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	<title>rischio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Due diligence: introduzione al D.LGS. 231/2001</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2020 07:18:02 +0000</pubDate>
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<p>di Cecilia Grillo</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="402" height="434" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/wwwwwwwwwwwwwww.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14646" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/wwwwwwwwwwwwwww.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 402w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/wwwwwwwwwwwwwww-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 402px) 100vw, 402px" /></figure></div>



<p>Come già analizzato in precedenza, il D.Lgs. 231/2001, prevedendo un processo di <em>due diligence</em> relativo sia a specifiche violazioni di diritti umani sia a impatti ambientali di ingente entità, può essere considerato un esempio pionieristico di legislazione obbligatoria in materia di <em>due diligence</em> sui diritti umani.</p>



<p>Vediamo ora e tentiamo di analizzare, a grandi linee, tale disciplina: l’8 giugno 2001 è stato emanato il Decreto Legislativo 231 recante “<em>Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica</em>” (il “<strong>Decreto</strong>” o “<strong>Decreto Legislativo 231/2001</strong>”), che ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la responsabilità in sede penale degli Enti (persone giuridiche, società e associazioni anche prive di personalità giuridica), che si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito.</p>



<p>Tale responsabilità ha preso il nome di “amministrativa” solo in ragione degli ostacoli derivanti dal disposto dell’art. 27 della Costituzione &#8211; “<em>la responsabilità penale è personale</em>” &#8211; che escluderebbe una responsabilità penale della persona giuridica. In realtà, su impulso dell’Unione Europea e dell’OCSE, è stata introdotta una vera e propria responsabilità penale della persona giuridica, definita “amministrativa” per una sorta di compromesso “lessicale”</p>



<p>Il Decreto è stato emanato in risposta alle disposizioni dell’art. 11 della legge 29 settembre 2001, n. 300 (“<em>Delega al Governo per la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica</em>”) ed è entrato in vigore il 4 luglio 2001.</p>



<p>Il Decreto ha inteso adeguare la legislazione italiana in materia di responsabilità delle persone giuridiche ai diversi accordi internazionali sottoscritti dall’Italia: la Convenzione di Bruxelles del 26 luglio 1995 sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, la Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell’Unione europea e la Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali.</p>



<p>Il D.Lgs. 231/01 ha introdotto nell’ordinamento italiano il concetto di responsabilità amministrativa degli enti per una serie di reati o illeciti amministrativi commessi dai seguenti soggetti, nel loro interesse o vantaggio:</p>



<p>(i) persone fisiche che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione degli enti stessi o di una loro unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, ovvero persone fisiche responsabili (anche di fatto) della gestione e del controllo degli enti stessi (“<em>soggetti apicali”</em>);</p>



<p>(ii) soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (“<em>soggetti subordinati</em>”).</p>



<p>Se il reato o l’illecito amministrativo è commesso da un soggetto apicale, si presume la responsabilità della società, al contrario, non vi è presunzione di colpevolezza dell’ente se il reato o l’illecito amministrativo è stato commesso da un soggetto sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al punto (i); in tali casi l’ente risponde del reato solo se si accerta che la commissione è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione e/o vigilanza (presunzione di innocenza).</p>



<p>L’ente è ritenuto responsabile in aggiunta e non in sostituzione della persona fisica che materialmente compie il reato e, in ogni caso, tale responsabilità deve essere verificata nel medesimo procedimento dinanzi al giudice penale. L’ente è ritenuto responsabile anche se la persona fisica che ha commesso il reato non è stata identificata o non è punibile.</p>



<p>La responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/01 sussiste solo se il fatto illecito è stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente. Pertanto, la responsabilità ai sensi del Decreto non sussiste solo se il reato ha determinato un vantaggio (economico o meno) per l’ente, ma anche se &#8211; nonostante l’assenza di tale risultato tangibile &#8211; si può dimostrare che il reato sia stato commesso nell’interesse della società. L’ente non risponde, tuttavia, quando la persona fisica che ha commesso il reato o l’illecito amministrativo ha agito nell’esclusivo interesse proprio o di un terzo.</p>



<p>L’obiettivo del D.Lgs. 231/2001 è quello di costruire un modello di responsabilità sociale in linea con i principi di tutela penale, ma avente funzione preventiva: prevedendo la responsabilità diretta dell’ente in caso di commissione di reato, il Decreto intende incoraggiare le imprese ad organizzare le proprie strutture e attività in modo tale da assicurare condizioni idonee a salvaguardare gli interessi tutelati dal diritto penale.</p>



<p>Il Decreto si applica sia nel caso di reati commessi in Italia sia nel caso di reati commessi all’estero a condizione che (i) l’ente abbia la sede principale in Italia (ossia la sede effettiva dove si svolgono le funzioni amministrative e gestionali) o dove esercita un’attività continuativa, ovvero (ii) se lo Stato in cui il reato è stato commesso non abbia già provveduto direttamente.</p>



<p>I destinatari del Decreto non si limitano alle “<em>persone giuridiche, società e associazioni con o senza personalità giuridica</em>”, e con l’eccezione dello Stato, degli enti pubblici territoriali, degli altri enti pubblici non economici nonché degli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale, ma anche società private che esercitano un servizio pubblico e le filiali delle pubbliche amministrazioni.</p>



<p>In caso di accertamento di responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/01, l’ente è soggetto a diverse sanzioni di tipo pecuniario o interdittivo.</p>



<p>Fra le sanzioni interdittive rientrano la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni necessarie ai fini della commissione dell’illecito; il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione (salvo che per l’ottenimento di un pubblico servizio); l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi.</p>



<p>Le sanzioni pecuniarie sono applicate ogni qualvolta l’ente commette uno dei reati o degli illeciti amministrativi previsti dal Decreto. Al contrario, le sanzioni interdittive possono essere applicate in relazione ai reati per i quali sono specificamente previste dal Decreto solo se ricorre almeno una delle seguenti condizioni: (i) l’ente ha conseguito un profitto rilevante e il reato è stato commesso da soggetti apicali, o da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di un altro soggetto, se il reato è stato commesso o se la sua commissione è stata agevolata da gravi carenze organizzative; (ii) in caso di recidiva.</p>



<p>Misure interdittive possono essere applicate anche su richiesta del pubblico ministero in via cautelare durante il processo investigativo, se vi sono seri indizi di responsabilità che facciano ritenere che possano essere commessi reati della stessa natura.</p>



<p>La pena può comprendere anche la confisca all’ente del prezzo o del profitto del reato, ad eccezione della parte che può essere restituita al danneggiato. Se non è possibile confiscare i beni che costituiscono il prezzo o il profitto del reato, possono essere confiscate somme di denaro, o altri beni di valore equivalente allo stesso.</p>



<p>In alcuni casi in cui si applicano sanzioni interdittive, il Giudice può ordinare la pubblicazione della sentenza, che può avere un grave impatto sull’immagine dell&#8217;ente.</p>



<p>Il Decreto stabilisce che gli enti sono responsabili se non hanno adottato le misure necessarie a prevenire la tipologia dei reati o degli illeciti amministrativi commessi, tuttavia, l’art. 6 del D.Lgs. 231/2001 prevede una forma specifica di “esenzione” dalla responsabilità amministrativa degli enti se la società può dimostrare che:</p>



<p>a) l’organo di gestione dell’ente ha adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione Gestione e Controllo idoneo ad individuare e prevenire reati della specie di quello verificatosi;</p>



<p>b) il compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Modello e di curare il suo aggiornamento è stato affidato ad un organismo dell’Ente, dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (cd. “<strong>Organismo di Vigilanza</strong>”);</p>



<p>c) il reato è stato commesso con elusione fraudolenta del Modello da parte degli autori del reato;</p>



<p>d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’Organismo di Vigilanza.</p>



<p>Questa “esenzione” dalla responsabilità dipende dal giudizio di idoneità del sistema interno di organizzazione, gestione e controllo che il giudice effettuerà durante il procedimento penale contro il soggetto che ha materialmente commesso il reato (soggetto apicale o subordinato).</p>



<p>In particolare, se il reato è commesso da soggetti in posizione apicale, l’ente è responsabile, salvo che possa provare: (i) di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del reato, un adeguato Modello di Organizzazione, Gestione e controllo idoneo a prevenire la tipologia dei reati/illeciti amministrativi commessi; (ii) di aver istituito un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa, vigilanza e controllo, che abbia efficacemente monitorato sull’osservanza del modello; (iii) che il reato è stato commesso mediante elusione fraudolenta del modello da parte di un soggetto apicale.</p>



<p>Quando, invece, il reato è commesso da soggetti subordinati, deve essere dimostrato che la commissione del reato è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza, che è esclusa se la società, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi, che preveda, in relazione alla natura e alla dimensione dell’organizzazione societaria nonché al tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell&#8217;attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Essere un’impresa socialmente responsabile conviene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2018 06:26:08 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Cecilia Grillo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molte imprese, come vedremo meglio nel prossimo articolo, preferiscono non aderire ai principi di RSI perché ritengono, erroneamente, che non sia economicamente conveniente e che l&#8217;adesione comporti loro delle ingenti incombenze economiche.</p>
<p>Perché dico erroneamente? Ci sono molte ragioni per cui a un&#8217;impresa converrebbe impegnarsi nel rispetto dei criteri di responsabilità sociale e in questo articolo, ne delineerò solo alcune.</p>
<p>1) In primo luogo la riduzione dei rischi: l&#8217;utilizzo dei criteri ESG (environmental, social, corporate governance) riduce notevolmente il verificarsi di rischi non necessari: le imprese vengono infatti valutate anche in base alla loro corporate governance, alle pratiche lavorative adottate, ai rischi ambientali e all&#8217;impatto sociale causato.</p>
<p>Le imprese vengono interrogate, prima della loro istituzione, in merito al rispetto di criteri volti alla tutela di diritti umani: i fondatori hanno una comprovata esperienza nell&#8217;evadere le tasse? I prodotti dell’impresa potrebbero violare i diritti umani o gli standard ambientali in un certo numero di paesi? Tali prodotti e processi potrebbero essere in grado di contribuire al cambiamento climatico?</p>
<p>Tali rischi, se non adeguatamente affrontati, possono influire negativamente sulla valutazione complessiva della società: la sostenibilità consiste fondamentalmente nell&#8217;identificare aziende ben gestite che hanno una visione a lungo termine.</p>
<p>2) Migliorare il marchio dell&#8217;azienda</p>
<p>Essere un&#8217;impresa socialmente responsabile può rafforzare l&#8217;immagine di un&#8217;azienda e costruire il suo marchio: la percezione pubblica è fondamentale per la fiducia dei clienti e degli azionisti nell&#8217;impresa.</p>
<p>Così, se è in grado di proiettare una propria immagine positiva, un&#8217;impresa può farsi un nome non solo per il fatto di essere finanziariamente redditizia, ma anche grazie alla propria consapevolezza sociale.</p>
<p>3) Maggiori profitti</p>
<p>Un altro elemento da tenere in considerazione è dato dal profitto: le aziende socialmente responsabili, indipendentemente dal campo di azione, hanno dimostrato di essere più redditizie, secondo quanto riportato da differenti studi relativi alla correlazione fra le operazioni etiche delle imprese e i maggiori profitti ottenuti.</p>
<p>4) Risparmio sui costi</p>
<p>Ridurre l&#8217;uso delle risorse, di rifiuti e di emissioni, non solo può aiutare la salvaguardia dell&#8217;ambiente, ma può anche convenire economicamente all’impresa limitando a quest&#8217;ultima il rischio di incombere in sanzioni economiche causate dalla violazione di provvedimenti legislativi.</p>
<p>5) Coinvolgimento dei clienti</p>
<p>Costruire relazioni con i clienti è fondamentale per un&#8217;azienda di successo; secondariamente l&#8217;attuazione di una politica di responsabilità sociale può influire sulle decisioni di acquisto dei clienti: alcuni clienti sono disposti a pagare un prezzo maggiore per un prodotto se sanno che una parte del profitto verrà utilizzato per una causa meritevole.</p>
<p>In breve, costruire un rapporto positivo con i clienti e le loro comunità può portare a un aumento delle vendite e conseguentemente dei profitti.</p>
<p>6) Trovare e mantenere personale di talento</p>
<p>Essere un&#8217;azienda responsabile e sostenibile può facilitare l&#8217;assunzione di nuovi dipendenti o il mantenimento di quelli esistenti. I dipendenti possono essere motivati a rimanere più a lungo, riducendo così i costi dovuti all&#8217;interruzione del rapporto di lavoro e al reclutamento.</p>
<p>7) Aiutare le aziende a distinguersi dalla concorrenza</p>
<p>Quando le aziende sono coinvolte nella comunità, si distinguono dalla concorrenza. Costruire relazioni con i clienti e la loro comunità aiuta a migliorare l&#8217;immagine del marchio.</p>
<p>8) Accesso finanziario</p>
<p>Gli investitori sono più propensi a sostenere un&#8217;attività considerata rispettabile e sostenibile: l&#8217;investimento socialmente responsabile esprime il giudizio di valore dell&#8217;investitore; alcun investitori evitano aziende o industrie che offrano prodotti o servizi che l&#8217;investitore percepisce come dannosi.</p>
<p>Come per esempio le industrie del tabacco, dell&#8217;alcool sono comunemente evitate da persone che cercano di essere investitori socialmente responsabili.</p>
<p>Molti altri inoltre sono i benefici che un’impresa può ottenere decidendo di essere socialmente responsabile, quali la riduzione degli oneri normativi, l’accesso a incentivi per la green-economy, l’identificazione di nuove opportunità di business, l’attrazione dell’attenzione dei media, l’aumento delle vendite e del sentimento positivo dei consumatori, il miglioramento della qualità della vita nelle comunità in cui si fa business.</p>
<p>Si può concludere affermando che la responsabilità sociale delle imprese ai giorni nostri si collochi subito al fianco di profitti e perdite come un indice di riferimento per la longevità e il successo di un&#8217;azienda e quindi sorge spontanea una domanda: Perché non essere imprese socialmente responsabili?</p>
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		<title>L&#8217;infanzia è negata, secondo il Rapporto Cesvi</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jul 2018 17:03:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto &#160; E&#8217; stato presentato, lo scorso 5 giugno, l&#8217; &#8220;Indice regionale sul maltrattamento all’Infanzia” di Cesvi. La pubblicazione annuale monitora l’attuazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti nel nostro Paese,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/07/09/linfanzia-e-negata-secondo-il-rapporto-cesvi/">L&#8217;infanzia è negata, secondo il Rapporto Cesvi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; stato presentato, lo scorso 5 giugno, l&#8217; <strong>&#8220;Indice regionale sul maltrattamento all’Infanzia”</strong> di Cesvi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10960 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="225" height="224" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><br />
</a></p>
<p>La pubblicazione annuale monitora <strong>l’attuazione dei<a href="https://www.cesvi.org/il-nostro-lavoro/cesvi-in-italia/lotta-al-maltrattamento-infantile/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"> diritti dei bambini</a> e degli adolescenti nel nostro Paese</strong>, anche quando le istituzioni non sono sempre riuscite a mantenere i diritti dell’infanzia al centro dell’agenda politica.</p>
<p><strong>Dal Rapporto si evince che </strong>c&#8217; è una disparità tra regione e regione, con una problematica maggiore, purtroppo, per il Sud Italia. Il Sud, inoltre, riceve anche meno aiuti finanziari da parte dello Stato per il sostegno da parte dei servizi sociali. Per ogni singola regione  sono stati calcolati i fattori di rischio, l’analisi del contesto, delle politiche e dei servizi sul territorio e sono state esaminate sei capacita’: quella della  cura di se’ e di altri,  di vivere una vita sana (fumo materno, uso di droga da parte dei genitori, abuso di alcolici),  di vivere una vita sicura (violenza domestica), di acquisire conoscenza e sapere (livello di istruzione dei genitori), la capacita’ di lavorare, la capacita’ di accedere alle risorse e ai servizi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/RGR_1399-755x491.jpg.pagespeed.ce_.nqjhfXT-EU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10962" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/RGR_1399-755x491.jpg.pagespeed.ce_.nqjhfXT-EU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="755" height="491" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/RGR_1399-755x491.jpg.pagespeed.ce_.nqjhfXT-EU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 755w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/RGR_1399-755x491.jpg.pagespeed.ce_.nqjhfXT-EU-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 755px) 100vw, 755px" /></a></p>
<p>Più del 60% di ragazze e ragazzi under 14 ha vissuto episodi di violenza in casa. L’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia, presentato nell’ambito della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi <strong>#LiberiTutti</strong>, in collaborazione con il Dipartimento delle Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, considera e mette a confronto, per i bambini maltrattati e per gli adulti maltrattanti, due livelli di analisi relativi ai fattori di rischio e ai servizi offerti sul territorio. Il maltrattamento sui bambini e’ la conseguenza ultima di una situazione di disagio che coinvolge le figure genitoriali e il contesto ambientale e sociale nel quale i bambini vivono (l’elevato livello di poverta’, il basso livello di istruzione dei genitori, il consumo di alcol e di droghe da parte dei genitori, la disoccupazione o lo svantaggio socioeconomico).</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/VW5D3514-755x491.jpg.pagespeed.ce_.IbVm-zypZB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10963" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/VW5D3514-755x491.jpg.pagespeed.ce_.IbVm-zypZB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="755" height="491" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/VW5D3514-755x491.jpg.pagespeed.ce_.IbVm-zypZB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 755w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/VW5D3514-755x491.jpg.pagespeed.ce_.IbVm-zypZB-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 755px) 100vw, 755px" /></a></p>
<p>I servizi sociali sono piu’ presenti nelle regioni in cui ci sono meno rischi: secondo il Rapporto, la Sicilia (insieme a Calabria, Campania, Puglia, Lazio, Basilicata, Molise e Abruzzo) si trova nel segmento delle regioni “ad alta criticita’”; la Sardegna si qualifica come regione con un buon livello di risposta a un’alta criticita’; le regioni del Nord si trovano nella fascia delle regioni in cui la situazione è migliore (come Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Veneto, Liguria e Piemonte) e dove si riscontra anche un alto livello nell’offerta dei servizi pubblici.</p>
<p>“Considerata la rilevanza delle differenze territoriali – ha dichiarato Daniela Bernacchi, CEO&amp;General Manager Cesvi – e’ auspicabile il varo di politiche di prevenzione e cura in un confronto Stato-Regioni specificamente dedicato al maltrattamento dei bambini, oltre alla creazione di un sistema informativo sul fenomeno fondato su strumenti di monitoraggio e di rilevazione puntuale dei dati. Prosegue Bernacchi: &#8220;&#8230; Vogliamo riportare l’attenzione su una serie di misure da adottare, tra cui la necessita’ di dare vita a una Legge Quadro Nazionale sul maltrattamento dell’Infanzia creando strumenti normativi e amministrativi che facilitino la costruzione di politiche intergenerazionali di prevenzione del maltrattamento dei minori. A cio’ si aggiunge l’importanza di destinare risorse specifiche alla prevenzione e alla cura di questo fenomeno e di migliorare l’efficacia e l’efficienza della distribuzione delle risorse gia’ esistenti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="left" valign="top"></td>
<td align="left" valign="middle"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Appello per la firma del Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Sep 2017 07:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Capo del Governo. Da: MOVIMENTO EUROPEO &#160; &#160; All’ONU il 7 luglio scorso è stato adottato uno storico Trattato che proibisce gli ordigni&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Capo</strong></p>
<p><strong>del Governo.</strong></p>
<p>Da: MOVIMENTO EUROPEO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1116.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9455" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1116.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="241" height="253" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’ONU il 7 luglio scorso è stato adottato uno storico Trattato che proibisce gli</p>
<p>ordigni &#8220;atomici&#8221; promosso dalle nazioni che non possiedono il nucleare, assenti le 9 nazioni che possiedono la bomba &#8220;atomica&#8221; e tutti i Paesi NATO (eccetto l&#8217;Olanda).</p>
<p>Un movimento mondiale disarmista, che ha sospinto il voto coraggioso di <b>122 stati <span style="font-family: Calibri; font-size: large;"><b>&#8220;battistrada&#8221;</b></span> <span style="font-family: Calibri; font-size: large;">&#8211; per lo più del &#8220;movimento dei non allineati&#8221;-, ha reso concreta la speranza che l&#8217;Umanità riesca finalmente a liberarsi dalla più terribile minaccia per la sua sopravvivenza, tenendo conto che una guerra nucleare può essere <span style="font-family: Calibri; font-size: large;">scatenata addirittura per caso, per incidente o per errore di calcolo.</span></span></b></p>
<p>Anche il Parlamento Europeo ha approvato, il 27 ottobre 2016, una risoluzione su questi temi (415 voti a favore, 124 contro, 74 astenuti), invitando tutti gli Stati membri dell&#8217;Unione Europea a &#8220;partecipare in modo costruttivo&#8221; ai negoziati ONU, quelli che successivamente hanno varato il Trattato del 7 luglio.</p>
<p>Ci ha sorpreso e indignato l’assenza del governo italiano alle sedute dei negoziati</p>
<p>in sede ONU.</p>
<p>Siamo coscienti, con tutte le alte autorità scientifiche, civili, morali e religiose, che in tal senso si sono espresse, che la <b>deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca sono contrarie al bene dell&#8217;umanità e </b><strong>all&#8217;etica di ogni civile convivenza.</strong></p>
<p>Lo abbiamo già ricordato ma non lo si ripeterà mai abbastanza: indipendentemente dallo Stato di appartenenza, l&#8217;esistenza stessa delle armi nucleari è universalmente riconosciuta come una terribile minaccia per la vita dei popoli e dell&#8217;ecosistema terrestre. Una minaccia oltretutto assurda perché una guerra nucleare, persino con limitato scambio di missili, risulterebbe comunque catastrofica.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9456" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="311" height="198" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 311w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In ragione di ciò, CHIEDIAMO al nostro governo di lavorare perché questi ordigni siano ripudiati e di attivarsi perché vengano ovunque aboliti.</strong></p>
<p><strong>Per questo CHIEDIAMO che l&#8217;Italia ratifichi al più presto il Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari del 7 luglio 2017, in coerenza con l&#8217;art. 11 della nostra Costituzione, anche per dare impulso </strong>all&#8217;alternativa di una economia di pace.</p>
<p>L&#8217;Italia, per essere coerente e credibile con quanto sopra richiesto, deve liberarsi</p>
<p>con decisione autonoma delle bombe nucleari USA ospitate a Ghedi ed Aviano, anche perché, nell’interpretazione che dobbiamo far valere, violano il Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Si tratta delle bombe B61 indicate dalla Federation of Atomic Scientists (ma ufficialmente è &#8220;riservato&#8221; quante e dove siano), che ora verranno rimpiazzate dalle più micidiali B61-12. E dovremmo mettere in conto anche la possibilità, segnalata sempre dalla FAS, di Cruise con testata atomica a bordo della VI Flotta USA con comando a Napoli. La VI Flotta attracca nei numerosi porti italiani ufficialmente a rischio nucleare.</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;"><b>Ascoltiamo il monito ancora attuale dell&#8217;appello </b></span> <b><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">Russell &#8211; Einstein, che invitava ad eliminare le armi nucleari prima che eliminassero loro l&#8217;intero genere <span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;"><b>umano: &#8220;ricordiamo la comune umanità e mettiamo in secondo piano il resto</b></span> <b><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">&#8220;. </span></b></span></b></p>
<p>Disarmisti Esigenti, WILPF Italia, No guerra No Nato, Pax</p>
<p>Christi, IPRI-CCP, Pressenza, LDU, Accademia Kronos,</p>
<p>Energia Felice, Fermiamo chi scherza col Fuoco atomico</p>
<p>(Campagna OSM-DPN), PeaceLink, La Fucina per la</p>
<p>Nonviolenza di Firenze, la Chiesa Valdese di Firenze,</p>
<p>Mondo senza guerre e senza violenza, Comitato per la</p>
<p>Convivenza e la Pace Danilo Dolci-Trieste.</p>
<p>La lista degli aderenti sarà sempre aperta: singoli e gruppi potranno</p>
<p>sottoscrivere anche on line alla URL:</p>
<p><a href="https://www.petizioni24.com/italiaripensacisulbandodellearminucleari?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #222222; font-family: Arial; font-size: large;">https://www.petizioni24.com/italiaripensacisulbandodellearminucleari?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p>____________________</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">Per </span><span style="color: #222222; font-family: Calibri;">CONTATTI</span><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">: </span></p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">Segreteria organizzativa c/o WILPF ITALIA </span></p>
<p>Antonia Baraldi Sani (cell. 349-7865685)- Giovanna Pagani (cell. 320-1883333)</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">email: </span><span style="font-family: Calibri; font-size: large;">antonia.sani.baraldi@gmail.com ; gioxblu24@alice.it</span></p>
<p>Commissione di coordinamento adesioni<b> </b></p>
<p>Giovanna Pagani cell. 320-1883333</p>
<p>Alfonso Navarra cell. 340-0736871</p>
<p>Giuseppe Padovano cell. 393-9983462</p>
<p>Olivier Turquet cell. 339-5635202</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>APP Antiviolenza Donne in Rete</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 11:07:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Segnaliamo la nuova app per smartphone di “D.i.Re &#8211; Donne in Rete contro la violenza”, scaricabile gratuitamente che riunisce gli 80 centri antiviolenza gestiti dall’Associazione Nazionale D.i.Re in un’unica mappa interattiva in modo tale&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Segnaliamo la </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">nuova app per smartphone di “</span></span></span><a href="http://www.direcontrolaviolenza.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #005189;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">D.i.Re &#8211; Donne in Rete contro la violenza”</span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;"> scaricabile gratuitamente che riunisce </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">gli 80 centri antiviolenza gestiti dall’Associazione Nazionale D.i.Re in un’unica mappa interattiva in modo tale da trovarli e contattali con un semplice click.</span></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"> E’ possibile inoltre registrarsi in maniera sicura e accedere all’area riservata dove </span></span><em><span style="font-family: serif;">questionari e test di conoscenza tematica aiutano a riconoscere le diverse forme di violenza e monitorare le situazioni a rischio; è prevista anche un’agenda telematica dove annotare </span></em><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">tutti gli episodi di violenza così da rendere più semplice la ricostruzione degli eventi se la donna sceglie di denunciare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9349" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/21151351_1406409946144159_645991553403831453_n-300x137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
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		<title>Terremoto de L&#8217;Aquila: calamità e giustizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 07:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>946 pagine compongono le motivazioni della sentenza di primo grado con cui sono stati condannati a sei anni di carcere &#8211;&#160; per omicidio colposo plurimo e lesioni gravi &#8211; gli scienziati e i tecnici&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
946 pagine compongono le motivazioni della sentenza di primo grado con cui sono stati condannati a sei anni di carcere &#8211;&nbsp; per omicidio colposo plurimo e lesioni gravi &#8211; gli scienziati e i tecnici che hanno partecipato alla riunione della Commissione Grandi Rischi, il 31 marzo 2009, pochi giorni prima del sisma nel capoluogo abruzzese. <br />
La sentenza è dovuta al fatto che i tecnici e gli scienziati &#8220;si prestarono a un&#8217;operazione mediatica che &#8216;disinnescò&#8217;, in una parte della popolazione, la paura del terremoto e la indusse ad abbandonare le misure di precauzione individuale seguite per tradizione familiare in occasione di scosse significative&#8221;. I partecipanti alla riunione della Commissione sono stati condannati per aver ceduto alle pressioni della Protezione Civile e del potere politico.&nbsp;<br />
Il Pm&nbsp; Fabio Picuti, infatti, nella requisitoria finale ha inserito, come categoria giuridica, il concetto di &#8220;analisi del rischio&#8221;, rischio prodotto da tre fattori: pericolosità, vulnerabilità e esposizione, sostenendo che, in questo caso, si fosse verificato un difetto di tale analisi.&nbsp;<br />
L&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha ribattuto, sostendendo che: &#8221; Si è focalizzata&nbsp; l&#8217;attenzione sulla previsione a brevissimo termine, nonostante l&#8217;acclarata impossibilità di prevedere l&#8217;accadimento di una forte scossa sismica in temi di ora, luogo e intensità&#8221;.<br />
Ricordiamo, infine, le responsabilità legate ai materiali edilizi scadenti e il cinismo di chi ha visto, in quella tragedia, qualche possibilità di lucro.&nbsp;<br />
Intanto il terremoto del 6 aprile 2009 ha fatto 309 vittime e i loro parenti chiedono giustizia, così come ne hanno diritto tutti gli sfollati della città fantasma. </div>
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