza&#8221;, ha detto un parente. &#8220;Stavamo piangendo e l&#8217;altro uomo, anch’esso armato, ha minacciato di uccidere noi&#8221;. Un vicino ha detto: “Ho sentito gli spari. C&#8217;erano anche poliziotti in divisa fuori, non entravano in casa. Ma i tre assassini in abiti civili andavano e venivano su una motocicletta senza alcuna interferenza da parte dei poliziotti in divisa &#8220;.</p>



<p>Di solito, tali eventi si verificano a tarda notte per le strade o all&#8217;interno di baracche informali delle aree dei quartieri poveri. Testimoni hanno riferito a Human Rights Watch che gli aggressori armati hanno operato in piccoli gruppi. Di solito indossavano abiti civili neri e si schermavano il viso con copricapi in stile passamontagna o altre maschere e cappellini da baseball o caschi. Gli aggressori avrebbero bussato alle porte e avrebbero fatto irruzione nelle stanze, ma non si sarebbero identificati né avrebbero fornito mandati. I membri delle famiglie hanno riferito di aver sentito pestaggi e i loro cari chiedere l&#8217;elemosina per la propria vita. Inoltre, la sparatoria potrebbe avvenire immediatamente, a porte chiuse o per strada; oppure gli uomini armati potrebbero portare via il sospettato, dove pochi minuti dopo sarebbero scoppiati i colpi e gli abitanti locali avrebbero trovato il corpo; oppure il corpo sarebbe stato scaricato altrove in seguito, a volte con le mani legate o la testa avvolta nella plastica. I residenti locali hanno spesso affermato di aver visto la polizia in uniforme alla periferia dell&#8217;incidente, che proteggeva il perimetro e, anche se non visibile prima di una sparatoria, gli investigatori speciali sulla scena del crimine sarebbero arrivati pochi minuti.</p>



<p>Duterte ha spesso definito la sua guerra alla droga mirata a &#8220;signori della droga&#8221; e &#8220;spacciatori&#8221;. Tuttavia, nei casi indagati da Human Rights Watch, le vittime di omicidi legati alla droga erano tutte povere, tranne un caso di identità errata, e molte erano sospette consumatrici di droga, non spacciatrici. Quasi tutti erano disoccupati o svolgevano lavori umili, compresi i conducenti di risciò o facchini, e vivevano in quartieri poveri o insediamenti informali.</p>



<p>Le autorità filippine non sono riuscite a indagare seriamente sugli omicidi della guerra alla droga da parte della polizia o di &#8220;uomini armati non identificati&#8221;, ha detto Human Rights Watch. Sebbene la polizia nazionale filippina abbia classificato un totale di 922 omicidi come &#8220;casi in cui le indagini si sono concluse&#8221;, non ci sono prove che tali indagini abbiano portato all&#8217;arresto e al perseguimento degli autori.</p>



<p>Duterte ed i suoi principali subordinati potrebbero essere ritenuti penalmente responsabili nelle Filippine o da un tribunale all&#8217;estero per il loro ruolo in questi omicidi, ha dichiarato Human Rights Watch. Nessuna prova finora mostra che Duterte abbia pianificato o ordinato specifiche uccisioni extragiudiziali, ma le sue ripetute richieste di uccisioni come parte della sua campagna antidroga potrebbero costituire atti che istigano le forze dell&#8217;ordine a commettere omicidi. Le sue dichiarazioni che incoraggiano la popolazione generale a commettere violenze da parte dei vigilanti contro i sospetti tossicodipendenti potrebbero rappresentare una vera e propria istigazione criminale.</p>



<p>Duterte, alti funzionari e altri coinvolti in uccisioni illegali potrebbero anche essere ritenuti responsabili per crimini contro l&#8217;umanità, che sono reati gravi commessi come parte di un attacco diffuso o sistematico contro una popolazione civile. I numerosi e apparentemente organizzati attacchi mortali contro il gruppo di sospetti di droga presi di mira pubblicamente potrebbero infatti costituire crimini contro l&#8217;umanità, ovvero un serio crimine internazionale come definito dalla Corte Penale Internazionale.</p>



<p>Le Filippine forniscono un chiaro esempio di una situazione in cui il governo agisce in nome di una lotta apparentemente proficua, ma con l&#8217;intenzione sottostante di privare le persone dei loro diritti umani. È emerso che durante il confinamento a causa del COVID-19 le morti per la guerra alla droga sono aumentate del 50%; dato coerente con l&#8217;aumento globale delle violazioni dei diritti umani a seguito dell&#8217;applicazione delle misure di sicurezza per il Coronavirus. La realtà delle Filippine dimostra anche quanto sia lontano il rispetto universale del dovere degli Stati di proteggere le persone all&#8217;interno della loro giurisdizione, e la conseguente necessità di un sistema investigativo indipendente, incaricato ad esempio dal Consiglio ONU dei Diritti Umani, con l&#8217;obiettivo di contribuire alla responsabilità e alla giustizia nelle Filippine.</p>



<p>È evidente che il tempo e la perseveranza sono necessari per portare un cambiamento, e qualcosa si sta muovendo in questa direzione dal momento che la Corte Penale Internazionale, nonostante il ritiro delle Filippine dallo Statuto, aspira a finalizzare l&#8217;esame preliminare degli omicidi per la “guerra alla droga” come possibili crimini contro l&#8217;umanità punibili dalla Corte stessa.</p>
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