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	<title>sessismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Sono solo parole?</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2022 08:07:49 +0000</pubDate>
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<p>di Filippo Cinquemani </p>



<p><br>E&#8217; sotto gli occhi di tutti, o almeno sotto i miei, in quanto attivista, che stiamo vivendo un momento<br>di grande vivacità riguardo i movimenti sociali e culturali.<br>Un momento in cui si cerca, a volta con fatica, di andare sempre più verso l&#8217;inclusività sociale e non solo.<br>L’inclusività è un percorso che passa anche attraverso il linguaggio, cioè il modo in cui si dicono le cose e soprattutto si definiscono le persone.<br>Sinceramente, da persona gender fluid, non ho nessun problema a utilizzare il maschile per<br>definirmi o per essere definito. Sono sensibile però le istanze di molte persone che, da non-binarie<br>(né maschili né femminili) si trovano in difficoltà con una lingua che non sembra prevedere la loro<br>esistenza. Spesso, soprattutto per pigrizia, si liquida l&#8217;argomento con affermazioni del tipo: “si è sempre detto<br>così…”, oppure: “sono solo parole in fondo”; Sembrano questioni di poco conto, ma la lingua è il principale mezzo che utilizziamo per trasmettere la nostra visione del mondo.<br>Le parole hanno un peso, possono ferirci ma anche farci stare bene.<br>Già negli anni ottanta, la linguista e saggista Alma Sabatini nel libro “Il sessismo nella lingua<br>italiana” sottolineava come nel nostro uso della lingua italiana, lo spazio dato al maschile è ancora molto ampio e questo, in qualche modo, corrobora il principio della marginalità della donna e delle persone non binarie nella nostra società. In italiano, infatti, si usa tuttora il maschile, cosiddetto pervasivo, per riferirsi ad una folla che comprende persone di sesso e genere differente.<br>Le mie conclusioni sono quindi che, se il linguaggio non influenza la società spesso ne è lo specchio. La lingua ,del resto, come la società è in continuo cambiamento, anche se questo cambiamento non è sempre ben visibile. Escono ed entrano nel nostro vocabolario comune un numero non indifferente di parole.<br>Nel caso specifico, dell&#8217;adozione del neutro, ne sente la necessità una parte di popolazione che vuole essere riconosciuta ed è stufa di vivere nell&#8217;invisibilità dell&#8217;indefinito e indefinibile.<br>Possiamo quindi sforzarci di venire incontro a questo bisogno? Fosse facile. Non bisogna essere linguisti per accorgersi che la nostra lingua non prevede un neutro; ci sono però varie strategie pensate e adottate negli ultimi anni per venire incontro a<br>questa esigenza linguistica. I più diffusi sono: l&#8217;asterisco nello scritto, la circonlocuzione (care<br>persone…), la sostituzione della O con la U e lo SCHWA (nel caso non sapeste di che si tratta<br>consultate pure la rete).</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/Schwa-portrait.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="615" height="861" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/Schwa-portrait.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/Schwa-portrait.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 615w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/Schwa-portrait-214x300.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 214w" sizes="(max-width: 615px) 100vw, 615px" /></a></figure>



<p><br>Come mi regolo io malgrado la mia pigrizia? Li uso un po&#8217; tutti, alcuni più di altri, soprattutto in contesti in cui questo può essere particolarmente apprezzato.<br>Ci vorrà molto tempo probabilmente perchè si affermi un&#8217;unica soluzione linguistica per formare il<br>neutro. Personalmente credo però che come la società è formata dai suoi componenti, così la<br>lingua la fanno i parlanti.</p>
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		<title>Primo Maggio, non dimentichiamoci del Gender Pay Gap</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2022 08:55:34 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>Oggi, primo maggio, ricorre la Festa dei Lavoratori.</p>



<p>Essa è una Festività internazionale che in Italia viene celebrata con il concerto di Roma in Piazza San Giovanni in Laterano.</p>



<p><strong>Origini</strong></p>



<p>La nascita della festività risale al 1889, quando a Parigi, durante la Seconda Internazionale (organizzazione internazionale fondata nella stessa Metropoli e nello stesso anno dai partiti socialisti e laburisti europei), nacque l’idea di indire una manifestazione per chiedere la riduzione della giornata lavorativa dalle 16 alle 8 ore.</p>



<p>Come data della manifestazione venne scelto simbolicamente il Primo Maggio, per ricordare gli scioperi di Chicago del 1° maggio 1886 che culminarono il successivo 4 maggio nella Rivolta di Haymarket.</p>



<p><strong>Gender Pay Gap</strong></p>



<p>Dalla fine dell’800 ad oggi la situazione per i lavoratori è sicuramente migliorata sotto molteplici aspetti; tuttavia, quando parliamo del lavoratore e delle sue battaglie ancora da combattere e vincere per il riconoscimento dei propri diritti, urge fare qualche riflessione sulle donne lavoratrici.</p>



<p>L’articolo 37 della nostra Costituzione dichiara che <em>“la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l&#8217;adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.”</em></p>



<p>Purtroppo, rispetto a quanto dichiarato dalla Costituzione, c’è ancora molta strada da fare perché si realizzi la parità retributiva tra uomo e donna.</p>



<p>In un rapporto del Censis del 2019 si parla del “<em>talento femminile mortificato</em>” in quanto, nonostante la donna “consegua risultati migliori in ambito scolastico (voto medio alla laurea di 103,7 per le donne e di 101,9 per gli uomini – fonte Censis)”, essa sul lavoro subisce una marcata disparità di trattamento rispetto all’uomo.</p>



<p>Sempre secondo il Censis, le donne in posizione apicale rappresentano solo il 27% del totale dei dirigenti, mentre il 32% delle donne lavoratrici è costretto a svolgere un lavoro a tempo parziale per potersi occupare anche della famiglia. Quest’ultimo aspetto si traduce in una minore possibilità di fare carriera, “un trattamento retributivo ridotto” e, ovviamente, in una pensione più bassa.</p>



<p>Il Gender Pay Gap complessivo (o<em> divario retributivo di genere</em>) è, secondo la definizione di Eurostat, “la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne e quello conseguito dagli uomini. In Italia tale divario è del 44% rispetto al 40% nel resto dell’Unione Europea.</p>



<p>Lo stesso Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha sottolineato che il divario retributivo in Italia è uno dei più alti in Europa.</p>



<p>Il gap riflette innanzitutto le tante criticità che la donna affronta quando si affaccia sul mercato del lavoro. Esse danno luogo a un minor tasso di occupazione e di conseguenza a un numero ridotto di ore retribuite. Una delle principali difficoltà consiste senz’altro nel coniugare l’attività lavorativa con la famiglia, azione resa ancora più difficile dall’ insufficienza di efficaci soluzioni strutturali e da una inadeguata flessibilità oraria concessa dai datori di lavoro. Inoltre, la donna si ritrova sovente a interrompere la carriera per dedicarsi alla cura dei figli o alla funzione di caregiver familiare (spesso svolta dalle donne) per l’assistenza a un congiunto ammalato e/o disabile, o altro ancora.</p>



<p><a></a> Ovviamente lavorando di meno si viene retribuiti di meno, ma essendo la donna uno dei fulcri della società per il ruolo fondamentale che svolge, è doveroso attivarsi perché essa raggiunga l’uguaglianza di genere, creando le condizioni affinché, come i suoi colleghi, possa godere di un reddito adeguato, fonte di dignità, indipendenza economica e riconoscimento sociale, potenziando tutte quelle azioni (presenza diffusa degli asili nido aziendali, l’utilizzo dell’orario flessibile su vasta scala, banca delle ore lavorate ecc.) che servono &#8211; in parte &#8211; a rimuovere gli ostacoli alla coesistenza della famiglia e della carriera e a favorire la conciliazione fra gli impegni professionali e quelli personali.</p>



<p>Tuttavia, ciò che impatta maggiormente sul divario retributivo di genere e che indigna di più è la remunerazione oraria minore a parità di mansione.</p>



<p>C’è da chiedersi: “ma qual è il vero motivo che spinge alcuni datori di lavoro a retribuire in misura inferiore le donne rispetto agli uomini, pur in presenza del dettato della Costituzione, di una legislazione vigente sulle pari opportunità e di una normativa appena entrata in vigore, come riportato più avanti?”.</p>



<p><a></a> A mio parere, senza voler rievocare antichi e superati stereotipi, che vedevano nella procreazione il principale dovere di una donna (ideologia fascista), siamo di fronte a un problema culturale che stenta ad essere debellato completamente, ancora agganciato all’idea recondita e ingiustificata che le performance delle donne siano inferiori rispetto a quelle prodotte dal “sesso forte” perché, in quanto donne, si è distratte dai tanti impegni familiari, il che motiverebbe una remunerazione inferiore, nonostante la parità di risultato, di mansioni e di ore lavorate.</p>



<p>Se il legislatore è intervenuto ancora una volta sulla necessità della pari retribuzione per le stesse mansioni ciò significa, evidentemente, che l’esempio di smisurata bravura fornitoci nei secoli e negli anni più recenti da stuoli di donne, brillanti protagoniste nei settori più disparati della scienza, della letteratura, della politica, solo per citarne alcuni, da Marie Curie a Rita Levi Montalcini, da Rosalind Franklin a Margherita Hack, non ha contribuito a sradicare quello che ormai è solo un pregiudizio.</p>



<p>Viene in mente un film americano, Funny Money, in cui la protagonista, Laurel Ayres (interpretata dall’immensa Whoopi Goldberg), brillante consulente finanziario di Wall Street, scopre che al suo posto è stato promosso il socio, palesemente meno bravo di lei. Messasi in proprio e accortasi che gli importanti imprenditori americani, con cui deve necessariamente entrare in contatto per lavorare, la boicottano perché donna, operante peraltro in un settore, quello dell’alta finanza, di esclusivo appannaggio degli uomini, decide di travestirsi da anziano uomo bianco. In breve tempo, così camuffata, diventa molto apprezzata e richiesta. Una volta raggiunto il pieno successo, rivela il suo genere, prendendosi un’ampia rivincita per il rifiuto e l’emarginazione subita da un ambiente di lavoro decisamente sessista.</p>



<p>Occorre dunque rimuovere i pregiudizi nei confronti delle donne lavoratrici, favorire la loro formazione, individuare tutti gli strumenti utili ad agevolarne l’ingresso nel mondo del lavoro, incoraggiando la prosecuzione delle carriere.</p>



<p>Negli ultimi anni, invece, a complicare la situazione delle donne lavoratrici è sopraggiunto il Covid. In un documentario della CBS “Women in the Workplace: The Unfinished Fight for Equality” è emerso che con la pandemia molte donne sono tornate a svolgere esclusivamente i tradizionali ruoli di genere: infatti la recessione dovuta al Covid ha visto soprattutto le donne perdere il lavoro.</p>



<p>Da tutto quello che emerge, la parità tra uomini e donne in ambito lavorativo sembrerebbe una chimera.</p>



<p>Uno spiraglio perché questa situazione cambi definitivamente lo si può trovare in ambito legislativo. Nel 2006 venne emanato il d.lgs. n. 198 (il famoso Codice delle pari opportunità) e dal 3 dicembre 2021 è entrata in vigore la legge sulla parità salariale (Legge 5 novembre 2021 n. 198) che ha apportato modifiche al d.lgs. del 2006. Questa nuova legge istituisce, a partire dal 1° gennaio 2022, la cosiddetta “certificazione della parità di genere” al fine di “<em>attestare le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità</em> (art. 4 L.162/2021)”.</p>



<p>Chi sarà in possesso di questo certificato avrà diritto ad uno sgravio contributivo e verranno riconosciuti ulteriori benefici ai datori di lavoro.</p>



<p>Si spera che questa legge costituisca il caposaldo necessario per un’autentica svolta, affinché la donna possa godere anche di fatto degli stessi diritti dell’uomo e possa aspirare a raggiungere i livelli più alti in ambito lavorativo, senza per questo dover rinunciare ad un suo, eventuale, desiderio di maternità.</p>



<p>Che questo primo maggio possa essere un momento per riflettere anche sui diritti della donna lavoratrice e che il suo talento, impegno e sacrificio non venga più considerato sprecato.</p>
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		<title>Feminist Asylum : per un effettivo riconoscimento dei motivi d&#8217;asilo propri alle donne, ragazze e persone LGBTIQA+</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 08:09:00 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/11/11/feminist-asylum-per-un-effettivo-riconoscimento-dei-motivi-dasilo-propri-alle-donne-ragazze-e-persone-lgbtiqa/">Feminist Asylum : per un effettivo riconoscimento dei motivi d&#8217;asilo propri alle donne, ragazze e persone LGBTIQA+</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="820" height="461" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/fem.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15793" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/fem.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/fem-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/fem-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p></p>



<p>Le violenze sessuali e sessiste (in particolare le violenze domestiche, lo sfruttamento sessuale, il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali, la tratta di esseri umani, le legislazioni discriminatorie, il ripudio, la privazione dei figli) sono altrettanti motivi specifici alle donne, le ragazze e le persone LGBTIQA+ a fuggire dal loro paese e a chiedere asilo in Europa.</p>



<p>Fuggire, mettersi in cammino significa quasi sistematicamente essere esposte alla violenza e allo sfruttamento lungo tutto il loro percorso migratorio: violenza sessuale esercitata dai passatori o nei campi profughi, sfruttamento sessuale o lavoro forzato, reclusione nelle reti di tratta dei paesi di transito &#8211; incluso nei paesi europei &#8211; minacce, traumi e pericoli subiti dai loro figli-e. Arrivate in Europa, le attendono procedure di asilo inadeguate e un&#8217;accoglienza indegna!</p>



<p>Questo benché, dal 2008, la Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani abbia stabilito l&#8217;obbligo di accogliere in Europa le vittime della tratta e le condizioni necessarie per questo. Poi nel 2011, la Convenzione di Istanbul, firmata da tutti i Paesi europei, ha esteso i motivi d’asilo previsti dalla Convenzione di Ginevra del 1951 alla persecuzione e alla violenza contro le donne legata al genere: in questi casi la protezione internazionale è un diritto!</p>



<p>Dobbiamo però constatare che nella pratica i Paesi d&#8217;Europa raramente rispettano i loro impegni: le ragioni delle domande d’asilo legate alle violenze fondate sul genere non vengono prese in considerazione, sia perché le condizioni di ascolto e di analisi non sono favorevoli alla messa in luce di queste specifiche violenze, sia perché questi obblighi di accoglienza vengono ignorati dai rappresentanti delle autorità nazionali.</p>



<p>Noi militanti che viviamo in Europa vogliamo che le cose cambino. Ci rifiutiamo di accettare che le persone vittime di violenza di genere, invece di essere protette, continuino ad essere trattate come indesiderabili. Vogliamo far sentire la nostra voce ai leader europei affinché motivi specifici dell&#8217;asilo per donne, ragazze e persone LGBTIQA+ siano effettivamente riconosciuti. Oggi, 11 novembre 2021, invitiamo i popoli d&#8217;Europa a sostenere questo nostro approccio civico firmando la petizione europea, disponibile in diverse lingue sul sito <a href="http://www.feministasylum.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>www.feministasylum.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</u></a>.</p>



<p>Questa petizione è indirizzata alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo e a tutti i governi nazionali dell&#8217;area Schengen. Chiede che siano messe in atto misure concrete per garantire che tutte le convenzioni internazionali firmate in Europa e nell&#8217;area Schengen non rimangano lettera morta.</p>



<p>&nbsp;Noi richiediamo:</p>



<p>&nbsp;• il dispiegamento da parte della Commissione Europea e dei governi nazionali dei mezzi necessari per mettere in atto procedure e strutture adeguate all’effettivo riconoscimento dei motivi di asilo specifici per donne, ragazze e persone LGBTIQA+;</p>



<p>&nbsp;• l&#8217;effettiva applicazione della Convenzione di Istanbul e della Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani &#8211; garantita dall&#8217;istituzione di una struttura europea di monitoraggio &#8211; affinché le vittime di violenza di genere siano riconosciute, sostenute e beneficino di protezione internazionale;</p>



<p>&nbsp;• vie legali agevolate permettenti a donne, ragazze e persone LGBTIQA+ di deporre una domanda asilo in Europa.</p>



<p>Questa petizione è lanciata dalla coalizione <em>Feminist Asylum</em>, che riunisce già fin d’ora movimenti, collettivi, associazioni, partiti e sindacati impegnati nella difesa dei diritti delle e dei migranti e dei diritti delle donne e delle persone LGBTIQA+.</p>



<p>La campagna per la raccolta firme proseguirà per 6 mesi, consentendo ad altri collettivi civici, ma anche a qualsiasi persona di far sentire la propria voce e di manifestare il proprio sostegno per porre fine alle politiche di chiusura dei Paesi europei.</p>



<p>I paesi d&#8217;Europa hanno i mezzi per essere una terra di asilo degna di questo nome. Chiunque abbia subito violenze sessiste e sessuali nel proprio Paese o sulla via dell&#8217;esilio deve ottenere asilo e beneficiare di condizioni di accoglienza e di cura che consentano loro di ricostruire la propria vita in sicurezza. Ci rifiutiamo di essere complici delle politiche di esclusione e di morte che colpiscono delle persone che si trovano in situazioni delle più precarie al mondo. Non rinunceremo a questa lotta volta al rispetto del diritto fondamentale delle donne e delle persone LGBTIQA+ di ogni paese a vivere in dignità e sicurezza.</p>
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		<title>Razzismo e privilegio della bianchezza. Rifestival, Bologna 2019</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2019 06:00:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha partecipato, anche quest&#8217;anno, al Rifestival di Bologna, organizzato dalla Rete degli studenti ( 11-14 aprile 2019) che ha avuto come titolo &#8220;POTERE. Un altro mondo è possibile?&#8221;. Pubblichiamo,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> </em>ha partecipato, anche quest&#8217;anno, al <strong>Rifestival</strong> di Bologna, organizzato dalla Rete degli studenti ( 11-14 aprile 2019) che ha avuto come titolo &#8220;POTERE. Un altro mondo è possibile?&#8221;. Pubblichiamo, per voi, gli spunti di riflessione veicolati dagli ospiti-relatori di alcune conferenze che hanno arricchito il fittissimo programma del festival.</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12317" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163233-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">RAZZISMO E PRIVILEGIO DELLA BIANCHEZZA</span></strong></p>
<p>con Valeria Ribeiro Corossacz e Tatiana Petrovich Njegosh</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Valeria Ribeiro Corossacz</strong></p>
<p><span style="color: #000000;">Cosa intendiamo on il termine &#8220;bianchezza&#8221; e cos&#8217;è il suo studio: è una spetto nodale per lo studio del razzismo. </span><br />
<span style="color: #000000;">La bianchezza è una categoria sociale, è un oggetto proprio di una società razzista perchè le persone hanno un colore solo all&#8217;interno di una ideologia razziale e il razzismo è un rapporto sociale che produce contestualmente i due gruppi sociali mutevoli dei &#8220;neri&#8221; e dei &#8220;bianchi&#8221;, frutto del colonialismo e della tratta transafricana degli schiavi. Il razzismo, quindi, è databile, fa parte di alcuni momenti della Storia dell&#8217;umanità e mentre i bianchi godono di privilegi (anche se con differenze), i neri patiscono gli effetti del razzismo. </span></p>
<p>Il termine &#8220;bianchezza&#8221; non è ancora molto emerso nel linguaggio, ma inizia ad essere presente nei movimenti dell&#8217;attivismo, come ad esempio in quelli femministi in cui è presente come elemento sessista; lo studio della bianchezza nasce in America latina, Stati Uniti e Inghilterra, negli anni &#8217;90, ovvero nei Paesi maggiormente colpiti dal fenomeno della tratta di esseri umani, in un contesto di lotta al razzismo (vedi il femminismo nero negli USA) e usano il termine per nominare questa nuova forma di discriminazione che va oltre la violenza fisica o verbale. Da parte delle femministe bianche, infatti, mancava la consapevolezza di quanto fossero immerse nell&#8217;ideologia razzista (riprendendo il pensiero di Angela Davis).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il razzismo è una RELAZIONE perchè se c&#8217;è qualcuno che gode di privilegi, automaticamente c&#8217;è qualcun altro che avrà degli svantaggi. Non è sufficiente, però, avere la carnagione chiara per essere bianchi: in molte società la bianchezza deriva dall&#8217;avere origini europee e si riferisce a contesti sociali precisi di cui bisogna considerare il periodo storico, l&#8217;appartenenza religiosa, il ceto, etc. Tra due persone povere, una bianca e una nera, il lavoro viene assegnato alla prima; sono i bianchi poveri ad attivare il razzismo, facendo valere la propria bianchezza e i propri privilegi contro i neri, i rom e gli altri gruppi che considerano da discriminare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel caso italiano la nerezza è associata alla mancanza di nazionalità, alla bruttezza, alla mancanza di moralità e di etica: i bianchi si definiscono, quindi, in maniera universale e dominante, smarcandosi dall'&#8221;Altro&#8221;, dai &#8220;diversi&#8221; e la mancanza, ad esempio, della legittimità dello IUS SOLI è proprio il simbolo della supremazia della bianchezza.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12318" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190412_163247-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
<p>T<strong>atiana Petrovich Njegosh</strong></p>
<p>E&#8217; importante collegare la bianchezza alla categoria di Razza. Abolire la parola &#8220;razza&#8221; dalla Costituzione pone il problema che si resti sguarniti della difesa antirazzista, rendendo invisibile anche il nostro contributo alla Storia del razzismo perchè non corrisponde a realtà, soprattutto perchè in Italia il razzismo ha una storia piuttosto lunga. Esordisce nel 1937 con il Regio Decreto che punisce le relazioni amorose/sessuali tra cittadini italiani e sudditi dell&#8217;Africa orientale, ma nel &#8217;33 è già in vigore la Legge della &#8220;prova della Razza&#8221; secondo cui i figli di cittadini italiani con appartenenza africana, non possono essere riconosciuti come italiani. Poi le leggi razziali e l&#8217;antisemitismo di Stato. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l&#8217;Italia pretende la restituzione delle colonie e i somali, ad esempio, figli di italiani, non vengono riconosciuti. E ancora oggi si insiste sull&#8217;esclusione della nerezza dalla cittadinanza!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Razza è una categoria simbolica basata sul fenotipo o sulla discendenza, ma esistono anche razzismi che non si basano sulla Razza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A livello sociale, nello spazio pubblico, i neri sono IPERvisibili e, anche se questo è stato smentito, noi continuiamo a vedere la Razza, a vedere il fenotipo e questo è alla base del razzismo. Noi bianchi, invece, risultiamo essere la norma e, quindi, risultiamo invisibili. L&#8217;azione criminale di Luca Traini, a Macerata, è stata definita dai mass-media come un&#8217;azione dettata dall&#8217;esasperazione, ma questo non è vero perchè, in realtà, lui ha voluto vendicare una donna BIANCA e questo rende invisibili tutti i femminicidi perpetrati da uomini bianchi contro le proprie donne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che cos&#8217;è il <em>black face</em>? E&#8217; una pratica che nasce alla fine dell&#8217;800 per cui attori e performer bianchi si tingevano il viso di nero (a volte, anche attori neri lo facevano, dopo la guerra civile), truccandosi per recitare la parte degli schiavi. Questa pratica mette in discussione l&#8217;idea di Razza perchè dimostra quanto sia artificiale, finta. Se noi bianchi, inoltre, possiamo scurisci il volto perchè un nero non può farlo? Il caso di Micheal Jackson ha destato molto scalpore e lui venne accusato di odiare le proprie origini. In realtà era molto legato alla propria cultura africana, ma ha voluto sbiancarsi, ribadendo, quindi, che la questione del colore della pelle sia solo una questione superficiale, una finzione, ma ancora pericolosa perchè continuiamo a strumentalizzarla per legittimare il razzismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Art(E)attualità&#8221;. Tala Madani, artista iraniana e la critica al patriarcato</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Aug 2017 11:13:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chit Chat. Video di animazione silenziosa, un stop-motion di Tala Madani &#8211; giovane artista di Teheran, classe 1981 &#8211; di oltre duemila immagini dipinte al minuto, che illustrano le strutture di potere, i fondamentalismi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Chit Chat</em>. Video di animazione silenziosa, un stop-motion di Tala Madani &#8211; giovane artista di Teheran, classe 1981 &#8211; di oltre duemila immagini dipinte al minuto, che illustrano le strutture di potere, i fondamentalismi e il sessismo.</p>
<p>I protagonisti maschili nelle opere di Tala Madani sono sia tragici sia comici: esseri primitivi arroganti e ignoranti, resi animati da un rendering creato dall&#8217;uso di un&#8217;applicazione di vernice spessa. Madani esegue una critica delle strutture patriarcali delle società nel mondo.</p>
<p><em>Chit Chat</em> raffigura una raffica di infruttuose trattative tra un anonimo gruppo di uomini. Informe e facilmente malleabile, è difficile da decifrare dove finisce una cifra e l&#8217;altra inizia. Gli uomini, durante il loro futile scambio, diventano sempre più violenti, mentre l&#8217;innocuo titolo dell&#8217;opera assume una connotazione più sinistra, quella di un eufemismo usato, invece, per il conflitto, la brutalità e la guerra.</p>
<p><b>Progetto: CHIT CHAT, MOMA, New York – Luglio 2017 </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0151-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9304" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0153-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a 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href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0155.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9306" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0155.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0155.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0155-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0155-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0155-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9307" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0158-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0158-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0158-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0159.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9308" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0159.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0159.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0159-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0159-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0159-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9309" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0160-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0160-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0160-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0161.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9310" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0161.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0161.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0161-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0161-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0161-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9311" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0163-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0163-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0163-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9312" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0164-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0164-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0164-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-10" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9313" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0165-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0165-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0165-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-11" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9314" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0166-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0166-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0166-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a>   <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-12" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9317" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0169-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0169-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/DSC_0169-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a></p>
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		<title>La mia gonna non è un invito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2017 08:41:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Questa campagna, con manifesti, cartoline e attraverso i social network è stata progettata per mostrare l&#8217;inaccettabilità delle molestie di strada, per diminuire la sensazione di impunità dei colpevoli e per decostruire gli stereotipi di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="RIGHT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7846" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="383" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 383w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 383px) 100vw, 383px" /></a></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Questa campagna, con manifesti, cartoline e attraverso i social network</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>è stata progettata per mostrare l&#8217;inaccettabilità delle molestie di strada,</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>per diminuire la sensazione di impunità dei colpevoli</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>e per decostruire gli stereotipi di genere</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">”</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Hélène Bidard</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Secondo voi in quale citta del mondo nel 2015 il 100% delle donne è stata molestata almeno una volta sui mezzi pubblici e il 76% sono stati seguite almeno una volta per strada?!?</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7847" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="310" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711-300x148.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Parigi (dati ufficiali del Consiglio Superiore per la parità tra donne e uomini)</p>
<p align="JUSTIFY">Oltre a questa campagna di sensibilizzazione è’ stata ideata una app Handsaway che prevede la possibilità di geotag per mappare la posizione esatta dell&#8217;aggressione fisica o verbale e denunciarla in tempo reale da parte della vittima o dei testimoni. La sua creatrice Alma Guirao, l’ha pensata dopo aver subito un’aggressione sessista che l’ha resa insicura per molto tempo e l’ha presentata con queste parole “Fischiare, commentare il fisico o l’abbigliamento, palpatine e ammiccamenti costituiscono un attacco alla parità, alla libertà di movimento e al diritto alla sicurezza in tutta la città”.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7848" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="380" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 380w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710-285x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 285w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></a></p>
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		<title>Tunisia nel caos, Amina Tyler arrestata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2013 04:34:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da due giorni la Tunisia è tornata nel caos: duri confronti tra la Polizia e i salafiti. E&#8217; stato arrestato il portavoce del gruppo salafita, Sefeddine Rais, che &#8211; durante alcune sue partecipazioni a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/AMINA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/AMINA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="106" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Da due<br />
giorni la Tunisia è tornata nel caos: duri confronti tra la Polizia<br />
e i salafiti. </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; stato<br />
arrestato il portavoce del gruppo salafita, Sefeddine Rais, che &#8211;<br />
durante alcune sue partecipazioni a trasmissioni radio e televisive<br />
in merito al raduno nazionale che il gruppo Ansar al Sharia doveva<br />
tenere a Kairouan, ma che poi è stato vietato dal Ministero<br />
dell&#8217;Interno &#8211; aveva fatto dichiarazioni molto violente contro lo<br />
Stato e le forze di sicurezza. Secondo una fonte citata da Radio<br />
Shems, Rais aveva anche incitato ad uccidere poliziotti e<br />
giornalisti; il sindacato giornalisti tunisini ha, quindi, invitato i<br />
cronisti che si trovano a Kairouan ad indossare pettorine con la<br />
scritta “Press”, a muoversi in gruppo e, in caso di problemi, a<br />
chiedere aiuto alla Polizia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
Kairouan è stata arrestata anche l&#8217;attivista del movimento “Femen”,<br />
Amina Tyler.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Amina<br />
aveva raccontato di essere stata “sequestrata” da alcuni parenti<br />
dopo la pubblicazione delle sue fotografie di protesta in topless su<br />
Facebook:  poi è ritornata in pubblico &#8211; con capelli biondi e corti<br />
&#8211; per recarsi in piazza con l&#8217;intenzione di “affrontare i<br />
salafiti”. Come riferisce il sito Tunisie Numerique, la ragazza si<br />
era denudata davanti alla moschea Okba Ibn Nafaa in cui erano<br />
arressagliati numerosi salafiti, per sfidarli. Alcuni abitanti della<br />
città hanno voluto denunciare l&#8217;attivista che, insieme ad altre<br />
giovani donne del movimento, si mostra a seno nudo e scrive sul corpo<br />
frasi ad effetto per lottare contro il turismo sessuale, il sessismo<br />
e le discriminazioni sociali.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
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		<title>Il diritto del dissenso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 06:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Amina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si può discutere sulle modalità di dissentire o di protestare, ma non del diritto di farlo. Inna Shevchenko, Oksana Shachko, Anna Hutsol sono le cofondatrici dell&#8217;Ong femminista Femen, fondata nel 2008 in Ucraina e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Amina-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Amina-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/amina-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/amina-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si può<br />
discutere sulle modalità di dissentire o di protestare, ma non del<br />
diritto di farlo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Inna<br />
Shevchenko, Oksana Shachko, Anna Hutsol sono le cofondatrici dell&#8217;Ong<br />
femminista <i>Femen</i>,<br />
fondata nel 2008 in Ucraina e che oggi vede attiviste anche in<br />
Italia, Germania, Olanda, Francia, Brasile, Stati Uniti e Canada. Le<br />
donne, giovani e meno giovani, organizzano dei blitz, si mostrano a<br />
seno nudo e con scritte rosse sul corpo e gridano slogan.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il loro<br />
nome &#8211; “femen”, appunto &#8211; significa, in latino, “coscia” e<br />
proprio il corpo è la loro unica arma per combattere la<br />
mercificazione e la denigrazione della donna in tutte le società, il<br />
turismo sessuale e ogni forma di sessismo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
protesta delle <i>Femen</i><br />
è arrivata anche in Tunisia. Ma per poco.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Perchè<br />
l&#8217;attivista che voleva lanciare il movimento anche nel Paese<br />
nordafricano, Amina, è stata raggiunta da una <i>fatwa,<br />
</i>ovvero<br />
è stata minacciata di morte.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
19<br />
anni, studentessa liceale, Amina aveva pubblicato sulla propria<br />
pagina Facebook alcune sue  fotografie a seno scoperto con le<br />
scritte, in arabo e in inglese,  “ Il mio corpo mi appartiene e non<br />
è di nessuno” mentre fuma una sigaretta, oppure “Fanculo la tua<br />
moralità”. La pagina del social-network ha raccolto 3700 amici, ma<br />
anche tantissimi insulti.  Anche la sua famiglia non ha accettato<br />
l&#8217;atto di rivolta della ragazza, atto che in Tunisia è passibile,<br />
dal punto di vista penale, di una condanna a sei mesi di reclusione<br />
per l&#8217;accusa di “offesa al pudore”. Ma non è finita qui.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
martedì scorso non si hanno più notizie di Amina: il cellulare è<br />
spento e risultano disattivati i suoi profili Facebook e Skype.  La<br />
situazione è preoccupante se si considera che la ragazza è stata<br />
minacciata da un gruppo di salafiti i quali &#8211; tramite una<br />
dichiarazione ufficiale del predicatore integralista Adel Almi &#8211;<br />
hanno richiesto, per lei, la quarantena, la fustigazione e,infine, la<br />
lapidazione.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
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