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	<title>prigionieripolitici Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. “Venezuela libero” vince tutti i round</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 08:57:16 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi </p>



<p>Stiamo vincendo tutti i round in questa lotta per la libertà e per la verità.<br>Il premio Sacharov assegnato dal Parlamento Europeo, Il premio Bruno Leoni assegnato dall’Istituto Bruno Leoni, Il Premio Internazionale di Democrazia assegnato dalla Associazione Internazionale di Consultori Politici (IAPC), Il Premio Vaclav Havel dei diritti umani assegnato dall’Assemblea Parlamentaria del Consiglio d’Europa. Tutti per Maria Corina Machado. Primo round vinto.<br>Paesi europei e americani che a 4 mesi dalle elezioni in Venezuela riconoscono Edmundo González Urrutia<br>come presidente eletto della nazione, in primis gli Stati Uniti. Altri non meno importanti come Argentina, Cile, Canada, Panama, Costa Rica, Repubblica Dominicana, El Salvador, Peru, Ecuador, Uruguay, Il Parlamento Europeo, Italia e Francia. Secondo round vinto.<br>Tanti altri come Colombia, Messico, Brasile e L’Unione Europea che non riconoscono apertamente a González Urrutia, ma che si mantengono cauti chiedendo trasparenza e la presentazione ufficiale dei verbali elettorali e che con il trascorrere del tempo hanno già capito che il regime non potrà soddisfare questa richiesta. Non ancora vinto ma ci stiamo lavorando dal punto di vista diplomatico.<br>I verbali elettorali originali che possono essere verificati con QR code stanno facendo il giro dell’America Latina. Dopo aver approdato negli Stai Uniti nelle mani del Centro Carter e dell’Organizzazione degli Stati<br>Americani, hanno volato in Colombia, in Uruguay, in Argentina e in Cile. Nei prossimi giorni si aspetta che arrivino in altri paesi. Tutti i documenti sono stati mostrati nei Parlamenti e/o Senati di questi paesi e hanno riscontrato l’appoggio di tutte le forze politiche, senza guardare il colore. Terzo round vinto.<br>Il giro istituzionale che sta facendo il presidente eletto ha avuto effetti molto positivi per quello che riguarda la politica internazionale e la visione globale sulla tragedia venezuelana. I rappresentanti politici e/o i governi di Italia, Germania, Francia, Norvegia, Svezia, Portogallo, Danimarca… hanno manifestato pieno appoggio verso la democrazia, verso il rispetto delle scelte del popolo e verso la difesa e il rispetto dei diritti umani. In particolare, Italia si è dichiarata apertamente a favore del presidente eletto, considerandolo vincitore e ufficialmente “presidente eletto”. Quarto round vinto.<br>Non eravamo mai arrivati a questo punto. Non avevamo mai incontrato la fiducia e il pieno sostegno di gran parte del mondo democratico occidentale. I passi fatti sono stati da giganti e i round li abbiamo vinti tutti grazie a strategie molto intelligenti e gestite nel pieno della democrazia e del rispetto verso il popolo.<br>Senz’altro la lotta la stiamo vincendo.<br>Al contrario, il regime sta perdendo tutti i round e lo sa. È più solo che mai, anche storici alleati come Brasile o Colombia continuano a dichiarare che le elezioni non sono state “molto” trasparenti, dopo 4 mesi aspettano ancora che il regime mostri i verbali, cosa che non riuscirà mai a fare, lo sa il regime e lo sanno i governi di questi Paesi. Primo round perso.<br>Lo scorso ottobre c’è stato il Vertice dei Brics in Russia. Maduro era sicuro che sarebbe entrato a far parte del gruppo, tutto contento era andato in Russia, è stato ricevuto da Putin, ma sorprendentemente Brasile si è mostrato sfavorevole e ha votato contro l’inserimento di Venezuela nel gruppo. Maduro è tornato indietro con la coda tra le gambe. Un duro colpo per la cupola corrotta di Venezuela. Secondo round perso.<br>La vittoria di Donald Trump e la assegnazione di Marco Rubio, storico nemico di Maduro, come segretario di Stato e il terzo round perso dal regime.<br>L&#8217;ONG Foro Penal, che guida la difesa dei prigionieri politici in Venezuela, ha recentemente riferito che 169 persone legate alle proteste contro il risultato ufficiale delle elezioni presidenziali del 28 luglio sono state rilasciate. Tuttavia, 1.887 prigionieri politici rinchiusi dopo le elezioni rimangono in carcere. La scorsa settimana ci sono stati diversi rilasci dalle carceri di tutto il Paese, a seguito di una revisione, richiesta dalla Procura della Repubblica. Sabato scorso, il procuratore generale, Tarek William Saab, ha dichiarato che tra venerdì pomeriggio e sabato sono stati “concessi ed eseguiti” 225 provvedimenti di libertà (cautelare, non piena libertà), di cui non ha fornito i dettagli, a persone detenute dopo le proteste contro il risultato ufficiale delle ultime elezioni. Non è la prima volta che il regime usa i prigionieri politici come merce di scambio. Due le ragioni di queste scarcerazioni a sorpresa: la prima è a causa della vittoria di Donald Trump, si dice che Maduro abbia voluto mandargli un messaggio “di pace” e la seconda è l’ennesimo crimine che rappresenta la morte di Jesus Martinez, un prigioniero politico diabetico che è deceduto in carcere per mancanza di attenzione medica. Martinez è stato sequestrato subito dopo le elezioni, era stato rappresentante di lista in un seggio elettorale e come tantissime altre persone aveva annunciato dopo la chiusura del suo seggio la vittoria di González Urrutia. Schedato come tantissimi altri rappresentanti dell’opposizione, è stato perseguitato, sequestrato e poi ucciso. L’inganno non funziona questa volta. Le scarcerazioni non ci fanno dimenticare Martinez, né tutti gli altri morti ammazzati dal regime, non ci fanno dimenticare gli adolescenti che sono ancora in prigione né gli altri 1.887 prigionieri. Nessuno dimentica e nessuno ci crede che questa è una mossa dettata dalla buona volontà, quindi un altro round perso.<br>Il 10 gennaio 2025 è vicino, la pressione internazionale si fa sentire. Maria Corina Machado, Edmundo González Urrutìa e tutto il loro team è al lavoro da tanto tempo per cercare una transizione pacifica e strategica. Per preparare il terreno per l’insediamento del nuovo presidente. Ora come ora, con tutti questi passi, la transizione sarebbe l’unica opzione possibile per salvare il Paese.</p>
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		<title>Per il Venezuela, per la vera democrazia, per noi tutte/i</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 14:11:39 +0000</pubDate>
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<p>Associazione Per i Diritti umani ieri pomeriggio, ha partecipato alla manifestazione organizzata da PlataformaUnitariaItalia </p>



<p>Per tutta l&#8217;estate ha seguito le elezioni nel Paese latinomaericano, elezioni che non sono ancora approdate ad un risultato certo e democratico, così come emerso dai voti della popolazione. A Milano, in piazza San Babila, tante persone si sono riunite per chiedere, a gran voce, che vengano dichiarati e presi in considerazione i veri numeri e non quelli diffusi dalla propaganda di regime. Molti i prigioniri politici, anche giovani; molte le proteste in Venezuela e all&#8217;estero; è ora che la libertà di espressione, così come Verità e Giustizia, si affermino lì, come in altri (troppi) Paesi nel mondo. A tale proposito, durante la manifestazione, Associazione Per i Diriti umani ha letto il seguente comunicato: </p>



<p>Dallo scorso 28 luglio Associazione Per i diritti umani ha seguito le vicende politiche in Venezuela, in occasione delle elezioni all&#8217;interno del Paese latinoamericano. Perchè dare spazio a un Paese così lontano dall&#8217;Italia che si trova addirittura in un altro continente? Perchè la nostra associazione e il nostro giornale online PERIDIRITTIUMANI.COM vogliono essere un osservatorio su ciò che accade in Italia e nel mondo in tema, appunto, di diritti umani e civili.</p>



<p>In Venezuela ormai da troppo tempo vige una dittatura e il regime di Maduro si ostina, ancora oggi, a negare di aver perso; Maduro e i suoi hanno perso perchè i cittadini informati, la maggioranza dei cittadini venezuelani dentro e fuori il Paese, ha votato per l&#8217;avversario Gonzales Urrutìa, un uomo coraggioso che lotta per i diritti di tutte e di tutti, cercando, così, di riformare il Paese in termini di democrazia, giustizia, sanità, economia, istruzione contro un regime che si appoggia, al contrario, alla corruzione e al narcotraffico.</p>



<p>Perchè parlare di tutto questo, in Italia? Perchè oggi manifestare a fianco del Venezuela e dei venezuelani? Perchè quello che accade lì, così come in Iran oppure in Cina o in Egitto, ci riguarda.</p>



<p>Oggi in Venezuela molti cittadini, intellettuali e non, sono prigionieri politici; oggi in Iran le donne e i dissidenti sono vittime di violenze di ogni tipo; ricordiamo i casi di Giulio Regeni e di Patrik Zaki in Egitto? E i cristiani perseguitati dal governo cinese? Molte sono le violazioni e le negazioni dei diritti umani: la libertà di espressione, ad esempio,si esercita tramite un articolo su un giornale, tramite una manifestazione pubblica, tramite un libro, tramite un pensiero espresso sui mass-media, tramite la stesura di una tesi universitaria, tramite un murale dipinto su un muro della città..: ognuno ha il diritto di esprimersi SENZA però ledere la libertà altrui, senza offendere le credenze altrui, senza violenza verbale o fisica. Negare la libertà di espressione, in ogni sua forma, significa imbavagliare il confronto pacifico, il dibattito serio, significa avere PAURA del contraddittorio; e, nel caso delle elezioni in Venezuela, negare la vittoria dell&#8217;opposizione significa tentare di mettere a tacere la voce della maggioranza informata e onesta: quante e quanti di noi, qui in Italia, si sentono informati e onesti? Quanti di noi donne e giovani, in Italia, vogliono esprimere le proprie opinioni su temi dei diritti civili e dei diritti umani, come le donne e i giovani in Iran? Quanti di noi, in Italia, vogliono poter muoversi liberamente tra i diversi Paesi europei ed extraeuropei, senza rischaire la propria vita sulle zattere della morte o senza viveri attraverso i deserti? Quanti di noi, in Italia, vogliono un lavoro pagato e tutelato in termini di sicurezza?<br>Parlare oggi pomeriggio e ogni giorno di diritti umani significa, da una parte, mettersi nei panni di chi NON ha diritti e rischia la vita, la galera o la tortura per affermarli di nuovo nel proprio Paese, e parlare oggi pomeriggio e tutti i giorni di diritti umani significa, dall&#8217;altra parte, capire quanto noi, che forse siamo nati nella parte del mondo un po&#8217; più consapevole, siamo privilegiati perchè viviamo in Paesi che sono Repubbliche democratiche; ma mai come in quest&#8217;epoca dobbiamo chiederci per quanto tempo ancora avremo la possibilità di usufruire di questi diritti civili e umani? E quanto tempo abbiamo impiegato per vederli affermati? E quanti ancora sono da affermare?</p>



<p>NON bisogna MAI dare per scontato un diritto acquisito! Dobbiamo continuare a stare all&#8217;erta e dobbiamo appoggiare le istanze di libertà, di giustizia e di democrazia che ci arrivano dai cittadini degli altri Paesi del mondo: non importa che lingua parliamo, di che colore sia la nostra pelle; non importa che fede professiamo o a quale genere apparteniamo, l&#8217;età che abbiamo: siamo tutte persone !!! Nessuno più deve subire alcun tipo di violenza: NO alla violenza di Stato, No alla violenza personale, No alla violenza psicologica, No a tutte le forme di violenza. Tutte le persone devono poter vivere in serenità e nel rispetto reciproco. Insegnamolo ai nostri bambini, insegnamolo ai nostri giovani perchè loro possono davvero cambiare le cose, loro che sono le future donne, i futuri uomini, i futuri cittadini con diritto di voto, i futuri professionisti che aiuteranno i cittadini comuni che, a loro volta, si aiuteranno a vicenda. Facciamo di noi una COMUNITA&#8217; UMANA. Grazie.</p>



<p></p>



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<p></p>



<p></p>
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		<title>Repressione in Turchia: libertà per Ali Osman Köse</title>
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<p></p>



<p>Riceviamo dal comitato solidale Grup Yourum e divulghiamo.</p>



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<p></p>



<p><a href="https://mail.google.com/mail/u/0?ui=2&amp;ik=cb3878bb60&amp;attid=0.1&amp;permmsgid=msg-f:1697770526328308557&amp;th=178fb14c6bed434d&amp;view=att&amp;disp=inline&amp;realattid=178fb11290f45fd24721&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://mail.google.com/mail/u/0?ui=2&amp;ik=cb3878bb60&amp;attid=0.1&amp;permmsgid=msg-f:1697770526328308557&amp;th=178fb14c6bed434d&amp;view=att&amp;disp=inline&amp;realattid=178fb11290f45fd24721&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="621" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ali-osman-kose-afis-en-1024x621.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ali-osman-kose-afis-en-1024x621.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ali-osman-kose-afis-en-300x182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ali-osman-kose-afis-en-768x465.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ali-osman-kose-afis-en.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><img alt="&#x1f4a5;" src="https://mail.google.com/mail/e/1f4a5?utm_source=rss&utm_medium=rss">APPELLO URGENTE ALL’AZIONE<img alt="&#x1f4a5;" src="https://mail.google.com/mail/e/1f4a5?utm_source=rss&utm_medium=rss">LIBERTA’ PER ALI OSMAN KÖSE CHE HA RESISTITO PER 37 ANNI ALLA VIOLENZA E ALLE TORTURE DELLO STATO FASCISTA TURCO<br><img alt="&#x1f6a9;" src="https://mail.google.com/mail/e/1f6a9?utm_source=rss&utm_medium=rss">AZIONI DI SOLIDARIETA&#8217; INTERNAZIONALI PREVISTE PER SABATO 24 APRILE<img alt="&#x1f4a5;" src="https://mail.google.com/mail/e/1f4a5?utm_source=rss&utm_medium=rss">SCIOPERO DELLA FAME DI UN GIORNO<img alt="&#x1f4a5;" src="https://mail.google.com/mail/e/1f4a5?utm_source=rss&utm_medium=rss">VIDEO DI SOLIDARIETA&#8217; CHE POTETE MANDARE ALL&#8217;INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="mailto:comitatosolidalegrupyorum@gmail.com" target="_blank">comitatosolidalegrupyorum@gmail.com</a>&nbsp;O TRAMITE MESSENGER SULLA PAGINA FB DEL COMITATO<img alt="&#x1f4a5;" src="https://mail.google.com/mail/e/1f4a5?utm_source=rss&utm_medium=rss">MANIFESTAZIONE A BARI DALLE 8:00 ALLE 20:00<img alt="&#x1f4a5;" src="https://mail.google.com/mail/e/1f4a5?utm_source=rss&utm_medium=rss">AZIONE SOCIAL CON HASHTAG #FREEALIOSMANKOSE H.19:00 (ITALIA)***Ali Osman Köse è un prigioniero politico che combatte per la libertà del popolo turco e della terra. È stato arrestato durante la lotta per un paese indipendente, democratico e socialista e ha trascorso 37 anni dei suoi 65 anni di vita in carcere. La sua reclusione iniziò il 12 settembre 1980 durante la giunta sostenuta dagli USA. Ha vissuto molte operazioni repressive nelle prigioni turche, la più significativa delle quali è stata l'&#8221;Operazione Ritorno alla Vita&#8221; che ha avuto luogo il 19-22 dicembre 2000, condotta contro i prigionieri politici e la grande resistenza contro il regime di isolamento che ha portato al massacro di 28 prigionieri politici. Ali Osman Köse è in celle di isolamento di tipo F dal 2000. Questo regime di prigionia ha compromesso ulteriormente il suo stato di salute ed è arrivato al punto di non poter essere lasciato solo. Il parere di un medico indipendente conferma che non può alzarsi senza tenersi da qualche parte o essere aiutato da qualcuno. Non può nemmeno camminare da solo, né può lavarsi i vestiti, né può fare la doccia, né può mangiare. Anche se la sua salute è peggiorata in condizioni di isolamento e non è stato in grado di camminare, l&#8217;Istituto di medicina legale ha riferito che potrebbe rimanere in prigione. Anche se ha una massa cancerosa di 9 cm nel rene, gli viene deliberatamente impedito un trattamento immediato. Oltre a tutti questi gravissimi problemi, ha seri danni alla memoria che gli impediscono di ricordare quando prendere le sue medicine. Ha problemi di udito, di vista e di pressione alta. Per questo ha bisogno di un aiuto costante. L&#8217;ambiente della prigione e della cella di isolamento aggrava ulteriormente le sue condizioni. A causa del deterioramento delle sue condizioni di salute, chiediamo il suo rilascio immediato.<br><img alt="&#x1f6a9;" src="https://mail.google.com/mail/e/1f6a9?utm_source=rss&utm_medium=rss">LIBERTA’ PER ALI OSMAN KÖSEALI OSMAN KÖSE DEVE ESSERE RILASCIATO A CAUSA DELLE SUE CONDIZIONI DI SALUTE&nbsp;<img alt="&#x1f6a9;" src="https://mail.google.com/mail/e/1f6a9?utm_source=rss&utm_medium=rss">LA SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE E’ L’ARMA DEI POPOLI</p>
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		<title>Email bombing per i prigionieri politici in Bielorussia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 09:15:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene l&#8217;iniziativa organizzata da Movements.for.freedom (un gruppo di studenti impegnati dell&#8217;università di Padova) per sostenere i prigionieri politici in Bielorussia. Ecco la lettera &#8211; in italiano e in inglese&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>sostiene l&#8217;iniziativa organizzata da Movements.for.freedom (un gruppo di studenti impegnati dell&#8217;università di Padova)  per sostenere i prigionieri politici in Bielorussia. Ecco la lettera &#8211; in italiano e in inglese &#8211; e le indicazioni per aiutarci a smuovere le istituzioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="640" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15185" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>(English version below)</p>



<p>A 7 mesi dall&#8217;inizio delle proteste pacifiche che hanno coinvolto la Bielorussia dopo le elezioni presidenziali del 9 agosto 2020, della lotta del popolo bielorusso per la democrazia si è saputo in tutto il mondo. Alla luce dei cambiamenti radicali che si verificano nella società bielorussa e dell&#8217;ondata di solidarietà con il popolo bielorusso che ha coinvolto molti Paesi europei, la reazione dell’UE a questi eventi è sempre rimasta lenta, indecisa e poco specifica.</p>



<p>Questa posizione dell’UE è particolarmente incerta quando si tratta di interessi economici comuni, che fino ad oggi uniscono molte aziende europee con il sanguinoso regime bielorusso. È noto che per decenni, molte aziende e organizzazioni europee che lavorano con la Bielorussia, sono state costrette ad adottare le &#8220;regole del gioco&#8221; imposte dal regime di Lukashenko. Così facendo, hanno sacrificato non solo i propri principi dichiarati di democrazia, legalità e moralità, ma anche le libertà dei cittadini bielorussi che fino ad oggi rimangono ostaggio di questa situazione.</p>



<p>Non abbiamo il diritto di lasciare soli i normali cittadini bielorussi di fronte alla violenza da parte del regime. Abbiamo così sviluppato l&#8217;idea di invitare i cittadini dei Paesi europei ad inviare lettere personali ai vertici dell&#8217;Unione Europea chiedendo passi specifici e concreti di carattere politico ed economico a sostegno della società bielorussa per rivedere il rapporto instaurato con la Bielorussia. Il rispetto dei diritti umani da parte delle autorità bielorusse dovrebbe essere condizione obbligatoria per la continuazione della cooperazione economica, scientifica o culturale.&nbsp;</p>



<p>Siamo sicuri che la comunità europea sia in grado di fare di più nella questione bielorussa. È arrivato il momento che i leader dell’UE ascoltino la voce non solo dei bielorussi, ma anche dei propri cittadini. Quei cittadini che, insieme a noi, con tutto il cuore si preoccupano per ciò che sta accadendo in Bielorussia. Pertanto invitiamo tutti coloro che si preoccupano del destino del popolo bielorusso a partecipare a questa iniziativa e parlarne ai loro parenti ed amici. Di seguito forniamo indirizzi postali ed E-mail ai quali è possibile inviare le lettere, in cui si può specificare il proprio nome e cognome, età e professione, e una richiesta ai leader dell&#8217;Unione Europea.</p>



<p>Solo insieme vinceremo!</p>



<p>Attenzione! Tutte le lettere devono essere di carattere esclusivamente pacifico e riportare la richiesta di aiuto al popolo bielorusso.</p>



<p>L’invio delle lettere è previsto in data <strong>24 marzo</strong> agli indirizzi vedi sotto</p>



<p>Agli indirizzi (fare copia e incolla di tutti):</p>



<p><a href="mailto:francesco.miatto@ec.europa.eu">francesco.miatto@ep.europa.eu</a>&nbsp;</p>



<p><a href="mailto:Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu">Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:droi-secretariat@ep.europa.eu">droi-secretariat@ep.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:david.sassoli@europarl.europa.eu">david.sassoli@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:epitalia@europarl.europa.eu">epitalia@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu">cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu</a></p>



<p><strong>Dopo aver inviato la lettera, vi invitiamo a postare una copia sui propri social con i seguenti tag:</strong></p>



<p><strong>#FreeBelarus #StandWithBelarus</strong></p>



<p>Twitter: @DavidSassoli @eucopresident @Mariearenaps @vonderleyen @PE_Italia @JosepBorrellF</p>



<p>Instagram: @charlesmichel&nbsp; @ursulavonderleyen&nbsp; @pe_italia</p>



<p>Facebook: @pagina.DavidSassoli&nbsp; @CharlesMichel @maria.arena @PEItalia</p>



<p>OGGETTO: Request for help Belarus</p>



<p>MODELLO LETTERA</p>



<p>Io, nome e cognome, ho età e sono(città)/professione.&nbsp;</p>



<p>In quanto cittadino/a nazionalità e quindi cittadino/a europeo sono profondamente preoccupato/a per episodi di violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali che si stanno protraendo dal 24 maggio 2020 in Bielorussia.</p>



<p>In qualità di cittadino dell’Unione Europea, voglio esprimere la mia solidarietà nei confronti del popolo bielorusso, al quale non vengono garantiti i diritti fondamentali della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, che dovrebbero essere tutelati e garantiti non soltanto dal proprio Stato, ma anche dell’Unione Europea, come previsto dall’art. 21 del Trattato di Lisbona, che ne prescrive l’obbligo di intervento. Ulteriore motivo di intervento è dato dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dalla Bielorussia il 12 novembre 1973 e che prevede, tra gli altri:</p>



<p>• La protezione dell’integrità fisica dell’individuo;</p>



<p>• L’imparzialità del giudizio;</p>



<p>• La libertà di pensiero, di religione, di coscienza, di parola, di associazione, di stampa e di riunione;</p>



<p>• Il diritto di partecipazione politica.</p>



<p>Diritti che vengono violati quotidianamente.</p>



<p>In seguito alle elezioni del 9 agosto 2020, non soltanto ai manifestanti è stato negato il loro diritto alla libertà d’espressione, ma sono stati anche arrestati con accuse infondate. La maggior parte di coloro che hanno protestato pacificamente, per chiedere elezioni trasparenti e piena garanzia dei diritti civili , sono studenti universitari. Quest’ultimi, di fronte alla repressione&nbsp; delle manifestazioni, sono stati privati del loro diritto all’istruzione, in quanto sono stati espulsi dalle varie università e sono stati costretti a fuggire all’estero per tutelare la propria libertà. Coloro che non ne hanno avuto la possibilità sono stati incarcerati e subiscono, tuttora, torture psico-fisiche.</p>



<p>Sollecito il Parlamento Europeo e la Commissione Europea ad intervenire con tutti i mezzi a disposizione, in particolare con l’inasprimento delle sanzioni, in modo che siano tempestive e efficaci. Gli interessi economici non possono prevalere sui diritti fondamentali.</p>



<p>Inoltre, chiedo il rilascio immediato dei prigionieri politici, le dimissioni di Lukashenko e l’avvio di indagini contro chi ha commesso queste gravi violazioni dei diritti umani, utilizzando tutti i mezzi di cui l’Unione Europea dispone.</p>



<p>Sono convinto/a che l’Europa possa e debba fare di più.</p>



<p>Distinti saluti</p>



<p>nome cognome.</p>



<p>Žyve Belarus!!&nbsp;</p>



<p>ENGLISH</p>



<p>In the 7 months since the beginning of the Belarusian protests related to the presidential elections of August 9, 2020, the Belarusian people&#8217;s struggle for democracy has become known worldwide. Notwithstanding the radical changes taking place in the Belarusian society together with a wave of solidarity with the people of Belarus evolving in many European countries, the EU&#8217;s response to these events has always been slow, hesitant and non-specific.</p>



<p>Such a hesitant EU position is particularly obvious when it comes to common economic interests that, until now, have united many European companies with the bloody Belarusian regime. It is well known that for decades many EU companies, as well as organisations dealing with Belarus, have been forced to accept the “rules of the game” imposed by the dictatorship of Lukashenko. In doing so, they have sacrificed not only their principles of democracy, legality and morality but also the freedom of Belarusian citizens who, until now, have remained hostage to this situation.</p>



<p>We have no right to leave Belarusians alone in the face of regime violence. That is why we invite citizens of the European countries to send personal letters to the leaders of the European Union asking for specific and concrete steps of political and economic nature in support of the Belarusian society, so as to reconsider the established relationships with Belarus. The observance of human rights by the Belarusian authorities should be a pre-condition for any type of economic, scientific or cultural cooperation.</p>



<p>We are confident that the European Community can do more in terms of dealing with Belarus. The time has come for the EU leaders to listen not only to the voice of Belarusians but also to that of their citizens. These citizens are deeply concerned about what is happening in Belarus. We, therefore, call on all those who care about the fate of the Belarusian people and invite them to join this initiative and spread the word about it. Below you may find postal and e-mail addresses to send letters. You may write your name, surname, age and occupation. Please call the EU leaders to action.</p>



<p>Only together we shall win!</p>



<p>Attention. All letters must be of peaceful nature and contain a request for help to the Belarusian people.</p>



<p>Letters are scheduled to be e-mailed on<strong> March 24 </strong>to the addresses below</p>



<p>Letters are to be sent to (all of) the following addresses:</p>



<p><a href="mailto:francesco.miatto@ec.europa.eu">francesco.miatto@ep.europa.eu</a>&nbsp;</p>



<p><a href="mailto:Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu">Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:droi-secretariat@ep.europa.eu">droi-secretariat@ep.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:david.sassoli@europarl.europa.eu">david.sassoli@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu">cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu</a></p>



<p>After sending your letter, we invite you to post a picture of it on your social networks with the following tags:</p>



<p><strong>#FreeBelarus #StandWithBelarus</strong></p>



<p>Twitter: @DavidSassoli @eucopresident @Mariearenaps @vonderleyen @PE_Italia @JosepBorrellF</p>



<p>Instagram: @charlesmichel&nbsp; @ursulavonderleyen&nbsp; @pe_italia</p>



<p>Facebook: @pagina.DavidSassoli&nbsp; @CharlesMichel @maria.arena @PEItalia</p>



<p>SUBJECT: Request for help Belarus</p>



<p>I, name and surname, am XX years old and work as (profession). As a citizen of (country) and, therefore, as a European citizen, I am profoundly concerned by the gravity of the situation related to violation of human rights and fundamental freedoms that have been going on in Belarus since 24 May 2020.</p>



<p>As a citizen of a EU member state, I am willing to express my solidarity with the Belarusian people. The fundamental rights of human dignity, freedom, democracy and equality are not guaranteed in Belarus. All these rights should be defended not only by the National State but also by the European Union, as stipulated in Art. 21 of the Treaty of Lisbon, which ensures the duty of intervention of the European Union. Another reason for intervention is the International Covenant on Civil and Political Rights, ratified by Belarus on 12 November 1973, which specifically established:</p>



<p>• The right to the integrity of the person;</p>



<p>• The impartiality of judgement;</p>



<p>• The freedom of thought, religion, conscience, speech, association, press and assembly;</p>



<p>• The right to political participation.</p>



<p>In Belarus, these rights are violated on a daily basis.&nbsp;</p>



<p>Following the elections of 9 August 2020, Belarusian peaceful protesters have been denied the right to freedom of expression. Moreover, they have been arrested on unfounded charges. Most of those who protested peacefully, demanding transparent elections and full observance of democratic and human rights, were university students.&nbsp;</p>



<p>The regime has denied them the right to education, as the students were expelled from the universities on political grounds and were forced to flee abroad to protect their freedom. Those who did not have the opportunity to escape have been imprisoned and are subject to psychological and physical abuse and torture every day.</p>



<p>I urge the European Parliament and European Commission to intervene with all available means, to strengthen sanctions and make their application timely and efficacious. Economic interests cannot prevail over fundamental human rights.</p>



<p>Furthermore, I request immediate release of political prisoners, resignation of Lukashenko and initiation of investigations against those who committed the above-listed human rights violations, using all the means available to the European Union.</p>



<p>I am convinced that Europe CAN and MUST do more.</p>



<p>Yours sincerely, name surname</p>



<p>Žyve Belarus!!&nbsp;</p>
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		<title>Lettera/appello per Nûdem Durak</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 08:17:42 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="363" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14195" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 363w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-213x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></figure></div>



<p>Carissimi,</p>



<p>vi scriviamo per parlarvi di Nûdem Durak, una cantante curda nata in Turchia. Nel 2015 Nûdem è stata arrestata e successivamente condannata dalla giustizia turca a 19 anni di reclusione per aver insegnato a dei bambini canti popolari curdi. L’accusa è stata aver favorito la “propaganda curda”. Attualmente è detenuta nel carcere di Bayburt.</p>



<p>Se nulla cambierà lei rimarrà in prigione fino al 2034, e questo solo per aver cantato nella sua lingua. Con alcune persone stiamo cercando di supportare la sua causa. Ci sono anche due pagine Facebook al riguardo:&nbsp;</p>



<p>1) <a href="https://www.facebook.com/songfordurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/songfordurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>2) <a href="https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Le scriviamo in carcere, ma non sempre le lettere le vengono recapitate, soprattutto negli ultimi tempi, perché il regime carcerario è stato inasprito. La situazione è ulteriormente peggiorata, come potete immaginare, a causa dell’emergenza covid-19.</p>



<p>Ci rivolgiamo a voi per chiedervi se ritenete possibile attivare iniziative per far conoscere la storia di Nûdem.&nbsp;</p>



<p>Molti politici, soprattutto francesi, si sono già mobilitati per lei. Inoltre pochi giorni fa il <strong>Gruppo di amicizia curda del Parlamento dell’UE</strong> ha inviato <strong>all’Alto Commissario per gli Affari esteri e la politica di sicurezza UE</strong>, Borrell, una lettera aperta nella quale lo si invita a una presa di posizione netta nei confronti della Turchia, proprio in riferimento al caso &#8211; esplicitamente citato &#8211; di Nûdem Durak (e in generale di tutti i prigionieri politici nelle carceri turche). È un inizio, ma non basta. Noam Chomsky, Demba Moussa Dembélé, Pinar Selek, Zehra Doğan, Elsa Dorlin, Peter Gabriel e moltissimi altri si sono espressi con vigore a favore della sua causa (come è possibile leggere nella pagina&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).&nbsp;</p>



<p>Sappiamo della visita del Commissario per i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa&nbsp;Dunja Mijatović in Turchia nel luglio del 2019 (durante la quale ha avuto modo di incontrare, tra gli altri, anche Ahmet Altan), e della denuncia dei comportamenti arbitrari della giustizia in quel paese, ma sembra che il vigoroso appello per ristabilire lo stato di diritto sia per ora caduto nel vuoto. Tutto questo è preoccupante.</p>



<p>Abbiamo letto con attenzione la sentenza annunciata presso il Parlamento europeo il 24 maggio 2018 conseguente alla Sessione del <strong>Tribunale Permanente dei Popoli</strong> sulla Turchia e il popolo curdo tenutasi a Parigi il 15 e il 16 marzo 2018. Le parole sono chiare, la ricostruzione dei fatti convincente, la descrizione dei crimini commessi dalla Turchia esplicita, l’individuazione delle responsabilità puntuale e rigorosa. È una sentenza importante: dice risolutamente la verità. Eppure la Turchia ha continuato: gli eventi dell’ottobre 2019 sono solo uno tra i tanti esempi.&nbsp;</p>



<p>Sappiamo inoltre di un impegno (anche economico – più di 10.000.000 di euro, di cui solo una parte direttamente stanziata dal CoE) da parte del Consiglio d’Europa (sezione: <strong>Directorate General – Human Rights and Rule of Law</strong>, settore: <strong>Human Rights National Implementation</strong>) per favorire una più completa attuazione dei diritti umani in Turchia. Anche questi sono passi significativi verso un adeguamento della Turchia agli “standards riguardanti il rispetto dei diritti umani in Europa”, quell’Europa della quale vorrebbe far parte a pieno titolo; ma come voi ben sapete, le carceri turche hanno inghiottito giornalisti, artisti, politici dissenzienti, in spregio alle più fondamentali libertà di cui ogni essere umano dovrebbe godere.&nbsp;</p>



<p>Confessiamo che di fronte a tutto questo è difficile sottrarsi alla sensazione che la Turchia tenga in ostaggio l’Europa: ostaggio della sua “forza geografica”. Molti infatti sostengono che la forza della Turchia sia proprio la sua geografia, in virtù della quale può minacciare l’Europa di aprire le proprie frontiere per far riversare nel vecchio continente l’oceano di esseri umani che, negli sterminati campi profughi turchi (“finanziati” proprio dall’Europa), aspettano in bilico la possibilità di un’esistenza migliore. Ci chiediamo e vi chiediamo: c’è da abbandonare la speranza se queste sono le condizioni?&nbsp;</p>



<p>Dobbiamo “realisticamente” rassegnarci?&nbsp;</p>



<p>Infine: purtroppo abbiamo l’impressione che gli organi d’informazione in Italia (soprattutto quelli ad “ampia diffusione”) non seguano con l’attenzione che meriterebbero le dolorose vicende riguardanti la situazione dei curdi in Turchia, né quelle relative a intellettuali, artisti e musicisti che, come Nûdem, sono stati zittiti, alcuni dei quali spegnendosi dopo un coraggioso e tragico sciopero della fame: forse voi potreste fare qualcosa in tal senso.&nbsp;</p>



<p>Vi ringraziamo per l’attenzione prestata a questo messaggio.</p>



<p>Vi salutiamo cordialmente.</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani e Pasquale Annese</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela e Covid-19</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 07:38:11 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Come se non bastasse, in Venezuela, ovviamente è arrivato il COVID19. Certo, siamo tutti completamente sottomessi da questo virus, era prevedibile che Venezuela si unisse al coro.  </p>



<p>La crisi umanitaria che conosciamo e
che ampiamente è stata descritta da noi e da tutti i giornali è
ancora presente, è ancora una realtà, non finirà finché ci sarà
il narco regime di Nicolas Maduro. 
</p>



<p>Le prime informazioni ufficiali dei primi infetti sono state date una decina di giorni fa. Il comunicato ufficiale dichiarava che c’erano 42 casi confermati. Al 19 di marzo, Juan Guaidó dichiarava che c’erano 200 casi confermati e che il regime mentiva e mente, come sempre ha fatto. Maduro si è messo al lavoro immediatamente lanciando la campagna “quarantena sociale”: in sostanza una serie di provvedimenti e campagne per contenere la diffusione del virus ma allo stile surreale e repressivo del regime latinoamericano. Surreale perché si continua a vedere molta gente per strada, accalcati sui camion, che sono diventati da un po’ di tempo i mezzi di trasporto, alcune persone con mascherine, altre no, ma certamente attaccati tra di loro come il tonno in scatola… immagini del metrò di Caracas mentre si fa la disinfestazione ma subito dopo vagoni pieni di gente… Immagini di parenti e amici degli esponenti del regime facendo grandi feste di compleanno al mare, feste di matrimoni di 200 persone, probabilmente infestandone a decine, o per lo meno mettendo in pericolo la popolazione. In TV, Maduro, con mascherina in bocca, parla delle misure da prendere, da rispettare, parla della pozione magica che sta prendendo per combattere il virus, allo stile Harry Potter, ma nella miseria del Venezuela questa pozione è fatta con limone, miele ed erbe aromatiche. Repressiva perché ogni scusa è buona per violare i diritti delle persone, e che migliore scusa che le misure di contenimento per la pandemia. Sono già partite le denunce su venezuelani morti a mano dei paramilitari perché non hanno seguito le regole, giornalisti sequestrati perché hanno fatto il loro dovere di informare sull’emergenza COVID19, deputati perseguitati. Il Coronavirus è usato dal governo come arma per reprimere ancora di più la popolazione, per sospendere “legalmente” tutte le garanzie costituzionali che loro hanno sempre ribadito di rispettare. Adesso, a causa delle restrizioni sanitarie è “legale” spaventare e violentare ancora di più la gente. Il rispetto della quarantena si fa a mazzate, proprio così, a manganellate contro le persone che escono la sera o vanno a comprare cibo o semplicemente devono lavorare.</p>



<p>Senza parlare di quello che succede
nelle carceri con i prigionieri politici, che meriterebbe un capitolo
a parte. Le autorità non prendono le misure necessarie in un posto
che ovviamente è affollato, sporco, pieno di altre malattie. I
famigliari hanno chiesto misure anche per loro visto che si sa
dell’assembramento dilagante nelle carceri, hanno denunciato che
continuano ad essere torturati e derubati, nonostante la situazione,
nonostante tutte le dichiarazioni di organizzazioni sanitarie e dei
diritti umani che chiedono misure speciali per situazioni e luoghi
come carceri, istituti di salute mentale, centri per anziani, ecc.
Una nuova situazione che aiuta a condannare a morte gente che “vive”
in questi posti. 
</p>



<p>Il fatto è che questa pandemia
colpisce un popolo già stremato, all’ultimo delle sue forze. Un
popolo che da anni combatte contro la mancanza di alimenti, di
medicine, contro la inefficienza del sistema sanitario nazionale,
contro la fame e contro altre malattie già esistenti come la
malaria, la tubercolosi, la febbre dengue, ecc. Come fa un paese
senza nessuna risorsa economica e sociale a sopravvivere a questa
pandemia disastrosa? In Europa e negli Stati Uniti stiamo facendo
fatica, come fa un paese come il Venezuela? Con un regime come
questo? Non per essere pessimista, ma il Venezuela rappresenta in
questo momento di crisi un potenziale pericolo epidemiologico per
tutta la regione. È l’emergenza nell’emergenza. Il popolo si
trova a fronteggiare un’emergenza completamente indifeso. Come si
fa a seguire tutte le regole che già conosciamo per contrastare il
contagio se nel paese non c’è acqua, non c’è gas, non c’è
elettricità, non c’è libertà d’informazione, non c’è
benzina, non ci sono alimenti né medicine? Banalmente, come fanno a
lavarsi le mani le persone se a casa non hanno l’acqua e nemmeno i
soldi per comprarsi una saponetta? Come fanno per andare al
supermercato per comprare cibo se non hanno benzina? Come fanno le
persone a seguire una quarantena se non esiste nessun sussidio che li
aiuti? Chi non esce di casa, non lavora, chi non lavoro non guadagna
e muore. Semplice. E’ il caso di Marta che fa la colf in nero
facendo le pulizie nelle poche case di famiglie che si possono
permettere questo “servizio”. Dovrebbe stare a casa e invece va a
lavorare perché altrimenti la sua famiglia muore. E’ il caso di
Roberto che fa il “moto taxi”, che porta i clienti da un luogo
all’altro nella sua moto. Se non fa delle corse, non guadagna e
muore di fame. Tutti e due hanno deciso di lavorare, tanto non si
perde niente, la situazione era già così grave senza Coronavirus,
che a loro non cambia niente. E così per tanti, ma tanti
venezuelani.  
</p>



<p>Continueremo ad informare su questa
situazione perché è nostro dovere, in questo momento di crisi, di
denunciare le gravissime situazioni che questa pandemia comporta nei
paesi del cosiddetto terzo mondo e nei paesi dove vive gente che non
ha niente e che non sa come difendersi da questo disastro.</p>



<p>Questa è la situazione. Cifre reali
non ci sono e non ci saranno mai. Controlli non ci sono e non ci
saranno mai. Tamponi non ci sono e non ci saranno mai.  Aiuti dal
governo-regime non c’è e non ci sarà mai.  Ospedali attrezzati
non ci sono e non ci saranno mai. Si salvi chi può nel far west
venezuelano. 
</p>
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		<title>Turchia: il politico di opposizione turco-kurdo Selahattin Demirtas  nuovamente davanti al giudice</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2019 06:47:51 +0000</pubDate>
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<p> <br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="301" height="167" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12972" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 301w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-1-300x166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 301px) 100vw, 301px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Selahattin Demirtas, politico kurdo-turco a capo del partito di sinistra HDP (Partito Democratico dei Popoli) è stato arrestato il 3 novembre <br>2016 con l&#8217;accusa di &#8220;Propaganda terroristica&#8221; in oltre 100 casi. In realtà Demirtas si batte per la libertà di culto di Cristiani, Aleviti e Yezidi e chiede pari diritti linguistici, politici e culturali per i circa 15 milioni di Kurdi e di altri gruppi etnici minoritari della Turchia. Incarcerato in una cella di massima sicurezza a Edirne, lontano <br>da casa sua, è stato ascoltato da un giudice lo scorso 2 settembre.</p>



<p>Da anni il partito HDP, come anche tutto il movimento democratico turco <br>e kurdo, chiedono un dialogo politico tra il governo turco e i Kurdi. Il governo di Erdogan invece punta sull&#8217;autoritarismo, la sanguinosa repressione dei Kurdi e la persecuzione dell&#8217;opposizione politica. Nella Turchia sudorientale si susseguono da giorni le proteste per la recente decisione del ministro degli interni turco di destituire i sindaci democraticamente eletti nelle città a prevalenza kurda Diyarbarkir, Mardin e Van e di commissariare il governo cittadini. Le amministrazioni comunali sono già state assegnate ai governatori mentre i consiglieri comunali eletti non possono accedere ai municipi. I sindaci Adnan Selcuk <br>Mizrakli (Diyarbakir), Ahmed Türk (Mardin) e Bedia Özgökce-Ertan (Van) <br>avevano vinto le elezioni comunali dello corso 31 marzo 2019 con una schiacciante maggioranza.</p>



<p>Il fratello di Selahattin Demirtas, residente in Germania, chiede ai politici tedeschi ed europei maggiore impegno per la liberazione di suo fratello così come per tutti i prigionieri politici in Turchia. &#8220;Molti membri del parlamento tedesco conoscono personalmente mio fratello&#8221;, dice Süleyman Demirtas. &#8220;Il governo federale ma anche i politici europei devono chiedere al governo turco, loro alleato nella NATO, di liberare i prigionieri politici in Turchia e di porre fine alla sua politica anti-kurdi. Mio fratello é in carcere da tre anni da innocente. Sua moglie e le sue due figlie si aspettano maggiore impegno dalla Germania e dall&#8217;Europa.&#8221;<br></p>
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		<title>Venezuela: la rete del terrore (Parte II)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jul 2019 08:40:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi A seguito dell’articolo pubblicato il 12 giugno, è anche doveroso parlare di ciò che stanno vivendo i parenti, amici e avvocati dei militari arrestati, torturati e/o perseguitati. Genitori, figli, mogli, cugini…&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="594" height="395" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militares-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12744" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militares-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militares-venezuela-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /><figcaption>PSKOV REGION, RUSSIA &#8211; AUGUST 7, 2018: A participant next to a Venezuelan national flag during a relay race incorporating an obstacle course for air assault units with small arms during the Airborne Platoon contest at the 2018 International Army Games. Valery Sharifulin/TASS (Photo by Valery Sharifulin\TASS via Getty Images)</figcaption></figure>



<p>A seguito dell’articolo pubblicato il
12 giugno, è anche doveroso parlare di ciò che stanno vivendo i
parenti, amici e avvocati dei militari arrestati, torturati e/o
perseguitati.  Genitori, figli, mogli, cugini… non importa che
grado di parentela ci sia, basta che sia un famigliare che inizia la
persecuzione da parte della rete del terrore. Il regime si scaglia
contro tutti e contro tutto, lo sappiamo già, in modo quasi isterico
e senza nessun ragionamento e nessuna logica, anche genitori, figli,
cugini, mogli, mariti, amici e avvocati vengono perseguitati,
minacciati, arrestati e a volte anche torturati come gli stessi
militari, perché questa è una forma di pressione e di tortura
psicologica molto efficace.</p>



<p>I sergenti maggiori e fratelli Martínez
Daza sono venuti a conoscenza dell’arresto dei loro genitori di 71
anni.  Carla, cugina di un sergente della Guardia Nacional ha pagato
con il sangue l’essere parente stretta di un militare. Siccome il
sergente era scappato, allora la polizia ha arrestato diversi membri
della sua famiglia tra cui Carla, di 19 anni, questa ragazza è stata
torturata e violentata sessualmente durante la settimana in cui è
stata sequestrata. Zuleima Medina, moglie del maggiore generale
pensionato Rodríguez Torres ed ex ministro degli interni e della
giustizia durante gli anni 2013-2014, è stata picchiata e torturata
dal DGCIM. Loro non sono gli unici, ci sono decine e decine di
parenti minacciati, che hanno paura di parlare e di denunciare quello
che stanno subendo. Accuse infondate e illogiche che fanno contro i
parenti, semplicemente per infondere paura sui militari.</p>



<p>Anche gli avvocati dei militari e degli
ufficiali di polizia devono pagare e subire minacce e non solo,
perché in Venezuela essere avvocato è diventato un atto di
ribellione. l’Avv. Enrique Perdomo, difensore del commissario Iván
Simonovis, (uno dei primi prigionieri politici del regime di Hugo
Chávez, accusato senza prove e rinchiuso per 15 anni. In questo
momento si trova in esilio negli Stati Uniti perché come altri
esponenti importanti della politica venezuelana, è riuscito a
scappare) è stato arbitrariamente arrestato dal SEBIN. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="600" height="330" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/perdomo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12745" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/perdomo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/perdomo-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>Il 28 giugno scorso, l’avvocato e
presidente del Foro Penal Alfredo Romero, denunciava il sequestro di
Antonia Turbay, avvocata del medesimo Foro, portata via da casa sua
il 26 giugno dal SEBIN. È stata “desaparecida” per 4 giorni,
adesso si aspetta la cauzione e il posteriore divieto di dare
dichiarazioni e uscire dal paese. Un altro modo per far tacere le
persone e continuare a mantenerli prigionieri. Questi sono i più
recenti, ma ci sono decine e decine di avvocati che in questi anni
hanno subito la violazione dei loro diritti, solo per la professione
che esercitano. 
</p>



<p>Ovviamente, non scappano i giornalisti
o amici che per qualche ragione si sono avvicinati a militari o
poliziotti “ribelli”, per esempio, Saul Torres, registra
cinematografico sequestrato e arrestato solo per aver fatto un
documentario su Óscar Pérez, quel famoso poliziotto ribelle che
volo sulla capitale in elicottero per chiamare ad una ribellione
contro Maduro e successivamente ucciso selvaggiamente durante una
imboscata. Ebbene, questo ragazzo giornalista ha pagato, solo per
aver fatto un documentario sul poliziotto. Nessuno che abbia qualche
contatto con militari ribelli si salva. 
</p>



<p>L’ultimo aggiornamento sulle barbarie commesse dalla rete del terrore è la tragedia successa al capitano di corbetta Rafael Acosta Arévalo, arrestato il 21 giugno e accusato di cospirazione e tentativo di “golpe de estado”. 8 giorni dopo, il capitano è stato trasferito dal DGCIM alla sede del tribunale militare per una udienza di presentazione. È arrivato in sedia a rotelle con gravi ferite che sembravano evidenti indizi di torture: ferite alle braccia, mancanza di sensibilità alle mani, infiammazioni nei piedi, lesioni sul torso, non poteva alzarsi dalla sedia e nemmeno parlare, a stento è riuscito a dire al suo avvocato la parola “aiuto”. È morto poche ore dopo, quindi possiamo solo immaginare l’inferno che ha vissuto quest’uomo torturato sistematicamente per 8 giorni.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="680" height="453" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/simonovis.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12746" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/simonovis.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/simonovis-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>



<p>I prigionieri politici alla data del 1°
luglio sono 630, di cui 1 adolescente, 50 donne, 109 militari. 
</p>



<p>Adesso sono soprattutto le FAES
(Fuerzas de acción especial) a sequestrare e arrestare
arbitrariamente le persone. Operano come un’unità di
combattimento, hanno una logica di guerra, sono conosciuti come “los
verdugos de Maduro”. Da aggiungere alla rete del terrore. 
</p>



<p>Più debole diventa il regime, maggiore
sarà la repressione e questo orrore continuerà.</p>
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