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	<title>sessualità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Milano Pride 2023: le mie impressioni</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jul 2023 10:28:13 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Come tutti ormai sapete da parecchi anni il mese di giugno è il mese del Pride, il mese dell&#8217;orgoglio della comunità lgbtqi+, cioè di tutte quelle persone che non si ritrovano e non si identificano per nulla o totalmente nel loro genere biologico e anche di coloro che amano persone dello stesso genere. A questa sigla appartengono anche tutte quelle persone che etnicamente o socialmente vengono ritenute diverse dalla società perché eccentriche e per questo emarginate. Fatta questa doverosa premessa, una considerazione generica ma sulla quale mi vorrei soffermare è perché tutti gli eventi dedicati alla comunità LGBTQI+ siano concentrati in un unico mese e non durante tutto l&#8217;arco dell&#8217;anno:<br>secondo me la tutela e la garanzia dei diritti non dovrebbe avere una scadenza, tutti in questo mese ne parlano, alcune TV trasmettono programmi o film dedicati all&#8217;argomento e poi il silenzio!<br>Veniamo ora all&#8217;argomento del mio articolo: il Pride di Milano 2023, che quest&#8217;anno non è nato sotto una &#8220;buona stella&#8221;. Attualmente abbiamo una situazione politica che osteggia fortemente questo tipo di manifestazioni, un governo che nega un diritto fondamentale, quello della libertà di amare chi si vuole, di scegliere e di condividere una vita con chi si vuole, di scegliere e di diventare genitori perché le persone lgbtq* non rispecchiano il canone di &#8220;famiglia tradizionale&#8221;. </p>



<p>Il Pride di quest&#8217;anno ha rischiato di saltare per varie ragioni. Una delle critiche più evidenti mossa anche dalla stessa comunità lgbtqi+, che peraltro mi trova molto d&#8217;accordo ,è quella relativa alla scelta degli sponsor che certo non fanno dell&#8217;etica, della tutela e garanzia dei diritti umani, la loro &#8220;mission&#8221;. Qualche esempio: Coca-cola, Nestlé, Bayer e Google, ovvero tutte multinazionali che sfruttano l&#8217;essere umano attraverso il monopolio, avvalendosi del lavoro minorile o &#8221; schiavizzando&#8221; i propri lavoratori. Capite bene che è questa la più grande contraddizione visibile a tutti.</p>



<p>Io non sono contraria agli sponsor, anzi so bene quanto possano portare benefici a questo tipo di eventi, ma faccio una riflessione: non sarebbe stato meglio, al momento della scelta delle partnership , concentrarsi su sponsor in linea col messaggio che questo tipo di manifestazione vuole trasmettere? Speriamo che l&#8217;anno prossimo almeno per quanto riguarda questo aspetto, ci sia maggiore coerenza ! È vero, finora ho parlato di tutto quello che secondo me in questo Pride è andato storto, ma ci sono state anche molte cose positive: ho notato maggior affluenza rispetto all&#8217;anno scorso, eravamo in tantissimi quasi non si riusciva a camminare, che detto da me&#8230; Ho respirato ancora di più il senso di unità, di coesione, di partecipazione. Eravamo tutti accomunati dalla stessa voglia di poter vivere la nostra sessualità, il nostro essere, la nostra vita quotidiana in libertà senza discriminazioni, oppressioni, costrizioni, repressioni. È stato anche il Pride delle Famiglie Arcobaleno o come si usa dire ora omogenitoriali che il sindaco della città di Padova, come avrete letto su tutti i giornali, ha deciso arbitrariamente e indegnamente di togliere dallo stato di famiglia: 33 genitori di coppie omogenitoriali, rendendo così di fatto orfani i bambini di uno dei loro genitori. Ecco, quest&#8217;anno era presente un carro dedicato al sostegno di queste famiglie.</p>



<p>Concludo con una mia personale frase che ho scritto su un cartoncino appositamente per questo Pride, la mia convinzione: l&#8217;amore è sempre amore!<br>L&#8217;amore è il punto di partenza per sconfiggere il pregiudizio e la discriminazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="793" height="436" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17036" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 793w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid-768x422.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 793px) 100vw, 793px" /></a></figure>
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		<title>Autismo e sessualità: capiamone di più&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2023 09:39:59 +0000</pubDate>
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<p>A cura di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Ho incontrato l&#8217;autismo varie volte nella mia vita, sia tramite i centri di riabilitazione che ho frequentato che in altri ambienti. Che cos&#8217;è l&#8217;autismo? Bella domanda. Al di là delle facili definizioni, una cosa che ho capito, è che non si tratta di qualcosa di così facile da spiegare o da capire, fate voi. Mi è stata d&#8217;aiuto in questo senso, la psicologa <strong>Luisa Di Biagio</strong> che conosce veramente da vicino l&#8217;argomento in questione, in quanto è neurodiversa (e bisessuale per non farsi mancare nulla..) lei stessa. La dottoressa Di Biagio oltre a far parte dell&#8217;associazione <strong>Cascina Blu</strong> che, proprio come “Per i diritti umani”, si occupa di combattere l&#8217;emarginazione, è anche divulgatrice scientifica degli studi riguardanti l&#8217;autismo, il genere e la sessualità.</p>



<p><strong>Nell&#8217;intervista che segue ci concentreremo soprattutto sull&#8217;ultima pubblicazione della Dottoressa dal titolo “Binari divergenti: Autismo nella cultura di genere” pubblicato da Dissensi. Cos&#8217;è l&#8217;autismo?</strong></p>



<p>Si tratta di un&#8217;organizzazione neurologica diversa rispetto a quello della maggioranza delle persone. In poche parole, la persona autistica ad esempio utilizza la comunicazione in modo diverso, ha bisogni diversi, oppure converge tutte le sue risorse su un unico argomento o tema alla volta. Ci sono innumerevoli sfumature che rendono ogni autistico diverso da un altro, pur mantenendo tratti in comune. Anche il genere biologico determina alcune di queste caratteristiche. Nel mio libro “Donne in blu” (Dissensi) spiego che le donne, rispetto agli uomini, presentano anche una competenza di “multitasking”, e questo può confondere persino i valutatori, se non sono davvero esperti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16802" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/lib-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p><strong>Perchè preferire la parola neurodiverso rispetto alla più comune neurodivergente?</strong></p>



<p>La neurodivergenza non include solo l&#8217;autismo ma tutto ciò che non è neurotipico-senza-cooccorrenza, in pratica infila in un enorme calderone tutte le esigenze diverse, associate o meno anche una eventuale patologia, come la Dislessia, l&#8217;ADHD, fino ad arrivare alla Sindrome di Down&#8230; I social, inoltre, hanno contribuito significativamente alla diffusione del termine neurodivergente, con le migliori intenzioni, ma non sempre funzionali. Questa parola, soprattutto per i “non addetti ai lavori”, sembra voler suggerire che tutti, in qualche modo, abbiamo qualche aspetto della nostra organizzazione neurologica che differisce da quello della maggioranza. Simili asserzioni non vanno certo a favore di anni di ricerca e di lotta per l&#8217;emancipazione di condizioni come l&#8217;autismo.</p>



<p><strong>Perchè l&#8217;autismo sembra maggiormente frequente tra persone con disturbi cognitivi?</strong></p>



<p>Perché la presenza di un limite cognitivo interferisce con l’adattamento funzionale, quindi il comportamento non può essere adattato e le necessità spiccano. Molte persone che ricevono la diagnosi negli ultimi anni sono perfettamente sane e talmente competenti nell’adattamento che preferiscono che non si sappia, chiedono privacy, perchè il giudizio della società nei confronti dell&#8217;autismo è fortemente negativo. Ci sono tra gli autistici professionisti di vario genere, genitori, mariti, mogli&#8230;ma spesso scelgono di non esporsi a causa di quello che potrebbero perdere.</p>



<p><strong>Perche quanto riguarda Identità e orientamento di genere, in “Binari divergenti” riporti risultati di studi accreditati che stimano la percentuale di popolazione autistica non binary o non eterosessuale essere di circa il 70%, come interpreti questo dato?</strong></p>



<p>È la domanda che si sta ponendo tutto il mondo accademico. Tra le ipotesi, la più interessante e stimolante antropologicamente è che noi autistici mentiamo peggio. Mi spiego. Ci sono, ancora oggi, persone tipiche, inserite socialmente come cisgender eterosessuali, che conducono una doppia vita, hanno un marito o una moglie e anche un amante del loro stesso sesso biologico, oppure esprimono ambiti segreti il loro bisogno di appartenere un riferimento di identità diverso. Queste scelte richiedono complesse competenze di l negazione, copertura, l protezione, che dipendono da una lettura precisa e anticipata di tutto quello che gli altri potrebbero “scoprire&#8221;. Le persone autistiche utilizzano le risorse per altro i nostri cervelli non sono fatti per giostrarsi nella gestione di una situazione socialmente articolata. Aggiungerei che già il dolore della negazione di sé sugli altri ambiti è significativo, ovvero negare costantemente i nostri bisogni neurologici e sensoriali, al punto tale, che negare anche l&#8217;identità e/o l&#8217;orientamento di genere può diventare insostenibile.</p>



<p>Rigrazio la dottoressa Di Biagio che è stata davvero molto carina e disponibile e spero che questo articolo vi abbia almeno incuriosito. Condivido il link dell&#8217;associazione <strong>Cascina Blu®</strong> che si occupa di progetti specifici per persone autistiche, tra cui un&#8217;interessante concorso letterario! Dateci un&#8217;occhiata! <a href="https://cascinabluonlus.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://cascinabluonlus.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Corpi imperfetti, oppure no</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 06:42:59 +0000</pubDate>
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<p>Di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Si dice, o meglio si diceva, che ciò che più conta di una persona sia la sua interiorità.</p>



<p>Il problema, sopratutto oggi, è come arrivare all&#8217;interiorità se il nostro aspetto rappresenta una barriera invalicabile. La bruttezza che dipende da un corpo o da un viso “diverso” è uno svantaggio sociale, qualcosa di inammissibile con se stessi e nel contesto pubblico.</p>



<p>Chi non è attraente, qualunque sia la sua condizione, vive una doppia discriminazione. La prima riguardante il non avere occasioni di contatto fisico e di vedere limitata la possibilità di esprimere la propria sessualità; la seconda, di non potersi permettere di esprimerla liberamente e nelle modalità che più rispecchiano la propria identità, le proprie fantasie e desideri.</p>



<p>Permangono idee errate e luoghi comuni, resistenze e atteggiamenti negativi per esempio, sulla sessualità delle persone con disabilità, più che altro per non conoscenza e malitesi culturali. Si considera il sesso come un fattore essenzialmente “genitale” ed è ancora diffusa la convinzione che i disabili non abbiano desideri sessuali o non siano attraenti per gli altri, o che comunque un corpo “diverso” non possa generare piacere.</p>



<p>Ci sono canoni estetici a cui siamo abituati e che ci permettono di stabilire cosa è gradevole e cosa invece non lo è. Questi canoni influenzano anche i nostri rapporti sociali e la nostra affettività.</p>



<p>Chi viola questi canoni è visto con sospetto e apprensione. Coppie con una certa disparità dal punto di vista estetico, con notevoli differenze di età, di condizioni fisiche, di posizione sociale portano a pensare che si celino chissà quali compromessi, dipendenze o plagi.</p>



<p>Esistono, però, persone attratte dalle disabilità, dagli anziani, o da soggetti con determinate caratteristiche fisiche. Questi comportamenti vengono definiti parafilie e declinati con varie definizioni: devotismo, gerontofilia ecc&#8230; Si tende quindi a medicalizzare certe preferenze anziché considerarle come sfumature dell&#8217;erotismo, che possono offrire opportunità di sentirsi desiderati per chi non lo è mai stato.</p>



<p>Ogni persona vuole essere desiderata e amata, quando questo non avviene le ripercussioni sono disistima, senso di inadeguatezza, ricadute sulla salute come la depressione.</p>



<p>L&#8217;ostacolo, in realtà, non è rappresentato dai corpi “imperfetti” ma dall&#8217;incapacità nel considerare questi corpi come un&#8217; espressione della varietà umana.</p>



<p>A Trafargar Square, in piena Londra, è possibile ammirare una grande statua che celebra Alison Lapper, un&#8217; artista focomelica cresciuta in istituto, ma talmente innamorata della vita, da decidere di concepire ed educare un figlio. Marc Quinn, che ha realizzato la statua commenta la sua opera così: “La Venere di Milo è senza braccia, è però un simbolo della femminilità e della bellezza greca. Alison diventa una bellezza della diversità dell&#8217;essere donna, perchè la diversità e l&#8217;handicap fanno parte della nostra realtà quotidiana”.</p>



<p>Recentemente, è stato fatto qualche passo avanti in merito, penso all&#8217;assistenza sessuale o a movimenti come la body positivity o neutrality.</p>



<p>Non è possibile auspicare ad un cambiamento culturale nell&#8217;immediato, ma proprio per questo è importante fare sensibilizzazione riguardo a questo tema di cui si parla ancora troppo poco.</p>
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		<title>Bullied to death: contro l&#8217;omotransfobia e per la maturazione della società</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2021 07:40:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata ( e della settimana) internazionale contro l&#8217;omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, vi consigliamo il film Bullied To Death di Giovanni Coda. Il regista prende spunto dalla vera&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>In occasione della <strong>Giornata ( e della settimana) internazionale contro l&#8217;omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia,</strong> vi consigliamo il film <strong><em>Bullied To Death</em></strong> di Giovanni Coda. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="722" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15341" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--722x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 722w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--768x1089.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death--1083x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1083w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/locandina-Bullied-to-Death-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1111w" sizes="(max-width: 722px) 100vw, 722px" /></figure>



<p>Il regista prende spunto dalla vera storia di uno youtuber suicidatosi in seguito ad una sequenza di gravi atti legati al bullismo scolastico e al cyber bullismo di stampo <strong>omofobo e grassofobo</strong> dopo il suo coming out come omosessuale. Il suo nome era <strong>Jamey Rodemeyer</strong>, viveva a Buffalo e aveva anche partecipato al progetto <strong>It Gets Better</strong>, che ha avuto una versione italiana chiamata <em>Le cose cambiano</em>. Rodemeyer ci ha lasciato nel settembre del 2011. Aveva scelto di essere una figura pubblica per dare il proprio contributo nell’aiutare altri adolescenti lgbt+ e per riscattarsi. Aveva una grande ammirazione per <strong>Lady Gaga</strong>, a sua volta attaccata dai bulli, e a lei dedicò il suo ultimo tweet prima di impiccarsi. La sua storia ha fatto il giro del mondo e serie americane come <em>Glee </em>vi alludono per l’importanza che ha avuto nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica.</p>



<p>Il regista e sceneggiatore Giovanni Coda lega alla storia di Jamey le storie di altre persone gay, lesbiche e trans, vittime di attacchi omofobi, uccise o indotte al suicidio, in diverse parti del mondo. Coda nel 2016 immagina che il <strong>17 maggio 2071</strong>, a sessant’anni dalla morte del giovane, durante la Giornata internazionale contro contro l&#8217;omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, un gruppo di artisti si ritrovi unito in una performance commemorativa che attraversa l’arco dell’intera giornata. Attori e performer si alternano nell’incarnare la voce narrante. “La storia di Jamey Rodemayer è la più nota &#8211; spiega il regista &#8211; ma nel film ne cito anche altre: <strong>Matthew Shepard </strong>fu massacrato e ucciso. <strong>Duduzile Zoso</strong> era lesbica e fu violentata prima di esssere uccisa. <strong>Zachary Dutro-Boggess </strong>fu ucciso dalla madre perché semplicemente temeva poteva essere gay. <strong>Leelah Alcorn </strong>era una ragazza trans che si suicidò. Episodi di violenza di genere e omotransfobica si registrano ogni giorno, ovunque”, prosegue Coda.“ Il mio film infatti non identifica alcun luogo preciso: è un film ambientato, letteralmente, nel mondo. Per questo ho scelto <strong>attori italiani, sardi, e un attore internazionale come Tendal Mann</strong>. Come con il precedente <em>Il Rosa Nudo, anche Bullied To Death </em>ha ottenuto <strong>premi in tutto il mondo</strong> e ne sono felice perché le mie non sono solo opere d’arte, ma anche strumenti per dire, ad esempio, che<strong> i media devono fare la propria parte</strong> e che il <strong>ddl Zan</strong> va approvato subito.”</p>



<p><em>Bullied To Death</em> ha vinto il Premio al Miglior Lungometraggio all’Omovies Festival di Napoli, Italia, l’Humanity Award all&#8217;Amsterdam New Renaissance Film Festival, il Premio al Miglior Lungometraggio a L&#8217;Aquila LGBT Film Festival, il Best Avant-Garde Innovation Award al Melbourne Documentary Film Festival e ha ottenuto menzioni speciali in altri festival.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Bullied-to-Death-immagine-1-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Giovanni Coda </strong>(Cagliari, 1964) è attivo dagli anni Novanta come regista, artista multidisciplinare e operatore culturale. La sua filmografia è estremamente sensoriale e fonde <strong>cinema, fotografia e arti performative</strong> muovendosi tra schemi narrativi atipici e utilizzando generi, linguaggi e discipline diverse. Coda ha dedicato una trilogia al tema della <strong>violenza</strong>. Il suo prossimo film <strong><em>Storia di una lacrima</em></strong> (2021) è ispirato alla storia di <strong>Piergiorgio Welby</strong>, attivista e politico radicale che gravemente malato chiese l’eutanasia e morì infine nel 2006 riuscendo ad ottenere il distacco del respiratore artificiale che lo teneva in vita contro la sua volontà.&nbsp;</p>
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		<title>Giornata della disabilità (3 dicembre): cinque richieste alle istituzioni</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2020 09:08:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>GIORNATA DELLA DISABILITÀ LE 5 RICHIESTE DELLA ASS.COSCIONI ALLE ISTITUZIONI: DAL SUPERBONUS PER LA LIBERTÀ A BARRIERE ARCHITETTONICHE E ACCESSIBILITÀ DIGITALE&#160; M.Gentili, affetto da SLA e co presidente dell’Ass.Coscioni: “Avere memoria è utile. Ma&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="593" height="443" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/disabilità-kG3E-U434102911074520oD-593x443@Corriere-Web-Sezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14870" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/disabilità-kG3E-U434102911074520oD-593x443@Corriere-Web-Sezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 593w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/disabilità-kG3E-U434102911074520oD-593x443@Corriere-Web-Sezioni-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></figure>



<p><strong>GIORNATA DELLA DISABILITÀ</strong></p>



<p><strong>LE 5 RICHIESTE DELLA ASS.COSCIONI ALLE ISTITUZIONI: DAL SUPERBONUS PER LA LIBERTÀ A BARRIERE ARCHITETTONICHE E ACCESSIBILITÀ DIGITALE&nbsp;</strong></p>



<p><em>M.Gentili, affetto da SLA e co presidente dell’Ass.Coscioni: “Avere memoria è utile. Ma è bene che le istituzioni si ricordino ogni giorno degli ostacoli da rimuovere gli ostacoli per la piena inclusione di tutti i cittadini alla vita pubblica</em>”</p>



<p>In occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità l’Associazione Luca Coscioni, attiva a tutela del diritto alla scienza e alla salute, rivolge alcune richieste urgenti alle Istituzioni, con l’obiettivo di ottenere il pieno rispetto dei diritti delle persone con disabilità e di sensibilizzare su tematiche con cui tantissime persone con disabilità devono confrontarsi ogni giorno dell’anno.&nbsp;</p>



<ol><li><strong>Introduzione di un superbonus per la libertà”,</strong> da aggiungere alle varie misure di rilancio economico, che metta sullo stesso piano gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici a quelli del cosiddetto superbonus del 110%&nbsp;</li></ol>



<ol start="2"><li><strong>Garanzia di una piena accessibilità digitale</strong>, prevista ma troppo spesso non attuata, per la pubblica amministrazione e i servizi pubblici&nbsp; dell’offerta privata, anche attraverso l’uso della firma autografata e di altri strumenti di identificazione digitale, per la piena partecipazione delle persone con disabilità alla democrazia (sottoscrizione di referendum, proposte di legge popolari, liste elettorali….)&nbsp;</li></ol>



<ol start="3"><li><strong>Monitoraggio dell’applicazione della legge sui Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche</strong> attraverso la creazione di Registri regionali da collegare ad un Registro Nazionale per (PEBA).&nbsp;</li></ol>



<ol start="4"><li><strong>Adozione di una legge sull&#8217;assistenza sessuale</strong>, già presentata in Parlamento in passato, per consentire anche alle persone con gravi disabilità di accedere ad una dimensione fisica e psicologica relativa alla loro sfera sessuale, oggi proibita.&nbsp;</li></ol>



<ol start="5"><li><strong>Adozione di provvedimenti per assegnare ausili e protesi in modo appropriato</strong> ai bisogni più complessi.&nbsp;</li></ol>



<p>L’Associazione Luca Coscioni fa parte delle associazioni e degli enti per i quali è stata riconosciuta la legittimazione ad agire per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni. Per questo, finchè queste importanti richieste non saranno accolte, continuerà ad agire sul piano giudiziario, per denunciare discriminazioni e consentire che ogni persona con disabilità abbia la sua “Vita indipendente“. Il manifesto dell’Associazione, le cui iniziative sulla disabilità sono coordinate dall’avvocato <strong>Rocco Berardo</strong>, è infatti “dal corpo dei malati e delle persone con disabilità al cuore della politica”.&nbsp;</p>



<p>“<em>Avere memoria è sempre utile. Ma è bene che le istituzioni si ricordino e lavorino ogni giorno per rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena inclusione di tutti i cittadini alla vita pubblica</em>”, ha dichiarato <strong>Marco Gentili</strong>, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni,malato di SLA e fortemente attivo politicamente nella tutela dei diritti delle persone con disabilità “<em>La situazione di emergenza in cui ci troviamo riporta alla nostra attenzione il tema dei diritti, spesso sfuggente, messo in ombra, relegato quasi a funzione accessoria. In questo contesto le disuguaglianze già palesi si sono acuite, fino a prendere la forma di vere e proprie discriminazioni legalizzate. Una delle situazioni più dolenti venutesi a creare riguarda i diversamente abili, una realtà che mi sta particolarmente a cuore e che vivo sulla mia pelle. Già si vive una situazione che spesso ci fa apparire cittadini di serie B, in queste settimane dobbiamo lottare perché non si scenda ulteriormente nell’alfabeto</em>”.&nbsp;</p>



<p>Marco Gentili è Co-Presidente dell&#8217;Associazione Luca Coscioni. Dalla nascita è affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica, malattia che progressivamente lo ha privato della capacità motoria e comunicativa. Laureato in Relazioni Internazionali ha un Master in Istituzioni Parlamentari Europee. Dal 2012 al 2017 è stato consigliere comunale a Tarquinia. Promotore della campagna che ha portato all&#8217;aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza e del nuovo Nomenclatore delle Protesi e Ausili.</p>
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		<title>Orgoglio LGBTQA e la legge sull&#8217;omotransfobia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 08:11:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Si è da poco concluso il mese dedicato ai temi che riguardano i diritti LGBTQA e Associazione Per i Diritti umani ne ha parlato con Filippo Cinquemani, attivista, che ringrazia molto.&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="641" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/pride-2020-1-1024x641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14348" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/pride-2020-1-1024x641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/pride-2020-1-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/pride-2020-1-768x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/pride-2020-1-1536x961.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/pride-2020-1-2048x1282.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Si è da poco concluso il mese dedicato ai temi che riguardano i diritti LGBTQA e <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ne ha parlato con Filippo Cinquemani, attivista, che ringrazia molto. Ecco l&#8217;intervista: </p>



<p>Giugno è il mese dell”orgoglio” Lgbt: cosa rappresenta, per te, un pride?</p>



<p>Il Pride per me è soprattutto un&#8217;occasione di festa. Lo vivo come la festa della libera espressione e questa definizione trovo che sia ogni anno più calzante. Nel corso degli anni la manifestazione si è modificata. Oggi l&#8217;aspetto più folkloristico, che pur ha la sua importanza, ha ceduto il posto alla dimensione più strettamente sociale. Ci sono nuove soggettività che scendono in piazza con la volontà di far sentire la propria voce. Lo scorso anno, in vari pride sono intervenuti dal palco persone con disabilità per esempio. C&#8217;è da aggiungere che oggi il pride non è solo parata ma una settimana intera di eventi per la sensibilizzazione riguardo le tematiche LGBTQIA+. Colgo l&#8217;occasione per invitare ad assistere alla prossima parata tutti quelli che non hanno avuto mai modo di assistervi, perché solo così si può capire cos&#8217;è davvero un pride e ci si può rendere conto che ci si può anche emozionare.</p>



<p>L&#8217;acronimo dei diritti diventa sempre più lungo (Lgbtqa&#8230;), ma non può risultare fuorviante e complesso per chi non è ancora sensibilizzato sui questi temi?</p>



<p>Diciamo che è l&#8217;essere umano ad essere complesso. Alla battaglia di gay, lesbiche e trans si sono aggiunte nuove soggettività che hanno bisogno di sostegno in quanto anch&#8217;esse minoranze. Penso agli asessuali e agli intersessuali che grazie anche alle nuove conquiste sociali, sono a marciare ai Pride. Purtroppo restistono degli atteggiamenti che mirano, invece, all&#8217;esclusione sociale anche all&#8217;interno della comunità omosessuale. In questi casi mi sembra di assistere a delle &#8220;guerre tra poveri&#8221;. Fare parte di una minoranza dovrebbe, invece, rendere più sensibili nei confronti di coloro che affrontano una situazione simile se non più difficile.</p>



<p>Cosa ne pensi del disegno di legge sull&#8217;omofobia recentemente depositato alla Camera?</p>



<p>Finalmente dopo 25 anni si sta arrivando a qualcosa di concreto. Rischia fino a 4 anni chi<br>istiga alla violenza omofobica. Personalmente credo che la violenza omofobica esiste perché c&#8217;è una cultura che la incoraggia. Una cultura che sostiene ancora che i gay sono malati e l’omosessualità si può curare, che le donne trans non sono donne e che le famiglie con due mamme o due papà non sono vere famiglie. Questi concetti passano in nome della libertà d&#8217;opinione.</p>



<p>Dal 19 al 27 giugno anche Milano sarà coinvolta nella Pride Week, che si svolge in modalità online. Hai seguito alcuni incontri interessanti? Ce ne vuoi parlare?</p>



<p>Da gay e disabile mi ha colpito molto l&#8217;intervista fatta ad Anna Senatore sulla figura dell&#8217;assistente sessuale. È stato anche bello vedere come la comunità LGBTQIA+ non si sia persa d&#8217;animo nonostante l&#8217;emergenza covid. Oltre alle Pride Week Online, a settembre ci sarà il consueto appuntamento con il Mix di Milano, festival del cinema gay, lesbico e queer culture.<br></p>



<p>Puoi darci qualche informazione sul Rainbow Social Fund?</p>



<p>Si tratta di un fondo si solidarietà alimentato da una campagna di foundraising. Nasce per aiutare le persone LGBTQIA+ che sono in difficoltà anche a causa della pandemia. Due sono i progetti importanti legati a questo fondo finora: uno riguarda il garantire un contesto abitativo dignitoso e protetto a chi è nel bisogno. L&#8217;altro progetto riguarda un fondo di Mutuo soccorso pensato dal comune per aiutare le attività commerciali e non. So che sono in programma altre iniziative di questo tipo.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Un surrogato, le bambole di gomma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2018 07:42:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Patrizia Angelozzi &#160; La notizia sembra una fake news, una storiella e invece è vera. Arriva in Italia, a Torino, la prima casa di appuntamenti per scambi sessuali con bambole di silicone.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/bambola-gonfiabile-realistica-lattice-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11341" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/bambola-gonfiabile-realistica-lattice-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="959" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/bambola-gonfiabile-realistica-lattice-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/bambola-gonfiabile-realistica-lattice-1-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La notizia sembra una fake news, una storiella e invece è vera.<br />
Arriva in Italia, a Torino, la prima casa di appuntamenti per scambi sessuali con bambole di silicone.<br />
Si potranno scegliere le tipologie, donne dai capelli neri alla Valentina Crepax, biondo platino stile Marilyn Monroe o rosse voluttuose come Jessica Rabbit ?</p>
<p>Di certo sono un surrogato. Hanno qualche privilegio però…sono sempre alla stessa temperatura, senza eccitazione o passioni, senza sorrisi o respiri e parole. Non racconteranno di certo i nomi degli uomini che hanno fatto sesso con loro e le rispettive richieste bizzarre degli incontri. Non protesteranno e non diranno mai di no.<br />
Sarebbe simpatico provare ad ascoltare le conversazioni durante gli appuntamenti. Dall’approccio dei preliminari, durante la performance e anche dopo. Saluteranno gli uomini le dispensatrici del piacere auto-gestito? Le ringrazieranno? Continueranno a sognarle la notte, a desiderarle?</p>
<p>Mancherà l’emozionarsi degli sguardi ammiccanti delle donne viste al cinema, incontrate in ufficio o per strada, il sorriso, il profumo, la sensualità o l’attrazione fine a se stessa, la danza di corpi a piedi nudi o nella doccia? E il respiro diventato breve nei momenti di intimità? Intimità, una bella parola.</p>
<p>Gli incontri clandestini tra amanti ritenuti da sempre fonte di adrenalina, di evasione e di libertà a sfrenate fantasie da vivere in due… ora precipitano nell’abisso di fronte a bambole di gomma pronte a soddisfare piaceri e fantasie erotiche senza la presenza del l’altro. A evidenziare il pensiero del ‘mi basto da solo’ e la donna come ‘accessorio’ di una vita full optional. Oggettistica per semplici utilizzatori o collezionisti di plastica modellata.</p>
<p>Pericolosa direzione, scegliere la sessualità a gettone, come un caffè al distributore.<br />
Avanza la scelta singola senza consenso, la mancanza di desiderio agli incontri, veri.<br />
Uno scenario raccapricciante, l’hotel torinese, a pochi giorni dall’apertura, è sold out per le richieste arrivate e rappresenta il successo per l’utilizzo di surrogati umani, che spesso ‘distrutti’ con violenza dagli uomini dopo aver ‘consumato’.</p>
<p>Mancherà l’incontrarsi, lo sfiorarsi e la complicità. Mancheremo a noi stessi, cancellati, come uno scarabocchio a matita, da un surrogato di gomma.</p>
<p>E come commenta un utente facebook “non ci sarà più bisogno di pagare la cena ad una donna…”, si potranno seviziare senza che possano protestare…mentre resterà un unico inconveniente, farsi una doccia che elimini l’odore di gomma&#8230;</p>
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		<title>Lovegiving. Il diritto alla sessualità</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jun 2018 07:44:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto Associazione per i Diritti umani ha intervistato per voi Maximiliano Ulivieri, personal life e love coacher. Project manager per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, scrittore, attore. Ci&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10913" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="638" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 638w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ha intervistato per voi Maximiliano Ulivieri, personal life e love coacher. Project manager per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, scrittore, attore. Ci parlerà del lovegiving e della battaglia per la garantire l&#8217;amore erotico alle persone con disabilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Ringraziamo moltissimo Maximiliano Ulivieri per la sua disponibilità.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10900" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="638" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 638w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/maxincarrozzinabuona-klse-u1090961806339dxc-1024x576-lastampa-it-638x425-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><i>Il diritto alla sessualità è un diritto universale, ma vuole specificare perché bisogna parlare dello stesso diritto per le persone con una disabilità fisica o psichica?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Cominciamo a definire bene cosa significa avere diritto alla sessualità. Nel 1999 ad Hong Kong dall’Assemblea Generale della WAS, riaffermata in seguito nel documento <i>WAS Declaration: Sexual Health for the Millennium, </i>pubblicato nel 2008, in cui veniva descritto lo stato dell’arte della sessualità nel mondo e delineate le proposte tecniche per riconoscere, promuovere, garantire e proteggere i diritti sessuali per tutti. Venivano dunque illustrati 11 differenti diritti sessuali, noti come<i>“diritti universali umani basati sulla libertà, dignità ed uguaglianza di tutti gli esseri umani”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">La WAS ribadiva inoltre che <i>“come la salute è un diritto umano fondamentale, così la salute sessuale deve essere un diritto umano basilare. I seguenti diritti sessuali devono essere riconosciuti, promossi, rispettati e difesi da tutte le società attraverso tutti i mezzi, con l’obiettivo di fare in modo che tutti gli esseri umani e le società sviluppino una sessualità salutare. La salute sessuale è il risultato di un ambiente che riconosce, rispetta ed esercita questi diritti sessuali”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiaro? Per me sì, ma non per tutti. Le persone più “semplici” intellettualmente, tanto per usare un termine delicato e non offensivo, nel pensare al diritto alla sessualità commentano dicendo “ok, allora tutti hanno diritto al sesso a prescindere dalla propria condizione e dunque portatemi colui o colei con cui poterlo fare”. Non è questo il senso. Diritto alla sessualità vuol dire che lo Stato si attiva ad abbattere tutte quelle barriere, fisiche o culturali, che non ti permettono di poter accedere liberamente a tale diritto. Cosa vuol dire nello specifico. Ad esempio, partendo dalle barriere culturali, si può cercare di evitare stereotipi di bellezza diffondendo la diversificazione dei corpi, magari attraverso i media. Abituare l’occhio alla diversità. Chiaramente questo non riguarda solo le disabilità. Tutti colori che si differenziano dallo stereotipo di bellezza. Vale per chi è “troppo” grasso o “troppo” magro. O “troppo” alto o “troppo” basso. Oppure con deturpazioni estetiche dovute a traumi o sindromi come la Tratcher-Collins o la Neurofibromatosi 1. Ecco, allora, che per difendere il diritto alla sessualità si devono abbattere certi stereotipi così da rendere attraente qualsiasi corpo. Oppure abbattere le barriere fisiche. Ogni persona deve poter frequentare quei luoghi dove ci si può conoscere, così da poter avere più possibilità di trovare la persona giusta. Entrare nei locali. Potersi muovere liberamente con i mezzi. Mettere tutti nelle condizioni di poter comunicare. La comunicazione è fondamentale nella ricerca di un partner. Ci sono situazioni che rendono complessa questa possibilità. In questi casi, lo Stato può aiutare con la tecnologia.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo compreso, allora, cosa voglia dire “diritto alla sessualità”? Abbattere tutte quelle barriere che ostacolano la libertà di poter accedere a questo diritto. Ci sono altri ostacoli oltre a quelli descritti? Sì, quelli dovuti a gravi condizioni di disabilità. Non stiamo parlando solo di sesso con un’altra persona ma anche della possibilità di scoprire il proprio corpo. Questa scoperta per molti è preclusa da disabilità gravi oppure ostacolata o ignorata da genitori con mentalità molto chiusa o iperprotettiva.</p>
<p align="JUSTIFY">Detto questo, vi chiederete: perché si deve parlare dello stesso diritto per le persone con disabilità? La risposta è già nella domanda: persone. Una persona con disabilità è una persona. Per cui ha desideri come tutte le persone.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Lei è il fondatore del comitato LOVE GIVER: quando è nato e come funziona la sua attività?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Il Comitato LoveGiver è nato nel 2013. Il Comitato è una ONLUS. Il Comitato è formato da psicologi, sessuologi, medici, educatori e attivisti. Il Comitato si occupa dell’assistenza alla sessualità a persone con disabilità. Questa figura rappresenta un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un paese civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo motivo parlare semplicemente di Assistenza Sessuale può risultare estremamente riduttivo. Qualificarne il concetto più complesso attraverso la definizione “Assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità”, permette di comprendere meglio tutte quelle sfumature in essa contenute.</p>
<p align="JUSTIFY">L’assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità si caratterizza con la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita.</p>
<p align="JUSTIFY">L’assistente sessuale è un operatore professionale (<b>uomo o donna</b>) con orientamento <b>bisessuale, eterosessuale o omosessuale</b> che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane” (è bene ribadire l’importanza di una <b>selezione accurata degli aspiranti assistenti sessuali</b>).</p>
<p align="JUSTIFY">Attraverso la sua professionalità supporta le persone con disabilità a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a <b>vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale</b>. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica.</p>
<p align="JUSTIFY">L’operatore definito del “benessere sessuale” ha dunque <b>una preparazione adeguata e qualificante</b> e <b>non concentrerà</b> esclusivamente l’attenzione sul semplice processo “meccanico” sessualità. Promuoverà attentamente <b>anche l’educazione sessuo-affettiva</b>, indirizzando al meglio le “energie” intrappolate all’interno del corpo della persona con disabilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Uno degli obiettivi è abbattere lo stereotipo (ancora pervasivo) che vede le persone con difficoltà e disabilità assimilate alla “asessualità” o comunque ritenute non idonee a vivere e sperimentare la sessualità. E’ importante, in questo senso, riuscire a superare l’idea di “angeli asessuati”.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>In Italia è ancora un tabù parlare di questo tema? E nel resto di Europa?</i></p>
<p align="JUSTIFY">In Italia è un tabù parlare di sessualità in generale. Non solo per le persone con disabilità. Basta ricordare che non c’è neanche un’educazione sessuale nelle scuole. Le motivazioni sono varie, certamente culturali, probabilmente anche religiose. In realtà nel “sotterraneo” la sessualità viene vissuta in svariati modi: locali di scambisti, BDSM, sesso estremo e molti altri. In superfice però tutto tace. Ci vergogniamo pure di parlare di masturbazione. Non sappiamo neanche scherzare con la sessualità, giocare. Ogni volta che si nomina il sesso si diventa terribilmente seri. Ci dimentichiamo che il sesso è l’energia più potente che ci è stata data e viverla ci può dare la spinta a gioire della vita. In Europa certamente la situazione è migliore. Non in tutti i Paesi ma certamente in molti.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Come dovrebbero agire le istituzioni?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Le istituzioni devono aumentare la capacità di percepire i bisogni inespressi. Non si devono mettere solo in modalità passiva, attendendo le istanze a gran voce ma ricordarsi che nella vita di una persona ci sono molti aspetti, non solo alcuni e spesso quelli più taciuti sono i più importanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Può riassumerci la sua proposta di legge da lei presentata? E a che punto è il suo iter?</i></p>
<p align="JUSTIFY">“In Italia lo scoglio delle barriere architettoniche e sociali continua a negare la piena cittadinanza e lo sviluppo individuale di migliaia di cittadini che convivono con una forma di disabilità. Accessibilità e parità di trattamento è la chiave per un’azione massiccia di interventi che garantiscano​ il pieno inserimento delle persone con disabilità. Così sia, ma senza perbenismi e riserve sessuofobiche: nella giornata di oggi rilancio la mia proposta di regolamentazione della figura di assistente sessuale per le persone con disabilità che dal settembre 2014 giace in Commissione sanità al Senato”. Così ha parlato il senatore del Partito Democratico, Sergio Lo Giudice, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ddl 1442, steso con il mio contributo, quello di Fabrizio Quattrini (membro del Comitato, psicologo, sessuologo e psicoterapista) e del Senatore Sergio Lo Giudice, introdurrebbe, come in altri paesi europei, una figura professionale che, dopo aver seguito un attento percorso di formazione, accompagnerebbe le persone con disabilità fisica, intellettiva o mentale verso la scoperta del proprio corpo e della sfera affettiva e sessuale. È una proposta di civiltà per il diritto alla salute – afferma Lo Giudice – che col raggiungimento di una condizione di benessere psicofisico, emotivo e sessuale permetterebbe a molte e a molti di uscire dall’emarginazione affettiva e relazionale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ddl 1442 “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità” è stato sottoscritto anche dalle senatrici e dai senatori Cirinnà, D’Adda, Guerra, Ichino, Manconi, Maran, Mastrangeli, Mattesini, Pezzopane, Puppato, Ricchiuti, Sonego, Spilabotte, Valentini, Bencini e Maurizio Romani. Gli assistenti sessuali sono presenti in Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Austria.</p>
<p align="JUSTIFY">Purtroppo, il ddl non è mai stato calendarizzato, quindi discusso. Chiaramente con il nuovo governo ci vuole qualcuno che lo ripresenti. Una legge nazionale però non è l’unica via. Ci può essere anche una regione a voler sperimentare con una legge regionale tale figura.</p>
<p align="JUSTIFY">Concludo dicendo che il Comitato “LoveGiver” ha comunque realizzato il primo corso a settembre 2017 formando 17 persone, uomini e donne e di qualunque orientamento sessuale. Gli operatori formati sono pronti ad intraprendere la professione.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Il diritto alla sessualità è un diritto universale, ma vuole specificare perché bisogna parlare dello stesso diritto per le persone con una disabilità fisica o psichica?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Cominciamo a definire bene cosa significa avere diritto alla sessualità. Nel 1999 ad Hong Kong dall’Assemblea Generale della WAS, riaffermata in seguito nel documento <i>WAS Declaration: Sexual Health for the Millennium, </i>pubblicato nel 2008, in cui veniva descritto lo stato dell’arte della sessualità nel mondo e delineate le proposte tecniche per riconoscere, promuovere, garantire e proteggere i diritti sessuali per tutti. Venivano dunque illustrati 11 differenti diritti sessuali, noti come<i>“diritti universali umani basati sulla libertà, dignità ed uguaglianza di tutti gli esseri umani”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">La WAS ribadiva inoltre che <i>“come la salute è un diritto umano fondamentale, così la salute sessuale deve essere un diritto umano basilare. I seguenti diritti sessuali devono essere riconosciuti, promossi, rispettati e difesi da tutte le società attraverso tutti i mezzi, con l’obiettivo di fare in modo che tutti gli esseri umani e le società sviluppino una sessualità salutare. La salute sessuale è il risultato di un ambiente che riconosce, rispetta ed esercita questi diritti sessuali”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiaro? Per me sì, ma non per tutti. Le persone più “semplici” intellettualmente, tanto per usare un termine delicato e non offensivo, nel pensare al diritto alla sessualità commentano dicendo “ok, allora tutti hanno diritto al sesso a prescindere dalla propria condizione e dunque portatemi colui o colei con cui poterlo fare”. Non è questo il senso. Diritto alla sessualità vuol dire che lo Stato si attiva ad abbattere tutte quelle barriere, fisiche o culturali, che non ti permettono di poter accedere liberamente a tale diritto. Cosa vuol dire nello specifico. Ad esempio, partendo dalle barriere culturali, si può cercare di evitare stereotipi di bellezza diffondendo la diversificazione dei corpi, magari attraverso i media. Abituare l’occhio alla diversità. Chiaramente questo non riguarda solo le disabilità. Tutti colori che si differenziano dallo stereotipo di bellezza. Vale per chi è “troppo” grasso o “troppo” magro. O “troppo” alto o “troppo” basso. Oppure con deturpazioni estetiche dovute a traumi o sindromi come la Tratcher-Collins o la Neurofibromatosi 1. Ecco, allora, che per difendere il diritto alla sessualità si devono abbattere certi stereotipi così da rendere attraente qualsiasi corpo. Oppure abbattere le barriere fisiche. Ogni persona deve poter frequentare quei luoghi dove ci si può conoscere, così da poter avere più possibilità di trovare la persona giusta. Entrare nei locali. Potersi muovere liberamente con i mezzi. Mettere tutti nelle condizioni di poter comunicare. La comunicazione è fondamentale nella ricerca di un partner. Ci sono situazioni che rendono complessa questa possibilità. In questi casi, lo Stato può aiutare con la tecnologia.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo compreso, allora, cosa voglia dire “diritto alla sessualità”? Abbattere tutte quelle barriere che ostacolano la libertà di poter accedere a questo diritto. Ci sono altri ostacoli oltre a quelli descritti? Sì, quelli dovuti a gravi condizioni di disabilità. Non stiamo parlando solo di sesso con un’altra persona ma anche della possibilità di scoprire il proprio corpo. Questa scoperta per molti è preclusa da disabilità gravi oppure ostacolata o ignorata da genitori con mentalità molto chiusa o iperprotettiva.</p>
<p align="JUSTIFY">Detto questo, vi chiederete: perché si deve parlare dello stesso diritto per le persone con disabilità? La risposta è già nella domanda: persone. Una persona con disabilità è una persona. Per cui ha desideri come tutte le persone.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Lei è il fondatore del comitato LOVE GIVER: quando è nato e come funziona la sua attività?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Il Comitato LoveGiver è nato nel 2013. Il Comitato è una ONLUS. Il Comitato è formato da psicologi, sessuologi, medici, educatori e attivisti. Il Comitato si occupa dell’assistenza alla sessualità a persone con disabilità. Questa figura rappresenta un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un paese civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo motivo parlare semplicemente di Assistenza Sessuale può risultare estremamente riduttivo. Qualificarne il concetto più complesso attraverso la definizione “Assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità”, permette di comprendere meglio tutte quelle sfumature in essa contenute.</p>
<p align="JUSTIFY">L’assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità si caratterizza con la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita.</p>
<p align="JUSTIFY">L’assistente sessuale è un operatore professionale (<b>uomo o donna</b>) con orientamento <b>bisessuale, eterosessuale o omosessuale</b> che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane” (è bene ribadire l’importanza di una <b>selezione accurata degli aspiranti assistenti sessuali</b>).</p>
<p align="JUSTIFY">Attraverso la sua professionalità supporta le persone con disabilità a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a <b>vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale</b>. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica.</p>
<p align="JUSTIFY">L’operatore definito del “benessere sessuale” ha dunque <b>una preparazione adeguata e qualificante</b> e <b>non concentrerà</b> esclusivamente l’attenzione sul semplice processo “meccanico” sessualità. Promuoverà attentamente <b>anche l’educazione sessuo-affettiva</b>, indirizzando al meglio le “energie” intrappolate all’interno del corpo della persona con disabilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Uno degli obiettivi è abbattere lo stereotipo (ancora pervasivo) che vede le persone con difficoltà e disabilità assimilate alla “asessualità” o comunque ritenute non idonee a vivere e sperimentare la sessualità. E’ importante, in questo senso, riuscire a superare l’idea di “angeli asessuati”.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>In Italia è ancora un tabù parlare di questo tema? E nel resto di Europa?</i></p>
<p align="JUSTIFY">In Italia è un tabù parlare di sessualità in generale. Non solo per le persone con disabilità. Basta ricordare che non c’è neanche un’educazione sessuale nelle scuole. Le motivazioni sono varie, certamente culturali, probabilmente anche religiose. In realtà nel “sotterraneo” la sessualità viene vissuta in svariati modi: locali di scambisti, BDSM, sesso estremo e molti altri. In superfice però tutto tace. Ci vergogniamo pure di parlare di masturbazione. Non sappiamo neanche scherzare con la sessualità, giocare. Ogni volta che si nomina il sesso si diventa terribilmente seri. Ci dimentichiamo che il sesso è l’energia più potente che ci è stata data e viverla ci può dare la spinta a gioire della vita. In Europa certamente la situazione è migliore. Non in tutti i Paesi ma certamente in molti.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Come dovrebbero agire le istituzioni?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Le istituzioni devono aumentare la capacità di percepire i bisogni inespressi. Non si devono mettere solo in modalità passiva, attendendo le istanze a gran voce ma ricordarsi che nella vita di una persona ci sono molti aspetti, non solo alcuni e spesso quelli più taciuti sono i più importanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Può riassumerci la sua proposta di legge da lei presentata? E a che punto è il suo iter?</i></p>
<p align="JUSTIFY">“In Italia lo scoglio delle barriere architettoniche e sociali continua a negare la piena cittadinanza e lo sviluppo individuale di migliaia di cittadini che convivono con una forma di disabilità. Accessibilità e parità di trattamento è la chiave per un’azione massiccia di interventi che garantiscano​ il pieno inserimento delle persone con disabilità. Così sia, ma senza perbenismi e riserve sessuofobiche: nella giornata di oggi rilancio la mia proposta di regolamentazione della figura di assistente sessuale per le persone con disabilità che dal settembre 2014 giace in Commissione sanità al Senato”. Così ha parlato il senatore del Partito Democratico, Sergio Lo Giudice, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ddl 1442, steso con il mio contributo, quello di Fabrizio Quattrini (membro del Comitato, psicologo, sessuologo e psicoterapista) e del Senatore Sergio Lo Giudice, introdurrebbe, come in altri paesi europei, una figura professionale che, dopo aver seguito un attento percorso di formazione, accompagnerebbe le persone con disabilità fisica, intellettiva o mentale verso la scoperta del proprio corpo e della sfera affettiva e sessuale. È una proposta di civiltà per il diritto alla salute – afferma Lo Giudice – che col raggiungimento di una condizione di benessere psicofisico, emotivo e sessuale permetterebbe a molte e a molti di uscire dall’emarginazione affettiva e relazionale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ddl 1442 “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità” è stato sottoscritto anche dalle senatrici e dai senatori Cirinnà, D’Adda, Guerra, Ichino, Manconi, Maran, Mastrangeli, Mattesini, Pezzopane, Puppato, Ricchiuti, Sonego, Spilabotte, Valentini, Bencini e Maurizio Romani. Gli assistenti sessuali sono presenti in Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Austria.</p>
<p align="JUSTIFY">Purtroppo, il ddl non è mai stato calendarizzato, quindi discusso. Chiaramente con il nuovo governo ci vuole qualcuno che lo ripresenti. Una legge nazionale però non è l’unica via. Ci può essere anche una regione a voler sperimentare con una legge regionale tale figura.</p>
<p align="JUSTIFY">Concludo dicendo che il Comitato “LoveGiver” ha comunque realizzato il primo corso a settembre 2017 formando 17 persone, uomini e donne e di qualunque orientamento sessuale. Gli operatori formati sono pronti ad intraprendere la professione.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/06/28/lovegiving-il-diritto-alla-sessualita/">Lovegiving. Il diritto alla sessualità</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Essere donna in Africa</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2018 09:09:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Essere donna in Africa può essere faticoso, può significare lottare giornalmente per ottenere gli stessi diritti di un uomo, può significare ingiustizia e sottomissione. In alcuni Paesi africani, solitamente i più&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/GHANA-580x519.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10259" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/GHANA-580x519.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="580" height="519" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/GHANA-580x519.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 580w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/GHANA-580x519-300x268.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /></a></b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Essere donna in Africa può essere faticoso, può significare lottare giornalmente per ottenere gli stessi diritti di un uomo, può significare ingiustizia e sottomissione.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In alcuni Paesi africani, solitamente i più radicali, le donne non sono incluse nella società, che ancora oggi, nel 2018, risulta prettamente maschilista e ostile a cambiamento.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La condizione femminile in Africa non è riassumibile in grandi settori, non si può affermare, come fanno molti, che sicuramente in Africa subsahariana le donne sono più rispettate mentre nell’Africa centrale debbano giornalmente lottare per ottenere i loro diritti fondamentali. L’approccio al mondo femminile è vario e difforme in tutto il continente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ci concentreremo su un paese in particolare, appunto perché generalizzare è poco utile: il Ghana, paese multiculturale e multietnico che conta circa 27 milioni di abitanti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Leggendo la carta costituzionale ghanese, le donne hanno parità di diritti, che, però nella pratica si affievoliscono sempre di più uscendo dalle città e addentrandosi nei villaggi, dove possiamo trovare mamme con circa 5 figli a testa e con un’età media di 20 anni.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il tutto, però, inizia in un preciso momento, un periodo cruciale per le donne ghanesi, a partire dal quale queste ultime vengono incluse ufficialmente nella società e possono farne parte: il </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Dipo.</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Non c’è un’età precisa per partecipare a questo rito, dipende da quando le madri sentano la necessità di iniziare la figlia alla società; le partecipanti al rito, infatti, hanno dai 5 ai 16 anni. La decisione di non inserire un’età precisa deriva dal fatto che la verginità è conditio sine qua non, ed è proprio per questo che l’età media delle partecipanti diminuisce di anno in anno.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il rito avviene per la quasi totalità del tempo senza vesti e questo sta proprio a rappresentare l’assenza di ruoli sociali che fino a quel momento ha caratterizzato la donna krobo (l’etnia ghanese nella quale è diffusa questa usanza). La vestizione delle iniziande non avviene con stoffe pregiate ma con fili di perle di vetro colorate, oggetti riconosciuti a livello internazionale e diventati cruciali per le dinamiche comunitarie del Paese.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le donne sono tutte in fila, le più piccole fanno da apripista, tenendo sulla testa delle grandi zucche vuote con dentro tutto l’occorrente per le abluzioni purificatrici e per le esercitazioni di igiene personale. La destinazione è la fonte sacra dove le donne faranno il primo bagno rituale; successivamente una sacerdotessa aspergerà il volto e il torace delle donne con acqua mescolata a gesso e polvere di legno di sandalo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Dipo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10260" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Dipo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Dipo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Dipo-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Dipo è un momento di fondamentale importanza, non solo per le donne che, da quel momento, sono ufficialmente inserite nella società, ma anche per la comunità intera che riceve un nuovo membro.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In passato la preparazione a questo rituale durava addirittura un anno e i mezzi per praticare il rito erano più rudi e pericolosi (venivano usate anche delle lamette). Ad oggi la preparazione, comunque molto dura, al rito dura solo 5 giorni e nessuna cicatrice viene lasciata sul corpo delle ragazze.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Da questo momento in poi il riconoscimento dei diritti della donna è pieno, “</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>io ci sono</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">” può ufficialmente dire una donna krobo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Essere donna in Africa può essere faticoso ma la lotta perché tradizioni come questa non si fermino continuerà perché mette al centro la donna e gli riconosce diritti e tutela all’interno della comunità in cui vive.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">A dispetto della lentezza del cambiamento di mentalità che si sta avendo in quasi tutta l’Africa, non si deve essere pessimisti rispetto alla possibilità di avere in futuro un vero partnetariato fra uomini e donne fondato non solo sull’uguaglianza dei diritti ma su quella nei fatti.</span></span></p>
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		<title>120 battiti al minuto. Lottare per la vita, contro le discriminazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 11:09:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nei primi anni &#8217;90 nasce, a New York, il movimento denominato “Act Up” con l&#8217;intento di squarciare il silenzio sull&#8217;AIDS, fare informazione corretta e combattere i pregiudizi nei confronti dei malati e dei sieropositivi.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/rt7p2b6BuNs?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen></iframe></div>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nei primi anni &#8217;90 nasce, a New York, il movimento denominato “Act Up” con l&#8217;intento di squarciare il silenzio sull&#8217;AIDS, fare informazione corretta e combattere i pregiudizi nei confronti dei malati e dei sieropositivi. Il film racconta le vicende di alcuni attivisti dello stesso gruppo, ma a Parigi: giovani e adulti, colpiti in maniera diretta e non, dal flagello di quegli anni, si riversano nelle strade, si uniscono in collettivi e organizzano manifestazioni shock per sensibilizzare la popolazione sul tema. Tra loro emergono le storie di Thibault, Sophie e Sean che, uniti prima da profonda amicizia e poi da un grande amore, rivelano al pubblico la possibilità e la volontà di voler vivere intensamente, nella gioia e nel dolore, come gli amici e gli amanti etero. Al loro gruppo, infatti, si unirà Nathan &#8211; un ragazzo sano e sensibile &#8211; che si innamorerà profondamente di Sean. Insieme costruiscono un rapporto di fiducia e di rispetto; insieme saranno capaci di maturare tanto da essere in grado di trasformare la lotta per la dignità dei gay e dei sieropositivi in una battaglia meno dispersiva e più utile alla società civile e troveranno anche la forza di gestire la prova più difficile che una persona debba affrontare. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si tratta di una rivoluzione culturale e di una educazione ai sentimenti validi ancora oggi, più che mai.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45310.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9822" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45310.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="503" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45310.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45310-300x126.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45310-768x322.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45310-1024x429.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Grida, rumori, volti, colori, parole: i Gay Pride che vengono organizzati ogni anno in varie città del mondo prendono spunto dalle manifestazioni messe in atto circa 30 anni fa negli Stati Uniti e nella capitale francese, i luoghi più colpiti all&#8217;epoca dalla malattia dell&#8217; HIV.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Robin Campillo, al suo terzo lavoro cinematografico, decide di raccontare quella rivoluzione, ricostruendone il contesto e le storie senza cadere nella retorica , ma rimanendo ben attaccato alle inforrmazioni scientifiche e alle testimonianze raccolte nel tempo, senza dimenticare il fatto che egli stesso è stato coinvolto in prima persona nelle situazioni raccontate.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Campillo ha sceneggiato il film </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>La classe </i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">di Laurent Cantet (suo amico e collaboratore) e per questa sua ultima opera sceglie lo stesso impianto, anche registico, di quel film: scrive la trama, ma la sviluppa lasciando largo spazio all&#8217;improvvisazione e ai dati di realtà nel filmare, con minuzia di particolari, gli incontri preparatori alle manifestazioni, riprendendo le discussioni tra gli attivisti, utilizzando tre cineprese per imprimere sullo schermo i diversi punti di vista, in un work in progress tenuto poi insieme dalle sequenze girate in esterni. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45311.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9823" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45311.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="800" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45311.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45311-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45311-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/45311-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Utile scelta, questa descritta, per consentire agli spettatori di farsi un&#8217;opinione propria su ciò che vede e che sente, così come risulta adeguata allo stesso scopo la decisione di far partire la narrazione con la scena di un atto dimostrativo forte: alcuni membri dell&#8217;Act Up irrompono durante una conferenza istituzionale e iniziano a lanciare gavettoni contenenti liquido rosso, per rivendicare l&#8217;accelerazione della ricerca di una cura.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il pubblico, è coinvolto e sconvolto; da parte del regista non c&#8217;è alcuna intenzione di manipolare le sue reazioni, ma vero è che il film riesce a denunciare la paura che &#8211; ieri come oggi &#8211; attraversava la società, l&#8217;ipocrisia imperante dei governi, la corruzione delle case farmaceutiche. Non a caso </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>120 battiti al minuto</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> è stato realizzato nel 2017: cosa è cambiato da allora? Si sono trovati farmaci che aiutano le persone sieropositive ad avere una qualità della vita accettabile e che hanno allungato la prospettiva di futuro, ma a livello culturale siamo ancora molto indietro.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Interessante è anche l&#8217;andamento dello script: si parte da una situazione corale per poi “stringere” su alcune storie personali e,in fine, tornare ad una scena aperta su più persone. Il fenomeno dell&#8217;AIDS non coinvolge solo alcune categorie (omosessuali o tossicodipendenti), ma colpisce coloro che hanno rapporti intimi, spesso promiscui, senza protezione. Le persone coinvolte amano e soffrono esattamente come quelle eterosessuali.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Gli ultimi quindici minuti, girati in discoteca, sono potenti sia per l&#8217;uso della musica (techno) sia per il significato che lasciamo scoprire a chi vorrà vedere e recuperare questo bel film. Il titolo è strettamente legato al commento sonoro: si riferisce ai battiti cardiaci che aumentano sia per la musica ritmata e ad alto volume, sia per un innamoramento in corso. E il più forte innamoramento che i protagonisti mettono in scena è sicuramente quello per la Vita, vissuta con superficialità prima e con consapevolezza e profondità, dopo. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Vincitore del Gran Prix Speciale della Giuria a Cannes, del Premio FIPRESCI e del Queer Palm. </span></p>
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