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	<title>sanità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>AMSI: su un totale di 47.600 medici stranieri, in Italia ci sono circa 24 mila medici specialisti</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 08:05:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p><strong>AMSI: SU UN TOTALE DI 47.600 MEDICI&nbsp;STRANIERI, IN ITALIA CI SONO CIRCA 24 MILA MEDICI SPECIALISTI (DI CUI 10 MILA CON SPECIALIZZAZIONE ITALIANA E 14 MILA SPECIALISTI GIA’ ALL&#8217;ESTERO). OLTRE IL 75% NON LAVORA NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>Aodi: “Italia della sanità in emergenza: da una parte l’irrisolta carenza di specialisti italiani (ecco i nostri dati aggiornati sulla carenza), dall’altra gli specialisti stranieri sono palesemente ostacolati nella loro carriera da numerose criticità. L’Europa ci supera in lungo e in largo come opportunità di carriera e retribuzioni. Servono riforme concrete”</strong></p>



<p>ROMA 6 AGO 2025 &#8211; L’Italia vive una doppia emergenza: da un lato la carenza di medici specialisti italiani, dall’altro la difficoltà di integrare appieno i medici specialisti di origine straniera già presenti e formati. Secondo le stime&nbsp;di AMSI,&nbsp;ASSOCIAZIONE MEDICI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA, su circa&nbsp;47.600 medici stranieri in attività, circa&nbsp;24 mila&nbsp;sono specialisti di cui 10 mila specialisti in Italia e 14 mila specialisti già all&#8217;estero. Un numero di certo insufficiente a colmare il vuoto lasciato dai colleghi italiani, nonostante la loro professionalità e la loro presenza in reparti strategici. Perché sono così pochi? C’è una ragione di fondo? Partiamo dall’inizio.&nbsp;</p>



<p><strong>Specialisti italiani insufficienti, reparti sotto pressione</strong></p>



<p>Più del 50% dei medici italiani ha più di 55 anni, e molte specialità soffrono di un ricambio generazionale inadeguato. In discipline come&nbsp;medicina d’urgenza, anestesia, pediatria e radiologia, la carenza media supera il&nbsp;20-25% del fabbisogno reale. Nei pronto soccorso, in alcune regioni, la voragine di specialisti italiani arriva a sfiorare il&nbsp;40%, con turni spesso sostenuti da personale a contratto o in libera professione.</p>



<p><strong>Specialisti stranieri in Italia: pochi e ostacolati</strong></p>



<p>I medici specialisti stranieri operano soprattutto in reparti chiave:&nbsp;chirurgia generale, ortopedia, fisiatria, ginecologia ,medicina generale anestesia e rianimazione, radiologia, pediatria ed emergenza-urgenza. Le nazionalità più rappresentate sono da noi sono i paesi arabi africani, i paesi dell&#8217;est e del sud America e in particolare principalmente: palestinesi, giordani, libanesi, siriani, argentini, cubani, africani del Camerun e del Congo. Quelli specialisti in Italia invece provengono da Romania, Albania, Egitto, Tunisia, Moldavia e dal Sud America (quelli già specialisti nei loro paesi di origine).</p>



<p>Nonostante la loro competenza, oltre il&nbsp;75% dei medici specialisti stranieri lavora in libera professione, a causa di&nbsp;barriere burocratiche&nbsp;come l’obbligo di cittadinanza nei concorsi e procedure lente di riconoscimento dei titoli. Questo frena la loro piena integrazione nel sistema sanitario pubblico, privando ospedali e servizi territoriali di risorse preziose.</p>



<p><strong>Europa decisamente più avanti: integrazione rapida, meno burocrazia, stipendi che superano il doppio i nostri</strong></p>



<p>In Europa la situazione è diversa: la media di medici specialisti stranieri sul totale è superiore al&nbsp;15%, con picchi del 25-30% in&nbsp;Germania e Regno Unito. Qui i professionisti vengono inseriti più rapidamente grazie a procedure snelle e contratti stabili, colmando i vuoti in specialità carenti. La Francia, con circa il 12% di medici stranieri, utilizza questi professionisti soprattutto in aree rurali e reparti con alta domanda.</p>



<p><strong>Il caso Veneto e l’impegno della Regione per l’inserimento dei professionisti stranieri&nbsp;</strong></p>



<p>Il Veneto è la prima Regione italiana ad avvalersi della possibilità, prevista fino al 2027 dal decreto Cura Italia, di impiegare medici stranieri con specializzazione conseguita all’estero ma non ancora riconosciuta in Italia. La misura, motivata dall’emergenza di copertura dei turni nei pronto soccorso e nei reparti più in sofferenza, ha suscitato forti critiche da parte di ordini professionali e sindacati, che la definiscono una soluzione “creativa” e priva di adeguate garanzie per law sicurezza dei pazienti.</p>



<p>In questo contesto, ecco l’intervento del&nbsp;<strong>Prof. Foad Aodi, presidente AMSI, presidente Umem (Unione Medica Euromediterranea), presidente Movimento Uniti per Unire, nonché medico, giornalista internazionale ed esperto in salute globale, Direttore dell’AISC, Agenzia Mondiale Britannica Informazione Senza Confini, membro del Registro Esperti FNOMCEO e 4 volte consigliere dell&#8217;OMCeO di Roma e docente dell’Università di Tor Vergata.).&nbsp;</strong></p>



<p>Aodi sottolinea la necessità di un approccio equilibrato: riconoscere il valore dei professionisti già presenti in Italia, ma al tempo stesso adottare procedure rigorose di verifica delle competenze e dei titoli, per trasformare un provvedimento emergenziale in una strategia strutturale di integrazione.</p>



<p><strong>Aodi: «Il Veneto apre una strada, ma servono garanzie e rispetto per chi è già in Italia»</strong></p>



<p>«Da un lato – afferma Foad Aodi, presidente di AMSI, l’Associazione dei medici di origine straniera in Italia – la decisione del Veneto apre per la prima volta un percorso di inserimento per professionisti stranieri già presenti sul territorio, anche senza riconoscimento formale dei titoli. Un segnale importante che, se gestito correttamente, può rappresentare una svolta. Ma attenzione: servono criteri rigorosi e rispetto per le competenze reali».</p>



<p>Aodi evidenzia che non tutti i percorsi di specializzazione esteri sono sovrapponibili a quelli italiani: «La pediatria in Ucraina dura due anni, la chirurgia plastica in Brasile tre. Le differenze nei percorsi formativi sono sostanziali e vanno verificate caso per caso. La legge è generale, ma ogni singola storia professionale merita un’analisi approfondita».</p>



<p>In Italia sono già presenti migliaia di medici stranieri specializzati all’estero ma non ancora riconosciuti: «Si tratta di professionisti formati nella seconda, terza e quarta fase migratoria – prosegue Aodi – Paesi dell’Est, Nord Africa, Medio Oriente. Molti di loro lavorano da anni nei reparti più critici, ma sono fermi a causa della burocrazia».</p>



<p><strong>La proposta: valorizzare chi ha esperienza concreta</strong></p>



<p>Aodi rilancia una proposta concreta: «Tra i nostri iscritti ci sono centinaia di medici italiani e di origine straniera che hanno maturato&nbsp;oltre cinque anni di esperienza nella stessa branca specialistica, pur senza una specializzazione universitaria. È una risorsa che può essere valorizzata se documentata e verificata dai direttori sanitari e generali delle strutture dove hanno lavorato. In molti paesi – dall’America Latina all’Asia – l’esperienza clinica vale quanto un titolo».</p>



<p>Secondo Aodi, per affrontare la grave carenza di specialisti, soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti ad alta intensità, occorre guardare alle competenze realmente acquisite: «L’esperienza conta, e va affiancata a percorsi seri di verifica dei titoli e della lingua. Bisogna distinguere tra improvvisazione e reale integrazione professionale. La cura del paziente deve restare al centro».</p>



<p><strong>I rapporti con gli ordini: «Servono dialogo e coraggio»</strong></p>



<p>Aodi critica la reazione negativa di sindacati e ordini: «Ogni volta che si propone un’apertura ai medici stranieri, si alzano barricate. Invece non abbiamo mai sentito una proposta costruttiva. Solo la Federazione nazionale degli infermieri e quella dei podologi hanno avviato un dialogo aperto con noi per valorizzare le competenze e affrontare insieme le criticità: lingua, iscrizione, formazione continua».&nbsp;</p>



<p>Infine, un richiamo al passato: «Fino a pochi anni fa – ricorda Aodi – AMSI dialogava direttamente con gli ordini professionali, con un clima di apertura e rispetto. Oggi sembra che ogni proposta venga respinta in blocco. Ma&nbsp;il problema non è solo la scarsità di specialisti: è la mancanza di volontà politica di risolverlo in modo strutturale.Non si tratta di scegliere tra italiani e stranieri, ma di costruire una sanità che integri chi è già qui, con competenza e trasparenza».&nbsp;</p>



<p><strong>Regioni con maggiore carenza di specialisti</strong></p>



<p>Al sud e in molte regioni del Centro‑Nord il sistema sanitario è sull’orlo del collasso per la mancanza di medici specialisti. In Calabria circa il&nbsp;28% dei medici attivi raggiungerà l’età pensionabile nei prossimi anni, senza ricambio adeguato. La Liguria è tra le regioni più vulnerabili, con una delle percentuali più alte di medici over 55 e una formazione specialistica che non riesce a compensare l’esodo generazionale. Anche il Veneto e la Lombardia vedono vuoti rilevanti: fino al&nbsp;25–30% dei posti vacanti&nbsp;in discipline come emergenza-urgenza e anestesia. In diverse regioni del Sud (escluse solo Puglia e Sicilia) le falle arrivano a superare la media nazionale, rendendo urgente una programmazione mirata.</p>



<p><strong>Regioni con maggiore presenza di specialisti stranieri</strong></p>



<p>Le regioni con la maggiore presenza di specialisti stranieri coincidono in gran parte con quelle a più alta concentrazione di popolazione straniera residente. La Lombardia si distingue nettamente, ospitando la quota più elevata del totale nazionale:&nbsp;oltre il 12% degli specialisti&nbsp;stranieri in Italia lavora nelle strutture lombarde. Seguono Emilia‑Romagna, Veneto e Lazio, dove la presenza straniera è superiore al&nbsp;10‑13%&nbsp;e diventa cruciale nei reparti più colpiti dalla carenza italiana. In particolare, nelle grandi città come Milano e Roma gli specialisti stranieri rappresentano una componente essenziale nella copertura delle branche critiche.</p>



<p><strong>Aodi: “Semplificare, aprire i concorsi e trattenere chi già lavora qui e facilitare ingresso di nuove leve. No a discriminazioni e pregiudizi”</strong></p>



<p>«Non possiamo più permetterci un sistema che da un lato soffre la carenza di specialisti italiani e dall’altro tiene in panchina quelli stranieri che già lavorano nei nostri ospedali – dichiara il presidente AMSI – che potrebbero rappresentare, con le loro competenze, una soluzione importare per i nostri deficit. Serve&nbsp;eliminare l’obbligo di cittadinanza nei concorsi, velocizzare il&nbsp;riconoscimento dei titoli, e dare&nbsp;accesso prioritario ai concorsi a chi opera in Italia da almeno 5 anni. Così potremo trattenere chi già lavora con noi e attrarre nuove competenze. Altrimenti, con le offerte che arrivano da Germania, Regno Unito, Belgio, Olanda e Paesi del Golfo, rischiamo di perdere anche chi è già qui».</p>



<p><strong>Proposte AMSI</strong></p>



<p><strong>• Abolire l’obbligo di cittadinanza nei concorsi pubblici</strong></p>



<p><strong>• Riconoscimento rapido dei titoli esteri</strong></p>



<p><strong>• Accesso prioritario ai concorsi per chi lavora in Italia da almeno 5 anni</strong></p>



<p><strong>• Contratti pubblici stabili e incentivi economici per trattenere i professionisti stranieri</strong></p>



<p><strong>• Coordinamento nazionale per un censimento dei fabbisogno dei specialisti e professionisti della sanità in Italia e quali specialisti e sanitari in particolare.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Per completare le informazioni, abbiamo indicato il numero degli specialisti con titolo conseguito in Italia e quello con titolo ottenuto all’estero: rispettivamente 10 mila e 14 mila professionisti.</strong></p>



<p><strong>Per quanto riguarda le fasi migratorie, la maggioranza degli specialisti in Italia proviene dalla prima fase, caratterizzata dall’arrivo di studenti stranieri. Le altre quote si distribuiscono tra:</strong></p>



<p><strong>• la seconda fase, dopo la caduta del Muro di Berlino, con l’arrivo di professionisti dai Paesi dell’Est;</strong></p>



<p><strong>• la terza fase, legata alla Primavera Araba;</strong></p>



<p><strong>• la quarta fase, avviata durante la pandemia.</strong></p>



<p>In merito alla collaborazione istituzionale, ricordiamo il periodo delle presidenze Melidandri e Del Barone all’interno della FNOMCeO e ordini dei medici, con cui, per la prima volta in Italia, abbiamo avviato un dialogo strutturato per i medici e i professionisti della sanità di origine straniera. In quell’occasione è stata istituita una collaborazione proficua, che auspichiamo possa essere ripresa anche dagli attuali esponenti, anziché chiudere la porta all’AMSI e al suo consiglio direttivo. Non siamo solo numeri o usa e getta.&nbsp;</p>



<p><strong>Riepilogo dei dati (AMSI 31 LUGLIO 2025)</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI STRANIERI IN ITALIA: 24MILA SU UN TOTALE DI 47.600</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI IN EUROPA: SUPERA IN MEDIA DEL 15% I NUMERI ITALIANI CON PICCHI DEL 25-30%</strong></p>



<p><strong>RETRIBUZIONI: IN GERMANIA, OLANDA, BELGIO, REGNO UNITO, PER I MEDICI SPECIALISTI STRANIERI SUPERANO DEL DOPPIO I NOSTRI. IN SVIZZERA, NORD EUROPA, PAESI DEL GOLFO ANCHE IL TRIPLO E IL QUADRUPLO.</strong></p>



<p><strong>FUGHE: ENTRO IL 2027 RISCHIAMO DI PERDERE IL 30% DI QUESTI PROFESSIONISTI STRANIERI ATTRATTI DALL’ESTERO E DA NOI INSERITI SOLO AL 25% NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>In Italia i medici totali sono circa 250.000. I medici stranieri sono 47.600, di cui circa 24 mila specialisti. Operano soprattutto in anestesia, radiologia, pediatria, ginecologia, chirurgia generale, fisiatria, ortopedia, medicina generale ed emergenza-urgenza. Più del 75% lavora in libera professione per ostacoli burocratici e limitazioni nei concorsi. In Europa la quota di specialisti stranieri è oltre il 15%, con Paesi come Germania e Regno Unito che superano il 25-30%. L’Italia rischia di rimanere indietro se non rimuove le barriere che oggi impediscono di valorizzare e trattenere queste competenze.</strong></p>
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		<title>Diario di sopravvivenza nella Striscia di Gaza: la testimonianza di Hussain</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 09:05:40 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Camilla Mercadante</p>



<p>Vive a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. Si chiama Hussain, ha 29 anni, e oggi condivide una tenda con dieci persone:<br>i suoi genitori, i fratelli, la moglie di uno di loro e due bambinə.<br>Prima della guerra, ciascun nucleo familiare aveva una casa propria. Attualmente, invece, vivono tuttə insieme nella fame e nel<br>dolore, sospesə tra le macerie del presente e l’attesa di una vita diversa, degna del suo nome.<br>Ho conosciuto Hussain per caso, su Instagram, grazie a un post in cui chiedeva aiuto per la sua famiglia. Comunicare non è stato<br>semplice: le barriere linguistiche, la delicatezza dell’argomento, la paura di risultare invasiva in un momento così tragico. Eppure,<br>sebbene con qualche esitazione, si è fidato di me. Mi ha raccontato il suo quotidiano sotto le bombe, i sogni spezzati e la speranza &#8211; <br>ancora viva &#8211; di ritrovare la pace perduta.<br>Mentre raccoglievo le sue risposte, sentivo le lacrime salire agli occhi. È difficile restare neutrə &#8211; e ancora di più restare inermi &#8211; <br>quando davanti a te c’è qualcunə che ha perso tutto: la casa, il lavoro, la salute, ə parenti. E continua comunque a parlarti con rispetto, con gentilezza. Quasi scusandosi di dare fastidio.</p>



<p>Perché vivete tuttə insieme?</p>



<p><br>“All’inizio ogni famiglia aveva la propria casa, ma adesso le nostre abitazioni sono state completamente distrutte dalla guerra e ci siamo rifugiatə nelle tende.”</p>



<p>Come vivevate prima dell’attuale conflitto tra Israele e Gaza?</p>



<p><br>So che purtroppo non è la prima volta che la Striscia di Gaza viene colpita, ma questa guerra &#8211; guidata dal governo di Netanyahu &#8211; è stata definita da molte organizzazioni internazionali come un possibile genocidio. </p>



<p>Secondo te, la vita era migliore, uguale o peggiore prima del 7 ottobre 2023?</p>



<p>“Prima la nostra vita era molto migliore. Avevamo delle case, una vita dignitosa, un reddito. Avevamo dellə amichə, una grande famiglia. Purtroppo ho perso più di 50 persone, di cui 27 erano parenti.”</p>



<p>In mezzo a tanto dolore, cosa ti dà ancora la forza per andare avanti? “Mio padre, mia madre, la mia famiglia e i figli di mio fratello.”</p>



<p>Da quando è iniziata questa guerra, c’è un momento o un’immagine che ti ha spezzato il cuore e che non riesci a dimenticare? Forse qualcosa che riguarda ə tuoə nipotinə, Majed e Mayar, o un ricordo che ti porti dentro ogni giorno?</p>



<p><br>“Tantissimi eventi e immagini, sorella. Sono troppi i momenti che ci portiamo dentro.”</p>



<p>Vuoi raccontarmene uno?</p>



<p><br>“È una domanda davvero difficile. Forse non riesco a descriverli.”</p>



<p>Qual è l’effetto del suono costante delle sirene e delle esplosioni sulla vostra vita quotidiana e sulla vostra salute<br>mentale?</p>



<p><br>“Sinceramente ci siamo abituatə. All’inizio avevamo tantissima paura, ma adesso succede sempre e siamo tristemente abituatə.<br>La nostra condizione mentale è pessima.”</p>



<p>La maggior parte delle volte mangiate alimenti estremi, come foglie, erba o cibo avariato. Posso chiederti, con tutto il rispetto, se riuscite davvero a nutrirvi in questa maniera, oppure spesso il corpo reagisce male?</p>



<p><br>“Certo, sentiamo nausea e abbiamo problemi di digestione. A volte<br>ci ammaliamo.”</p>



<p>Che tipo di cibo mangiate, quando riuscite a trovarlo?</p>



<p><br>“Dipendiamo dai cibi in scatola. Fagioli, piselli, ceci, fave, lenticchie, riso, pasta.”</p>



<p>È cambiato il costo della vita a Gaza da quando è iniziata la guerra. I prezzi dei beni essenziali, tra cui cibo, acqua e<br>medicine, sono aumentati. Riuscite ancora a trovare ciò di cui avete bisogno? Fammi un paio di esempi sui prezzi dei<br>prodotti alimentari.</p>



<p><br>“I prezzi sono alle stelle. Un chilo di pomodori costa 25 dollari. Le patate 30, il riso 15, le lenticchie 10.”</p>



<p>Secondo te, chi trae profitto da questa situazione? Che cosa provate quando pensate al fatto che all’interno della Striscia<br>tutto sia diventato merce rara e inaccessibile?</p>



<p><br>“Ci sentiamo impotenti. A guadagnarci sono solo ə commercianti che collaborano con l’occupazione israeliana.”</p>



<p>Com’è la situazione sanitaria a Gaza, al momento?</p>



<p><br>“Il sistema sanitario è completamente crollato. Nemmeno antibiotici o medicine si trovano più.”</p>



<p>So che il tuo nipotino Majed, di tre anni e mezzo, ha avuto una malattia della pelle. Cosa è successo? Avete capito da cosa è stata causata? Siete riuscitə a curarlo?</p>



<p><br>“A causa dell’acqua contaminata, tutto il suo corpo si era riempito di bolle rosse, aveva tanto dolore e un prurito molto forte. Dopo un<br>mese e mezzo di cure siamo riuscitə a farlo guarire.”</p>



<p>È stato curato in ospedale?</p>



<p><br>“Sì, insieme a un medico esperto in erbe naturali.”</p>



<p>Avete dovuto pagare le cure? Se sì, quanto?</p>



<p><br>“Sì, ma non ricordo con precisione il costo. Erano circa 600 dollari.”</p>



<p>Chi ha pagato?</p>



<p><br>“La somma è arrivata tramite la campagna di raccolta fondi.”</p>



<p>In generale, a Gaza, avete accesso ad acqua pulita, servizi igienici e almeno a un minimo di condizioni adeguate per<br>proteggervi dalle malattie? E se no, tu e la tua famiglia siete riuscitə a trovare delle soluzioni alternative?<br>&#8220;Onestamente, sono quasi del tutto inesistenti. E no, non abbiamo trovato delle soluzioni.&#8221;</p>



<p>Prima della guerra lavoravi in un negozio di abbigliamento, unica fonte di reddito per la tua famiglia. Cosa è successo al<br>negozio? Riuscite ancora a guadagnare qualcosa da quel lavoro, oggi?</p>



<p><br>“Il negozio è stato distrutto. Tutta la merce è andata bruciata.”</p>



<p>Hai avviato una raccolta fondi su Chuffed per aiutare te e la tua famiglia a sopravvivere e, magari un giorno, ricominciare.<br>Perché l’hai creata? Cosa speri che accada grazie a questa campagna?</p>



<p><br>“Dopo che ho perso il negozio e i soldi, ho deciso di creare una raccolta fondi con l’aiuto di un’amica. L’obiettivo è ottenere il denaro<br>necessario per soddisfare i nostri bisogni primari. E poi grazie al vostro sostegno, quando la guerra finirà, spero di poter ricominciare da capo e riaprire il negozio con quei soldi.”</p>



<p>Ə tuoə genitorə sono anziani. Come stanno, fisicamente ed emotivamente?</p>



<p><br>“Mio padre è molto stanco. Tuttə noi siamo a pezzi. Mia madre ha l’eczema alle mani. Sono piene di vesciche e ha la pelle spaccata.”</p>



<p>E la state curando?</p>



<p><br>“No. Qui non esiste un trattamento.”</p>



<p>Che opinione hai del rapporto tra Israele e Gaza, in particolare sulle decisioni del governo israeliano e dell’attacco di Hamas<br>del 7 ottobre?</p>



<p><br>“Non so rispondere.”</p>



<p>Ti faccio una domanda delicata, ma sentiti liberissimo di non rispondere, anche per ragioni di sicurezza personale e<br>famigliare. Tu, personalmente, cosa pensi di Netanyahu? E se potessi immaginare una fine possibile per la guerra attuale,<br>secondo te chi — o cosa — potrebbe davvero fermarla? Qualunque pensiero ti venga in mente va bene, anche se<br>crudo.</p>



<p><br>“Netanyahu è un criminale di guerra e un mostro. Forse la fine della guerra è vicina. Magari le pressioni su Netanyahu da parte di Trump, dell’Unione Europea e dei Paesi del Golfo porteranno alla pace.”</p>



<p>Nonostante tutto quello che stai passando, sei ancora in grado di immaginare un futuro diverso? Hai un sogno per il tuo<br>futuro o per quello della tua famiglia?</p>



<p><br>“Sì, ho un sogno e sento di avere un futuro, ma ho bisogno di aiuto perché a causa della guerra ho perso tutto. Il mio sogno è uscire da<br>questo Paese, aprire un’attività, sposarmi e avere una famiglia come tuttə ə giovani del mondo.”</p>



<p>Per concludere, vuoi mandare un messaggio al governo di Netanyahu, allə leader mondiali o a tutte le persone che leggeranno la tua storia?</p>



<p><br>“Voglio vivere in pace. Siate al mio fianco. Aiutatemi, vi prego.”</p>



<p>La testimonianza di Hussain si inserisce in un contesto umanitario devastante. Secondo le Nazioni Unite, il 93% della popolazione<br>della Striscia di Gaza è colpita da una grave privazione alimentare e 470.000 persone vivono già in condizioni di fame acuta, come<br>denunciato dal Segretario Generale dell’ONU António Guterres in un comunicato ufficiale pubblicato il 2 aprile 2025. A confermare la<br>criticità della situazione è anche l’UNICEF, che nel rapporto rilasciato il 17 giugno 2025 ha stimato che almeno 71.000 bambinə<br>sotto i cinque anni e oltre 17.000 madri sono a rischio di malnutrizione grave.<br>La situazione peggiora se si guarda ai dati clinici sul campo. A marzo 2025, infatti, l’UNRWA ha reso noto che unə bambinə su<br>dieci visitatə nelle sue cliniche soffre di malnutrizione estrema.<br>Intanto, secondo un’analisi resa pubblica dal Financial Times il 9 aprile 2025, il blocco imposto da Israele ha fatto salire i prezzi dei<br>rifornimenti alimentari fino al +312%, rendendo il cibo un lusso per ə gazawi.<br>Alla fame si aggiunge il collasso sanitario. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato nel suo aggiornamento del 13 maggio 2025 che circa l’80% delle strutture ospedaliere nella Striscia è oggi fuori uso, inagibile o gravemente danneggiato.<br>Mancano antibiotici, antidolorifici e persino disinfettanti di base.<br>L’acqua pulita è praticamente assente: il sistema idrico è stato distrutto, e la crisi igienico-sanitaria ha portato a una diffusione di<br>malattie infettive &#8211; soprattutto tra ə bambinə.<br>E allora viene spontaneo chiedersi: come possono ə principali leader della comunità internazionale, compresa la Presidente<br>italiana del Consiglio Giorgia Meloni, continuare a mantenere una posizione ambigua o addirittura silente di fronte a una catastrofe<br>umanitaria di tali proporzioni? Come può il governo italiano ribadire il proprio “sostegno incondizionato” a Israele, evitando<br>sistematicamente di nominare la Palestina, ignorando la realtà di migliaia di vittime civili, bambinə denutritə, ospedali rasi al suolo e<br>famiglie interamente sterminate? Le risposte, seppur scomode, sono sotto gli occhi di chiunque: interessi geopolitici, accordi<br>bilaterali di natura economica, militare e commerciale; alleanze strategiche che prevalgono sistematicamente sul rispetto dei diritti umani e sul diritto internazionale. Dietro questa apparente realpolitik si cela una pericolosa forma di complicità, alimentata da<br>un silenzio che sa di resa morale e politica.<br>Come cittadini e cittadine, come giornalistə, lettorə, testimoni, abbiamo ancora il potere &#8211; e il dovere &#8211; di non accettare una<br>narrazione dominante. Possiamo e dobbiamo scegliere da che parte stare. E non è necessario ricoprire un ruolo istituzionale per<br>farlo: basta rifiutare l’indifferenza, denunciare le ingiustizie, amplificare le voci che il mondo prova a zittire e donare a chi ne ha<br>necessità.</p>



<p>A tuttə voi che state leggendo: se credete che nessuno debba sopravvivere tra le macerie nell’indifferenza generale, potete fare la<br>differenza. La famiglia di Hussain ha attivato una raccolta fondi su Chuffed.org, una piattaforma sicura, trasparente e senza commissioni &#8211; pensata per sostenere cause umanitarie in tutto il mondo. Donare è semplice: si può contribuire con una cifra unica o attivare una donazione mensile ricorrente &#8211; un vero e proprio abbonamento solidale &#8211; che può essere interrotto in qualsiasi momento, con un solo clic. Anche pochi euro possono trasformarsi in cibo, acqua, cure mediche e riparo. Non possiamo fermare la guerra, ma possiamo fare qualcosa di concreto per la sopravvivenza di queste persone e decidere di non voltarci dall’altra parte. Abbiamo la possibilità di difendere insieme la dignità umana.<br>Non dovremmo sprecarla.</p>



<p><br>Di seguito, troverete il link che vi porterà alla raccolta fondi di Hussain: </p>



<p><a href="https://chuffed.org/project/124752-urgent-help-hussain-rebuild-after-gaza-war?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://chuffed.org/project/124752-urgent-help-hussain-rebuild-after-gaza-war?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18088" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2-240x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2-768x960.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></figure>



<p><br>Articolo editato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale*</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Congo: alle prese con Malaria, Vaiolo delle Scimmie ed Ebola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 10:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/vaiolo-delle-scimmie-infezione.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="900" height="550" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/vaiolo-delle-scimmie-infezione.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17872" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/vaiolo-delle-scimmie-infezione.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/vaiolo-delle-scimmie-infezione-300x183.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/vaiolo-delle-scimmie-infezione-768x469.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Dalla fine di ottobre a Panzi, nel Congo, si è diffusa una grave forma di Malaria, come dichiarato anche dall&#8217;Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità).</p>



<p>Sono già stati registrati diversi decessi nel giro di poco tempo e i sintomi principali sono: febbre, affaticamento, difficoltà respiratorie, forte anemia. L&#8217;epidemia ha colpito principalmente soggetti di età compresa tra gli 0 e i 14 anni. La risposta sanitaria è arrivata da una squadra dell&#8217;area interessata, supportata dall&#8217;OMS, che si è occupata soprattutto di capire meglio come fronteggiare la situazione, ma anche come sensibilizzare la popolazione riguardo alla prevenzione e alla terapia adatta.</p>



<p>La Repubblica Democratica del Congo da quest&#8217;estate deve fare i conti anche con il Vaiolo delle Scimmie e l&#8217;Ebola. Nell&#8217;area, si è assistito ad un peggioramento dell&#8217;insicurezza alimentare negli ultimi mesi, ad una bassa copertura vaccinale e ad un accesso molto limitato alla diagnostica e alla gestione dei casi più seri. C&#8217;è anche mancanza di rifornimenti e mezzi di trasporto così come carenza di personale sanitario. </p>



<p>Il contagio purtroppo non accenna ad arrestarsi, tant&#8217;è che ha coinvolto anche nostri connazionali e non si sa ancora come avvenga con esattezza. </p>



<p>Se il mondo globalizzato permette di muoversi da un luogo all&#8217;altro, i Paesi con un rischio più alto di diffusione sono quelli con situazioni socioeconomiche e sanitarie più compromesse, ma è anche vero che chi è povero difficilmente può spostarsi dal luogo in cui vive (e coloro che vorrebbero partire in maniera irregolare, se così malati, non vengono caricati sui barconi, nè possono affrontare un percorso a piedi). </p>



<p>Il continente africano è ricco di risorse minerarie, di risorse umane, di saggezza purtroppo, però, le condizioni delle popolazioni sono altamente disagiate a causa del malgoverno e dello sfruttamente da parte delle potenze occidentali: se le malattie si propagano, lì come qui, le persone hanno il diritto &#8211; fondamentale &#8211; alla cura, anche tramite la cooperazione internazionale, nel caso di Paesi come il Congo. </p>



<p>La Malaria sta colpendo, abbiamo scritto, principalmente neonati e ragazzini: sta colpendo il futuro. E non possiamo permettercelo. </p>
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		<title>&#8220;Tuteliamo la popolazione palestinese e libanese ed in particolare bambini, donne ed anziani con aiuti sanitari ed umanitari&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 10:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umem-Co-mai-Unione Arabi del 48, Aodi: Tanti sono i piccoli villaggi, senza rifugio, a rischio di finire sotto i missili, dove vivono “gli arabi-palestinesi del 48”, collocati geograficamente in Israele, sia al nord, ai confini&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/10/02/tuteliamo-la-popolazione-palestinese-e-libanese-ed-in-particolare-bambini-donne-ed-anziani-con-aiuti-sanitari-ed-umanitari/">&#8220;Tuteliamo la popolazione palestinese e libanese ed in particolare bambini, donne ed anziani con aiuti sanitari ed umanitari&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17732" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p><strong>Umem-Co-mai-Unione Arabi del 48, Aodi: Tanti sono i piccoli villaggi, senza rifugio, a rischio di finire sotto i missili, dove vivono “gli arabi-palestinesi del 48”, collocati geograficamente in Israele, sia al nord, ai confini con il Libano, sia al centro, nella zona del Triangolo, vicino a Tel Aviv.</strong></p>



<p><strong>Aodi: Tuteliamo la popolazione palestinese e libanese ed in particolare bambini, donne ed anziani con aiuti sanitari ed umanitari. E’ aumentala del 45% la sindrome ansiosa tra i civili e dell’83% quella tra i bambini in Palestina e in Libano.</strong></p>



<p>Ecco le dichiarazioni del Prof. Foad Aodi, medico e giornalista internazionale, presidente e leader di Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, di Umem, Unione Medica Euromediterranea, di Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e membro dell’Unione Arabi del 48, di cui è fondatore, in merito all’evolversi della delicata situazione in Medioriente.</p>



<p>Tutte le associazioni sopra citate portano avanti accurate indagini di geo-politica internazionale grazie a numerosi corrispondenti nel mondo, sia giornalisti che professionisti sanitari, nonché grazie al supporto di Radio Co-mai Internazionale, presente in oltre 120 paesi del mondo.</p>



<p>Aodi fornisce costantemente, ai media italiani, notizie e indagini aggiornate sulle tensioni che avvengono in Medioriente, in particolare in Palestina ed in Libano, dove segue l’evolversi della delicata situazione dall’inizio del conflitto, fornendo indagini aggiornate su quanto accade a livello umanitario e sanitario.</p>



<p>«Il Medio Oriente, e di riflesso il mondo intero, vivono un momento molto difficile, con quello che è da tempo un vero e proprio bagno di sangue, che purtroppo non accenna a placarsi e non conosce la parola fine, per quanto riguarda gli scontri e i conflitti, in quella che, senza dubbio alcuno, è l’area del pianeta, storicamente, da sempre più tormentata che esista».</p>



<p>«Non escludiamo, e non è una esagerazione, se la situazione dovesse perdurare, ora che è entrato “in gioco” anche l’Iran&nbsp;che di certo nell’attaccare Israele lancia una sfida aperta e pericolosa agli Stati Uniti, storico paese alleato degli israeliani, di arrivare a una terza guerra mondiale. Non è affatto una esagerazione, perché non facciamo altro che registrare morti e feriti, giorno dopo giorno. Lo scontro inoltre si sta allargando drammaticamente. Tante persone non sanno che ci sono tanti piccoli villaggi dove vivono “gli arabi-palestinesi del 48”, collocati geograficamente in Israele, sia al nord, ai confini con il Libano, sia al centro, nella zona del Triangolo, vicino a Tel Aviv. Vorrei spiegare ancora una volta ai media e ai lettori che gli arabi-palestinesi che vivono sul territorio israeliano, come spesso leggiamo nei miei comunicati stampa e nei miei interventi, vengono chiamati “arabi del 48”, termine da cui poi è stato coniato anche il nome del movimento Unione Arabi del 48 di cui faccio parte. Tanti razzi sono finiti proprio su questi villaggi dove vivono i palestinesi. E uno di questi è Jaljulia, dove sono nato, sull&#8217;autostrada veloce 6. Considerando tante di queste località, se non la maggior parte, qui la popolazione non ha rifugi, ed è più che mai a rischio. I sindaci locali, per la verità, ci raccontano i nostri corrispondenti, hanno immediatamente allertato la popolazione locale, nel momento in cui è iniziato l&#8217;attacco dell&#8217;Iran ad Israele. Hanno fornito messaggi a tutti i loro concittadini di rimanere nelle case o rifugiarsi nelle scuole, per chi non possiede una abitazione sicura e forte. Purtroppo non hanno luoghi sicuri dove rifugiarsi, non hanno la possibilità di stare tranquilli, sono maggiormente esposti, a differenza di come accade nella parte di Israele dove vivono gli ebrei. Si registra, in questo momento, una vera e propria esplosione di paura e terrore, specialmente per noi palestinesi che viviamo all&#8217;estero, nel seguire la sorte dei nostri familiari, dei nostri cugini, che stanno in Palestina, in Libano e in tutti “i paesi arabi del 1948” che si trovano in Israele. Per questo, a nome delle associazioni che presiedo, rivolgiamo l’ennesimo appello alle forze internazionali di fermare questa atroce guerra, di arrivare finalmente al cessate il fuoco, e poi di fornire immediati umanitari-sanitari, sia per la Palestina che per il Libano, anche perché in Libano la situazione è molto grave, ci sono tanti bambini che giorno dopo giorno stanno morendo, anche se si sta muovendo lentamente “la macchina di aiuti internazionali”. Per questo, a nome dei nostri movimenti, rivolgiamo l’ennesimo appello di deporre le armi, di sostenere i corridoi umanitari-sanitari, di aumentare gli aiuti internazionali, di aprire una conferenza internazionale per il Medio Oriente, e tutelare anche i palestinesi arabi del 1948 che vivono in Israele.</p>



<p>Ecco le nostre indagini aggiornate sulla drammatica situazione in Palestina e in Libano, con i numeri atroci di un conflitto senza fine.</p>



<p><strong>STRISCIA DI GAZA, I NUMERI AGGIORNATI DAI NOSTRI MEDICI LOCALI DEL CONFLITTO, DOPO IL 361ESIMO GIORNO DI GUERRA.</strong></p>



<p><strong>INDAGINI AGGIORNATE AL 1 OTTOBRE 2024</strong>.</p>



<p>&#8211; 361 i giorni i dall’inizio della guerra</p>



<p>&#8211; 51.615 tra deceduti e dispersi</p>



<p>&#8211; 10.000 sono solo i dispersi.</p>



<p>&#8211; 41.615 sono i deceduti effettivi morti a causa del conflitto a fuoco</p>



<p>&#8211; 16.891 sono le vittime tra i bambini</p>



<p>&#8211; 171 sono i bambini morti appena nati</p>



<p>&#8211; 710 sono i bambini morti con età inferiore a un anno</p>



<p>&#8211; 36 sono i bambini morti a causa della carestia</p>



<p>&#8211; 11.458 sono i decessi femminili</p>



<p>&#8211; 986 sono le vittime tra il personale medico</p>



<p>&#8211; 85 sono le vittime tra membri della protezione civile</p>



<p>. 174 sono giornalisti internazionali che hanno perso la vita</p>



<p>&#8211; 520 sono i deceduti recuperati da fosse comuni</p>



<p>&#8211; 96.359 sono ad oggi i feriti</p>



<p>&#8211; 396 sono i giornalisti feriti</p>



<p>&#8211; Il 69% delle vittime sono bambini e donne</p>



<p>&#8211; 25.973 bambini sono rimasti orfani di entrambi i genitori o almeno uno di essi</p>



<p>&#8211; 3.500 bambini rischiano di morire per malnutrizione e mancanza di cibo</p>



<p>&#8211; 146 i giorni dalla chiusura di tutti i valichi nella Striscia di Gaza</p>



<p>&#8211; 12.000 i feriti che hanno necessità di farsi curare all&#8217;estero</p>



<p>&#8211; 10.000 malati di cancro rischiano la morte e hanno bisogno di cure</p>



<p>&#8211; 3.000 i pazienti con varie malattie che necessitano di cure all&#8217;estero</p>



<p>&#8211; 1.737.524 &#8211; contagiati da malattie infettive a seguito degli sfollamenti</p>



<p>&#8211; 71.338 le infezioni registrate di epatite c tra gli sfollati</p>



<p>&#8211; Circa 60.000 donne incinte sono a rischio a causa della mancanza di assistenza sanitaria</p>



<p>&#8211; 350.000 i pazienti malati cronici a rischio a causa della scarsa e lenta introduzione di farmaci</p>



<p>&#8211; 310 i casi di arresto di personale sanitario</p>



<p>&#8211; 36) casi di arresto di giornalisti i cui nomi sono noti</p>



<p>&#8211; 2 milioni sono ad oggi glisfollati nella Striscia di Gaza</p>



<p>&#8211; 100.000 tende si sono consumate e sono diventate inadatte agli sfollati</p>



<p>&#8211; 125 le scuole e le università completamente distrutte</p>



<p>&#8211; 337) scuole e università parzialmente distrutte.</p>



<p>&#8211; 11.500 studenti uccisi durante la guerra</p>



<p>&#8211; 750 insegnanti, tra uomini e donne, hanno perso la vita</p>



<p>&#8211; 115 scienziati, professori universitari e ricercatori sono deceduti a causa del conflitto</p>



<p>&#8211; 611 le moschee completamente distrutte</p>



<p>&#8211; 214 moschee parzialmente distrutte</p>



<p>&#8211; 3 chiese prese di mira e distrutte</p>



<p>&#8211; 150.000 unità abitative sono state completamente distrutte</p>



<p>&#8211; 80.000 unità abitative sono inabitabili</p>



<p>&#8211; 200.000 unità abitative sono state parzialmente distrutte</p>



<p>&#8211; 34 gli ospedali dismessi</p>



<p>&#8211; 80 centri sanitari sono stati dismessi</p>



<p>&#8211; 162 le istituzioni sanitarie che sono state prese di mira</p>



<p>&#8211; 131 ambulanze sono state prese di mira</p>



<p>&#8211; 206 siti archeologici e del patrimonio distrutti</p>



<p>&#8211; 3.130 km di reti elettriche sono state distrutte</p>



<p>&#8211; 36 strutture sportive, tra stadi e palestre, sono state distrutti</p>



<p>&#8211; 700 pozzi d&#8217;acqua sono stati distrutti e dismessi.</p>



<p>&#8211; 86% tasso di distruzione nella Striscia di Gaza</p>



<p>&#8211; 33 miliardi di dollari di perdite a causa della guerra.</p>



<p>&#8211; 650 mila bambino vivono nelle macerie e nelle case distrutte a Gaza</p>



<p>Inoltre:</p>



<p>&#8211; In Libano si calcolano fin ora 920 e 2630 feriti dall’inziio del conflitto, il 23 settembre scorso.</p>



<p>&#8211; Più di un milione e 250 mila sono gli sfollati in Libano.</p>



<p>&#8211; C’è da registrare, tra le nostre indagini recenti, un aumento enorme del 45% di psicosi e disturbi psicologici tra i bambini, in particolare tra gli alunni delle scuole, specialmente quelli che vivono nei paesi arabo-palestinesi in Israele, visto che non hanno rifugi sicuri come i loro coetanei ebrei.</p>



<p><strong><em>Così il Prof. Foad Aodi, Medico e Giornalista divulgatore scientifico; Presidente dell&#8217;UMEM, Unione Medica Euromediterranea, esperto di salute globale, corrispondente dall’Italia per prestigiose testate straniere, Presidente di Amsi, Associazione Medici di Origini Straniera in Italia, del Movimento Internazionale Uniti per Unire, , membro del Direttivo Aisi, Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, direttore sanitario e portavoce della USEM e Nazionale del Regno delle due Sicilie, corrispondente dall’Italia per Agenzie di Stampa, giornali e Tv di&nbsp; Paesi Arabi e del Golfo, nonché docente all’Università di Tor Vergata e già 4 volte Consigliere dell’Ordine di Roma e membro registro esperti della Fnomceo e ancora direttore sanitario del Centro Medico Iris Italia.</em></strong></p>
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		<title>Per il Venezuela, per la vera democrazia, per noi tutte/i</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 14:11:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ieri pomeriggio, ha partecipato alla manifestazione organizzata da PlataformaUnitariaItalia Per tutta l&#8217;estate ha seguito le elezioni nel Paese latinomaericano, elezioni che non sono ancora approdate ad un risultato certo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Associazione Per i Diritti umani ieri pomeriggio, ha partecipato alla manifestazione organizzata da PlataformaUnitariaItalia </p>



<p>Per tutta l&#8217;estate ha seguito le elezioni nel Paese latinomaericano, elezioni che non sono ancora approdate ad un risultato certo e democratico, così come emerso dai voti della popolazione. A Milano, in piazza San Babila, tante persone si sono riunite per chiedere, a gran voce, che vengano dichiarati e presi in considerazione i veri numeri e non quelli diffusi dalla propaganda di regime. Molti i prigioniri politici, anche giovani; molte le proteste in Venezuela e all&#8217;estero; è ora che la libertà di espressione, così come Verità e Giustizia, si affermino lì, come in altri (troppi) Paesi nel mondo. A tale proposito, durante la manifestazione, Associazione Per i Diriti umani ha letto il seguente comunicato: </p>



<p>Dallo scorso 28 luglio Associazione Per i diritti umani ha seguito le vicende politiche in Venezuela, in occasione delle elezioni all&#8217;interno del Paese latinoamericano. Perchè dare spazio a un Paese così lontano dall&#8217;Italia che si trova addirittura in un altro continente? Perchè la nostra associazione e il nostro giornale online PERIDIRITTIUMANI.COM vogliono essere un osservatorio su ciò che accade in Italia e nel mondo in tema, appunto, di diritti umani e civili.</p>



<p>In Venezuela ormai da troppo tempo vige una dittatura e il regime di Maduro si ostina, ancora oggi, a negare di aver perso; Maduro e i suoi hanno perso perchè i cittadini informati, la maggioranza dei cittadini venezuelani dentro e fuori il Paese, ha votato per l&#8217;avversario Gonzales Urrutìa, un uomo coraggioso che lotta per i diritti di tutte e di tutti, cercando, così, di riformare il Paese in termini di democrazia, giustizia, sanità, economia, istruzione contro un regime che si appoggia, al contrario, alla corruzione e al narcotraffico.</p>



<p>Perchè parlare di tutto questo, in Italia? Perchè oggi manifestare a fianco del Venezuela e dei venezuelani? Perchè quello che accade lì, così come in Iran oppure in Cina o in Egitto, ci riguarda.</p>



<p>Oggi in Venezuela molti cittadini, intellettuali e non, sono prigionieri politici; oggi in Iran le donne e i dissidenti sono vittime di violenze di ogni tipo; ricordiamo i casi di Giulio Regeni e di Patrik Zaki in Egitto? E i cristiani perseguitati dal governo cinese? Molte sono le violazioni e le negazioni dei diritti umani: la libertà di espressione, ad esempio,si esercita tramite un articolo su un giornale, tramite una manifestazione pubblica, tramite un libro, tramite un pensiero espresso sui mass-media, tramite la stesura di una tesi universitaria, tramite un murale dipinto su un muro della città..: ognuno ha il diritto di esprimersi SENZA però ledere la libertà altrui, senza offendere le credenze altrui, senza violenza verbale o fisica. Negare la libertà di espressione, in ogni sua forma, significa imbavagliare il confronto pacifico, il dibattito serio, significa avere PAURA del contraddittorio; e, nel caso delle elezioni in Venezuela, negare la vittoria dell&#8217;opposizione significa tentare di mettere a tacere la voce della maggioranza informata e onesta: quante e quanti di noi, qui in Italia, si sentono informati e onesti? Quanti di noi donne e giovani, in Italia, vogliono esprimere le proprie opinioni su temi dei diritti civili e dei diritti umani, come le donne e i giovani in Iran? Quanti di noi, in Italia, vogliono poter muoversi liberamente tra i diversi Paesi europei ed extraeuropei, senza rischaire la propria vita sulle zattere della morte o senza viveri attraverso i deserti? Quanti di noi, in Italia, vogliono un lavoro pagato e tutelato in termini di sicurezza?<br>Parlare oggi pomeriggio e ogni giorno di diritti umani significa, da una parte, mettersi nei panni di chi NON ha diritti e rischia la vita, la galera o la tortura per affermarli di nuovo nel proprio Paese, e parlare oggi pomeriggio e tutti i giorni di diritti umani significa, dall&#8217;altra parte, capire quanto noi, che forse siamo nati nella parte del mondo un po&#8217; più consapevole, siamo privilegiati perchè viviamo in Paesi che sono Repubbliche democratiche; ma mai come in quest&#8217;epoca dobbiamo chiederci per quanto tempo ancora avremo la possibilità di usufruire di questi diritti civili e umani? E quanto tempo abbiamo impiegato per vederli affermati? E quanti ancora sono da affermare?</p>



<p>NON bisogna MAI dare per scontato un diritto acquisito! Dobbiamo continuare a stare all&#8217;erta e dobbiamo appoggiare le istanze di libertà, di giustizia e di democrazia che ci arrivano dai cittadini degli altri Paesi del mondo: non importa che lingua parliamo, di che colore sia la nostra pelle; non importa che fede professiamo o a quale genere apparteniamo, l&#8217;età che abbiamo: siamo tutte persone !!! Nessuno più deve subire alcun tipo di violenza: NO alla violenza di Stato, No alla violenza personale, No alla violenza psicologica, No a tutte le forme di violenza. Tutte le persone devono poter vivere in serenità e nel rispetto reciproco. Insegnamolo ai nostri bambini, insegnamolo ai nostri giovani perchè loro possono davvero cambiare le cose, loro che sono le future donne, i futuri uomini, i futuri cittadini con diritto di voto, i futuri professionisti che aiuteranno i cittadini comuni che, a loro volta, si aiuteranno a vicenda. Facciamo di noi una COMUNITA&#8217; UMANA. Grazie.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/ven2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="576" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/ven2-576x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17727" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/ven2-576x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/ven2-169x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/ven2-768x1365.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/ven2-864x1536.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/ven2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>
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		<title>MEDU (Medici per i diritti umani): emergenza Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 10:41:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ci sarà sicuramente un&#8217;altra conferenza di pace&#8221;: questa la dichiarazione all&#8217;Ansa, di circa 20 ore fa, del cancelliere tedesco Olaf Scholz che continua, affermando: &#8220;E io e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky siamo d&#8217;accordo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="526" height="526" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17694" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/medu-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a></figure></div>



<p> </p>



<p>&#8220;Ci sarà sicuramente un&#8217;altra conferenza di pace&#8221;: questa la dichiarazione all&#8217;Ansa, di circa 20 ore fa, del cancelliere tedesco Olaf Scholz che continua, affermando:</p>



<p>&#8220;E io e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky siamo d&#8217;accordo sul fatto che debba essere coinvolta anche la Russia&#8221;.  in un&#8217;intervista alla Zdf.</p>



<p>Scholz, ha chiesto di intensificare gli sforzi diplomatici per raggiungere la pace in Ucraina &#8220;più rapidamente&#8221;, mentre la guerra sta attraversando il suo terzo anno. &#8220;Credo che sia giunto il momento di discutere su come uscire da questa situazione di guerra e raggiungere la pace più rapidamente&#8221;.</p>



<p><br>Dall&#8217;inizio del conflitto, tra gli aiuti umanitari sul territorio, la clinica mobile di MEDU opera nella cittadina di confine rumena di Siret-Suceava e nella città di<strong> </strong>Černivc<strong>i</strong> in Ucraina che ospita circa 80.000 profughi principalmente a donne, bambini e anziani. </p>



<p>Le persone in fuga  dalla guerra sono profondamente provate e gli effetti della paura e del trauma possono causare ferite psicologiche come il disturbo post traumatico. Poter ricevere un supporto medico psicologico è essenziale.</p>



<p>Inoltre, l’intervento prevede anche azioni di supporto rivolte ai volontari rumeni impegnati a offrire accoglienza, orientamento alle donne, anziani e bambini in fuga dalla guerra e in arrivo in Romania.</p>



<p><strong>Il team sanitario di MEDU, </strong>composto da un coordinatore, mediatori,  medici e psicologi fornisce assistenza medico-psicologica e in collaborazione con l’associazione <a href="https://www.facebook.com/nutriaiditalia.onlus?__cft__%5B0%5D=AZXnS3XxXm0rriL4R0fh7tcasGU_5h1dl4zJ62c5_J2uKkcl3-E9rYZ4bW7lphlBQM9RhSF_DmAuReOSJGTuR1cxjpFDufCNzP-uFSf70AHN1uiow4CfUlI5MFuSobtoy4CoJsBKhwiCm7B9evtOvO4ASi5qtY6cAW5HBqT39HwmerEWCfayxGf7ToN94voJEMg&amp;__tn__=-%5DK*F&utm_source=rss&utm_medium=rss">NutriAid Italia</a>, assistenza  pediatrica.</p>



<p>Sono previste attività formative sul tema nel pronto soccorso psicologico per i volontari delle organizzazioni locali impegnati nell’accoglienza e nell’orientamento  al confine con l’Ucraina e nelle principali città rumene.</p>



<p>Anche in Italia nei centri MEDU&nbsp;Psyche si fornisce un servizio di assistenza psicologica&nbsp; per i profughi ucraini.</p>



<p><strong>Il team clinico  è composto da:</strong></p>



<ul><li>Medici</li><li>Pediatri di NutriAid</li><li>Psicologi</li><li>Mediatori</li></ul>



<p>Dal 24 febbraio 2022  è, inoltre, attivo il progetto: &#8220;Assistenza sanitaria e supporto psicosociale in favore della popolazione sfollata in Ucraina&#8221;.</p>



<p>Dal 24 febbraio 2022, la guerra in Ucraina continua a infliggere un immane dolore umano, morti e distruzione, mettendo milioni di persone a rischio di gravi violazioni e generando gravi bisogni umanitari. Secondo i dati OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) su una popolazione totale di 33.3 milioni di persone, il 43% (14.6 milioni) ha bisogno di urgenti aiuti umanitari, assistenza e protezione, mentre 6 milioni sono rifugiati sul territorio europeo (febbraio 2024). Nell’oblast di Chernivtsi, dove MEDU opera da maggio 2022, sono 173.752  le persone che hanno bisogno di assistenza. Chernivtsi, che per il momento non è teatro di guerra, è tra gli oblast con la maggiore concentrazione di persone che hanno subito multipli sfollamenti (circa il 50%) e hanno percorso rotte spesso difficili sia all’interno sia all’esterno del Paese alla ricerca di sicurezza e stabilità (IOM). Le persone in fuga sono profondamente provate e gli effetti della paura e del trauma possono causare ferite psicologiche come il disturbo da stress post traumatico. Si stima che le persone che hanno urgente bisogno di assistenza sanitaria ammontino a 7.8 milioni, di cui 85.965 nella regione di Chernivtsi (OCHA). Per contribuire a far fronte a tale emergenza, MEDU ha avviato un intervento di assistenza sanitaria e psicologica all’oblast di Chernivtsi, attraverso una clinica mobile e un’equipe composta da medici generalisti, pediatri, psicologi e mediatori culturali. Poter ricevere un supporto medico psicologico costituisce accesso ad un servizio essenziale e salvavita.</p>



<p><strong><br>Attivitá</strong></p>



<ul><li>Distribuzione di farmaci e dispositivi medicali per le strutture sanitarie locali</li><li>Erogazione dei servizi sanitari di base e dei servizi e fornitura di medicinali essenziali</li><li>Erogazione servizi primo soccorso psicologico e psicotraumatologia</li><li>Attività di supporto psicosociale di sostegno alle persone in condizione di maggiore vulnerabilità</li><li>Formazione e supporto al personale delle OSC locali, in ambito di pronto soccorso psicologico/psicotraumatologia e prevenzione del trauma vicario e del burn out</li></ul>
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		<title>Medici stranieri in Italia, Foad Aodi (AMSI): “Dubitare delle competenze dei professionisti sanitari che arrivano qui aumenta i pregiudizi”</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 08:57:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista della giornalista Francesca Mazzini al Prof. Foad Aodi. Le tematiche della nostra sanità a 360 gradi https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/ In Italia per far fronte alla carenza di personale sanitario, chiamare medici e infermieri stranieri sembra essere l’ultima risorsa disponibile. La&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Intervista della giornalista Francesca Mazzini al Prof. Foad Aodi. Le tematiche della nostra sanità a 360 gradi</strong></p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="290" height="290" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17596" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 290w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao-80x80.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a></figure></div>



<p class="has-text-align-left">In Italia per far fronte alla carenza di personale sanitario, chiamare medici e infermieri stranieri sembra essere l’ultima risorsa disponibile. La speranza è quella di trovare una soluzione alla situazione, giunta ad uno stadio emergenziale. Una strategia che si pensa di adottare in diverse regioni del bel Paese, tra cui la Lombardia, come annunciato nei giorni scorsi da Guido Bertolaso. L’assessore al Welfare della Lombardia vorrebbe portare in Italia oltre 3mila infermieri e 500 medici direttamente dal Sudamerica. <br>Questa soluzione non trova i consensi fra tutti gli addetti ai lavori del settore sanità, tra chi insiste sulla necessità di dare più spazio a medici e infermieri nostrani, chi ha timore dello scoglio delle difficoltà della lingua parlata o delle diverse competenze che potrebbero sussistere. Altri ancora, ravvisano in questi atteggiamenti delle perplessità legate a pregiudizi.<br>Campane diverse ma la voce che grida allo stop di soluzioni “tappabuchi” è univoca: il personale sanitario in Italia è ridotto ai minimi termini; bisogna trovare una soluzione per impedirne l’esodo all’estero. Modifiche all’intero sistema organizzativo della sanità sono urgenti oltre che necessarie.</p>



<p>Il&nbsp;Professor Foad Aodi, presidente dell’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) e dell’UMEM (Unione Medica Euromediterranea), ha approfondito la questione insieme a&nbsp;Tag24.<br>Medici stranieri in Italia, Foad Aodi: “Da anni denunciamo la carenza di personale. Ora questa soluzione è inevitabile”</p>



<p>D: Qual è il suo punto di vista sulla situazione in cui si trova l’Italia? E’ d’accordo con la soluzione proposta da Guido Bertolaso? Si tratta di una strategia momentanea, “tappabuchi”, oppure potrebbe funzionare?<br>R: Per quanto riguarda la situazione della carenza dei medici, infermieri, fisiatri e farmacisti – queste sono attualmente le quattro figure che vengono richieste maggiormente – possiamo dire che ormai è una patologia cronica. Noi dell’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) abbiamo cominciato a denunciare 15 anni fa questa situazione, invitando tutti, politici, associazioni, sindacati, a cominciare insieme una programmazione, affinché non si arrivasse ad una situazione così grave.<br>Avevamo un quadro anche di ciò che accadeva a livello internazionale: avevamo capito che questa carenza sussisteva non solo in Italia. Siamo davanti ad una situazione desertica dal punto di vista sanitario. Un secondo elemento poi è da tenere in considerazione: negli ultimi cinque anni abbiamo ricevuto più di 8.000 richieste di medici, specialisti, infermieri, fisiatri e farmacisti da tutte le regioni, sia pubblico che dal privato. In entrambi i settori le richieste maggiori arrivano per il pronto soccorso, ortopedia, fisiatria, chirurgia generale, emergenza, anestesia, radiologia e ginecologia.<br>D: In quest’ultimo periodo si parla molto di test di ingresso alle facoltà di medicina…Pro o contro? Parte del problema o soluzione secondo lei?<br>R: Adesso stiamo affrontando la questione dell’esame di ammissione alla facoltà di Medicina, ma i problemi non si risolvono con l’abolizione dell’ingresso. Noi non abbiamo bisogno di medici generici ma di specialisti, che è diverso. Tutti quelli che entrano all’università si devono specializzare. Bisogna combattere l’abbandono della facoltà che affligge il 20% tra studenti italiani e il 15% di quelli stranieri. Per quello non servono soluzioni tamponi.<br>Medici stranieri e carenza di personale, Aodi spiega la situazione delle Regioni e il “decreto Cura Italia”<br>Il Professor Aodi ha spiegato nel dettaglio qual è la situazione attuale in alcune delle Regioni italiane. La carenza di personale sanitario viene arginata anche grazie all’applicazione del “decreto Cura Italia”, la cui applicabilità è stata estesa fino al 2025.<br>“Le Regioni hanno cominciato a manifestare interesse, tra cui Lazio, Sicilia, Sardegna e hanno attivato collaborazioni con l’AMSI. L’Associazione Medici di Origini Straniera in Italia, fondata nel 2000, ha già dato disponibilità a tutte le regioni, con conferenze online ed esperti. Dal 2020, con l’inizio della pandemia, è stato istituito il “decreto Cura Italia” (Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18, ndr.) che grazie all’articolo 13, consente ai medici e infermieri di lavorare in Italia, senza passare per la strada ordinaria del riconoscimento del titolo presso il Ministero della Salute. Si procede tramite deroga delle regioni.<br>Il decreto aveva consentito ai medici ucraini e russi, e poi a tutti quelli venuti all’inizio della pandemia, di venire in Italia a lavorare, per dare una mano. Piano piano questo decreto – con scadenza nel 2022 – è stato rinnovato, fino al 31 dicembre 2025, ma non tutte le regioni l’hanno applicato. Alcune regioni hanno sofferto molto, come la Calabria con i medici cubani, la Sardegna, la Sicilia, Lombardia e altre regioni adesso stanno iniziando ad utilizzare il decreto. Noi volevamo coinvolgere i nostri professionisti della sanità prima di far arrivare qualcuno dall’estero. Vogliamo utilizzare i medici che stanno in Italia”.<br>Il Presidente di UMEM (Unione Medica Euromediterranea) poi continua ad illustrare le conseguenze della cattiva organizzazione del sistema sanitario pubblico:<br>“Purtroppo la risposta è stata molto negativa per quanto riguarda la decisione di chi sta in Italia. Il motivo qual è? Gli stranieri professionisti della sanità qui non accettano di lasciare un contratto a tempo indeterminato e sicuro per andare verso la struttura pubblica per un anno. Perché noi sappiamo che chi non ha la cittadinanza italiana non può accedere ai concorsi pubblici. Quindi potrebbero entrare per questo famoso periodo di un anno, ma poi non si sa come andrà a finire.<br>Tante Regioni si stanno rivolgendo ai professionisti della sanità all’estero e anche all’AMSI perché non ci sono risposte alle loro esigenze attualmente. Per tale motivo ora è una scelta obbligatoria. Avevamo avvertito tutti dieci anni fa. Se non cominciamo a programmare, a specializzare tutti e a puntare sulle specializzazioni più richieste e più carenti, è normale che poi arriviamo a rivolgerci all’estero come hanno fatto la Francia, la Germania e altri Paesi europei che hanno iniziato molto prima dell’Italia”.<br>La questione delle competenze dei medici stranieri in Italia per Foad Aodi è una discriminazione<br>D: Tra le perplessità più frequenti, per quanto riguarda la scelta di far arrivare medici e infermieri dal Sud America, c’è la questione competenze. Hanno le stesse qualifiche dei medici in Italia? La carenza di specializzazioni in settori particolari è un’esigenza a cui si può far fronte con questa decisione?<br>R: Per quanto riguarda le specializzazioni, qui ne mancano parecchie perché in Italia negli ultimi 15 anni non è stata fatta una programmazione. Tra chi non le sceglie, chi non le vuole fare, chi va nel privato e la fuga di massa all’estero, la situazione è grave. Abbiamo denunciato tutto questo con statistiche, dati reali. In più l’aumento delle aggressioni ai medici, i salari bassi e i turni massacranti, stanno aggravando questa carenza dei professionisti. Bisogna affrontare la realtà e risolvere concretamente i problemi ma purtroppo ci agitiamo molto e si agisce poco. Solo dichiarazioni, slogan, propositi, ma di concreto poco.<br>Dubitare delle competenze dei medici che arrivano qui dall’estero è una dichiarazione gravissima secondo me. La nostra associazione è una realtà presente in 120 Paesi e affrontiamo tutti i giorni le carenze dei professionisti della sanità. Non penso che tutti siano andati a scegliere professionisti non competenti. La selezione di chi viene qui deve essere fatta con criterio e in modo approfondito, questo è chiaro perché si tratta della salute. Vanno verificati i titoli, va insegnata la lingua italiana, ma non in nove mesi, al massimo in tre, come fanno in tutti gli altri Paesi.<br>In tre mesi già si comincia a lavorare, applicandosi, non come gli studenti sui libri. La risposta è semplice, bisogna selezionare l’università di provenienza, fare una verifica, ma non sparare nel mucchio in modo generale. Non si risolve così. Adesso tutti parlano di analisi di soluzione ma noi vogliamo vedere la concretezza.<br>La soluzione alla carenza di personale sanitario in Italia secondo Aodi<br>D: Per non cadere nella trappola tappabuchi quindi qual è secondo lei la soluzione?<br>R: Avrebbero dovuto ascoltare l’allarme dell’AMSI. La prima volta che ho chiesto ufficialmente censimento per quanto riguarda la mancanza dei professionisti della sanità e programmare il futuro in base a questa necessità è stata nel 2003. Purtroppo non ci si è reso conto della situazione che è molto grave. Si è continuato a girare intorno al problema, ma non è stato mai affrontato con una vera soluzione. Bisogna prima coinvolgere i professionisti della sanità che stanno qui in Italia, combattere la fuga all’estero.<br>Occorre programmare le specializzazioni, combattere la fuga dal pubblico e l’esodo all’estero e capire quali sono i motivi, far specializzare tutti quelli che si laureano in medicina, intensificare la collaborazione tra tutti gli albi professionali, non andare uno contro l’altro. Con queste dichiarazioni discordanti, purtroppo, rispetto al 2020, siamo andati incontro all’aumentato del 35% della discriminazione nei confronti dei professionisti della sanità, perché quando si dice che non sono competenti, non sanno la lingua italiana o altro, nell’opinione pubblica poi nascono alcuni pregiudizi.</p>
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		<title>Verso un nuovo sistema di welfare: il Manifesto del Forum Terzo Settore</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 12:52:04 +0000</pubDate>
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<p>L’attuale sistema di welfare in Italia risulta essere frammentato e non in grado di garantire la presa in carico tempestiva, globale e continuativa di chi si trova in condizioni di fragilità, marginalità o è a rischio esclusione sociale. È un sistema che non riesce a promuovere quella coesione sociale imprescindibile per superare le diseguaglianze e contrastare le crescenti forme di povertà, oltre che per affrontare le emergenze sanitarie, economiche e sociali. E che deve, quindi, essere progressivamente sostituito da un modello inclusivo basato sul riconoscimento dei diritti.</p>



<p><a href="https://www.forumterzosettore.it/files/2023/02/Manifesto-Welfare.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">“Verso un nuovo sistema di welfare”</a>&nbsp;è il documento del Forum Terzo settore che intende, attraverso questa riflessione, offrire il proprio contributo per l’apertura di un dibattito volto alla realizzazione di un nuovo sistema di welfare per il nostro Paese, che si fondi su tre valori fondamentali:</p>



<p>1.&nbsp;<strong>Prossimità</strong>, intesa non solo come vicinanza fisica alle persone ma come capacità di rilevare e rispondere in modo puntuale ai loro effettivi bisogni<br>2.&nbsp;<strong>Universalismo</strong>, ovvero garanzia del diritto alla presa in carico della persona, a prescindere dal luogo in cui vive<br>3.<strong>&nbsp;Inclusività</strong>, per assicurare a tutti pari opportunità e uguali diritti, promuovendo coesione sociale e sviluppando reti di relazioni.</p>



<p><a href="https://www.forumterzosettore.it/files/2023/02/Manifesto-Welfare.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Qui il Manifesto “Verso un nuovo sistema di Welfare”</a></p>



<p><a href="https://www.forumterzosettore.it/files/2023/01/Abstract.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abstract del Manifesto </a></p>
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		<title>Più di 150 medici stranieri rischiano di perdere l&#8217;accesso alla specializzazione a causa del permesso di soggiorno per studio</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 09:39:35 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>Foad Aodi: appello al Presidente della Repubblica e al Governo italiano ed i ministri competenti per risolvere la questione dei medici stranieri, basta muri contro di loro siamo stanchi</em></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="200" height="200" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17346" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/amsi-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></figure></div>



<p>Così la richiesta e l&#8217;appello dell&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) insieme alla Commissione medici e professionisti della sanità stranieri &#8211; giovani e al Movimento Uniti per Unire al Presidente della repubblica e al Presidente del Governo Italiano e ai ministri competenti per risolvere e consentire ai medici stranieri che hanno superato la prova di ammissione di accedere alle specializzazioni senza muri burocratici; vista l&#8217;enorme carenza di medici specialisti e infermieri in Italia non è umano continuare a mettere muri contro i professionisti della sanità di origine straniera senza motivi validi anche perchè  in numerose regioni stanno salvando la sanità pubblica e privata.</p>



<p>.<strong>Quali sono i requisiti generali per l’accesso ai concorsi pubblici e all&#8217;esame di specializzazione? Cittadinanza italiana o cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Unione Europea? Ai sensi dell’art. 38 D.Lgs. 165/01 e s.m.i, possono partecipare: i cittadini italiani o i cittadini di uno degli Stati Membri dell’Unione Europea e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, che siano titolari del diritto di soggiorno oppure i cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno UE o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello stato di protezione sussidiaria (ai candidati non italiani è in ogni caso richiesta un’adeguata conoscenza della lingua italiana).</strong></p>



<p><strong>La storia</strong>: sta succedendo in tutta Italia. Medici stranieri extracomunitari esclusi dalla specializzazione anche se vincitori di concorso. Hanno scelto di spostarsi dal loro Paese e luogo di origine per formarsi al meglio e iniziare un percorso formativo, ma si trovano in un limbo di insicurezze, con stipendi bloccati, con colleghi che decadono dalla graduatoria ogni tot giorni e con risposte ambigue e senza puri riferimenti di legge dalle segreterie universitarie, dal nord al sud. Chi di loro ha richiesto spiegazioni in merito ha ricevuto come risposta “seguirà il provvedimento motivato dell&#8217;esclusione “. I giovani medici, oltre il carico di stress dell&#8217;inizio di un nuovo percorso in un altro Paese, devono affrontare tutti i giorni anche la pressione da parte dell&#8217;università di provvedere al più presto con la conversione del permesso di studio in permesso di lavoro, pena esclusione dalla specializzazione, cosa attualmente impossibile per chi vuole iniziare un percorso di formazione inquadrato come borsa studio e che ha ricevuto dal Paese di provenienza un Visto di studio. Tale decisione è stata comunicata tramite decreto aggiuntivo del 23 novembre art 4 comma 4 dal MIUR agli Atenei ma in nessun modo ai medici direttamente interessati da questo provvedimento.&#8221; </p>



<p>L&#8217;Amsi insieme al Movimento Uniti per Unire esprime il suo rammarico per questo trattamento nei confronti dei giovani colleghi che vengono esclusi da un giorno all&#8217;altro e senza preavviso o un minimo di garanzie nonostante frequentassero regolarmente nei reparti ospedalieri a loro assegnati dalla Scuola di Specializzazione. ln Italia mancano medici, in tutte le specialità, e se il trattamento è questo non ci possiamo lamentare dei “cervelli in fuga” e delle carenze di personale SSN. Amsi ribadisce il suo impegno a sostenere tutti i professionisti della sanità italiani e di origine straniera come fa da sempre. Più di 1000 strutture e dipartimenti e poliambulatori e servizi pubblici e privati non hanno chiuso grazie all&#8217;ingresso dei professionisti della sanità di origine straniera; più di 3300 professionisti della sanità italiani hanno chiesto all&#8217;Amsi, da maggio del 2023, di volere lavorare all&#8217;estero (Paesi del Golfo) con aumento del 60% da settembre; più di 7 mila richieste di professionisti della sanità giunte all&#8217;Amsi negli ultimi 3 anni, più di 100 mila professionisti della sanità di origine straniera esercitano in Italia con un aumento del 45% di ingressi negli ultimi 3 anni e poi di 1000 convegni e congressi per tutte le professioni e tutte e nazionalità dal 2000 in collaborazione con le nostre associazioni e comunità appartenenti al Movimento Uniti per unire e Unione medica euro mediterranea (UMEM). &#8220;Sono alcune cifre che rendono la nostra realtà tra i primi difensori della sanità in Italia e anche all&#8217;estero e non accettiamo più muri, offese e distinzioni di professionisti e medici di serie A e serie B&#8221;, <strong>così dichiara Foad Aodi Presidente AMSI e docente a Contratto all&#8217;Università di Tor Vergata.</strong></p>



<p>Infine, l&#8217;Amsi si rivolge a tutti gli albi professionali di prendere posizione e tutelare i nostri colleghi perché siamo tutti medici italiani e rispettiamo i nostri doveri e la legge italiana, ma chiediamo che vengano rispettati i diritti senza discriminazione.</p>
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		<title>Israele Palestina, pace utopia necessaria</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Dec 2023 10:50:11 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani.</p>



<p>Pubblichiamo il link alla registrazione dell’interessantissima serata che si è svolta lunedì 4 dicembre a Milano “Israele Palestina Pace Utopia Necessaria” <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Do_29sL4EPA&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(1451) ISRAELE PALESTINA, PACE UTOPIA NECESSARIA &#8211; YouTube</a> organizzata da CostituzioneBeniComuni (la registrazione inizia al min.1,06)</p>



<p>E&#8217; stata un’occasione unica per approfondire aspetti specifici: con testimoni presenti sul campo come Shula da Israele e Jacopo Intini appena rientrato da Gaza dove ha lavorato per due anni come cooperante; con esperti quali Moni Ovadia e Ali Rashid che hanno ricostruito le origini del conflitto dentro una dimensione storica;  ricercatori come Guido Veronese, che insegna anche all’Università di Gaza; giornalisti come Marco Tarquinio al quale abbiamo chiesto qual è la strategia di Papa Francesco e Duccio Facchini che ci ha aggiornato sulle dimensioni dell’export dell’industria bellica italiana; associazioni che lavorano nell’ambito della solidarietà come Salaam Ragazzi dell’Olivo Milano impegnata nell’affido a distanza di bambini palestinesi di Gaza, della maggioranza dei quali non hanno più alcuna notizia.(Per chi fosse interessato: IT48X0501801600000011047719 Intestato a: Salaam Ragazzi dell’Olivo- Comitato di Milano-Onlus Causale: Donazione emergenza Gaza)</p>



<p></p>



<p>Ringraziamo Vittorio Agnoletto per la condivisione. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="ISRAELE PALESTINA, PACE UTOPIA NECESSARIA" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Do_29sL4EPA?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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