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	<title>rivoluzionari Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. Un viaggio nella giungla</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Sep 2018 08:51:54 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">C’era una volta un paese completamente verde, immerso in una giungla così fitta da risultare quasi oscura. Un paese in cui le specie animali presenti sono centinaia, un paese allegro e spensierato, nonostante tutto…</p>
<p align="JUSTIFY">La Sierra Leone, un piccolo Stato dell’Africa nord occidentale, ha vissuto molti periodi tristi dopo i quali è sempre riuscita a rialzarsi con forza e determinazione: a partire dalla sanguinosa guerra civile scoppiata nel 1991 e durata fino al 2002. In questo lungo periodo si sono affrontati i ribelli del Fronte Rivoluzionario unito (sostenuti dalle forze speciali del National Patriotic Front of Libera) e le forze governative comandate da Joseph Momoh. Il bottino di questi scontri erano le miniere di diamanti presenti in tutto il sud est del paese; intervenne anche la comunità internazionale per promuovere un negoziato che si concluse il 27 marzo 1999 con la firma dell’accordo di pace di Lomè, dopo il quale un contingente delle Nazioni Unite si stabilì nel paese per sovraintendere il processo di disarmo.</p>
<p align="JUSTIFY">Padre Vittorio, un virtuoso missionario italiano che ho avuto la fortuna di conoscere nel mio viaggio in Sierra Leone, ci ha raccontato qualcosa in merito a quel periodo molto difficile. Lui, in quanto fedele di Dio, lottò in prima linea per la difesa dei civili e la liberazione di bambini soldato (pratica utilizzata dai ribelli durante la guerra)… per lo meno fino a quando non fu rapito. Per ben due volte, nel 1999 e poi nel 2000 con altri fratelli, fu rapito dal Ruf, il fronte dei rivoluzionari.</p>
<p align="JUSTIFY">Questi eventi non l’hanno mai abbattuto né ha mai desiderato di tornare in Italia, si considera un sierra leonese adottivo e non abbandonerà mai questa sua vocazione.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11346" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="946" height="547" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 946w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2-300x173.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2-768x444.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 946px) 100vw, 946px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11347" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="876" height="356" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 876w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3-300x122.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3-768x312.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 876px) 100vw, 876px" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Camminando per le strade di Kabala, il villaggio in cui mi trovavo, ho percepito la stanchezza di una popolazione che subito dopo la guerra civile ha dovuto affrontare anche un’altra guerra, quella contro l’ebola.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche su questo argomento Don Vittorio ci ha raccontato la sua vita da missionario che portava il riso ai malati, senza mai potersi avvicinare troppo, pregava con loro e il suo cuore non li ha mai abbandonati. Fu una vera e propria epidemia, morirono tanti fratelli e il divieto di contatto tra le persone appesantì ulteriormente il clima di disagio e paura in tutta la nazione. Il 30 luglio 2014 il governo della Sierra Leone dichiarò lo stato di emergenza e schierò le truppe del governo per mettere in quarantena i “punti caldi” dell’epidemia.</p>
<p align="JUSTIFY">All’inizio del mese di agosto a Freetown iniziarono le campagne per sensibilizzare la popolazione, mediante trasmissioni radiofoniche (molto utilizzate dalla popolazione) o attraverso gli altoparlanti delle automobili. Davanti ad ogni casa in cui viveva un malato di ebola vi erano almeno 2 soldati di controllo: chi portava cibo o preghiere non poteva avvicinarsi a meno di 5 metri dalla casa.</p>
<p align="JUSTIFY">L’epidemia di ebola provocò la morte di circa 4.000 persone; dopo la Libera, la Sierra Leone fu il secondo paese con il maggior numero di decessi. Finalmente il 17 marzo 2016 fu ufficialmente dichiarata “ebola free”.</p>
<p align="JUSTIFY">Durante tutto il mio soggiorno in Africa, il pensiero è sempre stato rivolto al passato di questa popolazione, al dolore patito dalle persone che ora mi stavano accogliendo nelle loro case. Guerra ed ebola ora non ci sono più ma il disagio e la povertà nella vita di queste persone è tangibile e, ancora una volta, grazie a loro sono tornata dall’Africa più ricca di forza, un’energia inspiegabile trasmessa da una popolazione che ne ha passate tante ma che presto tornerà a camminare con le proprie gambe.</p>
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		<title>&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: Hasta siempre!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2016 07:52:02 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per tutti quelli che hanno ancora nella mente un&#8217; idea romantica delle rivoluzioni, oggi è una giornata particolare.</p>
<p>E lo sapevamo che doveva capitare anche a lui.</p>
<p>Così , il 25 novembre 2016 è morto Fidel Castro.</p>
<p>Io credo che tanti compagni fossero arrabbiati con lui, disincantati.</p>
<p>Ma come non tenere conto di tutto quello che ha fatto? Nel bene e nel male.</p>
<p>Sì, anche nel male perché, diciamoci la verità, era un dittatore.</p>
<p>Ma ha anche cacciato via Fulgencio Batista e ha tenuto la fronte in alto davanti a ben 11 presidenti degli Stati Uniti. L’impero, la potenza degli Stati Uniti.</p>
<p>Noi messicani abbiamo sempre avuto una relazione di profonda amicizia col popolo cubano con alcuni momenti difficili, certo.</p>
<p>Come dimenticare l’episodio del “dopo pranzo te ne devi andare”.</p>
<p>Nel 2002, l’allora presidente del Messico, Vicente Fox Quesada, ospite di un vertice regionale cui avrebbero partecipato George Bush e Fidel Castro, aveva telefonato al leader cubano per chiedere di andarsene dopo pranzo per non importunare il presidente statunitense. Questione che finì con l’espulsione degli ambasciatori di entrambi i Paesi.</p>
<p>Le relazioni diplomatiche si sarebbero regolarizzate anni dopo sotto il mandato di Felipe Calderon Hinojosa.</p>
<p>In ogni caso l’amicizia che unisce il Messico e Cuba arriva da molto prima. Quando Fidel non era ancora Comandante en Jefe Revolucionario.</p>
<p>Fidel Castro arrivò in Messico nel mese di luglio 1955 su un aereo DC-6 da due motori. Era un volo commerciale, atterrò a Mérida prima e, dopo diverse soste, a Veracruz. Da lì viaggiò in autobus a Città del Messico.</p>
<p>Le sue impressioni sul Messico:</p>
<p>“Erano chiare due cose: l’orgoglio della rivoluzione e un senso di ostilità nei confronti degli Stati Uniti molto più grande di quello esistente a Cuba.<br />
Nonostante tutto quello che aveva fatto la rivoluzione messicana la maggioranza della popolazione viveva in povertà. Questo poteva essere visto ad occhio nudo. Le condizioni di vita erano dure, più dure di un operaio cubano in città o in campagna.</p>
<p>I messicani avevano le loro preoccupazioni quotidiane. E sicuramente non erano i problemi di Cuba. Inizialmente avevamo pensato di raccogliere fondi con la collaborazione della popolazione, ma non siamo riusciti a raccogliere tutti i soldi nè tutti gli uomini di cui avevamo bisogno.”</p>
<p>E aveva ragione, la nostra rivoluzione non aveva dato i frutti che la loro avrebbe dato.</p>
<p>Nonostante le difficoltà che ha trovato nei primi mesi di esilio nel mio Paese, Fidel è riuscito a preparare molto bene l’inizio della Revoluciòn Cubana.</p>
<p>Una sera, in una delle case di sicurezza dove vivevano i rivoluzionari cubani, gli hanno presentato un giovane argentino. Ernesto Guevara de la Serna. Il resto della storia la conosciamo tutti.</p>
<p>Chiamatemi come volete ma io scelgo, e forse sbaglio, di rimanere con quel Fidel . Con quello che ha fatto di Cuba un’isola dove tutte e tutti sapevano leggere e scrivere, dove la sanità era gratuita e dove la cultura ha sempre un posto in alto alle priorità.</p>
<p>Hasta siempre.</p>
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