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	<title>regole Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Intervista a Eltjon Bida sul romanzo &#8220;Che fine ha fatto quel clandestino?&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 08:35:13 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="678" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Copertina-Eltjon--1024x678.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15796" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Copertina-Eltjon--1024x678.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Copertina-Eltjon--300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Copertina-Eltjon--768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Copertina-Eltjon--1536x1018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Copertina-Eltjon-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1988w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Associazione per i Diritti umani ringrazia l&#8217;autore Eltjon Bida per aver concesso la seguente intervista a cura di Alessandra Montesanto </p>



<p>Dopo &#8220;C&#8217;era una volta un clandestino&#8221;, Eltjon Bida torna con il sequel. Chi l&#8217;ha detto che a vendere porta a porta, dormire in un vagone merci, mangiare nelle Caritas non si è felici? Siamo nel 1997, un periodo in cui si parla solo male degli albanesi, ed Elty si ritrova a dover ricominciare di nuovo da zero, ma non si perde d&#8217;animo. Ama il suo lavoro, i suoi amici, i suoi colleghi italiani e, anche se spesso i ragazzi vengono insultati, non mollano. Lui è felice anche perché frequenta due ragazze. Tuttavia, non sa scegliere. Ma sarà davvero sua la scelta? L&#8217;unica spina nel suo fianco sono i suoi connazionali e suo fratello, che dalla disperazione rubano, spacciano e vogliono lasciare l&#8217;Italia per provare la fortuna altrove. Ci riusciranno? E, soprattutto, quanto durerà la felicità di Elty? </p>



<p></p>



<p><strong>Il romanzo è ambientato nel 1997. Gli anni &#8217;90 sono quelli del primo flusso migratorio in Italia: ad oggi cosa è cambiato nella gestione dell&#8217;accoglienza a livello politico e sociale?</strong></p>



<p>Secondo me, ora le varie associazioni sono più organizzate. Negli anni Novanta uno si doveva arrangiare da solo, adesso mi pare che ci sia più accoglienza.</p>



<p>Poi, sia in passato che oggi, ci sono persone che ne hanno sempre da dire contro gli stranieri.</p>



<p>Però, chi lasciava il proprio paese nel ’97, lo lasciava per gli stessi motivi che lo lascia un immigrato di oggi: per cercare un futuro migliore.</p>



<p><strong>Il protagonista &#8211; ricordiamo che si tratta di un racconto autobiografico – frequenta due ragazze contemporaneamente: cosa rappresenta questa scelta a livello profondo?</strong></p>



<p>Sai, a diciannove anni, tutti i sentimenti sono profondi, immediati, e io pensavo di amarle entrambe.</p>



<p><strong>La disperazione (la speranza negata, persa) induce altri personaggi a compiere azioni illecite: a suo parere, tali azioni si possono giustificare oppure no?</strong></p>



<p>Due amici spinti dalla disperazione erano diventati dei ladri di villette in quanto non riuscivano ad avere dei documenti e di conseguenza non potavano lavorare. I loro genitori si era indebitati fino al collo per mandarli in Italia. Senza un lavoro non avevano soldi, perciò erano senza speranze. Se avessero potuto guadagnare lavorando, lo avrebbero fatto, ma i miei amici vedevano solo nero. Non lo approvo, ma lo capisco. Erano gli unici due che avevano preso una brutta strada, altri albanesi o stranieri che ho avuto modo di conoscere, erano davvero persone per bene, persone che cercavano di lavorare e rispettare le regole. Quasi a tutti gli stranieri, se li si dà la possibilità di lavorare, lo farebbero senza infrangere le regole.</p>



<p><strong>Elty è contento del suo lavoro: come si possono rovesciare i pregiudizi e gli stereotipi sugli immigrati che “non lavorano”, “rubano il posto agli italiani” etc.?</strong></p>



<p>Gli immigranti che non lavorano, di solito è perché non hanno la possibilità, anche se in generale prima o poi un lavoro lo trovano comunque. E non rubano il posto agli italiani, anzi, di solito fanno i lavori che nessuno vuole fare.</p>



<p><strong>Cosa c&#8217;è dall&#8217;altra parte della costa: quale Paese ha lasciato e quale Paese è, oggi, l&#8217;Albania?</strong></p>



<p>Ho lasciato un’Albania povera, mezza distrutta, dove per la cultura non si faceva proprio niente, anzi, le scuole chiudevano una dietro l’altra, dove la gente faceva di tutto pur di scappare. Ora l’Albania è un bel Paese. Un Paese che tanti invidiano e vorrebbero viverci. Infatti alcuni dei nostri ora tornano per sempre e lavorano là, in Albania. Ha delle coste curate, da mozzafiato, così come anche le montagne. Ora c’è cultura, ci sono le scuole e quasi tutte le comodità. Ovviamente c’è ancora da migliorare, ma comunque siamo sulla giusta strada.</p>
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		<title>23 maggio. Lotta alle mafie. Parla: Nicola Gratteri</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2021 08:57:40 +0000</pubDate>
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<p>Nel mese di aprile si è tenuta l&#8217;edizione 2021 del festival <em>Indipendenze </em>di Vigarano ideato da Agnese De Michele e Angela Iantosca in collaborazione col comune. In edizione on-line, ha coinvolto gli studenti delle scuole medie di Vigarano, delle superiori  ’Taddia’ di Cento e le ginnaste della Asd Vigarano ginnastica ritmica e Pgf Ferrara: 400 studenti in totale e un migliaio di collegamenti da tutta Italia. I  ragazzi hanno affrontato il tema della lotta alla mafia. </p>



<p>Queste alcune delle parole di Gratteri: &#8220;Ho la consapevolezza di rischiare ma anche che ne vale la pena. Ho addomesticato la paura – ha detto – non bisogna essere codardi, non dovete raccogliere il consenso da tutti, ma convincervi di essere nel giusto, elemento che fa superare paure e difficoltà. Bisogna sempre fare i conti con la propria coscienza e non tradire i valori per i quali si combatte. Non bisogna vivere di convenienze; io ho scelto una vita senza compromessi perché la libertà è la possibilità di poter dire ai potenti ciò che si pensa. Anche nella mia gabbia mi sento libero&#8221;.</p>



<p></p>



<p>Ed ecco il video dell&#8217;intervento. Prima e seconda parte.</p>



<p></p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Festival InDipendenze - 24 aprile - incontro con NICOLA GRATTERI e ANTONIO NICASO (seconda parte)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NRO7ms0LxQc?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>L’accesso all’acqua durante i conflitti armati</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2020 07:39:06 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="667" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/L’accesso-all’acqua-durante-i-conflitti-armati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14272" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/L’accesso-all’acqua-durante-i-conflitti-armati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/L’accesso-all’acqua-durante-i-conflitti-armati-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/L’accesso-all’acqua-durante-i-conflitti-armati-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli<br></p>



<p>L&#8217;agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015, fornisce un modello condiviso per la pace e la prosperità per le persone e il pianeta, ora e nel futuro. Al centro ci sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), che sono un invito urgente all&#8217;azione di tutti i Paesi &#8211; sviluppati e in via di sviluppo &#8211; in un partenariato globale. Riconoscono che porre fine alla povertà e alle altre privazioni devono andare di pari passo con le strategie che migliorano la salute e l&#8217;istruzione, riducendo le disuguaglianze e stimolando la crescita economica, il tutto affrontando i cambiamenti climatici e lavorando per preservare i nostri oceani e foreste. L’obiettivo numero 6 si prefissa di garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti. Nonostante i progressi, miliardi di persone mancano ancora di acqua potabile, servizi igienici e strutture per il lavaggio delle mani. I dati suggeriscono che il raggiungimento dell&#8217;accesso universale anche al servizio igienico-sanitario di base entro il 2030 richiederebbe il raddoppio dell&#8217;attuale tasso annuale di progresso. L&#8217;uso e la gestione più efficienti delle risorse idriche sono fondamentali per far fronte alla crescente domanda di risorse idriche, alle minacce alla loro sicurezza e alla crescente frequenza e gravità delle siccità e delle inondazioni derivanti dai cambiamenti climatici.</p>



<p>L’autrice dell’articolo si concentrerà dunque su questo obiettivo, ma non nei suoi termini generali, bensì con l’obiettivo di fornire informazioni in merito ad un quadro più specifico: l’accesso all’acqua durante i conflitti armati.</p>



<p>Nei moderni conflitti armati, anche se fosse rispettato il divieto generale previsto dal diritto internazionale sull&#8217;uso del veleno, l&#8217;acqua potrebbe ancora essere contaminata come risultato diretto delle operazioni militari contro installazioni e opere idriche. In effetti, distruggere o rendere inutilizzabile un sistema di produzione idrica è talvolta sufficiente per paralizzare il sistema nel suo insieme. Se i lavori di riparazione vengono sospesi a causa di continue ostilità o per altri motivi, come una carenza di pezzi di ricambio o procedure inadeguate di manutenzione e pulizia, sussiste un rischio evidente e considerevole di contaminazione, carenza o epidemie.</p>



<p>Una potenza occupante può espropriare terreni, inghiottendo così sorgenti e pozzi; può vietare in tutto o in parte alle persone nei territori occupati di irrigare la terra, di utilizzare le risorse idriche e i corsi d&#8217;acqua per coltivare colture o gestire o sviluppare le loro aziende; può impedire alla popolazione occupata di sottrarre la superficie o le acque sotterranee o raggiungere le falde acquifere; e può imporre quote di pompaggio. Questi sono tutti i modi in cui il territorio occupato può essere svuotato dei suoi abitanti originali. Naturalmente, tali spostamenti non riguardano solo la popolazione ma anche i raccolti e il bestiame.</p>



<p>Nelle guerre civili, che oggi rappresentano la maggior parte dei conflitti armati nel mondo, l&#8217;uso dell&#8217;acqua da parte dei partiti belligeranti costituisce una grave minaccia per la popolazione interessata. L&#8217;espressione &#8220;rifugiato ambientale&#8221;, recentemente diventata conosciuta per descrivere le persone sfollate a causa degli effetti dei conflitti armati o di altre catastrofi sul loro ambiente naturale, è sintomatica del grave danno che possono arrecare. Prendendo ad esempio le ostilità condotte in un periodo di conflitto interno, distruggendo o rendendo inutile una fonte di acqua potabile o un approvvigionamento idrico sicuro, in brevissimo tempo si può privare la popolazione locale di un bene essenziale; nel caso di una popolazione &#8220;ostile&#8221; o di una popolazione in una regione arida, è facile immaginare quale sarebbe il risultato.</p>



<p>Mentre la sete può indebolire il morale delle truppe sul campo di battaglia, la mancanza di un approvvigionamento idrico sicuro può costringere una popolazione all&#8217;esilio e condannare raccolti e bestiame alla morte. Attaccare l&#8217;acqua corrisponde ad un attacco nei confronti di un intero stile di vita.</p>



<p>Cosa può fare un contadino di fronte a un soldato armato che blocca il suo accesso all&#8217;acqua per uso personale, per bestiame o per irrigazione? Cosa bisogna dire quando impianti idraulici, impianti idrici, forniture e impianti di irrigazione vengono danneggiati?</p>



<p>Nonostante la neutralità dell&#8217;assistenza umanitaria, il personale di soccorso non viene risparmiato dai maltrattamenti inflitti ai civili. La riparazione e il ripristino di opere e impianti idrici richiedono operazioni complesse che comportano il riunire le competenze tecniche, le attrezzature e la forza lavoro necessarie. Qualsiasi azione contro uno di questi componenti ostacola gli altri e rende quasi o completamente impossibile l&#8217;accesso all&#8217;acqua, aumentando così i rischi per la popolazione civile nonostante la protezione garantita dal diritto internazionale.</p>



<p>Sebbene il diritto internazionale umanitario applicabile nei conflitti armati non contenga norme specifiche sulla protezione delle acque, esso ha una serie di norme relative all&#8217;argomento. Innanzitutto, va ricordato che questo ramo del diritto internazionale cerca principalmente di proteggere qualsiasi individuo che sia nelle mani o nel potere del nemico e che l&#8217;assistenza e il soccorso umanitario sono inconcepibili senza un livello minimo garantito di salute e igiene, in altre parole, senza acqua che è l&#8217;elemento vitale in ogni circostanza.</p>



<p>Il diritto umanitario è anche progettato per proteggere gli oggetti civili, compresi quelli indispensabili per la sopravvivenza della popolazione civile. L&#8217;articolo 29 della Convenzione sulla legge relativa agli usi di non navigazione dei corsi d&#8217;acqua internazionali [disponibile su http://www.un.org],?utm_source=rss&utm_medium=rss adottata dall&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1997, stabilisce che:</p>



<p>&#8220;I corsi d&#8217;acqua internazionali e le relative installazioni, strutture e altre opere godranno della protezione accordata dai principi e dalle norme del diritto internazionale applicabili nei conflitti armati internazionali e non internazionali e non saranno utilizzati in violazione di tali principi e regole&#8221;.</p>



<p>La protezione generale ai sensi della legge applicabile ai conflitti armati si estende oltre ai corsi d&#8217;acqua internazionali e vale la pena notare i quattro principali divieti previsti da tale legge:</p>



<ul><li>il divieto di utilizzare veleni o armi velenose;</li><li>il divieto di distruggere, confiscare o espropriare proprietà nemiche;</li><li>il divieto di distruggere oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile;</li><li>il divieto di attaccare opere o installazioni contenenti forze pericolose.</li></ul>



<p>I quattro divieti, a cui dovrebbero essere aggiunte le disposizioni in materia di protezione ambientale, sono espressamente menzionati negli strumenti relativi ai conflitti armati internazionali e gli ultimi due sono anche previsti dalla legge applicabile ai conflitti armati non internazionali. La fame come metodo di guerra è esplicitamente vietata indipendentemente dalla natura del conflitto, e il concetto di oggetti essenziali per la sopravvivenza della popolazione civile comprende installazioni e forniture di acqua potabile e opere di irrigazione. L&#8217;immunità per gli oggetti indispensabili viene revocata solo quando questi vengono utilizzati esclusivamente per le forze armate o in supporto diretto dell&#8217;azione militare. Anche in questo caso, gli avversari devono astenersi da qualsiasi azione che possa ridurre la popolazione alla fame o privarla di acqua essenziale.</p>



<p>In materia di opere o installazioni contenenti forze pericolose, il diritto umanitario menziona esplicitamente dighe e sezioni di generazione di energia nucleare. Anche laddove si tratti di obiettivi militari, è vietato attaccarli quando tale azione potrebbe liberare forze pericolose e conseguentemente causare gravi perdite tra la popolazione civile.</p>



<p>In caso di violazione di tali divieti si applicano le sanzioni appropriate. Tra gli atti considerati crimini di guerra ai sensi del diritto umanitario vi sono le seguenti &#8220;gravi violazioni&#8221;: ampia distruzione e appropriazione di proprietà non giustificate da necessità militari e condotte illecitamente e ostinatamente, attacchi indiscriminati alla popolazione civile o agli oggetti civili e attacchi contro opere o installazioni contenenti forze pericolose. Inoltre, il diritto penale internazionale ha esteso l&#8217;elenco dei crimini di guerra e li ha applicati anche ai conflitti armati non internazionali.</p>



<p>Tra gli atti commessi in conflitti armati internazionali e classificati come crimini di guerra nello Statuto della Corte Penale Internazionale adottato il 17 luglio 1998, vi sono attacchi che causano danni diffusi, duraturi e gravi all&#8217;ambiente naturale, impiegando armi avvelenate o velenose, usando intenzionalmente la fame dei civili come metodo di guerra privandoli di oggetti indispensabili alla loro sopravvivenza, tra cui l&#8217;impedimento volontario di provviste di soccorso come previsto dalle Convenzioni di Ginevra.</p>



<p><br>L’ acqua non richiede solo attenzione durante i conflitti armati, ma anche in seguito a conflitti e durante le operazioni di costruzione della pace. Oggi le questioni idriche si riflettono più negli accordi di pace. Dal 2005, le disposizioni sulle risorse naturali sono state incluse in tutti i principali accordi di pace e undici di questi accordi hanno persino fatto specifico riferimento alle questioni idriche.</p>



<p>Sebbene a volte questi accordi di pace stabiliscano processi per affrontare i problemi legati all&#8217;acqua, che in alcuni casi sono stati alla base di cause o fattori aggravanti nei conflitti precedenti, di solito non contengono alcun meccanismo di monitoraggio o attuazione. Una serie di fattori aggiuntivi complica il ripristino dei servizi idrici e delle infrastrutture nei contesti di costruzione della pace postbellica. Ad esempio, in molti casi mancano informazioni e dati di base relativi alla quantità e alla qualità dell&#8217;acqua e alle condizioni delle infrastrutture idriche essenziali.</p>



<p>Considerando la gamma di benefici per la costruzione della pace che possono essere derivati ​​dalla cooperazione in materia di risorse idriche, è stato affermato che si dovrebbe concentrare maggiormente l&#8217;attenzione sull&#8217;acqua nei contesti postbellici e di costruzione della pace.</p>



<p>Pertanto, l&#8217;acqua può essere utilizzata come piattaforma per la cooperazione e il rafforzamento della fiducia tra comunità, autorità locali e governi. Inoltre, fornire accesso all&#8217;acqua e ad altre risorse naturali è un prerequisito necessario per il ripristino dei mezzi di sussistenza agricoli e della sicurezza alimentare e una parte cruciale del reinserimento degli ex combattenti.</p>



<p>Ecco che dunque, l’ambizioso obiettivo enunciato dall’SDG numero 6 deve e dovrà includere sviluppi positivi ed una concreta implementazione anche nelle zone caratterizzate da conflitti armati.</p>
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		<title>L’assassino è presunto, ma certamente è nordafricano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jul 2019 07:35:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>da http://www.cartadiroma.org di Valerio Cataldi, presidente Associazione Carta di Roma La cautela nelle redazioni di cronaca, è la regola base. “Metti il condizionale”, “scrivi presunto che non si sa mai”, “scrivi sarebbe l’assassino”, “sarebbero&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p>da <a href="http://www.cartadiroma.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.cartadiroma.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.cartadiroma.org/wp-content/uploads/2019/07/Foto-da-Piera-Mastantuono.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="L'assassino è presunto, ma certamente è nordafricano"/></figure>



<p><em><strong>di Valerio Cataldi, presidente Associazione Carta di Roma</strong><br></em></p>



<p>La cautela nelle redazioni di cronaca, è la regola base. “Metti il condizionale”, “scrivi presunto che non si sa mai”, “scrivi sarebbe l’assassino”, “sarebbero i ladri”, “scrivi che si presume siano i responsabili”.”Evitiamo problemi”.</p>



<p>La cautela ieri è scomparsa per almeno 12 ore. L’assassino presunto era certamente nordafricano, maghrebino. Lo era nei titoli dei telegiornali dell’ora di pranzo. I primi, il Tg2 e Tg5 lo hanno scritto, lo hanno letto in studio, lo hanno sottolineato nei servizi: “carabiniere ucciso, accoltellato da un nordafricano”, “ucciso da un maghrebino”.</p>



<p>La cautela cessa di esistere quando al reato si associa l’etnia dell’autore che a quel punto, anche senza verifica certa, non è più presunto ma diventa certamente africano, certamente assassino. Nelle parole della politica il meccanismo è identico e parallelo, diventa un “bastardo” che va “condannato ai lavori forzati”, e quelli come lui vanno “rispediti a calci nel loro paese” .</p>



<p>L’informazione televisiva della mattina ha offerto in buona parte questa convergenza tra linguaggio giornalistico e linguaggio politico centrata su elementi che, almeno per i giornalisti, dovrebbero essere secondari, come la provenienza del presunto assassino. Elementi che invece diventano il tema principale del quale discutere, insieme alla paura raccolta per strada dai microfoni dei telegiornali. La paura della gente che non ne può più anche al centro di Roma, invasa “da quella gente” che “ruba nei negozi” e costringe tutti a vivere “chiusi dentro casa”.</p>



<p>Quella paura serve a consentire ai politici l’utilizzo di un linguaggio violento, e per alcuni giornalisti sembra diventare una buona ragione per violare le più elementari regole del mestiere oltre che del buon senso.</p>



<p>La sintesi di questo linguaggio doppio ma unidirezionale, si trova facilmente su internet dove si consumano reati come l’istigazione a delinquere con l’aggravante dell’odio razziale e l’apologia di fascismo senza che nessuno batta ciglio, senza filtri, senza un moderatore. Succede soprattutto negli stessi luoghi virtuali dove si sostiene la necessità di disfarsi delle regole, delle carte deontologiche sulla base di un distorto e distorcente utilizzo strumentale del principio di libertà di esprimere le proprie opinioni. Ma succede anche sui social delle testate giornalistiche, del servizio pubblico, dove si incita a “bruciare le bestie”, ad “ammazzare tutti questi stranieri”, a “non avere pietà”, a fare “un altro Benito poi vedrete sti animali se faranno queste cose”.</p>



<p>Anche e soprattutto sul web la cautela scompare e le pagina social delle testate giornalistiche, anche del servizio pubblico, diventano lo strumento attraverso il quale si commettono reati.</p>



<p>Per fortuna buona parte dell’informazione italiana è ancora sana, capace di gestire notizie come quella di ieri e di reagire all’abuso di parole e di violenza che si concentrano in alcune parti del giornalismo italiano.</p>



<p>L’associazione Carta di Roma sta lavorando a stilare una mappa delle violazioni che si sono consumate intorno al racconto di questa drammatica storia. Il risultato di questa indagine verrà portato all’attenzione dei consigli di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti.</p>



<p>La Carta di Roma, il codice deontologico giornalistico su migranti, rifugiati e richiedenti asilo è nata 11 anni fa dopo una maratona di odio come quella di ieri. Oggi lanciamo un appello all’Ordine dei Giornalisti e alle direzioni dei giornali e dei telegiornali affinchè la Carta di Roma venga letta, diffusa, osservata in tutte le redazioni.</p>
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		<title>Migranti. Asgi: &#8220;Illegittimo negare l&#8217;attracco in un porto sicuro&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 08:13:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appello per un “impegno civile a difesa della legalità” Associazione Per i Diritti umani aderisce all&#8217;appello di Asgi. “Da giuristi non possiamo che denunciare, ancora una volta, l’illegittimità di quanto sta, nuovamente, accadendo nel&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Appello per un “impegno civile a difesa della legalità”</h1>
<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> </em>aderisce all&#8217;appello di Asgi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/3229bdb955_629152171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11907" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/3229bdb955_629152171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="620" height="414" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/3229bdb955_629152171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/3229bdb955_629152171-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p>“Da giuristi non possiamo che denunciare, ancora una volta, l’illegittimità di quanto sta, nuovamente, accadendo nel Mediterraneo: il diritto di sbarco in un porto sicuro viene posto in discussione in ogni singolo episodio di salvataggio, senza considerazione alcuna per le norme”. Così l’Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione) in una nota nella quale commenta la vicenda della Sea Watch 3 e della Sea Eye che, con una cinquantina di migranti complessivamente a bordo, da giorni attendono di poter sbarcare in un porto sicuro. “Sono solo gli ultimi casi – prosegue la nota – di uno stillicidio ormai costante in spregio del diritto e fuori da ogni inesistente ‘invasione’, ammontando gli sbarchi nel 2018 a poco più di 20.000”. L’Asgi ribadisce come “anche le autorità italiane abbiano l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a che tutte le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro”. Inoltre, “il rifiuto di consentire lo sbarco, in particolare a persone vulnerabili (donne e bambini, anche piccolissimi) sfuggite a torture e violenze, che oggi si trovano in permanenza prolungata su una nave in condizioni di sovraffollamento e di promiscuità e con bisogno di accesso a cure mediche e a generi di prima necessità viola inoltre le norme a tutela dei diritti umani fondamentali e sulla protezione dei rifugiati”.<br />
“Ci riserviamo di supportare e promuovere – spiega l’associazione – ogni azione giudiziaria nelle sedi competenti per ingiungere il rispetto del diritto e sanzionare le violazioni in essere e l’indebita strumentalizzazione della situazione di persone vulnerabili al fine di porre in discussione le regole di ripartizione dei richiedenti asilo nell’Unione europea al di fuori delle sedi proprie”. Inoltre, l’Asgi fa appello a “tutti i soggetti istituzionali, al di là della loro competenza, a far sentire la loro voce anche con atti di impegno civile a favore di coloro che sono ostaggio di una politica senza più legge”.</p>
<p>Per adesioni scrivere a :<a href="mailto:info@asgi.it">info@asgi.it</a></p>
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		<title>L&#8217;importanza dei corridoi umanitari</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 09:10:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto Intervista a Francesco Piobbichi, attivista per Mediterranean Hope sull&#8217;ultimo corridoio umanitario, partito dal Libano a fine novembre 2018. Vuoi parlarci dei corridoi umanitari con Mediterranean Hope? Siamo partiti dal&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/L_arrivo_del_29_agosto_2017_dei_profughi_siriani_con_i_corridoi_umanitari_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11871" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/L_arrivo_del_29_agosto_2017_dei_profughi_siriani_con_i_corridoi_umanitari_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="901" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/L_arrivo_del_29_agosto_2017_dei_profughi_siriani_con_i_corridoi_umanitari_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 901w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/L_arrivo_del_29_agosto_2017_dei_profughi_siriani_con_i_corridoi_umanitari_0-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/L_arrivo_del_29_agosto_2017_dei_profughi_siriani_con_i_corridoi_umanitari_0-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 901px) 100vw, 901px" /></a></p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>Intervista a Francesco Piobbichi, attivista per Mediterranean Hope sull&#8217;ultimo corridoio umanitario, partito dal Libano a fine novembre 2018.</p>
<p>Vuoi parlarci dei corridoi umanitari con Mediterranean Hope?</p>
<p>Siamo partiti dal Libano con il progetto Mediterranean Hope &#8211; che lavora insieme alla comunità di Sant&#8217;Egidio &#8211; il 30 novembre e siamo arrivati a Roma; con noi c&#8217;era un&#8217; ottantina di persone di varia estrazione sociale, provenienti dalla Siria e una donna yemenita, di religioni diverse. Considerando quest&#8217;ultimo corridoio umanitario abbiamo portato in Italia 393 persone e, negli ultimi tre anni, in tutto 1400 persone perchè è stato rinnovato il protocollo con il governo italiano. A queste persone se ne vanno ad aggiungere altre 500 che stiamo portando in Francia, più altre che sono arrivate ad Andorra. La conferenza episcopale ha aperto un altro corridoio umanitario in Etiopia per altre 500 persone.</p>
<p>Collaborate con le istituzioni dei Paesi di provenienza di queste persone?</p>
<p>Dobbiamo avere per forza rapporti con le istituzioni locali perchè i corridoi umanitari sono una via legale e quindi bisogna stare dentro le regole di ogni nazione, ognuna delle quali ha la propria normativa rispetto alla questione dei Visti.</p>
<p>Per quanto riguarda il lavoro che facciamo con le autorità libanesi, si tratta di avere una lista di persone che le autorità controlla per vedere se le persone hanno avuto problemi con la giustizia; se le autorità libanesi ritengono che questi individui possano lasciare il Libano, concedono il Visto. Il Visto viene concesso dall&#8217;ambasciata italiana dopo che la stessa lista di persone viene controllata dal Ministero dell&#8217;Interno e degli Affari esteri. Quindi avvengono due controlli da parte di due nazioni.</p>
<p>Come procede il percorso delle persone che arrivano in Italia?</p>
<p>Vengono improntate in ambasciata con il sistema Eurodac e quindi inizia una procedura piuttosto stringente per quanto riguarda i controlli. Questo ci permette di affermare che il tema dei corridoi umanitari sia un tema che si lega a quello della sicurezza perchè, a differenza delle persone che purtroppo arrivano in mare rischiando la vita, noi garantiamo una possibilità di controlli sicuri. Anche il processo di resettlement risponde a questo tipo di esigenza: la differenza tra i corridoi umanitari e il resettlement è che il secondo concede lo status di rifugiato direttamente in Libano, mentre il corridoio permette di ottenere lo status di richiedenti asilo quando la persona arriva in Italia. Con il Visto umanitario la persona può chiedere la protezione internazionale appena arriva all&#8217;aeroporto italiano.</p>
<p>Le persone che avete portato in Italia con quest&#8217;ultimo corridoio umanitario dove sono collocate?</p>
<p>Sono collocate nella rete di accoglienza della comunità di Sant&#8217;Egidio che è una rete diffusa: famiglie, centri di accoglienza e varie altre fome diversificate nel territorio preposto. Il servizio di accoglienza dura un tempo limitato durante il quale le persone vengono seguite dal punto di vista legale, viene dato loro un alloggio e del cibo, un piccolo pocket money e si cerca anche di trovare lavoro per poi avviarne l&#8217;inclusione.</p>
<p>Qual è la situazione in Francia?</p>
<p>I due sistemi sono un po&#8217; diversi: il sistema di accoglienza in Francia è molto più strutturato. Una volta arrivati in Francia, le persone accolte hanno più strumenti per integrarsi. La Francia ha procedure più definite e, rispetto ai numeri che noi abbiamo, la Francia accoglie un numero minore di persone che vengono distribuite tra le Chiese protestanti e la Chiesa cattolica.</p>
<p>Non puoi dirci nulla sulla signora yemenita?</p>
<p>Non posso perchè le persone che noi portiamo sono richiedenti asilo e dobbiamo garantire loro un certo grado di riservatezza. Secondo noi la signora ha tutti i requisiti per chiedere la protezione internazionale in Italia.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Genitori giustizieri. Che fare?</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 06:17:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Patrizia Angelozzi &#160; Notizie, una dopo l’altra a raccontarci l’attualità sempre più preoccupante all’interno della scuola. Professori vessati, insultati, bistrattati e ultimamente aggrediti anche fisicamente. Episodi fuori da ogni logica e ragione.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Notizie, una dopo l’altra a raccontarci l’attualità sempre più preoccupante all’interno della scuola.<br />
Professori vessati, insultati, bistrattati e ultimamente aggrediti anche fisicamente.<br />
Episodi fuori da ogni logica e ragione. Perché tutto questo?</p>
<p>I ‘Prof’, impegnati su tanti fronti sembrano in trincea, tra la burocrazia, i programmi ministeriali, il team compatto di docenti per permettere ai ragazzi di crescere attraverso le materie da apprendere.</p>
<p>Ma il compito di un insegnante non si limita a questo. Spesso, sono chiamati ad adoperarsi nel ruolo di psicologo/pedagogista, a comprendere reazioni fuori da contesti di educazione e rispetto. A porsi domande che vanno ad di fuori del registro di classe. Ragazzi con realtà esasperate, al limite. Senza regole e principi di convivenza civile, ricchi di prepotenza.<br />
Spesso sono le realtà del disagio, altre quelle dell’indifferenza vissuta tra le mura domestiche dalle quali arrivano i ‘genitori-giustizieri’ o arroganti personaggi che pretendono di essere rappresentati attraverso il ‘voto’ dei loro figli. Davvero un figlio vale quanto ‘un voto’ o ‘una promozione’ ?</p>
<p>La relazione scuola-famiglia, tanto auspicata spesso funziona e trova soluzioni a piccoli intoppi e incidenti di percorso, altre no. E questo avviene quando la genitorialità viene vissuta con frustrazione nella completa ignoranza delle regole fondamentali di vita.</p>
<p>Un tempo il nostro, di odio, rancori, rabbia che si riversa inesorabilmente sui ragazzi, ai quali andrebbe dato il giusto ‘peso’ in termini di ascolto, cura. In un ritmo altrettanto incessante e precario nel quale vivono molti genitori assillati da problemi di sopravvivenza, di sostenibilità nel condurre una vita spesso inumana.<br />
C’è bisogno di ripristinare misure e un ordine che restituisca il ‘posto’ ad ognuno.</p>
<p>Il docente al posto del docente.<br />
Lo studente dentro le regole del vivere civile.<br />
I genitori fuori dalla scuola se non per condividere o migliorare lo stato delle relazioni.</p>
<p>Docenti costretti a turni e spostamenti tra scuole diverse per raggiungere un ‘monte ore’ necessario per una contribuzione minima, si adoperano ben oltre le loro materie. Mentre in Tv ascoltiamo le notizie sul ‘dress-code’ degli studenti, desiderando le stesse misure anche per gli insegnanti.<br />
Ogni docente è un esempio, proprio come ogni genitore.<br />
Un ruolo per ognuno da rimettere al proprio posto, in questa società che corre dimenticando la sostenibilità alla persona.</p>
<p>Sportelli di ascolto, valutazioni psico attitudinali di docenti-genitori e figli. E un problem-solving che aiuti concretamente le parti a viaggiare sullo stesso binario e possibilmente verso la giusta destinazione.<br />
Perché la scuola non sia teatro di scempio, ma di possibilità nelle quali credere. Per crescere davvero.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Se questo è un uomo&#8230;Libero</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 07:47:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi &#160; Il percorso professionale di Vittorio Feltri, lo vede ricoprire ruoli importanti nella direzione di testate giornalistiche. Leggendolo, bisogna ammettere che ‘se questo è un uomo’, Primo Levi, dall’alto della sua&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/09/13/scritture-al-sociale-se-questo-e-un-uomo-libero/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Se questo è un uomo&#8230;Libero</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il percorso professionale di Vittorio Feltri, lo vede ricoprire ruoli importanti nella direzione di testate giornalistiche. Leggendolo, bisogna ammettere che <b>‘se questo è un uomo’</b>, <b>Primo Levi, dall’alto della sua posizione, sta scomodando le ire del cielo.</b></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1112.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9384 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1112.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="195" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">L’esperienza insegna, almeno, dovrebbe. </span><span style="color: #000000;"><b>Come può un direttore editoriale, esprimersi in modo triviale, volgare, dissacrante, invadente, irriverente, molesto e diciamolo, osceno? Va detto ad onor del vero, che grazie al web, gli articoli giornalistici, soprattutto quelli, dai titoli ‘trionfali’ (ovviamente sono ironica), sono letti da tutti. Persone di ogni età, in possesso di uno smartphone, quindi anche dalla categoria di ragazzini dai 13, 14 anni in su. Possibile che l’Odg, l’ordine dei giornalisti consenta tutto questo? </b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Leggere i suoi pensieri su Twitter può lasciare basiti, ed </span><span style="color: #000000;"><b>i TITOLI di questi ultimi tempi, sono l’apoteosi della volgarità, della trivialità. Tanta cultura per non sapere di cosa è fatto UN UOMO…</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sarà il caso che l’Odg, riveda regolamenti, normative, applicando regole, vecchie e nuove, salvando l’idea di deontologia che purtroppo non trova più riscontro?<br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Noi, comuni mortali, leggendo raccapriccianti particolari, confermati OGGI e smentiti DOMANI, proviamo a barcamenarci, spiegando ai nostri figli, agli allievi, a chi vicino a noi, che ci sono Persone NON PERSONE, che vivono per alzare il livello delle vendite, mettendo in vendita LA VITA DEGLI ALTRI.</b></span><br />
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-9389" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="413" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/VITTORIO-FELTRI-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 413px) 100vw, 413px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>E CHE LIBERO CI LIBERI DI TANTA POVERTA’</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Di seguito un ridotto riepilogo delle controversie professionali e giudiziarie per sapere</b></span><span style="color: #000000;">, </span><span style="color: #000000;"><b>Chi è Vittorio Feltri</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Inizia professionalmente con ruoli amministrativi in posti (brefotrofi e manicomi) che avrebbero dovuto ampliare la sua sfera ‘umana’, invece no..<br />
Riprende presto la sua carriera di giornalista e anche di inviato speciale.<br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Sostiene pubblicamente Enzo Tortora, allora ingiustamente accusato</b></span><span style="color: #000000;"> di associazione camorristica e spaccio di droga. Ecco, qualche spiraglio di umanità, l’ha avuto..<br />
In seguito un falso ‘scoop’, giustificato con la ritrattazione di testimoni che non vollero parlare più..<br />
In seguito le </span><span style="color: #000000;"><b>35 querele accumulate da parte del magistrato Antonio Di Pietro</b></span><span style="color: #000000;">. Per questo l’amministrazione del quotidiano decise un accordo. Feltri scrisse allora in prima pagina una diplomatica lettera al magistrato e nello stesso numero, in ben 2 pagine, la ricostruzione delle accuse a Di Pietro smontate, Feltri lasciò il Giornale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>In seguito (nel 2000) viene radiato dall’albo dei giornalisti della Lombardia per la pubblicazione di sette fotografie raccapriccianti di bambini, prese da un sito pornografico, disponibile ai pedofili russi, che turbavano il comune sentimento della morale e l’ordine familiare.<br />
</b></span><span style="color: #000000;">Qualche tempo dopo , </span><span style="color: #000000;"><b>l’Ordine dei giornalisti di Roma, annulla il provvedimento di radiazione e lo converte in censura.</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Nel 2003 il quotidiano Libero riceve dallo Stato 5.371.000 euro come finanziamento agli organi di partito, poiché registrato come Movimento Monarchico Italiano, trasformato successivamente in cooperativa per attingere ai contributi per l’editoria destinati alle cooperative di giornalisti. Successivamente diventa Fondazione Onlus…</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si esprime contro l’operato della magistratura e a favore di politici, interviene sulla cronaca nera, difendendo gli imputati di: Cogne, Garlasco, omicidio Marta Russo, Yara Gambirasio, facendo discutere per le sue offese verso le vittime.</span></p>
<p><b>Le vicende giudiziarie di Vittorio Feltri, un uomo LIBERO</b><br />
<b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1996?utm_source=rss&utm_medium=rss">1996</a>,</b> come direttore del «<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Giornale?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giornale</a> fu condannato dal Tribunale di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Monza?utm_source=rss&utm_medium=rss">Monza</a> per <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diffamazione_(ordinamento_penale_italiano)?utm_source=rss&utm_medium=rss">diffamazione</a> a mezzo stampa ai danni del giudice antimafia <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonino_Caponnetto?utm_source=rss&utm_medium=rss">Antonino Caponnetto</a>. Il procedimento riguardava un articolo del 20 marzo 1994 nel quale si mettevano in discussione, fra gli altri elementi, i rapporti tra <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giovanni Falcone</a> e lo stesso Caponnetto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1113.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9386 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1113.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="220" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1997?utm_source=rss&utm_medium=rss">1997</a></b> è stato condannato in primo grado dal tribunale di Monza con Gianluigi Nuzzi, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Di_Pietro?utm_source=rss&utm_medium=rss">Antonio Di Pietro</a><br />
<b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2003?utm_source=rss&utm_medium=rss">2003</a></b> è stato condannato dal tribunale di Roma, insieme a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Giordano_(giornalista)?utm_source=rss&utm_medium=rss">Paolo Giordano</a>, su richiesta di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_De_Gregori?utm_source=rss&utm_medium=rss">Francesco De Gregori</a>, per avere travisato il pensiero del cantautore su <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Palmiro_Togliatti?utm_source=rss&utm_medium=rss">Togliatti</a> e sul Pci.</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2006?utm_source=rss&utm_medium=rss">2006</a></b> è condannato dal giudice monocratico di Bologna, Letizio Magliaro, ad un anno e sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del senatore Ds <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gerardo_Chiaromonte?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gerardo Chiaromonte</a>.</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2007?utm_source=rss&utm_medium=rss">2007</a></b> è assolto dalla quinta sezione penale della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_di_Cassazione?utm_source=rss&utm_medium=rss">Corte di Cassazione</a> dall&#8217;accusa di diffamazione nei confronti dell&#8217;ex <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pubblico_Ministero_(ordinamento_italiano)?utm_source=rss&utm_medium=rss">PM</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gherardo_Colombo?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gherardo Colombo</a> per un editoriale pubblicato su <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Giorno?utm_source=rss&utm_medium=rss"><i>Il Giorno</i></a> nel 1999.</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2007?utm_source=rss&utm_medium=rss">2007</a></b> è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni spa dalla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_di_Cassazione?utm_source=rss&utm_medium=rss">Corte di Cassazione</a> a versare un risarcimento di 45 000 euro in favore di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rosario_Bentivegna?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rosario Bentivegna</a>, uno degli autori dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_via_Rasella?utm_source=rss&utm_medium=rss">Attentato di via Rasella</a>, per il reato di diffamazione</p>
<p><b>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2011?utm_source=rss&utm_medium=rss">2011</a></b> il Tribunale di Milano condanna Feltri a risarcire l&#8217;ex senatore dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Federazione_dei_Verdi?utm_source=rss&utm_medium=rss">Verdi</a>, tra i fondatori dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arcigay?utm_source=rss&utm_medium=rss">Arcigay</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gianpaolo_Silvestri?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gianpaolo Silvestri</a> (oggi dirigente di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sinistra_Ecologia_Libert%C3%A0?utm_source=rss&utm_medium=rss">SEL</a>) 50mila euro, per un insulto a sfondo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Omofobo?utm_source=rss&utm_medium=rss">omofobo</a> pronunciato dal giornalista.</p>
<p>Per saperne di più<br />
<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Feltri?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Feltri?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. L&#8217;urlo dei media</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Sep 2017 09:02:25 +0000</pubDate>
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<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>Mi chiedono di esprimermi sugli ultimi terribili atti di violenza. Stupro. Non sono d’accordo sul veicolare notizie drammatiche cavalcando l’onda di terrore e di rabbia che ci sta sommergendo, eppure <strong>la violenza impera, sulle donne, sulle ragazzine, alcune ancora bambine. Solo un anno fa, diversi  i casi di minorenni italiane, stuprate da gruppi di coetanei senza uscire dal perimetro dei loro luoghi di residenza.</strong> Furono aggredite verbalmente e sul web, nelle stradine dei loro paesi e nel vociare ignobile, di chi, per difendere ‘ragazzi di buona famiglia’, scelse di scaricare responsabilità, sull’ innocenza. <strong>E’ una colpa essere innocenti</strong>, vestire i propri anni imitando le coetanee. <strong>Recarsi in  un posto di polizia e denunciare, riconoscere visi, nomi. Farsi visitare in una sorta di autopsia da vivi, farsi sezionare i pensier</strong>i nei ricordi di un dramma che MAI potrà essere cancellato. Eppure accade in Italia che anche i sindaci, trovandosi  in Tv (Programma di approfondimento di La7) si lascino sfuggire <strong>che lo stupro, ’è una bambinata’, </strong>altra violenza inaudita. <strong>Famiglie italiane che hanno dovuto scegliere di fuggire via dai propri luoghi</strong> per poter continuare a sopravvivere. Perché non si vive più, ci si prova.</p>
<p><strong>I media, sono al lavoro, ogni INSANO giorno</strong>, pronti a ‘stuprare’ l’opinione pubblica, enfatizzando, senza che ce ne sia bisogno con ogni particolare. Dettagli che dovrebbero restare  all’interno di atti d’ufficio.</p>
<p>Iniettano veleno ,promuovono vendetta e il delirio collettivo sale, in questa nauseante ricerca del macabro, l’emulazione è il danno successivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/stupro-670x274.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9359" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/stupro-670x274.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="670" height="274" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/stupro-670x274.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/stupro-670x274-300x123.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
<p><strong>Ma questi opinionisti, commentatori, inalberati e rabbiosamente lucidi, pronti a condannare chiunque pur di scaricare una violenza interna che gli appartiene come il nome di battesimo, siamo sicuri siano &#8216;normali&#8217;?</strong></p>
<p><strong>Quante donne massacrate, violate, uccise abbiamo avuto negli ultimi anni in Italia? Quanti erano già stati denunciati? Quante di loro sono state protette? Non ho MAI visto né letto titoli in prima pagina a difenderle</strong>, a ricordarle, a sollevare il ‘problema’. <strong>Uccise da un delitto ‘passionale’ è la ricorrente quanto svilente definizione</strong> del giornalista tout-court, che mira alle visualizzazioni, alle vendite di un cartaceo vicino al macero, per contenuti.<br />
<strong>Ci vogliono regole, per chi non è autorizzato a restare nel nostro Paese, come negli ultimi avvenimenti. Regole per chi ha una residenza e una cittadinanza. Regole per chi uccide la fidanzata, l’ex, la moglie, la compagna, i figli… </strong>Ci sono lapidi, foto, ricordi ingialliti, dolori immensi, mentre nel nostro Paese<strong>, c’è un detenuto che nel carcere di Bollate (MI), lavora come centralinista a 1000 euro al mese. Lui è Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’uccisione della fidanzata, Chiara Poggi. E questo mi fa orrore. Dov’è la notizia nei Tg? Sui social? Dov’è la rabbia, l’indignazione? Vorrei  leggere  di vittime  rispettate e di carnefici processati, di onestà e legalità. </strong></p>
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		<title>Perché MSF non ha firmato il codice Ong &#8211; Direttamente dalla loro voce</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Aug 2017 08:11:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MSF </strong>ha formalmente informato il Ministero dell’Interno che <strong>non può firmare il Codice di Condotta per le navi delle ONG</strong> impegnate in attività di soccorso nel Mediterraneo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9217" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="760" height="380" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 760w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/msf199590high-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Anche se non siamo nelle condizioni di poter firmare questo Codice di Condotta nella sua forma attuale, <strong>MSF rispetta già molte delle disposizioni che non rientrano tra le nostre preoccupazioni principali</strong>, tra cui la trasparenza finanziaria</em>”, dichiara <b>Gabriele Eminent</b>, <strong>Direttore Generale di MSF</strong>. “<em>MSF continuerà a condurre le operazioni di ricerca e soccorso sotto il coordinamento della guardia costiera italiana (MRCC) e in conformità con tutte le leggi internazionali e marittime pertinenti.</em>”</p>
<p>Per MSF, alcuni degli impegni presentati nel Codice di Condotta potrebbero <strong>ridurre l’efficienza e la capacità dell’attuale risposta di ricerca e soccorso</strong> (SAR) con gravi conseguenze umanitarie. Alcune proposte – in particolare quella secondo cui di regola le navi impegnate in un soccorso devono sbarcare i sopravvissuti in un posto sicuro invece di trasferirli su altre navi – rappresentano limitazioni non necessarie ai mezzi che sono oggi a disposizione. Sin dall’inizio delle proprie operazioni in mare, MSF ha accettato, e a volte direttamente effettuato, <strong>trasbordi da altre imbarcazioni sulle proprie navi</strong>, sempre su richiesta o sotto il coordinamento del Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC) di Roma.</p>
<p>Un sistema di andata e ritorno di tutte le navi di soccorso verso i punti di sbarco comporterebbe una riduzione delle navi di soccorso presenti nella zona SAR, e questo indebolirebbe la già insufficiente capacità di ricerca e soccorso, con un <strong>conseguente aumento di morti in mare</strong>. Inoltre, elementi che introducono una non necessaria mancanza di chiarezza su chi contattare e quando, potrebbero rallentare le operazioni di soccorso, quando i minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte.</p>
<p>La versione definitiva del Codice chiarifica che la polizia giudiziaria agirà “senza pregiudicare l’attività umanitaria in corso”, ma questa nozione resta soggetta a interpretazione e <strong>la richiesta che la polizia non sia armata non è stata adottata</strong>. La presenza di funzionari di polizia armati a bordo e l’impegno che gli operatori umanitari raccolgano prove utili alle attività di investigazione sarebbero una violazione dei principi umanitari fondamentali di indipendenza, neutralità e imparzialità. Questo sottometterebbe le organizzazioni umanitarie agli interessi politici e militari di uno Stato membro dell’Unione Europea e come MSF non possiamo accettarlo perché avrebbe un impatto sull’accesso alle popolazioni in pericolo, così come sulla sicurezza delle nostre équipe, ovunque nel mondo.</p>
<p>La responsabilità di condurre operazioni di ricerca e soccorso in mare risiede sugli Stati. Le attività di soccorso da parte di attori non governativi come MSF sono solo una misura temporanea finalizzata a riempire il “vuoto di responsabilità” lasciato dagli Stati. Gli Stati membri dell’UE devono avviare un meccanismo di ricerca e soccorso dedicato e proattivo per supportare l’Italia e riconoscere i suoi lodevoli sforzi nel salvare vite in mare, a dispetto di una risposta insufficiente da parte degli altri Stati Membri europei.</p>
<p>MSF ha inviato una<a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/codice-di-condotta-la-lettera-di-msf-al-ministro-dellinterno?utm_source=rss&utm_medium=rss"> lettera formale in cui spiega con maggiori dettagli le ragioni della decisione</a> di non firmare.</p>
<p><em>Nei primi 6 mesi del 2017, le ONG hanno effettuato il 35% del totale delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. MSF da sola ha salvato e portato in sicurezza più di 16.000 persone. Da quando abbiamo iniziato le operazioni di ricerca e soccorso nel 2015, MSF ha strettamente rispettato tutte le leggi internazionali, nazionali e marittime applicabili nel Mar Mediterraneo, così come il proprio codice di condotta, la Carta dei Principi di MSF, che si basa sull’etica medica e i principi umanitari</em> (<a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/chi-siamo/principi/la-carta-dei-principi?utm_source=rss&utm_medium=rss">disponibile qui</a>).</p>
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