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	<title>procura Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Verità per Hasib, il giovane disabile di origine rom</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2022 07:45:38 +0000</pubDate>
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<p><strong>Precipitato dalla finestra di casa dopo la visita di agenti della Polizia di Stato. Verità per Hasib, il giovane disabile di origine rom</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/hasib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="836" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/hasib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16603" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/hasib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/hasib-300x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/hasib-768x627.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Da circa tre anni la famiglia Omerovic/Sejdovic, di origine rom e di cui fanno parte i genitori e quattro figli, due minori e due disabili adulti, avendo portato a termine con successo un percorso di inclusione sociale, è fuoriuscita dall’insediamento di provenienza per fare ingresso in un’abitazione dell’edilizia residenziale pubblica in zona Primavalle, a Roma. La famiglia si è inserita positivamente nel tessuto sociale del quartiere.</p>



<p>Il 5 agosto 2022 i coniugi Omerovic/Sejdovic hanno depositato un&nbsp;<strong>esposto alla Procura della Repubblica</strong>&nbsp;nel quale vengono riportati i fatti che sarebbero accaduti nei giorni precedenti: a seguito di un post sui social successivamente cancellato, su Hasib Omerovic, 36 anni, sordomuto dalla nascita e incensurato, scaturiscono vaghe voci relative a sue presunte azioni volte a infastidire alcune giovani del quartiere.&nbsp;</p>



<p>Sempre secondo l’esposto, il 25 luglio scorso, quando nell’appartamento risultano presenti Hasib e la sorella, anche lei disabile,&nbsp;<strong>quattro persone in borghese e senza mandato, qualificatesi come agenti della Polizia di Stato,</strong>&nbsp;fanno il loro ingresso nell’appartamento. Vengono chiesti i documenti di Hasib, che prontamente li deposita sul tavolo. Secondo quanto appreso da una testimonianza raccolta,&nbsp;<strong>sarebbe nata un’improvvisa colluttazione</strong>. L’esposto riporta inoltre che, quando gli agenti escono dall’abitazione,&nbsp;<strong>il corpo di Hasib giace insanguinato sull’asfalto, dopo essere precipitato dalla finestra della sua camera da un’altezza di circa 8 metri, andando a impattare sul manto di cemento sottostante</strong>. All’interno dell’abitazione sarebbero stati in seguito rinvenuti<strong>&nbsp;il manico di una scopa spaccato in due e numerose macchie di sangue su vestiti e lenzuola. La porta della camera di Hasib sarebbe risultata sfondata</strong>.&nbsp;</p>



<p>Portato in ospedale a causa dei numerosi traumi, il giovane Hasib è da cinquanta giorni in gravissime condizioni.</p>



<p>A seguito dell’esposto l’ipotesi avanzata dal Pubblico Ministero è quella di&nbsp;<strong>tentato omicidio</strong>.</p>



<p>Lunedì 12 settembre, nel corso di una Conferenza Stampa organizzata presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, alla presenza di&nbsp;<strong>Fatima Sejdovic</strong>, la madre della vittima, del deputato&nbsp;<strong>Riccardo Magi</strong>, di&nbsp;<strong>Carlo Stasolla</strong>, portavoce di Associazione 21 luglio e degli avvocati della famiglia Arturo Salerni e Susanna Zorzi, sono stati illustrati i dettagli del tragico evento.</p>



<p><em>«Voglio conoscere la verità di quanto accaduto in quei drammatici minuti dentro la mia abitazione», ha dichiarato Fatima Sejdovic, «Mio figlio ora è in coma, la vita della mia famiglia irrimediabilmente devastata. Ci siamo dovuti allontanare dalla nostra casa perché abbiamo paura e attendiamo dal Comune di Roma una nuova collocazione. Come madre non cesserò di fare di tutto per conoscere la verità su quanto accaduto a mio figlio e agire di conseguenza».</em></p>



<p>Secondo il deputato Riccardo Magi, che sul caso ha presentato un’interrogazione al Ministero dell’Interno:<em>&nbsp;«Di fronte a questa tragedia e alla dinamica ancora non chiarita che la rende ancora più sconvolgente la famiglia di Hasib chiede e merita risposte chiare e in tempi brevi. La madre ha deciso di mostrare l’immagine scioccante del proprio figlio che giace sull’asfalto dopo essere precipitato, nella speranza che l’attenzione pubblica possa aiutarla ad ottenere verità. Le istituzioni democratiche tutte hanno il dovere e insieme il bisogno della stessa verità».&nbsp;</em></p>



<p>Carlo Stasolla, portavoce di Associazione 21 luglio, organizzazione che segue e supporta la famiglia anche sotto il profilo legale ha dichiarato<em>: «Su questa vicenda, dai profili ancora poco chiari, importante sarà che il lavoro della Magistratura faccia il suo corso senza interferenze e pressioni e che le istituzioni democratiche garantiscano alla madre di Hasib il raggiungimento della verità alla quale ha diritto. Su questo, come Associazione 21 luglio, presteremo la massima attenzione»</em>.</p>



<p>I partecipanti alla Conferenza Stampa continueranno a sostenere la famiglia Omerovic/Sejdoviic nella ricerca della verità. Associazione 21 luglio sul proprio sito ha lanciato un appello con raccolta firme indirizzate al Capo della Polizia Lamberto Giannini, per chiedere, per quanto è nelle sue competenze, di aiutare per fare luce su quanto accaduto la mattina del 25 luglio nell’appartamento di Primavalle dove viveva Hasib.</p>
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		<title>Mamma Regeni: “Giulio fa cose ma non può farle tutte lui”</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 07:47:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Cecilia Capanna  (da Other-news.info)</p>



<p>“<strong><em>Il governo italiano non prende una posizione ferma nei confronti dell’Egitto sul caso Regeni, le indagini procedono a fatica. Chi sa parli</em></strong>“.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.other-news.info/notizie/wp-content/uploads/2020/02/WqZpni6lSU2wTZhXET9YWA_thumb_3840.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1593"/><figcaption>Claudio Regeni, Alessandra Ballerini, Paola Deffendi, Marino Sinibaldi, Valerio Mastandrea<br>(Foto di Cecilia Capanna)</figcaption></figure></div>



<p>Giulio Regeni potrebbe essere il figlio, il fratello, l’amico di chiunque di noi. Quattro anni fa è scomparso in Egitto un nostro ragazzo, uno dei migliori, uno dei più brillanti, che non trovando lavoro in Italia, aveva accettato un incarico da ricercatore per un’università straniera, quella di Cambridge. Conosceva sei lingue, era uno dei cervelli in fuga dall’Italia, carico di voglia di conquistare il mondo, destinato al successo per i suoi mille talenti.</p>



<p>Questo è il cruccio della mamma di Giulio. Paola non se ne dà pace: se solo l’Italia fosse un paese che punta sui propri giovani, se solo non si facesse scappare i migliori di loro, costringendoli a vivere lontano dalla propria famiglia, dai propri affetti, dalla propria terra.</p>



<p>Giulio aveva appena compiuto 28 anni nel 2016, quando è stato sequestrato, torturato per giorni ed ucciso mentre stava lavorando. Perché fare il ricercatore è un lavoro.&nbsp;<strong>Quindi Giulio è morto sul lavoro.</strong></p>



<p>Si sono succeduti quattro di governi dal giorno della sua scomparsa, un ambasciatore è stato a suo tempo ritirato ma successivamente sostituito da uno nuovo,&nbsp;<strong>Giampaolo Cantini</strong>, il cui mandato principale era quello di risolvere questa gravissima questione e che invece sembra non rispondere alle email dei Regeni.</p>



<p>Di questo hanno parlato Paola Deffendi e Claudio Regeni, accompagnati dalla loro legale Alessandra Ballerini, all’<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/04/giulio-regeni-i-genitori-lambasciatore-in-egitto-neanche-ci-risponde-ragioni-di-alfano-per-rinviarlo-li-fuffa-velenosa-renzi-da-premier-ci-volle-incontrare-senza-avvocati/5694724/?fbclid=IwAR1sOA931g1E7ohJ5sHn0k7ZqcwKBbRDa-xmrpCoFw7kFUywHdlBRpa5phw&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>audizione da parte della commissione parlamentare di&nbsp;inchiesta per la morte del ragazzo</strong></a><strong>,</strong>&nbsp;tenutasi lo scorso martedì mattina. “Se la politica non collabora, i pm non vanno avanti” ha detto la mamma di Giulio rivolgendosi al Parlamento. Alessandra Ballerini ha anche parlato di&nbsp;<strong>“altri italiani presi in passato e liberati grazie ad un meccanismo oliato” di interventi ufficiosi delle nostre autorità per liberare i connazionali e che “nel caso di Giulio non ha funzionato</strong>“.&nbsp;</p>



<p>I due politici italiani che si sono interessati sin dall’inizio al caso Regeni sono il&nbsp;<strong>Senatore</strong>&nbsp;<strong>Luigi Manconi</strong>, in prima fila ad ogni incontro di sensibilizzazione alla causa, e il&nbsp;<strong>Presidente della Camera Roberto Fico</strong>, che&nbsp;martedì ha parlato con il&nbsp;<strong>consulente della famiglia al Cairo Ahmed Abdallah</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.other-news.info/notizie/wp-content/uploads/2020/02/UNADJUSTEDNONRAW_thumb_383f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1584"/><figcaption>Ahmed Abdallah e Roberto Fico</figcaption></figure></div>



<p>In questi giorni i coniugi Regeni hanno presentato, a Milano con Pif e a Roma con Valerio Mastandrea, il loro&nbsp;<strong>libro “Giulio fa cose”</strong>,&nbsp;scritto con Alessandra Ballerini per far conoscere i dettagli delle indagini e per far capire il loro dramma, che è un dramma di tutti, perché nella misura in cui ancora non ci sono verità e giustizia per Giulio, non ci sarebbero verità e giustizia per qualsiasi altro ragazzo dei nostri che si trovasse al momento sbagliato nel posto sbagliato, come è successo a lui.</p>



<p>La storia è piena di prove inquinate, prove occultate, 5 persone morte in circostanze strane. La ricerca della verità è davvero complicata, è molto difficile venirne a capo senza l’intervento del governo. E per tutta risposta invece arriva la notizia che&nbsp;<a href="https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/02/06/news/regeni_egitto_italia_fregata-247851049/?fbclid=IwAR2bzZOh3-02-4oPQr0lArmJOviInPZISvwPy5uROXECX2xAadH-cDEQ93U&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>l’Italia ha venduto due navi militari all’Egitto&nbsp;</strong></a><strong>e che la trattativa è stata gestita da Palazzo Chigi e Fincantieri.</strong></p>



<p><strong>Sembra che non resti altro da fare che sperare che chi sa parli.</strong></p>



<p><strong>L’appello di Alessandra Ballerini:</strong>&nbsp;“C’è sicuramente il lavoro straordinario della procura e degli investigatori ma serve che chi sa parli e credo che dopo 4 anni sia arrivato il tempo che chiunque abbia osservato, abbia visto, abbia partecipato anche in minima parte, parli. Noi diciamo a queste persone che loro trovano pace solo se parlano”.&nbsp;<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/25/news/regenifiles_giulio_regeni-241664081/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>La Repubblica ha messo a disposizione una piattaforma online</strong></a>&nbsp;<strong>su cui chiunque sappia qualcosa può testimoniare in modo assolutamente anonimo</strong>.</p>



<p><strong>La mamma Paola: “Abbiamo bisogno del vostro aiuto, perché Giulio fa cose ma non può farle tutte lui”.&nbsp;</strong></p>
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		<title>Il commento di MSF sulla notizia del sequestro della nave Aquarius per presunte irregolarità nella gestione dei rifiuti di bordo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2018 08:50:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/071233151-d48c97b9-b547-42ce-9a24-e6ddd2a0c34c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11694" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/071233151-d48c97b9-b547-42ce-9a24-e6ddd2a0c34c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="560" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/071233151-d48c97b9-b547-42ce-9a24-e6ddd2a0c34c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/071233151-d48c97b9-b547-42ce-9a24-e6ddd2a0c34c-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p>Il sequestro è stato richiesto dalla Procura di Catania. Il provvedimento di sequestro deriva da un’indagine sullo smaltimento dei rifiuti di bordo, con particolare riferimento ai vestiti dei migranti soccorsi, agli scarti alimentari e ai rifiuti dell’infermeria della nave.</p>
<p><strong>Rifiutiamo categoricamente queste accuse e siamo pronti a chiarire i fatti e a rispondere delle procedure che abbiamo seguito e riaffermiamo con forza la legittimità e la legalità della nostra azione umanitaria.</strong></p>
<p>La Procura sostiene che questi rifiuti dovevano essere considerati rifiuti sanitari a rischio e gestiti secondo apposite procedure, ma MSF ha sempre seguito procedure standard basate su regolari contratti con gli agenti portuali e le aziende preposte allo smaltimento dei rifiuti al porto, per questo siamo sereni e confidiamo nel corso della giustizia.</p>
<p>Da medici, è inaccettabile anche solo il sospetto di una simile ipotesi di reato: salvare vite è la nostra prima ed unica missione. <em>&#8220;Questa accusa attacca la professionalità di tutti gli operatori umanitari impegnati a controllare trasmissioni infettive in ben altri contesti come l’Ebola in Congo. <strong>La Tubercolosi e la Meningite non si trasmettono con i vestiti </strong>”</em> ha ricordato ieri in conferenza stampa Gianfranco De Maio medico MSF <strong><em>“Sono parole inaccettabili&#8221;</em></strong>. Siamo sempre molto attenti a quelli che possono rappresentare elementi di contagio o di diffusione di malattie e possiamo affermare che nessun rischio sanitario è stato mai individuato sulle navi di soccorso dall’inizio delle attività in mare, men che meno legate alla pericolosità dei rifiuti.</p>
<p>Ovviamente diamo piena disponibilità a collaborare con le autorità italiane e ci auguriamo che si faccia chiarezza il prima possibile su questa ennesima, assurda accusa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://t.contactlab.it/c/2005385/4977/23745400/19647?utm_source=prospect&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://t.contactlab.it/c/2005385/4977/23745400/19647?utm_source%3Dprospect&amp;source=gmail&amp;ust=1543048416817000&amp;usg=AFQjCNHsyM4j_wLJ6nHsIzkKrPHXY8OpJw&utm_source=rss&utm_medium=rss">Clicca qui►</a></strong> per vedere la conferenza stampa.</p>
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		<title>Il procuratore generale della Repubblica Araba d’Egitto, Nabil Ahmed Sadek sul caso Regeni</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 09:47:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/image-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7620" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/image-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="image-4" width="558" height="342" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/image-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 558w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/image-4-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 558px) 100vw, 558px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Giulio era un portatore di pace e non chiuderò questa indagine finché non avrò arrestato chi lo ha ucciso&#8221;. Queste le parole del procuratore generale della Repubblica Araba d’Egitto, Nabil Ahmed Sadek, che nel pomeriggio del 6 dicembre scorso ha incontrato a Roma i genitori di Giulio Regeni, il ricercatore di Fiumicello ucciso al Cairo lo scorso gennaio. È durato 50 minuti l’incontro, presso la Scuola di polizia di via Guido Reni, tra Sadek e Claudio e Paola Regeni.</p>
<p>Il procuratore egiziano ha, inoltre, porto alla famiglia di Giulio le condoglianze delle istituzioni e del popolo egiziano. Erano presenti anche il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il pm Sergio Colaiocco, responsabili, in Italia, dell’inchiesta sulla morte di Giulio.</p>
<p>Il vertice tra le due procure è cominciato con una prima sessione di lavori incentrata sullo scambio di informazioni:“I magistrati della procura generale egiziana hanno consegnato tutta la documentazione richiesta dalla procura di Roma con la rogatoria del settembre scorso”, è quanto emerge da un comunicato congiunto emesso dalle due autorità giudiziarie.<br />
Ad aprile la Farnesina aveva richiamato in Italia l&#8217;ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari, in seguito al fallimento di un incontro tra le squadre investigative italiana ed egiziana sull’omicidio. Qualche settimana fa le autorità egiziane hanno restituito alla famiglia del ricercatore friulano i suoi documenti, ritrovati dopo la sua morte. Lo scorso ottobre, in un incontro con gli studenti universitari dell’università Luiss di Roma, il ministro degli Esteri italiano, ora Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni ha definito la vicenda Regeni come “una ferita ancora aperta”.</p>
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		<title>Brescia: il caso dei permessi di soggiorno (e una sentenza positiva)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2015 05:06:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; diventato un vero e proprio caso quello che è accaduto a Brescia nei giorni scorsi e si tratta di una situazione ancora irrisolta: Mario Morcone &#8211; capo dipartimento Immigrazione del Ministero degli Interni&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/192320221-af09f614-76fa-4f6d-b5f1-f0604e494926.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/192320221-af09f614-76fa-4f6d-b5f1-f0604e494926.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
diventato un vero e proprio caso quello che è accaduto a Brescia nei<br />
giorni scorsi e si tratta di una situazione ancora irrisolta: Mario<br />
Morcone &#8211; capo dipartimento Immigrazione del Ministero degli Interni<br />
-ha confermato che, per gli immigrati della provincia di Brescia, ci<br />
sono solo due possibilità su dieci di ottenere il permesso di<br />
soggiorno.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
parla, in particolare, del permesso di un anno per attesa<br />
occupazione. Questo permesso non viene quasi mai rilasciato e il<br />
motivo è preciso e riguarda le tempistiche: la questura impiega<br />
mediamente più di dodici mesi per rinnovare il documento, quando la<br />
stessa legge Bossi-Fini stabilisce, invece, che il termine debba<br />
essere al massimo di 60 giorni. Il risultato è che l&#8217;80% delle<br />
domande da parte dei migranti viene respinto, quando la media<br />
italiana è del 20%.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lo<br />
scorso 24 marzo è stato organizzato un presidio di protesta<br />
organizzato dalla CGIL, caricato dalla polizia e nella dichiarazione<br />
inviata al Ministero dell&#8217;Interno si legge: “ l&#8217;intervento violento<br />
della forza pubblica è stato ingiustificato e controproducente al<br />
fine del mantenimento dell&#8217;ordine pubblico, così come non è<br />
comprensibile la gestione complessiva dell&#8217;ordine pubblico che,<br />
anziché tendere a contenere e limitare situazioni di tensione, sta<br />
contribuendo in questo modo ad esarcebare un clima di tensione”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
tensione continua perchè sono continuate le proteste dei migrati<br />
anche se le manifestazioni sono state vietate dal questore. Il<br />
prefetto, Narcisa Brassesco Pace, è indagato per aver chiesto ad un<br />
amico di far restituire al figlio la patente ritirata. E in tutto<br />
questo risuonano le parole di Salvini e Calderoli. “Noi lottiamo<br />
per un Paese normale secondo molti aspetti. Per esempio un Paese in<br />
cui non si tengano manifestazioni come quella di oggi a Brescia, dove<br />
2000 immigrati hanno sfilato pretendendo il permesso di soggiorno”<br />
questo è Salvini. E ancora: “Viviamo in un Paese al contrario,<br />
mentre a Brescia gli immigrati e i centri sociali manifestavano per<br />
chiedere ancora più diritti per i clandestini, a Torino qualche<br />
centinaio dei soliti violenti si scontrava con le Forze dell&#8217;ordine”:<br />
slogan, confusione, allarmismi. E in questo Paese i diritti si<br />
“pretendono”&#8230;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Però<br />
vogliamo dare una buona notizia: si tratta della sentenza della <i>Corte<br />
di Cassazione civile, sezione sesta, ordinanza n. 5926 del 25 Marzo<br />
2015. </i>
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="border: currentColor; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="border: currentColor; margin-bottom: 0cm; padding: 0cm;">
Nel<br />
caso di specie l&#8217;interessato, immigrato privo di documenti di<br />
riconoscimento, recuperato in mare da un mezzo della Marina militare,<br />
impugna il <b>decreto<br />
di trattenimento in centro di identificazione ed espulsione</b><br />
lamentando di essere stato immediatamente respinto senza che gli<br />
fossero fornite informazioni relative alla procedura di<br />
<b>riconoscimento<br />
di protezione internazionale</b>.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="border: currentColor; padding: 0cm;">
La<br />
Suprema corte accoglie il ricorso confermando che, sebbene nel nostro<br />
ordinamento non esista un <b>obbligo<br />
formale a provvedere</b>,<br />
tale necessità è ricavabile in via interpretativa dal combinato<br />
disposto di normativa nazionale ed europea in materia migratoria<br />
(nella specie, direttiva 2013/32/UE del 26 Giugno 2013).
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="border: currentColor; padding: 0cm;">
Tale<br />
obbligo è sancito altresì dalla giurisprudenza della Corte europea<br />
dei diritti dell&#8217;uomo. In definitiva “<i>non<br />
può tuttavia continuare ad escludersi che il medesimo dovere sia<br />
necessariamente enucleabile in via interpretativa facendo<br />
applicazione di regole ermeneutiche pacificamente riconosciute, quali<br />
quelle dell&#8217;interpretazione conforme alle direttive europee in corso<br />
di recepimento e dell&#8217;interpretazione costituzionalmente orientata al<br />
rispetto delle norme interposte della CEDU, come a loro volta<br />
interpretate dalla giurisprudenza dell&#8217;apposita corte<br />
sovranazionale”.</i><br />
La presentazione di eventuale domanda di protezione internazionale<br />
impedirebbe di fatto al respingimento di operare.<br />
(www.StudioCataldi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
</div>
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