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	<title>profughi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Notizie dal Sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 09:23:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da anbamed.it Ringraziamo Farid Adly per gli aggiornamenti continui. Genocidio a Gaza In un solo bombardamento a Nuseirat, contro una scuola dell’ONU trasformata in rifugio per sfollati, l’esercito israeliano ha ucciso 50 persone. Tutti&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Da anbamed.it </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>في مشهد قاس يعكس مأساة الفلسطينيين في قطاع غزة جراء الحرب الإسرائيلية، اجتاحت الأمطار الغزيرة خيام النازحين في مناطق عدة، لتزيد المآسي التي لم تتوقف عند هول القصف الإسرائيلي فحسب، بل فاقمت الظروف الجوية القاسية أيضا حجم الكارثة. ويعيش نحو مليوني نازح فلسطيني في محافظات قطاع غزة، في ظروف معيشية قاسية، مع اقتراب حلول فصل الشتاء وموسم تساقط الأمطار، وفق المكتب الإعلامي الحكومي بغزة. ( Mahmoud Bassam &#8211; وكالة الأناضول )</figcaption></figure>



<p></p>



<p> Ringraziamo Farid Adly per gli aggiornamenti continui.  </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/Anbamed-20240925.mp3?utm_source=rss&utm_medium=rss"></audio></figure>



<p id="gaza"></p>



<p id="genocidio"><strong>Genocidio a Gaza</strong></p>



<p>In un solo bombardamento a Nuseirat, contro una scuola dell’ONU trasformata in rifugio per sfollati, l’esercito israeliano ha ucciso 50 persone. Tutti civili. Le testimonianze dei soccorritori, ai microfoni delle tv arabe presenti sul campo, sono agghiaccianti. “Corpi smembrati irriconoscibili. Bambini senza testa. È terribile, è terribile”, ha esclamato un soccorritore, chiedendosi di dove è finità l’umanità.</p>



<p><strong>Il nos<em>tro commento quotidiano fisso:</em>&nbsp;Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture</strong></p>



<p><strong>storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni dichiarate dai politici e generali israeliani. Chiudono gli occhi e dicono:&nbsp;<em>“Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.</em></strong></p>



<p><strong>Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.</strong></p>



<p id="libano"><strong>Libano-Israele</strong><strong></strong></p>



<p>Quarta ondata di bombardamenti israeliani, stamattina, sulla popolazione civile libanese. Si ripete lo scenario di Gaza. Si bombardano i civili e la propaganda parla di attacchi mirati. Le vittime sono state finora 568 persone uccise, in stragrande maggioranza donne e bambini. 1800 i feriti.&nbsp; Rasi al suolo interi quartieri con palazzi di 7 piani, usando bombe made in USA del peso di una tonnellata. L’esercito israeliano dice che l’operazione è breve, ma se necessario andrà all’infinito, fino alla distruzione di Hezbollah. Un’altra grande bugia come quella su Hamas a Gaza. È un altro genocidio. 500 mila sono gli sfollati in fuga dalle città e villaggi del sud.</p>



<p>Ieri sono stati 400 i missili, i razzi e i droni lanciati dal sud Libano verso il territorio israeliano. È stata colpita la base navale di Haifa. Stamattina i portavoce di Hezbollah hanno dichiarato che è stato lanciato un missile ‘Qader 1’ contro la sede del Mossad a Tel Aviv, responsabile – secondo il comunicato – di aver architettato gli attacchi contro i cercapersone.</p>



<p>Netanyahu parla di riportare la popolazione israeliana sfollata da 11 mesi dal nord alle proprie case, ma con la sua operazione ha aumentato il numero degli sfollati di altre 100 mila persone. La stampa israeliana rivela che gli strateghi di Tel Aviv hanno il timore della presenza di 40 mila combattenti di varie nazionalità arabe presenti nel sud della Siria, pronti ad intervenire in caso dello scoppio di una vera guerra. Netanyahu ha indirizzato al presidente siriano un avviso minaccioso.</p>



<p>Diversi analisti dei media israeliani parlano di questo attacco contro il Libano come una tattica diversiva per nascondere il fallimento nel raggiungere gli obiettivi della guerra su Gaza. “Gli ostaggi sono stati abbandonati”, scrivono. Haaretz scrive che alti comandanti dell’esercito e dei servizi di sicurezza hanno avanzato al consiglio ristretto del governo l’idea di una tregua a Gaza, “per consolidare strategicamente i risultati sul fronte nord”. Tradotto dal militarese, la fine delle operazioni a Gaza costringerà Hezbollah a deporre le armi e non proseguire gli attacchi missilistici, ma nel frattempo sarebbe stato indebolito. È un’analisi che stride con la volontà di Netanyahu di mantenere salda la propria poltrona. E per ottenere questo obiettivo è disposto a scatenare una guerra generalizzata in M.O., appellandosi al vittimismo della sindrome di accerchiamento.</p>



<p>Oggi a New York si terrà la riunione del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Libano. Un altro inutile appuntamento che non metterà fine all’aggressione israeliana a causa del diritto di veto di Washington.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p id="situazione"><strong>Situazione umanitaria a Gaza</strong><strong></strong></p>



<p>I torrenti in piena sono l’ulteriore sofferenza della popolazione di Gaza costretta dall’invasione israeliana a vivere in tende di plastica, che non difendono dal caldo d’estate e dal freddo e dell’acqua d’inverno. Le piogge delle ultime settimane hanno fatto inondare i torrenti e i campi profughi sono diventati pozzanghere.</p>



<p id="onu"><strong>ONU</strong><strong></strong></p>



<p>Si è aperta da ieri l’Assemblea generale dell’ONU con gli interventi dei capi di Stato e di governo. Al centro degli interventi Palestina, Libano, Ucraina e il pericolo di una guerra nucleare. Ieri è toccato al presidente Usa Biden, che non ha affatto rassicurato su un futuro di pace nel mondo.</p>



<p>Si attendono i discorsi di Cina e Russia. Dei paesi emergenti spicca il discorso del presidente brasiliano Lula. “Quando è stata fondata, l’Onu ha avuto la forza di creare lo Stato di Israele, ma oggi non ha il coraggio di creare lo Stato palestinese”. Poi ha aggiunto: “Il mondo è fuori controllo. Nessuno rispetta nessuno. L’ONU non ha la forza per prendere decisioni importanti, creando un danno alla pace nel mondo. Non ci sarebbe stata la guerra tra Russia e Ucraina. Non ci sarebbe stato il genocidio nella Striscia di Gaza. Non ci sarebbe stato bisogno di un’invasione in Libia né della guerra in Iraq. Tutto ciò avrebbe potuto essere evitato se l’Onu avesse adempiuto al suo compito di imporre una governance globale”. Un chiaro attacco all’unilateralismo degli USA e della NATO.</p>



<p id="militarismo"><strong>Militarismo USA in MO</strong><strong></strong></p>



<p>Una nave cisterna USA per il rifornimento di carburante “si è guastata” nella zona del Golfo. Lo riporta una tv di Washington senza specificare i motivi di questo guasto. Il responsabile militare citato avrebbe parlato di danni subiti, ma non viene chiarito se è stata colpita da droni o missili marini oppure si sarebbe trattato di un guasto tecnico o uno speronamento accidentale. Nella zona del golfo arabo-persico è presente la portaerei Lincoln, che è a propulsione nucleare. Le altre navi di supporto però hanno bisogno di rifornimenti petroliferi per proseguire la missione di lungo periodo. Il pattugliamento statunitense del Golfo è una minaccia contro l’Iran.</p>



<p id="cisgiordania"><strong>Cisgiordania</strong><strong></strong></p>



<p>Ieri, i rastrellamenti israeliani hanno toccato El-Bira e Nablus e villaggi delle zone di Jenin e Qalqilia. Una guerra non dichiarata che sfida le risoluzioni dell’ONU e della Corte di giustizia internazionale, che avevano dichiarato illegale l’occupazione militare israeliane dei territori palestinesi. Questa guerra ha il compito di costringere la popolazione alla deportazione, per lasciare libero spazio alla colonizzazione ebraica. Nella prima metà di quest’anno, 27 mila donum di terreni agricoli palestinesi sono stati confiscati con decreti militari, per essere poi assegnati alle colonie.</p>



<p id="gerusalemme"><strong>Gerusalemme</strong><strong></strong></p>



<p>Discriminazione razziale contro i palestinesi. Un cittadino israeliano-palestinese di Gerusalemme, farmacista a Petah Tiqva, Moataz Y’leaan, è stato arrestato dalla polizia israeliana perché indossava un anello con la scritta in arabo “Mohammed profeta di dio”. L’accusa sarebbe simpatia con l’Isis. Era stato denunciato da un cliente israeliano razzista e la polizia ha fatto irruzione nella farmacia, davanti ai clienti presenti, e non ha voluto sapere nulla delle spiegazioni del significato della frase. Il deputato Ayman Odeh ha indirizzato un’interrogazione al premier Netanyahu chiedendo se il suo governo vuole “cancellare uno dei 5 pilasti dell’Islam oppure è una politica di Apartheid contro i palestinesi di Israele?”.</p>



<p id="iran"><strong>Iran</strong><strong></strong></p>



<p>Armiamoci e partite! È questo il motto prevalente a Teheran. Dopo i duri attacchi israeliani in Libano, il ministero degli esteri iraniani si è messo ad analizzare la situazione: “Hezbollah da solo non ce la fa a contrastare Israele. Questo attacco israeliano è il segnale del loro fallimento a Gaza”. Delirio per nascondere in realtà il fallimento della politica iraniana di mandare avanti i partiti sciiti arabi allo sbaraglio, mentre i governanti di Teheran fanno i comodi loro. Ieri il presidente Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran è disponibile a discutere con altre nazioni la possibilità di raggiungere un cessate il fuoco a Gaza. Non potevano esprimerla questa loro neutralità l’8 ottobre 2023? Come hanno fatto d’altronde la totalità dei regimi arabi, che si erano limitati alla solidarietà a parole.</p>



<p>Il sito saudita Ilaph ha rivelato l’esistenza di una trattativa segreta indiretta tra Israele e Iran, con la mediazione di Washington, per la de-escalation nella regione a partire dalla situazione libanese. Se queste rivelazioni si dimostrassero vere, sarebbe una bella pugnalata alla schiena a Hezbollah. Le proposte statunitensi sul tavolo chiederebbero l’allontanamento dei guerriglieri del partito dal sud Libano, come rivendica Tel Aviv.</p>



<p id="siria"><strong>Siria</strong><strong></strong></p>



<p>Bombardamento israeliano su Tartous, cittadina siriana sul Mediterraneo vicina al confine libanese. Secondo l’osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra, l’attacco è mirato a colpire le batterie dell’antiaerea ma ha colpito una zona residenziale. Nella zona ci sono anche le basi navali russe e questo attacco sembra di assumere il senso della provocazione contro Mosca, in linea con la politica di Washington in Ucraina.</p>



<p></p>
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		<title>MEDU (Medici per i diritti umani): emergenza Ucraina</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 10:41:49 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="526" height="526" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17694" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a></figure></div>



<p> </p>



<p>&#8220;Ci sarà sicuramente un&#8217;altra conferenza di pace&#8221;: questa la dichiarazione all&#8217;Ansa, di circa 20 ore fa, del cancelliere tedesco Olaf Scholz che continua, affermando:</p>



<p>&#8220;E io e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky siamo d&#8217;accordo sul fatto che debba essere coinvolta anche la Russia&#8221;.  in un&#8217;intervista alla Zdf.</p>



<p>Scholz, ha chiesto di intensificare gli sforzi diplomatici per raggiungere la pace in Ucraina &#8220;più rapidamente&#8221;, mentre la guerra sta attraversando il suo terzo anno. &#8220;Credo che sia giunto il momento di discutere su come uscire da questa situazione di guerra e raggiungere la pace più rapidamente&#8221;.</p>



<p><br>Dall&#8217;inizio del conflitto, tra gli aiuti umanitari sul territorio, la clinica mobile di MEDU opera nella cittadina di confine rumena di Siret-Suceava e nella città di<strong> </strong>Černivc<strong>i</strong> in Ucraina che ospita circa 80.000 profughi principalmente a donne, bambini e anziani. </p>



<p>Le persone in fuga  dalla guerra sono profondamente provate e gli effetti della paura e del trauma possono causare ferite psicologiche come il disturbo post traumatico. Poter ricevere un supporto medico psicologico è essenziale.</p>



<p>Inoltre, l’intervento prevede anche azioni di supporto rivolte ai volontari rumeni impegnati a offrire accoglienza, orientamento alle donne, anziani e bambini in fuga dalla guerra e in arrivo in Romania.</p>



<p><strong>Il team sanitario di MEDU, </strong>composto da un coordinatore, mediatori,  medici e psicologi fornisce assistenza medico-psicologica e in collaborazione con l’associazione <a href="https://www.facebook.com/nutriaiditalia.onlus?__cft__%5B0%5D=AZXnS3XxXm0rriL4R0fh7tcasGU_5h1dl4zJ62c5_J2uKkcl3-E9rYZ4bW7lphlBQM9RhSF_DmAuReOSJGTuR1cxjpFDufCNzP-uFSf70AHN1uiow4CfUlI5MFuSobtoy4CoJsBKhwiCm7B9evtOvO4ASi5qtY6cAW5HBqT39HwmerEWCfayxGf7ToN94voJEMg&amp;__tn__=-%5DK*F&utm_source=rss&utm_medium=rss">NutriAid Italia</a>, assistenza  pediatrica.</p>



<p>Sono previste attività formative sul tema nel pronto soccorso psicologico per i volontari delle organizzazioni locali impegnati nell’accoglienza e nell’orientamento  al confine con l’Ucraina e nelle principali città rumene.</p>



<p>Anche in Italia nei centri MEDU&nbsp;Psyche si fornisce un servizio di assistenza psicologica&nbsp; per i profughi ucraini.</p>



<p><strong>Il team clinico  è composto da:</strong></p>



<ul><li>Medici</li><li>Pediatri di NutriAid</li><li>Psicologi</li><li>Mediatori</li></ul>



<p>Dal 24 febbraio 2022  è, inoltre, attivo il progetto: &#8220;Assistenza sanitaria e supporto psicosociale in favore della popolazione sfollata in Ucraina&#8221;.</p>



<p>Dal 24 febbraio 2022, la guerra in Ucraina continua a infliggere un immane dolore umano, morti e distruzione, mettendo milioni di persone a rischio di gravi violazioni e generando gravi bisogni umanitari. Secondo i dati OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) su una popolazione totale di 33.3 milioni di persone, il 43% (14.6 milioni) ha bisogno di urgenti aiuti umanitari, assistenza e protezione, mentre 6 milioni sono rifugiati sul territorio europeo (febbraio 2024). Nell’oblast di Chernivtsi, dove MEDU opera da maggio 2022, sono 173.752  le persone che hanno bisogno di assistenza. Chernivtsi, che per il momento non è teatro di guerra, è tra gli oblast con la maggiore concentrazione di persone che hanno subito multipli sfollamenti (circa il 50%) e hanno percorso rotte spesso difficili sia all’interno sia all’esterno del Paese alla ricerca di sicurezza e stabilità (IOM). Le persone in fuga sono profondamente provate e gli effetti della paura e del trauma possono causare ferite psicologiche come il disturbo da stress post traumatico. Si stima che le persone che hanno urgente bisogno di assistenza sanitaria ammontino a 7.8 milioni, di cui 85.965 nella regione di Chernivtsi (OCHA). Per contribuire a far fronte a tale emergenza, MEDU ha avviato un intervento di assistenza sanitaria e psicologica all’oblast di Chernivtsi, attraverso una clinica mobile e un’equipe composta da medici generalisti, pediatri, psicologi e mediatori culturali. Poter ricevere un supporto medico psicologico costituisce accesso ad un servizio essenziale e salvavita.</p>



<p><strong><br>Attivitá</strong></p>



<ul><li>Distribuzione di farmaci e dispositivi medicali per le strutture sanitarie locali</li><li>Erogazione dei servizi sanitari di base e dei servizi e fornitura di medicinali essenziali</li><li>Erogazione servizi primo soccorso psicologico e psicotraumatologia</li><li>Attività di supporto psicosociale di sostegno alle persone in condizione di maggiore vulnerabilità</li><li>Formazione e supporto al personale delle OSC locali, in ambito di pronto soccorso psicologico/psicotraumatologia e prevenzione del trauma vicario e del burn out</li></ul>
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		<title>10. anniversario del genocidio contro gli Yazidi in Iraq (3 agosto 2014)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Aug 2024 09:27:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Garantire sicurezza ai sopravvissuti! Dieci anni dopo il genocidio contro la popolazione yazidi nel nord dell’Iraq, non c’è ancora alcuna prospettiva di un futuro sicuro per isopravvissuti, né in Iraq né in esilio in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>Garantire sicurezza ai sopravvissuti!</p>



<p></p>



<p>Dieci anni dopo il genocidio contro la popolazione yazidi nel nord dell’Iraq, non c’è ancora alcuna prospettiva di un futuro sicuro per i<br>sopravvissuti, né in Iraq né in esilio in Europa, critica l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM). Vista la consistente presenza di Yazidi<br>accolti in esilio in Germania, ieri l’organizzazione per i diritti umani ha esortato la Ministra degli Interni Nancy Faeser a concedere una<br>protezione permanente ai 5.000-10.000 membri di questa comunità religiosa in Germania e a proteggerli dall’imminente deportazione. Il 3 agosto 2014, il cosiddetto Stato Islamico (IS) ha attaccato la comunità yazidi di Sinjar, nel nord dell’Iraq, uccidendone almeno 5.000. Circa 7.000 donne e ragazze sono state rapite e ridotte in schiavitù. 2.000 di loro sono ancora oggi disperse.</p>



<p>Il 19 gennaio 2023, il Bundestag tedesco non solo ha riconosciuto il genocidio contro gli yazidi, ma ha anche esplicitamente sottolineato che la situazione in Iraq è troppo pericolosa per un ritorno e quindi senza speranza, ha ricordato l’APM alla ministra. Dopo i terribili crimini commessi dall’IS contro questa comunità, dovrebbe essere ovvio dare ai sopravvissuti che cercano rifugio all’estero l’opportunità di fare i conti con i loro terribili traumi in sicurezza e di ritrovare la strada per una vita quotidiana stabile.</p>



<p>Il riconoscimento del genocidio diventa un vergognoso gesto simbolico se non è accompagnato dalla promessa di proteggere le persone colpite da situazioni pericolose per la loro vita in futuro e di evitare che siano nuovamente traumatizzate. In questo decimo anniversario del crimine, commemoriamo le vittime di questo genocidio e siamo solidali con la comunità yazidi, che deve ancora lottare per la giustizia e contro la discriminazione transnazionale, soprattutto da parte di altri gruppi di migranti, nello specifico in Germania. La protezione che la comunità yazidi in esilio dovrebbe ricevere attraverso il riconoscimento del genocidio in Germania non deve più trasformarsi in paura di deportazione e perdita di fiducia nella politica tedesca.</p>
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		<title>Israele Palestina, pace utopia necessaria</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Dec 2023 10:50:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani. Pubblichiamo il link alla registrazione dell’interessantissima serata che si è svolta lunedì 4 dicembre a Milano “Israele Palestina Pace Utopia Necessaria” (1451) ISRAELE PALESTINA, PACE UTOPIA NECESSARIA &#8211;&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani.</p>



<p>Pubblichiamo il link alla registrazione dell’interessantissima serata che si è svolta lunedì 4 dicembre a Milano “Israele Palestina Pace Utopia Necessaria” <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Do_29sL4EPA&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(1451) ISRAELE PALESTINA, PACE UTOPIA NECESSARIA &#8211; YouTube</a> organizzata da CostituzioneBeniComuni (la registrazione inizia al min.1,06)</p>



<p>E&#8217; stata un’occasione unica per approfondire aspetti specifici: con testimoni presenti sul campo come Shula da Israele e Jacopo Intini appena rientrato da Gaza dove ha lavorato per due anni come cooperante; con esperti quali Moni Ovadia e Ali Rashid che hanno ricostruito le origini del conflitto dentro una dimensione storica;  ricercatori come Guido Veronese, che insegna anche all’Università di Gaza; giornalisti come Marco Tarquinio al quale abbiamo chiesto qual è la strategia di Papa Francesco e Duccio Facchini che ci ha aggiornato sulle dimensioni dell’export dell’industria bellica italiana; associazioni che lavorano nell’ambito della solidarietà come Salaam Ragazzi dell’Olivo Milano impegnata nell’affido a distanza di bambini palestinesi di Gaza, della maggioranza dei quali non hanno più alcuna notizia.(Per chi fosse interessato: IT48X0501801600000011047719 Intestato a: Salaam Ragazzi dell’Olivo- Comitato di Milano-Onlus Causale: Donazione emergenza Gaza)</p>



<p></p>



<p>Ringraziamo Vittorio Agnoletto per la condivisione. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="ISRAELE PALESTINA, PACE UTOPIA NECESSARIA" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Do_29sL4EPA?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>“LibriLiberi”. La prigione più grande del mondo. Storia dei territori occupati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2022 07:28:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Ilan Pappè: un nome a molti noto per i suoi studi e scritti sul conflitto israelo-palestinese. Professore di Storia presso l&#8217;Istituto di studi arabi e islamici del College of Social Sciences and International Studies e direttore del Centro europeo per gli studi sulla Palestina presso l&#8217;università di Exeter, ha riscosso molto successo con il saggio intitolato “La pulizia etnica della Palestina” e ora torna in libreria, edito da Fazi, con “La prigione più grande del mondo. Storia dei territori occupati”.</p>



<p>La scrittura è, come sempre, divulgativa, ma ricca di informazioni dettagliate e puntuali che permettono al lettore di discricarsi nello svolgimento della Storia passata, recente e attuale di un conflitto che non trova soluzione, soprattutto per gli interessi geopolitici e per l&#8217;inerzia della comunità internazionale.</p>



<p>L&#8217;autore non si nasconde dietro alle parole, ma espone i fatti e li commenta in prima persona, partendo da quell&#8217;anno cruciale, in particolare per i palestinesi: il 1948.</p>



<p>Snocciola le strategie dei politici israeliani per porre le basi all&#8217;occupazione, via via sempre più estesa, dei territori con l&#8217;arricchimento di interviste e testimonianze agli operatori di ONG che operano sul campo i quali denunciano l&#8217;abuso di potere, la violenza, gli ostacoli burocratici, i checkpoint e tutto ciò che impedisce ai civili palestinesi di lavorare, studiare e di permettersi una qualità di vita degna di qualsiasi persona.</p>



<p>Molti i nomi che, nel tempo, si sono susseguiti in politica e sugli organi di stampa (quando ancora il conflitto era tra le priorità del giornalismo mondiale), in particolare dei politici israeliani da sempre sostenuti dagli USA e dall&#8217;Occidente tutto: ad esempio Moshe Dayan che, nel &#8217;69, in una dichiarazione pubblica afferma: “Adesso la generazione dei Sei giorni – del 1967 – è riuscita a raggiungere Suez, la Giordania e le alture del Golan. E non è finita qui”, ricordando che in 130 ore di guerra, Israele cambiò il volto del Medio Oriente e passò da 21000 a 102000 <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chilometro_quadrato?utm_source=rss&utm_medium=rss">km²</a> di occupazione: la Siria perse le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alture_del_Golan?utm_source=rss&utm_medium=rss">alture del Golan</a>, l&#8217;Egitto la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Striscia_di_Gaza?utm_source=rss&utm_medium=rss">striscia di Gaza</a> che occupava dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1948?utm_source=rss&utm_medium=rss">1948</a> e la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Penisola_del_Sinai?utm_source=rss&utm_medium=rss">penisola del Sinai</a> fino al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canale_di_Suez?utm_source=rss&utm_medium=rss">canale di Suez</a>, mentre la Giordania dovette cedere l&#8217;insieme delle sue conquiste del territorio palestinese ottenute nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1948?utm_source=rss&utm_medium=rss">1948</a>. L&#8217;annessione di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gerusalemme?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gerusalemme</a> venne ratificata all&#8217;indomani del conflitto, indicando la volontà d&#8217;Israele di conservare in tutto o in parte le sue conquiste.</p>



<p>Ma, come detto, si tratta di una situazione in stallo che giunge fino ai giorni nostri. Il piano regolatore municipale della città di Gerusalemme – il completamento era stato programmato per il 2020 – prevedeva l&#8217;acquisizione del villaggio di al-Wallaja, pari a 2000 dunam (come si legge nel testo) nonché la costruzione di una nuova, ennesima, colonia, denominata Gilo. E&#8217; importante sottolineare che: “la costruzione di quartieri come Gilo è ritenuta un crimine di guerra dal Diritto internazionale. Lo statuto di Roma della Corte penale internazionale del 1998 definisce un crimine di guerra perseguibile &#8216;il trasferimento, diretto o indiretto, ad opera della potenza occupante, di parte della propria popolazione civile nei Territori Occupati&#8217;”.</p>



<p>E poi ancora Ariel Sharon (1977-1987), le rivolte, il dominio reiterato mutano lo stesso paesaggio fisico della Cisgiordania, della striscia di Gaza e dello spazio vitale dei loro abitanti: anche la demografia viene stata trasformata: le deportazioni per attività politica, nell&#8217;87, erano circa 1500 così come numerosissime erano – e sono – lo spostamento dei cittadini da un luogo a un altro, a seguito di uno sradicamento forzato dalle proprie abitazioni.</p>



<p>La prima intifada, 1987-1993 e la seconda iniziata nel 2000, gli accordi di Oslo e il loro fallimento, avvicinano le vicende ad un altro anno tragico: il 2006, anno in cui Israele fu sconfitto sul fronte del Libano del sud e, per reazione, intensifica la sua politica a danno di un milione e mezzo di persone “che vivono nei 40 chilometri quadrati più densamente popolati del pianeta”. L&#8217;articolo 2 delle Nazioni Unite parla espressamente di “genocidio” e ancora oggi l&#8217;ONU possiede un organismo chiamato <em>Comitato per l&#8217;esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese (CEIRPP)</em> che però ha prodotto scarsi effetti sul processo di pace.</p>



<p>Cinquant&#8217;anni della prigione a cielo aperto di cui Pappè ha voluto tornare a parlarci per non relegare questo, come altri conflitti, a fondo pagina al posto di guerre “più vicine”, che colpiscono oligarchi e militari: ma è necessario, invece, pensare che prima di tutto a fare le spese di qualsiasi situazione di belligeranza sono le persone comuni, siamo noi: con corpi, cuore, anima e pensieri ancora assetati di speranza.</p>
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		<title>La speranza non è reato</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 08:25:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Di Luigi Ciotti su Lavialibera) Il conflitto in Ucraina ha dimostrato che accoglienza e solidarietà sono possibili. Ora servono politiche che mettano in cima alle priorità la vita delle persone, senza fare alcuna distinzione tra&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="585" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1024x585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16625" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1024x585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-768x439.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1536x878.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>(Di Luigi Ciotti su Lavialibera)</p>



<p></p>



<h3>Il conflitto in Ucraina ha dimostrato che accoglienza e solidarietà sono possibili. Ora servono politiche che mettano in cima alle priorità la vita delle persone, senza fare alcuna distinzione tra i popoli che necessitano di aiuto</h3>



<p>La speranza non è reato. Non può essere reato sperare di migliorare le proprie condizioni di vita. Senza speranza non c’è vita ma soltanto sopravvivenza. E a volte neppure quella, quando la situazione intorno è fatta di guerra, carestia, persecuzioni e violenze. Eppure noi pretendiamo di decidere chi ha diritto di sperare, e chi no. Chi ha diritto di vivere, e chi no.<br>La&nbsp;<strong>guerra in Ucraina</strong>, una sciagurata aggressione militare che in poche settimane ha costretto milioni di persone a lasciare le proprie case per cercare salvezza oltre i confini del Paese, ha smascherato anni di propaganda sul tema dell’immigrazione. La risposta coesa dell’<strong>Europa</strong>&nbsp;nell’<strong>accogliere i profughi</strong>&nbsp;e la generosità delle popolazioni, a partire da quelle più prossime al conflitto, ha dimostrato ciò che alcuni sostenevano, inascoltati, da sempre: quando c’è la volontà politica di salvare vite, e mettere la vita umana al primo posto, tutto diventa possibile.&nbsp;</p>



<h3>Aiuti e oblio</h3>



<p>In un tempo veramente breve, la solidarietà nei confronti delle persone in fuga ha consentito di dare efficacia a norme rimaste a lungo sulla carta, di superare vincoli sanitari e burocratici che sembravano insormontabili, di trovare accordi economici e far dialogare pubblico e privati in vista di un migliore coordinamento. Soprattutto, ha messo a tacere chi era abituato a definire “<strong>emergenza</strong>” l’arrivo, ogni anno, di poche migliaia di disperati attraverso le&nbsp;<strong>rotte pericolose del Mediterraneo o dei Balcani</strong>. Poiché si è visto che, anche di fronte a numeri ben maggiori, è possibile trovare spazi e costruire condizioni di accoglienza dignitose.</p>



<p>È partita allora la gara dei distinguo, delle classifiche di cosa è più guerra, di&nbsp;<strong>chi è più profugo</strong>, di quali situazioni sono disperate davvero e meritano la nostra mobilitazione. E poi, magia, si è smesso semplicemente di parlarne, come del resto è molto calata l’attenzione sul conflitto ucraino, non diversamente da quanto accaduto a&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-schede-704-infografica_guerre_conflitti_mondo?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti gli altri conflitti che pure continuano a provocare morte e devastazione nel mondo</a>.</p>



<p>Intanto, i disperati cui si nega il diritto di sperare non hanno smesso di affrontare le&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-tag-8-flussi_migratori?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rotte di morte del mare e dei monti</a>, trovando sempre le stesse porte chiuse, le stesse leggi selettive, la stessa disumanità. Di fronte a famiglie che con dedizione hanno accolto donne e bambini, investendo spazi privati, soldi e cuore. Di fronte ad associazioni che hanno messo in gioco le loro risorse sempre scarse, pur di rispondere al bisogno di protezione dei più fragili. Di fronte a un&nbsp;<strong>sistema scolastico</strong>&nbsp;che immediatamente si è attivato per far sentire a casa i piccoli arrivati col trauma della guerra, non è mancato chi ha speculato e ha visto nell’accoglienza un’occasione di tornaconto personale, a livello economico e di immagine. Così, se prima si monetizzava consenso sulla paura dei profughi, subito dopo lo stesso consenso si è monetizzato su&nbsp;<strong>una frettolosa pietà&nbsp;</strong>nei loro confronti. Quanta ipocrisia e quanto cinismo, mascherati da solidarietà.</p>



<h3>L’esercito dei profittatori</h3>



<p>Sperare non è reato, ma c’è chi auspica che lo diventi. Mentre scrivo questo articolo, tornano alla ribalta proposte già rivelatesi fallimentari in passato: blocchi navali,&nbsp;<strong>decreti sicurezza</strong>, respingimenti. E intanto governi illiberali – come&nbsp;<strong>Turchia</strong>,&nbsp;<strong>Egitto</strong>,&nbsp;<strong>Libia</strong>&nbsp;– riescono a condizionare gli equilibri internazionali, mercificando la speranza dei diseredati e la paura di chi vede a rischio i propri privilegi. Tengono in ostaggio migliaia di esseri umani che l’<strong>Europa non vuole&nbsp;</strong>e in cambio di questo “favore” pretendono soldi e la libertà di reprimere qualsiasi opposizione interna.&nbsp;</p>



<p>Sperare non è reato, ma su quella speranza quanti reati si compiono! Dai<a href="https://lavialibera.it/it-schede-200-com_e_fatto_un_trafficante_di_migranti?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;trafficanti di esseri umani&nbsp;</a>ai caporali, dai gestori corrotti dei meccanismi di accoglienza ai politici che usano il tema come un’arma elettorale. Il tutto a scapito di chi si muove onestamente per salvare vite e costruire&nbsp;<strong>opportunità durevoli</strong>, rispettose dei bisogni, dei legami e delle aspirazioni della gente.<br>Sperare non è reato, e noi continuiamo a sperare che questo concetto sacrosanto venga tradotto in politiche lungimiranti e leggi che guardano altrettanto lontano. Non è solo un problema di immigrazione, del resto.</p>



<h3>Un racconto distorto</h3>



<p>Pensiamo alle norme sullo&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-schede-459-ius_soli?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ius soli&nbsp;</a>– delle quali&nbsp;<em>lavialibera</em>&nbsp;si è occupata qualche numero fa – che non riguardano persone migranti ma&nbsp;<strong>giovani nati qui, italiani di fatto</strong>.&nbsp;Pensiamo alle sacche di povertà e illegalità in cui vengono lasciate campare comunità di diversa origine: dagli insediamenti informali di famiglie rom alle baraccopoli dei<a href="https://lavialibera.it/it-schede-235-migranti_sfruttamento_caporalato_straberry_startup_milano?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;lavoratori stagionali</a>, come se fossero realtà extraterritoriali, fuori dalla nostra giurisdizione, e dove si interviene, se si interviene, perlopiù in maniera repressiva.<br>Pensiamo anche solo al diverso taglio che viene dato alle notizie, specie quelle tragiche: quando a morire in un incidente è un agiato turista straniero oppure uno straniero immigrato, quando a compiere un delitto è un italiano contro uno straniero o viceversa. Il&nbsp;<strong>razzismo strisciante</strong>&nbsp;che detta i titoli dei giornali in molti casi è lo stesso razzismo applicato ai flussi migratori o alle politiche di integrazione: tu sì e tu no,<strong>&nbsp;tu mi somigli</strong>&nbsp;mentre a te non voglio correre il rischio di somigliare mai.<br>La speranza non è&nbsp;reato, mentre sarebbe da introdurre il reato di “<strong>selezione delle speranze</strong>”. La presunzione che abbiamo di definire il grado di felicità e pienezza a cui può aspirare ciascuna vita, in base al luogo di nascita e alla cultura di appartenenza.&nbsp; Non lasciamo che su questo come su altri temi a fare la differenza sia l’indifferenza.</p>
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		<title>Focus Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2022 13:51:55 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="970" height="602" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16393" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 970w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1-300x186.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/Profughi-Ucraina1-768x477.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a></figure>



<p>da (ismu.org)</p>



<p>Se nel 2021 la crisi afghana ha determinato un flusso importante di richiedenti asilo anche nel nostro paese, nel 2022 si sta assistendo alla crisi dei profughi ucraini in fuga dalla guerra iniziata con l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe. I dati relativi alle richieste di protezione di cittadini ucraini non sono ancora disponibili, ma soprattutto la grave crisi umanitaria sta determinando uno scenario in continua evoluzione con l’adozione di provvedimenti straordinari a livello europeo e nazionale per far fonte all’emergenza. Uno tra tutti il provvedimento che consente di concedere la protezione temporanea per la prima volta in Europa: il 4 marzo il Consiglio europeo ha adottato all’unanimità una decisione di esecuzione che permette una protezione temporanea a seguito dell’afflusso massiccio di persone in fuga dall’Ucraina a causa della guerra.&nbsp;<strong>La protezione temporanea</strong>&nbsp;<strong>è un meccanismo di emergenza</strong>&nbsp;applicabile in casi di afflussi massicci di persone e teso a&nbsp;<strong>fornire protezione immediata, senza che sia necessario esaminare la sussistenza dei presupposti per lo status di rifugiato o protezione sussidiaria&nbsp;</strong>(previo accertamento della sussistenza dei presupposti e l’assenza di condizioni ostative indicati nel DPCM 29 marzo 2022).&nbsp; In Italia sono aperte le richieste di permesso di soggiorno per protezione temporanea per gli sfollati provenienti dall’Ucraina (per informazioni dettagliate consultare il sito&nbsp;<em><a href="https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/2373/Protezione-temporanea-emergenza-Ucraina-domande-in-Questura?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/2373/Protezione-temporanea-emergenza-Ucraina-domande-in-Questura?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</em></p>



<p><strong>Flussi dall’Ucraina nei primi mesi del 2022</strong>. Nei prossimi giorni e mesi si capirà quale sarà il flusso verso l’Italia alla luce anche dell’introduzione della protezione temporanea, tenendo conto comunque che la maggior parte dei profughi per il momento si è spostata nei paesi limitrofi, con la speranza di poter tornare presto nelle proprie case, ma la situazione potrebbe cambiare in funzione dell’andamento del conflitto e della sua durata.&nbsp;<strong>I dati UNHCR, infatti, mostrano come i profughi ucraini siano attualmente soprattutto: in Polonia (2,5 milioni), in Romania (645mila), nella Repubblica Moldova e in Ungheria (400mila in entrambi in paesi)</strong>. Maggiori informazioni su:&nbsp;<em>https://data2.unhcr.org/en/situations/ukraine?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>



<p>Occorre, tuttavia, considerare che i cittadini ucraini sono esentati dall’obbligo di visto e possono circolare liberamente nell’area Schengen per 90 giorni. e, quindi, potrebbero spostarsi in altri Stati membri UE nelle prossime settimane.</p>



<p>Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Interno, nel 2022 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate in Italia alla data di oggi&nbsp;<strong>13 aprile</strong>&nbsp;sono complessivamente&nbsp;<strong>91.137:&nbsp;</strong><strong>47.112&nbsp;</strong><strong>donne,&nbsp;</strong><strong>10.229&nbsp;</strong><strong>uomini e&nbsp;</strong><strong>33.796&nbsp;</strong><strong>minori&nbsp;&nbsp;</strong>(aggiornamenti&nbsp;disponibili su:&nbsp;<a href="https://www.interno.gov.it/it?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.interno.gov.it/it).?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Manifestazione a sostegno degli Hazara in Afghanistan</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2022 08:57:33 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/stop-Hazara-Genocide.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="680" height="680" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/stop-Hazara-Genocide.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16337" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/stop-Hazara-Genocide.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/stop-Hazara-Genocide-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/stop-Hazara-Genocide-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/stop-Hazara-Genocide-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/stop-Hazara-Genocide-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga il seguente comunicato: </p>



<p>MANIFESTAZIONE A SOSTEGNO DEGLI HAZARA IN AFGHANISTAN</p>



<p><br>L’Associazione Nawroz e le altre associazioni suelencate invitano alla massima partecipazione.<br>Si invitano la stampa, i media e il giornalismo indipendente a raggiungere l’iniziativa dalle ore 9<br>alle ore 13 Sabato 30/04/2022 in Piazza della Repubblica a Roma.</p>



<p><br>Gli attivisti e le attiviste saranno disponibili a rilasciare interviste e testimonianze.<br>Le Associazioni esprimono solidarietà alle famiglie delle vittime dei recenti attentati contro la scuola<br>Abdurahim Shahid High School di Kabul e dei luoghi di culto nel Nord del Paese.</p>



<p><br>Denunciamo pubblicamente la violenza di questi attacchi, perpetrati principalmente contro la<br>comunità Hazara del paese.</p>



<p><br>Scendiamo in piazza Sabato 30 Aprile a Roma in piazza della Repubblica dalle 9 am per accendere i<br>riflettori mediatici sulle violazioni dei diritti umani commesse ai danni degli Hazara dalle autorità dei<br>talebani e da altri gruppi fondamentalisti.</p>



<p><br>Diamo voce alla comunità Hazara oppressa e perseguitata all’interno del paese.<br>Chiediamo con questo comunicato la massima adesione possibile a tutte le associazioni,<br>organizzazioni della società civile, attivisti, giornalisti e singoli cittadini.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/locandina-manifestazione-a-Roma-il-30-aprile-2022.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="723" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/locandina-manifestazione-a-Roma-il-30-aprile-2022-1024x723.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/locandina-manifestazione-a-Roma-il-30-aprile-2022-1024x723.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/locandina-manifestazione-a-Roma-il-30-aprile-2022-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/locandina-manifestazione-a-Roma-il-30-aprile-2022-768x542.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/locandina-manifestazione-a-Roma-il-30-aprile-2022.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>COMUNICATO DELLA DIASPORA HAZARA E DELLE ORGANIZZAZIONI CIVICHE<br>HAZARA IN ITALIA SUGLI ATTENTATI ALLA ABDUR RAHIM SHAHEED HIGH<br>SCHOOL DEL QUARTIERE HAZARA NELLA ZONA OVEST DI KABUL</p>



<p><br>Oggi, 19 aprile 2022 due esplosioni avvenute di fronte ai cancelli della Abdur Rahim Shaheed<br>High School di Dashte Barchi, quartiere Hazara della zona Ovest di Kabul, hanno provocato la<br>morte ed il ferimento di decine di studenti. Lo stesso giorno, una bomba a mano è esplosa nel<br>centro educativo Mumtaz. Questi attacchi coordinati non sono altro che l’ennesimo atto<br>terroristico nei confronti dei luoghi dell’educazione e della formazione degli Hazara, che sono<br>diventati target di questi attacchi ormai da anni. L’8 maggio del 2021, le esplosioni avvennero di<br>fronte ai cancelli della Syed-o-Shuhada Girl School, sempre nella zona Ovest di Kabul,<br>uccisero almeno 85 studentesse e provocarono il ferimento di oltre 150. Secondo diverse fonti<br>indipendenti, negli ultimi cinque anni più di 35 attentati terroristici hanno provocato centinaia di<br>vittime e preso di mira sistematicamente i luoghi di aggregazione sociale degli Hazara: scuole,<br>centri educativi, edifici sportivi, reparti di maternità degli ospedali, moschee, matrimoni. Il<br>Regime Talebano, che detiene il potere de facto in Afghanistan, ha da sempre perpetrato<br>violazioni di diritti umani contr gli Hazara, per questo aspettarsi che i Talebani difendano la vita<br>degli Hazara è futile. La Diaspora Hazara e le associazioni civiche di Hazara in Italia condannano<br>fermamente gli attacchi ai centri di formazione degli Hazara e chiedono alle organizzazioni per i<br>Diritti Umani e alla comunità internazionale di monitorare la situazione in Afghanistan da vicino.<br>Nello specifico, esortiamo la comunità internazionale a adottare tali misure:</p>



<ul><li>Nell’assenza di un governo legittimo e riconosciuto a livello internazionale in<br>Afghanistan, chiediamo che la comunità internazionale, le Nazioni Unite, e le altre<br>organizzazioni internazionali, prendano atto e facciano attenzione agli attacchi mirati<br>verso gli Hazara e adottino misure per salvaguardare le loro vite.</li><li>Il Genocidio Hazara in Afghanistan inizia più di un secolo fa, nel 1890. La comunità<br>internazionale, le Nazioni Unite, e le altre organizzazioni internazionali, riconoscano<br>ufficialmente il genocidio Hazara in Afghanistan.</li><li>Gli ispettori speciali per i Diritti Umani in Afghanistan dovrebbero cercare le prove del<br>genocidio Hazara tutt’oggi in atto e presentarle agli organismi competenti come la Corte<br>Penale Internazionale.</li><li>Esortiamo gli organismi per i Diritti Umani e le organizzazioni presenti in Italia ad alzare<br>la voce contro la violazione dei diritti umani degli Hazara da parte dei Talebani,<br>dell’Islamic State of Khoran (IS-K), e altre entità terroristiche che operano nella regione.</li><li>Esortiamo la Repubblica Italiana ad utilizzare le sue risorse diplomatiche nelle Nazioni<br>Unite, nei forum internazionali e nelle relazioni bilaterali con altri paesi per salvaguardare<br>la vita e i diritti umani degli Hazara in Afghanistan.</li></ul>
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		<title>Yemen. Almeno un milione di sfollati a Marib</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2022 08:16:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non vogliamo dimenticare le altre guerre in atto nel mondo e il dramma di altre popolazioni e dei profughi, per cui riprendiamo un articolo di Oxfamitalia.org sul conflitto nello Yemen. Solo a gennaio 43&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Non vogliamo dimenticare le altre guerre in atto nel mondo e il dramma di altre popolazioni e dei profughi, per cui riprendiamo un articolo di Oxfamitalia.org sul conflitto nello Yemen.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2022/02/OGB_124470_DSC00441.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2022/02/OGB_124470_DSC00441-800x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Yemen - Omar" class="wp-image-275467"/></a></figure></div>



<h2>Solo a gennaio 43 attacchi hanno colpito obiettivi civili: case, fattorie, campi profughi, infrastrutture essenziali. L’escalation in Yemen ha costretto alla fuga oltre 8 mila persone negli ultimi 2 mesi, più di 100 mila nell’ultimo anno: migliaia di famiglie senza nulla in più di 120 campi profughi, quasi tutti informali.</h2>



<p>Ad un anno esatto dall’escalation degli scontri per la conquista del “ricco” governatorato yemenita di Marib, in Yemen, la situazione umanitaria nell’area è disastrosa. Gli sfollati sono oltre 1 milione, mentre gli scontri non accennano a fermarsi. Con<strong>&nbsp;l’acuirsi del conflitto, dallo scorso febbraio, oltre 100 mila persone hanno abbandonato le proprie case, per cercare scampo dagli attacchi che continuano a colpire obiettivi civili: 43 solo a gennaio, oltre un quinto degli attacchi totali nell’ultimo anno</strong>.</p>



<p><strong>È quanto denunciato oggi Oxfam, che rilancia un appello urgente alla comunità internazionale perché fermi un massacro che non sembra avere fine, facendo pressione sulle parti in conflitto per un immediato cessate il fuoco e riaprendo un dialogo che porti a una pace duratura.</strong></p>



<h2>Un’istantanea dell’orrore causato da 7 anni di guerra</h2>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Ciò che sta accadendo a Marib è un’istantanea dell’orrore e della sofferenza che tutto il popolo yemenita vive da ormai sette anni. –</em>&nbsp;<strong>ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia –</strong>&nbsp;<em>Le vittime civili – arrivate a oltre 18.000 tra morti e feriti – sono solo il danno collaterale di una guerra, che viola ogni regola del diritto internazionale, condannando la popolazione a vivere nell’incubo di bombe e&nbsp;missili sparati via terra.&nbsp;<strong>Nelle ultime settimane sono stati uccisi bambini che badavano agli animali o raccoglievano la legna. A gennaio 8 civili solo a Marib sono esplosi su mine anti-uomo illegali</strong>, disseminate ovunque nei terreni agricoli, lungo le strade o i binari percorsi dagli sfollati che si spostano di continuo attraverso il paese.&nbsp;<strong>Papa Francesco ha recentemente ricordato l’indifferenza della comunità internazionale per la tragedia dello Yemen, gli interessi legati alla vendita delle armi, lanciando un nuovo appello per la pace.”</strong>.</em></p></blockquote>



<h2>Vivere in un campo profughi sotto le bombe</h2>



<p><strong>Al momento nel governatorato di Marib&nbsp;<a href="https://reliefweb.int/report/yemen/yemen-thousands-desperate-food-water-and-shelter-conflict-hit-marib?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si contano tra 120 e 150 campi informali e ufficiali</a>, in cui quasi 2 milioni di profughi trovano riparo</strong>&nbsp;(secondo le stime delle autorità locali)<strong>. Uomini, donne e bambini spesso scappati già 5 o 6 volte dai luoghi in cui avevano trovato una sistemazione.</strong></p>



<p><strong>Salem&nbsp;</strong>(nome di fantasia)<strong>, con suo figlio Omar e i suoi fratelli vivono nel campo di Alswidan, alla periferia di Marib.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>&nbsp;“Viviamo con la paura che gli attacchi possano colpire il campo in qualsiasi momento, ma andarsene è troppo pericoloso</em>. – racconta Salem –&nbsp;<strong><em>Prima sentivamo cadere le bombe nelle vicinanze, ma gli ultimi attacchi sono arrivati fin qui. Di notte sento i miei figli che hanno dai 4 ai 10 anni gridare nel sonno “spara”, parlare di guerra. A volte il terrore li travolge al punto che istintivamente si alzano dal letto e cercano di fuggire dalla tenda.”</em></strong></p><p><em>“Avevamo costruito una casa nel nostro villaggio, ma abbiamo dovuto lasciare tutto quello che avevamo”,&nbsp;</em><strong>aggiunge Omar,</strong>&nbsp;che sogna di tornare nella sua casa e fare una vita normale.</p></blockquote>



<h2>L’85% degli sfollati non riesce a far fronte alle spese quotidiane</h2>



<p><strong>Secondo le stime delle Nazioni Unite l’85% delle famiglie sfollate non riesce a far fronte alle spese quotidiane</strong>&nbsp;o pagarsi una casa (gli affitti a Marib sono diventati proibitivi), perché trovare un lavoro è pressoché impossibile.&nbsp;<strong>In molti anzi vivono con la costante paura di essere sfrattati dai terreni privati, dove vengono allestiti campi di fortuna in 9 casi su 10. Svalutazione della moneta yemenita e carenza di carburante hanno fatto il resto, con i prezzi di cibo e medicinali più che raddoppiati e famiglie costrette a indebitarsi per far fronte ai bisogni essenziali di ogni giorno.</strong></p>



<p>Intanto lo Yemen è nel pieno della quarta ondata di contagi da Covid19 e gran parte degli sfollati non ha accesso ad acqua pulita e servizi igienico- sanitari.&nbsp;<strong>Con solo metà delle strutture sanitarie in funzione 2 yemeniti su 3, oltre 20 milioni di persone, non può contare su nessun servizio sanitario.</strong></p>



<h2>La comunità internazionale ripristini il monitoraggio sulle violazioni dei diritti umani</h2>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Le Nazioni Unite hanno di recente ribadito alle parti in conflitto l’obbligo di rispettare il diritto internazionale, che proibisce gli attacchi sproporzionati e richiede che vengano prese tutte le precauzioni possibili per evitare danni ai civili.</em>&nbsp;–&nbsp; conclude Pezzati –&nbsp;<em>Tuttavia da quando a ottobre è stato sciolto il Gruppo di eminenti esperti sullo Yemen – l’organismo nominato dalle Nazioni Unite, responsabile del monitoraggio delle violazioni dei diritti umani in Yemen –non esiste più alcun controllo sulle ripetute violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti in conflitto, che senza eccezione sono state responsabili di vittime civili”.</em></p></blockquote>



<p><em>&nbsp;</em>Da qui l’appello urgente di Oxfam perché, oltre a lavorare per una pace duratura, la comunità internazionale riattivi quanto prima un sistema di monitoraggio sulle violazioni.</p>



<h2>La risposta di Oxfam a fianco della popolazione</h2>



<p>Oxfam è al lavoro a Marib per garantire l’accesso all’acqua alla popolazione, ricostruire servizi igienico-sanitari e infrastrutture idriche essenziali, fornire aiuti diretti alle fasce più vulnerabili per l’acquisto di beni di prima necessità. Nell’ultimo anno Oxfam qui ha soccorso 95.928 persone.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Comunicato stampa del Tavolo per la nonviolenza del Municipio3 di Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 08:53:14 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/manifestazione-scala-ucraina-sala-instagram-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/manifestazione-scala-ucraina-sala-instagram-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16206" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/manifestazione-scala-ucraina-sala-instagram-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/manifestazione-scala-ucraina-sala-instagram-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p>In Ucraina la tragedia della guerra sta seminando morte, distruzione e miseria. Le vittime sono sempre più numerose; i profughi, specialmente mamme, bambini e bambine, stanno chiedendo ospitalità in tutta Europa e in Russia migliaia di pacifisti sono incarcerati.</p>



<p>Il Tavolo per la nonviolenza del Municipio 3 di Milano fa proprie le parole che il presidente Mattarella ha pronunciato subito dopo l’inizio delle operazioni militari “Noi non possiamo accettare che la&nbsp;follia della guerra&nbsp;distrugga quello che i popoli hanno realizzato in sette decenni di&nbsp;collaborazione e obiettivi comuni” e ribadisce l’art. 11 della nostra costituzione “L&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.</p>



<p>Crediamo che i dissidi non si affrontino con le armi ma con il dialogo, la nonviolenza e la diplomazia.</p>



<p>Vogliamo continuare con le nostre azioni e le nostre scelte a costruire relazioni e rapporti mettendo in atto la metodologia della Nonviolenza, riportata nel nostro Statuto, che coniuga la coerenza interna del pensare, sentire e agire nella stessa direzione a un modo di relazionarsi basato sulla antica regola di condotta di base: &#8220;Tratta gli altri come vorresti essere trattatə&#8221;.</p>



<p>Nel condannare la guerra, ora e sempre, ribadiamo il nostro impegno a costruire quotidianamente pace, armonia e concordia tra le persone e i popoli della terra.</p>



<p>Anche Associazione Per i Diritti umani fa parte del Tavolo: supporta e divulga il comunicato.</p>
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