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	<title>propaganda Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La festa che non è una passeggiata</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 10:02:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da ilmanifesto.it) 25 APRILE, UNA DATA ESIGENTE.&#160;«Vogliamo che sfili una grande manifestazione, più grande del solito» scrivevamo un mese fa nell’appello che invitava a tornare a Milano questo 25 aprile. Siamo ottimisti, pensiamo che&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="446" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17530" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34-300x167.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34-768x428.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>(da ilmanifesto.it)</p>



<p><strong>25 APRILE, UNA DATA ESIGENTE.&nbsp;</strong>«Vogliamo che sfili una grande manifestazione, più grande del solito» scrivevamo un mese fa nell’appello che invitava a tornare a Milano questo 25 aprile. Siamo ottimisti, pensiamo che andrà così, […]</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ilmanifesto.it/cdn-cgi/image/width=1400,format=auto,quality=85/https://static.ilmanifesto.it/2024/04/25aprile-1994-foto-archio-manifesto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="25 Aprile 1994. Dall'archivio del Manifesto"/></figure>



<p>25 Aprile 1994&nbsp;&#8211;&nbsp;Dall&#8217;archivio del ManifestoNuovo!<a href="https://ilmanifesto.it/archivio?autore=Andrea%20Fabozzi&utm_source=rss&utm_medium=rss">Andrea Fabozzi</a></p>



<p>«Vogliamo che sfili una grande manifestazione, più grande del solito»&nbsp;<a href="https://ilmanifesto.it/si-potrebbe-tornare-a-milano-il-25-aprile?utm_source=rss&utm_medium=rss">scrivevamo un mese fa nell’appello</a>&nbsp;che invitava a tornare a Milano questo 25 aprile. Siamo ottimisti, pensiamo che andrà così, il corteo sarà pienissimo.</p>



<p>Ce lo dicono le tante adesioni, collettive e individuali, l’impegno degli organizzatori, la sensazione di aver intercettato e dato voce a un desiderio diffuso. Persino cresciuto nelle ultime settimane, al crescere delle motivazioni per fare di questa Liberazione una liberazione speciale.</p>



<p>Al centro del nostro 25 aprile c’è l’urgente mobilitazione contro le destre estreme in Italia e in Europa, che ormai mettono in discussione o cancellano principi e diritti che parevano acquisiti. E c’è l’opposizione popolare alla guerra, ormai trattata come un punto di programma dalle massime istituzioni Ue.</p>



<p>Cessate il fuoco e no al riarmo sono le parole d’ordine per l’unica opzione che ci resta: la pace.</p>



<p>In piena coerenza con l’eredità della Resistenza, combattuta anche per scacciare la guerra dal destino dell’Europa, quella di oggi sarà anche la grande manifestazione pacifista che aspettavamo da tempo. Per una soluzione negoziale del conflitto in Ucraina a più di due anni dall’aggressione russa. E per chiedere all’Unione e agli stati europei di agire per fermare la carneficina di Israele a Gaza. Smettendola con l’avallare – di fatto – l’azione di Netanyhau, capace di annientare l’istintiva solidarietà che il 7 ottobre aveva portato a Israele, seppellendola sotto una montagna di macerie e cadaveri palestinesi.</p>



<p>Poi c’è il governo Meloni che quotidianamente porta argomenti e attualità all’antifascismo. Disprezzo dei migranti, accanimento contro i poveri e gli ultimi, manganellate agli studenti, riduzione degli spazi di pluralismo, attacco ai diritti delle donne.</p>



<p>La lista è lunga e disegna un modello di governo e un sistema di potere che non è certo una riedizione del fascismo ma che ha nel cuore una troppo simile pulsione autoritaria.</p>



<p>Pensare che questa «matrice» possa essere cancellata con una dichiarazione della presidente del Consiglio o di qualcuno dei suoi per la festa della Liberazione è quantomeno ingenuo.</p>



<p>L’impresentabilità della nostra destra non è un problema che si risolve con una mano di buone maniere e qualche parola scelta con cura nelle feste comandate. Il 25 aprile la nostra destra sarà sempre a disagio e non per ragioni episodiche, legate alle tattiche del momento di questa o quel dirigente di Fratelli d’Italia.</p>



<h3><a href="https://ilmanifesto.it/25-aprile?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Tutte le informazioni sul 25 aprile a Milano</strong></a></h3>



<p>Perché il nostro è il paese che il fascismo lo ha inventato e proposto al mondo. È il paese dove il collateralismo alla dittatura ha resistito al suo crollo, prendendo le armi al fianco dell’invasore nazista in una guerra civile.</p>



<p>È il paese della continuità tra regime e repubblica, dove i vertici dell’amministrazione fascista sono rimasti al loro posto senza un graffio, come la stele dedicata al duce.</p>



<p>È il paese dove il reducismo di un partito di nostalgici ha giocato un ruolo nelle vicende ufficiali della democrazia, a partire dall’immediato dopoguerra, e ancor di più ha condizionato decenni di trame occulte ed eversive.</p>



<p>Dunque c’è una storia lunga che precede quella dei nipotini di Almirante oggi al potere e ne ha guidato la formazione. La fiamma tricolore che arde a palazzo Chigi non si è accesa per caso né all’improvviso. Lo sottovalutano quanti chiedono di continuo abiure alla presidente del Consiglio e ai suoi meno composti commilitoni, rapidamente piazzati ovunque nel governo e nel sottogoverno. Abiure verbali che servirebbero tutt’al più a confondere.</p>



<p>Se una tappa della sua ascesa dovesse consigliare a Meloni di dirsi antifascista (cosa che tendiamo a escludere) non per questo lei lo diventerebbe.</p>



<p>Non è facile dunque il compito di chi le si oppone. Perché l’opposizione non va fatta a un’etichetta che non cambia e a una presa di distanza che non arriva, ma contro una sostanza politica che questo governo afferma e rivendica quotidianamente.</p>



<p>L’opposizione va fatta dunque alle torture legalizzate nei centri di detenzione amministrativa, alle condizioni infernali delle carceri dove la violenza è la regola, alle strette di mano e ai passaggi di denaro con i peggiori autocrati in nome del blocco dei profughi, all’austerità di bilancio accettata nella sostanza anche se denunciata nella propaganda, allo smantellamento dei servizi pubblici essenziali a cominciare da scuola e sanità, alla lotta al dissenso, all’impoverimento e alla precarizzazione del lavoro, all’esaltazione dell’egoismo delle regioni ricche contro quelle povere e ai tentativi di cambiare anche la forma oltre che la sostanza della Costituzione.</p>



<p>Dunque non è l’opposizione alla memoria del fascismo e a una fiamma che non si spegne (e si allarga persino nel simbolo per le europee) che serve, ma quella a un linea politica che non può dirsi, purtroppo, in totale discontinuità con quella di altre e precedenti maggioranze.</p>



<p>Per questo il 25 aprile con il suo alto valore non è una ricorrenza ma una chiamata all’impegno, una sfida, un richiamo alla coerenza di chi oggi scende in piazza, e saremo in tanti. È una data esigente. La Liberazione è una festa, non una passeggiata.</p>
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		<title>2 agosto: commemoriamo il Samudaripen, il genocidio nazifascista dei rom e dei sinti</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Aug 2023 08:19:25 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/si.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/si-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17103" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/si-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/si-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/si.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Ervin Bajrami</p>



<p></p>



<p>Nella notte tra il 2 e il 3 agosto del &#8217;44  più di 500.000 persone periranno nelle camere a gas di Aushwitz Birkenau.</p>



<p>In Polonia, il 2 agosto scorso, con <em>Dikh He Na Bister</em> &nbsp;&#8211; Roma Genocide Remembrance &#8211; sono presenti più di 200 ragazze e ragazzi da 22 paesi diversi dell&#8217;Europa proprio per dire Dikh he na bister: &#8220;guarda e non dimenticare&#8221;.</p>



<p>Al rientro dal viaggio, il nostro amico attivista Ervin Bajrami ha deciso di fare alcune riflessioni importanti, che vi riportiamo, sulla situazione delle persone rom e sinte in Italia.</p>



<p><br>Casa: la questione casa e abitare sicuramente rimane una delle problematiche più grandi da affrontare in quanto ci ritroviamo con campi istituzionali creati ad hoc per le persone rifugiate dai Balcani (sistema adottato come unico) e che, ad oggi, ha portato alla terza generazione di ragazze e ragazzi che conoscono solo ed esclusivamente quel modo di abitare e non sono in grado di autodeterminarsi o hanno timore di lasciare quel sistema in quanto il mondo fuori non è dei migliori; anzi,  la propaganda politica a loro sfavore non ha fatto altro che incrementare la paura di uscire e ritrovarsi lontano dalla comunità. Ogni giorno assistiamo a sgomberi dai campi ma senza una soluzione alternativa e di conseguenza trasformiamo posti ritenuti &nbsp;&#8220;sicuri&#8221; (almeno per la comunità che si ritrova assieme) in gruppi di persone che, invece, si ritrovano in mezzo alla strada.&nbsp;</p>



<p><br>Lavoro: chi vive nel campo e ha la residenza all&#8217;interno di quest&#8217;ultimo fa una fatica enorme a trovare un posto di lavoro in quanto il campo è associato direttamente alla criminalità; quest&#8217;ultima esiste in questi ambiti, ma è una conseguenza che parte dal sistema -abitare in primis e sfocia in micro crimini dovuti alla mancanza di lavoro e diventa un&#8217;esigenza per sopravvivere creando, così, un cerchio infinito di causa/effetto.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="433" height="960" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17104" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 433w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ro-135x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 135w" sizes="(max-width: 433px) 100vw, 433px" /></a></figure></div>



<p><br>Scuola: l&#8217;istruzione è un altro tassello importante in quanto moltissimi bambini rom e sinti amano la scuola e vorrebbero un futuro che da sogno si trasforma in realtà, ma il sistema delle scuola <em>lacho drom</em>, che ha lasciato dietro di sé analfabeti, viene ancora usato come metodo e lo stigma verso i bambini rom e sinti non fa che alimentare la paura e l&#8217;abbandono come conseguenza.</p>



<p><br>Politica: la situazione politica non è favorevole al cambiamento in quanto anzitutto le persone rom e sinti non sono riconosciute come minoranza e nemmeno le atrocità del nazifascismo sono riconosciute e questo non permette ai nostri giovani di riconoscersi in un&#8217;identità storica e culturale precisa e di conseguenza o si nascondono per avere una possibilità nella vita oppure nasce l&#8217;odio interiorizzato verso la comunità maggioritaria, dovuto non solo alla narrazione sbagliata ma soprattutto perché quest&#8217;ultima è l&#8217;unica narrazione accessibile nel periodo scolastico. Non dimentichiamoci che lo stigma e i pregiudizi sono anche il pane quotidiano della politica per sviare la nazione da discorsi importanti oppure per creare un nemico contro il quale combattere (es: borseggiatrici).</p>



<p><br>Situazione Sociale: la situazione sociale è la conseguenza di tutte le altre categorie, quindi drammatica. Soluzione: parliamoci, parliamo con le persone interessate prima di prendere qualsiasi tipo di decisione. Iniziamo dal riconoscimento per poi trovare un sistema-abitare che vada bene per tutti e affinché questo accada, viste le differenze, è necessaria una legge quadro in base alla quale ogni Comune si adatta parlando con la comunità rom o sinta. Il sistema scolastico potrebbe introdurre anche la Memoria delle persone rom e sinte così come la Cultura e la Storia per far sì che i nostri ragazzi possano arricchirsi di nozioni positive anziché di odio. Creiamo legami, ponti, comunichiamo per comprendere le reali necessità senza adottare un sistema paternalistico che dall&#8217;alto ci dice come e quando dovremmo attuare le diverse proposte per poi scoprire che non vanno bene, sprecando risorse, energia e bene comune con di fatto un nonnulla in mano e un iter che ricomincia da zero. Chi né paga le conseguenze? Chi subisce passivamente tutto ciò, ogni volta? Torniamo a fare politica partendo dal basso, cercando di ascoltare e comprendere senza giudizi e pregiudizi i bisogni reali delle persone, torniamo ad essere comunità, allargata, con le proprie differenze, ma come ben abbiamo compreso in questi ultimi anni non vi è ricchezza più grande delle diversità e del suo contributo per diventare migliori come persone, come comunità e come Stato.</p>



<p></p>



<p>Se volete sostenere un progetto interessante riguardo al tema, cliccate qui:<a href=" https://www.produzionidalbasso.com/project/il-genocidio-dei-rom-e-la-scoperta-della-propria-identita/?fbclid=PAAaaQWcT8BQfJB4mO7RjbDWsc3aenSobWpS3-YCNCq2XVKR_DjvnaRcL2blw&utm_source=rss&utm_medium=rss"> https://www.produzionidalbasso.com/project/il-genocidio-dei-rom-e-la-scoperta-della-propria-identita/?fbclid=PAAaaQWcT8BQfJB4mO7RjbDWsc3aenSobWpS3-YCNCq2XVKR_DjvnaRcL2blw&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Reporters senza frontiere: “In Italia difficile ottenere dati in possesso dello Stato”</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 08:25:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da professionereporter.eu) La libertà dei media è in pessime condizioni in un numero record di Paesi del mondo. Disinformazione, propaganda e intelligenza artificiale rappresentano minacce crescenti per il giornalismo.&#160; L’Italia, è però riuscita a&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da professionereporter.eu)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giornalisti-manifestazione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="980" height="490" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giornalisti-manifestazione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17022" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giornalisti-manifestazione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giornalisti-manifestazione-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giornalisti-manifestazione-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a></figure>



<p>La libertà dei media è in pessime condizioni in un numero record di Paesi del mondo. Disinformazione, propaganda e intelligenza artificiale rappresentano minacce crescenti per il giornalismo.&nbsp;</p>



<p>L’Italia, è però riuscita a scalare la classifica nell’ultimo anno, attestandosi al 41esimo posto su 180, guadagnando 17 posizioni rispetto al 2022. Sono i risultati dell’ultimo rapporto di Reporters senza frontiere (Rsf).&nbsp;</p>



<p>Nella scheda sull’Italia si legge che “la pandemia ha reso più complesso e scomodo per la stampa l’accesso ai dati in possesso dello Stato”. Un grado di paralisi legislativa ha inoltre “impedito l’approvazione di provvedimenti per proteggere e incrementare la libertà di stampa”. La libertà di stampa continua a essere minacciata dal crimine organizzato, in particolare al Sud, e da vari gruppi violenti estremisti. Tendenza, quest’ultima, cresciuta durante la pandemia: “Spesso il lavoro dei cronisti viene ostacolato durante le manifestazioni”. I giornalisti, in Italia, vivono sostanzialmente un clima di libertà, ma capita che censurino se stessi “per conformarsi alle linee delle loro testate, per evitare diffamazioni e rappresaglie dei gruppi estremisti o della criminalità organizzata”. La situazione generale vede un calo delle vendite, una dipendenza dagli introiti della pubblicità, un crescente stato di precarietà “che mina il dinamismo e l’autonomia dei giornalisti”. La polarizzazione della società italiana colpisce i giornalisti verbalmente e fisicamente, come è accaduto durante la pandemia, nel corso delle proteste contro alcune misure sanitarie. I giornalisti che indagano contro la criminalità organizzata e la corruzione sono minacciati e aggrediti, le loro case e auto talvolta danneggiate e incendiate. Venti giornalisti sono sotto scorta.&nbsp;&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>INTERFERENZE E MINACCE</p></blockquote>



<p>L’indagine di Rsf valuta lo stato dei media in 180 paesi e territori, esaminando la capacità dei giornalisti di pubblicare notizie di interesse pubblico senza interferenze e senza minacce alla propria incolumità. Secondo il World Press Freedom Index, riguardo alla libertà di stampa 31 paesi sono in una “situazione molto grave”, rispetto ai 21 di due anni fa. L’aumento dell’aggressività da parte di governi autocratici – e di alcuni considerati democratici – unita a “massicce campagne di disinformazione o propaganda” ha fatto peggiorare la situazione.</p>



<p>L’ambiente per il giornalismo è considerato “cattivo” in sette paesi su 10 e soddisfacente solo in tre su 10, secondo Rsf. L’Onu afferma che l’85% delle persone vive in paesi in cui la libertà dei media è diminuita negli ultimi cinque anni.</p>



<p>Il rapporto mostra che i rapidi progressi tecnologici stanno consentendo ai governi e agli attori politici di distorcere la realtà: “La differenza tra vero e falso, reale e artificiale, fatti e artifici si sta offuscando, mettendo a repentaglio il diritto all’informazione. La capacità senza precedenti di manomettere i contenuti viene utilizzata per indebolire coloro che incarnano il giornalismo di qualità e indebolire il giornalismo stesso”. L’intelligenza artificiale sta “provocando ulteriore scompiglio nel mondo dei media”, con strumenti “che digeriscono i contenuti e li rigurgitano sotto forma di sintesi che violano i principi di rigore e affidabilità”.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>INDIA E TURCHIA INDIETRO</p></blockquote>



<p>La Russia, già precipitata in classifica lo scorso anno dopo l’invasione dell’Ucraina, è scesa di altre nove posizioni: i media statali ripetono la linea del Cremlino e i media dell’opposizione sono costretti all’esilio.</p>



<p>Tagikistan, India e Turchia, sono passati dalla “situazione problematica” alla categoria più bassa. L’India ha registrato un calo particolarmente netto, arretrando di 11 posizioni, fino alla 161esima, dopo le acquisizioni dei media da parte di oligarchi vicini al premier&nbsp;&nbsp;Narendra Modi. In Turchia, l’amministrazione del presidente Recep Tayyip Erdogan ha intensificato la persecuzione dei giornalisti in vista delle elezioni del 14 maggio, afferma Rsf. La Turchia imprigiona più giornalisti di qualsiasi altra democrazia.</p>



<p>Alcuni dei maggiori cali dell’indice del 2023 si sono verificati in Africa. Il Senegal è sceso di 31 posizioni, principalmente a causa delle accuse penali mosse contro due giornalisti, Pape Alé Niang e Pape Ndiaye. La Tunisia ha perso 27 posizioni, a causa del crescente autoritarismo del presidente Kais Saied.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>PERICOLO MEDIO ORIENTE</p></blockquote>



<p>Il Medio Oriente è la regione più pericolosa del mondo per i giornalisti. Le Americhe non hanno più nessun paese colorato di verde, che significa “buono”, sulla mappa della libertà di stampa. Gli Stati Uniti sono scesi di tre posizioni, al 45esimo posto. La regione Asia-Pacifico è trascinata al ribasso da regimi ostili ai giornalisti, come il Myanmar (173esimo) e l’Afghanistan (152esimo).</p>



<p>I paesi nordici sono da tempo in testa alla classifica Rsf dei Paesi più virtuosi. La Norvegia è al primo posto nell’indice sulla libertà di stampa per il settimo anno consecutivo. Al secondo posto un paese non nordico: l’Irlanda. I Paesi Bassi sono tornati tra i primi 10, salendo di 22 posizioni, dopo l’omicidio del 2021 del reporter di cronaca nera Peter R. de Vries. Il Regno Unito si trova al 26esimo posto.</p>
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		<title>Il dovere di fare la pace</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2022 11:51:42 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



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<p>(da unipd-centrodirittiumani.it)</p>



<h2>Condividiamo tutti una responsabilità<br>Il dovere di fare la pace<br>Proposte per orientare le nostre scelte prima che sia troppo tardi</h2>



<p><strong>Ci sono tanti modi per fare la pace, tranne uno: la guerra.</strong>&nbsp;La guerra è sempre un “omicidio in grande”, una lunga scia di sangue, sofferenze, distruzioni, odio, vendette. Sugli orrori e le macerie della guerra alcuni promettono di scrivere la parola pace ma è un grande imbroglio perché alla spirale distruttiva della guerra, della violenza, dell’odio, delle vendette e del dolore non c’è fine.</p>



<p>Dopo settanta milioni di morti e la fine della seconda guerra mondiale, alcune donne e uomini di paesi diversi hanno cercato di mettere al bando la guerra creando le Nazioni Unite, ideando una forza di polizia internazionale e promuovendo un nuovo diritto internazionale fondato sul principio della eguale dignità della persona umana e dei popoli. Allo stesso tempo, in Europa, altri leader politici, uniti nello sforzo di scongiurare altre catastrofi, convinti che la sovranità assoluta degli stati fosse all’origine della guerra, immaginarono un’Europa unita e solidale e avviarono la costruzione dell’Unione Europea dando vita alla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio.</p>



<p>La realtà dei nostri giorni descrive, purtroppo, un mondo molto diverso: un mondo in guerra dominato dallo scontro tra i più diversi interessi personali, nazionali e economici. Anziché cogliere le straordinarie opportunità offerte dalla fine della guerra fredda e dalla caduta del Muro di Berlino, si è scelto di inseguire il disegno di un ordine mondiale gerarchico fondato sulla legge del più forte e sul presunto “diritto di fare la guerra”, sulla de-regulation istituzionale ed economica e sulla competizione selvaggia. L’aggressione russa dell’Ucraina è figlia di questo schema di guerra globale che ora ci minaccia sempre più da vicino.</p>



<p>Dal 24 febbraio è in corso una drammatica escalation militare che sta facendo strage di vite umane e che minaccia di condurci alla catastrofe nucleare. Dinnanzi a questa drammatica realtà, all’invasione russa, al legittimo diritto alla resistenza dell’Ucraina e alle sue richieste di aiuto, molti governanti si sono arresi allo schema della guerra continuando a fornire armi senza assumere alcuna seria iniziativa di pace. A nulla ancora sono valsi gli appelli ininterrotti di Papa Francesco e di tanti cittadini a fare ogni sforzo per fermare la follia della guerra. A prevalere oggi sembra essere la cieca volontà di continuarla inseguendo la tragica illusione, già smentita dalla storia più recente, di poterla vincere.</p>



<p>Le conseguenze dell’escalation militare sono terrificanti. In Ucraina la macchina della guerra continua a uccidere e distruggere senza pietà violando tutti i diritti umani. In Europa si sta scivolando verso la recessione e un’economia di guerra che toglierà il respiro a molti giovani e famiglie. In un mondo sempre più insicuro si accelera un cambio radicale delle relazioni internazionali, a scapito della libertà e della democrazia, che alimenta un groviglio di crisi, conflitti, ingiustizie e violazioni dei diritti umani.</p>



<p>E’ in questo contesto, foriero di violenze e sofferenze, divisioni e contrapposizioni a tutti i livelli, che&nbsp;<strong>siamo chiamati a riscoprire il dovere di fare la pace.</strong></p>



<p>La pace è l’interesse primario di tutte le genti e le nazioni. La pace è la priorità. Abbiamo bisogno di pace come i polmoni hanno bisogno dell’ossigeno. Per questo,&nbsp;<strong>i governanti hanno la responsabilità primaria di lavorare incessantemente per fermare la guerra e creare le condizioni per ricostruire la pace.</strong>&nbsp;Se non lo fanno vengono meno alla loro stessa ragion d’essere.</p>



<p>Il momento è pericolosissimo. Se non sapremo opporre alla guerra una “decisa volontà della pace” saremo travolti.&nbsp;<strong>L’Unione Europea, insieme ai governi e parlamenti degli stati membri ha, più di ogni altro, il dovere politico, istituzionale e morale di prendere l’iniziativa</strong>&nbsp;per scongiurare il peggio che deve ancora venire, per salvare la vita degli ucraini e di tutti gli innocenti che stanno morendo sotto le bombe e per proteggere i propri cittadini dalle tragiche conseguenze della guerra. Sono loro che in questi giorni stanno decidendo se sarà la pace o la guerra a scrivere il futuro nostro e dell’Europa. A loro torniamo a dire:&nbsp;<strong>le sorti dell’Ucraina, dell’Europa, del diritto all’autodeterminazione dei popoli, della libertà, della democrazia e della pace nel mondo sono troppo importanti per essere lasciate nelle mani dei signori della guerra.</strong>&nbsp;L’art. 21 del Trattato sull’Unione Europea stabilisce espressamente che “l’Unione promuove soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite e opera al fine di preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell’Atto finale di Helsinki e agli obiettivi della Carta di Parigi”.</p>



<p><strong>Restituiamo la parola alla politica</strong></p>



<p><strong>Per spezzare la spirale mortifera dell’escalation, è necessario togliere la parola alle armi e restituirla alla politica.</strong>&nbsp;Non è vero che non si può fare niente.</p>



<p>Invece della corsa alle armi si può alimentare una lungimirante sequenza di iniziative politiche improntate alla ricerca delle condizioni di una pace giusta e duratura.</p>



<p>Invece dei propositi di vittoria, vendetta e umiliazione che stanno portando ad una guerra totale si possono ricreare le condizioni per la ripresa del dialogo politico.</p>



<p>Invece di coltivare il disegno impraticabile dell’isolamento della Russia si può proporre di riporre le armi per costruire assieme in Europa un sistema di sicurezza comune dall’Atlantico agli Urali basato sul disarmo, i diritti umani, il diritto all’autodeterminazione dei popoli e i diritti delle minoranze. Così come nel 1975 la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa con l’Atto finale di Helsinki rappresentò la risposta politico diplomatica all’esigenza di aprire canali di dialogo tra i paesi appartenenti ai due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest, oggi dobbiamo lavorare alla costruzione della Casa Comune Europea e dare vita ad un sistema di sicurezza paneuropeo nella prospettiva di una federazione europea che riunisca tutti gli stati del nostro continente.</p>



<p>Invece di continuare a svilire le Nazioni Unite si può impegnare il Segretario Generale dell’Onu e l’Assemblea Generale ad avviare un negoziato globale per la pace in cui tutti i governi del mondo, a cominciare dalle grandi potenze, siano chiamati ad affrontare i veri nodi globali dello scontro, assumendosi la responsabilità di scegliere 3 la via della pace anziché la via della guerra (perché non lavorare ad una Conferenza mondiale della pace?). “Garantire la sicurezza e la pace è responsabilità dell’intera comunità internazionale. Questa, tutta intera, può e deve essere la garante di una nuova pace.” “Se la voce delle Nazioni Unite è apparsa chiara nella denuncia e nella condanna ma, purtroppo, inefficace sul terreno, questo significa che la loro azione va rafforzata, non indebolita.”</p>



<p>Invece di continuare la corsa al riarmo e aumentare le spese militari possiamo investire sulla promozione della sicurezza umana perseguendo l’attuazione del diritto di tutti ad una esistenza e un lavoro dignitoso, alla salute, alla formazione, alla casa, a vivere in un ambiente sano e bello.</p>



<p><strong>L’alternativa alla guerra esiste ma serve la volontà politica di realizzarla.</strong></p>



<p>“La pace non si impone automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini.” Fare la pace è una cosa seria che va presa sul serio. “E’ una costruzione laboriosa, fatta di comportamenti e di scelte coerenti e continuative, non di un atto isolato” di qualcuno. La ricerca della pace deve essere perseguita, come ci ricordava Robert Schumann “con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano&#8221;.</p>



<p>“Alla comunità internazionale tocca ora un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che conduca alla pace.”</p>



<p><strong>Per spingere i governi sulla via della pace deve crescere dal basso un grande movimento di cittadini e istituzioni per la pace.</strong>&nbsp;La Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità, che il 24 aprile ha riunito decine di migliaia di persone, famiglie, associazioni e istituzioni di diverso orientamento culturale, politico e religioso, ha generato molte energie positive.</p>



<p><strong>Chiediamo a gran voce la pace</strong></p>



<p>Insieme con Papa Francesco, invitiamo tutte le donne e gli uomini di buona volontà a continuare a “chiedere a gran voce la pace, dai balconi e per le strade”. In ogni città, in ogni quartiere, in ogni scuola e università, in ogni luogo di lavoro nasca un gruppo, un comitato, un’iniziativa per la pace. Gli Enti Locali, richiamando gli statuti che riconoscono la pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli, raccolgano la domanda di pace dei propri cittadini e facciano di ogni territorio un laboratorio della pace che vogliamo per il mondo.</p>



<p><strong>Costruiamo un argine alla propaganda di guerra</strong></p>



<p>Questo è il tempo in cui dobbiamo accrescere la capacità dei costruttori e delle costruttrici di pace di contrastare i discorsi di guerra che hanno invaso le televisioni con discorsi di pace sempre più competenti, approfonditi e credibili. Alla propaganda di guerra e alle campagne di persuasione dell’opinione pubblica che straripano nei grandi mezzi di comunicazione (già vietate dall’articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici) contrapponiamo un capillare lavoro quotidiano di formazione e crescita culturale personale e collettiva che valorizzi le energie positive dei giovani. Ai piani di guerra fondati sulla legge del più forte contrapponiamo piani di pace fondati sul buon senso. Alla logica amico-nemico contrapponiamo la costruzione della fraternità universale.</p>



<p><strong>Anche noi dobbiamo fare pace</strong></p>



<p>Questo è anche il tempo in cui dobbiamo contrastare la diffusione di sentimenti di impotenza e di rassegnazione. La guerra si nutre del silenzio, della passività e quindi della complicità delle vittime. Al contrario, la pace abbisogna del contributo fattivo di tutti e di ciascuno.</p>



<p><strong>Prendiamoci cura gli uni degli altri</strong></p>



<p>In questi tempi di guerra, mentre cresce il dolore sociale e si aggravano le crisi economiche, ambientali, politiche e umanitarie, tutti siamo chiamati a fare la pace sviluppando la nostra capacità di cura degli altri, partendo dai più bisognosi, dai più fragili e dai più piccoli, allargando il nostro sguardo e la nostra preoccupazione all’intera famiglia umana e al pianeta che ci accoglie. Solo attraverso questo prezioso lavoro quotidiano, dal basso, con il contributo insostituibile di ogni persona, sarà possibile rispondere al bisogno umano primario della pace.</p>



<p><strong>Facciamo crescere la società della cura</strong></p>



<p>E’ la società della cura che deve crescere in ogni luogo: donne, uomini, giovani e anziani che si prendono a cuore gli altri anziché pensare solo a sé stessi, che praticano la cultura della solidarietà anziché la cultura dell’indifferenza, che cercano il bene comune anziché quello individuale, l’interesse generale anziché quello particolare, l’amicizia sociale anziché la competizione selvaggia. E’ così che le persone, con piccole e grandi responsabilità, dentro e fuori le istituzioni, fanno la pace, tutti i giorni, in modo artigianale.</p>



<p><strong>Oggi più che mai, a nulla vale invocare la pace se non si è disponibili a farla in prima persona.</strong></p>



<h2>Tu cosa scegli?</h2>



<p>Ripetiamo. L’invasione russa dell’Ucraina è un crimine. Gli ucraini sono stati aggrediti, hanno il diritto di resistere e noi abbiamo il dovere di aiutarli. Ma nessuno si può permettere di ignorare le conseguenze delle proprie azioni.&nbsp;<strong>Per questo dobbiamo decidere: continuiamo sulla via della guerra o scegliamo la via della pace?</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>&nbsp;<strong>La via della guerra</strong></td><td><strong>La via della pace</strong></td></tr><tr><td>Legge del più forte</td><td>Legalità, diritto e democrazia internazionale</td></tr><tr><td>Volontà di potenza e di dominio</td><td>Volontà di solidarietà e cooperazione</td></tr><tr><td>Pressione militare ed economica</td><td>Dialogo e negoziato politico – Distensione – Ricerca di accordi</td></tr><tr><td>Escalation militare</td><td>De-escalation militare</td></tr><tr><td>Fornitura di armi</td><td>Iniziativa politica – Cessate il fuoco – Corridoi umanitari</td></tr><tr><td>Guerra totale globale</td><td>Ripudio della guerra</td></tr><tr><td>Uso della bomba atomica</td><td>Eliminazione delle armi di distruzione di massa</td></tr><tr><td>Guerra infinita</td><td>Coesistenza pacifica</td></tr><tr><td>Yalta</td><td>Helsinki</td></tr><tr><td>Strategie dello scontro</td><td>Arte dell’incontro</td></tr><tr><td>Disumanesimo</td><td>Dovere di proteggere ogni vita</td></tr><tr><td>Vittoria o morte</td><td>Soluzione negoziata del conflitto</td></tr><tr><td>Corsa al riarmo</td><td>Disarmo</td></tr><tr><td>Aumento delle spese militari</td><td>Riduzione delle spese militari</td></tr><tr><td>Eserciti nazionali</td><td>Polizia internazionale delle Nazioni Unite</td></tr><tr><td>Violenza</td><td>Nonviolenza</td></tr><tr><td>Segreto militare</td><td>Verità e trasparenza</td></tr><tr><td>Sicurezza armata</td><td>Sicurezza comune – Divieto dell’uso della forza</td></tr><tr><td>Pace negativa</td><td>Pace positiva</td></tr><tr><td>Ordine internazionale&nbsp;gerarchico / imperiale</td><td>Ordine internazionale democratico</td></tr><tr><td>Alleanze militari</td><td>Onu e organizzazioni internazionali democratiche regionali</td></tr><tr><td>Interesse nazionale – Nazionalismo</td><td>Europeismo – Cosmopolitismo</td></tr><tr><td>Autoritarismo</td><td>Diritti umani – Riconoscimento e rispetto delle minoranze</td></tr><tr><td>Società chiusa</td><td>Società aperta</td></tr><tr><td>Costruzione di muri</td><td>Costruzione di ponti</td></tr><tr><td>Economia di guerra</td><td>Economia sociale e solidale – Economia della fraternità</td></tr><tr><td>Competizione globale</td><td>Sviluppo Umano</td></tr><tr><td>Sfruttamento selvaggio delle risorse e dell’ambiente naturale</td><td>Cura dell’ambiente e del pianeta – Conversione ecologica</td></tr><tr><td>Sicurezza nazionale armata</td><td>Sicurezza umana</td></tr><tr><td>Controllo e manipolazione dell’informazione</td><td>Libertà d’informazione</td></tr><tr><td>Propaganda di guerra</td><td>Educazione alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza glocale</td></tr><tr><td>Respingimenti</td><td>Cooperazione, condivisione e accoglienza</td></tr><tr><td>Odio e vendetta</td><td>&nbsp;Perdono e riconciliazione</td></tr></tbody></table></figure>



<p>Queste riflessioni e proposte, maturate nell’incontro “La via della pace” che si è svolto ad Assisi il 23 aprile scorso e curate da&nbsp;<strong>Flavio Lotti e Marco Mascia</strong>, sono un contributo alla ricerca fattiva della pace che ci deve vedere tutte e tutti coinvolti.</p>



<p>Invia la tua adesione, le tue idee e proposte al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, via della Viola 1 (06122) Perugia &#8211; Tel. 075/5737266 &#8211; 335.6590356 &#8211; fax 075/5721234 &#8211; email adesioni@perlapace.it &#8211;&nbsp;<a href="http://www.perlapace.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.perlapace.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href="http://www.perugiassisi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.perugiassisi.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Intervista a Nataliia, studentessa ucraina in Francia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 13:39:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Maddalena Formica Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Nataliia, una studentessa ucraina che attualmente studia in Francia. Con lei abbiamo parlato del suo Paese e di come possiamo aiutarlo. Ciao Nataliia,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>A cura di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Nataliia, una studentessa ucraina che attualmente studia in Francia.</p>



<p>Con lei abbiamo parlato del suo Paese e di come possiamo aiutarlo.</p>



<p><strong>Ciao Nataliia, raccontaci qualcosa di te e della tua vita!</strong></p>



<p>Vengo dalla città di Zhytomyr, una città del nord dell&#8217;Ucraina, vicino alla capitale. In Ucraina ho ottenuto la laurea e il master in Diritto internazionale e ho lavorato per la Croce Rossa ucraina e il Consiglio Danese per i Rifugiati.</p>



<p>Sono arrivata a Strasburgo a settembre 2021 per approfondire le mie conoscenze in materia di diritti umani e sono infatti attualmente iscritta al relativo master all’università.</p>



<p>Ho scelto Strasburgo perché questa città è considerata il centro europeo della protezione dei diritti umani e dello stato di diritto.</p>



<p><strong>La tua famiglia è ora al sicuro. Com’è stata la procedura per lasciare l’Ucraina? Riesci a rimanere in contatto con loro?</strong></p>



<p>L’Unione europea ha elaborato una procedura di &#8220;protezione temporanea&#8221; per i rifugiati ucraini. Questa dà il diritto di vivere, lavorare, studiare sul territorio dell&#8217;Unione per un anno, con la possibilità di rimanervi per altri due anni.</p>



<p>Mia madre e mia sorella hanno fatto domanda per l’attivazione di questa procedura a Strasburgo ed è stato loro fornito un alloggio temporaneo. Ora dobbiamo aspettare qualche settimana per i documenti. Poiché la procedura è molto nuova, i prossimi dettagli verranno presto indicati e siamo quindi in attesa di ulteriori informazioni.</p>



<p>Fortunatamente abbiamo quindi la possibilità di comunicare e di vederci.</p>



<p><strong>Come studentessa ucraina all’estero, come ti senti e che prospettive hai per il futuro?</strong></p>



<p>Inizialmente è stato difficile essere lontani dall&#8217;Ucraina.</p>



<p>Gli ucraini che erano al sicuro avevano la cosiddetta Sindrome del sopravvissuto, il senso di colpa di non essere in pericolo e di non potere aiutare gli altri.</p>



<p>Ho iniziato a pensare a cosa potessi fare personalmente per l&#8217;Ucraina. La cosa più importante che ho fatto è stato il trasferimento della mia famiglia, poi mi sono unita al fronte informativo, condividendo le notizie sui crimini di guerra commessi dalle truppe russe.</p>



<p>Per quanto ne so, per gli altri ucraini all’estero la situazione è la stessa, tutti cercano di aiutare.</p>



<p>Per il futuro più prossimo, credo che nulla cambierà radicalmente, faremo quello che potremo per perseguire la vittoria.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16219" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/u.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Se sei in contatto con amici ancora in Ucraina, riesci a parlare con loro? Sai come stanno, come vivono?</strong></p>



<p>Fortunatamente la maggior parte dei miei amici sono in posti più o meno sicuri. Molti si sono trasferiti nella parte occidentale dell&#8217;Ucraina, in campagna, qualcuno all&#8217;estero. Alcuni di loro hanno iniziato a tornare a lavorare.</p>



<p><strong>Come cittadini di Stati europei, cosa pensi che possiamo fare per aiutare l’Ucraina e gli ucraini in questo momento?</strong></p>



<p>Credo che la cosa più semplice che si possa fare sia continuare a leggere le informazioni sulla guerra, controllando sempre l’affidabilità delle fonti.</p>



<p>Mostrate poi il più possibile il vostro interesse per quello che sta accadendo, partecipate alle manifestazioni pacifiche nelle vostre città, condividete le notizie affidabili sull&#8217;Ucraina.</p>



<p>Più interesse mostrate per l&#8217;Ucraina, più aiuto questa riceverà dal mondo.</p>



<p>Infine, se avete la possibilità, potete fare donazioni per l&#8217;esercito o per gli aiuti umanitari, controllando sempre l&#8217;affidabilità dei fondi.</p>



<p>Raccomanderei il conto ufficiale della Banca Nazionale dell&#8217;Ucraina, il fondo <em>Come back alive</em> o la Croce Rossa Ucraina (i link sono pubblicati qui sotto).</p>



<p><strong>Si sente parlare spesso di fake news e propaganda: che fonti affidabili consigli per rimanere aggiornati su ciò che sta accendo?</strong></p>



<p>Innanzitutto, vi consiglio di evitare tutte le fonti russe.</p>



<p>Inoltre, potete fare affidamento sui media internazionali come la CNN, il New York Times, la BBC ecc.</p>



<p>Poi, se volete seguire le fonti ucraine, ci sono alcuni account ufficiali ucraini su Twitter e Telegram che pubblicano post in inglese.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Su Twitter:</p>



<p>@Ukraine</p>



<p>@DmytroKuleba (Ministero degli Affari Esteri)</p>



<p>@StratcomCentre (Centro per le comunicazioni strategiche e la sicurezza dell&#8217;informazione)</p>



<p>@KyivIndependent</p>



<p>Su Telegram:</p>



<p>Ukraine NOW [English]</p>



<p>Link per le donazioni:</p>



<p><a href="https://bank.gov.ua/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://bank.gov.ua/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.icrc.org/en/donate/ukraine?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.icrc.org/en/donate/ukraine?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.comebackalive.in.ua/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.comebackalive.in.ua/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>La giornalista russa Maria Ovsyannikov è scomparsa: con il suo blitz televisivo ha gridato di non credere alla propaganda del Cremlino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 13:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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<p>Le Nazioni Unite (ONU) chiedono alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola. Le Nazioni Unite chiedono alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola. Lo riferisce il Guardian online. <strong>Maria Ovsyannikova</strong>, aveva alzato un cartello dietro l&#8217;anchorwoman dello studio e gridato slogan che denunciavano la guerra in Ucraina. Di lei non si hanno più notizie. Ravina Shamdasani, portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che le autorità garantiscano che la donna «non subisca rappresaglie».</p>



<p>Lo riferisce il Guardian online.</p>



<p>Maria Ovsyannikova, aveva alzato un cartello dietro l&#8217;anchorwoman dello studio e gridato slogan che denunciavano la guerra in Ucraina. Di lei non si hanno più notizie.<br>    Ravina Shamdasani, portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che le autorità garantiscano che la donna &#8220;non subisca rappresaglie&#8221;.<br>    Maria Ovsyannikova rischia 15 anni di reclusione. Lo scrive su Telegram l&#8217;avvocato della giornalista. &#8220;All&#8217;inizio &#8211; spiega Dmitry Zakhvatov &#8211; la polizia l&#8217;ha trattenuta volendo limitarsi a seguire il protocollo amministrativo. Ma il caso è stato poi preso in mano dalle alte autorità che hanno deciso di avviare un procedimento penale nei suoi confronti per divulgazione pubblica di informazioni consapevolmente false sull&#8217;uso delle forze armate russe&#8221;. Il caso, ha aggiunto, è ora in mano al presidente del comitato investigativo, Alexander Bastrykin.</p>



<p></p>



<p>&#8220;Fermate la guerra. Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo. Russi contro la guerra &#8220;, recita così il cartello con il quale la giornalista Marina Ovsyannikova ha fatto irruzione in studio mentre andava in onda in diretta il tg&nbsp; su Channel One, tv di stato della Russia. Alle spalle della collega, che in quel momento stava conducendo il telegiornale, Maria è comparsa per diversi secondo in video mostrando il cartello contro la guerra prima che il collegamento fosse interrotto. Stando a quanto riportato da Meduza la giornalista sarebbe stata arrestata prima di essere portata in commissariato: dovrà rispondere dell&#8217;accusa di aver violato la nuova legge sulla &#8220;disinformazione&#8221; che vieta di parlare del conflitto in corso come di una guerra.</p>



<p>Un vero e proprio atto dimostrativo da parte della giornalista che sembra collabori come redattrice per Channel One: poco prima di interrompere il tg ha infatti postato sui propri canali social un videomessaggio nel quale indica la Russia e il presidente Putin come unici responsabili di quanto sta accadendo in Ucraina: “Quello che sta accadendo in Ucraina è un crimine. La Russia è l&#8217;aggressore e la responsabilità di questa aggressione ricade sulla coscienza di un solo uomo: Vladimir Putin. Mio padre è ucraino. Mia madre è russa. E non sono mai stati nemici. E questa collana che indosso è un simbolo del fatto che la Russia deve porre fine immediatamente a questa guerra fratricida. E i nostri popoli fraterni potranno ancora fare la pace&#8221;.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="561" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1024x561.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1024x561.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-300x164.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-768x421.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1536x842.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1863w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Ovsyannikova dopo avere anche gridato: «Fermate la guerra. No alla guerra» è di fatto stata prelevata dalla polizia e ad oggi non si sa dove sia stata portata. Gli avvocati non riescono a trovarla e alcune organizzazioni umanitarie temono il peggio. «Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo» ha ripetuto la giornalista.</p>



<p>Prima del blitz la giornalista russa ha anche registrato un video dalla sua casa che successivamente è stato&nbsp;diffuso dalla associazione per i diritti umani OVD-Info, in cui esprimeva la sua personale&nbsp;vergogna per un «conflitto fratricida, che mette contro due popoli. Io ho madre russa e padre ucraino e si amano».</p>



<p>«Purtroppo, per un certo numero di anni, ho lavorato a Channel One e ho lavorato alla propaganda del Cremlino, mi vergogno molto di questo in questo momento. Mi vergogno di aver permesso di dire bugie dallo schermo televisivo. Mi vergogno di aver permesso la zombificazione del popolo russo. Siamo stati in silenzio nel 2014 quando tutto questo era appena iniziato. Non siamo usciti a protestare quando il Cremlino ha avvelenato Navalny», ha detto, facendo riferimento al leader dell&#8217;opposizione.</p>



<p>«Stiamo solo guardando in silenzio questo regime anti-umano. E ora il mondo intero si è allontanato da noi e le prossime 10 generazioni non saranno in grado di pulirsi dalla vergogna di questa guerra fratricida» ha rimarcato la giornalista. Da quando è iniziato l&#8217;attacco alla Ucraina, la censura russa si è fatta particolarmente dura e in questi giorni ci sono state centinaia di persone arrestate dalla polizia anche solo per tenere in mano un cartello bianco. I giornalisti possono essere condannati anche a 15 anni di carcere. </p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Dittatura nell’epoca del Covid19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 07:51:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America latina: i diritti negati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Come si può comportare un regime come quello del Venezuela davanti ad una pandemia come il Coronavirus? Aiutando e assistendo il popolo? Emanando dei decreti o creando delle manovre economiche-sociali-sanitarie per&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="394" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13907" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina3-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Come si può comportare un regime come quello del Venezuela davanti ad una pandemia come il Coronavirus? Aiutando e assistendo il popolo? Emanando dei decreti o creando delle manovre economiche-sociali-sanitarie per proteggere la popolazione?  </p>



<p>La
Croce Rossa Venezuelana e la Associazione Venezuelana di Pediatria
affermano che il 70% degli ospedali in tutto il territorio nazionale
non ha acqua potabile, il 63% non ha luce, il 73% non ha gas. Le
Associazioni di medici affermano che il 92% non ha sapone di nessun
tipo, il 61% non ha mascherine, l’80% non ha guanti monouso. Senza
parlare di infrastrutture, forniture sanitarie e medicinali. Il caos
nel caos. 
</p>



<p>In
una situazione così complicata, in un paese dittatoriale, il
coronavirus, purtroppo, calza a pennello. A marzo, il regime ha
decretato la quarantena e il distanziamento sociale immediatamente,
in stile dittatoriale ha mandato sulle strade la polizia per
controllare la gente, per intimidirla, non è normale avere panico di
uscire per comprare il pane o le uova o avere paura di andare in un
ospedale perché si sospetta di aver contratto il virus. Se ti becca
un poliziotto bolivariano in vena di fare “il suo lavoro” ti fa
sparire. La repressione, adesso, è “legale”, la quarantena
dev’essere rispettata. L’isolamento si usa per continuare a
commettere delle arbitrarietà. Il Coronavirus è diventato un tema
di sicurezza nazionale e non un tema sanitario ed è una scusa
perfetta. 
</p>



<p>Rafael
Uzcátegui, direttore dell’ ONG Provea (Programa
Venezolano de Educación Acción en Derechos Humanos) ha
dichiarato in un intervista ne <em>El
País</em>: “Il
governo non ha voluto dire apertamente che sono sospese le garanzie
costituzionali e c’è una lacuna nel capire se è o non è legale
che ti fermino per strada… non ce stata nessuna risposta tecnica
davanti alla pandemia e piuttosto si è deciso di usare le forze
armate e le forze dell’ordine, al punto che c’è gente che non
parla dei propri sintomi per paura di essere presi dalle FAES (Forze
speciali della polizia su cui ci sono gravi accuse di violazione dei
diritti umani). Non esiste un protocollo di attuazione chiaro e
succedono molte arbitrarietà, tutto rimane alla discrezione delle
autorità locali, mettendo in difficoltà il lavoro umanitario di
molte organizzazioni e mettendo a rischio la popolazione che viene
seguita da queste ong.”  Provea ha ricevuto in questo ultimo mese
denunce per l’applicazione di torture fisiche alle persone che non
compiono da quarantena.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13908" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure></div>



<p>Alcune
cifre ufficiali dichiarate dalla propaganda di Maduro ci sono: 204
contagi e 9 morti. Insolito, improbabile, anzi, impossibile. 
</p>



<p>Chi ha il coraggio di denunciare numeri diversi, personale medico, giornalista o politico che sia, viene perseguitato, minacciato e perfino sequestrato. Non è un detenuto, è un sequestrato a tutti gli effetti perché la DGCIM (<em>Dirección General de Contrainteligencia Militar</em>) oppure la Polizia Nazionale Bolivariana insieme alle Forze Speciali (FAES), manco fosse un criminale di guerra-terrorista, irrompe improvvisamente a casa sua, senza mandato, controlla la proprietà e porta via senza spiegazione questa persona. Caso vuole che ultimamente sia successo a tre medici e a un infermiere, a due giornalisti, a un fotografo e a cinque membri dello staff del presidente interino Guaidó. Il giornalista Darvinson Rojas è stato sequestrato, insieme ai genitori il 21 marzo e rilasciato dopo 12 giorni. Il Dott. Julio Molino è agli arresti domiciliari e accusato di reato di incitazione all’odio e associazione per delinquere. Mauri Carrero e Demóstenes Quijada sono due membri dello staff di Guaidó sequestrati nel cuore della notte dalle rispettive case. La Carrero è ragioniere e Quijada è consulente. Non si conoscono le ragioni per la loro detenzione illegale e non si conosce il loro luogo di permanenza. Questi sono i nuovi <em>desaparecidos</em>, colpevoli di aver denunciato problemi negli ospedali, cifre diverse di contagi, notizie, colpevoli di aver informato e di fare il loro lavoro. Anche i giornalisti venezuelani all’estero, che hanno lasciato il paese perché perseguitati, vengono comunque perseguitati attraverso parenti e/o amici, di nuovo, grazie a questa nuova situazione.</p>



<p>La
risposta alle domande iniziali c’era già. Lo sapevamo appena si è
diffuso nel mondo il coronavirus… era solo questione di tempo,
sapevamo che poteva dare aria al regime. D’altro canto, sappiamo
anche che la pandemia, con i passo inclemente del tempo, potrebbe
essere un deterrente per smantellare definitivamente il regime.
Speriamo sia la seconda. 
</p>
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		<title>Idlib e l&#8217;equivoco dei media italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 08:12:50 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="469" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-1024x469.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13685" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-1024x469.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-300x138.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-768x352.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-980x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p><em>Associazione Per i Diritti umani</em> ha parlato con il reporter Amedeo Ricucci che, sempre gentilmente e in maniera molto chiara, spiega la situazione a Idlib e l&#8217;equivoco veicolato dai media italiani. Ecco le sue parole. </p>



<p></p>



<p>La prima cosa da chiarire &#8211; che non viene chiarita dai media italiani &#8211; sulla situazione di Idlib è che si sta alimentando l&#8217;equivoco che i profughi siriani ammassati tra il confine terrestre tra Grecia e Turchia &#8211; così come i profughi che prendono i boat people e vanno dalla costa turca verso le isole di Lesbo o di Kyos – siano siriani di Idlib in fuga dai bombardamenti: NON E&#8217; ASSOLUTAMENTE VERO. A Idlib si continua bombardare, ci sono migliaia di siriani intrappolati nella terra addossata al confine turco perchè in realtà Erdogan sta solo minacciando l&#8217;Europa di aprire i confini, ma non li ha affatto aperti e ha lasciato passare solo qualche profugo per poterlo immortalare con le telecamere per alimentare la sua propaganda. Ad esempio, ha lasciato passare la famosa bambina a cui il papà raccontava che i bombardamenti erano soltanto un gioco, ma in realtà si contano sulle dita delle mani i profughi a cui Erdogan ha aperto la porta.</p>



<p>Il confine turco ha sigillato il muro che è stato costruito negli anni scorsi e Erdogan sta semplicemente facendo della propaganda perchè vuole che l&#8217;Europa intervenga per risolvere la situazione che si è creata a Idlib, cioè il fatto che lui e Putin non sono d&#8217;accordo su come spartirsi quell&#8217;area: mentre il regime di Assad, appoggiato dai Russi, vorrebbe sgomberarlo completamente dalla popolazione siriana e spedire i profughi in Turchia perchè la gente che vive a Idlib è composta da siriani che sono stati evacuati da zone e città riconquistate dal regime, ad esempio Aleppo o Duma vicino a Damasco, e le famiglie dei combattenti non volevano stare sotto il regime di Assad per cui sono state deportate con i  camion verso Idlib;  Idlib è, quindi, un concentrato di popolazione di cui il regime non sa che farsene e quindi vorrebbe riconquistare tutta quell&#8217;area vicino al confine turco &#8211; d&#8217;altronde quella è terra siriana &#8211; mentre Erdogan, che presidia quella zona e che dà un appoggio alle forze siriane ribelli che  comandano a Idlib, vorrebbe che questi tre milioni di siriani venissero spalmati lungo una terra di confine in modo da creare una zona cuscinetto che Erdogan e la Turchia sfrutterebbero per i loro scopi politici, per evitare che  i curdi possano stare a ridosso della frontiera, quindi per evitare contatti tra i curdi siriani e i curdi turchi.  </p>



<p>L&#8217;equivoco che si sta alimentando
riguarda chi sono i profughi che si stanno ammassando alla frontiera
terrestre tra Turchia e Grecia. Sono profughi che stanno in Siria da
anni e li hanno portati alla frontiera con i pullman, non a caso
Erdogan dice che sono 90 mila quando invece le Nazioni Unite dicono
che sono al massimo 15 mila, cioè c&#8217;è un gioco della propaganda che
si sta facendo sulla pelle dei profughi siriani che stanno 
continuando ad essere bombardati, che stanno morendo o che stanno al
freddo, intrappolati tra il regime di Assad e i russi che bombardano
e la frontiera turca che resta chiusa. 
</p>
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		<title>Turchia: il politico di opposizione turco-kurdo Selahattin Demirtas  nuovamente davanti al giudice</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2019 06:47:51 +0000</pubDate>
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<p> <br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="301" height="167" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12972" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 301w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-1-300x166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 301px) 100vw, 301px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Selahattin Demirtas, politico kurdo-turco a capo del partito di sinistra HDP (Partito Democratico dei Popoli) è stato arrestato il 3 novembre <br>2016 con l&#8217;accusa di &#8220;Propaganda terroristica&#8221; in oltre 100 casi. In realtà Demirtas si batte per la libertà di culto di Cristiani, Aleviti e Yezidi e chiede pari diritti linguistici, politici e culturali per i circa 15 milioni di Kurdi e di altri gruppi etnici minoritari della Turchia. Incarcerato in una cella di massima sicurezza a Edirne, lontano <br>da casa sua, è stato ascoltato da un giudice lo scorso 2 settembre.</p>



<p>Da anni il partito HDP, come anche tutto il movimento democratico turco <br>e kurdo, chiedono un dialogo politico tra il governo turco e i Kurdi. Il governo di Erdogan invece punta sull&#8217;autoritarismo, la sanguinosa repressione dei Kurdi e la persecuzione dell&#8217;opposizione politica. Nella Turchia sudorientale si susseguono da giorni le proteste per la recente decisione del ministro degli interni turco di destituire i sindaci democraticamente eletti nelle città a prevalenza kurda Diyarbarkir, Mardin e Van e di commissariare il governo cittadini. Le amministrazioni comunali sono già state assegnate ai governatori mentre i consiglieri comunali eletti non possono accedere ai municipi. I sindaci Adnan Selcuk <br>Mizrakli (Diyarbakir), Ahmed Türk (Mardin) e Bedia Özgökce-Ertan (Van) <br>avevano vinto le elezioni comunali dello corso 31 marzo 2019 con una schiacciante maggioranza.</p>



<p>Il fratello di Selahattin Demirtas, residente in Germania, chiede ai politici tedeschi ed europei maggiore impegno per la liberazione di suo fratello così come per tutti i prigionieri politici in Turchia. &#8220;Molti membri del parlamento tedesco conoscono personalmente mio fratello&#8221;, dice Süleyman Demirtas. &#8220;Il governo federale ma anche i politici europei devono chiedere al governo turco, loro alleato nella NATO, di liberare i prigionieri politici in Turchia e di porre fine alla sua politica anti-kurdi. Mio fratello é in carcere da tre anni da innocente. Sua moglie e le sue due figlie si aspettano maggiore impegno dalla Germania e dall&#8217;Europa.&#8221;<br></p>
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		<title>Rapporto della commissione ESCWA dell’ONU sull’apartheid praticato da Israele. Un convegno importante a Milano</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jun 2019 07:33:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 15 marzo 2017 la Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia occidentale (ESCWA) pubblicava un rapporto in cui&#160;si accusava&#160;Israele di aver stabilito un “regime di apartheid che opprime e domina il&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/06/01/rapporto-della-commissione-escwa-dellonu-sullapartheid-praticato-da-israele-un-convegno-importante-a-milano/">Rapporto della commissione ESCWA dell’ONU sull’apartheid praticato da Israele. Un convegno importante a Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://www.assopacepalestina.org/wp-content/uploads/2018/09/Pratiche-israeliane.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.assopacepalestina.org/wp-content/uploads/2018/09/Pratiche-israeliane-737x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-9138"/></a></figure></div>



<p>Il 15 marzo 2017 la Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia occidentale (ESCWA) pubblicava un rapporto in cui&nbsp;<a href="http://www.reuters.com/article/us-israel-palestinians-report-idUSKBN16M2IN?il=0&utm_source=rss&utm_medium=rss">si accusava</a>&nbsp;Israele di aver stabilito un “regime di apartheid che opprime e domina il popolo palestinese”. Tuttavia, pochi giorni dopo, il rapporto chiamato&nbsp;<em>Israeli Practices towards the Palestinian People and the Question of Apartheid</em>&nbsp;<a href="https://www.unescwa.org/sites/www.unescwa.org/files/publications/files/israeli-practices-palestinian-people-apartheid-occupation-english.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">è stato ritirato dal sito</a>&nbsp;delle Nazioni Unite per decisione del del segretario generale dell’ONU, António Guterres.</p>



<p>Il ritiro del documento suscitava forti polemiche, tanto che la stessa direttrice dell’ESCWA, Rima Khalaf, decideva per protesta di dimettersi dalla sua carica.</p>



<p>Il rapporto era stato compilato da Virginia Tilley, professoressa dell’Università dell’Illinois e da Richard Falk, inviato speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi e professore emerito della Princeton University.</p>



<p>L’intero documento è  tradotto in italiano da Traduttori Per la Pace (gruppo di traduttori professionisti volontari) e curato da Progetto Palestina. È disponibile al seguente link:</p>



<p><a href="https://www.mokazine.com/read/progettopalestinabds/pratiche-israeliane-nei-confronti-del-popolo-palestinese-e-questione-dell-apartheid-di-richard-falk-e-virginia-tilley?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.mokazine.com/read/progettopalestinabds/pratiche-israeliane-nei-confronti-del-popolo-palestinese-e-questione-dell-apartheid-di-richard-falk-e-virginia-tilley?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Segnaliamo il convegno che si terrà oggi a Milano,sabato 1 giugno 2019, a Milano</strong></p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="725" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/image003-725x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12570" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12570&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12570" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/image003-725x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 725w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/image003-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/image003-768x1084.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/image003.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 813w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></figure></li></ul>
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