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	<title>rotte Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La speranza non è reato</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 08:25:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="585" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1024x585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16625" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1024x585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-768x439.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1536x878.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>(Di Luigi Ciotti su Lavialibera)</p>



<p></p>



<h3>Il conflitto in Ucraina ha dimostrato che accoglienza e solidarietà sono possibili. Ora servono politiche che mettano in cima alle priorità la vita delle persone, senza fare alcuna distinzione tra i popoli che necessitano di aiuto</h3>



<p>La speranza non è reato. Non può essere reato sperare di migliorare le proprie condizioni di vita. Senza speranza non c’è vita ma soltanto sopravvivenza. E a volte neppure quella, quando la situazione intorno è fatta di guerra, carestia, persecuzioni e violenze. Eppure noi pretendiamo di decidere chi ha diritto di sperare, e chi no. Chi ha diritto di vivere, e chi no.<br>La&nbsp;<strong>guerra in Ucraina</strong>, una sciagurata aggressione militare che in poche settimane ha costretto milioni di persone a lasciare le proprie case per cercare salvezza oltre i confini del Paese, ha smascherato anni di propaganda sul tema dell’immigrazione. La risposta coesa dell’<strong>Europa</strong>&nbsp;nell’<strong>accogliere i profughi</strong>&nbsp;e la generosità delle popolazioni, a partire da quelle più prossime al conflitto, ha dimostrato ciò che alcuni sostenevano, inascoltati, da sempre: quando c’è la volontà politica di salvare vite, e mettere la vita umana al primo posto, tutto diventa possibile.&nbsp;</p>



<h3>Aiuti e oblio</h3>



<p>In un tempo veramente breve, la solidarietà nei confronti delle persone in fuga ha consentito di dare efficacia a norme rimaste a lungo sulla carta, di superare vincoli sanitari e burocratici che sembravano insormontabili, di trovare accordi economici e far dialogare pubblico e privati in vista di un migliore coordinamento. Soprattutto, ha messo a tacere chi era abituato a definire “<strong>emergenza</strong>” l’arrivo, ogni anno, di poche migliaia di disperati attraverso le&nbsp;<strong>rotte pericolose del Mediterraneo o dei Balcani</strong>. Poiché si è visto che, anche di fronte a numeri ben maggiori, è possibile trovare spazi e costruire condizioni di accoglienza dignitose.</p>



<p>È partita allora la gara dei distinguo, delle classifiche di cosa è più guerra, di&nbsp;<strong>chi è più profugo</strong>, di quali situazioni sono disperate davvero e meritano la nostra mobilitazione. E poi, magia, si è smesso semplicemente di parlarne, come del resto è molto calata l’attenzione sul conflitto ucraino, non diversamente da quanto accaduto a&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-schede-704-infografica_guerre_conflitti_mondo?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti gli altri conflitti che pure continuano a provocare morte e devastazione nel mondo</a>.</p>



<p>Intanto, i disperati cui si nega il diritto di sperare non hanno smesso di affrontare le&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-tag-8-flussi_migratori?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rotte di morte del mare e dei monti</a>, trovando sempre le stesse porte chiuse, le stesse leggi selettive, la stessa disumanità. Di fronte a famiglie che con dedizione hanno accolto donne e bambini, investendo spazi privati, soldi e cuore. Di fronte ad associazioni che hanno messo in gioco le loro risorse sempre scarse, pur di rispondere al bisogno di protezione dei più fragili. Di fronte a un&nbsp;<strong>sistema scolastico</strong>&nbsp;che immediatamente si è attivato per far sentire a casa i piccoli arrivati col trauma della guerra, non è mancato chi ha speculato e ha visto nell’accoglienza un’occasione di tornaconto personale, a livello economico e di immagine. Così, se prima si monetizzava consenso sulla paura dei profughi, subito dopo lo stesso consenso si è monetizzato su&nbsp;<strong>una frettolosa pietà&nbsp;</strong>nei loro confronti. Quanta ipocrisia e quanto cinismo, mascherati da solidarietà.</p>



<h3>L’esercito dei profittatori</h3>



<p>Sperare non è reato, ma c’è chi auspica che lo diventi. Mentre scrivo questo articolo, tornano alla ribalta proposte già rivelatesi fallimentari in passato: blocchi navali,&nbsp;<strong>decreti sicurezza</strong>, respingimenti. E intanto governi illiberali – come&nbsp;<strong>Turchia</strong>,&nbsp;<strong>Egitto</strong>,&nbsp;<strong>Libia</strong>&nbsp;– riescono a condizionare gli equilibri internazionali, mercificando la speranza dei diseredati e la paura di chi vede a rischio i propri privilegi. Tengono in ostaggio migliaia di esseri umani che l’<strong>Europa non vuole&nbsp;</strong>e in cambio di questo “favore” pretendono soldi e la libertà di reprimere qualsiasi opposizione interna.&nbsp;</p>



<p>Sperare non è reato, ma su quella speranza quanti reati si compiono! Dai<a href="https://lavialibera.it/it-schede-200-com_e_fatto_un_trafficante_di_migranti?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;trafficanti di esseri umani&nbsp;</a>ai caporali, dai gestori corrotti dei meccanismi di accoglienza ai politici che usano il tema come un’arma elettorale. Il tutto a scapito di chi si muove onestamente per salvare vite e costruire&nbsp;<strong>opportunità durevoli</strong>, rispettose dei bisogni, dei legami e delle aspirazioni della gente.<br>Sperare non è reato, e noi continuiamo a sperare che questo concetto sacrosanto venga tradotto in politiche lungimiranti e leggi che guardano altrettanto lontano. Non è solo un problema di immigrazione, del resto.</p>



<h3>Un racconto distorto</h3>



<p>Pensiamo alle norme sullo&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-schede-459-ius_soli?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ius soli&nbsp;</a>– delle quali&nbsp;<em>lavialibera</em>&nbsp;si è occupata qualche numero fa – che non riguardano persone migranti ma&nbsp;<strong>giovani nati qui, italiani di fatto</strong>.&nbsp;Pensiamo alle sacche di povertà e illegalità in cui vengono lasciate campare comunità di diversa origine: dagli insediamenti informali di famiglie rom alle baraccopoli dei<a href="https://lavialibera.it/it-schede-235-migranti_sfruttamento_caporalato_straberry_startup_milano?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;lavoratori stagionali</a>, come se fossero realtà extraterritoriali, fuori dalla nostra giurisdizione, e dove si interviene, se si interviene, perlopiù in maniera repressiva.<br>Pensiamo anche solo al diverso taglio che viene dato alle notizie, specie quelle tragiche: quando a morire in un incidente è un agiato turista straniero oppure uno straniero immigrato, quando a compiere un delitto è un italiano contro uno straniero o viceversa. Il&nbsp;<strong>razzismo strisciante</strong>&nbsp;che detta i titoli dei giornali in molti casi è lo stesso razzismo applicato ai flussi migratori o alle politiche di integrazione: tu sì e tu no,<strong>&nbsp;tu mi somigli</strong>&nbsp;mentre a te non voglio correre il rischio di somigliare mai.<br>La speranza non è&nbsp;reato, mentre sarebbe da introdurre il reato di “<strong>selezione delle speranze</strong>”. La presunzione che abbiamo di definire il grado di felicità e pienezza a cui può aspirare ciascuna vita, in base al luogo di nascita e alla cultura di appartenenza.&nbsp; Non lasciamo che su questo come su altri temi a fare la differenza sia l’indifferenza.</p>
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		<title>Sea Watch e non solo: testimonianza di una giornalista-attivista</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 09:39:24 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12718" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1199w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Anna Polo (da www.pressenza.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>Mentre scrivo la drammatica vicenda dei migranti salvati dalla Sea Watch e rimasti bloccati per quasi due settimane in mare nell’ennesimo, cinico braccio di ferro tra Italia e resto d’Europa non si è ancora conclusa, ma avendola seguita con passione mi sento di sottolinearne alcuni aspetti che vanno al di là della cronaca in continua evoluzione.</p>



<p>La campagna di criminalizzazione della solidarietà verso i migranti va avanti ormai da oltre due anni – e non solo in Italia. A ogni nuovo episodio si ha l’impressione di aver toccato il fondo e invece succede qualcosa di ancora più impensabile e ignobile. E non solo nei fatti – migliaia di persone torturate, stuprate e vendute in Libia e quando riescono a scappare da quell’inferno lasciate annegare nel Mediterraneo, altre migliaia ammassate nei campi profughi lungo la rotta balcanica, per non parlare di chi muore nel tentativo di attraversare il blindatissimo confine tra Messico e Stati Uniti – ma anche nei termini usati, nei discorsi sempre più deliranti, volgari, sessisti e violenti e nelle bugie spudorate e senza fine.</p>



<p>Giorgia Meloni propone di affondare la Sea Watch, Salvini la definisce da giorni “nave pirata”, liquida sprezzante la sua capitana Carola Rakete come una “sbruffoncella che fa politica sulla pelle dei migranti” (e lui no?), dichiara “possono restare lì fino a Natale”, invoca la “sacra difesa dei confini della patria”, manco fossimo in guerra, dichiara “mi sono rotto le palle”, come se fosse al bar e ripete ossessivo l’assurdità delle Ong complici degli scafisti. Il proclama bellicoso “Non sbarcheranno mai!” poi sembra più la sparata da gradasso di un comandante che arringa le sue truppe che una dichiarazione realistica (alla fine i migranti salvati sbarcano sempre, ma dopo un’attesa crudele e del tutto inutile).</p>



<p>Il contrasto tra questo linguaggio indegno di un ministro della Repubblica (per fortuna la Meloni non lo è) e le dichiarazioni pacate e coraggiose della capitana della Sea Watch non potrebbe essere più grande: là dove Salvini fa il forte con i deboli, dicendosi pronto a “schierare la forza pubblica” contro persone stremate e vulnerabili, Carola Rakete afferma con semplicità: “So cosa rischio, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”. E il rischio non è da poco, in base al decreto sicurezza appena approvato dal governo: multa fino a 50.000 euro, confisca della nave e incriminazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Eppure, come tutti i Giusti che a cominciare da Antigone nel corso della storia hanno scelto di disobbedire alle leggi inique, nelle sue parole si sente la coerenza di chi mette la salvezza di altri esseri umani al di sopra di tutto, anche con un grande rischio personale.</p>



<p>E’ proprio questo che alla fine alimenta la speranza: chi aiuta e salva i migranti rappresenta oggi l’avanguardia di un’umanità che non vuole arrendersi a politiche brutali, ma tanti altri si stanno unendo a quella che per ora è una minoranza – è vero, inutile negarlo – ma che non lo resterà a lungo. E in questo senso il compito di “verità e giustizia” degli attivisti, dei giornalisti e di chi, come me, è un po’ tutte e due le cose è irrinunciabile e fondamentale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/grazie-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-876775"/></figure></div>



<p>Disegno di&nbsp;Francesco Piobbichi,&nbsp; attivista di Mediterranean Hope e membro del Forum Lampedusa Solidale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-877100"/></figure></div>
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		<title>Campagna #IOACCOLGO</title>
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<p>

20 GIUGNO &#8211; GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="620" height="375" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12707" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/unnamed-300x181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p><strong>Ad ogni balcone la coperta termica simbolo della Campagna #IoAccolgo<br>Dibattiti, testimonianze, musica, film e altre iniziative in tante città</strong></p>



<p>In occasione del 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato, la Campagna #IoAccolgo rivolge a tutti/e l’invito a stendere al proprio balcone <strong>una coperta termica</strong>, quelle che vengono usate per proteggere i naufraghi tratti in salvo e che rappresenta l’oggetto simbolo di #IoAccolgo.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>aderisce e divulga l&#8217;appello della Campagna #IOACCOLGO</p>



<p>La scorsa settimana è stata presentata alla stampa la Campagna promossa da 46 organizzazioni sociali, con lo scopo di dare voce e visibilità non solo a tutte quelle esperienze di solidarietà e accoglienza diffuse in ogni zona d’Italia, di cui si sa troppo poco ma anche ai tanti cittadini che condividono questi valori e che vogliono esprimere il proprio dissenso rispetto alla chiusura dei porti, alla legislazione e alle politiche anti-immigrati.<br>Le foto del flash mob a Piazza di Spagna, con la scalinata ricoperta dell’oro delle coperte, ha fatto il giro del mondo e ormai la coperta dorata viene associata nell’immaginario collettivo all’accoglienza, all’uguaglianza e alla solidarietà.</p>



<p>Sono migliaia le esperienze diverse che la Campagna vuole mettere in rete, perché vengano condivise e riprodotte, perché finalmente vengano conosciute, se ne dia notizia, l’opinione pubblica ne prenda consapevolezza.<br>In questi pochi giorni tante sono le nuove adesioni arrivate, le iniziative promosse e molti comitati locali si sono formati nei territori.</p>



<p>Stendere le coperte termiche ai balconi non sarà l’unica azione che caratterizzerà quella Giornata. In tutta Italia sono state organizzati eventi che, con modalità diverse, si collegheranno alla Campagna per ribadire che i diritti o sono uguali per tutti o non sono, che i porti devono essere aperti, che dev’essere potenziato, e non smantellato, un sistema organizzato d’accoglienza e integrazione.</p>



<p><strong>Sul sito della Campagna (<a href="http://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/0qBdNt_2sJapHqv7ED008Ege2cm6nEJWPKvX_t1x21BurZHOmTN6TjJkJIVlG_ottWurYuJGP_KMXQNjKz3kTiQ5RKEd9mvostOZmIXLA5kluBUDchsmceFfuLgOBZQShvzf-WbI8S2R7uC9B-NjM178B2gazA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ioaccolgo.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</strong>&nbsp;il Manifesto sottoscritto dai promotori e tutte le informazioni utili.<br>Sulla pagina FB le foto, i video, le testimonianze, gli appuntamenti.

</p>
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		<title>Il vertice a Bruxelles sui migranti. L&#8217;accordo durante la scorsa notte</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 07:49:09 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, dopo una riunione-fiume durata più di 13 ore tra liti e bozze d&#8217;intesa risistemate in continuazione, scrive su Twitter: &#8220;&#8221;I 28 leader hanno trovato un accordo sulle conclusioni del consiglio europeo, inclusa l&#8217;immigrazione&#8221;.<br />
Lo spiraglio arriva al termine di un braccio di ferro durato un giorno intero. E dopo che Conte aveva minacciato di mettere il veto per bloccare le conclusioni del vertice europeo, senza un accordo sugli sbarchi.  Il premier italiano si ritiene soddisfatto e afferma: &#8220;Da questo Consiglio esce un&#8217;Europa più responsabile e solidale, l&#8217;Italia non è più sola&#8221;. E sulla eventualità che l&#8217;Italia realizzi sul suo territorio dei centri di accoglienza per i migranti su base volontaria previsti dall&#8217;accordo raggiunto al Consiglio Ue, il capo del governo prende tempo: &#8220;E&#8217; una decisione che ci riserveremo di prendere, è una decisione collegiale ma non siamo invitati a farlo&#8221;.</p>
<p>Secondo le conclusioni del vertice si evince &#8220;che tutte le navi che attraversano il Mediterraneo, quindi anche le Ong, devono rispettare le leggi e non devono interferire con le operazioni della Guardia costiera libica&#8221;, spiega Conte aggiungendo che &#8220;è passato il principio che il tema della gestione dei flussi deve essere affrontato secondo un approccio più integrato che riguarda la dimensione esterna, quella interna e il controllo delle frontiere&#8221;. Si afferma anche il principio, secondo Conte, che &#8220;chi arriva in Italia, arriva in Europa&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10926 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="330" height="135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 978w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e-300x123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e-768x314.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /></a></p>
<p>Conte aggiunge: &#8220;si è finalmente affermato il principio del rifinanziamento del fondo fiduciario per l&#8217;Africa che ci torna particolarmente utile per le rotte dei migranti nordafricani&#8221; e si sottolinea che vengano &#8220;intensificati i rapporti e gli accordi con i paesi di origine e transito dei migranti&#8221;.</p>
<p>&#8220;Molti predicevano un mancato accordo o il trionfo di soluzioni nazionali, questa sera abbiamo trovato soluzioni europee&#8221;, ha aggiunto Macron. Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel smorza gli entusiasmi:  &#8220;Dopo un&#8217;intensa discussione sul tema più difficile per l&#8217;Unione europea, cioè le migrazioni, il fatto di aver concordato un testo comune è un buon segnale&#8221;, ma &#8220;abbiamo ancora molto lavoro da fare per superare le divisioni&#8221;.<br />
Dai Paesi dell’Est il commento è stato: &#8220;Siamo molto compiaciuti&#8221;,  come ha detto il premier polacco Mateusz Morawiecki, lasciando il Consiglio europeo, annunciando che ha prevalso il &#8220;carattere volontario&#8221; nel documento.</p>
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		<title>RIFestival Bologna. Il sacrificio dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 08:03:52 +0000</pubDate>
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<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ha seguito il RIFestival, il Festival di Antropologia quest&#8217;anno dedicato al tema delle migrazioni e che si è tenuto a Bologna dal 20 al 22 aprile. Organizzato dagli studenti dell&#8217;Università del capoluogo, ragazze e ragazzi motivati, impegnati, preparati e molto gentili!</p>
<p>Vi proponiamo l&#8217;ascolto di un primo seminario intitolato: &#8220;Il sacrificio dei diritti umani&#8221;, alla presenza di C. Sami ,direttore comunicazioni con incarico di portavoce per il Sud Europa dell&#8217;<a href="https://www.unhcr.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati</a> (UNHCR),  N. Zorzella Avvocata del Foro di Bologna, è esperta in diritto amministrativo, diritto dell&#8217;immigrazione e dell’asilo e diritto antidiscriminatorio, T. Casadei, Prof. di Filosofia del diritto presso l&#8217;Università dio Modena e Reggio Emilia.</p>
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<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-10594-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/210504_003-1.mp3?_=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" /><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/210504_003-1.mp3?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/210504_003-1.mp3?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></audio></p>
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		<title>Profughi, &#8220;ho perso mio figlio&#8221;: il muro online della Croce Rossa per rintracciare i dispersi</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 07:01:55 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Zita Dazzi (repubblica.it) <strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E&#8217; un muro (fisico ma anche informatico) dove sono affisse le facce degli &#8216;scomparsi&#8217;, quello che la Croce rossa ha realizzato, ad esempio, nel campo di Bresso (Milano), per aiutare i profughi a rintracciare i parenti persi durante il viaggio della fortuna. Un muro di foto di carta, appese nei vari centri di accoglienza, nelle stazioni e negli altri luoghi frequentati dai rifugiati. Ma anche foto online come quelle del progetto &#8216;Trace the face&#8217; che ha pubblicato finora 1700 fotografie in tutta Europa. Tutte foto di persone sparite durante la traversata del Mediterraneo o durante le concitate operazioni di salvataggio in mare, dopo lo sbarco sulle coste italiane, oppure, ancora, durante le procedure di identificazione e smistamento nei vari centri d&#8217;accoglienza italiani ed europei.</strong></p>
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<p>Ci sono padri che hanno perso i figli, bambini che non trovano più le madri, fratelli che si sono persi di vista, anziani spariti nel nulla. Il personale della Croce Rossa sta spiegando senza sosta a Milano come funziona questo nuovo servizio che non è ancora molto conosciuto (martedì alle 18.30, a Miano, in via Pucci 7, c&#8217;è il primo di tre incontri sul tema). Qualcuno tra coloro che mancano all&#8217;appello, probabilmente sarà morto, altri, invece, saranno sani e salvi, ma in un luogo da dove non hanno avuto più la possibilità di dare notizie di sé e di comunicare con i parenti, forse a torto ritenuti morti. Di sicuro, nelle tappe intermedie di questi lunghi viaggi della speranza, c&#8217;è invece tanta disperazione, perché quando oltre alla patria, si perde un congiunto, il senso di solitudine e di fallimento diventa devastante. E&#8217; molto frequente anche alla stazione Centrale di Milano imbattersi in profughi disperati e piangenti perché hanno perso i genitori, i figli, i fratelli, durante le operazioni di salvataggio in mare o dopo, negli smistamenti organizzati dal Viminale per non lasciare tutto il peso degli sbarchi sulle regioni del sud.</p>
<p>Croce Rossa ha quindi lanciato un progetto internazionale per aiutare i migranti che hanno perso i familiari durante il viaggio di cercare loro notizie e se possibile di raggiungerli. Le foto dei &#8216;missing&#8217; sono sia sulla pagina web del progetto, sia fisicamente nei luoghi d&#8217;accoglienza. Fra questi il grande l&#8217;hub di Bresso, periferia nord di Milano, gestito dalla Croce Rossa, dove la prefettura ha accolto 12mila persone in due anni, migranti che hanno raggiunto l&#8217;Italia da diversi Paesi dell’Africa subsahariana, Eritrea, Somalia, Egitto, Pakistan, Afghanistan, Siria, Iraq, Bangladesh e altre nazioni.</p>
<p>Per ritrovare le persone scomparse la Croce Rossa ha sviluppato anche una rete di volontari che presidiano le zone di confine, le stazioni ferroviarie o tutti quei luoghi di grandi assembramenti per permettere di denunciare subito la scomparsa di un proprio familiare. Sui poster e sul sito del progetto &#8216;Trace the face&#8217; vengono pubblicate unicamente l&#8217;immagine del volto e la natura del legame familiare (madre, figlio, fratello, eccetera) con la persona che si sta cercando. Rimangono riservate tutte le informazioni sensibili che potrebbero mettere a rischio la persona che si sta cercando o quella che ricerca un familiare: molti infatti sono dovuti scappare dai loro Paesi di provenienza perché oppositori politici dei regimi. Quindi sulle foto della Croce Rossa non c&#8217;è il nome, il cognome e la località in cui ci si trova: chi è interessato deve contattare il personale per sapere dove trovare il proprio caro.</p>
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<h1 class="inline-video-title">Profughi, &#8220;rintraccia la faccia&#8221;: lo spot della Croce Rossa per trovare i dispersi</h1>
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<p>In Italia, nei primi otto mesi del 2016, sono state pubblicate le foto di 122 persone arrivate aterra ma mai più rintracciate dai parenti migranti in altri Paesi Ue. Altrettante sono state le foto pubblicate di persone che forse si trovano in altre nazioni europee e che sono richiesti dai familiari che invece hanno fatto domanda d&#8217;asilo in Italia. Sono già 27 i ricongiungimenti che è stato possibile fare grazie a questa iniziativa, di cui in questi giorni è in corso un lancio promozionale e pubblicitario, dato che il servizio non è ancora molto noto.</p></div>
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