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	<title>schiavitù Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>In netto aumento il numero dei lavoratori irregolari di origine straniera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2024 09:21:06 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="620" height="340" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17668" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></figure></div>



<p><strong>Indagine Amsi-Uniti per Unire: in netto aumento negli ultimi 5 anni i numeri dei lavoratori irregolari di origine straniera. Il 50,4% nel settore agricolo, il 49,5% nell’edilizia il 30,6% nell’industria, nel settore terziario il 29,3% e nella sanità il 28,2%. La metà di essi vive situazioni di sfruttamento e schiavitù.</strong></p>



<p><strong>Foad Aodi: l’85% dei cittadini di origine straniera, pur di sopravvivere e di non perdere un lavoro, anche se irregolare e clandestino, decidono loro malgrado di non denunciare. Basta ad una politica capace solo di dare vita a promesse vane, che finiscono con il trasformarsi in boomerang sulla pelle di centinaia e centinaia di esseri umani.</strong></p>



<p>Accanto alla delicata e sempre attuale questione della Salute e alla necessità, da parte delle politiche, di dare finalmente una svolta ai sistemi sanitari mondiali, incentrando prima di tutto la tanto attesa ricostruzione sulla valorizzazione dei professionisti, è da sempre, il tema dell’immigrazione, a caratterizzare le lotte e le battaglie di Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, accanto a Umem, Unione Medica Euromediterranea e Co- mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, nell’ambito del Movimento Internazionale Trans Culturale Uniti per Unire.</p>



<p>Integrazione, discriminazione, lavoro nero, sfruttamento degli esseri umani: sono tante le questioni di cui queste associazioni, incentrate sulla delicata realtà degli uomini e donne di origine straniera, sui loro diritti, sulle loro necessità quotidiane, si occupano sin dalla loro nascita.</p>



<p>Portavoce e promotore di convegno, campagne stampa, denunce, indagini con statistiche costantemente aggiornate, è il Prof. Foad Aodi, la cui attività, dal lontano anno 2000, ha condotto ad una media di 25 interventi giornalieri tra interviste e citazioni, con la “buona comunicazione”, costruita sui fatti e sulle ricerche attendibili, che diventa lo strumento per informare i cittadini e per provare a scuotere la politica.</p>



<p>Ecco allora il nuovo reportage incentrato su immigrazione, sanità e lavoro, costruito da Amsi, che purtroppo, almeno per quanto riguarda l’Italia, ma sappiamo che la realtà in Europa non è assai diversa, apre la strada ad un quadro davvero desolante.</p>



<p>«Da 20 anni, ormai, assistiamo, esordisce Foad Aodi, a strumentalizzazioni intollerabili sulla pelle dei migranti, dove la causa dei soggetti più fragili diventa, ahimè, oggetto di interesse della politica solo durante le campagne elettorali, per poi finire di nuovo, sistematicamente, nel buio tunnel del dimenticatoio.</p>



<p>Lo dimostrano del resto le cifre delle discriminazioni, degli abusi, i numeri dei lavoratori irregolari, la povertà, la mancata integrazione e soprattutto l’elevata percentuale di incidenti sul lavoro e decessi.</p>



<p>La politica italiana ed europea non fanno abbastanza per l’integrazione, non si mostrano capaci di combattere fino in fondo quelle piaghe, i cui effetti sono davanti ai nostri occhi ogni giorno.</p>



<p>Si può ancora consentire ad un essere umano di essere sfruttato con viaggi della disperazione, che durano mesi, su imbarcazioni fatiscenti, dove il più delle volte uomini, donne e bambini perdono la vita?</p>



<p>Per raggiungere poi quale obiettivo? Rimanere a vivere in Italia come clandestini e essere sfruttati nell’agricoltura e nell’edilizia con paghe disumani, per poi non avere diritto nemmeno a un contratto di lavoro e a una morte drammatica in caso di incidente?</p>



<p>Certo nessun genitore italiano, nessun padre, nessuna madre, nessuna sorella o fratello, si augurerebbe mai che il proprio caro, in partenza per l’estero allo scopo di coltivare il proprio sogno di vita, finisse in un incubo del genere e dovesse subire questo trattamento disumano.</p>



<p>Dove sono le regole? Dove sono le risposte concrete che attendiamo da tempo?».</p>



<p>Ecco allora, fa notare Aodi, che la luce sulle tragedie nei luoghi di lavoro dove dominano irregolarità e abusi ai danni dei cittadini stranieri, come in un film già visto, si accendono solo per pochi giorni, flebili, fioche, per poi spegnersi dopo pochissimo tempo, lasciando che tutto si aggravi e peggiori.</p>



<p>Dichiarazioni di facciata, frasi commosse che dovrebbero colpire la nostra attenzione, accuse reciproche che non mancano mai: ecco cosa fa la nostra politica ogni volta!</p>



<p>Ma quell’uomo con gli arti tranciati, sanguinante, abbandonato morente davanti ad una baracca di 5 metri quadrati in cui viveva, non tornerà indietro, mentre chi siede nei posti di potere dal giorno successivo alla sua tragica fine si concentrerà su ben altri argomenti, mentre domani avverranno, nel silenzio assoluto, altri incidenti e altri decessi.</p>



<p>Sia chiaro che la piaga dei decessi sul luogo di lavoro coinvolge anche gli operai regolarizzati, i cittadini italiani, ma merita un discorso a parte chi è costretto a lavorare con paghe disumane, ore e ore, sotto il sole, minato nel fisico e nella serenità, per un tozzo di pane.</p>



<p>Per arrivare a cosa poi? A finire i suoi giorni in un tritaerba, che mette fine per sempre alla sua esistenza.</p>



<p>«A quanti, fa notare Aodi, piace una Italia così? A noi di certo no!</p>



<p>Da parte nostra, alla luce delle tragedie che ogni giorno sono davanti ai nostri occhi, abbiamo il dovere di continuare le nostre battaglie su due binari.</p>



<p>Da una parte continueremo a sostenere che occorre arginare l’esodo indiscriminato di esseri umani che giungono in Europa da irregolari, ad esempio da continenti Africa, senza un titolo di studio, senza un percorso regolare, incentivando invece l’economia, la sanità, l’istruzione, nel loro paese di origine, con la cooperazione internazionale.</p>



<p>Dall’altra parte abbiamo bisogno di nuove leve, di professionisti stranieri qualificati forti di un solido titolo di studio, dal momento che rappresentano sempre una risorsa da valorizzare, così come occorre combattere la discriminazione nei confronti dei professionisti che, vivendo già da anni in Italia, si sono integrati e rappresentano competenze e qualità umane, in particolar modo nel settore sanitario». &nbsp;</p>



<p>Ed eccole allora le allarmanti indagini di Amsi sui numeri dei lavoratori irregolari di origine straniera, sulla base degli ultimi 5 anni.</p>



<p>Il 50,4% nel settore agricolo, il 49,5% nell’edilizia il 30,6% nell’industria, nel settore terziario il 29,3%.</p>



<p>I casi di vero e proprio sfruttamento sono all’ordine del giorno, com abusi, incidenti, paghe disumane: ecco allora il 20,2% nell’agricoltura, nell’edilizia il 19,8%, nell’industria il 16%, nel terziario il 19,7%.</p>



<p>Non viene risparmiato dalla piaga del lavoro irregolare il mondo della sanità, al quinto posto assoluto, con professionisti costretti a impieghi senza contratto soprattutto nella fase in cui arrivano nel nostro Paese, anche forti di un titolo di studio, ma sono in attesa del riconoscimento della loro qualifica. Le percentuali in questo caso sono 28,2% di irregolari e 17% di sfruttamento, in particolar modo per neolaureati e neospecializzati, sotto la minaccia di togliere loro il lavoro visto che non sono iscritti agli ordini.&nbsp;</p>



<p>Non dimentichiamo che l’85% dei cittadini di origine straniera, pur di sopravvivere e di non perdere un lavoro, anche se irregolare e clandestino, decidono loro malgrado di non denunciare.&nbsp;</p>



<p>Aodi, con queste percentuali allarmanti, mette davanti agli occhi della collettività l’inefficacia delle leggi e soprattutto l’inefficienza dei tanti Governi che si sono succeduti in questi anni, tutti rivelatesi fallimentari, al di là del colore politico, fallendo clamorosamente in termini di formazione, prevenzione e attività legislativa, con norme che alla fine si sono rivelate deboli o addirittura controproducenti. Abusi e discriminazioni, umani ed economici, sono all’ordine del giorno, senza dimenticare gli abusi sessuali ai danni delle donne.&nbsp;</p>



<p>Nel settore sanitario ai primi posti tra le professioniste più sfruttate ci sono i settori di fisioterapia e ortopedia.</p>



<p>«La Bossi Fini, fa notare Aodi, è ormai una norma superata. Si deve lavorare su un alveo di leggi costruite su diritti e doveri, senza però trascurare mai l’aspetto della solidarietà e della tutela degli esseri umani, in particolar modo dei soggetti più deboli come donne e bambini.</p>



<p>Dove è la Ius Soli ovvero diritto alla cittadinanza acquisita per chi nasce da noi, dove sono i pediatri per i bambini irregolari, dove è l’abolizione dell’obbligo della cittadinanza per i professionisti sanitari che vogliono prendere parte ai nostri concorsi?».</p>



<p>E allora Amsi e Uniti per Unire, attraverso la voce del Prof. Aodi, una volta per tutte dicono basta ad una politica capace solo di dare vita a promesse vane, che finiscono con il trasformarsi in boomerang sulla pelle di centinaia e centinaia di esseri umani.</p>



<p>Così il Prof. Foad Aodi è Esperto in Salute Globale, Presidente di Amsi, Co-Mai e del Movimento Uniti per Unire, nonché Docente di Tor Vergata, membro del Registro Esperti della Fnomceo dal 2002, già 4 volte Consigliere dell’Ordine dei medici di Roma, nonché Direttore Sanitario del Centro Medico Iris Italia e Membro del Comitato Direttivo AISI.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Fermiamo il lavoro minorile nell&#8217;inferno delle miniere in Congo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 17:29:36 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/cob.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/cob-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17585" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/cob-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/cob-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/cob-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/cob.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p></p>



<p><strong>12 giugno Giornata mondiale contro il lavoro minorile</strong></p>



<p></p>



<p>Siamo tutti molto contenti del progresso tecnologico degli ultimi anni verso un&#8217;economia green e sostenibile: la cosiddetta &#8220;transizione energetica&#8221;.<br>Uno dei metalli più importanti, una risorsa strategica essenziale per la costruzione degli smartphone di ultima generazione, GPS, satelliti, TV al plasma, tablet, computer, ma non solo anche per le macchine elettriche, aerei e missili, è il coltan che insieme al cobalto servono per costruire le batterie al litio per alimentare i nostri device.<br>Il Congo è una repubblica democratica che si estende al centro dell&#8217;Africa, una terra piena di contraddizioni, di guerre interne che sommandosi alla povertà rendono l&#8217;esistenza della popolazione un inferno.<br>È una terra che accoglie anche un numero enorme di sfollati dai Paesi limitrofi: più di mezzo milione e sono soprattutto le ricchezze del sottosuolo ad alimentare conflitti e problematiche; la parte orientale del Congo è ricca di cobalto rame e oro, la parte a nord è la terra più ricca al mondo di coltan, il minerale più prezioso dell&#8217;oro.<br>Si stima che dal Congo provenga dal 60 all&#8217;80% del cobalto di tutto il mondo e sono per lo più i bambini a lavorare nelle miniere di cobalto (secondo l&#8217;UNICEF sono 40.000 i bambini sfruttati nelle miniere a cielo aperto). Questi piccoli minatori scavano a mani nude o con strumenti di fortuna, anche 12 ore al giorno tra il fango e acqua acida per una somma di 2 dollari al giorno; lavorano dopo la scuola, il sabato e la domenica o tutta la settimana se i genitori non riescono a pagare le tasse scolastiche visto che in Congo le scuole non sono gratuite; a causa del duro lavoro i bambini si ammalano di febbre tifoide, malformazioni ossee e muscolari e, inoltre, a causa dei crolli dei cunicoli, rischiano la morte e, dal momento in cui non ci sono dati sulle morti né sugli incidenti, spesso vengono seppelliti nella miniera stessa. Si parla di circa quattro milioni di morti in meno di dieci anni.<br>Le multinazionali come Microsoft e Apple si lavano la coscienza comprando solo da grandi rivenditori autorizzati, facendo finta di non sapere che questi, a loro volta, comprano il coltan dai piccoli possidenti di miniere che hanno come mano d&#8217;opera soprattutto bambini dai 7 ai 16 anni.<br>La situazione del lavoro minorile è così grave da essere stata inserita al punto 8 del Piano di sviluppo sostenibile dell’ONU che si propone di eliminare il lavoro minorile e la schiavitù moderna in tutte le sue forme entro il 2030.<br>Amnesty International sta facendo di tutto per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica mondiale attraverso l&#8217;adozione a distanza, petizioni e un appello: &#8220;Chiediamo al Governo della Repubblica democratica del Congo di fermare ora questa barbarie e di mettere in atto tutte le misure per affrontare la salute dei bambini, i loro bisogni fisici, educativi, economici e psicologici&#8221;.<br>A tal proposito, dalla fine del 2020, iI Ministero nazionale delle miniere della RdC, rappresentato da Willy Kitobo Samsoni, si è aggiunto al Comitato direttivo della Cobalt Action Partnership (CAP), dimostrando la presenza del governo nel settore.<br>La CAP è stata formalizzata nel maggio 2020 come una coalizione di organizzazioni pubbliche e private unite per l’estrazione sostenibile ed etica del cobalto. Le parti interessate si impegnano a identificare soluzioni e azioni nei settori privato, pubblico e non-profit al fine di regolamentare l’estrazione e la vendita del cobalto artigianale e minerario, promuovere l’accesso al mercato globale per i produttori, sradicare il lavoro minorile e le violazioni dei diritti umani nelle comunità minerarie del cobalto.<br>Il 2030 è vicino:speriamo che si ponga fine a questo inferno.</p>
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		<title>La piaga del caporalato</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jul 2023 13:37:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Martina Foglia Scrivo questo articolo con molta amarezza nel cuore. Questo scritto vuole affrontare un fenomeno molto preoccupante che accade nel nostro Paese e che ciclicamente viene affrontato anche da noi e da&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato-1024x577.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17070" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato-1024x577.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato-1536x865.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/caporalato.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Scrivo questo articolo con molta amarezza nel cuore. Questo scritto vuole affrontare un fenomeno molto preoccupante che accade nel nostro Paese e che ciclicamente viene affrontato anche da noi e da altri media.<br>Una questione ancora oggi irrisolta che mi addolora, mi ferisce nel profondo, mi fa pensare quanto l&#8217;essere umano in determinate circostanze, possa essere crudele e spietato; vi voglio parlare di un fenomeno che contrariamente a quanto si pensi non è concentrato solo nel sud Italia, ma nell&#8217;intera penisola: il caporalato ovvero, un sistema di reclutamento e di sfruttamento della manodopera, in prevalenza extracomunitaria &#8211; senza utilizzare, quindi, quelli che sono i canali tradizionali messi a disposizione dallo Stato (come ad esempio l&#8217;ufficio di collocamento e strutture similari). </p>



<p>Questa forma di sfruttamento di manodopera è presente un po&#8217; in tutti i settori dell&#8217;economia come nei trasporti o nel settore terziario ,ma soprattutto è ormai un fenomeno radicato nel settore agricolo che già di per sé è un settore problematico, stagionale con contratti brevi e a termine e vincolato alle variazioni climatiche e atmosferiche.  Il caporale, persona comune senza nessuna qualifica, fungendo da intermediario tra lavoratore e azienda agricola, sfrutta proprio l&#8217;elemento dei contratti precari di lavoro e della stagionalità del settore, approfitta del lavoratore per proporre una paga  al di sotto del minimo salariale e senza neanche le minime condizioni di sicurezza. Per non parlare delle condizioni abitative in cui vivono i lavoratori: baraccopoli fatiscenti in lamiera o costruite con materiali di scarto dove non esistono neanche le minime condizioni igieniche! Dall&#8217;altra parte il lavoratore ha un&#8217;unica alternativa se vuole dare sostentamento alla propria famiglia che spesso è anche numerosa: accettare questi impieghi con la speranza di poter dare un futuro migliore ai propri figli.<br>Lavorano ore e ore sotto il sole cocente o la pioggia incessante per una retribuzione da fame.<br>Molto spesso non sanno neanche quali siano le tutele a garanzia dei loro diritti, non conoscendo le leggi italiane in materia.<br>Dove va a finire la dignità di queste persone? Ogni giorno queste persone non hanno la sicurezza di poter tornare dalle loro famiglie! Molti, infatti, muoiono di sfinimento o per il troppo caldo; molti di questi lavoratori sfruttati hanno bambini piccoli costretti a rimanere a casa da soli 12/13 ore e devono occuparsi di tutto: farsi autonomamente da mangiare, occuparsi delle faccende domestiche, fare i compiti e andare a letto. Tutto questo perché i genitori non sono ancora tornati dal lavoro nei campi : anche questo è sfruttamento e violazione di un diritto: il diritto all&#8217;infanzia. </p>



<p>Quante storie del genere dovremmo ancora sentire prima che il governo, le regioni, le istituzioni pongano fine a queste forme di schiavitù? Siamo bravi solo a parlare, ma molto poco ad agire. Non voglio generalizzare perché so che esistono realtà associative che si impegnano ogni giorno nel denunciare questo fenomeno, ma so che non vengono adeguatamente supportate e e soprattutto ascoltate dagli enti preposti. </p>



<p>Quando si sente parlare di schiavitù la nostra mente è portata ancora a pensare a realtà come l&#8217;Africa o l&#8217;India, insomma i cosiddetti &#8220;Paesi  del terzo mondo&#8221;, ma la realtà è che la schiavitù esiste anche in Italia e nei paesi cosiddetti &#8220;civilizzati&#8221;.</p>
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		<title>Land grabbing in Mauritania</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2021 11:58:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Diversi arresti dopo proteste pacifiche. Il 4 dicembre, nove persone che protestavano pacificamente per i diritti alla terra sono state arrestate a Ngawlé, in Mauritania. Sullo sfondo delle proteste c&#8217;è l&#8217;espropriazione illegale di terreni&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/esclavage-Mauritanie-1024x681-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15882" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/esclavage-Mauritanie-1024x681-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/esclavage-Mauritanie-1024x681-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/esclavage-Mauritanie-1024x681-1-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Diversi arresti dopo proteste pacifiche.</p>



<p>Il 4 dicembre, nove persone che protestavano pacificamente per i diritti alla terra sono state arrestate a Ngawlé, in Mauritania. Sullo sfondo delle proteste c&#8217;è l&#8217;espropriazione illegale di terreni fertili agricoli nella regione dei Peul, come denunciato dall&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM). La terra rubata è stata venduta a investitori<br>stranieri attraverso un uomo d&#8217;affari. La popolazione locale resiste e protesta pacificamente da settimane.</p>



<p>&#8220;I fatti di Ngawlé ci danno il sentore che la giustizia in Mauritania non ha ancora valore. I vecchi problemi &#8211; il land grabbing, la schiavitù e l&#8217;arresto arbitrario degli attivisti &#8211; non sono mai stati risolti. Il futuro della Mauritania è minacciato dal conflitto e dall&#8217;instabilità&#8221;, dice Abidine Ould-Merzough, membro del Direttivo dell&#8217;APM.</p>



<p>Il consiglio locale dei comuni esige la restituzione pacifica e incondizionata della terra. L&#8217;APM e diverse organizzazioni mauritane chiedono il rilascio dei detenuti e la fine degli espropri. La terra deve restare al popolo di Ngawlé&#8221;. Le autorità nazionali devono intervenire per fermare il land grabbing messo in atto dalle autorità locali&#8221;, chiede Ould-Merzough.</p>



<p>Già il 3 novembre, 13 persone sono state arrestate e diverse ferite durante le proteste per lo stesso motivo. Gli arresti sono stati effettuati anche il 21 novembre. Gli ultimi arrestati, appartenenti alla popolazione Peul e Haratin, sono attualmente detenuti nella prigione di Rosso, capoluogo della regione di Trarza. Uno dei detenuti è in condizioni critiche e si trova in ospedale a Rosso.</p>
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		<title>Tunisia: via alle Carte diritti delle vittime tratta di persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2021 08:35:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della celebrazione della Giornata Nazionale per l&#8217;Abolizione della Schiavitù che ha avuto luogo il 23 gennaio scorso, l&#8217;Autorità tunisina per la Lotta alla Tratta delle Persone (Inltp), nell&#8217;ambito del Programma Congiunto PAII-T&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="516" height="440" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/ca9a81f7013c69a405f4382ca9ee66c1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15065" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/ca9a81f7013c69a405f4382ca9ee66c1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 516w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/ca9a81f7013c69a405f4382ca9ee66c1-300x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 516px) 100vw, 516px" /></figure>



<p>In occasione della celebrazione della Giornata Nazionale per l&#8217;Abolizione della Schiavitù che ha avuto luogo il 23 gennaio scorso, l&#8217;Autorità tunisina per la Lotta alla Tratta delle Persone (Inltp), nell&#8217;ambito del Programma Congiunto PAII-T del Consiglio d&#8217;Europa e dell&#8217;Unione Europea, ha lanciato l&#8217;iniziativa delle &#8220;Carte dei diritti delle vittime della tratta di esseri umani&#8221;.</p>



<p>Insieme al &#8220;Passaporto dei diritti&#8221;, le &#8220;Carte&#8221;, sotto forma di portachiavi di plastica, costituiscono un breve documento informativo sui diritti delle vittime della tratta. La chiarezza così come il formato del documento garantiscono l&#8217;accessibilità del suo contenuto con l&#8217;obiettivo di sensibilizzare e raggiungere un vasto pubblico&#8221;, si legge in una nota del Consiglio d&#8217;Europa in Tunisia.</p>



<p>Le carte dei diritti hanno lo scopo di spiegare in modo conciso e chiaro i diritti delle vittime di tratta garantiti dalla legge organica tunisina n. 2016-61 del 3 agosto 2016 sulla prevenzione e la lotta alla tratta di persone.</p>



<p>Questo documento include i diritti alla salute, i diritti sociali, i diritti di assistenza legale e legale, i diritti dei minori vittime di tratta, i diritti delle vittime straniere, nonché un elenco non esaustivo di servizi governativi e supporto non governativo alle vittime. Le carte dei diritti delle vittime sono uno degli strumenti pratici del meccanismo nazionale di riferimento per le vittime della tratta di persone che è attualmente in fase di finalizzazione da parte dell&#8217;Autorità nazionale per la lotta alla tratta di persone.</p>



<p>Questa iniziativa è sostenuta dal Consiglio d&#8217;Europa come parte di un progetto congiunto Consiglio d&#8217;Europa e Unione Europea, il Progetto di sostegno agli organismi indipendenti in Tunisia (PAII-T). Le carte, accompagnano il &#8220;Passaporto dei diritti delle vittime&#8221; lanciato lo scorso mese di luglio.</p>
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		<title>Giornata internazionale per l&#8217;abolizione della schiavitù: video&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 09:52:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbarbieri.org) … con gli Storytellers for Peace (*) Nuovo video degli&#160;Storytellers for Peace&#160;(Narratori per la Pace) in vista del&#160;2 dicembre 2020, data in cui viene celebrata la&#160;Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù, evento&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/12/02/giornata-internazionale-per-labolizione-della-schiavitu-video/">Giornata internazionale per l&#8217;abolizione della schiavitù: video&#8230;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p>… con gli Storytellers for Peace (*)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="260" height="194" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/schiavitù-immag.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14858"/></figure>



<p>Nuovo video degli&nbsp;<a href="https://www.storytellersforpeace.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Storytellers for Peace</strong></a>&nbsp;(<em>Narratori per la Pace</em>) in vista del&nbsp;<strong>2 dicembre 2020</strong>, data in cui viene celebrata la&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_per_l'abolizione_della_schiavit%C3%B9?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù</strong></a>, evento annuale istituito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1986.</p>



<p>Per questa importante occasione abbiamo scelto di creare un&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=VJF3EhlhWI4&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>video</strong></a>&nbsp;collettivo per raccontarvi storie sulla schiavitù passata e anche su quella moderna.</p>



<p>Questo è un grande momento per noi, perché è il nostro&nbsp;<strong>decimo video</strong>, ma anche perché siamo molto felici di accogliere nella nostra famiglia “<strong>Theatre for Change</strong>”, un meraviglioso gruppo di attori e narratori dall’India.</p>



<p><strong>Ecco gli storyteller da tutto il mondo in ordine di apparizione</strong>:</p>



<p>Barry Stewart Mann (USA)</p>



<p>Ankita Jain (India)</p>



<p>Enrique Páez (Spagna)</p>



<p>Srinivas Beesetty (India)</p>



<p>Hamid Barole Abdu (Eritrea)</p>



<p>Devashish Singbal (India)&nbsp;</p>



<p>Cecilia Moreschi (Italia)</p>



<p>Vikram Sridhar (India)</p>



<p>Lisi Amondarain (Argentina)</p>



<p>Parul Bhargava (India)</p>



<p>Katharina Ritter (Germania)</p>



<p>Mimansa Ojha, Vandana Dugar, Mukesh Mukhiya, Himanshu Prasad (India)</p>



<p>Faria Fatma (India)</p>



<p>Alessandro Ghebreigziabiher (Italia)</p>



<p>QUI IL VIDEO:&nbsp;<a href="https://youtu.be/VJF3EhlhWI4?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1">https://youtu.be/VJF3EhlhWI4?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><em>Storytellers for Peace nasce nel giugno 2016. È una rete internazionale di artisti, narratori, autori, attori e musicisti che creano storie collettive attraverso i video. Gli artisti vengono da tutto il mondo e raccontano storie di pace, giustizia, uguaglianza e diritti umani. Tutti i partecipanti raccontano le loro storie nella loro lingua madre. Il lavoro finale è un video di narrazione multilingue che mostra quanto il mondo potrebbe essere bello e pacifico qualora si unisca per una buona causa. Il progetto è stato ideato ed è coordinato dal sottoscritto.</em>&nbsp;</p>



<p>Costruiamo la pace attraverso le storie!</p>



<p>(*) testo e video ripresi da <a href="http://www.storieenotizie.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.storieenotizie.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> che Alessandro Ghebreigziabiher così presenta: «Il blog <strong>Storie e Notizie</strong> ha iniziato a muovere i suoi primi passi verso la fine del 2008 e contiene racconti e video basati su reali news prelevate dai maggiori quotidiani e agenzie di stampa on line, al seguente motto: <em>“Se le notizie sono spesso false, non ci restano che le storie”</em>. L’obiettivo è riuscire a narrare le news ufficiali in maniera a volte fantasiosa, con l’auspicio di avvicinare la realtà dei fatti più delle cosiddette autorevoli fonti di informazione. La finzione che superi la verità acclarata nella corsa verso la comprensione delle cose è sempre stata una mia ossessione. “Storie e Notizie” ha un <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.youtube.com/user/Narratorintercultura?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><u>canale Youtube</u></a>, una sua <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.facebook.com/pages/Storie-e-Notizie/133002816717820?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><u>pagina Facebook</u></a> e anche la versione in lingua inglese, <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.storiesandnews.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><u>Stories and News</u></a>. A novembre 2009 ha debuttato l’omonimo spettacolo di <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.spettacolidinarrazione.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><u>teatro narrazione</u></a>». <strong>Qui in bottega «</strong><em><strong>Storie e notizie</strong></em><strong>» è ospitato – scorrete il colonnino di sinistra in “home” e lo troverete – a ogni uscita. </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="274" height="184" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/schiavitù-immag2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14859"/></figure>



<p><strong>MA COSA SONO LE</strong>&nbsp;<em><strong>«SCOR-DATE»</strong></em><strong>?</strong>&nbsp;<strong>NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.</strong></p>



<p><em>Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.</em></p>
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		<title>“Art(e)Attualità. Ri-scatti”. Per le strade mercenarie del sesso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 08:56:19 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14736" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7136-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>In questo tempo buio, siamo riusciti a visitare la mostra di RI-SCATTI, al PAC di Milano, in corso fino al 25 ottobre 2020. L&#8217;edizione di quest&#8217;anno ha visto la collaborazione tra l&#8217;associazione di volontariato che si occupa, da anni, di progetti ed eventi per promuovere l&#8217;integrazione sociale e Lule onlus, composta da un gruppo di volontari a favore delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale.</p>



<p>Il titolo dell&#8217;eposizione è “Per le strade mercenarie del sesso” e vede le sale del Padiglione d&#8217;Arte Contemporanea riempite da immagini che prostitute &#8211; anche transgender – si sono scattate con un cellulare durante il loro lavoro, per le strade, durante la loro quotidianità, in casa: ambienti poveri, squallidi, dove si evidenziano le tracce della loro solitudine, della loro fatica. E poi un video su cui scorrono, in bianco e nero, i frame ancora di ambienti urbani periferici, nascosti, abbandonati, fatiscenti e, in sottofondo, le voci delle stesse protagoniste del progetto che esprimono le proprie emozioni e i sentimenti di una Vita aspra.</p>



<p>Ecco, per voi, alcune immagini della mostra con informazioni utili per comprendere il fenomeno della tratta degli esseri umani e della prostituzione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14737" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7137-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7139-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14739" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7160-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14740" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7161-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG-7148-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<p></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Italia e piano d&#8217;azione nazionale in materia di business and human rights</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2020 06:43:59 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Cecilia Grillo </p>



<p>Nel giugno 2011, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato i Principi Guida in materia di imprese e diritti umani (anche <em>UN Guidelines Principles on Business and human rights</em> o UNGPs).</p>



<p>Gli Stati hanno assunto un impegno al fine di affrontare l’impatto negativo dell’attività d’impresa sui diritti umani. Gli UNGPs sono il risultato di un processo consultivo della durata di sei anni tra Stati, imprese e società civile, condotto dall’allora Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, John Ruggie.</p>



<p>I Principi Guida non sono uno strumento vincolante e, secondo quanto evidenziato dal Rappresentante speciale, il loro contributo normativo risiede, in “<em>elaborating the implications of existing standards and practices for States and businesses; integrating them within a single, logically coherent and comprehensive template; and identifying where the current regime falls short and how it should be improved</em>”.</p>



<p>Successivamente all’entrata in vigore degli UNGPs, il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite – <em>UN Working Group</em> – ha iniziato a invitare i governi a impegnarsi in processi per lo sviluppo di piani d’azione nazionali (PAN) come strumenti per mezzo dei quali dare attuazione agli UNGPs.</p>



<p>Lo scopo principale dei PAN, in qualità di strumento per l’implementazione dei Principi Guida dell’ONU in materia di imprese e diritti umani, è quello di assicurare degli <em>standard</em> chiari e vincolanti relativi al rispetto dei diritti umani per tutte le imprese e gli investitori che operano in contesti nazionali ed internazionali.</p>



<p>I PAN sono documenti programmatici di politica statale che delineano l’orientamento strategico e le attività concrete per affrontare una specifica situazione politica. Nell’ambito del settore di <em>business and human </em><em>rights</em>, il PAN deve essere inteso come una strategia politica in evoluzione sviluppata da uno Stato per proteggere dagli impatti negativi sui diritti umani prodotti dalle imprese in conformità con i Principi Guida delle Nazioni Unite.</p>



<p>Il piano d’azione nazionale &#8211; varato dal Comitato interministeriale per i diritti umani (CIDU) il 15 dicembre 2016 &#8211; è il risultato di un processo di consultazione e redazione durato dal gennaio del 2015 al luglio del 2016 e che ha portato alla pubblicazione di una prima bozza, aperta alla consultazione pubblica, il 10 settembre 2016.</p>



<p>Il piano d’azione italiano è stato finalizzato grazie allo sforzo comune di due gruppi, di lavoro, uno composto da tutti i Ministeri coinvolti e uno dai rappresentanti del mondo accademico, delle imprese, dei sindacati, delle associazioni imprenditoriali, delle Organizzazioni della Società Civile (OSC) e da esperti legali.</p>



<p>Il piano d’azione persegue l’obiettivo di operare come strumento funzionale ad assicurare “<em>l’impegno del Governo verso l’adozione di misure politiche e legislative a livello nazionale, regionale ed internazionale, con il fine di garantire il rispetto dei diritti umani in tutte le attività di natura economica</em>”.</p>



<p>Tale piano prevede una serie di <em>steps</em> che l’Italia si impegna a realizzare e che sono ricollegati alle disposizioni contenute nei diciassette obiettivi dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030 in base ai quali gli Stati hanno concordato di adottare misure effettive per eradicare il lavoro forzato, porre fine alle forme di schiavitù contemporanee, al traffico di esseri umani, etc.</p>



<p>Il PAN ha previsto l’istituzione altresì di un Gruppo di Lavoro al fine di monitorare la sua progressiva attuazione e che provveda al suo aggiornamento e/o revisione periodici.</p>



<p>Il PAN è articolato in cinque sezioni (‘Indirizzi e principi generali’; ‘Premesse’; ‘Aspettative del Governo nei confronti delle imprese’; ‘Risposte del Governo: attività in corso ed impegni futuri’; ‘Aggiornamento, monitoraggio e diffusione del Piano’); segue poi la descrizione delle iniziative già esistenti e un elenco di misure che l’Italia prevede di realizzare nei prossimi anni per ogni Principio in analisi.</p>



<p>Il piano d’azione italiano, in conformità con le richieste dell’<em>UN Working Group</em>, è comprensivo di una sezione che elenca le aspettative riposte da parte del Governo italiano nei confronti del settore privato rispetto alla tutela dei diritti umani.</p>



<p>Alle imprese è richiesto di:</p>



<p>a) definire una propria politica in materia di diritti umani;</p>



<p>b) creare e rendere operativi meccanismi aziendali di <em>due diligence</em> per identificare, misurare e prevenire ogni potenziale rischio di violazione dei diritti umani nello svolgimento delle loro operazioni ed attività, anche da parte di <em>partner</em> o dei fornitori;</p>



<p>c) prevedere i necessari meccanismi di reclamo che consentano di rimediare all’impatto negativo sui diritti umani che esse abbiano cagionato, o che abbiano contribuito a causare, o che sia collegato alle loro operazioni economiche.</p>



<p>Fra le misure che verranno attuate in futuro e che vengono individuate dal PAN, oltre alla necessità di promuovere l’adozione da parte delle imprese di un processo di <em>human rights due diligence</em>, è innovativo il richiamo alla previsione di un processo di <em>due diligence</em> lungo la <em>supply chain</em> per imprese che operano in zone a <em>governance </em>debole.</p>



<p>Il piano include inoltre nuove misure intese a contrastare il caporalato e altre forme di sfruttamento dei lavoratori, soprattutto nel settore agricolo, si tratta tuttavia di misure che pongono una minore attenzione al profilo inerente alla tutela delle vittime.</p>



<p>In relazione ai profili di merito del piano italiano, un aspetto rilevante è la sua capacità di evidenziare come ciò che si renderebbe necessario per lo sviluppo di un sistema efficace relativo all’attività di impresa e diritti umani è in realtà già esistente nel quadro regolamentare italiano e debba essere solo ulteriormente sviluppato e adeguato agli <em>standard</em> internazionali e ai Principi Guida.</p>



<p>Altra funzione dei PAN è quella di contribuire alla formazione di un forte consenso comune necessario per il sostegno di eventuali e future richieste di intervento politiche e legislative.</p>



<p>Con riferimento alla creazione di un quadro regolamentare favorevole alla responsabilizzazione delle imprese in materia di diritti umani in parte già sussistente nell’ordinamento italiano, si può fare riferimento alla disciplina sul c.d. ‘rating di legalità’ che affida all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato il compito di certificare la conformità delle imprese alla legislazione nazionale vigente, a tale attestazione sono ricollegati vantaggi in sede di concessione di finanziamenti pubblici e agevolazioni.</p>



<p>Un altro esempio a tal riguardo è dato dal D.lgs. 231/2001 “<em>Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica</em>” che ha introdotto nell’ordinamento italiano una forma di responsabilità <em>amministrativa</em> delle imprese dipendente da reato.</p>



<p>Relativamente a possibili profili di criticità del piano d’azione in primo luogo si deve sottolineare l’organizzazione delle materie analizzate al suo interno che può risultare confusionaria o poco chiara, inoltre nello <em>Statement</em> del piano d’azione viene sottolineato come il Governo pur riconoscendo “<em>la profonda relazione che sussiste tra il tema del rispetto dei diritti umani da parte delle imprese e la responsabilità sociale d’impresa</em>” arriva alla conclusione però che “<em>le due materie sono oggetto di due differenti Piani di Azione Nazionali</em>”.</p>



<p>Nonostante le buone premesse tuttavia non sono molte le iniziative ad oggi intraprese per l’attuazione dei presidi richiesti dal PAN e risulta necessario aspettare il 2021 per poter valutare il suo effettivo stato di attuazione, tuttavia dato che i PAN costituiscono linee programmatiche, spesso di contenuto generico, è difficile valutare efficacemente i risultati raggiunti fin’ora.</p>
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		<title>Agromafie e agroreati: approvato il disegno legge sui reati agroalimentari</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2020 08:23:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Grillo Il 19 aprile 2020 il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta unanime del ministro della Giustizia Bonafede e del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Bellanova, il disegno di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Cecilia Grillo</p>



<p>Il 19 aprile 2020 il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta unanime del ministro della Giustizia Bonafede e del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Bellanova, il disegno di legge denominato “<em>Nuove norme in materia di reati agroalimentari</em>”, composto da 14 articoli, che interviene sul Codice penale e sulle leggi complementari in materia.</p>



<p>Come spiega la DNA, la Direzione Nazionale Antimafia, in una sua Relazione, “il legame delle mafie con l’agricoltura ha radici antiche, di natura storico-culturale, legato alla nascita stessa del fenomeno mafioso, per larga parte originatosi proprio nelle campagne. Per questo motivo da sempre tra le altre cause di ritardato sviluppo, l&#8217;agricoltura meridionale sconta anche quello delle infiltrazioni di stampo mafioso. Tale fenomeno oggi interessa l&#8217;intero territorio nazionale, attesa la capacità delle mafie (Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta) operanti ormai in forma di impresa, di espandersi verso il Nord Italia seguendo le direttrici logistiche del trasporto e del commercio dei prodotti agricoli”.</p>



<p>Il Disegno Legge di riforma della disciplina dei reati agroalimentari recepisce quanto elaborato dalla Commissione ministeriale nominata con d.m. 20 aprile 2015 e composta dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando e presieduta dall’ex magistrato Giancarlo Caselli.</p>



<p>Nella relazione alla presentazione del Disegno Legge viene sottolineato come “prospettiva ultima della proposta di riforma, come ha evidenziato Caselli, è quella di arrivare a un’etichetta narrante comprensibile e trasparente, che faccia capire ai consumatori cosa c’è davvero dentro quello che ci viene venduto come cibo o come bevanda […] è la creazione di un diritto penale della vita quotidiana capace di accompagnare il consumatore ‘finale’ fino allo scaffale degli alimenti, rafforzandone la fiducia”.</p>



<p>Tra le novità principali previste dal Disegno Legge in primo luogo si deve menzionare l’introduzione del reato di agropirateria che punisce la vendita di prodotti alimentari accompagnati da falsi segni distintivi o contraffatti e che comprende, <em>inter alia</em>, tutte quelle fattispecie di contraffazione di marchi, etichette e procedure di produzione, il reato di “produzione, importazione, esportazione, commercio, trasporto, vendita o distribuzione di alimenti pericolosi o contraffatti”, nonché la “contraffazione di alimenti a denominazione protetta”.</p>



<p>Vengono introdotti dal Disegno Legge anche i reati di “disastro sanitario” (che punisce avvelenamento, contaminazione o corruzione di acque o sostanze) e l’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato e vengono identificati i profili di responsabilità delle persone giuridiche, definendo le condizioni di esonero delle società dalle ipotesi di responsabilità amministrativa di impresa.</p>



<p>Fra le innovazioni previste dal Disegno Legge è prevista inoltre la revisione del reato di frode &#8211; in passato connesso alla consegna materiale del prodotto &#8211; che ricomprenderà anche le attività realizzate durante le fasi di produzione precedenti, ad esempio il ricorso a segni distintivi con indicazioni false e ingannevoli, saranno così sanzionate le ipotesi di falso prodotto biologico e di falsa indicazione d’origine.</p>



<p>Uno dei casi maggiormente rappresentativi è quello della vendita dell’olio d’oliva: accade spesso che bottiglie con etichette che rimandano all’italianità del prodotto contengano olio di importazione.</p>



<p>Il Disegno Legge interviene principalmente rispetto alla tutela della salute pubblica, delimitando la categoria dei reati di pericolo contro la salute e al contrasto delle frodi in commercio di prodotti alimentari in modo da tutelare la lealtà commerciale.</p>



<p>L’ex ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, aveva dichiarato, in relazione ai fondamentali passi in avanti per la lotta ai reati agroalimentari, che “con l’approvazione del disegno di legge, frutto del lavoro della Commissione guidata dal Presidente Giancarlo Caselli con il ministro Andrea Orlando, l’Italia propone un modello nuovo di contrasto al crimine in questo settore strategico. L’agropirateria diventa reato, le frodi commesse dalle organizzazioni mafiose vengono punite più duramente, la tutela della salute dei consumatori si rafforza. Dopo la legge contro il caporalato, serve una svolta per la massima legalità nella filiera del cibo.”</p>



<p>Secondo quanto riportato dalla Coldiretti, “almeno un prodotto su tre del settore agroalimentare importato in Italia viene trasformato nel nostro Paese e poi venduto sul nostro mercato interno e all’estero con il marchio <em>Made in Italy</em>”.</p>



<p>A tal riguardo, la Ministra Bellanova in una nota diffusa dal Mipaaf specifica come “il falso <em>made in Italy</em> costa al nostro Paese 100 miliardi di euro l’anno, contro i circa 42 di <em>export</em> dei prodotti autentici. Un vero e proprio furto di identità che danneggia i nostri produttori, mina la salute dei consumatori, ingannandoli, rischia di incrinare la reputazione del Paese. Con questo testo, che prende le mosse da una proposta della Commissione Caselli,&nbsp;si garantisce l’effettiva tutela dei prodotti alimentari, si rielabora il sistema delle sanzioni, si amplia la sfera delle tutele”.</p>



<p>Tale disegno legge è di notevole importanza per la tutela della salute pubblica e della qualità del sistema di produzione italiano di una delle filiere produttive più redditizie e rappresentative d’Italia in quanto “le agromafie non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocano l’imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio<em> Made in Italy</em>”.</p>
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		<title>21 maggio. Sciopero dei braccianti</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2020 07:33:21 +0000</pubDate>
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<p>(da labottegadelbarbieriorg)</p>



<p><strong>Comunicato Stampa USB per lo&nbsp;sciopero dei braccianti del 21 maggio</strong></p>



<p>Basta con la politica degli annunci, bisogna passare ai fatti concreti per salvare veramente gli “ultimi” e gli “invisibili”. Nella giornata di ieri Usb Federazione Braccianti Basilicata ha incontrato il sindaco ed il vice sindaco di Montemilone per porre il problema di alcuni lavoratori che vivono in casolari fatiscenti e a rischio crollo. Bisogna immediatamente portare fuori da quella situazione i braccianti e dare loro un’abitazione adeguata al fine di rispettare la dignità ed i diritti di chi si spacca la schiena da mattina a sera nei campi per portare sulle nostre tavole i prodotti della terra.</p>



<p>A noi non servono più le parole e gli annunci o i comunicati. Ieri l’Amministrazione di Montemilone ha preso l’impegno di scrivere al Prefetto e di chiedere un incontro al fine di poter utilizzare alcune strutture demaniali. Ha preso inoltre l’impegno di fare una sanificazione di alcuni casolari abitati e di portare acqua e taniche nuove dove tenere l’acqua.</p>



<p>Usb in questo periodo di pandemia non ha lasciato soli questi lavoratori portando nei casolari cibo e acqua visto che le condizioni sono al limite della vivibilità. Con sempre maggiore insistenza di parla di riaprire qualche pseudo “centro di accoglienza” senza mai affrontare la situazione abitativa e le condizioni di vita di questi lavoratori. Si citano cifre esorbitanti di milioni di euro a disposizione per la risoluzione di questi problemi, ma tutto si ferma ad annunci e promesse che ogni anno a ridosso delle campagne stagionali ritornano alla ribalta. Ma la vergona resta sempre la stessa.</p>



<p>Ora si è aggiunto anche l’ultimo provvedimento fatto dal Governo per l’emersione degli invisibili: in un contesto di pandemia ciò che bisogna garantire è la salvaguardia della vita degli esseri umani, patrimonio di incommensurabile valore. L’Italia ripartirà davvero soltanto se riusciremo a tutelare il diritto alla vita. Cosa che non fa il Decreto Rilancio con l’articolo 110 bis dedicato alla regolarizzazione.</p>



<p>Nessun medico ha mai chiesto a un paziente che arriva in ospedale se ha un rapporto di lavoro o una promessa di rapporto di lavoro: lo cura e basta. Il governo ha invece deciso di preoccuparsi delle braccia e non della salute delle persone. Il governo ha deciso di preoccuparsi della verdura che rischia di marcire nei campi e non dei diritti delle persone.</p>



<p>Non è nemmeno una questione tra italiani e migranti, perché il 9° rapporto del Ministero del Lavoro sull’occupazione dice che l’82% dei braccianti sono italiani.</p>



<p>Con il Decreto Rilancio restano inascoltate le grida di dolore degli invisibili, dei dannati dei decreti sicurezza e della Bossi-Fini.</p>



<p>Per tutelarsi dal Covid-19 chiedevamo il rilascio del permesso di soggiorno per tutti, convertibile per attività lavorativa, che consentisse loro di iscriversi all’anagrafe e di avere un medico di base. Il governo ha scelto invece di non accogliere gli appelli disperati provenienti dalle zone rurali e dalle periferie metropolitane.</p>



<p>Per questi motivi, Usb Lavoro Agricolo proclama per il 21 maggio lo sciopero degli invisibili.</p>



<p><a href="https://www.basilicata24.it/2020/05/usb-proclama-lo-sciopero-dei-braccianti-78635/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Il 21 maggio sciopero dei braccianti agricoli</strong></p>



<p>Sarà lo ‘sciopero degli invisibili’, quello indetto dall’Usb e lanciato sui social dall’attivista sindacale Aboubakar Soumahoro: “Sciopereremo perché abbiamo il diritto di vivere liberi come tutti gli essere umani nati liberi”, ha dichiarato ieri su Twitter.</p>



<p>La manifestazione ha ricevuto il supporto del Partito Comunista che invita tutti i lavoratori ad aderire: “Le politiche contro il bracciantato agricolo hanno tolto dignità ai lavoratori, degradandoli a braccia strumento del profitto, e puro inumano sfruttamento asservito alla produzione di cibo secondo le regole imposte dal mercato della distribuzione globalizzata”.</p>



<p>“Il mercato della filiera agroalimentare – si legge in una nota del segretario regionale Roberto Cadrilli – chiede braccia per la raccolta dei frutti della terra e la ministra Bellanova risponde svendendogli uno stock di schiavi extracomunitari ed esibendo le finte lacrime già viste nelle recite inscenate da altri ministri fiancheggiatori degli strozzini capitalisti e delle loro logiche di continuo furto ai danni dei lavoratori.</p>



<p>“Il governo Conte non ha cambiato né il pelo né il vizio. I lavoratori sono coloro che producono la vera ricchezza del Paese e quindi ai lavoratori con la pelle di qualsiasi colore deve essere riconosciuto il diritto ad una vita dignitosa grazie al ricavo del loro lavoro. A loro deve essere permesso il diritto a una casa, all’istruzione, alla sanità pubblica e a costruirsi una famiglia senza chiedere l’elemosina agli enti caritatevoli.</p>



<p>Il salario percepito per un lavoro durissimo, onesto e socialmente indispensabile deve essere rapportato al costo della vita del lavoratore. Se ciò non accade è segno che i governi hanno intrapreso una politica economica di guerra contro i lavoratori, rendendoli schiavi. In agricoltura questo è ancora più evidente, drammatico, incivile e inumano.&nbsp;Il governo Conte, come i precedenti governi di destra e sinistra, comunque servi del capitale non vuole sviluppare politiche di riconoscimento della centralità del lavoro. La crisi strutturale della agricoltura a causa dell’entrata dell’Italia nell’Euro e nell’Unione Europea si è abbattuta come una mannaia sul collo dei piccoli proprietari terrieri, dei coltivatori diretti, dei contadini, dei braccianti agricoli. In venti anni di Euro, di politiche concertative dei sindacati confederali e di revisionismo politico, i lavoratori della terra hanno perso tutti i diritti acquisiti in decenni di lotte, impoverendosi fino al punto che il valore del salario dei braccianti si è dimezzato. Ai lavoratori extra comunitari e di colore, oltre allo sfruttamento bestiale e all’emarginazione in ghetti di squallidi e antigienici, viene dato nulla. Questi lavoratori obbligati a ritmi giornalieri di lavoro, a volte anche di 12 ore, riferiscono retribuzioni reali di miseri 20 euro non documentabili.&nbsp;Il 21 maggio, la lotta per la dignità del lavoro riparte dagli ultimi, perché i diritti sociali sono i più importanti”.</p>



<p><a href="https://www.foggiatoday.it/cronaca/sciopero-braccianti-agricoli-21-maggio.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Intervista di Annalisa Cangemi a Aboubakar Soumahoro (su Fanpage)</strong></p>



<p>I braccianti di tutta Italia sciopereranno il prossimo 21 maggio 2020, per protestare contro la nuova sanatoria per i migranti, contenuta nel decreto Rilancio, divenuta urgente per il governo a seguito della mancanza di manodopera nei campi e della conseguente impennata dei prezzi di frutta e ortaggi.&nbsp;Un provvedimento che nella pratica escluderà dall’emersione&nbsp;tanti lavoratori dell’edilizia, dei supermercati, dell’artigianato, della ristorazione, della logistica, che non potranno fare richiesta.</p>



<p>Non ci sarà nessuno a raccogliere frutta e verdura nei campi quel giorno. “Non vanno regolarizzate le braccia, ma gli esseri umani”, è questo il messaggio che arriverà forte e chiaro al governo, ha spiegato Aboubakar Soumahoro, attivista e sindacalista dei lavoratori agricoli dell’Usb, contattato da Fanpage.it.</p>



<p><strong>Perché questo sciopero?</strong></p>



<p>Partiamo dal contesto attuale. Abbiamo oltre 31mila morti per il virus. Medici, infermieri, operatori della sanità, sono stati chiamati ‘eroi’: ecco loro negli ospedali, quando erano chiamati a salvare vite, non hanno mai chiesto quale tessera di partito avessero in tasca i pazienti, né hanno domandato la collocazione ideologica o post ideologica, se i malati avessero o meno un permesso di soggiorno o una carta d’identità italiana. Hanno sempre curato chi dovevano, senza mai sottrarsi.&nbsp;Il governo nel contesto della pandemia ha l’unico dovere di proteggere le vite, nessuna esclusa. Quando si fa il decreto ‘Cura Italia’ e vengono adottate delle misure di confinamento generale, per prevenire i rischi, si è scoperto che il contesto preesistente alla pandemia era un contesto lacerato, dilaniato dalle disuguaglianze sociali: persone che non hanno nemmeno una casa non sanno cosa sia il distanziamento sociale. Lo Stato doveva salvare tutti. Invece ha fatto esattamente l’opposto di quello che fanno i medici e gli infermieri. Ci si è preoccupati della verdura e della frutta, che si teme possano marcire, piuttosto che delle persone, i cui diritti stanno marcendo da anni nei campi. Voglio ricordare qualche nome:&nbsp;Paola Clemente, 49enne bracciante di San Giorgio Jonico deceduta in un vigneto di Andria il 13 giugno 2015,&nbsp;Soumaila&nbsp;Sacko, 29 anni, del Mali, con regolare permesso di soggiorno, ammazzato nel Vibonese da una&nbsp;fucilata il 3 giugno 2018. E un pensiero va a tutti gli uomini e le donne che tutti i giorni si spaccano la schiena nei campi. A mancare ancora una volta sono i diritti.</p>



<p><strong>Cosa non va in questo provvedimento?</strong></p>



<p>Si è scelto chiaramente di produrre un provvedimento che nel merito della questione ha come base quella di preoccuparsi dell’utilità di mercato, anziché di salvare le vite. Le nostre critiche sono di varia natura, ne cito giusto tre: l’aver riservato la regolarizzazione ad alcuni settori, escludendone altri. Dove sono i riders, la logistica, i facchini, gli ambulanti, gli edili, la ristorazione?</p>



<p><strong>Quali sono le altre criticità?</strong></p>



<p>Il secondo punto riguarda l’aver riservato la regolarizzazione a coloro i quali hanno un permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019. Qui bisogna ricordare che il tutto si sta svolgendo nel tessuto legislativo dei decreti Sicurezza. E quindi ci sono le vittime dei decreti che non avranno accesso a questa emersione, perché il governo non ha avuto l’audacia, il coraggio, di cancellare questi decreti, che sono una fabbrica di produzione di marginalità e di dannati, resi invisibili. Il terzo elemento che non va nella sanatoria è l’aver subordinato il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, il che è una miscela esplosiva di sottomissione del lavoratore e della lavoratrice a qualsiasi forma di ricattabilità e sfruttamento.</p>



<p><strong>Quali migliorie proponevate al provvedimento?</strong></p>



<p>L’urgenza consisteva nel rilasciare un permesso di soggiorno alla luce dell’attuale contesto di pandemia, che sia convertibile anche per attività lavorativa. La nostra proposta è semplice.</p>



<p><strong>Qual è la partecipazione prevista allo sciopero?</strong></p>



<p>Intanto voglio dire che quel giorno non ci sarà né raccolta di asparagi, né raccolta di mirtilli o di verdura. Visto che per lo Stato siamo stati invisibili noi il 21 maggio saremo invisibili anche per i campi. Sarà sciopero totale. Allo stesso tempo abbiamo ricevuto la solidarietà di tantissimi consumatori e consumatrici, centinaia, che stanno riscoprendo cosa c’è dietro a una forchettata di spaghetti, e cioè il sudore, la fatica, l’immiserimento. E ci stanno mandando tantissimi messaggi, per annunciarci che loro quel giorno non faranno la spesa, e indosseranno virtualmente gli stivali, mentre noi saremo nelle campagne, con gli stivali reali, a incrociare le braccia. Poi stiamo ricevendo messaggi anche da tanti agricoltori, che ci dicono che loro quel giorno non andranno a lavorare. Abbiamo avuto migliaia di adesioni. Ci sono assemblee, nell’Agro Pontino, in Emilia-Romagna, in Toscana, in Calabria, nel foggiano. Lì domenica ci sarà una grossa assemblea nell’insediamento dei braccianti di&nbsp;Torretta Antonacci. Tra coloro che sciopereranno ci sono anche braccianti con il permesso di soggiorno, perché i loro diritti non sono riconosciuti. In questo momento ci sono braccianti nella Piana di Gioia Tauro che sono impiegati nella raccolta dei mirtilli, e percepiscono 30 euro al giorno, si spaccano la schiena dall’alba al tramonto, invece dei 50 euro circa previsti dal contratto. È chiaro che nessuno deve permettersi di strumentalizzare la fatica di questi uomini e donne, narrando una realtà che non esiste, quando non hanno mai messo sentimentalmente, moralmente, eticamente e concretamente gli stivali per immedesimarsi nei braccianti, italiani o stranieri che siano.</p>



<p><strong>Cosa hai pensato quando la ministra Bellanova si è commossa mentre annunciava il decreto?</strong></p>



<p>Ero impegnato in un’assemblea con i braccianti.</p>



<p><strong>Qual è la dotazione di Dpi nei campi, che dati avete?</strong></p>



<p>Ho lanciato una campagna di raccolta, tutt’ora aperta, mentre venivano emanati i vari dpcm, perché ai braccianti veniva detto che dovevano lavorare nei campi per assicurare il cibo per la popolazione, senza dispositivi di protezione individuale, e fino ad ora, chi parla di lotta al caporalato, non è stato in grado di convocare il tavolo sullo sfruttamento e il caporalato in agricoltura, mentre noi eravamo, e siamo, esposti. Grazie alla nostra raccolta continuiamo a comprare e distribuire generi alimentari ai braccianti e alle famiglie, anche italiane, e dispositivi di protezione individuale. Non ne abbiamo ricevuto neanche uno, da parte di chi in queste ore ha detto di preoccuparsi della nostra condizione, quando in realtà non è connesso sentimentalmente con noi. Noi stiamo girando dappertutto, siamo stati in Basilicata, in Calabria, in Puglia, e continueremo a girare l’Italia.&nbsp;Il governo ha abdicato a questa nobile e civile missione. Ma noi non ci arrendiamo, continueremo a chiedere la salvezza delle persone.</p>



<p><a href="https://www.fanpage.it/politica/braccianti-in-sciopero-soumahoro-a-fanpage-it-governo-preoccupato-della-frutta-non-delle-persone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Dai campi ai supermercati, più diritti meno sfruttati. Solidarietà ai braccianti in sciopero (dice Potere al Popolo)</strong></p>



<p>Il 21 maggio nei campi di raccolta della Piana di Gioia Tauro, del Foggiano e di tante altre regioni d’Italia i lavoratori migranti agricoli hanno deciso di incrociare le braccia contro il provvedimento di regolarizzazione previsto nel “Decreto Rilancio”, un provvedimento insufficiente sia per rispondere ai bisogni economici e sociali dei braccianti stessi, sia per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica che sta colpendo tutto il paese.</p>



<p>I braccianti in sciopero chiedono che vengano rispettati tre diritti fondamentali da parte dei padroni e dello stato: 1° un documento di soggiorno per tutti i migranti come primo passo che permette di emergere dallo sfruttamento del lavoro nero; 2° il rispetto e la garanzia di pagamento di un salario dignitoso; 3° un programma di inserimento abitativo come risposta alle condizioni iper-precarie nei ghetti che costeggiano i campi.</p>



<p><strong>Che cosa c’entra con noi questo sciopero?</strong></p>



<p>Il lavoro agricolo costituisce il primo anello della filiera agroalimentare. Nel suo insieme, si tratta del primo settore economico italiano in quanto a fatturato: ma a questa immensa ricchezza corrisponde una enorme diseguaglianza per quanto riguarda la sua distribuzione. I colossi della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), infatti, esercitano una enorme pressione – che sfocia nel ricatto vero e proprio e nell’imposizione di prezzi e condizioni – nei confronti dei produttori agricoli, in larghissima parte aziende di piccole dimensioni che non possono trattare ad armi pari. Questa pressione si traduce nel tentativo di risparmiare il più possibile sull’elemento più semplice da colpire per qualsiasi tipo di azienda: il costo del lavoro. Da qui hanno origine le condizioni di lavoro disumane e i salari infami che vengono imposti ai lavoratori agricoli. Ma questa disuguaglianza di base non colpisce solo i braccianti: ogni anello della filiera prova a massimizzare il profitto scaricando tutto sui lavoratori e sulle lavoratrici, dai campi fino ai supermercati, passando per le industrie della lavorazione e le compagnie della logistica.</p>



<p>Nei mesi d’emergenza queste disuguaglianze si sono manifestate con maggiore intensità: in un periodo in cui una larga parte dell’economia infatti lamenta la paralisi o la crisi, milioni di euro sono finiti nelle casse della GDO. Le nostre spese si sono concentrate nei supermercati, e allo stesso tempo abbiamo comprato di più rispetto al solito. Tra marzo e aprile le vendite sono aumentate del 18% rispetto all’anno precedente, con acquisti concentrati per il 44% nei supermercati della GDO!</p>



<p>E mentre aumentavano vendite, prezzi e profitti della GDO, aumentavano anche gli orari e i ritmi di lavoro di cassiere e magazzinieri dei supermercati. Sono numerosi i loro racconti che denunciano le condizioni di sfruttamento che si sono intensificate durante gli ultimi mesi. A questo si aggiungono la mancanza di dispositivi di protezione individuali e minacce di licenziamento per chi chiedeva semplicemente di lavorare in sicurezza. La ciliegina sulla torta? Molte aziende hanno deciso di approfittare della copertura offerta dalla pandemia e dai provvedimenti presi per contrastarla, e i lavoratori della GDO stanno cominciando a essere messi in cassintegrazione a migliaia.</p>



<p>Dopo mesi che si parlava di una regolarizzazione, adesso è arrivata e sembra una beffa, un provvedimento utile solo a continuare a sfruttare il lavoro dei braccianti e lasciare così com’è il meccanismo generatore di sfruttamento e diseguaglianze su cui si regge l’intera filiera. Lo sciopero dei braccianti agricoli mette in questione questo meccanismo di sfruttamento in tutta la filiera agroalimentare. È fondamentale sostenere chi chiede diritti, uguaglianza e unità tra i lavoratori – perché i diritti di alcuni diventano diritti di tutti.</p>



<p><strong>Ma quanto costa la produzione agricola? Trasparenza dei prezzi subito!</strong></p>



<p>Oggi per produrre 1kg di clementine biologiche ci vogliono 26 centesimi di euro. A questi vanno aggiunti i costi per la raccolta, per il confezionamento e per il trasporto. La GDO acquista la frutta sempre attraverso intermediari, praticamente mai direttamente dal produttore. Quindi, un produttore, per non fallire, deve vendere le clementine almeno a 60 centesimi.</p>



<p>Nel 2019 le clementine biologiche della Piana di Gioia Tauro sono state pagate 32 centesimi al kilo, con raccolta a carico dei produttori. Se si tolgono 11 centesimi per la raccolta, il prezzo di produzione diventa di 21 centesimi – quindi si tratta di un prezzo nettamente sottocosto. E sono le stesse clementine che si trovano sui banchi dei supermercati della GDO a € 2,50/kg.</p>



<p>Questo semplice calcolo dimostra che esiste solo una variabile sulla quale si riesce a risparmiare: la manodopera! Lo sfruttamento dei braccianti e dei piccoli produttori, ma anche dei lavoratori del trasporto e dei supermercati della GDO è quindi un elemento strutturale della filiera agroalimentare che genera enormi profitti da un lato, mancanza di diritti, salari bassi e condizioni di lavoro disumani dall’altro.</p>



<p>È necessario che la GDO pubblichi nei cartellini dei loro banchi non solo il prezzo di vendita, ma anche il prezzo pagato al produttore al netto di tutte le intermediazioni (il cosiddetto prezzo sorgente). In questo modo non si elimina lo sfruttamento della manodopera, ma si da un elemento in più per tracciare la distribuzione della ricchezza lungo la catena di valore della filiera agroalimentare – un elemento di coscienza indispensabile per combattere e cambiare l’ordine delle cose.</p>



<p><strong>Cosa vogliamo quindi?</strong></p>



<p>Il 21 maggio ci troveremo davanti ai supermercati della GDO in primo luogo per esprimere la nostra massima solidarietà ai braccianti agricoli in sciopero contro le condizioni di sfruttamento che vivono quotidianamente. Con le nostre azioni vogliamo portare le loro rivendicazioni fuori ai campi di raccolta. Le loro rivendicazioni sono le nostre:</p>



<ul><li>un permesso di soggiorno per tutti i migranti per emergere dal lavoro nero e per ottenere diritti fondamentali per ogni uomo e ogni donna;</li><li>il rispetto di condizioni di lavoro e salariali dignitosi in tutta la filiera agroalimentare: braccianti, trasportatori, cassiere, magazzinieri ecc.;</li><li>una legge nazionale che costringa i supermercati a indicare i prezzi di sorgente in modo da tracciare i costi lungo tutta la catena di valore della filiera agroalimentare.</li></ul>



<p>Per noi la giustizia e i diritti non possono essere selettivi!</p>



<p><a href="https://poterealpopolo.org/solidarieta-braccianti-sciopero/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Un bracciante è stato picchiato per aver chiesto una mascherina. Questa è l’Italia del 2020 – Giulio Cavalli</strong></p>



<p>No, il Covid-19 non è una livella, non ne usciremo migliori, non saremo tutti uguali davanti alla malattia e non sta andando tutto bene. Forse sarebbe anche il caso di abbandonare questa narrazione quasi epica che riempie tutti i giornali con le sensazioni di chi si è bevuto il primo caffè o di chi è riuscito dopo due mesi ad accorciarsi i capelli e ci sarebbe da volgere lo sguardo lì tra le pieghe degli ultimi, quegli ultimi che sono sempre stati ultimi e che nell’epoca del Coronavirus retrocedono ancora.&nbsp;<a href="https://www.tpi.it/cronaca/latina-bracciante-licenziato-e-picchiato-dopo-aver-chiesto-mascherine-arrestato-limprenditore-20200518604647/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>A Terracina uno degli ultimi schiavi si è ritrovato in un fosso</strong></a>, con la testa spaccata e con qualche osso rotto, come uno scarto che si spera di poter nascondere nel gorgo del fango, come qualcuno che merita di finire a fondo tirando lo sciacquone.</p>



<p>È l’ennesima storia che arriva da un territorio che insiste nel negare la presenza del caporalato e il suo rigurgito di schiavi e racconta di un giovane lavoratore che ha commesso l’imperdonabile errore di pretendere ciò che sta scritto nei tanto decantati decreti e nelle linee guida per la sicurezza che in alcune parti d’Italia diventano carta straccia. Lui aveva chiesto le mascherine, mascherine per non morire di Covid in quelle 12 ore di lavoro (pagate 4 euro all’ora) a cui sopravvivere sotto il sole per raccogliere la frutta e la verdura. Mentre lì in alto discutono di regolarizzazioni e se la giocano su presunte invasioni e su razzismi mascherati qui in fondo, in mezzo ai campi veri, si consuma un’orrida transumanza di uomini che valgono solo per le loro braccia come se attaccato non ci fosse anche tutto il resto del corpo, come se non ci fosse testa, come se non ci fosse cuore.</p>



<p>Lo schiavo chiede una mascherina e viene licenziato: se le persone non esistono non esistono nemmeno i loro diritti, facile facile. Quando si è permesso di chiedere al suo datore di lavoro almeno gli arretrati per i giorni lavorati è stato pestato e gettato in un fosso. Due imprenditori, finti imprenditori che sanno solo macellare carne umana, padre e figlio, sono stati arrestati per estorsione, rapina e lesioni personali aggravate. È una storia minima, laterale eppure racconta che l’infettività dell’uomo che diventa bestia è peggio del virus dei pipistrelli. Solo che su queste notizie non c’è nessun clamore politico, nemmeno un po’ di strumentalizzazione. È accaduto, sta accadendo e accadrà ancora: allo schiavismo interessa che non se ne parli per poter continuare tranquillamente a strisciare. Proprio come un virus.</p>



<p><a href="https://www.tpi.it/opinioni/caporalato-bracciante-picchiato-mascherina-italia-2020-20200519604937/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>scriveva Max Frisch (a proposito degli italiani), nel 1965</strong></p>



<p><em>Riprendiamo questo intervento del 1965 del grande scrittore svizzero da&nbsp;</em>Cercavamo braccia, sono arrivati uomini<em>, un”antologia di suoi scritti curata da Mattia Mantovani, per l”editore Armando Dadò di Locarno, che ringraziamo.</em></p>



<p>Un piccolo popolo sovrano si sente in pericolo: cercavamo braccia, sono arrivati uomini. Non divorano il benessere. Anzi, al contrario, sono indispensabili al benessere stesso. Però sono qui. Lavoratori ospiti o lavoratori stranieri? lo preferisco la seconda definizione: non sono ospiti che vengono serviti per ricavarne del guadagno. Sono persone che lavorano, e che lavorano all”estero, perché nella loro patria al momento non avevano possibilità di campare. Non si può volergliene male. Parlano un”altra lingua, ma anche in questo caso non si può volergliene, soprattutto perché la lingua che parlano è una delle quattro lingue nazionali. Ma questo rende molte cose più complicate. Si lamentano di essere alloggiati in condizioni disumane, a prezzi folli, e non sono assolutamente entusiasti. Il che è inconsueto. Però si ha bisogno di loro.</p>



<p>Se il piccolo popolo sovrano non si facesse un vanto della propria umanità e tolleranza e così via, il rapporto con la manodopera straniera, con i lavoratori stranieri, sarebbe più semplice: li si potrebbe sistemare in veri e propri campi di raccolta, dove potrebbero perfino cantare, e in questo modo non riempirebbero di stranieri le nostre strade. Ma non si può farlo: non sono prigionieri, e nemmeno fuggiaschi. E allora ecco che vanno nei negozi e fanno acquisti, e quando hanno un infortunio sul lavoro o si ammalano vengono ricoverati anche loro negli ospedali. Ci si sente invasi dagli stranieri, e allora si comincia lentamente a prendersela con loro. Sfruttamento è una parola abusata, a meno che siano i datori di lavoro a sentirsi sfruttati. Si dice che risparmino un miliardo all”anno e lo spediscano a casa. Non era questo che si intendeva. Risparmiano. E in fondo anche in questo caso non si può volergliene. Però sono qui, un”invasione di persone straniere quando invece, come detto, si voleva soltanto della forza lavoro. E sono non soltanto uomini, ma sono anche diversi. Italiani. Stanno in fila alla frontiera: è inquietante. Si deve pur comprendere il piccolo popolo sovrano. Sarebbe inquietante anche se l”Italia all”improvviso chiudesse le proprie frontiere.</p>



<p>Cosa fare? Non si può fare a meno di prendere severi provvedimenti che non entusiasmano gli interessati, nemmeno i datori di lavoro interessati. È naturale. Nel paese c”è una congiuntura economica favorevole, ma non c”è entusiasmo. Gli stranieri cantano, in quattro in una stanza da letto. Il governo federale non tollera l”ingerenza di un ministro italiano: in fondo si è indipendenti, anche se poi si dipende dai lavapiatti stranieri, dai muratori, dai manovali, dai camerieri eccetera eccetera. Indipendenti (così credo) dagli Asburgo e dalla Comunità Economica Europea. Siamo realisti: 500 mila italiani sono una piccola parte, né più né meno come i negri negli Stati Uniti. Però sono un problema. Un nostro problema, purtroppo. Lavorano bene, a quanto pare, sono perfino molto capaci: in caso contrario non ne varrebbe la pena, se ne dovrebbero andare, e il pericolo dell”invasione degli stranieri sarebbe scongiurato. Debbono comportarsi in maniera irreprensibile, meglio dei turisti, perché in caso contrario il paese ospitante rinuncia alla congiuntura favorevole. Questa minaccia, va da sé, non viene espressa, a eccezione di alcune teste calde che non capiscono nulla di economia. In generale ci si mantiene sul piano di un tollerante nervosismo.</p>



<p>Sono troppi, ecco il motivo. Ma non nei cantieri, non nelle fabbriche, non nelle stalle e nemmeno nelle cucine. No, sono troppi nelle ore libere, soprattutto di domenica all”improvviso sono troppi. Balzano all”occhio, sono diversi. Osservano le ragazze e le donne, fintanto che non possono portare le proprie all”estero. Non si è razzisti. In fondo è una tradizione non essere razzisti, e la tradizione si è conservata nella condanna di atteggiamenti francesi o americani o russi, per non parlare dei tedeschi, che hanno coniato il concetto di popoli aiutanti. Tuttavia sono diversi, ecco tutto. Mettono a repentaglio le peculiarità del piccolo popolo sovrano che non ama farsi descrivere, a meno che non si tratti di un autoelogio che non interessa gli altri. Adesso invece sono gli altri a descriverci.</p>



<p>Vogliamo leggerlo?<br>Un libro di questo genere, che non sostiene una tesi ma presenta del materiale, lo si può leggere in diversi modi. Forse il modo più fruttuoso per leggerlo consiste nel leggerlo non già in quanto svizzero, ma ad esempio in maniera assolutamente letteraria. Come suonano le parole quando persone semplici parlano di se stesse? Ci sono passi, quasi in ogni colloquio, che ricordano la Bibbia, e sono così concretamente lapidari nella loro precisione che catturano l”interesse anche quando si tratta di circostanze già note. Di cosa fanno esperienza? Dell”uomo come manodopera in una società basata sulla libera impresa, certo, ma la loro esperienza rimane assolutamente apolitica, e il loro sentimento si presenta come nostalgia. Non c”è nessun rivoluzionario, il che è piuttosto toccante. Tutti parlano della famiglia. È il loro ethos. Un ethos cristiano e anche molto mediterraneo. Separazione dalla famiglia, risparmiare per la famiglia, abitare con la famiglia, la speranza in una piccola casa non all”estero ma piuttosto in Sardegna o in Romagna o in Sicilia: è di questo che parlano in continuazione.</p>



<p>Talvolta c”è un che di antico. La cultura si presenta non già come formazione, ma come eredità pratica, l”umanità non si presenta come teoria. A parlare è una stirpe che è cortese perfino nel lamento. Non sono educatori del mondo. E il denaro in quanto denaro non è una misura, nemmeno per i più stupidi. Anche se non sanno qual è la loro altra misura, tuttavia ce l”hanno e non si aspettano che altri non la conoscano. Una strana stirpe: molto umile, in fondo, ingenua, non sottomessa né servile, ma anche non arrogante, solamente non disposta a essere umiliata, e del resto poco nazionalista anche nella diaspora. Non sono assetati di potere: molti di loro, fiduciosi nella vita al pari dei bambini, si spaventano della neve in terra straniera e hanno bisogno di parecchio tempo per capire di che genere sia il freddo che li atterrisce.</p>



<p>L”altra faccia la conosciamo:<br>Il mito che la Svizzera offre a se stessa, e il fatto che il mito non risolve alcun problema, e quindi l”isteria dovuta alla sensazione di impotenza. Ogni problema che dobbiamo affrontare manda in riparazione il concetto della Svizzera.<br>Speriamo che la riparazione riesca…</p>



<p>Tratto da&nbsp;<a href="http://www.lostraniero.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.lostraniero.net?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Traduzione di Mattia Mantovani</p>



<p><a href="https://www.personaedanno.it/articolo/linvasione-degli-stranieri-max-frisch?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<figure><iframe loading="lazy" width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/YIqFZpHQ6GY?version=3&amp;rel=1&amp;fs=1&amp;autohide=2&amp;showsearch=0&amp;showinfo=1&amp;iv_load_policy=1&amp;wmode=transparent&utm_source=rss&utm_medium=rss" allowfullscreen="true"></iframe></figure>



<p></p>



<p>“<em>…L’infanzia e la fanciullezza di Di Vittorio sono anni di miseria e di sofferenze. Il padre, salariato fisso in una grande masseria, muore di polmonite per aver voluto mettere in salvo il bestiame dell’azienda nel corso di un violento temporale. La madre, rimasta sola con i due figli, Stella di dodici anni e Peppino di sette anni, cerca di guadagnarsi il pane, lavando i panni dei vicini di casa. Ma le difficoltà sono tali che il fanciullo, nonostante le insistenze del maestro, che poco prima aveva premiato il suo profitto con un ambito riconoscimento, deve abbandonare la scuola, prima della fine dell’anno scolastico, alla seconda elementare.</em></p>



<p><em>Il suo primo giorno di occupazione non soddisfa il padrone. Questi constata che fino al tramonto il ragazzo ha raccolto solo pochi chili di piselli e lo avverte che se l’indomani non avrà reso sufficientemente lo dovrà licenziare. Di Vittorio tiene ben conto dell’avvertimento, che amerà ricordare come « la prima lezione di economia » da lui appresa nella vita. Lavora come è necessario e a distanza di due mesi ottiene il primo ingaggio per la mietitura. Per la prima volta si allontanerà per settimane dalla famiglia e sperimenterà la vita collettiva della grande masseria pugliese.</em></p>



<p><em>Allora i braccianti del Tavoliere lavoravano quattordici ore al giorno e l’unico pasto che somministrava il padrone era l’acquasale, consistente in un mestolo di acqua calda versata in una ciotola piena di pane nero, condito con poche gocce d’olio…</em></p>



<p><em>…Di Vittorio non ha ancora compiuto i 13 anni quando, nel 1905, Cerignola fa il primo sciopero generale.Egli si astiene dal lavoro e prende parte alla grande manifestazione che si svolge al centro del paese. La cavalleria carica, uccidendo cinque lavoratori. Il più giovane di questi aveva l’età di Di Vittorio ed era suo amico. Nel primo anniversario dell’eccidio, all’età di 14 anni, davanti a una piccola folla commossa, Di Vittorio pronuncia il suo primo discorso per commemorare il ragazzo caduto.L’anno successivo fonda il circolo giovanile socialista, che in poco tempo raggiunge i 400 soci…”</em></p>



<p><em>(http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/capitanata/1967/1967pdf_parte1/1b/1967_p1_38-46_magno.pdf)?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>



<p>Chissà cosa farebbe&nbsp;Di Vittorio il 21 maggio 2020.</p>
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