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	<title>referendum Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>ASGI: diminuire gli anni per acquisire la cittadinanza italiana sia un inizio e non la meta di una riforma non più prorogabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 08:55:02 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/cittad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/cittad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17714" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/cittad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/cittad-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/cittad-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><em>L’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione appoggia il referendum, che vede come un primo passo verso una riforma dove la cittadinanza non è un premio selettivo ma il risultato di una condivisione di vita, nelle diversità che caratterizzano ogni singola persona a prescindere dalla nazionalità.</em></p>



<p><a href="https://www.attivati.referendumcittadinanza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Campagna per il Referendum sulla Cittadinanza</a><a href="https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Firma ora!</a></p>



<p>ASGI sostiene l’iniziativa referendaria promossa dalle organizzazioni delle persone straniere di seconda generazione assieme ad altre realtà associative e politiche per l’abrogazione di una norma della legge n. 91/1992 sulla cittadinanza, con cui si intende ridurre da 10 a 5 anni il periodo di regolare soggiorno per presentare domanda di acquisto della cittadinanza italiana. Abrogazione che riguarda una parte dell’art. 9 di detta legge.</p>



<p>ASGI è consapevole che la modifica che il referendum si propone non cambia l’approccio alla cittadinanza che caratterizza la legge del 1992, lasciando amplissima discrezionalità al Ministero dell’interno sulla base di criteri da esso definiti e non dal legislatore, come invece impone la Costituzione (art. 10, co. 2 Cost.). Tuttavia, l’iniziativa referendaria è certamente un’occasione, non solo per riconoscere diritti alle persone straniere che vivono da tempo nella comunità nazionale (che lavorano a fianco dei lavoratori e della lavoratrici italiani/e , che frequentano le scuole con i ragazzi e le ragazze italiani/e, che vivono nei quartieri abitati da tutti, che frequentano lo sport come tutti e tutte, ecc.), ma anche per riproporre un diverso modo di intendere la cittadinanza, non più come premio selettivo ma come risultato di una condivisione di vita, nelle diversità che caratterizzano ogni singola persona a prescindere dalla nazionalità. La nostra è un’idea di riconoscimento dei diritti, compresa la cittadinanza che una persona straniera sceglie di chiedere, sulla base di una eguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.) e di una appartenenza alla vita sociale, culturale e politica italiana.</p>



<p>Per queste ragioni, pur consapevole del limite dell’iniziativa referendaria, ASGI ritiene che essa possa e debba rappresentare un piccolo, ma significativo, passo in avanti nella riforma della legge sulla cittadinanza. Non una meta, ma un inizio.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/09/referendum-popolare-abrogativo-in-materia-di-cittadinanza-9-settembre-2024.docx.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">i</a><object data="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/09/referendum-popolare-abrogativo-in-materia-di-cittadinanza-9-settembre-2024.docx.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" type="application/pdf"><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/09/referendum-popolare-abrogativo-in-materia-di-cittadinanza-9-settembre-2024.docx.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">referendum popolare abrogativo in materia di cittadinanza 9 settembre 2024.docxDownload</a></object></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Elezioni insanguinate in Ecuador, l&#8217;appello della Rete NoBavaglio ai media: &#8220;Tenete accesi i riflettori sul voto, non abbandonate il popolo ecuadoriano&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/08/18/america-latina-diritti-negati-elezioni-insanguinate-in-ecuador-lappello-della-rete-nobavaglio-ai-media-tenete-accesi-i-riflettori-sul-voto-non-abbandonate-il-popolo-ecuadoriano/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 14:00:47 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="753" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17115" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani, che fa parte della rete #NOBAVAGLIO, pubblica e condivide il seguente appello:</p>



<p><strong>di MARINO MURATORE</strong></p>



<p><strong>La RETE NOBAVAGLIO esprime solidarietà al popolo ecuadoriano nei giorni delle elezioni presidenziali. E lancia un appello ai media: “Tenete accesi i riflettori sul voto, non abbandonate il popolo ecuadoriano”</strong></p>



<p>Domenica 26 agosto 2023 si vota in Ecuador per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica dell’Ecuador, consultazione che è stata unita a un referendum sulle esplorazioni petrolifere in una importante regione dell’Amazzonia. Un periodo elettorale funestato il 10 agosto dalla uccisione del candidato presidente Fernando Villavicencio, durante un comizio pubblico. Villavicencio era un giornalista molto stimato dal popolo ecuadoriano per le sue denunce della corruzione pubblica, della criminalità legata al narcotraffico, in quanto grandi quantitativi di droga provenienti dalla Colombia transitano per il paese per essere imbarcati a Guayaquil, Esmeraldas, Manta e altri porti ecuadoriani. Una seconda pista del traffico della droga attraversa il paese, utilizzando la via fluviale dall’Amazzonia ai confini con il Perù e la Colombia.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5251"/></a></figure>



<p><br>Villavicencio aveva più volte segnalato la complicità di molti politici, funzionari delle dogane, dirigenti di polizia con i diversi cartelli del narcotraffico, spesso in guerra tra loro. Il candidato presidente aveva denunciato la corruzione in una intervista televisiva anche lo stesso giorno nel quale è stato ucciso. Lui e il suo partito Construye, hanno portato all’attenzione internazionale la condizione terribile nelle quale sono confinati popoli amazzonici, come ad esempio gli Shuar e i Kofan che hanno la sfortuna di vivere in terre ricche di risorse petrolifere, controllate da un Governo che ha svenduto i giacimenti alle multinazionali e alla Cina.<br>In tale clima politico non deve stupire le moltitudini di omicidi quotidiani per regolamento di conti, gli assassini di sindaci e sindacalisti che lavorano per la giustizia,<br>La polizia nazionale ecuadoriana ha registrato 3.568 morti violente nei primi sei mesi di quest’anno, molto più delle 2.042 segnalate nello stesso periodo del 2022.<br>Lo scorso anno si è concluso con 4.600 morti violente, la cifra più alta nella storia del Paese e il doppio del totale nel 2021.<br>Solo in questi ultimi giorni è stato assassinato anche Pedro Briones, un altro candidato alla Presidenza della Repubblica dell’Ecuador. Inoltre la candidata all’Assemblea nazionale, Estefany Puente, ha subito un attacco armato, per fortuna è rimasta illesa.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5255"/></a></figure>



<p><br>La RETE NOBAVAGLIO manifesta quindi solidarietà verso il popolo ecuadoriano, un popolo amico da decenni dell’Italia. Un popolo che ha visto partire verso l’Europa, in seguito ad una grave crisi economica avvenuta negli ottanta nel paese sudamericano, molte donne e uomini emigrati in Spagna e Italia per cercare lavoro e nuove opportunità. Le mete preferite nel nostro paese sono state Genova (per il suo rapporto secolare con il porto di Guayaquil) e successivamente Roma e Milano. In questi decenni così tantissimi cittadini italiani hanno usufruito della competenza, professionalità delle badanti, baby-sitter, lavoratrici in imprese di pulizie, operatrici socio sanitarie, operai provenienti dall’Ecuador. Uomini e donne spesso sfruttati, sottopagati che hanno però contribuito senza nessun riconoscimento al nostro benessere. Solo recentemente si stanno costituendo per cooperative sociali gestite direttamente da lavoratori e lavoratrici ecuadoriani.<br>La RETE NOBAVAGLIO quindi auspica che le elezioni in Ecuador possano volgersi in maniera democratica e manifesta il suo appoggio al nuovo candidato Presidente della Repubblica per il partito Construye, il giornalista Christian Zurita, amico di Villavicencio e che ha dichiarato che continuerà nello stesso spirito la lotta per la giustizia e contro la corruzione.<br>LA RETE NOBAVAGLIO si rende disponibile a fornire informazioni a tutti ii cittadini ecuadoriani che vorranno esprimere il loro voto attraverso il voto telematico, segnalando i luoghi di assistenza al voto on line nelle città di Roma; Genova e Milano</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Il Cile rifiuta la nuova Costituzione</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2022 07:25:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Il primo febbraio scrivevamo su questo giornale sulla vittoria del giovane Gabriel Boric dopo le elezioni presidenziali di dicembre dell’anno scorso. Parlavamo di aria fresca, giovane e innovativa che avrebbe potuto&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16638" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cile-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cile-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Il primo febbraio scrivevamo su questo giornale sulla vittoria del giovane Gabriel Boric dopo le elezioni presidenziali di dicembre dell’anno scorso. Parlavamo di aria fresca, giovane e innovativa che avrebbe potuto invadere tutti gli angoli di questo stretto paese che è il Cile. Uno dei punti forti della campagna di Boric era il cambio della Costituzione Nazionale nata tra le mani della dittatura di Augusto Pinochet nel 1980. L’Assemblea Costituente formata da 155 membri e molto elogiata da politici del mondo e incaricata di scrivere la nuova Carta Magna ci ha messo un anno di lavoro per creare un testo di 388 articoli che attraversano i punti focali di una moderna repubblica dell’America Latina: il cambio a stato plurinazionale con più autonomia regionale, cambi nella giustizia, nella sanità pubblica, sviluppo della democrazia paritaria e della uguaglianza di genere, libertà sessuale e riproduttiva, protezione dell’impiego ed equilibrio tra stato e privato.<br>I risultati del referendum obbligatorio fatto a settembre, pietra miliare di Boric, non ha avuto i risultati che il Presidente sperava. Il 62% dei cileni non è stato d’accordo con il nuovo testo e ha votato no. Dunque, cos’è successo? Nel 2019 il popolo cileno è andato in piazza per esigere dei cambiamenti, per chiedere una maggior uguaglianza tra i diversi strati della società. Facendo un breve analisi della bozza della nuova costituzione sembrerebbe che questi cambiamenti sono stati contemplati nel testo. Paradossalmente per il popolo, la nuova Carta Magna e forse la stessa Assemblea Costituente era molto di sinistra, molto radicale e aggiungerei io molto “innovativa” per una nazione che culturalmente e per il suo passato storico è sempre stata piuttosto conservatrice, ma non intendo solo politicamente moderata, bensì un po’ diffidente dei cambi improvvisi e comunque tendente a preservare quella sicurezza che la democrazia le ha offerto dopo Pinochet. Si respira un po’ di paura riguardo all’equilibrio tra lo Stato e il privato. La liberalizzazione non convince più di tanto. La società vuole cambi, è vero, vuole il nuovo, ma forse non così nuovo. Una Costituzione probabilmente più conservatrice e convenzionale, anche se in sintonia con i tempi che viviamo e in costante cambiamento sarebbe stata meglio accolta.<br>Si respira incertezza, non c’è molto accordo sociale e politico, il presidente Boric e il suo governo sanno che devono riiniziare da zero, fare un paso indietro e ascoltare la decisione del popolo.<br>Alcuni analisti politici affermano che il tempo è stato nemico. I mesi che sono trascorsi tra le elezioni e questo referendum, quasi un anno, hanno fatto sì che la gente iniziasse a dubitare, è stato controproducente. La polarizzazione all’interno del governo nemmeno è stata di aiuto.<br>Sta di fatto che a febbraio dovevamo avere gli occhi puntati su Boric. Anche adesso.<br>Le ferite sono sempre aperte, il Cile ha bisogno di pochi passi ma sicuri, il passo più lungo della gamba non funziona. La portata dell&#8217;esplosione sociale del 2019 ci ha confuso e depistato parecchio. Staremo a vedere quali decisioni prenderà Boric nei prossimi mesi.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Il Cile è stato ascoltato</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 09:38:11 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/costituzione-cile-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14772" width="880" height="494" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/costituzione-cile-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/costituzione-cile-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/costituzione-cile-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 880px) 100vw, 880px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Il 25 ottobre 2020 sarà ricordato per sempre nella storia del Cile. È stato il giorno in cui la Costituzione redatta durante il regime di Augusto Pinochet ha ricevuto una ferita di morte, ora è in agonia. Addirittura, sappiamo l’anno in cui morirà: 2021. L’anno prossimo, una convenzione costituzionale, ovvero una Assemblea costituente formata da 155 cittadini saranno eletti mediante voto popolare per creare la Nuova Costituzione. Quasi il 79% dei cileni vuole cambiarla, una percentuale impressionante e vuole che lo facciano i cittadini, non i partiti politici o il parlamento. Sarà la prima volta in cui una Costituzione dovrà essere redatta in modo paritario, tra uomini e donne, e anche la prima volta in quasi 50 anni in cui il marco giuridico di questo fantasma chiamato “Regime dittatoriale di Augusto Pinochet” scomparirà.</p>



<p>Il popolo cileno è arrivato a questo esito dopo essere stato protagonista del “estallido social” del 2019. Per l’ennesima volta, le proteste riguardavano gli aumenti delle tariffe del trasporto pubblico di Santiago. Gli studenti si organizzarono per manifestare nelle stazioni della metropolitana e soprattutto per non pagare il biglietto. Sono bastati alcuni giorni e l’aumento della popolazione in protesta che, come sempre capita, tutto degenerò e ci fu il confronto armato tra forze dell’ordine e popolo. L’aumento del biglietto era la ciliegina sulla torta; in verità, nel profondo, c’erano altre ragioni di malcontento per manifestare: il caro vita, pensioni basse, l’alto costo dei medicinali e della salute in generale, una disuguaglianza economica e sociale molto forte, e non meno importante, un rifiuto generalizzato per una Costituzione restrittiva che impediva il progredire e la modernizzazione della società. I politici rappresentavano “quella” Costituzione macchiata di sangue e arrugginita. Non era la prima volta che gli studenti prendevano la parola, era già successo nel 2007, 2008 e soprattutto nel 2011 quando studenti universitari e di secondaria si mobilitarono per rifiutare il sistema di istruzione nazionale che prevedeva un’ampia partecipazione del settore privato rispetto a quello statale. In sostanza, troppe scuole e università private rispetto a quelle pubbliche. Proteste che continuarono un anno dopo. All’epoca, la cantautrice franco cilena Ana Tijoux ascoltò le grida degli studenti e scrisse la canzone “Shock”: “Un’altra canzone che prende la sua profonda ispirazione di fronte ad un movimento studentesco che è stato come uno svegliarsi generale”, diceva la Tijoux in una intervista fatta da Mega Noticias nel 2012.</p>



<p>Tornando ai nostri giorni e dopo 34 morti confermati, più di 3.400 persone ferite e più di 8.800 arresti per gli scontri di un anno fa, questo processo nelle urne è un modo molto democratico per chiudere pacificamente i contrasti di allora con il governo e aprire una nuova porta per un Cile più moderno, che possa vivere più serenamente il futuro senza avere l’ombra della dittatura persino nella Costituzione. È già un popolo ferito nell’anima. Questo successo nel referendum è un cambio molto importante, anche a livello psicologico, nonché sociale e politico.</p>



<p>Chi paragona questa futura Costituente popolare cilena con la Assemblea costituente del 2017 in Venezuela si sbaglia di grosso perché la costituente incaricata di redigere una nuova Costituzione nel Venezuela ha assunto tutte le facoltà plenipotenziari al di sopra di tutti i poteri pubblici dello stato, comportamento dittatoriale, ed è stata promossa solo da Nicolas Maduro attraverso un decreto presidenziale. Non c’è stato un referendum popolare per chiedere se si voleva cambiare la Costituzione. Il 16 giugno del 2017 il regime venezuelano organizzò un simulacro di elezioni per l’Assemblea costituente che fu un fiasco, pochissima partecipazione e molti seggi vuoti mentre l’opposizione lo denunciava come un abuso di potere. Un giorno dopo, Maduro ordinò la cattura di oppositori come Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma per non aver rispettato gli arresti domiciliari. Un fatto grave e arbitrario completamente fuori contesto e isolato dalle elezioni. Qualunque situazione era un motivo per far tacere le minoranze politiche che denunciavano le costanti irregolarità commesse da Maduro. Il 30 luglio si fecero le elezioni sotto l’ombra dell’evidente frode, perché secondo il governo avevano partecipato più di 8 milioni di venezuelani, ma secondo l’opposizione e i rappresentanti di Smartmatic, azienda a carico del sistema elettronico di votazione, c’era una incongruenza di più di 1 milioni di voti. Il regime decise tutto arbitrariamente e mise a tacere tutti quelli che denunciarono il fatto che la convocazione elettorale non seguisse le linee costituzionali e democratiche.</p>



<p>Perciò la situazione è ben diversa dal Cile. C’è solo da credere nella democrazia cilena e augurarsi che tutto questo processo che è appena iniziato sia trasparente, equilibrato e soprattutto ascolti veramente le necessità della gente. Il futuro ce lo dirà. Sicuramente è un paso in avanti per America Latina: macchiata di frodi elettorali, di risposte poco democratiche, di arbitrarietà del “caudillo” di turno. La maggior parte del popolo cileno ha sempre dimostrato di essere da parte del giusto, da parte dei diritti e della libera scelta. Speriamo che anche questa volta sia così.</p>
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		<title>﻿La verità dietro al referendum costituzionale dell’Egitto</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2019 06:50:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="660" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/egitto-al-sisi-vince-referendum-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13124" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/egitto-al-sisi-vince-referendum-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/egitto-al-sisi-vince-referendum-300x193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/egitto-al-sisi-vince-referendum-768x495.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/egitto-al-sisi-vince-referendum.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Un
referendum costituzionale si è tenuto in Egitto dal 20 al 22 aprile
2019, con votazione all&#8217;estero tra il 19 e il 21 aprile. Le modifiche
proposte consentono al presidente Abdel Fattah el-Sisi di rimanere al
potere fino al 2030; in base alla versione precedente della
costituzione, gli sarebbe stato vietato di contestare le prossime
elezioni, che sarebbero state previste nel 2022. Le modifiche sono
state approvate dall&#8217;88,83% degli elettori, con un&#8217;affluenza del 44%.

</p>



<p>Con
l’obiettivo di comprendere e condividere le vere implicazioni che
si celano dietro tale referendum, l’autore dell’articolo ha
deciso di prendere in considerazione alcuni commenti di giornali
internazionali da impiegare come fonte. 
</p>



<p>La
prima voce da prendere in considerazione è &#8220;The New-Arab”.
Nell&#8217;articolo &#8220;Sisi vince il falso referendum” (23 aprile
2019) si afferma che nei suoi primi commenti pubblici sugli
emendamenti, il presidente Sisi ha ringraziato il popolo egiziano per
aver votato &#8220;sì&#8221;. &#8220;La meravigliosa scena fatta di
cittadini egiziani che hanno preso parte al referendum &#8230; sarà
scritta nel record storico della nostra nazione&#8221;, ha twittato
pochi minuti dopo che Ibrahim, capo dell&#8217;Autorità Elettorale
Nazionale dell&#8217;Egitto, ha annunciato i risultati. 
</p>



<p>Nell&#8217;articolo
in questione si sottolinea con forza che i media filo-governativi,
uomini d&#8217;affari e legislatori hanno spinto per un voto &#8220;Sì&#8221;
e un&#8217;alta affluenza alle urne, offrendo dispense di cibo agli
elettori, mentre le autorità hanno minacciato di multare chiunque
boicottasse il referendum di tre giorni. Hassan Nafaa, professore di
scienze politiche all&#8217;Università del Cairo, ha affermato che i
risultati erano attesi. &#8220;Ci sarà una pericolosa ripercussione
sul regime al potere in quanto vedremo più repressione e politiche
restrittive&#8221;, ha detto. Corruzione e coercizione sono le parole
chiave nell’ articolo, intenzionato a mostrare la presenza di una
cattiva mente dietro al referendum. Secondo quanto riferito,
dall&#8217;inizio di aprile, la capitale egiziana era stata inondata da
grandi manifesti e striscioni che incoraggiavano le persone a votare
a favore dei cambiamenti.  La maggior parte dei manifesti era
apparentemente finanziata da partiti, uomini d&#8217;affari e legislatori
filo-governativi. Le foto distribuite sui social media mostrano
l&#8217;apparente corruzione degli elettori con buoni per sacchi di cibo in
un paese in cui più di un quarto della popolazione vive al di sotto
della soglia di povertà. Si dice che i coupon, segnati dopo aver
votato &#8220;sì&#8221;, valgano 200 sterline egiziane ($ 11,64). Gli
elettori dei vari quartieri della capitale del Cairo hanno ricevuto
il trasporto gratuito per raggiungere i seggi elettorali, dove sono
stati accolti dai rappresentanti del partito del futuro della nazione
e poi indirizzati a carrelli pieni di sacchetti di cibo, secondo
quanto riferito dal servizio arabo del New-Arab. Le buste di cibo
contenevano alimenti di base come pasta, zucchero, riso e olio. Le
promesse di fornire cibo ai sostenitori del &#8220;sì&#8221; sono
state organizzate anche tramite l&#8217;app di messaggistica WhatsApp.</p>



<p>Il
New York Times nell&#8217;articolo “Nel referendum in Egitto, solo
l’affluenza sembra in dubbio” (20 aprile 2019) ha fortemente
sottolineato l&#8217;indecisione riguardo all’affluenza alle urne. Di
conseguenza, alcune persone sui social media hanno riferito sabato
che gli attivisti di stanza all&#8217;interno dei seggi elettorali stavano
dicendo agli elettori, compresi alcuni che sono analfabeti, di votare
sì; e un uomo d&#8217;affari locale, noto come Abu Halawa, ha trasformato
una polverosa strada in una sorta di festa per il referendum, con
indicazioni per votare. Mentre le canzoni sul voto sono esplose dagli
oratori, le persone si sono messe in fila per raccogliere i coupon.
Allo stesso tempo, diversi noti cantanti egiziani hanno registrato
canzoni a sostegno dei cambiamenti, e canali di social media
ufficiali e media controllati dallo Stato hanno pubblicato annunci di
servizio pubblico sul voto &#8220;sì&#8221;. Tuttavia, è chiaro che
il Presidente gode del sostegno in molti quartieri, da parte di
coloro che dicono che offre sicurezza in una regione turbolenta.
L&#8217;articolo si conclude ricorrendo a una dichiarazione rilasciata da
un sostenitore: &#8220;Voto solo quando è coinvolto Sisi&#8221;, ha
detto Mamdouh Mikhail, un fabbro che sostiene il programma economico
del Presidente. &#8220;Sostengo Sisi per la vita.&#8221;</p>



<p>Un
altro aspetto da considerare sono le conseguenze che le modifiche
proposte della Costituzione avranno sul godimento dei diritti umani e
delle libertà fondamentali. E questo punto è forse quello più
drammatico. 
</p>



<p>Tali
passi per modificare la costituzione si sono verificati, e si stanno
tutt’ora verificando, durante la peggior repressione della libertà
di espressione e una significativa assenza di libertà di riunione,
dato l&#8217;approccio di tolleranza zero dei servizi di sicurezza a
qualsiasi forma di protesta pacifica. Ecco dunque alcuni dei proposti
emendamenti. 
</p>



<p>La
prima “correzione” proposta amplierebbe il ruolo dei tribunali
militari nel perseguire i civili per includere non solo attacchi
contro installazioni, fabbriche, attrezzature, zone, frontiere e
personale militare, ma anche qualsiasi edificio protetto dai
militari. Tale modifica darebbe il sostegno costituzionale alla legge
136/2014 sulla protezione e la salvaguardia delle strutture pubbliche
e vitali, che ha ampliato la giurisdizione del sistema di giustizia
militare per includere attacchi contro università pubbliche, tra
altri luoghi pubblici. 
</p>



<p>Un&#8217;altra
proposta minerebbe il controllo giudiziario sui progetti di legge e
sui contratti governativi, eliminando l&#8217;attuale requisito per il
Consiglio di Stato di rivederli.</p>



<p>Un
successivo emendamento propone di aumentare il mandato presidenziale
da quattro a sei anni. Inoltre, l&#8217;emendamento aggiungerebbe un
articolo transitorio che consentirebbe al Presidente Al-Sisi di
candidarsi per altri due termini, che se approvato gli consentirebbe
di rimanere al potere fino al 2034. 
</p>



<p>Altri
emendamenti proposti amplierebbero il ruolo costituzionale
dell&#8217;esercito, stabilendolo come un protettore della &#8220;costituzione,
democrazia, componente costituente dello Stato e delle libertà
individuali&#8221;. Gli emendamenti non affrontano l&#8217;assenza di un
controllo civile sulle violazioni dei diritti umani commesse da
membri delle forze armate. In effetti, la proposta di modifica
dell&#8217;articolo 204 afferma che solo i tribunali militari hanno
giurisdizione sui membri delle forze armate.</p>



<p>Corruzione,
coercizione, boicottaggio, alta fedeltà al governo, violazioni e
oltraggi alla legge internazionale sui diritti umani. Queste sembrano
essere le condizioni che hanno sostenuto il referendum costituzionale
e che con tutta probabilità si protrarranno nel corso dell’adozione
e implementazione delle modifiche votate.  
</p>



<p>Per
questo motivo l’educazione e la formazione in merito ai diritti
umani e libertà fondamentali è sempre più significativa e
fondamentale nello scenario internazionale attuale, per lottare
contro realtà come questa che pretendono di negare all’individuo
il diritto di parola, associazione, pensiero, equo processo, insieme
alla libertà di istituire una valida alternativa all’attuale
governo. 
</p>
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		<title>Palmiro e il sommo libro della Costituzione. I principi fondamentali della Costituzione italiana raccontata ai bambini</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/06/03/palmiro-e-il-sommo-libro-della-costituzione-i-principi-fondamentali-della-costituzione-italiana-raccontata-ai-bambini/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 07:18:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha avuto il piacere di intervistare le autrici del libro &#8220;Palmiro e il sommo libro della Costituzione. I principi fondamentali della Costituzione italiana raccontata ai bambini&#8221;, Monica Celentano e&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha avuto il piacere di intervistare le autrici del libro &#8220;Palmiro e il sommo libro della Costituzione. I principi fondamentali della Costituzione italiana raccontata ai bambini&#8221;, Monica Celentano e Chiara Tripodina che ringraziamo molto per la loro disponibilità. Illustrazioni di Marco Bailone.</p>



<p>I personaggi principali, a partire dal protagonista, portano il nome di costituenti italiani. Ogni racconto è accompagnato da un commento, che si rivolge direttamente alle bambine e ai bambini, per spiegare loro il significato e il valore di principi fondamentali della Costituzione italiana. Vengono anche introdotti alcuni eventi storici significativi: cosa è accaduto il 25 aprile 1945 o il 2 giugno 1946, e dunque cosa si festeggia nelle ricorrenze annuali di quelle date.&nbsp; </p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="333" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/51scTW04jWL._SX331_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12574" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12574&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12574" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/51scTW04jWL._SX331_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 333w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/51scTW04jWL._SX331_BO1204203200_-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" /></figure></li></ul>



<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>



<p>Perché avete deciso di spiegare la Costituzione ai bambini, adottando il loro linguaggio semplice e diretto? Immagino non sia stato un lavoro facile.</p>



<p>C’è
una frase di Maria Montessori – che abbiamo posto in epigrafe al
libro – che sintetizza ciò che ci ha mosso a scrivere un libro per
raccontare alle bambine e ai bambini i principi fondamentali della
nostra Costituzione, a settant’anni dalla sua entrata in vigore:
«<em>Se v&#8217;è per l&#8217;umanità una speranza di salvezza e di aiuto,
questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si
costruisce l&#8217;uomo</em>» [<em>Educazione per un mondo nuovo</em>, 1946].
Come Maria Montessori, siamo anche noi convinte che molto di ciò che
sarà la società italiana di domani dipenda da ciò che le bambine e
i bambini di oggi apprendono ed elaborano, in famiglia e a scuola.
Tanto prima inizia l’educazione alla cittadinanza, e cioè alla
convivenza nel reciproco rispetto, tanto più facilmente essa viene
interiorizzata e praticata in modo naturale. 
</p>



<p>	Parlare della
Costituzione ai bambini – della storia della sua nascita e dei suoi
contenuti –, non è così difficile: particolarmente i <em>Principi
fondamentali</em> non rappresentano infatti un testo duro per le
orecchie dei più piccoli. Anzi, i costituenti vollero che la
costituzione fosse, «più che è possibile, breve, semplice e
chiara; tale che tutto il popolo la possa comprendere» [Meuccio
Ruini, <em>Relazione al Progetto di Costituzione della Repubblica
Italiana</em>, 6 febbraio 1947]. Per questo usarono il linguaggio
eterno e universale della dignità, della libertà, della
solidarietà, dell’uguaglianza: princìpi fondamentali che non è
mai troppo presto apprendere e mettere in pratica. Non solo per
essere cittadini ma, in definitiva, esseri umani. 
</p>



<p>Prima
di scrivere il libro, poi, per anni abbiamo sperimentato il dialogo
sulla Costituzione con i piccoli e anche piccolissimi, con laboratori
nelle scuole primarie e letture nelle scuole dell’infanzia. Abbiamo
così capito che se ci si accosta alle bambine e ai bambini non con
la supponenza degli adulti, ma mettendosi in ginocchio per parlare
alla loro altezza, allora li si conosce per gli interlocutori
attenti, curiosi e acuti che sono. Si tratta solo di trovare il
registro di linguaggio giusto. Ci abbiamo provato.</p>



<p>Quanto è importante la memoria, soprattutto in questi tempi bui di revisionismi e politiche che non tutelano i diritti umani?</p>



<p>	La conoscenza della
storia, e dunque la memoria degli avvenimenti, sono fondamentali per
comprendere chi siamo come cittadini e come popolo, da dove veniamo e
dove rischiamo di andare. La storia insegna che le dinamiche sociali,
politiche, economiche che caratterizzano l’oggi sono simili a
quelle del passato. Non necessariamente la storia si ripete uguale a
se stessa. Ma è importante conoscerla per, giunti a determinati
bivi, saper percorrere strade diverse da quelle che nel passato hanno
condotto alle tragedie del Novecento. 
</p>



<p>Particolarmente
la nostra Costituzione è frutto della storia, del suo recente
passato. È una Costituzione sicuramente antifascista: anche se non
in modo dichiarato – salvo l’articolo XII delle Disposizioni
transitorie e finali, che vieta «la riorganizzazione, sotto
qualsiasi forma, del disciolto partito fascista» &#8211; ogni articolo è
una risposta polemica al fascismo, affinché a quella esperienza
autoritaria non si torni mai più. Questo bisognerebbe ricordare ogni
volta che si vuol mettere mano al testo della Costituzione per
rendere le procedure decisionali più snelle e veloci: che con i
vincoli, non si perdano anche le garanzie.</p>



<p>Vogliamo ricordare i motivi per cui la nostra Costituzione è stata redatta?</p>



<p>	Rispondiamo,
se permettete, con le parole con cui raccontiamo alle bambine e ai
bambini, la nascita della Costituzione Italiana. 
</p>



<p>Quando
il 25 aprile 1945 l’Italia fu liberata dall’occupazione tedesca e
dai residui del regime fascista grazie all’azione congiunta dei
partigiani e degli alleati, iniziò la “stagione costituente”.
Una delle date più significative di questa stagione fu il 2 giugno
1946, quando, dopo vent’anni di dittatura, si svolsero le prime
elezioni libere: tutti gli uomini e &#8211; per la prima volta nella storia
italiana &#8211; tutte le donne maggiorenni si svegliarono la mattina
presto, si vestirono con il loro abito migliore, e si misero
ordinatamente in fila con i bambini per mano, attendendo il loro
turno per dare il loro voto ed eleggere l’Assemblea costituente.
Furono eletti 556 uomini e donne con il compito di scrivere la
Costituzione italiana. 
</p>



<p>In
quel giorno le italiane e gli italiani non elessero solo l’Assemblea
costituente, ma anche furono chiamati a scegliere, con un “referendum
istituzionale”, se volevano che l’Italia rimanesse una Monarchia
&#8211; con un Re discendente da una dinastia di sovrani &#8211; o diventasse una
Repubblica &#8211; con un Capo dello Stato eletto dai cittadini o dai loro
rappresentanti. I cittadini italiani a maggioranza votarono per la
Repubblica, ed è per questo che il 2 giugno celebriamo la “Festa
della Repubblica”.</p>



<p>L’Assemblea
costituente iniziò i suoi lavori il 25 giugno 1946 e tre giorni dopo
elesse Enrico De Nicola Capo provvisorio dello Stato. I costituenti
lavorarono per diciotto lunghi mesi: prima in gruppi ristretti, poi
tutti insieme. Discutevano, votavano, approvavano. Così per ogni
frase, talvolta per ogni parola, di ogni articolo della Costituzione.
</p>



<p>Erano
uomini e donne con idee politiche anche molto diverse tra di loro:
tutti desideravano il meglio per la nuova Repubblica che stava
nascendo, ma ciascuno aveva un’opinione diversa di cosa fosse il
meglio e di quale fosse il modo migliore per conseguirlo. Eppure
furono capaci, attraverso la riflessione, la discussione,
l’ammorbidimento delle reciproche posizioni, di trovare un
“compromesso costituente” e di giungere a una sintesi di valori e
di principi giuridici a partire dai quali ricominciare a costruire
una vita comune su basi democratiche. 

L’approvazione
finale della Costituzione avvenne il 22 dicembre 1947, con 453 voti a
favore e 62 contro, con l’accordo di quasi il 90% dei costituenti
che votarono. Il
1 gennaio 1948 la Costituzione entrò in vigore.


</p>



<p>Cosa possiamo dire e insegnare alle ragazze e ai ragazzi che saranno i cittadini di Domani?</p>



<p>	La prima cosa è la pari
dignità di ogni essere umano (art. 3 Cost.) e dunque l’uguaglianza,
nei diritti, ma anche nei doveri. Nel libro insistiamo molto sul lato
dei doveri, perché, come dice Simon Weil, «La nozione di obbligo
sovrasta quella di diritto, che le è relativa e subordinata. Un
diritto non è efficace di per sé, ma solo attraverso l’obbligo
cui corrisponde» [<em>La prima radice</em>, 1943]. Senza l’adempimento
dei doveri, non è possibile l’esercizio dei diritti. 
</p>



<p>E il
primo dovere di cui parla la nostra Costituzione è il dovere di
solidarietà (art. 2): di aiuto nei confronti dei più deboli. Non è
una carità: è appunto un dovere costituzionale.</p>



<p>E
anche un dovere di solidarietà quello che abbiamo nei confronti
delle generazioni future, da cui abbiamo ricevuto in prestito il
nostro pianeta: e dunque il dovere di rispettare la natura e
proteggere l’ambiente (art. 9 Cost). È un dovere costituzionale,
ma oggi anche un’assoluta necessità.</p>



<p>È
ancora un dovere quello di «svolgere, secondo le proprie possibilità
e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorre al
progresso materiale o spirituale della società» (art. 4), su cui
tutta la nostra Costituzione si fonda. L’Italia è una “Repubblica
democratica, fondata sul lavoro» significa infatti questo, in
definitiva: l’Italia si fonda su di noi, che quotidianamente diamo
il nostro contributo al suo progresso.</p>



<p>	Dall’adempimento di
questi doveri, discende tutto l’importantissimo corredo dei
diritti, che è parimenti importante conoscere e rivendicare: la
libertà personale, la libertà di manifestazione del pensiero, i
diritti sociali…</p>



<p>Volete fare un commento all&#8217;introduzione di Marta Cartabia,  <br>Vice-presidente della Corte costituzionale ?</p>



<p>	Abbiamo chiesto a Marta
Cartabia – professoressa ordinaria di Diritto costituzionale e
Vice-presidente della Corte costituzionale – di fare la
<em>Presentazione</em> al nostro libro, perché recentemente la Corte
costituzionale, con il progetto <em>Viaggio in Italia: la Corte
costituzionale nelle scuole</em>, ha deciso di uscire dal Palazzo
della Consulta per portare la Costituzione e i giudici costituzionali
nelle scuole italiane. Speravamo, dunque, di trovare in lei
un’autorevole sostenitrice della nostra idea. In particolare Marta
Cartabia coglie perfettamente lo spirito del nostro libro quando
scrive: «Il capitale che i nostri padri e le nostre madri ci hanno
consegnato può andare disperso o essere dilapidato. La memoria può
sbiadire, il portato della storia può essere vissuto con ovvietà,
il suo valore e il suo significato possono smarrirsi». È per questo
che la Costituzione ha bisogno di essere conosciuta, custodita e
realizzata: per non rimanere solo un pezzo di carta. Non solo le
bambine e i bambini hanno dunque bisogno della Costituzione per
vivere meglio. Ma anche la Costituzione ha bisogno di loro per
sopravvivere.</p>



<p>Questo il senso della raccomandazione che chiude il libro: «Fate camminare la Costituzione con le vostre gambe, bambine e bambini, e non smettete mai mai mai di lottare per difendere i vostri diritti e di impegnarvi per adempiere i vostri doveri. Siate sempre vigili, non distraetevi mai, non dite mai “non mi riguarda”, perché – le parole sono di Calamandrei – “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare”».</p>



<p>Chi è Palmiro?</p>



<p>Palmiro
è il protagonista del libro che – come quasi tutti gli altri
personaggi del libro &#8211; porta il nome di un costituente italiano
(anche da questo passa la memoria).</p>



<p>È
un bambino di dieci anni che si trova a vivere sotto un re tirannico
e bizzoso: Re Malcontento, di cui «ogni capriccio era legge, e ogni
fastidio punizione». Decide così di liberare il suo paese dalla
dittatura e si mette in viaggio, alla ricerca del Sommo Libro della
Costituzione. Una vera e propria odissea, in cui Palmiro,
attraversando luoghi fuori dal tempo e incontrando personaggi
bizzarri, imparerà il significato dei più importanti principi
costituzionali. Soprattutto imparerà che «Non c’è peggior
tiranno che avere paura dei tiranni». 
</p>



<p>Il
viaggio di Palmiro si sviluppa in dieci tappe. Ogni racconto è
accompagnato da un commento, che si rivolge direttamente alle bambine
e ai bambini, per spiegare loro il significato e il valore di
principi fondamentali della Costituzione italiana. Ci sono poi le
bellissime illustrazioni di Marco Bailone a impreziosire il nostro
lavoro.</p>
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		<title>La Bolivia ha detto NO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 07:27:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11015" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="623" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 623w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 623px) 100vw, 623px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">di Tini Codazzi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Il presidente boliviano Evo Morales è al potere da 12 anni, eludendo tutti i limiti costituzionali che riguardano la rielezione presidenziale, creando degli escamotage per cambiare la costituzione che lui stesso aveva già cambiato in passato e manipolando i tribunali giudiziari che emettono sentenze in favore delle rielezioni infinite. L’ultima mossa è stata indire un referendum, il 21 febbraio 2016, per chiedere al popolo se volesse la rielezione e così candidarsi alle presidenziali del 2019, ebbene, il popolo ha votato no, il 51% della Bolivia ha detto che non voleva più Evo Morales come presidente. Lui era sicuro di vincere, l’idea gli si è ritorta contro, eccome!! Il problema è che il presidente non ha rispettato la decisione del popolo e tramite altre decisioni unilaterali e autoritarie ha detto che si candiderà per la quarta volta consecutiva alle presidenziali tra un anno. Questa è una evidente violazione dei diritti umani ed è stata denunciata dalla OEA (Organizzazione degli Stati Americani), da Human Right Watch e da altre ONG nazionali e internazionali. Lui risponde: “Rimanere nel potere è il mio diritto umano”. La tergiversazione del termine all’ennesima potenza. Mi viene in mente di pensare che questo signore non sa cosa significa il termine: diritti umani. </span></p>
<p><span lang="it-IT">La società civile e l’opposizione fuori e dentro la nazione sudamericana ha iniziato a denunciare questo fatto per portare alla luce pubblica internazionale che Morales non può ricandidarsi alle elezioni, sarebbe incostituzionale. Il passato 21 febbraio, in diverse città boliviane si sono registrate manifestazioni pro e contro la rielezione del presidente, ultimamente si sono visti simpatizzanti del governo del presidente, cioè membri del partito politico MAS, manifestare per le strade delle città con la testa coperta. Perché nascondono la loro identità dietro i passamontagna? Cos’hanno da nascondere? Questo si fa per intimidire. La diaspora boliviana rappresentata da associazioni e ONG come Todos juntos por Bolivia, Comprometidos por Bolivia, Unidos por Bolivia, etc. sta lavorando tanto per denunciare questa ingiustizia. E’ per questa ragione che il passato 28 giugno attivisti e rappresentanti di queste associazioni in Italia sono andati in Vaticano per presenziare la cerimonia del nuovo Cardinale boliviano Toribio Ticona. C’era anche Evo Morales e il corpo diplomatico boliviano in Italia accompagnato dalle guardie di sicurezza di Morales. Gli attivisti si sono presentati alla cerimonia in modo pacifico indossando magliette con la scritta “Bolivia dijo no, el 21F se respeta” (Bolivia ha detto no, il 21 febbraio si rispetta) e senz’altro questo ha dato fastidio al presidente visto che il corpo di sicurezza, immediatamente dopo la cerimonia, ha fermato 7 di questi attivisti durante più di un’ora e li ha interrogati, una di queste persone è stata minacciata e intimidita pesantemente, non le hanno permesso di fare la telefonata di rigore, è stata informata che se continua partecipando a questo tipo di attività rischia di perdere il permesso di soggiorno, verrà deportata in Bolivia, ci saranno ripercussioni pesante per la sua famiglia e dulcis in fundo, ha dovuto firmare un documento che vieta la sua entrata in Vaticano. D’altro canto, il Vaticano è al corrente di tutta la situazione ma non dichiara niente. Insomma, un’arbitrarietà innecessaria ed esagerata, per via di una maglietta… come mai una semplice maglietta può spaventare tanto? Sarà che la scritta dice una grande verità? Dunque, la maglietta che ricorda al presidente che Bolivia non lo vuole ha molto potere… interessante. La bandiera dell’illegalità che lui sventola da tempo contrasta con la verità della maglietta e lui sanguina dalla ferita sapendo che questo referendum che lui stesso ha voluto rappresenta un autogol colossale. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11016" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="441" height="457" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 774w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003-289x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 289w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003-768x797.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 441px) 100vw, 441px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Va ricordato che Evo Morales è dello stesso filone castro chavista del venezuelano Nicolas Maduro, del nicaraguense Daniel Ortega e dei fratelli Castro e quindi non va sottovalutato e va guardato con attenzione. Ci uniamo al popolo della Bolivia, che in silenzio sta soffrendo violazioni di diritti umani e civili, è vittima di diversi casi di etnocidio e biocidio e il narcotraffico e la corruzione sta logorando ancora di più la popolazione. Dobbiamo stare attenti a quello che succede in Bolivia, il volere del popolo attraverso elezioni libere e trasparenti è sacrosanto e questo, prima o poi questi “caudillos” intoccabili dell’America Latina dovranno capirlo. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11017" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="518" height="389" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 518px) 100vw, 518px" /></a></p>
<p><a name="_GoBack"></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/la-bolivia-ha-detto-no/">La Bolivia ha detto NO</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Barbara Spinelli e 190 intellettuali, accademici e parlamentari europei chiedono il rispetto dello stato di diritto in Spagna e sollecitano una mediazione europea in una lettera aperta al Presidente della Commissione Juncker</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Nov 2017 11:47:08 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><em>Albena Azmanova, Barbara Spinelli e 190 intellettuali, accademici e parlamentari europei chiedono il rispetto dello stato di diritto in Spagna e sollecitano una mediazione europea in una lettera aperta al Presidente della Commissione Juncker, al Presidente del Consiglio europeo Tusk e per conoscenza al Primo vice presidente Frans Timmermans</em></b></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9321 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="162" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3 novembre 2017</p>
<p>Caro presidente Juncker, caro presidente Tusk,</p>
<p>siamo accademici, politici, intellettuali, eurodeputati, e ci rivolgiamo a Voi per esprimere le seguenti preoccupazioni:</p>
<p>L’Unione ha proclamato che lo stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali sono vincolanti per gli Stati membri (articoli 2 e 6 del Trattato di Lisbona). La leadership UE è stata il custode di queste norme, da ultimo nel contrastare gli attacchi del governo polacco all’indipendenza dei giudici e le limitazioni delle libertà della società civile e dei media in Ungheria.</p>
<p>Tuttavia, siamo profondamente preoccupati dal modo in cui le istituzioni UE stanno condonando la violazione dello stato di diritto in Spagna, in particolare per quanto riguarda l’atteggiamento delle autorità spagnole verso il referendum del 1 ottobre sull’indipendenza catalana. Non prendiamo posizione sulla sostanza della disputa concernente la sovranità territoriale, e siamo coscienti dei difetti procedurali nell’organizzazione del referendum. La nostra preoccupazione centrale riguarda l’applicazione dello stato di diritto in uno Stato membro dell’UE.</p>
<p>Il governo spagnolo ha giustificato le proprie azioni invocando la difesa o il ripristino dell’ordine costituzionale. L’Unione ha dichiarato che si tratta di affari interni alla Spagna. In effetti, nelle democrazie liberali le questioni di sovranità nazionale sono interne. Tuttavia, il <em>modo</em> in cui le autorità spagnole hanno trattato la domanda di indipendenza espressa da una parte significativa dei catalani costituisce una violazione dello stato di diritto, e precisamente:</p>
<p>1/ Il Tribunale costituzionale spagnolo ha proibito il referendum sull’indipendenza indetto per il 1 ottobre, così come la sessione del Parlamento catalano programmata per il 9 ottobre, denunciando la violazione dell’articolo 2 della Costituzione che stabilisce l’unità indissolubile della nazione, e rendendo dunque illegale la secessione. Tuttavia, applicando in tal modo l’articolo 2, il Tribunale ha violato precise disposizioni costituzionali sulla libertà di riunione pacifica e di parola – i due principii incarnati dai referendum e dalle deliberazioni parlamentari, indipendentemente dalla materia su cui si esplicano. Senza interferire nelle controversie costituzionali in Spagna o nel suo codice penale, notiamo che applicare una disposizione costituzionale violando i diritti fondamentali è una caricatura della giustizia. Le sentenze del Tribunale, e le azioni governative alle quali queste sentenze hanno fornito una base legale, violano quindi sia lo spirito sia la lettera dello stato di diritto.</p>
<p>2/ Nei giorni che hanno preceduto il referendum le autorità spagnole hanno attuato una serie di azioni repressive contro funzionari pubblici, parlamentari, sindaci, media, società e cittadini. L’oscuramento di Internet e altre reti di comunicazione durante e dopo la campagna referendaria hanno avuto conseguenze gravi sulla libera espressione.</p>
<p>3/ Nel giorno del referendum, la polizia spagnola è ricorsa all’uso eccessivo della forza e della violenza contro votanti e dimostranti pacifici, secondo Human Rights Watch. Si tratta di un incontrovertibile abuso di potere nell’applicazione della legge.</p>
<p>4/ L’arresto e l’incarcerazione il 16 ottobre di Jordi Cuixart e Jordi Sànchez (presidenti rispettivamente dell’Assemblea Nazionale Catalana e di Omnium Cultural) con l’accusa di sedizione è un esempio di mala giustizia. I fatti all’origine dell’incriminazione vanno qualificati non come sedizione, ma come libero esercizio del diritto di manifestazione pacifica, sancito nell’articolo 21 della Costituzione spagnola.</p>
<p>Il governo spagnolo, nello sforzo di salvaguardare la sovranità dello Stato e l’indivisibilità della nazione, ha violato diritti e libertà basilari, garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dagli articoli 2 e 6 del Trattato di Lisbona. <em>In nessun Paese membro la violazione dei diritti e delle libertà tutelati dalla legge internazionale ed europea può essere un affare interno. Il silenzio dell’UE e il suo rifiuto di mediazioni inventive è ingiustificabile. </em></p>
<p>Le misure del governo spagnolo non possono giustificarsi come azioni volte a proteggere lo stato di diritto, anche se basate su specifiche disposizioni legali. Contrariamente al “governo per mezzo della legge” (<em>rule-by-law)</em>, applicata in forza di norme emanate attraverso una corretta procedura legale o emesse da un’autorità pubblica, lo stato di diritto (<em>rule of law)</em> implica la contemporanea salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali – una legge è vincolante non semplicemente perché proceduralmente corretta, ma perché rappresenta al tempo stesso la giustizia. È quest’accezione di stato di diritto a conferire legittimità alle autorità pubbliche nelle democrazie liberali.</p>
<p>Chiediamo dunque alla Commissione di esaminare la situazione in Spagna nel quadro dello stato di diritto, come ha fatto per altri Stati membri.</p>
<p>La leadership UE ha ribadito che la violenza non può essere uno strumento in politica, eppure ha implicitamente condonato le azioni della polizia spagnola, considerando le azioni del governo di Madrid in linea con lo stato di diritto. Tale versione riduzionista e menomata dello stato di diritto non deve diventare il nuovo senso comune politico in Europa. È pericoloso e rischia di causare danni a lungo termine nell’Unione. Chiediamo perciò al Consiglio europeo e alla Commissione di fare il necessario per restaurare il principio dello stato di diritto quale fondamento della democrazia liberale in Europa, contrastando ogni forma di abuso di potere commesso dagli Stati membri. In assenza di ciò, e di seri sforzi di mediazione, l’UE rischia di perdere la fiducia dei suoi cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Iraq: si teme attacco a Kirkuk</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 07:10:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/thDGVF5ZB4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9672" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/thDGVF5ZB4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="170" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;UE deve mediare tra la regione del Kurdistan iracheno e il governo centrale in Iraq.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) come anche molti Kurdi nel nord dell&#8217;Iraq temono un attacco su larga scala da parte dell&#8217;esercito iracheno e delle milizie sciite irachene alla città petrolifera di Kirkuk e all&#8217;intera regione. L&#8217;Unione europea deve subito svolgere un ruolo di mediazione tra il governo regionale del Kurdistan iracheno di Erbil e il governo sciita di Baghdad. Sia l&#8217;esercito sia le milizie sciite sono controllate da Baghdad ed entrambe le istituzioni collaborano con l&#8217;Iran. L&#8217;appartenenza della regione di Kirkuk assieme alla città che porta lo stesso nome è controversa. L&#8217;area è rivendicata tanto dai Kurdi sunniti quanto dal governo centrale. Negli ultimi tre anni i Kurdi peshmerga hanno portato sotto il proprio controllo zone importanti della provincia di Kirkuk, nella lotta portata avanti contro lo Stato islamico (IS).</p>
<p>Lo staff generale iracheno nega che sia stata lanciata un&#8217;operazione militare per la riconquista di Kirkuk. Tuttavia, in base a proprie informazioni provenienti dal Kurdistan iracheno, si stanno concentrando sempre più milizie sciite, soprattutto nei due villaggi di Beshir e Taza Kormatu non lontano da Kirkuk. Queste milizie dovrebbero combattere contro l&#8217;IS nella regione. Il governo regionale curdo aveva acconsentito alla presenza di queste truppe, perché le due città sono abitate principalmente da Turcomanni sciiti. Si ha la netta impressione che adesso le milizie sciite, l&#8217;Iran e la Turchia, dopo l&#8217;indebolimento e la sconfitta dell&#8217;IS, si vogliano concentrare sulla lotta contro i Kurdi.</p>
<p>Il governo iracheno avrebbe dovuto risolvere già da tempo il conflitto sull&#8217;appartenenza delle cosiddette zone contese come Kirkuk, Sinjar, Khanaquin e Mandali, questione prevista anche dall&#8217;articolo 140 della Costituzione irachena. In questo articolo si prevedeva che Baghdad avrebbe preso le misure necessarie per eliminare le conseguenze della politica di oppressione sotto Saddam Hussein in alcune zone del paese, tra cui anche Kirkuk. Sotto Saddam infatti la struttura demografica della popolazione era stata cambiata con la violenza. L&#8217;articolo propone misure come il risarcimento, la compensazione, ma anche il rimpatrio. I confini dei distretti settentrionali dell&#8217;Iraq che sono stati arbitrariamente modificati sotto il regime di Saddam Hussein devono essere sottoposti a una &#8220;revisione&#8221;. La soluzione dovrebbe essere raggiunta in tre fasi: in una prima fase la normalizzazione della situazione dovrebbe essere raggiunta con i coloni che dovrebbero rientrare spontaneamente ai loro antichi territori. Nella seconda fase, i profughi Kurdi, Turkmeni e appartenenti ad altre minoranze dovrebbero rientrare nelle loro proprietà. Infine dovrebbero essere ripristinati i vecchi confini della provincia: a questo punto è anche previsto un censimento. Infine si dovrebbe organizzare un referendum per decidere dell&#8217;appartenenza della regione.</p>
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		<title>Referendum in Catalogna: il governo usa la violenza</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Oct 2017 07:01:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani si associa al seguente comunicato e denuncia la gravità dei fatti accaduti in Spagna nei confronti delle elezioni in Catalogna. Un duro colpo alla democrazia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/th-169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9519" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/th-169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa il governo della Spagna di aver usato metodi da dittatura militare contro i Catalani intenzionati a votare al referendum sull&#8217;indipendenza. Il massiccio schieramento della Guardia Civil in Catalogna e la violenza esercitata da questa contro persone inermi non parla certo a favore della democrazia spagnola e ha sicuramente contribuito a rafforzare il desiderio di indipendenza di molti Catalani. Le persone più anziane ricordano ancora la violenza della Guardia Civil durante la dittatura fascista di Francisco Franco, durante la quale proprio la Guardia Civil, tristemente famosa anche per le torture commesse, costituiva il maggiore strumento di repressione.</p>
<p>Il governo conservatore di Madrid ha finora rifiutato ogni forma di dialogo ed è anche l&#8217;unico responsabile delle violenze commesse ieri durante le operazioni di voto al referendum per l&#8217;indipendenza catalana. La storia del partito popolare spagnolo PP, attualmente al governo di Madrid, è peraltro strettamente legata alla storia della Guardia Civil poiché furono proprio simpatizzanti del regime dittatoriale di Francisco Franco a fondare il partito.</p>
<p>Il governo spagnolo ha definito il referendum una farsa illegale e non conforme alle regole. Per bloccare il voto, il governo ha inviato la polizia militare a sequestrare schede e urne elettorali e a chiudere i locali di voto. Il referendum è stato preceduto da anni di stasi sul piano delle politiche di autonomia a causa della totale chiusura del governo centrale sostenuto dai suoi rappresentanti alla Corte Costituzionale. Non a caso infatti le comunità autonome della Catalogna e dei Paesi Baschi chiedono da tempo di avere una propria rappresentanza alla Corte Costituzionale.</p>
<p>Nel 1979 il 59% dei catalani partecipò al referendum per lo statuto di autonomia della Catalogna nel quale la popolazione si espresse chiaramente a favore dell&#8217;autonomia. Nel 2006 solo il 49% della popolazione catalana si recò al referendum per un nuovo statuto di autonomia, la maggioranza dei votanti si espresse comunque a favore di un nuovo statuto. Su pressione del PP il nuovo statuto fu bocciato dalla Corte Costituzionale ma nel 2014 gli stessi giudici sottolinearono nel loro verdetto che &#8220;il diritto a decidere&#8221; chiesto da Catalani e Baschi sarebbe stato legittimo se supportato costituzionalmente e a tale scopo invitarono al dialogo e alla collaborazione tra governo centrale e comunità autonome. Il governo semplicemente ignorò l&#8217;invito dei giudici.</p>
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