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	<title>sikh Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Oro Verde – il sapore amaro del kiwi</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 09:16:00 +0000</pubDate>
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<p><br>La mostra fotografica sullo sfruttamento degli indiani sikh di Latina</p>



<p><br>L’ingiusta morte di Satnam Singh, rimasto coinvolto in un terribile incidente sul lavoro in un’azienda agricola di borgo Santa Maria, nella periferia di Latina, senza venire portato subito in ospedale, ci ricorda la situazione precaria e di sfruttamento vissuta da migliaia di braccianti migranti in tutta Italia.</p>



<p>La fotogiornalista Stefania Prandi denuncia, con una mostra fotografica, lo sfruttamento dei braccianti indiani nell’area dell’Agro Pontino e il traffico di esseri umani dall’India all’Italia. Le foto sono state realizzate tra la provincia di Latina e il Punjab, nelle province di Jalandhar e Amritsar con interviste ai lavoratori e alle loro famiglie.<br>Non solo paghe da fame, contratti irregolari e la costante minaccia della violenza. C’è anche il ricatto senza fine legato al permesso di soggiorno.<br>I salari non superano mai sette euro l’ora, e tendenzialmente sono più bassi, con una media tra i cinque e i sei euro. Ben al di sotto dei circa nove euro lordi all’ora stabiliti dal contratto provinciale come paga base di un operaio agricolo. Frequente lo stratagemma lavoro nero e «grigio».<br>Ricorrono i licenziamenti immotivati, l’assenza di servizi igienici adeguati, le pause troppo brevi e la mancanza di dispositivi di protezione obbligatori, come guanti e mascherine.<br>La mostra indaga lo sfruttamento dei lavoratori indiani che si nasconde dietro la filiera dei kiwi.<br>L’Italia è il principale produttore europeo di kiwi e il terzo al mondo dopo Cina e Nuova Zelanda.<br>Nei filari è presente una percentuale significativa di indiani di religione sikh, provenienti dal Punjab.<br>Secondo i dati Inps, i braccianti indiani in provincia di Latina sono quasi 9.500, con più di un milione di giornate registrate nei contratti a tempo determinato. Marco Omizzolo, docente di Sociopolitologia delle migrazioni all’Università La Sapienza di Roma, sotto protezione a causa delle minacce ricevute per il suo impegno di contrasto al caporalato nell’Agro Pontino, calcola che nell’area ci siano circa 30 mila persone appartenenti alla comunità sikh. Nella stima sono inclusi i senza permesso di soggiorno, i residenti in altre province e quanti, arrivati di recente, sfuggono ancora alle statistiche.<br>La mostra fotografica Oro Verde – il sapore amaro del kiwi è visitabile in anteprima nazionale a Rionero in Vulture, in provincia di Potenza, nella sede di Visioni Urbane, fino al 26 giugno. Sarà poi allestita a Potenza, alla Cappella dei Celestini, dal 29 luglio nell’ambito del Festival delle notti bianche del libro.<br>Da settembre la mostra girerà nelle scuole e in altri luoghi pubblici d’Italia con l’intento di sensibilizzare sui temi del razzismo, dello sfruttamento del lavoro migrante e sulle filiere alimentari.<br>Oro verde è una mostra che nasce da un’inchiesta internazionale realizzata in collaborazione<br>IrpiMedia, Danwatch e The Wire e pubblicata su testate come il Manifesto, Internazionale, El Pais, Al Jazeera, The Wire, Taz, con il supporto del Journalismfund Europe.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="805" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-1024x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-1024x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-300x236.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-768x603.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-1536x1207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-2048x1609.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Info@cityofpeace.it &#8211; 3338363473<br>Stefania Prandi<br>Stefania Prandi è giornalista professionista, scrittrice di reportage e inchieste e fotografa.<br>Si occupa di diritti umani, sfruttamento sul lavoro, violenza di genere, questioni sociali, ambiente e<br>cultura.<br>Tra le sue collaborazioni, testate internazionali e internazionali come The Guardian, National<br>Geographic, Al Jazeera, El País, Correctiv, Azione, Radiotelevisione svizzera, Taz, Danwatch,<br>IrpiMedia, Internazionale, il manifesto.<br>Ha lavorato con associazioni e organizzazioni non governative come ActionAid, Dry-Art, Time for<br>Equality e Fondazione città della pace per i bambini Basilicata.<br>Ha scritto tre libri. L’ultimo, edito da People, si intitola Le madri lontane e racconta le vite delle donne<br>rumene e bulgare che lavorano nei campi italiani e lasciano i loro figli nei Paesi di origine con le<br>nonne. Gli altri due sono: Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo,<br>sulle braccianti che subiscono molestie sessuali, ricatti e stupri nelle serre di Italia, Spagna e<br>Marocco; Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta sulle vittime di femminicidio e i loro<br>familiari. Questi ultimi sono stati pubblicati dalla casa editrice Settenove.<br>Stefania Prandi ha vinto grant e premi in Italia, Svizzera, Germania, Belgio e Stati Uniti. Tra i più<br>importanti: Fetisov Awards; Premio nazionale Fnsi “Dov&#8217;è Tina Merlin oggi?”; Fund for Women<br>Journalists – IWMF; Modern Slavery Unveiled Grant del Journalism Fund; National Geographic<br>Emergency Journalism Fund Grant; Henri Nannen Prize; Otto Brenner Prize; Volkart Stiftung Grant.<br>Interviene a festival ed eventi nazionali e internazionali e fa incontri nelle scuole.<br>Organizza e conduce workshop di giornalismo e insegna al Laboratorio di giornalismo femminista<br>promosso dal collettivo Femminismi contemporanei dell’Università di Venezia.<br>Le sue fotografie sono state esposte in sale museali, scuole, università e biblioteche in Italia e in<br>Europa.<br>Il suo sito è www.stefaniaprandi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>Celebrazioni per il decimo anniversario della Sikhi Sewa Society</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 08:21:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/sikh-675.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="675" height="275" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/sikh-675.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16245" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/sikh-675.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 675w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/sikh-675-300x122.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></a></figure>



<p><br>L’associazione Sikh per il dialogo e l’integrazione, Sikhi Sewa Society, celebra 10 anni dalla propria costituzione questo sabato, 2 aprile, presso il Tempio Sikh di Novellara, Reggio Emilia.<br>Sikhi Sewa Society è un’organizzazione no profit, fondata proprio a Novellara, con l’intento e la volontà di costruire un ponte tra i valori della cultura Sikh, di quella italiana e di tutte le altre presenti in Europa. Il nostro desiderio di divulgare aspetti della nostra cultura si traduce nella stesura di testi che aiutino a comprenderla: lo facciamo attraverso la pubblicazione di libri e la creazione di eventi dedicati a chiunque sia curioso di conoscere e capire la realtà Sikh.<br>Nel corso degli ultimi dieci anni abbiamo pubblicato oltre nove volumi trattanti di argomenti diversi del Sikhismo e distribuito gratuitamente oltre 100 mila copie. Le pubblicazioni, insieme ai svariati eventi multi-culturali e multi-religiosi ai quali abbiamo partecipato e organizzato con varie associazioni italiane, hanno creato una maggiore sensibilità culturale nei confronti della<br>conoscenza del Sikhismo da parte della popolazione italiana. L’informazione e il dialogo sono stati punti chiave della filosofia della società fin dall’inizio e continueranno ad esserlo negli anni a venire.</p>



<p><br>Tra le varie collaborazioni con le associazioni italiane, una delle più rilevanti è quella con le associazioni che trattano e sostengono i diritti umani, in quanto la parità e l’equità tra gli esseri umani, sono uno dei fondamentali precetti del Sikhismo.<br>Tratteremo più nel dettaglio tutte le varie attività e le collaborazioni degli anni passati e quelli a venire nel corso dell’evento che si terrà il giorno sabato 2 aprile, al Tempio Sikh di Novellara<br>(Via Lorenzo Bandini, 7 – 42017) a partire dalle ore 12.00.</p>



<p><br>Il focus principale dell’evento sarà sulla Competizione tra i giovani nei canti sacri, nella quale i partecipanti, suddivisi tra diverse fasce di età, si esibiranno in canti religiosi, con la partecipazione di gruppi da tutta Italia.</p>



<p><br>Inoltre ci saranno diverse attività che si svolgeranno nel corso della giornata:</p>



<ul><li>Esibizioni di Gatka, Arte Marziale Sikh</li><li>Workshop sul Turbante, con possibilità di farsi legare un turbante</li><li>Esposizione mostra sul Sikhismo e sul contributo dei soldati Sikh in Italia ed Europa<br>durante le guerre mondiali</li><li>Interventi dei vari ospiti</li><li>Presentazione nuovi progetti della Sikhi Sewa Society<br>Durante l’intero corso della giornata rimarrà aperta la mensa comunitaria, la quale servirà,<br>gratuitamente a tutti i presenti, pasti vegetariani tipici della cucina indiana.<br>Approfittiamo di questa opportunità per estendere l’invito a chiunque sia interessato a<br>partecipare.</li></ul>
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		<title>Continuano le proteste dei contadini indiani. Intervista a Gurjant Singh</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 09:01:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Gurjant Singh, membro dell’associazione Sikhi Sewa Society e lo ringrazia molto per la disponibilità. A cura di Alessandra Montesanto La protesta pacifica dei contadini indiani nasce dall&#8217;approvazione&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Gurjant Singh, membro dell’associazione Sikhi Sewa Society e lo ringrazia molto per la disponibilità.</p>



<p></p>



<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/india-contadini-33-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15191" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/india-contadini-33-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/india-contadini-33-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/india-contadini-33-1-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Manifestanti durante lo sciopero nazionale indetto dai contadini, Jammu, 8 dicembre(AP Photo/Channi Anand)</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La protesta pacifica dei contadini indiani nasce dall&#8217;approvazione di tre leggi sulla liberalizzazione del commercio agricolo: ci può illustrare le tre leggi di riferimento?</p>



<p>Le tre leggi sono:</p>



<p>Aprire lo scambio di commercio dei prodotti agricoli tra stati diversi, non si è più limitati a vendere il proprio raccolto soltanto nei mandi (mercati statali all’aperto) ma lo si può fare anche a livello inter-statale. (The Farmers&#8217; Produce Trade and Commerce (Promotion and Facilitation) Act, 2020)</p>



<p>Introdurre contratti tra agricoltori e privati, questo permette di concordare in anticipo le colture da coltivare, la quantità del raccolto da fornire ecc. (Farmers (Empowerment and Protection) Agreement on Price Assurance and Farm Services Act, 2020)</p>



<p>Togliere i raccolti dalla regolamentazione dei beni di prima necessità, questo permetto lo stoccaggio e conservazione dei raccolti e metterli sul mercato a propria scelta. (Essential Commodities (Amendment) Act, 2020)</p>



<p>Ora che abbiamo elencato le 3 riforme vediamo come vanno ad influenzare gli agricoltori.</p>



<p>Aprire il mercato e non limitarlo soltanto nei mandi (mercati statali all’aperto) può sembrare una cosa buona ma i piccoli contadini non hanno le risorse economiche per poter usufruire di questa riforma a loro vantaggio. Non possono permettersi di trasportare il loro raccolto in capo all’India con la speranza di poter vendere e buon prezzo perché c’è sempre la componente rischio di non trovare acquirenti. Questo però aiuta molto le grandi corporazioni, che ora non hanno più problemi a comprare in uno stato e rivendere poi in un altro a prezzi più elevati.</p>



<p>Introdurre i contratti tra agricoltori e privati e purtroppo non è qualcosa per cui gli agricoltori sono preparati, proprio a livello formativo. La maggior parte dei contadini sono piccoli e non hanno i mezzi e risorse di potersi permettere avvocati e/o contabili a cui far controllare questi contratti che le corporazioni gli offriranno. Serve tempo, la giusta formazione e il sostegno da parte dello stato prima di portare in gioco contratti e accordi. Quindi anche questo aiuta di più le corporazioni perché hanno tutte le risorse per creare contratti complessi con varie clausole che possono usare a loro interesse.</p>



<p>Rimuovere i raccolti dai beni di prima necessità è un altro punto chiave per le corporazioni. Quest’ultime possono comprare all’ingrosso tutto il raccolto e poi immagazzinare il tutto senza metterlo sul mercato. Sappiamo bene cosa succede quando vi è domanda di un certo prodotto il suo prezzo va alle stelle, il semplice principio della domanda e offerta. Così le grandi corporazioni possono vendere il prodotto quando il prezzo sale. Qualcuno può dire che potrebbe essere una cosa utile anche per i contadini perché loro stessi potrebbero stoccare senza vendere tutto e poi vendere quando il prezzo sale, però ricordate che la maggior parte sono tutti piccoli contadini, questi non possono permettersi magazzini e attrezzatura per poter immagazzinare, quindi a conti fatti questo aiuta solo le grandi corporazioni che hanno il denaro e le strutture per poter sfruttare questa riforma a loro favore.</p>



<p>In che modo è negata la libertà di espressione, soprattutto in questo momento di protesta?</p>



<p>I contadini di tutto il subcontinente hanno dato vita a quella che è la più grande protesta pacifica della storia umana marciando sulla capitale indiana Delhi; ma la risposta delle autorità è stata quella di cercare di fermare queste proteste in modo un po’ meno pacifico, usando infatti cannoni ad acqua e gas lacrimogeni, bloccando le strade con barricate, e scavando &#8211; addirittura &#8211; fosse sulle strade che portano a Delhi. Ma soprattutto bloccando gli approvvigionamenti di acqua, cibo ed elettricità in molte aree dove sono presenti numerosi manifestanti, soprattutto anziani e persone vulnerabili. Fino ad arrivare al più recente blocco di internet e dei social media per isolare i manifestanti dal resto del mondo. Misure estreme giustificate dalle autorità per essere nell’interesse della sicurezza pubblica. Lo stesso pubblico che viene denunciato e rinchiuso in prigione se fa giornalismo e mette in luce l’abuso di potere della polizia. Infatti ci sono stati molti casi di detenzione illecita di giornalisti che abbiano cercato di riportare gli avvenimenti, ma anche arresto e detenzione illegittima di contadini innocenti e loro familiari sulla base di resoconti verosimili, pratiche di tortura perpetrate dalla polizia contro le persone detenute.</p>



<p>A livello di social, il blocco di account Twitter è stato criticato dagli organismi di controllo dell&#8217;agenzia Reporters Without Borders, che l&#8217;ha definita “un caso scioccante di spudorata censura”. Infatti il social network americano aveva, su richiesta del governo indiano, temporaneamente impedito alla popolazione indiana l&#8217;accesso a più di 250 profili che avevano espresso il loro sostegno alle proteste dei contadini. Profili che sono poi fortunatamente stati riabilitati alcune ore dopo, quando la piattaforma ha dichiarato che il contenuto bloccato era “rilevante e degno di pubblicazione”. Anche in questo caso il governo indiano ha criticato la scelta del social network avanzando la possibilità di prendere provvedimenti contro l&#8217;azienda.</p>



<p>Come sta reagendo la comunità internazionale?</p>



<p>All’inizio delle proteste la risposta dei media mondiali, dei politici e delle principali organizzazioni per i diritti umani è stata pressoché inesistente. Grazie ai social però le notizie si sono diffuse a macchia d’olio e si è iniziato a sensibilizzare le persone dei diversi stati del mondo e i rispettivi governi. La comunità Sikh internazionale ha e sta tutt’ora cercando di esortare i governi stranieri a intervenire per mettere sotto pressione il governo indiano. Organizzazione di manifestazioni, raduni nelle varie città dei paesi in cui vi è una forte presenza, quali Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Italia e Australia. Dall’estero il primo tra tutti gli stati è stato il Canada a parlare in sostegno degli agricoltori. Infatti a dicembre il primo ministro canadese, Justin Trudeau, aveva detto che il suo paese «avrebbe sempre difeso il diritto di chi protesta pacificamente». Commento che naturalmente non è piaciuto al governo indiano che ha subito convocato l&#8217;Alto Commissario canadese dicendo che i commenti di Trudeau e di alcuni dei suoi ministri di gabinetto e parlamentari canadesi, costituiscono un&#8217;inaccettabile interferenza nei nostri affari interni.</p>



<p>Il tweet di Rihanna aprì la strada anche per altre celebrità di condannare la violazione dei diritti umani dei contadini indiani. Naturalmente anche in questo caso le prese di posizioni delle celebrità, come appunto Rihanna, sostenuta a stretto giro da Meena Harris, la nipote della vicepresidente americana, e dall’ambientalista, Greta, sono state mal digerite dal governo indiano che ha accusato alcuni «stranieri» di essere in cerca di «sensazionalismi».</p>



<p>In Gran Bretagna qualche settimana fa è stato discusso in parlamento l’andamento delle proteste e come il governo britannico potrebbe intervenire per cercare di mettere pressione al governo indiano. In Italia ci sono state tante manifestazioni nelle varie piazze, tra cui Roma, Milano, Brescia, Verona e molte altre, dove soprattutto sono i giovani a diventare la voce degli agricoltori e sensibilizzare il popolo italiano.</p>



<p>La protesta degli agricoltori si è anche trasformata in un importante opportunità per avvicinare la nuova generazione alle proprie radici. Armati di una doppia identità e dell&#8217;impegno a proteggere i diritti umani nel proprio paese di origine, noi giovani sikh, spesso immigrati di seconda o terza generazione, stiamo facendo del nostro meglio per informare le persone e tenere alto il supporto verso le proteste.</p>



<p>Quali sono, nello specifico, le richieste dei contadini? E come sta procedendo la rivolta?</p>



<p>La richiesta principale è l’abrogazione delle tre leggi. La Corte Suprema ha cercato di favorire un confronto, ritardando di 18 mesi l&#8217;entrata in vigore di queste leggi. Il mondo agricolo però ha rifiutato. Oltre alla richiesta principale ci sono altre rivendicazioni come:</p>



<p>Razione gratuita di 10 kg per persona ogni mese a tutti i bisognosi.</p>



<p>Espansione del Mahatma Gandhi National Rural Employment Guarantee Act per fornire occupazione dagli attuali 100 giorni a 200 giorni di lavoro nelle aree rurali con salari aumentati, ed estensione di questo programma alle aree urbane</p>



<p>Fermare la privatizzazione delle società del settore pubblico, comprese quelle del settore finanziario. Fermare la corporativizzazione di enti di produzione e servizi gestiti dal governo nelle ferrovie, nella produzione di ordinanze, nei porti e in aree simili.</p>



<p>Fornire una pensione a tutti e ripristinare il precedente regime pensionistico.</p>



<p>La protesta procede con la stessa caparbietà con la quale è iniziata. Infatti i contadini hanno costruito accampamenti semi-permanenti lungo le arterie stradali principali di Delhi, con tanto di cucine comuni, alloggi, scuole, biblioteche, centri massaggi, una palestra, mostrando in tutto questo l’intenzione di non desistere fino alla revoca definitiva delle leggi.</p>



<p>Il primo ministro indiano, Narendra Modi, persegue un&#8217;agenda nazionalista indù: quali sono le difficoltà per chi professa altre religioni e filosofie?</p>



<p>Le difficoltà per le minoranze religiose in India ci sono purtroppo sempre state, ma sotto l’attuale governo queste avversità stanno crescendo in maniera esponenziale. Il BJP è dichiaratamente un partito nazionalista indù che vuole stabilire l’India come una nazione induista e questo mette in serio pericolo la più grande democrazia del mondo.</p>



<p>Fin dall’inizio della sua carriera politica Modi, grazie al suo attivismo all’interno dell’organizzazione di estrema destra Rashtriya Swayamsevak Sangh, l’RSS, ovvero l’associazione dei volontari nazionalisti induisti vicini al BJP, si è concentrato sull’aumentare la retorica nazionalista incentrata sulla demonizzazione delle minoranze religiose, che siano esse musulmane o sikh o gianiste.</p>



<p>Questa promozione di una feroce politica populista di destra, crea ed eleva una maggioranza indù da una popolazione socialmente ed economicamente diversificata per agire come un blocco di voto per il Bharatiya Janata Party (BJP) di Modi. Al tempo della sua carriera politica nel Gujarat la sua strategia si basava sulla creazione di un nemico comune, nello specifico nei musulmani e nei liberali laici. Aveva coinvolto l&#8217;uso strategico della violenza per polarizzare le comunità nelle aree in cui il BJP aveva affrontato una competizione elettorale maggiore.</p>



<p>Nel primo mandato la polarizzazione si è intensificata. Musulmani e persone di caste considerate intoccabili sono stati oggetto di linciaggi da parte di attivisti indù nel nome della protezione delle mucche (poiché i musulmani consumano carne di manzo).</p>



<p>Da quando è stato rieletto per un secondo mandato con una maggioranza ancora maggiore, il governo di Modi ha rivendicato un mandato per soddisfare le richieste nazionaliste indù di lunga data alle minoranze ulteriormente emarginate in India. Tra queste vi era la più recente legge sull&#8217;emendamento sulla cittadinanza. Quest’atto viola lo spirito non discriminatorio della costituzione indiana visto che consentiva un percorso più rapido verso la cittadinanza a comunità perseguitate nel Bangladesh, Pakistan e Afghanistan, escludendo completamente i musulmani.</p>



<p>Le attuali proteste degli agricoltori sono una piccola speranza per le minoranze religiose (visto che queste proteste sono guidate da una maggioranza sikh) nel mondo della politica nazionalista indù di Modi.</p>
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		<title>Sikh: religione, identità e inclusione in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 07:56:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha incontrato alcuni esponenti della comunità Sikh, residenti a Mantova, in particolare della Sikhi Sewa Society e ha posto loro alcune domande. Ringrazia molto Jaspreet Singh&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="770" height="513" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/sikh-corteo-dentro5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13583" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/sikh-corteo-dentro5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/sikh-corteo-dentro5-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/sikh-corteo-dentro5-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha incontrato alcuni esponenti della comunità Sikh, residenti a Mantova, in particolare della  Sikhi Sewa Society e ha posto loro alcune domande. </p>



<p>Ringrazia molto  Jaspreet Singh per il tempo che ha dedicato per questa breve intervista. </p>



<p><strong>Innanzitutto, potete spiegare brevemente chi sono i sikh e qual è il flusso migratorio in Italia ad oggi?</strong></p>



<p>I
Sikh sono i seguaci del Sikhismo, religione monoteista, e una delle
cinque maggiori religioni nel mondo, con fedeli sparsi in tutto il
globo, ma con concentrazione particolare nel Punjab, stato dell’India
settentrionale, dove nacque nel 15° secolo. 
</p>



<p>I
Sikh hanno un’identità caratteristica che si riconosce attraverso
i Cinque articoli di fede che portano sempre con sé, chiamati anche
le famose 5 K (-<strong>kesh</strong>,
<em>non
tagliare capelli e barba</em>;
&#8211;<strong>kanga</strong>,
<em>pettine</em>;
&#8211;<strong>kara</strong>,
<em>braccialetto
di ferro</em>;
&#8211;<strong>kirpan</strong>,
<em>pugnale
sacro</em>;
&#8211;<strong>kachera</strong>,
<em>sottoveste
intima</em>).
Oltre alle cinque K un altro simbolo che identifica un Sikh è il
turbante. Esso è l’emblema del Sikhismo. Per i Sikh il turbante è
sacro e non è considerato come un cappello o copricapo qualsiasi. 
</p>



<p>Il
flusso migratorio in Italia è iniziato lentamente negli anni ’70
fino ad arrivare negli anni 2000 quando con il decreto flussi
arrivarono un gran numero di migranti dal Punjab. Negli ultimi anni
però è in calo e molti Sikh che già vivono in Italia si stanno
spostando verso il Regno Unito e il Nord America.</p>



<p><strong>In quali settori è inclusa la comunità sikh in Italia?</strong></p>



<p>Parlando
del presente, la comunità Sikh è ormai inserita un po’ in tutti i
settori, tralasciando forse il settore turistico. Nel nord Italia
occupano posizioni nell’industria e nell’agricoltura. Nella
Pianura Padana il settore in cui la presenza è predominante è
l’allevamento di mucche e la produzione casearia, con un grande
ruolo nella produzione del Grana Padano (sul quale sono stati fatti
diversi articoli evidenziando il come la produzione di uno dei
formaggi più famosi d’Italia vada avanti grazie ai Sikh). Nel
centro e sud Italia i Sikh sono attivi prevalentemente
nell’agricoltura, scelta dettata anche da una limitata presenza del
settore industriale nella zona.</p>



<p><strong>Subisce
discriminazioni? Sappiamo dello sfruttamento nei campi agricoli del
meridione, ad esempio&#8230;</strong></p>



<p>Sì
purtroppo, in alcuni settori del mondo del lavoro, soprattutto quelli
a contatto diretto con il pubblico, ad esempio banche, poste, comuni
ecc., dove nonostante le qualifiche non si riesce ad ottenere un
posto. Questo è un problema reale che le seconde generazioni stanno
affrontando.</p>



<p>Poi
ci sono le discriminazioni a livello individuale, fortunatamente un
po’ meno frequenti, che capitano quando le persone non sanno che
hanno di fronte un Sikh, e ci scambiano per terroristi; piccoli
episodi di razzismo qua e là, che però sottolineano il discorso di
fondo, mancanza di informazione/conoscenza. Fortunatamente è
qualcosa che abbiamo visto calare negli ultimi anni proprio grazie
alla diffusione di materiale informativo/eventi interculturali nelle
varie città del Bel Paese.</p>



<p><strong>Il
vostro gruppo opera a Mantova: come è stato il vostro inserimento
nella città? </strong>
</p>



<p>È stato un processo lento, ma comunque facile: i primi Sikh arrivati qui hanno subito mostrato il loro valore lavorando duramente con onestà e una volta certi del posto di lavoro hanno chiamato le famiglie; i bambini hanno iniziato a frequentare le scuole e piano piano in città è cresciuta la presenza della comunità che ha poi sviluppato un buon processo di integrazione. Ha sicuramente aiutato molto la mentalità aperta delle persone della città che ci hanno accolto bene.</p>



<p><strong>Quali
sarebbero le vostre istanze da porre alle istituzioni italiane?</strong></p>



<p>Ci
piacerebbe che potessero riconoscere prima di tutto la nostra
religione, visto che si tratta di una realtà molto diffusa anche in
occidente e crediamo che la comunità si sia costruita una buona
immagine. La nostra identità caratteristica è parte della religione
stessa, quindi riconoscere il valore di questa identità, del nostro
Turbante (che ancora in molti comuni vietano di indossare nelle foto
per i documenti d’identità), delle 5 K, tra le quali vi è anche
il Kirpan, il pugnale sacro. Su quest’ultimo punto vorrei
sottolineare che fino ad oggi non vi è mai stato registrato nessun
caso in cui un Sikh abbia usato il pugnale sacro a scopo illecito. E
nel mondo ci sono moltissimi Sikh che portano questo articolo di fede
con sé tutti i giorni. 
</p>



<p>Sarebbe
forse utile considerare il come altri stati occidentali, dove la
presenza Sikh è stata storicamente alta, siano arrivati a
comprendere pienamente il significato simbolico del Kirpan, che può
essere paragonato al crocifisso, un simbolo di fede.</p>
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		<title>Premio Diritti Umani Stefano Cucchi Onlus 2019 Alla Comunità Sikh Di Latina Per La Battaglia Per I Diritti Dei Lavoratori Nell’Agro Pontino, Gullotta E Ioia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 09:48:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>(da Tempimoderni.net)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="620" height="339" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/cucchi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13173" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/cucchi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/cucchi-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>Giuseppe Gullotta, Pietro Ioia e la comunità Sikh di Latina che porta avanti la battaglia per i diritti dei lavoratori nell’Agro Pontino. Sono questi i vincitori del Premio Diritti Umani 2019 dell’Associazione Stefano Cucchi Onlus: verranno conferiti domani all’Angelo Mai a Roma, nel corso della prima della due giorni del Quinto Memorial Stefano Cucchi a Roma. I premi sono realizzati come ogni anno da Mauro Biani.A ritirare il premio, Giuseppe Gullotta, Pietro Ioia e Gurmukh Singh, presidente della comunità indiana del Lazio.<strong>I premi</strong>C’è un numero che accomuna Gullotta e Ioia: 22. Sono gli anni che entrambi hanno passato in carcere. Il primo da innocente: si tratta di uno degli errori giudiziari più gravi della storia della Repubblica. A 18 anni si è autoaccusato di aver ucciso due giovani carabinieri: la sua confessione era stata estorta con botte, violenze e torture. Il secondo da colpevole: entrato per piccoli reati, in breve tempo è diventato un narcotrafficante internazionale di hashish e cocaina. Ha scontato la sua pena in 20 diversi istituti penitenziari e ha pagato i suoi errori: «Ho regalato gli anni migliori della mia vita alla carceri, non ho visto i miei figli crescere e per questo ho deciso di cambiare vita», dice sempre. Ma è riuscito a conquistarsi una seconda possibilità nella vita e ha avuto il coraggio di denunciare l’abuso e la sospensione dello stato di diritto, portando allo scoperto quello che accadeva nella cosiddetta Cella Zero del carcere di Poggioreale, dove Ioia ha trascorso sette anni di reclusione. «La Cella zero è un luogo di tortura e violenza, situata al piano terra della struttura: di giorno era utilizzata come smistamento, per le visite mediche e per i colloqui per poi divenire di sera luogo di tortura dove i detenuti erano pestati», spiega.</p>



<p>&nbsp;«Dimenticati e abbandonati dalle istituzioni: quelle di Ioia e di Gullotta sono storie esemplari di quegli “organi” malati ancora presenti nel “corpo” della giustizia italiana», spiegano dall’Associazione Stefano Cucchi Onlus. «Dimenticati dalla società» come lo sono i Sikh di Latina: sfruttati e ricattati nell’Agro Pontino, «hanno trovato la forza di sollevarsi e di far sentire la propria voce per una giustizia che dovrebbe semplicemente essere la normalità», dice ancora la Cucchi Onlus.</p>



<p> «Sono storie di giustizia negata. Hanno fatto sentire la loro voce e vogliamo contribuire alle battaglie che portano coraggiosamente avanti», dice Ilaria Cucchi, presidente dell’associazione. «La mia famiglia, da dieci lunghi anni, sa bene cosa vuol dire trovarsi davanti a muri da abbattere. Camminiamo insieme nella lotta per una giustizia che sia tale anche per gli ultimi: il velo può essere squarciato».<strong>Il Memorial Stefano Cucchi</strong> «Dieci anni senza Stefano. Umanità in marcia»: è questo il titolo del 5° Memorial Stefano Cucchi, che si è tenuto il 12 e 13 ottobre a Roma, a dieci anni dalla morte, mentre era nelle mani dello Stato, di questo ragazzo di 31 anni che ormai tutta Italia conosce.</p>



<p>&nbsp;«La morte di Stefano Cucchi è entrata nella Storia del Paese. Quanto accaduto dieci anni fa ha oltrepassato le mura delle carceri e le aule processuali, è diventato oggetto di dibattito pubblico, fatto politico, giornalistico e, insieme, motivo di risveglio della coscienza civile di un Paese intero», spiegano le realtà promotrici del Memorial: l’Associazione Stefano Cucchi Onlus, Il Comitato Promotore Memorial Stefano Cucchi e l’Associazione Comunitaria.</p>
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		<title>Convegno: sfruttamento dei Sikh nei campi agricoli italiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2016 10:43:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ISGI-CNR e In Migrazione MARTEDI 28 GIUGNO ALLE ORE 15.30 PRESSO IL CNR &#8211; AULA TAURINI, IN VIA DEI TAURINI 19 &#8211; ROMA LO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI STRANIERI NELLE CAMPAGNE ITALIANE. IL CASO DELLA&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/b0673b8ecdf1e338e82be021f78de5c0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6058" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6058" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/b0673b8ecdf1e338e82be021f78de5c0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="b0673b8ecdf1e338e82be021f78de5c0" width="640" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/b0673b8ecdf1e338e82be021f78de5c0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/b0673b8ecdf1e338e82be021f78de5c0-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>ISGI-CNR e In Migrazione</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">MARTEDI 28 GIUGNO ALLE ORE 15.30</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">PRESSO IL CNR &#8211; AULA TAURINI, IN VIA DEI TAURINI 19 &#8211; ROMA</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #943634;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>LO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI STRANIERI NELLE CAMPAGNE ITALIANE. IL CASO DELLA COMUNITÀ SIKH IN PROVINCIA DI LATINA</b></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><u>Partecipano</u></span></span><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">:</span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Fabio Marcelli</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>dirigente di ricerca ISGI-CNR e coordinatore del gruppo di lavoro su “Migrazioni e sviluppo” del nuovo Progetto migrazioni CNR</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Marco Omizzolo</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>presidente</i></span></span></span> <span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>In Migrazione e sociologo</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Antonio Bevere</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">,</span></span></span><b> </b><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>direttore di “Critica del diritto”</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Jean Renee Bilongo</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>coordinamento immigrazione/ FLAI-CGIL</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Davide Mattiello</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>deputato e memb</i></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>ro Commissione Parlamentare Antimafia</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Enrico Pugliese</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>sociologo</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Gurmukh Singh</b></span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;">, </span></span></span><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Bookman Old Style, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Comunità Sikh pontina</i></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E un breve video per voi:</p>
<p><a href="https://www.produzionidalbasso.com/project/the-harvest-storie-di-nuovo-caporalato-agricolo-in-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.produzionidalbasso.com/project/the-harvest-storie-di-nuovo-caporalato-agricolo-in-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La comunità sikh nell&#8217;agropontino e il lavoro di braccianti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2015 06:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;associazione&#160;Inmigrazione ha denunciato, recentemente, in un dossier le allucinanti condizioni di lavoro dei sikh che vivono nell&#8217;agropontino. L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha intervistato per voi Marco Omizzolo che ringrazia tantissimo per la disponibilità.&#160;&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;associazione<em>&nbsp;Inmigrazione</em><br />
ha denunciato, recentemente, in un dossier le allucinanti condizioni<br />
di lavoro  dei sikh che vivono nell&#8217;agropontino. L&#8217;Associazione per i<br />
Diritti Umani ha intervistato per voi Marco Omizzolo che ringrazia<br />
tantissimo per la disponibilità.&nbsp;
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://3.bp.blogspot.com/-oFowgSwn8ss/VdQ63IC8woI/AAAAAAAADBQ/hs6TD_XqsH0/s1600/images%2B%252871%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="155" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/images-%2871%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="200" /></a><i></i></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i></i>&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Da quanto tempo gli indiani sikh<br />
vivono nell&#8217;agro pontino e com&#8217;è il loro processo di inserimento<br />
nella società italiana?&nbsp;&nbsp;&nbsp; </i></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La comunità punjabi si è costituita a<br />
partire dalla metà circa degli anni Ottanta. Prima poche decine<br />
persone, tutti giovani uomini impegnati nelle campagne pontine in<br />
attività di puro bracciantato agricolo e in parte nella zootecnia e<br />
nel florovivaismo, oggi è arrivata a contare circa 30mila persone.<br />
Una comunità organizzata, etnicamente connotata, prevalentemente<br />
ancora impegnata nel bracciantato agricolo e con forti legami con le<br />
altre comunità punjabi in Italia e nel resto del mondo. Purtroppo<br />
l&#8217;assenza di una adeguata comprensione delle dinamiche relazioni, del<br />
network transnazionale della comunità punjabi pontina, del sistema<br />
occupazionale pontino e gli scarsi servizi sociali dedicati a questo<br />
tema impediscono una relazione costruttiva tra la comunità punjabi e<br />
quella di accoglienza. La segregazione sociale, l&#8217;assenza di processi<br />
di crescita sociale ed emancipazione sono la conseguenza diretta dei<br />
processi di tratta internazionale, sfruttamento occupazionale,<br />
caporalato e violazione dei diritti umani che caratterizzano le<br />
attività lavorative dei punjabi pontini.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Molti lavorano nel settore agricolo<br />
come braccianti, ma le condizioni negano alcuni diritti di base&#8230;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Con la coop. In Migrazione<br />
(<u><a href="http://www.inmigrazione.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.inmigrazione.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u>)<br />
abbiamo denunciato con alcuni dossier assai documentati i sistemi di<br />
reclutamento e impiego dei braccianti indiani. Caporalato,<br />
clientelismo, rincorsa all&#8217;assunzione dei lavoratori più socialmente<br />
fragile perché più esposti al ricatto occupazionale determinano,<br />
come anche Medu (Medici per i Diritti Umani) e Amnesty International<br />
hanno messo in luce e denunciato, la violazione sistematica dei<br />
diritti umani e dei diritti dei lavoratori. La violenza che spesso<br />
queste persone subiscono, e con loro le loro famiglie, è tale da<br />
costringerli alla resa, ad accondiscendere il ricatto e la<br />
prepotenza. Abbiamo registrato numerosi casi di lavoratori punjabi<br />
che non hanno percepito lo stipendio per vari mesi nonostante abbiano<br />
lavorato tutti i giorni, anche per 14 ore al giorno, sabato e<br />
domenica compresi, come anche violenze fisiche, aggressioni e rapine<br />
nei loro confronti e minacce. Alcuni lavoratori vengono pagati 3-4<br />
euro l&#8217;ora per 12-14 ore di lavoro quotidiano. Il contratto<br />
provinciale prevede circa 9 euro lorde l&#8217;ora ma è un miraggio se non<br />
per pochi fortunati. Per non parlare degli infortuni sul lavoro,<br />
degli incidenti stradali che li vedono vittime certe, delle malattie<br />
derivanti dalla loro attività bracciantile e dai relativi ritmi e<br />
condizioni di lavoro. Siamo dinnanzi alla violazione sistematica,<br />
organizzata e rodata dei loro diritti umani a scopo di sfruttamento<br />
lavorativo. Un business redditizio che piega la schiena ai braccianti<br />
indiani e contribuisce a generare milioni di euro di cui si<br />
appropriano sfruttatori e mafiosi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/sikh-300x223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/sikh-300x223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ci può confermare che alcuni ricorrono<br />
all&#8217;oppio (o altre droghe) per sostenere i ritmi di lavoro nei campi?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Con il dossier “Doparsi per lavorare<br />
come schiavi” è stato denunciato esattamente questo problema.<br />
L&#8217;assunzione, variamente tollerata e indotta da alcuni datori di<br />
lavoro (che per inciso spesso pretendono di farsi chiamare padrone<br />
dal lavoratore), di sostanze dopanti come oppio, metanfetamine e<br />
antispastici per reggere le fatiche fisiche e psicologiche derivanti<br />
dal sistema di sfruttamento pontino. Ciò vale in particolare per i<br />
lavoratori più anziani (per evidenti limiti fisici) e per coloro che<br />
hanno un&#8217;anzianità migratoria e lavorativa nel bracciantato<br />
piuttosto breve. Purtroppo il fenomeno rischia però di allargarsi<br />
anche ad altre ambiti e di diventare la scala sociale attraverso la<br />
quale generare business economici illegali ma anche importanti per<br />
uscire dal bracciantato e dallo sfruttamento. Per questo, insieme<br />
alla repressione del fenomeno, è importante prevedere servizi<br />
sociali e formativi adeguati, insieme alla ferma condanna e<br />
conseguente superamento dello sfruttamento lavorativo, sempre più<br />
organico al modello d&#8217;impresa agricola nazionale e non solo, e delle<br />
varie forme e sistemi di reclutamento internazionali. Abbiamo per<br />
esempio proposto, dopo essere stati auditi dalla Commissione<br />
parlamentare antimafia, di adeguare la legge italiana contro il<br />
caporalato, di escludere le imprese agricole condannate per reati<br />
gravi come la riduzione in schiavitù, dal sistema dei finanziamenti<br />
pubblici, soprattutto europei, e di introdurre infine ancora il reato<br />
di caporalato nel 416bis, ossia nel reato di associazione mafiosa. Il<br />
caso pontino e con esso i casi più noti di Rosarno, Castel Volturno,<br />
Ragusa, Asti consentono di ritenere questa una proposta sensata,<br />
fondata e urgente.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel dossier, denunciate che il traffico<br />
– di droga e di persone – è in mano a italiani&#8230;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si tratta di una sorta di associazione<br />
a delinquere composta sia da italiani che da indiani, ognuno con un<br />
proprio ruolo e una sua informale ma chiara gerarchia. La criminalità<br />
è fondata ancora sull&#8217;appartenenza etnica o clanica ma è altresì<br />
capace di includere soggetti diversi, compresi gli stranieri, con lo<br />
scopo di rendere possibile il business, che in questo caso riguarda<br />
la tratta internazionale di esseri umani, che abbiamo definito<br />
grigio-nera, lo sfruttamento lavorativo e un corollario di altre<br />
speculazioni non meno importanti (il business dei permessi di<br />
soggiorno, dei rinnovi dei documenti, delle eredità transnazionali e<br />
non solo). Si tratta di un&#8217;alleanza da studiare con molta attenzione<br />
e monitorare con altrettanta preparazione metodologica. In questo<br />
senso la rinnovata sensibilità e impegno della Questura di Latina su<br />
questo tema può aiutare nella direzione del contrasto al fenomeno.<br />
Senza però la riformulazione del sistema formale-informale del<br />
mercato del lavoro rischiamo di fallire drammaticamente.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qual è il vostro operato come<br />
associazione?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Operiamo in varie direzioni. In primis<br />
studiando il fenomeno in modo estremamente professionale, tanto da<br />
essere andati più volte in Punjab per approfondire gli studi,<br />
indagare il contesto di origine, discuterne con i soggetti<br />
responsabili a partire dalle istituzioni locali e docenti<br />
universitari. Poi organizzando iniziative territoriali a partire dal<br />
progetto Bella Farnia, organizzato insieme alla Regione Lazio e<br />
conclusosi purtroppo nel mese di luglio 2015, avente lo scopo di<br />
organizzare lezioni di italiano e consulenza legale gratuita ai<br />
punjabi interessati. Infine ci siamo costituti parte civile nel<br />
processo in corso a Latina, insieme alla Flai-CGIL, contro un<br />
imprenditore agricolo del sud pontino accusato di falsità<br />
documentali. Quest&#8217;ultimo, infatti, riceveva da ogni suo lavoratore<br />
punjabi circa 1000 euro in cambio di documenti falsi necessari per il<br />
rinnovo del permesso di soggiorno. Una pratica diffusa che rientra<br />
nel complesso di speculazioni organizzate sulle spalle dei braccianti<br />
indiani pontini.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
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