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	<title>Repubblica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Discorso integrale di Mattarella</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 11:33:08 +0000</pubDate>
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<p>Associazione Per i Diritti umani ringrazia di cuore il Presidente Sergio Mattarella. </p>



<p>&#8220;Un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi. Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo. L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato. Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno. Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna. È questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà.</p>



<p>Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari. Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare. Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.gazzettaobjects.it/methode_image/2023/01/01/Altri_Mondi/Foto_Altri_Mondi/0f9ea0a24fe36261c8deafabfcc2e6d3-0009_528x329.jpg?v=202301010826&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità. Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte. La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese. È questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica. Questo corrisponde allo spirito della Costituzione. Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore. La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio.</p>



<p>Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente. Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti. Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze.</p>



<p>La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà. Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI. Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine. Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità. Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi. Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili.</p>



<p>Non ci rassegniamo a questo presente. Il futuro non può essere questo. La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti. Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni. Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra.</p>



<p>Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà. Dal Covid &#8211; purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare. Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone. Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive.</p>



<p>So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno. La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà. Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata. Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne &#8211; creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.gazzettaobjects.it/methode_image/2023/01/01/Altri_Mondi/Foto_Altri_Mondi/d2e7dc2abbf72fa7ddcd1d8728cf3ab5-0010_528x329.jpg?v=202301010826&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni. La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato. La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie. La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune.</p>



<p>La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali. La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione. Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale. È grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia.</p>



<p>La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022. Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi. Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate. L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di persone da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva.</p>



<p>Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro. Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi. Sfide globali, sempre. Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale. Ed è in questo scenario, per larghi verso inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa. Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione. Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà.</p>



<p>Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani. Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa. La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio. Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica. L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici. Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani.</p>



<p>L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale. L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione. La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società. Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini.</p>



<p>Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. È lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione. Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro.</p>



<p>Parlando dei giovani vorrei – per un momento — rivolgermi direttamente a loro: siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade. Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti. Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro. Care concittadine e cari concittadini, guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranza. Facciamole nostre. Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso. La Repubblica vive della partecipazione di tutti. È questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia. È anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia. Auguri!&#8221;</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Il Cile rifiuta la nuova Costituzione</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2022 07:25:52 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Il primo febbraio scrivevamo su questo giornale sulla vittoria del giovane Gabriel Boric dopo le elezioni presidenziali di dicembre dell’anno scorso. Parlavamo di aria fresca, giovane e innovativa che avrebbe potuto invadere tutti gli angoli di questo stretto paese che è il Cile. Uno dei punti forti della campagna di Boric era il cambio della Costituzione Nazionale nata tra le mani della dittatura di Augusto Pinochet nel 1980. L’Assemblea Costituente formata da 155 membri e molto elogiata da politici del mondo e incaricata di scrivere la nuova Carta Magna ci ha messo un anno di lavoro per creare un testo di 388 articoli che attraversano i punti focali di una moderna repubblica dell’America Latina: il cambio a stato plurinazionale con più autonomia regionale, cambi nella giustizia, nella sanità pubblica, sviluppo della democrazia paritaria e della uguaglianza di genere, libertà sessuale e riproduttiva, protezione dell’impiego ed equilibrio tra stato e privato.<br>I risultati del referendum obbligatorio fatto a settembre, pietra miliare di Boric, non ha avuto i risultati che il Presidente sperava. Il 62% dei cileni non è stato d’accordo con il nuovo testo e ha votato no. Dunque, cos’è successo? Nel 2019 il popolo cileno è andato in piazza per esigere dei cambiamenti, per chiedere una maggior uguaglianza tra i diversi strati della società. Facendo un breve analisi della bozza della nuova costituzione sembrerebbe che questi cambiamenti sono stati contemplati nel testo. Paradossalmente per il popolo, la nuova Carta Magna e forse la stessa Assemblea Costituente era molto di sinistra, molto radicale e aggiungerei io molto “innovativa” per una nazione che culturalmente e per il suo passato storico è sempre stata piuttosto conservatrice, ma non intendo solo politicamente moderata, bensì un po’ diffidente dei cambi improvvisi e comunque tendente a preservare quella sicurezza che la democrazia le ha offerto dopo Pinochet. Si respira un po’ di paura riguardo all’equilibrio tra lo Stato e il privato. La liberalizzazione non convince più di tanto. La società vuole cambi, è vero, vuole il nuovo, ma forse non così nuovo. Una Costituzione probabilmente più conservatrice e convenzionale, anche se in sintonia con i tempi che viviamo e in costante cambiamento sarebbe stata meglio accolta.<br>Si respira incertezza, non c’è molto accordo sociale e politico, il presidente Boric e il suo governo sanno che devono riiniziare da zero, fare un paso indietro e ascoltare la decisione del popolo.<br>Alcuni analisti politici affermano che il tempo è stato nemico. I mesi che sono trascorsi tra le elezioni e questo referendum, quasi un anno, hanno fatto sì che la gente iniziasse a dubitare, è stato controproducente. La polarizzazione all’interno del governo nemmeno è stata di aiuto.<br>Sta di fatto che a febbraio dovevamo avere gli occhi puntati su Boric. Anche adesso.<br>Le ferite sono sempre aperte, il Cile ha bisogno di pochi passi ma sicuri, il passo più lungo della gamba non funziona. La portata dell&#8217;esplosione sociale del 2019 ci ha confuso e depistato parecchio. Staremo a vedere quali decisioni prenderà Boric nei prossimi mesi.</p>
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		<title>Una campagna per la legge sulla cittadinanza</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 08:53:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla *Rete per la Cittadinanza*, formata da attivist* che vogliono cambiare l&#8217;attuale legge sulla cittadinanza. Lo scorso luglio abbiamo lanciato la campagna *_Dalla parte giusta della storia_* e quest’anno proseguiamo le azioni per stimolare&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Dalla *Rete per la Cittadinanza*, formata da attivist* che vogliono cambiare l&#8217;attuale legge sulla cittadinanza.</p>



<p>Lo scorso luglio abbiamo lanciato la campagna *_Dalla parte giusta della storia_* e quest’anno proseguiamo le azioni per stimolare un pensiero critico e ottenere una riforma al più presto.</p>



<p>*Il prossimo 5 febbraio l’attuale legge compirà 30 anni* e ancora rimane intatta causando ingiustizie, discriminazioni e cittadini di serie B. Come Rete vorremmo coinvolgere cittadine e cittadini nella prossima azione online, che fa parte di una campagna di mobilitazione digitale più ampia. Vogliamo infatti spingere le Istituzioni a prendere un impegno serio (come se fosse una relazione amorosa non corrisposta) con tutte le persone che ad oggi non sono riconosciute cittadine italiane, sugellando infine un “matrimonio” simbolico.</p>



<p>La prima azione sarà online e abbiamo bisogno del vostro sostegno: per sensibilizzare i vostri followers sul tema, vi invitiamo a *condividere* sui vostri profili un post/storia con due foto che ritraggano voi o i vostri genitori 30 anni fa (nel 1992) e oggi (2022), sottolineando il cambiamento sociale avvenuto negli ultimi 30 anni, mentre nessun passo avanti è stato fatto sull’attuale legge.</p>



<p>Siamo profondamente convint* che un vostro supporto nella diffusione della campagna o una semplice condivisione dei contenuti porterebbe un contributo prezioso per dar voce ai tanti e tante Italian* senza cittadinanza.</p>



<p>Qui trovate il sito della nostra Rete, per conoscerci meglio:&nbsp;<a href="http://www.dallapartegiustadellastoria.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.dallapartegiustadellastoria.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Se volete schierarvi “dalla parte giusta della storia” e partecipare alla campagna, potete contattarci ai seguenti contatti. Vi daremo tutte le info nel dettaglio per agire insieme il 5 febbraio!</p>



<p>• <a href="mailto:mail%3Ariformacittadinanza@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mail:riformacittadinanza@gmail.com</a></p>



<h1>La campagna</h1>



<p>Ogni periodo storico è attraversato da forti dibattiti e contrapposizioni quando si tratta di allargare i beneficiari dei diritti percepiti come fondamentali con un forte peso ideologico. Non soltanto quando si tratta di ampliare a destinatari percepiti come esterni al territorio ma anche tra membri riconosciuti della collettività.</p>



<p>In Italia più di un milione di persone nate da genitori stranieri, cresciute e attive nel tessuto sociale italiano, vivono senza un riconoscimento formale della loro appartenenza allo stato italiano. L’attuale legge per la cittadinanza Legge nº 91 del 1992, regola l’acquisizione della cittadinanza italiana è quello dello ius sanguinis. In base ad esso, è italiano chi ha almeno un genitore italiano, a prescindere da dove sia nato. Questa legge non rispecchia più l’attuale società italiana, tiene in ostaggio vite e opportunità per il nostro paese.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://dallapartegiustadellastoria.it/wp-content/uploads/elementor/thumbs/gayatri-malhotra-WzfqobnrSVc-unsplash-scaled-p9dxdojnncqg6kbjv66cuyi53xbcwfcc4m1e9tw7ps.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="dallapartegiustadellastoria" title="dallapartegiustadellastoria"/></figure>



<h2>Perché scegliere di essere &#8220;Dalla Parte Giusta Della Storia:</h2>



<p>Per difendere i propri diritti in quanto donne, lavoratori/lavoratrici, giovani, comunità LGBTQA+ e così via, occorre innanzitutto essere riconosciute come cittadine e cittadini e esercitare il potere di tradurre il dissenso in voto. I cittadini di origine straniera, pur vivendo queste intersezioni, non incidono sull’agenda politica poiché possono scegliere la propria rappresentanza e far sì che la propria voce abbia un peso.</p>



<p>Scegliamo di mobilitarci ancora una volta per i diritti di tutte e di tutti. Scegliamo di essere dalla parte giusta della storia e sensibilizzare l’opinione pubblica all’urgenza che rappresenta questa riforma, vogliamo portare la politica a parlarne senza anteporre bisogni personali e dati non fattuali. </p>



<p>IUS ELIGENDI – DIRITTO DI SCEGLIERE</p>



<p>I quattro criteri intorno ai quali deve essere strutturata la riforma della cittadinanza</p>



<p><br>La cittadinanza è un istituto fondamentale dello Stato: circoscrive l’insieme dei membri della società che hanno pieni diritti e possono pienamente influire sulle scelte politiche che riguardano la propria vita, il proprio territorio, la società.<br>Dal 5 febbraio 1992 &#8211; giorno dell’approvazione della legge sulla cittadinanza attualmente in vigore &#8211; ci separano quasi ventinove anni. Da quel momento la nostra società è fortemente cambiata in numerosi aspetti, dovuti anche alla mobilità delle persone attraverso i confini. Il censimento del 1991 registrò la presenza di 356.159 cittadini stranieri residenti. Oggi, invece, i cittadini di origine straniera residenti in Italia sono 5 milioni e 382 mila. Le comunità che abitano i nostri territori sono arricchite da complessità culturali e biografiche che le rendono più varie, ricche e plurali. Alla luce di questa trasformazione strutturale, la legge n. 91 del 1992<br>appare radicalmente anacronistica.<br>Chi, figlio di genitori stranieri, nasce, cresce e vive stabilmente in Italia, è sottoposto a una normativa ea prassi amministrative inique, arbitrarie, escludenti. Il diritto di scelta è disatteso.<br>Il risultato è la sistematica e generalizzata difficoltà di accesso al riconoscimento della cittadinanza che determina la condizione di stranieri nel paese nel quale si è nati o cresciuti.<br>Il dibattito sulla possibile riforma della cittadinanza è un’occasione per mettere in evidenza tutti i limiti dell’attuale normativa. Alla luce della pluralità dei percorsi personali e della complessa condizione delle nuove generazioni, è indispensabile riformare la legge della<br>cittadinanza in modo che siano riconosciute pari opportunità per chi, a vario titolo, ha un background migratorio.<br>È indispensabile che la normativa prenda atto dell’evoluzione culturale, sociale e demografica della popolazione residente in Italia. L’iter parlamentare in corso, che potrebbe condurre a un disegno di legge che possa ridefinire la normativa sulla cittadinanza, è l’occasione giusta per mettere radicalmente in discussione la logica attuale dell’istituto e promuovere un’idea nuova di cittadinanza, finalmente inclusiva, aperta, accessibile. È quindi necessario approvare una nuova legge sulla cittadinanza.<br>Questa, però, non è una legge qualsiasi. Sono in gioco diritti essenziali e l’appartenenza stessa alla comunità politica e, con essi, le biografie di milioni di persone. Non è sufficiente immaginare di approvare una qualsiasi legge: la definizione dei possibili nuovi criteri per acquisire la cittadinanza è un passaggio delicatissimo, atteso da moltissime persone, e ha direttamente a che fare con la qualità della democrazia e con le condizioni materiali di vita.<br>Quella sulla cittadinanza, infatti, è una normativa peculiare: ridefinisce i confini dell’appartenenza all’ordinamento giuridico e la dialettica tra inclusione ed esclusione. È necessario che la nuova legge sia all’altezza delle aspettative delle donne, degli uomini, delle bambine e dei bambini formalmente esclusi dai criteri attuali. È indispensabile che sia adeguata alle caratteristiche dell’Italia di oggi, in vista dell’Italia di domani: interculturale, inclusiva, solidale.</p>



<p>È una riforma allo stesso tempo indispensabile e delicata: posizionarsi pro o contro la legge a prescindere dal suo contenuto specifico è un approccio ideologico da rifiutare. È urgente un’inversione di tendenza rispetto gli ultimi 30 anni. La cittadinanza non deve più essere la fabbrica della differenza ma può contribuire all’immaginazione e alla costruzione di una società più aperta ed eguale.<br>I quattro criteri fondamentali che verranno descritti in seguito costituiscono l’architrave per una buona legge sulla cittadinanza. Non si ha l’obiettivo di produrre un elenco onnicomprensivo di tutte le disposizioni che dovrebbero essere previste nella nuova normativa: sono numerose e richiedono un grado di approfondimento che non è possibile restituire in questa sede.<br>Viceversa, si fornisce, in maniera sintetica, qual è il contenuto minimo a partire dal quale può essere valutata la qualità della possibile nuova legge sulla cittadinanza.</p>



<p><br>I QUATTRO CRITERI FONDAMENTALI PER UN CAMBIAMENTO SIGNIFICATIVO</p>



<p>DIRITTO DI CITTADINANZA PER CHI NASCE IN ITALIA</p>



<p><br>È necessario prevedere che sia cittadino italiano chi, figlio di genitori stranieri, nasce nel territorio della Repubblica. Inoltre, è opportuno prevedere che lo sia anche chi nasce nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia, senza<br>ulteriori requisiti. Queste due previsioni consentono di ricondurre la cittadinanza in una dimensione territoriale. La prima ipotesi può rappresentare una forma di ius soli potenzialmente adeguato alle caratteristiche dell’Italia odierna, la seconda consentirebbe<br>l’emersione dalla marginalità per molti cittadini stranieri &#8211; ad esempio di origine rom &#8211; privi di cittadinanza (e a volte di titolo di soggiorno) nonostante siano nei fatti italiani anche da tre generazioni.<br>Appare opportuno, in relazione alla prima ipotesi descritta, evitare che ad esempio si preveda che ai fini del riconoscimento della cittadinanza italiana i genitori debbano avere la titolarità del permesso di soggiorno UE per lungo soggiornanti o il possesso del reddito<br>funzionale al suo rilascio. In particolare appare opportuno non introdurre requisiti che abbiano a che fare con le condizioni economiche dei genitori dei bambini che nascono in Italia. Sarebbe un’inaccettabile discriminazioni, ancor più ingiusta in un contesto di crisi<br>economica.<br>È necessario che il diritto alla cittadinanza per nascita sul suolo italiano non sia soggetto a scadenze ma che, al contrario, possa poter essere esercitato in qualsiasi momento</p>



<p>DIRITTO DI CITTADINANZA PER CHI CRESCE IN ITALIA</p>



<p><br>È necessario prevedere delle modalità specifiche di riconoscimento della cittadinanza per chi, non essendo nato in Italia, cresce nel nostro paese. Il cd. ius soli, infatti, non può essere l’unico canale di riconoscimento per i minori stranieri. Allo stato attuale, infatti, chi arriva in Italia da minore non ha alcuna possibilità di riconoscimento della cittadinanza al di là degli<br>angusti canali della cd. naturalizzazione.<br>Il riconoscimento della cittadinanza può essere ricollegato &#8211; trattandosi di minori soggetti all’obbligo scolastico &#8211; alla frequenza di un corso di istruzione primaria, secondaria di primo grado, secondaria superiore o di un percorso di istruzione e formazione professionale. </p>



<p>È indispensabile che sia certificata la frequenza e non il conseguimento di un titolo: sarebbe doppiamente ingiusto discriminare chi, a vario titolo, incontra ostacoli nel suo percorso di formazione e configurerebbe un complessivo travisamento del ruolo degli insegnanti che si troverebbero a decidere sul riconoscimento di un diritto così determinante. In aggiunta, è indispensabile tenere presente che gli studenti con background migratorio, alla luce dei dati forniti dal MIUR, sono maggiormente esposti a fenomeni come il ritardo e l’abbandono scolastico: sarebbe un’ingiusta punizione proprio nei confronti di chi avrebbe bisogno di<br>sostegno e inclusione.<br>È necessario che le previsioni di riconoscimento fondate sulla frequenza di un ciclo di studio non siano le uniche a disposizione di chi cresce in Italia. È opportuno prevedere forme di riconoscimento per chi arriva da minore in Italia, legate alla permanenza sul territorio<br>italiano&#8230;</p>



<p>DIRITTO DI CITTADINANZA PER CHI VIVE STABILMENTE IN ITALIA</p>



<p><br>È necessario ridisegnare l’istituto dell’acquisto della cittadinanza in ragione della stabile residenza in Italia &#8211; la cd. naturalizzazione. Attualmente la cd. naturalizzazione ha natura premiale: viene certificato, attraverso discutibili criteri, il buon esito del percorso di inclusione intrapreso dal cittadino straniero. È indispensabile ribaltare la logica: è necessario prevedere criteri significativamente più accessibili in quanto l’acquisizione  della cittadinanza più che un premio deve essere intesa come un incentivo per favorire l’inclusione socio-lavorativa e la partecipazione alla vita politica e sociale.</p>



<p>Attualmente il tempo ordinario di residenza legale per tale riconoscimento è, per gli stranieri non comunitari, di dieci anni, ai quali vanno aggiunti i tre anni dell’iter procedurale che, nei fatti, sono anche considerevolmente più lunghi. È una tempistica assolutamente incongrua: deve essere significativamente ridotta. Quanto al criterio del reddito, non si può fare a meno di notare che finisce per configurare un’ingiusta discriminazione nei confronti di chi non possiede un lavoro adeguato a conseguire le cifre richieste. Si tratta di una previsione che non favorisce l’emersione dalla ricattabilità di chi è esposto al costante rinnovo del permesso di soggiorno e, in ragione di ciò, è più vulnerabile nel mercato del lavoro.<br>Anche il requisito della residenza continuativa è escludente: punisce chi, spesso senza alcuna colpa, non ha continuità nell’iscrizione anagrafica. Appare opportuno che la presenza sul territorio italiano possa anche essere certificata con documentazione di altro tipo (a titolo di esempio: certificazioni scolastiche e formative, contratti di lavoro, documentazione sanitario, ecc).<br>Una revisione significativa dei criteri di riconoscimento della cittadinanza per chi vive stabilmente in Italia può configurare il diritto ad ottenere la cittadinanza del posto dove si abita stabilmente: si tratterebbe di un significativo cambio di paradigma. È una prospettiva<br>convincente, che sostanzia un’idea di cittadinanza che si congeda dai privilegi attuali e che consente (anche) a chi ha un background migratorio di esercitare il diritto al territorio e alla partecipazione civica</p>



<p></p>



<p>PROCEDURE PIÙ RAPIDE, CRITERI CERTI E DISPOSIZIONI TRANSITORIE</p>



<p>Il conseguimento della cittadinanza italiana può essere rappresentato, allo stato attuale, come una lunghissima e iniqua corsa ad ostacoli. I 36 mesi configurati dall’ultimo intervento del legislatore non rappresentano una mediazione accettabile. In aggiunta, la pubblica amministrazione ha allo stato attuale ampio potere discrezionale. La qualità delle procedure<br>è un fondamentale indicatore della qualità della democrazia: in quest’ottica la riforma della cittadinanza non può che definire procedure significativamente diverse da quelle attualmente in vigore.<br>Innanzitutto è necessario fare in modo che il percorso giuridico verso la cittadinanza sia concepito, per tutte le ipotesi, come un diritto soggettivo e non un interesse legittimo, con tutte le garanzie ad esso associate. È necessario arginare la discrezionalità della pubblica<br>amministrazione, disciplinando per legge i requisiti previsti.<br>Quanto ai tempi, è necessario ragionare su due linee di intervento. È necessario introdurre il criterio del silenzio-assenso per fare in modo che l’eventuale mancata risposta della pubblica amministrazione determini l’esito positivo della domanda. Tale disposizione può<br>indubbiamente prevenire l’inerzia della pubblica amministrazione. Con riferimento alla specifica durata del procedimento, è necessario ridurre &#8211; in maniera significativa e sostanziale &#8211; i 36 mesi attualmente configurati.<br>In ogni caso, appare indispensabile che ai fini del conseguimento della cittadinanza da parte del figlio di colui che ottiene la cittadinanza italiana sia rilevante la minore età al momento della presentazione della domanda, anche qualora tale figlio nel corso dell’iter di esame della domanda dovesse diventare maggiorenne.<br>Per quanto riguarda il costo dell’inoltro della domanda &#8211; innalzato a 250 euro dalla legge 132/18 -, anch’esso nei fatti determina una selezione in ragione delle disponibilità economiche del potenziale cittadino italiano. Bisogna considerevolmente abbassare tale<br>previsione.<br>Infine &#8211; ma è un aspetto determinante &#8211; è assolutamente indispensabile prevedere una disciplina transitoria: è necessario che venga riconosciuta la cittadinanza italiana a coloro che al momento dell’entrata in vigore della legge abbiano maturato i requisiti previsti nella<br>nuova disciplina.</p>



<p><br>Appunti finali: un’idea diversa di cittadinanza per un’idea diversa di società Quanto esposto non è un elenco onnicomprensivo delle previsioni che dovrebbero essere contenute nella nuova legge sulla cittadinanza. Ci sono disposizioni ugualmente importanti<br>che per necessità di sintesi non sono trattate in questa sede.<br>In ogni caso, i quattro criteri fondamentali, se posti al centro dell’auspicabile riforma, possono essere in grado di definire una nuova politica della cittadinanza: questo fondamentale istituto può essere ridisegnato e può assumere finalmente un volto non escludente e discriminante.<br>Se questo non dovesse avvenire in questa fase politica, il tema è destinato a riemergere costantemente, finché la legislazione non sia allineata con la composizione della società e i nuovi soggetti di diritto: le trasformazioni in corso richiedono un’inevitabile presa d’atto e un conseguente riconoscimento giuridico.<br>Questo istituto è stato storicamente modellato e rimodellato sulla base delle spinte che si muovono dal basso e nella mutata composizione della popolazione. In questa fondamentale fase storica e politica è opportuno affermare, in ogni sede utile, un’idea dinamica, non statica e in costante divenire della cittadinanza. Abbiamo bisogno di un istituto dalla natura espansiva, capace di tendere verso l’uguaglianza e l’universalizzazione dei diritti.<br>È necessario, in ultimo, tenere a mente che il diritto può avere un ruolo performativo: la disparità nei diritti genera la percezione dell’altro come diseguale, la parità dei diritti contribuisce a una percezione diffusa di uguaglianza tra pari.</p>



<p><br></p>
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		<title>I diritti degli human rights defenders: con Francesco Martone</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 12:42:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani è lieta di invitarvi alla diretta streaming su Youtube (canale dell&#8217;associazione) con Francesco MARTONE, già Senatore della Repubblica italiana, ora impegnato nel mondo della solidarietà internazionale, del pacifismo e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> è lieta di invitarvi alla diretta streaming su Youtube (canale dell&#8217;associazione) con <strong>Francesco MARTONE</strong>, <em>già Senatore</em> della <em>Repubblica italiana</em>, ora impegnato nel mondo della <strong>solidarietà </strong>internazionale, del <em>pacifismo </em>e dei diritti umani con In-difesa-Di. </p>



<p><strong>GIOVEDI&#8217; , 4 giugno, ore 18.30</strong></p>



<p>I diritti degli human rights defenders</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Human Rights Defenders" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/5tYD6OekXNY?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Fascismo, Sant&#8217;Egidio: l&#8217;aggressione ai giovani del cinema America sintomo di un crescente clima di intolleranza a Roma</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/06/19/fascismo-santegidio-laggressione-ai-giovani-del-cinema-america-sintomo-di-un-crescente-clima-di-intolleranza-a-roma/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2019 06:57:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>F La Comunità di Sant’Egidio condanna con fermezza l’agguato di stampo fascista di sabato notte, in via San Francesco a Ripa, ed esprime solidarietà ai quattro giovani aggrediti solo perché indossavano la maglietta del&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>F</strong></p>



<p><strong>La Comunità di Sant’Egidio</strong> condanna con fermezza l’agguato di stampo fascista di sabato notte, in via San Francesco a Ripa, ed esprime solidarietà ai quattro giovani aggrediti solo perché indossavano la maglietta del Cinema America. L’episodio è il preoccupante sintomo di un crescente clima di intolleranza, di razzismo e di violenza che si sta diffondendo dalla periferia al centro della città con troppa facilità perchè non trova davanti a sé un argine culturale capace di contrastarlo. Siamo preoccupati per la tenuta civile e morale di Roma che, per la sua storia, si merita ben altro.</p>



<p><strong>E il commento di Patrizia Cecconi, Presidente di Oltremare Onlus</strong></p>



<p> A proposito dell&#8217;aggressione bullo-fascista a Trastevere.Sappiamo di non essere simpatici quando si cerca, e anche  quando si trova senza neanche cercarlo, il pelo nell&#8217;uovo. Bene, la comunicazione non è un problema la simpatia, mentre è un serio problema non accorgersi delle possibili conseguenze prodotte da un lessico &#8220;distratto&#8221;.Il caso è quello dell&#8217;aggressione subita ieri da alcuni ragazzi del cinema America, vecchia sala cinematografica di Trastevere che è stata salvata dalla sua distruzione proprio da un gruppo di giovani &#8211; alcuni di età, altri di spirito &#8211;  che sta svolgendo un ruolo socialmente importante e controcorrente, intendendo per corrente attuale quella simile alle acque reflue in cui scorrono intolleranza, razzismo, fascismo, ignoranza, tracotanza e altri elementi simili.Tutti i canali Tv e i giornali tendenzialmente democratici hanno giustamente condannato l&#8217;aggressione da parte di una squadraccia bullo-fascista contro i giovani che indossavano la maglietta del cinema America. Ma come lo hanno fatto? Attenzione, so che si rischia di essere antipatici e pedanti nel tentare un&#8217;analisi del contenuto dei messaggi mediatici anche quando sembrano positivi ma, come già esplicitato in incipit,  correremo questo rischio.Dunque, la frase che è stata ripetuta nel condannare l&#8217;episodio il quale, data l&#8217;oggettività dei fatti non si poteva che condannare o ignorare &#8211; quindi ben venga la condanna &#8211; la frase generalmente usata è stata &#8220;<em>hanno preso la maglietta per una maglietta antifascista</em>&#8221; inducendo così ad un&#8217;ambiguità interpretativa che ha portato ad una protezione mediatica dei ragazzi aggrediti &#8220;in quanto&#8221; non facevano politica e la loro maglietta è solo &#8220;stata presa&#8221; per antifascista. Forse non c&#8217;era volontà malevola nei cronisti televisivi e radiofonici che hanno dato la notizia in questo modo, ma un operatore mediatico, un <em>opinion maker</em> e quindi, volente o nolente un formatore di opinioni, non può distrarsi e usare tali superficialità lessicali altrimenti rischia di avvicinarsi al contenuto di una dichiarazione che il vecchio conservatore Strauss, governatore della Baviera, fece tanti anni fa quando a Monaco venne ucciso gratuitamente un camionista italiano. Il governo italiano (quello di allora!) pretese le scuse ufficiali, almeno quelle! da parte del governatore tedesco, esponente della CSU. Ci vollero mesi di insistenza per ottenerle e alla fine Strauss disse che condannava l&#8217;omicidio <strong>sebbene </strong>la vittima fosse italiana e comunista! Strauss sapeva quello che diceva, ed era ignobile. L&#8217;ignobiltà del suo pensiero passava per un piccolo termine, una congiunzione subordinante, ma non tutti la notarono o mostrarono di averla notata. I giornalisti che hanno condannato l&#8217;aggressione bullo-fascista di ieri a Roma, vogliamo sperare che invece abbiano solo commesso un errore di superficialità lessicale. E comunque, per uscire dall&#8217;ambiguità, sarebbe stato non solo opportuno, <strong>ma necessario</strong>, ricordare che il fascismo è fuorilegge e l&#8217;antifascismo è pensiero fondante della nostra Repubblica e quindi va rivendicato oltre che praticato. E rivendicato a testa alta. </p>



<p></p>
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		<title>La non violenza contro il razzismo</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 07:02:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga l&#8217;appello scritto da Beppe Sini e firmato da molti singoli cittadini e associazioni. La partigiana, femminista e senatrice emerita Lidia Menapace, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce e divulga l&#8217;appello scritto da Beppe Sini e firmato da molti singoli cittadini e associazioni. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="359" height="279" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/pace.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12629" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/pace.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 359w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/pace-300x233.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 359px) 100vw, 359px" /></figure></div>



<p>La partigiana, femminista e senatrice emerita Lidia Menapace, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, e tante altre persone di volonta&#8217; buona e varie associazioni di solidarieta&#8217; chiedono al Presidente della Repubblica di intervenire per far cessare l&#8217;ecatombe nel Mediterraneo.</p>



<p><br>Di seguito il testo dell&#8217;appello.</p>



<p><br>Egregio Presidente della Repubblica,<br>fermi l&#8217;ecatombe in corso nel Mediterraneo richiamando il governo al dovere di soccorrere i naufraghi, di salvare le vite umane in pericolo.<br>E&#8217; il governo italiano, che da un anno sta facendo di tutto per impedire che i naufraghi siano soccorsi e recati in salvo nel nostro paese, il primo responsabile della mattanza di esseri umani nel Mediterraneo: potrebbe salvarli tutti, ed invece decide di farli morire.<br>Chiunque lo vede, chiunque lo sa. Tacere significa essere complici di un immane massacro.<br>Lei e&#8217; il Presidente della Repubblica, il primo magistrato del nostro paese: nelle forme previste dall&#8217;ordinamento, nel pieno adempimento dei suoi doveri istituzionali, intervenga per far cessare la strage, intervenga per impedire altre morti di esseri umani innocenti ed inermi.<br>Dal profondo del cuore la preghiamo.<br>Augurandole ogni bene, </p>
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		<title>La forza nascosta della Dignità Umana</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2019 06:30:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Il 70 ° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani offre una grande opportunità per riflettere su uno dei concetti chiave riguardanti la tematica che verte sui diritti umani: la Dignità&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="600" height="338" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dignità-umana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12622" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dignità-umana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dignità-umana-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>Il
70 ° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
offre una grande opportunità per riflettere su uno dei concetti
chiave riguardanti la tematica che verte sui diritti umani: la
Dignità Umana.</p>



<p>Nonostante
le divisioni culturali e geografiche, è possibile notare un impegno
generale verso l’appagamento dei bisogni e dei desideri umani e lo
sviluppo di una pratica adeguata di diritti umani, in nome della
dignità umana stessa.</p>



<p>Come
riconosce McCrudden, il concetto di dignità umana sembra essere
un’emergente <em>ius commune </em>globale
dei diritti umani. Serve ovvero come una sorta di moneta comune nel
contesto internazionale dei diritti umani: fornisce una
giustificazione affinché i tribunali prendano in considerazione le
fonti estere di diritto nelle loro decisioni in materia di diritti
umani.</p>



<p>Gran
parte dell&#8217;ispirazione per l&#8217;uso del termine “dignity” (dignità)
nei testi internazionali e regionali sui diritti umani deriva
dall&#8217;uso dello stesso termine nella Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani (UDHR). È evidente la presenza di notevoli differenze
nel suo impiego tra i testi regionali e internazionali sui diritti
umani. Le disposizioni costituzionali sempre più distinte su
particolari aspetti della violazione dei diritti, sono segno del
tentativo dei legislatori costituzionali di raggiungere chiare
distinzioni che riflettono notevolmente i tratti socio-culturali
delle diverse realtà. David Feldman ha quindi ragione nel suggerire
che la dignità è una &#8220;nozione culturalmente dipendente e
malleabile”. 
</p>



<p>La
prima volta che &#8220;dignità&#8221; appare nei trattati del sistema
della Convenzione Europea è nel 2002: nel Protocollo n. 13
sull&#8217;abolizione della pena di morte, il testo afferma che tale
abolizione è essenziale per il pieno riconoscimento della dignità
intrinseca di tutti gli esseri umani. Nonostante all’interno della
Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU) non ci sia alcun
riferimento alla dignità umana, la Corte Europea dei Diritti Umani è
arrivata al punto di dichiarare che l&#8217;essenza stessa della
Convenzione sia il rispetto di tale dignità. Per cui, all&#8217;interno
della CEDU la dignità umana ha un ruolo non nel testo del trattato
ma nella pratica della giurisprudenza della Corte, testimoniata dagli
876 casi che includono un riferimento alla dignità.</p>



<p>Nel
contesto africano invece la persona umana è un essere religioso.
Questo valore conferisce alla persona un&#8217;alta dignità: è
riconosciuta questa natura speciale della persona, e di conseguenza
la dignità umana viene esaltata e concessa a ciascuno. 
</p>



<p>La
Convenzione Americana sui Diritti Umani percepisce la dignità nella
forma di doveri individuali fondamentali e di diritti.</p>



<p>Mentre
l&#8217;obiettivo ultimo del messaggio islamico è la protezione di un
credente, il suo onore e la sua dignità. Questo si traduce nella
preservazione della sua religione, vita, intelletto e proprietà. La
Dichiarazione del Cairo sui Diritti Umani nell&#8217;Islam, considera la
dignità una base per la protezione dell&#8217;onore poiché afferma che
l&#8217;informazione non debba essere sfruttata in un modo tale da violare
la dignità dei profeti. 
</p>



<p>Ciò
che emerge da questa concisa analisi, relativa al ruolo attribuito
alla dignità umana da alcune realtà geografiche e culturali, sono
differenze significative nelle modalità in cui la dignità umana è
stata incorporata nella legge positiva e risulta dunque rilevante
guardare oltre la stesura di tale concetto nella storia: il
significato della dignità umana, al momento della stesura della
Carta delle Nazioni Unite e l&#8217;UDHR, è stato quindi caratterizzato da
basi teoriche e in assenza di altre basi per il suo consenso. A quel
tempo, tutti potevano convenire che la dignità umana fosse centrale,
ma non il motivo. Si sapeva che una teoria dei diritti umani era
necessaria come punto di partenza, quindi attraverso i sistemi
regionali e nazionali il concetto si è sviluppato e adattato nella
forma di contenuti diversi per realtà diverse. 
</p>



<p>È
dunque possibile affermare che la dignità umana è profondamente
condizionata dai valori locali, risultando in principi contrastanti.
In quanto tale, un consenso a riguardo è particolarmente difficile
da mantenere in un contesto internazionale-pluralista: nessuna
singola visione della persona predomina e come risultato, diverse
versioni della dignità, tratte da tradizioni storico-culturali
diverse, competono. 
</p>



<p>Nel
passaggio seguente, vorrei soffermarmi sulla visione e sull&#8217;approccio
italiano alla dignità umana, sfruttando come strumento principale di
analisi la Costituzione Italiana. Dal mio punto di vista, il caso
italiano offre un esempio interessante di uno Stato, che pur non
essendo costituzionalmente fondato sulla dignità umana, è in grado
di applicare tale concetto per sviluppare e estendere i diritti umani
a ulteriori circostanze che sono frutto di cambiamenti e sviluppi
sociali.  
</p>



<p>A
differenza di alcuni sistemi giuridici, come quello tedesco, il cui
tema legato alla dignità umana è stato una costante fin dall&#8217;inizio
dell&#8217;esperienza costituzionale democratica; nella letteratura
giuridica italiana è mancato da tempo un interesse sostanziale. Una
valorizzazione del concetto di dignità nell&#8217;area del confronto
dottrinale italiano, è dovuta al progressivo aumento di nuove
problematiche specifiche e particolarmente sfidanti. In realtà, la
dignità umana non è percepita come qualcosa di giuridico, ma come
una sorta di &#8220;inizio&#8221; di uno sviluppo legislativo
all&#8217;interno del sistema legale. Dichiarare l&#8217;ambiguità che domina il
tema della dignità umana nel caso italiano, rispecchia la scelta di
non solennizzare l&#8217;inviolabilità del principio in un dato articolo.
La Repubblica italiana è difatti fondata sul lavoro, e di
conseguenza il soggetto in relazione alla dignità non è l&#8217;uomo
stesso, ma l&#8217;interpreneur. 
</p>



<p>Innanzitutto,
vorrei partire dai due articoli più rilevanti della prima parte del
testo costituzionale, intitolata &#8220;Principi fondamentali&#8221;.
Mi riferisco agli Articoli 2 e 3 che da un lato riconoscono
l&#8217;inviolabilità dei diritti umani; d&#8217;altra parte, creano un obbligo
specifico nei confronti delle autorità pubbliche per la rimozione di
alcuni ostacoli. Troviamo un riferimento alla dignità umana quando
si appella &#8220;la dignità sociale&#8221;, il che significa che ogni
essere umano ha lo stesso valore all&#8217;interno della struttura della
società. In questa lettura, è possibile affermare che la dignità
umana consista di due parti: quella individuale e quella sociale. Il
primo lato riguarda la dignità umana come elemento centrale di ogni
diritto fondamentale ed è comunemente preso in considerazione nella
giurisprudenza della Corte Costituzionale Italiana, ad esempio, in
merito al diritto alla salute. Sotto la dimensione sociale, è il
portatore del diritto che soffre la limitazione del godimento del
diritto, perché il godimento individuale di tale diritto viola la
nozione comune di dignità umana. Entrando nel capitolo dei diritti
all&#8217;interno della Costituzione, un primo riferimento deve essere
rivolto all&#8217;Articolo 27, secondo cui la punizione &#8220;non può
consistere in un trattamento contrario alla dignità umana&#8221;.
Qui, la Corte ha fondato la personalità generale del prigioniero che
ha ancora una parte residua della libertà personale. Un successivo
articolo in cui viene menzionata la dignità umana è l&#8217;Articolo 32,
che stabilisce il diritto di rifiutare trattamenti medici quando non
sono vincolati dalla legge. In questa circostanza, la dignità umana
è inclusa come limitazione, come protezione contro il trattamento
sanitario invasivo. Sotto l&#8217;Articolo 36 la dignità funziona come una
qualificazione del tipo di vita che i lavoratori e le loro famiglie
devono avere. L&#8217;ultimo ma non meno importante articolo che menziona
espressamente la dignità umana è l&#8217;Articolo 41, che stabilisce un
obbligo generale di protezione dei lavoratori. 
</p>



<p>Il
ruolo della dignità umana non si limita a tali disposizioni
contenute nella Costituzione, ma funge anche da fonte attraverso cui
far derivare nuovi diritti e ampliare quelli esistenti. Recentemente,
i giudici hanno fatto riferimento alla dignità personale per
abbattere i divieti legali, e la norma italiana (Legge Cirinnà n76,
entrata in vigore il 5 Giugno 2016) relativa alle unioni civili è
una prova. È un passo che rimuove alcune discriminazioni, per le
quali l&#8217;Italia era stata sanzionata dalla Corte Europea.  È un
regolamento, il cui scopo è regolarizzare le unioni civili tra
persone dello stesso sesso, con riferimento specifico e diretto agli
Articoli 2 e 3 della Costituzione. 
</p>



<p>Al
di là delle differenti interpretazioni giudiziarie, è possibile
notare che la dignità umana è spesso chiamata in azione là dove
sicurezza, eguaglianza e integrità sono in gioco. Non esiste una
concezione comune della dignità umana, sebbene sembri una sorta di
accettazione della profondità della dignità stessa. In questo modo
la dignità consente a ciascuna giurisdizione di sviluppare la
propria pratica dei diritti umani: ecco la forza nascosta della
Dignità Umana. 
</p>
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		<title>Palmiro e il sommo libro della Costituzione. I principi fondamentali della Costituzione italiana raccontata ai bambini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 07:18:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha avuto il piacere di intervistare le autrici del libro &#8220;Palmiro e il sommo libro della Costituzione. I principi fondamentali della Costituzione italiana raccontata ai bambini&#8221;, Monica Celentano e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha avuto il piacere di intervistare le autrici del libro &#8220;Palmiro e il sommo libro della Costituzione. I principi fondamentali della Costituzione italiana raccontata ai bambini&#8221;, Monica Celentano e Chiara Tripodina che ringraziamo molto per la loro disponibilità. Illustrazioni di Marco Bailone.</p>



<p>I personaggi principali, a partire dal protagonista, portano il nome di costituenti italiani. Ogni racconto è accompagnato da un commento, che si rivolge direttamente alle bambine e ai bambini, per spiegare loro il significato e il valore di principi fondamentali della Costituzione italiana. Vengono anche introdotti alcuni eventi storici significativi: cosa è accaduto il 25 aprile 1945 o il 2 giugno 1946, e dunque cosa si festeggia nelle ricorrenze annuali di quelle date.&nbsp; </p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="333" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/51scTW04jWL._SX331_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12574" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12574&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12574" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/51scTW04jWL._SX331_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 333w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/51scTW04jWL._SX331_BO1204203200_-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" /></figure></li></ul>



<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>



<p>Perché avete deciso di spiegare la Costituzione ai bambini, adottando il loro linguaggio semplice e diretto? Immagino non sia stato un lavoro facile.</p>



<p>C’è
una frase di Maria Montessori – che abbiamo posto in epigrafe al
libro – che sintetizza ciò che ci ha mosso a scrivere un libro per
raccontare alle bambine e ai bambini i principi fondamentali della
nostra Costituzione, a settant’anni dalla sua entrata in vigore:
«<em>Se v&#8217;è per l&#8217;umanità una speranza di salvezza e di aiuto,
questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si
costruisce l&#8217;uomo</em>» [<em>Educazione per un mondo nuovo</em>, 1946].
Come Maria Montessori, siamo anche noi convinte che molto di ciò che
sarà la società italiana di domani dipenda da ciò che le bambine e
i bambini di oggi apprendono ed elaborano, in famiglia e a scuola.
Tanto prima inizia l’educazione alla cittadinanza, e cioè alla
convivenza nel reciproco rispetto, tanto più facilmente essa viene
interiorizzata e praticata in modo naturale. 
</p>



<p>	Parlare della
Costituzione ai bambini – della storia della sua nascita e dei suoi
contenuti –, non è così difficile: particolarmente i <em>Principi
fondamentali</em> non rappresentano infatti un testo duro per le
orecchie dei più piccoli. Anzi, i costituenti vollero che la
costituzione fosse, «più che è possibile, breve, semplice e
chiara; tale che tutto il popolo la possa comprendere» [Meuccio
Ruini, <em>Relazione al Progetto di Costituzione della Repubblica
Italiana</em>, 6 febbraio 1947]. Per questo usarono il linguaggio
eterno e universale della dignità, della libertà, della
solidarietà, dell’uguaglianza: princìpi fondamentali che non è
mai troppo presto apprendere e mettere in pratica. Non solo per
essere cittadini ma, in definitiva, esseri umani. 
</p>



<p>Prima
di scrivere il libro, poi, per anni abbiamo sperimentato il dialogo
sulla Costituzione con i piccoli e anche piccolissimi, con laboratori
nelle scuole primarie e letture nelle scuole dell’infanzia. Abbiamo
così capito che se ci si accosta alle bambine e ai bambini non con
la supponenza degli adulti, ma mettendosi in ginocchio per parlare
alla loro altezza, allora li si conosce per gli interlocutori
attenti, curiosi e acuti che sono. Si tratta solo di trovare il
registro di linguaggio giusto. Ci abbiamo provato.</p>



<p>Quanto è importante la memoria, soprattutto in questi tempi bui di revisionismi e politiche che non tutelano i diritti umani?</p>



<p>	La conoscenza della
storia, e dunque la memoria degli avvenimenti, sono fondamentali per
comprendere chi siamo come cittadini e come popolo, da dove veniamo e
dove rischiamo di andare. La storia insegna che le dinamiche sociali,
politiche, economiche che caratterizzano l’oggi sono simili a
quelle del passato. Non necessariamente la storia si ripete uguale a
se stessa. Ma è importante conoscerla per, giunti a determinati
bivi, saper percorrere strade diverse da quelle che nel passato hanno
condotto alle tragedie del Novecento. 
</p>



<p>Particolarmente
la nostra Costituzione è frutto della storia, del suo recente
passato. È una Costituzione sicuramente antifascista: anche se non
in modo dichiarato – salvo l’articolo XII delle Disposizioni
transitorie e finali, che vieta «la riorganizzazione, sotto
qualsiasi forma, del disciolto partito fascista» &#8211; ogni articolo è
una risposta polemica al fascismo, affinché a quella esperienza
autoritaria non si torni mai più. Questo bisognerebbe ricordare ogni
volta che si vuol mettere mano al testo della Costituzione per
rendere le procedure decisionali più snelle e veloci: che con i
vincoli, non si perdano anche le garanzie.</p>



<p>Vogliamo ricordare i motivi per cui la nostra Costituzione è stata redatta?</p>



<p>	Rispondiamo,
se permettete, con le parole con cui raccontiamo alle bambine e ai
bambini, la nascita della Costituzione Italiana. 
</p>



<p>Quando
il 25 aprile 1945 l’Italia fu liberata dall’occupazione tedesca e
dai residui del regime fascista grazie all’azione congiunta dei
partigiani e degli alleati, iniziò la “stagione costituente”.
Una delle date più significative di questa stagione fu il 2 giugno
1946, quando, dopo vent’anni di dittatura, si svolsero le prime
elezioni libere: tutti gli uomini e &#8211; per la prima volta nella storia
italiana &#8211; tutte le donne maggiorenni si svegliarono la mattina
presto, si vestirono con il loro abito migliore, e si misero
ordinatamente in fila con i bambini per mano, attendendo il loro
turno per dare il loro voto ed eleggere l’Assemblea costituente.
Furono eletti 556 uomini e donne con il compito di scrivere la
Costituzione italiana. 
</p>



<p>In
quel giorno le italiane e gli italiani non elessero solo l’Assemblea
costituente, ma anche furono chiamati a scegliere, con un “referendum
istituzionale”, se volevano che l’Italia rimanesse una Monarchia
&#8211; con un Re discendente da una dinastia di sovrani &#8211; o diventasse una
Repubblica &#8211; con un Capo dello Stato eletto dai cittadini o dai loro
rappresentanti. I cittadini italiani a maggioranza votarono per la
Repubblica, ed è per questo che il 2 giugno celebriamo la “Festa
della Repubblica”.</p>



<p>L’Assemblea
costituente iniziò i suoi lavori il 25 giugno 1946 e tre giorni dopo
elesse Enrico De Nicola Capo provvisorio dello Stato. I costituenti
lavorarono per diciotto lunghi mesi: prima in gruppi ristretti, poi
tutti insieme. Discutevano, votavano, approvavano. Così per ogni
frase, talvolta per ogni parola, di ogni articolo della Costituzione.
</p>



<p>Erano
uomini e donne con idee politiche anche molto diverse tra di loro:
tutti desideravano il meglio per la nuova Repubblica che stava
nascendo, ma ciascuno aveva un’opinione diversa di cosa fosse il
meglio e di quale fosse il modo migliore per conseguirlo. Eppure
furono capaci, attraverso la riflessione, la discussione,
l’ammorbidimento delle reciproche posizioni, di trovare un
“compromesso costituente” e di giungere a una sintesi di valori e
di principi giuridici a partire dai quali ricominciare a costruire
una vita comune su basi democratiche. 

L’approvazione
finale della Costituzione avvenne il 22 dicembre 1947, con 453 voti a
favore e 62 contro, con l’accordo di quasi il 90% dei costituenti
che votarono. Il
1 gennaio 1948 la Costituzione entrò in vigore.


</p>



<p>Cosa possiamo dire e insegnare alle ragazze e ai ragazzi che saranno i cittadini di Domani?</p>



<p>	La prima cosa è la pari
dignità di ogni essere umano (art. 3 Cost.) e dunque l’uguaglianza,
nei diritti, ma anche nei doveri. Nel libro insistiamo molto sul lato
dei doveri, perché, come dice Simon Weil, «La nozione di obbligo
sovrasta quella di diritto, che le è relativa e subordinata. Un
diritto non è efficace di per sé, ma solo attraverso l’obbligo
cui corrisponde» [<em>La prima radice</em>, 1943]. Senza l’adempimento
dei doveri, non è possibile l’esercizio dei diritti. 
</p>



<p>E il
primo dovere di cui parla la nostra Costituzione è il dovere di
solidarietà (art. 2): di aiuto nei confronti dei più deboli. Non è
una carità: è appunto un dovere costituzionale.</p>



<p>E
anche un dovere di solidarietà quello che abbiamo nei confronti
delle generazioni future, da cui abbiamo ricevuto in prestito il
nostro pianeta: e dunque il dovere di rispettare la natura e
proteggere l’ambiente (art. 9 Cost). È un dovere costituzionale,
ma oggi anche un’assoluta necessità.</p>



<p>È
ancora un dovere quello di «svolgere, secondo le proprie possibilità
e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorre al
progresso materiale o spirituale della società» (art. 4), su cui
tutta la nostra Costituzione si fonda. L’Italia è una “Repubblica
democratica, fondata sul lavoro» significa infatti questo, in
definitiva: l’Italia si fonda su di noi, che quotidianamente diamo
il nostro contributo al suo progresso.</p>



<p>	Dall’adempimento di
questi doveri, discende tutto l’importantissimo corredo dei
diritti, che è parimenti importante conoscere e rivendicare: la
libertà personale, la libertà di manifestazione del pensiero, i
diritti sociali…</p>



<p>Volete fare un commento all&#8217;introduzione di Marta Cartabia,  <br>Vice-presidente della Corte costituzionale ?</p>



<p>	Abbiamo chiesto a Marta
Cartabia – professoressa ordinaria di Diritto costituzionale e
Vice-presidente della Corte costituzionale – di fare la
<em>Presentazione</em> al nostro libro, perché recentemente la Corte
costituzionale, con il progetto <em>Viaggio in Italia: la Corte
costituzionale nelle scuole</em>, ha deciso di uscire dal Palazzo
della Consulta per portare la Costituzione e i giudici costituzionali
nelle scuole italiane. Speravamo, dunque, di trovare in lei
un’autorevole sostenitrice della nostra idea. In particolare Marta
Cartabia coglie perfettamente lo spirito del nostro libro quando
scrive: «Il capitale che i nostri padri e le nostre madri ci hanno
consegnato può andare disperso o essere dilapidato. La memoria può
sbiadire, il portato della storia può essere vissuto con ovvietà,
il suo valore e il suo significato possono smarrirsi». È per questo
che la Costituzione ha bisogno di essere conosciuta, custodita e
realizzata: per non rimanere solo un pezzo di carta. Non solo le
bambine e i bambini hanno dunque bisogno della Costituzione per
vivere meglio. Ma anche la Costituzione ha bisogno di loro per
sopravvivere.</p>



<p>Questo il senso della raccomandazione che chiude il libro: «Fate camminare la Costituzione con le vostre gambe, bambine e bambini, e non smettete mai mai mai di lottare per difendere i vostri diritti e di impegnarvi per adempiere i vostri doveri. Siate sempre vigili, non distraetevi mai, non dite mai “non mi riguarda”, perché – le parole sono di Calamandrei – “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare”».</p>



<p>Chi è Palmiro?</p>



<p>Palmiro
è il protagonista del libro che – come quasi tutti gli altri
personaggi del libro &#8211; porta il nome di un costituente italiano
(anche da questo passa la memoria).</p>



<p>È
un bambino di dieci anni che si trova a vivere sotto un re tirannico
e bizzoso: Re Malcontento, di cui «ogni capriccio era legge, e ogni
fastidio punizione». Decide così di liberare il suo paese dalla
dittatura e si mette in viaggio, alla ricerca del Sommo Libro della
Costituzione. Una vera e propria odissea, in cui Palmiro,
attraversando luoghi fuori dal tempo e incontrando personaggi
bizzarri, imparerà il significato dei più importanti principi
costituzionali. Soprattutto imparerà che «Non c’è peggior
tiranno che avere paura dei tiranni». 
</p>



<p>Il
viaggio di Palmiro si sviluppa in dieci tappe. Ogni racconto è
accompagnato da un commento, che si rivolge direttamente alle bambine
e ai bambini, per spiegare loro il significato e il valore di
principi fondamentali della Costituzione italiana. Ci sono poi le
bellissime illustrazioni di Marco Bailone a impreziosire il nostro
lavoro.</p>
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		<title>Iran, Nasrin Sotoudeh arrestata: il Parlamento UE ne chiede immediato rilascio</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 16:40:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10862" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="690" height="442" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 690w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/c55a7acfe93335070c73661657f2747c.jpg--300x192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">E’ del 14 giugno la notizia di un nuovo arresto per l’avvocato Nasrin Sotoudeh a Teheran, in Iran. A darne annuncio il marito che ha precisato di non sapere ancora quali siano le accuse nei suoi confronti. Immediata la risposta del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani che su twitter avrebbe cavalcato l’onda della nuova diplomazia: &#8220;Il Parlamento europeo sta dalla parte di tutti i difensori dei diritti umani. Invito l&#8217;Iran a rilasciare immediatamente il premio Sakharov, Nasrin Sotoudeh&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Sotoudeh è il simbolo della lotta per i diritti umani in Iran e vincitrice del premio Sakharov per la libertà di pensiero. Nella sua carriera, valorizzata ancor di più dal fatto di essere Donna, ha difeso numerosi prigionieri politici, giornalisti e donne, comprese quelle della recente campagna “Le ragazze di Enghelab Street” arrestate per essersi tolte il velo, l’hijab, in luoghi pubblici e averlo sventolato in segno di protesta e libertà. Una richiesta legittima che però il Presidente Rouhani non sembra voler tutelare fino in fondo, nonostante le sue aperture al popolo, lasciando di fatto carta bianca alla Guida Suprema Khamenei che, nell’ordinamento dello Stato rappresenta il vertice della Repubblica e che aveva condannato il gesto ritenendo l’hijab “uno strumento di immunità e non restrizione” che impedirebbe alle donne di intraprendere “uno stile di vita deviato”.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo sistema duale di poteri era stato introdotto dopo la rivoluzione del 1979 quando la monarchia dell’imperatore Pahlavi venne rovesciata da Khomeini con una linea anti-occidentale e anti-americana, portando in auge una visione il più possibile teocratica all’interno di cui l’attuazione dei diritti umani spesso vacilla sotto l’influenza di un’interpretazione restrittiva del Corano.</p>
<p align="JUSTIFY">Nasrin Sotoudeh, come all’epoca aveva riportato Amnesty International, era già stata arrestata nel settembre del 2010 con l’accusa di svolgere attività contro la sicurezza nazionale e per questo era stata condannata a 11 anni di carcere. La sentenza fu ridotto in appello a 6 anni con il divieto di svolgere la professione forense per dieci anni.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Una donna presidente</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 09:53:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; Due mesi fa un gruppo di rappresentanti di indigenas di tutto il Messico si sono riuniti e hanno scelto Maria de Jesus Patricio Martinez come portavoce ufficiale del CIG (Consiglio&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/07/25/america-latina-diritti-negati-una-donna-presidente/">&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Una donna presidente</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Due mesi fa un gruppo di rappresentanti di indigenas di tutto il Messico si sono riuniti e hanno scelto Maria de Jesus Patricio Martinez come portavoce ufficiale del CIG (Consiglio Indigena di Governo) e non solo. Hanno scelto lei come candidata per le elezioni presidenziali del 2018.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Qui le parole riportate sul sito ufficiale del EZLN:</span></p>
<p>Previo accordo della nostra Assemblea Costituente del Consiglio Indigena di governo, ha deciso di nominare come portavoce la nostra compagna María de Jesús Patricio Martínez del popolo Nahuatl, il cui nome apparirà sulla scheda elettorale dei candidati per la presidenza del Messico nel 2018, che sarà un elemento portante della parola dei popoli che compongono il CIG, a sua volta altamente rappresentativo della geografia indigena del nostro paese.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/wpid-DA8R3ziVYAQQbI5-482x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9187" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/wpid-DA8R3ziVYAQQbI5-482x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="482" height="220" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/wpid-DA8R3ziVYAQQbI5-482x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 482w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/wpid-DA8R3ziVYAQQbI5-482x220-300x137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 482px) 100vw, 482px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Maria de Jesus, che è conosciuta come </span><span style="font-size: large;"><i>Marichuy </i></span><span style="font-size: large;">è una dottoressa della medicina tradizionale nahua ed è responsabile di una clinica che offre i loro servizi a gruppi vulnerabili dal 1992. Collabora da più di vent’anni con l’università di Guadalajara ed è una difensora dei diritti umani.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Credo che noi tutti sappiamo che Marichuy molto difficilmente potrà mai vincere le elezioni alla presidenza di un Paese dove non c’è mai stata nemmeno l’ombra della democrazia. Ma non solo perché non ha le risorse economiche per combattere contro le costosissime campagne elettorali dei partiti storici del Messico come il PAN o il PRI o gli abituali imbrogli a cui assistiamo ogni 6 anni per scegliere “liberamente” il presidente della repubblica.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9188 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/images.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="168" /><span style="font-size: large;">Marichuy non vincerà perché è donna. E’ una donna indigena. In un Paese come il Messico dove il razzismo è molto diffuso accettato e praticato quotidianamente non è possibile avere una donna indigena presidente.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Leggendo un articolo sulla candidatura della rappresentante del CIG su un famoso giornale messicano ho trovato questi commenti:</span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Si vede subito che puzza, vecchia sporca.”</i></span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Se vince una donna come lei( cioè una donna indigena,ndr) di sicuro imporrà le loro tradizioni a tutto il paese, cioè che le donne valgono meno di una bottiglia di birra”</i></span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Il nostro paese sembra un circo. Prima dovrebbero portarla a farsi una doccia”</i></span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Ma cosa credete? Loro ( gli indigeni) saranno sempre meno di noi e la colpa è solo loro, perché sono stupidi e ignoranti”</i></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Non posso che vergognarmi di queste frasi e intristirmi vedendo che nel mio paese siamo ancora lontani anni luce da una concreta possibilità di avere una donna presidente. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">In ogni caso auguro a Marichuy tanta fortuna e tanta forza per continuare in questa che potrebbe essere la prima di tante altre candidature al femminile.</span></p>
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