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	<title>soccorso Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>MSF: a Gaza non ci sono luoghi sicuri per l&#8217;assistenza sanitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 10:55:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MSF a Gaza&#160;denuncia che negli ultimi tre mesi a causa degli incessanti attacchi delle forze israeliane nella Striscia di Gaza non ci sono più luoghi sicuri dove fornire assistenza sanitaria alle persone. I continui&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1000" height="562" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/msf-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong>MSF a Gaza</strong>&nbsp;denuncia che negli ultimi tre mesi a causa degli incessanti attacchi delle forze israeliane nella Striscia di Gaza non ci sono più luoghi sicuri dove fornire assistenza sanitaria alle persone.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti.</p>



<p>La quantità di&nbsp;<strong>spazi sicuri per le organizzazioni</strong>&nbsp;che forniscono supporto sanitario alle persone è ora&nbsp;<strong>fisicamente inesistente</strong>.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad&nbsp;<strong>evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Lasciare l’ospedale di Al-Aqsa e i nostri pazienti è stata una decisione devastante</strong>&nbsp;e l’ultima cosa che avremmo voluto fare. Gli attacchi dei droni, il fuoco dei cecchini e i bombardamenti nelle immediate vicinanze dell’ospedale hanno reso lo spazio troppo insicuro per lavorarci. Le condizioni di instabilità ci fanno sentire incapaci. Non c’è praticamente<strong>&nbsp;nessuno spazio sicuro</strong>&nbsp;per fornire alle persone un’assistenza medica anche minima”.<strong>Enrico Vallaperta</strong>Referente medico del progetto MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Il 6 gennaio, le&nbsp;<strong>nostre équipe sono state costrette ancora una volta ad evacuare un ospedale</strong>. I team hanno lasciato l’ospedale Al-Aqsa nell’Area di Mezzo di Gaza, dopo che le&nbsp;<strong>forze israeliane hanno emesso ordini di evacuazione</strong>&nbsp;per i quartieri circostanti l’ospedale. Questa evacuazione forzata ha limitato il nostro accesso alle scorte di farmaci, confermando la<strong>&nbsp;difficoltà per le attività mediche</strong>&nbsp;e il deteriorarsi continuo delle condizioni di sicurezza.</p>



<h2>Il sistema sanitario di Gaza è collassato</h2>



<p><strong>Il sistema sanitario di Gaza è praticamente collassato</strong>. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce che&nbsp;<strong>solo 13 dei 36 ospedali di Gaza sono ancora parzialmente funzionanti</strong>: 9 nel sud e 4 nel nord. I due ospedali principali nel sud di Gaza stanno operando con una capacità di posti letto tre volte superiore alla loro e stanno esaurendo le forniture di base e il carburante.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Siamo gradualmente messi all’angolo in un perimetro molto restrittivo nel sud di Gaza, a Rafah, con possibilità sempre più limitate di offrire cure mediche, mentre i bisogni aumentano disperatamente. Con l’avanzare dell’assalto a Gaza, abbiamo dovuto evacuare diverse strutture sanitarie nel nord della Striscia e poi nell’Area di Mezzo. Oggi ci limitiamo a lavorare principalmente nel sud, perché non possiamo lavorare altrove.<strong>&nbsp;Stiamo esaurendo gli ospedali e siamo costretti a lasciare indietro i pazienti</strong>“.<strong>Thomas Lauvin</strong>Coordinatore dei progetti di MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Diversi ospedali in cui lavoravamo si sono trovati in questa situazione:&nbsp;<strong>l’Indonesian Hospital</strong>&nbsp;nel nord di Gaza è stato costretto ad essere<strong>&nbsp;evacuato a ottobre</strong>.&nbsp;<strong>L’ospedale Al-Shifa</strong>, il più grande di Gaza, è stato&nbsp;<strong>colpito</strong>&nbsp;e il personale è stato costretto a&nbsp;<strong>evacuare a novembre</strong>. Poi&nbsp;<strong>l’ospedale di Al Awda</strong>, ospedale in cui lavoriamo dal 2018,<strong>&nbsp;è stato colpito e tre medici</strong>, due dei quali facevano parte del nostro staff,&nbsp;<strong>sono stati uccisi</strong>.</p>



<p>Ora,&nbsp;<strong>questo schema si sta ripetendo nel Sud</strong>, che ospita un numero di persone cinque volte superiore a quello di prima della guerra, con meno posti per fornire assistenza sanitaria.</p>



<h2>Il sud di Gaza bombardato</h2>



<p>Il sud di Gaza è stato<strong>&nbsp;bersagliato da intensi bombardamenti</strong>&nbsp;dalla rottura della tregua di novembre e il bisogno di cure d’emergenza, chirurgiche e post-operatorie è enorme nell’area. La mancanza di capacità ospedaliera sta privando i<strong>&nbsp;pazienti di cure adeguate e di condizioni igieniche accettabili</strong>, con il risultato di un numero crescente di ferite infette e di procedure mediche eseguite in condizioni estreme. Molte&nbsp;<strong>donne sottoposte a taglio cesareo vengono dimesse appena sei ore dopo il parto</strong>&nbsp;per fare spazio ad altre donne incinte, mentre alcune vengono semplicemente allontanate e partoriscono nelle tende.</p>



<h2>MSF a Gaza</h2>



<p>Rimaniamo impegnati a<strong>&nbsp;fornire assistenza medica</strong>&nbsp;a Gaza e&nbsp;<strong>chiediamo la protezione degli ospedali</strong>, del personale medico e dei pazienti. Le nostre équipe stanno attualmente&nbsp;<strong>fornendo supporto pre e post parto</strong>&nbsp;presso l’Imarati Maternity Hospital, mentre presso l’Indonesian Hospital di Rafah MSF supporta la popolazione di Gaza con la fisioterapia e le cure post-operatorie. Sempre a Rafah, presso la clinica Al-Shaboura, offriamo&nbsp;<strong>consulenze sanitarie di base,</strong>&nbsp;<strong>medicazioni</strong>&nbsp;di ferite e&nbsp;<strong>consulenze per la salute mentale</strong>. Supportiamo l’European Hospital di Gaza con una&nbsp;<strong>piccola capacità chirurgica</strong>&nbsp;e il team di infermieri assiste i pazienti che necessitano di medicazioni. Ad Al Awda, nel nord di Gaza, e all’ospedale Nasser di Khan Younis, i nostri operatori umanitari lavorano in<strong>&nbsp;condizioni estremamente difficili, anche per la mancanza di cibo e forniture mediche a causa degli attacchi aerei e dei combattimenti</strong>&nbsp;nelle vicinanze.</p>



<p>Ribadiamo il nostro appello per un <strong>cessate il fuoco immediato</strong> che risparmi le vite dei civili, ripristini il flusso di assistenza umanitaria e ristabilisca il sistema sanitario da cui dipende la sopravvivenza della popolazione di Gaza.</p>
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		<title>Mi chiamo Donna e sono salva</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 09:18:54 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Antonella Cinquemani</p>



<p>Mi chiamo Antonella ho 43 anni e sono felice perché sono salva.<br>Le decisioni della mia vita hanno le caratteristiche di chi, fin da giovane, lotta per essere indipendente e non avere paura.<br>Tra lavori sottopagati, tentativi di manipolarmi e un esposto a chi aveva deciso che non potevo dire un no.<br>Sono un&#8217;insegnante, entrando in classe pensi sempre a prendere per mano i bambini e guidarli nella conoscenza del mondo,<br>nel migliore dei modi possibile affinchè siano pronti e sicuri.<br>Prepararli a godere delle cose belle, a mantenere viva la curiosità e a non arrendersi quando le cose si fanno difficili credendo in se stessi e affrontando le sfide.<br>Ma c&#8217;è una parte del mondo troppo difficile da spiegare,<br>Dove le principesse non girano serene nei boschi a raccogliere fiori, ma nemmeno prendono il treno ed escono la sera canticchiando tranquille.<br>Un giorno, sempre se non lo stanno già vedendo nella loro famiglia, dovranno affrontare la realtà non importa quanti sacrifici abbiano fatto: dottoresse, insegnanti, madri, con problemi economici o benestanti, in salute o con malattie e non<br>importa in quale posto del mondo siano, dovranno stare sempre attente in quanto donne e anche così putroppo potrebbe non bastare.<br>La mentalità, un&#8217;interpretazione errata della religione, un rifiuto, un problema psicologico o economico e l&#8217;incubo può avere inizio.<br>Sotto forma di discriminazione, di violenza, di persecuzione, coercizione un uomo inizierà a tenerle in pugno e si ritroveranno costrette a lottare per la loro vita.<br>Sempre se ne avranno e sempre qualcuno sentirà il loro grido.<br>Per non parlare poi del fatto che, se mai mostreranno le loro debolezze, se mai si fideranno di un uomo in intimità, li&#8217; avranno sbagliato di grosso: potranno infatti essere vittime di ricatti.<br>Invece se faranno le cose “per bene” e si sposeranno, allora saranno premiate ma questo non esclude che, un giorno, il il marito non decida che è il momento della loro fine.<br>Una vita di “se e ma”, quella di noi donne. E quanti nomi ci vengono in mente: Giulia Donato, Martina<br>Scialdone, Oriana Brunelli, Teresa Di Tondo, Alina Cristina Cozac,Yana Malayko, Melina Marino,<br>Santa Castorina,Iulia Astafieya, Sara Ruschi,Danjela Neza, Annalisa D&#8217;Auria&#8230;<br>Nomi che vediamo, come una carrellata di fronte ai nostri occhi, scorrere in ricordo di quanto sia brutale la violenza sulle donne.<br>Dolore e delusione è la sensazione che lasciano.<br>Dolore di non potere più vedere i loro sorrisi, dolore di chi avrebbe voluto tenerle tra le braccia proteggerle e non ha potuto.<br>E si sentono nell&#8217;aria i “perchè?” cosa l&#8217;ha spinto a fare tanto male.<br>Non esiste una risposta perchè nulla potrà mai giustificare.<br>Allora ci rendiamo conto di quanto siamo ancora lontane dall&#8217;essere libere.<br>Realizziamo che urliamo e non veniamo ascoltate e che l&#8217;urlo deve essere più forte.<br>La paura deve essere rimandata al mittente, a chi ogni giorno vuole farcela provare.  La paura: ferire<br>intimorire, rendere insicure noi donne.<br>La donna è debole solo fin quando crede di esserlo poi si rialza, inizia a combattere e vede la realtà: debolezza e insicurezza erano ciò che spingevano il suo carnefice a farle del male, a umiliarla  e<br>allora nasce sempre più il desiderio di mostrargli ,invece quanto può essere forte anche lei. A volte con successo, a volte con la triste tragedia come finale. Eppure vediamo vere eroine che lottano seppur consapevoli dei rischi, ma non più sono disposte a subire.<br>Per tutto questo è urgente urlare ..Sono Antonella, ho 43 anni e sono salva…Urlare anche per coloro che sono state uccise, perché vorrebbero tanto farlo ma purtroppo non possono più.<br>Sono Giulia ho scoperto bugie e tradimenti, ma sono salva,<br>Sono Annalisa avevo un compagno geloso ma sono salva&#8230;<br>Dire che non scendano le lacrime solo a scriverlo, è impossibile.<br>In questa giornata non smettiamo di ricordare, di parlare, di combattere affinchè un giorno, spiegando il mondo ad una bambina, potremmo dirle che è al sicuro.</p>



<p></p>



<p>NUMERO EMERGENZA VIOLENZA DONNE: 1522</p>



<p>GESTO PER CHIEDERE AIUTO:  </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17294" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>
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		<title>The years we have been nowhere: la sofferenza delle migrazioni e delle deportazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 07:38:55 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="225" height="225" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17218" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></figure></div>



<p>Piccoli film, ma importanti. </p>



<p>Sono le storie di Sulemain, Fatima Kamakuye e Patrick che hanno lasciato la Sierra Leone in cerca di un futuro migliore, riuscendo a costruirsi delle nuove vite e delle famiglie in Europa e negli Stati Uniti ma, a causa di problematiche dal carattere burocratico ed alcune infrazioni amministrative, vengono condannati e strappati alle loro famiglie per essere rispediti nel paese d&#8217;origine, dove ormai hanno perso i contatti con amici e familiari di una volta&#8230;Le storie di alcune persone che hanno lasciato, per motivi diversi, la loro patria in Africa per cercare un futuro in Europa vengono descritte e lette sotto una luce diversa. Il termine che viene utilizzato sin dall&#8217;inizio è forte quanto, purtroppo, esplicito ed appropriato: deportazione. Le loro vicende personali ne rafforzano il significato gettando un&#8217;ulteriore e pesante ombra sulla cosiddetta questione dei migranti.</p>



<p>Cascavilla e Piacentini ci invitano a riflettere su vite a proposito delle quali la propaganda avversa diviene priva di strumenti.</p>



<p>Il problema dei flussi migratori sta al centro del dibattito quotidiano fra le forze politiche in Italia, in particolare per la sua collocazione geografica, ma anche nel resto d&#8217;Europa e non solo. L&#8217;argomento prevalente che viene portato da chi vorrebbe risolvere la situazione con proposte a volte solo propagandistiche (vedi alla voce blocco navale) è quello della mancata integrazione di chi arriva in cerca di una vita migliore portando però con sé retaggi culturali che non sono disponibili all&#8217;apertura rispetto ad usi e costumi delle società dei Paesi considerati come meta ideale.<br><br>Questo importante documentario ci ricorda che esistono anche (e non sono pochi) migranti che si inseriscono nella società verrebbe da dire &#8216;a pieno titolo&#8217;. Perché hanno imparato la lingua, trovato un lavoro, si sono sposati/e, hanno messo al mondo dei figli. Ma manca loro, secondo le leggi degli Stati, per dimostrare quella &#8216;pienezza&#8217;, un documento, oppure incappano in intralci burocratici e, da un giorno all&#8217;altro magari anche dopo molti anni, vengono rispediti nel Paese d&#8217;origine.</p>



<p><br><br>Vengono presi, ammanettati, portati a forza in un aereo (anche morendoci come è accaduto in un caso che viene riportato alla memoria) e fatti rientrare in una società che, a sua volta, li respinge perché non hanno fatto fortuna o comunque non sentono più come luogo in cui poter vivere e prosperare. Proprio chi si dichiara difensore del concetto di unità familiare dovrebbe ascoltare queste storie perché qui di famiglie si parla e del loro smembramento senza che nessuno abbia commesso un reato.</p>



<p>Opporsi alle deportazioni è impossibile; opporsi alla brutalità, permettendo agli uomini e alle donne deportati di mantenere la propria dignità, è civiltà.</p>



<p><strong>L’OBIETTIVO DELLA RACCOLTA FONDI.</strong></p>



<p>Raggiungere l’obiettivo permetterà agli autori di volare in Africa a incontrare i deportati, rispediti indietro, perché non li vogliamo e dobbiamo aiutarli a casa loro, e le loro famiglie, che hanno investito tutto per farli partire e che non hanno più nulla.</p>



<p>L’intento è capire cosa è successo quando Sulemain, Madame Manseray e Patrick sono rientrati, quali strascichi fisici e psichici ha portato l’allontanamento dai propri affetti; scoprire come mai gli unici che si decidono ad aiutarli sono solo coloro che hanno ricevuto sulla propria pelle lo stesso marchio infamante.</p>



<p>Per le famiglie rimaste in Sierra Leone essere riportati indietro non è un dramma, ma una condanna; essere separati dalle proprie famiglie è una colpa.</p>



<p>Successivamente gli autori voleranno a Berlino e a Londra per andare a scoprire quali macerie relazionali e affettive i deportati hanno lasciato alle proprie spalle, intervistando chi è rimasto indietro e non ha abbandonato la propria stabilità per andare a riprendere il proprio partner, e i figli cresciuti senza padre o madre, perché la burocrazia si è messa di mezzo.</p>



<p>“<em>Conosceremo gli addetti all’immigrazione, coloro che li riaccompagnano a casa e gli avvocati che cercano di assistere e hanno cercato di impedire la loro deportazione</em>“.</p>



<p><strong>TRAILER del DOC: </strong></p>



<p><a href="https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FcGE-kXta1qY%2Fmaxresdefault.jpg&amp;tbnid=3t8wobZ100CKSM&amp;vet=12ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU..i&amp;imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DcGE-kXta1qY&amp;docid=qYP-xsveZab4PM&amp;w=1280&amp;h=720&amp;q=the%20years%20we%20have%20been%20nowhere%20trailer&amp;ved=2ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FcGE-kXta1qY%2Fmaxresdefault.jpg&amp;tbnid=3t8wobZ100CKSM&amp;vet=12ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU..i&amp;imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DcGE-kXta1qY&amp;docid=qYP-xsveZab4PM&amp;w=1280&amp;h=720&amp;q=the%20years%20we%20have%20been%20nowhere%20trailer&amp;ved=2ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>L’obiettivo finale spiegano è sensibilizzare gli spettatori: “<em>Noi vogliamo differenziare l’essere umano dal pacco postale, nel quale, a causa di leggi e di frontiere, decise a tavolino, lo si vuole trasformare, quando un confine non cambia la conformazione del territorio, ma solo il suo nome; in questo caso il deportato è utilizzato per meri interessi elettorali e da persona, magicamente, si trasforma in percentuale.</em></p>



<p>Il dramma del padre o della madre che non può vedere crescere i propri figli e che avrà effetti sulla psicosocialità degli adulti e dei bambini sarà il cuore della nostra campagna.</p>



<p><em>Chi beneficerà di questi fondi saranno i futuri spettatori che si avvicineranno a quest’esperienza scoprendo che, la propaganda televisiva, ululata ai quattro venti non è una scelta priva di conseguenze, ma una decisione che influenza decine di migliaia di vite ogni anno che sono spostate arbitrariamente da un continente all’altro</em>“.</p>



<p></p>



<p><strong>A COSA SERVONO I SOLDI?</strong></p>



<p>Viaggiare per poter effettuare le riprese, utilizzare telecamere all’avanguardia per poter realizzare il documentario e renderlo disponibile sulle piattaforme che si utilizzano tutti i giorni (Tv, via cavo, on demand e streaming) montarlo e sottotitolarlo in tutte le lingue (italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo, cinese, arabo, olandese, portoghese, giapponese, malawi e hindi) per poterlo diffondere nel mondo.</p>



<p><strong>CHI E’ INVISCHIATO NEL PROGETTO?</strong></p>



<p><strong>Mauro Piacentini</strong>&nbsp;regista e produttore, dopo i successi di “Posto Unico” e “Profondo Bianco” volerà in Africa in pieno Covid, incurante di malattie ben più gravi (quali il tifo, la malaria e il colera) per portare a termine le riprese africane.</p>



<p><strong>Olivia Godding</strong>&nbsp;ha cominciato l’attività di modella e attrice quando aveva 12 anni e ha posato per Elle, Fille e Cover ed è apparsa in Confessioni di una mente pericolosa, di George Clooney. Adesso è un imprenditrice di successo a Freetown e comparirà nelle vesti di testimone nel documentario, in quanto migrante.</p>



<p><strong>Roberto Sommella</strong>&nbsp;è un esperto di post-produzione che vanta una conoscenza approfondita degli strumenti di editing e molte esperienze come video maker. Dopo la laurea in Lingua e Letteratura giapponese a Napoli, ha vissuto in giro per l’Europa e ha maturato più di 15 anni di esperienza nella produzione video. Ha avuto la possibilità di lavorare con diverse piattaforme, software e telecamere su un ampio spettro di produzioni, dalla moda allo sport, dal branded content al corporate, dal marketing alla fiction o a cortometraggi come “Deep white”, presentato nel 2006 al Festival del Cinema di Venezia, nel settore Industry.</p>



<p><strong>Markadams Kamara</strong>&nbsp;ha lasciato la Sierra Leone subito prima della guerra alla fine degli anni 90. Dopo aver vissuto e lavorato in Costa d’Avorio, si è trasferito nel centro Europa (Francia e Germania) dove si è sposato e ha avuto una figlia, prima di essere deportato. Rientrato in Sierra Leone, si è dedicato all’attività teatrale e adesso si occupa di bilanci.</p>



<p><strong>Mike Duff</strong>&nbsp;è un video-maker australiano che dopo aver vissuto nel sud est asiatico per alcuni anni si è trasferito in Sierra Leone. Un solo anno, aveva detto. Vive e lavora a Freetown da 9 anni e collabora con BBC, ABC, Al Jazeera come freelance, progettista, direttore della fotografia e cameramen.</p>



<p><strong>Lucio Cascavilla</strong>&nbsp;è un attivista e scrittore. Dopo aver vissuto per 10 anni in Cina e aver lavorato ad alcuni cortometraggi e documentari, ha pubblicato tre libri (due sul paese asiatico e 1 di fantascienza). Da quasi due anni vive e lavora in Sierra Leone e collabora a varie riviste e blog online.</p>



<p><strong>Antonio Rignanese</strong>&nbsp;è un Digital Strategist e si occupa di comunicazione on line per aziende e professionisti. In passato attivista di Emergency per la provincia di Foggia e Macerata, è da sempre attento e attivo sulle tematiche della cooperazione internazionale e dei diritti umani.</p>



<p>– Per condividere il progetto:<br><a href="https://www.gofundme.com/f/the-years-we-have-been-nowhere-sostieni-il-doc?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.gofundme.com/f/the-years-we-have-been-nowhere-sostieni-il-doc?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Opporsi all&#8217;attacco ai diritti umani e in difesa dell&#8217;indipendenza della Magistratura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Oct 2023 10:58:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1-1024x576.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17187" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1-1024x576.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/mg-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga la seguente lettera:</p>



<p></p>



<p>Al Presidente della Repubblica Italiana</p>



<p>Palazzo del Quirinale</p>



<p>00187 Roma, Italia</p>



<p>Ai Membri del Parlamento Italiano</p>



<p>Oggetto:&nbsp;<strong>Petizione per la Salvaguardia dei Diritti dei Migranti e la Tutela della Costituzione della Repubblica Italiana</strong></p>



<p>Egregi Signori e Signore,</p>



<p>Noi, cittadini e cittadine della Repubblica Italiana, preoccupati per la crescente minaccia alla legalità costituzionale e ai diritti fondamentali dei migranti nel nostro paese, ci rivolgiamo a voi in qualità di custodi della nostra democrazia e dei principi sanciti dalla Costituzione Italiana.</p>



<p>Citando le parole di Antonio Gramsci, &#8220;Se avessi fatto anch&#8217;io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?&#8221; oggi ci chiediamo se avremmo potuto evitare la situazione attuale, in cui i principi costituzionali sono sempre più messi in discussione e i diritti umani dei migranti sono spesso ignorati.</p>



<p>In particolare, vorremmo sottolineare l&#8217;importanza del recente atto di coraggio di un membro della magistratura italiana. Nell&#8217;esercizio corretto delle sue funzioni, ha applicato quanto espresso dalla Carta costituzionale. Come privato cittadino, ha difeso con determinazione e integrità la Costituzione Italiana, dimostrando la sua non indifferenza verso i diritti fondamentali di uomini e donne. La sua presenza in una manifestazione apartitica e non certo di propaganda elettorale, di solidarietà nei confronti dei migranti, insieme a numerosi cittadini che, come lui, hanno esercitato il loro fondamentale diritto di esprimere la propria opinione in merito alla difesa della vita, è a nostro avviso unicamente ennesima dimostrazione di senso civico a cui tutte/i dovremmo sentirci chiamati/laddove ravvisiamo violazioni dei diritti.</p>



<p>Tuttavia, la legalità costituzionale e i valori democratici sono minacciati da esponenti di forze politiche il cui strumento principale sembra ormai essere quello del dossieraggio e conseguente attacco personale per mezzo stampa , volto a &nbsp;delegittimare l’attività legittima e corretta del Magistrato. In uno stato di diritto, questi precedenti devono essere immediatamente rispediti al mittente, con chiarezza e determinazione onde evitare il ripetersi di dolorose esperienze di cui la storia ci ha resi consapevoli .</p>



<p>Ciò che è ancora più preoccupante è che abbiamo permesso a nemici della democrazia e dell&#8217;umanità di impadronirsi delle istituzioni della Repubblica. Questa è una situazione che non possiamo più ignorare o sottovalutare.</p>



<p>Pertanto, chiediamo a voi, rappresentanti eletti del popolo italiano, di adottare misure concrete per ripristinare la legalità costituzionale e garantire i diritti fondamentali delle persone che vengano a trovarsi in situazione di particolare vulnerabilità legislativa. Migranti e richiedenti asilo sono in questi anni coloro che più pagano le violazioni di normative costituzionali e di convenzioni internazionali. In particolare, invitiamo il Parlamento Italiano a impegnarsi in modo deciso e determinato per promuovere un&#8217;agenda di inclusione, rispetto dei diritti umani e giustizia sociale.</p>



<p>Il prossimo passo cruciale per la nostra mobilitazione sarà la manifestazione del 7 Ottobre a Roma, denominata &#8220;La Via Maestra,&#8221; dove migliaia di cittadini e cittadine si riuniranno per esprimere la loro solidarietà e il loro impegno per la difesa dei valori costituzionali. Chiediamo che anche voi vi uniate a questa voce collettiva in difesa della Costituzione Italiana e dei diritti dei migranti.</p>



<p>Chiediamo il vostro impegno per ristabilire la legalità costituzionale e per garantire che l&#8217;Italia torni ad essere un faro di democrazia, giustizia e solidarietà in Europa e nel mondo.</p>



<p>Con fiducia nella vostra azione, vi preghiamo di considerare questa petizione come un appello urgente a favore della salvaguardia dei diritti dei migranti e della tutela della Costituzione Italiana.</p>



<p></p>



<p>Per firmare la petizione: https://www.change.org/p/opporsi-all-attacco-ai-diritti-umani-e-all-indipendenza-della-magistratura?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.change.org/p/opporsi-all-attacco-ai-diritti-umani-e-all-indipendenza-della-magistratura?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/opporsi-all-attacco-ai-diritti-umani-e-all-indipendenza-della-magistratura?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<p></p>



<p>Distinti saluti,</p>



<p>Mauro C. Zanella&nbsp;</p>



<p>Enrico Calamai</p>



<p>Maurizio Acerbo Segr. Nazionale PRC-SE&nbsp;</p>



<p>Gregorio De Falco&nbsp;</p>



<p>Giovanni Annaloro&nbsp;</p>



<p>Sara Zuffardi &nbsp;</p>



<p>Herta Manenti</p>



<p>Stefano Galieni&nbsp;</p>



<p>Anna Camposampiero&nbsp;</p>



<p>Paola Nunges&nbsp;</p>



<p>Luciana Menna&nbsp;</p>



<p>Calro Cartocci</p>



<p>Teresa Mecca</p>



<p>Marcozzi gabriele&nbsp;</p>



<p>Enrica Inghilleri&nbsp;</p>



<p>Angelica Perrone&nbsp;</p>



<p>Irene Rui</p>



<p>Paula Beatriz Amadio</p>



<p>Eleonora de Nardis</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani</p>



<p>Vittoria Pagliuca</p>



<p>Silvia Galiano</p>



<p>dgardo Maria Iozia Melitea&nbsp;</p>



<p>Fulvio Vassallo Paleologo ADIF</p>



<p>Fabio Maercelli, GIurista , presidente CRED&nbsp;</p>



<p>Francesca Zaccari</p>



<p>Anna Polo, Pressenza</p>



<p>MAJDI KARBAI</p>



<p>Elena Coniglio, Transform!italia, Proposte UILS</p>



<p>Dino Greco&nbsp;</p>



<p>Michela Becchis</p>



<p>Alessandro Ballerini&nbsp;</p>



<p>Federica Lupo</p>



<p>Doriana Sarli</p>
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		<title>Allarme urgente: aumentano le morti in mare, bloccate le navi delle ONG – Gli Stati Membri dell’Unione Europea devono interrompere immediatamente l’ostacolo agli sforzi di ricerca e soccorso della flotta civile nel Mediterraneo centrale</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/09/07/allarme-urgente-aumentano-le-morti-in-mare-bloccate-le-navi-delle-ong-gli-stati-membri-dellunione-europea-devono-interrompere-immediatamente-lostacolo-agli-sforzi-di-rice/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 08:31:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche Associazione Per i Diritti umani forma e divulga il seguente appello: Nel giugno 2023, circa 600 persone hanno perso la vita nell’ennesimo naufragio evitabile al largo delle coste greche. Come società civile siamo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="553" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1024x553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17145" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1024x553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-300x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-768x415.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web-1536x829.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/AlarmeUrgente_Web.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Anche <strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> forma e divulga il seguente appello: </p>



<p></p>



<p>Nel giugno 2023, circa 600 persone hanno perso la vita nell’ennesimo naufragio evitabile al largo delle coste greche. Come società civile siamo sconvolti dalle morti prevenibili che si verificano ogni anno nel Mediterraneo centrale.&nbsp;<strong>Mentre ogni singola nave è urgentemente necessaria per prevenire la crescente perdita di vite umane sulla rotta migratoria più mortale del mondo, gli Stati membri dell’UE – Italia in testa – ostacolano attivamente gli sforzi di ricerca e soccorso civili.</strong></p>



<p>Ad oggi Aurora, Open Arms e Sea-Eye 4, tre navi civili completamente equipaggiate per la ricerca e il soccorso (SAR), non possono operare in mare. I tre provvedimenti di fermo, emessi dalle autorità italiane in meno di 48 ore, si aggiungono alla significativa casistica di ostruzione amministrativa che le ONG SAR hanno dovuto affrontare quest’anno.&nbsp;<strong>Dall’inizio del 2023, ci sono stati otto casi di fermo di navi ONG in Italia.</strong>&nbsp;Alle navi civili di ricerca e soccorso Aurora, Geo Barents, Louise Michel, Mare*Go, Open Arms e Sea-Eye 4 è stato impedito di uscire in mare per 20 giorni, sulla base di regolamenti illegittimi. Sia Aurora che Sea-Eye 4 sono state trattenute per la seconda volta quest’anno. Questi fermi hanno tenuto lontane le navi delle ONG SAR per un totale di 160 giorni, nei quali avrebbero potuto essere impiegate per salvare persone da imbarcazioni in difficoltà e per prevenire i naufragi che si verificano quotidianamente nel Mediterraneo centrale.</p>



<p><strong>L’accanimento amministrativo si basa su una recente legge [1] dello Stato membro dell’UE, l’Italia, che aumenta i requisiti per le navi delle ONG che svolgono attività di ricerca e soccorso</strong>&nbsp;e introduce sanzioni in caso di inosservanza. Le nuove misure fanno parte di una lunga storia di criminalizzazione e ostruzione delle attività di ricerca e soccorso civili in Italia. Applicando la legge, le autorità italiane ordinano alle navi SAR di dirigersi verso un porto assegnato immediatamente dopo un soccorso – anche in situazioni in cui vi siano casi aperti di imbarcazioni in difficoltà nelle vicinanze della nave ONG. Ciò significa che&nbsp;<strong>la nuova legge nazionale fa pressione sui capitani della flotta civile affinché disobbediscano al diritto marittimo internazionale e all’obbligo di soccorso.</strong>&nbsp;Le autorità italiane stanno quindi di fatto limitando le operazioni di soccorso, in contrasto con l’obbligo legale internazionale di soccorso.</p>



<p><strong>La legislazione è aggravata dalla prassi del Governo italiano di assegnare “porti lontani”</strong>, imponendo alle navi ONG di sbarcare le persone soccorse in porti distanti fino a 1.600 km e a 5 giorni di navigazione dal luogo del soccorso. Secondo il diritto internazionale, lo sbarco delle persone soccorse in un luogo sicuro dovrebbe avvenire “non appena ragionevolmente possibile”, con “la minima deviazione dal viaggio della nave” e il tempo che i soccorsi trascorrono a bordo dovrebbe essere ridotto al minimo [2]. Tuttavia&nbsp;<strong>dal dicembre 2022, in più di 60 casi le autorità italiane hanno assegnato alle navi ONG un porto eccessivamente e inutilmente distante.</strong>&nbsp;Inoltre, le autorità italiane hanno recentemente dato ripetutamente istruzioni alle navi delle ONG di richiedere un posto sicuro in Tunisia per le persone soccorse in mare. Con una grave mancanza di protezione per i richiedenti asilo e nel mezzo di un’ondata di violenza contro le popolazioni migranti,&nbsp;<strong>la Tunisia non può essere considerata un luogo sicuro</strong>. Sbarcare le persone soccorse sulle sue coste sarebbe una violazione del diritto internazionale.</p>



<p><strong>Le ONG che non si sono conformate alle richieste illegittime delle autorità italiane sono state multate fino a 10.000 euro e le loro imbarcazioni sono state trattenute per 20 giorni.</strong>&nbsp;Tutte le ONG che svolgono attività di ricerca e soccorso in mare rischiano ora ulteriori multe e fermi. Secondo la legge italiana, il ripetersi di inadempienze porterà al sequestro delle imbarcazioni, con la conseguente cessazione definitiva delle attività.</p>



<p><strong>La detenzione e il possibile sequestro delle navi delle ONG e l’assegnazione di porti lontani limitano le navi nelle loro operazioni di soccorso.</strong>&nbsp;Sappiamo dalle restrizioni imposte dal Governo greco alle ONG di ricerca e soccorso nel settembre 2021, che le ostruzioni striscianti che si verificano ora in Italia finiranno per ridurre il numero delle navi di soccorso civili attive e di conseguenza l’aumento di perdite di vite umane nel Mediterraneo.</p>



<p><strong>Come organizzazioni non governative</strong>, associazioni e iniziative che si battono per l’accesso alla protezione e al rispetto dei diritti fondamentali delle persone in movimento,&nbsp;<strong>siamo stati testimoni della micidiale politica di chiusura e deterrenza dell’UE.</strong>&nbsp;Questa politica non porta ad un minor numero di persone che cercano di attraversare, ma a maggior sofferenza e morte. Mentre l’Italia – sostenuta dalla maggioranza silenziosa degli Stati membri dell’UE – ha messo in atto queste misure restrittive, il numero di naufragi mortali è aumentato drammaticamente, rendendo l’anno 2023 già uno dei più letali degli ultimi anni.&nbsp;<strong>L’aumento dei naufragi rende ancora più evidente l’urgenza di ulteriori mezzi per la ricerca e soccorso.</strong></p>



<p>Pertanto lanciamo un appello urgente all’UE e ai suoi Stati membri:<strong>&nbsp;se l’ostruzione dell’assistenza umanitaria in mare continua, potremmo assistere entro la fine dell’anno ad una drastica riduzione o addirittura all’assenza di navi di soccorso civile in mare.</strong>&nbsp;Le conseguenze saranno ancora più letali, poiché la grave limitazione degli sforzi di soccorso civile non fermerà i tentativi di attraversamento delle persone.<strong>&nbsp;Chiediamo quindi all’UE e ai suoi Stati membri di agire con urgenza e di fermare il blocco illegittimo delle navi del soccorso civile in Italia. Tutte le navi SAR devono essere rilasciate immediatamente e le multe previste dalla legge devono essere annullate.</strong>&nbsp;<strong>La legge italiana che limita le attività di ricerca e soccorso delle ONG nel Mediterraneo centrale deve essere revocata immediatamente</strong>&nbsp;e al suo posto deve essere applicato il diritto marittimo internazionale e l’osservazione dei diritti umani come quadro di riferimento per tutti gli attori in mare. La Commissione europea deve contrastare la crescente violazione dei principi fondamentali dello Stato di diritto da parte dei suoi Stati membri alle frontiere esterne dell’UE. Inoltre,&nbsp;<strong>gli Stati dell’UE devono creare corridoi legali e sicuri per evitare che le persone siano costrette ad imbarcarsi su navi non idonee alla traversata.</strong></p>



<p><em>[1] Decreto legge n. 1/2023, modificato dalla legge n. 15 del 24 febbraio 2023.</em></p>



<p><em>[2] Emendamenti del 2004 alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio in mare (1979), risoluzione MSC.155(78) dell’IMO, 3.1.9; risoluzione MSC.167(78) dell’IMO, 2004, 6.8.</em></p>



<p><strong>ONG FIRMATARIE DELL’APPELLO</strong></p>



<p><strong>Frist signatories:</strong></p>



<p>CompassCollective</p>



<p>EMERGENCY</p>



<p>iuventa-crew</p>



<p>Louise Michel</p>



<p>Maldusa</p>



<p>MARE*GO – Zusammenland gUG</p>



<p>Médecins Sans Frontières</p>



<p>MEDITERRANEA Saving Humans</p>



<p>Mission Lifeline</p>



<p>Open Arms</p>



<p>ResQ – People Saving People</p>



<p>RESQSHIP</p>



<p>r42-SailAndRescue</p>



<p>Sea-Eye e. V.</p>



<p>Sea-Punks</p>



<p>Sea-Watch e.V.</p>



<p>SMH –&nbsp;Salvamento Marítimo Humanitario</p>



<p>SOS Humanity</p>



<p>SOS Mediterranee</p>



<p><strong>Second signatories:</strong></p>



<p>United4Rescue</p>



<p>Alarm Phone</p>



<p>borderline-europe</p>



<p>PRO ASYL</p>



<p>Statewatch<br>Seebrücke&nbsp;</p>



<p>Human Rights at Sea&nbsp;</p>



<p>Lighthouse Relief</p>



<p>aditus foundation</p>



<p>I Have Rights.&nbsp;</p>



<p>La Cimade</p>



<p>Channel Info Project from l’Auberge des Migrants</p>



<p>Progetto Mem.Med</p>



<p>LasciateCIEntrare</p>



<p>Melitea</p>



<p>Convenzione per i diritti nel Mediterraneo</p>



<p>Abolish Frontex Roma</p>



<p>Stop Border Violence&nbsp;</p>



<p>Asmara’s World</p>



<p>Gisti (Groupe d’information et de soutien des immigré·e·s)</p>



<p>Seebrücke Frankfurt am Main</p>



<p>Pasaje Seguro Cantabria</p>



<p>Medici del Mondo</p>



<p>Alarme Phone Sahara</p>



<p>Are You Syrious?</p>



<p>migration-control.Info Projekt</p>



<p>Lungo la Rotta Balcanica&nbsp;</p>



<p>Migreurop</p>



<p>ASGI Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione</p>



<p>Ärzte der Welt e.V. / Médecins du Monde Germany</p>



<p>#LeaveNoOneBehind</p>



<p>Europasilo</p>



<p>Associazione Don Vincenzo Matrangolo E.T.S.&nbsp;</p>



<p>MoCi A.p.s.&nbsp;</p>



<p>Recosol (Rete delle comunità solidali)&nbsp;</p>



<p>Boza Fii ( Benn Kaddu – Benn Yoon )</p>



<p>Europe Must Act</p>
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		<title>Non solo naufragi, anche detenzioni disumane</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 10:16:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da noaicpr e naga.it) Le immagini andate in onda su Striscia la Notizia lo scorso 20 gennaio, provenienti dal centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio (Potenza), aprono uno spiraglio sugli abusi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da noaicpr e naga.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16884" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Le immagini andate in onda su Striscia la Notizia lo scorso 20 gennaio, provenienti dal centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio (Potenza), aprono uno spiraglio sugli abusi e sulle violazioni dei diritti e della stessa dignità umana che purtroppo si ripetono tutto il giorno, tutti i giorni, in tutti i CPR di Italia, sistematicamente, da quasi 25 anni.</p>



<p><br>&#8220;<em>No, non si tratta di Guantanamo e non si tratta neanche di una prigione&#8221;</em>, ma ci assomiglia parecchio, come si nota nel servizio, ed è chiamato proprio &#8220;La Guantanamo d&#8217;Italia&#8221; quel CPR al confine tra Basilicata e Puglia.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il centro &#8211; è bene che a Milano lo si tenga ben presente &#8211; è gestito dalla stessa società del CPR di Milano, Martinina S.r.l. (già Engel S.r.l.), che ha da poco ottenuto dalla Prefettura il rinnovo dell&#8217;appalto.</p>



<p><br>Da questa società dipendono direttore, operatori e personale, anche sanitario interni alla struttura Palazzo San Gervasio come di Milano, dove si consumano gli abusi e le gravi violazioni, anche del diritto alla salute, che vi raccontiamo tutti i giorni, oggetto dei report-denuncia dello scorso luglio al quale abbiamo collaborato dopo un accesso a sorpresa <img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f449;" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/fSiPOWJuynUnpjw-D_ussC9gPKWFZDLS6m9z1vQamzMBfNQbPbVslDVX_YDjpUiEPHH_gSZpH56789EGQIpWDKWJPVgirKM-06TYocELNZYXKNIXwW8L=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/taa/1.5/16/1f449.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fbit.ly%2F3RIqGUY%3Ffbclid%3DIwAR0OGkCFFQU0-L7A2HUJs8uD_Sb8J5pR-eo6Zj1T4V0Cs9XOZnK8rQRt3-g&amp;h=AT0lK7VPoNjcGY4mv-i7t_umHEdS5x3vKxBqc3NfsNSSJAhbN0830tIBaxmhgkLrWDTZkJy_vwUvkRgY46Ej1YOZ7-rCN2VuY-BRkYxPRY5RiUraRHFXnZ7TtOlDOO9Xxg&amp;__tn__=-UK&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bit.ly/3RIqGUY</a></p>



<p><br>Nel servizio, il primo e più interessante di due sul tema, compaiono anche due attivist* della nostra Rete, intervistat* durante la mobilitazione &#8220;Sconfiniamo&#8221;&#8221; dello scorso 18 dicembre a Milano.<br>Dopo la spiegazione del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che illustra come in quei luoghi vengano trattenute persone &#8220;amministrativamente irregolari&#8221; perché arrivate senza documenti, o con premesso scaduto o perso per aver perso il lavoro, tutti insieme ad altri usciti dal carcere dopo avere espiato la propria pena, si passa alle immagini delle celle.<br>Ogni stanza ospita 4 persone in 25 mq e un bagno senza la porta e tutto lo scarno arredamento è in cemento; l&#8217;unico collegamento con l&#8217;esterno è una gabbia che si affaccia sul cortile del CPR di Palazzo San Gervasio, mentre non esistono aree comuni. <em>&#8220;Non dovrebbe essere un carcere ma ci assomiglia parecchio</em>&#8220;, dice la giornalista prima di mostrare persone accompagnate nel centro trascinate legate con con fascette di contenzione ai polsi.<br>Ma, come dicevamo, lo &#8220;scoop&#8221; del servizio è qualcosa che invece è tutt&#8217;altro che straordinario, per chi conosce la realtà.<br>Straordinario, piuttosto, è che siano uscite queste riprese dal centro, nel quale vengono sequestrati i cellulari ai trattenuti e ogni ripresa è vietata.</p>



<p><br>Finalmente le denunce di tanti anni prendono forma visibile.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x26a1;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/yZs_FrColvb7xtne2DeFIcFseCp88trJkK_8qLdD5C_Q7JSJibMHsjotioN09BqUr3vU_Ogj8W8fkyG_YrVxfJeMSDgLJe9sKIjRAWyTebV8UbLOBiQ=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/te4/1.5/16/26a1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dopo la nostra attivista, che rappresenta lo smodato utilizzo di psicofarmaci (Rivotril), utilizzato per tenere sedati ragazzi giovani e forti, abbandonati a loro stessi, al fine di prevenire giuste e legittime proteste, la conferma di quanto detto viene dalle immagini riprese dall&#8217;ambulatorio del CPR di Palazzo San Gervasio.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Si distingue un migrante seduto su un lettino circondato dalle forze dell&#8217;ordine, legato, cui viene somministrata quella che viene chiamata &#8220;la terapia&#8221;, con la minaccia che altrimenti non sarà slegato: un potente cocktail di sedativi.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;<em>Prendi la terapia! Io parlo una volta&#8221; Prendi la terapia e io ti slego. Se non prendi la terapia, rimani così</em>&#8221; , urla un addetto del personale sanitario.<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"></p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;<em>C&#8217;è tutto: c&#8217;è il Rivotril, c&#8217;è il Tavor, c&#8217;è il Talofen</em>&#8220;</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">La persona legata appare imboccata a forza: &#8220;<em>ingoia, ingoia!</em>&#8221; e poi un beffardo &#8220;<em>Aah! Aah!</em>&#8221; ad invitare ad aprire la bocca per dimostrare di avere inghiottito tutto.</p>



<p><br>Già la presenza di agenti (molti agenti) nel corso di una visita medica &#8211; se così si può chiamare &#8211; è assolutamente illegittima. Ma questo video è una &#8220;summa&#8221; di abusi e violazioni di diritti e della stessa dignità della persona umana, che è difficile elencare tutti gli illeciti consumati, a danno di persone innocenti affidate allo Stato, e da questi rinchiuse in gabbie solo perchè nate in certe nazioni &#8220;sbagliate&#8221;<br>E&#8217; da 25 anni che i CPR esistono ed hanno contato più di 30 morti &#8211; come racconta uno di noi durante l&#8217;intervista &#8211; L&#8217;ultimo, si ricorda nel servizio, è del 19 dicembre scorso, quando un ragazzo marocchino è morto nel CPR di Brindisi Restinco asfissiato per un incendio appiccato a seguito di una protesta.</p>



<p><br><strong>Qui il nostro post con il video, che vi chiediamo di condividere</strong>: <a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/videos/1579960742416857?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;PRENDI LA TERAPIA E TI SLEGO&#8221;</a></p>
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		<title>Nel decreto Ong l&#8217;impronta del fascismo. Attenzione!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 08:04:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Riccardo Bonacina (da vita.it) In un&#160;articolo molto argomentato&#160;la nostra Anna Spena con l’ausilio del giurista&#160;Gianfranco Schiavone sottolinea tutte le falle e le incongruenze esplicite o nascoste nella bozza di decreto contro le ong impegnate&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/ong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="280" height="180" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/ong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16798"/></a></figure></div>



<p>di Riccardo Bonacina (da vita.it)</p>



<p>In un&nbsp;<a href="https://www.vita.it/it/blog/la-puntina/2022/12/30/nel-decreto-ong-limpronta-del-fascismo-attenzione/5225/.%20https:/www.vita.it/it/article/2022/12/29/tutte-le-falle-del-codice-anti-ong/165307?utm_source=rss&utm_medium=rss">articolo molto argomentato</a>&nbsp;la nostra Anna Spena con l’ausilio del giurista&nbsp;<strong>Gianfranco Schiavone sottolinea tutte le falle e le incongruenze esplicite o nascoste nella bozza di decreto contro le ong impegnate in operazioni di salvataggio dei migranti in mar</strong>e. Non aggiungo altro essendo l’analisi, a me sembra, completa anche alla luce delle disposizioni internazionali ed europee.</p>



<p><strong>Ciò che però più mi impressiona nel decreto e prima ancora nella tenacia perseverante e anche un po’ idiota nel perseguirlo, è che in esso riluce una delle caratteristiche prime del fascismo: l’intolleranza verso le libere associazioni</strong>, la volontà di reprimere e controllare tutto ciò che non è governativo, ciò che può sfuggire al potere politico e dell’esecutivo.</p>



<p><strong>Questa risonanza fascistissima la coglie bene Luigi Ferrarella</strong>, giornalista esperto in giudiziaria sul&nbsp;<em>Corriere della sera</em>&nbsp;quando scrive: “La bozza mette in mano al prefetto una progressione di sanzioni pecuniarie e di fermi amministrativi delle navi da venti giorni a due mesi, e persino di loro confisca in caso di recidiva. Come prima conseguenza,&nbsp;<strong>l’autorità amministrativa che infligge queste sanzioni</strong>&nbsp;(prima di qualunque vaglio giurisdizionale anche solo cautelare)&nbsp;<strong>non ha le garanzie di indipendenza dei magistrati</strong>, perché è chiaro che il prefetto di turno fa quello che vuole il ministro dell’Interno da cui dipende gerarchicamente. La seconda conseguenza è<strong>&nbsp;la mancanza di tassatività (rispetto alla norma penale) del precetto di condotta asseritamente violato</strong>, e quindi la gassosità degli indici di inosservanza che l’autorità amministrativa ritenga di punire. La terza è&nbsp;<strong>l’inversione della tempistica delle sanzioni.&nbsp;</strong>Poiché il vero obiettivo (bloccare le navi) non è stato raggiunto in passato quando la cassetta degli attrezzi era quella penale, applicata da magistrati che in conformità al diritto internazionale finivano quasi sempre per concludere le proprie istruttorie in termini favorevoli ai soccorritori marittimi, ecco che allora si fa invece decidere ai prefetti una sanzione subito eseguibile, contro la quale saranno le Ong a doversi attivare per contestarne la legittimità al Tribunale amministrativo regionale, ma con a loro carico sia i non brevi tempi sia i costi, visto che in attesa dell’esito del ricorso le norme accollano all’armatore le spese di mantenimento della nave sotto fermo”.</p>



<p><strong>La bozza di decreto contro le ong (sul cui nome non starei a dibattere, è così bello e salutare sapere che esistono organizzazioni indipendenti dai governi!) conferisce il potere, tutto il potere alla struttura che più statale non si può: le prefetture</strong>, articolazioni dello Stato nei territori, articolazioni le cui inefficienze sono del resto note a tutti (ricordate la sanatoria della Bellanova? Remember?). La bozza di decreto toglie alla magistratura il potere per affidarlo ai prefetti che sono impiegati del Ministero dell’Interno.<strong>&nbsp;Cose da Codice Rocco, che solo recentemente, nel 2017 è stato cambiaato almeno in parte grazie alla Riforma del Terzo settore</strong>. Oggi si può fare una Fondazione senza chiedere permesso ai prefetti. Evviva.</p>



<p>Invece per la Meloni e il suo Governo si va in avanti guardando indietro, anche in questo caso: ritorna l&#8217;<strong>allergia a chi è troppo indipendente</strong>. Essendo che come a tutti è noto che l’opera di soccorso di una decina di navi delle Ong ha salvato nel 2022&nbsp;<a href="https://www.vita.it/it/article/2022/12/27/navi-umanitarie-oltre-14mila-i-migranti-salvati-nel-2022/165277/?utm_source=rss&utm_medium=rss">solo il 14 % dei migranti arrivati in Italia via mar</a>e l’unica ratio della nuova norma è ostacolare il campo del non governativo o commerciale. E chi se ne frega dei migranti in pericolo.</p>



<p><strong>Capite che tutto questo è non solo odore di fascismo ma molto di più!</strong></p>



<p><strong>Questa scelta del Governo mi ha ricordato due triste invettive, la prima del futuro Paolo VI quando era assistente nazionale della Federazione universitari cattolici (Fuci) e il 30 maggio 1931 scrive ai genitori e racconta del «triste giorno» in cui il fascismo sciolse d’autorità i gruppi giovanili cattolici:</strong>&nbsp;«Carissimi, come saprete, le nostre associazioni giovanili oggi sono state sciolte. Anche la Fuci. L’intimazione avvenne verse le due e mezzo nel nostro povero, misero ufficio, dove s’era tanto lavorato. Rovistarono ogni cosa per una perquisizione, ma che cosa possono trovare di cattivo tra le nostre povere carte? Il palazzo era pieno di agenti di Questura e Carabinieri. Da dieci giorni ci eravamo quasi abituati a questa strana compagnia. Poi siamo andati a San Pietro, ci siamo incontrati con alcuni amici. Nessun smarrimento d’animo; ma quanta pena. Quale umiliazione per il nostro Paese!. Mi si dice che il Santo Padre abbia avuto commozione fino al pianto a queste notizie ma che dimostri una forte e consueta chiarezza di comando. Tutti si ha la sensazione che qualche cosa di terribile prima, di provvidenziale poi sta per accadere. Speriamo sempre e preghiamo».</p>



<p><strong>Prima di lui anche Luigi Einaudi avvertì che col pretesto della pace sociale, si stava pian piano soffocando le libertà fondamentali, imponendo con la forza unanimità e consenso</strong>. Scriveva: “Lo fanno malmenando il diritto di associazione col decreto del 24 gennaio 1924 sulla vigilanza sulle associazioni operaie. Se la «vigilanza» fosse stata giuridica, cioè affidata al magistrato in virtù di leggi uguali per tutti, sarebbe stato un’ottima cosa, ma col decreto essa era per definizione politica in quanto si dava al prefetto e al ministro degli interni autorità per ispezionare, revocare, sostituirsi ai consigli di amministrazione, gestire e liquidare il patrimonio delle associazioni operaie, e solo di esse”.</p>



<p><strong>Ecco, ragazzi, attenzione: a volte ritornano</strong></p>
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		<title>Appello: “Il Governo ritiri subito i Decreti che impediscono lo sbarco dei naufraghi nei nostri porti”</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 08:02:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="623" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-768x467.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h2>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello: </h2>



<p></p>



<p>Il Decreto del 4 novembre 2022 – dei Ministeri dell’interno, dei trasporti e della mobilità sostenibile e della difesa – vieta alla nave Humanity1, della ONG SOS Humanity, di “<em>sostare nelle acque territoriali italiane …oltre il termine necessario per assicurare le operazioni di soccorso ed assistenza nei confronti delle persone che versino in condizioni emergenziali ed il precarie condizioni di salute</em>”; analogo decreto è stato adottato la sera del 6 novembre per la nave Geo Barents, della ONG Medici Senza Frontiere, secondo un metodo che potrebbe ripetersi anche nell’immediato futuro (altre navi con naufraghi a bordo sostano infatti al confine con le acque territoriali).<strong>&nbsp;I decreti sono manifestamente illegittimi in quanto violano numerose norme del diritto internazionale ed interno.</strong><br><br><strong>I Decreti devono essere ritirati.</strong><br><br>Invocando un&nbsp;<strong>generico pericolo</strong>&nbsp;per la sicurezza dell’Italia, posto in relazione allo sbarco di naufraghi, impropriamente richiamando l’articolo 19, paragrafo 2, lettera g), della Convenzione Onu sul diritto del mare, il Governo impedisce la conclusione delle operazioni di salvataggio di naufraghi.&nbsp;<strong>L’obbligo di prestare soccorso dettato dalla Convenzione internazionale SAR di Amburgo, non si esaurisce, infatti, nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro</strong>&nbsp;(c.d. “place of safety”) (Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza del 20 febbraio 2020, n. 6626).</p>



<p><br>Il punto 3.1.9 della citata Convenzione SAR dispone: «<em>Le Parti devono assicurare il coordinamento e la cooperazione necessari affinché i capitani delle navi che prestano assistenza imbarcando persone in pericolo in mare siano dispensati dai loro obblighi e si discostino il meno possibile dalla rotta prevista, senza che il fatto di dispensarli da tali obblighi comprometta ulteriormente la salvaguardia della vita umana in mare. La Parte responsabile della zona di ricerca salvataggio in cui viene prestata assistenza si assume in primo luogo la responsabilità di vigilare affinché siano assicurati il coordinamento e la cooperazione suddetti, affinché i sopravvissuti cui è stato prestato soccorso vengano sbarcati dalla nave che li ha raccolti e condotti in luogo sicuro, tenuto conto della situazione particolare e delle direttive elaborate dall’Organizzazione (Marittima Internazionale). In questi casi, le Parti interessate devono adottare le disposizioni necessarie affinché lo sbarco in questione abbia luogo nel più breve tempo ragionevolmente possibile</em>».</p>



<p><br>Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC.167-78 del 2004), allegate alla Convenzione SAR, dispongono che il Governo responsabile per la regione SAR in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito. Obbligo al quale le autorità preposte, italiane e maltesi, si sono sottratte.</p>



<p><br>Non può quindi essere qualificato “luogo sicuro”, per evidente mancanza di tale presupposto, una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi metereologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse. Né può considerarsi compiuto il dovere di soccorso con il salvataggio dei naufraghi sulla nave e con la loro permanenza su di essa, poichè tali persone hanno, tra i numerosi altri diritti, quello di presentare domanda di protezione internazionale secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, operazione che non può certo essere effettuata sulla nave.</p>



<p><br>A ulteriore conferma di tale interpretazione è utile richiamare la Risoluzione n. 1821 del 21 giugno 2011 del Consiglio d’Europa secondo cui «<em>la nozione di “luogo sicuro” non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali</em>» (punto 5.2.).</p>



<p><br>Al riguardo, risulta arbitraria quanto approssimativa la distinzione all’interno dei gruppi dei naufraghi che il Governo italiano sta proponendo, come risulta impossibile escludere la situazione emergenziale delle decine se non centinaia di persone a bordo la cui condizione va valutata singolarmente, in ossequio all’art. 19 della Carta del Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che vieta le espulsioni collettive e all’effettivo rispetto dell’art 3 della CEDU e dell’art 4 della CDFUE, nonchè al carattere assoluto del divieto di trattamenti inumani e degradanti (l’art. 15 della Convenzione EDU fa espresso divieto di deroga, persino in caso di guerra o di pericolo pubblico che interessi la nazione).</p>



<p><br>Deve poi essere assicurato alle persone a bordo della nave e in acque territoriali italiane il diritto a chiedere la protezione internazionale in attuazione dell’art. 6 della direttiva 2013/32/UE (direttiva procedure) che obbliga gli Stati membri a garantite un accesso effettivo alla procedura. Si tratta di diritto fondamentale sancito dall’art. 10 comma 3 della Costituzione, norma declinata anche come diritto di accedere al territorio dello Stato al fine di essere ammesso alla procedura anche di riconoscimento della protezione internazionale (Cass. sent. n. 25028/2005), in quanto, come affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sent. 29460/2019), il diritto alla protezione internazionale “<em>è pieno e perfetto</em>” e “<em>il procedimento non incide affatto sull’insorgenza del diritto” che “nelle forme del procedimento è solo accertato…il diritto sorge quando si verifica la situazione di vulnerabilità</em>”.</p>



<p><br>Ai sensi dell’art 10 ter del D.lvo n. 286/98 le persone giunte sul territorio nazionale a seguito di salvataggio in mare devono essere condotte presso i punti di crisi o nei centri di prima accoglienza, dove sono identificati, è assicurata la prima assistenza e deve essere assicurata l’informazione anche sul diritto a chiedere la protezione internazionale. L’illegittimo tentativo di fare sbarcare esclusivamente alcuni dei naufraghi e respingere indistintamente tutti gli altri al di fuori delle acque territoriali nazionali si configura, oggettivamente, come una forma di respingimento collettivo, vietato dall’art. 4, Protocollo n. 4 della CEDU; attività, quest’ultima, per la quale l’Italia è già stata condannata in passato (sentenza Hirsi Jamaa c. Italia del 2012).</p>



<p><br>La condotta governativa si pone, altresì, in contrasto con i principi sanciti nella Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e, in primo luogo, del principio di non refoulement (art. 33). In questa condizione se i comandanti delle navi portassero fuori dai confini italiani i naufraghi potrebbe configurarsi a loro carico, e a carico degli armatori, una responsabilità per avere prodotto, in esecuzione di un ordine manifestamente illegittimo, una grave violazione dei diritti umani.</p>



<p><br><strong>È, dunque, necessario che il Governo ritiri immediatamente i suoi decreti e consenta lo sbarco a tutte le persone naufraghe che da giorni sono costrette a rimanere sulle navi di soccorso.</strong></p>
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		<title>75 persone sono in grave pericolo di vita a 50 miglia da Lampedusa</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2021 14:39:02 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="417" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/1migra_7-1-1024x417.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15832" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/1migra_7-1-1024x417.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/1migra_7-1-300x122.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/1migra_7-1-768x313.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/1migra_7-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>A boat carrying migrants is stranded in the Strait of Gibraltar before being rescued by the Spanish Guardia Civil and the Salvamento Maritimo sea search and rescue agency that saw 157 migrants rescued on September 8, 2018. &#8211; While the overall number of migrants reaching Europe by sea is down from a peak in 2015, Spain has seen a steady increase in arrivals this year and has overtaken Italy as the preferred destination for people desperate to reach the continent. Over 33,000 migrants have arrived in Spain by sea and land so far this year, and 329 have died in the attempt, according to the International Organization for Migration. (Photo by Marcos Moreno / AFP)</figcaption></figure>



<p>Carissimi,</p>



<p>75 persone sono in grave pericolo di vita a 50 miglia da Lampedusa.&nbsp;</p>



<p>Hanno chiesto soccorso alle ore 22 di ieri 18/11. Noi delle Veglie Contro le Morti in Mare stiamo testimoniando in varie piazze che non vogliamo che questi nostri fratelli siano fatti morire.</p>



<p>Chiediamo a tutt* di darci una mano mandando mail e messaggi twitter ai responsabili. Di seguito diamo indirizzi e testi.</p>



<p>Sia dalle piazze che dalle case facciamo&nbsp; partire subito il MASSIMO di mail e di messaggi twitter, ai responsabili del soccorso:</p>



<p><strong>Draghi, Lamorgese,&nbsp; Giovannini, Guerini e Di Maio.</strong></p>



<p><strong>Di seguito ci sono i testi e gli indirizzi per la mail e per twitter.&nbsp;</strong>Importante Twitter, lo seguono in tempo reale.</p>



<p>È  importante che ricevano tanti messaggi da mittenti diversi con la stessa richiesta di soccorrere  immediatamente, di non lasciar morire, MENTRE possono farlo.</p>



<p>Chiediamo magari a parenti amici e conoscenti di darci una mano.</p>
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		<title>Brucia il ghetto di Campobello di Mazara. Omar è morto, basta ghetti, basta sfruttamento.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2021 06:59:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani divulga l&#8217;appello per sostenere Campobello di Mazara e l&#8217;accesso alle case popolari. Il fatto accaduto si riferisce allo scorso 30 settembre 2021. Non ci sono parole che possono esprimere&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>divulga l&#8217;appello per sostenere Campobello di Mazara e l&#8217;accesso alle case popolari. Il fatto accaduto si riferisce allo scorso 30 settembre 2021.</p>



<p></p>



<p>Non ci sono parole che possono esprimere la rabbia e il dolore per quanto successo stanotte.</p>



<p>È morto bruciato vivo mentre dormiva nella sua baracca Omar, un ragazzo di circa trent’anni.</p>



<p>Questo è un morto ammazzato dall’incuria e dallo sfruttamento.</p>



<p>Domenica durante Magal abbiamo chiesto, ancora una volta come braccianti organizzati nella casa del mutuo soccorso, più acqua, la rimozione immediata dell’immondizia, lavoro giusto e accesso alle case!</p>



<p>A trattare le persone come tali, tutto questo non sarebbe successo ancora una volta.</p>



<p>Le fiamme iniziano prima della mezzanotte, i soccorsi tardano ad arrivare, non c’è acqua sufficiente per domare o arrestare il fuoco.</p>



<p>Tutti hanno perso i loro risparmi, i loro documenti, i loro vestiti in alcuni casi la pazienza.</p>



<p>Molti sono scappati, molti non andranno a lavorare, molti comunque sono già andati, in ogni caso il paese oggi si accorgerà di quanto siano fondamentali queste persone per l’economia locale.</p>



<p><strong>Lanciamo una raccolta immediata di beni di prima necessità, sacchi a pelo, vestiti a Fontane D’oro a Campobello di Mazara.</strong></p>



<p><strong>Chiediamo un sostegno economico per sostenere le spese di emergenza per chi ha perso tutto.</strong></p>



<p><strong>Chiediamo l’impegno immediato della prefettura per permettere l’accesso alle case!</strong></p>



<p>Mai più ghetti- Vogliamo le case</p>



<p>Mai più sfruttamento- Vogliamo un lavoro giusto</p>



<p>SOSTIENI I BRACCIANTI DI CAMPOBELLO DI MAZARA</p>



<p>&#8211; Gofundme:&nbsp;<a href="https://gofund.me/fd127a0b?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://gofund.me/fd127a0b?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>&#8211; Donazione diretta:</p>



<p>Fuorimercato</p>



<p>Iban: IT79D 0838633 910000000470387</p>



<p>Banca credito cooperativo di Binasco, filiale di Trezzano s/N</p>



<p>Causale: SOS BRACCIANTI DI CAMPOBELLO DI MAZARA</p>
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