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	<title>relazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La casa dalle finestre chiuse </title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2025 08:06:22 +0000</pubDate>
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<p> <br></p>



<p>di Jorida Dervhisci Mobroci </p>



<p></p>



<p>Aveva le persiane spalancate e il profumo del legno vivo, quella casa. Ci entrò un’estate, con il cuore pieno di futuro e il corpo stanco di cercare. Non era solo un luogo: era promessa. Una parete dopo l’altra, cominciò a sentirsi parte di qualcosa che avrebbe potuto chiamare famiglia.<br>Non era la casa perfetta. Le travi scricchiolavano, le stanze erano fredde in certi angoli, e c’era sempre una porta che faceva fatica a chiudersi. Ma lei non voleva perfezione. Voleva verità. E in quella verità aveva investito tutto: tempo, forza, pazienza. Aveva cucito tende con mani ferite. Aveva portato luce dove prima c’era polvere. Aveva creduto, senza chiedere niente in cambio, che sarebbe stato per sempre.<br>L’estate scaldava le pareti.I giorni sembravano dilatarsi tra le risate e i silenzi pieni di senso. Ogni mattino apriva le finestre, faceva entrare l’aria e pensava: sono a casa.<br>Poi, un giorno, qualcosa cambiò.Una finestra non si aprì più. Una voce non rispose. Le chiavi non giravano nella serratura come prima. E senza accorgersene, lei divenne ospite. Poi intrusa. Poi nessuno.<br>La casa cominciò a chiudersi, una stanza dopo l’altra. Prima il salone, poi la cucina, poi la camera dove sognavano. Le finestre, un tempo aperte alla luce, ora avevano le imposte sbarrate. E lei, che aveva dato tutto, restava fuori. Al freddo, sotto il sole.<br>Non era il legno a spezzarsi, ma le mani che avevano serrato le porte. Non era la casa a chiudersi, ma le anime oltre le sue mura che si erano allontanate. Non era la casa a tradire, ma chi aveva scelto di lasciare le finestre chiuse. Chi aveva girato la chiave, lasciando dentro solo il rumore dell’assenza. Così se ne andò. Con il cuore come una valigia troppo piena e la schiena curva di chi ha perso qualcosa che non può essere sostituito. Il primo rifugio fu un nido fragile, incapace di accogliere le sue tempeste interiori e i suoi silenzi profondi. Ma lei restò. Anche lì, anche se si sentiva fuori posto. Fece quello che ha sempre saputo fare: aggiustò. Riparò. Resistette.<br>E a poco a poco, quasi senza accorgersene, il sentiero la portò altrove. Dove l’aria era più ampia. Dove una casa nuova la stava aspettando. Non era la casa che aveva sognato un tempo, ma era più vera. Più grande -non per le stanze, ma per lo spazio che sapeva dare al cuore.<br>Lì, finalmente, cominciò a costruire. Non da sola. Una mano nuova accanto alla sua. E un giorno, una voce piccola ma luminosa: una bambina.<br>La famiglia che creò non nacque dal sogno, ma dalla scelta. Dalla lotta. Dalla verità. E adesso, quando guarda quella casa, con le finestre aperte e vive, sa che ogni mattone porta il segno di quello che ha superato.<br>Non è stato facile. Non lo è mai. Ma ora, finalmente, è casa davvero.</p>



<p>Content creator: Boris Maretto</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Il volto dell&#8217;altro. Quando la gioia diventa una scelta di libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 08:07:37 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>E&#8217; tornato in libreria, Davide Bettera con il suo ultimo libro intitolato <em>Il volto dell&#8217;altro. Quando la gioia diventa una scelta di libertà</em>, Meltemi editrice.</p>



<p>Bettera è scrittore, filosofo, giornalista e vicepresidente dell&#8217;Unione Buddhista Europea che, rifacendosi all&#8217; “idiota pensatore” di Deleuze indica una via di cambiamento individuale e collettiva che affonda le radici nella relazione.</p>



<p>Ricco di riferimenti al pensiero occidentale (Epicuro, Cartesio, Nietszche), orientale (taosimo, sufismo, buddhismo), all&#8217;ebraismo e con riferimenti a filosofofi moderni e contemporanei (Buber, Onfray, Lèvinas), con il racconto di storie personali che riguardano, ad esempio, il nonno e un prozio, Bettera accompagna per mano il lettore in un viaggio spirituale, non necessariamente religioso, anzi: i culti – e i luoghi della loro rappresentazione – hanno chiuso l&#8217;individuo in un sistema di dogmi che si sono fatti, nel tempo, barriere e prigioni dove ognuno si illude di trovare la salvezza. Salvezza da chi? E da cosa? Principalmente dalla paura universale: quella della finitudine. Tale paura inquina ogni aspetto dell&#8217;esistenza, ogni azione quotidiana con il timore dell&#8217;annullamento che diventa ossessione per la salute o la bellezza del corp oppure con il desiderio di vivere tanto intensamente quanto in maniera superficiale; è competizione, è prepotenza, è solipsismo. Si annullano, così, i valori della solidarietà, della comprensione, dell&#8217;empatia.</p>



<p>La soluzione proposta &#8211; annunciata come una nuova luce sulla nebbia che permea oggi l&#8217;umanità decadente e malinconica, per non dire rabbiosa o rassegnata &#8211; è un ritorno alla purezza ontologica, quella con cui nasciamo, quella di un bambino che si affaccia al Nuovo, sì anche con paura, ma con altrettanta curiosità, privo di sovrastrutture, capace di sentire istintivamente di non poter sopravvivere senza l&#8217;Altro, all&#8217;inizio senza il corpo e lo Spirito vitale della madre.</p>



<p>Madre-mamma, Madre-terra, Madre-relazione: l&#8217;Io da solo non può sopravvivere, l&#8217;io-tu sì perchè il mio sangue è lo stesso dell&#8217;Altro, le mie emozioni sono le stesse dell&#8217;Altro, la mia paura è la stessa dell&#8217;Altro, il mio destino finale è lo stesso dell&#8217;Altro. Ecco perchè, oggi, sarebbe importante tornare a mettere in atto la Filosofia della cura (come suggeriva anche nei suoi preziosi saggi Elena Pulcini): vivere filosoficamente è una scelta salvifica per se stessi, per la comunità di appartenenza, per la società di riferimento, per l&#8217;umanità tutta. Vivere filosoficamente non vuol dire estraniarsi, come gli asceti, dal mondo reale – sarebbe troppo facile! -, ma come insegnano i sufi vuol dire imparare a cercare la gioia in ogni attimo della quotidianità, anche in quello più difficile e faticoso: convertire e convertirsi ad uno sguardo più ampio, com-prendere, elaborare interiormente ogni esperienza per tramutarla in insegnamento in una direzione costruttiva di una “cittadella” (come si legge nel testo) inespugnabile di sicurezza, di pace, di pienezza da donare anche a chi ci sta di fronte, dono di serenità e di scoperta. Il Mistero è dentro di noi. E il <em>noi</em> è l&#8217;ubuntu, come si dice nelle tribù africane: quel senso di collaborazione e di saggezza tramandata che è necessario, oggi più che mai, recuperare per non perderci nella desolante e sterile solitudine dell&#8217; horror vacui.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio). Margherita</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2022 10:04:40 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16689" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Per il progetto a cura di Jorida Mbroçi oggi vi presentiamo Margherita: donna orgogliosamente disabile e orgogliosamente mamma. </p>



<p>Essere visti e compresi vale per tutti gli esseri umani, ognuno con la propria particolarità, anche se invece la nostra società tenda a livellare tutto e tutt*. Ascoltiamo Margherita e prendiamo esempio dalla sua energia! </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>L&#8217;anello debole: il rapporto della Caritas sulla povertà in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 07:17:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della&#160;Giornata internazionale di lotta alla povertà, Caritas Italiana ha presentato, lunedì 17 ottobre ore 10.30-12.30 a Roma – Sala Stampa Estera e in diretta streaming, il suo 21° Rapporto su povertà ed&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="725" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-725x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16665" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-725x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 725w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-213x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-768x1084.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-1088x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1088w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-1451x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1451w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1657w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></a></figure>



<p>In occasione della&nbsp;<strong>Giornata internazionale di lotta alla povertà</strong>, Caritas Italiana ha presentato, lunedì 17 ottobre ore 10.30-12.30 a Roma – Sala Stampa Estera e in diretta streaming, il suo 21° Rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo&nbsp;<strong>“L’anello debole”</strong>.</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/CaritasIt/videos/6291989277484310?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivedi la presentazione</a></strong>&nbsp;<em>(da 8’05”)</em></p>



<p>Dal report emerge che non esiste una sola povertà: ce ne sono tante, acuite dai disastrosi effetti della pandemia, ancora in corso, e dalle ripercussioni della vicina guerra in Ucraina. <strong>Nel 2021 i poveri assoluti nel nostro Paese sono stati circa 5,6 milioni, di cui 1,4 milioni di bambini.</strong></p>



<p>Tra gli “anelli deboli”, i giovani, colpiti da molte forme di povertà: dalla&nbsp;<strong>povertà ereditaria</strong>, che si trasmette “di padre in figlio” per cui occorrono almeno cinque generazioni a una persona che nasce in una famiglia povera per raggiungere un livello medio di reddito; alla&nbsp;<strong>povertà educativa</strong>, tanto che solo l’8% dei giovani con genitori senza titolo superiore riesce a ottenere un diploma universitario.</p>



<p>Solo nel 2021 quasi&nbsp;<strong>2.800 Centri di Ascolto Caritas hanno effettuato oltre 1,5 milioni di interventi,</strong>&nbsp;per poco meno di 15 milioni di euro, con un aumento del 7,7% delle persone che hanno chiesto aiuto rispetto all’anno precedente. Anche nel 2022 i dati raccolti fino a oggi confermano questa tendenza.</p>



<p>Non si tratta sempre di nuovi poveri ma anche di persone che oscillano tra il dentro e fuori dallo stato di bisogno. Il 23,6% di quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto sono lavoratori poveri. Tale condizione tocca il suo massimo tra gli assistiti stranieri: il 29,4% di loro è un lavoratore povero.</p>



<p>Il Rapporto si conclude con una valutazione delle politiche di contrasto alla povertà, con particolare attenzione alle prospettive di riforma e investimento derivanti dal PNRR e dal programma europeo Next generation EU.</p>



<p></p>



<p>Qui i materiali di consultazione e di approfondimento:</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto Povertà | Versione integrale</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/sintesi_rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sintesi</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/depliant_rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pieghevole con dati e riflessioni</a></strong></p>



<p>Dalla presentazione:</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.chiesacattolica.it/card-zuppi-la-poverta-un-valore-sballato-nellorganismo-del-nostro-paese/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento mons. Zuppi</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/redaelli_pres_rapportopoverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento mons. Redaelli</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/delauso_pres_rapp_poverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento De Lauso</a></strong>&nbsp;<em>(slides)</em></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/delauso_pellegrino_pres_rapp_poverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento De Lauso – Pellegrino</a></strong>&nbsp;<em>(slides)</em></p>
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		<title>Una nuova attività a cura di Jorida Dervishi per la nostra associazione e per voi: RACCONTARSI (A MODO MIO)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2021 11:04:56 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/foto-j-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15864" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/foto-j-768x1023.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/foto-j-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/foto-j-1153x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1153w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/foto-j.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p></p>



<p>Perché raccontarsi fa bene. Perché sì, adesso sono pronta…Lo farò a modo mio, lo f‭ara‬i a modo tuo, lo faremo a modo nostro…Perché sì, è vero mi hanno ferita/o, mi hanno fermato/a, mi hanno abbandonato/a, sono stata per terra ma poi mi sono rialzata. Perché sì, oggi voglio raccontarmi, voglio raccontarti. Quella del raccontare è un’azione che facciamo fin da piccoli, da quando comincia il nostro senso di sé. Ci raccontiamo da sempre, attraverso le parole ma anche con i nostri gesti, con il nostro fare, con i nostri sentimenti, con le nostre storie. Siamo come le pagine di un libro aperto, che gli altri possono leggere, e soprattutto, noi. Lo sai? Il bisogno dell’uomo di raccontarsi è quasi un istinto; è il modo attraverso il quale ognuno di noi racconta le tracce, i segni raccolti durante la strada. Piccole grandi percorsi tramite le quali può definire la propria esistenza. Ciascuno di noi ogni giorno si narra rispetto alle azioni che compie, dal come ha trascorso la giornata, al come ha superato un problema, a co‭me ha‬ raggiunto un obiettivo. È avere un’identità. È sentirci.<br>Per questo ho deciso di progettare questo percorso. Un progetto che ci permetterà di dire quello che abbiamo vissuto, piccole o grandi cose, momenti…Non ci sarà un target specifico, tutti siete invitati a raccontare una storia bella o triste , un frammento, un oggetto, una passione, un libro, un evento, un desiderio, un sogno…Come lo faremo: in diretta, via Skype, tramite un incontro, tramite una mail, tramite un dialogo, una lettera, un disegno…tramite un video…Quando e dove: Ogni posto e luogo sarà accettabile, ma vale a dire perché abbiamo scelto quel posto per raccontare…Io vi aspetto! Jorida</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="VIDEO 2021 11 29 17 07 50" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Tu_fLwknI5M?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Il diritto allo studio è anche un dovere: il nostro speech presso l&#8217; ONU di Ginevra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 09:32:17 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/12/10/il-diritto-allo-studio-e-anche-un-dovere-il-nostro-speech-presso-l-onu-di-ginevra/">Il diritto allo studio è anche un dovere: il nostro speech presso l&#8217; ONU di Ginevra</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="517" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-1024x517.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13346" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-1024x517.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-300x151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-768x388.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>è stata invitata al convegno internazionale dal titolo &#8220;Human Rights: where are we at? Past and Future&#8221; organizzato da Associazione per i diritti umani e la tolleranza Onlus, presso le Nazioni Unite di Ginevra dove ha preso parte al panel relativo al tema dell&#8217;Educazione.  Si ringraziano  di cuore le organizzatrici e gli altri ospiti.</p>



<p></p>



<p>L&#8217;intervento di Associazione Per i diritti umani (con Alessandra Montesanto) presso l&#8217;ONU di Ginevra, 9 dicembre 2019</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13345" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il diritto allo studio è anche un dovere</strong></p>



<p>Oggi
sono qui come responsabile dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani di
Milano, Italia. Un associazione culturale che tenta da quasi sette
anni di divulgare l&#8217;importanza della tutela dei diritti umani
attraverso la cultura. E non è facile perchè in questa nostra
epoca, la cultura non fa parte delle priorità quotidiane. Cosa
significa “Fare cultura”? “A cosa serve la Cultura?”: queste
sono domande che oggi bisogna rimettere al centro della riflessione. 
</p>



<p>La
Cultura serve a migliorarci come persone, a combattere il pensiero
unico, a contrastare gli slogan che condizionano la nostra economia e
una certa politica, a non permettere di essere manipolati. 
</p>



<p>La
cultura è necessaria per poter esprimere le nostre opinioni dopo un
attento lavoro di approfondimento sui temi presi in considerazione,
per far emergere i nostri bisogni, per capire che le nostre necessità
valgono tanto quelle di un altro, per essere liberi di esprimerci
come meglio possiamo nel rispetto, sempre, degli altri.</p>



<p>Fare
cultura significa fare politica perchè si prendono decisioni
(professionali), si operano scelte (etiche), si orientano i pensieri
e le azioni e in questo modo, ogni individuo, forma l&#8217;opinione
pubblica, la direzione di un governo, il benessere o meno della
società in cui vive.</p>



<p>Sono
oltre 120 milioni
i bambini ai quali è negato il fondamentale diritto all&#8217;istruzione
di base, e in oltre metà dei casi si tratta di bambine.
Ecco perchè
Associazione Per i Diritti umani si è costituita come associazione
culturale, improntata, in particolare modo, alla formazione dei
giovani. Il
trentesimo anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui
Diritti dell’Infanzia e Adolescenza ci ricorda che, se da un lato
importanti risultati sono stati raggiunti, dall’altro, la
protezione e implementazione dei diritti dei minori resta ancora una
priorità.

</p>



<p>Come
associazione siamo partiti da un sito che è diventato, con il tempo,
un organo di stampa, un periodico quotidiano nazionale su cui diamo,
ogni giorno, notizie, pubblichiamo analisi e interviste, saggi e
proposte con l&#8217;intento di monitorare la tutela (o meno) dei diritti
umani nelle varie aree del mondo. Ci poniamo, quindi, come
osservatorio che dà voce a chi spesso non viene ascoltato: testimoni
diretti di situazioni difficili (di zone di guerra o di paesi in cui
operano movimenti di protesta), attivisti di Ong (per quanto riguarda
il tema delle migrazioni che ci sta molto a cuore), giornalisti e
reporter. <br>Ma questo non crediamo che possa essere sufficiente.
Bisogna lavorare nel nostro Paese, nelle nostre città, nei nostri
quartieri con un&#8217;azione capillare di informazione e di
sensibilizzazione che porti poi ad azioni sempre più concrete.
Informazione: questo è un settore che meriterebbe un discorso a
parte. Non è facile neanche fare una corretta informazione: vanno
sempre controllate e confrontate le fonti. Durante i nostri percorsi
di formazione nelle scuole partiamo dalla lettura di una stessa
notizia, uscita su testate giornalistiche diverse per analizzare come
l&#8217;argomento sia stato preso in considerazione: titolo (più o meno
sensazionalistico), stile del linguaggio, selezione dei termini,
concetti a cui viene data la priorità e messaggio che si intende far
passare. In Italia abbiamo garantita la libertà di espressione e
dobbiamo farne tesoro per re-imparare a farne un buon uso. 
</p>



<p>Così
come è garantita – con la scolarizzazione obbligatoria fino ai 16
anni e poi per chi può permettersela – una buona istruzione. Il
Diritto all&#8217;istruzione, corrisponderebbe ad avere insegnanti e
docenti preparati, strutture idonee, testi di alto livello, ma come
si evince dal titolo di questo mio intervento, l&#8217;istruzione deve
essere un diritto fondamentale, ma è anche un dovere. Per chi svolge
la professione di insegnante, il dovere riguarda la volontà di
aggiornarsi – in particolare se si parla di diritti umani,
l&#8217;aggiornamento deve essere continuo -, di approfondire per non
rimanere legati ad una comunicazione mainstream e superficiale
(quindi spesso errata o deviante); il dovere del docente riguarda la
volontà di sapersi confrontare con altri professionisti; di
confrontarsi anche con gli stimoli e le provocazioni, spesso
interessanti, che vengono dagli studenti stessi; il dovere di chi
insegna è quello di essere una guida e un esempio anche nella
pratica quotidiana del lavoro, della condivisione, della
progettazione di azioni concrete che vadano verso la costruzione di
un Bene comune. Avere
accesso alla scuola  è molto più che imparare a leggere, scrivere e
far di conto. In un paese a basso reddito e con alti tassi di
incremento demografico, le nuove generazioni rappresentano la
ricchezza più importante
e la migliore speranza di spezzare la catena che collega ignoranza,
povertà, sfruttamento e sottosviluppo. La storia insegna che nessuna
società è mai uscita dal sottosviluppo senza un cospicuo
investimento nel proprio capitale umano. Per questo l&#8217;istruzione è
considerato un diritto umano fondamentale e uno dei più importanti
fra gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio sanciti nel 2000
dall&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;ONU.</p>



<p>L&#8217;istruzione
è un dovere anche per chi ha la fortuna e il privilegio di
usufruirne. Gli studenti devono avere la volontà di ampliare la
propria conoscenza, soprattutto oggi che abbiamo a disposizione le
tecnologie in grado di farci viaggiare anche stando fermi o di
comparare le informazioni e di farle circolare. Non si può sprecare
il bagaglio umano, tecnologico, digitale, intellettuale, ma è un
dovere trovare l&#8217;entusiasmo e il piacere di nutrirsi di conoscenza. E
questo dovere vale per tutti, giovani e adulti. Così si garantisce
l&#8217;evoluzione dell&#8217;umanità.</p>



<p>Associazione
Per i Diritti umani , per i motivi di cui sopra, ha deciso fin
dall&#8217;inizio di utilizzare tutti i linguaggi dell&#8217;Arte e della Cultura
per veicolare i valori della Giustizia, dell&#8217;Uguaglianza e del
Rispetto. 
</p>



<p>Lavoriamo
direttamente nelle scuole di primo e di secondo grado con progetti
che affrontano di volta in volta, temi di stretta attualità:
migrazioni, hate speech, Ed. all&#8217;ambiente, condizione femminile, Ed.
civica, diritti dei minori, per citarne alcuni, coinvolgendo le
ragazze e i ragazzi in maniera diretta con laboratori (di arte, di
fotografia, di giornalismo, di cinema) che vanno ad essere
complementari alle lezioni tenute dai nostri esperti (giuristi,
giornalisti, attivisti). Spesso i nostri percorsi terminano con la
restituzione del lavoro svolto all&#8217;interno dell&#8217;istituto scolastico e
alla cittadinanza tramite mostre, reading, e altre attività
pubbliche, vòlte sempre alla sensibilizzazione che parte dai
giovani.</p>



<p>Il
nostro giornale online è a disposizione per qualsiasi apporto utile
provenga dagli studenti ed è disponibile su 
<a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>

</p>



<p>I giovani sono i cittadini di domani, molti di loro saranno i nuovi professionisti, alcuni i futuri politici: si deve, quindi, partire da una giusta formazione rivolta ai valori positivi se vogliamo indirizzare il mondo verso il meglio, per tutte e per tutti.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13347" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13349" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Teatro utile: dare una famiglia alle rifugiate e ai rifugiati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2019 07:03:48 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12506" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>
a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p> <br>In attesa dello spettacolo che si terrà il prossimo 26 giugno e di cui vi daremo comunicazione, Associazione Per i Diritti umani ha avuto occasione di parlare con Tiziana Bergamaschi &#8211; ideatrice e regista &#8211; e Mateo Çili &#8211; aiuto regista, che organizzano e conducono laboratori teatrali per ragazze e ragazzi rifugiati e richiedenti asilo.  </p>



<p>
	Ecco cosa ci hanno raccontato: 
	</p>



<p>Sul territorio della città di Milano sono ad oggi accolti molti migranti di cui alcuni in carico al servizio di etnopsichiatria in quanto portatori di varie forme di disagio psichico o di sintomatologie riconducibili a disturbi psichiatrici nella maggior parte dei casi conseguenza di traumi complessi subiti nel paese di origine o durante il percorso migratorio.</p>



<p>
	Il
	progetto Teatro Utile 2019 (Teatro Utile è alla sua settima
	edizione ed è un progetto sulla ricchezza culturale delle diversità
	e l&#8217;inclusione attraverso l&#8217;arte, promosso dall&#8217;Accademia dei
	Filodrammatici di Milano), che vede la collaborazione tra
	l’Accademia dei Filodrammatici di Milano e il servizio di
	Etnopsichiatria dell’Ospedale Niguarda, si propone di realizzare,
	attraverso le dinamiche del teatro, un intervento terapeutico da
	affiancare alle terapie convenzionali, per favorire il ripristino di
	un sé non più frammentato, ma che ha ritrovi la sua integrità.</p>



<p>Partecipano al progetto 15 migranti, 6 drammaturghi (Riccardo Mini, Cinzia Mela, Alice, Sacha Oliviero, Riccardo Tabilio, Laura Vagnoni, Alice Grati) 2 registi (Enrico Lofoco, Sergio Fantoni), 4 attori (Alice Pavan, Chiara Serangeli, Nicolò Polesiello e Federico Ragonese), 2 operatori sociali (Magda Emanuele, Laura Lagamucci) guidati nel percorso teatrale da trainer (artisti, alcuni di loroa loro volta migranti &#8211; Mateo Çili, Olivier Elouti, Dotcha , Daniel Koll, Mayil Georgi Nieto, Lorenzo Piccolo, Chiara Claudi) e per quanto riguarda il laboratorio di drammaturgia da Marco Di Stefano, il tutto coordinato da Tiziana Bergamaschi che sarà anche la regista dello spettacolo che andrà in scena al teatro Franco Parenti il 26 giugno 2019 (Giornata del rifugiato che ha subito tortura).</p>



<p>
	Un gruppo di persone che, pian piano,
	si è andato creando, iniziando da un lavoro molto importante di
	training che abbiamo svolto da gennaio a fine febbraio in cui le
	abbiamo fatte incontrare con diverse modalità di fare teatro,
	cercando di passare loro degli strumenti: la voce, il corpo, lo
	spazio, il teatro sensoriale, tutto finalizzato alla creazione di un
	insieme anche perchè loro non vivono insieme, ma in diverse parti
	di Milano, in diversi centri e quello che le unisce è il recarsi
	presso l&#8217;ospedale Niguarda per continuare un&#8217;attenzione nei loro
	confronti da parte dello psichiatra Lorenzo Mosca, dalle psicologhe,
	dalle assistenti sociali che li aiutano in questo difficile percorso
	di ambientazione in un luogo nuovo e di cui non parlano molto la
	lingua. 
	</p>



<p>Creare
un gruppo è stato interessante, è stata una scommessa.</p>



<p>Conoscere,
attraverso il Teatro, queste persone che si erano incrociate, ma non
si erano mai viste &#8211; anche se hanno in comune il fatto di essere
straniere e rifugiate &#8211; è stato interessante perchè loro non
avevano mai sentito parlare di Teatro, o di Teatro come lo intendiamo
noi occidentali, ma si sono ambientate subito e hanno lavorato
insieme. 
</p>



<p>Il
lavoro che è stato fatto non tanto per far sì che si formassero
attori straordinari, ma per far sì che il Teatro avesse una funzione
di cura, affiancando quelle degli specialisti dell&#8217;ospedale; un
Teatro di cura che non fosse psicodramma, teatro terapia, ma uno
spazio della fantasia in cui liberare le loro anime molto
appesantite. In questo gruppo, le ragazze e i ragazzi si sentono in
una famiglia: la cura da sola, isola. Il gruppo teatrale, invece,
porta ad un confronto tra persone che condividono i problemi e i
sogni. 
</p>



<p>Per noi
il Teatro è un “effetto collaterale”, lo spettacolo è solo il
finale di un percorso che vuole, prima di tutto, creare sintonia,
trovare un posto in cui non si sentano soli in un Paese straniero,
senza punti di riferimento, ma tra voci amiche. E vorremmo continuare
a fare questo anche per i prossimi anni. 
</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Un matrimonio americano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jan 2019 09:06:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/41XE14Fk95L._SX297_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11928" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/41XE14Fk95L._SX297_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="299" height="499" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/41XE14Fk95L._SX297_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 299w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/41XE14Fk95L._SX297_BO1204203200_-180x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 180w" sizes="(max-width: 299px) 100vw, 299px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Roy e Celestial, due giovani belli, colti, entusiasti. Roy e Celestial si sposano giovani. Roy e Celestial sono neri di Atalanta.</p>
<p>Una sera, dopo una cena con i genitori di lui – Olive e Big Roy – decidono di fermarsi nell&#8217;unico hotel di Eloe, la cittadina dove tutti si sono incontrati. I due ragazzi litigano, Roy esce per rinfrescarsi le idee e viene interpellato da una signora di mezza età che, la mattina successiva, verrà trovata senza vita. In pochi istanti, l&#8217;esistenza di Roy e Celestial verrà stravolta perchè l&#8217;uomo sarà accusato di aggressione e stupro e trascorrerà in carcere cinque, lunghi anni.</p>
<p>Questa la sinossi dell&#8217;ultimo romanzo di Tayari Jones, collaboratrice del New York Times e vincitrice di numerosi premi letterari; l&#8217;opera si intitola <i>Un matrimonio americano</i>, e in Italia è edito da Neri Pozza.</p>
<p>Americani sono i protagonisti: Roy è nato in Lousiana e Celestial in Georgia, ma le loro antiche origini sono afro, origini evidenti dal colore della pelle, dai ricci dei capelli e dai tratti delle personalità di tutti i personaggi neri descritti dall&#8217;autrice: coraggiosi, forti, spavaldi, tenaci.</p>
<p>Ricordano il silente vecchio noce, al centro di un cortile, di un appartamento in cui si svolge la seconda parte della storia, quando Roy esce di prigione e deve affrontare la realtà.</p>
<p>I suoi anni in carcere sono stati duri, soprattutto perchè lui è vittima di un tremendo “errore” giudiziario: o meglio, è stato un capro espiatorio che denota tutto il razzismo ancora vitale nella società occidentale di oggi. Ma per lui le cose sono complicate anche dal fatto che Celestial ha deciso di iniziare una relazione con il loro amico comune, Andre, da sempre innamorato di lei.</p>
<p>Sembra un banale triangolo, ma così non è: la questione rivela, innanzitutto, quanto la volontà di un sistema scorretto che mette in galera gli innocenti possa devastare le persone e le relazioni umane. Il carcere, così concepito, non è affatto strumento di recupero, ma di annullamento di autostima e di speranze. In secondo luogo, emergono le difficoltà di restare fedeli, non solo alle persone che si sono amate, ma ai princìpi di onestà e di giustizia. Celestial è una figura centrale (così come Olive, due donne fondamentali nella vita di Roy e nella narrazione): combattuta tra il “dover” essere ciò che gli altri si aspettano da lei e il suo “voler” essere se stessa. Così come sono importanti le figure paterne del protagonista (Big Roy, il padre adottivo e Walter, genitore biologico, conosciuto tra le mura dell&#8217;istituto di pena): entrambi, uno con la saggezza di chi ha saputo amare e l&#8217;altro con la durezza di chi ha sbagliato molto, insegnano a Roy come diventare adulti in un mondo che discrimina, senza perdere la dignità. Un romanzo che di persone vere, con tutte le sfaccettature degli esseri umani. Non di bambole&#8230;</p>
<p>La vicenda è raccontata dai tre protagonisti, ad ognuno di loro viene data la possibilità di spiegare il proprio punto di vista, senza mai che la Jones diventi giudice perchè sa bene quanto sia difficile capire le pieghe dell&#8217;animo umano. Lo scandaglia con grande maestria, facendo parlare uomini e donne, giovani e meno giovani. Emerge, sì, la denuncia dell&#8217;ottusità ancora in voga nelle istituzioni americane (e non) nei confronti della comunità nera, ma questo romanzo si apre a considerazioni serie sulla Giustizia, sul Tradimento e sul Perdono, prima di tutto di se stessi.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Un surrogato, le bambole di gomma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2018 07:42:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Patrizia Angelozzi &#160; La notizia sembra una fake news, una storiella e invece è vera. Arriva in Italia, a Torino, la prima casa di appuntamenti per scambi sessuali con bambole di silicone.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La notizia sembra una fake news, una storiella e invece è vera.<br />
Arriva in Italia, a Torino, la prima casa di appuntamenti per scambi sessuali con bambole di silicone.<br />
Si potranno scegliere le tipologie, donne dai capelli neri alla Valentina Crepax, biondo platino stile Marilyn Monroe o rosse voluttuose come Jessica Rabbit ?</p>
<p>Di certo sono un surrogato. Hanno qualche privilegio però…sono sempre alla stessa temperatura, senza eccitazione o passioni, senza sorrisi o respiri e parole. Non racconteranno di certo i nomi degli uomini che hanno fatto sesso con loro e le rispettive richieste bizzarre degli incontri. Non protesteranno e non diranno mai di no.<br />
Sarebbe simpatico provare ad ascoltare le conversazioni durante gli appuntamenti. Dall’approccio dei preliminari, durante la performance e anche dopo. Saluteranno gli uomini le dispensatrici del piacere auto-gestito? Le ringrazieranno? Continueranno a sognarle la notte, a desiderarle?</p>
<p>Mancherà l’emozionarsi degli sguardi ammiccanti delle donne viste al cinema, incontrate in ufficio o per strada, il sorriso, il profumo, la sensualità o l’attrazione fine a se stessa, la danza di corpi a piedi nudi o nella doccia? E il respiro diventato breve nei momenti di intimità? Intimità, una bella parola.</p>
<p>Gli incontri clandestini tra amanti ritenuti da sempre fonte di adrenalina, di evasione e di libertà a sfrenate fantasie da vivere in due… ora precipitano nell’abisso di fronte a bambole di gomma pronte a soddisfare piaceri e fantasie erotiche senza la presenza del l’altro. A evidenziare il pensiero del ‘mi basto da solo’ e la donna come ‘accessorio’ di una vita full optional. Oggettistica per semplici utilizzatori o collezionisti di plastica modellata.</p>
<p>Pericolosa direzione, scegliere la sessualità a gettone, come un caffè al distributore.<br />
Avanza la scelta singola senza consenso, la mancanza di desiderio agli incontri, veri.<br />
Uno scenario raccapricciante, l’hotel torinese, a pochi giorni dall’apertura, è sold out per le richieste arrivate e rappresenta il successo per l’utilizzo di surrogati umani, che spesso ‘distrutti’ con violenza dagli uomini dopo aver ‘consumato’.</p>
<p>Mancherà l’incontrarsi, lo sfiorarsi e la complicità. Mancheremo a noi stessi, cancellati, come uno scarabocchio a matita, da un surrogato di gomma.</p>
<p>E come commenta un utente facebook “non ci sarà più bisogno di pagare la cena ad una donna…”, si potranno seviziare senza che possano protestare…mentre resterà un unico inconveniente, farsi una doccia che elimini l’odore di gomma&#8230;</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Genitori giustizieri. Che fare?</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 06:17:09 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Notizie, una dopo l’altra a raccontarci l’attualità sempre più preoccupante all’interno della scuola.<br />
Professori vessati, insultati, bistrattati e ultimamente aggrediti anche fisicamente.<br />
Episodi fuori da ogni logica e ragione. Perché tutto questo?</p>
<p>I ‘Prof’, impegnati su tanti fronti sembrano in trincea, tra la burocrazia, i programmi ministeriali, il team compatto di docenti per permettere ai ragazzi di crescere attraverso le materie da apprendere.</p>
<p>Ma il compito di un insegnante non si limita a questo. Spesso, sono chiamati ad adoperarsi nel ruolo di psicologo/pedagogista, a comprendere reazioni fuori da contesti di educazione e rispetto. A porsi domande che vanno ad di fuori del registro di classe. Ragazzi con realtà esasperate, al limite. Senza regole e principi di convivenza civile, ricchi di prepotenza.<br />
Spesso sono le realtà del disagio, altre quelle dell’indifferenza vissuta tra le mura domestiche dalle quali arrivano i ‘genitori-giustizieri’ o arroganti personaggi che pretendono di essere rappresentati attraverso il ‘voto’ dei loro figli. Davvero un figlio vale quanto ‘un voto’ o ‘una promozione’ ?</p>
<p>La relazione scuola-famiglia, tanto auspicata spesso funziona e trova soluzioni a piccoli intoppi e incidenti di percorso, altre no. E questo avviene quando la genitorialità viene vissuta con frustrazione nella completa ignoranza delle regole fondamentali di vita.</p>
<p>Un tempo il nostro, di odio, rancori, rabbia che si riversa inesorabilmente sui ragazzi, ai quali andrebbe dato il giusto ‘peso’ in termini di ascolto, cura. In un ritmo altrettanto incessante e precario nel quale vivono molti genitori assillati da problemi di sopravvivenza, di sostenibilità nel condurre una vita spesso inumana.<br />
C’è bisogno di ripristinare misure e un ordine che restituisca il ‘posto’ ad ognuno.</p>
<p>Il docente al posto del docente.<br />
Lo studente dentro le regole del vivere civile.<br />
I genitori fuori dalla scuola se non per condividere o migliorare lo stato delle relazioni.</p>
<p>Docenti costretti a turni e spostamenti tra scuole diverse per raggiungere un ‘monte ore’ necessario per una contribuzione minima, si adoperano ben oltre le loro materie. Mentre in Tv ascoltiamo le notizie sul ‘dress-code’ degli studenti, desiderando le stesse misure anche per gli insegnanti.<br />
Ogni docente è un esempio, proprio come ogni genitore.<br />
Un ruolo per ognuno da rimettere al proprio posto, in questa società che corre dimenticando la sostenibilità alla persona.</p>
<p>Sportelli di ascolto, valutazioni psico attitudinali di docenti-genitori e figli. E un problem-solving che aiuti concretamente le parti a viaggiare sullo stesso binario e possibilmente verso la giusta destinazione.<br />
Perché la scuola non sia teatro di scempio, ma di possibilità nelle quali credere. Per crescere davvero.</p>
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