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	<title>Sierra Leone Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>The years we have been nowhere: la sofferenza delle migrazioni e delle deportazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 07:38:55 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="225" height="225" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17218" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></figure></div>



<p>Piccoli film, ma importanti. </p>



<p>Sono le storie di Sulemain, Fatima Kamakuye e Patrick che hanno lasciato la Sierra Leone in cerca di un futuro migliore, riuscendo a costruirsi delle nuove vite e delle famiglie in Europa e negli Stati Uniti ma, a causa di problematiche dal carattere burocratico ed alcune infrazioni amministrative, vengono condannati e strappati alle loro famiglie per essere rispediti nel paese d&#8217;origine, dove ormai hanno perso i contatti con amici e familiari di una volta&#8230;Le storie di alcune persone che hanno lasciato, per motivi diversi, la loro patria in Africa per cercare un futuro in Europa vengono descritte e lette sotto una luce diversa. Il termine che viene utilizzato sin dall&#8217;inizio è forte quanto, purtroppo, esplicito ed appropriato: deportazione. Le loro vicende personali ne rafforzano il significato gettando un&#8217;ulteriore e pesante ombra sulla cosiddetta questione dei migranti.</p>



<p>Cascavilla e Piacentini ci invitano a riflettere su vite a proposito delle quali la propaganda avversa diviene priva di strumenti.</p>



<p>Il problema dei flussi migratori sta al centro del dibattito quotidiano fra le forze politiche in Italia, in particolare per la sua collocazione geografica, ma anche nel resto d&#8217;Europa e non solo. L&#8217;argomento prevalente che viene portato da chi vorrebbe risolvere la situazione con proposte a volte solo propagandistiche (vedi alla voce blocco navale) è quello della mancata integrazione di chi arriva in cerca di una vita migliore portando però con sé retaggi culturali che non sono disponibili all&#8217;apertura rispetto ad usi e costumi delle società dei Paesi considerati come meta ideale.<br><br>Questo importante documentario ci ricorda che esistono anche (e non sono pochi) migranti che si inseriscono nella società verrebbe da dire &#8216;a pieno titolo&#8217;. Perché hanno imparato la lingua, trovato un lavoro, si sono sposati/e, hanno messo al mondo dei figli. Ma manca loro, secondo le leggi degli Stati, per dimostrare quella &#8216;pienezza&#8217;, un documento, oppure incappano in intralci burocratici e, da un giorno all&#8217;altro magari anche dopo molti anni, vengono rispediti nel Paese d&#8217;origine.</p>



<p><br><br>Vengono presi, ammanettati, portati a forza in un aereo (anche morendoci come è accaduto in un caso che viene riportato alla memoria) e fatti rientrare in una società che, a sua volta, li respinge perché non hanno fatto fortuna o comunque non sentono più come luogo in cui poter vivere e prosperare. Proprio chi si dichiara difensore del concetto di unità familiare dovrebbe ascoltare queste storie perché qui di famiglie si parla e del loro smembramento senza che nessuno abbia commesso un reato.</p>



<p>Opporsi alle deportazioni è impossibile; opporsi alla brutalità, permettendo agli uomini e alle donne deportati di mantenere la propria dignità, è civiltà.</p>



<p><strong>L’OBIETTIVO DELLA RACCOLTA FONDI.</strong></p>



<p>Raggiungere l’obiettivo permetterà agli autori di volare in Africa a incontrare i deportati, rispediti indietro, perché non li vogliamo e dobbiamo aiutarli a casa loro, e le loro famiglie, che hanno investito tutto per farli partire e che non hanno più nulla.</p>



<p>L’intento è capire cosa è successo quando Sulemain, Madame Manseray e Patrick sono rientrati, quali strascichi fisici e psichici ha portato l’allontanamento dai propri affetti; scoprire come mai gli unici che si decidono ad aiutarli sono solo coloro che hanno ricevuto sulla propria pelle lo stesso marchio infamante.</p>



<p>Per le famiglie rimaste in Sierra Leone essere riportati indietro non è un dramma, ma una condanna; essere separati dalle proprie famiglie è una colpa.</p>



<p>Successivamente gli autori voleranno a Berlino e a Londra per andare a scoprire quali macerie relazionali e affettive i deportati hanno lasciato alle proprie spalle, intervistando chi è rimasto indietro e non ha abbandonato la propria stabilità per andare a riprendere il proprio partner, e i figli cresciuti senza padre o madre, perché la burocrazia si è messa di mezzo.</p>



<p>“<em>Conosceremo gli addetti all’immigrazione, coloro che li riaccompagnano a casa e gli avvocati che cercano di assistere e hanno cercato di impedire la loro deportazione</em>“.</p>



<p><strong>TRAILER del DOC: </strong></p>



<p><a href="https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FcGE-kXta1qY%2Fmaxresdefault.jpg&amp;tbnid=3t8wobZ100CKSM&amp;vet=12ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU..i&amp;imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DcGE-kXta1qY&amp;docid=qYP-xsveZab4PM&amp;w=1280&amp;h=720&amp;q=the%20years%20we%20have%20been%20nowhere%20trailer&amp;ved=2ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FcGE-kXta1qY%2Fmaxresdefault.jpg&amp;tbnid=3t8wobZ100CKSM&amp;vet=12ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU..i&amp;imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DcGE-kXta1qY&amp;docid=qYP-xsveZab4PM&amp;w=1280&amp;h=720&amp;q=the%20years%20we%20have%20been%20nowhere%20trailer&amp;ved=2ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>L’obiettivo finale spiegano è sensibilizzare gli spettatori: “<em>Noi vogliamo differenziare l’essere umano dal pacco postale, nel quale, a causa di leggi e di frontiere, decise a tavolino, lo si vuole trasformare, quando un confine non cambia la conformazione del territorio, ma solo il suo nome; in questo caso il deportato è utilizzato per meri interessi elettorali e da persona, magicamente, si trasforma in percentuale.</em></p>



<p>Il dramma del padre o della madre che non può vedere crescere i propri figli e che avrà effetti sulla psicosocialità degli adulti e dei bambini sarà il cuore della nostra campagna.</p>



<p><em>Chi beneficerà di questi fondi saranno i futuri spettatori che si avvicineranno a quest’esperienza scoprendo che, la propaganda televisiva, ululata ai quattro venti non è una scelta priva di conseguenze, ma una decisione che influenza decine di migliaia di vite ogni anno che sono spostate arbitrariamente da un continente all’altro</em>“.</p>



<p></p>



<p><strong>A COSA SERVONO I SOLDI?</strong></p>



<p>Viaggiare per poter effettuare le riprese, utilizzare telecamere all’avanguardia per poter realizzare il documentario e renderlo disponibile sulle piattaforme che si utilizzano tutti i giorni (Tv, via cavo, on demand e streaming) montarlo e sottotitolarlo in tutte le lingue (italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo, cinese, arabo, olandese, portoghese, giapponese, malawi e hindi) per poterlo diffondere nel mondo.</p>



<p><strong>CHI E’ INVISCHIATO NEL PROGETTO?</strong></p>



<p><strong>Mauro Piacentini</strong>&nbsp;regista e produttore, dopo i successi di “Posto Unico” e “Profondo Bianco” volerà in Africa in pieno Covid, incurante di malattie ben più gravi (quali il tifo, la malaria e il colera) per portare a termine le riprese africane.</p>



<p><strong>Olivia Godding</strong>&nbsp;ha cominciato l’attività di modella e attrice quando aveva 12 anni e ha posato per Elle, Fille e Cover ed è apparsa in Confessioni di una mente pericolosa, di George Clooney. Adesso è un imprenditrice di successo a Freetown e comparirà nelle vesti di testimone nel documentario, in quanto migrante.</p>



<p><strong>Roberto Sommella</strong>&nbsp;è un esperto di post-produzione che vanta una conoscenza approfondita degli strumenti di editing e molte esperienze come video maker. Dopo la laurea in Lingua e Letteratura giapponese a Napoli, ha vissuto in giro per l’Europa e ha maturato più di 15 anni di esperienza nella produzione video. Ha avuto la possibilità di lavorare con diverse piattaforme, software e telecamere su un ampio spettro di produzioni, dalla moda allo sport, dal branded content al corporate, dal marketing alla fiction o a cortometraggi come “Deep white”, presentato nel 2006 al Festival del Cinema di Venezia, nel settore Industry.</p>



<p><strong>Markadams Kamara</strong>&nbsp;ha lasciato la Sierra Leone subito prima della guerra alla fine degli anni 90. Dopo aver vissuto e lavorato in Costa d’Avorio, si è trasferito nel centro Europa (Francia e Germania) dove si è sposato e ha avuto una figlia, prima di essere deportato. Rientrato in Sierra Leone, si è dedicato all’attività teatrale e adesso si occupa di bilanci.</p>



<p><strong>Mike Duff</strong>&nbsp;è un video-maker australiano che dopo aver vissuto nel sud est asiatico per alcuni anni si è trasferito in Sierra Leone. Un solo anno, aveva detto. Vive e lavora a Freetown da 9 anni e collabora con BBC, ABC, Al Jazeera come freelance, progettista, direttore della fotografia e cameramen.</p>



<p><strong>Lucio Cascavilla</strong>&nbsp;è un attivista e scrittore. Dopo aver vissuto per 10 anni in Cina e aver lavorato ad alcuni cortometraggi e documentari, ha pubblicato tre libri (due sul paese asiatico e 1 di fantascienza). Da quasi due anni vive e lavora in Sierra Leone e collabora a varie riviste e blog online.</p>



<p><strong>Antonio Rignanese</strong>&nbsp;è un Digital Strategist e si occupa di comunicazione on line per aziende e professionisti. In passato attivista di Emergency per la provincia di Foggia e Macerata, è da sempre attento e attivo sulle tematiche della cooperazione internazionale e dei diritti umani.</p>



<p>– Per condividere il progetto:<br><a href="https://www.gofundme.com/f/the-years-we-have-been-nowhere-sostieni-il-doc?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.gofundme.com/f/the-years-we-have-been-nowhere-sostieni-il-doc?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Bambini soldato: il fenomeno e le conseguenze</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2021 07:44:32 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-768x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15311" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-768x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-225x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada-1152x1536.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/strada.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Agosto 2018, percorrevo in auto la strada che da Freetown porta a Kabala, il campo base del mio viaggio. La strada, cementata da poco e orgoglio dei sierra leonesi, è completamente immersa nella foresta; nei lunghi viaggi in auto di quei giorni sovente perdevo gli occhi e i pensieri nella giungla, quando, un giorno, nella libidine dei paesaggi africani il mio sguardo fu rubato da due bambini che mi salutarono da bordo strada con in mano un machete.</p>



<p>Quell’anno conobbi V., un padre saveriano che agli inizi degli anni 2000 assistette in prima persona alla sanguinosa guerra civile del paese e che, a difesa dei bambini sfruttati nelle guerre, fu anche perseguitato dai ribelli. Quella in Sierra Leone fu una guerra ignobile che vide in prima linea bambini di otto, nove, dieci anni impugnare le armi e tagliare braccia e gambe dei nemici con macheti spesso più pesanti di loro. La guerra vide più di cinquemila bambini (su ottocentomila) obbligati a impugnare le armi. Rapiti dai ribelli del Fronte rivoluzionario unito (Ruf) per rafforzare l’esercito e per riuscire a prendere il potere e conservarlo, furono i protagonisti della guerra più sanguinosa del paese.&nbsp;</p>



<p>Padre V. fu uno dei tanti che si oppose a questa strumentalizzazione del bambino e che da subito si proclamò dalla parte dei più piccoli, vittime di questa sporca guerra.</p>



<p><em>Il male è male. Però questi sono solo bambini, bambini che hanno bisogno di essere accolti e abbracciati. Perché la salvezza è possibile per tutti. Questi bambini sono essi stessi delle vittime. Le prime vittime della guerra nella Sierra Leone.</em></p>



<p>Come la Sierra Leone anche il Sud Sudan e tanti altri stati fuori dal territorio africano sono alla prese con questa piaga che sta minacciando psicologicamente intere future generazioni.</p>



<p>Molti di questi bambini vengono ingaggiati come soldati senza averne la consapevolezza; in alcune rare situazioni, si pensa che alcuni di questi aderiscano come volontari per motivi legati alla sopravvivenza, alla fame o al bisogno di protezione. I bambini diventano i soldati migliori per diversi motivi: non concepiscono il livello di gravità della situazione, hanno dimensioni piccole, sono veloci e sono in grado di infilarsi in tombini, fori e quant’altro. Infine, non si schiereranno mai per la fazione concorrente, se gli prometti, o minacci, qualcosa faranno quello che gli dici a prescindere. Le bambine, sebbene impiegate in misura minore, spesso sono usate per scopi sessuali, ma anche per cucinare o piazzare esplosivi, non devono essere pagate e non si ribellano.</p>



<p>Il rapimento e lo sfruttamento di bambini nell’atto di conflitti è considerato una violazione del diritto umanitario internazionale, che è quella parte di diritto che definisce le norme da rispettare in tempo di conflitto armato e le regole che proteggono le persone che non prendono, o non prendono più, parte alle ostilità e pongono limiti all’impiego di armamenti, mezzi e metodi di guerra.</p>



<p>Non solo, anche lo Statuto della Corte Penale internazionale (il tribunale per i crimini internazionali), include, fra i&nbsp;crimini di guerra nei conflitti armati, l’arruolamento di ragazzi minori di 18 anni o il fatto di farli partecipare attivamente alle ostilità.</p>



<p>Le regole di diritto internazionale, sia umanitario che penale, come si è visto, puniscono duramente questi comportamenti ma, nonostante questo, tali pratiche continueranno fino a quando non saranno duramente imposte sanzioni contro gli Stati sostenitori di queste pratiche, come, per esempio, il Sud Sudan e la Sierra Leone.</p>



<p>Padre V. dice di non avere paura, è circondato da persone che lo rispettano e che gli vogliono bene. La sua missione continua ed è proprio grazie alla voce grossa di persone come lui che molti dei crimini umanitari come questo viene portato alla luce.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; Il calore della giungla</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 07:46:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Ha appena smesso di piovere ma fa comunque molto caldo: il sole, in pochi minuti, ha subito ricaricato l’aria di un’umidità sfiancante. Con i suoi soliti jeans e le ciabatte di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Veronica Tedeschi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14282" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>dav</figcaption></figure></div>



<p>Ha appena smesso di piovere ma fa comunque molto caldo: il sole, in pochi minuti, ha subito ricaricato l’aria di un’umidità sfiancante. Con i suoi soliti jeans e le ciabatte di gomma, Alì oggi vuole farci fare un giro del villaggio. E così, dopo una breve preparazione inizia il nostro tour per le strade di Kabala, un luogo incantato immerso nella giungla nel nord della Sierra Leone: curiosi e sudati, zaino in spalla, partiamo immediatamente.</p>



<p>La visita inizia dalla biblioteca, un luogo estraneo rispetto a quanto visto fino ad ora: pulita, ordinata e con addirittura una stanza dedicata ai corsi di informatica, dotata di PC e accessori vari (penso subito che la biblioteca del mio paese in Italia non fornisca un servizio di questo tipo). Compare Tambay, il proprietario di casa nostra, che, serioso e agitato, ci dice che sta concludendo l’ultima lezione di un corso e che lo stesso giorno avrebbe dovuto sostenere l’esame di conoscenze informatiche. Gli facciamo un in bocca al lupo e proseguiamo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14284" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>dav</figcaption></figure></div>



<p>La struttura mi accoglie con una scritta “No matter the crime, every one has the right to fair trial”. Il diritto ad un equo processo, così importante e così spesso sottovalutato: quel cartello, posto proprio all’entrata della biblioteca, rappresenta a mio parere un monito per tutti gli abitanti di Kabala che, come un urlo, ricorda a tutti di avere dei diritti!</p>



<p>La calda camminata prosegue tra bambini e casette di fango, campi di calcio improvvisati e profumo di cibo.</p>



<p>Bambini e Africa sono due parole spesso associate e la realtà che si trova nel caldo continente è proprio questa: in ogni angolo e lungo tutte le strade si trovano bambini di ogni età. In Sierra Leone accade la stessa cosa anche se, in generale, percepisco la stanchezza di una popolazione che, dopo una sanguinosa guerra civile, ha dovuto affrontare ebola per vedere parenti e amici andarsene. Si percepisce nell’aria un’attenzione in più agli sguardi e alle parole, atipica degli africani. In generale, però, conosco persone cordiali e gentili, ritrovo l’accoglienza e il calore che da sempre accompagna i miei viaggi in Africa.</p>



<p>L’ultima fermata del tour è il luogo nel quale avremmo dovuto lavorare: la School for the blind, una casa, con annessa scuola, dedicata ai bambini ciechi del quartiere abbandonati nella foresta. La prima cosa che vorrei sottolineare è che per arrivare in questo luogo abbiamo dovuto riprendere l’auto poichè la struttura è sita immediatamente alle porte del villaggio, quasi come a significare “ci siete, ma non troppo vicino”.</p>



<p>La condizione dei disabili africani eredita un passato fatto di superstizioni e pregiudizi. Nel portatore di handicap gli africani vedevano, e tuttora, in larga parte, vedono, qualcosa di strano. Un’anomalia che, per forza, deve venire da un intervento esterno, più o meno spirituale. Un fenomeno che va interpretato. Se è nato un disabile è perché qualcuno ha fatto il malocchio, oppure i genitori si sono comportati male, oppure conoscenti o parenti hanno fatto riti speciali, ecc.</p>



<p>Questi bambini ne sono la rappresentazione, abbandonati nella foresta hanno dovuto lottare per vivere e per poi trovare accoglienza in una struttura che preserva la loro vita ed educazione ma che si trova ai margini del villaggio e dell’intera società.</p>



<p>«Il disabile – conferma Pierre Kouasi, religioso africano – era una sorta di maledizione. Non si capiva perché una famiglia potesse avere un figlio “non normale”. L’uccisione di un bambino disabile era una pratica comune. Venivano eliminati e poi, d’accordo con la famiglia, si diceva che il piccolo era morto durante il parto. Se sopravvivevano, venivano nascosti».</p>



<p>Scossa e con tanti pensieri per la testa accetto di voler tornare alla guesthouse, la casa dei bambini ciechi mi stava incantando e dando forza di lottare, sperare e amare. C’era tanto da fare, da pensare e io volevo iniziare subito, volevo rimanere con quei bambini.</p>



<p>Torniamo a casa dopo un pomeriggio di riflessioni che avevano completamente cancellato l’incontro in biblioteca con Tambay; alle porte dell’ostello il suo sorriso ci accoglie, l’esame era stato passato con successo!</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. Un viaggio nella giungla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Sep 2018 08:51:54 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/immagine-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11345" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/immagine-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="618" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/immagine-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/immagine-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></b></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">C’era una volta un paese completamente verde, immerso in una giungla così fitta da risultare quasi oscura. Un paese in cui le specie animali presenti sono centinaia, un paese allegro e spensierato, nonostante tutto…</p>
<p align="JUSTIFY">La Sierra Leone, un piccolo Stato dell’Africa nord occidentale, ha vissuto molti periodi tristi dopo i quali è sempre riuscita a rialzarsi con forza e determinazione: a partire dalla sanguinosa guerra civile scoppiata nel 1991 e durata fino al 2002. In questo lungo periodo si sono affrontati i ribelli del Fronte Rivoluzionario unito (sostenuti dalle forze speciali del National Patriotic Front of Libera) e le forze governative comandate da Joseph Momoh. Il bottino di questi scontri erano le miniere di diamanti presenti in tutto il sud est del paese; intervenne anche la comunità internazionale per promuovere un negoziato che si concluse il 27 marzo 1999 con la firma dell’accordo di pace di Lomè, dopo il quale un contingente delle Nazioni Unite si stabilì nel paese per sovraintendere il processo di disarmo.</p>
<p align="JUSTIFY">Padre Vittorio, un virtuoso missionario italiano che ho avuto la fortuna di conoscere nel mio viaggio in Sierra Leone, ci ha raccontato qualcosa in merito a quel periodo molto difficile. Lui, in quanto fedele di Dio, lottò in prima linea per la difesa dei civili e la liberazione di bambini soldato (pratica utilizzata dai ribelli durante la guerra)… per lo meno fino a quando non fu rapito. Per ben due volte, nel 1999 e poi nel 2000 con altri fratelli, fu rapito dal Ruf, il fronte dei rivoluzionari.</p>
<p align="JUSTIFY">Questi eventi non l’hanno mai abbattuto né ha mai desiderato di tornare in Italia, si considera un sierra leonese adottivo e non abbandonerà mai questa sua vocazione.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11346" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="946" height="547" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 946w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2-300x173.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-2-2-768x444.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 946px) 100vw, 946px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11347" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="876" height="356" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 876w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3-300x122.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Immagine-3-768x312.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 876px) 100vw, 876px" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Camminando per le strade di Kabala, il villaggio in cui mi trovavo, ho percepito la stanchezza di una popolazione che subito dopo la guerra civile ha dovuto affrontare anche un’altra guerra, quella contro l’ebola.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche su questo argomento Don Vittorio ci ha raccontato la sua vita da missionario che portava il riso ai malati, senza mai potersi avvicinare troppo, pregava con loro e il suo cuore non li ha mai abbandonati. Fu una vera e propria epidemia, morirono tanti fratelli e il divieto di contatto tra le persone appesantì ulteriormente il clima di disagio e paura in tutta la nazione. Il 30 luglio 2014 il governo della Sierra Leone dichiarò lo stato di emergenza e schierò le truppe del governo per mettere in quarantena i “punti caldi” dell’epidemia.</p>
<p align="JUSTIFY">All’inizio del mese di agosto a Freetown iniziarono le campagne per sensibilizzare la popolazione, mediante trasmissioni radiofoniche (molto utilizzate dalla popolazione) o attraverso gli altoparlanti delle automobili. Davanti ad ogni casa in cui viveva un malato di ebola vi erano almeno 2 soldati di controllo: chi portava cibo o preghiere non poteva avvicinarsi a meno di 5 metri dalla casa.</p>
<p align="JUSTIFY">L’epidemia di ebola provocò la morte di circa 4.000 persone; dopo la Libera, la Sierra Leone fu il secondo paese con il maggior numero di decessi. Finalmente il 17 marzo 2016 fu ufficialmente dichiarata “ebola free”.</p>
<p align="JUSTIFY">Durante tutto il mio soggiorno in Africa, il pensiero è sempre stato rivolto al passato di questa popolazione, al dolore patito dalle persone che ora mi stavano accogliendo nelle loro case. Guerra ed ebola ora non ci sono più ma il disagio e la povertà nella vita di queste persone è tangibile e, ancora una volta, grazie a loro sono tornata dall’Africa più ricca di forza, un’energia inspiegabile trasmessa da una popolazione che ne ha passate tante ma che presto tornerà a camminare con le proprie gambe.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;: Gran Bretagna e Sierra Leone, unica difesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2017 09:19:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi La Gran Bretagna ha inviato militari in Sierra Leone per bloccare i flussi migratori. Sono novanta gli uomini che si sono immolati in questa causa, novanta soldati britannici che, durante le&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La Gran Bretagna ha inviato militari in Sierra Leone per bloccare i flussi migratori.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Sono novanta gli uomini che si sono immolati in questa causa, novanta soldati britannici che, durante le esercitazioni, hanno dovuto apprendere dalle forze armate sierraleonesi come sopravvivere e combattere nella giungla. E’ la prima volta che le forze militari di due paesi così diversi combattono l’uno al fianco dell’altra.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La Gran Bretagna, così come l’Unione Europea, è convinta che un maggiore controllo delle frontiere potrebbe portare ad una riduzione delle partenze dagli Stati africani. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La comprensione del fucile di un militare come protezione. Una coperta calda da avvolgere intorno al corpo dei disperati, come a dire “Va tutto bene, passerà”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Un fucile.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Pronto a proteggerti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Proteggerti dal tuo paese, tenendoti inchiodati i piedi su quella terra rossa dove sei nato, per il tuo bene, dicono!</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il tutto si conclude stringendo accordi discutibili con dittatori sanguinari che potrebbero usare i flussi di denaro che stanno sotto queste decisioni per ulteriori repressioni.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-727.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-7923 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-727.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="584" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-727.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 882w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-727-300x218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-727-768x558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 584px) 100vw, 584px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Saranno, infatti, concesse ingenti somme di denaro a supporto di questa operazione che difficilmente verranno utilizzate per il benessere della popolazione.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Con la decisione della Gran Bretagna stiamo assistendo alla violazione di molti dei diritti fondamentali del popolo sierraleonese, dalla libertà di movimento alla libertà di manifestazione del pensiero. Non puoi spostarti, non puoi volerlo fare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La soluzione a questa problematica non è semplice, ciò che è chiaro è, però, che l’Europa debba prendere una decisione, pensando al benessere di chi scappa e alla redistribuzione equa degli immigrati nei diversi stati.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Fino a che l’UE non prenderà una decisione definitiva, dobbiamo rimetterci alle decisioni dei singoli Stati, il più delle volte noncuranti del reale benessere di chi fugge.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nessuno mette i suoi figli su una barca a meno che l’acqua non sia più sicura della terra!</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
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