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	<title>sguardo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>I disabili&#8230;Questi sconosciuti</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2021 09:10:42 +0000</pubDate>
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<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Molte sono le definizioni che sono state attribuite a questa categoria di persone (alla quale io stessa appartengo): handicappati, disabili, diversamente abili, quest’ultima fonte di innumerevoli battute…</p>



<p>Io ritengo che la definizione più corretta sia “persona con disabilità”, perché innanzi tutto bisogna mettere in evidenza il fatto che siamo “persone”.</p>



<p>Il modo di definirci sta ad indicare un continuo confronto fra le persone “normodotate” e le persone disabili, cioè persone a cui, con questo metro di giudizio, manca sempre qualcosa: senza abilità, abilità diverse (in che senso?) con un handicap..ecc. ecc.</p>



<p>Questa opinione diffusa spinge molte persone con disabilità a sottovalutare le proprie capacità e il proprio valore, inoltre molti di noi devono dipendere nel loro quotidiano da terzi e più questa dipendenza aumenta più ci sentiamo senza voce in capitolo: pur essendo noi perfettamente sani di mente, parenti, amici, non importa chi, decidono, pensano e agiscono per conto nostro , togliendoci ogni speranza di autonomia.</p>



<p>Vista la mia esperienza diretta, vorrei ora darvi alcuni consigli su come interagire con una persona con disabilità … perché dico questo? perché non avete idea di quanti pregiudizi esistano ancora e di come poco si parli dei comportamenti corretti da tenere in presenza “nostra”.</p>



<p>Innanzi tutto evitare la COMPASSIONE, sentimento odiato da tutti noi: un atteggiamento di commiserazione troppo evidente, per quanto sincero sia, ci ferisce e ci fa sentire esseri inferiori, nessuno ha compassione di una persona nelle sue stesse condizioni, del suo stesso valore, si compiangono gli svantaggiati, i deboli, gli sconfitti. La compassione ha spesso l’effetto di un’elemosina ….</p>



<p>Ora qualche regola generale:</p>



<ul><li>non aiutare mai senza chiedere</li><li>possibilmente aiutare senza dare nell’occhio</li><li>essere il più possibile naturali</li></ul>



<p>Ora che siamo entrati nel merito, vorrei parlare delle persone disabili in carrozzina, categoria alla quale appartengo: per chi è costretto in carrozzina i problemi da affrontare sono molti: già la soglia di una porta può presentare un ostacolo, per non parlare dei gradini del marciapiede o delle scale. Per questo viviamo in un continuo stato d’ansia, chiedendoci come possiamo attraversare la strada, salire su di un mezzo pubblico, entrare in un ristorante o in un negozio ecc ecc… Se poi dobbiamo dipendere da un accompagnatore, la questione è ancora più difficile.</p>



<p>Non parliamo poi del comportamento della gente: molti ,senza neanche conoscerci, ci danno del tu, battendoci familiarmente una mano sulla spalla, accarezzandoci (mi è successo anche recentemente, dopo a casa mi sono lavata con l’amuchina), parlandoci spesso come ad un bambino….altri ci ignorano completamente, intrattenendosi solo con l’accompagnatore.</p>



<p>Va beh, eccovi gratis un paio di suggerimenti:</p>



<ul><li>regola principale: trattare la persona in carrozzina da pari a pari, non fare nulla senza prima chiedere</li><li>la persona ha piacere di vedere con chi parla senza farsi venire il torcicollo, quindi in caso di colloqui lunghi, sedete alla sua altezza</li><li>tra la folla spingete la carrozzina con prudenza, la persona sarebbe molto imbarazzata se andasse ad urtare qualcuno</li><li>in un negozio o ristorante fate parlare la persona disabile: il personale tende a rivolgersi sempre all’accompagnatore</li><li>siate prudenti nell’attraversare una strada trafficata o nel fare i gradini, una discesa rapida può essere un incubo</li></ul>



<p>E ricordate:  “da vicino nessuno è normale”.</p>
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		<title>Corpi imperfetti, oppure no</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 06:42:59 +0000</pubDate>
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<p>Di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Si dice, o meglio si diceva, che ciò che più conta di una persona sia la sua interiorità.</p>



<p>Il problema, sopratutto oggi, è come arrivare all&#8217;interiorità se il nostro aspetto rappresenta una barriera invalicabile. La bruttezza che dipende da un corpo o da un viso “diverso” è uno svantaggio sociale, qualcosa di inammissibile con se stessi e nel contesto pubblico.</p>



<p>Chi non è attraente, qualunque sia la sua condizione, vive una doppia discriminazione. La prima riguardante il non avere occasioni di contatto fisico e di vedere limitata la possibilità di esprimere la propria sessualità; la seconda, di non potersi permettere di esprimerla liberamente e nelle modalità che più rispecchiano la propria identità, le proprie fantasie e desideri.</p>



<p>Permangono idee errate e luoghi comuni, resistenze e atteggiamenti negativi per esempio, sulla sessualità delle persone con disabilità, più che altro per non conoscenza e malitesi culturali. Si considera il sesso come un fattore essenzialmente “genitale” ed è ancora diffusa la convinzione che i disabili non abbiano desideri sessuali o non siano attraenti per gli altri, o che comunque un corpo “diverso” non possa generare piacere.</p>



<p>Ci sono canoni estetici a cui siamo abituati e che ci permettono di stabilire cosa è gradevole e cosa invece non lo è. Questi canoni influenzano anche i nostri rapporti sociali e la nostra affettività.</p>



<p>Chi viola questi canoni è visto con sospetto e apprensione. Coppie con una certa disparità dal punto di vista estetico, con notevoli differenze di età, di condizioni fisiche, di posizione sociale portano a pensare che si celino chissà quali compromessi, dipendenze o plagi.</p>



<p>Esistono, però, persone attratte dalle disabilità, dagli anziani, o da soggetti con determinate caratteristiche fisiche. Questi comportamenti vengono definiti parafilie e declinati con varie definizioni: devotismo, gerontofilia ecc&#8230; Si tende quindi a medicalizzare certe preferenze anziché considerarle come sfumature dell&#8217;erotismo, che possono offrire opportunità di sentirsi desiderati per chi non lo è mai stato.</p>



<p>Ogni persona vuole essere desiderata e amata, quando questo non avviene le ripercussioni sono disistima, senso di inadeguatezza, ricadute sulla salute come la depressione.</p>



<p>L&#8217;ostacolo, in realtà, non è rappresentato dai corpi “imperfetti” ma dall&#8217;incapacità nel considerare questi corpi come un&#8217; espressione della varietà umana.</p>



<p>A Trafargar Square, in piena Londra, è possibile ammirare una grande statua che celebra Alison Lapper, un&#8217; artista focomelica cresciuta in istituto, ma talmente innamorata della vita, da decidere di concepire ed educare un figlio. Marc Quinn, che ha realizzato la statua commenta la sua opera così: “La Venere di Milo è senza braccia, è però un simbolo della femminilità e della bellezza greca. Alison diventa una bellezza della diversità dell&#8217;essere donna, perchè la diversità e l&#8217;handicap fanno parte della nostra realtà quotidiana”.</p>



<p>Recentemente, è stato fatto qualche passo avanti in merito, penso all&#8217;assistenza sessuale o a movimenti come la body positivity o neutrality.</p>



<p>Non è possibile auspicare ad un cambiamento culturale nell&#8217;immediato, ma proprio per questo è importante fare sensibilizzazione riguardo a questo tema di cui si parla ancora troppo poco.</p>
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		<title>Laboratorio online serale di Linguaggio cinematografico</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 08:33:12 +0000</pubDate>
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<p>Per agevolare chi non può partecipare il sabato mattina,  a grande richiesta,  lanciamo un altro modulo del laboratorio online di Linguaggio cinematografico base.</p>



<p><br>Piattaforma: Webex</p>



<p><br>4 lezioni, di circa 90 minuti cad. </p>



<p><br>giovedì 23 aprile, alle ore 21 &#8211; cadenza settimanale</p>



<p><br>costo TOTALE: 20 euro</p>



<p><br>Per iscrizioni:  info@peridirittiumani.com</p>



<p><br>Giovani!, Insegnanti!, ragazze e ragazzi!, genitori!, nonni!&#8230;Vi aspettiamo!</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; La profondità di uno sguardo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Sep 2019 06:45:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Intervista a Liberty Shuro, artista zimbabwiano che mette su carta gli sguardi e i movimenti degli animali della sua vicina foresta. Disegnatore autodidatta, ha da poco varcato i confini dello Zimbabwe&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="767" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/LRM_EXPORT_207371326378425_20190903_085946399-1-767x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12987" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/LRM_EXPORT_207371326378425_20190903_085946399-1-767x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 767w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/LRM_EXPORT_207371326378425_20190903_085946399-1-225x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/LRM_EXPORT_207371326378425_20190903_085946399-1-768x1025.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/LRM_EXPORT_207371326378425_20190903_085946399-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1751w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 767px" /></figure>



<p>Intervista a Liberty Shuro, artista zimbabwiano che mette su carta gli sguardi e i movimenti degli animali della sua vicina foresta. Disegnatore autodidatta, ha da poco varcato i confini dello Zimbabwe grazie a molte gallerie d’arte (compresa la galleria “Picta, grafica d’autore” di Torino) che lo reclamano. Un ragazzo determinato e intelligente che ama il suo paese e che ha come obiettivo quello di impressionare le persone attraverso gli sguardi degli animali che disegna.</p>



<p><em>Nella difficile situazione del tuo paese, un artista come te riesce a sopravvivere?</em></p>



<p>Per un artista è difficile sopravvivere e fare affari soprattutto in questo momento storico in cui l&#8217;economia è in crisi. E’ una sfida continua ma non io mi arrendo, se ti fai un nome e fai del buon marketing puoi sopravvivere. La sfida più grossa per gli artisti è, appunto, la pubblicità, perché essere un artista ed essere un uomo d&#8217;affari sono due cose diverse. La triste realtà è che il talento da solo non fa soldi né vendite, un artista nel 2019 deve conoscere almeno i concetti di base del business e capire come funziona per generare vendite e successo.</p>



<p>
<em>I
tuoi clienti, ammiratori dei tuoi disegni, sono tutti stranieri o
riesci a vendere anche a gente del posto?</em></p>



<p>La maggior parte delle richieste di acquisto dei miei quadri proviene sicuramente da stranieri, ma riesco a vendere anche a persone del posto, soprattutto in occasione di mostre e gallerie d&#8217;arte locali. La situazione economica in cui si trova oggi lo Zimbabwe rende più difficile l’acquisto di arte (in qualsiasi forma), ma, nonostante questo, continuo a fare marketing online per raggiungere più persone possibili, vicine o lontane che siano, con lo scopo di aumentare le vendite e, soprattutto farmi conoscere.</p>



<p>
<em>Le
tue opere sono state esposte in Europa, anche nella nostra Torino.</em></p>



<p> <em>L&#8217;europeo medio, che in molti casi non ha mai visto dal vivo molti degli animali che disegni, è stupito e incuriosito dalla profondità dello sguardo dei tuoi animali.</em></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/1-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12988" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/1-1024x640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/1-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/1-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1507w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>
<em>Percepisci
questa curiosità?</em></p>



<p>
Percepisco
tantissima curiosità dagli stranieri.</p>



<p>Spesso guardo i miei lavori e mi chiedo come possano provocare tanto stupore e come io riesca a creare tale illusione di profondità e realtà in 3D su un semplice pezzo di carta.</p>



<p>Ogni tanto mi fermo a pensare anche a cosa accadrebbe se chi rimane stupido dai miei disegni incontrasse dal vivo un elefante o una scimmia. Non per vantarmi ma la verità è che le sensazioni sarebbero molto simili, gli sguardi che disegno arrivano al cuore, quasi come ritrovarsi veramente davanti ad un animale della foresta.</p>



<p>
<em>Hai
mai pensato di lasciare lo Zimbabwe e trasferirti in Europa per
perseguire il tuo sogno e diventare un artista a 360 gradi?</em></p>



<p>
È
sempre stato il mio sogno esplorare il mondo, in particolare
l&#8217;Europa, con lo scopo di far conoscere la mia arte e la mia cultura.
Ho raggiunto alcuni obiettivi che mi ero prefissato e Sì, sarei
disposto anche a trasferirmi per lavoro, lasciando lo Zimbabwe e
portando con me solo i miei quadri e la mia cultura. Sto già
lavorando per far sì che questo avvenga ed essere riuscito ad
organizzare delle mostre in Europa fa crescere le mie speranze perché
la gente inizia a conoscermi e ad incuriosirsi.</p>



<p>
L&#8217;arte è
sempre stata e sarà per sempre la mia passione, non posso vivere
senza di essa.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un fotografo in Africa, intervista a Fulvio Pettinato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 08:40:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Veronica Tedeschi Reporter d’emozione, così si definisce Fulvio che da anni, parallelamente al suo lavoro di fotografo in Italia, ha iniziato a fare dei reportage in Africa, in Senegal e in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Veronica Tedeschi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="855" class="aligncenter size-full wp-image-11837" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Kenya-12-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Reporter d’emozione, così si definisce Fulvio che da anni, parallelamente al suo lavoro di fotografo in Italia, ha iniziato a fare dei reportage in Africa, in Senegal e in Kenya in particolare.<br />
Ha collaborato con diverse associazioni umanitarie attive sui territori come Pro-Senegal, Likoni Yetu, A Step forward Onlus e ha svolto diverse mostre fotografiche dedicate alla vita dei popoli africani e indiani, godendo appieno la vera essenza della miseria e della malattia e provando a rivelare ciò che le nostre TV nazionali non mostrano.<br />
 “Non è facile avere uno stile quando si fanno fotografie che ritraggono un popolo che vive di un&#8217;evidente ingiustizia, in assenza del rispetto per i diritti umani, vittima di un&#8217;esistenza che si può chiamare in molti modi”<br />
Ho deciso di intervistare Fulvio per provare ad entrare nelle sue fotografie ed assaporare l’Africa da un obiettivo.</p>
<p>Da anni sei fotografo di spettacoli di danza e di matrimoni. Cosa ti ha spinto a “spostare l’obiettivo” sull’Africa?</p>
<p>Ho iniziato con gli spettacoli di danza perché ho da subito provato una forte attrazione per la fotografia in movimento, con lo scopo di cogliere il momento più intenso e vero dell&#8217;artista sul palco: tirar fuori le emozioni che trasmette al pubblico e congelarle in una fotografia. La danza mi ha fatto crescere tantissimo tecnicamente, cosi anche la fotografia di “reportage di matrimonio”. Ci tengo a definirla “reportage” perché le fotografie che immortalo raccontano una storia; gli sposi si affidano a me totalmente e questa fiducia mi emoziona e mi dà la forza e l&#8217;ispirazione per rendere ogni racconto diverso dagli altri. </p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="854" class="aligncenter size-full wp-image-11838" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-86-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Infine L&#8217;Africa&#8230; la scoperta di questo immenso continente nasce da una semplice curiosità. Ho sempre voluto vedere quello che in TV non mostrano; avevo bisogno di raccontare attraverso i miei occhi e la mia sensibilità la vita dei popoli meno fortunati; di vivere i giorni trascorsi in quei luoghi come se fossi uno di loro, dimenticando ogni forma di tecnologia e comodità.<br />
Senegal, il paese della Teranga (ospitalità) e dei mille colori. </p>
<p>Hai vissuto direttamente con i locali senegalesi, nelle loro case. Cosa hai provato?</p>
<p>Si, grazie all&#8217;Associazione Pro-Senegal, che mi ha gentilmente ospitato, alloggiavo in una zona limitrofa del villaggio di Mboro sur Mer, a 10 passi dal mare, dormendo all&#8217;interno di case di legno e paglia e cibandomi solo di quello che le donne senegalesi preparavano. </p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="854" class="aligncenter size-full wp-image-11840" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-134-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Ho aumentato quella consapevolezza che per tanti anni pensavo di avere in minima parte, scoprendo di averne, forse, troppa.</p>
<p>Qual è la foto più difficile che hai scattato in Kenya?<br />
Dal punto di vista tecnico, tutte le foto sono abbastanza difficili quando si tratta di persone di colore, perché quando si mette a fuoco sul viso, la reflex considera corretta l&#8217;esposizione ma di sfondo si può rischiare di bruciare i bianchi.<br />
Rimanendo lì per poco tempo non potevo aspettare le luci ambientali migliori del giorno; scattavo ogni volta che potevo e spesso mi trovavo di fronte a momenti bellissimi ma con una luminosità non adatta (ad esempio un controluce). Bisogna essere abili e lavorare in manuale. La post-produzione fortunatamente può aiutare al giorno d&#8217;oggi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="855" class="aligncenter size-full wp-image-11839" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Senegal2015-123-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>C’è qualche foto che avresti voluto fare ma che hai deciso di non scattare per non creare problemi alla comunità o al singolo?</p>
<p>Le donne dei mercati in Africa spesso non si fanno fotografare, cosi anche alcuni uomini pescatori. C&#8217;è chi dice che alcune tribù pensano che la fotografia rubi l&#8217;anima della gente e per questo motivo non vogliono essere riprese, ma non c&#8217;è un nesso con i mercati o i pescatori, visto che al di fuori di queste situazioni non ho mai avuto particolari problemi. Quando percepisco che potrei trovarmi in difficoltà scatto da lontano con un teleobiettivo.</p>
<p>Scattare una foto significa congelare un momento, uno sguardo. Molte tue fotografie ritraggono sguardi e occhi di bambini che hai congelato nella loro felicità e innocenza… raccontaci le tue emozioni.</p>
<p>Le mie emozioni nascono nel momento in cui dal mio oculare mi preparo a congelare il soggetto, nella mia mente giungono domande riferite alla storia di quella persona: “Come ha vissuto fino a quel momento?”, “Dove trova quella forza e quel sorriso per andare avanti nonostante tutto?”. Ed è subito dopo lo scatto che mi rendo conto di aver ricevuto un dono dal soggetto immortalato: l&#8217;onore di essere lì a ricordarlo. I soggetti mi “regalano” l&#8217;attimo che io catturo perché si sono fidati di me, e sono io a doverli ringraziare.<br />
Amo l&#8217;Africa perché in quei luoghi non ho mai conosciuto una persona che prima o poi non mi abbia sorriso.</p>
<p>Per vedere altre fotografie di Fulvio, visita il sito www.fulviopettinato.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Lo YEMEN al Festival della fotografia etica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Oct 2018 16:38:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto &#160; Con questo articolo Associazione per i Diritti umani inizia a pubblicare una sua selezione delle mostre del Festival della Fotografia Etica, manifestazione organizzata a Lodi durante il mese di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11565" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2391" height="2119" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2391w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755-300x266.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755-768x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_113755-1024x908.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2391px) 100vw, 2391px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con questo articolo <i><b>Associazione per i Diritti umani</b></i> inizia a pubblicare una sua selezione delle mostre del <span style="color: #cc0000;"><b>Festival della Fotografia Etica</b></span>, manifestazione organizzata a Lodi durante il mese di ottobre. Un appuntamento annuale ormai imperdibile!</p>
<p>La prima esposizione, secondo noi importante, riguarda lo Yemen. Presentata nella sezione “Uno sguardo sul mondo” è a cura del fotografo <b>Olivier Laban-Mattei. </b></p>
<p><b>Titolo “YEMEN. Le rovine di quella che era una volta la “felice Penisola arabica”.</b></p>
<p>Dalla Presentazione: “Yemen, giugno 2017. Più di 10.000 morti, metà dei quali sono civili. I bombardamenti intensivi di campi militari, ma anche di case, scuole e musei. Un&#8217;epidemia di colera che ha interessato oltre 1 milione di persone. La guerra iniziata in Yemen nel 2015 è un conflitto devastante, ed è praticamente senza testimoni esterni”.</p>
<p>Ecco perchè riteniamo importante questa mostra perchè, tramite immagini così forti, si può “entrare” in una situazione pericolosa e drammatica, poco presente sulla stampa nazionale e internazionale perchè pochi possono entrare nel Paese, ma anche perchè pochi se ne vogliono occupare.</p>
<p>Lo Yemen è un territorio entrato in quel teatro di guerra più ampio che vede coivolti Arabia saudita e Iran , Siria e Iraq. E&#8217; una guerra per il Potere geopolitico ed economico nel Medioriente.</p>
<p>Lo Yemen, oggi, è diviso tra Nord e Sud. A nord, dove è situata la capitale Sana&#8217;a, esiste una forma di governo formata dagli ufficiali del movimento ribelle Houthi; a sud, in cui la città principale è Aden, la reggenza è in mano ad un&#8217;altra forma di governo, riconosciuta dalla comunità internazionale e sostenuta dalla coalizione saudita. Entrambe le fazioni non permettono ai giornalisti di entrare nei confini del Paese e di portare notizie all&#8217;estero. Un bravo e coraggioso fotogiornalista ci è riuscito. Ed ecco le sue foto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11566" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181020_121536-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a><a 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		<title>L&#8217;altro sguardo: fotografie italiane 1965 &#8211; 2015</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2016 06:54:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Monica Macchi Triennale di Milano fino all’ 8 gennaio 2017 Far sì che un patrimonio femminile inesplorato che rischia di andare perso abbia il giusto riconoscimento è un atto necessario, un gesto&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Triennale di Milano fino all’ 8 gennaio 2017</span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Far sì che un patrimonio femminile inesplorato </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>che rischia di andare perso</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>abbia il giusto riconoscimento </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>è un atto necessario, </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>un gesto politico</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Donata Pizzi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7168" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-584" width="456" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-584.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-584-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 456px) 100vw, 456px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">In mostra alla Triennale di Milano a cura di Raffaella Perna la prima partnership tra Triennale e MuFoCo (Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo): 150 foto della collezione Donata Pizzi, un viaggio nella storia italiana attraverso lo sguardo di grandi fotografe tra cui Lisetta Carmi, Carla Cerati, Liliana Biarchesi, Giovanna Borgese e Letizia Battaglia.</p>
<p align="JUSTIFY">La mostra è allestita in ordine cronologico e si articola in quattro sezioni: “dentro le storie” (reportage e denuncia sociale); “cosa ne pensi tu del femminismo?” (immagine fotografica e pensiero femminista); “identità e relazione” (rappresentazione delle relazione affettive); “vedere oltre” (sperimentazioni contemporanee) e presenta anche un’installazione multimediale di 30 interviste di Giovanna Chiti alle fotografe.</p>
<p align="JUSTIFY">Tantissime le tematiche: l’esplorazione della condizione manicomiale negli anni Settanta quando la fotografia era intesa come strumento per cambiare rapporti di potere e restituire dignità ai diseredati e agli ultimi; la denuncia e la destrutturazione del sessismo dei media dove la donna è oggetto passivo dello sguardo maschile e la ricerca di modelli alternativi nella consapevolezza che “il personale è politico” e la convergenza tra arte e fotografia nei percorsi sperimentali degli anni Novanta.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7169" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-585" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-585.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7170" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586-1024x517.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-586" width="1024" height="517" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586-1024x517.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586-300x151.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586-768x388.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-586.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1270w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-583.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7171" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-583.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-583" width="361" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-583.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 361w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-583-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a></p>
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		<title>Donne, corpi e pubblicità</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2016 05:27:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Donne, corpi e pubblicità</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha avuto il piacere di organizzare un incontro con la giornalista e scrittrice Maria Nadotti per analizzare le pubblicità e riflettere sui valori dell&#8217;Occidente, sullo sguardo dei mass-media e sulle relazioni di genere.</p>
<p>Vi ricordiamo che alcuni incontri possono essere organizzati e condotti anche in ambito scolastico. Se siete interessati, potete scriverci alla mail: <span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com">peridirittiumani@gmail.com</a></u></span></span></p>
<p>Ringraziamo tantissimo la Dott.ssa Maria Nadotti e il Centro Asteria per l&#8217;ospitalità.</p>
<p>Eccovi il video dell&#8217;incontro:</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/HFsxWx-nvc4?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
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